La lettera mai spedita



Dopo la morte di Silente, Piton sente la necessità di scrivere ad Harry Potter. Ma quando per anni ti sei abituato ad essere indecifrabile per tutto e per tutti, è difficile aprire il cuore, completamente...

Proprio adesso che tutto era compiuto. Proprio adesso che gli ordini che rimanevano da eseguire erano ormai in memoriam. Ricordo di un amico ucciso, da me. In quel momento, ho sentito che il figlio di Lily avrebbe dovuto avere delle spiegazioni.
Dopo avergli vomitato in faccia quel risentimento che era per me stesso, perché non ho avuto il coraggio di disobbedire a quella supplica ed evitare di essere io l’assassino del mio benefattore; mi sono fidato del suo piano, fino in fondo, nonostante ne vedessi falle e non ne fossi convinto. Nonostante avrei dato qualunque cosa per trovare un’alternativa a quella mossa suicida, che ormai Silente si era convinto a ritenere l’unica possibile.
Il figlio di Lily doveva sapere almeno qualcosa, per non impazzire del tutto.
Una piuma, il calamaio e una pergamena nuova erano una tentazione a cui non seppi resistere. Mi accomodai sulla poltrona, e provai ad essere conciso.

«Caro Harry Potter»

Non esageriamo. Caro? Me ne hai fatte passare parecchie, in questi anni! Ok, sei il figlio di Lily, ma io resto il tuo insegnante e tu il mio allievo, sia chiaro. Innanzitutto, a me...

«Ad Harry Potter. Sono passati quattordici anni da quell’orribile notte, in cui morì tua madre e quel maiale di tuo padre »

Ok, forse non era un mostro di simpatia e non ne ho mai avuto un buon ricordo, ma forse non è la cosa più carina a scrivere al figlio… ricominciamo:
« Ad Harry Potter. Sono passati quattordici anni da quell’orribile notte, in cui morì tua madre. Ricordo che al primo anno fosti stupito del mio osservarti: quel giorno ti presi in braccio, per farti smettere di piangere: ma come fare, se non riuscivo a smettere io? Ma avevi gli occhi chiusi e colmi di lacrime e non potevo sospettare quanto fossi simile a tua madre! »
Troppo personale, meglio togliere qualcosa.

«Ad Harry Potter. Sono passati quattordici anni da quell’orribile notte, in cui morì tua madre e quel maiale di tuo padre,tra le mie braccia. Ricordo che al primo anno fosti stupito del mio osservarti: quel giorno ti presi in braccio, per farti smettere di piangere: ma come fare, se non riuscivo a smettere io? Ma avevi gli occhi chiusi e colmi di lacrime e non potevo sospettare quanto fossi simile a tua madre!»

Già meglio. Non potei fare a meno di pensare che la mano tremava più adesso, con quella piuma tra le mani, che quando essa stringeva una bacchetta per lanciare maledizioni senza perdono. Quant’è difficile aprire il proprio cuore ed accettare la vulnerabilità a cui ti espongono i sentimenti veri e profondi, quando sei stato abituato ad essere calpestato e deriso…dov’ero rimasto? Ah, sì…

«Ad Harry Potter. Sono passati quattordici anni da quell’orribile notte, in cui morì tua madre, tra le mie braccia. Ricordo che al primo anno fosti stupito del mio osservarti: quella sera ti avevo preso in braccio, per farti smettere di piangere: ma avevi gli occhi chiusi e colmi di lacrime e non potevo sospettare quanto fossi simile a tua madre! Tua madre rappresenta uno dei pochi momenti felici che ho vissuto e rivedere i suoi occhi mi ricordava di averli vissuti e di non poterli rivivere mai più, perché lei non c’era, per colpa mia!»

Già, ma tutto questo non lo sai, figlio di Lily, come spiegartelo?

«Quando il Signore Oscuro reclutava Mangiamorte, io mi unii a loro e fui tra i suoi più fedeli servitori, in cerca di gloria - o, forse, solo, di riconoscimento -. Fui io a scoprire la profezia su chi avrebbe sconfitto Voldemort e gliela riferii, ignorando che Lily avesse un figlio. Fu un errore imperdonabile! Sapevo che il Signore Oscuro non si sarebbe fermato di fronte a nulla: chiesi di risparmiarla, ma chiesi anche aiuto a Silente. Non bastò. Ma l’amore di quel giglio fu per te protezione, come lo fu tante volte per me, anche quando io non fui in grado di accettarlo, accecato dall’orgoglio e annichilito dall’impotenza di far fronte agli attacchi multipli… »

Scrivevo di getto, anche quello che non volevo farti sapere. Perché quella pergamena era ormai l’unica amica a cui confidare tutto quello che ribolliva da troppo tempo nel mio animo inquieto. Ma il tuo giovane cuore sarebbe stato capace di far fronte a tutto questo?

Giustificare i propri errori è da stupidi e da codardi. Io ho sbagliato, io e nessun altro. Non ho giustificazioni, solo rimpianti. Occorre andare avanti, e basta. La vita non è facile.

«Per andare avanti, dovevo trovare un nuovo scopo alla mia vita. Non ero stato capace di difendere Lily, almeno che il suo sacrificio non fosse vano. Avrei difeso te, perpetuando la sua protezione nei tuoi riguardi. Con discrezione, come un vigliacco, seguivo ogni tuo passo, ogni tuo successo e ai miei occhi saliva la bile ogni qualvolta rivedevo, nei tuoi successi, la boria di James. Ti difesi persino da Lupin, mentre alla tua età non avrei mai avuto il coraggio di difendere neppure me stesso. Quando Silente mi disse che, dopo tutti questi anni trascorsi a difenderti, per Lily, il tuo destino era di morte, mi cadde il mondo addosso: tutto quello che avevo rischiato (la mia vita, quotidianamente, in questo pericolosissimo e continuo doppio gioco) era stato vano. Ai miei occhi, anche il sacrificio di Lily rischiava di esserlo. Difficile ricordare un momento di rabbia e frustrazione più intensa. Quell’uomo riusciva come pochi a farmi rodere il fegato, ma mantenermi saldo nella promessa: quello che non è riuscito a fare Voldemort, con le sue minacce di morte, è riuscito a Silente, con le sue subdole lusinghe!»

Di nuovo sentii il bisogno di correggere alcune frasi: volevo che il figlio di Lily sapesse la verità, non che si prendesse gioco, anche lui, di me. Anzi, forse, per qualche strano motivo, anelavo inspiegabilmente ad ottenere almeno il suo rispetto, pur non sperando di ricevere la sua simpatia, dopo tanti anni di malcelato e, anzi, manifesto fastidio nei suoi confronti, in ogni occasione opportuna e non opportuna!

Ricordando quanto tu avessi sofferto alla morte di quel grande mago di Silente, mi fu subito chiaro che non avresti capito la mia rabbia nei suoi confronti e avresti pensato che ti stavo mentendo anche stavolta. Non ho il tempo né la forza di spiegarti qui perché Silente sia stato tanto importante per me: solo se lo facessi, potresti capire perché posso permettermi di parlarne in quei termini. Era un mago geniale, folle, astuto, ma anche dannatamente convincente. Mi ritrovai a riconoscerlo, mentre rigiravo tra le mani quella bacchetta con cui l’avevo ucciso. Già, tu non sai nemmeno questi dettagli, eh? Adesso ci arrivo...

«Per quella dannata voglia che ebbe di rivedere qualche defunto, non fece caso alle maledizioni che conteneva l’anello di Riddle e lo indossò. Non me lo disse nemmeno subito, così io non potei fare altro che somministrargli una pozione che rallentasse gli effetti. Ma non ero in grado di salvarlo. Quella maledizione oscura lo avrebbe consumato, lentamente ma inesorabilmente, entro un anno. Silente sapeva che Voldemort aveva chiesto a Draco di ucciderlo: lo chiese per punire suo padre, perché sapeva che non sarebbe stato in grado di farlo e così lui avrebbe ucciso il giovane Malfoy. A quel punto, silente chiese di vegliare sull’operato di Draco, di dargli una mano e di farlo al suo posto, perché se Malfoy avesse fallito, il destino di Silente, sotto le grinfie di Greyback o di quella pazza di Bella non sarebbe stato migliore. Me lo chiese come fosse un favore. Come se si potesse chiedere di essere uccisi, come fosse un favore… provai a ribellarmi, fino all’ultimo. Ma di fronte a quello sguardo che supplicava, muto, una morte degna di un mago del suo calibro, dovette obbedire. Ancora. E non aveva lasciato nulla al caso, Silente: dovevo proteggere la scuola, gli studenti. Ma rivelare ai Mangiamorte quando saresti partito per venire ad Hogwarts, perché qualche informazione corretta dovevo dargliela, per poter essere credibile. Non aveva pensato che il suo amabile Ordine non avrebbe retto al colpo e che, dopo la sua morte, sarei stato solo in mezzo ai Mangiamorte, a portare avanti il suo piano, senza l’aiuto di nessuno, senza potermi permettere il minimo errore!»

Per la stizza, bucai il foglio. E vidi una goccia cadere sul foglio ed inumidirlo. Possibile che fossi ancora capace di piangere, dopo tutto questo tempo? Inutilmente, cercai di asciugarlo con la manica della veste, ottenendo solo di sporcare d’inchiostro anche la veste. Nero su nero. Praticamente invisibile, come me.
Capii che dovevo correggermi di nuovo, vergai in fretta una nuova versione. Mi pareva che il tempo mi stesse alle calcagna. Dovevo finire questa cosa il prima possibile… ora ero più in pericolo che mai, più esposto che mai, inviso a nemici ed amici. Senza amici, per la precisione. Come sempre, forse. Ma più di sempre.
Coraggio, Severus, ce l’hai quasi fatta, non manca molto! Mi incoraggiai. Non sapevo perché, ma sentivo che, semplicemente, dovevo finire quello che avevo iniziato, nonostante quell'impegno mi paresse estremamente gravoso: ogni parola, recuperata come dal fondo di un abisso, risvegliava nuovi ricordi. E nessuno in grado di evocare un Patronus, per intenderci.

«Ora devi fare quello che ti ha chiesto il Preside, una missione impegnativa più dei miei compiti di Pozioni. Si è ostinato a non dirmi altro, se non che avevi bisogno della spada di Grifondoro. Farò in modo di realizzare anche questo.
Tu fai il tuo dovere fino in fondo e che la morte ti sia lieve.
Tuo,
Severus»

Rimasi un po’ interdetto sul finale troppo colloquiale e diretto. Ero pur sempre il suo insegnante, ed ora il Preside. Non doveva farsi strane idee, al riguardo, il signor Potter: gli doveva rispetto, quanto meno per la differenza d’età che li divideva!
Feci qualche ultimo aggiustamento e rilessi quindi la versione definitiva, quella che mi sembrava più equilibrata e convincente, più adatta a far conoscere al giovane Potter quanto gli era necessario:

«Ad Harry Potter. Sono passati quattordici anni da quell’orribile notte, in cui morì tua madre, tra le mie braccia. Ricordo che al primo anno fosti stupito del mio osservarti: quel giorno ti presi in braccio, per farti smettere di piangere: ma avevi gli occhi chiusi e colmi di lacrime e non potevo sospettare quanto fossi simile a tua madre! Tua madre rappresenta uno dei pochi momenti felici che ho vissuto e rivedere i suoi occhi mi ricordava di averli vissuti e di non poterli rivivere mai più, perché lei è morta, per colpa mia!
Quando il Signore Oscuro reclutava Mangiamorte, io mi unii a loro e fui tra i suoi più fedeli servitori, in cerca di gloria. Fui io a scoprire la profezia su chi avrebbe sconfitto Voldemort e gliela riferii, ignorando che Lily avesse un figlio. Fu un errore imperdonabile! Sapevo che il Signore Oscuro non si sarebbe fermato di fronte a nulla: chiesi di risparmiarla, ma chiesi anche aiuto a Silente. Non bastò. Ma l’amore di quel giglio fu per te protezione. Per andare avanti, dovevo trovare un nuovo scopo alla mia vita. Non ero stato capace di difendere Lily, almeno che il suo sacrificio non fosse vano. Avrei difeso te, perpetuando la sua protezione nei tuoi riguardi. Con discrezione, come un vigliacco, seguivo ogni tuo passo, ogni tuo successo. Quando Silente mi disse che, dopo tutti questi anni trascorsi a difenderti, per Lily, il tuo destino era di morte, mi cadde il mondo addosso: tutto quello che avevo rischiato (la mia vita, quotidianamente, in questo pericolosissimo e continuo doppio gioco) era stato vano. Ai miei occhi, anche il sacrificio di Lily rischiava di esserlo. Difficile ricordare un momento di frustrazione più intensa. Volendo rivedere qualcuno a lui evidentemente molto caro, Silente non fece caso alle maledizioni che conteneva l’anello di Riddle e lo indossò. Io non ero in grado di salvarlo. Quella maledizione oscura lo avrebbe consumato, lentamente ma inesorabilmente, entro un anno. Silente sapeva anche che Voldemort aveva chiesto a Draco di ucciderlo: lo chiese per punire suo padre, perché sapeva che non sarebbe stato in grado di farlo e così lui avrebbe ucciso il giovane Malfoy. A quel punto, Silente mi chiese di vegliare sull’operato di Draco, di dargli una mano e di farlo al suo posto, perché se Malfoy avesse fallito, il destino di Silente, sotto le grinfie di Greyback o di quella pazza di Bella non sarebbe stato migliore. Me lo chiese come fosse un favore. Come se si potesse chiedere di essere uccisi, come fosse un favore… provai a ribellarmi, fino all’ultimo. Ma di fronte a quello sguardo che supplicava, muto, una morte degna di un mago del suo calibro, dovetti obbedire. Ancora. E non aveva lasciato nulla al caso, Silente: dovevo proteggere la scuola, gli studenti. Ma rivelare ai Mangiamorte quando saresti partito per venire ad Hogwarts, perché qualche informazione corretta dovevo dargliela, per poter essere credibile. Non aveva pensato che assassinarlo mi avrebbe di fatto estromesso dall’Ordine!
Ora devi fare quello che ti ha chiesto il Preside, quel compito di cui anch'io sono all'oscuro. Ti farò avere la spada di Godric: so che ti serve. Poi resta l'ultimo atto, l'estremo sacrificio: dovrai consegnarti al Signore Oscuro e lasciarti uccidere. A quanto pare, è inevitabile. Parola di Silente.
Buona fortuna, Harry Potter!
Prof. Severus Piton»

La rilessi una seconda volta, pensando che non esisteva alcun modo di spedirla o di farla avere ad Harry che fosse privo di rischi (per me, per lui, per il piano di Silente). Me la posi davanti agli occhi, come un enigma insolubile, ne stropicciai gli angoli, guardai con ribrezzo quella scrittura spigolosa, precisa ed angolata. La mia.
Presi la pergamena tra le due mani, con forza. La strappai con decisione, in due metà, poi ancora a metà e nuovamente a metà. Ne gettai i frammenti strappati nel camino e mi fermai ad osservare le fiamme consumarne l’anima, accartocciandoli fino a ridurli in cenere. Allungai una pinza tra i frammenti inceneriti, ne sollevai un paio, per sincerarmi che non ne fosse rimasta alcuna traccia. Uscii dalla stanza.
Quando sarebbe venuto il momento, avrei trovato un altro modo per consegnare al figlio di Lily le notizie che era necessario sapesse.
Perché doveva sapere assolutamente che io c’ero sempre stato!







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