Wizardn' around the Christmas Tree





Capitolo 1.
Il dubbio

Quell’anno ad Hogwarts il Natale sembrava essere arrivato in anticipo. La neve cadeva fitta ormai da più di un mese, e nell’aria si sentiva il profumo imminente delle vacanze. Anche gli studenti nelle aule avvertivano l’aria di festa, e diventava sempre più difficile concentrarsi a Trasfigurazione, perfino le lezioni di Pozioni sembravano meno pesanti del solito e quelle di Erbologia venivano seguite nelle gelide serre, adorne di stalattiti dalle forme più strane. Facendosi largo nella neve alta del parco, anche Hagrid aveva trascinato i dodici pini in Sala Grande e il Professor Vitious li aveva decorati con talmente tanta dovizia, che ogni volta che si entrava in Sala Grande, non si riusciva a scorgere un solo centimetro di nudo muro di pietra. Tutti i tornanti delle scale erano stati riempiti di ghirlande luccicanti, le armature cantavano le solite carole natalizie per i corridoi e il vischio era stato aggiunto ad ogni porta o architrave, tanto che girare per il castello senza imbattersene, era un impresa in cui Harry e Ron riuscivano solo grazie ai fidati passaggi segreti.
Così, atteso come non mai, arrivò il primo giorno di vacanze. Harry aveva stabilito che sarebbe rimasto al castello per Natale, del resto l’idea di tornare dai Dursley non era per nulla allettante e anche Hermione e i Weasley decisero di rimanere, per passare insieme le festività.
Il giorno prima di Natale, Harry si svegliò di buon’ora, si vestì in fretta e ficcandosi un pacchetto sotto il maglione scese in Sala Comune. Aveva la mente troppo affollata di pensieri e non riusciva a starsene fermo da qualche parte. Mentre scendeva le buie scale a chiocciola, la sua mente tornava a ciò che lo aveva più tormentato nell’ultimo periodo. Ormai, non poteva fare a meno di guardare Ginny ogni volta che la incontrava in Sala Comune o nel resto del castello, ed era un po’ che si domandava se questo fosse normale. Non si era minimamente azzardato a riferire a Ron le sue preoccupazioni, temeva che la cosa lo avrebbe sconvolto e non aveva intenzione di perdere la sua amicizia per dei pensieri passeggeri. Ma lo erano davvero? Gli sguardi di Hermione, ogni volta che lo beccava ad osservare Ginny, erano fin troppo eloquenti e tutto faceva presagire che la mente di Harry non sarebbe tornata libera così in fretta.
Mentre questi dubbi gli affollavano la testa, si era seduto su una comoda poltrona di fronte al fuoco scoppiettante e fuori dalle alte finestre la neve candida cadeva dolcemente.
Si guardò attorno nella stanza deserta e con aria guardinga, cacciò fuori il pacchetto rosso, ancora aperto. Cominciò a disfarlo per guardarlo un ultima volta. Dalla carta stropicciata uscì un piccolo diario in pelle, dal motivo floreale.


Lo aprì e alla prima pagina c’era scarabocchiata una piccola dedica


che gli era costata un intera lezione di Incantesimi e un pomeriggio in biblioteca, lontano dalle domande di Hermione e dalle battutine curiose di Ron.
Harry sperava tanto che quel regalo le sarebbe piaciuto, soprattutto la sua allusione al "futuro" e chissà, magari, nella gioia dei festeggiamenti, sarebbe potuto accadere qualcosa, sotto uno di quei maledettissimi ciuffetti di vischio.
Proprio mentre stava riponendo il diario con tanta cura nel pacchetto, sentì qualcuno scendere le scale del dormitorio e così ficcò rapidamente il pacco sotto il vaporoso cuscino alle sue spalle. Dopo due secondi, la faccia assonnata di Ron comparve alla fine delle scale. A quanto pareva non aveva visto nulla. “Ma che ci fai sveglio a quest’ora?!” chiese sprofondando nella poltrona accanto a quella di Harry, e grattandosi vigorosamente in testa. “Niente, non riuscivo a dormire…”
buttò lì Harry e osservò l’amico nel suo pigiama marrone a pallini. Ron sbadigliò rumorosamente e disse “Già neanche io riuscivo a dormire!” . Harry soffocò una risata, non sembrava che Ron avesse problemi a dormire quando lo aveva sentito russare in dormitorio pochi minuti prima. Ron arrossì in zona orecchie e aggiunse “E’ vero…ho avuto dei piccoli problemi per…per i regali di natale…”
fece incerto e guardò Harry di sottecchi, che si limitò a guardarlo di rimando senza aprire l’argomento. “Insomma…sai…” aggiunse Ron, sempre più rosso “Non sono sicuro che il regalo che ho preso a Hermione possa piacerle…non che poi sia importante…solo che…insomma…”.
Era la prima volta che sentiva Ron dire certe cose, e capiva quanto potesse essere dura per lui. Così senza guardarlo in faccia, disse “Io le ho preso un paio di guanti, tu?” Ron parve apprezzare la scelta di Harry di fissare un punto imprecisato del caminetto, e con voce più calma rispose “Un libro sulle streghe più famose degli ultimi secoli…” e con sguardo vacuo guardo verso il dormitorio femminile, quasi stesse soppesando il suo regalo. Secondo Harry era un bel modo per farle capire che lui, Ron, la considerava alla stregua delle più grandi streghe della storia e così annuì deciso e aggiunse “Secondo me va più che bene!” . Anche Ron parve convincersene e così molto più allegrò decise di andare su a vestirsi, mentre la sala grande cominciava a popolarsi dei pochi vacanzieri rimasti al castello. Poco dopo, anche Hermione li raggiunse in Sala Comune e insieme decisero di andare a trovare Hagrid per una tazza di the e due chiacchiere. Il pomeriggio trascorse piacevolmente e quando ormai fuori era troppo buio per distinguere qualunque cosa, tornarono al castello in compagnia di Hagrid, per la cena.
Capitolo 2
Una sorpresa per Gazza

Quella notte Harry dormì finalmente sonni tranquilli, e anche Ron al suo fianco russava profondamente. Ma c’era qualcun altro che non riusciva a prendere sonno. Molti piani più giù, Argus Gazza era nascosto sotto le fredde coperte fino al naso, mentre la sua gatta, Mrs. Purr giaceva ai suoi piedi anche lei, addormentata. Il natale sembrava prendersi ancora una volta beffa di lui. Aveva sempre odiato quello stupido periodo dell’anno. Ragazzini inquieti ed eccitati in giro per i corridoi e lui a pulire tutti i loro danni. Stava lungo disteso nel letto a rimuginare su quanto odiasse il natale, quando all’improvviso Pix irruppe nella sua stanza urlando come un pazzo, facendo saltare Mrs Purr dal letto, mentre Gazza diede un urlo lancinante.
“Gazza Gazza Magonò,
al natale dice no,
e va in giro a ramazzare
senza neanche festeggiare,
fa attenzione ai tre fantasmi
se non cambi sono spasmi!!!”

e così dicendo, dopo una lunghissima pernacchia, Pix sparì attraverso il soffitto. Gazza livido dalla rabbia, ormai in piedi, prese il suo vecchio cappotto tarlato e gettandoselo sulle spalle aprì la porta dell’ufficio. “Andiamo piccolina, questa volta Pix farà i conti con il preside, che lui lo voglia o no!” disse a Mrs Purr e si incamminò ciabattando per i corridoi silenziosi del castello, diretto al settimo piano, con la gatta al seguito e armato di lanterna. Mentre stava attraversando un tetro corridoio accanto all’Aula di Incantesimi, dai lastroni in pietra del pavimento freddo sbucò il frate grasso, con la sua solita aria allegra e l’enorme pancione foderato di stoffa. Gazza emise un gridolino acuto per lo spavento e poi osservò con aria disgustata il frate che si stagliava tra lui e il resto del corridoio. “Levati di torno! Ho cose più importa…” ma il frate lo interruppe con aria severa:
“Il tuo passato non dimenticare:
Quando il natale volevi festeggiare
ma eri triste, solo e brutto
e Magonò, se non fosse tutto!
I ragazzini lì a infierire
e anche a natale tu a soffrire
Cambia Gazza, cambia in fretta
che il presente non aspetta!”

E trapassandolo da parte a parte si allontanò nel corridoio canticchiando tra sé. Gazza trasalì al suo passaggio e massaggiandosi piano il petto si girò a guardare il fantasma sparire nel muro di fronte.
Come faceva il Frate Grasso a sapere? Rimase qualche secondo a fissare un arazzo di un vecchio fachiro addormentato e poi, ancora un po’ scosso si ricordò di Pix e di Silente, così riprendendo un po’ di colore prese a camminare più in fretta di prima. Voltò l’angolo e dietro un’armatura cigolante si intrufolò in un passaggio segreto, che lo avrebbe condotto al quinto piano. In men che non si dica, si ritrovò davanti al dormitorio dei Corvonero e accadde di nuovo. Dalla lucente porta in mogano, col batacchio di corvo uscì a testa alta il fantasma della Dama Grigia. Inspirò profondamente, con i lunghi capelli vorticanti nell’aria statica e puntò un lungo dito perlaceo contro Gazza dicendo, con aria mesta:
“Quanto sei stolto, povero Gazza
tutto solo, polvere e ramazza
che vita triste, che vita grama
senza mai un po’ di onore e fama
e anche a Natale senza regali
un’amarezza che non ha eguali
Fa qualcosa, adesso, lesto!
Fallo ora che è ancora presto!”

Il bel fantasma lo aveva guardato con profondo rimprovero e il suo tono di voce era aumentato ogni volta di più, tanto che alla fine gli stava quasi urlando addosso. Gazza, invece, si era fatto sempre più piccolo, sotto il peso delle crude parole. Stavolta, ci mise più tempo per ridestarsi e bianco come un cencio riprese a camminare alla volta del settimo piano. Credere che si trattasse di stupide coincidenze diventava un po’ difficile adesso, ma forse era solo lo scherzo di qualche moccioso. Pensando alle parole della Dama, giunse finalmente a pochi metri dall’ufficio del preside e quando credeva di essere finalmente arrivato, gli piombò addosso il Barone Sanguinario, in tutta la sua temibile figura, pieno di sangue perlaceo e sonanti catene. Gazza, stavolta, lanciò un vero urlo di terrore


che venne però soffocato dalle tonanti parole del Barone
“Questo è il futuro che ti sei creato
vivrai solo e abbandonato
morirai allo stesso modo
per il troppo lavorar sodo
Cambia le cose o ciò accadrà
è la pura verità!”

E mentre lo diceva si avvicinava sempre più ad un Gazza terrorizzato, che non faceva altro che indietreggiare, con gli occhi sgranati. Il fantasma aprì le braccia per stringere forte a sé il pover’uomo che non resse alla paura e lasciando cadere la lanterna, scappò via urlando “NO…NOOO…TI PREGO NOOOO, LASCIAMI IN PACEEEEE!” .

Capitolo 3
Lo scambio dei regali

La mattina della Vigilia giunse serena e carica di neve, tutti i preparativi erano in fermento e dalle cucine saliva già un odorino invitante. Nel pomeriggio Harry e Ron decisero di scendere al parco con i gemelli Weasley per una battaglia a palle di neve all’ultimo sangue, mentre Hermione rimase in Sala Comune per ultimare i suoi regali.
E così, carica di aspettative, giunse la cena della vigilia. Al posto dei soliti lunghi banconi era stato disposto un enorme tavolo rotondo al centro della Sala Grande, adorna di festoni natalizi. Era grande a sufficienza per tutti i professori (Gazza e Madama Pince inclusi), più i Weasley, Harry, Hermione e un’altra ventina di studenti. Dopo un brevissimo discorso di Silente, la cena cominciò. Harry non aveva mai visto tanto ben di Dio tutto in una volta, cerano tacchini ripieni, arrosti con patate, roast-beef con salse dai colori stranissimi e quando toccò ai dolci, Ron quasi si commosse per una gigantesca torta che riproduceva fedelmente l’intero castello. Poi, iniziò l’attesa della mezzanotte. Per ingannarla i professori discutevano amabilmente, alcuni ragazzini del primo anno si rincorrevano a suon di fuochi Filibuster, e stranamente Gazza rimase seduto al suo posto, anche se ad ogni scoppio. saltava su dalla sedia allarmato. Harry rimase a chiacchierare allegramente con Ron, Hermione e Ginny, mentre Fred e George confabulavano davanti ad un enorme abete natalizio, dove erano stati posti i regali da scambiare ai rintocchi della torre dell’orologio.


Osservavano divertiti la moltitudine di pacchetti colorati ai piedi dell’albero. “Pensi quello che penso io, Freddy?!” sussurò George con lo sguardo luccicante di chi sta per farla grossa “Certo che si, non ho mai creduto a quella assurdità di essere più buoni a Natale!” rispose George, ridendo silenzioso e con un movimento molto abile prese a scambiare tutti i biglietti dei regali. Poi entrambi, con finta noncuranza, tornarono al tavolo.
Dopo pochi minuti, ecco l’orologio scoccare i suoi dodici rintocchi e tutti i presenti scambiarsi gli auguri. Silente si abbassò di almeno 30 centimetri per salutare la tozza professoressa Sprite e Piton era livido mentre stringeva forte la mano della McGranitt. Persino Gazza fece un cenno riservato a Madama Pince e Harry cominciò a vagare con lo sguardo, alla ricerca di Ginny, tra gli altri studenti. La individuò, dopo pochi secondi, vicino all’albero dei regali, mentre faceva gli auguri ad una ragazza di Corvonero e così si diresse rapido ai piedi dell’abete, dove di lì a poco avrebbero cominciato ad aprire i doni. Per alcuni minuti fu una ressa di gente che cercava il pacchetto giusto e alla fine, quando sembrò che tutti avessero qualcosa da scartare, cadde il silenzio in sala, rotto solo dal rumore di carte e bustine. Harry ricevette una piccolo modellino di una scopa intagliato da Hagrid, una scatola di ciocco-calderoni da Ron e una sciarpa rosso fuoco da Hermione. Stava proprio per scartare l’ultimo regalo, quando si accorse che sul bordino della sciarpa c’era ricamata una R dorata. Qualcosa non andava, e da un rapido sguardo intorno si rese conto che, anche agli altri i conti non tornavano. Ginny stava ringraziando un imbarazzatissimo Ron per il libro sulle streghe famose e mentre Harry stava per intervenire, Hermione gli saltò al collo stringendo in mano il diario fiorito “Oh grazie Harry, è stupendo! E poi la dedica! Insomma, non come Ron…” disse a voce alta indicandolo “…Lui mi ha regalato un paio di calzini grigio topo…” Ron dello stesso colore della sciarpa di Harry, avanzò deciso e con voce acuta disse all’amico “Un paio di guanti EH!??!se proprio volevi farmi sfigurare bastava dirlo subito e poi…” aggiunse irato guardando fisso Hermione “…Io NON ti ho regalato un paio di calzini…io…” ma non fece in tempo a finire la frase, che arrivò Ginny infastidita, mise in mano a Harry un piccolo rasoio in acciaio luccicante e disse in tono freddo “Sullo scatolo c’era scritto: Niente più peli superflui con Magic-Shave!” e scoccando a Harry un occhiata glaciale continuò “Se proprio mi trovi così brutta da avere bisogno di una TOSATA, potevi anche dirmelo!” E osservando il piccolo rasoio in una mano e la lunga sciarpa rossa nell’altra, Harry capì: i regali dovevano essere stati scambiati. Dette un rapido sguardo intorno e notò che i più sembravano perplessi, alcuni adirati, altri piuttosto colpiti, tutti, tranne Fred e George che in un angolino si stavano sbellicando dalle risate. Allora fece, rivolto a Ginny “Questo non è tuo! E’ TUO!” disse poi a Ron “E anche questo” e ficcò sciarpa e rasoio in mano all’amico, mentre lui li guardava estasiato e ancora dubbioso. Poi, Harry si girò verso Hermione e le prese il diario con gentilezza, dicendo “Hermione mi spiace, ma questo è per Ginny!” e così consegnò il diario a Ginny, che arrossì violentemente, mentre Hermione lentamente sbiancava. Diede uno sguardo in giro e si accorse che i suoi guanti per Hermione erano capitati ad Hagrid che, piuttosto alticcio, stava cercando di utilizzarli lo stesso, così sfrecciò nella sua direzione e urlò “NO Hagrid FERMO, non sono per te!” e Hagrid, con il naso rosso pomodoro lo guardò rincuorato “Meglio Harry, credevo che t’eri un po’ rimbambito, ma per te, li mettevo lo stesso, sai?!” Harry prese i guanti mentre Hagrid si accasciava sul tavolo e senza neanche rispondere, tornò rapido da Hermione e le consegnò i guanti in lana azzurra. Hermione gli sorrise di rimando e si girò verso Ron, altezzosa e ancora arrabbiata “E tu cosa hai da dire a tua discolpa?” Ron, allora, strappò senza troppe moine il suo libro di mano a Ginny, che stava ancora osservando il diario di Harry, e lo diede a Hermione, senza riuscire guardarla in faccia.
Poi, fu davvero un secondo. Harry non vide più nulla e sentì solo un buonissimo odore di fiori di campo. Ginny lo stava abbracciando forte e Harry non seppe fare altro che stringerla ancora di più, e tra i suoi lunghi capelli rossi, intravide anche Ron che viola dalla vergogna, veniva baciato sulla guancia da una felicissima Hermione, anche lei imbarazzata. Alla fine, chiarito l’equivoco, tutti i regali andarono al loro posto e venne fuori che i ciocco-calderoni che Harry credeva fossero di Ron, in realtà erano di Gazza, che in pieno spirito natalizio e contro ogni previsione aveva fatto un regalo a tutti i presenti, meritando così pacche sulla spalla e ringraziamenti amichevoli. Lui ancora un burbero e stranamente scosso aveva ringraziato dicendo che l’indomani sarebbe tornato tutto alla normalità e così tutti insieme trascorsero il resto della serata, godendo dei nuovi regali e rivivendo le scene dello scherzo di natale più riuscito della storia di Hogwarts.
La Neve cadeva leggera sulla Sala Grande mentre il cielo in alto, di un viola intenso, ricordava che ne avrebbe avuto ancora per molto. Il castello sembrava un’enorme meringa, il Natale era trascorso e qualche desiderio era stato esaudito: Ron era riuscito a meritare un bacio da Hermione; Harry e Ginny sapevano che la vita non avrebbe potuto essere più dolce; Fred e George avevano architettato lo scherzo del secolo, anche quando si dovrebbe essere più buoni; e Gazza, dal canto suo, più buono lo era diventato davvero, anche se per poche ore…perché il Natale sarà pure solo un giorno del calendario, ma quanta magia porta dietro di sé!







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