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Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (4329 citazioni)   1) Posta via gufo (109 citazioni)
   2) Il grosso errore di zia Marge (132 citazioni)
   3) Il Nottetempo (170 citazioni)
   4) Il Paiolo Magico (188 citazioni)
   5) Il Dissennatore (282 citazioni)
   6) Artigli e foglie di tè (265 citazioni)
   7) Il Molliccio nell'armadio (197 citazioni)
   8) La fuga della Signora Grassa (225 citazioni)
   9) Una Grama sconfitta (226 citazioni)
   10) La Mappa del Malandrino (258 citazioni)
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   12) Il Patronus (200 citazioni)
   13) Grifondoro contro Corvonero (159 citazioni)
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   16) La profezia della professoressa Cooman (192 citazioni)
   17) Gatto, topo e cane (197 citazioni)
   18) Lunastorta, Codaliscia, Felpato e Ramoso (67 citazioni)
   19) Il servo di Voldemort (203 citazioni)
   20) Il bacio dei Dissennatori (78 citazioni)
   21) Il segreto di Hermione (348 citazioni)
   22) Ancora posta via gufo (182 citazioni)
  


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Il Molliccio nell'armadio


   Malfoy non si ripresentò a lezione fino a martedì mattina tardi, quando i Serpeverde e i Grifondoro erano a metà della doppia ora di Pozioni. Entrò spavaldo nel sotterraneo, il braccio destro bendato e appeso al collo, con l'aria baldanzosa, almeno secondo Harry, di uno che è eroicamente sopravvissuto a una tremenda battaglia.
   «Come va, Draco?» gli chiese Pansy Parkinson, tutta uno zucchero. «Ti fa tanto male?»
   «Sì» disse Malfoy inalberando un cipiglio coraggioso. Ma Harry lo vide strizzare l'occhio a Tiger e a Goyle quando Pansy distolse lo sguardo.
   «Al posto, al posto» disse mollemente il professor Piton.
   Harry e Ron si scambiarono sguardi cupi. Piton non si sarebbe limitato a dire 'al posto' se fossero stati loro ad arrivare in ritardo: li avrebbe puniti e basta. Invece Malfoy se la cavava sempre alle lezioni di Piton, che era il direttore dei Serpeverde e di solito riservava un trattamento di favore agli studenti della sua Casa.
   Quel giorno stavano provando una nuova Pozione Restringente. Malfoy sistemò il suo paiolo vicino a Harry e Ron, che si trovarono così a dover preparare gli ingredienti sullo stesso tavolo.
   «Signore» disse Malfoy, «signore, ho bisogno che qualcuno mi aiuti a tagliare queste radici di margherita, perché ho il braccio...»
   «Weasley, taglia tu le radici a Malfoy» disse Piton senza alzare gli occhi.
   Ron diventò paonazzo.
   «Il tuo braccio sta benissimo» sibilò a Malfoy.
   Malfoy fece una smorfia.
   «Weasley, hai sentito che cosa ha detto il professor Piton. Tagliami quelle radici».
   Ron prese il coltello, afferrò le radici di Malfoy e prese a tritarle grossolanamente, a pezzi di grandezza diversa.
   «Professore» disse Malfoy con la sua voce strascicata, «Weasley sta mutilando le mie radici».
   Piton avanzò verso il tavolo, avvicinò il naso adunco alle radici, poi rivolse a Ron un sorriso sgradevole da sotto la cortina di lunghi, neri capelli unticci.
   «Dài le tue radici a Malfoy, Weasley».
   «Ma professore...!»
   Ron aveva passato l'ultimo quarto d'ora a sezionare con cura le sue radici dividendole in pezzi tutti uguali.
   «Adesso» disse Piton con un tono che non ammetteva repliche.
   Ron spinse le sue radici ben tagliate verso Malfoy e riprese il coltello.
   «Signore, ho bisogno che qualcuno mi sbucci questo Grinzafico» disse Malfoy ridacchiando sotto i baffi.
   «Potter, sbuccia il Grinzafico di Malfoy» disse Piton, rivolgendo a Harry
   lo sguardo di disgusto che riservava sempre e soltanto a lui.
   Harry prese il Grinzafico di Malfoy mentre Ron cercava di riparare il danno fatto alle radici che era costretto a usare. Sbucciò il Grinzafico più veloce che poté e lo lanciò a Malfoy senza dire una parola. Malfoy sfoderò un ghigno ancora più ampio del solito.
   «Avete visto il vostro amichetto Hagrid ultimamente?» chiese.
   «Non sono affari tuoi» ribatté Ron aspro, senza alzare lo sguardo.
   «Temo che non farà l'insegnante ancora a lungo» disse Malfoy sarcastico. «Mio padre non è molto contento della mia ferita...»
   «Continua a parlare, Malfoy, e la ferita te la ritroverai davvero» sibilò Ron.
   «...ha protestato con il Consiglio della Scuola. E con il Ministero della Magia. Mio padre è un uomo molto influente, sapete. E una ferita permanente come questa...» disse sospirando, «...chissà se il mio braccio tornerà mai come prima?»
   «Allora è per quello che lo tieni al collo» disse Harry, tremante di rabbia, decapitando per sbaglio un bruco morto. «Per cercare di far licenziare Hagrid».
   «Be'» disse Malfoy abbassando la voce fino a un sussurro, «in parte è così, Potter. Ma ci sono anche degli altri vantaggi. Weasley, affettami il bruco».
   Qualche paiolo più in là, Neville era nei guai. Le lezioni di Pozioni gettavano sempre Neville nel panico; era la materia in cui andava peggio, e il terrore che gli incuteva il professor Piton non faceva che peggiorare le cose. La sua pozione, che sarebbe dovuta essere di uno splendente verde acido, era diventata...
   «Arancione, Paciock» disse Piton, pescandone un po' con il mestolo e facendola colare di nuovo nel calderone, in modo che tutti vedessero. «Arancione. Dimmi, ragazzo, non ti entra proprio niente in quel testone? Non mi hai sentito quando ho detto che bastava una sola milza di gatto? Non ho detto che bastava una spruzzata di succo di sanguisuga? Che cosa devo fare perché tu capisca, Paciock?»
   Neville era rosso e tremava tutto. Sembrava sul punto di piangere.
   «La prego, professore» disse Hermione, «per favore, mi permetta di aiutare Neville a sistemare le cose...»
   «Non ricordo di averti chiesto di esibirti, signorina Granger» disse Piton gelido, e Hermione diventò rossa come Neville. «Paciock, alla fine della lezione daremo un po' della pozione al tuo rospo e staremo a vedere che
   cosa succede. Forse così imparerai a fare le cose per bene».
   Piton si allontanò, lasciando Neville senza fiato per la paura.
   «Aiutami!» gemette il ragazzo, rivolto a Hermione.
   «Ehi, Harry» disse Seamus Finnigan, allungandosi sul tavolo per prendere in prestito la bilancia d'ottone di Harry, «hai sentito? Pare che Sirius Black sia stato avvistato, c'era scritto sulla Gazzetta del Profeta di oggi».
   «Dove?» chiesero Harry e Ron in fretta. All'altro capo del tavolo, Malfoy alzò lo sguardo e si mise in ascolto.
   «Non lontano da qui» disse Seamus eccitato. «L'ha visto una Babbana. Naturalmente non è che ci abbia capito molto. I Babbani sono convinti che sia un criminale comune, no? Così ha chiamato il numero speciale. Quando sono arrivati quelli del Ministero della Magia, era sparito».
   «Non lontano da qui...» ripeté Ron, rivolgendo a Harry uno sguardo eloquente. Si voltò e vide Malfoy che li guardava fisso. «Che cosa vuoi, Malfoy? Hai bisogno che ti sbucci qualcos'altro?»
   Ma gli occhi di Malfoy brillavano di una luce perfida, ed erano puntati su Harry. Malfoy si chinò sul tavolo.
   «Stai pensando di catturare Black da solo, Potter?»
   «Sì, proprio così» disse Harry in tono disinvolto.
   La bocca di Malfoy si piegò in un sorriso malvagio.
   «Naturalmente, se si trattasse di me» disse tranquillamente, «avrei già fatto qualcosa. Non me ne starei qui a scuola come un bravo bambino. Sarei in giro a cercarlo».
   «Di che cosa stai parlando, Malfoy?» disse Ron bruscamente.
   «Non lo sai, Potter?» sibilò Malfoy, socchiudendo gli occhi pallidi.
   «Non so che cosa?»
   Malfoy scoppiò in una bassa risatina.
   «Forse è meglio che non rischi la pelle» disse. «Meglio lasciar fare ai Dissenatori, vero? Ma se si trattasse di me, vorrei vendicarmi. Sarei io a dargli la caccia».
   «Cosa diavolo stai dicendo?» esclamò Harry rabbiosamente. Ma in quel momento Piton disse:
   «Ormai dovreste aver finito di mescolare gli ingredienti. Questa pozione ha bisogno di cuocere prima che sia possibile berla. Mettete via tutto mentre bolle e poi proveremo quella di Paciock...»
   Tiger e Goyle scoppiarono a ridere alla vista di Neville che sudava mescolando febbrilmente la sua pozione. Hermione gli suggeriva cosa fare a mezza voce, cercando di non farsi vedere né sentire da Piton. Harry e Ron
   riposero gli ingredienti inutilizzati e andarono a lavare mani e mestoli nell'acquaio di pietra, nell'angolo.
   «Che cosa voleva dire Malfoy?» mormorò Harry a Ron, ficcando le mani sotto il getto ghiacciato che sprizzava da una bocca di gargoyle. «Perché dovrei vendicarmi di Black? Non mi ha fatto niente, non ancora».
   «Si sta inventando tutto» disse Ron furibondo. «Sta cercando di farti fare qualcosa di stupido...»
   Ormai la lezione era quasi finita. Piton si avvicinò a Neville, rannicchiato accanto al suo paiolo.
   «Tutti qui» ordinò Piton, con gli occhi neri che scintillavano, «e guardate che cosa succede al rospo di Paciock. Se è riuscito a preparare una Pozione Restringente, diventerà un girino. Se ha sbagliato, e non ho alcun dubbio in proposito, è probabile che il suo rospo finisca avvelenato».
   I Grifondoro osservarono la scena intimoriti. I Serpeverde avevano l'aria eccitata. Piton prese il rospo e lo sistemò nella mano sinistra, immerse un cucchiaino nella pozione di Neville, che ora era verde, e ne fece colare alcune gocce nella gola di Oscar.
   Ci fu un attimo di silenzio, e Oscar deglutì. Poi si udì un piccolo pop, e Oscar il girino si contorse nella mano di Piton.
   I Grifondoro applaudirono. Piton, irritato, prese una bottiglietta dalla tasca del mantello e versò qualche goccia sul rospo, che ritornò della sua taglia adulta.
   «Cinque punti in meno per i Grifondoro» disse Piton, cancellando in un attimo i sorrisi dalle facce dei ragazzi. «Ti avevo detto di non aiutarlo, signorina Granger... La lezione è finita».
   Harry, Ron e Hermione risalirono i gradini che conducevano alla Sala d'Ingresso. Harry stava ancora pensando alle parole di Malfoy, mentre Ron si lamentava di Piton.
   «Cinque punti in meno perché la pozione andava bene! Perché non hai mentito, Hermione? Dovevi dire che Neville l'aveva preparata da solo!»
   Hermione non rispose. Ron si guardò intorno.
   «Dov'è finita?»
   Anche Harry si voltò. Erano in cima ai gradini e gli altri li stavano superando, diretti alla Sala Grande per il pranzo.
   «Era qui dietro di noi» disse Ron preoccupato.
   Malfoy li oltrepassò, scortato da Tiger e Goyle. Fece una smorfia a Harry e sparì.
   «Eccola là» disse Harry.
   Hermione saliva le scale in fretta, ansante; in una mano teneva stretta la borsa, con l'altra sembrava che si stesse infilando qualcosa sotto il vestito.
   «Come hai fatto?» chiese Ron.
   «Che cosa?» disse Hermione raggiungendoli.
   «Un attimo fa eri dietro di noi, e poi eccoti di nuovo in fondo alle scale».
   «Cosa?» Hermione sembrava un po' confusa. «Oh... sono tornata indietro a prendere una cosa. Oh, no...»
   Una cucitura della sua borsa era saltata. Harry non ne fu stupito: dentro c'erano almeno una dozzina di libri grossi e pesanti.
   «Perché ti porti dietro tutta questa roba?» le chiese Ron.
   «Lo sai quante materie ho scelto» rispose Hermione senza fiato. «Me li puoi tenere?»
   «Ma...» Ron guardò le copertine dei libri che lei gli porgeva. «Oggi non ci sono queste lezioni. Nel pomeriggio abbiamo solo Difesa contro le Arti Oscure».
   «Oh, si» disse Hermione vaga, rimettendo tutti i libri nella borsa. «Spero che per pranzo ci sia qualcosa di buono: ho una fame...» aggiunse, dirigendosi verso la Sala Grande.
   «Non hai la sensazione che Hermione ci stia nascondendo qualcosa?» chiese Ron a Harry.
   Il professor Lupin non c'era quando arrivarono alla prima lezione di Difesa contro le Arti Oscure. Tutti presero posto, tirarono fuori i libri, le penne e le pergamene, e stavano chiacchierando quando finalmente l'insegnante entrò nell'aula. Lupin sorrise in modo vago e posò la vecchia valigia tarlata sulla cattedra. Era trasandato come sempre, ma aveva l'aria più sana che non sul treno, l'aria di uno che ha consumato qualche pasto come si deve.
   «Buon pomeriggio» disse. «Vi prego di rimettere i libri nelle borse. Oggi faremo una lezione pratica. Vi occorrono solo le bacchette magiche».
   I ragazzi riposero i libri scambiandosi occhiate curiose. Non avevano mai seguito una lezione pratica di Difesa contro le Arti Oscure, a meno di non prendere in considerazione la lezione memorabile dell'anno prima, quando l'insegnante aveva portato in classe una gabbia di folletti e li aveva liberati.
   «Bene» disse il professor Lupin quando tutti furono pronti, «se ora volete seguirmi...»
   Perplessi ma interessati, i ragazzi si alzarono e seguirono il professor
   Lupin, che li guidò fuori dalla classe, lungo il corridoio deserto e oltre un angolo, dove la prima cosa che videro fu Pix il Poltergeist che fluttuava a mezz'aria a testa in giù e ficcava una gomma masticata nella toppa più vicina.
   Pix fece finta di niente finché il professor Lupin non gli fu vicinissimo, poi agitò i piedi dalle dita arricciate e canticchiò:
   «Pazzo, pazzo Lupin. Pazzo, lupesco Lupin, pazzo, lupesco Lupin...»
   Per quanto in genere fosse maleducato e intrattabile, di solito Pix rispettava gli insegnanti. Tutti guardarono il professor Lupin per vedere come avrebbe risposto: con loro grande sorpresa, stava sorridendo.
   «Se fossi in te, Pix, toglierei quella cicca dalla toppa» disse in tono amabile. «O Mastro Gazza non riuscirà a prendere le sue scope».
   Gazza era il custode di Hogwarts, un mago fallito dal pessimo carattere, perennemente in guerra contro gli studenti e anche contro Pix. Comunque, Pix non prestò attenzione alle parole del professor Lupin e, anzi, fece una fragorosa pernacchia spruzzando saliva dappertutto.
   Il professor Lupin sospirò ed estrasse la bacchetta magica.
   «Ecco un piccolo, utile incantesimo» disse rivolto alla classe. «Vi prego di osservare attentamente».
   Sollevò il braccio, disse «Waddiwasi!» e puntò la bacchetta verso Pix.
   Con la forza di un proiettile, la pallottola di gomma da masticare schizzò fuori dalla toppa e s'infilò su per la narice sinistra di Pix, che sobbalzò e filò via imprecando.
   «Forte, signore!» disse Dean Thomas stupefatto.
   «Grazie, Dean» disse il professor Lupin mettendo via la bacchetta. «Procediamo».
   Ripartirono. I ragazzi ora guardavano il trasandato professor Lupin con un nuovo rispetto. Lui li guidò lungo un secondo corridoio e si fermò davanti alla porta della sala professori.
   «Entrate, prego» disse il professor Lupin aprendola.
   La sala, una stanza lunga, rivestita di legno, piena di vecchie sedie scompagnate, era vuota, tranne che per un insegnante. Il professor Piton era seduto in una poltrona bassa, e alzò lo sguardo mentre la classe entrava. Aveva gli occhi scintillanti e una smorfia antipatica sul viso. Mentre il professor Lupin entrava e chiudeva la porta alle sue spalle, Piton disse:
   «Lasciala aperta, Lupin. Preferisco non assistere».
   Si alzò e si allontanò, con il manto nero che fluttuava alle sue spalle. Giunto sulla soglia, si voltò e disse: «Forse nessuno ti ha avvertito, Lupin,
   ma in questa classe c'è Neville Paciock. Ti consiglio di non affidargli compiti troppo difficili. A meno che la signorina Granger non gli borbotti suggerimenti nell'orecchio».
   Neville si fece paonazzo. Harry fissò Piton: era già abbastanza spiacevole che maltrattasse Neville durante le sue ore, figuriamoci davanti agli altri insegnanti.
   Il professor Lupin inarcò le sopracciglia.
   «Speravo che Neville mi assistesse nella prima fase dell'operazione» osservò, «e sono certo che lo farà egregiamente».
   La faccia di Neville diventò se possibile ancora più scarlatta. Le labbra di Piton si arricciarono, ma il mago se ne andò sbattendo la porta.
   «Allora» disse il professor Lupin radunando la classe verso l'altro capo della stanza, occupato solo da un vecchio armadio in cui gli insegnanti tenevano i mantelli di ricambio. Mentre il professor Lupin si avvicinava, l'armadio ondeggiò all'improvviso, sbattendo contro il muro. Alcuni ragazzi balzarono indietro, spaventati.
   «Niente paura» commentò il professore con la massima calma. «C'è un Molliccio lì dentro».
   Quasi tutti sembravano convinti che ci fosse da aver paura, eccome. Neville rivolse al professor Lupin un'occhiata di puro terrore, e Seamus Finnigan fissò con apprensione la maniglia che aveva preso a sbatacchiare.
   «I Mollicci amano i luoghi chiusi e oscuri» spiegò il professor Lupin. «Gli armadi, gli spazi sotto i letti, le antine sotto i lavandini... Una volta ne ho incontrato uno che si era insediato in una pendola. Questo si è trasferito lì dentro ieri pomeriggio, e ho chiesto al Preside di lasciarcelo per poter fare un po' di pratica con voi del terzo anno. Allora, la prima domanda che dobbiamo porci è questa: che cos'è un Molliccio?»
   Hermione alzò la mano.
   «E un Mutaforma» disse. «Può assumere l'aspetto di quello che ritiene ci spaventi di più».
   «Non avrei saputo dirlo meglio» approvò il professor Lupin, e Hermione sorrise radiosa. «Quindi il Molliccio che sta lì al buio non ha ancora assunto una forma. Non sa ancora che cosa spaventerà la persona dall'altra parte della porta. Nessuno sa che aspetto ha un Molliccio quando è solo, ma quando lo farò uscire, diventerà immediatamente ciò di cui ciascuno di noi ha più paura. Questo significa» disse il professor Lupin, ben deciso a ignorare il farfugliare terrorizzato di Neville, «che abbiamo un grosso vantaggio sul Molliccio prima di cominciare. Hai capito quale, Harry?»
   Cercare di rispondere a una domanda con Hermione al fianco che saltellava da un piede all'altro, la mano per aria, era piuttosto spiazzante, ma Harry ci provò.
   «Ehm... forse... siccome siamo in tanti, lui non sa che forma prendere?»
   «Precisamente» disse il professor Lupin, e Hermione abbassò il braccio, un po' delusa. «È sempre meglio avere compagnia quando si ha a che fare con un Molliccio. Così lo si confonde. Che cosa diventerà, un cadavere senza testa o una lumaca carnivora? Una volta ho visto un Molliccio commettere l'errore di cercare di spaventare due persone contemporaneamente. Alla fine si è trasformato in mezza lumaca. Nemmeno lontanamente spaventoso.
   «L'incantesimo per respingere un Molliccio» continuò Lupin, «è semplice, ma richiede una grande forza mentale. Sapete, ciò che sconfigge un Molliccio sono le risate. Quello che dovete fare è costringerlo ad assumere una forma che trovate divertente. Ora proveremo l'incantesimo senza le bacchette magiche. Dopo di me, prego... Riddikulus!»
   «Riddikulus!» ripeterono tutti in coro.
   «Bene» disse il professor Lupin. «Molto bene. Questo però era il meno, temo. Vedete, la parola da sola non basta. Ed è qui che entri in campo tu, Neville».
   L'armadio tremò di nuovo, anche se non tanto quanto Neville, che avanzò con l'aria di un condannato a morte.
   «Bene, Neville» disse il professor Lupin. «Innanzitutto: qual è la cosa che ti fa più paura al mondo?»
   Le labbra di Neville si mossero, ma non ne uscì nulla.
   «Scusa, Neville, non ho capito» disse il professor Lupin incoraggiante.
   Neville si guardò intorno terrorizzato, come per chiedere aiuto, poi mormorò, poco più che in un sussurro:
   «Il professor Piton».
   Quasi tutti risero. Anche Neville sorrise a mo' di scusa. Il professor Lupin, invece, parve impensierito.
   «Il professor Piton... mmm... Neville, tu vivi con la nonna, vero?»
   «Ehm... si» ammise Neville nervosamente. «Ma... non voglio che il Molliccio si trasformi in lei».
   «No, no, mi hai frainteso» disse il professor Lupin con un sorriso. «Mi chiedevo solo se puoi dirci che genere di abiti porta di solito tua nonna».
   Neville parve stupito ma rispose:
   «Be'... ha sempre lo stesso cappello. Un cappello alto con un avvoltoio
   impagliato in cima. E un vestito lungo... quasi sempre verde... e a volte un collo di volpe»
   «E la borsetta?» gli suggerì il professor Lupin.
   «Ne ha una grande, rossa» rispose Neville.
   «Va bene» disse il professor Lupin. «Riesci a immaginarti bene questi vestiti, Neville? Riesci a vederli con l'occhio della mente?»
   «Sì» disse Neville in tono incerto. Era chiaro che si chiedeva cosa sarebbe venuto dopo.
   «Quando il Molliccio uscirà dall'armadio, Neville, e ti vedrà, assumerà l'aspetto del professor Piton» disse Lupin. «E tu alzerai la bacchetta, così, griderai Riddikulus e ti concentrerai al massimo sugli abiti di tua nonna. Se tutto va bene, ci ritroveremo davanti il professor Molliccio Piton con tanto di cappello, avvoltoio, vestito verde e borsa grande rossa».
   Tutti scoppiarono a ridere. L'armadio si agitò ancora più violentemente.
   «Se Neville ce la fa, è probabile che il Molliccio concentri la sua attenzione su ciascuno di noi, a turno» prosegui il professor Lupin. «Vorrei che tutti voi ora vi soffermaste a pensare qual è la cosa che più vi fa paura, e a immaginare come fare per renderla comica...»
   Nella stanza scese il silenzio. Harry rifletté... di cosa aveva più paura in assoluto?
   Il suo primo pensiero andò a Voldemort, un Voldemort ancora al culmine dei suoi poteri. Ma prima ancora di cominciare a pensare a un possibile contrattacco da sferrare contro un MolliccioVoldemort, una cosa orribile affiorò nella sua mente fluttuando...
   Una mano lucida, in decomposizione, che scivolava fuori da un mantello nero... un lungo respiro spezzato che usciva da una bocca invisibile... poi un freddo cosi pungente che era come annegare...
   Harry rabbrividì, poi si guardò attorno, nella speranza che nessuno si fosse accorto di niente. Molti dei suoi compagni avevano gli occhi chiusi. Ron stava borbottando fra sé «strappagli le zampe». Harry era sicuro di sapere a cosa alludeva. Ciò che Ron temeva di più erano i ragni.
   «Siete pronti?» chiese il professor Lupin.
   Harry si sentì invadere da un'ondata di paura. Non era pronto. Come si poteva rendere meno spaventoso un Dissennatore? Ma non voleva chiedere altro tempo: tutti gli altri avevano risposto di sì e si stavano rimboccando le maniche.
   «Neville, noi tutti faremo un passo indietro» disse il professor Lupin. «Ti sgombriamo il campo, d'accordo? Sarò io a chiamare il prossimo... ora
   tutti indietro, così Neville può vedere bene...»
   Si ritrassero tutti lungo le pareti, lasciando Neville solo di fronte all'armadio. Era pallido e spaventato, ma si era rimboccato le maniche del mantello e teneva pronta la bacchetta magica.
   «Al tre, Neville» disse il professor Lupin, puntando la bacchetta verso la maniglia dell'armadio. «Uno... due... tre... ora!»
   Un getto di scintille sprizzò dalla punta della bacchetta di Lupin e colpì la maniglia. L'armadio si spalancò. Ne uscì il professor Piton, arcigno e minaccioso, gli occhi che lampeggiavano, puntati su Neville.
   Neville arretrò, la bacchetta levata, cercando invano di parlare. Piton si stava curvando su di lui, s'insinuava nei suoi abiti.
   «R... r... riddikulus!» strillò Neville.
   Si udì come uno schiocco di frusta. Piton barcollò; ora indossava un lungo abito orlato di pizzo, in testa aveva un alto cappello con sopra un avvoltoio mangiato dalle tarme, e agitava una grossa borsa scarlatta.
   I ragazzi scoppiarono a ridere; il Molliccio si fermò, confuso, e il professor Lupin urlò:
   «Calì! Tocca a te!»
   Calì avanzò con fare deciso. Piton le girò intorno. Si udì un altro schiocco, e al suo posto comparve una mummia tutta fasciata, grondante sangue. Il suo volto senza occhi era rivolto verso Calì e la cosa cominciò ad avanzare verso di lei, molto lentamente, strascicando i piedi, le braccia rigide che si alzavano...
   «Riddikulus!» gridò Calì.
   Una benda si dipanò dai piedi della mummia, che inciampò, cadde in avanti e perse la testa, che rotolò via.
   «Seamus!» ruggì il professor Lupin.
   Seamus prese il posto di Calì.
   Crack! Al posto della mummia c'era una donna con i capelli neri lunghi fino a terra e il volto scheletrico e verdastro: una banshee, la strega delle brughiere. L'essere spalancò la bocca e un suono disumano riempì la stanza, un lungo gemito ululante che fece drizzare i capelli a Harry...
   «Riddikulus!» urlò Seamus.
   La banshee emise un verso rasposo e si afferrò la gola: le era sparita la voce.
   Crack! La banshee si trasformò in un topo, che corse in tondo cercando di prendersi la coda e poi crack! diventò un serpente a sonagli, che si contorse prima di diventare crack! una pupilla insanguinata.
   «È confuso!» gridò Lupin. «Ce la facciamo! Dean!»
   Dean avanzò in fretta.
   Crack! La pupilla diventò una mano tagliata, che si drizzò sulle dita e cominciò ad arrancare sul pavimento come un granchio.
   «Riddikulus!» strillò Dean.
   Risuonò un colpo secco, e la mano fini chiusa in una trappola per topi.
   «Eccellente! Ron, a te!»
   Ron balzò in avanti. Crack!
   Qualcuno urlò. Un ragno gigante, alto due metri e coperto di peli, avanzava verso Ron, agitando le tenaglie, minaccioso. Per un attimo, Harry pensò che Ron fosse come paralizzato. E poi...
   «Riddikulus!» gridò Ron con rabbia, e le zampe del ragno scomparvero; la bestia prese a rotolare su se stessa; Lavanda Brown strillò balzando all'indietro; il corpo rotolò fino ai piedi di Harry, che levò la bacchetta, pronto, quando...
   «Di qua!» esclamò il professor Lupin all'improvviso, correndo in avanti.
   Crack!
   Il ragno senza zampe era sparito. Per un attimo, tutti si guardarono intorno per capire dov'era finito. Poi videro una sfera di un bianco argenteo galleggiare a mezz'aria davanti a Lupin, che disse «Riddikulus!» quasi pigramente.
   Crack!
   «Avanti, Neville, finiscilo!» disse Lupin, mentre il Molliccio cadeva a terra sotto forma di scarafaggio. Crack! Ricomparve Piton. Questa volta Neville avanzò con aria decisa.
   «Riddikulus!» gridò, e tutti per un brevissimo istante ebbero una seconda visione di Piton vestito di pizzo. Poi Neville scoppiò a ridere. Il Molliccio esplose e si dissolse in mille volute di fumo.
   «Eccellente!» tuonò il professor Lupin mentre la classe applaudiva. «Eccellente, Neville. Siete stati tutti bravi... vediamo un po'... cinque punti per ciascuno ai Grifondoro che hanno affrontato il Molliccio, dieci a Neville perché l'ha fatto due volte... e cinque per ciascuno a Hermione e Harry».
   «Ma io non ho fatto niente» osservò Harry.
   «Tu e Hermione avete risposto correttamente alle mie domande all'inizio della lezione, Harry» disse Lupin in tono allegro. «Molto bene, un'ottima lezione. Per compito, siete pregati di leggere il capitolo sui Mollicci e di farne il riassunto... consegna lunedì. È tutto».
   Chiacchierando eccitati, i ragazzi uscirono dalla sala professori. Harry però non si sentiva soddisfatto. Il professor Lupin gli aveva deliberatamente impedito di affrontare il Molliccio. Perché? Era perché aveva visto Harry svenire sul treno, e credeva che non fosse in grado di farcela? Credeva forse che Harry avrebbe perso conoscenza un'altra volta?
   Ma nessuno degli altri sembrava aver notato nulla.
   «Visto come l'ho sfidata, quella banshee?» urlò Seamus.
   «E la mano!» disse Dean, agitando la sua.
   «E Piton con quel cappello!»
   «E la mia mummia!»
   «Chissà come mai il professor Lupin ha paura delle sfere di cristallo» si chiese Lavanda pensierosa.
   «E stata la più bella lezione di Difesa contro le Arti Oscure che abbiamo mai seguito, vero?» disse Ron eccitato mentre tornavano in classe a prendere le borse.
   «Sembra un ottimo insegnante» disse Hermione in tono d'approvazione. «Ma avrei voluto provarci anch'io, con il Molliccio...»
   «E per te che cosa sarebbe diventato?» le chiese Ron ridacchiando. «Un compito in cui prendi nove invece dei tuoi soliti dieci?»



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