Hogwarts - 3° Piano
Hogwarts - 3° Piano


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584673
       
       



    Role Aperta da Kribja_Armstrong


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1637
       
       

    *Stava fluttuando in uno spazio con colonne di pietra spesse come alberi che salivano nella penombra perdendosi in una fitta e minacciosa oscurità. Aghi di luce polverosa cadevano in diagonale e lasciavano intravedere file interminabili di manici di scopa che sembravano avvolto attorno alle colonne, come se un gigante lì avesse adoperati per creare delle cerchiature e esse, da bravi elementi, si erano piegate al volere altrui senza rompersi, rendendosi miserabilmente flessibili. Piccole gocce d'acqua si levavano dal basso risalendo come lacrime scure che ritornavano al mittente mentre la penombra odorava di muffa e di umidità.
    Kribja non camminava sui suoi piedi ma nuotava nell’aria fendendo il nulla con il suo corpo. Vagava ma senza pensare a dove fosse diretta o a cosa stesse facendo, la mente come il resto di se era avvolto in un limbo senza significato il cui unico intento era “stare”. Percepiva l’aria entrarle nei polmoni ossigenando il sangue che le scorreva nelle vene ma se osservava il proprio petto nulla si alzava ed abbassava ciclicamente.*

    Dove mi trovo?

    *Le labbra della ragazza non si erano mosse eppure la voce risuonava tra le colonne marmoreo creando un’eco intenso che si perdeva tra le file architettoniche in modo inquietante. Nessuno le diede risposta, sola nel limbo desolato, finchè una fioca luce scia dorata non guizzò improvvisa da una colonna leggiadra e pallida nel gioco di luci ed ombra.
    Incuriosita Kribja provò a distendere le braccia per avvicinarsi al punto di colore rendendosi conto ancora una volta che il suo corpo non reagiva agli impulsi. Pensò allora di raggiungerla e, magicamente, quello che sembravano delle membra di carne ed ossa senza volontà, si mossero in direzione delle scia che si era fermata nel vuoto, come in attesa.
    Avvicinandosi, l’alone dorato si intensificò permettendo alla ragazza di distinguere un Golden Snidget, un piccolo uccellino velocissimo che veniva adoperato tempo prima al posto del Boccino d’oro nel Quidditch e qualcosa nel suo cervello si riattivò per incanto.
    Quidditch, scope, boccino d’oro…*

    Dove mi trovo?

    *Questa volta le parole le vennero fuori ma al contempo si scatenarono intensi dolori in tutto il corpo, il braccio sinistro le doleva grandemente ed il resto non era messo bene. Con uno slancio penso ad allungare la mano destra per acciuffare il volatile e quando la pelle incontrò le morbide piume un vertice inghiotti tutto.*


    [DORMITORIO DI CORVONERO - ore 17:30]




    *Kribja Armstrong aprì gli occhi improvvisamente rimanendo momentaneamente accecata dalla fioca luce che penetrava oltre le tende che avvolgevano su quattro lati il suo letto a baldacchino. Richiuse velocemente le palpebre pesanti mentre lancinanti dolori al braccio sinistro la portarono a mormorare sommessamente. Era da ben quattro giorni che la sofferenza non abbandonava quella parte del suo corpo ossia da quando era caduta dalla sella della scopa durante la competizione tra la squadra di Quidditch di Corvonero contro quella di Tassorosso, finendo rovinosamente contro il terreno.
    Durante il giorno seguente aveva provato ad ignorare il dolore conscia che una caduta del genere doveva avere inevitabilmente delle conseguenze ma dopo quattro giorno, mentre gli ematomi cominciavano a guarire assumendo la tipica colorazione violacea che presto sarebbe sfociato in un giallo prugna, la spalla ed il braccio sinistro non erano affatto migliorati, anzi. Ormai non riusciva neppure più a dormire durante la notte perché ogni singolo movimento, un sospiro più intenso o il piccolo Harold che saltava sul letto spostandolo appena le causa dolore. Quella insogna forzata l’aveva spinta ad abbandonare le lezioni pomeridiane e cercare conforto nel suo dormitorio in cima alla deserta Torre Ovest, pensando che la spossatezza accumulata le avrebbe permesso di recuperare ore di sonno.*

    Maledizione!

    *Imprecò a bassa voce nonostante nella stanza non vi fosse nessuno a parte lei. Sicuramente il braccio non era rotto, dato che appena tornata in piedi sul campo da gioco, ancora accerchiata dai compagni in divisa, aveva provato a roteare l’arto riuscendoci ma con qualche difficoltà. Ferita nell’orgoglio aveva rifiutato l’idea del capitano di passare in infermeria per farsi controllare convinta di meritarsi quel dolore perché non era riuscita a prendere il Boccino d’oro che avrebbe fatto vincere alla sua squadra la partita.
    Dopo quel risvegliò però, Kribja decise che era il caso di farsi vedere da qualcuno con le competenze adeguate per evitare di essere impossibilitata a giocare la partita del mese successivo contro i Grifondoro. Quella sarebbe stata la sua possibilità di riscatto e non voleva perdersela.

    [ZONA DEGENZA INFERMERIA HOGWARTS – ore 18:00]



    *Kribja Armstrong era riuscita ad infilarsi il mantello con molte difficoltà visto che il braccio sinistro proprio non ne voleva sapere di muoversi senza causarle fitte acute. Aveva percorso i freddi corridoi che conducevano all’infermeria godendosi il silenzio che regnava nel castello quando le aule erano empie degli studenti e solo in pochi, assieme ai fantasmi vagavano tra quelle antiche mura.
    Ferma dinanzi la porta in legno fece un profondo sospiro prima di convincersi a bussare sperando che all’interno vi fosse qualcuno disposto ad aiutarla nella giusta maniera.*

    Buon pomeriggio, è permesso?

    *Domandò dubbiosa mettendo piede nella ampia stanza con un lunga carrellata di letti vuoti interposti da lunghe tende bianche che circoscrivevano l’area, comodini spartani e fiaccole fioche appese ai muri. Il tipico odore asettico le riempì le narici e quasi fu tentata di fare retro front per soffrire in silenzio ma lontana da quella zona del castello.*

    Non essere stupida non hai mai avuto paura del dottore e non sei una fifona.

    *Pensò Kribja cercando di auto convincersi a non scappare a gambe levate dalla stanza. Era per il suo bene che era entrata nell’infermeria del castello, zona che fortunatamente non aveva mai dovuto frequentare se non per brevi visite di cortesia nei confronti di qualcun’altro. Doveva mettere da parte l'orgoglio ed attendere che venissero a visitarle il braccio.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 713
       
       

    [INFERMERIA – ore 18:00]



    *Quel giorno, stranamente, il sole splendeva nel cielo e il freddo pungente che c'era di solito sembrava voler dare un po' di tregua agli abitanti del castello di Hogwarts. A quell'ora, quando ormai anche le ultime lezioni stavano per finire e con l'avvicinarsi della cena, molti studenti si stavano godendo il meritato riposo. Alcuni erano intrattenuti in allegre conversazioni con i propri amici in giardino, godendosi il sole che in quei giorni non si vedeva spesso, oppure altri avevano optato per riposarsi un po' nella propria Sala Comune. In infermeria non c'era quasi nessuno, una cosa strana visto che con la Quidditch Cup chiunque avrebbe creduto di trovarla piena di ragazzi con arti rotti. Invece in quei giorni l'infermiera e le sue aiutanti non avevano avuto molto lavoro, tranne qualche raffreddore dovuto al freddo ma facilmente risolvibile.
    In quel momento nella stanza si trovava solo una delle due giovani aiutanti, intenta a ripassare, su qualche libro trovato per caso, una serie di pozioni e metodi adatti per aiutare i suoi compagni che arrivavano li in cerca di aiuto. Jane si era infatti rifugiata nella stanza riservata all’infermiera, piena di pozioni e libri di ogni genere, per essere sempre pronti a qualsiasi evenienza. La ragazza aveva passato il test per poter lavorare dentro l'infermeria mesi prima, inizialmente non credeva di riuscirci ma alla fine si era ritrovata lì, anche se piuttosto incredula. Passando il proprio tempo in quel luogo la diciassettenne aveva scoperto che le piaceva molto poter aiutare gli altri e anche di possedere una certa abilità in quella che comunemente i babbani chiamavano medicina. Aveva sempre creduto di non essere portata per determinate cose, invece, in quei mesi, aveva dimostrato il contrario. In quel periodo aveva anche iniziato a pensare a una possibile carriera come Medimago, un lavoro che non avrebbe mai associato al proprio nome prima di allora, anche se da sempre desiderava poter aiutare le persone con la propria professione. Per lei era ormai arrivato il suo ultimo anno tra le mure del castello che era diventata una seconda casa e nel quale aveva conosciuto tante persone speciali e importanti. Se riguardava indietro e si fermava a pensare a quei sette anni riusciva a vedere una ragazzina dai capelli rossi sola e più insicura di quanto volesse dimostrare. Si ricordava tutte le cose importanti che aveva vissuto a Hogwarts e a Hogsmeade. A partire dal giorno in cui era entrata nel negozio di bacchette per comprare quella più adatta a lei e aveva conosciuto la ormai preside Mills, per passare al primo incontro con Sylvia alla Testa di Porco. Anche quel strano giorno in cui una ragazzina della sua età che conosceva appena le aveva detto di essere sua sorella gemella. Jane guardando come era diventata non poteva non notare quanto fosse cambiata. Partendo dal suo aspetto, ormai non più quello di una bambina con la folta chioma rossa, fino al suo carattere, anche se non negava che in fondo molte di quelle insicurezze erano ancora ben presenti, insieme a molte altre nuove. Non voleva dirlo ma aveva paura di lasciare Hogwarts, una paura tremenda di uscire da li e sentirsi di nuovo sola come prima, di non trovare la propria strada e perdere tutte quelle persone speciali che aveva incontrato. Cosa avrebbe fatto della sua vita uscita da li? Cosa sarebbe successo? Erano tante le domande che continuavano a tormentarla, insieme alla paura per quel grande cambiamento. Anche per potersi distrarre dai propri pensieri aveva deciso di rimanere di turno in infermeria quel giorno, sperando di ricevere magari la visita di qualche alunno che avesse bisogno di lei.
    Jane era chiusa la da almeno mezz’ora, in compagnia dei vari vasetti e fialette contenenti i vari ingredienti necessari per le pozioni.*



    Allora vediamo...mi serve ancora un po’ di corteccia di Salice che dovrebbero essere su quel scaffale la!

    *La ragazza, con un pesante libro di pozioni in mano, stava preparando una pozione che in quei giorni era veramente molto utile: la Pepperup Potion. Per tenersi occupata aveva deciso di rifornire un po’ gli scaffali di alcune delle pozioni che in quel periodo non bastavano mai, data la quantità di persone che entravano dalla porte dell’infermeria con un brutto raffreddore o la febbre.
    Chi conosceva bene Jane sapeva che lei preferiva fare certe cose alla maniera dei Babbani, fra i quali era cresciuta, come quelle più semplici, ad esempio pulire il suo ristorante con una semplice scopa oppure prendere qualcosa da uno scaffale. In quel caso però l’ingrediente che le serviva era su una delle mensole più in alto, quindi la diciassettenne decise di salire su una sedia per poter raggiungere il vasetto. Proprio mentre si stava allungando verso di esso una voce la raggiunse.*

    Buon pomeriggio, è permesso?

    *Presa alla sprovvista e già leggermente sbilanciata per cercare di arrivare all’ingrediente, che sembrava allontanarsi sempre di più dalle sue mani, la Grifondoro sentì la sedia sotto di sé traballare pericolosamente. Era così concentrata a non cadere a terra che non si accorse neanche che quella voce la conosceva bene.*

    Santo cielo per poco non ci finisco io in infermeria. ARRIVO SUBITO!

    *Gridò per farsi sentire dalla persona appena arrivata, mentre scendeva con cautela dalla sedia, finendo però per inciampare in una delle gambe di legno di quest’ultima che finì a terra creando un fastidioso rumore. Dopo una leggere imprecazione e aver rimesso a posto l’oggetto la ragazza si diresse finalmente verso quella che credeva essere una sconosciuta. Jane, con il capo chino verso un piccolo straccio con cui si stava pulendo le mani, fece il suo ingresso nell’altra parte dell’infermeria per poter aiutare la nuova arrivata.*

    Buongiorno! Come posso aiu…

    *Iniziò a dire prima di alzare lo sguardo e vedere davanti a sé due profondi occhi verdi e un viso contornato da capelli scuri che lei ormai aveva imparato a riconoscere anche a distanza. La frase che aveva iniziato le morì in gola appena notò il viso leggermente dubbioso ma che specialmente non riusciva a nascondere il dolore della sua amica. Jane ricordava benissimo quello che era successo durante la partita tra Corvonero e Tassorosso, era sugli spalti a tifare per la propria amica quando l’aveva vista cadere a terra. La sua preoccupazione era subito giunta alle stella ma, a causa del trambusto, non era riuscita a raggiungere il campo o gli spogliatoi per accertarsi delle condizioni di Kribja. Era poi venuta a sapere che la Corvonero si era rifiutata di andare a farsi medicare in infermeria, dicendo che andasse tutto bene. Se la Grifondoro avesse avuto l’occasione l’avrebbe sicuramente trascinata a farsi visitare, ma, per fortuna o sfortuna, dopo quel giorno non era riuscita a parlare con l’amica.
    Subito la preoccupazione provata quel giorno tornò a farsi presente e, in un lampo, Jane lasciò cadere a terra lo straccio e si catapultò dall'altra.*

    Per Merlino Kribja, ti fa male da qualche parte? Come ti senti? Vieni siediti subito qui!

    *Le disse non riuscendo a nascondere la preoccupazione che scaturiva dalla sua voce. Anche se l’amica aveva probabilmente tentato di nascondere il proprio dolore ormai la Grifondoro riusciva a vedere quando qualcuno non stava bene, grazie ai mesi passati dentro all’infermeria.
    Con cautela la accompagnò a uno dei tanti lettini vuoti, posandole delicatamente una mano sulla schiena per paura di farle provare dolore, dato che non sapeva quale fosse il problema. Appena la ragazza fu seduta Jane riprese la parola.*

    Dove ti fa male? E perché non sei venuta subito qui? Anzi no, lasciamo stare a sgridarti ci penserò dopo!

    *Le lanciò uno sguardo truce e aspettò una risposta da parte della ragazza.*

    @Kribja_Armstrong,


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1637
       
       

    ARRIVO SUBITO!

    *Kribja era ancora in attesa, ferma in piedi nella grande sala piena di lettini vuoti, mentre stringeva a se con la mano destra il braccio sinistro che continuava ad essere percosso da fitte di dolore quando udì una voce che conosceva fin troppo bene invitarla implicitamente di aspettare.*

    Per tutti i gufi da quando Jane è l’infermiera del castello?!

    *Si domando Kribja cercando di capire da quale parte era arrivata la voce dell’amica osservandosi in torno guardinga. Era certa che la ragazza era più che qualificata per svolgere il ruolo assegnatole dalla preside Mills vista la sua natura minuziosa per cui chiunque avesse varcato le soglie dell’infermeria sarebbe stato più che contento di trovarsi la Grifondoro lì, pronta a prendersi amorevolmente e professionalmente cura del malcapitato.
    Tutti… a parte Kribja ma solo perché sapeva che avrebbe preso una strigliata con i fiocchi dall’amica per non essersi presentata prima, preferendosi rifugiarsi nella propria malinconia di non essere riuscita ad acciuffare per prima il Boccino d’oro durante la competizione magica e sorpassando sul dolore al braccio. La Casterwill, preoccupata della sua condizione, per prima cosa l’avrebbe rimproverata sicuramente e forse dopo sarebbe stata costretta a curarla non solo il braccio ma anche qualche altra cosa colpita proprio da lei stessa.*

    Forse faccio ancora in tempo a svignarmela

    *Ragionò tra se e se nell’attesa ma proprio mentre si girava silenziosamente pronta a mettere la mano sulla maniglia nella porta nella speranza che non cigolasse troppo per passare inosservata, il suo arto non fu del medesimo avviso preferendo ribellarsi.*

    Aio!

    *Esclamò sottovoce per sfogarsi dell’inaspettata fitta di dolore che le era corso lungo il braccio. Proprio in quel momento apparve Jane el bel mezzo della stanza, con uno straccio in mano che lasciò cadere appena vide l’amica di cui non aveva riconosciuto la voce appena varcata la soglia. Come Kribja temeva, sul bel volto della Grifondoro trasparirono varie espressioni che rispecchiavano i sentimenti che stava provando. Dapprima lo stupore nel ritrovarsi dinanzi la Corvetta che ormai tanto bene conosceva, poi venne il momento della preoccupazione nel ritrovarla in quella stanza ove si recavano chi non stava bene, ed infine la rabbia per non essere venuta prima a farsi visitare.*

    C..Ciao!

    *Esclamò titubante Kribja alzando una mano leggermente in segno di saluto. Si sentiva in colpa in quel momento, terribilmente in colpa perché non voleva che Jane si preoccupasse tanto per lei che era stata così sciocca e concentrata sul Boccino da non accorgersi del Bolide lanciatole contro dal Battitore rivale. E le successive parole della ragazza non fecero che farla sentire peggio mentre la ascoltava chiederle cosa non andasse invitandola a sedersi su uno dei lettini ordinati e puliti. Jane le mise una mano sulla schiena indirizzandola nel suo tragitto e la ragazza sentì il calore emanato dai suoi arti scaldarle la parte posteriore del corpo nonostante il mantello che l'avvolgeva, adoperato anche per nascondere e proteggere il braccio dolente.
    Una volta sprofondata sul morbido materasso la rabbia della Grifodoro fece la sua comparsa anche esteriormente ma non come Kribja si aspettava: fa rapida ed indolore per poi subito essere sostituita nuovamente dalla preoccupazione.*

    Era meglio se era arrabbiata!

    *Pensò in un lampo osservando i brillanti occhi azzurri di Jane incupirsi ogni minuto di più. Non potè soffermarsi a pensare troppo perché la spalla tornò a pulsare per lo spostamento causandole una nuova fitta di dolore. Stoicamente Kribja cercò di non darlo a vedere sperando che l’amica non se ne accorgesse.*

    Ecco mi fa male il braccio sinistro, quello sulla quale sono caduta durante la partita di Quidditch.

    *Le spiegò cercando di rimanere ferma con l’arto e al contempo togliersi il mantello per farsi esaminare meglio.*

    Mi puoi dare una mano per favore?

    *Le domandò in un sussurro sentendosi anche imbarazzata nel dover chiedere aiuto anche in un gesto semplice come quello che consisteva nello spagliarsi dagli strati che l’avvolgevano, senza osservare Jane negli occhi come era solita fare ma sfuggendo al suo sguardo come una codarda.*

    Però ti giuro che prima non mi faceva così male!

    *Buglia, tremenda bugia! Sperò invano che l’amica non “la leggesse come un libro aperto” per soprassedere alla stupida autopunizione che si era voluta infliggere per essere stata sconfitta da un ragazzino più giovane. Solo dopo aver visto Elena all’evento “Find your Job” aveva capito che era inutile piangere sul latte versato e sentirsi in colpa per qualcosa che sarebbe potuto capitare a chiunque.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 713
       
       

    *Dopo che Kribja si fu accomodata sul candido letto, che aveva assistito a chissà quante altre visite, l’aiuto infermiera rimase a sentire quale fosse il problema. Jane era certa che centrasse il braccio su cui l’aveva vista cadere il giorno della partita, ma aveva preferito sentirselo dire dall’amica per esserne sicura. Quello che non si aspettava però era di trovare la Corvonero molto più insicura e in imbarazzo di quanto l’avesse mai vista. Inizialmente aveva fatto finta di non notare il leggero balbettare che aveva sentito quando l’altra l’aveva salutata, ma non riuscì a farlo appena vide gli occhi verdi di Kribja fuggire dai suoi. Fin dalla prima volta che si erano viste Jane non aveva mai visto la ragazza evitare il contatto visivo, anzi era una delle poche persone che l’aveva sempre guardata dritta negli occhi, anche quando erano pieni di lacrime come quel giorno al ristorante. Questa caratteristica dell’amica le era sempre piaciuta, le dava un senso di fiducia e sicurezza, per questo, vedendola distogliere lo sguardo rimase per un attimo stupita.*

    ”Kribja in imbarazzo? Sta arrivando la fine del mondo per caso?”

    *Pensò mentre cercava di nascondere un piccolo sorriso, il quale sparì immediatamente appena notò le smorfie di dolore che la sua coetanea cercava di nascondere. Per un attimo Jane si chiese il perché di quella messa in scena e per quale motivo non fosse subito corsa a farsi medicare invece di continuare a soffrire. Poi, come un fulmine a ciel sereno, la ragazza si ricordò che lei aveva fatto le stesse cose. Si ricordava alla perfezione il periodo in cui cercava un modo per farsi del male, credendo di meritarlo perché non aveva fatto niente per aiutare la sorella. Oppure la prima partita che aveva perso come membro della squadra della sua casa. Dopo quella partita si era allenata fino allo stremo, senza interruzione, dandosi una specie di autopunizione per non essere stata in grado di far vincere i Grifondoro. Le sembrò di sentire di nuovo il dolore alle mani per i pugni tirati, oppure quello ai muscoli per l’eccessivo sforzo. Era questo che era successo all’amica?
    Come aveva immaginato il problema era il braccio sinistro, che a quanto aveva visto le doleva parecchio visto che non riusciva a fare neanche il più semplice movimento senza far spuntare una smorfia sul suo bel viso. Infatti Kribja, dopo aver risposto alle domande che Jane le aveva posto, tentò di togliere dal proprio corpo il caldo mantello che la copriva, ritrovandosi però costretta a chiedere aiuto per il troppo dolore. Il tutto continuando a sfuggire allo sguardo della Grifondoro che la guardava con un misto tra ira e preoccupazione, tanta preoccupazione. Per quanto la ragazza sapesse che l’arto non era rotto, dato che Kribja riusciva comunque a muoverlo, non trovava piacevole vedere un’amica in quelle condizione, specialmente sapendo che avrebbe potuto intervenire prima in qualche modo, anche a costo di legarla a uno dei lettini li presenti. Come Jane immaginava, oltre a chiederle aiuto, la giovane che aveva davanti si affrettò a dire che prima la situazione non era così grave, aspettandosi probabilmente una bella ramanzina. La Grifa, che era in piedi davanti a lei, la guardò con sguardo di rimprovero, con le braccia incrociate sotto il petto.*



    Tu ti aspetti che creda veramente alla tua scusa? Sei fortunata ad essere in queste condizioni, altrimenti ti avrei già presa a sberle! Ma a questo ci penserò dopo, ora cerchiamo di toglierti il mantello che devo controllare bene la spalla.

    *Le disse, avvicinandosi di più al lettino e posando un ginocchio su di esso, in modo da essere il più vicina possibile, ma dalla parte del braccio sano.*

    Visto che ti fa così male è meglio se sfiliamo il mantello prima da questa parte. Tu tieni quello sinistro più fermo che puoi, non lo sforzare, non lo muovere, potresti peggiorare la situazione, intesi? A questo ci penso io!

    *Aggiunse afferrando il pezzo di stoffa nera che copriva il braccio destro. Appena fu sicura che la sua paziente-amica avesse capito tirò con calma la manica, stando attenta che Kribja non si muovesse troppo, riuscendo a sfilare con delicatezza il primo braccio. Dopo aver lasciato cadere quella parte del tessuto pesante, che tutti gli studenti usavano per ripararsi dal freddo, la diciassettenne tornò in piedi e fece il giro del letto per ritrovarsi dalla parte opposta del corpo dell’amica. Questa volta, invece di inginocchiarsi sul letto, rimase in piedi davanti all’altra.*

    Adesso devi riuscire a stendere il braccio, va bene? Lo so che ti fa male ma cerca di tenerlo leggermente dritto in modo che io possa finire di toglierti il mantello senza rischiare di farti male.

    *Le rivolse un piccolo sorriso rassicurante, anche se sapeva benissimo che per la Corvonero non sarebbe stato piacevole.
    Jane attese per un attimo il suo consenso, prima di allungare le propria dita affusolate verso l’ultima parte del capo che copriva l’arto che doveva controllare. Con un po’ di fatica alla fine riuscirono a toglierle l’ingombrante mantello e l’assistente infermiera ebbe l’opportunità di esaminare il problema. La Grifondoro passò qualche minuto a visionare la spalla di Kribja, chiedendole quasi ogni secondo scusa per il dolore che probabilmente le stava causando mentre cercava di capire quale fosse il problema.
    Passato quel lasso di tempo, fra leggere pressioni in alcuni punti del braccio o con l’aiuto della sua fidata bacchetta, Jane riuscì a trovare la causa di tutto quel dolore. Con ancora una mano sulla spalla di Kribja riprese a parlare per spiegare anche a lei quale fosse il problema.*

    Non hai nessuno osso rotto o fratturato per fortuna, altrimenti non riusciresti a fare certi movimenti e avresti un grosso ematoma per tutto il braccio. Invece, oltre quelli dovuti alla caduta, non ne hai altri, in più la tua spalla è molto gonfia e toccandola sento una leggera deformazione. A quanto pare è lievemente slogata, non è molto grave ma dovrai stare ferma per una settimana almeno.

    *Le spiegò guardandola per poi sparire per un breve periodo dalla sua vista. Jane sparì nella stanza in cui tenevano tutte le cose necessarie per la cura dei pazienti, alla ricerca di una cosa che avrebbe per un momento alleviato il dolore dell’amica. Mentre cercava quello che le serviva si ritrovò a pensare alla ragazza che era a pochi metri di distanza da lei, seduta su un letto dell’infermeria. Le sembrava ancora strano che quell Corvonero fosse riuscita a diventare sua amica così facilmente, specialmente perché ci era riuscita in un periodo in cui Jane non voleva stare con nessuno. Solo Sylvia, prima di lei, era arrivata a conquistare la Grifetta tanto da farle mancare qualche battito del cuore anche per un lieve graffio. Lei e la sua amica Tassorosso erano finite molte volte fra quelle mura intrise di disinfettante e odori di varie pozioni, spesso perché la ormai signora Largh era sempre stata troppo protettiva nei confronti della diciassettenne. Puntualmente, ogni volta, Sylvia difendeva Jane e quest’ultima finiva per avere un colpo al cuore, come solo poche volte le succedeva. Ora un’altra persona ci era riuscita: la Corvonero che attendeva dolorante nell’altra parte della stanza.
    Jane, recuperato un po’ di ghiaccio, tornò dalla sua paziente.*

    Ecco tieni questo, poi ti preparo una pozione per alleviare il dolore ma intanto ti aiuterà a far passare un po’ il gonfiore. Basterà fasciare bene la spalla e tornerà al suo posto senza problemi!

    *Le disse, posando delicatamente il piccolo fagotto di stoffa dove aveva messo il ghiaccio sulla sua spalla dolorante, che aveva precedentemente scoperto per potersi accertare che non ci fossero grossi ematomi. Fu in quel momento che un pensiero le si insinuò in testa prepotentemente e, con un veloce scatto della testa, puntò i suoi occhi cristallini e ancora mascherati dalla preoccupazione dentro a quelli di Kribja.*



    Con ferma intendo immobile al cento per cento, chiaro? Non voglio ritrovarti qui dentro di nuovo perché sai essere anche più testarda di me. Non voglio doverti aggiustare una spalla messa ancora peggio, quindi ferma, immobile come una statua con questo braccio e se necessario diventerò la tua ombra per assicurarmi che tu lo faccia, capito? Se non mi vuoi tra i piedi ogni secondo ti conviene ascoltarmi!

    *Pronunciò ogni parola con tono fermo e determinato, non distogliendo lo sguardo neanche per un secondo. Jane sarebbe stata pronta ogni secondo, per tutta la durata della settimana di guarigione dell’arto per mantenere la propria promessa senza nessun problema. Sperava con tutto il cuore che almeno così la sua amica le avrebbe dato retta.*

    @Kribja_Armstrong,


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1637
       
       

    *Il materasso sulla quale Kribja era stata invitata ad accomodarsi era morbido ed estremamente confortevole, in un'altra occasione non avrebbe esitato a tuffarsi sopra, in modo non molto elegante, saltellandoci sopra come una bambina ma tra l'umore nero, il dolore e lo sguardo di Jane su di lei quel pensiero non le attraverso neppure il cervello.
    Alla richiesta di aiuto nello sfilarsi il pesante mantello per permettere una migliore diagnosi, Jane intervenne subito analizzando quale potesse essere il metodo meno doloroso e più rapido per togliere l'indumento ma la bugia adoperata da Kribja per evitare che l'amica si preoccupasse troppo per lei sortì, ovviamente l'effetto contrario. La Casterwill con le braccia conserte e posta di fronte alla Corvonero, la osserva con un'aria scettica prima di pronunciare quelle parole che Kribja si aspettava da quando aveva scoperto essere lei l'infermiera di turno: l'essere presa a sberle! E nonostante il dolore del braccio sinistro, nonostante l'imbarazzo di dover ammettere che era stata una vera sciocca ad aspettare cosi tanto tempo prima di farsi visitare e nonostante tutti i sentimenti contrastanti che sentiva dentro di sè, non riuscì a trattenere una risatina per l'esclamazione di Jane. Perchè nonostante il suo ruolo professionale rimaneva sempre la dolce Grifondoro che si preoccupava per la sorte dell'amica con una tale foga da far invidia ad un genitore.*

    Fortuna allora che ho il braccio dolente!

    *Pensò ma non oso dire Kribja per paura di ricevere davvero la tremenda sberla minacciata. E mentre la risatina (quasi isterica) scemava dal suo volto e Jane le girava attorno con cura per aiutarla in quella che stava diventano un'impresa, la Corvonero cercava di concentrarsi sul modo più adatto per ringraziarla per quello che stava facendo, cercando di ignorare il dolore che sentiva ma, quando le disse di stendere il braccio, dovette stringere i denti. La mattina stessa, al riparo nel suo dormitorio, aveva provato a fare la medesima operazione richiesta, le cose non erano andate bene come sperava e si era ritrovata con le lacrime a velarle i verdi occhi ed il braccio stretto al corpo per proteggersi.*

    Ok, provo a stendere il braccio quanto più possibile!

    *Il sorrisetto rassicurante comparso sul candido volto di Jane le diede la forza necessaria per non pensare a ciò che avrebbe sentito mentre portava il braccio nella posizione richiesta. Con una certa determinazione cominciò a stendere l'arto ma ad ogni centimetro smosso le fitte aumentavano come se degli aghi si stessero conficcando con maggiore intensità nella carne già dolente. Con il labbro inferiore stretto tra i denti per non farsi scappare nessun lamento o imprecazione era quasi riuscita ad allungare del tutto il braccio quando Jane riuscì a sfilarle del tutto l'indumento e permettendole di metterlo nella posizione che meno le doleva.*

    Grazie!

    *Le uscì di getto senza sapere se era riferito alla fine della tortura o a tutto quello che l'amica stava facendo in generale. Il labbro ormai libero dalla gabbia era leggermente gonfio ma quella era le cosa meno importante perchè appena Jane cominciò a tastare con calma il braccio la sofferenza ritornò nonostante tutte la premura che la Grifondoro ci stava mettendo per maneggiare l'arto. Difatti le dita della ragazza erano lievi come le zampe di una farfalla sul corpo dolente ma purtroppo anche il minimo accenno di pressione non aiutava affatto. Una volta finito l'esame Kribja ebbe modo di riprendere fiato mentre la ragazza rifletteva sul da farsi.

    L'infermiera Casterwill era così concentrata nello scrutare l'arto della Corvonero che le comparve una piccola ruga sulla fronte, poco sotto l'attaccatura dei capelli. Un naturale sorrisetto comparve sul viso di Kribja ricordando quella particolarità dell'amica; l'ultima volta che aveva visto la sua pelle aggrottarsi in quel modo era stato mesi prima al matrimonio della cara Sylvia con l'amore della sua vita e padre della piccola che portava in grembo, mentre pronunciava il divertente ed a tratti commovente discorso da damigella d'onore. Avvolta nel suo bell'abito celeste, Kribja la ricordava concentrata a cantare, ad occhi chiusi, i versi più significativi di una canzone di origine babbana che esprimevano al meglio il profondo legame che da anni legava le due ragazze. In quell'occasione, con la pelle d'oca che le appariva sulle braccia scoperte per l'emozione del momento, la Corvonero aveva notato spuntare quella piccola rughetta dettata dalla concentrazione, un'altra piccola particolarità di Jane. Peculiarità che certamente era ricomparsa sul volto della ragazza quando appena il mese prima solcava il cielo sopra il campo di Quidditch alla ricerca del Boccino d'oro ricoprendo il ruolo di Cercatrice, oltre che Capitano della squadra. Quella volta però Kribja, a causa della distanza che le separava, non era riuscita a coglierla mentre sfrecciava a cavallo della su Firebolt.
    A distoglierla da quel pensiero ci pensò direttamente Jane che, con una mano nella spalla come a volerle infondere coraggio condivise con la paziente il responso medico: si trattava di una semplice slogato fortunatamente, aggravata dal gonfiore certo, ma nulla di rotto o estremamente serio.*

    Non sapevo che una misera slogatura facesse così male! Non oso immaginare allora come deve essere avere una gamba rotta!

    *Esclamò sollevata dal referto illustrato! Bastava una sola settimana di assoluto riposo e le cose si sarebbero rimesse a posto da sole senza eccessivi problemi, era davvero una fortuna quella. Il corpo della Corvonero rilasciò la tensione che fino a quel momento aveva reso le sue membra rigide ed elettriche e, mentre Jane scompariva in una stanza secondaria dell'Infermeria, Kribja fu quasi tentata di stendersi un pò e riposare dato che erano giorni che non riusciva a farlo per bene. Un movimento errato, però la porto ad esclamare sottovoce stremata di sentirsi per così tanti giorni dolorante.*

    E che cavolo, dai spalla collabora!

    *Teneva ancora la mano destra avvolta sul punto più indolenzito quando Jane tornò tenendo tra le mani un fagottino di stoffa per appoggiarlo sulla parte lesa. Al contatto indiretto con il ghiaccio Kribja rabbrividì ma immediatamente anche il dolore diminuì come se l'acqua congelata stesse atrofizzando il lato esterno del braccio. La Corvetta sostituì la mano dell'amica per sostenere il fagottino mentre lei le spiegava cosa avrebbe dovuto fare per migliorare, non era molto contenta di dover sorbire una pozione -sicuramente sarebbe stato qualcosa di estremamente disgustoso- ma avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di tornare ad utilizzare il braccio con tranquillità!*

    Perfetto farò tutt..

    *Stava dicendo Kribja ma Jane la interruppe piantando gli occhi azzurri come il cielo d'Aprile verso di lei con uno sguardo che non ammetteva repliche o interruzioni, per rimarcare il concetto di immobilità che la Corvonero avrebbe dovuto tenere. Per un attimo si sentì come una bimba che aveva fatto una marachella e stava ricevendo una piccola strigliata. Poi il primo vero e sincero sorriso apparse le apparse sul volto perchè Jane, per quanto apparisse temibile e severa, era anche estremamente dolce, dimostrandole ancora una volta il suo gran cuore soprattutto con quel "se necessario diventerò la tua ombra per assicurarmi che tu lo faccia" che la fece sentire protetta ed importante.*

    Agli ordini infermiera Casterwill, non muoverò il braccio neppure di un millimetro!!! Neppure per muovere una piuma!!

    *Scherzò sollevata mentre portava la mano destra, che ancora reggeva il fagotto umido e gelato, verso il volto facendo il saluto militare come aveva visto nei film babbani che tanto piacevano a suo padre. Dopo aver scoperto le vere condizioni del braccio e con il ghiaccio a sedare il dolore, la tensione accumulata negli ultimi giorni era decisamente scemata portando Kribja a riacquisire quasi completamente il solito carattere scherzoso. Sperava, inoltre, che quel ritorno di tranquillità aiutasse anche Jane ad essere meno preoccupata per la sua incolumità.*

    Adesso tornando a quella pozione che mi sta per preparare, non è che la posso bere assieme a del tea?! Già so che sarà qualcosa di imbevibile almeno il buon sapore del tea la renderà più sopportabile.

    *Domandò con tanto di occhi dolci e sorrisetto tenero nella speranza di essere esaudita e di far spuntare un bel sorriso anche sul volto dell'amica.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 713
       
       

    *Jane aveva sentito parlare di una particolare tecnica usata dai dottori babbani che chiamavano terapia del sorriso. Dalle poche cose che sapeva si trattava semplicemente di far divertire i pazienti in vari modi, l'importante era che sorridessero. Da quando aveva passato il concorso per diventare infermiera la ragazza si era informata su vari tipi di medicina, sia magica che babbana, ma quando era venuta a conoscenza di quella terapia ne era rimasta affascinata. Tuttavia forse solo in quel momento si rese conto che quello che aveva letto poteva essere vero.
    Dopo la “minaccia” della Grifondoro, Kribja sembrò rasserenarsi. Un vero e splendente sorriso sbucò sul suo viso, portando via la smorfia di dolore e la preoccupazione che aveva da quando era entrata. Subito, vedendo l’espressione dell’amica mutare, Jane sentì un peso abbandonare il suo petto. Da quando aveva lasciato da parte quello che stava facendo, per andare a vedere chi fosse arrivato in infermeria, e si era ritrovata davanti la Corvonero dolorante la preoccupazione aveva preso il sopravvento. Come ogni volta che succedeva qualcosa a qualche suo amico, quel peso che toglie il respiro si era formato in un secondo, specialmente vedendo quanto fosse dolorante l’altra. Ma vederla finalmente sorridere e scherzare come sempre le risollevò il morale, ancora più velocemente di come si era formata quella spiacevole sensazione. Anche Kribja sembrò molto più rilassata, così tanto da riuscire a burlarsi di Jane. Quest'ultima, sentendo le parole dell’amica e osservandola mentre faceva il saluto militare, non riuscì a trattenere una sincera risata. Soprattutto vedendo la mano destra di Kribja, che teneva il fagotto con il ghiaccio, andare contro alla sua testa, rischiando di bagnarla tutta.*



    Attenta a non lanciare ghiaccio ovunque che poi devo pulire io! E non prenderti gioco di me, altrimenti la ramanzina che ti farò dopo sarà peggiore di quel che credi!

    *Le rispose con un ghigno divertito, dopo aver smesso di ridere.
    Non fece in tempo a dire altro o congedarsi per andare a preparare la pozione, perché la voce di Kribja la fermò prima che potesse fare un solo passo. La ragazza la stava praticamente supplicando di poter avere del tea insieme alla pozione che avrebbe dovuto bere. Jane non poteva biasimarla, sapeva benissimo che tutte le pozioni che preparava avevano un gusto terribile e si ricordava bene anche lei alcuni di questi. Per un attimo le venne un brivido di disgusto al ricordo di una pozione che aveva provato anni fa per dormire e che da quella volta si era rifiutata di ingerire ancora. Per sua sfrotuna conosceva anche il sapore tremendo delle medicine babbane che era costretta a prendere prima di arrivare a Hogwarts. Come se non bastasse la consapevolezza che quello che diceva l’amica era vero, a farla traballare ci pensò anche Kribja stessa. La ragazza, infatti, la stava osservando con gli occhi tipici di un bambino che vuole i dolci. Gli occhi verdi della Corvonero le sembrarono molto più grandi del solito mentre la guardava implorante, con tanto di sorrisino da angioletto. Le mancavano solo le mani congiunte in segno di preghiera e un paio di alette bianche per completare il quadro. A molti Jane dava l’idea di essere una persona seria e severa, che non si lascia abbindolare da cose del genere. Invece si sbagliavano! La Grifondoro, nella sua riservatezza, tendeva a nascondere quanto in realtà fosse affettuosa e dolce, tanto da riuscire anche a commuoversi guardando un cartone animato con il figlio dei suoi genitori adottivi, quando andava a trovarli. Oppure così dolce da non riuscire a trattenersi dal stringere in un forte abbraccio le persone a cui voleva molto bene, ogni volta che le vedeva, come Sylvia che aveva rischiato di stritolare almeno un centinaio di volte. Tutte cose che teneva sempre ben nascoste.
    Ma, in quel momento, osservando i grandi occhi verdi di Kribja, che le ricordavano tanto quelli di un gatto di un cartone babbano, mentre la supplicavano silenziosamente, non riuscì a resistere. Il viso di Jane diventò leggermente rosso osservando quella adorabile scena e per un attimo si trovò in difficoltà e pietrificata. Cercò di riprendersi il più velocemente possibile, scuotendo la testa ma non riuscendo a cacciare quel acceso colorito che avevano assunto le sue gote. Distolse i suoi occhi da quelli dell’amica e si schiarì la voce, prima di risponderle, balbettando leggermente.*

    Se...se vuoi...sei fortunata ecco...sono stata al ristorante oggi e ho...ho con me dei dolcetti che ho preparato. Non te li meriteresti visto che non esei venuta subito qui ma...se vuoi puoi mangiarli insieme al tea ecco! Ma prima vado a preparare la pozione, quindi...vado!

    *Grattandosi il collo, leggermente imbarazzata, Jane sparì, quasi correndo, rifugiandosi nel “laboratorio” dove preparavano le pozioni e tutti il necessario per curare le persone che ne avevano bisogno. Appena dentro fece un respiro profondo, cercando di riprendere il proprio normale colorito.*

    ”Grande Jane, fatti comprare con un paio di occhioni dolci, complimenti! Altroché seria e severa!”

    *Pensò sbuffando sonoramente, facendo svolazzare in aria uno dei suoi capelli ribelli che non volevano mai stare come li ordinava lei, specialmente da quando li aveva tagliati prima del matrimonio.
    Dopo aver aperto il suo fidato libro di pozioni, per non rischiare di sbagliare, si mise a recuperare tutti gli ingredienti per preparare la pozione più adatta alla situazione. Era una semplice pozione per alleviare il dolore, facile da preparare e anche molto veloce. In qualche minuto l’intruglio dal colorito poco invitante fu pronto. Lo raccolse in una tazza in cui non si vedeva il suo aspetto disgustoso, per evitare che Kribja si sentisse male ancora prima di berlo, tornando poi dall’amica.
    Jane si avvicinò alla ragazza, che aveva ancora il ghiaccio sulla spalla. Prima di porgerle la tazza la posò sul piccolo comodino che era posizionato vicino al letto, per poi avvicinarsi a lei e chiederle di lasciare il ghiaccio. Sostituì subito la mano dell’amica con la sua e sollevò il fagotto, notando che aveva già fatto un po’ di effetto.*

    Bene, il ghiaccio funziona. Ti consiglio di applicarlo almeno una volta al giorno, ti aiuterà anche con il dolore. Fascio il braccio e poi devi bere la pozione. Se non la sputi ti prometto tea e dolcetti a volontà!

    *Le rivolse un sorriso, prima di voltarsi per posare il ghiaccio, che si stava sciogliendo, e prendere la propria bacchetta. Non era la prima volta che doveva usare quell’incantesimo da quando era diventata l’assistente dell’infermiera e aveva visto la donna più esperta usarlo molte volte. Era uno di quelli più usati, specialmente nel periodo della Quidditch Cup. Jane puntò la bacchetta verso il braccio ferito dell’amica e, con voce ferma e chiara, pronunciò l’incantesimo.*

    FERULA!

    Citazione:
    FERULA
    Descrizione: genera delle bende che si avvolgono intorno alle ferite
    Tipo: incantesimo curativo
    Durata: istantanea
    Consigliato: per fasciare fratture e lesioni di lieve e media gravità
    Avvertenze: inefficace contro incantesimo oscuri


    *In un istante il braccio di Kribja fu avvolto perfettamente da delle candide bende. La Grifondoro controllò per un attimo che l’arto fosse posizionato nel modo corretto, per poi riprendere fra le mani la tazza che conteneva la pozione. Porse l’intruglio all’amica, prima di riprendere la parola.*

    Forza e coraggio, pensa che abbia il gusto del tuo tea preferito! A Proposito, qual’è? Così vado a cercarlo mentre tu bevi questa cosa dal colore tremendo!

    *Sul viso di Jane spuntò una piccola smorfia mentre osservava il contenuto della tazza, pensando che probabilmente sarebbe servito molto tea per l’amica.*

    @Kribja_Armstrong,


  • Kribja_Armstrong

    Corvonero Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 1637
       
       

    *Con la fonte ancora leggermente bagnata dal sacchetto di ghiaccio che aveva parzialmente sfiorato il volto nel buffo tentativo di ricreare un saluto militare per sottostare agli ordini dell'Infermiera Casterwill, Kribja sorrise ancora di più nell'udire le parole gioviali di Jane che, man mano, perdevano sempre più di autorità volgendo meglio allo scherzo. Con il dolore al braccio che lentamente veniva congelato dall'acqua solidificata, il sapere che il suo problema consisteva in una semplice slogatura che in breve sarebbe guarita e la prospettiva di una sorta di antidolorifico, l'umore della Corvonero era decisamente migliorato e di conseguenza anche la preoccupazione della Grifondoro sembrava essersi ridotta.*

    Ci proverò ma lo sai che mi diverto troppo a schernirti!!

    *Ed era assolutamente vero perchè Jane assumeva sempre quell'aria leggermente imbronciata ed adorabile quando si sentiva punzecchiata e, scattante come un felino, tirava fuori gli artigli pronta ad attaccare. Ormai le due avevano acquisiti quel grado di confidenza che permetteva di capire al volo sin dove spingersi con l'ironia e quando era meglio restare in silenzio confortandosi solo della reciproca presenza. Ed il bello era stato che non erano stati necessari anni di conoscenza per creare quel tipo di rapporto così pulito e sincero forse perchè, una volta scostato il velo di mistero con il quale Jane teneva lontana la gente, i loro caratteri si erano irrimediabilmente presi a pelle.

    Adoperare la tattica da "faccia da cucciolo bastonato" era leggermente subdolo ma Kribja non si era riuscita a trattenersi e con gli occhi spalancati ed il labbro inferiore sporto all'infuori aveva richiesto del tea assieme alla pozione da sorbire in modo che rendere tutto più appetibile. Si stava comportando un pò come una bambina capricciosa ma dopo i precedenti giorni appesa ad un filo di incertezza sulla sorte del braccio e il dolore che era divenuto una costante, quelle notizie erano divenute un vero e proprio spiraglio di folgorante luce. Inoltre ad avvalorare ed esaltare la situazione c'era anche il fatto che a darle il lieto responso era stata proprio la Grifondoro che tanto teneva alla sua incolumità, dimostrandosi (dietro l'apparente rabbia da ramanzina) la preziosa e cara amica che essa era.
    Forse, però aveva esagerato con la faccia da cucciolo perchè Jane sembrava quasi imbarazzata mentre balbettata lievemente di dolcetti che aveva portato al castello dopo averli preparati nel bel ristorante che possedeva nel vicinissimo villaggio di Hogsmeade per poi sparire dentro la solita stanza per preparare la pozione lasciando kribja leggermente spiazzata.*

    Bha…

    *Sospirò la Corvetto mentre il ghiaccio si scioglieva lungo la sua pelle e le membra divenivano ogni minuto più pesanti. Lontane dal dolore accumulato nei giorni precedenti, la stanchezza data dalla mancanza di sonno si faceva sentire insistentemente. Il non conoscere il motivo dell’intenso dolore all’arto oltre alla preoccupazione di dover annunciare alla squadra di non essere nella possibilità di giocare il prossimo incontro del mese di Dicembre avevano agito su Kribja privandola delle meritate ore di riposo. Non sarebbe stato facile per i Corvonero trovare, così su due piedi, un nuovo Cercatore ed in più la ragazza voleva rifarsi della caduta avvenuta durante lo scontro contro i Tassorosso per dimostrare a se stessa per prima che valeva nel ruolo assegnatole. Reprimendo uno sbadiglio si accomodò meglio sul materasso, sollevando le gambe su di esso e ponendo la schiena eretta appoggiata sul morbido cuscino e sulla testata del letto così da stare più comoda e rilassata. Avrebbe schiacciato volentieri un pisolino in quel momento.
    Jane ritornò nella stanza con in un mano un’anonima tazza bianca che sprigionava un odore poco piacevole, sicuramente dovuta alla pozione che conteneva, per poi appoggiarla sul comodino lì accanto e riprendere l’analisi dell’arto. L’espressione della strega/infermiera era tornata ad essere normale e gioviale, abbandonando il velo di imbarazzo di poco prima, permettendo anche a Kribja di scacciare i pensieri sul quale dei suoi comportamenti l’aveva portata ad arrossire.
    La Grifondoro rimosse il sacchetto di ghiaccio annunciando che il gonfiore si era ridotto e spiegandole cosa doveva fare per accelerare la guarigione dell’arto.*

    Ok ghiaccio una volta al giorno e fasciatura rigida. Dovrò ricordare la formula dell’incantesimo visto che non una frana con quelli di guarigione.

    *Esclamò sorridente mentre guardava Jane recuperare la bacchetta magica e scandire, con voce ferma, le giuste parole che fecero animare le candide garze che in un attimo si avvolsero attorno al braccio della Corvonero in una morsa rigida che le impedirono i movimenti. Per una settimana le sue azioni sarebbero state limitate ma ne sarebbe valsa decisamente la pena.
    La Grifetta poi recuperò la tazza per piazzarla sotto dinanzi a Kribja che storse il naso nel percepire l’odore rivoltante della pozione. Essendo però della teoria “via il dente, via il dolore” senza neppure rispondere all’amica che la incoraggiava a bere distraendola per sapere quale era la sua mistura di tea preferita, la ragazza evitò di respirare dal naso e portò la ceramica alle labbra ingurgitando metà del liquido contenuto. Le papille gustative si lamentarono immediate, inviando impulsi di disgusto al cervello.*

    Per le mutande di Merlino Jane è schifosa. Ma cosa c’è dentro?

    *Chiese tirando fuori la lingua nella speranza (inutile) che il saporaccio sparisse via magicamente. Dopo aver osservano nuovamente l’amica Kribja riportò, con maggiore titubanza la tazza alla bocca, ogni sorso era un vero e proprio tormento ma con un piccolo sforzo riuscì a mandare giù anche il resto della pozione senza ulteriori lamentele. Non doveva essere stato un bello spettacolo ma la bevanda era orrenda e la ragazza si era impegnata a compiere il suo dovere il più velocemente possibile.*

    Ok adesso che ho bevuto questa cosa…

    *Incominciò a parlare mentre riponeva la tazza ormai vuota sul comodino.*

    Oltre a sapere se dovrò berla ancora, cosa che non mi auguro affatto, voglio tutti i dolcetti ed il tea promesso. Andrà bene qualsiasi mistura tanto con questo saporaccio in bocca non sentirò nulla.

    *Quasi mettendo il broncio (ancora come una bambina capricciosa) Kribja sprofondò ancora di più nel letto mentre sentiva lo sguardo divertito di Jane su di se che la scrutava con i suoi grandi occhi azzurro cielo. Ricordò poi la domanda che le aveva posto poco prima e si affretto a guardarla per rispondere.*

    Stavo per dimenticarmene, comunque non ho un tea preferito, bevo di tutto e mi piace sperimentare quelli che non conosco anche se tendo a preferire quelli neri, amari ed intensi.

    *Spiegò soprassedendo al cattivo sapore che aveva ancora in bocca. In effetti quella posta da Jane non era una domanda facile per la Corvonero che sin da bambina aveva sempre sorseggiato la bevanda calda più famosa dell’Inghilterra. Trovarne uno preferito era difficile visto che ognuno aveva una vena di singolarità da apprezzare.*



    @Jane_Casterwill,