Hogsmeade
Hogsmeade


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584673
       
       



    Role Aperta da Dubhe_Dolohov


  • Dubhe_Dolohov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 757
        Dubhe_Dolohov
    Corvonero
       
       

    {Hogwarts - Biblioteca, 16.10}


    *Sorrise, rendendosi conto di star sorridendo alla libreria. Al nulla.. di nuovo. Oh diamine, stava diventando proprio ridicola. Si passò una mano sul viso, scuotendo la testa. Doveva smetterla di sorridere. Doveva smetterla anche solo di scoppiare ridere completamente a caso. Sopratutto in Biblioteca, dove le persone normali si trovavano per studiare. Non come lei che ci andava una volta ogni secolo, proprio se necessitava di trovare un libro importante che le interessava. E quel giorno c'era andata.. perché non lo sapeva neppure lei. Nascose il sorriso che le spuntava sulle labbra ogni tre per due abbassando la testa. Chiunque si sarebbe insospettito, a vedere una studentessa così contenta in Biblioteca. Anche se era una Corvonero. E sopratutto se si trattava di Dubhe. Era troppo su di giri, dopo sabato. E come non esserlo? Aveva rivisto Alexander. Alex. Il suo Alex. Non che poi fosse realmente suo.. stentava a credere che potesse essere realmente di qualcuno, lui. Era troppo libero, troppo indomabile. Era un po' come il vento che le accarezzava i capelli quando usciva dalle mura protette di Hogwarts. Non sapeva mai se l'avesse trovato tiepido e delicato, un semplice sfiorarle il viso con le sue mani invisibili, o se le sfiorasse la pelle con violenza, uno schiaffo, la raffica di vento che le scompigliava i capelli. Eppure lei lo amava lo stesso. Era mai possibile? Indipendentemente da come l'avesse trovato quel giorno, lei riusciva a farselo piacere comunque. La Bibliotecaria inarcò un sopracciglio, quando la vide sorridere, raggiante, scrivendo rapidamente un messaggio su un foglietto di carta. Come se una persona, lì dentro, non potesse essere felice. E invece Dubhe Dolohov era felice, e chi mai glie l'avrebbe impedito? Non certo quel sopracciglio seccato. Le sorrise quasi, sbruffona, prima di uscire rapidamente dalla Biblioteca. No, non era certo il posto migliore dove rallegrarsi della propria vita. Che poi, "rallegrarsi della propria vita", una vera e propria iperbole. La sua vita non era mai stata molto luminosa, se non in quel momento, mentre si sentiva una bambina in preda all'allegria di un regalo appena scartato. Non riusciva proprio a capacitarsi di come fosse stata così sciocca da non chiamare Alexander non appena ne aveva sentita la mancanza, mesi prima. Era stata davvero così orgogliosa da non potersi permettere due righe scritte, come in quel momento? Alzò gli occhi al cielo, prima di correre in Guferia per un istante, prima di inviare con il suo barbagianni il messaggio all'unica persona in grado di farle spuntare quel sorriso sulle labbra.*

    Citazione:
    Ehi Morgenstern,
    Mh, senti.. ci troviamo? Andiamo da qualche parte? Ho un permesso per Hogsmeade, e non so cosa fare qui, senza di te. Mi annoio.
    Non fare annoiare una Dubhe selvatica. Lo so che tu sei abituato a fare quelle cose noiose che fate voi adulti ma, ehi, cerco solo di farti sparire le rughe dalle guance c:
    Hogsmeade, al Parco. Tra dieci minuti. Se arrivi in ritardo, sei un uomo morto!
    D.


    {Hogsmeade - Parco del Villaggio, 16.20}


    *Ed eccola lì, spensierata e felice, a guardarsi intorno con i capelli al vento. Vento così fresco, così frizzante, così vivace, mentre lei borbottava tra sé e sé di quanto fosse impossibile avere dei capelli decenti se c'era il vento che ti mandava all'aria la bella piega che avevano preso. Aveva bisogno di avere dei bei capelli e il vento sabotava tutto. Alzò gli occhi al cielo, guardandosi intorno, avviandosi quindi verso il parco del villaggio. Vento che assomigliava così tanto ad Alexander. Alexander. Diamine, ogni cosa le ricordava lui. Ed era terribile come se ne fosse accorta solo in quel momento. Di quanto lui fosse sempre lì, con lei. Di quanto lo volesse, con lei. Non aveva avuto il coraggio di dirglielo, tre giorni prima, sulla Riva del Lago, troppo preoccupata che lui potesse anche solo decidere di andarsene. Avrebbe avuto un motivo in più, sapendo quello che lei provava. E certo non voleva che lui se ne andasse. Si ripromise di mettere a tacere i suoi sentimenti, per il bene della loro amicizia. Non poteva pensare di perderlo ora che l'aveva di nuovo accanto a sé.
    In piedi, in mezzo al Parco. Sola, come l'idiota che era, mentre lui si faceva attendere. Talvolta aveva il dubbio che fosse lui la primadonna tra i due, e che bisognasse quindi che lei aspettasse che la sua figura così mascolina si presentasse all'appuntamento. Appuntamento. Faceva un bell'effetto, pensare che avessero un appuntamento. Ma non lo era. Era solo.. un incontro. Tra amici. Migliori amici. Alexander e Dubhe. Arrossì leggermente. Oh dannazione, era davvero fregata.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 280
       
       

    [Villa Morgenstern, Londra, ore 16:00]




    *Possibile che qualcuno potesse sorridere quasi in ogni istante della giornata senza procurarsi una paralisi facciale? Oh si, ed Alexander ne era la prova. Era al secondo piano della sua villa ereditata dalla famiglia, in una stanza che aveva adibito ai suoi allenamenti. Rideva, spostando lo sguardo da una parte all'altra e vedendo lei, unicamente lei, per sempre lei. Non poteva guardare nulla, una sedia, un sacco da boxe, una porta aperta senza che ci vedesse comparire Dubhe Dolohov, ragazza che l'aveva a dir poco conquistato. Accidenti, andava male. Se a questo aggiungiamo che un certo Gmork, un boa constrictor parecchio impiccione, in quel periodo stava dando il meglio di sé... beh, Alexander era fregato per davvero. Forse erano stati gli stessi comportamenti strambi del padrone ad aver ridestato il buon umore e la curiosità del rettile che, da qualche giorno a quella parte non chiudeva più il becco. Insomma, un ragazzo di un metro e novantatré con una buona massa muscolare non passa mai inosservato normalmente, ma quando inizia ad inciampare un continuo, avere un sorriso perennemente stampato in faccia, essere distratto come mai prima d'allora, beh, la curiosità verrebbe a chiunque.*

    Cosa vedo, un sorriso.... era dall'ultima volta che ti ho guardato che non ne vedevo uno.

    *Sibilò il rettile nella sua lingua, dando inizio ad una discussione che riporterò nella nostra per motivi, invero, piuttosto ovvi. Cosa rispose Alexander? Un bel niente. No, non è che lo ignorò... non lo sentì proprio. Si, ormai era in un mondo tutto suo, un continuo "Dubhe di qua, Dubhe di la" che gli avrebbe fatto accapponare la pelle, normalmente, ma che adesso era diventato il suo vero e proprio mondo. Pensava continuamente a lei? Si. Immaginava un miliardo e più di modi diversi in cui abbracciarla e altrettante scuse per non farla più separare da sé? Assolutamente si. Si sentiva un cretino? Si. Gli dispiaceva? Assolutamente no. Lei era il suo unico motivo di gioia, una pura ed assoluta ondata di felicità che mai avrebbe creduto possibile. Era nei suoi pensieri per ogni cosa, in ogni momento ed occasione.*

    Perché non vai da lei?

    *Forse quella volta Alexander sentì il suo famiglio unicamente perché ripeté le stesse parole che si chiedeva inconsciamente da ormai diverse ore a quella parte. Perché non andare da lei? Perché non vederla? Il solo pensiero di poterla stringere ancora a sé, di sentire il profumo della sua pelle e il dolce battito del suo cuore lo faceva... si, rischiare di cadere faccia a terra dal salto alla corda, proprio come in quel momento. Il rettile fece finta di nulla, Alex quasi non se ne accorse che già aveva preso a pensare a lei: si, questa volta le avrebbe scritto per primo! E fu il rumore delle ali d'un barbagianni che entrava in casa a farlo desistere. Planò leggiadro, posandosi sul piccolo tavolino in legno poco più in là, facendo fermare di colpo il ragazzo che, con un gran sorriso, buttò a terra la corda e gli andò incontro. Di solito Dubhe usava quel gufo per mandargli messaggi, e fu la sua grafia sottile e meravigliosa a fargli fare una vera e propria capriola al cuore.*

    Sei diventato rosso... hai la febbre?

    *Il ragazzo scosse forte la testa, imbarazzato, guardando il rettile con un sorrisino a dir poco titubante, rigirandosi la lettera fra le mani ed Appellando un biscottino per gufi che, una volta che fu nel becco del volatile, lo fece uscire tutto soddisfatto dalla finestra. In tutto ciò Gmork continuava a guardarlo interrogativo, stretto nelle sue spire, la piccola lingua che sondava l'aria nella stanza.*

    Non essere sciocco! Mi sento perfettamente, io... non sono rosso.

    *Concluse il ragazzo, sapendo benissimo di non aver convinto neppure sé stesso, mentre il serpente continuava a guardarlo con i suoi occhietti vispi, giungendo alla conclusione che quel biglietto fosse da parte della "ragazza del mistero" che stava stravolgendo così tanto il suo padrone.*

    Capisco... quindi devi accoppiarti.

    *L'urlo che il ragazzo cacciò sotto forma di "GMORK!!!" superò tutti i decibel che potreste ipotizzare, in una via di mezzo fra scioccato ed imbarazzato. Naa, era più imbarazzato. Sapeva che nel mondo animale, almeno per le serpi non esisteva il concetto d'amore. Amore? Era davvero così? Dunque era realmente questo che provava?*

    E riprende a sorridere, come un imbecille...

    *Ok, stava davvero perdendo il contatto con la realtà. Rilesse quel biglietto almeno una decina di volte, guardando più volte l'orologio e l'ora indicata. E poi scattò. Si spogliò lungo il corridoio, buttandosi nella doccia sotto un'acqua alla quale non diede il tempo di scaldarsi, uscendone alla velocità della luce. Probabilmente nessuno si era mai lavato tanto velocemente, ma almeno poteva dire che era l'unico scemo ad aver qualcosa da sorridere sotto la doccia, così come i tizi in pubblicità.*

    STO USCENDO!!!

    *Urlò al famiglio, mettendo la giacca ed uscendo fuori casa, comprando un pacco di cioccolatini da portare e tornando nel proprio giardino, dove si smaterializzò vero Hogsmeade.*


    [Hogsmeade, Parco del Villaggio, 16:21]




    *Con un sordo "crack" Alexander apparve qualche metro più in là, la scatola di cioccolatini nella tasca interna della sua giacca, magicamente ampliata, mentre il vento forte gli alzava il cappuccio sul viso. Decise di sistemarlo appena, lasciandolo lì. Insomma, inutile lottare contro il vento, così com'era inutile lottare contro il bisogno di stringere quel piccolo angelo che scorse dopo appena pochi passi. E sorrise ancora, andandole incontro con le gambe che appena tremavano. Era eccitato. Era felice. Era vivo. Li, con lei. Lui e lei. Loro.*

    Non una parola. Ho appena un minuto di ritardo, lo so.

    *Fu così che la salutò il ragazzo, un sorriso grande quanto il mondo intero, una gioia che sprizzava fuori dai pori come piccoli fuochi d'artificio, una gioia che era assolutamente visibile, attraverso gli occhi neri ed ormai lucidi. Voleva stringerla, ma prima...*

    Ho portato una cosina per scusarmi.

    *Annunciò afferrando con la mano sinistra un lembo della giacca in pelle ed infilando la destra nella tasca interna per estrarre una scatola di cioccolatini di tutti i gusti, porgendogliela con un grandissimo sorriso. L'amava, gli era fin troppo chiaro.*

    Prenderai in considerazione l'idea di perdonarmi?

    @Dubhe_Dolohov,


  • Dubhe_Dolohov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 757
        Dubhe_Dolohov
    Corvonero
       
       

    *Si guardava intorno, battendo insistentemente il piede contro le pietre della stradina del Parco. Lui non c'era. Certo, certo, erano passati neanche cinque minuti da quando aveva inviato il suo gufo, e a meno che questo non fosse in grado di smaterializzarsi, avrebbe dovuto aspettare almeno un quarto d'ora. Lo sapeva. Eppure gli aveva dato dieci minuti. Solo perché non le piaceva aspettare, non perché volesse in alcun modo vederlo al più presto. Ma certo, chi prendeva in giro? Aveva solamente bisogno di vederlo con ogni molecola del suo corpo. Sentiva di doverlo vedere. Assolutamente, immediatamente. Non le piaceva aspettare, certo. Ma sopratutto, non le piaceva aspettare lui. E il tutto non perché fosse semplicemente brutto attenderlo lì, come una scema nel mezzo del marciapiede. Ma figurarsi: era anche divertente verdere i passanti alzare appena un sopracciglio, forse chiedendosi chi stesse aspettando. Aspettava Alexander. Lui. Comunque non era brutto quello: era semplicemente che se lo aspettava, lui non era certo lì. E quello più di ogni altra cosa non le piaceva. Se n'era ormai resa conto da un pezzo, e non riusciva realmente a fare nulla per evitare di provare quella sensazione di mancanza che l'aveva attanagliata non appena si erano divisi, neppure tre giorni prima. Lui le aveva concesso parte del suo tempo, ma Dubhe sapeva bene quanto fosse immensamente impegnato, lui. In verità no, non lo sapeva, e non aveva idea di cosa facesse lui, a casa sua. E di come fosse, casa sua. Ma questi erano altri dettagli, e se si metteva a pensare come, dove e perché sarebbe dovuta andare a casa di Alex, le guance iniziavano ad imporporarsi delicatamente. Però era vero, che lui non l'aveva mai invitata a casa sua. Beh, poco male: si sarebbe auto invitata un giorno di quelli, tanto avevano una vita davanti ad aspettarli, e lei non vedeva l'ora di percorrerla, accanto a lui.
    Era innaturalmente felice, quel giorno. Innaturalmente solo per il semplice motivo che era più di un anno che era tanto mogia mogia ed ora.. beh, bastava guardarla per rendersi conto di quanto il cambiamento in lei fosse stato repentino! E non le capitava certo così facilmente di sorridere. Dubhe era sempre stata alquanto posata, e se si sbilanciava con un sorriso era già vedere il mondo: ora, vederla così sorridente come se nulla fosse, come se fosse nata per essere felice, era una vera goduria. Anche il suo dormitorio sembrava più luminoso, da sabato. Sabato. Bastavano due ore con una persona per cambiarle l'umore così? A quanto pareva, sì. E non una persona a caso, ma semplicemente lui. Le sembrava così impossibile non averlo capito prima: eppure era così ovvio. Così palese. Con Benjamin le cose non erano funzionate per lo studio, perché dopo più di due mesi che non riuscivano a combinare niente tra loro, che non fosse un incontro durante una lezione o per studiare, si erano arresi all'evidenza che forse quella vita da fidanzati non facesse per loro. Eppure ora che era assieme ad Alex stata illuminata su quanto profondamente amasse Alexander.. un anno di silenzio non le sarebbe bastato a farla allontanare da lui. Ed era forse questo che nelle altre sue relazioni era mancato: la volontà. La volontà di portare avanti quella relazione, di qualsiasi tipo, con chiunque fosse. Infondo aveva i G.U.F.O., quell'anno, non sarebbe stato certo facile: eppure lei voleva, voleva con tutto il suo cuore continuare a stare assieme ad Alexander. Sarebbe riuscita a bilanciare tutto, se lo sentiva. "Non una parola. Ho appena un minuto di ritardo, lo so". Tremò appena, e non fu certo a causa della piccola folata di vento leggero. La sua voce. Spalancò gli occhi, come se fosse sorpresa di trovarlo già lì, voltandosi verso di lui con un sorriso radioso. E le sembrava così impossibile, ma si rendeva conto che le era davvero mancato. In quei tre giorni, sì. Era così strano? Era solo che.. che si era già abituata all'idea di averlo accanto a sé e non vederlo la rendeva inspiegabilmente.. strana. Strana, sì. Un attimo prima sorrideva allegra, e l'attimo dopo si ritrovava immersa nei suoi pensieri, altrettanto allegra, solo alquanto pensierosa. Perché pensava a lui. Dannazione*

    Un minuto! Cos'è, ti sei cronometrato, Morgenstern?

    *Com'era bello, finalmente, riuscire ad essere sé stessa. Tranquilla, rilassata, dolce. Eppure provocante e sarcastica, mentre lo punzecchiava con quelle parole che, sebbene non lo avesse dato a notare, l'avevano fatta sorridere più dolcemente del previsto, rendendosi conto di quanto anche lui tenesse a lei. Un minuto. Le mancò il fiato, facendo per abbracciarlo quando lui le tese qualcosa. "Per scusarsi". Del ritardo. Un minuto. Avvampò appena, quando vide la scatola di cioccolatini. Perdonarlo, diceva?*

    Cioccolato?

    *Il tono apparve alquanto inasprito. Se ne uscì con una piccola smorfia, prendendo in mano la scatola come se fosse radioattiva. Cioccolato. Davvero? Lo guardò con un sopracciglio alzato*

    Cosa dovrebbe implicare? Che sono troppo magra e che quindi.. o che forse sono abbastanza grassa da non dovermi preoccupare di un chilo in più o uno in meno?

    *Non appena vide il suo viso stupito, forse preoccupato che realmente pensasse quelle cose, e che realmente fosse così suscettibile, sorrise. Finalmente. Gli sorrise, con tutta la felicità e la dolcezza che aveva in corpo, annuendo appena. Sì, un po' l'aveva preso in giro. Ma ehi, che doveva farci? La metteva di buon umore, stare con lui.*

    Adoro il cioccolato.

    *Se ne uscì quindi, prima di infilare la scatola di cioccolatini nella borsa incantata. Non era molto amante del cibo, lei, forse perché semplicemente aveva imparato a non guardare cosa c'era nel piatto ma a sentire se aveva abbastanza forse per dover mangiare una porzione di qualcosa che avrebbe potuto fare a meno - non pensate, ora, che lei abbia problemi alimentari! semplicemente, certe persone sentono meno il bisogno di mangiare rispetto ad altre - però certe cose.. beh, insomma, Dubhe non avrebbe certo fatto a meno del cioccolato, le era impossibile. E a quel punto, finalmente, si allungò verso di lui, le braccia aperte, prima di stringerlo a sé.*

    Grazie. Ma non guardarmi così.. avresti dovuto vedere la tua faccia. Sembravi scandalizzato, Morgenstern!

    *Rise. E finalmente, non aveva le lacrime a sfiorarle le guance mentre i loro sguardi luminosi si incrociavano. Finalmente, era semplicemente felice. Ed era merito suo, e lei lo sapeva bene. Si rese conto di essere rimasta ad osservarlo per un tempo indefinito, così sbatté le ciglia un paio di volte, volgendo lo sguardo verso il parco ma senza realmente vederlo.*

    È una bellissima giornata.

    *Un'affermazione. Nessuna domanda: lei lo sapeva. Era una giornata bellissima, e lui non avrebbe potuto che concordare. Sorrise tra sé e sé, pensando a quanto bene potessero farsi, indipendentemente da quanto si fossero feriti. E infondo, chi se ne importava se aveva aspettato un mese, due mesi, un anno o più. Alla fine, loro due, trovavano sempre il modo di ritrovarsi. Ed era questo che contava. Loro due, assieme.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 280
       
       

    *Se c'era qualcosa che un po' abbatteva l'ex Corvonero era la consapevolezza che, quel tempo assieme sarebbe volato. Come sempre ma, al tempo stesso, come mai prima d'allora. Lei era lì, di fronte a lui, e non riusciva a staccare gli occhi dal suo viso, tanto bello da esser quasi irreale, un viso perfetto in ogni più piccolo particolare, quello stesso volto che, se ne accorse, stava fissando da più di una manciata di secondi. Con un sorrisino imbarazzato ma felice abbassò lievemente il viso, incontrando nuovamente quegli occhi magnifici in qualche frazione di secondo. Era diventata la sua droga, la sua uniche fonte d'acqua in un mondo deserto. E si sentiva impacciato, a disagio come un marmocchio al suo primo appuntamento. Si, quella parola lo fece meditare non poco: si trattava d'un appuntamento? "Magari", pensò con un improvviso moto di tristezza, quel che venne spazzato via in un millesimo di secondo da un semplice sorriso di Dubhe. E non poté che sorridere anche lui, cercando di trattenere un flebile sospiro, di quelli che però ti partono dal cuore, tanto intensi da scaldarti. Accidenti, cominciava quasi ad avere caldo. Si sentiva così goffo, così spiazzato da tanta bellezza superata unicamente da ciò che era il cuore di Dubhe Dolohov, una ragazza che aveva mille difetti contro un miliardo e più di pregi. Ed Alexander l'amava da morire. Così, semplicemente, perché nulla poteva essere così semplice, così chiaro come la luce del sole, così limpido come l'acqua. Lui la amava con tutto il suo cuore, corpo ed anima. Ma adesso, davvero, doveva darsi una svegliata e riaccendere il cervello e passare a vegetale mode off. "Cosa dovrebbe implicare? Che sono troppo magra e che quindi.. o che forse sono abbastanza grassa da non dovermi preoccupare di un chilo in più o uno in meno?" . Cercava una svegliata? Eccola lì. Non seppe dire che faccia fece, ma di certo si sentì impallidire, mentre mille pensieri contrastanti facevano a cazzotti nella sua testa. Non capiva, a lei era sempre piaciuto il cioccolato! E fu quando cominciò a ridere che il ragazzo tornò a respirare, sciogliendosi prima in un gran sorriso, arrossendo in maniera vistosa e cercando di scoccarle l'occhiata più ostile che potesse in quel momento, uno sguardo che non venne su credibile per mille buoni motivi, alcuni fra questi il sorriso che gli curvava le labbra ed un rossore piuttosto evidente.*

    Stavo per dirti quanto ti trovo bella quest'oggi e sai, stavi anche per farmi fare un piccolo commento sulla tua "linea". Ma sai com'è, visto che stavi scherzando posso evitare.

    *Erano così. Si beccavano un continuo, litigavano, s'allontanavano solo per ritrovarsi più forti e bisognosi l'una dell'altro ogni volta. Ma le aveva giurato di non andarsene più, e comunque non ne avrebbe avuta la forza. Era tutto perfetto, lì con lei, mentre l'abbracciava forte a sé, carezzandole la schiena con una mano ed i capelli con l'altra. "Grazie. Ma non guardarmi così.. avresti dovuto vedere la tua faccia. Sembravi scandalizzato, Morgenstern!"*

    Oh, eccome se ero scandalizzato. Non tratto con chi non mangia cioccolato, perciò mi stavo proprio chiedendo a che razza di gente dessi appuntamento!

    *Scherzò in risposta il giovane mago, non riuscendo a non arrossire a quell'ultima parola. No, su quella non scherzava, o meglio, non ironizzava. Lei non era lì per un appuntamento. Lei voleva unicamente rivedere il suo migliore amico, no? Lui, invece... no, non era li per la sua migliore amica, lui provava qualcosa in più per Dubhe, qualcosa di enormemente più complesso e splendido, qualcosa che lo accendeva di gioia da quando apriva gli occhi ogni mattina finché non li chiudeva ogni sera. Era diventata lei il suo scopo, il suo unico motivo d'essere e mai, mai più l'avrebbe lasciata da sola. Fu per istinto che le prese la mano, intrecciando le dita a quelle affusolate di lei, deliziandosi d'una pelle tanto morbida quando fresca, commentando con un sorrisetto, arrossendo un po'.*

    Ora è perfetta.

    *Avrebbero passato un bel pomeriggio assieme. Magari semplicemente camminando nel parco, di certo fermandosi di tanto in tanto per prendere qualcosa da bere o da mangiare nei negozi. Avrebbe passato del tempo con lei, e quella era di certo la ricompensa più bella alla quale avrebbe mai potuto aspirare.*

    @Dubhe_Dolohov,


  • Dubhe_Dolohov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 757
        Dubhe_Dolohov
    Corvonero
       
       

    *Elettrizzata. Ecco com'era quel giorno Dubhe. Completamente andata e dannatamente elettrizzata. Come una ragazzina al suo primo appuntamento e sì, per quanto non volesse ammetterlo per lei quello era davvero un appuntamento. Eppure.. eppure non sarebbe potuto essere benissimo un appuntamento tra due migliori amici? Mh, non aveva idea se esistessero anche quel tipo di appuntamenti ma nel caso poteva anche andare. Anche se pensare che fosse un appuntamento tra amici, beh, non era esattamente la cosa che preferisse tra tutte, anzi: le sembrava alquanto deprimente, vista la sua posizione. Sospirò leggermente, quasi senza accorgersene, decidendosi a pensare ad altro. Infondo, non doveva mica per forza essere un appuntamento, perché potesse stare con lui per un po', no? Gli sorrise appena di più, prima di pensare a quanto fosse fregata. Perché in effetti avete presente quella strana sensazione che era facile provare quando si era di buon umore, come di poter toccare il cielo con un dito? Ecco: Dubhe provava proprio quella sensazione, ed era strano, lei che era sempre così silenziosa, così ombrosa, così abbattuta. Ed era ancora più strano sapere che Alexander le faceva questo effetto. Eppure le sembrava anche al contempo così ovvio: era sempre stato lì, per lei. Con lei. In quei tanti modi diversi che aveva imparato a conoscere e ad amare. Oh, quanto era stata stupida, quell'estate, in piscina! Aveva sempre avuto la capacità di mandare tutto all'aria con il suo modo di esasperare la gente. E magari lui si era sentito soffocato, magari lui l'avrebbe anche potuta amare, sul momento, eppure non aveva potuto perché lei era completamente matta. Forse perché si rendeva conto come fosse meglio da amica che come la sua ragazza. Era giovane, certo, inesperta sicuramente, eppure forse avrebbe potuto fare molto meglio, quando stava con lui. Inclinò la testa, sorridendo quasi tra sé e sé. No, Dubhe, non pensare a queste cose. Eppure.. eppure gli sorrise, nuovamente, forse un po' più sfuggente, un po' più sulle sue. Un po' più sé stessa, e non perché la ragazza che aveva davanti prima, così smagliante, fosse una Dolohov diversa. Era sempre lei, ma si sentiva un po' più sicura di sé quando sapeva come comportarsi. E tutta quella felicità, tutta quella spensieratezza nuova.. erano quasi ingestibili, tutte in una volta. Nonostante ciò, era convinta di potercela fare, assieme a lui. Passo dopo passo, l'uno accanto all'altra. "Stavo per dirti quanto ti trovo bella quest'oggi e sai, stavi anche per farmi fare un piccolo commento sulla tua "linea". Ma sai com'è, visto che stavi scherzando posso evitare" il suo sopracciglio si alzò automaticamente, come per dire "ripetilo se hai coraggio!". Eccolo, quel loro modo di stare assieme, pizzicandosi e provocandosi, sorridendo e ridendo, con tranquillità. Perché nonostante tutto quello che avevano che gravava sulle loro spalle, riuscivano a trovare un modo per sentirsi leggeri. Le sembrava impensabile, ora, come nel tempo lui fosse sempre stato lì, eppure riflettendoci un poco si rendeva conto che era vero: non l'aveva mai abbandonata. Se non riusciva ad essere con lei fisicamente, era nei suoi pensieri, nel suo cuore. E per quanto ne avesse sentito la mancanza, anche lui aveva atteso di poterla rincontrare, e anche lui voleva stare con lei. Sospirò appena, tra le sue braccia, mentre i muscoli leggermente tesi finalmente si rilassavano e per qualche istante riusciva solo a gustarsi quell'abbraccio caldo e rassicurante, e le sue mani sulla schiena e tra i capelli. "Oh, eccome se ero scandalizzato. Non tratto con chi non mangia cioccolato, perciò mi stavo proprio chiedendo a che razza di gente dessi appuntamento!" toccò a lei fare una faccia scandalizzata, spalancando le labbra e aggrottando gli occhi, prima di affibbiargli un leggero pugno sulla spalla.*

    Sei proprio una persona terribile, Morgenstern!

    *Borbottò, nascondendo le gote rosse con uno sguardo rivolto verso il paesaggio che si stagliava poco lontano da loro. Perché sì, lui aveva proprio usato la parola appuntamento, e lei per quanto avesse finto di essere scandalizzata per la prima parte della frase, era realmente imbarazzata per l'ultima. L'aveva detto pure lui che era un appuntamento, cavoli. Ed ora non riusciva a capire se era tra amici o se.. oh si stava solo facendo mille film mentali, come al solito! Prima o poi si sarebbe dovuta rassegnare, e avrebbe trovato qualcun altro fatto per lei. Anche se stretta a lui nei loro abbracci si sentiva così perfettamente a suo agio. Anche se quando lo guardava negli occhi sentiva le ginocchia molli e anche se quando sentiva il suo respiro sul suo collo aveva il dubbio di starsi sciogliendo. Anche se lui la prendeva per mano e lei allora iniziava a pensare che le loro mani fossero così perfettamente disegnate per stare insieme. E anche se pensava che le loro pelli erano così contrastanti, chiaro su scuro, e che allora erano luce ed oscurità, bene e male, quel binomio indivisibile che poteva essere formato solo da loro. Anche se era sicura che i loro figli avrebbero avuto i tratti di Alexander, perché erano quelli prevalenti, ma sperava avessero i suoi occhi chiari. Okay, Dolohov, stop. Stai degenerando. A quel pensiero, avvampò ancora di più, e forse anche per le loro mani che finalmente si intrecciavano e trovavano il posto giusto dove stare. "Ora è perfetta". Rise appena, rendendosi conto di quanto quella risatina fosse nervosa. Però sorrise, non potendo farne a meno, guardandolo negli occhi. Iniziarono così a camminare, l'uno accanto all'altra*.

    Quindi.. che hai fatto in quest'anno?

    *Chiese, curiosa. Infondo, non avevano affatto parlato di quell'anno passato tra silenzi, e poiché era chiaro che cos'avesse fatto Dubhe - oltre a crogiolarsi nella sua amata ed odiata solitudine - era sicuramente più interessante sapere come lui aveva impiegato il tempo.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 280
       
       

    *Il mondo di Alexander era tornato a girare nella giusta direzione ora che aveva ritrovato il suo asse, ora che la sua mano aveva ritrovato quella di Dubhe, ora che un ragazzo che s'era perso tanti e tanti anni prima aveva trovato la sua strada, la sua casa. Ciò che la Corvonero ignorava, forse, era proprio quanto potere avesse sul ventenne accanto a lei, quello stesso ragazzo che non riusciva a smettere di sorridere. "Ovunque ma a casa". Era così che Alexander si sentiva con Dubhe. Non erano mai nello stesso posto, mai in posti diversi ma allo stesso tempo completamente incuranti di dove fossero diretti, o per lo meno così era per Alex, ma ovunque fosse, purché ci fosse lei, quella era la sua casa. Dannazione, era completamente cotto. E non era una cosa prettamente fisica, sebbene la giovane Dolohov avesse i suoi argomenti in quell'ambito, no. Era un eccezionale mix fra attrazione psicologica, emotiva e fisica. No, nemmeno questo, o per lo meno non solo. Difficile sarebbe spiegare quel filo che aveva ormai legato l'anima di Alexander e quella di Dubhe, due ragazzi che non erano mai stati particolarmente fortunati, anzi il contrario, e che nella loro sfortuna s'erano trovati. L'una ancora dell'altro, lei luce nelle tenebre di Alexander e lui.. lui semplicemente tenebra che provava ad esser per lei luce. Bene, sarebbe assai più che complesso provare ad esprimere ciò che si annidava nel petto del giovane mago, un desiderio inespresso di poterle restare accanto fino alla fine, un bisogno quasi morboso di quel contatto, di quel tenerle la mano, del poter semplicemente avvertire la pelle liscia e setosa di lei a contatto con la sua, decisamente meno delicata, le mani rovinate di chi si allena costantemente. A quel pensiero quasi fu tentato di ritirarla, con un'improvvisa ed angosciante sensazione di vergogna, cosa che combatté con tutte le sue forze: cosa avrebbe potuto, giustamente, pensare Dubhe? Si sarebbe fatta un'idea sbagliata di quel gesto, non potendo ovviamente leggere la mente del ragazzo, magari giungendo alla conclusione che, quel tipo di contatto, fosse ritenuto da Alexander come inappropriato fra due semplici amici. Ma d'altro canto, era corretto da parte di Alex semplicemente desiderare per loro due qualcosa di più? Era giusto sperare, probabilmente illudersi, che quel contatto fosse solo il primo di tanti, anzi innumerevoli altri? Cosa ne pensava lei? "Al diavolo." Pensò unicamente, stringendo più forte la mano di lei, intrecciando per bene le dita a quelle di lei, rivolgendole un sorriso. Aveva sempre premeditato ogni singola cosa, certo in quell'anno più che mai, ma fin dai tempi di Hogwarts aveva sempre ragionato in maniera fredda e razionale, schematica. "Un uomo non vive di sola mente, un uomo è anche cuore". Non ricordava dove avesse letto quelle parole, non ricordava neanche quando lo avesse fatto, ma gli saltarono alla mente con quella tipa sensazione di consapevolezza, uno di quei pensieri che molti chiamerebbero "rivelazione". Si, Alexander era cresciuto tanto in quell'anno, aprendosi gli occhi su tante cose, conoscendo molto di più sé stesso e, di conseguenza, ampliando la visuale sul mondo che lo circondava. Un tempo si sarebbe chiesto cosa gli stesse succedendo, cosa fossero quei sentimenti che lo tenevano sveglio la notte, sentimenti che si incarnavano in un viso: Dubhe Dolohov. Ora, in quel momento, Alexander sapeva di amarla con tutto sé stesso, amarla come mai aveva fatto. Forse era maturato troppo presto su certi aspetti, rimanendo però un bambino su tanti altri ma ora sapeva. In passato non era pronto per amarla, non l'avrebbe meritata, non quanto l'amore d'una persona del genere deve essere apprezzato. Avrebbe visto per superficialità ed immaturità poco più d'un rubino in ciò che era un diamante. Ma il bambino aveva lasciato spazio all'uomo, un uomo in continua crescita, un uomo che, adesso, non poteva far altro che scorgere il diamante in tutta la sua bellezza e, con il tempo, in ogni sua sfaccettatura. "Sei proprio una persona terribile, Morgenstern!"*

    Oh, andiamo... io, tu e il mio specchio sappiamo che non è così.

    *Rispose in una risatina il mago, guardando di sottecchi Dubhe senza riuscire a togliersi quel sorrisino da ebete dalla faccia. Adorava quel loro rapporto così speciale, così unico, un rapporto come non ne aveva mai avuti e come mai ne avrebbe avuti in futuro. Lei era unica. No.*

    "Lei è l'unica."

    *Pensò Alexander, improvvisamente sorprendendo sé stesso a fissarla, mentre le camminava accanto. Con il pollice carezzò il dorso della sua mano, prima di lasciarla e cingerle le spalle con un braccio, tirandola un po' più stretta a sé: si, aveva bisogno di lei e no, non gli fregava nulla di confermarle tutto ciò che probabilmente stava diventando il meno interpretabile possibile. Era stato fin troppo vago con lei, da sempre. Accidenti, se solo pensava all'Alexander Morgenstern che frequentava Hogwarts, Merlino, l'avrebbe voluto prendere a sprangate. Si, detestava il sé stesso marmocchio che infestava quel castello per com'era stato cresciuto, su molti tratti persino indottrinato. Ora che sapeva chi era, invece, aveva inevitabilmente subito un'evoluzione, quella stessa che aveva tirato fuori dal guscio un ragazzo che su molti aspetti non s'era mai visto. Voleva esser chiaro, confermare tutto ciò che c'era da confermare a quella ragazza per lui unica. "Quindi.. che hai fatto in quest'anno?" Ecco, quella domanda se l'aspettava eccome. Odiava terribilmente mentire, lo detestava e lo spingeva a detestarsi ma che altra scelta aveva? No, non avrebbe mentito, non a lei. Avrebbe tralasciato quella parte per il futuro, un futuro anche prossimo. Certo, una volta avrebbe tralasciato la parte spiacevole, tacendo l'inconfessabile. Ma non l'avrebbe fatto, mai più. Si sarebbe unicamente limitato a sussurrare i suoi peccati in un luogo più appartato. Lo avrebbe odiato? Forse. Avrebbe provato disgusto, forse persino paura di lui, e questo pensiero lo ferì più d'una Cruciatus in pieno petto. Avrebbe provato disprezzo, il terrore che minacciasse anche i suoi genitori? Infondo, Dubhe gli aveva confessato anni prima che entrambi erano Mangiamorte. Strinse i denti a quel pensiero, sentendosi immediatamente all'angolo, prima di guardarla negli occhi un istante, fermandosi improvvisamente. La guardò ancora ed ancora, annegando in quegli occhi così intensi quanto amati, in quegli occhi che rappresentavano tutto il bello del mondo e che, un giorno, avrebbe trovato pieni di disprezzo per lui e che, forse, non avrebbe mai più rivisto. Fu morire dentro. E l'abbracciò. La strinse forte a sé, ad occhi chiusi, abbassandosi per nascondere il viso nell'incavo del suo collo, prendendo un profondo respiro e riempiendosi i polmoni del suo profumo. L'avrebbe persa, e non c'era arrivato adesso a quella conclusione. Il pensiero era stato unicamente scacciato via, sulle rive del lago dove l'aveva rivista qualche giorno prima. E se l'avesse persa davvero? Un sorriso amaro gli curvò le labbra, mentre un pensiero gli affollava la mente.*

    "Almeno sarà al sicuro."

    *Quasi non riconosceva sé stesso, adesso. Dov'era finito il suo egoismo? Il suo bisogno di dover tenere chiunque al suo fianco? Il pensiero d'un ragazzino tanto egoista da pensare appena al bene degli altri, concentrandosi unicamente sul suo e su quelle che erano le sue necessità. Si, la vita di Alexander, quella celata agli occhi di tutti, era qualcosa di mortale, pericolo quanto oscuro. Nessuno sapeva chi fosse ad uccidere quegli Auror corrotti e quei Mangiamorte, non si sapeva nemmeno se fosse un uomo o una donna, non essendoci testimoni oculari o nulla che potesse dare indizi. Ma se un giorno qualcuno avesse scoperto qualcosa? E se Alex non fosse più tornato a casa? Voleva davvero che Dubhe sapesse quelle cose dalla Gazzetta del Profeta? No. Sarebbe stato sincero con lei, mostrando la sua buona fede, certo che anche se l'avesse odiato non l'avrebbe mai smascherato. E se si fossero allontanati, questa volta, sarebbe stata una decisione di lei, per il suo bene, e non ancora una volta per l'arroganza di Alexander. "Io non sono felice con te." No, non aveva dimenticato le parole amare che le aveva scagliato addosso quella sera di tanti anni prima alla piscina, quando aveva girato i tacchi a denti stretti e le lacrime agli occhi, provando a proteggerla da Viktor e da sé stesso, un bambino che peccava di presunzione e che era spaventato da mille e più cose, compreso sé stesso. Di quell'Alexander non restava traccia, quello che era lì in quel momento era un uomo conscio dei suoi limiti e delle sue imperfezioni: Dubhe avrebbe fatto la sua scelta, ed Alex l'avrebbe rispettata.*

    Scusami. E' che.. ne avevo bisogno. E' passato così tanto tempo.

    *Le sussurrò separandosi dall'abbraccio, guardandola negli occhi con un grande sorriso. Si, aveva un bisogno matto di lei, lo aveva sempre avuto e da vero imbecille non l'aveva mai capito, non come in quel momento. Se ne infischiò di tutto, persino del cuore che aveva preso a pompargli violentemente sangue nelle orecchie, dandole un bacio sulla fronte, prima di cingere ancora le sue spalle, infischiandosene del fatto che lei potesse sentire quello stesso cuore battergli con forza attraverso le costole alle quali era poggiata la sua spalla, decidendosi a rispondere alla sua domanda.*

    Ah, da dove cominciare... ho girato il mondo. Davvero, ho visitato le più grandi città d'ogni nazione. Ho visto vere e proprie meraviglie. Poi... uhm... si, ho cominciato a studiare per diventare un allevatore di draghi. Ah, e sono stato assunto dalla Bench come fotomodello o come vuoi chiamarlo.

    *Era in totale imbarazzo per quell'ultima parte, non sapendo trovare un termine meno "pomposo" di fotomodello. Non si era mai piaciuto fisicamente, non che si definisse brutto, ma addirittura "bello" proprio no. Dubhe era bella, anzi anche di più, e fu in un istante che la lampadina di Alexander si accese, girandosi verso di lei e dicendole:*

    A giorni devo tornare sul set per fare altre foto, e questa è roba grossa. Che ne dici di venire con me? La scuola dovrebbe essere finita per quel tempo. Magari dopo ti mostro la mia casa.

    @Dubhe_Dolohov,


  • Dubhe_Dolohov

    Corvonero

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    *Un bel pomeriggio tra amici. Le faceva così strano ripeterselo, eppure ne aveva un disperato bisogno per non finire per fare cose azzardate senza rendersene conto. Sarebbe stata davvero capace di fare qualcosa di spropositato, per poi rendersi conto che le cose non stavano affatto così. Eppure.. eppure cosa significava il fatto che avrebbe potuto fare qualcosa come se fosse la più normale del mondo? Forse che lui le sembrava così tanto a suo agio, così tanto tranquillo, e così tanto legato a lei da non farle sentire la differenza tra quel 'amici' e quel 'qualcosa di più'. Forse perché infondo qualcosa di più lo stavano già facendo, senza rendersene conto. Quel qualcosa di più erano forse quelle loro dita intrecciate? Quel loro qualcosa di più erano forse quegli sguardi luminosi e speranzosi? Quel qualcosa di più sembrava essere la loro anima stessa, così sfavillante e felice com'era così raramente. Non le importava poi così tanto che fosse tra amici o qualcosa di più, quella passeggiata era fantastica sotto ogni punto di vista e lei se la sarebbe gustata appieno, senza illudersi o senza aggrottare la fronte per riuscire a fare mille congetture. Il tempo era perfetto, per una volta che non pioveva tutto il giorno.. forse era meteoropatica. O forse il tempo era dubhepatico. Non lo sapeva, ma era sicura che ci fosse una connessione tra la sua felicità ed il tempo: pochi giorni prima pioveva a dirotto, un po' come lei che sembrava fare acqua da tutte le parti come uno scolapasta, ed ora bastava che lei vedesse per un poco Alexander perché spuntasse il sole? Non era certo una coincidenza, si disse, e sorrise appena di più, alzando le spalle come per dire "fa niente". Fa niente, poi, che il giorno seguente si sarebbe tramutato in dubbi amletici. Esistenziali, proprio. Per non parlare del fatto che era Metamorfomagus, e quindi probabilmente avrebbe potuto in caso provare a teorizzare un suo pensiero balordo sul fatto che i Metamorfomagus cambiavano anche il tempo, oltre che il proprio aspetto, e che infondo non c'era nulla di male in tutto ciò. Osservò le iridi scure di Alexander farsi distanti per un attimo, e non con quella spensieratezza che credeva di avere lei nello sguardo, ma quasi come se un'ombra vi fosse passata attraverso e per un attimo l'avesse distolto dai suoi propositi di un felice pomeriggio. Si chiese cosa tanto lo sembrava far pensare, e che pensiero triste o preoccupante potesse impensierirlo così. Gli strinse appena di più la mano, ricambiando la sua stretta quando si riscosse dai suoi pensieri, guardandolo tranquilla, per nulla preoccupata. O meglio, in verità lo era, ma sapeva di potersi fidare di lui: se avesse avuto qualche problema glie l'avrebbe detto, no? "Oh, andiamo... io, tu e il mio specchio sappiamo che non è così" scoppiò a ridere alle sue parole, buttando appena la testa indietro, senza però allontanarsi da lui. Ovvio che fosse sempre così splendido lui. Ovvio che non potessero smetterla di fare battutine, solo per rilassarsi e sentirsi a loro agio. Gli piaceva, quando scherzava: aveva una luce negli occhi particolarmente vivida, pungente un po' come il suo modo di fare - il loro, in verità - che la incantava.*

    Ah ecco chi era la regina cattiva di Biancaneve!

    *Ribatté quindi, alzando gli occhi al cielo coronando il tutto con un sorriso rilassato, mentre lui le passava un braccio sulle spalle, e lei si rendeva conto di quanto incastrati perfettamente fossero, così. Comodi entrambi, stretti l'uno all'altra. Mise quindi il suo braccio sul suo fianco, stringendosi leggermente a lui, il viso appoggiato sul suo petto che si alzava e si abbassava velocemente, il cuore che correva. Perché correva? Un pensiero la fulminò, facendola arrossire dolcemente. Per lei? Era mai possibile che Alexander fosse emozionato per lei? Con lei? Perché sì, infondo non è che il suo cuore fosse meno rapido e veloce, e anzi, forse andava più veloce. O magari era solo che lo sentiva premere insistentemente sulle tempie e si chiedeva come fosse possibile che non fossero ancora esplose. Ed era colpa sua, se le succedeva quello: era per lui che sorrideva, era per lui che rideva, per lui che era felice, per lui che il cuore batteva così forte. Per lui. A causa sua. Colpa sua, infondo, perché l'aveva resa allo stesso tempo debole e forte, conscia di come l'amore fortificasse ma fosse anche capace di rendere insicuri. Non si sentiva poi così insicura, accanto a lui: sembrava donarle una sicurezza e una forza d'animo che non aveva mai provato, e non poteva che accettare tutto ciò di buon grado. Se l'amore significava questo, non sarebbe stato semplicemente fantastico? Quando l'abbracciò, quasi senza motivo, sorrise leggermente, la testa sulla sua spalla a respirare ed inspirare il suo profumo di menta, dopobarba e sigarette. Le piaceva, quel profumo. La faceva rilassare, in quel modo che poteva fare solo la sua presenza. Era così strano e allo stesso tempo normale, quello che accadeva tra loro. Era strano, perché ricordava come invece fossero meno così, prima, eppure normale perché non vedeva nulla di strano in esso. Ecco cos'era, Dubhe: un controsenso. La sua stessa esistenza poteva apparire un controsenso, il suo stesso modo di essere era pieno di controsensi, come se avesse una guerra dentro di sé che non le aveva mai dato pace. Una continua lotta tra bene e male che ogni volta che vedeva Alexander sembrava tendere alla luce, a ciò che era puro e perfetto, e quando se ne andava, come in quei mesi, diventava buio e tenebre, solitudine e malinconia. Lui la strinse a sé con forza, vigore, e un senso strano di malinconia e tristezza che lei non riusciva proprio a provare, in quel momento. Disperazione. Come se sapesse.. cosa? Cosa sapeva che tanto lo faceva penare? "Scusami. E' che.. ne avevo bisogno. E' passato così tanto tempo." Gli sfiorò con una mano i capelli, in una carezza leggera, prima di separarsi da quell'abbraccio ma tornando accanto a lui, stretta a lui e contenta. Davvero contenta.*

    Non c'è problema. Amo i nostri abbracci.

    *Arrossì violentemente, rendendosi conto di ciò che aveva detto. Non poteva rimangiarselo, e forse non avrebbe realmente voluto. Come se in verità amasse solo i loro abbracci. Come se potesse davvero dire di non amare nient'altro, di lui. Di loro. Sorrise, comunque, prima di riprendere ad ascoltarlo. "Ah, da dove cominciare... ho girato il mondo. Davvero, ho visitato le più grandi città d'ogni nazione. Ho visto vere e proprie meraviglie" le si illuminarono gli occhi, a quelle parole. Anche lei si era sempre ripromessa di viaggiare, eppure un po' per pigrizia e un po' per solitudine non si era mai decisa di girare il mondo, o di andare da qualche parte durante l'estate che aveva libera. Gli sorrise, continuando ad ascoltarlo. "Poi... uhm... si, ho cominciato a studiare per diventare un allevatore di draghi. Ah, e sono stato assunto dalla Bench come fotomodello o come vuoi chiamarlo" alzò un sopracciglio, mordendosi il labbro inferiore. Un momento di silenzio tra loro, mentre lo guardava. Non poté trattenere a lungo quella risata spontanea che la fece quasi piegare in due.*

    Ommioddio. Modello! E dopo questa, posso dire di averle sentite tutte!

    *Esclamò, tra le risate. Non poteva fare a meno di ridere, e non perché non lo ritenesse bello o fotogenico: era davvero fantastico. L'aveva sempre trovato molto attraente, non c'era ombra di dubbio che lo fosse. Con quelle braccia muscolose, le spalle larghe, il sorriso appena accennato e lo sguardo scuro che si illuminava solo talvolta, come in quel caso, e che lo faceva apparire ancora più interessante. Non era certo per quello che rideva, oh no. Semplicemente, non riusciva ad immaginarselo davanti ad una fotocamera a cercare di fare il lavoro di un modello. Gli diede un bacio sulla guancia, quasi rubato, come per rilassarlo, prima di sentire le sue parole. "A giorni devo tornare sul set per fare altre foto, e questa è roba grossa. Che ne dici di venire con me? La scuola dovrebbe essere finita per quel tempo. Magari dopo ti mostro la mia casa". Lo guardò, socchiudendo appena gli occhi e mettendosi una mano davanti ad essi per un raggio di sole che le disturbava la vista. Così, con il sole negli occhi a filtrare la loro felicità, gli sorrise, guardandolo con un sorriso delicato e dolce in viso.*

    Non vedo l'ora.

    *Sussurrò, prima di fargli una leggera carezza sul viso, rapida, anche questa rubata, proibita forse, un sorriso che poteva essere una risata, e che poteva anche non esserci, ma che ci sarebbe stato, come un eco, un barlume sui suoi occhi chiari.*

    Quindi hai comprato una casa, eh fotomodello?

    @Alexander_Morgenstern,