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Harry Potter e La Pietra Filosofale (2184 citazioni)   1) Il bambino sopravvissuto (90 citazioni)
   2) Vetri che scompaiono (80 citazioni)
   3) Lettere da nessuno (90 citazioni)
   4) Il custode delle chiavi (91 citazioni)
   5) Diagon Alley (184 citazioni)
   6) Il binario nove e tre quarti (222 citazioni)
   7) Il cappello Parlante (112 citazioni)
   8) Il maestro delle Pozioni (51 citazioni)
   9) Il duello di mezzanotte (139 citazioni)
   10) Halloween (98 citazioni)
   11) Il Quidditch (105 citazioni)
   12) Lo specchio delle brame (133 citazioni)
   13) Nicolas Flamel (82 citazioni)
   14) Norberto, drago Dorsorugoso di Norvegia (93 citazioni)
   15) La Foresta proibita (169 citazioni)
   16) La botola (217 citazioni)
   17) L'uomo dai due volti (228 citazioni)
  


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Il custode delle chiavi


   BUM! Bussarono di nuovo. Dudley si svegliò di soprassalto.
‘Dov'è il cannone?’ chiese stupidamente.
   Alle loro spalle si udì uno schianto e zio Vernon piombò slittando nella stanza. In mano brandiva un fucile... ora sapevano che cosa conteneva l'involto lungo e sottile che si erano portati dietro.
‘Chi va là?’ gridò. ‘Vi avverto... sono armato!’
   Ci fu una pausa. Poi...
SMASH!
La porta venne colpita con una tale forza che uscì di netto dai cardini e atterrò con uno schianto assordante sul pavimento.
   Sulla soglia si stagliò un uomo gigantesco. Aveva il volto quasi nascosto da una criniera lunga e scomposta e da una barba incolta e aggrovigliata, ma si distinguevano gli occhi che scintillavano come neri scarafaggi sotto tutto quel pelame.
   Il gigante sembrò farsi piccolo piccolo per entrare nella catapecchia, piegandosi in modo da sfiorare appena il soffitto con la testa. Poi si chinò a terra, raccolse la porta e la rinfilò nei cardini con la massima disinvoltura. Di fuori, il fragore della tempesta si attutì un poco. Il gigante si voltò per guardarli a uno a uno.
   ‘Che, si potrebbe avere una tazza di tè? Non è stato un viaggio per niente facile...’
   A gran passi, si avvicinò al divano dove Dudley giaceva pietrificato dal terrore.
‘Muoviti, ciccione!’ gli intimò lo straniero.
   Con uno squittio, Dudley corse a nascondersi dietro la madre, che per il terrore si era accucciata dietro zio Vernon.
‘Oh, ecco Harry!’ disse il gigante.
   Harry alzò lo sguardo su quella faccia feroce, tutta coperta di pelo incolto e vide gli occhi lucidi come neri scarafaggi socchiudersi in un sorriso.
   ‘L'ultima volta che ti ho visto, eri ancora un soldo di cacio’ disse il gigante. ‘Hai preso dal tuo papà, ma gli occhi sono della mamma’.
Zio Vernon emise uno strano rumore stridulo.
   ‘Le ingiungo di uscire immediatamente, signore!’ disse. ‘Questa è un'effrazione bella e buona!’
   ‘Ma chiudi il becco, scimunito d'un Dursley!’ esclamò il gigante; allungò la mano oltre lo schienale del divano, strappò il fucile dalle mani di zio Vernon, ci fece un nodo con la massima facilità come fosse stato di gomma, e lo scaraventò in un angolo.
   Zio Vernon emise un altro rumore strano, come un topo che viene calpestato.
   ‘Allora, Harry’ disse il gigante voltando le spalle ai Dursley, ‘buon compleanno! Ho una cosetta per te... mi sa che mi ci sono seduto sopra, ma il sapore dovrebbe essere ancora buono’.
Da una tasca interna del suo pastrano nero estrasse una scatoletta leggermente schiacciata. Harry l'aprì con dita tremanti. Dentro c'era una torta al cioccolato grossa e appiccicosa con su scritto, a lettere verdi di glassa: ‘Buon Compleanno Harry’.
   Harry guardò il gigante. Voleva dirgli grazie, ma le parole si persero prima di arrivargli alle labbra, e quel che invece gli uscì detto fu: ‘Chi sei?’
Il gigante ridacchiò.
‘Giusto, va', non mi sono presentato. Rubeus Hagrid, Custode delle Chiavi e dei Luoghi a Hogwarts’.
   Tese una mano enorme e strinse tutto il braccio di Harry.
‘Allora, questo tè?’ disse poi stropicciandosi le mani. ‘Badate bene, non direi di no a qualcosa di più forte, se c'è’.
   Lo sguardo gli cadde sul focolare vuoto, a eccezione dei pacchetti di patatine accartocciati, e sbuffò. Si chinò sul caminetto; gli altri non potevano vedere quel che faceva, ma quando si ritrasse un attimo dopo, il fuoco scoppiettava, illuminando l'umida catapecchia di un tremulo bagliore. Harry sentì il calore inondarlo come se si fosse immerso in un bagno caldo.
   Il gigante tornò a sedersi sul divano che cedette sotto il suo peso, e cominciò a tirare fuori dalle tasche del pastrano ogni sorta di oggetti: un bollitore di rame, un pacchetto di salsicce tutto molle, un attizzatoio, una teiera, alcune tazze sbeccate e un flacone contenente un liquido color ambra di cui bevve una sorsata prima di cominciare a fare il tè. Ben presto la catapecchia fu piena dello sfrigolio e dell'odore di salsiccia. Nessuno disse una parola mentre il gigante si dava da fare, ma non appena ebbe fatto scivolare dall'attizzatoio le prime sei salsicce, grasse, succulente e leggermente abbrustolite, Dudley diede segni di irrequietezza. Zio Vernon gli disse in tono aspro: ‘Non toccare niente di quel che ti dà, Dudley!’
   Il gigante ridacchiò beffardo.
‘Quel ciccione di tuo figlio non ha bisogno di ingrassare ancora, Dursley, non ti preoccupare’.
   E passò le salsicce a Harry: il ragazzo era talmente affamato che gli parve di non aver mai assaggiato niente di così squisito; intanto, non riusciva a togliere gli occhi di dosso al gigante. Infine, visto che nessuno si decideva a dare spiegazioni, disse: ‘Scusa, ma ancora non ho capito bene chi sei’.
   Il gigante bevve un sorso di tè e si asciugò la bocca col dorso della mano.
‘Chiamami Hagrid’ disse, ‘tutti mi chiamano così. E ho il piacere di informarti che sono il Custode delle Chiavi a Hogwarts. Naturalmente, saprai tutto di Hogwarts’.
   ‘Ehm... no’ disse Harry.
Hagrid fece una faccia sbalordita.
‘Mi spiace’ si affrettò a dire Harry.
   ‘Mi spiace?’ abbaiò Hagrid voltandosi a guardare i Dursley che si ritrassero in un angolo buio. ‘a loro che deve dispiacere! Sapevo che non ti venivano consegnate le lettere, ma... che non sapessi niente di Hogwarts! Non ti sei mai chiesto dove i tuoi genitori avevano imparato tutto quel po' po' di roba che sapevano?’
   ‘Tutto cosa?’ chiese Harry.
‘TUTTO cosa?!’ tuonò Hagrid. ‘Aspetta un attimo!’
   Balzò in piedi. Arrabbiato com'era, sembrava riempire tutta la stanza. I Dursley erano appiattiti contro la parete.
‘Volete forse dirmi’ gli ringhiò in faccia, ‘che questo ragazzo - questo ragazzo! - non sa niente... di NIENTE?’
   Questo, a Harry, sembrava un po' troppo. Dopo tutto, era andato a scuola e i suoi voti non erano poi tanto male.
‘Alcune cose le so’ disse. ‘So far di conto e altre cose del genere’.
   Ma Hagrid fece un gesto impaziente con la mano e disse: ‘Del nostro mondo, dico. Del tuo mondo. Del mio mondo. Del mondo dei tuoi genitori’.
‘Quale mondo?’
Pareva che Hagrid stesse per esplodere.
   ‘DURSLEY!’ sbottò.
Zio Vernon, che si era fatto pallidissimo, biascicò qualcosa che suonò come un pio pio io... Hagrid fissò Harry furibondo.
   ‘Ma di tua madre e tuo padre devi sapere’ disse. ‘Insomma, sono famosi. Tu sei famoso’.
‘Come? Papà e mamma non erano mica famosi! O no?’ ‘Tu non sai... non sai...’ Hagrid si passò le dita tra i capelli, fissando Harry con uno sguardo incredulo.
‘Tu non sai chi sei?’ disse infine.
   D'un tratto, zio Vernon ritrovò la voce.
‘La smetta’ gli intimò, ‘la smetta immediatamente! Le proibisco di dire qualsiasi cosa al ragazzo!’
   Anche un uomo più coraggioso di Vernon Dursley avrebbe tremato di paura sotto lo sguardo furibondo che Hagrid gli lanciò. Quando il gigante parlò, ogni sillaba fu uno scoppio di rabbia.
‘Non glielo hai mai detto? Non gli hai mai detto che cosa c'era scritto nella lettera che Silente gli ha appiccicato addosso? Guarda che io c'ero. Ho visto Silente che lo faceva, Dursley! E gliel'hai tenuta nascosta per tutti questi anni?’
   ‘Che cosa mi ha tenuto nascosto?’ chiese Harry avido di sapere.
‘BASTA! GLIELO pROIBISCO!’ gridò zio Vernon in preda al panico.
Zia Petunia emise un rantolo d'orrore.
   ‘Oh, andate a quel paese, voi due!’ disse Hagrid. ‘Harry... tu sei un mago’.
Nella catapecchia piombò il silenzio. Si sentiva solo il frangersi delle onde e l'ululato del vento.
   ‘Che cosa sono, io?’ chiese Harry senza fiato.
   ‘Un mago, chiaro?’ disse Hagrid tornando a sedersi sul divano che gemette e si affossò ancora di più. ‘Anzi, un mago coi fiocchi, direi, una volta che avrai studiato un pochetto. Con un papà e una mamma come i tuoi, che cos'altro poteva venir fuori? Penso proprio che è venuto il momento di leggere quella lettera’.
   Harry allungò la mano per prendere finalmente la busta giallastra, scritta con l'inchiostro verde smeraldo, indirizzata a Mr H. Potter, Piano terra, Catapecchia sullo scoglio, Mare. Tirò fuori la lettera e lesse:
   SCUOLA DI MAGIA
E STREGONERIA DI HOGWARTS
Direttore: Albus Silente
(Ordine di Merlino, Prima Classe, Grande Esorcista, Stregone Capo, Supremo Pezzo Grosso, Confed. Internaz. dei Maghi)
Caro Mr Potter, siamo lieti di informarLa che Lei ha diritto a frequentare la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Qui accluso troverà l'elenco di tutti i libri di testo e delle attrezzature necessarie.
I corsi avranno inizio il 1o settembre.
Restiamo in attesa della Sua risposta via gufo entro e non oltre il 31 luglio p.v.

Con ossequi,
Minerva Mcgranitt
Vicedirettrice
   Harry sentì una ridda di domande che gli esplodeva nella testa come un fuoco d'artificio, ma non riusciva a decidere da quale cominciare. Dopo alcuni minuti balbettò: ‘Che cosa significa che aspettano il mio gufo?’
   ‘Per mille fulmini! L'avevo dimenticato’ disse Hagrid battendosi una mano sulla fronte così forte che avrebbe mandato a zampe all'aria un cavallo da tiro, e dall'ennesima tasca interna del pastrano estrasse un gufo - un gufo in carne e ossa, con le penne tutte arruffate - una lunga penna d'oca e un rotolo di pergamena. Con la lingua tra i denti per lo sforzo, buttò giù un biglietto che Harry riuscì a leggere all'incontrario:
Per Silente, ho consegnato la lettera a Harry. Domani lo accompagno a comperare quello che serve. Qui il tempo è orribile. Spero che Lei stia bene.
   Hagrid Poi arrotolò la pergamena, la porse al gufo che l'afferrò col becco e, direttosi verso la porta, lanciò il volatile nella bufera. Quindi tornò indietro e si sedette come se tutta quella faccenda fosse la cosa più naturale del mondo.
   Harry, rendendosi conto che la bocca gli pendeva aperta per lo stupore, si affrettò a richiuderla. ‘Dove eravamo arrivati?’ riprese Hagrid, ma in quello stesso momento zio Vernon, ancora terreo in volto ma con espressione molto arrabbiata, si avvicinò al fuoco.
‘Non ci andrà’ disse.
Hagrid grugnì.
‘Vorrei proprio vedere un Babbano della tua specie che ferma Harry’ disse.
   ‘Un che cosa?’ chiese Harry tutto interessato.
‘Un Babbano’ disse Hagrid, ‘è così che chiamiamo le persone senza poteri magici, come loro. Ed è una grande sfortuna che tu sei cresciuto nella famiglia dei Babbani peggio che ho mai visto’.
   ‘Quando lo abbiamo preso, abbiamo giurato di farla finita con tutte queste stupidaggini’ disse zio Vernon, ‘che gliel'avremmo fatta passare, con le buone o con le cattive. Magia! Figuriamoci!’
   ‘Lo sapevate?’ esclamò Harry. ‘Voi sapevate che io sono un mago?’
   ‘Sapevamo!’ strillò zia Petunia. ‘Certo che sapevamo! Come avresti potuto sfuggire a questa dannazione, visto che tipo era mia sorella? Ricevette una lettera proprio come la tua e sparì, inghiottita in quella... in quella scuola... e ogni volta che tornava a casa per le vacanze, aveva le tasche piene di uova di ranocchia, e trasformava le tazze da tè in topi. Io ero l'unica che capisse quel che era: un'anormale! Ma per mio padre e mia madre, no! Loro... Lily di qua, Lily di là! Erano tutti fieri di avere una strega in famiglia!’
   Si interruppe per riprendere fiato e poi ricominciò a sbraitare. Sembrava che avesse atteso per anni il momento di sputar fuori tutto.
   ‘Poi, a scuola conobbe quel Potter. Scapparono insieme, si sposarono e nascesti tu, e naturalmente sapevo benissimo che tu saresti stato identico a loro, altrettanto strampalato, altrettanto... anormale... e poi, se permetti, hanno avuto la bella idea di saltare in aria, ed ecco che tu ci sei piombato tra capo e collo!’
   Harry era sbiancato in volto. Non appena ebbe ritrovato la voce disse: ‘Saltati in aria? Mi avete detto che erano morti in un incidente d'auto’. ‘INCIDENTE D'AUTO?’ tuonò Hagrid saltando su così infuriato che i Dursley corsero a rintanarsi nel loro cantone. ‘Come avrebbero potuto Lily e James Potter rimanere uccisi in un incidente d'auto? un affronto! Ed è scandaloso che Harry Potter ignori la propria storia, quando non c'è moccioso nel nostro mondo che non conosca il suo nome!’
   ‘Ma perché? Che cosa è successo?’ chiese Harry impaziente. L'ira svanì dal viso di Hagrid. D'un tratto parve ansioso.
   ‘Questo non me lo aspettavo proprio’ disse con voce bassa e preoccupata. ‘Quando Silente mi ha detto che potevo avere qualche difficoltà a portarti via, non avevo idea di quanto tu non sapevi. Oh, Harry, non so se sono la persona giusta per dirtelo... ma qualcuno deve pure: non puoi andare a Hogwarts senza sapere’.
   Lanciò un'occhiataccia ai Dursley. ‘Be', è meglio che sai quel che posso dirti io... Bada però che non posso raccontarti tutto, perché è un gran mistero, grande assai’.
   Si sedette, fissò per alcuni istanti il fuoco e poi disse: ‘Credo che tutto ha avuto inizio con... con una persona di nome... Ma è incredibile che tu non sai come si chiama: tutti, nel nostro mondo, lo sanno...’
   ‘Chi?’ ‘Be', preferisco non nominarlo, se posso. Tutti preferiscono, tutti’. ‘E perché?’ ‘Per tutti i gargoyle, Harry, la gente è ancora terrorizzata. Oh, povero me, quant'è difficile! Vedi, c'era questo mago che poi ha... ha preso la via del male. Tutto il male che riesci a immaginare. Il peggio. Il peggio del peggio. Il suo nome era...’
   Hagrid prese fiato ma non gli uscì una parola di bocca. ‘Puoi scriverlo?’
   ‘No, non so scriverlo. E va bene: Voldemort’ - Hagrid rabbrividì - ‘ma non farmelo ripetere. A ogni modo, circa venti anni fa, questo mago cominciò a mettersi in cerca di seguaci. E li trovò.
   Alcuni lo seguirono per paura, altri perché volevano una briciola del suo potere: perché lui, di potere, ne stava conquistando molto. Tempi bui, Harry. Senza sapere di chi potersi fidare, senza osare fare amicizia con maghi e streghe sconosciuti... Sono successe cose terribili. Lui stava prendendo il sopravvento.
   Naturalmente, qualcuno cercò di fermarlo... e lui lo uccise. In modo orribile. Uno dei pochi posti ancora sicuri era Hogwarts.
   Credo che Silente è il solo di cui Tu-Sai-Chi avesse paura. Non ha osato impadronirsi della scuola, a ogni modo non allora.
   ‘Ora, e qui si arriva alla tua mamma e al tuo papà, erano i migliori che io ho mai conosciuto. Ai loro tempi, erano i primi della scuola, a Hogwarts. Il mistero è perché Tu-Sai-Chi non ha cercato mai di tirarli dalla sua parte... Forse sapeva che erano troppo vicini a Silente e non volevano avere niente a che fare con il Lato Oscuro.
   ‘Forse pensava di riuscire a convincerli... forse voleva soltanto che si levavano dai piedi. Tutto quel che si sa è che dieci anni fa, nel giorno di Halloween, spuntò nel villaggio dove abitavate voi. Tu avevi appena un anno. Lui entrò in casa e... e...’
   D'un tratto Hagrid tirò fuori un fazzoletto tutto sporco e pieno di macchie, e si soffiò il naso con il fragore di un corno da nebbia.
   ‘Chiedo scusa’ disse, ‘ma è così triste... triste proprio, la tua mamma e il tuo papà erano le persone più carine che si possono immaginare... Ma insomma...
   ‘Tu-Sai-Chi li uccise. E poi - e questa è la cosa veramente misteriosa - cercò di uccidere anche te. Chissà, voleva fare piazza pulita, o forse a quel tempo ammazzava solo per il gusto di farlo. Ma non ci riuscì. Ti sei mai chiesto come hai quella cicatrice sulla fronte? Non fu un taglio qualsiasi. Quello è il segno che ti rimane quando vieni toccato da un caso potente e maligno: non ha risparmiato la tua mamma e il tuo papà, e neanche la casa, ma su di te non ha funzionato, e questo è il motivo per cui sei famoso, Harry. Nessuno di quelli che lui aveva deciso di uccidere l'ha fatta franca, nessuno, tu solo. E bada bene che ha ucciso maghi e streghe tra i migliori del suo tempo: i McKinnon, i Bone, i Prewett; e tu, che eri soltanto un neonato, ce l'hai fatta’.
   Nella mente di Harry accadde qualcosa di molto doloroso. Mentre il racconto di Hagrid si avviava alla conclusione, rivide il bagliore accecante di luce verde più chiaramente di quanto non avesse mai ricordato prima; poi, gli tornò in mente anche qualche cos'altro, per la prima volta in vita sua: una risata lunga, fredda, crudele.
   Hagrid lo guardava pieno di tristezza. ‘Ti ho raccolto tra le macerie della casa con le mie mani, su ordine di Silente. E ti ho portato da questi qua’. ‘Tutte balle!’ esclamò zio Vernon. Harry ebbe un soprassalto: aveva quasi dimenticato la presenza dei Dursley. Zio Vernon aveva tutta l'aria di aver recuperato il coraggio. Fissava Hagrid con odio e teneva i pugni serrati.
   ‘E ora, sta' a sentire, ragazzo’ disse in tono adirato. ‘Mi sta bene che in te ci sia qualcosa di strano, probabilmente nulla che non sarebbe guarito con una buona sculacciata... Ma quanto a tutte queste storie sui tuoi genitori... è vero, erano strampalati, inutile negarlo, e a mio parere il mondo sta molto meglio senza di loro. Quel che gli è capitato se lo sono cercato, a forza di frequentare tutti quei maghi... accaduto proprio quel che avevo previsto; ho sempre saputo che avrebbero fatto una brutta fine’.
   Ma in quel preciso istante, Hagrid balzò in piedi ed estrasse da sotto il pastrano un ombrello rosa tutto contorto. Puntandolo contro zio Vernon come una spada, disse: ‘Ti avverto, Dursley... ti avverto: un'altra parola e...’
   All'idea di finire infilzato sul puntale di un ombrello da un gigante barbuto, il coraggio di zio Vernon venne meno un'altra volta. Si appiattì contro la parete e rimase in silenzio.
   ‘Così va meglio’ fece Hagrid col respiro affannoso, e si sedette di nuovo sul divano, che questa volta cedette definitivamente fino a toccare terra.
   Intanto, Harry aveva un sacco di domande da fare: anzi, centinaia.
   ‘Ma che ne è stato di Vol... ehm, scusa, di Tu-Sai-Chi?’ ‘Buona domanda, Harry. Scomparso. Svanito nel nulla. La notte stessa che cercò di ucciderti. E questo ti ha reso ancor più famoso. Questo è il mistero dei misteri, vedi... Lui stava diventando sempre più potente. Perché sparire?
   ‘Alcuni dicono che è morto. Balle, secondo me. Non so se dentro aveva ancora qualcosa di abbastanza umano da morire. Altri dicono che è ancora lì che aspetta il momento buono, ma io non ci credo. Gente che stava dalla sua parte è tornata dalla nostra. Sembrava quasi che uscissero da una trance. Non credo che potevano farlo se lui tornava.
   ‘I più di noi credono che è ancora vivo chissà dove, ma che ha perso i suoi poteri, che è troppo debole per andare avanti. Perché qualcosa di te, Harry, lo ha fermato. successo qualcosa, quella notte, che lui non aveva considerato... Io non so che cosa, e nessuno lo sa... ma c'è qualche cosa, in te, che lo ha sconfitto’.
   Hagrid guardava Harry e nei suoi occhi brillavano calore e rispetto; Harry, dal canto suo, anziché sentirsi compiaciuto e orgoglioso, era sicuro che ci dovesse essere un terribile errore.
   Un mago? Lui? Com'era possibile? Aveva passato una vita a farsi picchiare da Dudley e angariare da zia Petunia e da zio Vernon; se fosse stato veramente un mago, perché non si erano trasformati in rospi verrucosi ogni volta che avevano cercato di rinchiuderlo nel ripostiglio? Se una volta aveva sconfitto il più grande stregone del mondo, come mai Dudley lo aveva sempre preso a calci come un pallone?
   ‘Hagrid’ disse tranquillamente, ‘credo che ti sia sbagliato. Secondo me è impossibile che io sia un mago’.
   Con sua grande sorpresa, Hagrid ridacchiò. ‘Non sei un mago, eh? Senti un po': non ti capita mai di far succedere qualcosa, quando ti spaventano o ti fanno arrabbiare?’
   Harry fissò il fuoco. Ora che ci pensava... tutte le cose strane che mandavano gli zii su tutte le furie erano sempre accadute quando lui, Harry, era turbato o arrabbiato... Quando era inseguito dalla ghenga di Dudley, chissà come, si ritrovava sempre fuori tiro... Quando aveva avuto paura di andare a scuola con quel ridicolo taglio di capelli era riuscito a farseli ricrescere... E poi, l'ultima volta che Dudley lo aveva picchiato non si era forse preso la rivincita, senza neanche rendersene conto? Non gli aveva aizzato contro un boa constrictor?
   Harry tornò a guardare Hagrid con un sorriso, e si accorse che il gigante glielo ricambiava apertamente. ‘Visto?’ disse Hagrid. ‘Harry Potter non è un mago? Aspetta e vedrai: presto sarai famoso, a Hogwarts!’ Ma zio Vernon non era intenzionato a cedere senza dar battaglia.
   ‘Mi pareva di averle detto che il ragazzo non ci va, in quel posto’ sibilò. ‘Andrà a Stonewall e dovrà anche ringraziarci. Ho letto tutte quelle lettere in cui chiedono un mucchio di stupidaggini... Libri di incantesimi, bacchette magiche...’
   ‘Se lui vuole andarsene, neanche un grosso Babbano come te riuscirà a fermarlo’ ringhiò Hagrid. ‘Impedire al figlio di Lily e James Potter di andare a Hogwarts! Roba da pazzi! Il suo nome è scritto da quando è nato. Frequenterà la migliore scuola di stregoneria e sortilegio del mondo. Sette anni laggiù e non si riconoscerà più neanche lui. Starà insieme a giovani della sua specie, tanto per cambiare, sotto il più grande direttore che Hogwarts ha mai avuto, Albus Silen...’
   ‘Io non intendo pagare perché un vecchio pazzo stravagante gli insegni qualche magia!’ urlò zio Vernon.
   Ma aveva superato ogni limite. Hagrid aveva afferrato l'ombrello e lo stava facendo roteare sopra la testa. ‘MAI...’ tuonò ‘INSULTARE - ALBUS - SILENTE - DAVANTI - A - ME!’
   Sferzando l'aria con l'ombrello, lo puntò contro Dudley: ci fu un bagliore di luce violetta, un rumore come di petardo e un acuto squittio. Un attimo dopo, Dudley ballava con le mani serrate sul grosso deretano, ululando di dolore. Quando volse loro le spalle, Harry vide un codino arricciato da maialetto che gli spuntava da un buco nei pantaloni.
   Zio Vernon emise un ruggito. Spinti zia Petunia e Dudley nella stanza accanto, gettò un ultimo sguardo terrorizzato a Hagrid e si sbatté la porta alle spalle.
   Hagrid guardò l'ombrello e si stropicciò la barba. ‘Non dovevo dar di matto’ disse con aria dolente. ‘Ma tanto, non ha funzionato. Volevo trasformarlo in un maiale ma gli assomiglia già tanto che il lavoro da fare non era molto’.
   Gettò uno sguardo in tralice a Harry da sotto le sopracciglia cespugliose.
   ‘Che non ti scappi con nessuno, a Hogwarts, eh?’ disse. ‘Ehm... vedi, secondo la regola, io non dovrei fare magie. Mi è stato permesso di farne qualcuna, ma solo per seguire te e per portarti le lettere e robe del genere... e questa era una delle ragioni per cui desideravo tanto ricevere questo incarico’.
   ‘Perché non ti è permesso fare magie?’ chiese Harry. ‘Oh, be', sai... anch'io un tempo frequentavo la scuola di Hogwarts, ma... ehm... per dirla tutta, sono stato espulso. Al terzo anno. Mi hanno spezzato la bacchetta magica a metà, eccetera eccetera. Ma Silente mi ha permesso di rimanere come guardiacaccia. Grand'uomo, Silente!’
   ‘E perché sei stato espulso?’
‘Mi sa che si fa tardi e domani abbiamo un mucchio di cose da fare’ disse Hagrid alzando la voce. ‘Dobbiamo arrivare in città, comprare i libri e tutto il resto’.
   Si tolse di dosso il pesante pastrano nero e lo gettò a Harry. ‘Puoi coprirti con questo’ disse. ‘Non ti preoccupare se lo senti muovere un po'. Credo che in una delle tasche sono rimasti un paio di topolini’.



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