Hogwarts - Dintorni
Hogwarts - Dintorni


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Clarissa_Greythorne


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 4
    Galeoni: 490
       
       

    *Quella che sarebbe potuta essere considerata una giornata grigia e piovosa dalla maggior parte degli abitanti del Castello, era invece per Clarissa sinonimo di casa; il cielo plumbeo e il vento ancora freddo, pur essendo la fine di marzo, ricordava infatti alla giovane Greythorne la familiare brughiera inglese, luogo da lei amato sin dalla nascita.
    Greythorne Manor era stato infatti costruire dai suoi antenati secoli prima, nell'Oxfordshire, e le immense vetrate permettevano ai suoi abitanti di godere della vista mozzafiato sulla campagna inglese, spesso immersa nella nebbia e illuminata dalla fievole luce dei raggi di sole che riuscivano a passare tra le nubi.
    Era stato proprio quella lieve malinconia a portare Clarissa ad uscire dal suo dormitorio, giù nei Sotterranei di Serpeverde, per poi dirigersi nell'immenso parco del Castello, con l'intenzione di fare due passi e rimanere in dolce compagnia di se stessa soltanto; quanto le sarebbe piaciuto fare una cavalcata quel giorno...
    Stretta in un mantello di pregiata fattura, i capelli scuri tenuti fermi da un nastro di seta verde a scoprire i lineamenti aristocratici, la giovane Serpeverde avanzava a passo deciso ed elegante, diretta verso una panchina precisa, da lei prediletta senza reale motivo.
    Quando arrivò potè constatare con piacere che nessun altro aveva avuto il suo stesso pensiero, rimanendo probabilmente all'interno, al riparo dal vento gelido.
    Si sedette, facendo attenzione a non sgualcire il prezioso mantello, e una mano, quasi dotata di vita propria, salì a sfiorare l'anello che teneva appeso al collo con una sottile catenina dorata, regalo del suo cugino prediletto, William.
    La piccola Greythorne non era mai stata una ragazza particolarmente malinconica e sentimentale, ma quel cielo grigio e uggioso le ricordava terribilmente casa sua e, inevitabilmente, i suoi abitanti.*

    Forse dovrei scrivere a William...

    *Il cugino, proprio come lei e tutti i Greythorne in generale, non era avvezzo all'esprimere i propri sentimenti apertamente, nemmeno in quella circostanza; prima che Clarissa andasse ad Hogwarts i due erano soliti trascorrere la maggior parte del loro tempo insieme, dalle letture nella immensa biblioteca di famiglia alle lunghe passeggiate a cavallo nella brughiera, e mal sopportavano la distanza che si era venuta a creare, non riuscendo ovviamente a gestire la cosa, da testardi e orgogliosi quali erano.*


    @Dorcas_Moore,




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  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 320
        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *Pioveva. Delicate gocce di pioggia si posavano sui suoi capelli, macchiavano la stoffa pregiata del suo mantello e le accarezzavano la pelle. Era scesa così, senza ombrelli o protezioni magiche, passeggiando, in attesa che iniziasse a cadere la pioggia. Il parco del castello era deserto, gli studenti si erano affollati nelle sale comuni e quei pochi rimasti all’aperto si affrettavano a rientrare. Alcuni ridevano, altri si coprivano a vicenda, altri ancora si spingevano nelle pozzanghere.
    Quello, invece, era, per Dorcas, il momento ideale di uscire allo scoperto.
    Il sole non è perfetto per tutti, lo aveva sempre pensato. Suo fratello, lui si che era un tipo da sole, al punto che un solo accenno di pioggia lo faceva sentire depresso. Ma lei no, non lo era mai stata.
    La pioggia è per pochi eletti, quasi nessuno riesce a capirla, e coloro i quali ci fossero riusciti avrebbero avuto da Dorcas il più totale rispetto.
    La faceva sentire tranquilla, a suo agio, completamente cullata dalla natura, la faceva sentire a casa, cosa che le capitava raramente negli ultimi anni.
    Chiudendo gli occhi riusciva quasi a sentire la mano di Lysander stretta nella sua, l’odore di terra bagnata delle riserve di suo padre o del roseto di sua madre. I campi di girasoli, le pagine umidicce dei libri, le corse a cavallo degli animali più assurdi.
    Dorcas aprì gli occhi di scatto, come se quell’ondata di ricordi le avesse provocato un improvviso dolore. Allungò la mano, per raccogliere qualche goccia sul palmo e sorrise, lasciando che scivolassero fino al polso.
    La pioggia, è per persone solitarie, per persone come Dorcas, perse nei ricordi, o che hanno perso talmente tanto, in quei ricordi, da non volerli abbandonare. Ed era un dolore accecante, riviverli ogni volta, in attesa che il sole lenisse ciò che la pioggia portava a galla. Ma lei continuava a camminare, una luce così bella, in mezzo a quel silenzio desolante.
    Con la solita grazia e il solito portamento, in quegli abiti che trasparivano eleganza e raffinatezza, era bellissima, molto più di quanto potesse essere descritto a parole. Forse perché avvolta da quel misterioso velo di tristezza o, forse, per naturale predisposizione, nessuno era in grado di spiegarlo.*


    Finalmente


    *Un sospiro le sfuggì dalle labbra, mentre procedeva lentamente lungo il perimetro del parco; si portò una mano al petto, stringendo tra le dita l’anello di famiglia che portava al collo. Era di suo fratello. Glielo aveva dato sua madre, poco prima del funerale, dicendo che se voleva poteva portare quello e seppellire il suo, così sarebbero stati legati per sempre. Quella fu l’unica volta in cui quella donna mostrò la sua umanità, la prima e ultima volta in cui la vide debole. Da allora, nulla fu più in grado di scalfirla, rialzando quel muro di freddezza che, identico, si rispecchiava in sua figlia.
    Continuò a camminare ancora per qualche minuto, la testa persa in mille pensieri e gli occhi fissi nel vuoto, per poi sedersi sulla prima panchina che si trovò davanti, senza badare alla possibilità che potesse già essere occupata. Era solo lei, persa nei suoi mille pensieri, ignara della figura al suo fianco, la mano ancora posata su quell’anello. Era solo lei e la sua fredda, razionale, impercettibile sofferenza; come un quadro, a rappresentare la sua nobile decadenza.*

    @Clarissa_Greythorne,


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 4
    Galeoni: 490
       
       

    *Il suono della pioggia che ormai cadeva inesorabile dalle nubi plumbee era la colonna sonora perfetta per i melanconici pensieri che, in quel pomeriggio di Marzo, affollavano la mente di Clarissa, mentre lasciava vagare lo sguardo sullo splendido parco del Castello, gli occhi verdi che risaltavano sul pallore del viso.
    I ricordi si susseguivano veloci e le sensazioni provate allora riempivano e completavano i suoi sensi, facendole quasi rivivere le stesse sensazioni e acuendo sempre più la mancanza che provava nei confronti di casa...di William. Il rapporto che negli anni si era creato poteva essere definito quasi morboso ad occhi estranei, ma i Greythorne erano perfettamente consapevoli che tutto poteva essere quel legame, tranne che nocivo e tossico; per lo meno, non quando erano insieme e non litigavano. I due cugini erano così simili, sia fisicamente che caratterialmente, e la cosa rendeva le loro rappacificazioni estremamente complesse, non necessariamente in termini temporali però; solitamente i loro screzi erano come fulmini, potenti e incontrollati, ma brevi.
    L'ultima volta era però andata diversamente e i due Greythorne non si sentivano dalle Vacanze di Natale, ossia da quando avevano litigato furiosamente al Manor, per motivi solo a loro comprensibili ed estranei a chiunque altro, estraneo o meno alla famiglia.
    I sensi di Clarissa erano così concentrati dai quei ricordi dolce amari che, quando qualcuno le sedette accanto, non potè fare a meno di sussultare impercettibilmente, lasciando cadere la mano che fino a quel momento stringeva l'anello di famiglia e assumendo istantaneamente la sua altezzosa espressione di freddezza distaccata che caratterizzava tutti i Purosangue, o per lo meno quelli di nobili natali come lei.
    Lo sguardo della giovane Serpeverde si posò sulla figura accanto a lei, notando che era una ragazza di poco più grande, avvolta in un mantello di splendida fattura; Clarissa non riusciva a scorgere la casata.
    Di una cosa però si accorse, lasciandola piacevolmente sorpresa: la ragazza, proprio come lei, sembrava completamente assorta nei suoi pensieri e teneva una mano poggiata su quello che sembrava un anello di foggia molto particolare, con una "M" incisa...un anello che Clarissa era sicura di avere già visto.*

    Dove posso averlo visto? Vediamo, una M...

    *E poi l'illuminazione arrivò: Moore. Clarissa diede uno sguardo più attento al volto della ragazza e ciò non fece altro che confermare quello che aveva già intuito, ossia che la giovane era una Moore.
    I Moore erano una importante famiglia Purosangue, molto conosciuta nell'ambiente frequentato dalla stessa Clarissa, e ciò rendeva perfettamente probabile che sua madre, Lady Greythorne, li avesse invitati ad una delle sue numerose serate di gala.
    La Serpeverde continuava ad andare a ritroso con la mente, alla ricerca del momento in cui aveva visto quella famiglia, passando da evento a evento, fino a quando non arrivò alla festa giusta: quella in occasione del Solstizio d'estate di pochi anni prima.
    La passione per l'astronomia della sua famiglia, fortemente unita alla storia dei Greythorne stessi da secoli, era nota nell'alta società del mondo Purosangue anche grazie alle meravigliose ed esclusivo feste organizzate dalla madre di Clarissa in occasione dei Solstizi; ovviamente venivano invitati solo coloro che ne erano ritenuti degni dalla famiglia Greythorne e ormai certe famiglie potevano essere considerate come ospiti certi, dopo anni di reciproci rapporti.
    Una di quelle famiglie erano certamente i Moore e quella ragazza lo era di sicuro.*

    Buongiorno.

    *La giovane Greythorne pronunciò quel saluto in modo casuale e leggero, senza lasciar trasparire il suo umore e i suoi pensieri e lasciando che fosse la reazione dell'altra a parlare.*

    @Dorcas_Moore


  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 320
        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *La pioggia persisteva, nel suo imperversare sul parco deserto, intensificando il suo scrosciare man mano che il tempo passava. Non c’era vento, quindi le gocce cadevano dritte, come il getto di una doccia, posandosi delicate sul volto pallido e affilato di Dorcas.
    Bastava vederla per capire che non amava prendere il sole, non che sua madre glielo avesse mai permesso, in verità. Pare che l’abbronzatura non fosse concessa dai canoni del suo rango sociale, era una cosa da plebei, o almeno così le era stato detto. Lei era una purosangue, una nobile purosangue, e come tale la sua pelle sarebbe dovuta restare bianca come il latte.
    Comportava degli assurdi canoni la “nobiltà”, lo aveva sempre pensato.
    Si, dopo anni di riflessione era giunta alla conclusione che non era il sangue, il reale divario tra le famiglie come la sua e tutti gli altri (che fossero traditori o senguesporco). Il problema era molto più profondo. Al di la del sangue che le scorreva nelle vene, era il rango a cui apparteneva a condizionarla.
    Moore, quello era il suo titolo, quello era il nome che pronunciava per presentarsi, quella era l’unica parola che i suoi interlocutori ascoltavano, non purosangue, non Dorcas… Moore.
    Quel nome, era l’unico motivo per cui riusciva a sentirsi a suo agio solo tra quelli come lei; quel nome e tutte le responsabilità che comportava.
    Non era facile essere dei purosangue, poteva sembrarlo, visto da fuori, con gli occhi abbagliati dal fascino voluttuoso della ricchezza; ma c’erano cose che il denaro non poteva comprare. Amava la sua posizione, amava l’influenza del suo nome, amava il ruolo attivo della sua famiglia nella storia del suo mondo, amava la frequenza con cui compariva sui giornali. Eppure, a volte, avrebbe fatto volentieri a meno di tutto questo.
    Ma non poteva, restava lì, inerme, lasciando che la vita le scorresse addosso, ripetendo, in un sussurro appena udibile, il motto della sua famiglia, che più di ogni altro, le ricordava cosa le fosse concesso e cosa no.*


    jamais faible, toujours sage


    *Era talmente immersa nei suoi pensieri, che al saluto della ragazza al suo fianco, poco ci mancò che sobbalzasse, al punto che quasi dovette trattenere il fiato per evitare di scomporsi. Ma non un solo cenno nella sua espressione, fu testimone della sua sorpresa.
    Si voltò lentamente verso la fonte del richiamo, e notò una ragazza, seduta proprio al suo fianco, probabilmente da molto più tempo di lei. Doveva essere poco più giovane, forse di un anno, massimo due, eppure qualcosa, nel suo volto, le sembrava familiare. Ma non si erano conosciute a scuola, no, troppo verde nel suo vestiario per essere una corvonero.
    La scrutò con maggiore attenzione, con quella solita espressione freddamente altezzosa, che rivolgeva agli estranei. Pallida, posata, mantello di fattura pregiata, lineamenti fin troppo familiari: Purosangue, senza alcun dubbio.
    Lo sguardo le scivolò verso le mani, in cerca di quel marchio identificativo che lei portava appeso al collo, ed ecco che trovò l’anello, quasi tutti i purosangue ne avevano uno, quelli importanti almeno, e cambiava a seconda della famiglia di appartenenza. Suo padre, da bambina, le aveva detto che erano stati forgiati all’alba dei tempi e che erano stati dati alle famiglie di maghi che erano destinate a portare avanti la grandezza della magia. Era un modo per ricordarle che mischiarsi con i babbani sarebbe stato un atroce tradimento nei confronti della sua famiglia e del suo mondo, insozzando la memoria dei suoi avi. Aveva un vero talento per le favole.
    Fatto sta che dagli anelli era semplice identificare le famiglie, a molti bambini, come lei, era stato addirittura insegnato a riconoscerli tutti.
    Un serpente, un cielo stellato: quella doveva essere la piccola erede dei Greythorne.
    Terminata la sua scansione e riconosciuto, nella ragazza, un terreno familiare, non le restò altro che rispondere al suo saluto. Il tono gioviale, l’espressione tranquilla, il linguaggio sempre formale e affettato*


    Buongiorno a te. Perdonami il disturbo, ero sovrappensiero, non avevo notato fosse occupata; è difficile trovare qualcuno all’aperto con questo tempo. Non vorrei importunarti oltre, cercherò un’altra panchina.


    *Le sorrise, cercando di risultare il gentile il più possibile. E poi attese che l’altra rispondesse, prima di muovere qualche altro passo. Non voleva risultare più scortese di quanto già non fosse stata.*

    @Clarissa_Greythorne,


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 4
    Galeoni: 490
       
       

    *Quando Clarissa aveva deciso di abbandonare i Sotterranei di Serpeverde per andare nel meraviglioso giardino del Castello, lo aveva fatto per poter rimanere sola con i suoi pensieri, lasciando che la sua mente le facesse rivivere quei momenti ora così dolorosi, nel loro rimarcare l'assenza di lui dalla sua vita, solo per uno screzio...erano sempre stati così loro due, due fuochi di uguale intensità, pronti ad unirsi ed alimentarsi, ma allo stesso tempo capaci di rubare ossigeno l'uno all'altra, soffocandosi a vicenda.
    In quel banale pomeriggio di marzo, lei aveva lasciato che quei pensieri la sommergessero, come un fiume in piena, non cercando in alcun modo di arginarli e quasi affogando in essi, non curandosi dell'ambiente circostante e non accorgendosi nemmeno dell'arrivo di un'altra persona, non senza rimanere sorpresa dalla cosa. Eppure quella figura accanto a lei sulla panchina non era una studentessa qualsiasi, non era nemmeno una Mezzosangue qualsiasi, no...era una Purosangue di rango, nientemeno che una Moore e lei non se ne era minimamente accorta.
    Nemmeno il tempo di un battito di ciglia e aveva ritrovato la solita compostezza, mai realmente persa in apparenza, porgendole un saluto.
    I modi della ragazza, la risposta cortese e formale, fecero sfoggiare a Clarissa un leggero sorriso sghembo, tipicamente Greythorne, mentre si ritrovava su un terreno finalmente familiare; le conversazioni pacate ma significative, i modi composti quasi di altri tempi, i vestiti pregiati...quello era ciò a cui era sempre stata abituata, quello che la faceva sentire sicura di se stessa, quello che le mancava in un Castello abitato da persone di ogni stato sociale e di sangue.*

    Nessun disturbo, chiedo venia io stessa per la mia disattenzione. Magari potrei suggerire, se non lo ritieni inopportuno, di condividere questa panchina?

    *Il tono usato da Clarissa era quello di sempre, altezzoso e annoiato, ma tinto di una sfumatura di gentilezza. Nell'alta società Purosangue la sua famiglia era conosciuta per la schiettezza disarmante con cui si esprimeva, sempre mantenendo un comportamento impeccabile, e lasciando così gli interlocutori senza parole e, di conseguenza, più vulnerabili.
    Era una strategia così insita negli appartenenti ai Greythorne che ormai non poteva più nemmeno essere definita tale: era parte del loro essere e gli altri ne erano a conoscenza, compresi i Moore.
    In cuor suo la giovane ragazza sperava che l'altra lo tenesse bene a mente nel risponderle poiché, come era stata diretta nel farle quella proposta, allo stesso modo lo sarebbe stata in qualunque altra situazione, incurante di tutto e tutti.*

    @Dorcas_Moore


  • Aurora_Dilaurentis

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 121
       
       

    *Quel giorno era quasi giunto al termine e Aurora decise di uscire dai Sotterranei di Serpeverde per recarsi nel giardino del Castello, lo aveva fatto per poter rilassarsi siccome la giornata era stata molto dura e impegnativa. Generalmente alla ragazzina piaceva la pioggia e la rilassava molto quindi senza pensarci troppo, ne portandosi con se nessuno riparo, tirò sulla testa il cappuccio di tessuto nero lasciando fuori una piccola ciocca di capelli biondi che le cadevano sul viso.
    In quel tardo pomeriggio, sembrava che l’unica cosa che potesse rilassarla era la pioggia su viso, non appena arrivò all’aria aperta vide due ragazze che erano già sedute su una panchina e che parlavano, da lontano però non riuscì a percepire cosa stessero dicendo. Si avvicinò a loro cautamente, non era sua intenzione recarle disturbo. La prima aveva la sua stessa divisa, forse l’aveva intravista nella sala comune ma non ne era sicura mentre l’altra di sicuro non la conosceva ma notò che indossava i colori tipici corvini *

    Non è mia intenzione disturbarvi, non ho potuto fare a meno di notare però che avete avuto la mia stessa idea nonostante il tempo non sia dei migliori!

    * Cercò di proferire in tono amichevole la serpina alle ragazze, sperando di non aver interrotto qualcosa di importante e timidamente aspettò una risposta *

  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 320
        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *Il tono della ragazza, il sospiro affettato e cordiale delle sue parole, la postura, la rigidezza dei modi, la fecero sentire finalmente travolta da una ventata di familiarità. Era difficile, per persone come lei, sentirsi a proprio agio ad Hogwarts. Era una scuola magnifica, certo, e di natali illustri, senza dubbio. Ma ormai si era evoluta, correva al passo con i tempi e aveva perso quella compostezza formale cui, da parte loro, tutti i purosangue tenevano molto. Adesso era tutto infestato da un eccessivo atteggiamento di comunione, vicinanza e familiarità. E non esisteva nulla di più disagevole, per un purosangue, di essere messo in condizioni di dimostrarsi estroverso o di sviluppale una qualche forma di stretto contatto con chiunque non avesse superato le ottantamila fasi di conoscenza formale.
    L’amicizia, in sé, era un processo complesso per Dorcas, richiedeva tempo, ed era assolutamente estranea a qualsiasi eccessiva esternazione d’affetto. E le persone in quel posto erano così straordinariamente espansive.
    Ecco perché amava stare da sola e quelle rare volte che le capitava di conoscere qualcuno che fosse il più possibile simile a lei, si sentiva ti poter, finalmente, tirare un sospiro di sollievo.
    Vista così poteva sembrare una vita triste e solitaria, la loro, ma non lo era affatto. Dopo tutti quegli anni poteva affermare con assoluta certezza che non esisteva affetto più vero di quello tra due purosangue. Niente fronzoli, nessuna falsa esternazione, solo concreto bisogno di vicinanza. Era così, anche in famiglia. Case fredde, rapporti scostanti, tante rigide formalità; ed era meraviglioso.
    Sospirò sommessamente, beandosi di quello spicchio di affettata cordialità che ricercava da mesi, per poi annuire, con un sorriso di cortesia ad attraversarle il volto.*


    Sarebbe delizioso, sebbene sono convinta che non mi troverai di particolare compagnia


    *Aveva parlato con un tono pacato, quasi melodioso, raddolcito da quella correttezza formale e da quel linguaggio così eccessivamente forbito. Amava quelle conversazioni, quell’abilità tutta purosangue di parlare del nulla come fosse oro, era così comunicativo. Con tante parole e pochi concetti riuscivano a comunicare tutto ciò che per altri sarebbe rimasto sottaciuto, si comprendevano e procedevano sulla stessa linea d’onda, come in una danza, come in una lingua sconosciuta. Lasciò scorrere del tempo, prima di riprendere parola, rendendosi conto della disattenzione*


    Permettimi, tuttavia, di presentarmi. Sono Dorcas. Dorcas Moore


    *Pronunciando quel nome aveva nuovamente portato la mano a sfiorare l’anello, consapevole che quasi sicuramente quella ragazza conosceva il suo nome, e forse anche la sua storia, chissà. Ecco l’ennesimo lato positivo di un’amicizia purosangue: sanno sempre chi sei, conoscono la tua storia, ma si comportano come se non ti avessero mai visto prima, fino a che non sarai tu a dire loro ciò che vuoi che sappiano.
    Ed ecco che anche lei, infatti, attese che la piccola Greythorne le dicesse il suo nome.
    Accavallò le gambe, stirandosi le pieghe inesistenti del mantello e accomodandosi meglio, sempre senza abbandonare la sua compostezza regale. Ma la sua attesa venne interrotta da una seconda voce. Si voltò verso la ragazza che si stava avvicinando, scrutandola silenziosamente, mentre parlava.
    Era più piccola di lei, doveva frequentare il primo anno, al massimo il secondo. Ad un primo sguardo non mostrava tratti particolari, era quasi completamente coperta dal mantello ed era visibile solo una piccola ciocca bionda che fuoriusciva dal cappuccio. Ma, dai colori, dedusse che doveva essere una serpeverde. Rispose, allora, senza mostrare una particolare inflessione nella voce, se non, forse, una live, fredda ironia*


    A quanto pare ci sono molti più amanti della pioggia di quanto pensassi.

    @Aurora_Lastrange, @Clarissa_Greythorne,