Hogwarts - Piano Terra
Hogwarts - Piano Terra


  • Sarah_Jonson

    Corvonero Membro del Consiglio di Hogsmeade Barista 3MDS

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 607
        Sarah_Jonson
    Corvonero Membro del Consiglio di Hogsmeade Barista 3MDS
       
       

    [DORMITORIO CORVONERO]


    *L'ora del ballo in maschera ,che si sarebbe tenuto a breve, stava per arrivare. Una ragazza dai capelli rossi e gli occhi verdi gironzolava per la stanza vuota, infatti le compagne di stanza non erano presenti. Era piuttosto agitata e non riusciva a pensare ad altro, lei adorava da sempre il Carnevale e tutte le maschere, era uno dei momenti in cui si trasformava improvvisamente in qualcun altro. Il suo vestito appoggiato sul letto la attendeva ma lei continuava a pensare e pensare continuando freneticamente a camminare avanti ed indietro. La festa in maschera si sarebbe tenuta nella Sala Grande del Castello di Hogwarts, verso le ore 19, l'ora di cena. Aveva letto il volantino dei fantasmi di Hogwarts, che invitavano studenti ed insegnanti della scuola alla festa, qualche giorno prima. Così aveva dovuto comprarsi un vestito per l'occasione. Il tema della festa serale erano tutte le divinità, ci aveva messo un bel po' a trovare il costume giusto, ma dopo tante ricerche finapmente l'aveva trovato. Si sarebbe vestita da dea greca, ovvero Demetra, Cerere per gli antichi romani. Conosceva e adorava la mitologia e quell'occasione non voleva assolutamente perderla. Demetra era la dea della natura, portatrice della stagioni e patrona della giovinezza, nonchè dea dei raccolti e dei campi. Secondo la mitologia greca era stata lei a donare l'agricoltura agli uomini. Figlia di Crono ed Rea, era sorella di Zeus, Ade, Era, Poseidone ed Estia. Facendo un sospiro si fermò improvvisamente, prese il vestito e finalmente decise di indossarlo. Si guardò più e più volte allo specchio.*



    *Sorrise a sè stessa guardandosi, adorava il suo costume, prese una spazzola e sistemò la chioma rossa in modo che sia in ordine e non rovini tutto. Appena si convinse che era finalmente pronta ad avviarsi verso la Sala Grande uscì dal dormitorio "Rita Levi Montalcini", chiudendosi alle spalle la porta e scendendo con gioia le lunghissime scalinate per arrivare in fondo alla Torre Ovest, luogo in cui si trovava la Sala Comune di Corvonero.*

    [SALA GRANDE - ORE 19.15]


    *Fece un sospiro appena fu all'ingresso del castello, mentre l'eccitazione stava aumentando. Aveva voglia di diversi, ballare e fare due chiacchiere con qualcune. Fu così che la dea Demetra fece il suo ingresso accompagnato da un sorriso nella Sala Grande. Vide all'istante un gruppo che si era formato, ovviamente tutte divinità. Si avvicinò, non li riconobbe tutti così invece che salutarli uno per uno li salutò tutti nello stesso momento sperando che qualcuno capisca da cosa sia travestita.*

    Buonasera a tutti!

    *Fece un cenno con la mano, attendendo una possibile risposta dai presenti, mentre era sempre più eletrizzata di sapere cosa sarebbe accaduto durante l'emozionante serata.*

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  • Alec_White

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 1
    Galeoni: 264
        Alec_White
    Tassorosso
       
       

    *Lo stomaco vuoto di Alec White continuava a gorgogliare prepotentemente ricordando al suo proprietario che era necessario riempirlo per acquietarlo ma, nella realtà dei fatti, il ragazzo non lo stava recependo molto. Per undici anni era stato abituato a mangiare lo stretto necessario per la sopravvivenza ma, da quando era giunto ad Hogwarts, aveva visto più cibo tra quelle solide mura che in tutta la sua breve vita quindi lo stomaco poteva aspettare ancora un po' prima di essere soddisfatto. Il ragazzo, difatti, si era perso, come tutte le altre volte, ad osservare l'incredibile soffitto della Sala Grande del castello.*




    *La grande stanza adoperata come punto di incontro tra gli studenti di ogni casa, doveva essere lunga più di cento metri proprio per permettere di contenere un gran numero di persone durante i pasti, ma anche per svolgere gli esami “intercorso” i GUFO e quelli finali, i MAGO.
    Ogni volta che Alec entrava nella Sala grande gli sembrava di affacciarsi in una grande e sacrale cattedrale dall'aria gotica come quella di Southwark a Londra.

    Ma ritrovandosi nel mondo della magia, ovviamente, doveva esserci qualche cosa fuori dall'ordinario, in quel caso il soffitto era stato incantato in modo tale da rispecchiare il cielo all'esterno, dando l'impressione di essere in uno spazio aperto. In più oltre alle torce poste ai lati della sala, molteplici candele sospese a mezz'aria permettevano di illuminare meglio anche il centro della stanza.
    Da un certo punto di vista sembrava di trovarsi ai piedi di un cielo stellato sotto al quale sdraiarsi e godersi l'immensità della natura.

    Quando invece la volta celeste era attraversata da forti piogge e violente raffiche di vento, lo spettacolo era ancora più caratteristico: folgoranti fulmini illuminavano i cumuli di nuvole dalle forme dinamiche, gelide goccioline di acqua volteggiavano grazie alla massa l'aria vorticante richiamate verso il suolo dalla gravità per poi scontrarsi con il soffitto invisibile creando una litania triste e costante.

    Non c'erano parole per spiegare la vastità della magia e delle possibilità che essa concedeva.

    In quella particolare occasione chiunque si fosse applicato ad organizzare ed allestire il ballo in maschera aveva integrato l'incantesimo che modificava il soffitto aggiungendo del piccoli pezzettini di carta colorata che scendevano lievi come soffici fiocchi di neve fino a fermarsi a qualche metro sopra le teste degli invitati. Ciò rendeva l'atmosfera più festosa e meno regale.

    Gli occhi verdi di Alec si erano fermati ad osservare come un coriandolo turchese faceva lo slalom tra le varie candele, avvicinandosi alle fiamme senza mai trasformarsi in cenere; forse frutto di un'ulteriore incantesimo. Volgendo poi lo sguardo poco più in basso, dall'altro lato della sala, l'argentea ed incorporea figura dei fantasmi sospesi a mezz'aria attirò la sua attenzione. La gorghiera di altri tempi del vestito di quello che veniva chiamato Nick-Quasi-Senza-Testa continuava a risplendere in maniera lugubre riflettendo le luce della sala mentre continuava a dialogare allegramente con il fantasma dalla lunga tonaca da prete. Il londinese si era ritrovato spesso a chiedersi quali fossero le dinamiche per portavano un mago a divenire un anima ancorata dalla vita passata ma non aveva avuto ancora il tempo di fare ricerche in merito alla storia dei quattro fantasmi che rappresentavano le casa della scuola. C'erano talmente tante cose affascinanti da scoprire che le ore sembravano sempre troppo poche per farlo.

    Lo stomaco di Alec brontolò ancora costringendo il ragazzo a focalizzarsi sulla sua missione iniziale: soddisfare la propria fame senza lasciarsi ancora incantare dalle tante caratteristiche della Sala Grande. Sui lunghi tavoli laterali erano ben disposti stuzzichini di ogni genere, dai colori sfavillanti e dall'odore delizioso, pronti per soddisfare ogni capriccio. Dopo aver recuperato un piattino, il riccio si servì di ciò che più lo ispirava prediligendo le verdure servite in graziosi cestini croccanti e svariati pezzi di pizza, il tutto accompagnato da una bevanda arancione al sapore di zucca.*



    *Avvolgendosi meglio nel nero mantello, Alec si apposto vicino una rientranza delle pareti spostando la bacchetta magica da una tasca all'altra pronto a sfamarsi. Da quando aveva avuto tra le mani quel pezzetto di legno che permetteva alla sua magia di sprigionarsi non lo lasciava neppure quando si trovava nei servizi igienici; la sicurezza che gli trasmetteva la bacchetta era come un'ancora di una nave che evita la deriva dell'imbarcazione.

    Solo mentre stava degustando quel ricco pasto permise ai suoi occhi di analizzare meglio coloro i quali erano accorsi alla festa. Essendo tutti travestiti riccamente, ma soprattutto non avendo stretto amicizia con nessuno vista la sua abitudine di isolarsi dal resto, era difficile individuare chi fosse chi.
    I grandi occhi si muovevano da un lato all'altro prima di soffermarsi maggiormente su un gruppetto di persone tra i quali spiccava un forcone molto alto; l'oggetto era stretto tra le mani di un mago che doveva aver adoperato su se stesso un incantesimo di Trasfigurazione per sembrare più adulto o forse l'uomo era un professore che aveva deciso di mescolarsi ai propri studenti per trascorrere una serata diversa. Decise che per intrattenersi avrebbe fatto un piccolo giochino: individua la divinità. Sebbene non fosse un vero esperto in quel particolare campo, le ore trascorse nei musei della capitale dell'Inghilterra gli avevano permesso di acquisire qualche piccola competenza.*

    Ade, divinità greca. Questa era facile!

    *Mormorò sottovoce dopo aver preso deglutito un pezzo del suo cibo. Il costume del mago era visivamente ben fatto, si vedeva che si era impegnato nel confezionarlo. Accanto a lui osservò svariate figure femminili: quella più vicina aveva un abito scuro con accessori dorati tra cui spiccava una tiara che incorniciava i capelli scuri; un'altra reggeva tra le mani quello che sembrava essere un pomo dorato abbinato al lucente abito indossato; dall'altro lato del mago una sfarzosa maschera di un gatto nascondeva parzialmente il viso di una ragazza lasciando però scoperte tutte le sue acerbe forme di donna.*

    Lei in so chi possa essere, sicuramente una divinità della mitologia norrena ma non saprei chi. Il famoso pomo della discordia di Eris, sorella di Ares. Delle ali neri sarebbero state perfette in quel costume. Invece quella deve essere qualche divinità egizia, forse la dea dei gatti visto il copricapo.

    *La perlustrazione visiva continuò passando all'accurata osservazione di una dea greca che assomigliava molto a quella ragazza dai capelli rossi spesso incrociata nei sotterranei, per poi passare ad un'ulteriore figura oscura che gli ricordava molto la professoressa di Difesa Contro le Arti Oscure, materia che aveva seguito come indicato dal suo piano di studi eppure sentiva di non essere ben entrato nella logica, forse era ancora acerbo o non si era mai scontrato con tali forze da non percepirne il vero pericolo.

    Man man che Alec continuava a mangiare indisturbato ed osservare le divinità, fecero il loro ingresso anche Thor ed Apollo avvicinandosi con tranquillità al suddetto gruppetto sorridenti e senza indugio. Per un momento i verdi occhi di Alec si fermarono a studiare la figura più simile a lui, il ragazzino della sua presunta età che aveva scelto il Dio greco del Sole raffigurandolo con una tunica lievemente dorata e delle frecce sulle spalle contenute in una faretra più scura come a voler sottolineare la bravura da arciere del Dio. Si accorse tardi che il gruppetto si stava spostando verso i tavoli del buffet, proprio dove si trovava lui che continuava a mangiare ignorato dai partecipanti della festa.
    Mentre Ade chiacchierava con la dea della mitologia norrena prendendosi da mangiare, la ragazza seminascosta dalla maschera della divinità egizia sembrò immediatamente individuare Alec facendogli domande a raffica con un entusiasmo quasi fuori dal comune.

    Troppi quesiti, tutti in un unico respiro.

    Il riccio non era abituato a ricevere complimenti, al rapportarsi in maniera così infervorata con le altre persone, ma soprattutto nessuno lo aveva mai additato come adorabile sebbene i suoi tratti fanciulleschi lo etichettavano come tale e per di più, tutto coloro i quali gli si erano approcciati in quella maniera avevano finito per il deriderlo in qualche modo.
    Schivo e reo mal fidato dalle passate “avventure”, il giovane fece un breve sospiro prima di parlare con voce infantile.*



    Sono una ninfa dei boschi.

    *La risposta breve e quasi monosillabica del ragazzo sperò fosse sufficiente per l'egiziana nonostante avesse risposto solo ad una delle sue domande. Non si vergognava affatto nell'essersi definito come una figura mitologicamente attribuita al genere femminile. Quelle quisquiglie sul genere non gli erano mai interessante.
    Non era l'abito che ti rendeva uomo o donna.
    L'attenzione della ragazza venne richiamata dalla Dea della discordia che rispose a qualcosa che le aveva detto in precedenza e, successivamente, dall'arrivo di una nuova tunica greca che salutò leggiadra il gruppetto.
    Alec sperò che quella nuova intromissione avrebbe distolto completamente la concentrazione da se stesso e per buon modo, decise di applicarsi nella ricerca di qualche altro stuzzichino così da sembrare impegnato.*


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  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Insegnante Giornalista Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 361
        Eirwen_Quinn
    Grifondoro Insegnante Giornalista Moderatore Web Certificato
       
       

    *La paura che l’aveva assalita all’inizio della serata era evaporata, nessuna magia aveva sortito quell’effetto ovviamente, era solo bastata la presenza della persona giusta. Come un mese prima, la presenza del Serpeverde aveva avuto un effetto benefico sulla giovane, era stata sufficiente per farla sciogliere e concedersi un po’ di sano divertimento. Nel giro di pochi istanti a loro si erano uniti altri studenti e avevano formato un piccolo gruppo.
    Le divinità più svariate affollavano la sala, la maggior parte appartenenti alla cultura greca o romana, per quanto era riuscita a vedere lei e la professoressa Casterwill erano le uniche ad aver scelto divinità appartenenti alla cultura norrena e celtica. Senza dubbio, a differenza di molti suoi compagni, non avrebbe avuto il problema che qualcun’altro si presentasse con lo stesso abito.
    Mentre salutava Achilles aveva in particolare notato due vestiti davvero belli e originali. Il primo era indossato da Clarissa una Serpeverde al primo anno che già conosceva, si era ripromessa di salutarla e complimentarsi con lei appena possibile, ma Achilles la precedette. Avvicinandosi alla ragazzina lui la salutò, essendo concasati ovviamente la conosceva, così Eirwen decise di unirsi alla conversazione.*

    Buonasera Clarissa, complimenti per l’originalità del tuo vestito. Quella mela è un vero tocco di stile.

    *Disse all’undicenne con un sorriso, era davvero felice di vederla. Ricordava il suo primo anno e l’imbarazzo che aveva provato nel presentarsi alle feste, quando vedeva ragazzini ben più coraggiosi di quanto fosse stata lei era sempre contenta.
    Aveva appena concluso di complimentarsi con la piccola Serpeverde quando un’altra voce nota la interruppe, una serie di domande poste a raffica quasi senza respirare le fecero subito capire di chi si trattava. Jade, un’altra studentessa al primo anno della casa di Corvonero, non era certamente nota per essere timida o poco socievole. Fin dal loro primo incontro aveva capito che l’altra, a differenza sua, non aveva problemi ad attirare l’attenzione. Era una caratteristica che, in occasioni come quella, si ritrovava spesso ad invidiare, ma stava imparando sempre più ad essere orgogliosa di sé e del proprio modo di essere. Non avrebbe mai vinto un premio per l’espansività, ma possedeva altre qualità, alcune di esse potevano diventare dei limiti, tuttavia accettarsi era il primo passo per trasformarle in punti di forza.*

    Jade, è sempre un piacere incontrarti, tu sai davvero come rallegrare l’atmosfera, a volte perfino troppo. Complimenti per il vestito audace, secondo me sia te che Esperanza ne avete dimenticato un pezzo in camera però.

    *Disse con un sorriso divertito ad illuminarle il volto, non era una bacchettona e non voleva apparire come tale, ma aveva scoperto che l’ironia era una delle sue qualità e certe volte non riusciva proprio ad evitare di farne. Sperava di non aver offeso Jade, ma quella ragazza era sempre così espansiva che dubitava avrebbe potuto non notare il suo palese divertimento. Aveva un volto che parlava, il padre glielo diceva sempre, se fosse stata davvero infastidita dalla presenza dell’altra sarebbe stato ben evidente sul suo viso, il consueto sorriso avrebbe lasciato spazio ad un’espressione fredda.*

    Comunque il nome che stai cercando è Frigg, Signora di tutti gli Dei e moglie di Odino.

    *Con una riverenza si presentò all’altra, prima che rivolgesse la sua attenzione agli altri appartenenti al loro piccolo gruppo. Una leggera risata le scappò dalle labbra vedendo la Corvonero dedicare le proprie attenzioni a gran parte degli studenti presenti della sala, poi tornando a parlare con il vicino Ade gli rivolse una battuta circa le motivazioni dietro la scelta dell’abito.*

    Un po’ di rispetto insomma, sono pur sempre la Signora di tutti voi Dei, io mi sento a mio agio con chiunque e in qualunque situazione.
    Sono anche sempre pronta ad essere piacevolmente stupita.


    *Il sorriso autoironico che aveva accompagnato la prima parte della frase, venne infine sostituito da un occhiolino. Era divertente scherzare con l’altro, aveva sempre la risposta pronta e non aveva dubbi che prima della fine della serata l’avrebbe davvero stupita.
    Quando i tavoli del banchetto si riempirono di cibo ne rimase piacevolmente stupita, il suo stomaco aveva iniziato a lamentarsi già da un po’, ma lei presa dalle chiacchiere non si era resa conto che un’ora era già volata. Era contenta di come stava proseguendo la serata, si trovava circondata da persone piacevoli e simpatiche, almeno un po’ avrebbe potuto abbassare le sue consuete difese e semplicemente lasciarsi andare. In seguito alla sua proposta si avviarono tutti insieme verso i tavoli imbanditi, preceduti da Jade che si avventò sul cibo, riempiendo all’inverosimile un piatto. Anche lei si servì abbondantemente, amava il buon cibo, era uno dei piaceri a cui non rinunciava mai e quel giorno non aveva nemmeno pranzato. Una serata piacevole come quella inoltre non sarebbe stata la stessa senza un banchetto così invitante ad accompagnarla.*

    Sai stavo proprio pensando la stessa cosa. Del buon cibo può svoltare una serata, o semplicemente accompagnare una già di per sé piacevole. Senza dubbio però non sarebbe lo stesso senza.

    *Sul finire della frase, rivolta ad Ade, ai margini del suo campo visivo qualcosa, o meglio qualcuno, attirò la sua attenzione. Si trattava di un ragazzo dai cappelli biondi, che vestiva i panni di Apollo a giudicare dalla tunica leggermente dorata, o forse era Eros? La faretra sulle sue spalle non le permetteva di scegliere con certezza la divinità, anche se era più indirizzata sulla prima. Quello che però aveva attirato l’attenzione della giovane era il volto ben noto del ragazzo, si trattava di un Corvonero al primo anno, che lei già conosceva.*

    Alex! Come stai? É da un po’ che non ci incontriamo, sono felice di vederti qui stasera.
    Ti prego dimmi che non ho perso il mio occhio per le divinità e che sei vestito da Apollo, sarebbe una delusione aver sbagliato.


    *Un sorriso le illuminava il volto, quella serata diventava sempre più interessante, era circondata da molte persone che aveva imparato ad apprezzare in quei mesi. Solo un anno prima la sua vita era solitaria, aveva pochi amici con cui condividere serate come quella, ma con il tempo aveva imparato ad accogliere più persone nella sua vita. Solo una in quel gruppo aveva potuto conoscere la vera Eirwen senza filtri, ma agli altri cercava comunque di donare pezzi di sé, fosse anche solo un sorriso, nessuno fino a quel momento aveva deluso le sue aspettative.
    A strapparla dai suoi pensieri fu ancora una volta la vivace voce della rossa, anzi per quella sera nera, Jade. Aveva trovato qualcun’altro da bersagliare di parole e ancora una volta le strappò una risata. Sei adorabile? Voleva proprio sapere chi era il povero malcapitato che si era sentito rivolgere quelle parole e voltandosi riconobbe il volto del giovane Alec. Si erano conosciuti pochi mesi prima alla stazione di King’s Cross e fin dal primo istante aveva sentito un legame con quell’undicenne, aveva riconosciuto nei suoi occhi la stessa paura di essere deluso che aveva provato lei poco più di tre anni prima. Si era ripromessa di tenerlo d’occhio, per aiutarlo ancora se mai avesse avuto bisogno, ma in una scuola con così tanti studenti era difficile.*

    Vedo che hai conosciuto Jade, non la persona più adatta forse per sentirsi a proprio agio in una stanza così affollata.

    *Si era avvicinata al giovane, rivolgendosi a lui con il consueto tono dolce, che usava per far sentire a proprio agio le persone. Erano passati mesi dal loro primo incontro, ma Alec ancora non aveva trovato il modo per aprirsi e la stessa espressione schiva si leggeva sui tratti del giovane viso. Lei era stata fortunata, quando ne aveva avuto bisogno il suo cammino aveva incrociato quello della persona giusta per farla aprire, ma non tutti potevano avventurarsi nella Foresta Proibita e avere la fortuna di incontrarla.*

    Sono felice di vederti questa sera, però sappi che ce l’ho con te. Se non avessi detto ad alta voce qual è il tuo travestimento non l’avrei capito ed è imperdonabile per un’appassionata di mitologia.

    *Un ampio sorriso tese le labbra, messe in risalto da un velo di trucco, della giovane. Non voleva far sentire a disagio l’altro e sperava che scherzando lo avrebbe aiutato a sciogliersi un po’.
    La serata proseguiva bene, la pancia ormai piena aveva smesso di emettere udibili e imbarazzanti borbottii, si sentiva rilassata e felice. Alla fine gettarsi in quell'esperienza e mettersi alla prova era stata la cosa giusta da fare. Al loro gruppo si era unita anche un’altra studentessa appartenente alla casa di Corvonero, Sarah, una sua coetanea, indossava molto bene i panni della dea Demetra.
    Tuttavia doveva immaginare che la promessa di Achilles di stupirla fosse piuttosto una minaccia, si era ripromessa di mettersi alla prova, ma mai avrebbe immaginato di doverlo fare in quel modo. Quando il diciassettenne le porse la mano invitandola a ballare rimase ad osservarlo a bocca aperta, non voleva credere che stesse accadendo davvero. Percepì subito la pelle del suo viso scaldarsi, non aveva bisogno di uno specchio per sapere che il consueto colore rosato era stato sostituito da un ben più acceso rosso. Non sopportava che le sue emozioni si leggessero sempre sul suo volto, ma ancor meno sopportava il suo arrossire così facilmente, non conosceva nessun’altra ragazza della sua età le cui gote si coloravano rapidamente e per ogni cosa.*

    Mi sembrava di aver detto che sono sempre pronta ad essere piacevolmente stupita, quindi il piacevolmente dove l’hai lasciato?

    *Disse con un sorrisino ironico, doveva pur rompere la tensione che sentiva montarle dentro in qualche modo, scherzare le sembrava il modo migliore per farlo. Guardò oltre le spalle dell’altro, verso la pista da ballo, e vide molti altri studenti che a ritmo della musica ballavano. Per tutta la sera canzoni ritmate si erano alternate a lenti adatti alle coppie, ma non avrebbe mai immaginato di ricevere un invito a ballare, era la prima volta. Prese un profondo respiro prima di rivolgersi di nuovo all’amico.*

    Se davvero non ci tieni ai tuoi piedi, diciamo che...uhm...accetto. Ma non metterti in testa altre strane idee!

    *Perché aveva deciso di accettare quando l’unica cosa che voleva fare era scappare? Quello era l’unico pensiero che le attraversava la mente mentre posava la propria mano in quella, molto più grande, dell’altro. Se non altro avrebbe offerto uno spettacolo divertente a chi, accanto a loro, aveva sentito l’invito e la osservava.
    Insieme si avvicinarono agli altri compagni intenti a ballare, non aveva la minima idea di come comportarsi e alcune delle coppie davanti a lei non l’aiutavano di certo a rilassarsi. Sapeva che non tutti quelli in pista erano coppie vere, che molti erano dei semplici amici come loro e non faceva che ripetersi che quello era solo Achilles, colui che l'aveva accompagnata nella sua prima avventura nella foresta, ma non riusciva a tranquillizzarsi. Restò così in attesa di un’altra mossa da parte del ragazzo, mentre nervosamente una mano giocava con il gancio che davanti al suo petto teneva fermo il mantello.*

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  • Ronald_Canard

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        Ronald_Canard
    Corvonero
       
       

    *Ronald disse in risposta alla persona in cui aveva chiesto se verso la fine poteva scatenare dei fulmini dal martello:*

    Mi dispiace ma non conosco nessun incantesimo che crea fulmini. E se ne fossi stato capace non lo userei mica in un luogo chiuso. È pericoloso usare i fulmini in un luogo chiuso.

    *lo disse facendo un sorriso e poi pensò:*

    Peccato che la tecnologia non funzioni. Potevo trovare un martello giocatolo che si accendeva e faceva dei suoni di un temporale.

    * Dopo aver detto e pensato ciò senti una voce femminile salutare Eirwen, lui si voltò e vide una ragazza mascherata da egiziana con una maschera gatta e mentre lei faceva una giravolta o meglio girò su stessa mostrando tutto il suo costume. Quindi pensò:*


    I gatti sono onorati in Egitto.Quindi presumo che sia qualche divinità egizia che al momento non ricordo, ma potrebbe essere Cleopatra visto che i faraoni e persino le loro regine sono considerate come Dei.

    *E quando la ragazza fece tutte quelle domande, nonostante cercasse di camuffare la voce, intuì che era Jade. Perché probabilmente facendo parte della stessa Casa, la riconobbe subito per il suo marchio di fabbrica. Era quello di fare tante domande e per di più a raffica, e quindi rivolto a lei, la salutò dicendo: *

    Ciao JA…Cleopatra? Bel costume. Sei vestita da Cleopatra, vero Jade?

    *Ronald non si accorse che erano arrivati anche altri studenti perché era concentrato a capire tutti i costumi che vedeva quali divinità erano travestite chi li stava interpretando.*

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    Ultima modifica di Ronald_Canard mese scorso, modificato 2 volte in totale


  • Alec_White

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 1
    Galeoni: 264
        Alec_White
    Tassorosso
       
       

    *Nella realtà dei fatti il riccio poteva apparire agli occhi degli estranei schivo e quasi menefreghista. Il tipico ragazzino chiuso ed introverso che sembra quasi saccente, ma la sua era tutta farsa, una sorta di maschera ben costruita, affinatasi in anni di umiliazioni subite e risposte sbagliate.
    Da piccolo, Alec era un bambino spesso sorridente, con grandi occhi smeraldo e fini capelli biondini che incorniciavano un viso tondo fanciullesco bucato da grandi fossette. Cordiale con tutti, vedeva in ogni anfratto la bellezza, in ogni persona un barlume di gentilezza; non conosceva cattiveria e malvagità come un qualsiasi infante non toccato dal mondo era.*



    *Purtroppo però, il destino non è clemente con tutti allo stesso modo e mentre c'era chi poteva arrivare all'adolescenza vivendo in una sorta di bolla familiare ricolma di amore e gioia, ad Alec non era toccato quella sorte. Anzi, coloro i quali muovevano i fili della vita del giovane avevano deciso che avrebbe dovuto crescere subito, togliersi quell'inutile sorriso dal volto ed inasprire il cuore agli altri e lo aveva fatto nella maniera peggiore.
    E così Alec, già orfano di quella madre sconosciuta, era divenuto il pungiball emotivo di colui il quale lo aveva messo al mondo e che avrebbe dovuto difenderlo dal resto. Ma come fare se la prima minaccia era proprio quell'uomo dall'alito mefitico, con la mente sempre annebbiata dai fumi dell'alcool che imputava al ragazzino ogni tipo di negatività che gli capitava?
    La via più facile che il piccolo Alec aveva trovato era quello di restare il più tempo possibile fuori dalle mura di casa. Scuola, attività extrascolastiche, biblioteche, musei, perfino girare senza meta per le strade di Londra era un'opzione valida pur di non varcare la porta della dimora. Essendo così giovane, però, quella faccenda appariva strana agli adulti che lo incontravano e quindi, onde evitare scomode situazioni che gli avrebbero potuto procurare indesiderate e violacee presenze sulla pelle pallida aveva imparato a passare inosservato il più possibile. Ad apparire quello che non era, cercando almeno il “conforto” nei ragazzini suoi coetanei eppure neppure quella strada sembrava quella giusta considerando il modo cattivo e villano con il quale veniva trattato perché diverso.
    Diverso perché riusciva inconsapevolmente a fare cose che non sapeva spiegare a se stesso e a quei ragazzini. E che cosa fa la gente quando ha paura? Quando considera diverso qualcuno, che sia per il colore della pelle oppure perché hanno altre opinioni, perché parlano un’altra lingua, perché non sono nati nel suo paese o perché non approva il loro modo di divertirsi?
    La verità è che la paura scaturisce nell'idiozia, obbedendo ad un istinto primordiale, come un animale convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione.
    E per difendersi da tutto quello il giovane White aveva sviluppato quell'istinto di sopravvivenza che lo rendeva schivo, solitario e non incline a fidarsi degli altri.

    Modi di fare che non lo avevano ancora abbandonato anche quando era stato catapultato nel meraviglioso mondo della magia. Certe abitudini erano dure a morire per cui dietro l'intraprendenza della Dea Egiziana, Alec aveva letto un modo per approcciarsi a lui con il fine di deriderlo apertamente; che fosse per il suo vestiaio, per i suoi modi o per il suo essere non importava. Tutta quell'esuberanza la vedeva come una minaccia.
    Quindi la risposta monosillabica e l'apparire concentrato sulle portate sui tavoli piuttosto che sul gruppetto che lo circondava gli era sembrata la tattica più saggia da adottare. Fu una dolce e tranquillizzante voce che aveva già sentito a far levare gli occhi di Alec dalle tavolate imbandite con aria sorpresa impressa sul volto.*



    *La dea della cultura germanica, all'apparenza una sconosciuta ai suoi occhi, gli aveva rivolto la parola centrando in pieno il nocciolo la questione con una semplice battuta e lasciando quasi intendere che ben sapesse cosa stava provando Alec in quel momento.
    Il riccio scrutò bene il delicato viso della ragazza soffermandosi maggiormente sugli occhi grandi contornati dal trucco scuro che rendevano il colore più intenso, magnetici per quanto il verde ricordasse le fronte degli alberi più alti baciati dal sole della primavera. Come aveva notato poc'anzi il travestimento era ben fatto, non lasciando nulla al caso ma forse fu il sorriso dolce e rassicurante che lo aiutò a ricordarsi dove lo aveva già incontrato.

    Ed in un attimo fu catapultato a quel Primo Settembre, nascosto dietro una macchinetta del caffè intento a spiare i viandanti per capire dove si trovasse quello strano binario 9 e 3/4 che gli avrebbe permesso di raggiungere la scuola di magia. Lo sconforto e lo scetticismo stavano per avere la meglio quando un angelo custode sotto forma di giocane fanciulla gli si era avvicinata, sacrificando gli ultimi minuti che aveva a disposizione con l'uomo che l'accompagnava, per aiutarlo a passare la barriera. La giovane castana lo aveva rasserenato e, con poche semplici parole che gli erano rimaste ben in mente, lo aveva guidato verso l'Hogwarts Express, tenutogli compagnia mentre si perdeva nella sua mente del lungo viaggio verso la scuola ed indirizzato quando la locomotiva li aveva portati a destinazione.
    Un angelo custode in piena regola che non era riuscito a ringraziarla a dovere.
    Stava per aprire finalmente bocca quando la giovane celta continuò a parlare esprimendo il piacere nell'incontrarlo di nuovo ed aggiungendoci una battuta per alleggerire la tensione e permettergli di sentirsi più a suo agio. Per la prima volta da quando era arrivato al castello il volto del giovane si aprì in un sorrisetto permettendo persino ad una fossetta di bucare la guancia destra e lasciar trapelare la gratitudine che provava dai brillanti occhi verdi.*

    Ciao Eirwen, sono contento anche io di vederti. L'altra volta non ti ho ringraziata abbastanza per avermi aiutato. Senza di te, sarei tornato sconsolato verso casa.

    *E seppur le sue parole erano nulla in confronto alla gratitudine che provava per il contributo che la ragazza aveva dato nel poter provare ed affrontare quella nuova avventura, Alec sperò che potesse capire quanto genuinamente era sincero.*

    Se la cosa può consolarti neppure io ho capito da chi hai tratto il tuo travestimento. Immagino qualche divinità norrena ma non saprei quale. Io ho solo messo una tunica ed una coroncina di fiori, mi ha comandato lo stomaco più che la voglia di festeggiare.

    *Rispose il riccio dimostrando, ancora una volta come la sua vita passata lo influenzasse ancora rendendolo schivo e poco abile nel fare conversazione, nonostante Eirwen fosse stata così gentile ed affabile nei suoi confronti. La ragazza, poi venne richiamata dal Signore degli Inferi greco con il quale sembrava avere molta confidenza e le gote le divennero improvvisamente di un rosso scarlatto mentre gli prendeva la mano per raggiungere la pista da ballo. Alec si sentì inopportuno nel continuare ad osservare la scena, quasi come ad invadere la privacy della coppia di ragazzi quindi riprese ad osservarsi intorno ormai sazio del buon cibo. C'era chi chiacchierava allegramente ed il sorriso abbondava su molti volti, altri avevano preferito dedicarsi alle danze senza troppo badare alle classiche movenze, il vociare era forte ma divertito.
    Alec pensò che quella era la prima volta che partecipava ad una festa in piena regola.*


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  • Jade_Urquhart

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 3
    Galeoni: 422
        Jade_Urquhart
    Corvonero
       
       

    *La compagna vestita da Eris aveva detto a di non preoccuparsi, ma ci aveva tenuto a sottolineare, con un'espressione di apparente sufficienza, che non aveva intenzione di fare nulla "per ora". Jade fu deliziata che qualcuno stesse al gioco e le rispose con un sorriso complice.*

    Oh cielo, per ora dici? Allora mi aspetto che la festa diventi movimentata più tardi!

    *Il compagno vestito da Thor però aveva un po' deluso le sue aspettative. Sapeva già che non sarebbe stata certo una buona idea lanciare fulmini in una stanza chiusa e piena di gente, ma sperava davvero di vedere qualcosa di teatrale, quindi si rivolse a lui con l'aria un po' sconfitta.*

    Ah, peccato, sarebbe stato divertente... Pericoloso, stupido, contro le regole, ma divertente! Comunque no amico mio, ti sbagli, non sono Cleopatra, sono Bastet, la Dea gatto. Capisco che una regina d'Egitto probabilmente indossava abiti molto simili, ma andiamo, la testa da gatto credevo fosse un indizio evidente!

    *Aggiunse la ragazza ridendo, ed indicando la maschera che le nascondeva gran parte del volto. In realtà evidente o meno non tutti conoscevano le divinità egizie, era anche uno dei motivi che l'aveva spinta a scegliere proprio quel pantheon come riferimento per la festa. Infatti aveva visto molti costumi diversi, ma fino a quel momento, nessuno che provenisse dalle leggende dell'Antico Egitto, ed essere originale non le dispiaceva affatto. Eirwen, che adesso finalmente aveva scoperto essere vestita da Frigg, l'aveva un po' presa in giro per l'audacia del costume. In effetti, lasciando da parte la dozzina di catene con perline colorate che partivano dall'amuleto centrale, la parte superiore del costume era praticamente un bikini. La Corvonero si era scherzosamente coperta il petto con le braccia e aveva esclamato, fingendo imbarazzo, di non fissarla. Nemmeno essere notata in fondo le dispiaceva, dopotutto era una festa in maschera.
    Dopo un po' anche Sarah, un'altra Corvonero che aveva avuto modo di incontrare quel giorno a pranzo ai Tre Manici di Scopa, fece il suo ingresso in Sala, vestita con una tunica bianca, la chioma rossa magnificamente adornata con nastri dorati e rose. Le divinità femminili sembravano essere le più ardue da identificare quella sera. Dallo stile la tunica sembrava greca, e i fiori nei capelli rimandavano a qualche divinità di tipo agreste, forse una ninfa, o forse Demetra stessa, la dea delle messi. In ogni caso stava benissimo, e Jade si avvicinò per dirglielo. Inoltre, visto che indossava la maschera, aveva i capelli tinti, e le due si erano viste solo poche ore prima, fece anche questa volta la misteriosa, come aveva fatto con Eirwen. La Grifondoro, con la quale aveva condiviso il viaggio per Hogwarts aveva avuto modo di riconoscerla dal suo modo di parlare, al quale era più abituata, chissà se anche la Corvonero avrebbe ci sarebbe riuscita.*

    Ciao Sarah, sei davvero incantevole stesera!

    *Non aggiunse altro per vedere la reazione della nuova arrivata.
    Il ragazzino adorabile aveva avuto una reazione decisamente difensiva. Alla raffica di domande della undicenne aveva fatto un'espressione tra il terrorizzato e l'esasperato e aveva risposto semplicemente di essere una ninfa dei boschi, eludendo tutti gli altri quesiti e concentrandosi ostinatamente sul cibo davanti a lui, come se smettendo di darle retta, Jade sarebbe semplicemente scomparsa. Quell'atteggiamento le ricordava un po' quello dei bambini, che spaventati dalla possibilità che un mostro sbucasse fuori dall'armadio, si seppellivano sotto le coperte ed evitavano ad ogni costo di guardare in quella direzione per allontanare la paura. La giovane Urquhart era consapevole che il suo modo di fare così esuberante non piaceva a tutti, ma quella era la prima volta che qualcuno si mostrava genuinamente a disagio piuttosto che semplicemente infastidito. L'intervento provvidenziale di Eirwen sembrò salvare la situazione, con i suoi modi pacati e rassicuranti sembrava aver tranquillizzato il ragazzino, Alec era il suo nome a quanto pare, che con la Grifondoro sembrava più propenso a parlare. Beh, non aveva intavolato chissà quale conversazione, dicendo di essere lì più per mangiare che per festeggiare, ma era sempre meglio della risposta breve e secca che aveva offerto a lei.*

    "Bel lavoro Eirwen!"

    *Pensò Jade ammirata, mentre svuotava velocemente il piatto ricolmo di delizie. In effetti la capacità di comprendere lo stato d'animo altrui e di porsi nella maniera migliore era un dono molto utile, anche sua madre, che aveva grandi doti diplomatiche, sembrava, come la brunetta, in grado di farlo con naturalezza. La Corvonero invece, forse per la giovane età, forse per il carattere più impetuoso, aveva di solito la delicatezza di un elefante in una cristalleria. Ma non si sarebbe data per vinta, si sarebbe conquistata l'amicizia del ragazzo in qualche modo.*

    Allora, una ninfa dei boschi eh? Adorabile, davvero adorabile! E non solo, originale e coraggioso aggiungerei, non tutti avrebbero l'audacia di travestirsi dal genere opposto, e quasi nessuno starebbe così bene! Comunque, come ha detto Eirwen, io sono Jade, Jade Urquhart, Corvonero del primo anno. E non pensare, mio caro Alec, che abbia dimenticato che devi ancora dirmi in che casa sei!

    *Disse scherzosamente la giovane al suo interlocutore. Si era sollevata per qualche istante la maschera mentre parlava, così che lui potesse vederle il viso, e gli aveva fatto l'occhiolino. Sperava in quel modo di apparire meno "minacciosa" e di accorciare la distanza tra i due. Mentre tentava di fare conversazione il ragazzo vestito da Ade aveva invitato Eirwen a ballare, e la ragazza aveva accettato, anche se apparentemente con un certo imbarazzo. Qui, era proprio il caso di dirlo, gatta ci cova! Un sorriso malizioso apparve sulle labbra di Jade. Mentre suonavano un lento la Corvonero cercò la perfetta posizione affinché il Serpeverde le desse le spalle, ma la Grifondoro potesse vederla. Fatto questo si mise a fare dei gesti piuttosto eloquenti, come se tentasse di abbracciare l'aria, cercando di comunicare all'amica qualcosa come "Stingilo, ragazza, stringilo!" . Sperava che la ragazza più grande non si imbarazzasse troppo e non se la prendesse a male per quell'incoraggiamento , tutto quello che l'undicenne voleva farle intendere era di godersi il momento e lasciarsi andare. Poi, ispirata dalla coppia, decise che anche per lei era giunto il momento di scendere in pista, dopo aver fatto fuori abbastanza cibo da sfamare un leone. Si avvicinò al giovane Alec, che si era nuovamente messo in disparte e tendendogli la mano disse.*

    Allora, mia adorabile ninfa dei boschi, me lo concedi questo ballo? Oh e non accampare scuse del tipo che non sai ballare, neanche io sono un fenomeno. Vedilo solo come un modo di conoscersi meglio!

    *Invitare qualcuno di così schivo a ballare davanti a tutti era una mossa rischiosa, ma per quanto avesse tentato di essere più rassicurante, Jade era pur sempre Jade. Sperava davvero che l'altro accettasse, ma in caso di rifiuto di certo non se la sarebbe presa.*

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  • Achilles_Davids

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 789
       
       

    *I balli in maschera avevano sempre avuto fascino e presa sugli studenti. La possibilità di vivere una serata differente dal solito, insieme al poter mettere in mostra la propria fantasia e al tempo stesso potersi concedere il lusso di vestire panni di un personaggio differente ed atteggiarsi di conseguenza. Per una sera era bello non essere Achilles, il ragazzo particolare, solitario, tranquillo e un po' scavezzacollo. Per il momento era Ade, Dio degli Inferi. Quella sera era un Dio in versione festaiola, per una volta non si sarebbe occupato di punire le anime dannate e si era anche liberato di Pena e Panico mandandoli a raccogliere ranuncoli adducendo ad una presunta grande necessità di quelle piante per i suoi scopi malvagi. Ora era pronto ad essere l'anima della festa, in fondo chi l'aveva detto che il Dio degli Inferi doveva essere per forza triste? Anzi, proprio perché abituato al silenzio, al freddo e alla tristezza voleva per una volta staccare e divertirsi. Ebbe anche modo di scherzare sui legami familiari con la sua amica Clarissa, prontamente vestita da Eris. Lei lo "accusò" di averla riconosciuta soltanto per il pomo, rimarcando la parentela che li legava. Achilles mimò un'espressione sconvolta, come se fosse deluso e stupito dalle parole della giovane. *

    Ma... Nipotina! Ti pare che mi possa dimenticare di te? E' vero che tuo papà mi ha dato una marea di nipotini e nipotine, ma tu sei sempre stata quella che più mi sta simpatica. Amo il tuo modo di movimentare un po' le cose sulla terra. E di mandarmi un po' di nuove anime

    *Gli piaceva molto scherzare con la giovane Clarissa, giovane acquisto della sua Casa che le era subito stata simpatica. Era convinto che potesse portare un grande contributo all'onore e alla gloria della nobile Casa creata dal leggendario Salazar Serpeverde. Accanto a loro comparve una nuova ragazza, o meglio una nuova Dea. La maschera da gatto non lasciava molti dubbi circa la scelta della divinità. Se la memoria non ingannava il ragazzo, doveva essere travestita dall'Egizia Bastet. Non escludeva vi fossero altre divinità dalle fattezze felice, anzi era piuttosto improbabile che fosse l'unica, ma probabilmente nessun'altra così famosa. O almeno, lui non ne ricordava altre. La giovane si dimostrò simpatica, ironizzando sul grosso forcone che si portava appresso. Gli aveva aperto un mondo, non aveva mai pensato di adoperare il forcone in questa maniera ma certamente poteva funzionare piuttosto bene. E ben si sposava con i gusti del ragazzo, che non aveva mai nascosto di essere un amante dei piaceri della vita, quelli della tavola in primis.*

    Complimenti, nobile Bastet, sei riuscita nella stessa frase a dire due verità in contemporanea. Sono Ade, Dio degli Inferi. Ma anche se sto sempre a contatto con i morti ho un appetito sempre vivo e vigoroso. Non ho mai utilizzato il forcone per catturare forti quantitativi di cibo, ma direi proprio che il tuo suggerimento è molto interessante, dovrei provare a metterlo in pratica!

    *Chiacchierando il tempo passava in fretta e la sala andava riempiendosi di studenti di ogni età, con costumi di differenti tipi e mitologie. Come aveva immaginato la mitologia che aveva scelto impersonando Ade, quella greca, era una delle più scelte. Forse non troppo originale, ma di sicuro una delle più conosciute. Achilles si accorse con un sorriso del fatto che la parentela andava allargandosi in fretta. Era arrivata una studentessa di Corvonero, che gli pareva si chiamasse Sarah. Con un sorrisetto fece cenno a Clarissa di avvicinarsi e indicò la nuova arrivata. *

    Guarda nipotina, è arrivata la zia Demetra! Andiamo a salutarla?

    *Si avvicinò alla Corvonero a braccia aperte, ridacchiando sotto ai baffi che, grazie a un incantesimo, erano parecchio più lunghi del solito. Subito dopo mimò un inchino, parlando con voce fonda e solenne. Adorava assumere quel piglio sempre al limite tra il solenne e il comico. Un modo per nascondere una certa timidezza, forse, ma al tempo stesso era un piglio che adorava perché a quanto pareva non dispiaceva a chi aveva intorno. Un modo efficace per rompere il ghiaccio svelando di sé nulla in più di quanto avesse voluto. Ancora una volta si svelava una delle contraddizioni del ragazzo, tanto abile a barcamenarsi tra la folla, a chiacchierare gioviale con i vari ragazzi, quanto in fondo introverso e amante della quiete e della solitudine. Tutti conoscevano la superficie di Achilles, ma a molti pochi il ragazzo concedeva di scavare più a fondo, nelle segrete più recondite del suo animo. *

    Sorellina!! Non sai quanto sia lieto di vederti qua! Hai visto chi c'è? La nostra adorata nipotina amante delle faide e dei cattivi rapporti

    *Il sorriso beffardo e scanzonato era spesso presente sul volto del ragazzo, ma in quella fase della serata era così impresso da sembrare tatuato. Gli piaceva quella riunione familiare alquanto atipica: Ade, dio degli Inferi, la sorella Demetra, dea dell'Agricoltura e della potenza della terra, e la nipote Eris, dea della Discordia. Una famiglia inconsueta, ma almeno per quella sera allegra. Un vantaggio indiscusso di serate come quelle era la possibilità di fare nuove conoscenze. Non che fosse impossibile in un Castello popolato da ragazzi e ragazze, ma dava un grande stimolo in più. Normalmente poteva non essere facile approcciarsi con gente sconosciuta, in serate come quella invece era l'organizzazione stessa della festa e spingere i ragazzi a conoscersi, parlarsi, stringere nuovi legami. Tra le varie persone con cui il giovane non aveva ancora avuto molti modi di conoscere c'era un giovane Tassorosso, travestito da Ninfa. Ebbe subito modo di apprezzare il costume, molto curato ed efficace, ma anche l'originalità, aveva scelto una divinità non convenzionale, differente da quelle scelte da quasi tutti gli altri. E questo per lui era simbolo di un cervello ben funzionante e originale, in grado di superare gli schemi classici. Si appuntò mentalmente di approfondire il rapporto con quel ragazzino che non conosceva, ma prometteva di essere molto interessante. Scoprì poi che non per tutti era un volto nuovo, Eirwen pareva conoscerlo piuttosto bene e ne fu felice, in quanto avrebbe potuto chiederle di farglielo conoscere. Decise di non disturbarli troppo, non voleva essere un accentratore e attirare su di sé tutte le attenzioni, così come non voleva mettere a disagio nessuno. Successivamente decise di mantenere la parola che aveva dato a Eirwen, quando le aveva detto che sarebbe stato in grado di stupirla. Senza preavviso la invitò a ballare mentre, con la consueta leggerezza, ammise di non essere un bravo ballerino, ma ciò non lo avrebbe frenato. Incurante degli occhi che avrebbe potuto avere addosso avrebbe ballato serenamente. Non era facile metterlo a disagio. Lei accettò, ma non mascherò una certa insicurezza e un nervosismo circa eventuali secondi fini del giovane. Con un sorriso tranquillo cercò di calmare le sue paure.*

    Stai tranquilla, non ho pensieri strani per la testa. Voglio ballare, soltanto ballare.

    * Con le scarse nozioni di ballo che aveva le prese la mano e iniziò a muoversi, sarebbe stato lui a portare, qualora lei avesse deciso di seguirlo. Mentre ballava il ragazzo era sereno, tranquillo, lo sguardo non tradiva la minima ansia. Continuò a muoversi con leggerezza, incurante dello stile ma cercando soltanto di non pestare i piedi alla giovane. *

    Curioso, eh? Ci siamo conosciuti in mezzo alla Foresta, in totale solitudine. E ora eccoci qua, in mezzo alla pista e sotto gli occhi di tutti. Così hai visto i due Achilles, quello vero e quello che so diventare.

    *Non sapeva perché le stesse raccontando tutto questo. Aveva sempre trovato naturale aprirsi con la giovane, rivelare la parte che teneva accuratamente celata sotto al filtro della riservatezza. E questo suo aspetto a quanto pareva era rimasto intatto, sia immersi nella solitudine e nella quiete che in un turbine di volti, persone e maschere. *


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  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 4
    Galeoni: 445
       
       

    *Sin da piccola la giovane di casa Greythorne era solita partecipare alle innumerevoli feste organizzate da sua madre al Manor, dai semplici, per quanto lo potessero essere quelli tra antiche famiglie Purosangue, ritrovi tra amici, alle vere e proprie serate di gala, quando era costretta ad indossare degli abitini su misura e ad essere presentata ai vari invitati. Non era mai stata particolarmente portata per il ballo e infatti i suoi insegnanti si disperavano non poco quando, per un motivo o per un altro, dovevano insegnarle una nuova danza; alla fine se ne era resa conto anche la madre di Clarissa e aveva desistito dall’insegnarle altro oltre le basi dei classici. D’altronde una Purosangue non poteva non saper danzare almeno un ballo da sala e La piccola Serpeverde a quelli si fermava.
    A questo pensava la giovane erede dei Greythorne, mentre si sistemava i capelli ricci con un gesto elegante della mano destra, portandoseli oltre le spalle e scoprendo quindi il collo. Poco prima aveva scherzosamente parlato con Achilles, per quella sera Ade, alludendo alla parentela presente tra i costumi dei due Serpeverde per quella sera; quando vide che il ragazzo stette al gioco un sorriso sghembo, segno distintivo della Greythorne, comparve sul suo volto e la ragazza cercò di assumere un’espressione il più altezzosa possibile, cosa che le riuscì fin troppo facilmente, smorzandola però con il tono scherzoso che usò per rispondergli.*

    Nipote preferita eh? Ora si che va meglio.

    *Poco dopo essersi congedata con un ultimo sorriso e una mezza riverenza nei confronti di Achilles e aver scambiato qualche parola con una esuberante dea Bastet, il ragazzo la richiamò con un sorrisetto, indicandole una studentessa arrivata da poco e travestita, presumibilmente, da Demetra. La supposizione di Clarissa si rivelò esatta quando il Serpeverde propose di andare a salutare "Zia Demetra", andando verso la giovane a braccia aperte.*

    Certamente caro Zio, è sempre bello riunire la famiglia.

    *rispose in modo fintamente ossequioso la ragazza, seguendolo e ascoltandolo mentre "riuniva la famiglia". Un sorrisetto ironico spuntò sul suo volto quando, rimanendo nel personaggio, palesò la sua presenza, accostandosi ad Achilles e facendo roteare lentamente il Pomo della Discordia nella mano destra.*

    Cosa ci posso fare Zio? Mi annoio.

    *Si strinse nelle spalle con un’espressione colpevole e un classico sorriso alla Greythorne sulle labbra. Le piaceva la situazione creatasi, tutte quelle parentele erano un ottimo motivo per conoscere persone nuove, senza però dover effettivamente rivelare troppo sul proprio conto, cosa non particolarmente gradevole per Clarissa.*

    Ho però promesso che per stasera avrei desistito dal creare faide…sapete, per la famiglia.

    *Disse infine con fare dispiaciuto, corrucciandosi un po’ per poi lasciarsi andare ad una mezza risata, uscendo finalmente dal personaggio. Poco prima aveva infatti rassicurato un’altra ragazza sulle sue buone intenzioni e per quella serata il suo intento era quello di divertirsi, non di creare problemi.
    Mentre pensava ciò vide Achilles invitare Eirwen a ballare e, nonostante la danza non fosse il suo punto forte , le sarebbe piaciuto lasciarsi andare per qualche minuto con qualcuno sulla pista da ballo, seguendo le note di qualche splendida melodia.*

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  • Alec_White

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 1
    Galeoni: 264
        Alec_White
    Tassorosso
       
       

    *Il chiacchiericcio divertito dei vari partecipanti al ballo in maschera si mischiavano con la musica che rendeva protagonisti le coppie di ragazzi danzati. Era uno spettacolo bello ma insolito, sembrava di essere finiti in un crossover di divinità; un punto nell'universo in cui gli Dei dell'Olimpo, quelli di Asgard, quelli della regione del delta del Nilo e molte altre ancora di ogni tempo ed ogni spazio fossero convogliate per trovare un minuti di pace dagli impegni supremi.
    Di certo i fantasmi di Hogwarts avevano avuto un idea interessante nel proporre e poi realizzare quel ballo in maschera, un modo per far svagare gli studenti stessi dai propri continui impegni quotidiani (cosi come le divinità che rappresentavano) e permetterle loro di vivere una serata all'insegna del divertimento.

    A quanto pareva, però, quella era una pratica ben avviata nel castello in cui non mancavano le occasioni per radunare tutti gli alunni ,spesso anche i professori, e godere di una serata in allegria ed in totale relax. Lo Yule Ball ne era tata la prova vivente ed Alec aveva sentito che anche la grigliata di fine anno era qualcosa a cui non si poteva mancare perchè, oltre ad essere un occasione per salutare tutti prima del ritorno alla vita babbana, era sempre ricca di sorprese ed ottimi manicaretti. Fosse dipeso dal giovane undicenne avrebbe voluto che quel momento non arrivasse mai e che gli fosse concessa la possibilità di rimanere nel castello anche durante la pausa estiva; magari avrebbe potuto chiedere alla Preside della scuola se la sua idea era fattibile assicurandole che si sarebbe impegnato a dare una mano in qualsiasi cosa. Forse avrebbe potuto chiedere al Responsabile di intercedere per lui. Eppure quel momento era così tanto lontano dai suoi pensieri che se ne preoccupava di rado, sebbene il pensiero lo sfiorasse in quelle notti buie in cui il passato lo tormentava mentre era avvolto nel caldo piumone nel letto a baldacchino.

    Dopo aver avuto modo di scambiare quelle quattro chiacchiere con Eirwen ed averla vista allontanarsi con il Dio degli Inferi verso la pista da ballo che richiamava a se sempre più coppie danzanti, Alec era tornato a concertarsi sul quelle tante cibarie messe a disposizione per gli ospiti nonostante il suo stomaco non reclamasse più in maniera avida di essere riempito. Ogni manicaretto era stato realizzato con cura, così come tutto ciò che appariva sui soliti quattro lunghi tavoli che tendenzialmente occupavano il centro della Sala Grande durante le quotidiane colazioni, pranzi e cene. Aveva da poco scoperto che nel castello vivevano anche degli Elfi Domestici, delle creature magiche dalle capacità straordinarie a cui era affidata la manutenzione, come la pulizia e la preparazione delle pietanze. Prima o poi era sicuro ne sarebbe riuscito a vedere uno e scambiarci qualche parola.

    Stava ponderando se servirsi un altro pezzo di quella deliziosa pizza alle verdure o assaggiare i delicati dolcetti posti alla sua sinistra quando udì nuovamente la voce della dea egizia di poc'anzi, l'esuberante ragazza che non sembrava essere per nulla scocciata dalla sua risposta monosillabica bensì, dimostrando una perseveranza non indifferente. Il fanciullesco viso di Alec si tinse leggermente di rosa tenue nell'essere etichettato ancora come adorabile e per i complimenti che Jade, Jade Urquahart – nome particolare con il quale si era presentata- aveva speso nei suoi confronti, oltre a notare che aveva compreso il suo nome dalla precedente conversazione, condendo il tutto con un occhiolino, dopo aver sollevato la maschera da gatta.*

    Ho solo pensato che la Natura non ha un genere, la identifichiamo come donna ma nella realtà essa non ne ha.
    Le ninfe sono l'impersonificazione dell'attività della natura stessa e nella mitologia sono sempre in forma di fanciulle perchè magari più delicate della controparte maschile che era dedita alla guerra, al sapere e non curante delle piccole cose. Secondo me la questione non è cosa indossano le donne e cosa indossano gli uomini, non ci sarebbe neppure da porsi il problema, fortunatamente viviamo in un epoca molto libera e nel momento in cui ti senti a tuo agio con te stesso, con quello che indossi o con quello che sei, tutto diventa molto più facile!


    *Alec si era ritrovato a parlare a ruota libera, esponendo quasi sovrappensiero quel discorso in cui credeva fermamente e che era scaturito da quando, dinanzi ai suoi ancora più giovani occhi, una persona dall'essenza di uomo ma le fattezze di donna era stata discriminata apertamente per le strade di Londra. Si rese conto che non era quello il modo ne il luogo per una conversazione del genere, soprattutto non conoscendo l'indole della controparte per cui, resosi conto della gaff, arrossì ancora di più e si affretto ad aggiungere.*

    Scusa non voleva essere una disquisizione filosofica o altro.
    In ogni caso sono anche io del primo anno, Tassorosso.




    *Rivelo l'undicenne tormentandosi il labbro inferiore con le dita. Era assurdo come quasi divenisse spavaldo nel momento in cui c'era in ballo un argomento delicato come il precedente ed invece si sentisse in soggezione a parlare di se. Gli occhi verdi si posarono di nuovo sul tavolo delle cibarie elusivi, per poi tornare a prestare attenzione alla ragazzina coetanea che aveva cominciato a fare gesti strani con le mani nella direzione della pista da ballo sogghignando. Seguì a sua volta lo sguardo della ragazza e si rese conto che il suo incitare era rivolto al Re degli Inferi che danzava serenamente con Eirwen sussurrandole qualcosa tra un movimento cadenzato e l'altro. Nonostante l'ingombrante vestiario il giovane si muoveva con leggiadria conducendo la sua dama con il giusto portamento, segno che non era sicuramente la prima volta che si ritrovava a ballare, ed Eirwen teneva il passo lasciandosi portare come una perfetta ballerina.
    Nel frattempo Jade smise di incitare la coppia danzante per volerne seguire l'esempio, quindi porgendogli la mano gli chiese di ballare in modo davvero molto incisivo, certamente non era una di quelle persone che si lasciava scoraggiare facilmente.*

    So ballare ma...ma non mi sentirei molto a mio agio a farlo in questa occasione. Mi dispiace.

    *Rispose sincero il ragazzino. Ed era vero, Alec sapeva ballare o per lo meno era capace di ondeggiare su una musica lenta conducendo un'altra persona senza inciampare nei piedi o, peggio ancora calpestarli, almeno il più delle volte, eppure in quella serata danzante non si sentiva pronto ad essere sotto gli occhi di tutti. Si rendeva conto che quell'affermazione sembrava andare contro il discorso che aveva fatto prima, ma in quella circostanza oltre alla timidezza entrava in gioco, nella sua mente, anche la paura di essere deriso in qualche modo.*

    Perchè non mi spieghi come mai hai scelto una dea dell'antico Egitto piuttosto di una più semplice dea greca. Anche la tua è stata una scelta audace!

    *Domandò sotto forma di esclamazione il ricciolino aggiustandosi la coroncina di fiori che continuava a pendere da un lato invece che rimanere dritta sul capo. Forse quella non era la risposta che la ragazza si aspettava, avrebbe sicuramente preferito lanciarsi anche lei nelle danze ma già il solo fatto di avviare una conversazione con qualcuno che non conosceva, superando i campanelli d'allarme della diffidenza che risuonavano nella sua testa, era un gran passo avanti per Alec.*

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  • Sarah_Jonson

    Corvonero Membro del Consiglio di Hogsmeade Barista 3MDS

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 607
        Sarah_Jonson
    Corvonero Membro del Consiglio di Hogsmeade Barista 3MDS
       
       

    *Da poco arrivata alla festa di Carnevale, Sarah si sentiva già osservata da tante persone. Non era la prima volta che, ad Hogwarts, partecipava ad una festa, dato che aveva preso parte per dur volte allo Yule Ball, il solito ballo che si teneva poco prima dell'inizio delle vacanze natalizie. Non si immaginava però di trovare tutte quelle persone, infatti, mentre si guardava intorno a fatica identificava qualcuno che conosceva, poichè pure le maschere di Carnevale la mettevano in gran confusione. Il tema erano infatti le divinità, quindi era circondata da tanti studenti e qualche insegnante travestiti da dei e dee mitologici. Il suo travestimento era quello della greca dea Demetra, aveva sempre adorato la mitologia, così, appena aveva saputo della festa aveva subito provveduto a comprare l'abito che per lei fosse adatto. Doveva ammettere che trovarlo non era stato facile per lei, era molto interessata e ammirata da molte divinità di culture e luoghi diversi, ma alla fine aveva scelto proprio la dea dell'agricoltura. Il suo stomaco iniziava a brontolare, dato che lei a quell'ora di solito cenava, ma cercò di trattenersi dato che non voleva buttarsi immediatamente sul cibo, la sua fame avrebbe aspettato, almeno un po'. Come al solito prima della festa era diventata ansiosa, ma con un briciolo di coraggio era riuscita ad entrare nella Sala Grande senza nessun problema e zero pensieri negativi. Voleva solo ballare e fare due chiacchiere con gli amici, e magari perchè no fare nuove amicizie e conoscenze? Numerose voci le arrivavano nelle orecchie, quasi nascoste sui capelli abbelliti con foglie e fiori colorati, erano familiari ma in quel momento non riusciva ad associarle alle persone di cui conosceva il nome. Probabilmente i presenti più intelligenti stavano associando i costumi alle varie divinità e magari capire chi c'era sotto quella maschera. Lei però nemmeno ci provava, si guardava semplicemente e leggermente intorno, sperando che qualcuno la salutasse o almeno la notasse. E infatti dopo qualche secondo una voce familiare la salutò chiamandola per nome, facendole i complimenti per il vestito. Sarah sorrise, mentre si avvicinò alla voce che aveva parlato. Si trattava di una studentessa qualche centimetro più bassa di lei, vestita da dea egizia. Capì solo in seguito che si trattava della giovane undicenne che aveva incontrato ai Tre Manici di Scopa verso l'ora di pranzo. Si chiamava Jade Urquhart era al primo anno e nella stessa casata di Sarah, Corvonero. Finalmente capito di chi era la voce che l'aveva chiamata Sarah potè rispondere, sempre sorridendo.*

    Ciao Jade! Grazie mille, anche tu sei bellissima questa sera. Sei vestita da dea egizia o sbaglio?

    *Chiese allegramente, facendole un leggero occhiolino con l'occhio sinistro. Jade assomigliava molto alla regina egiziana Cleopatra, ma avrebbe aspettato la spiegazione da parte dell'undicenne per averne conferma o meno. Intanto che aspettava la risposta della concasata si rivolse ad Eirwen, la barista Grifondoro e nonchè coetanea con cui aveva scambiato quattro chiacchiere durante il pranzo proprio quel giorno.*

    Ciao Eirwen! Mi piace molto il tuo costume, sei per caso la dea nordica...Frigg?

    *Le disse sorridendo, ricordando di aver visto un'immagine della dea Frigg su un libro della mitologia, che somigliava proprio all'abito della Grifondoro. Attendendo pure una risposta dalla coetanea lei notò che quella sera le divinità femminile prevalevano su quelle maschili, così le scappò una risatina che frenò all'improvviso. Infatti vide uno studente vestito da Ade che la indicava e si avvicinava a lei con affianco una studentessa più piccola travestita da Eris, dea greca della discordia. Notò allora che le divinità greche quella sera prevalevano su quelle delle altre culture. Lo studente vestito da Ade si avvicinò a lei con braccia aperte, così lei capì quali erano le intenzioni del ragazzo che se non si sbagliava frequentava l'ultimo anno ed era un Serpeverde, Achilles si chiamava. Invece sotto l'abito di Eris si trovava Clarissa, una studentessa dodicenne e anch'essa in Serpeverde che Sarah aveva avuto il piacere di incontrare qualche giorno prima nella riserva delle barche. Identificati i due ascoltò quello travestito da dio degli inferi, che la chiamò "sorellina" e indicandole l'altro membro della "famiglia". Infatti la dea Demetra era la sorella minore di Ade e la zia della dea della discordia. Calandosi nella parte della dea mantenne uno sguardo serio.*

    Ah sì tu, il caro fratello che mi portò via negli Inferi mia figlia

    *Lo fissò con sguardo arrabbiato. Ricordandosi che il dio Ade aveva rapito l'unica figlia di Demetra e che lei l'aveva cercata ovunque. Dopo un po' non si trattenne e ridacchio.*

    Tu sei Achilles vero? Interessanti i baffi! Che incantesimo hai usato?

    *Disse prendendo leggermente in giro il diciassettenne. In seguito decise di salutare anche Clarissa.*

    Ciao Clarissa, come va? Bello il tuo abito!

    *Sorrise pure a lei, attendendo la sua reazione. L'atmosfera del ballo si stava facendo sempre più interessante.*

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  • Ronald_Canard

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 4
    Galeoni: 232
        Ronald_Canard
    Corvonero
       
       

    * Ronald dopo aver sentito che Jade capì che l’errore che aveva fatto Ronald era causato dalle vesti, e quindi gli spiegò che era travestita da Bastet la Dea gatta. Lui poi disse: *


    Beh pensavo che fosse Cleopatra, travestita da gatta.



    *E mentre lo diceva la sua mente andò a pensare alla sua gatta Trixie: * chissà che cosa starà combinando, ora?



    *Poi quando la mente tornò, e mentre stava andando a mangiare qualcosa rimase incantato da Afrodite dai capelli rossi . Arrivato accanto a Esperanza/Afrodite le disse: *



    Ciao Esperanza, il tuo costume ti sta benissimo anche se hai i capelli del colore sbagliato anzi sembri più bella della vera Afrodite.



    *E mentre diceva questo le sue gote si arrossarono un po’. Ronald cambiò argomento visto che erano in salone da ballo, lui ormai quattordicenne, prima di porgere le porse la mano chiedendo: *



    Se ti va, vuoi ballare con me? Anche se non saremo una coppia storicamente giusta.



    *Ronald rise aspettando la risposta della Afrodite/Esperanza, sperando che fosse affermativa. Altrimenti avrebbe continuato a spiluccare un po' di cibo.*



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  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Insegnante Giornalista Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 361
        Eirwen_Quinn
    Grifondoro Insegnante Giornalista Moderatore Web Certificato
       
       

    *Ogni mattina si svegliava grata per ciò che la vita le aveva donato, forse non era un pensiero adatto ad una quattordicenne, pochi erano quelli che si rendevano conto di ciò che avevano, troppo concentrati a gettarsi a capofitto nella vita per apprezzarla. Lei però era stata costretta a crescere in fretta, aveva imparato presto che la vita nel tempo di un battito di ciglia poteva regalarti brutte sorprese, che un giorno ti svegliavi felice e quello dopo dovevi fare i conti con il dolore. Perdere chi avrebbe dovuto guidarla nella vita, aveva lasciato un segno profondo, ne sentiva la mancanza soprattutto in occasioni come quella. Mentre le sue compagne chiedevano aiuto alle madri per scegliere il vestito e per tutte quelle “cose da donna” necessarie per prepararsi per un ballo, lei doveva affrontare quel momento da sola e non amare mettersi in mostra non era certamente di aiuto.
    In quel momento però quel sentimento di gratitudine, che le aveva stretto il cuore, era dovuto ad altro. I suoi modi gentili e amichevoli le avevano sempre permesso di farsi volere bene, ma il diverso spaventava e, qualunque sentimento positivo i suoi concittadini provassero per lei, spesso spariva quando i suoi poteri la facevano apparire strana ai loro occhi. Più cresceva e più i suoi poteri diventavano evidenti, così alla fine aveva imparato a stare lontana dalle persone, il suo modo di porsi non era cambiato, ma per proteggersi aveva costruito delle mura. Era cresciuta pensando di essere sbagliata, convinta che le persone facessero bene ad additarla e a tenere lontani i figli, un pezzo alla volta aveva logorato la sua autostima e si era convinta di dover rimanere sola, con solo l’affetto del padre. Ricordava bene il sollievo provato quando aveva ricevuto la lettera per Hogwarts, ma altrettanto bene ricordava la paura che aveva provato avventurandosi in quella nuova vita; era convinta di essere ancora sbagliata, di non appartenere a quel luogo e che nemmeno lì qualcuno le avrebbe voluto bene.
    Le occasioni per trascorrere ore circondate da altri maghi e streghe non erano mancate nei tre anni precedenti, ma quella era la prima volta in cui si sentiva davvero parte di quel gruppo di persone. Nell’ultimo anno qualcosa era cambiato, aveva permesso a qualcuno di entrare nella sua vita, solo con una persona si era davvero messa in gioco, ma agli altri dedicava comunque attenzioni e piccole parti di sè.
    Forse era stato il giovane viso del Tassorosso a farle prendere coscienza di ciò che stava accadendo, aveva riconosciuto sul giovane viso i sentimenti che lei aveva così spesso provato e così aveva capito. Per la prima volta, nonostante l’imbarazzo e la paura, nonostante le sue paranoie e quella vocina che ancora le ripeteva che non andava bene, si sentiva nel posto giusto. Era circondata da persone che apprezzava, insieme ad altri avevano formato un piccolo gruppo e il tempo scorreva in un alternarsi di chiacchiere, sorrisi e risate. Aveva trovato il suo posto, aveva trovato degli amici e forse con il tempo quella vocina fastidiosa avrebbe iniziato a sussurrare, anzichè urlare.
    Non sapeva se il suo viso lasciasse trasparire la gioia, aveva la sensazione che i suoi lineamenti, fino a poco prima tesi, si fossero rilassati, che il consueto sorriso dolce fosse più spontaneo e aperto. Non aveva tempo per perdersi in quei pensieri, le era sembrato che fossero trascorsi minuti, ma quei pensieri avevano affollato la sua mente giusto il tempo di dare la possibilità ad Alec di rispondere.*

    Frigg, signora degli Dei, al vostro servizio.

    *Ancora una volta sollevò la gonna, mentre il corpo si piegava in una riverenza. Sapeva che in pochi avrebbero riconosciuto il suo travestimento, associarla ad una divinità norrena era facile considerando gli accessori, ma non in molti conoscevano l’esatto nome della moglie di Odino.
    Un po’ della diffidenza e della tensione, che aveva notato sul volto del ragazzo poco prima, erano sparite. Un sorrisetto aveva piegato le sue labbra e lei si sentiva felice e onorata di ricevere quei gesti. Non conosceva la vita del giovane, ma sapeva che non era stata facile, se lo sentiva, lo sguardo disincantato era tipico di chi era preparato a ricevere solo cose brutte dalla vita. Fin dal loro primo incontro aveva però avuto la sensazione che in lui si nascondesse una mente brillante, solo quello avrebbe potuto spingerlo a vestirsi da Ninfa, una figura associata alle donne piuttosto che agli uomini. Non preoccuparsi delle distinzioni di genere e apprezzare una figura mitologica per ciò che era, senza dare importanza alle comuni rappresentazioni, per lei era segno di maturità e originalità.*

    Allora sei fortunato che io ti abbia lasciato qualcosa da mangiare, oggi ho lavorato al Tre Manici di Scopa e non ho avuto tempo per pranzare.

    *Disse in risposta all’affermazione dell’altro, che si era presentato al ballo per mangiare più che per socializzare. Non voleva opprimerlo, ma si ripromise di cercare di coinvolgerlo ancora per il resto della serata. Forse più tardi avrebbe potuto presentargli qualcun’altro, ma doveva trovare la persona giusta, una che non lo facesse sentire a disagio. Nel frattempo però, divertita, poteva guardare Jade che non mollava la presa e tentava un nuovo approccio con i suoi modi irruenti.
    Si stava finalmente rilassando, ma avrebbe dovuto sapere che non poteva durare a lungo. Si trovava ancora vicina ai due giovani undicenni quando la proposta di ballare di Achilles la prese di sorpresa. Il copione era lo stesso che si ripeteva ogni volta che si trovava in imbarazzo: volto arrossato e battito accelerato. Tuttavia quella volta ci abbinò una frase poco riuscita, a cui continuava a ripensare mentre il diciassettenne la conduceva sulla pista da ballo. Sapeva che lui le aveva risposto e sorriso in modo tranquillo, ma non poteva evitare di spiegarsi.
    Pensava di dire qualcosa prima di iniziare a ballare, ma a distrarla arrivò Jade, che alle spalle di Achilles le faceva gesti di incitamento. Non sapeva esattamente cosa stesse cercando di dirle, ma aveva il sospetto che fosse un invito ad abbracciare l’altro. Chiuse per un istante gli occhi, nel tentativo di allontanare quell’immagine e il conseguente imbarazzo.*

    Mi sono espressa male prima. La mia frase era più una richiesta di non trovare altre cose imbarazzanti da farmi fare, non amo molto stare al centro dell’attenzione.

    *Disse con un tono di voce dolce, quasi scusandosi per aver lasciato intendere che non si fidava di lui. Mentre le parole lasciavano le sue labbra, si muoveva a tempo di musica guidata dal ragazzo e l’ansia lasciava spazio alla serenità e alla consapevolezza di trovarsi insieme a qualcuno di cui si fidava. Era sconcertante rendersi conto di quanta fiducia riponesse nell’altro, lo conosceva solo da un mese, ma superato l’imbarazzo iniziale ciò che provava era sicurezza e tranquillità. Non era abituata a sentire di avere accanto qualcuno che avrebbe potuto lasciare condurre per un po’, che forse avrebbe addirittura potuto prendersi cura di lei se ce ne fosse stato bisogno.
    Sapeva bene cosa le stava dicendo, conosceva le maschere che una persona indossava a seconda del contesto, anche lei aveva lasciato da parte le sue quella sera nella foresta. Era contenta di avere ancora una volta la conferma che quel rapporto non fosse a senso unico.*

    Ho la sensazione che non accada spesso di avere a che fare con quello vero...

    *Era troppo inesperta nei rapporti umani, o forse nessuno avrebbe saputo rispondere alla sua domanda, ma non poteva fare a meno di chiedersi cosa spingeva due persone ad aprirsi, cosa avesse reso lui degno di vedere la vera Eirwen e altri no. Non sapeva spiegarselo e iniziava a pensare che non ci fosse una spiegazione, forse semplicemente la parte che aveva chiuso dietro alte mura era riuscita a riconoscere una persona che avrebbe potuto apprezzarla, così come aveva riconosciuto in quel luogo una vera casa.*

    Forse a volte si tratta solo di avere la certezza che chi hai davanti saprà apprezzare ciò che hai da offrire.
    Come in alcuni luoghi senti di essere a casa, di essere dove dovevi essere, forse accade così anche con le persone.


    *Ancora una volta le parole avevano preso forma prima che potesse rendersene conto, accadeva spesso con il Serpeverde e ormai avrebbe dovuto non stupirsi più.*

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  • Jade_Urquhart

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 3
    Galeoni: 422
        Jade_Urquhart
    Corvonero
       
       

    Esatto Sarah, sono Bastet, la dea gatto!

    *Disse Jade alla compagna più grande, facendo un giro su se stessa per mostrare il costume nella sua interezza.*

    Tu sei Demetra invece, giusto? Adoro i tuoi capelli!

    *Aggiunse la rossa, tentando di indovinare quale fosse il costume dell'altra, i fiori e i nastri nei capelli rimandavano a un'origine agreste, di questo era ormai certa. Ne ebbe la conferma poco dopo, sentendo parlare gli altri studenti vestiti da divinità greche, oramai la famiglia olimpia era quasi al completo!
    Era lieta che la sua persistenza con il giovane Alec avesse dato i suoi frutti. Quando aveva fatto i suoi complimenti al ragazzo vestito da ninfa per la sua audacia questo era partito con un monologo sulla libertà di ognuno di poter indossare quello che vuole fin tanto che si trovi a proprio agio. Accortosi di essersi fatto prendere la mano, si era scusato, imbarazzato, per aver iniziato un discorso così complesso. Che differenza rispetto alla risposta stentata di poco prima! Appariva ormai chiaro che il Tassorosso avesse tanto da dire, come spesso accade per i tipi più riservati, solo che probabilmente, per motivi che la rossa ignorava, la vita gli aveva insegnato a essere restio a concedersi agli altri. Era davvero un peccato, ma la ragazza sperava davvero di poterlo fare sentire presto tanto a suo agio da potersi lasciare andare.

    Ahahah non preoccuparti Alec, niente obiezioni ai discorsi filosofici, o ai discorsi di alcun genere in realtà, sentiti libero di sproloquiare a tuo piacimento quando sei con me, io farò lo stesso!

    *Disse la Corvonero divertita e grata di aver potuto scoprire quel nuovo lato del compagno.
    In pista i ragazzi si erano dati alle danze, e l'imbarazzante incoraggiamento di Jade nei confronti di Eirwen non era passato inosservato. La brunetta, dopo averla individuata, aveva distolto lo sguardo e addirittura chiuso gli occhi, al che la rossa non poté far altro che sghignazzare. Non voleva infastidirla oltre, ma era adorabile come la Grifondoro cambiasse colore rapidamente quando le si proponeva qualcosa di audace, e la Corvonero non aveva potuto perdere l'occasione di osservare l'esilarante fenomeno ancora una volta.
    Come in parte si aspettava il suo invito ad Alec era stato rifiutato, ma il giovane aveva commesso il madornale errore di ammettere di saper ballare. Jade aveva preso mentalmente nota della cosa, più che determinata a ottenere un ballo dal Tassorosso in un'altra occasione, magari in un luogo meno affollato, dove il giovane potesse sentirsi più a suo agio. Nel frattempo, forse anche per distrarla e non essere più il centro dell'attenzione, le aveva chiesto perché avesse scelto proprio una dea egizia da impersonare quella sera. La rossa ci pensò per qualche istante e poi rispose.*

    Forse perché Bastet è una dea duplice. Nel suo aspetto da gatta rappresenta il calore benefico del sole, la pace, la gioia, la fertilità. Nel suo aspetto da leonessa, Sekhmet, è il suo calore bruciante, la guerra, la collera, la devastazione. Incarna bene tutti gli aspetti della femminilità, è attraente e pericolosa, dolce e crudele, materna protettrice delle partorienti ma fiera guerriera che combatte contro il serpente Apophis che tenta ogni notte di impedire al Sole di sorgere. O forse...

    *Aggiunse la ragazza, sollevando ancora una volta la maschera per fare l'occhiolino al giovane Alec.*

    Perché mi piacciono i gatti. Sai a volte la spiegazione più semplice è anche la più probabile!

    *Poi, mentre al ritmo della musica che si era fatta più frenetica, accennava qualche passo di danza sul posto, facendo ondeggiare i fianchi, contrattaccò.*

    Dimmi qualcosa di te adesso, facciamo un po' per uno, mi sembra equo!

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