Hogwarts - 3° Piano
Hogwarts - 3° Piano


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 15
    Galeoni: 584724
       
       



    Role Aperta da Kribja_Armstrong


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1380
       
       

    *Stava fluttuando in uno spazio con colonne di pietra spesse come alberi che salivano nella penombra perdendosi in una fitta e minacciosa oscurità. Aghi di luce polverosa cadevano in diagonale e lasciavano intravedere file interminabili di manici di scopa che sembravano avvolto attorno alle colonne, come se un gigante lì avesse adoperati per creare delle cerchiature e esse, da bravi elementi, si erano piegate al volere altrui senza rompersi, rendendosi miserabilmente flessibili. Piccole gocce d'acqua si levavano dal basso risalendo come lacrime scure che ritornavano al mittente mentre la penombra odorava di muffa e di umidità.
    Kribja non camminava sui suoi piedi ma nuotava nell’aria fendendo il nulla con il suo corpo. Vagava ma senza pensare a dove fosse diretta o a cosa stesse facendo, la mente come il resto di se era avvolto in un limbo senza significato il cui unico intento era “stare”. Percepiva l’aria entrarle nei polmoni ossigenando il sangue che le scorreva nelle vene ma se osservava il proprio petto nulla si alzava ed abbassava ciclicamente.*

    Dove mi trovo?

    *Le labbra della ragazza non si erano mosse eppure la voce risuonava tra le colonne marmoreo creando un’eco intenso che si perdeva tra le file architettoniche in modo inquietante. Nessuno le diede risposta, sola nel limbo desolato, finchè una fioca luce scia dorata non guizzò improvvisa da una colonna leggiadra e pallida nel gioco di luci ed ombra.
    Incuriosita Kribja provò a distendere le braccia per avvicinarsi al punto di colore rendendosi conto ancora una volta che il suo corpo non reagiva agli impulsi. Pensò allora di raggiungerla e, magicamente, quello che sembravano delle membra di carne ed ossa senza volontà, si mossero in direzione delle scia che si era fermata nel vuoto, come in attesa.
    Avvicinandosi, l’alone dorato si intensificò permettendo alla ragazza di distinguere un Golden Snidget, un piccolo uccellino velocissimo che veniva adoperato tempo prima al posto del Boccino d’oro nel Quidditch e qualcosa nel suo cervello si riattivò per incanto.
    Quidditch, scope, boccino d’oro…*

    Dove mi trovo?

    *Questa volta le parole le vennero fuori ma al contempo si scatenarono intensi dolori in tutto il corpo, il braccio sinistro le doleva grandemente ed il resto non era messo bene. Con uno slancio penso ad allungare la mano destra per acciuffare il volatile e quando la pelle incontrò le morbide piume un vertice inghiotti tutto.*


    [DORMITORIO DI CORVONERO - ore 17:30]




    *Kribja Armstrong aprì gli occhi improvvisamente rimanendo momentaneamente accecata dalla fioca luce che penetrava oltre le tende che avvolgevano su quattro lati il suo letto a baldacchino. Richiuse velocemente le palpebre pesanti mentre lancinanti dolori al braccio sinistro la portarono a mormorare sommessamente. Era da ben quattro giorni che la sofferenza non abbandonava quella parte del suo corpo ossia da quando era caduta dalla sella della scopa durante la competizione tra la squadra di Quidditch di Corvonero contro quella di Tassorosso, finendo rovinosamente contro il terreno.
    Durante il giorno seguente aveva provato ad ignorare il dolore conscia che una caduta del genere doveva avere inevitabilmente delle conseguenze ma dopo quattro giorno, mentre gli ematomi cominciavano a guarire assumendo la tipica colorazione violacea che presto sarebbe sfociato in un giallo prugna, la spalla ed il braccio sinistro non erano affatto migliorati, anzi. Ormai non riusciva neppure più a dormire durante la notte perché ogni singolo movimento, un sospiro più intenso o il piccolo Harold che saltava sul letto spostandolo appena le causa dolore. Quella insogna forzata l’aveva spinta ad abbandonare le lezioni pomeridiane e cercare conforto nel suo dormitorio in cima alla deserta Torre Ovest, pensando che la spossatezza accumulata le avrebbe permesso di recuperare ore di sonno.*

    Maledizione!

    *Imprecò a bassa voce nonostante nella stanza non vi fosse nessuno a parte lei. Sicuramente il braccio non era rotto, dato che appena tornata in piedi sul campo da gioco, ancora accerchiata dai compagni in divisa, aveva provato a roteare l’arto riuscendoci ma con qualche difficoltà. Ferita nell’orgoglio aveva rifiutato l’idea del capitano di passare in infermeria per farsi controllare convinta di meritarsi quel dolore perché non era riuscita a prendere il Boccino d’oro che avrebbe fatto vincere alla sua squadra la partita.
    Dopo quel risvegliò però, Kribja decise che era il caso di farsi vedere da qualcuno con le competenze adeguate per evitare di essere impossibilitata a giocare la partita del mese successivo contro i Grifondoro. Quella sarebbe stata la sua possibilità di riscatto e non voleva perdersela.

    [ZONA DEGENZA INFERMERIA HOGWARTS – ore 18:00]



    *Kribja Armstrong era riuscita ad infilarsi il mantello con molte difficoltà visto che il braccio sinistro proprio non ne voleva sapere di muoversi senza causarle fitte acute. Aveva percorso i freddi corridoi che conducevano all’infermeria godendosi il silenzio che regnava nel castello quando le aule erano empie degli studenti e solo in pochi, assieme ai fantasmi vagavano tra quelle antiche mura.
    Ferma dinanzi la porta in legno fece un profondo sospiro prima di convincersi a bussare sperando che all’interno vi fosse qualcuno disposto ad aiutarla nella giusta maniera.*

    Buon pomeriggio, è permesso?

    *Domandò dubbiosa mettendo piede nella ampia stanza con un lunga carrellata di letti vuoti interposti da lunghe tende bianche che circoscrivevano l’area, comodini spartani e fiaccole fioche appese ai muri. Il tipico odore asettico le riempì le narici e quasi fu tentata di fare retro front per soffrire in silenzio ma lontana da quella zona del castello.*

    Non essere stupida non hai mai avuto paura del dottore e non sei una fifona.

    *Pensò Kribja cercando di auto convincersi a non scappare a gambe levate dalla stanza. Era per il suo bene che era entrata nell’infermeria del castello, zona che fortunatamente non aveva mai dovuto frequentare se non per brevi visite di cortesia nei confronti di qualcun’altro. Doveva mettere da parte l'orgoglio ed attendere che venissero a visitarle il braccio.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 1579
       
       

    [INFERMERIA – ore 18:00]



    *Quel giorno, stranamente, il sole splendeva nel cielo e il freddo pungente che c'era di solito sembrava voler dare un po' di tregua agli abitanti del castello di Hogwarts. A quell'ora, quando ormai anche le ultime lezioni stavano per finire e con l'avvicinarsi della cena, molti studenti si stavano godendo il meritato riposo. Alcuni erano intrattenuti in allegre conversazioni con i propri amici in giardino, godendosi il sole che in quei giorni non si vedeva spesso, oppure altri avevano optato per riposarsi un po' nella propria Sala Comune. In infermeria non c'era quasi nessuno, una cosa strana visto che con la Quidditch Cup chiunque avrebbe creduto di trovarla piena di ragazzi con arti rotti. Invece in quei giorni l'infermiera e le sue aiutanti non avevano avuto molto lavoro, tranne qualche raffreddore dovuto al freddo ma facilmente risolvibile.
    In quel momento nella stanza si trovava solo una delle due giovani aiutanti, intenta a ripassare, su qualche libro trovato per caso, una serie di pozioni e metodi adatti per aiutare i suoi compagni che arrivavano li in cerca di aiuto. Jane si era infatti rifugiata nella stanza riservata all’infermiera, piena di pozioni e libri di ogni genere, per essere sempre pronti a qualsiasi evenienza. La ragazza aveva passato il test per poter lavorare dentro l'infermeria mesi prima, inizialmente non credeva di riuscirci ma alla fine si era ritrovata lì, anche se piuttosto incredula. Passando il proprio tempo in quel luogo la diciassettenne aveva scoperto che le piaceva molto poter aiutare gli altri e anche di possedere una certa abilità in quella che comunemente i babbani chiamavano medicina. Aveva sempre creduto di non essere portata per determinate cose, invece, in quei mesi, aveva dimostrato il contrario. In quel periodo aveva anche iniziato a pensare a una possibile carriera come Medimago, un lavoro che non avrebbe mai associato al proprio nome prima di allora, anche se da sempre desiderava poter aiutare le persone con la propria professione. Per lei era ormai arrivato il suo ultimo anno tra le mure del castello che era diventata una seconda casa e nel quale aveva conosciuto tante persone speciali e importanti. Se riguardava indietro e si fermava a pensare a quei sette anni riusciva a vedere una ragazzina dai capelli rossi sola e più insicura di quanto volesse dimostrare. Si ricordava tutte le cose importanti che aveva vissuto a Hogwarts e a Hogsmeade. A partire dal giorno in cui era entrata nel negozio di bacchette per comprare quella più adatta a lei e aveva conosciuto la ormai preside Mills, per passare al primo incontro con Sylvia alla Testa di Porco. Anche quel strano giorno in cui una ragazzina della sua età che conosceva appena le aveva detto di essere sua sorella gemella. Jane guardando come era diventata non poteva non notare quanto fosse cambiata. Partendo dal suo aspetto, ormai non più quello di una bambina con la folta chioma rossa, fino al suo carattere, anche se non negava che in fondo molte di quelle insicurezze erano ancora ben presenti, insieme a molte altre nuove. Non voleva dirlo ma aveva paura di lasciare Hogwarts, una paura tremenda di uscire da li e sentirsi di nuovo sola come prima, di non trovare la propria strada e perdere tutte quelle persone speciali che aveva incontrato. Cosa avrebbe fatto della sua vita uscita da li? Cosa sarebbe successo? Erano tante le domande che continuavano a tormentarla, insieme alla paura per quel grande cambiamento. Anche per potersi distrarre dai propri pensieri aveva deciso di rimanere di turno in infermeria quel giorno, sperando di ricevere magari la visita di qualche alunno che avesse bisogno di lei.
    Jane era chiusa la da almeno mezz’ora, in compagnia dei vari vasetti e fialette contenenti i vari ingredienti necessari per le pozioni.*



    Allora vediamo...mi serve ancora un po’ di corteccia di Salice che dovrebbero essere su quel scaffale la!

    *La ragazza, con un pesante libro di pozioni in mano, stava preparando una pozione che in quei giorni era veramente molto utile: la Pepperup Potion. Per tenersi occupata aveva deciso di rifornire un po’ gli scaffali di alcune delle pozioni che in quel periodo non bastavano mai, data la quantità di persone che entravano dalla porte dell’infermeria con un brutto raffreddore o la febbre.
    Chi conosceva bene Jane sapeva che lei preferiva fare certe cose alla maniera dei Babbani, fra i quali era cresciuta, come quelle più semplici, ad esempio pulire il suo ristorante con una semplice scopa oppure prendere qualcosa da uno scaffale. In quel caso però l’ingrediente che le serviva era su una delle mensole più in alto, quindi la diciassettenne decise di salire su una sedia per poter raggiungere il vasetto. Proprio mentre si stava allungando verso di esso una voce la raggiunse.*

    Buon pomeriggio, è permesso?

    *Presa alla sprovvista e già leggermente sbilanciata per cercare di arrivare all’ingrediente, che sembrava allontanarsi sempre di più dalle sue mani, la Grifondoro sentì la sedia sotto di sé traballare pericolosamente. Era così concentrata a non cadere a terra che non si accorse neanche che quella voce la conosceva bene.*

    Santo cielo per poco non ci finisco io in infermeria. ARRIVO SUBITO!

    *Gridò per farsi sentire dalla persona appena arrivata, mentre scendeva con cautela dalla sedia, finendo però per inciampare in una delle gambe di legno di quest’ultima che finì a terra creando un fastidioso rumore. Dopo una leggere imprecazione e aver rimesso a posto l’oggetto la ragazza si diresse finalmente verso quella che credeva essere una sconosciuta. Jane, con il capo chino verso un piccolo straccio con cui si stava pulendo le mani, fece il suo ingresso nell’altra parte dell’infermeria per poter aiutare la nuova arrivata.*

    Buongiorno! Come posso aiu…

    *Iniziò a dire prima di alzare lo sguardo e vedere davanti a sé due profondi occhi verdi e un viso contornato da capelli scuri che lei ormai aveva imparato a riconoscere anche a distanza. La frase che aveva iniziato le morì in gola appena notò il viso leggermente dubbioso ma che specialmente non riusciva a nascondere il dolore della sua amica. Jane ricordava benissimo quello che era successo durante la partita tra Corvonero e Tassorosso, era sugli spalti a tifare per la propria amica quando l’aveva vista cadere a terra. La sua preoccupazione era subito giunta alle stella ma, a causa del trambusto, non era riuscita a raggiungere il campo o gli spogliatoi per accertarsi delle condizioni di Kribja. Era poi venuta a sapere che la Corvonero si era rifiutata di andare a farsi medicare in infermeria, dicendo che andasse tutto bene. Se la Grifondoro avesse avuto l’occasione l’avrebbe sicuramente trascinata a farsi visitare, ma, per fortuna o sfortuna, dopo quel giorno non era riuscita a parlare con l’amica.
    Subito la preoccupazione provata quel giorno tornò a farsi presente e, in un lampo, Jane lasciò cadere a terra lo straccio e si catapultò dall'altra.*

    Per Merlino Kribja, ti fa male da qualche parte? Come ti senti? Vieni siediti subito qui!

    *Le disse non riuscendo a nascondere la preoccupazione che scaturiva dalla sua voce. Anche se l’amica aveva probabilmente tentato di nascondere il proprio dolore ormai la Grifondoro riusciva a vedere quando qualcuno non stava bene, grazie ai mesi passati dentro all’infermeria.
    Con cautela la accompagnò a uno dei tanti lettini vuoti, posandole delicatamente una mano sulla schiena per paura di farle provare dolore, dato che non sapeva quale fosse il problema. Appena la ragazza fu seduta Jane riprese la parola.*

    Dove ti fa male? E perché non sei venuta subito qui? Anzi no, lasciamo stare a sgridarti ci penserò dopo!

    *Le lanciò uno sguardo truce e aspettò una risposta da parte della ragazza.*

    @Kribja_Armstrong,


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1380
       
       

    ARRIVO SUBITO!

    *Kribja era ancora in attesa, ferma in piedi nella grande sala piena di lettini vuoti, mentre stringeva a se con la mano destra il braccio sinistro che continuava ad essere percosso da fitte di dolore quando udì una voce che conosceva fin troppo bene invitarla implicitamente di aspettare.*

    Per tutti i gufi da quando Jane è l’infermiera del castello?!

    *Si domando Kribja cercando di capire da quale parte era arrivata la voce dell’amica osservandosi in torno guardinga. Era certa che la ragazza era più che qualificata per svolgere il ruolo assegnatole dalla preside Mills vista la sua natura minuziosa per cui chiunque avesse varcato le soglie dell’infermeria sarebbe stato più che contento di trovarsi la Grifondoro lì, pronta a prendersi amorevolmente e professionalmente cura del malcapitato.
    Tutti… a parte Kribja ma solo perché sapeva che avrebbe preso una strigliata con i fiocchi dall’amica per non essersi presentata prima, preferendosi rifugiarsi nella propria malinconia di non essere riuscita ad acciuffare per prima il Boccino d’oro durante la competizione magica e sorpassando sul dolore al braccio. La Casterwill, preoccupata della sua condizione, per prima cosa l’avrebbe rimproverata sicuramente e forse dopo sarebbe stata costretta a curarla non solo il braccio ma anche qualche altra cosa colpita proprio da lei stessa.*

    Forse faccio ancora in tempo a svignarmela

    *Ragionò tra se e se nell’attesa ma proprio mentre si girava silenziosamente pronta a mettere la mano sulla maniglia nella porta nella speranza che non cigolasse troppo per passare inosservata, il suo arto non fu del medesimo avviso preferendo ribellarsi.*

    Aio!

    *Esclamò sottovoce per sfogarsi dell’inaspettata fitta di dolore che le era corso lungo il braccio. Proprio in quel momento apparve Jane el bel mezzo della stanza, con uno straccio in mano che lasciò cadere appena vide l’amica di cui non aveva riconosciuto la voce appena varcata la soglia. Come Kribja temeva, sul bel volto della Grifondoro trasparirono varie espressioni che rispecchiavano i sentimenti che stava provando. Dapprima lo stupore nel ritrovarsi dinanzi la Corvetta che ormai tanto bene conosceva, poi venne il momento della preoccupazione nel ritrovarla in quella stanza ove si recavano chi non stava bene, ed infine la rabbia per non essere venuta prima a farsi visitare.*

    C..Ciao!

    *Esclamò titubante Kribja alzando una mano leggermente in segno di saluto. Si sentiva in colpa in quel momento, terribilmente in colpa perché non voleva che Jane si preoccupasse tanto per lei che era stata così sciocca e concentrata sul Boccino da non accorgersi del Bolide lanciatole contro dal Battitore rivale. E le successive parole della ragazza non fecero che farla sentire peggio mentre la ascoltava chiederle cosa non andasse invitandola a sedersi su uno dei lettini ordinati e puliti. Jane le mise una mano sulla schiena indirizzandola nel suo tragitto e la ragazza sentì il calore emanato dai suoi arti scaldarle la parte posteriore del corpo nonostante il mantello che l'avvolgeva, adoperato anche per nascondere e proteggere il braccio dolente.
    Una volta sprofondata sul morbido materasso la rabbia della Grifodoro fece la sua comparsa anche esteriormente ma non come Kribja si aspettava: fa rapida ed indolore per poi subito essere sostituita nuovamente dalla preoccupazione.*

    Era meglio se era arrabbiata!

    *Pensò in un lampo osservando i brillanti occhi azzurri di Jane incupirsi ogni minuto di più. Non potè soffermarsi a pensare troppo perché la spalla tornò a pulsare per lo spostamento causandole una nuova fitta di dolore. Stoicamente Kribja cercò di non darlo a vedere sperando che l’amica non se ne accorgesse.*

    Ecco mi fa male il braccio sinistro, quello sulla quale sono caduta durante la partita di Quidditch.

    *Le spiegò cercando di rimanere ferma con l’arto e al contempo togliersi il mantello per farsi esaminare meglio.*

    Mi puoi dare una mano per favore?

    *Le domandò in un sussurro sentendosi anche imbarazzata nel dover chiedere aiuto anche in un gesto semplice come quello che consisteva nello spagliarsi dagli strati che l’avvolgevano, senza osservare Jane negli occhi come era solita fare ma sfuggendo al suo sguardo come una codarda.*

    Però ti giuro che prima non mi faceva così male!

    *Buglia, tremenda bugia! Sperò invano che l’amica non “la leggesse come un libro aperto” per soprassedere alla stupida autopunizione che si era voluta infliggere per essere stata sconfitta da un ragazzino più giovane. Solo dopo aver visto Elena all’evento “Find your Job” aveva capito che era inutile piangere sul latte versato e sentirsi in colpa per qualcosa che sarebbe potuto capitare a chiunque.*

    @Jane_Casterwill,