• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584673
       
       



    Role Aperta da Jane_Casterwill


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 819
       
       

    [HOGSMEADE – CASTERWILL'S KITCHEN]


    *Un nuovo anno scolastico era ormai iniziato da qualche giorno e studenti e professori erano tornati alla solita routine giornaliera. A Hogsmeade i locali e i negozi erano tornati a riempirsi di vita, grazie alla presenza dei ragazzi che, dopo le vacanze estive, si divertivano a uscire con i propri amici anche solo per una Burrobirra. Per qualcuno, invece, era arrivato il momento di riaprire il proprio locale, rimasto chiuso per le ultime settimane di agosto.
    Al “Casterwill's Kitchen” una delle proprietarie era nel bel mezzo delle pulizie. La porta del locale aperta, per far scorrere fra le mure del locale la piacevole brezza serale e il buon odore di pulito. Come sempre Jane Casterwill, la padrona del locale, aveva preferito rimboccarsi le maniche e fare tutto da sé, infatti, subito dopo le lezioni, si era recata al villaggio per poter riaprire il ristorante. Quel locale che, ormai qualche anno prima, lei e la sorella gemella Effie avevano deciso di aprire insieme, unendo la loro fantasia e la loro abilità in cucina. Tuttavia, anche se la ragazza era più che contenta di poter tornare a cucinare, non c'era neanche l'ombra di un sorriso sul suo viso.
    La Grifondoro aveva passato quelle ore a pulire, con come unica compagnia la musica, cercando di non pensare a quanto sarebbe stato vuoto quel locale da quel momento in poi. Questo perché il posto speciale che avevano creato le due sorelle ora apparteneva solo a Jane. Non si sarebbero più sentite le due sorelle scherzare fra quelle mura, o le pazze idee di Effie che non perdeva occasione per proporre qualche follia alla sorella, o ancora la cristallina risata di Jane. Perché quest'ultima sapeva benissimo che senza la sorella li con lei avrebbe ripreso a sorridere veramente con molta difficoltà.
    Proprio a questo cercava di non pensare la ragazza, mentre finiva di riporre negli scaffali in cucina tutti gli ingredienti che era andata a comprare lei stessa quel pomeriggio, prima di recarsi al locale. Aveva anche l'intenzione di indossare il suo fidato grembiule e mettersi a provare qualche nuova ricetta, ma prima di farlo aveva un altro compito da portare a termine. Jane uscì dalla cucina con passo lento e si diresse verso il bancone dove erano posizionata la cassa e i menù, con i strani nomi che avevano inventato per i loro piatti. Quelli erano già stati modificati, non c'erano più i nomi di entrambe le sorelle, ma solo quello di Jane. Le restava solo da sistemare le foto sulla parete dietro alla grande superficie di legno scuro, dove avevano deciso di appendere le foto di famigliari e amici, le persone per loro più importanti. Ma, fra quelle persone, mancava ancora una foto, che la ragazza teneva fra le mani.*



    *Era una delle ultime che avevano scattato insieme le gemelle, che infondo tanto gemelle non sembravano. A Jane venne da ridere a quel pensiero, le due ragazze erano sempre state così diverse ma proprio per questo motivo lei si era sempre sentita completa con sua sorella affianco. Effie era quella che riusciva sempre a scherzare, anche nei momenti meno felici, riusciva sempre a strappare un sorriso alla Grifondoro.
    Rimase a fissare la foto che aveva fra le mani ancora per un po', cercando di trattenere le lacrime al ricordo di quello che era successo nella casa dei suoi veri genitori a Londra, solo qualche settimana prima.*

    ”Dovresti esserci abituata ormai, non credi? Ne hai già persa una di sorella e ai passato anni senza sapere di averne un'altra, quindi basta pensarci!”

    *Questo o frasi simili continuava a ripetersi mentalmente la ragazza, tentando in tutti i modi di non farsi sopraffare dalle emozioni. Non voleva farsi vedere di nuovo così debole e specialmente non voleva continuare a stare male. La sorella aveva scelto la sua strada e lei lo avrebbe rispettato, nonostante facesse male saperla dall'altra parte del mondo dopo il loro ultimo litigio.
    Jane decise di fare un respiro profondo e, dopo aver recuperato un po' di calma, appese quella foto insieme alle altre. La accarezzò per un attimo, prima di voltarsi e afferrare il suo grembiule, appeso li vicino, e raccogliersi i capelli. Prima di entrare in cucina decise di alzare ancora di più il volume della musica e, danzando, si diresse verso “il suo regno”, come lo aveva definito la sorella tempo prima. Anche dentro la ragazza continuò a ballare a ritmo della canzone che risuonava nel locale in quel momento, il tutto con gli occhi lucidi.*



    *Con la vista annebbiata dalle lacrime che non aspettavano altro che sgorgare dai suoi occhi chiari, velati da tutta la tristezza che si stava tenendo dentro, cominciò a prendere il necessario per inventarsi qualche nuova ricetta.
    Dopo un po' la canzone che era in riproduzione giunse al termine e ne iniziò un'altra. Appena Jane sentì le prime note del brano la voglia di cantare sopraggiunse e non provò neanche a controllarla. Così, con voce leggermente roca a causa del pianto a lungo trattenuto, si lasciò andare.*

    Gravity is working against me
    And gravity wants to bring me down
    Oh I'll never know what makes this man
    With all the love that his heart can stand
    Dream of ways to throw it all away...


    @Kribja_Armstrong, @Charlotte_Mills, @Sylvia_Turner,


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1643
       
       

    *L'aria era frizzante in quel pomeriggio inoltrato di Settembre. L'afa estiva che nei mesi precedenti aveva fatto boccheggiare persino la ventosa Scozia, aveva finalmente deciso di lasciare il posto ai primi avvisagli della stagione autunnale, difatti grosse nuvole scure impedivano ai raggi solari di attraversare la coltre e accarezzare il ciottolato delle strade di Hogsmeade.
    Terminate le lezioni del mattino, la Corvonero Kribja Armstrong aveva, da orario, il pomeriggio libero per cui, dopo un ricco pranzo preparato dagli elfi domestici, nella Sala Grande del castello in cui studiava da anni ormai, decise di fare quattro passi nel villaggio magico di Hogsmeade. In realtà la giovane aveva percorso la discesa che dal maniera portava alla stazione in cui arrivava l'Hogwarts Express, sapendo che una volta oltrepassato l'arco a sesto acuto in muratura dove era affisso il cartello di benvenuto alla piccola cittadina, avrebbe cominciato a percorrere High Street, per poi voltare a destra dinanzi al famoso Pub "Tre Manici di Scopa", per imboccare la lunga Morgana Street. Proprio al centro della strada ciottolata aveva visto la grande insegna posta su di una siepe verde che recitava “The Noble Hornail” con un simpatico Ungaro Spinato intento a sorseggia allegramente una tazza di fumante tea.
    Quello era il locale che lei e la collega, nonchè carissima amica, Serenity Hunter avevano rilevato da pochissimo tempo proprio dai due sindaci in carica del villaggio Lavinia Grent e Claire Biovero, che a causa dei molteplici impegni che avevano con i loro ruoli non riuscivano a trovare il giusto tempo da dedicare all'attività.
    Un vero colpo di fortuna per le due Corvette intraprendenti che, appassionate fino all'inverosimile di bevande, tisane e tea, avrebbero cercato di rendere onore e mantenere la gloria del “The Noble Hornail”. Respirando l'aria profumata, data da un mix di misture già pronte sugli scaffali del locale e da vari ingredienti ordinatamente riposti nel laboratorio naturale della grande struttura, Kribja aveva perso la nozione del tempo, ritrovandosi a fantasticare di lei e Serenity che servivano numerosi clienti senza volto soddisfandone ogni esigenza.*

    Oh miseriaccia, sarà meglio andare.

    *Esclamò senza curarsi del tono di voce data la mancanza di altre persone dopo aver osservato l'orologio a parete che la portava a rendersi conto di aver passato più di tre ore all'interno del locale. Recuperati i propri effetti, attraversò la pesante porta in legno assicurandosi di chiuderla per bene con ben tre mandate della chiave in ferro per poi riporla in un piccolo sacchetto dorato che sempre portava nel mantello. Sarebbe stata una vera tragedia se avesse perso le chiavi di accesso del locale senza che esso fosse stato inaugurato nuovamente per presentare la nuova gestione.
    Oltrepassato anche il cancelletto in ferro battuto e le siepi che delimitavano la proprietà, Kribja si ritrovò nuovamente nella strada affollata da maghi e streghe intenti a svolgere le proprie commissioni. Invece di tornare indietro la giovane deciso di percorrere un'altra strada per tornare al castello, così da poter passare davanti al Covered Market e dare un occhiata in giro.

    Kribja stava camminando tranquillamente quando udì le note di una canzone che ben conosceva: Gravity di John Mayer, un babbano musicista davvero bravo nell'armonizzare la musica e rafforzarla con l'ausilio delle parole.
    La melodia proveniva da un locale la cui facciata era percorsa da rampicanti e fiori che abbracciavano la parte inferiore delle finestre del piano terra mentre da un lato spiccava l'insegna del "Casterwill's Kitchen", il ristorante della Grifondoro Jane.



    Proprio pochi giorni prima, durante il Banchetto di Inizio Anno, la ragazza era passata a salutare Kribja seduta al proprio tavolo, suggerendole di vedersi in quei giorni per raccontarsi l'evoluzione dell'estate appena trascorsa, e quella si presentava come l'occasione perfetta per farlo dato che le luci all'interno del locale erano accese. Con titubanza oltrepassò la porta spalancata alla ricerca della Grifetta.*

    Buon giorno, è permesso?

    *Esclamò ad alta voce per sovrastare la soave voce di Mayer, non vedendo nessuno che si aggirasse nella grande sala in cui era entrata.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 819
       
       

    *Nella cucina e per tutto il locale risuonava la voce del cantante accompagnata da quella della diciassettenne che continuava a cantare imperterrita, nonostante ormai le lacrime avessero deciso di non darle ascolto. Da qualche minuto, infatti, gli occhi che prima erano solo lucidi si erano riempiti di lacrime calde che scorrevano sulla pelle pallida del suo viso. Mentre con le mani impastava la base per una torta che voleva provare quel giorno le piccole goccioline le imperlavano le guance.
    Stranamente la cucina non era riuscita a farle passare tutta la tristezza che sentiva, anzi era più distratta che mai. Più di una volta Jane aveva rischiato di mettere il sala al posto dello zucchero nell'impasto e la farina al posto dello lievito.*

    Non lo zucchero di canna, accidenti a me non ne faccio una giusta!

    *Esclamò dopo il suo ennesimo errore, dovuto anche un po' alla sguardo appannato dalle lacrime che non volevano fermare la loro corsa. Alla fine la ragazza, stanca di sbagliare la ricetta che aveva provato, decise di inventarsene una sua e lasciare da parte il fidato libro. Cominciò così a impastare gli ingredienti tutti insieme, sperando di ottenere qualcosa di commestibile e non un disastro vero e proprio.
    Fortunatamente però se c'era una cosa che la rilassava i cucina era immergere le mani nell'impasto morbido e pieno di farina.*



    *Amava sentire i granelli della polvere bianca sotto i polpastrelli e la morbidezza dell'impasto ancora da modellare. Era stata sua madre adottiva a insegnarle e lo ricordava ancora benissimo a distanza di anni.*

    [INIZIO FLASHBACK]


    *Nella tranquilla casetta di Londra il profumo di dolci regnava incontrastato in quella domenica mattina invernale. La piccola Jane, che aveva otto anni, era ancora sotto le calde coperte del suo letto quando sentì il profumo di biscotti venire dalla cucina. Come sempre aveva passato la notte sveglia, non riuscendo a dormire a causa degli incubi, così si alzò e indossò la sua morbida vestaglia, prima di scendere le scale e raggiungere sua madre in cucina.
    Appena arrivata nella stanza vide la donna girata di spalle, intenta a mettere qualcosa in forno. La bambina, stanca per l'ennesima notte insonne, si strofinò gli occhi stanchi con la mano per poi andare dalla donna.*

    Mamma che fai? È presto, sono appena le sei!

    *Le chiese mentre guardava il tavolo della cucina pieno di farina e altri ingredienti. La donna le sorrise dolcemente e le diede un bacio sulla guancia per poi risponderle che stava preparando una colazione speciale per lei e il marito. Jane non fu sorpresa da quella risposta, anche se non era veramente sua madre, Sophie la trattava con tutto l'amore del mondo. La bambina era grata ai due coniugi per averla adottata dopo quello che le era successo e li amava come se fossero la sua vera famiglia.
    Sicura che non sarebbe riuscita a dormire e che quindi era inutile tornare in camera, la piccola chiese alla donna che chiamava mamma se poteva aiutarla. Fu così che l'adulta insegnò alla piccola tutto quello che sapeva sulla cucina e quel giorno, per la prima volta, Jane mise le mani in un impasto e si sporcò i capelli di farina.*

    [FINE FLASHBACK]


    *La scena si ripeteva sempre, ogni volta che la Grifondoro si ritrovava sola in quella cucina a creare nuove ricette. Le mani piene di impasto e i capelli di farina, come in quel momento, era cresciuta molto da quella volta ma non era cambiata. Anche per questo motivo sua sorella Effie amava prenderla in giro, Jane era brava a cucinare ma non era brava a tenere tutto in ordine, specialmente sé stessa.
    Presa dalla sua ricetta non si rese conto dei passi che risuonarono sul pavimento di legno del locale, si accorse di non essere sola solo quando sentì una voce parlare nell'altra sala. Inizialmente si stupì, dato che il locale quel giorno era chiuso ma poi si ricordò di aver lasciato la porta spalancata. Quindi, senza preoccuparsi di rendersi presentabile o asciugarsi il viso ancora bagnato dalle lacrime, andò nell'altra stanza, aprendo con la spalla le porte della cucina per non sporcarle.
    Arrivata di la vide Kribja che si guardava intorno e in quel momento si pentì un po' di essersi presentata con i capelli tutti spettinati e pieni di farina.*

    Kribja ciao! Scusa ero in cucina, anche se credo che si noti...

    *Disse per attirare la sua attenzione, abbassando la voce nell'ultima parte della frase e lasciandola in sospeso, come se fosse un pensiero che non doveva uscire dalla sua bocca.*

    Comunque, cosa posso fare per te?

    *Continuò, sforzandosi di farle un sorriso per non farle vedere di aver pianto fino a qualche secondo prima.*

    @Kribja_Armstrong,




    Ultima modifica di Jane_Casterwill oltre 6 mesi fa, modificato 1 volta in totale


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1643
       
       

    *L'interno del Casterwill's Kitchen era molto caloroso e spazioso (forse data l'assenza di altre persone), la muratura era segnata dall'etàma caratterizzava molto l'ambiente dando quel tocco di rustico che rendeva molto accogliente il locale, il pavimento in legno di ciliegio era perfettamente liscio e levigato con qualche solco qui e lì dove i carichi accidentali avevano sostato, candele e candelabri creavano una luce leggermente suffusa ma Kribja ipotizzò che quando il negozio era in pieno regime avrebbero brillato illuminando a giorno la stanza.*



    *Quello che però maggiormente la colpì, fu un oggetto tendenzialmente babbano disposto sopra un mobile accanto a quella che ipotizzò essere all'entrata della cucina: un grammofono dall'aspetto antico, con splendida rifiniture dorate ed un vinile ancora posato sul piatto e la testina leggermente sollevata. Incuriosita ed affascinata la Corvonero si avvicinò per analizzare meglio quello strumento musicale così intrigante. Nella villetta Armstrong, nel cuore di Londra, era presente un oggetto simile, acquistato anni prima dal signor Billie in un piccolo e caratteristico negozietto di San Francisco quando era in tour con la sua band in terra californiana. Esaltato dalla qualità del suono che produceva la tromba del giradischi il babbano non ci aveva pensato due volte a cacciare i dollari dal portafoglio ed aggiungere un extra perchè gli fosse spedito direttamente a casa, così da non aver l'intralcio dell'ingombrante giradischi nel furgone in cui si spostava.
    Terminate le peripezie musicali, era tornato a casa ed abbracciato alla donna della sua vita, nonchè una splendida strega, i due avevano ballato il rock and roll, riprodotto da uno dei vinili posti sopra il giradischi, in maniera sgraziata fino a finire distesi stremati sul pavimento con due sorrisi gemelli strabordanti d'amore. L'oggetto babbano era rimasto illeso sul camino della sala di casa Armstrong, riproducendo grandi pezzi della storia del rock, finchè una piccola pesta dai capelli neri e gli occhi verdi non aveva deciso di voler giocare con quell'affascinante strumento. Seduta scomposta sul divano in pelle nera, mentre la madre era intenta a preparare una tazza di tea convinta che a badare alla figlia di fosse il marito, che invece si era momentaneamente assentato per rispondere al telefono fisso, la piccola Kribja di appena tre anni si era stufata di giocare con la piccola chitarra giocattolo. Molto meglio quell'affascinante "coso" che la madre ed il padre le impedivano di toccare, ma come fare?
    Spendere le piccole braccia verso il grammofono e concentrarsi capricciosamente, come aveva visto in quel film che lo zio Mike le faceva sempre vedere, quello dove c'erano i bianchi che combattevano con dei neri con un fascio luminoso stretto tra le mani che lui continuava a chiamare Light saber. Quel giorno, per la prima volta, la piccola Kribja dimostrò di aver ereditato la magia che scorreva nelle vene della madre e mentre si aspettava di ricevere sguardi accigliati dai due genitori accorsi al frastuono di qualcosa caduto per terra (il povero grammofono) si stupì nel vedere lacrime di gioia degli occhi della bella mamma che la strinse forte al petto chiamandola "la mia piccola streghetta" e le urla di giubilo del padre una volta resosi conto della situazione.
    Persa in quei ricordi, frutto di racconti dei coniugi Armstrong, Kribja non potè che sorridere accarezzando la tromba dorata dell'oggetto, almeno finchè, dalla porta accanto, non apparve Jane. Li per lì la Corvonero quasi scoppiò a ridere nel vedere i fluidi capelli dell'amica scompigliati e la bianca farina disseminata non solo sue grembiule che portava, ma poi incrociò i suoi occhi azzurri cerchiati di rosso notando le guance pallide su cui erano presenti righe di lacrime umide e le morì il sorriso.
    La Grifetta aveva pianto, era palese, e Kribja aveva forse interrotto un momento che era tutto suo, in cui la castana aveva deciso di allontanarsi dal castello per isolarsi con i suoi pensieri che sicuramente non erano piacevoli. Il sorriso che accompagnò le sue parole era tirato e quasi finto, sembrava una persona così diversa dalla pimpante ragazza che pochi giorni prima le si era avvicinata al tavolo per salutarla durante il Banchetto di Inizio Anno.*

    Oh Jane...

    *Pensò tra se e se la Corvonero addolcendo lo sguardo gioviale ma senza sfociare nella compassione, la valorosa Grifondoro non le avrebbe mai perdonato una tale espressione così come avrebbe fatto lei stessa a parti invertite. Forse erano stati i pensieri, forse qualcosa che era successo ma Jane era triste per qualcosa e Kribja non voleva vederla così, ma neppure tirarle fuori a forza il motivo del suo malcontento sfociando nell'invadenza.*

    Ciao Jane, perdonami se sono entrata così, senza neppur avvisare, ma ho visto la porta del locale aperto ed ho pensato di venirti a fare un salutino.

    *L'avvisò senza distogliere gli occhi dai suoi, tanto era inutile far finta di non essersi accorta delle lacrime che le solcava il viso.
    Tanto valeva provare a farle ritornare quel bel sorriso che la Grifodoro aveva.*

    Credo che sia un pò stupido chiederti come stai, per cui cosa stavi facendo? Posso disturbarti un pò?

    *La battuta era pessima, lo sapeva anche lei, ma accompagnare le parole con un sincero sorriso poteva essere un'incoraggiamento. Le opzioni a quel punto erano due: o Jane l'avrebbe mandata a quel paese e sbattuta fuori dal locale per rintanarsi ancora una volta nei suoi torbi pensieri o avrebbe apprezzato lo scarso tentativo che la Corvetta aveva provato.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 819
       
       

    *Vergogna. Questo fu il primo sentimento che provò la ragazza appena Kribja incontrò il suo sguardo. Non avrebbe mai voluto farsi vedere così dalla Corvonero, ne da qualsiasi altra persona, e non per la farina che la ricopriva. Sentiva ancora sulle proprie guance l'umido che avevano lasciato le lacrime, la quali finalmente avevano deciso di fermarsi, lasciando solo una fredda e bagnata scia al loro posto. Quel giorno Jane aveva deciso di rifugiarsi la dentro proprio per evitare di crollare così davanti ad altre persone e alla fine, solo perché non aveva chiuso la porta, si era ritrovata con gli occhi di qualcun altro puntati addosso.
    Il suo primo istinto fu quello di cercare di nascondere i suoi occhi rossi per il pianto dalla vista dell'altra, ma ormai era tardi. Gli occhi verdi di Kribja erano fissi nei suoi e non sembravano volersi puntare da qualche altra parte. Alla Grifondoro non era scappato anche il piccolo sorrisino che stava nascendo sulle labbra dell'altra, forse per il suo aspetto, prima che vedesse i suoi occhi. Nel giro di neanche un paio di secondi l'espressione della sua coetanea era cambiato, il sorriso era sparito e gli smeraldi della Corvetta non avevano più lasciato l'azzurro spento e lucido delle iridi dell'altra. A causa dell'imbarazzo la diciassettenne si ritrovò ad abbassare lo sguardo.*



    *Tuttavia il distacco di sguardi non durò molto. Tutta la vergogna che aveva provato inizialmente Jane sparì appena rialzò lo sguardo perché, al posto di vedere pietà, sul viso della sua amica trovò solo dolcezza. Non era per orgoglio o audacia che desiderava non essere vista in quelle situazioni, ma solo per non essere commiserata. Aveva sempre odiato le persone finte che solo per pena si interessavano ai suoi problemi, senza in realtà risolvere niente. Proprio per questo la vergogna fu sostituita da gratitudine appena vide lo sguardo dolce di Kribja.
    Dalle labbra della Grifondoro uscì un piccolo sospiro, non si era neanche resa conto di aver smesso di respirare regolarmente da quando aveva visto l'amica nel ristorante. Però riprese una respirazione regolare dopo quell'intenso scambio di sguardi. In più, come se non fosse già abbastanza la riconoscenza che provava per la ragazza davanti a sé, la Corvonero decise anche di non fare domande. Jane ne rimase stupita, qualsiasi altra persona probabilmente l'avrebbe riempita di domande, invece Kribja aveva usato l'ironia, probabilmente sperando di far sorridere l'altra. La proprietaria del locale rimase per un attimo a fissarla con un'espressione sorpresa sul viso, prima di risvegliarsi dai propri pensieri e schiarirsi la voce, che uscì comunque abbastanza roca a causa delle lacrime.*

    Hai fatto bene a entrare, mi fa piacere vederti! Comunque stavo cercando di cucinare qualcosa, anche se sto facendo più confusione che altro. Ti va di venire di la in cucina con me?

    *Le chiese gentilmente provando a mettere per un attimo da parte tutta la tristezza. Forse stare un po' in compagnia le avrebbe fatto bene, in più non se la sentiva proprio di cacciare la ragazza. Fin da quando si erano conosciute Kribja era stata sempre molto gentile con Jane e lei apprezzava la sua compagnia, nonostante fosse da mesi ormai che non si vedevano. Ricordava ancora quel giorno al campo da Quidditch, quando aveva incontrato la Corvonero e Emily mentre passava un po' di tempo sulla sua scopa. Aveva cercato in tutti i modi di evitare le due, di allontanarle il più possibile ma si erano dimostrate entrambe molto testarde. Specialmente la ragazza che aveva davanti anche in quel momento, le era quasi sembrato che stesse cercando di scavarle dentro osservandola con i suoi occhi verdi. Una scena che infondo si stava ripetendo!*

    Prima di venire di la ti dispiacerebbe chiudere la porta? Sai non vorrei sporcare tutto con le mani piene di farina!

    *Aggiunse mentre con una gamba riapriva la porta della cucina e rimase ad attendere l'altra ragazza, mantenendo la porta aperta per invitarla ad entrare nel cuore di quel locale.*

    @Kribja_Armstrong,


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1643
       
       

    *Il tempo, all'interno del Casterwill's Kitchen, sembrava essersi fermato incurante della vitalità che regnava nel villaggio di Hogsmeade oltre le salde mura del locale. Le lacrime non ancora secche sulle guance ormai rosse della Grifondoro lasciavano presagire pensieri tristi misti ad imbarazzo nel ritrovarsi dinanzi a qualcuno, amica o meno che essa fosse. A parti investite anche Kribja si sarebbe comportata in quel modo, colta di sorpresa che inevitabilmente l'avrebbe portata a vergognarsi per le perle calde che scorrevano dagli occhi. Piangere non era un cosa che la Corvonero faceva spesso e, quando accadeva, cerca sempre di rifugiarsi in un posto sicuro, lontano da occhi indagatori preferendo crogiolasi nel proprio dolore piuttosto che mostrare al mondo le sue cicatrici.
    Era una questione di carattere. In molti preferivano avere qualcuno che asciugasse le lacrime e piano piano strappasse il motivo della malinconia con le pinze; Kribja e, a quanto pareva anche Jane, no. Loro si isolavano, non volevano aiuto o compassione, preferivano essere lasciate in pace e chiedere se avessero avuto bisogno di qualcuno che leccasse le ferite. Forse era carattere, forse era orgoglio o forse ancora era paura di gravare sugli altri, Kribja non lo sapeva ma preferì comportarsi con l'amica come avrebbe voluto gli qualcun'altro si comportasse con lei. Niente pietà, niente compassione solo comprensione.
    E Jane sembrava averlo cpito perchè quando alzò nuovamente la testa che aveva momentaneamente chinato, lesse negli occhi dell'altra un'accenno di gratitudine, accompagnato da un piccolo sospiro, come a liberarsi dell'incombenza di dover spiegare perchè era rintanata nella sua cucina a piangere.
    Con la voce ancora provata e roca, Jane l'assicuro di aver fatto bene ad entrare nel locale nonostante fosse chiuso e la invitò a seguirla nel suo regno.
    La londinese le sorrise ancora perchè "il mondo sembra sempre più luminoso dietro un sorriso" ed "un sorriso è una curva che raddrizza tutto" le ricordava sempre sua madre.*

    Molto volentieri, ma ti avviso, potrei far scoppiare un'incendio anche preparando un misero caffè, solo il tea si salva con me.

    *Ed era vero. Kribja ed il mondo culinario erano due cose a parte, nonostante la ragazza si mettesse di impegno del destreggiarsi tra padelle e cibi crudi era incapace di realizzare qualcosa di almeno commestibile. Però poter osservare Jane nel suo mondo era qualcosa che la incuriosiva, magari riuscire a vedere la passione che trasudavano i suoi occhi nell'amalgamare le materie prime che permettevano di realizzare una torta o scoprire se preferiva fare tutto in modo babbano o farsi una piccola mano grazie all'asilio della magia che scorreva dentro di se*

    A tuo rischio e pericolo!

    *Commentò alzando le spalle ma decisamente sincera con le parole ed ancora sorridente. Inoltre magari la compagnia di un disastro ambulante culinario come Kribja, avrebbe aiutato la Grifondoro ad accantonare la sua tristezza o, ancora meglio, vederla da un'altra prospettiva che poteva rivelarsi più serena. Incurante degli avvertimenti, Jane la invitò a chiedere la porta così da non trovarsi nuovamente estranei nel locale che gironzolavano incuriositi.*

    Certamente, anche se un tocco di farina renderebbe più glamour il posto.

    *Esclamò per scoppiare a ridere per quella grande idiozia che le era venuta fuori. Il Casterwill's Kitchen era perfetto così come era ma scherzare le stava uscendo naturalmente cogliendo al volo le parole della castana. Chiuso il grande portone, con premura, Kribja si apprestò a seguire l'amica nel cuore pulsante del locale.*

    Allora cosa stavi provando a preparare?

    *Domandò non aspettandosi di ritrovarsi in uno spazio così ampio. La cucina era arioso, grande e super accessoriata per creare qualsiasi cosa potesse venire in mente alla padrona. Su un bancone al lato, Jane aveva disposto tutto ciò che le serviva per preparare la sua ricetta, creando però un leggero scompiglio su quel tavolo immacolato.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 819
       
       

    *La padrona del locale rimase ad attendere pazientemente l'amica, osservandola dalle porte aperte della cucina, mentre cercava di nascondere con una mano il piccolo sorriso scaturito dalle sue battute. Per un attimo si chiese se fosse lunatica. Come era possibile che dalla cascata di lacrime, quale era poco prima, fosse passata a sorridere in pochi minuti, con una semplice battuta?
    Allora capì che probabilmente aveva fatto bene a non allontanare Kribja quel giorno al campo. Nei suoi sette anni a Hogwarts erano state poche le persone che si erano dimostrate capaci di capire la Grifondoro solo guardandola. In realtà era sempre state solo due: Sylvia e Effie. Eppure in quel momento le sembrava che anche la ragazza che era li con lei ci fosse riuscita. Sapeva benissimo che non era stato difficile per lei capire quanto Jane fosse triste, dato che non si era minimamente preoccupata di asciugare la treccia che avevano lasciato le lacrime, ma qualcun altro l'avrebbe subito riempita di domande o finte consolazioni. La diciassettenne invece voleva solo restare sola, a ripensare ai momenti felici ormai lontani, chiusa nella sua amata cucina, senza tanti discorsi inutili.
    Quando Kribja la raggiunse in cucina Jane si ridestò finalmente dai suoi pensieri, togliendo la mano che le stava ancora coprendo le labbra increspate leggermente per il piccolo sorriso, con la quale si era probabilmente sporcata anche la faccia di farina e residui di impasto.*

    Effettivamente potrebbe essere una bella idea, un po' di farina qua e la. Conosco una persona che sicuramente apprezzerebbe la fantasia!

    *Le rispose mentre chiudeva le porte alle proprie spalle, senza riuscire a trattenersi dal pensare a quando sarebbe piaciuta l'idea a sua sorella. Per un attimo lo sguardo della ragazza ritornò cupo, ma scosse la testa, facendo finta di togliersi della farina di dosso, cercando di cacciare via quel pensiero. Non era il momento di rimettersi a piangere, si era dimostrata già troppo fragile davanti all'amica, quindi, il più velocemente possibile, prima che potesse chiederle a chi si riferisse, cambiò argomento.*

    Comunque stavo cercando di cucinare un dolce, ma sono parecchio distratta quindi ho sbagliato qualche ingrediente. Credo proprio che questo impasto sia da buttare!

    *Continuò mentre si avvicinava all'impasto, che aveva lasciato sul piano della cucina quando aveva sentito i rumori nell'altra sala. Immerse per un attimo un dito nella morbida pagnotta chiara, lasciando qualche impronta qua e la, come faceva sempre da piccola. Se c'era una cosa che Jane amava era proprio la morbidezza degli impasti appena fatti, quando con una minima pressione il dito scompare come inghiottito dalla farina e gli altri ingredienti amalgamati. Trovava rilassante giocare con essi, quando la madre adottiva cucinava davanti a lei approfittava di una ogni sua minima distrazione per correre a immergere le mani nella pasta. La donna faceva sempre finta di non accorgersi di niente, ma la ragazza era ormai certa che in realtà lasciasse incustodito il suo lavoro per permettere alla piccola di farlo.
    Era ancora intenta a punzecchiare il disastro che aveva creato prima, quando fece un respiro profondo e, senza distogliere lo sguardo da quello che stava facendo, si rivolse nuovamente a Kribja.*



    G...grazie Kribja!

    *Affermò con un filo di voce e balbettando leggermente, un leggero sorriso sulle labbra, accompagnato da un po' di rossore sulle guance, non dovuto questa volta alle lacrime ma alla timidezza. Jane si sentiva quella piccola bambina con un ammasso di capelli rossi in testa in quel momento, timida e insicura, che trovava conforto in un po' di farina e uova mischiate insieme. Era sicura che sarebbe sembrata più che buffa all'altra in quel momento, ma sentiva di doverla ringraziare per la comprensione che aveva dimostrato.
    In un attimo, come se si fosse scottata, Jane ritirò la mano con cui stava giocherellando con l'impasto, pulendola su uno straccio che aveva posato prima li vicino. Poi, cercando di nascondere il rossore che aveva ancora sulle guance e fingendo di non aver detto niente, tornò a rivolgersi normalmente alla Corvonero, dandole però le spalle con la scusa di lavarsi le mani. Il tutto nel giro di pochi secondi.*

    Che ne dici di preparare un dolce insieme, una torta, dei biscotti, quello che vuoi e...e poi dovrei avere del tea qua, sai piace molto anche a me e quando sono qui da sola me ne preparo sempre un po'. Potremmo mangiare il dolce e berne un po' insieme, ovviamente se hai tempo e voglia certo, non ti costringo a stare qui se non vuoi! Quindi ecco....oooh accidenti a me, smettila di parlare a vanvera!

    *Disse, tutto in un fiato, sussurrando le ultime parole riferite a sé stessa, sperando di non farsi sentire per non aumentare la figuraccia che aveva già fatto. In quel momento ne fu sicura, sembrava veramente quella bambina timida e impacciata!*

    @Kribja_Armstrong,


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1643
       
       

    *Mettere piede in una cucina professionale di un ristorante rinomato come il Casterwill's Kitchen era completamente diverso dall'entrare un tradizionale, ovviamente. I banconi in acciaio erano molto più larghi e spaziosi, perfetti per lavorare gli impasti di torte o sminuzzare verdure da servire come contorni; i soliti quattro fornelli del piano cottura erano sostituiti da ben sei fuochi con tanto di enormi piastre ad induzione che permettevano di cuore velocemente i pasti preparati. E poi tutti quegli utensili brillanti ed i macchinari perfettamente allineati rendevano la cucina un posto quasi affascinate anche per Kribja che ne era un'acerrima nemica!
    Comunque sembrava che la tattica della Corvonero di non chiedere il motivo del malumore dell'amica bensì provarla a farla sorridere stava funzionando in quanto, nonostante la mano che Jane aveva portato al volto per nascondere un sorrisetto derisorio all'ipotesi di arredare in stile "farinoso" la cucina, gli occhi meno tormentati sembrava tradirla. Era stata una buona idea quella di passare davanti al locale ed introdursi, poco carinamente all'interno, soprattutto se poteva alleviare un poco l'inquietudine dell'amica.
    Il riferimento di Jane al "qualcuno" che avrebbe apprezzato la fantasia della cucina piena di farina, sfuggi alla Corvetta. Non sapeva a chi si riferisse con le sue parole, forse la madre o qualche amica lontana o magari proprio la persona che stava assillando i suoi pensieri rendendoli funesti. Il darle le spalle confermò l'ultima teoria di Kribja che, ancora una volta, preferì lasciar correre e non indagare o chiedere maggiori informazioni per non sembrare invadente.*

    Se vorrà sarà lei stessa a parlarne quando si sentirà pronta a farlo.

    *Quella era la filosofia di vita della Corvonero, una sorta di vivi e lascia vivere che applicava sugli altri nella speranza che facessero lo stesso con lei, nei momenti di sconforto. Con un tono forzato, ma decisamente più allegro, Jane le spiegò che stava provando a preparare un dolce ma a causa della distrazione l'impasto era da buttare... chissà se anche una cuoca esperta come la Grifetta aveva commesso uno degli errori soliti compiuti da Kribja: scambiare il sale per lo zucchero. Per questo motivo in casa Armstrong su ogni barattolo era attaccata una grande etichetta che ne indicava il contenuto da quando la ragazza, una lontana mattina, ancora con gli occhi mezzi chiusi, aveva messo nel suo caffè ben due cucchiaini di luccicante sale al posto del dolcificante per poi ritrovarsi a rimettere l'anima dopo il primo disgustoso sorso.
    Con un sorrisetto sul volto le pose proprio la fatidica domanda sull'impasto.*

    Perché è da buttare? Hai confuso il sale con lo zucchero?

    *La ragazza sembrò però non udire le sue parole, persa nei suoi pensieri scatenati da chissà quale episodio. Era strano vederla in quelle "condizioni": la prima volta che il loro cammino si era intrecciato era stato sul campo di Quidditch tempo addietro, quando la Corvonero era ancora incerta delle sue capacità di librarsi a cavallo di una scopa ed aveva preferito restare saldamente ferma sugli alti spalti ad osservare Jane e la sua compagna di Casa Emily scambiarsi la Pluffa con velocità. In quella occasione Jane le era parsa una dolce ragazza, forse leggermente misteriosa e complicata ma estremamente di buon cuore, caratteristica che aveva attirato subito la Corvetta. Era stato proprio grazie a quell'episodio che Kribja aveva trovato il coraggio di affrontare le sue paure (causate più che altro dalla voglia di non fare brutte figure davanti ad altre persone) e convincersi ad inforcare un manico di scopa messo a disposizione dalla scuola per fare i provini come Cercatrice della sua squadra, dopo estenuante e segretissimi allenamenti.
    Dopo quel primo incontro, in tutti i successivi, Jane era sorridente e felice, nessuna ombra a schermarle gli occhi chiari, almeno fino a quel momento. Ma ovviamente momenti di sconforto colgono tutti, in modalità e attimi diversi.
    Osservandola in quel momento, concentrata su un'impasto ormai da gettare, sembrava meno triste e demoralizzata rispetto a poco prima ma comunque non nella sua solita condizione. Il volto di Jane stava.. diventando rosso?! Con la fronte corrugata ed un'espressione perplessa Kribja si chiese cosa stesse scatenando in lei dell'imbarazzo, almeno finché non udì il lieve e titubante grazie che fuorisci dalle labbra della rossa cuoca.
    Immediatamente la sua espressione si tramutò in una più serena e felice: che fosse riuscita con l'ironia ad allontanarla dai suoi tormenti?! Non c'erano altri motivi per cui Jane avrebbe dovuto ringraziarla, per cui doveva essere proprio per quello. Stava per risponderle che "non vi era bisogno di esprimere gratitudine perchè aveva fatto solo ciò che si sentiva di fare, nella speranza di poterla in qualche modo risollevare" ma la giovane Grifetta, preda forse dell'imbarazzo, preferì cambiare argomento dopo essersi pulita le mani su uno strofinaccio, cominciando a parlare a più non posso come per impedirle di approfondire la questione del grazie!
    Con una sfilza di idee e proposte, Jane sbandierò varie proposte con un modo di fare che le ricordava un pò la protagonista di uno di quei cartoni animato babbani che tanto adorava guardare quando era a casa a Londra. Anche in quel caso una piccola risate scosse le membra di Kribja che si affrettò a calmare la voglia di fare della Grifetta.*

    Ohi-ohi con calma, Speedy Gonzales!!

    *Esclamò sorridente nella speranza che l'amica comprendesse il riferimento ad un altro cartone animato di origini babbane.

    Allora che ne dici di preparare un semplicissima torta al cioccolato così siamo sicure che non farò esplodere la tua bella cucina?

    *Le domandò per poi appoggiare la tascapane che fino a quel momento era riposta sulla sua spalla destra su un'attaccapanni li vicino in modo da non sporcare nessun piano di lavoro. Mettendo poi una mano all'interno della borsa ne cacciò fuori un piccolo sacchetto di stoffa che cui proveniva un'intenso e delicato odore che velocemente riempì la stanza.
    Aprendo poi il contenitore, l'aroma emanato divenne più intenso mentre, con attenzione, mostrava ne mostrava il contenuto all'amica Grifondoro: era una mistura per il tea dal bel colore intenso con foglie strette e lunghe, leggermente più grandi di quelle tradizionalmente adoperate per realizzare il tea.*



    Ho preso dal “The Noble Hornail” un pò di tea nero Keemun che si accompagna perfettamente con i dolci dato il sapore rotondo, dolce e delicato. Pensa che è ritenuto il miglior tea nero della Cina, ed è coltivato nella provincia dell'Anhui, dove la produzione fu introdotta nel XIX secolo, proprio per questo è chiamato “il tea della Montagna del Leone” oppure "Tea dell'orchidea" per il profumo di orchidea ed un liquore rosso brillante. Ne avevo preso un pò per prepararmelo stasera ma, se ti va, possiamo berne un pò assieme!

    *Se c'era una cosa di cui Kribja adorava dialogare era proprio la bevanda calda tanto cara all'animo inglese. Le piaceva scoprire aneddoti sulle infinite tipologie,quali erano i migliori metodi di preparazione o il tempo di infusione, tutti particolari che un'intenditrice di tea come lei aveva imparato a conoscere nel tempo. Proprio per questa passione, assieme a Serenity Hunter che era forse ancora più competente di lei in quel capo, avevano deciso di rilevare il locale di Hogsmeade dalle mani sapienti dei due sindaci del villaggio che, impegnate nel loro ruolo, avevano poco tempo a disposizione per gestirlo.
    Accompagnando le sue parole con un'occhiolino, sperò che Jane apprezzasse la sua idea di condividere quel particolare tea assieme mentre mangiavano un bel pezzo di torta al cioccolato.*

    @Jane_Casterwill,