Hogwarts - 7° Piano
Hogwarts - 7° Piano


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584673
       
       



    Role Aperta da Jane_Casterwill


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 2240
       
       

    [Rive del Lago Nero]




    *La fine di un altro anno scolastico era arrivata. In quella semplice domenica, la sera, si sarebbe tenuta la cena di chiusura, alla quale molti ragazzi avrebbero partecipato per l’ultima volta. A causa del temporale, che anche quel giorno aveva deciso di far compagnia alla popolazione del castello, quasi tutti erano chiusi tra le mura sicure, chi a riposare, chi a godersi gli ultimi attimi da studenti con gli amici. Solo pochi coraggiosi, o pazzi, vagavano all’esterno, tra di essi una ragazza adornata dai colori della Casa di Godric.
    Sulle rive del lago, riparata dalla pioggia e da occhi indiscreti grazie alla vegetazione, una figura incappucciata stava rannicchiata su se stessa. Le ginocchia strette al petto, il mento posato su di esse, mentre da sotto il cappuccio nero del mantello si potevano scorgere appena un paio di occhi chiari. Quelle iridi cristalline erano fisse sull’acqua del lago che, al contatto con le gocce di pioggia, si increspava formando cerchi perfetti e un piacevole rumore. Alcune di quelle piccole lacrime che cadevano dal cielo cadevano anche sul viso della diciassettenne, correndo sulla sua pelle chiara, scontrandosi con le folte ciglia che ne interrompevano il viaggio o con le labbra leggermente dischiuse, dalle quali uscivano dei leggeri sospiri. La stoffa leggere era completamente appiccicata al suo corpo, entrambi fradici per il tempo passato sotto il temporale senza un riparo più sostanzioso di qualche ramo. Vi starete sicuramente chiedendo: che cavolo ci faceva sotto la pioggia? Bella domanda.
    Quella mattina, come tutte, Jane si era alzata presto, lasciando la stanza nella quale le sue compagne ancora dormivano. Dopo una veloce colazione aveva fatto una passeggiata in compagnia della sua volpe, per poi chiudersi in camera con la scusa di dover scrivere una lettera ai genitori. Appena arrivata l’ora di pranzo, consapevole che quasi tutti sarebbero andati nella Sala Grande per mangiare qualcosa, era scappata fuori, camminando a passo spedito verso il lago. Aveva ormai perso la cognizione del tempo, non sapeva quanto tempo fosse passato da quando era arrivata, ne che ora fossero. Sperava che la pioggia l’avrebbe aiutata a schiarirsi le idee e calmarsi, invece non era servito a niente. In più quel posto era pieno di ricordi, in ogni angolo le sembrava di rivedere qualcosa o qualcuno.
    Ancora ferma nella stessa posizione la Casterwill voltò leggermente la testa alla sua destra, osservando un punto specifico. Poco più in là c’era un albero, sotto il quale lei più di una volta si era seduta per osservare il lago o aveva lasciato lì le sue cose per fare una corsetta sulla riva. Un lieve sorriso si dipinse sul suo viso al ricordo di quella corsa che era terminata con una litigata, anzi rissa, con una persona a cui teneva molto.*

    [Inizio Flashback]


    Cosa ci fai qui Fields? Se non ti dispiace potresti mettere giù la mia bacchetta? Ho da fare, non ho tempo per parlare con te!

    *Jane, con una semplice canottiera e dei pantaloni comodi, leggermente sudata per la corsa, se ne stava ferma a qualche metro di distanza dall’albero dove stavano le sue cose. Davanti a lei Gianna, con in mano la bacchetta dell’altra, che la guardava con sguardo indagatore.
    La Casterwill a stento era riuscita a riconoscere il tono di voce con cui si era rivolta all’amica, ma non poteva immaginare quello che avrebbe causato quel suo modo freddo e distaccato.*

    Fields? Siamo passati ai cognomi ormai o semplicemente non ricordi più il mio nome? Non mi meraviglierebbe affatto visto che ormai sei un fantasma insensibile e menefreghista! La tua bacchetta? Si mi dispiace ma non ci penso proprio a ridartela altrimenti al cento per cento scappi via come la codarda che sei diventata negli ultimi tempi! E non mi interessa se hai da fare, non hai voglia o tempo per star qui a parlare con me! Ormai ci stai e ti assicuro che da qui non te ne andrai finché non lo dico io!

    *La risposta dell’amica era arrivata di colpo, colpendola in pieno petto come una pugnalata, ma infondo Jane sapeva che l’altra aveva pienamente ragione. Anche in quel momento, completamente vulnerabile, con le cicatrici in mostra, avrebbe preferito scappare dalla sguardo infuocato di rabbia di Gianna, piuttosto di affrontarla. Sapeva che l’amica aveva ragione e sapeva anche di non potersi difendere da quella verità, né da quello che stava per succedere.
    In un attimo si era ritrovata con le mani dell’altra Grifondoro che la tenevano fermamente dalla canotta, scuotendola, mentre le urlava in faccia lasciando uscire tutta la rabbia che sentiva.*

    Parlami dannazione! Non puoi scappare per sempre da me! Sembri una bambina!

    [Fine Flashback]


    *Da lì le cose era velocemente degenerate.
    Anche quel giorno Jane stava scappando da qualcosa e il ricordo di quella, non molto pacifica, discussione la fece rabbrividire. Era terrorizzata all’idea di dover lasciare quelle mura, l’unico posto che sentiva di poter chiamare casa. Aveva paura che fuori di lì sarebbe successo quello che cercava di evitare da anni. Non voleva rivivere l’incubo, rivedere di nuovo quel volto che ancora la tormentava nei suoi incubi, specialmente da quando aveva saputo quelle cose nell’ufficio della preside con Gianna e Marina. Ma sapeva di non poter fare niente per evitarlo.
    La mano destra, leggermente tremolante, raggiunse la tasca del mantello, nella quale aveva posato una busta accuratamente protetta da un incantesimo per non rovinarla con la pioggia. Rimase a fissarla per un po’, incerta sul da farsi. La lettera era indirizzata alla persona che proprio in quel posto le aveva dimostrato che poteva fidarsi di lei, anche se a suon di colorite minacce. Se quello doveva essere il suo ultimo giorno prima di uscire da Hogwarts doveva fare una cosa e solo una persona poteva aiutarla a farlo.*

    Non puoi più rimandare…

    *Dopo un profondo sospiro la figura incappucciata si alzò dal suo rifugio, incamminandosi prima verso la guferia per inviare la lettera, poi alla sua vera destinazione.*

    [Settimo piano - Ufficio della Preside Mills]




    Api Frizzole

    *Solo quella statua a forma di grifone e le scale che nascondeva separava Jane dalla sua meta e, quando vide la prima muoversi in seguito alle sue parole, la pelle le si riempì di brividi. Questi non erano però dovuti ai capelli ancora leggermente umidi o al troppo tempo trascorso sotto la pioggia.
    Con le gambe traballanti la ragazza percorse le scale, per poi fermarsi davanti alla porta di legno scuro che celava l’ufficio della donna che da anni ricopriva il ruolo di preside. La diciassettenne attese qualche minuto davanti ad essa, guardandosi attorno alla ricerca di un paio di occhi scuri che ben conosceva. Quando, guardando sul suo orologio da taschino, notò che erano passati ormai dieci minuti, decise di attendere l’arrivo dell’altra all’interno. Alzò la mano destra e velocemente, per non ripensarci, bussò alla porta.*

    @Charlotte_Mills, @Gianna_Fields,


  • Gianna_Fields

    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 1505
        Gianna_Fields
    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    [Town Hall – Ufficio del Sindaco]


    *Era ormai quasi ora di pranzo e la giovane sindaca era ancora china sulle sue scartoffie, intenta a sistemare e organizzare i futuri eventi dei locali del villaggio di Hogsmeade. Non sentiva nemmeno una mosca volare e quella solitudine se da un lato poteva essere vantaggiosa per concentrarsi al massimo, dall’altro non faceva altro che riempire la sua testa di pensieri. Se ci fosse stato qualcuno con lei con cui parlare e confrontarsi di sicuro la sua testolina non avrebbe iniziato a gironzolare di qua e di là. Sbuffò picchiettandosi con l’indice la tempia mentre teneva gli occhi chiusi. Si allungò sulla sua poltrona portando le gambe sulla scrivania e la testa indietro. Apri gli occhi osservando il soffitto iniziando a pensare a cosa indossare quella sera. Era stata invitata dalla Preside Mills alla cena di fine anno ad Hogwarts e la cosa l’aveva resa felice e malinconica allo stesso tempo. Anche se aveva lasciato la scuola da un solo anno, sentiva ancora la mancanza. Dei vuoti che ancora non riusciva a colmare del tutto. Li aveva lasciato le sue amiche e non solo…un famoso detto diceva che il valore delle cose lo si capisce solo quando si perdono e la Fields aveva dovuto dar ragione a questo modo di dire cosi reale e significativo. Aveva dato troppe cose per scontato quando era a scuola, troppe cose non dette e troppe cose non fatte. Tutto per la solita frase che si ripeteva sempre “Ma si c’è tempo, poi lo farò/dirò”. Propositi mai mantenuti. Se solo avesse potuto tornare indietro di sicuro diverse cose la avrebbe rifatte e molte altre le avrebbe fatte subito senza aspettare. Ma i fatti erano altri e la ragazza non poteva cambiare il corso degli eventi ma una cosa poteva farla: non ripetere gli stessi errori ed essere un pochino meno codarda sotto certi punti di vista. Ma la situazione attuale non era a suo favore, la persona con la quale avrebbe voluto passare più tempo non era adulta, non ancora almeno e non poteva assolutamente permettersi di fare passi falsi, avrebbe potuto compromettere la sua carriera e, peggio ancora, quella della persona oggetto dei suoi pensieri. Un rumore improvviso la riportò alla realtà. Si voltò verso la finestra e vide un gufo che conosceva bene. Con un sorrisetto si avvicinò all’animale e, dopo averlo accarezzato, sfilò il bigliettino che aveva legato alla zampa.*

    Grazie, vai pure dalla tua padrona ora!

    *Apri il foglietto e lesse attentamente il contenuto. Erano poche righe ma tanto bastava per far scattare Gianna verso la porta e, con passo veloce, si incamminò verso Hogwarts.*

    [Ufficio della Preside Mills]


    *Con il respiro un po’ pesante per via del lungo tragitto, la Fields arrivò alla statua del grifone. Per fortuna conosceva la parola d’ordine, la Mills gliel’aveva detto tempo prima quando si incontravano per discutere di vari argomenti. Sperava con tutto il cuore che nel frattempo non l’avesse cambiata. Per fortuna era la stessa. Con un sorriso sali le scale velocemente ed arrivò appena in tempo per sentir picchiettare alla porta dell’ufficio. Ad un tratto però si bloccò sul posto mentre una sorta di ansia e agitazione prendevano possesso di lei. Un unico pensiero le invadeva ora la testa.*

    E se ci fosse anche Marina?

    *Sussurrò tra sé. Non la vedeva da tempo ormai, non ricordava nemmeno da quanto di preciso. Si era ritenuta una ragazza libera dopo tanto, troppo tempo di solitudine. Era sparita nel nulla non dicendole una parola su dove fosse andata né su quando sarebbe tornata. Si erano amate e, se l’avesse vista li ora, non sarebbe stata certa della reazione che avrebbe potuto avere. Prese un respiro profondo e sali gli ultimi gradini. La figura di spalle, l’unica presente, era Jane. Rilasciò un sospiro di sollievo riprendendo a respirare di nuovo. Si avvicinò con calma a lei poggiando il gomito al muro e sorridendole.*



    Ciao Casterwill, sono qui.

    *Disse semplicemente attendendo l’invito ad entrare della preside Mills.*

    @Jane_Casterwill, @Charlotte_Mills,




    Ultima modifica di Gianna_Fields circa 4 mesi fa, modificato 1 volta in totale


  • Charlotte_Mills

    Serpeverde Amministratore Preside Insegnante Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 11
    Galeoni: 300697
       
       

    [HOGWARTS - UFFICIO DELLA PRESIDE]


    *Charlotte, professoressa di Arti Oscure e Preside di Hogwarts aveva passato molte delle sue ore in quella grande stanza. La mattina aveva terminato di organizzare il Banchetto di fine anno scolastico assieme agli Elfi delle cucine di Hogwarts, mentre il pomeriggio l'aveva passato tra scartoffie di vario genere provenienti dall'Ufficio del Ministro Stefano e altre da altre scuole di magia d'Europa.
    Era strano pensare a quante scuole di magia potessero esistere al mondo, e tutte ben nascoste agli occhi dei Babbani. Stava leggendo una lettera proveniente da Durmstrang, dove il Preside in carica chiedeva un incontro per discutere di affari tra le loro due scuole. Lo sguardo di Charlotte era fisso, e disgustato, sulla lettera in questione. "Voci di corridoio" raccontavano che quell'uomo, successore di Igor Karkaroff, fosse come l'uomo prima di lui, assai fedele alle Arti Oscure e che soprattutto le praticava.
    Per la ultra trentenne però quel periodo era terminato, aveva rivelato a tutti il proprio passato oscuro, aveva rinnegato il marchio che le sarebbe rimasto impresso a vita sull'avambraccio sinistro.
    La donna stava terminando di leggere le lettere riguardanti agli scambi tra studenti in programma per l'anno successivo quando un piccolo Elfo Domestico si smaterializzò nel suo ufficio, spiegandole che si sarebbe recato a Londra per poi tornare assieme a Kyle, il piccolo figlio della ex Serpeverde, bambino che a fine dicembre aveva compiuto ben sei anni. Era passato davvero molto tempo da quando l'aveva accolto, per la prima volta, tra le sue braccia.

    [inizio flashback]

    *Qualche giorno prima Charlotte si era recava ad un orfanotrofio nei pressi di Hogsmeade, era li che venivano portati tutti I bambini orfani di genitori maghi. Era un bellissimo posto che Charlotte non aveva mai avuto l' occasione di visitare.
    Un grande edificio immerso nel verde della campagna accoglieva bambini di ogni età, fino ai diciasette anni cioè fin quando non raggiungevano la maggiore età e non entravano nel mondo del lavoro.
    La donna non si trovava li per lavoro ma per “affari personali”.
    Non lo aveva detto a nessuno delle persone che conosceva, solo Sibilla, la preside di Hogwarts ne era al corrente.
    Charlotte avrebbe adottato un bambino.
    L' ex Serpeverde era su di giri. Erano mesi che era nelle liste per adottare un bambino proveniente da quell'orfanotrofio e finalmente aveva l' occasione per realizzare il suo desiderio più grande: diventare mamma.
    Il colloquio con il responsabile delle adozioni iniziò in modo davvero molto informale. Era lui che accettava o no una persona come genitore dei bambini che avevano in quel grande orfanotrofio che purtroppo non aveva abbastanza posti per tutti i bambini presenti. Le battaglie degli ultimi anni avevano reso orfani moltissimi bambini.
    Il colloqui di Charlotte andò a gonfie vele e l' uomo che si trovava difronte a lei pareva soddisfatto di lei e delle sue credenziali.
    Avrebbe garantito ad ogni bambino che le fosse affidato una vita agiata e ricca di amore, infatti Char era moltissimo tempo che desiderava avere un figlio e alla fine aveva optato per adottarne uno.
    L'adozione che stava compiendo Charlotte era un "adozione chiusa" cioè non avrebbe mai potuto contattare i genitori biologici del bambino e a dire il vero poco le interessava, quello di cui aveva premura non era il passato ma il futuro del bambino che avrebbe chiamato figlio.
    Il cuore batteva forte. Avrebbe finalmente coronato uno dei desideri più grandi che aveva anche se i suoi vari impegni potevano essere un' ostacolo ma di certo avrebbe fatto di tutto per quel pargoletto, anche ridurre le ore di lavoro a scuola e all' Town Hall.
    Il cuore batteva forte.
    La porta si aprì di nuovo e l' espressione che comparve sul suo volto poteva sicuramente trasmettere la sorpresa di Charlotte nel vedere un piccolo fagottino avvolto in una copertina bianca.


    *Era la creaturina più dolce e graziosa che l' ex Serpeverde aveva mai visto.
    Quell' orfanotrofio trattava solo bambini dotati di magia ma anche se fosse stato un bambino senza poteri magici la sua bellezza non sarebbe cambiata.
    Nella domanda di adozione Charlotte, Purosangue da generazioni non aveva indicato uno stato di sangue preciso, lei non era come tutti I Serpeverde, lei non aveva pregiudizi, Mezzosangue, Magonò e Purosangue erano tutti uguali e meritavano tutti un'occasione, in particolare se si trattava di neonati.
    Quel piccolo bambino che era appisolato si svegliò. Grandi occhi verdi la guardarono curiosi e vispi.*

    Ma ciao piccolo... Kyle


    *Si, suo figlio si sarebbe chiamato Kyle. Kyle Mills.*

    [fine flashback]

    Pensare come la sua vita era andata avanti da quel giorno così speciale era davvero strano, soprattutto pensare che era passato così tanto tempo.
    La donna era talmente assorta nei suoi ricordi che non si accorse subito che qualcuno aveva bussato alla porta del suo ufficio al settimo piano del castello di Hogwarts.
    Rimase sorpresa perchè non stava aspettando nessuno, sopratutto a quell'ora del primo pomeriggio. Di solito a quell'ora tutti quanti si trovavano nella Sala Grande a pranzare.*

    Avanti.

    *Disse dando il permesso, alla misteriosa persona, di entrare in quell'ufficio così temuto dagli alunni.
    Come lei anche i vari quadri appesi alle pareti, raffiguranti tutti gli ex Presidi di Hogwarts, erano curiosi di sapere chi era così coraggioso da recarsi al settimo piano del castello per bussare alla grande porta di legno massiccio. *

    @Gianna_Fields, @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 2240
       
       

    *Tre piccoli ritocchi sulla porta di legno scuro bastarono per farle capire che ormai non poteva tornare indietro. Aveva evitato quella conversazione per mesi, sperando che quel momento non arrivasse, ma si sa che il tempo non gioca mai a proprio favore. Quell'anno era passato fin troppo velocemente e in un battito di ciglia eccola lì, per niente pronta e tremante davanti a una soglia che aveva superato più volte ma che quel giorno sembrava diversa. Jane non aveva idea di cosa aspettarsi da quell’incontro improvvisato, tuttavia sperava che finisse in fretta, cosa alquanto improbabile. Anche se le lancette dell’orologio scorrevano, come sempre, alla stessa velocità, a lei sembrava che tutto fosse rallentato. Il suo sguardo che vagava sulla superficie lignea, così come il suo braccio che lentamente, forse troppo, si abbassava per tornare lungo il fianco destro. Proprio mentre l’arto compiva quel semplice gesto, catturando tutta l’attenzione della Grifondoro che sembrava caduta in uno stato di trans, non si accorse che la persona che attendeva con ansia era arrivata. Fu quando il palmo della mano toccò il tessuto della divisa che una voce, proveniente dal lato e fin troppo vicina, la fece sussultare riportandola alla realtà. In un attimo gli occhi chiari di Jane si spalancarono mentre il cuore le saltava in gola. A stento riuscì a trattenere una imprecazione verso la giovane donna al suo fianco ma non le risparmiò invece una delle sue occhiate più truci.*

    FIELDS! Mi vuoi avere sulla coscienza o ti diverti troppo a farmi prendere paura?

    *Con le sopracciglia aggrottate, la mano destra all’altezza del cuore ancora palpitante e una espressione che doveva essere minacciosa, ma risultò più che altro molto buffa, la giovane si voltò verso l’amica. Si ritrovò davanti Gianna, tranquilla e sorridente, con il braccio posato sul muro e gli occhi scuri puntati sulla propria figura. La diciassettenne mantenne quella espressione fintamente minacciosa per poco, aprendosi in un lieve sorriso. Era felice di vederla lì! Da quando la ex Grifondoro aveva lasciato il castello, ormai un anno prima, Jane aveva sentito la sua mancanza, più di quanto credeva possibile. Tornare ogni sera nella camera da letto al settimo piano e non trovare le sue amiche a aspettarla o non averle come sostegno durante le partite di Quidditch… o ancora non avere qualcuno che in un attimo le era addosso perché lo sguardo era più cupo del solito, quindi qualcosa non andava. Tante piccolezze che negli anni non aveva valorizzato abbastanza, ma in quei mesi in cui il trio di Grifondoro si era lentamente sciolto la Casterwill si era ritrovata a desiderarle di nuovo.
    Nonostante la felicità di rivedere l’amica tra quelle mura Jane sentiva che mancava ancora qualcosa, anzi qualcuno. Il terzo componente del trio non era lì e la diciassettenne non aveva idea di dove fosse finita. Avrebbe voluto mandarle una lettera per dirle di raggiungerle ma sapeva anche che non sarebbe stata una piacevole riunione. Per un attimo i suoi occhi verdi si concentrarono sulla figura slanciata davanti a sé. Come avrebbe reagito rivedendola? La Grifondoro ricordava bene quella sera di un anno prima, quando Gianna e Marina avevano organizzato un pigiama party per dire a lei e Emily che stavano insieme, così come la loro preoccupazione per la possibile reazione della Casterwill per gli eventi di qualche giorno prima. In dodici mesi, forse qualcuno in più, era cambiato tutto, compresa la donna che stava fissando.*

    Per spaventarmi non ti devi sforzare molto, mi basta vederti! Però… grazie per essere venuta subito!

    *Quelle parole lasciarono le labbra di Jane, mentre distoglieva lo sguardo dall’amica riportandolo alla porta, inizialmente con tono scherzoso che dopo la breve pausa divenne serio e leggermente più basso, come un pensiero che non doveva essere detto a alta voce.
    Facendo finta di niente, come sempre molto restia nel mostrare i propri sentimenti, si posizionò davanti all’uscio, schiena dritta, testa alta e le mani incrociate dietro la schiena, dondolando leggermente sui talloni mentre aspettava la risposta della preside. Per sua fortuna l’attesa non durò molto.
    Dopo qualche secondo, o minuto, la sua cognizione del tempo in quel momento non era molto affidabile, la voce profonda della preside concesse loro il permesso per entrare. Jane si ritrovò a deglutire rumorosamente, cercando di far sparire quel fastidioso nodo alla gola che le toglieva il respiro. Per un attimo pensò di prendere Gianna per mano e scappare via, oppure spingerla in avanti per far entrare lei per prima. Invece rimase per un attimo lì ferma, immobilizzata sul posto con le mani sudate che sfregavano sulla stoffa, finché con un passo in avanti posò la destra sulla maniglia.
    Cercando di reggersi sulle gambe tremanti fece il suo ingresso nel grande ufficio. Subito si rese conto degli sguardi incuriositi dei quadri degli ex presidi, tutti puntati su di sé. Nonostante la spiacevole sensazione di essere sotto esame, Jane, lentamente, fece qualche passo verso la donna sforzandosi di sorridere.*

    Buongiorno preside! Scusi per il disturbo ma siamo qui per...le devo parlarle e non posso più rimandare.

    *Ferma a poca distanza dalla professoressa Mills la diciassettenne lasciò uscire quelle parole frettolosamente ma con decisione. A ogni piccolo passo verso la temuta meta sentiva crescere la tensione, ma allo stesso tempo piccoli pezzi del muro che si era costruita intorno crollavano. Non era sicura che la preside possedesse le risposte che cercava, non sapeva nemmeno se dopo quella conversazione si sarebbe decisa a lasciare Hogwarts senza paura. Tuttavia anche solo essere in quella stanza, la stessa in cui aveva scoperto tutto, poteva considerarlo un grande passo.
    Gli occhi verdi della ragazza rimasero fissi per un po’ sulla donna, finché non si spostarono alla ricerca della sua accompagnatrice. Non sapeva cosa fare in quel momento. Doveva iniziare a parlare? Spiegare qualcosa per giustificare la sua presenza? Jane portò la mano destra tra i capelli, iniziando a spostarli da una parte all’altra, mentre cercava lo sguardo rassicurante della sua amica.*

    @Charlotte_Mills, @Gianna_Fields,


  • Gianna_Fields

    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 1505
        Gianna_Fields
    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    *Il tocco della Fields, fece sussultare Jane che non appena si voltò in sua direzione la guardò in modo minaccioso o almeno cosi voleva far sembrare.*

    FIELDS! Mi vuoi avere sulla coscienza o ti diverti troppo a farmi prendere paura?

    *Gianna passò la punta della lingua sulle labbra continuando a mantenere divertita il sorriso noncurante delle parole della giovane Grifondoro.*



    *Infine, anche Jane le sorrise e la ringraziò per essere arrivata subito. La mora si avvicinò alla Casterwill e le sussurrò all’orecchio:*

    Prima cosa non voglio averti sulla coscienza in nessun modo, seconda cosa non avrei mai potuto lasciarti sola in una situazione del genere.

    *Detto ciò le stampò un bacio sulla guancia prima di riprendere le distanze dall’amica e osservare la porta. Era sicura che da un momento all’altro, la preside avrebbe dato loro il permesso di entrare. Di tanto in tanto si guardava intorno, come se aspettasse di vedere l’arrivo di Marina o forse sperava di non vederla…non sapeva ancora con certezza cosa il suo cuore volesse. Stava per chiedere alla Casterwill se avesse invitato anche la sua ex ma un “avanti” bloccò la Fields. Il momento era arrivato. Gianna osservava Jane, estremamente nervosa, che si apprestava a fare il suo ingresso nell’imponente ufficio. In effetti per lei era la prima volta che entrava li dentro. Infondo era l’ufficio della preside, chi mai avrebbe voluto entrare li durante i sette anni di scuola? Era un posto temuto dalla maggior parte degli studenti con un po’ di cervello in testa; essere “invitati” a recarsi li significava solo una cosa: guai. Segui Jane senza perdere altro tempo e, una volta entrata, chiuse la porta alle spalle poiché la conversazione che avrebbero avuto doveva restare nel modo più assoluto privata. La Casterwill salutò la preside e anche Gianna fece lo stesso:*

    Buongiorno Preside.

    *Osservò i quadri distrattamente notando che tutti gli ex presidi osservavano le due ragazze in modo molto curioso. Scosse la testa pensando che non avessero niente di meglio da fare. Si girò verso Jane notando che implicitamente stava mandando dei segnali di aiuto rivolti all’ex Grifondoro. Fece un passo avanti e prese la mano della Grifondoro nella sua, rivolgendole un sorriso incoraggiante e rassicurante.*

    Sono qui Jane, non sei sola.

    *Disse in modo che solo lei potesse sentirla e rafforzò la stretta di mano come a volerle infondere coraggio. Sapeva ciò che stava per fare e capiva quanto potesse essere difficile dire quelle cose alla preside. Ma doveva farlo per lei stessa e per la sua serenità. Gianna sarebbe rimasta con lei a supportarla, aiutarla e difenderla se necessario. Avrebbero affrontato quella situazione e tutte gli altri problemi che si sarebbero presentati in futuro insieme come sempre perché per lei quella ragazza contava molto e non avrebbe permesso a nessuno di farle ancora del male…*

    @Jane_Casterwill, @Charlotte_Mills,


  • Charlotte_Mills

    Serpeverde Amministratore Preside Insegnante Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 11
    Galeoni: 300697
       
       

    *Charlotte Mills, Preside di Hogwarts, era rimasta sorpresa nel vedere che a bussare alla porta del suo ufficio al settimo piano erano state due Grifondoro: Jane Casterwill Prefetto di Grifondoro e Gianna Fields Sinsaco di Hogsmeade.
    Le osservò curiosa, la prima a prendere la parola fu la più giovane.*

    Buongiorno preside! Scusi per il disturbo ma siamo qui per...le devo parlarle e non posso più rimandare.

    *Disse Jane rendendola ancora più curiosa di quello che già era. Alcune volte avrebbe preferito essere una Legilimes piuttosto che un Animagus, ma purtroppo era un abilità che non aveva. Doveva tenersi la sua curiosità e la suspance.
    La seconda Grifondoro, oltre a salutarla cordialmente, non disse altro rivolta alla donna. Forse si trovava li per far compagnia all'amica?
    Charlotte le osservò.
    Dalle loro espressioni non sembrava scaturire niente, solo dal volto di Jane si riusciva a captare che era, forse, la più agitata delle due.
    Doveva essere qualcosa di importante per trovarsi li e trasmettere ansia ed altre emozioni alla donna che era seduta in quell'ufficio.*

    ”Chissà...”

    *Pensò la donna ipotizzando qualsiasi cosa.
    Questioni riguardanti la scuola? Questioni riguardanti il futuro, o addirittura riguardanti il passato? C'erano tantissime cose della quale si poteva parlare, era quello che spaventava Charlotte: il non sapere il perchè della loro presenza li.

    Prego ditemi pure.


    *Affermò la donna indicando le sedie difronte a lei dove le due giovani streghe potevano sedersi non prima di aver dato un piccolo sguardo all'orologio da polso che portava sempre con sé. Da li a poco, circa una mezzoretta, avrebbe ricevuto la visita del Ministro Stefano in persona. Dovevano parlare di questioni burocratiche, cosa che accadeva ad ogni fine del mese per tenersi aggiornati e, soprattutto, per vedersi tra amici e trovare nell'altro un confidente nell'altro.
    Lo sguardo tornò sui volti delle due streghe difronte a sé: era pronta ad ascoltarle.*



    @Jane_Casterwill, @Gianna_Fields,




    Ultima modifica di Charlotte_Mills circa 3 mesi fa, modificato 1 volta in totale


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 2240
       
       

    *Il tremore delle mani sembrava aumentare ogni secondo di più, insieme a l'assordante rumore del battito cardiaco che le rimbombava nella cassa toracica, arrivando a farsi sentire fino alle orecchie. Le sembrava di non riuscire più a sentire, come se la testa fosse avvolta in una bolla trasparente che la allontanava dalla realtà e i sensi fossero assopiti. Si sentiva uno spettatore impassibile e, allo stesso tempo, l’attrice protagonista, con tutti gli occhi puntati addosso. Jane, sotto lo sguardo stupito e perplesso della preside e dei quadri appesi alle pareti, desiderò avere un mantello dell’invisibilità, con il quale nascondersi. Come immaginava il panico stava avendo il sopravvento sul suo corpo, questo finché sentì un piacevole tepore avvolgerle la mano. Subito non capì da dove provenisse, troppo stordita dalla sensazioni sopra elencate, poi voltandosi incontrò di nuovo un paio di occhi scuri che conosceva bene. Rimase a fissare la giovane al suo fianco, riconoscendo finalmente la mano dal quale proveniva quel tepore e sentendo i propri sensi risvegliarsi. Il battito frenetico del cuore tornò ad essere un rumore di sottofondo, permettendo a Jane di sentire le parole dell’altra. Quante volte aveva sentito uscire da quelle labbra le parole “sono qui”? E alla fine, dopo anni, Gianna era l’unica ad esserci ancora.
    Quel semplice gesto e la frase appena sussurrata riuscirono a strapparle un sorriso, facendo scivolare via un po’ della paura che le stringeva lo stomaco. Come risposta Jane le sussurrò un lieve grazie, stringendo a sua volta la mano dell’altra, senza lasciarla andare neanche quando si voltò di nuovo verso la preside. La Mills, nella sua eleganza e compostezza, se ne stava seduta dietro alla scrivania con lo sguardo puntato sulle due Grifondoro. Jane incrociò per un attimo il suo sguardo, scorgendo chiaramente la curiosità celata dietro l’espressione impassibile che le aveva sempre, o quasi, visto. In seguito alle parole della donna e al gesto per indicare le sedie la diciassettenne si avvicinò per accettare l’invito, non fidandosi molto delle proprie gambe. Con movimenti lenti si mise seduta su una delle due sedute, senza lasciare la presa sulla mano di Gianna che probabilmente non se la sentiva più, data la forza con cui Jane la stava stringendo. Da seduta si sentì finalmente più stabile ma un altro problema le si presentò davanti: come iniziare? In tutto quel tempo aveva pensato più volte a un possibile incontro con la preside, formulando un’infinità di possibili discorsi da fare giunta a quel momento, eppure nessuno di quelli le era sembrato adatto.*

    Avrei dovuto avvisarla della nostra visita, ma cercherò di non rubarle troppo tempo!

    *Il Prefetto iniziò a parlare, sentendo la propria voce uscire più roca del solito, mentre, inconsciamente, iniziava a giocare con le dite sottili della mano dell’amica. Non sapeva bene da dove fosse uscito quell’attimo di coraggio che l’aveva portata a aprire bocca, però decise di prendere la palla al balzo e continuare, finché la sua gola glielo avrebbe permesso.*

    La scorsa estate ha dato il permesso a Marina, Gianna e me di utilizzare il pensatoio presente in questa stanza per cercare una cosa che la nostra amica aveva perduto. Però quel giorno è successa una cosa, il motivo per cui siamo venute qui oggi.


    [Inizio flashback]

    Citazione:
    Ciao Jane,
    io e Gianna dobbiamo farti vedere una cosa, incontriamoci nell’ufficio della preside alle 11:00.
    Marina


    *La ragazza riconobbe subito l’elegante scrittura della sua amica, ma non fu affatto rassicurata dal modo in cui le aveva chiesto di incontrarsi. Una serie di domande, accompagnate da un’espressione sempre più confusa, iniziarono a affollarle la mente. Perché proprio nell’ufficio della preside? Cosa dovevano mostrarle così urgentemente? Jane iniziò a pensare che fosse successo qualcosa di grave alle sue due amiche, così, senza perdere altro tempo, raccolse le sue cose e si diresse di corsa in camera sua per prepararsi.*

    [Hogwarts – Ufficio della preside]


    *Erano le undici esatte quando la giovane Grifondoro bussò alla grande porta di legno che si apriva sull'ufficio della preside Mills. Per sua grande sorpresa, appena posò le nocche sulla superficie scura questa si aprì come se la stesse aspettando. Fu in quel momento che una troppo familiare sensazione si fece spazio nel petto della giovane. Sentiva che quella piacevole giornata era giunta al termine e che, varcata quella soglia, si sarebbe trovata davanti a qualcosa che non si aspettava. Chiuse gli occhi per un attimo, cercando di scacciare il peso che le smorzava il fiato e ripetendosi che non sarebbe successo niente, ma ormai non ci credeva neanche lei. Le sue giornate non potevano essere tranquille e lei era solo un'illusa se ci sperava anche per un solo secondo. Alla fine Jane spinse quella porta, rivelando la stanza apparentemente deserta.*

    Marina? Gianna? Siete qui?

    [Fine flashback]


    *Non avrebbe mai dimenticato quel giorno, specialmente il momento in cui rivide il volto di quell’uomo e la propria reazione al sentirlo chiamare la sua amica “figlia”. Jane aveva lasciato prevalere l’istinto e in un attimo si era ritrovata a tenere Marina per il collo della maglia, con forza, chiedendole cosa avesse a che fare con quello che lui le aveva fatto. In quel momento aveva ricevuto delle risposte, ma allo stesso tempo altre mille domande si erano aggiunte agli interrogativi che portava dentro da tutta la vita. Per di più, a causa dei suoi segreti, aveva rischiato di perdere la giovane dai lunghi capelli castani che sedeva al suo fianco.*

    Lei conosce già la mia storia, ne ho avuto la conferma anni fa, così come io conosco il suo passato preside. Sono venuta da lei perchè è l’unica persona che possa aiutarmi a avere delle risposte. Quel giorno ho...abbiamo scoperto che il padre biologico di Marina è James Hatwood, un Mangiamorte e l’uomo che da anni da la caccia alla mia famiglia, che ha ucciso mia sorella.

    *Gli occhi chiari di Jane, che si erano abbassati a fissare il legno della scrivania, persi nei ricordi, si alzarono per fissarsi di nuovo in quelli della preside Mills. Mentre riprendeva fiato, cercando di non pensare troppo a quell’uomo che odiava con tutta se stessa, osservò il volto della donna, alla ricerca di qualcosa, un qualsiasi indizio. Era venuta da lei per avere delle risposte, ma specialmente per sapere se avrebbe dovuto continuare a cercare oppure no.*

    Non voglio sapere se ha lavorato con lui, non mi interessa, ma ho bisogno di avere delle risposte per poter lasciare Hogwarts senza la paura di ritrovarmelo davanti da un momento all’altro. Quello che le chiedo è di dirmi ciò che sa!

    @Charlotte_Mills, @Gianna_Fields,


  • Charlotte_Mills

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    *Le due ragazze, una più grande dell'altra ma entrambi due Grifondoro di talento, si avvicinarono alla grande scrivania di legno antico e si sedettero su quelle sedute. Li si erano sedute numerose persone nel corso degli anni, tra cui anche personaggi illustri passati alla storia.
    Fu in quel momento che Jane prese la parola.
    Innanzitutto si scusò della loro vista senza avviso, ma dopotutto Charlotte ci era abituata, in particolare per il continuo via vai di professori e delegati del Ministero. La ragazza arrivò quindi al dunque: le ricordò del permesso di utilizzare il Pensatoio in quella stanza, dato l'estate precedente per cercare qualcosa. La donna all'epoca non aveva approfondito il tutto, lasciando alle tre ragazze la loro privacy, anche se il Pensatoio si trovava nel suo ufficio. Fu quel giorno, proprio lo stesso quando le tre ragazze si erano recate li, che era successo qualcosa di inatteso.
    La preside Mills osservò per prima Jane e poi Gianna con aria incuriosita. Cosa c'era di così importante da doverlo raccontare a lei, donna che dirigeva una scuola per maghi e streghe adolescenti?
    Se però si trovavano li, quasi un anno dopo, doveva essere qualcosa di davvero importante.

    Lei conosce già la mia storia, ne ho avuto la conferma anni fa, così come io conosco il suo passato preside.

    *Continuò la diciasett'enne.
    Era vero la ragazza conosceva il suo passato meglio di altri studenti di Hogwarts, ma conosceva solo la superficie del suo passato, quel passato che Charlotte non aveva mai rivelato a nessuno.
    Essere un Mangiamorte era più complicato del dover portare avanti un ideale, e Charlotte lo sapeva bene e ne portava ancora i segni.

    Quel giorno ho...abbiamo scoperto che il padre biologico di Marina è James Hatwood, un Mangiamorte e l’uomo che da anni da la caccia alla mia famiglia, che ha ucciso mia sorella.

    *Gli occhi del prefetto Casterwill che fino a quel momento erano rimasti bassi, si alzarono per fissarla bene in volto.
    Fece una pausa, mentre Charlotte Mills non le staccava gli occhi di dosso. In quel momento era come se la giovane Fields,a l fianco dell'amica, fosse scomparsa: c'erano solo loro due.
    James Hatwood aveva detto? Proprio così, e su di lui voleva solo delle risposte per poter lasciare Hogwarts con un peso in meno.
    Il suo timore, da quanto sembrava, era il poter ritrovarselo davanti in un futuro, o lontano o immediato chissà, ma per scogliere quella matassa presente nelle sue emozioni si era rivolta proprio a lei, che altro non era la Preside di Hogwarts.
    Alcune volte Charlotte rimpiangeva i giorni quando era solo una semplice professoressa senza nessun'altra carica, ma la vita era andata avanti purtroppo o per fortuna.
    Sicuramente Jane Casterwill odiava quell'uomo con tutto se stessa per quello che aveva fatto alla sua famiglia.
    Il volto della donna era fisso su Jane senza esprimere nessuna espressione o sensazione, era una cosa che aveva imparato molti anni prima proprio nei “ranghi” dei Mangimorte. Alle nuove reclute veniva insegnato a sopportare qualsiasi voglia di tortura o interrogatorio senza cedere e, doveva ammetterlo, lei era sicuramente una delle migliori durante il suo periodo di permanenza tra quelle persone.
    Charlotte non si era unita ai Mangiamorte per un ideale in comune, ma solamente per trovare verità su suo fratello Luke che, anni prima, era appartenuto ai Mangiamorte, e fino all'anno precedente creduto morto nel 1998.
    Il suo volto era impassibile, Jane non sarebbe riuscita a torcere nessuna informazione dal suo volto.
    Conosceva Hatwood, ma non gliel'avrebbe raccontato, anche se la strega oramai maggiorenne le aveva chiesto di raccontarle ciò che sapeva.
    Aveva avuto “il piacere” di incontrarlo un paio di volte, lo aveva reputato come un uomo di bell'aspetto e di grande spirito.. lavorativo. Era conosciuto tra i ranghi dei Mangiamorte per la sua crudeltà e per non lasciare mai incompiuto un compito a lui assegnato.*

    L'ho solamente sentito nominare, non l'ho mai incontrato di persona *Mentì la ultra trentenne, mantenendo il contatto visivo con la ragazza che le aveva posto quel quesito.*

    Ma da quello che ho sentito, e che sopratutto ricordo, è che era noto per portare sempre a termine i propri compiti.
    Se sei qua, ancora viva, è perchè tu non rientravi nei suoi “lavori”.


    *Charlotte su quello non mentì.
    Appoggiò poi il torso allo schienale della grande poltrona dove, ogni giorno, si sedeva da li a oramai un paio d'anni. Fu solo in quel momento che lo sguardo della ex Serpeverde si riposò sul volto della Grifondoro che era rimasta in silenzio fino a quel momento: Gianna Fields.
    Grande doveva essere la sua amicizia verso Jane per potersi trovare li in quel momento. Invidiava il loro rapporto, un rapporto che alla loro età Charlotte non aveva mai avuto con nessuno, non era infatti considerata una grande amica ma più una ragazza solitaria alla quale era meglo stare alla larga. Quella strana caratteristica l'aveva condizionata nei rapporti portandola a chiudersi in se stessa e lasciare fuori le altre persone. Aveva provato alcune volte ad aprirsi, a far entrare persone nel suo mondo, ma le delusioni in fatto di amicizia e di amore l'avevano costretta a diventare ciò che era.*

    Stai tranquilla.

    *Esordì alla fine la donna, chiedendo alla fine se poteva offrire una bicchiere di succo di zucca alle due.
    Quelle sue ultime parole echeggiarono nella grande stanza.
    Anche i quadri dei vecchi professori, che avevano ascoltato la discussione, dal loro origliare erano tornati a chiacchierare tra di loro o a riappisolarsi ai lati delle loro cornici.*


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    *Stai tranquilla. Due parole che aveva sentito dire spesso: quando di notte si svegliava urlando in preda agli incubi, oppure quando qualcuno voleva nasconderle qualcosa. Una frase che Jane era stufa di sentirsi ripetere. Molte persone erano convinte che quei due vocaboli fossero sufficienti in certi casi, ma con lei non funzionavano mai, men che meno in quel caso. I ricordi non erano vividi a causa della giovane età, tuttavia quella luce verde che aveva strappato la vita alla sorella maggiore era ben impressa nella sua mente. Così come tutti gli anni passati a cercare i veri genitori in giro per il mondo. Anni prima, quando la giovane Casterwill era una ragazzina di dodici anni, era andata fino in capo al mondo per trovare l’uomo e la donna che l’avevano messa al mondo. Purtroppo però, quando ci era riuscita, le cose non erano andate come aveva sperato per tanto tempo.
    Lo sguardo impassibile della Grifondoro era ancora fisso sul volto della preside. Sinceramente? Non credeva a una parola di quella che le aveva detto. La ragazza si fidava della professoressa Mills, ma allo stesso tempo il suo istinto le suggeriva che c’era qualcosa di più e l’esperienza aiutava a rinvigorire i suoi sospetti. Il ricordo di quello che era successo con quella donna era fin troppo impresso nei ricordi, come fosse stato impresso con il fuoco. L’immagine di Charlotte Mills, seduta a un tavolo della “Testa di Porco” in compagnia di una bottiglia di Whisky Incendiario tornò a bussare con prepotenza. Jane era finita per caso in quel posto, desiderosa di un po’ di tranquillità e una pausa dallo studio, si era però ritrovata in mezzo a ben altro. Lei, Sylvia e Charlotte nello stesso locale, nello stesso momento, ognuna immersa nei propri pensieri. Quel giorno la giovane aveva scoperto il segreto della preside, quel marchio che portava sul braccio, ma soprattutto qualcosa che non avrebbe voluto scoprire in quel modo. Pochi mesi prima la sorella gemella, Effie, se ne era andata da Hogwarts insieme al Mangiamorte che dava la caccia alla loro famiglia, Jane non aveva più ricevuto sue notizie, fino a quel giorno. Charlotte sapeva tutto, aveva anche incontrato l’altra Casterwill e, pur sapendo quanto la Grifondoro la cercasse disperatamente, non era intervenuta. Quel pomeriggio aveva segnato Jane per sempre. Dopo essere tornata al castello si era chiusa a riccio, tradita dalla sua, allora, migliore amica e dalla donna di cui si era fidata e che stimava. La ragazzina solare con i capelli rossi fuoco era sparita in quella notte e lei aveva lasciato che tutti credessero fosse stata una scelta, invece si era solo risvegliata con i capelli castani senza saperne il perchè. Almeno fino all’estate tra il sesto e il settimo anno. Grazie a quel viaggio nei ricordi di Marina aveva aperto gli occhi, ritrovandosi davanti, di nuovo, il volto dell’uomo che odiava e scoprendone il nome, ma si era anche ritrovata con i capelli verdi.
    Anche in quel momento alla ragazza le cose sembravano chiare: la preside sapeva qualcosa che non voleva dire. Tuttavia la donna non era l’unica brava a sembrare completamente impassibile. Jane aveva imparato molto bene a nascondersi dietro delle maschere, quando serviva, e la ragazza al suo fianco, alla quale stringeva ancora la mano, ne era testimone. Quante volte lei e Gianna si erano ritrovate a litigare per questo? In quel momento il prefetto si ricordò della sua amica e si voltò a guardarla. L’aveva trascinata in quel caos anche se lei non centrava, eppure non si era mai lamentata. Anche in quel momento era lì, seduta al suo fianco in silenzio, senza dire una parola, neanche per la presa ferrea con cui le stava stritolando la mano. Dove l’avrebbero portata le sue ricerche? Molto probabilmente avrebbe rischiato di perdere qualcun altro. I suoi genitori, la famiglia adottiva che l’aveva cresciuta, o Gianna stessa. E per cosa? La verità non le avrebbe ridato la casa che cercava. Non era disposta a rischiare ancora, specialmente non con la vita di altri in ballo.
    Gli occhi chiari di Jane percorsero la figura del sindaco di Hogsmeade per qualche secondo, mentre la mente continuò a vagare tra vari scenari, compreso quello di lasciare l’Inghilterra e proseguire da sola. Tuttavia era quasi certa che quella testarda sarebbe corsa a prenderla, anche fino in Antartide. Alla fine il suo sguardo si fermò sulle loro mani intrecciate e si rese conte che, senza accorgersene, il suo pollice stava accarezzando le dita di Gianna. Un gesto istintivo, che faceva spesso per rilassarsi.*



    ”Forse ha ragione...devo fermarmi qui prima che sia tardi.”

    *Non credeva a una sola parola uscita dalle labbra della preside, al contrario era sicura che quel pazzo di Hatwood stesse cercando qualcosa, ma era stanca di vivere nella paura. Aveva diciassette anni e passava le sue giornate chiuse in camera, al campo da Quidditch allenandosi in solitaria o nella cucina del suo ristorante. Forse avrebbe potuto fare finta di niente e fingere di crederci.
    Con il volto ancora rivolto verso l’ex Grifondoro Jane chiuse per un attimo gli occhi, respirando profondamente. Il pollice fermò il movimento rotatorio nell’esatto momento in cui riaprì gli occhi. La ragazza sentiva il battito cardiaco accelerato che piano piano si placava, aveva fatto la sua scelta e sperava che fosse quella giusta, per lei e per le persone a cui teneva. Un paio di iridi verdi si posarono nuovamente sulla figura della preside, seduta compostamente sulla propria sedia, la quale aveva chiesto alle due se gradivano del succo di zucca. Con un cenno negativo del capo Jane rifiutò educatamente l’offerta, prima di riprendere la parola.*

    La ringrazio per il suo tempo preside Mills e le chiedo nuovamente scusa per il disturbo. Seguirò il suo consiglio ma ora devo andare, ho delle cose da fare. Le auguro una buona giornata!

    *Sorridendo la ragazza si alzò dalla sedia su cui si era seduta appena entrata, lasciando, controvoglia, la presa sulla mano di Gianna. Prima di voltarsi rivolse un ultimo sguardo a Charlotte, accompagnato da un lieve cenno del capo a mò di saluto, per poi incamminarsi verso la porta dalla quale erano entrate. Non le importava più dello sguardo dei vecchi presidi che avevano assistito alla scena dalle loro cornici, troppo persa nei pensieri. Aveva fatto la scelta giusta? Non poteva esserne certa.
    Jane, ormai arrivata alla porta, si fermò solo per aspettare l’amica, tenendo l’uscio aperto in attesa dell’altra. Doveva ringraziarla per essere stata presente per lei, ancora una volta, anche se ormai un semplice “grazie” le sembrava futile.*

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        Gianna_Fields
    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    *Le due giovani ragazze erano in piedi davanti alla preside Mills che, con un gesto della mano, le aveva invitate a sedersi. Jane non mollò nemmeno un attimo la presa sulla sua mano anzi sembrava che ad ogni passo e ad ogni parola, la stretta aumentasse. Ciononostante, all’ex Grifondoro non venne mai in mente di staccarsi o farle capire che stringeva un po’ troppo! Capiva benissimo il suo stato d’animo e se quel piccolo contatto poteva servirle a trovare più coraggio allora a lei stava bene. Si sedettero cosi come la preside le aveva invitato a fare e Gianna accavallò la gamba cercando di mettersi comoda, si prospettava una lunga chiacchierata. Guardò la sua amica che, chiaramente cercava il modo migliore per iniziare il discorso. Le strinse la mano a sua volta per farle capire che lei era sempre li e per provare a darle la spinta necessaria per parlare. Non passò molto prima che la Casterwill apri bocca. Si scusò per non aver avvisato del loro arrivo mentre, come in modo assolutamente normale, iniziava a giocherellare con le sue dita. Gianna per un attimo abbassò gli occhi sulle loro mani incrociate sorridendo lievemente…deglutì lasciandola fare per poi riportare gli occhi sul profilo di Jane per ascoltarla. Ricordò alla preside un episodio successo tempo prima, quando l’ormai ex trio aveva avuto il permesso di utilizzare il pensatoio per cercare un oggetto perduto. Come poteva dimenticare quella giornata…gli eventi si susseguirono in fretta e Gianna poteva ancora vederli chiari e nitidi nella sua mente. La rabbia negli occhi di Jane, l’iniziale confusione di Gianna e Marina e, infine, lo scatto di rabbia della Casterwill che si fiondò sulla sua ragazza e la successiva reazione dell’ex Grifondoro che senza pensarci un attimo la prese per il collo della maglia e la allontanò a Marina sbattendola al muro…ricordava bene la rabbia che aveva provato nel vedere Jane mettere le mani sulla sua, ormai, ex ragazza. Sapeva essere molto o forse troppo protettiva con le persone che le stavano a cuore. Quante cose erano cambiate da quel giorno…amicizie finite, amori finiti. Ma la vita andava avanti e pian piano le ferite si rimarginavano, aveva trovato la “cura” di cui aveva bisogno e questa aveva un nome. In quei casi la carriera che, fortunatamente, era andata e andava a gonfie vele passava in secondo piano senza qualcuno con cui condividerla, senza qualcuno con cui condividere le sue gioie e i suoi traguardi. La mora sorrise al pensiero accarezzando istintivamente e naturalmente il dorso della mano di Jane con il pollice mentre tornava a sentire il suo discorso alla preside. Le disse ciò che le tre avevano casualmente scoperto quella sera e le chiese semplicemente se avesse mai lavorato con quell’uomo in passato vista a sua vita passata da Mangiamorte. Ormai a scuola tutti, o quasi, sapevano o sospettavano di quel piccolo particolare della vita della Mills ma quel giorno la Fields ne ebbe la conferma al cento per cento. Non che le interessasse o cambiasse qualcosa. Stimava la donna che aveva avuto modo di conoscere, anche se in minima parte, e onestamente non le interessava di chi era stata in passato o di cosa avesse fatto. La Mills osservò Jane, ponderando probabilmente la domanda ma, ancor di più, la risposta che le avrebbe dovuto dare. Quando apri bocca di certo non ci voleva un genio per capire quanto la preside stesse mentendo! Se Gianna si era accorta di questa cosa e non conosceva minimamente la donna che sedeva sulla poltrona, Jane di sicuro ne aveva la certezza. La Mills stava mentendo e la cosa che più la sconvolgeva era il modo in cui lo faceva: osservava la sua studentessa negli occhi, senza mai interrompere il contatto e parlava in modo del tutto naturale. Scosse la testa pensando a ciò che quella donna poteva essere in grado di fare, di sicuro aveva del coraggio e sangue freddo per mentire cosi una ragazza che, probabilmente, più di tutti la conosceva. Aveva paura della reazione di Jane, una ragazza molto impulsiva, tratto del carattere che le accomunava. Alle ultime parole della Mills che la invitavano a stare tranquilla poiché’ se il pazzo avesse voluto ucciderla l’avrebbe già fatto, Gianna alzò lo sguardo e la guardò intensamente per capire se almeno su quell’ultima frase fosse stata sincera. Non poteva immaginare uno scenario in cui quell’uomo faceva del male a Jane, lei ne sarebbe uscita distrutta e probabilmente ferita o peggio tanto quando lei. L’avrebbe aiutata e protetta a tutti i costi…si accorse solo dopo del movimento di Jane sulle sue dita. Abbassò di nuovo lo sguardo sulle loro mani, sentendo il cuore accelerare stranamente i battiti. Passò la punta della lingua sul labbro inferiore, respirando intensamente prima di sentire la mano della ragazza lasciare la presa e alzarsi. In due secondi si alzò anche lei raggiungendo l’amica che ringraziò la preside per il tempo che le aveva dedicato e per i consigli. Gianna la guardò aggrottando le sopracciglia, non credeva a ciò che vedeva. Una Jane quasi remissiva che era stata pronta a fingere di credere alle parole dell’altra. Ma perché’? Stava per aprire bocca quando la vide aprire la porta e tenerla ferma per far uscire anche lei. Annui voltandosi verso la Mills.*

    Grazie preside, ci si vede!

    *Furono le uniche parole che riuscì a rivolgerle prima di voltarsi verso Jane e uscire dall’ufficio. Avrebbe parlato con lei per chiederle il motivo della sua scelta ma non era quello il momento giusto.*

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