NIGHT AND HEAVEN



Era la notte di Halloween nella piccola cittadina di Salem. Il villaggio era stato addobbato per l'occasione speciale; si, perché quella non era una festività normale, comune, senza importanza. Era la festa patronale, e tutti si erano preparati al meglio per poter festeggiare nel migliore dei modi.


*Notte fonda...
Scura, tetra..
Spaventosa...
Era la notte di Halloween nella piccola cittadina di Salem.
Il villaggio era stato addobbato per l'occasione speciale; si, perché quella non era una festività normale, comune, senza importanza.
Era la festa patronale, e tutti si erano preparati al meglio per poter festeggiare nel migliore dei modi.
Le case avevano i giardini completamente ricoperti da zucche raccapriccianti, che emanavano luce flebile per le strade.
I prati erano costellati di scheletri, mostri, e ogni genere di creatura spaventosa, per riuscire ad incutere timore ai poveri passanti.
Folle festanti di bambini in maschera si aggiravano per le vie buie e affollate.
Correvano come pazzi, urlavano, si dimenavano e gridavano per spaventare la gente.
Alcuni erano a dir poco maleducati, dalle loro bocche infatti fuoriuscivano certi paroloni, a volte sconci, di cui forse non conoscevano neanche il significato.
Andavano di casa in casa, come dei forsennati, scappando a destra e a manca, talvolta strappandosi i capelli.
Portavano con loro delle grosse sacche di tela per contenere tutti i dolcetti che gli adulti gentili avrebbero dovuto consegnargli. Avrebbero.
Bussavano ad ogni uscio, attendendo impazienti la risposta, e saltellando sui loro piedini, in attesa che la porta si aprisse.
Quando finalmente uno spiraglio di luce proveniente dall'interno illuminava le loro faccine, quasi malefiche, questi urlavano in coro con voce melanconica: Dolcetto o Scherzetto ??
Per fortuna che nella cittadina di Salem tutti gli abitanti erano preparati sulla giusta risposta.
Nel villaggio nessuno avrebbe mai dovuto scegliere lo scherzetto, o i bimbi del quartiere gliene avrebbero combinate delle belle per davvero. Dopotutto, mai contraddire dei bambinetti assetati di dolcetti.
Mentre il teatrino del “dolcetto o scherzetto” si ripeteva di casa in casa, un giovane Mago dall'aria stanca e sciupata, camminava a passi trascinati e lenti per le vie di Salem.
Aveva un costume davvero singolare: indossava una specie di tuta nera con disegnato sopra uno scheletro perlaceo.
La testa però, e il suo viso, erano completamente scoperti.
Sembrava quasi che la sua maschera fosse incompleta.
Il Mago aveva due occhi verdi, grandi, espressivi, e terribilmente dolci, e portava dei capelli leggermente corti, ma non troppo, rossi come il fuoco.
Avanzava piano e stava lontano dalla folla, come se tutto quello che lo circondava non gli interessasse: come se qualcos’altro lo incuriosisse di più.
Sembrava non avesse destinata una meta o una destinazione precisa.
Pareva solo che vagasse, da solo, nelle tenebre, come un'anima in pena che non trova pace nemmeno nel suo cuore.
Senza rendersene conto, si inoltrò nel folto del bosco di Salem, venendo inghiottito dall’oscurità.
Quello si che era un luogo degno della notte di Halloween. Maledetto, ignoto, dannato, senza vie di fuga.
Nel paese si diceva che fosse infestato da spiriti e creature terribili che incantavano gli esseri umani con i loro occhi e li portavano verso la via della perdizione, senza mai ritorno.
E se qualcuno riusciva a rientrare a casa, dopo non era più lo stesso. Semplicemente era stato sostituito con un guscio vuoto, con il nulla insomma.*

Andare avanti, senza mai fermarsi.

*Freddie Nightmare, il giovane Mago, non ci fece caso però...
Era sovrappensiero, e non si accorse nemmeno degli alberi fitti e cupi che cominciarono ad avvolgerlo lentamente con le loro fronde scheletriche.
Quasi strisciava i piedi sulle foglie che stavano sul terreno, senza rendersi conto della via oscura e infida che aveva appena intrapreso. Ad un tratto, uno scricchiolio e un fruscio lontano lo fece rabbrividire.
Ecco, scena tipica, da perfetto film Horror.

Bosco spettrale...
Rumori sinistri...
Per la prima volta in tutta quella sera, il giovane Mago sollevò lo sguardo, crucciato.
Aveva osservato per tutto il tempo il terreno, senza mai alzare gli occhi su ciò che lo circondava.
Volse la testa prima a destra, poi a sinistra, no, non aveva paura, non ne aveva mai avuta.
E forse voleva proprio questo, mettersi alla prova, oppure chissà..
Voleva l'oblio, la perdizione assoluta.
Ad un tratto, una figura ossuta e spaventosa fece capolino dall’oscurità che attanagliava bosco.
Si fece strada fra gli alberi scarni e scivolò sul terreno fangoso e paludoso, come se potesse camminare sull’acqua, o meglio ancora come se galleggiasse sull'acqua.
Freddie non si mosse, sapeva benissimo di cosa si trattava.
E così erano quelli i famigerati mostri che popolavano il bosco di Salem?
Beh, se davvero le cose stavano così non c'era niente di cui aver paura.
La figura scura e scheletrica gli si avvicinò maggiormente, senza nessuna paura, senza alcun timore.
Era una creatura fiera, testarda, forte e... Magica.
E aveva avvertito la magia che viveva dentro quel giovane che stava davanti a lei, e ora lo voleva, lo desiderava, con tutta se stessa.
Freddie sbattè gli occhi più volte e la Banshee si mostrò in tutta la sua maestosità.
Finalmente ne vedeva una, era incredibile!
Non era solo Leggenda, era viva, immobile, lì, davanti a lui.
La creatura si fece avanti, osservando lo sconosciuto con occhi vacui, rossi, inespressivi.
Alzò una mano secca e dalla pelle squamosa, e accarezzò distrattamente la guancia del giovane Mago...*

. . . Un paio di anni più tardi . . .

*Freddie se ne stava poggiato sul balcone di casa con i capelli rossi scombinati dal frizzante vento autunnale, che portava un dolce profumo di caldarroste.
Era pensieroso quella sera, ma dopotutto da quanto non stava più sereno e tranquillo?
Da un bel po’ di anni ormai.
Quella sera però, si festeggiava una data importante, molto importante.
Era il 31 Ottobre, la notte di Halloween, la festa patronale del villaggio di Salem.
Tutti non stavano più nella pelle per quella celebrazione: era una fonte di gioia per tutto il paese.
Tutti gli abitanti non vedevano l'ora di festeggiare, divertirsi, spaventare.
Freddie sorrise gettando uno sguardo dalla finestra, il vetro era opaco, appannato.
I bambini correvano per le strade e le zucche risplendevano minacciose all'interno dei giardini. I lampioni erano stati spenti, e le candele date alle fiamme; ora la luce fioca e spettrale si rifletteva nelle strade, illuminando gli angusti marciapiedi.
Un leggero sorriso attraversò il suo volto.
Per lui quella sera era davvero una nottata speciale, ma non per lo stesso motivo che animava gli animi dei suoi compaesani.
No, per lui era un qualcosa che avrebbe ricordato per tutta la vita, e che lo aveva segnato nel profondo.
Quella notte era una ricorrenza, un anniversario.
L'anniversario del suo primo incontro con l'amore della sua vita.
Anni prima, quella stessa notte, aveva incontrato quella Banshee...
Per la prima volta, erano stati insieme, come due amanti, due innamorati che non potevano fare a meno di stare l’una con l’altro.
E le parole di lui, l’avevano colpita nel profondo, facendo mutare qualcosa.
Come se qualcuno le avesse stretto con forza il cuore, che come neve, si stava lentamente sciogliendo al sole.
E lì, in quel momento, la magia fu troppo forte per entrambi; riuscirono a trasportarli in luoghi sconosciuti, per attimi eterni, quasi infiniti.
Si sentivano strani, cominciarono a provare cose mai sentite prima; era come essere perennemente sull’orlo di un precipizio e sapere che se si perde l’equilibrio si va giù, verso il vuoto.
Oppure essere su una giostra che girava in modo troppo veloce perché ne cogliessero davvero il movimento. E la testa girava, con lui, con lei, e insieme si perdevano in immagini ripetute.
Magia nera, oscura, e insieme andarono dove nessuno avevano mai osato.
Si spinsero lì, oltre il limite, in un regno per loro due soli, che più che ogni altro era vicino al paradiso.*

Un magico paradiso..

*Sussurrò con voce flebile il giovane mago.
Ma la natura malvagia della Banshee era riuscita a separarli; Freddie comunque non la biasimava, lui la capiva, dopotutto lei non poteva ribellarsi alla sua natura.
Così lei lo lasciò, una notte, poi un’altra, e lui cominciò a credere che non l’avrebbe mai più rivista per il resto dei suoi giorni.
Si sbagliava però, perché un giorno, anni più tardi, sentì suonare alla porta.
Era lei, immobile, davanti all’uscio; teneva tra le braccia spettrali un fagotto polveroso. Appena lo vide glielo porse leggermente, scoprendolo pian piano.
Si, voleva farglielo vedere, voleva mostrargli il suo tesoro.
Freddie prese il fagotto tra le braccia e scostò del tutto il lembo del lenzuolo grigio e vi scoprii una dolce bambina. Era piccola, appena nata forse.
Aveva dei capelli rosso fuoco, esattamente come i suoi, lentiggini sul naso, e occhi azzurri, penetranti, che cambiavano colore a seconda del tempo atmosferico.
La pelle era perlacea, innaturale, troppo chiara per appartenere ad un umana, o meglio ancora ad una persona viva. Eppure la piccola lo era.
E ora osservava quella ragazzina dal balconcino che affacciava sulla città; la guardava dormire nel suo letto.
Chi era?
Era FobHia, la sua bambina, la sua piccola mezzo-Banshee, anche se lei non aveva la minima idea di esserlo.
Ma non era solo questo, no, lei era molto di più.
Era l’erede al trono delle Banshee, e presto o tardi, il suo popolo sarebbe tornato dal passato per reclamare la sua Princess…*






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