• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 15
    Galeoni: 584736
       
       



    Role Aperta da Benjamin_Brown


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    [Sala Comune Serpeverde | Ore 16:30]


    *Molti potevano pensare che quello fosse un giorno come tanti altri, un giorno dove non sarebbe successo assolutamente niente di speciale, niente di così sorprendente e nuovo. E potevano avere tutte le ragioni di questo mondo. ma non era la stessa cosa per Benjamin. No, assolutamente no, quello era un giorno particolarmente importante per lui, e il motivo era solamente uno: Dubhe. Non era il loro anniversario, e non c’entrava nulla con il loro fidanzamento. Forza, ancora non ci siete arrivati? Era il suo compleanno!*

    ”Pensi che debba organizzarle una festa?” - “Non mi sembra un tipo da festa, a dirla tutta.” - “Sei tu che decidi, chi non la conosce meglio di te Ben?”

    *Aveva ragione la sua coscienza, chi meglio di lui? Era seduto sulla sua poltrona in seta verde-argento preferita, proprio accanto al camino, con di fronte il fondale marino del magnifico Lago Nero. Rifletté molto su quella decisione importante, eppure non riuscì a giungere ad alcuna conclusione. Certo, una festa non sarebbe stata tanto male, ma pensava che le avrebbe dato un certo fastidio, alla fine loro avevano sempre preferito restarsene in disparte, farsi i fatti propri come tanti non facevano. Eppure allo stesso tempo aveva bisogno di qualcosa di più di un semplice incontro, qualcosa che li spronasse ad andare avanti, continuare sempre e comunque. Il cervello lavorava con una forza incredibile, ma con tutto il chiasso che c’era lì dentro in Sala Comune dubitava che potesse architettare un piano.
    Forse mettere qualcosa sotto i denti lo avrebbe aiutato a ragionare… ma certo! Come aveva fatto a noni pensarci prima? Una cenetta romantica a lume di candela sarebbe stato l’ideale.*

    ”No.” - “Perché non provi? In caso aspetterai l’anno prossimo per qualcosa di più normale” - “Certo, un solo anno, che sarà mai!” - “Buttati.”

    *Era vero, si doveva buttare, perché ormai si stava facendo davvero tardi, e mancava pochissimo tempo allo scoccare della mezzanotte. E la sua testa da astuta Serpe fluttuò ancora, ancora e ancora, fino a quando trovò il punto perfetto di raccordo. E se avesse organizzato un brindisi? Alla mezzanotte, minuto più, minuto meno. Sembrava carina come idea, e anche la sua coscienza carissima si trovava d’accordo con questo. Ma c’era ancora un punto sul quale non riusciva a decidersi: invitare qualcun altro? L’idea lo allegava molto, ma non conosceva molto bene gli amici o le amiche di Dubhe, con i quali comunque non parlava proprio così tanto.
    Sbuffò rumorosamente, indeciso sul da farsi. Era fatto così lui per organizzare qualcosa: indecisione, lampo di genio, indecisione, e così via. E poi all’improvviso, senza pensare più a niente, sfilò un foglietto di pergamena dalla sua borsa a tracolla, insieme alla sua piuma e alla sua boccetta d’inchiostro, cominciando a scrivere.*

    Citazione:

    Ciao Dubhe,
    perché non ci incontriamo a mezzanotte meno cinque sulla Torre dell’Orologio? Ho qualcosa per te.

    A presto,
    tuo Benjamin


    *Rilesse velocemente quel telegramma che aveva scritto, sottolineando l’orario perché sperava molto nella puntualità della ragazza. Va bene che non era molto difficile capire il motivo di quel appuntamento, ma era sempre meglio assicurarsene. Salì subito su per le scale a chiocciola che conducevano ai Dormitori Maschili, per poi svegliare il suo Barbagianni che se ne stava a ciondolare nella sua gabbietta.*

    Ho un compito per te. Mi raccomando, non mi deludere.

    *Si riferì al suo gufo, legando alle zampette con un filo di spago il bigliettino da consegnare alla sua ragazza. Gli rivolse un’occhiata severa, in modo che capisse che era di fondamentale importanza che arrivasse a destinazione, e lo vide spiccare il volo dalla finestrella che dava sopra la superficie del Lago. Sperava soltanto che andasse tutto bene.
    Per il regalo invece non aveva nessun problema, quello lo aveva già comprato, e anche in largo anticipo, visto che risaliva più o meno ad una settimana fa. Adesso non rimaneva che un’ultima cosa, fondamentale per la mezzanotte.
    Uscì immediatamente dalla Sala Comune, indossando il suo mantello invernale per coprirsi dagli spifferi d’aria: non voleva che proprio quel giorno si beccasse un accidente.*


    [Cucine del Castello | Ore 17:00]


    *Dopo aver attraversato metà dei Sotterranei, finalmente era giunto a destinazione. Senza perdere altro tempo si intrufolò di soppiatto nelle Cucine, situate esattamente al di sotto della Sala Grande. Non appena entrò, vide centinaia di Elfi Domestici all’opera nel preparare la cena di quella serata. Non voleva di certo disturbarli, ma il suo era un impegno davvero importante, e se per un giorno ci fosse stata una minestra in meno, non sarebbe morto nessuno.*

    Scusa, tu! Sì proprio tu, vieni un attimo.

    *Si rivolse al primo Elfo che gli capitò a tiro. Una volta avvicinatoglisi, gli indicò quello che doveva fare.*

    Senti, ti dispiace prepararmi una torta di compleanno? E’ per una ragazza, quindi per favore vorrei fosse realizzata con cura.

    *L’Elfo annuì freneticamente, e senza aspettare altro si mise subito all’opera. Cominciò a prendere i vari ingredienti che gli sarebbero serviti per preparare il dolce: qualche uovo, zucchero, panna, granella di noccioline, cacao, vaniglia e chi più ne ha più ne metta. Passò una buona mezz’ora, se non di più, e cominciava a salire dal forno un certo odorino di cioccolato. L’Elfo completò l’opera aggiungendo varie decorazioni, e finalmente era pronta.*



    *L’aspetto era decente, ma gli sembrava, come dire… abbondante. Pensava proprio che sarebbero avanzate diverse fette, ma almeno pensava che potesse fare la sua figura. A quanto pareva gli Elfi erano sempre molto frettolosi nel preparare le loro pietanze, e benché fossero gustose, non curavano molto i dettagli e la coreografia in generale. Pazienza, non poteva pretendere tutto da quella umile creatura Magica. Lo ringraziò in maniera educata e gentile, e come ultimo favore gliela impacchettò per bene.*



    *Con un sorriso stampato sulle labbra, uscì dalle Cucine, diretto nuovamente al suo Dormitorio. Fortunatamente nei Sotterranei non c’era nessuno, probabilmente doveva essere ora di cena o qualcosa del genere.*


    [Dormitorio Maschile Serpeverde | Ore 18:00]


    *Arrivato finalmente nel Dormitorio, posò la torta sul suo comodino con molta attenzione, per poi distendersi sul suo comodo e confortevole letto a baldacchino per riprendere il fiato e riposarsi. Poteva ritenersi abbastanza soddisfatto, aveva fatto del suo meglio per organizzare tutto quello, e ne andava davvero fiero. Se poi non lo avesse apprezzato, avrebbe fatto di meglio la prossima volta. Fece passare qualche minuto, forse si era anche addormentato sul letto, non lo sapeva, fatto stava che si ritrovò con la testa ciondolante oltre il bordo del letto, con la bocca spalancata. Si, si era decisamente addormentato. Doveva avere un aspetto orribile, nemmeno voleva vedere il suo riflesso allo specchio. Senza indugiare oltre, si diresse in bagno, azionando l’interruttore della doccia per pulirsi. Si rinfrescò piacevolmente sotto il flusso di acqua fresca, e dopo un buon quarto d’ora uscì. Si era preparato quello da mettere precedentemente, tutto bello stirato e ripiegato nel suo baule. Uscì la sua roba, e la indossò con tutta la calma di questo mondo.*



    *Nessuna giacca e nessuna cravatta per quell’occasione, non ne aveva di bisogno. Dopotutto era la sua ragazza, e un semplice abbigliamenti casual era adatto per l’appuntamento. Sperava solo che anche lei avesse fatto così, sarebbero stati solo loro due. Prese un grosso respiro, era ancora presto, ma adesso arrivava la parte più difficile: prepararsi psicologicamente. Cosa le avrebbe detto appena arrivata? “Auguri”? “E’ qui la festa?”? Non ne aveva la minima idea.*

    [Torre dell’Orologio | Ore 23:45]


    *Il momento era arrivato. Lui ovviamente si recato alla torre con qualche minuto di anticipo, non si sapeva mai Dubhe avesse pensato di presentarsi prima. Con il cuore che gli batteva a mille, era seduto su una panca che dava le spalle a un cielo stellato con la Luna splendente. La fortuna a quanto pareva era ancora dalla sua parte. Aveva poggiato sulla panca anche il regalo, impacchettato in una piccola scatola con un fiocco, e la torta ovviamente. Non restava altro che attendere.*

    @Dubhe_Dolohov


  • Dubhe_Dolohov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 569
        Dubhe_Dolohov
    Corvonero
       
       

    [Biblioteca | Ore 16.40]


    *Chiuse il libro con un tonfo secco. Di studiare, quel giorno, non ne aveva la minima voglia. E non per un motivo particolare, no. Solamente, era stanca di tutto lo studio che l'assaliva quei giorni. La stanchezza, per gli alunni del quinto e settimo anno, era come una compagnia costante, ormai. Perché i G.U.F.O. e i M.A.G.O. c'erano, nonostante tutto quello che poteva succedere, alla fine dell'anno.
    Dubhe, da per niente studiosissima Corvonero, era in Biblioteca. Non era raro, quell'anno, vederla seduta ad un tavolo con un tomo in mano con la fronte aggrottata assieme alle sopracciglia, in una tipica espressione concentrata che aveva quando studiava.
    Sorrise, all'amica Maya, che la guardava confusa, come se non capisse quello che le era preso.*

    Oh, insomma Maya! Siamo sui libri da dopo pranzo... la mia testa va in tilt se continuo a studiare!

    *Si giustificò, mentre raccoglieva le sue cose e si alzava dalla sedia, mentre la compagna di Casa e di studio -nonché di stanza- scuoteva la testa.*

    Non siamo tutti intelligenti come te, fattene una ragione!

    *Rise, poi. Rise con la sua risata che ultimamente stentava ad avere, quella cristallina, che faceva girare tutti perché appena appena squillante ma che ti faceva sorridere, contagiandoti per forza di cose.
    La Bibliotecaria la guardò alzando un sopracciglio, in un'espressione a metà tra il preoccupato e l'irritato. Borbottò qualcosa che assomigliava ad un "si, mi scusi" e poi uscì dalla Biblioteca, salutando con un piccolo sorriso e un cenno della mano Maya.*

    [Giardini | Ore 16.55]


    *Si era cambiata, sbarazzandosi immediatamente dell'odiata divisa che li uniformava tutti. Si era sbarazzata di quella e si era fatta una doccia calda, per poi prendere qualcosa per coprirsi ed uscire, diretta ai Giardini di Hogwarts. Non era freddo quel giorno, tutt'altro, e una passeggiata per sgranchirsi le gambe e rinfrescarsi le idee era quello che ci voleva.
    Sopratutto se il tuo compleanno era il giorno seguente.
    No, non centrava nulla, ma almeno avrebbe potuto pensare un po' a quello che avrebbe fatto l'indomani.
    Mentre passeggiava cercando di rimanere in equilibrio in una linea sbucata chissà come a terra, aveva iniziato a riflettere su quello che avrebbe deciso di fare.
    Una festa? Be', non sarebbe stata una brutta idea, no? Però, chi avrebbe invitato? E dove? E... e se l'avesse fatta con i compagni di Casa? Cos'avrebbe fatto con Benjamin? Insomma, lei voleva stare con lui, non con altri! Non che la presenza di altri sarebbe stata una brutta cosa, ma se ci fosse stato qualcun altro, non si sarebbero lasciati andare completamente, come facevano quando erano soli e lontani da occhi indiscreti. La sua sola presenza avrebbe reso il suo compleanno ancor più speciale, quella degli altri faceva solo da cornice.
    Certo, il suo compleanno era l'occasione che da tempo non le capitava: avrebbe sicuramente avuto il piacere di parlare -magari per poco, ma a lei sarebbe andato bene lo stesso- con amici con i quali non chiacchierava da tempo.*



    *Si stupì di se stessa e dei suoi pensieri. Da quando in qua lei voleva parlare con qualcuno? Si stava pur sempre parlando di Dubhe, la ragazza taciturna e introversa che non faceva mai vedere quello che provava!
    Si, era proprio cambiata in quegli anni. Anzi, era cambiata da quando aveva capito, quell'anno, che mostrare ciò che si prova non è un male, tutt'altro!
    Aggrottò la fronte. Un Barbagianni appollaiato su una panchina poco distante da lei la guardava. Un Barbagianni. Che la guardava. Era poi così bizzarro vedere una ragazza rimanere in equilibrio seguendo la prima linea che aveva trovato?
    Sorrise appena quando si accorse che il Barbagianni aveva un biglietto legato alla zampa. Forse non la stava guardando. Forse aspettava che lei andasse li a leggere il messaggio che le aveva mandato. Si, forse era proprio così.
    Eppure lei, quel Barbagianni, non lo conosceva! Magari era un'amica che non le aveva mai mandato una lettera, cosa ne sapeva lei! Se non fosse stata per lei, avrebbe chiuso rigorosamente la busta e avrebbe dimenticato ciò che aveva letto.
    Si avvicinò lentamente al Barbagianni, per poi prendere delicatamente la busta in mano. Con stupore e sollievo allo stesso tempo si accorse che l'indirizzata era proprio lei. Allora non si era sbagliata... meglio così.
    Aperta la busta, iniziò subito a leggere quella grafia ordinata che aveva scritto poche parole ma che la resero felice più di mille belle parole.*

    Citazione:
    Ciao Dubhe,
    perché non ci incontriamo a mezzanotte meno cinque sulla Torre dell’Orologio? Ho qualcosa per te.

    A presto,
    tuo Benjamin


    *Benjamin. Solo questo. Benjamin che la voleva incontrare. A mezzanotte meno cinque sulla Torre dell'Orologio. Questa poi! Sorrise, per poi fare una piccola carezza al Barbagianni e decidere di tornare dentro al Castello, alla Sala Comune.
    Quella passeggiata si era rivelata più fruttuosa di quanto sperasse.*

    [Sala Comune Corvonero | Ore 23.40]


    *Sgusciò fuori dal letto senza farsi sentire. O almeno così le parve fino a quando una bacchetta non le venne puntata addosso. Strabuzzò gli occhi. Era Maya, l'amica Corvonero e compagna di studio-relax. Insomma, cos'aveva fatto per essere beccata, quella volta? Era stata così attenta...!*

    Maya... io stavo andando a bere un po' d'acqua. Perché mi punti addosso una bacchetta?

    *Si giustificò subito, il tono di voce più basso possibile per non far svegliare Ludmilla che dormiva nella stessa stanza. Di certo il suo modo di mentire era da ammirare. Lo faceva così semplicemente, come se fosse naturale. Ma l'aveva fatto per molte cose, quella volta non sarebbe stata di certo l'unica.*

    E perché tu menti spudoratamente?

    *Aprì la bocca cercando una risposta, senza trovarla, visto il foglietto che teneva in mano. Quel foglietto.
    Era stata attentissima. Attentissima e agitata come una bambina il primo giorno di scuola.
    Quel pomeriggio aveva avuto la brillante idea di nasconderlo tra la moltitudine di vestiti che c'erano nel suo baule, sapendo che nessuno avrebbe messo li le mani, e ora se lo ritrovava davanti. La cosa era alquanto sospetta.*

    Volevo sistemarti il baule e ho trovato questo qui! Potrebbe essere pericoloso... lo sai?

    *Fece una smorfia, mentre cercava qualcosa da mettersi illuminando la camera con la punta della bacchetta. Le sembrava di sentire sua zia. E non le piaceva, infatti.*

    È pericoloso... certo. Con Benjamin le cose sono sempre pericolose

    *Borbottò sarcastica, mentre trovava finalmente una maglia e dei pantaloni decenti. Non aveva intenzione di mettere chissà che vestito, perché tra lei e Benjamin c'era sempre stata la semplicità. Insomma, niente vestiti appariscenti. Perché non era quello a cui badavano.
    Si vestì rapida, mentre sentiva la teoria di Maya.*



    Non ho detto questo! Solo... non farti beccare, ecco.

    *Ah, giusto. Si, ma lei mica era una sprovveduta, no? Avrebbe pensato anche a come non farsi beccare. Non era la prima volta che usciva così tardi durante la Scuola. Annuì, per poi tirare appena le labbra in un sorriso.*

    Non preoccuparti.

    *Disse semplicemente, per poi sgattaiolare via dalla stanza agile come una pantera.*


    [Torre dell'Orologio | Ore 23.50]


    *Vide la sua figura ancor prima di riuscire a vedere tutto il resto. Spiccava su tutto, era come se ci fossero delle frecce sempre ad indicarlo.
    Sorrise. Sorrise veramente, nonostante lui fosse di spalle e non potesse vedere quel sorriso che l'aveva illuminata tutta.
    Era da quando le era arrivata la lettera che era... cosa? Agitata, emozionata, in preda alla tachicardia come se fosse in preda ad una crisi ormonale?
    Si, proprio così. Non vedeva l'ora di vederlo, di poter stare con lui, finalmente, dopo tempo remoto! Succedeva sempre così, tra loro. Si cercavano, si trovavano. E stavano insieme, come se fosse la cosa più bella di sempre. E, per Dubhe, era proprio così.*

    Se ci beccano, siamo nella cacca di Drago.

    *Sibilò, quando fu così vicina a lui da poter quasi sentire il suo respiro e il battito del suo cuore, nel silenzio più totale della notte. Sorrise, per poi abbracciarlo da dietro, sentendo solo in quel momento quanto gli fosse mancato in quei giorni. In quel mese.
    Si, un mese, forse più, che non si vedevano. Dallo Yule Ball, ad essere sinceri.
    La scuola, i G.U.F.O. gli impegni, il Quidditch, li avevano presi e loro non erano riusciti a ricavarsi un po' di tempo per loro.*

    Ciao...

    *Sussurrò poi contro il suo collo, quando a quella voglia di abbracciarlo si sommò quella di baciarlo. Ma doveva trattenersi, almeno un po'. Almeno per ora.*

    @Benjamin_Brown,




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  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    *Attendeva con ansia il suo arrivo, mentre nel frattempo si sfregava le mani per il freddo. Ma con lei vicino non si sarebbe certo a sbraitare come un folle per la temperatura, anzi, si sarebbero riscaldati a vicenda, non c’era nessun problema. Maledisse quello stupido cardigan giallo canarino che aveva messo solo per essere più appariscente: perchè l’aveva fatto? Era di un cotone così leggero che una piuma al confronto avrebbe avuto il peso di una tonnellata.
    Pochi minuti, e lei sarebbe arrivata. minuti? No, forse era solo questione di pochi secondi. Alla fine era un appuntamento particolare, non come tutti gli altri che avevano avuto -non che fossero molti. Il cuore cominciava a martellargli il petto ad una velocità irregolare, sapeva che era colpa dell’ansia e non poteva farci niente. ma ormai ci era abituato. ansia di qua, ansia di là, ansia dappertutto. Eppure aveva sentito che esistevano dei rimedi babbani. Certo, ormai era così in sintonia con il mondo gabbano che si sarebbe stupito se prima non avesse affrontato il problema da un punto di vista prettamente magico. Nel suo mondo esistevano le pozioni, se l’era mica dimenticato?*

    ”Ma che razza di pensieri ti vengono a quest’ora?” - “Ah boh, sarà perché è tardi. Ho sonno.” - “Dormiglione.”

    *A momenti si picchiava il cranio. Cosa ne poteva sapere Mrs. Coscienza delle fatiche che era costretto a sopportare ogni giorno? Cosa poteva insinuare? Nulla, assolutamente il nulla più completo. Ma invece no, lei esisteva per fracassargli le scatole, essere di peso per lui. In quasi nessuna occasione gli era stata utile… quasi. ogni tanto diciamo che gli è servita per mantenere l’autocontrollo di sé stesso e andare avanti. Ma niente di più.
    Il capo si chinò leggermente in basso, osservando il pacchetto e la torta che giacevano accanto a lui, pronti per essere aperti ed essere sbranati o indossati. Sì, perché quello che aveva deciso di regalare a Dubhe era un accessorio, e molto costoso anche. Però era particolare, perché non era ancora completo. Diciamo che si completa con il tempo, con le esperienze che si fanno, positive o negative che fossero. Sì, era proprio per questo che gli piacque un sacco come regalo di compleanno, ma sapeva che poteva fare di meglio.*

    ”Si può sempre migliorare.”

    *Pensò benjamin tra sé e sé. Fece una serie di respiri profondi e delicati, aiutandosi con i polmoni e il naso. Non aveva voglia di essere nervoso, ne aveva motivi per esserlo. Perché? Perché sempre lui? Complessi sopra complessi, domande e dubbi a raffica, e mai delle risposte certe, sensate e argomentate a dovere. Eh sì, c’era questo lato di lui che forse nessuno conosceva, forse nemmeno lui. E se fosse tutto un complotto di quella sua signorina Coscienza diabolica? Probabile.
    Dei passi rapidi e silenziosi alle sue spalle. Li sentiva forti e chiari, potevano essere distanti pure mille miglia, ma lui li percepiva, e i motivi erano svariati. Innanzitutto c’era un silenzio tombale, specialmente verso quell’ora tarda, perciò era in grado di sentire tutto. E poi, come poteva non riconoscere quel tipo di passi? Li avrebbe riconosciuti fra mille. Mille? No, macché, un milione, un’infinità. Perché ormai era diventato naturale per lui, sebbene non la vedesse spesso. Ma non ne aveva bisogno, perché sapeva che ci sarebbe stata sempre.
    Il cuore cominciò a battere più forte, e aveva una strana paura che anche lei potesse avvertirlo, tanto era il silenzio. Non si girò, restò di spalle, era divertente fare queste tipiche scenette del tipo: “Oh, ma eri tu allora!”. Sì, gli piacevano molto. In preda all’ansia, si grattò pian piano la nuca con la mano destra, prima che una voce lo cogliesse alle spalle, e lo portasse nel suo mondo… nel loro mondo.
    Si abbandonò a quella sensazione piacevole che poteva provare solo con lei e con nessun’altra, qualcosa di indescrivibile, meraviglioso e celestiale. Era un sentimento troppo forte da comprendere, ma non gli interessava conoscerlo, perchè era così piacevole da farti dimenticare tutto. Sorrise, chiudendo gli occhi e lasciandosi cullare da quelle parole così dolci e soavi, leggere e delicate all’udito.
    Poi si sentì cingere tra i fianchi, e anche lui si lasciò trasportare da quel andamento che gli ricordava tanto le onde del mare. ormai era entrato in questo mondo, e nessuno poteva più distoglierlo. però non doveva dimenticarsi del suo obiettivo principale: il compleanno.
    Mosse le mani in direzione delle sue, le trovò, le accarezzò, e le strinse delicatamente come fossero fatte di materiale prezioso e rarissimo, introvabile.*

    Ciao…

    *Le sussurrò in risposta al suo saluto, continuando a sorridere. Basta, era troppo forte anche per lui, e sapeva che anche lei lo voleva davvero. Si girò, portando le mani della ragazza dietro il suo collo, mentre le sue andavano a stringerla in vita. I loro visi adesso era vicini, vicinissimi, ancora più vicini… e si baciarono. Era da tantissimo tempo che non lo facevano, e poi con loro due soli era tutt’altra cosa. Anche se si erano visti allo Yule Ball, non potevano di certo comportarsi in questo modo. Ma adesso sì che potevano farlo, perchè erano soli, non li spiava nessuno. Sentiva il suo profumo invadere le narici, mentre il cuore del ragazzo sembrava ormai essersi calmato, andando invece al ritmo di quello della ragazza, diventando una cosa soltanto.*



    *Era un momento bellissimo per loro, un momento di raccordo interiore, di felicità assoluta e di serenità che non si poteva descrivere con delle semplici parole. Le loro labbra si separarono, mentre un dubbio lo tormentava, come se fosse ripiombato drasticamente nella realtà.*

    ”L’ora…”

    *Era questo che lo tormentava. Guardò Dubhe negli occhi, sorridendole e dandole una carezza, per poi osservare l’enorme orologio della Torre. Mancava esattamente un minuto, solo un minuto. vedeva la lancetta dei secondi muoversi, mentre il pendolo segnava il periodo.*

    Cinquantanove, cinquantotto, cinquantasette, cinquantasei…

    *Sorrideva ancora, e continuava a guardarla negli occhi, mentre faceva il conto alla rovescia per il giorno più bello della ragazza, e magari anche suo. Se era contenta lei, lo era anche lui.*

    @Dubhe_Dolohov


  • Dubhe_Dolohov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 569
        Dubhe_Dolohov
    Corvonero
       
       

    *Sorrideva appena, ma quel sorriso le illuminava gli occhi. No, non era il suo sorriso ad illuminarla: era lui. Lui con i suoi occhi verdi e azzurri che non aveva ancora visto, quella sera. Era di spalle, ancora per poco. Perché, lo sapeva, entrambi avrebbero ceduto, da un momento all'altro. Uno dei due.
    Sorrise, di più, facendo fuoriuscire una nuvoletta di vapore dalle narici, quasi fosse un drago, quando lui le cercò le sue mani, trovandole e stringendole con delicatezza indescrivibile, quasi avesse tra le mani qualcosa di fragile e prezioso. Un brivido di freddo la fece rabbrividire appena, nonostante fosse più che vestita.
    Forse non era di freddo. Forse era lui. Si, probabilmente era lui e il suo fascino serpeverdesco. *

    Ciao…

    *Sussurrò lui, mentre un sorriso gli si dipingeva in volto ma Dubhe lo poté vedere solamente di profilo, vista la posizione. Sorrise anche lei, felice che lui fosse li. A lei sarebbe bastata la sua presenza per rendere un momento indimenticabile, ma non sarebbe bastato solamente quell'abbraccio, come contatto. Come segno di quel legame che li univa indissolubilmente.
    Lasciò che si girasse, forse più velocemente di quanto avrebbe voluto far vedere, facendole adagiare le mani dietro il suo collo e portando le sue mani alla vita, quasi stessero per ballare.
    Ma, lo sapevano entrambi, non si sarebbero messi a ballare. No, avrebbero fatto ciò che bramavano da un bel pezzo. Lei non vedeva l'ora. Era troppo tempo che non sentiva il sapore delle labbra di Benjamin, era troppo tempo. Troppo tempo che non sentiva le labbra del suo ragazzo premute contro le sue, con passione, dolcezza e delicatezza allo stesso tempo.
    I loro nasi si sfioravano, mentre entrambi cercavano di ridurre ancor di più quella lontananza.
    Da quant'era che non lo baciava veramente, potendo assaporare il bacio lentamente, ma gustandoselo? Forse, neppure allo Yule Ball, quando si erano incontrati, c'era stata tutta la passione. Probabilmente a causa di tutta la confusione e di tutte le persone che li circondavano. Non sarebbe più stata una cosa loro e la delicatezza e la riservatezza che avevano non ci sarebbe stata.
    E poi, le loro labbra si sfiorarono. E si baciarono, finalmente. Sorrise, mentre lo baciava.
    Sentiva i capelli di lui solleticarle appena il viso, con delicatezza.
    Sentiva il cuore di Benjamin rallentare la sua corsa, come se avesse finalmente trovato la sua pace. E il suo fece altrettanto, mentre, un po' commossa da ciò che aveva dedotto, lo baciava con dolcezza.
    Voleva fargli capire quanto le fosse mancato, quel contatto. Ma anche lui, quanto aveva desiderato stare con lui, da soli.
    Perché anche se erano dello stesso anno, non riuscivano mai a trovare il tempo per loro.
    Ora, finalmente, l'avevano trovato.
    E non le interessava se era stata agitata per ciò che sarebbe successo quella notte.
    Semplicemente, si godette quel bacio che sapeva di casa.
    Aveva chiuso gli occhi e non si era resa conto che le loro labbra si stavano allontanando se non quando, effettivamente, si lasciarono definitivamente.
    Si morse il labbro inferiore per non far notare quanto, in realtà, avrebbe desiderato ancora quelle labbra.
    Lui sorrise, guardandola negli occhi. E solo in quel momento si rese conto che anche i suoi occhi indagatori le erano mancati moltissimo. Quegli occhi che l'avevano catturata con un solo sguardo.
    Sorrise, lui, per poi farle una carezza, facendola sorridere.*

    Cinquantanove, cinquantotto, cinquantasette, cinquantasei…

    *Inizialmente non capì. Insomma, stava facendo il conto alla rovescia per che cosa? Poi, le venne in mente il probabile motivo per il quale lui l'aveva chiamata. Il compleanno, no?
    Era così... felice. Era felice come non mai in quel momento. Era serena, felice, perché lui voleva passare con lei quei secondi che la distanziavano dal compiere quindici anni.
    Quindici anni... erano volati! Se pensava a quante cose erano successe -belle e brutte che fossero- poteva giurare che non fossero passati poi cinque anni, dal suo primo anno ad Hogwarts.*

    Grazie...

    *Sussurrò solamente, contro il suo petto, per poi appoggiare la testa sulla spalla di Benjamin e chiudere gli occhi, beandosi di quel conto alla rovescia fatto solo per lei.
    Per lei. Lui faceva qualcosa per lei, per il suo compleanno.
    Sorrise, gli occhi chiusi, mentre le mani scivolavano lungo i suoi fianchi alla ricerca di quelle del Serpeverde. Quando le trovò, intrecciò le loro dita, perché la sensazione che provava quando lo faceva era come se dicesse "Non sei sola. C'è lui".
    E le piaceva, sapere di non essere sola, di poter contare su di lui.
    Le piaceva sapere che era forte anche grazie a lui, che lui la rendeva forte, anche se non se ne rendeva conto.
    Forse, non lo sapeva, lui. Non sapeva quanto stesse facendo per lei, quanto lui e le sue azioni influenzassero positivamente Dubhe.
    Benjamin faceva tutto ciò senza saperlo, senza sapere che la stava cambiando. Che la stava rendendo più solare, nonostante la ragazza misteriosa in lei non fosse scomparsa.
    Sorrise, perché lui la rendeva migliore.*

    @Benjamin_Brown,


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    *Benjamin continuava a contare, come se non potesse fare altre cose all’infuori di quella. Ed era proprio così, perché finalmente, dopo tanto tempo, lui si sentiva felice e spensierato. Non si sarebbe stancato mai di ripeterlo, perché ogni volta che lo faceva si sentiva sempre più motivato ad andare avanti: lei gli infondeva coraggio, audacia, voglia di fare e di vivere. Nessuna Pozione o Incantesimo di vario genere era capace di farti questo effetto, se non temporaneo, mentre lei lo faceva sempre, con una costanza ammirevole. Il cuore non cessava di battere, minuto dopo minuto, imitando quello della sua compagna.*

    Quaranta, trentanove, trentotto, trentasette, trentasei…

    *Il suo tono di voce era accompagnato da un sorriso, un sorriso rivolto alla ragazza che chiunque avrebbe desiderato, solo conoscendola. Eppure lei aveva scelto Benjamin, anche se ancora lui non men aveva compreso bene il motivo, e forse non lo avrebbe compreso mai. Cosa c’era di così unico e particolare in lui? La bellezza andava bene, ma ormai era ben più che risaputo: era qualcosa di passeggere, un aspetto inutile di una persona, che non rivelava tutti gli aspetti di essa. No, ci voleva per forza qualcosa di più, un dettaglio che a lui momentaneamente sfuggiva, e che aveva spinto quella ragazza a credere in lui.*

    Venti, diciannove, diciotto, diciassette, sedici…

    *Il conto alla rovescia continuava, e ormai mancava veramente poco al suo compleanno. La mano di Dubhe trovò quella di Benjamin, e diventarono un tutt’uno con le emozioni che circolavano freneticamente nelle loro vene. E, non sapeva bene come, ma tramite quel contatto riuscivano a trasmettersi tutto quello che provavano in quel preciso istante.
    All’improvviso si ricordò che c’era un particolare importante del quale si era completamente dimenticato: la torta. Si voltò di scatto verso la panchina alle sue spalle, e senza pensarci due volte lasciò la mano della ragazza con una lieve carezza, prese la torta, e la uscì fuori dal pacco che la portava. Ormai mancavano pochissimi secondi, doveva essere velocissimo, più rapido del vento… no, della luce.*

    Ecco, questa è per te.

    *Gliela presentò, con la candela già pronta per l’occasione.*

    Cinque, quattro, tre, due, uno…

    *Le fece gesto di soffiare, e in quei pochi centesimi di secondo che sembravano non voler passare più, si vide tutto il loro rapporto, come un flash. Vedeva loro conoscersi sotto il platano Picchiatore, vedeva lui, ancora piccolo e ingenuo, leggere un libro e fregarsene di lei. E poi vedeva lei, unica nel suo genere, spettacolare e meravigliosa, e quasi gli venne l’istinto di scusarsi per averla trattata in quella maniera la prima volta. Beh, ma dopotutto era ancora un “fighetto”.
    Adesso stava tutto a lei, solo gli ultimi dieci centesimi, ed era fatta.*

    @Dubhe_Dolohov


  • Dubhe_Dolohov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
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        Dubhe_Dolohov
    Corvonero
       
       

    Quaranta, trentanove, trentotto, trentasette, trentasei…

    *Sorrise contro il suo collo, mentre lui continuava a contare, per lei. E non si spiegava neppure il motivo, ad esser sinceri.
    Non si spiegava il motivo per il quale lui era felice che lei compisse gli anni. Probabilmente, non lo sapeva neppure lei. No, lei lo sapeva. Almeno, quell'anno ne era sicura. Sicura di ciò che provava.
    Stava passando con lui il suo compleanno, cosa poteva renderla più felice? Se la data aveva permesso loro di trovarsi, forse il giorno del suo compleanno non era poi una brutta data, no?*

    Venti, diciannove, diciotto, diciassette, sedici…

    *Aveva intrecciato le sue mani, ma lui, dopo poco, si allontanò, fermando il conto alla rovescia che però continuò nella mente confusa della Corvonero. Aggrottò la fronte, non riuscendo a capire cosa volesse fare.
    Il suo sguardo lo seguì fino a quando non incontrò una scatola per dolci, e subito sorrise.
    Un dolce. Per lei.
    Le si strinse il cuore, al pensiero che quello era il suo ragazzo. Che aveva scelto lei, non altre. Non era un sogno, no.
    Era lui, a renderlo tale. Un bellissimo sogno, uno di quelli ad occhi aperti, di quelli dove non serve svegliarsi perché si trattava della realtà.*

    Ecco, questa è per te.

    *Le disse, portandogliela davanti. Lei, nel frattempo, era rimasta li dove l'aveva lasciata, troppo emozionata e presa dai suoi pensieri per poter far caso a qualcosa che non fosse la felicità, lo stare bene, che gli trasmetteva lui.
    Sorrise, vedendo la candelina, quell'unica candelina che le sembrava perfetta. Perfetta come la torta che aveva davanti, nonostante non fosse perfetta come quelle che aveva visto al negozio di Dolci di Shana.
    Ma a lei andava bene così. Si diceva "L'importante è il pensiero"... e per lei contava solo quello.
    Quella torta, grazie al pensiero dolce di lui, era diventata la più bella e probabilmente buona che potesse ricevere per il compleanno.
    Se pensava che lei non aveva avuto il tempo per fargli qualcosa, al suo, di compleanno... e lui era stato così gentile, così dolce, così... dannatamente perfetto.
    Lo amava, si, lo amava proprio. Anche per quel suo non aver nulla sul quale lamentarsi, per il suo essere così dolce nonostante lei non avesse fatto nulla al suo compleanno.*

    Benjamin...

    *Stava per dire qualcosa, la voce tremula, rotta dall'emozione, ma lui non la lasciò finire. Ormai mancavano pochissimi secondi e il Serpeverde, dopo l'interruzione per prendere la torta, non aveva più smesso di contare.
    Sorrise, ascoltando la voce che più amava tra tutte, mentre gli occhi le si facevano lucidi per un motivo che non sapeva spiegarsi neppure lei.*

    Cinque, quattro, tre, due, uno…

    *Seppe subito cosa fare, ma lui le fece comunque gesto di soffiare. Un fugace sorriso verso di lui per poi strizzare appena le labbra e far uscire l'aria, facendo spegnere la candelina.
    Sorrise ancora, ma di più, con gli occhi che brillavano di gioia e amore, amore che provava per lui.
    In quel momento, il groppo alla gola che aveva si fece ancora più presente, come se le potesse ricordare solo così che lei doveva riscattarsi, fargli vedere che anche lei sarebbe riuscita a renderlo felice.*

    Io...

    *La voce nulla più che un sussurro, mentre cercava qualcosa da dire, un modo speciale per ringraziarlo. Un modo tutto suo. Non con un "ti amo", perché entrambi sapevano che non era necessario dirselo, perché era evidente.
    Sorrise appena, per poi trovare la frase giusta, quella che lei avrebbe detto sicuramente, in altre circostanze.*

    Io sono stupita che tu, siccome non abbiamo festeggiato il Capodanno insieme, voglia farlo ora.

    *Dove l'aveva trovata non lo sapeva neppure lei. Forse, aveva preso spunto dal conto alla rovescia, tipico del Capodanno.
    Era una frase pessima, che in altre occasioni sarebbe stato il tipico segnale d'allarme che diceva "stare alla larga!" perché così era il suo modo di allontanare le persone. Eppure con lui voleva essere tutto il contrario.
    Perché non era brava a dire grazie e glie lo aveva già: non voleva cadere sul ripetitivo.
    Voleva semplicemente essere se stessa, ma in modo diverso. Lo scrutò attentamente con i suoi occhi azzurri, cercando di cogliere un segno che le avrebbe permesso di pensare di non aver sbagliato, con una frase del genere.*

    @Benjamin_Brown,


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
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    *Il momento era finalmente arrivato, e come si era giustamente aspettato, Dubhe spense la candelina con un flebile e dolce soffio. La amava, si amavano, e non poteva esserci cosa più bella. Ma prima di spegnere la candela, proprio in quei piccoli centesimi di secondo, accadde qualcosa alla ragazza. Notò che stava cercando di dire qualcosa a Benjamin, anche se non sapeva perfettamente cosa. Continuava a mormorare piccole parole, piccole sillabe di una frase non ben chiara a lui. Eppure non sentiva il bisogno di capire,p echè a loro bastava un minimo sguardo, uno scambio di sorrisi, per capirsi al volo e aiutarsi a vicenda. Sì, perché loro erano fattiu così, vivevano sempre nella speranza di potersi incontrare più spesso del solito, ma ogni occhiata e frecciatina lanciata fra i corridoi del Castello era unica. Ogni momento passato con lei era di fondamentale importanza, sebbene fossero piccoli minuti che trascorrevano insieme, fra una lezione e lì’altra. Era come se fossero entrati in sintonia l’uno con l’altro, sperando vivamente di poter instaurare un rapporto splendido.*

    ”Oh, ma è già splendido così com’è.”

    *Pensò Benjamin fra sé e sé, mentre cominciava a levarsi nell’aria quel tipico odorino di fiamma appena spenta, che ti entrava su su nelle narici fino ai polmoni, invadendoti tutto di quell’aria di compleanno e festa. Ma quella poteva considerarsi una vera e propria festa? Erano in due, ma se la stavano sassando. Sì, era una festa. un festino privato, se si voleva essere più precisi, ma stavano pur sempre festeggiando il suo compleanno, quello di Dubhe.
    Il ragazzo osservò la torta incuriosito: era rimasta intatta. E pensare che aveva fatto i salti mortali durante il tragitto per andare alla Torre dell’Orologio ed essere puntuali. I Sotterranei erano molto più distanti rispetto alla Torre dei Corvi, per questo era partito in largo anticipo rispetto alla sua ragazza.*

    ”E’ bellissima.”

    *Non voleva dirlo ad alta voce, né tanto meno a lei. Ma non perché provasse vergogna oppure non lo pensava veramente, ma semplicemente per il motivo che non ce n’era bisogno. loro non ricorrevano a parole sdolcinate per dichiarare ed esprimere i loro sentimenti, agivano e basta. Insomma, i fatti valevano molto più di mille parole, questo era poco ma sicuro.
    Adesso le parole della ragazza sembravano molto chiare e concise, forse prima aveva paura di parlare per non rovinare quel momento più che magico. Fece una battuta, e davvero pessima. Pessimissima, qualcosa che andava al di sopra del pessimo. E qui Benjamin fece trasparire la Serpe che c’era sempre stata in lui e ci sarebbe sempre stata.*

    Dubhe, era pessima.

    *Rivelò sincero, ma ovviamente sorridendo alla ragazza. Non era mica arrabbiato o dispiaciuto, aveva semplicemente detto la verità, come erano abituati a fare sempre. Ogni tanto al ragazzo veniva il dubbio se lei bevesse qualcosa di strano, tipo una Pozione Pessima o chissà quale altra sadica invenzione. Ma poi la vedeva, e sapeva che sarebbe rimasta sempre la stessa interiormente.*

    Oh, quasi dimenticavo!

    *Disse il Serpeverde alzando l’indice destro in aria, come se avesse avuto un lampo di genio, per poi andare a prendere la scatolina con dentro il regalo per Dubhe. Sin dalla forma si poteva capire che cosa contenesse dentro, era sicuramente un accessorio, ma poteva essere benissimo un paio di orecchini, come poteva essere una collana, come poteva essere un… Nargillo.*

    Questo è per te. Auguri, buon compleanno.

    *Si rivolse a lei con tono dolce, quello che usava sempre, solo ed esclusivamente con la sua ragazza. Le porse con fare cortese la scatola impacchettata per bene con un fiocco, accompagnando il tutto con un sorriso più che sincero. Quel sorriso rappresentava lui, e tutta la gioia che aveva messo nel farle quel regalo per il suo quindicesimo compleanno.*



    —>
    @Dubhe_Dolohov, questo qui è il regalo :3