• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
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    Role Aperta da Achilles_Davids


  • Achilles_Davids

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 789
       
       

    *Achilles si strinse nel mantello, camminando silenziosamente sui prati, scivolando quasi senza peso sui fili d'erba umidi. Faceva freddo ma il ragazzo non ci dava peso. Camminava con cautela, con solo la flebile luce lunare a mostrargli il cammino. Non voleva essere visto dalle finestre del Castello, così aveva rinunciato ad accendere la bacchetta, preferendo procedere un po' alla cieca. Aveva perfino rinunciato all'idea di accendere una sigaretta per evitare che il cerchiolino di brace spiccasse nel buio. Al massimo dall'interno del castello avrebbero visto un'ombra dalle forme rese vaghe dall'ampio mantello ondeggiante che, con un pizzico di fortuna, sarebbe stata confusa con un grosso cane o un animale del genere. Aveva voglia di una passeggiata solitaria, come da sette anni era abituato a fare. Il castello, brulicante di gente, a volte gli risultava opprimente. L'aria gelida della notte gli pareva un balsamo, capace di calmarlo nel profondo. Nuvole passeggere coprivano spesso la luna lasciando tutto nel buio più totale, con solo qualche sparuta stella con il difficile compito di illuminare il panorama sottostante. Puntò verso i primi alberi della Foresta, pregustandosi il momento in cui avrebbe potuto accendere la bacchetta e farsi luce, protetto dagli alberi, e assaporando già mentalmente la prima botta di nicotina. Il giovane venne scosso dai propri pensieri di colpo, di scatto cercò di ripararsi e nascondersi alla vista. Le mani scivolarono meccanicamente alla bacchetta e al coltellino che teneva sempre in tasca*

    Non possono essere loro, non possono sapere dove sono e non hanno la disponibilità di pattugliare ogni angolo del castello

    *Restò in silenzio, con il respiro rallentato e tranquillo, i muscoli tesi, in ascolto. Non riusciva a vedere la figura in avvicinamento, ma il rumore dei suoi movimenti lo tranquillizzò definitivamente*

    I passi sono leggeri, è un ragazzo o una ragazza, non certo un adulto. Ma non è abbastanza silenzioso, fosse qualcuno di ostile avrebbe fatto qualcosa in più per nascondere le proprie tracce.

    *Attese ancora qualche istante, con glaciale freddezza che si rifletteva anche negli occhi poi, rinfoderati bacchetta e coltellino, si avvicinò alla figura nascosta, accendendosi una sigaretta e allungando il pacchetto, qualora il misterioso compagno di uscite notturne avesse voluto favorire. Esalando una boccata di fumo bluastro salutò, cordiale.*

    A quanto pare non sono il solo stasera qua. Con chi ho il piacere di avere a che fare?

    @Eirwen_Quinn,


  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Giornalista Barista 3MDS Moderatore Web Certificato

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        Eirwen_Quinn
    Grifondoro Giornalista Barista 3MDS Moderatore Web Certificato
       
       

    *Come si era ritrovata a quell'ora fuori dal castello, a camminare per i prati silenziosi e bui, non sapeva spiegarselo bene nemmeno lei. Solo mezz'ora prima se ne stava seduta in una comoda poltrona rossa, accanto al camino, nella sua sala comune; l'atmosfera perfetta per trascorrere una rilassante serata invernale. Attorno a lei i suoi concasati rosso oro chiacchieravano, ridevano o terminavano gli ultimi compiti, rendendo l'ambiente piacevole e allegro.
    Peccato che quel buonumore non avesse contagiato lei, che si sentiva irrequieta. Aveva già concluso i compiti, nonostante nel pomeriggio avesse dovuto lavorare al pub, così aveva deciso di dedicarsi alla lettura di uno dei tanti diari che affollavano il suo baule da più di un anno. Non era stata un'ottima scelta, tuttavia, non si trattava certamente di una lettura facile o rilassante.*

    "Ma chi vuoi prendere in giro Quinn? È da settimane che sei irrequieta!"

    *Non amava le bugie e nell'ultimo anno e mezzo aveva dovuto imparare ad essere onesta anche con sé stessa, nascondersi dietro timidezza e tranquillità non l'avrebbe protetta da scoperte o da delusioni. Così la vecchia Eirwen anonima, sempre disponibile per gli altri, ma mai davvero protagonista, aveva lasciato il posto ad una Eirwen più sicura e intraprendente. Le gote colorate per l'imbarazzo o i lunghi silenzi di disagio non mancavano, ma aveva imparato a non stare più nascosta in un angolo.
    Le ultime settimane erano state difficili, iniziava a sentire il peso delle scelte fatte un anno e mezzo prima. La lettura dei diari non l'aveva portata da nessuna parte e iniziava a pensare di aver commesso un errore.
    Il volto spaventato del padre apparve di nuovo nella sua mente, ricordandole perché continuasse testardamente a perseverare nella sua ricerca. La tristezza e la rabbia poteva spiegarsele, ma la paura non aveva senso, almeno che non ci fosse sotto qualcosa.
    Pensava a questo, mentre stretta nel nero mantello, si concedeva quella passeggiata serale. Sapeva che non avrebbe dovuto stare fuori a quell'ora e sapeva che i piedi la stavano portando dove non avrebbe dovuto andare, ma non riusciva a fermarsi. Aveva bisogno di aria, di solitudine, di distrarsi. Era stanca di pensare, di porsi domande, di non dormire. Non voleva stare sola, ma poco prima si era sentita soffocare, schiacciata dalla felicità dei suoi compagni.
    Conosceva quel sentimento, lo provava, ma la serenità e la spensieratezza erano lontane. Erano state le sue scelte a condurla fino a quel punto, poteva biasimare solo sé stessa, ma non riusciva a decidersi a darci un taglio. Certamente non ci sarebbe riuscita quella sera; così, spinta da un'irrefrenabile voglia di libertà, era corsa nella propria stanza a recuperare il mantello e si era spinta fino a lì.
    Sopra la divisa scolastica aveva indossato una felpa, che insieme al mantello l'avrebbe protetta dal freddo pungente di metà gennaio. Si era ripetuta che sarebbe uscita solo per fare qualche passo, ma dentro di sé sapeva che si sarebbe spinta ben oltre e così era stato.
    Camminava ormai da mezz'ora, aveva allungato la camminata il più possibile, il volto celato dal cappuccio e la strada illuminata solo dalla luce lunare, ma alla fine era arrivata al limitare della foresta. I primi alberi, proibiti a qualunque studente, l'accolsero, dandole il riparo di cui sentiva il bisogno quella sera. Abbassò il cappuccio e si guardò intorno, fin dal primo anno quel luogo l'aveva chiamata a sé. Amava la natura, in particolare le foreste, tra gli alberi aveva sempre la sensazione di ritrovare sé stessa. Così alti e maestosi la facevano sentire piccola, permettendole di osservare i problemi più grandi e apparentemente insormontabili da un'altra prospettiva. Prese un profondo respiro e per la prima volta da settimane un sorriso sereno si fece largo sul suo viso.
    Uno scricchiolio alle sue spalle e un rumore di passi cancellarono il sorriso dal suo volto, si voltò di scatto, alzando davanti a sé la bacchetta. Di certo non si sarebbe aspettata di trovare davanti a sé un altro compagno di scuola, i luoghi dove andare erano molti, ma loro avevano avuto la stessa idea.
    Lentamente abbassò la bacchetta e la ripose nel mantello, mentre con sguardo attento osservava il ragazzo, che allungava davanti a sé un pacchetto di sigarette. La luce era poca, ma quando udì la voce capì di averlo già incontrato, era un Serpeverde all'ultimo anno.*

    Non fumo, grazie.

    *Una leggera risata le scappò dalle labbra, quella situazione era ridicola. Si trovavano nella foresta proibita, in un orario in cui avrebbero dovuto stare nelle proprie sale comuni e la prima cosa che le usciva dalle labbra era quella.*

    Eirwen Quinn. Tu sei?

    *Disse dopo essersi ricomposta, mentre affondava le mani nelle tasche del mantello, un po' per mantenerle al caldo un po' per nascondere l'imbarazzo. Era più espansiva, ma ciò non significava che si sentisse a proprio agio sola con un ragazzo che non conosceva. Per fortuna il buio avrebbe celato il rossore che le colorava il viso. Sforzandosi per sostenere lo sguardo glaciale, lo guardò fumare, mentre si chiedeva cosa lo avesse portato lì quella sera.*

    @Achilles_Davids,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 789
       
       

    *Un pacchetto di sigarette aperto contro una bacchetta magica perfettamente funzionante e, a quanto poteva vedere, in condizioni ineccepibili. Aspirando del fumo il ragazzo notò come la situazione non volgesse a suo favore, affatto. Ma restò calmo, sia perché di natura non era semplice agitarlo, sapeva che il meglio lo poteva dare restando concentrato, motivato. Il panico non avrebbe di certo tramutato la bacchetta magica un pollo di gomma. Niente pollo di gomma dunque al momento, a meno che lei decidesse di trasfigurare in quello il pacchetto di sigarette, o ne evocasse uno. Tutte possibilità non del tutto da scartare, ma alquanto improbabili. Il ragazzo decise così di accantonare il pollo di gomma e tornare serio. Diede un'occhiata approfondita alla figura che aveva di fronte. L'analisi gli rivelò che si trovava di fronte una ragazza che conosceva soltanto di vista e sapeva che lavorava come barista ai Tre Manici di Scopa, bar che frequentava soltanto sporadicamente, trovando alquanto più interessanti le equivoche frequentazioni della Testa di Porco. Gli occhi verdi erano in ombra e non riuscì a leggervi emozione, sorpresa, nervoso, panico, ma di certo non vi lesse ostilità, il che venne provato poco dopo quando lei abbassò la bacchetta e respinse l'offerta di un'insana dose di nicotina.*

    Polmoni puliti, brava ragazza.

    *Si svuotò i polmoni, espirando attentamente verso l'alto. Non voleva affumicarla, sapeva che il suo vizio era, fortunatamente, non condiviso da molti altri e non voleva trascinare nessuno nei suoi sbagli. Capitan Davids sarebbe anche affondato, ma da solo, non tollerava passeggeri quando puntava il baratro. Quando era in buone acque invece a volte era meno solitario, la Davids Lines poteva anche fornire una navigazione serena e un trattamento di livello, con tanto di cocktail con ombrellino. Del colore preferito, eh. Quella sera com'era il mare? La marea era alta, ma tranquilla e un vecchio lupo di mare come lui non aveva certo paura di affondare. Caro abisso, vecchio amico, non oggi, non stanotte. Oggi questo giovane-vecchio pirata preferisce vedere la luna schiarirti e illuminare le mille increspature delle onde, sospinte dalle ali della brezza notturna. In una notte come quella sentiva che avrebbe pure potuto volare come l'albatro cantato dal suo stimatissimo Charles Baudelaire. Volare in alto, sopra alle teste, irraggiungibili per i remi e gli asti di quei marinai invidiosi e limitati, che mai lo avrebbero capito. Anche per questo amava la notte, i marinai dormivano e lui poteva godersi la solitudine. Le sue riflessioni lo portarono a chiedersi se la giovane di fronte a lui fosse uno dei tanti marinai e decise che meritasse una chances. Già solo per avere avuto il suo stesso scellerato coraggio, quello di rinunciare al dolce tepore per sfidare il freddo e il rischio. Le chiese informazioni circa la sua identità, il conoscerla di vista poteva bastare in altri momenti, ma non in quello. Prima regola per andare a zonzo per la Foresta di notte: ricordati la bacchetta. Seconda: non essere impressionabile o codardo. Terza: se un Lupo Mannaro ti morde forse un po' te la sei cercata. Ok, non era nelle prime tre, ma era sicuro che una delle regole prevedesse l'accertarsi dell'identità di eventuali compagni, e il non addentrarsi nella Foresta con sconosciuti. La risposta della giovane non si fece attendere.*

    Eirwen Quinn. Tu sei?

    Precisa e diretta, non scherzare con la signorina Eirwen.

    *Se era tanto diretta quanto sembrava al primo passo falso si sarebbe trovato il segno dei denti ben impressi sul bicipite. O sul collo, perché no, magari aveva ascendenti vampiri, anche se la mancanza di diverse caratteristiche peculiari, lo portavano a dubitare di tale ipotesi. Meglio così, era piuttosto affezionato al proprio sangue. Ed era al tempo stesso preoccupato per la salute di quella povera giovane, non era affatto sicuro di cosa avrebbe potuto trovare dentro al liquido che gli scorreva nelle vene e aveva il marcato sospetto che non fosse propriamente salutare. Allungò la mano per cercare quella della giovane ma non la trovò, decise comunque di mimare un baciamano, con un inchino piuttosto plateale, per poi drizzarsi e battere il tacco sul duro terreno gelato. L'effetto fu piuttosto comico, e addolcì un po' lo sguardo del giovane, anche se il blocco di ghiaccio che vi era dentro non si sciolse.*

    Achilles Davids, Serpeverde, settimo anno, impenitente amante delle passeggiate notturne. Lietissimo di fare la tua conoscenza. Percepisco dal tuo nome che siamo entrambi di origini non propriamente inglesi, per te direi gallese, o irlandese. Sbaglio?

    *Subito dopo ebbe un flash, e se fosse un Prefetto? Sarebbe stato discretamente nei guai. Per carità, era un rischio che sapeva di correre, le sue scorribande erano state molteplici e la legge dei grandi numeri non tradiva, il rischio di essere beccato c'era eccome. Ma non venire scoperti in quel momento avrebbe inevitabilmente rovinato quella che poteva essere una piacevole serata, e Achilles trovava alquanto fastidiosa la possibilità. Riflettendo però si rese subito conto di come il comportamento della ragazza non si prestasse a tale ipotesi. Un Prefetto non avrebbe abbassato la bacchetta e sarebbe stato più intimidatorio, brusco. Lei non gli aveva chiesto alcuna informazione circa il motivo della considerevole distanza che lo separava dalla comodità e dal tepore del suo letto a baldacchino. Dunque poteva presumere che fosse a zonzo o che avesse interessi particolari in quella Foresta. Ipotesi non da scartare a prescindere, nella Foresta c'era notoriamente di tutto. Ma la mancanza di fretta di Eirwen lo faceva tendere per la prima opzione.*

    Allora, cara Eirwen, cosa ti spinge fuori dal letto stanotte? Voglia di prendere aria o hai segretissimi affari da svolgere in questa umida Foresta?

    *La osservò con sguardo fermo ma non intimidatorio, poi spostò altrove la propria attenzione. Non voleva farla sentire di fronte al commissario con una lampada fissa in faccia. Sarebbe mancato solo un assistente rissoso con cui giocare a poliziotto buono e poliziotto cattivo, poi il cliché sarebbe stato completo. Pescò un accendino dalla tasca e ci giochicciò facendo uscire una fiammella azzurrina, che poi sparì. Ripeté il giochino e di nuovo la fiamma rivelò un accendino zippo con sopra una rosa dei venti incisa. *

    Se la risposta giusta è la prima e vuoi compagnia puoi contare su di me. Sono pure un buon conoscitore della Foresta, ci ho vissuto qualche esperienza qua dentro.

    *Il pensiero volò a secoli prima, a un litigio, una pietrificazione indesiderata e un Lupo Mannaro poco affettuoso. Riportò il pensiero al presente, mordicchiandosi il labbro superiore.*



    @Eirwen_Quinn,




    Ultima modifica di Achilles_Davids mese scorso, modificato 1 volta in totale


  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Giornalista Barista 3MDS Moderatore Web Certificato

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        Eirwen_Quinn
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    *Quante possibilità c’erano che in una scuola con tanti studenti, come Hogwarts, due di essi si trovassero alla stessa ora accanto agli stessi alberi proibiti? Se qualcuno glielo avesse chiesto, anche solo poche ore prima, avrebbe risposto nessuna. Tuttavia in quel momento si era dovuta ricredere. A quanto sembrava di possibilità ce n’erano, infatti in quel momento una Grifondoro e un Serpeverde si trovavano uno di fronte all’altra.
    A proteggerli dagli occhi di chi, diligentemente, stava nel castello ci pensavano gli alberi della Foresta Proibita. Si trovavano appena oltre la prima fila di alberi, ad illuminare il loro incontro serale solo la luce lunare, che filtrava attraverso i rami quel tanto da permettere ad entrambi di riconoscere i movimenti dell’altro.
    L'umidità del sottobosco penetrava attraverso gli strati di vestiti, insufficienti a proteggerla dal freddo pungente del primo mese dell'anno. Brividi di freddo correvano lungo la pelle chiara della schiena, seguendo la spina dorsale. Tuttavia le rigide temperature non potevano niente contro il calore che sentiva bruciarle il viso, non aveva bisogno di guardarsi allo specchio per sapere che le gote rosse spiccavano, rendendo evidente il suo imbarazzo.
    Tuttavia nessuna di quelle sensazioni fisiche attiravano la sua attenzione in quel momento, essa era tutta divisa tra il mondo che si portava dentro e il giovane davanti a lei.
    Un anno, trecentosessantacinque giorni, un'infinità se contato in secondi, quello era il tempo che le ci era voluto per provare di nuovo quella sensazione di pace. Qualcuno avrebbe potuto dire che il posto in cui era riuscita a trovarlo era insolito e altri avrebbero potuto aggiungere che essendo in compagnia di un quasi sconosciuto avrebbe dovuto prevalere l'agitazione, ma non si era mai conformata alle aspettative degli altri e non avrebbe iniziato ora.
    Per tutto quel tempo aveva perseverato negli stessi comportamenti: studiare, lavorare, cercare, socializzare; sempre alla ricerca di un equilibrio tra ciò che sapeva avrebbe fatto bene agli altri e ciò che desiderava. Solo ora si rendeva conto, che avrebbe dovuto iniziare prima a dare importanza solo a ciò che aveva nel cuore.
    Da più di tre anni, ogni sera schiacciava il naso contro i vetri della propria camera, lo sguardo puntato sugli imponenti alberi. Mentre le sue compagne di stanza dormivano, lei rimaneva ore in quella posizione, pensando che le sarebbe piaciuto immergersi in quella natura che la chiamava. Lo sapeva da anni che, mentre la testa faceva rumore, i suoi piedi avevano bisogno di macinare chilometri; era come se questo permettesse ai pensieri di scorrere anziché stagnare. E mentre le idee fluivano, la natura le ricordava come affrontare la vita; le ricordava l'importanza della pazienza e della resilienza.
    I muscoli tesi del corpo iniziarono a rilassarsi, la respirazione e il battito cardiaco rallentarono, mentre Eirwen osservava il diciassettenne di fronte a lei. Il solco tra le sopracciglia sparì, mentre l'espressione del viso si addolciva, ecco cosa poteva fare la gentilezza di uno sconosciuto. Il fumo della sigaretta aleggiava nell'aria, ma da quando aveva detto che non fumava il giovane si preoccupava di esprirare il fumo verso l'alto; un gesto inatteso e per questo ancora più gradito. Con la testa piegata leggermente da un lato iniziò a prestare ancora più attenzione a chi aveva davanti, non poteva vedere bene gli occhi, ma li ricordava azzurri e sempre glaciali. Era curioso come le persone da cui non si aspettava nulla le regalassero i piccoli gesti più apprezzati.
    Quello invece se lo aspettava, una cosa aveva capito di quel ragazzo: era piuttosto irriverente e buffe presentazioni come quella erano proprio da lui. Nonostante il buio potesse tradirla, non si era sbagliata, quello davanti a lei era proprio Achilles Davids, un Serpeverde con cui aveva condiviso un paio di esperienze durante l'anno precedente.*

    Hai ragione, il mio nome ha origini gallesi, ma io sono Irlandese. Sono nata a Galway.

    *Era la prima volta che qualcuno faceva un commento del genere sul suo nome, ormai nessuno prestava più attenzione ai nomi, troppo occupati ad osservare cose ben più futili come l'aspetto. Sembrava proprio che quel giovane fosse pieno di sorprese.*

    Il tuo nome invece ha origini greche, ma tu non mi sembri di quelle parti.

    *Anche il suo interlocutore portava un nome particolare ed era curiosa di capire le sue origini.
    Una luce improvvisa le fece abbassare lo sguardo, era talmente concentrata sul suo viso, che non si era accorta delle mani che ora giocavano con un accendino. Il debole bagliore della fiamma le permetteva di distinguere meglio il viso del ragazzo, non c'era traccia di ironia, né di fastidio.*

    Beh, l'intenzione iniziale era quella di una passeggiata in solitaria, ma...

    *Una mano si sollevò a spostare i lunghi capelli castani, fermò una ciocca dietro l'orecchio, mentre pensava a come proseguire.
    Era stanca di sentirsi sola, era riuscita a stringere qualche amicizia, ma con nessuno sentiva di poter condividere esperienze come quella. Sapeva che era stata una sua scelta tenere tutti a distanza, era più facile così e nessun'altra scomparsa avrebbe potuto pesare, ma tenere sollevati i propri muri era faticoso a volte. Per una volta voleva solo lasciarsi andare e forse avrebbe potuto permettere a quel ragazzo di farle compagnia. Si sentiva vulnerabile e non le piaceva mostrare agli altri troppo di sé, ma in fondo non le importava cosa avrebbe pensato di lei, le interessava solo non restare di nuovo sola.*

    Ma ho l'impressione che tu potresti rendere la serata interessante e io ho proprio bisogno di una distrazione.

    *I denti intrappolarono il labbro inferiore, le parole le erano uscite di bocca senza che se ne accorgesse. Sperava di non avergli fatto cambiare idea e presa dall'imbarazzo abbassò lo sguardo sul suo accendino.*

    @Achilles_Davids,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
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    Galeoni: 789
       
       

    *Achilles rimase perplesso dalla reazione della giovane e per la prima volta si trovò a rimpiangere la luce del giorno. Il buio era un abbraccio, madre e complice al tempo stesso, protezione e partner in crimes. Il buio gli permetteva di cercare il suo vero Io nella solitudine della notte e copriva tutte le sue mancanze e violazioni delle regole della scuola verso cui, bisognava ammetterlo, era sempre stato piuttosto flessibile. Ma in questo caso l'occultamento delle tenebre giocava anche a suo sfavore, impedendogli di capire bene le emozioni della giovane che aveva di fronte. Era come se una vecchia compagna, che tante volte lo aveva protetto, di colpo lo avesse tradito, passando a rivestire lo stesso ruolo ma contro di lui. Achilles era sempre stato abile a capire chi aveva di fronte e non poter sfruttare questa sua abilità lo rendeva insoddisfatto e nervoso. Un punto a suo sfavore. La giovane Eirwen non pareva avere intenzioni ostili e probabilmente non avrebbe avuto necessità di guardarsi le spalle da lei e questo doppiogioco della tenebra sarebbe stato insignificante. Ma il giovane aveva un numero sufficiente di cicatrici per sapere quanto fosse preziosa la fiducia. Non aveva intenzione di prestarle il fianco prima di essere assolutamente certo di non ritrovarsi con una spanna buona di lama affilata tra le costole. La giovane sembrava mischiare emozioni opposte, a momenti pareva tradire disagio e insicurezza, quegli aspetti che potevano ispirare sentimenti quei sentimenti protettivi che occasionalmente penetravano l'animo del ragazzo. Il carattere duro, soprattutto verso sé stesso, e le cicatrici lo portavano a vedersi spesso come più grande, più vecchio, e ad assumere atteggiamenti protettivi verso chi aveva a fianco. Una sua vecchia inflessione, a cui probabilmente non avrebbe mai posto rimedio. Ma per quello che poteva vedere la ragazza non era solo un passerotto in mezzo a una tempesta, c'era molto di più. Gli pareva cenere con una brace sotto, poteva sembrare fredda, ma sarebbe presumibilmente bastato un leggero soffio per scatenare l'incendio. E la prospettiva lo incuriosiva, decise che gli sarebbe piaciuto, con calma, esplorare queste profondità. Le presentazioni ufficiali portarono nuovi sapori esotici, il suo nome palesemente non parlava di Inghilterra, ma di altre terre limitrofe, quali potevano essere Galles e Irlanda. La cosa non dispiacque affatto al ragazzo, che si sentì vicino a lei, in quanto neppure lui era inglese. Desideroso di verificare se le sue supposizioni fossero corrette glielo chiese direttamente, mettendo in conto la possibilità di una chiusura. In fin dei conti aveva diritto alla sua privacy e poteva anche essere intimidita da un semisconosciuto desideroso di indagare così a fondo la sua identità. La risposta invece non ebbe accenni di durezza o fastidio, o almeno lui non ne percepì. Irlanda, la verde terra dei prati, delle leggende e della Guinness. Il ragazzo adorava la birra, bevanda di cui si riteneva un intenditore, e una bella ambrata sarebbe stata l'ideale in quel momento, ma non avrebbe detto di no anche a una più comune Guinness. Sventuratamente la Foresta era probabilmente uno dei posti più improbabili in cui poter reperire quella deliziosa bevanda, a meno che non venisse prodotta da alcuni esseri che avevano adibito quegli alberi a propria dimora. Era relativamente sicuro che Lupi Mannari, Acromantule e Unicorni non ne producessero. Forse i Centauri… In fin dei conti anticamente erano noti per una certa passione per l'alcool e chissà mai che le leggende non avessero un fondo di verità. La giovane irlandese si dimostrò arguta, capendo che anche le sue radici fossero piantate in terre lontane, ma non fu così fortunata come lui, in quanto il suo nome era poco di aiuto. Come fece correttamente notare il suo nome aveva radici greche, cosa che lui non era. Il cognome Davids, poteva avere una radice ebraica legata al Re David, ma non era certo. Era diffuso in diverse varianti in diversi paesi. Gli unici indizi portavano ad origini più recenti greche ed altre più remote ebraiche, ma il ragazzo non era greco e non aveva nessuna ascendenza recente ebraica, anche se non poteva ovviamente escludere di averne più indietro nel tempo.*

    Hai ragione, il mio nome ha radici greche, ma io non lo sono. Ho solo genitori fortemente appassionati del mondo ellenico, che hanno voluto chiamare il loro figlio come il leggendario personaggio dell'Iliade. Sono nato in Olanda, terra di origine di mio padre, mentre mia madre è italiana. Sono un sanguemisto diciamo. Ma ho cambiato molte case e vissuto in diversi paesi, diciamo che Hogwarts è la mia prima casa stabile

    *Si strinse nelle spalle, ripensando all'infanzia particolare che aveva vissuto. Non poteva definirla negativa, aveva avuto genitori che gli avevano sempre voluto un gran bene, ma al tempo stesso qualcosa mancava. Troppi spostamenti, troppi volti entrati nella sua vita e uscitine senza avere il tempo di radicarsi. Di molti non ricordava neppure il nome. Prima dell'arrivo al castello non aveva avuto relazioni stabili, il tempo di fare amicizia e tutto dentro le valigie, ora di ripartire. Non ne attribuiva la colpa ai genitori, grandi lavoratori, avevano dovuto scendere a compromessi tra professione e famiglia. Da piccolo l'aveva vissuta male, ma crescendo aveva capito che non erano supereroi, ma umani che si facevano in due per stare dietro a tutto, e aveva smesso di prendersela per quanto non erano in grado di adempiere a tutto. E poi si rendeva conto di avere acquisito una certa saggezza e sicurezza, che solo solitudine e schiaffi presi potevano regalare. Dopo averli presi gli schiaffi diventavano meno problematici, mentre restava la lezione. Le offrì poi di rendere due passeggiate solitarie, una sola in compagnia e lei subito parve tentennare, pur lasciando qualche apertura, per poi spiazzarlo con una frase circa la sua necessità di distrazioni, come se qualche pensiero la arrovellasse. Il ragazzo restò in silenzio per qualche istante, per poi fare una cosa inusuale. Si protese verso di lei per darle un leggero bacio sulla fronte.*

    Se qualcosa di turba approfitta pure dello zio Achilles, psicologo semiprofessionista, che sarà ben lieto di condividere il fardello ed ascoltare ogni tuo malessere.

    *Altra caratteristica del giovane. Il mondo tempo passato da solo lo aveva portato oltre che ad amare osservare il suo prossimo, anche a saper ascoltare. Dal basso di tutti gli errori commessi non giudicava, ed era anche un modo per dare significato alla ragnatela di cicatrici, sfruttare le lezioni dolorosamente apprese per dispensare consigli. Mescolare parole e sangue alla terra da cui far nascere un nuovo fiore. Rendendosi conto che aveva preso il sopravvento la sua parte tenebrosa, cupa, profonda e pesante, e non volendo turbarla o spaventarla decise di smorzare un po' i toni, cercando di strapparle un sorriso diede nuovamente spazio al proprio lato comico.*

    Signorina Quinn, benvenuta a bordo della Davids Lines, qua è il capitano Achilles che le parla e le augura una buona traversata. Il nostro tragitto prevede una perlustrazione della Foresta, nella speranza di incrociare, in tutta sicurezza e senza alcun attentato alla sua sicurezza, Unicorni, Centauri, Lupi Mannari e chissà quali altre creature. Davids Lines è sinonimo di sorpresa e divertimento

    *Decise poi di giocarsi gli ultimi accenni di serietà e credibilità esibendosi in un'improbabile piroetta chiusa con un inchino, con un braccio piegato di fronte alla pancia e l'altro dietro la schiena.*

    Mi concede di condurla in quello che sono sicuro sarà uno splendido tour?

    *Si chiese se avesse esagerato con l'effetto comico, poi con un sorrisetto storto e una luce negli occhi decise che in fondo non gliene importava un granchè. Quello era Achilles, luce e ombra, calore e gelo. E aveva imparato nel corso degli anni a non fingere di essere qualcosa di diverso solo per farsi apprezzare. *

    @Eirwen_Quinn,


  • Eirwen_Quinn

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        Eirwen_Quinn
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    *Aveva sempre amato il nome che i suoi genitori avevano scelto per lei, appassionati e studiosi della cultura celtica, la loro scelta era ricaduta su un nome che avesse le radici in quella cultura. Fin da quando era stata abbastanza grande per leggere si era chiesta come mai avessero scelto proprio quello, studiandone il significato aveva infatti appreso che esso significava “neve bianca” o “neve benedetta” e non si sentiva per niente affine a quella bianca precipitazione. Il padre le aveva sempre spiegato che la loro scelta era ricaduta su quel nome più per una questione di pronuncia e di particolarità, che di significato, sapevano che nella vita si sarebbe fatta notare e desideravano che così fosse anche per il nome.
    Tuttavia ora che aveva imparato a conoscersi meglio si rendeva conto che da piccola sbagliava, era nata in primavera ed era sempre stata convinta di essere più affine a quella stagione luminosa e forse un tempo era stato così. Da piccola vivace e sempre allegra, la vita l’aveva cambiata. Proprio come la neve aveva imparato a muoversi per il mondo silenziosamente e lentamente; attenta osservatrice di ciò che la circondava, preferiva lasciar parlare azioni ed espressioni, lunghi discorsi non sarebbero mai usciti dalle sue labbra, non se poche parole ben pensate potevano fare lo stesso effetto. Molti commettevano l’errore di credere che il candido colore rendesse la neve invisibile e quindi indegna di attenzione, probabilmente erano gli stessi che guardando lei avrebbero visto solo un viso dolce e anonimo, una ragazzina poco appariscente e quindi poco interessante. Non tutti erano in grado di capire che a volte l’ostentare e l’essere appariscenti diceva e trasmetteva poco, meno di parole ben pesate e sorrisi solo accennati. Non si stupiva che pochi sapessero cogliere i suoi sentimenti, come pochi in quegli anni erano riusciti a vedere oltre la superficie; come i bianchi fiocchi nascondevano cristalli di ghiaccio dalle straordinarie forme, lei portava dentro di sé un mondo fatto di paure e coraggio, spessi muri per proteggersi e porte aperte per accogliere chi fosse stato abbastanza bravo da trovarle.
    A volte si chiedeva se quella persona sarebbe mai arrivata, qualcuno nel tempo aveva imparato a riconoscere tristezza e stanchezza sul suo volto, ma nessuno aveva mai avuto il coraggio di addentrarsi nel suo mondo. Non ne aveva mai fatto una colpa alle persone che incrociavano il suo cammino, sapeva che non era una facile impresa e non biasimava le persone che si limitavano ad un interesse superficiale. Forse un giorno qualcuno si sarebbe accorto che in fondo ne valeva la pena.
    Però per quella sera la “bianca neve” aveva almeno trovato un compagno di avventure, anche se uno improbabile. Chi avrebbe mai potuto pensare di vederla insieme ad un eroe ellenico?*

    Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta...

    *Recitò a memoria la quattordicenne. Era stata educata a leggere ogni genere di libro, suo padre le ripeteva sempre che variare era il modo migliore per apprezzare il mondo in tutte le sue sfaccettature. Era grata di quell’insegnamento e ne aveva sempre fatto tesoro.*

    Spero che il nome ti calzi a pennello per il coraggio e non per la parte dell’ira.

    *Disse con un tono ironico. Mentre parlava il ragazzo non aveva cambiato tono, nemmeno sull’ultima frase, non aveva tradito né tristezza né amarezza. Tuttavia quel stringersi nelle spalle, come se non contasse più, le aveva fatto intuire che una volta quella vita solitaria aveva pesato. Poteva capirlo, i suoi motivi erano diversi, ma conosceva la solitudine. Non riusciva a immaginare quel ragazzo così vitale a vivere una vita solitaria, trascinato da una casa all’altra, senza mai avere la possibilità di stringere amicizie durature.
    La proposta di condividere quell’esperienza la riportò al presente, non sapeva cosa le stesse accadendo quella sera, ma si stava ritrovando a parlare in maniera più spensierata del solito. Aveva appena accettato la proposta, ammettendo ad uno sconosciuto di avere bisogno di distrarsi. Che cosa le accadeva? Forse era più turbata di quanto avesse pensato. Si stava arrovellando su quelle parole con il labbro stretto tra i denti, talmente concentrata da non accorgersi di cosa stesse per accadere.
    Risollevò la testa di scatto, le labbra ormai libere a formare una piccola “o” di stupore. Le aveva appena dato un bacio sulla fronte e se lo avesse visto accadere tra altre due persone l’avrebbe considerato un gesto carino, ma lei cercava di evitare il contatto fisico. Non aveva niente contro baci e abbracci, ma la mettevano profondamente a disagio e non erano comportamenti che ben si accordavano con i muri che la proteggevano.
    Ascoltò le parole del diciassettenne e lo guardò mentre si rendeva ridicolo con la bocca spalancata, iniziava a chiedersi se avesse tutte le rotelle al posto giusto. Tuttavia il sorriso e la luce negli occhi con cui la guardò alla fine le diedero la risposta di cui aveva bisogno: lei non era l’unica contraddizione vivente in quel bosco. Achilles Davids era un ragazzo pieno di sorprese, portava dentro di sé un mondo altrettanto complicato e probabilmente era la persona più interessante che avesse incontrato fino a quel momento. Non una maschera, ma una persona vera, con le sue luci e le sue ombre.*

    Gettiamoci in questa avventura insieme signor Davids, ma ti avviso: se ti azzardi a darmi un altro bacio ti lancio uno schiantesimo.

    *Disse con un sorriso dolce stampato sul volto e la pelle ancora rossa per l’imbarazzo. Lo schiantesimo glielo avrebbe lanciato davvero, ma non voleva rendere troppo dure le sue parole, non si divertiva così tanto da anni.*

    @Achilles_Davids,


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    *Achilles era abituato a seguire lo stomaco, ad andare a pelle. Il suo istinto era il faro che preferiva seguire, diffidando sia della ragione, troppo fredda e asettica, sia del cuore che tante volte lo aveva portato a prendere decisioni avventare. Il faro della ragione puntava sempre sulla spiaggia, per carità di sicuro lì non avrebbe corso rischi ma a ben pensarci forse avrebbe corso il più grande, quello di rinunciare a vivere per paura delle conseguenze. Meglio morire acciaccato e con un groviglio di cicatrici sul corpo piuttosto che rendendo un corpo immacolato. Era un po' come acquistare un auto per poi portarla alla rottamazione intonsa, perfetta e senza mezzo km sul tachigrafo. Oppure comprare un libro per poi non toglierlo dal cellophane, il miglior modo per evitare che le pagine vengano intaccate certo, ma anche peggior utilizzo possibile. Il faro del cuore garantiva maggior divertimento, puntando in mezzo al mare. Nuotate, emozioni, brividi, mistero, ma parecchie volte aveva provato cosa significasse venire trascinato sotto alla corrente e trovarsi in debito di ossigeno, per poi arpionarsi a un'ancora affilata e risalire lungo le fiancate di una nave irta di cirripedi, trovandosi schiena, gambe e braccia scorticate. Per recuperare il paragone automobilistico era come comprare un mezzo e guidarlo a rotta di collo, fuori giri e senza olio. Un brivido, certo, ma anche il modo migliore per vedere ingenti quantitativi di fumo uscire dal cofano, se non direttamente vedere il motore e tutto il resto abbracciati a un albero secolare. Entrambi i fari portavano a evidenti vantaggi e svantaggi ed erano difficili da conciliare. Il ragazzo si era trovato a barcamenarsi tra questi due sentieri a lungo, fino a che non aveva trovato una soluzione, aveva visto un terzo fascio di luce proiettato verso le acque scure e aveva deciso di approfondire il discorso. Il faro dell'istinto gli prometteva mare, nuotate libere ma anche una maggiore probabilità che sprofondando avrebbe trovato sabbia soffice, o al massimo ghiaia appuntita e non il gelido abbraccio dell'abisso. Aveva iniziato a seguire sempre più spesso quella luce, scoprendo come gli permettesse di camminare sopra a un filo, non regalava le sicurezze della ragione, ma solitamente era sufficiente ad evitargli di sbattere il muso. E si sentiva vivo.
    Proprio com'era sua abitudine, anche quella sera stava andando a braccio, seguendo l'istinto e fidandosi più che della mente e del cuore, e non poteva dirsi pentito nonostante avesse qualche serie perplessità. La vocina del cervello gli fece notare di come si fosse fin quasi da subito aperto con la giovane in maniera inconsueta. Solitamente faceva emergere prima il lato più serio, pacato, saggio. Solo successivamente quello più "privato", con cicatrici, sbavature, incertezze. Ma anche il suo lato più comico, idiota, affettuoso. Era un lato he teneva volutamente coperto, sotterrato e tirava fuori soltanto in occasioni molto selezionate, e solo con certe persone, con cui vi fosse un rapporto sufficientemente forte e stretto. Ed era piuttosto sicuro di averle mostrato molto, troppo in relazione all'esiguità del tempo trascorso insieme. Era sempre stato dell'idea che chi offra il fianco scoperto perda il diritto di lamentarsi qualora di trovi la punta di una lancia che saluta vertebre ed osso sacro. E che "porgi l'altra guancia" andasse bene per quei masochisti che provassero piacere dal subire dolore. Preferiva imparare dagli schiaffi subiti e non dare modo di replicare il colpo. La conseguenza logica a cui era giunto in passato era che la miglior vendetta fosse… La vendetta. Questa convinzione cieca si era smorzata a mano a mano che crescevano gli anni e la barba e il ragazzo usciva definitivamente dall'infanzia per sbocciare come un fiore spinoso. La vendetta poteva avere una sua utilità e senza dubbio poteva dare belle soddisfazioni. Ma non era più ossessionato dalla sua ricerca, vi erano casi in cui era meglio rinunciare alla battaglia piuttosto che ottenere una vittoria di Pirro. In questo caso però il cervello si trovò fortemente in dubbio a capire cosa potesse significare vittoria o sconfitta. Non era in guerra con la Grifa, con cui anzi vi erano gli estremi per una certa simpatia. Dunque qualora le cose fossero andate bene avrebbero potuto rivedersi in futuro. In caso contrario vi sarebbe stata una passeggiata notturna con una compagnia che, al momento, manco pareva noiosa. Gli sembravano comunque due scenari positivi. Eppure l'abbondante dose di coltellate ricevute negli anni lo portavano a restare sul chi vive, sempre pronto a subodorare minacce.*

    Sei veramente una minaccia per me piccola figlia di Erin?

    *La ragazza iniziò a recitare i primi versi dell'Iliade, di cui dimostrava di possedere una solida conoscenza. Il giovane annuì, piacevolmente sorpreso, apprezzando il sentire pronunciati quei versi immortali a cui si sentiva legato, visto che da essi aveva ottenuto quel nome. Gli piaceva pensare che i nomi non fossero soltanto un modo come un altro per chiamare una persona, bensì avessero un significato più profondo. Rimase poi stupito nel notare come il rosso e il verde fossero legati a loro in maniera opposta. I loro nomi accostavano lei al verde dell'Irlanda e lui al rosso del sangue, mentre i colori delle Case li vedevano invertiti con lui nel verde di Serpeverde e lei nel rosso di Grifondoro. Legami curiosi e ambivalenti. *

    Il coraggio c'è, anche se forse è più scelleratezza piuttosto che cuor di leone. Sull'ira non mi esprimo, devi vedermi infuriato per giudicare. O trovare qualcuno che mi abbia visto davvero furente e sia in grado di raccontarlo. Buona ricerca.

    *La giovane Grifa seppe stupirlo, con reazioni tanto variabili quanto interessanti. Passò da un'iniziale sensazione di incertezza e titubanza, come se qualche pensiero la tormentasse a fondo nell'animo. Passò poi a stupore, fastidio e quasi ira quando ricevette un bacio sulla fronte. Per concludere con perplessità e meraviglia quando lui utilizzò una delle sue trovate comiche per smorzare la tensione. Lo guardava come se fosse insicura se chiamare un guaritore piuttosto che sopprimerlo direttamente per evitargli ulteriori sofferenze. Decise comunque di dargli un'opportunità, accettando il suo invito a condividere quella passeggiata notturna e clandestina, seppure minacciandolo di pesanti conseguenze qualora avesse reiterato lo scellerato bacio. Achilles decise di dare fondo alle proprie trovate sfoderando prima un sorrisetto leggero, che poi gelò assumendo un'aria profondamente furente, con la mandibola irrigidita e gli occhi strabuzzati, freddi come ghiaccio. Prima indicò sé stesso, come a sfidarla a lanciargli un incantesimo, poi alzò lentamente il braccio teso, indicando un punto dietro alle spalle della ragazza. Rovinò poi il suo travestimento da vulcano in eruzione con un occhiolino, mentre le mormorò con una voce così fonda da sembrare uscire dal sottosuolo.*

    Io suggerirei di andare da là, potremmo addentrarci nella Foresta vera e propria. Vuoi vederla come si deve, no?

    *Sorrise tranquillamente e le passò a fianco replicandole l'occhiolino, incamminandosi verso l'interno della Foresta. La quiete notturna, in cui soltanto i loro passi e la brezza leggera fendevano il silenzio durò però molto poco, si udì uno schiocco, a pochi passi da loro. Achilles si fece gelido, determinato, sapeva che la Foresta era piena di minacce e non voleva prenderle alla leggera. Ancora di più con compagnia verso la quale scattò subito il suo istinto protettivo, forse perché era più piccola, forse per l'aspetto dolce della Grifa, forse perché le mille cicatrici lo facevano sentire un veterano, vecchio ed esperto. Probabilmente tutte queste cose insieme. Fatto sta che immeditamente estrasse la bacchetta e la puntò verso il luogo da dove aveva sentito provenire il rumore e si parò davanti alla ragazza, con le braccia larghe, come a volerla coprire con il mantello. Senza distogliere lo sguardo le sussurrò piano, con voce calma e fredda.*

    Stai calma, ci sono qua io. Non fare movimenti bruschi e soprattutto, cosa più importante, se ti dico di scappare verso il castello, scappa.

    @Eirwen_Quinn,




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    *Aveva ormai perso la concezione del tempo, non sapeva da quanto tempo si trovasse ai margini della Foresta Proibita a parlare con quel ragazzo. Da una parte i verdi prati debolmente illuminati dalla luce lunare, conducevano al castello; dall’altra la buia foresta la invitava a lanciarsi in qualche sconosciuta avventura.
    A vederla si sarebbe potuto pensare che la ragazzina con la testa sulle spalle, responsabile e puntuale, quella che spesso potevi trovare con il naso immerso nei libri, piuttosto che a lavorare diligentemente, avrebbe scelto la confortante luce. Tuttavia a chiamarla quella sera non era la luce, ma il buio. Quello stesso buio che un anno e mezzo prima aveva lentamente iniziato a farsi largo nella sua vita.
    Quando il padre quell’estate le aveva chiesto quando aveva iniziato a cambiare così tanto non aveva saputo dare una risposta, la verità era che non stava cambiando, stava sbocciando. I muri che aveva creato alcuni anni prima non servivano solo a tenere fuori le persone, servivano anche a tenere ben nascosta la vera Eirwen, solo ora iniziava a capirlo.
    Interpretare il ruolo della figlia perfetta, diligente e assennata era sicuro, era confortevole e non la metteva in pericolo, ma quella maschera con il tempo le aveva fatto più male che bene. Costringendola in un ruolo che non le apparteneva, pronta ad accontentare gli altri, senza mai prendersi cura di sé.
    Poi un giorno quella maschera aveva iniziato a starle stretta, era stato una presa di coscienza lenta, fatta di una serie di istanti che le avevano aperto gli occhi. Qualcosa si era risvegliato dentro di lei, finchè un giorno guardandosi allo specchio aveva visto in fondo agli occhi una luce nuova. Era arrivato il momento di conoscere e apprezzare sé stessa, nel bene e nel male, pregi e difetti.
    Ognuno di quei istanti erano legati al castello, che poco distante assisteva al momento definitivo del cambiamento. Se avesse davvero seguito Achilles nella foresta, sapeva che non sarebbe più tornata indietro, non avrebbe più avuto scuse.
    Qualche ora prima, irrequieta, pensava che non ci fosse niente da scoprire sulla sua famiglia, ma prima di gettarsi tra quegli alberi sconosciuti doveva almeno essere onesta con sé stessa. Fin dal primo istante aveva sperato di non trovare nulla, rallentando volontariamente la proprio ricerca; la paura aveva avuto il sopravvento e lei l’aveva lasciata vincere.
    Quell’avventura notturna, di cui sentiva il richiamo da anni, avrebbe segnato un punto di ritorno. Se si fosse rivelata abbastanza coraggiosa da immergersi in quel luogo proibito, le ricerche intraprese non avrebbero più potuto spaventarla così tanto. Avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di portare a termine ciò che aveva iniziato.
    Accanto a lei la confortante luce, che troppo spesso ingannava, o almeno aveva ingannato lei, attendeva invano. Non sempre ciò che era illuminato rappresentava la verità, l’aveva imparato osservando le persone e sé stessa. Quello che veniva mostrato spesso non coincideva con ciò che stava invece nascosto in profondità. Era il buio a mostrare il mondo per quello che era, non a caso spesso le persone erano costrette ad affrontare le proprie paure di notte.
    Probabilmente per quello, fin da subito, si era sentita a proprio agio e si era fidata del diciassettenne Serpeverde. All'ombra di quegli arbusti non avevano motivo di mostrarsi per chi non erano, nessun ruolo da recitare o bugia da raccontare. Pronti a gettarsi in un’avventura pericolosa entrambi avevano lasciato cadere alcuni muri, la notte li avrebbe protetti. Sperava solo di non doversi pentire di quella fiducia, c’erano i presupposti per la nascita di un bel rapporto, ma se proprio un’altra delusione si fosse aggiunta alla lista già lunga, l’avrebbe considerata come un altro insegnamento di cui fare tesoro.
    Scelleratezza, così aveva scelto di definire il proprio coraggio, ma lei aveva la sensazione che ci fosse dell’altro. Dietro il ragazzo serio e comico, c’era una persona di buon cuore e a tempo debito le avrebbe dimostrato il proprio valore.
    In quel momento, mentre lo osservava dar spettacolo ancora una volta, si rese conto di essere stata fortunata. Tanti erano gli studenti che studiavano al castello, ma tra tutti loro le era capitato qualcuno in grado di farle provare di nuovo il calore di una risata sincera, quella che stava lasciando le sue labbra in quel momento.
    Non le piacevano le persone banali, quelle sempre uguali a sè stesse, il cui repertorio potevi imparare a memoria. Lui, fortunatamente, non era tra queste; nel poco tempo trascorso insieme aveva visto simpatia, tenerezza e qualcosa di più profondo e cupo. Forse con il tempo avrebbe avuto l’occasione di scoprire molti altri lati di lui.
    Era arrivato il momento, la foresta li stava per accogliere. Un brivido di eccitazione si fece strada dentro di lei e negli occhi si sarebbe potuto distinguere un lampo di gioia; non di felicità, un sentimento tanto intenso quanto passeggero, ma qualcosa di duraturo, che sarebbe tornato a scaldarla quando più ne aveva bisogno.*

    Ti seguo, ma vedi di...

    *Non era riuscita a concludere la frase, quando più cose accaddero quasi in contemporanea. Un rumore le fece stringere le dita attorno al catalizzatore nella tasca, mentre Achilles con la bacchetta stretta in mano si parava davanti a lei. Accanto a loro qualcosa si muoveva, era difficile capire di cosa si trattasse, sicuramente non era un uomo.
    Le orecchie percepirono la voce bassa del ragazzo dirle di scappare se fosse stato necessario, ma la mente era concentrata su ciò che gli occhi vedevano. Un’ombra si muoveva poco distante da loro, dietro gli alberi e i bassi cespugli davanti ai due ragazzi un animale se ne stava appostato. Si erano appena addentrati di qualche metro nella foresta, non pensava potesse trattarsi di qualcosa di pericoloso, ma era meglio non rischiare. Con la bacchetta stretta in mano e il respiro sospeso restò in attesa di vedere cosa sarebbe accaduto. Più che spaventata era infastidita, per una volta che si lanciava in un’avventura le sarebbe dispiaciuto doverci rinunciare così presto.
    Come se avesse sentito i suoi pensieri l’animale si allontanò, silenziosamente si immerse nel fitto degli alberi alle sue spalle, sparendo dalla loro vista. Un sorriso sollevato si aprì sul volto della quattordicenne; probabilmente anche lei non era proprio sana di mente, il sorriso non era per aver scampato un pericolo, ma per la possibilità di proseguire.*

    È andata bene. Grazie per il gesto cavalleresco.
    Chissà di cosa si trattava...


    *Disse rivolgendosi al ragazzo ancora davanti a sé, mentre gli posava delicatamente una mano sul braccio nel tentativo di farlo rilassare.
    Non lo avrebbe mai abbandonato da solo nella foresta, non sarebbe stato da lei, ma aveva apprezzato il gesto. Da troppo tempo era abituata a badare solo a sé stessa, il padre non l’aveva abbandonata e si prendeva cura di lei, ma dopo la scomparsa della madre si era caricata sulle spalle il peso di occuparsi degli altri. Era stato bello per una volta sentire di avere qualcuno pronto a proteggerla.*

    È meglio farti sapere subito che qualunque cosa accada non ti lascerò solo nella foresta. Sono consapevole dei rischi che corriamo, ma io non abbandono mai le persone.

    *Non lo faceva normalmente e certamente non lo avrebbe fatto con lui, quella serata le stava facendo del bene e il merito era della persona che aveva davanti.*

    Proviamo ad addentrarci ancora un po’? Che ne dici?

    *Gli chiese con un sorriso rilassato a tenderle le labbra, aveva avuto paura per qualche istante, ma non voleva fermarsi lì. Non ora che aveva trovato il coraggio di vivere quell’esperienza. Non poteva e non voleva interrompere lì quella passeggiata.*

    @Achilles_Davids,


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    *La Foresta era pericolosa, l'aveva sempre saputo. E come avrebbe potuto essere diversamente, visto quanto era farcita di creature potenzialmente letali? Acromantule e Lupi Mannari in un luogo così vicino a una scuola erano alquanto peculiari. Al ragazzo piaceva pensare che fosse una sorta di conferma delle teorie di Darwin. Se sei così idiota da andare incontro alle Acromantule con la stessa leggerezza con cui ci si appropinqua a un the caldo e a un vassoio di pasticcini meriti di estinguerti. Anche vero, in effetti, che per le Acromantule uno studente avrebbe rappresentato un eccezionale sostituto dei pasticcini, un piacevole snack. Ai ragni mancavano la grazia ed erano, a quanto pareva, estremamente lacunosi per quanto riguardava la conoscenza del galateo. Niente vassoi, posate o tovaglioli, solo fauci, tenagli e bave. Ma poco cambiava, qualora fosse finito nel menù di un aracnide troppo cresciuto gli sarebbe stato di ben poco sollievo l'essere servito con grazia e stile. Meglio dunque evitare i pericoli, e lì non mancavano. Anche per quello preferiva solitamente passeggiarci in solitudine, sia per il suo vasto gradimento per il trascorrere tempo in compagnia solo dei suoi pensieri e dei suoi demoni, che per non avere altri a cui pensare. Riteneva, forse un po' da spaccone, di sapersela cavare e non voleva altri sul groppone, si trovava più a suo agio quando c'erano soltanto due variabili in gioco, lui e il nemico. Questo anche perché, per quanto talvolta provasse a negarlo, sapeva benissimo di avere un marcato lato protettivo, non avrebbe mai tollerato che qualcuno rischiasse in sua presenza. Soprattutto qualcuno a cui teneva. E a quanto pare la giovane grifa figlia della verde terra di Erin aveva saputo conquistare la sua simpatia. Non solo era contento si fosse mezza in mezzo alla sua solitudine serale, ma sapeva benissimo che avrebbe dedicato ogni goccia del suo potere magico a tenerla lontana da ogni pericolo. Si stava forse rammollendo? Possibile, ma non gli importava. Sapeva di avere mille sfaccettature e quella era una delle più marcate, meglio conviverci piuttosto che combattere una guerra che, lo sapeva, avrebbe certamente perso. Non si stupì affatto quando, al sentire rumori a pochi passi da loro, la prima reazione non fu quella di scagliare una fattura o un incantesimo, ma di fare scudo alla giovane, intimandole di non correre rischi e soprattutto di fuggire qualora ce ne fosse stata necessità. Inutile correre più rischi del dovuto e ancora una volta fu succube di una certa superbia e si reputò più indicato a combattere tra i due, era più grande e conosceva meglio la Foresta, vero. Ma sapeva benissimo come vi fosse dell'altro, avrebbe liquidato una propria eventuale ferita come parte del gioco, il prezzo da pagare per le sue scorribande notturne. Come tutto, anche quello aveva un prezzo. Ma non avrebbe reagito con altrettanta filosofia qualora fosse stata lei ad essere ferita, si sarebbe sentito due volte in colpa, prima per averla condotta con lui in quel luogo e poi per non aver adempiuto alla sua protezione, a quello che riteneva come un dovere. Per fortuna la minaccia parve evaporare, e il rumore sospetto sparì nel sottobosco. Poteva essere di tutto, a quanto pareva niente di troppo pericoloso. Nonostante il rumore fosse sparito e lei avesse impresso un sorriso rassicurante restò teso, con il petto gonfio e l'aria concentrata, quasi clinica. Fu solo quando lei gli poggiò una mano sul braccio che si rilassò, quel contatto parve avere il potere si sgonfiarlo, espirò e il corpo perse la propria rigidità, anche se il tono della voce restò un po' più freddo del consueto*

    Poteva essere di tutto, magari da queste parti c'è un topo alquanto spaventato. Oppure una volpe, a quest'ora vanno a caccia. O magari un gatto sta tornando verso il castello con una preda in bocca, non sai quanti animali domestici amano sgranchirsi le zampe alla luce della luna. Comunque sia è andato.

    *Ignorò volutamente il riferimento alla cavalleria, anche se lo aveva apprezzato parecchio. Non si era mai interessato molto alla cavalleria, la riteneva a volte troppo impostata e strutturata. Lui amava risolvere le situazioni a modo suo, anche a costo di peccare in fatto di stile ed eleganza. Dopotutto la cavalleria era una qualità alquanto cara a Godric Grifondoro, mentre il Cappello Parlante lo aveva mandato tra le braccia del buon vecchio Salazar Serpeverde. E a quanto pareva il Cappello sapeva quello che faceva. Di certo l'esperienza non gli mancava, circa dieci secoli potevano presumibilmente rappresentare un buon curriculum vitae. Ammesso che gli servisse, dubitava potesse ambire ad altre occupazioni, non riusciva ad immaginare il Cappello in altri ruoli. E probabilmente neanche gli interessavano. Come prevedibile per una figlia di Grifondoro rifiutò categoricamente la possibilità di fuggire qualora ve ne fosse stato il bisogno. Quella sorta di coraggio che rasentava la follia. Il ragazzo non era un codardo, ma la strategia a volte imponeva ritirare. Codardia era fuggire di fronte a un nemico, strategia era evitare scontri che era meglio non combattere. Dopotutto i concetti di vittoria e sconfitta erano così flebili… Meglio una vittoria di Pirro o una ritirata? Non aveva alcuna intenzione di litigare con la giovane, ci andava molto d'accordo e aveva la sensazione dentro le ossa che sarebbe potuto evolvere bene. Ma voleva essere chiaro.*

    Grifondoro fino al midollo, eh. Tranquilla, non ti chiedo di abbandonarmi, ma di non correre rischi. Quantomeno non correre più rischi del dovuto. Non permetterò ti accada nulla mentre sei con me, anche per questo preferirei ti mettessi al sicuro qualora vi sia qualche minaccia. Dedicherei più attenzione e più potere magico ad assicurarmi che tu sia al sicuro, piuttosto che a combattere.

    * Finita la frase si zittì, quasi improvvisamente. Le aveva rivelato molto, forse troppo. Era una ragazza sveglia, con ogni probabilità si era accorta di una certa simpatia che il ragazzo provava per lei, ma dirglielo così, esplicitamente, non era nei piani. Si promise mentalmente mi mettere un freno alla propria lingua e di morsicarla la volta successiva piuttosto che dire cose che non erano state approvate. Ancora una volta però subentrò l'istinto, quella sensazione che viveva nella pancia e che spesso guidava il ragazzo. La sua immissione fu in realtà una non immissione, il campanello d'allarme era scattato nel cervello non nella pancia. L'istinto a quanto pare era tranquillo e ciò al ragazzo bastava. Era come trovarsi, giovani e inesperti, al comando di una nave che pare andare fuori rotta salvo poi vedere al proprio fianco il vecchio capitano, abile ed esperto lupo di mare, rilassato e tranquillo e sentirsi rassicurati, ben sapendo che se fossero stati indirizzati verso cattive acque la reazione del vecchio sarebbe stata ben più veemente. Così si sentiva in quel momento il ragazzo, si sarebbe aspettato una protesta da parte dell'istinto, ma l'assenza di essa lo portò a credere di non aver sbagliato. La reazione della giovane avrebbe fugato ogni dubbio residuo. La giovane propose di addentrarsi maggiormente nella Foresta, con un sorriso ampio e sereno, e strappò un sorriso anche lui, annuì con leggerezza.*

    Andiamo, seguiamo la fugace avventura persi nelle tenebre

    *Si avvicinò alla giovane, come per scompigliarle i capelli, salvo poi ritrarla. Si incamminò e perse lo sguardo tra gli alberi maestosi. Per quanto avesse visto miriadi di volte quel panorama non cessava mai di emozionarlo, era incredibile. Alla flebile luce lunare vide un leggero luccichio provenire da un vecchio faggio. Incuriosito puntò in quella direzione il fascio di luce e ancora una volta gli tornò indietro un leggero bagliore, c'era qualcosa di luccicante là in mezzo. Si avvicinò e raccolse un lungo pelo, che si passò tra le dita, meditabondo.*

    Unicorno… Questo è un crine di unicorno, se non lo è mi mangio le scarpe! Guarda, visto dove l'abbiamo trovato la creatura deve aver imboccato il percorso di sinistra. Naturalmente potrebbe essere qua da giorni, anche se non credo, il Guardiacaccia li raccoglie sempre, sai, sono molto utili. Che dici, ti senti fortunata? Proviamo a seguire le sue tracce?

    *Guardò la giovane, per studiarne le reazioni e capire se fosse interessata o meno a far prendere quella piega al loro vagare per il bosco.*


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        Eirwen_Quinn
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    *Il sangue correva veloce nel suo corpo, brividi di eccitazione avevano sostituito quelli causati dal freddo e un leggero rossore le colorava le guance. La mano sinistra stringeva ancora il catalizzatore, affondata nella tasca del mantello, mentre la sinistra si allontanava lentamente dal braccio del suo compagno di avventura. Non era avvezza al contatto, non donava baci e abbracci con leggerezza, preferiva non abituarsi a sentire quel calore umano, sapeva bene quanto facesse male doversene privare improvvisamente. La madre era una donna riservata, ma adorava dispensare abbracci e gesti affettuosi alle persone che amava; nonostante fosse davvero piccola quando sparì, ricordava ancora bene la sensazione di freddo che aveva iniziato a provare dopo la sua scomparsa. Non era una sensazione fisica, il freddo dell’inverno poteva gestirlo, ma quel gelo che stringeva il cuore quando qualcosa ti veniva strappato preferiva non provarlo di nuovo. Per questo nel tempo aveva costruito dei muri a difendersi e aveva smesso di avvicinarsi troppo alle persone, pensava che stando da sola non avrebbe più provato quel dolore. Aveva imparato a sue spese che alla fine il dolore la poteva raggiungere lo stesso, uno più subdolo, che lentamente la divorava da dentro; un dolore che aveva voce, che con un ghigno le ripeteva che doveva stare sola, che sarebbe stato meglio per tutti e che solo comportandosi perfettamente avrebbe potuto sperare di ricevere ancora amore. Un dolore che da un anno aveva iniziato ad affrontare, non eliminare, quello era impossibile, ma a vincere, con piccoli atti di coraggio e d’amore, prima di tutto verso sé stessa. Lo stesso amore che quella sera l’aveva portata in quella foresta, per fare qualcosa che dentro di sé desiderava da tempo, lo stesso coraggio che l’aveva spinta ad aprirsi con uno sconosciuto. Così era diventato spontaneo anche un gesto semplice, come allungare una mano per posarla su un braccio, nel tentativo di far rilassare un simpatico compagno di avventure, un possibile amico.
    Per la prima volta capì quanto potere poteva avere un gesto semplice, fatto con gentilezza, quanto un semplice contatto, se nascondeva dolcezza, poteva aiutare. Le spalle, fino a poco prima rigide, si rilassarono, la tensione sembrò abbandonare il giovane corpo, anche se il tono della voce restò leggermente freddo. Il volto della ragazza si addolcì ulteriormente, erano due sconosciuti, ma, ognuno a modo proprio, stavano dimostrando di preoccuparsi l’uno dell’altra. Non voleva vederlo vivere quell’esperienza rigido dalla preoccupazione, ma quella dimostrazione d’affetto da parte di uno sconosciuto aprì un’altra piccola breccia nelle mura che circondavano il suo cuore.
    Dubitava potesse trattarsi di un qualche animale di piccola taglia, l’ombra che aveva visto sembrava appartenere a qualcosa di più grande, ma forse si trattava solo di suggestione o forse le ombre della foresta l’avevano ingannata. Possedeva un felino e sapeva bene che il suo Siberiano rosso amava passeggiare di notte. Affettuoso e fedele, quel tipo di gatto possedeva ancora l’istinto della caccia, non era raro vederlo sparire per notti o giornate intere, ma non la lasciava mai troppo sola. Non era particolarmente attratta dagli animali e non si sentiva nemmeno troppo affine ad essi, le piaceva studiarli e osservarli, ma si trattava più di curiosità che di vero e proprio interesse. L’unica eccezione erano i gatti, in particolare i Siberiani, una razza che non era mai stata addomesticata del tutto; l’istinto felino era ancora presente e questo l’aveva attratta fin da subito. Forse aveva riconosciuto in quei due aspetti, apparentemente contrastanti, del carattere del felino un po’ di sé stessa; dolcezza e indipendenza, tranquillità e senso dell’avventura, si mescolavano dentro entrambi.
    A quanto sembrava non era l’unica ad essersi aperta più di quanto si aspettasse, quella sera. Quell’improvviso zittirsi le aveva rivelato molto, ancora più delle parole pronunciate poco prima, la simpatia tra i due era reciproca e questo la aiutò a tranquillizzarsi ulteriormente.*

    Lei ha un nobil cuore, coraggioso cavaliere, ma anche le dame possono preoccuparsi per i cavalieri a volte.

    *La prima intenzione era stata quella di trattenersi dal commentare, ma non aveva potuto fare a meno di tentare di alleggerire l’atmosfera. Il tono era ironico e un sorriso sghembo rendeva ben evidente le sue intenzioni, l’ironia era solo un modo per cercare di farlo rilassare, non per prendersi gioco di lui.*

    Ho la testa sulle spalle, non si direbbe visto dove mi trovo, lo so. Non ho intenzione di correre pericoli inutili o di peggiorare la situazione se dovesse mettersi male, ma non sarei in grado di abbandonarti. Quindi diciamo che ti prometto di usare la testa e non solo la pancia.

    *Sperava di averlo rassicurato con quelle parole, ma ora era il momento di proseguire. La foresta li attendeva e lei era curiosa di scoprire quali altre emozioni le avrebbe portato quella nottata.
    Quando il ragazzo si avviò, addentrandosi tra gli alberi con le sue lunghe gambe, Eirwen si affrettò a seguirlo. Un passo del Serpeverde corrispondeva a due della Grifondoro, ma l’aspettativa e l’emozione le rendevano facile stargli accanto.
    Ancora una volta si ripetè quanto era stata fortunata, il diciassettenne era davvero abituato a quel luogo, i suoi occhi avevano individuato subito quel bagliore che lei aveva notato solo quando il crine fu stretto tra le sue mani. Non aveva mai visto un unicorno e rimase incantata davanti al lungo pelo luccicante, il colore era unico nel suo genere e poteva solo immaginare la magnificenza di quell’essere.*

    Sono incredibilmente robusti, anche se a vederli sembrano solo dei fragili peli.
    In fondo però accade così con le cose più belle, all’aspetto sembrano insignificanti, il vero valore non si rivela al primo sguardo.


    *La voce era poco più di un sussurro, non sapeva se lui l’avesse sentita, ma considerando la vicinanza era altamente probabile. Quel pensiero aveva preso forma nella sua testa, inaspettato, troppo profondo e sentito per non dargli voce. Le parole erano uscite prima ancora che potesse rendersene conto, in pochi istanti aleggiavano nell’aria umida del sottobosco, forse da qualche parte sarebbero arrivate.*

    Per di qua quindi? Vediamo dove ci porterà questa strada.

    *Disse dopo essersi avvicinata al percorso cui si riferiva il ragazzo, negli occhi una strana luce, un’emozione a lungo repressa rendeva il suo volto luminoso.*

    @Achilles_Davids,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde

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    *Una nuvola scura che passa davanti alla luna e le fa ombra, impedendo ai raggi di accarezzare gli alberi, le colline e le mura possenti del castello. E buio fu su tutta la terra. Non un buio reale, l'astro continuava ad offrire la propria luce, solo occasionalmente infastidito e ostruito da accumuli passeggeri. Ma un buio metaforico che parve pervadere la giovane, nel momento in cui allontanò la mano dal suo braccio percepì elettricità nell'aria, tanto che fu come se fosse stato marchiato dall'impronta della stessa. Qualche pensiero offuscava la serenità della giovane, non ci andava né il Genio della Lampada, né Sigmund Freud per capirlo. Ovviamente non le avrebbe detto nulla a riguardo, era un fermo sostenitore del diritto di privacy. Nessuno era costretto a mostrarsi completamente, a svelare ogni sfaccettatura della propria identità, ogni dettaglio del proprio passato. Era convinto che le maschere fossero temporanee, che fosse difficile portarle con coerenza e senza fare errori. Mentire non era facile come alcuni credevano. Valeva un po' lo stesso discorso della delicata differenza tra essere malvagi e idioti.

    "La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L'idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all'istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire nel nome del bene e di avere sempre ragione."

    Aveva sempre trovato quelle parole, scritte da Carlos Ruiz Zafon, incredibilmente attuali e precise. Ci vanno un cervello e un cuore, fosse anche traviati, per mentire con coerenza o essere malvagi. E pochi ne sono in grado, molti più sono gli idioti, potenzialmente più pericolosi dei malvagi, in quanto non in grado di farsi domande, capire chi sono e perché agiscono. A loro basta agire, in stile gregge, la direzione non è importante. Sono sempre convinti sia quella giusta, di essere gli unici svegli in un mondo di dormienti. Anche la frase " A volte dorme più lo sveglio del dormiente" assumeva nuovo valore. Dunque era un talento di pochi riuscire a tenere in piedi una maschera, cionondimeno Achilles reputava fosse diritto di tutti poterci provare. Non avrebbe mai torchiato Eirwen per convincerla a svelare i propri misteri, ma voleva che si sentisse tranquilla e sicura di potergli parlare di qualunque cosa. Se era un convinto sostenitore del diritto di privacy era anche contro i giudizi affrettati. Non sapeva cosa volesse dire vivere nei panni della Grifondoro, dunque non si arrogava il diritto di poterne criticare l'operato, così come trovava poco credibile chi faceva lo stesso con lui. Tutti fenomeni, tutti che sanno farlo meglio di te ma... Nessuno pronto a scendere in campo. Tutti campioni in teoria ma terrorizzati dalla pratica. Decise che sarebbe rimasto vicino alla ragazza, cercando di non risultare troppo oppressivo o invasivo. L'atmosfera si smorzò, con le scintille elettriche che si scaricarono, grazie alle parole della giovane, brava a rimarcare come non fosse una donzella in difficoltà e lui non dovesse necessariamente vestire i panni del salvatore sul cavallo bianco. La fissò negli occhi e vi vide del fuoco ardente. Non poté fare a meno di annuire, non aveva mai apprezzato quelle storie in cui le principesse erano in balia del principe, da cui dipendevano in tutto e per tutto. Non erano affatto veritiere, sapeva benissimo di come le vere principesse potessero svoltarsi la vita da sole, senza bisogno di nessun ragazzo amante delle calzamaglie e dei candidi equini. Gli venne proposto un accordo, diciamo a metà strada. Non sarebbe scappata nemmeno se richiesto, ma non avrebbe corso rischi folli. A primo acchito alzò un sopracciglio, pareva che il punto di incontro fosse nettamente più vicino a lei piuttosto che a lui. Poi un sorrisetto gli si allargò in volto, strinse le spalle e le porse la mano. *

    Accordo accettato. Direi che di più non posso ottenere, mentirei se dicessi che a parte invertite avrei accettato accordi diversi.

    *Una volta trovato l'accordo ripresero a camminare tranquillamente per la Foresta. Achilles si sentiva a casa in quel luogo pericoloso e impervio, amava l'aspra potenza della natura. Il loro vagare senza metà mutò la propria natura quando trovarono un lungo crine di unicorno e, ammirandolo, decisero di provare a cercare la creatura dalla cui coda proveniva. Eirwen si lanciò in una riflessione ad alta voce che comprendeva sia un'enunciazione delle qualità dei crini di unicorno, sia lanciandosi in una riflessione filosofica piuttosto profonda. E condivisibile. Il crine di unicorno pareva un pelo qualunque, insignificante scarto e invece aveva doti di robustezza estremamente apprezzate. Ennesima prova del fatto che fosse sciocco fermarsi a una prima occhiata e non approfondire la conoscenza. Magari in ciò che a prima vista pareva indegno di attenzione si celava in realtà molto, molto di più. *

    Hai scelto Cura delle Creature Magiche al terzo anno, Eirwen? Magizoologa e filosofa insieme, complimenti. Sono seriamente impressionato.

    *Le fece un sorriso mentre le indicò con la mano tesa la stada da seguire. Si incamminarono sul sentiero, fianco e fianco e vi rimasero, costeggiando alberi secolari che si alternavano con piccolo arbusti, ispidi e pugenti. Di colpo il sentiero voltò fortemente a destra, ma Achilles con un cenno della mano fece segno a Eirwen di fermarsi e stare in silenzio. Ascoltò con calma e percepì un rumore di zoccoli. Centauro o unicorno? O un Thestral? Decise di andare a indagare muovendosi silenziosamente, ombra tra le ombre. Fuori dal sentiero gli alberi maestosi si allargavano lasciando uno spiazzo semicircolare che risultava quasi etero visto coma la luna lì pareva baciare tutto di luce liquida. Ed eccolo lì, proprio in mezzo, un unicorno, in tutta la sua opalescente meraviglia. Fece segno alla giovane di avvicinarsi e le sussurrò nell'orecchio. *

    Se ti va vai avanti tu, preferiscono un tocco femminile. Io starò qua a guardarti.

    *Serata inconsueta, indubbiamente ricca di sorprese, quella. Non solo aveva trovato una giovane Grifa a cui si era subito affezionato, ma anche un leggendario unicorno. Non si aspettava certo tante emozioni quando era sgattaiolato fuori dal dormitorio, in cerca soltanto di un po' di evasione. *

    @Eirwen_Quinn,


  • Eirwen_Quinn

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        Eirwen_Quinn
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    *Il vero valore. Fino a poche ore prima si chiedeva dove fosse il suo, indecisa, tirata da due parti opposte da due sentimenti che non sapeva come conciliare. Da una parte l’amore per il padre, per la persona che l’aveva messa al mondo e che rispettava, per la persona di cui era convinta di doversi prendere cura; dall’altra l’amore per sé stessa, per le proprie idee, per i propri valori, per il mondo che custodiva dentro.
    Negli ultimi giorni, sentendo la propria irrequietezza aveva pensato di doversi circondare di persone per vincerla, ma alla fine il momento in cui si era sentita viva era arrivato solo quando aveva deciso di immergersi in un’immensa distesa di alberi in compagnia di uno sconosciuto. In uno dei rari momenti di pausa che si era concessa, aveva deciso di abbassare la maschera, o forse sarebbe stato più giusto dire le maschere. Tante, perché ad ogni esperienza vissuta ne aveva indossata una, cambiando qualcosa di sé per adattarsi a ciò che pensava fosse giusto. Alla scomparsa delle madre aveva indossato la prima, prendendo i panni dell’adulta di casa, in seguito si erano aggiunte quelle che l’avevano portata ad essere una ragazza solo diligente, studiosa, educata, anonima.
    Era riuscita a nascondere davvero bene il proprio valore, le persone la guardavano e si aspettavano solo quello da lei, o a volte nemmeno la notavano. Non era appariscente, non attirava l’attenzione su di sé, l’aspetto non richiama l’attenzione e le persone ormai erano abituate a guardare solo quello. Non era mai riuscita ad adattarsi a questo modo di vivere, con il tempo aveva imparato che non sempre un buon contenitore corrispondeva ad un buon contenuto.
    Proprio come davanti ad un unicorno, una persona superficiale avrebbe guardato solo allo splendido animale tralasciando i banali crini, così molti guardavano le persone; classificandole, etichettandole, in base all’apparenza, piuttosto che a ciò che erano.
    Non era abituata a ricevere complimenti e l’idea di avere impressionato un ragazzo più grande di lei le colorò le gote di imbarazzo. Fin dal primo istante non era riuscita a mentire, né a tenere per sé gran parte dei pensieri che attraversavano la sua mente, il suo filtro cervello-bocca si era a quanto pare inceppato, o forse anche lui riposava. Finora però non se ne era pentita, il diciassettenne sembrava capace di guardare oltre, di riconoscere il valore in una persona, di non lasciarsi ingannare dall’apparenza.
    Certamente non si sarebbe definita filosofa, semplicemente pensava troppo ed era cresciuta molto in fretta. Spesso le parole si formavano nella sua testa senza che neanche se ne accorgesse, erano sempre molte, ma raramente riusciva a farle uscire. Per questo si era abituata a scrivere, quello che non riusciva a dire doveva tirarlo fuori in qualche modo, quando le parole erano troppo importanti prendeva carta e penna e le imprimeva su carta. Nell’ultimo anno aveva capito che prima di tutto doveva imparare lei ad ascoltare la propria voce, che se non fosse riuscita a dare forma ai propri pensieri, a dargli un senso, non sarebbe nemmeno mai riuscita a farsi ascoltare.
    Così era accaduto con quella frase, il crine aveva portato a galla qualcosa che sentiva da tempo, un pensiero si era affacciato nella sua mente e lei doveva dargli forma. Ne aveva bisogno, aveva necessità di affermare che le maschere non erano importanti, ciò che contava era quello che che stava nel profondo. Le prime potevano essere tolte, un passo alla volta, ma il mondo che portava dentro non poteva essere cancellato.*

    Non so se mi si possa definire filosofa, sono solo cresciuta molto in fretta.
    Comunque la domanda giusta è quale materia non ho scelto? Ti sarai accorta che sono piuttosto curiosa e mio padre, docente e ricercatore, mi ha insegnato ad approfondire e studiare tutto ciò che posso.


    *Molti preferivano non scegliere troppe materie, ma per lei non era così. Le veniva data la possibilità di conoscere e capire quasi tutti gli aspetti della magia, tralasciarne qualcuno le sembrava uno spreco. Tutto quella che studiava un giorno sarebbe potuto tornarle utile, anche la semplice cultura lo era; sapere parlare, avere argomenti interessanti di cui discutere, era una grande qualità, non amava le persone monotematiche e noiose e non voleva di certo diventarlo. Non essere una gran dormigliona senza dubbio aiutava, suo padre le aveva sempre detto che fin da piccola non dormiva molto, era una bambina sempre in movimento, cosa che nessuno si sarebbe aspettato vedendola da adolescente.
    Si immersero nella foresta seguendo il sentiero che, secondo Achilles, poteva portarli più vicini alla creatura cui apparteneva il crine. Gli alti arbusti sopra la loro testa lasciavano ancora spazio alla luna per illuminare il loro cammino, ma se si fossero addentrati ancora quella debole luce non sarebbe più stata sufficiente.
    Non sapeva quanto tempo fosse trascorso e non le importava, non voleva sentire ticchettii quella sera e aveva lasciato l’orologio da polso sul comodino, voleva percepire solo il battito del proprio cuore a segnare lo scorrere dei secondi. Lo percepiva dentro di sé, più forte che mai, come se anch'esso, insieme al resto del corpo, si fosse risvegliato dopo un lungo riposo. I sensi all’erta percepivano ogni rumore e ogni ombra sospetti, i muscoli vigili erano pronti a scattare e a mantenere la promessa di non cacciarsi in pericoli non necessari.
    La loro camminata si arrestò quando il ragazzo percepì qualcosa, lo vide fare qualche altro passo e il primo istinto fu quello di seguirlo, ma non le aveva detto di farlo ed era intenzionata a comportarsi bene, almeno un po’. La mano destra fremeva nella tasca, stringendo il catalizzatore, e si rilassò solo quando un secondo cenno le diede il via libera.
    Davanti ai suoi occhi una piccola radura, illuminata dalla luce lunare, sembrava il luogo perfetto come ambientazione per una favola. Ciò che attirava la sua attenzione era però la splendida creatura dal manto bianco, tra di loro pochi erano i metri di distanza.
    La voce del ragazzo nell’orecchio le diede il via libera per avvicinarsi, ma lei fece solo qualche passo avanti. Non intendeva disturbare l’animale, era lei l’ospite in quella foresta e ammirare qualcosa di così bello le sarebbe bastato, era più di quanto avesse pensato di poter vivere quella sera.*

    Non andrò oltre, è giusto che si senta al sicuro nel suo habitat, senza che qualcuno lo disturbi per soddisfare la propria curiosità.

    *Disse a bassa voce, sapeva che il suo compagno l’avrebbe sentita.
    I minuti passavano ed Eirwen si appoggiò ad un albero, osservando con attenzione l’unicorno che piano piano scivolò di nuovo all’ombra degli alberi. Era appena stato avvolto dal buio, quando un’ombra dalla parte opposta della radura attirò la sua attenzione, non capiva di cosa si trattasse, ma quella volta era sicura non fosse un animale di piccola taglia. Con lentezza si girò verso il ragazzo.*

    Per questa sera ci siamo addentrati abbastanza, ma mi piacerebbe camminare un altro po’ prima di tornare al castello.

    *Non voleva concludere quella serata, aveva paura che tornando nella Sala Comune tutto sarebbe tornato come qualche ora prima. Non capiva che il cambiamento se non controllato poteva divampare velocemente, come un incendio. A dare il via al tutto bastava un piccolo fuocherello, ma, se non domate, le fiamme avrebbero presto avvolto tutto. E lei non aveva alcuna intenzione di spegnerlo.*

    @Achilles_Davids,


  • Jane_Casterwill

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    [FORESTA PROIBITA]




    *La luce della splendida luna alta nel cielo filtrava tra la fitta vegetazione. Qualche raggio argenteo riusciva a passare tra le fronde degli alti alberi, andando a posarsi sul terreno, cosparso qua e là di foglie secche. Era veramente una splendida serata per una passeggiata tranquilla o per rimanere soli con i propri pensieri...magari entrambe le cose. Chi conosceva quella foresta sapeva bene che anche una notte come quella poteva essere pericolosa, specialmente se si decideva di vargare al suo interno da soli, ma questo non aveva mai fermato nessuno. Specialmente non lei che aveva anche una valida scusa per giustificare la sua uscita: il turno di sorveglianza. Lei per prima sapeva quanto quel posto attirasse i giovani che studiavano al castello, infondo poteva dire di aver passato più tempo lì che in biblioteca. Comunque sperava vivamente di non incontrare nessuno.
    Da un po’ di tempo, dopo l’apparente tregua avuta in quei mesi, gli incubi erano tornati a farle compagnia, portando insieme, per sua immensa gioia, l’insonnia. In più quella stanzina riservata agli insegnanti era troppo...vuota? Silenziosa? Doveva ancora abituarsi a quella nuova sistemazione e infondo le mancava quel baldacchino con le tende rosse, ma sopratutto le altre tre ragazze che dormivano in quella camera con lei. Eppure da giovane aveva fatto di tutto per allontanarsi da loro, inutilmente. In ogni caso erano appena le nove di sera e lei sapeva che non avrebbe chiuso occhio neanche con una botta in testa. Quindi era semplicemente uscita, abbandonando quella stanza vuota nella quale rimase solo la palla di pelo bianca che dormiva tranquillamente. Certe volte capita che siano i piedi a guidare, senza che la testa riesca a registrare la direzione intrapresa perché troppo occupata a pensare a altro. A lei succedeva spesso, specialmente in quel posto. Si era addentrata per un po’ tra i corridoi del castello, vagando qua e là senza una meta precisa, incontrando volti conosciuti ogni tanto. Pensava a tutto e a niente, in alcuni momenti la testa le sembrava vuota, tuttavia le gambe continuavano a muoversi.

    Un tenue raggio di luna si posò sui peli scuri di un manto nero come la notte. Il terreno, nei tratti più morbidi, veniva segnato dalle impronte di quattro zampe che procedevano con calma tra la vegetazione. Da quando era entrata nella foresta aveva passato un po’ di tempo a correre, zigzagando tra gli alberi e spaventando qualche piccolo abitante che cercava di sonnecchiare. Era la prima volta che si addentrava in quel luogo da quando era riuscita a raggiungere quell'obiettivo e pensare che fino all’ultimo aveva creduto di non farcela.
    Non era stato facile per lei evocare il primo patronus e farlo in versione corporea lo era stato ancora di più. Ogni volta che pensava a un ricordo felice questo veniva contaminato da qualcosa che di felice non aveva niente. Fino all’ultimo anno aveva creduto di non essere in grado di farlo. Inutile dire quanto era rimasta sorpresa scoprendone la forma, ma in fondo avrebbe dovuto immaginarlo. Proprio da quel momento però aveva capito di doverci provare e alla fine eccola lì.
    Sotto le forti zampe qualche foglia secca o qualche ramoscello scricchiolava a ogni suo passo. Alla sua destra un piccolo scoiattolo scappò via al suo passaggio. Sentiva tutto. Vedeva tutto, come non aveva mai fatto prima. Era ancora tutto molto strano. I sensi amplificati a dismisura, ogni cosa intorno a lei le sembrava diversa. Eppure si sentiva bene, come se quella forma fosse quella destinata a lei, il suo vero aspetto. Se prima camminare per la Foresta proibita era bello, correre così lo era molto di più. Anche la mente finalmente aveva smesso di darle il tormento. Niente pensieri, niente incubi, solo la piacevole brezza invernale della sera che muoveva il pelo. Ovviamente niente brividi. Tuttavia la tregua lì non poteva durare molto, era da ingenui pensare che i guai non fossero alle porte per una volta...o gli imprevisti.
    Camminava verso il limitare della foresta, fermando ogni tanto ad ammirare, dove possibile, la luna nel cielo. La sua avanzata fu però interrotta da dei rumori. Le orecchie pelose si sollevarono per catturare meglio qualsiasi suono. Non potevano essere creature magiche, era troppo vicina alla fine della foresta, in più l’aria portò alle sue narici degli odori familiari. A toglierle ogni dubbio ci pensarono le due voci che udì nonostante la lontananza, le quali provocarono un leggero ringhio da parte del grosso animale prima che iniziasse a correre verso quella direzione. La distanza da percorrere non era molta, infatti con poche veloci falcate arrivò a destinazione, ritrovandosi davanti quello che non avrebbe voluto vedere quella sera. Un paio di iridi verdi sbucavano appena tra la folta vegetazione che faceva da mantello al scuro pelo, nascondendola dalla vista dei due, ma lei li vedeva molto bene. Due volti ben conosciuti si trovavano lì e tranquillamente parlavano come se non si trovassero nel luogo più pericoloso di Hogwarts...forse. La ragazzina la conosceva da qualche anno, non era mai diventate particolarmente amiche però doveva ammettere che farle da guida per i primi passi a Hogwarts era stato bello. Non l’aveva mai vista infrangere le regole, eppure doveva immaginarlo, era pur sempre una Grifondoro e la foresta era da un certo punto di vista affascinante. Con lui invece era tutta un’altra storia. Ricordava ancora quando lo vedeva girare per i corridoi insieme a una delle sue più care amiche, per lo meno prima che lei decidesse di mettere un punto alla loro storia. I due non avevano mai parlato molto, il ricordo più vivido che aveva di quel Serpeverde era quella sera in infermeria, quando entrambi erano ancora studenti. Ed eccoli di nuovo pensieri e ricordi. Peccato che, troppo occupata a muoversi silenziosamente tra le piante con lo sguardo puntato su di loro, non si rese conto di un ramoscello a pochi passi da lei. Quel semplice e piccolo legnetto si trovava proprio nella traiettoria del cerchio che stava compiendo intorno ai due, intenzionata a tenerli d’occhio nella speranza che tornassero indietro. Crac. La zampa anteriore destra andò a calpestare proprio quello, producendo un rumore che fece subito allarmare i due e bloccare l’animale. Con qualche imprecazione nella mente vide il diciassettenne pararsi davanti alla più piccola, evidentemente intenzionata a difenderla da qualche pericolosa creatura. Un pensiero che la fece sorridere, mostrando un po’ le zanne affilate. In fondo un po’ la divertiva poter fare paura senza essere riconosciuta. Era quasi certa che nessuno potesse farlo perché nessuno la conosceva veramente così bene, forse solo una persona.*



    *Vedendo la reazione dei due decise di allontanarsi, sparendo nuovamente tra la vegetazione, eppure lo “spavento” non servì a niente. Il giovane mago e la streghetta decisero di proseguire e la sua tranquilla passeggiata si trasformò in un pedinamento. Per tutto il tempo camminò dietro di loro, nascosta da alberi e cespugli, facendo attenzione ai rami questa volta. Poteva sentirli parlare, tendendo comunque l’orecchio per controllare non ci fossero pericoli in vista. Non sapeva bene perché lo stesse facendo in realtà. Avrebbe dovuto fermarli, bloccarli subito e farli tornare indietro per poi avvisare la preside per una punizione. Invece continuava a camminare con loro, come una silenziosa ombra nascosta nella notte. Si fermò solo quando arrivarono nei pressi di una radura. Lì un splendido unicorno se ne stava tranquillo, con i raggi della luna che coloravano d’argento il suo candido manto. Anche lei da più giovane ne aveva visto uno in quello stesso luogo, però nel suo caso la povera creatura era ferita a una zampa. Lo ricordava ancora come se fossero passate poche settimane, invece erano trascorsi anni.
    Era in compagnia di Sylvia, come sempre d'altronde a quel tempo, e lo avevano trovato per caso, anzi la Tassorosso lo aveva trovato lei era arrivata dopo. Insieme si erano prese cura di quel meraviglioso animale che all’inizio si era spaventato per la loro vicinanza. Con calma le due erano riuscite a approssimarsi abbastanza per cercare di curarlo, ma era tutto troppo tranquillo. In fondo quella ferita non poteva essersela fatta da solo o senza un motivo. Dopo qualche minuto la più grande si era accorta di qualcosa di strano. Lei era solo una bambina che non sapeva ancora difendersi da certi pericoli, o almeno questo era quello che tutti credevano su di lei, la piccola Jane da difendere da tutto e tutti. La bambina con i lunghi capelli rossi e la pelle pallida, il volto sempre segnato da profonde occhiaie e sì anche un po’ troppo magra. Insomma una brutta copia della insegnante di Difesa. Comunque mentre lei rimaneva vicino all’unicorno per tenerlo calmo, l’altra affrontava un dissennatore scoprendo per la prima volta il proprio patronus corporeo. Una tigre. Se avesse potuto si sarebbe messa a ridere al ricordo della conversazione che avevano avuto dopo, quando tutto si era calmato. Secondo l’amica il suo sarebbe stato un cavallo e invece.
    Senza rendersene conto mentre quel ricordo la riportava indietro nel tempo iniziò a camminare, diretta verso l’altra parte della radura, sempre ben nascosta. Si stava avvicinando all’animale, quasi incantata dalla sua bellezza. Era da parecchio che non ne vedeva uno e infondo iniziava a essere felice di aver trovato quei due fuori dal castello. Certo non era affatto contenta di dover, molto probabilmente, seguire l’ennesima punizione, però un po’ ne era valsa la pena. Fece appena in tempo ad arrivare dalla parte opposta ai ragazzi che l’unicorno, con tutta la calma e l’eleganza che caratterizzava la sua specie, si allontanò, sparendo di nuovo nella vegetazione. Con lo sguardo puntato su di lui si sentì per un attimo strana vedendolo andare via. Le sembrò di veder sparire, insieme a lui, anche i suoi ricordi, portandosi via uno dei suoi ricordi e anche l’amica che ormai aveva perso da tempo. La cosa brutta era che non sapeva nemmeno perché e non sapeva neanche il perché si sentisse così solo per un unicorno, che quasi sicuramente non era neanche lo stesso. Rilasciò un sospiro pesante, che si condensò a causa del freddo della sera. Peccato che non si era accorta di essersi avvicinata troppo al limitare della vegetazione.
    Fu la voce di Eirwen a riportarla alla realtà. Il muso lungo si voltò di nuovo verso i due, mentre sentiva la voce della ragazzina dire al suo compagno di avventure che le sarebbe piaciuto camminare ancora un po’. Forse era arrivato il momento di entrare in scena?*

    @Achilles_Davids, @Eirwen_Quinn,




    Ultima modifica di Jane_Casterwill 3 settimane fa, modificato 1 volta in totale


  • Achilles_Davids

    Serpeverde

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    *La Foresta, proibita, maledetta, spaventosa, minacciosa. Uno dei luoghi di cui il diciassettenne avrebbe maggiormente sentito la mancanza. Il Castello, con la sua maestosa imponenza, i suoi remoti segreti e la sua calda accoglienza, lo aveva subito fatto sentire a suo agio, a casa. Ma al tempo lo stesso lo aveva portato ad una convivenza che aveva reso necessario il limare gli aspetti più spigolosi e difficili del suo carattere. Nelle lunghe passeggiate nella Foresta aveva ritrovato la sua vera essenza nell'abbraccio con la Natura. La Natura può essere dura e brutale, ma è sempre libera e genuina. E questa genuinità era ossigeno per il ragazzo. Aveva conosciuto molte persone, molte città, molte realtà, moltissime maschere. E le poteva tollerare, aveva sempre considerato il vivere senza maschere come prerogativa dei bambini e dei pazzi. E forse dei saggi, anche se in realtà a ben vedere avevano molti punti di contatto con entrambe le categorie già citate. Ma la mente umana spesso era subdola e i rapporti intricati. La Natura, per quanto potesse essere più violenta, era diretta, schietta, pulita. E così era quella Foresta, piena di minacce, pericoli e creature potenzialmente letali, ma non le interessava chi osasse entrarvi dentro, non se ne curava. Per non correre rischi era necessario stare all'erta e con la bacchetta ben a portata di mano, ma permetteva di togliere ogni maschera. E per quanto potesse sembrare folle, per il ragazzo quello era un prezzo decisamente onesto da pagare. Eppure quella sera al genuinità della Foresta era potenzialmente inquinata dalla presenza di una giovane Grifetta, la cui presenza intaccava inevitabilmente la solitudine. Ma il rischio era stato fino a quel momento sventato. Nonostante tutto si sentiva tranquillo, a proprio agio. La maschera era rimasta giù, nessuno scudo era stato alzato. Forse era imprudenza, forse si stava rammollendo, ma al momento non gli importava. Quella giovane, per quanto l'avesse conosciuta da poco, gli ispirava simpatia e fiducia, il che non era scontato tenendo conto della sua natura diffidente e chiusa. Parlava facilmente con gli altri, era piuttosto abile nella conversazione, ma era tutto calcolato, mischiava qualcosa di suo con molto di studiato, in base a chi aveva di fronte. Non era una persona falsa, non raccontava storie, ma nel suo chiacchiericcio mischiava una buona dose di riservatezza. Per il momento però era andato tutto bene, quella sua genuina spontaneità non lo aveva tradito.

    Pian piano stava scoprendo nuove cose della giovane figlia di Godric Grifondoro che, dopo essersi dimostrata coraggiosa e decisa quando avevano provato lo spavento per aver visto un'ombra tagliar loro la strada, ora svelava di possedere una grande curiosità, e anche una certa maturità forzata, di quelle che non si imparano se non venendo obbligati dalla vita a bruciare le tappe e crescere più in fretta di quanto solitamente avvenga. Non aveva idea di quali esperienze l'avessero fatta crescere così in fretta e meditò se chiederglielo oppure no. Fu titubante per qualche istante, poi decise di farsi un appunto mentale e non torchiarla, non in quel momento almeno. Si conoscevano da poco tempo e probabilmente lei avrebbe considerato un'intrusione nella propria sfera di privacy una domanda così delicata. E lui non ci teneva affatto a rovinare quella bella serata. Si limitò dunque ad annuire tranquillamente.*

    Mi vedo costretto a rettificare. Eirwen, filosofa, sopravvissuta alla vita e tuttologa. Dovresti fartelo incidere sulla porta del dormitorio.

    *Il loro cammino successivamente li portò ad incontrare un unicorno, opalescente meraviglia. L'animale era tranquillo, immobile, sereno. Solo guardarlo trasmetteva serenità, pace. E gli prese in fondo allo stomaco una strana sensazione, come se quell'incontro non fosse casuale ma ben calcolato, come se l'unicorno sapesse benissimo che sarebbero stati lì e si fosse appostato con il preciso scopo di farsi trovare. La razionalità del ragazzo gli fece pensare che a indurlo a tali sensazioni fossero piuttosto l'aura mistica che circondava sia il leggiadro animale che la stessa Foresta inondata dalla luce liquida delle stelle. Probabilmente ripensandoci al castello, sotto il sole e dopo una buona dormita lo stesso pensiero gli sarebbe apparso come pura follia. Eppure in quel momento era così realistico, così tangibile… Conscio del fatto che mai si sarebbe fatto avvicinare da lui, restò indietro. Lei avrebbe potuto provare ad avanzare, ma si rifiutò, per non turbare l'animale. Rimarcando il fatto che dopotutto loro erano ospiti in quella che era la sua casa. Il ragazzo annuì, d'accordo con lei. *

    A tua discrezione. Non posso dire di non condividere le tue ragioni, mi trovi d'accordo con te./color]

    *Le parole fluirono leggere, quasi sottovoce, per non infastidire l'animale che rimase sereno, non spaventato dalla presenza dei due giovani. Lo osservarono pazientemente, quasi bevendo la luce che emanava, fino a che non sparì tra gli alberi, silenzioso ed etereo, tanto da dare l'impressione di non possedere affatto un corpo. L'idillio venne rotto da un'ombra, nera quanto l'unicorno era bianco, che passò rapida come un lampo, a diversi metri da loro. Era la stessa di prima? Nel dubbio il ragazzo afferrò il proprio catalizzatore di legno di quercia e nucleo di cuore di fenice e se lo passò tra le dita. Gli dava sicurezza il sapere di poter dare battaglia, ma avrebbe comunque preferito evitarlo. L'ombra non era parsa immediatamente minacciosa, ma il fatto che fosse la seconda volta che compariva non lo rassicurava. Non pareva essere spaventata da loro, anzi dava l'idea di braccarli. Come un'aquila che gira in cerchio sulla preda in attesa di piombare a capofitto e ghermirla con gli artigli. E questa prospettiva attraeva pochissimo il giovane. Alla proposta di proseguire la camminata annuì, non voleva che un'ombra rovinasse quella serata fin lì perfetta, e neppure voleva che si interrompesse. *

    [color=green] Sì, direi di non penetrare più a fondo nella Foresta, siamo già abbastanza all'interno. Ma due passi sotto la luna, in tua compagnia li farei ancora volentieri. Ma stiamo attenti, credo abbia visto anche tu l'ombra laggiù. Le opzioni sono due, o sono incontri con la stessa creatura ma non capisco con quale? Fosse un Lupo Mannaro ci avrebbe attaccati. Invece questa creatura non pare né puntarci, né scappare da noi. Non capisco cosa faccia, cosa voglia da noi. Meglio stare attenti. Potrebbero anche essere due esseri differenti, che semplicemente ci hanno ignorati ma... Non me la sento di fare troppo affidamento su questa teoria, qualora fosse sbagliata le conseguenze potrebbero essere gravi.


    *La guardò fissa negli occhi, con lo sguardo serio e glaciale, ardente di gelida motivazione. La sua voce assunse note più basse, era calma ma più sicura del solito.*

    Mi raccomando, fai attenzione. Godiamoci questa bella passeggiata, baciati dalla luna. Ma meglio tenere la bacchetta in mano ora, ok?

    *Ripresero a camminare e i pensieri galoppavano liberi. Si accorse di come avessero punti in contatto, entrambi cercavano rifugio nella Foresta, fuggendo da altri pensieri pesanti. Non sapeva bene cosa tormentasse la giovane dagli occhioni verdi, ma percepiva affinità. Forse era per quello che non la sentiva come un'intrusa nell'abbraccio genuino, spontaneo e sanguigno della Natura, che esplodeva in tutta la sua potenza in quel luogo. Aspirò a pieni polmoni i profumi della terra, spinti dalla brezza timida della notte e tutto ciò che era al di fuori di dieci metri di raggio da lui sparì. Si lasciò andare all'abbraccio delle antiche divinità pagane della foresta e osservò la figura che camminava di fianco a lui.*



    @Eirwen_Quinn, @Jane_Casterwill,




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