• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Zack_Plans


  • Zack_Plans

    Serpeverde Responsabile di Casa

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 432
        Zack_Plans
    Serpeverde Responsabile di Casa
       
       

    [IN GIRO PER HOGWARTS]

    Zack amava e odiava, allo stesso tempo, il suo ruolo di Prefetto. Aveva sempre detestato rispettare le regole, e lo erano la dimostrazione le vaie punizioni che si era accaparrato nel corso degli anni a Hogwarts, ma dal suo quinto anno in poi aveva dovuto rispettare ciò che sempre aveva detestato.
    Doveva far rispettare il coprifuoco ai vari studenti, pena sottrazione di punti o punizioni con qualche professore.
    Era proprio quello che il Serpeverde di diciassette anni, diciotto a giugno, stava facendo: stava facendo rispettare il coprifuoco gironzolando per il castello alla ricerca di studenti fuori dal proprio letto.
    Nelle ultime settimane però gli alunni che avevano deciso di infrangere le regole sembravano essere diminuiti, forse era colpa degli esami scolastici che si avvicinavano, o forse era solo colpa del buon senso che avevano acquisito.
    Zack sbuffò, quella sera era davvero noiosa.
    Il ragazzo dai folti capelli scuri si trovava al piano terra del castello, e l'ultimo posto che gli rimaneva da controllare era la Sala dei Trofei.*

    Chi, sano di mente, si nasconderebbe li.

    *Pensò tra sé e sé il Prefetto Plans. La Sala dei Trofei non era un luogo dove potersi nascondere, era infatti pieno di teche con all'interno coppe che Hogwarts e i vari studenti avevano vinto nel corso di tutto quel tempo.
    Hogwarts era stata fondata più di mille anni prima, circa, di conseguenza esistevano coppe assai antiche, insomma l'unico motivo per cui qualcuno voleva recarsi li era per qualche compito di Storia della Magia.*

    [SALA DEI TROFEI]


    Fuori da una delle grandi vetrati della stanza Zack riuscì a vedere grandi gocce di pioggia scivolare sul vetro e lampi illuminare per pochissimi secondo il cielo scuro. Lo sguardo di ghiaccio del Serpeverde tornò ad osservare la stanza, dove si trovava, nel suo complesso.
    Si avvicinò ad una delle teche ma nulla di interessante sembrò attirare la sua attenzione. Aveva sempre sperato di trovare qualcosa inerente a suo padre, Paul Plans, tra tutti quei trofei e tutte quelle medaglie, magari qualcosa sul Quidditch di più di vent'anni prima, ma le sue ricerche non avevano mai dato frutti concreti.
    Conosceva bene suo padre, lo aveva conosciuto forse meglio di sua madre Rosie Palmer. Paul era stato fedele al marchio mero per tutta la sua vita, nascondendo la sua fedeltà anche alla moglie che ingenuamente gli aveva creduto. Zack invece, nel suo profondo, lo aveva sempre saputo e ne aveva ricevuta la conferma durante l'estate tra il suo terzo e quarto anno scolastico.
    Di tempo ne era passato e quel poco di amore e gioia presente nel cuor del Prefetto si era tramutato in ghiaccio, precisamente dopo la morte dell'uomo tanto caro al giovane Serpeverde che, all'epoca aveva solo quindici anni. Dopo quell'evento sua madre sembrò quasi allontanarlo da sé, tanto da non permettere al ragazzo di presenziare al funerale del genitore.
    Paul Plans era morto per mano di un Auror, tale avvenimento aveva acceso una scintilla nell'anima di Zack. Sua madre diceva sempre che era simile a suo padre? Beh, a tempo debito lo sarebbe stato in toto.
    In tutto quello Zack era talmente distratto nell'osservare i vari nomi sulle varie coppe e medaglie che non si accorse subito di un rumore proveniente dalla parte opposta della stanza, fu quando un successivo rumore, più forte, riempì la stanza che Zack afferrò la propria bacchetta puntandola verso l'ignoto.*

    @Dorcas_Moore,


  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 320
        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *Passi leggeri, quasi impercettibili. Dorcas si muoveva come un’ombra, come un fantasma, nel silenzio che avvolgeva il castello in quella notte senza stelle. Era buio, faceva freddo e i suoi piedi scalzi si trascinavano sul pavimento gelido, costeggiando le mura, in silenzio. Non era solita infrangere le regole, non avrebbe fatto nulla che potesse essere di minimo impaccio alla sua immagine idilliaca. Eppure quella notte era lì, che si destreggiava con facilità tra le tenebre come se in vita non avesse fatto altro che quello.
    Era strana, non sembrava in sé, come se non fosse lucida, come se la sua mente fosse ancora annebbiata. Il contegno, l’eleganza, l’alterigia, sembravano averla completamente abbandonata, lasciandola in balia di uno stato quasi selvaggio, seppur perennemente aggraziato.
    Nessuna rigida crocchia, abito elegante o tacchi oltremisura. Aveva i capelli sciolti, forse per la prima volta da quando aveva messo piede in quel castello, che le ricadevano lunghissimi sulla schiena, mossi, come dei ricci costretti ad essere lisci troppo a lungo. Quella cascata chiarissima, unitamente ai piedi scalzi e agli indumenti leggeri, sembravano restituire a chiunque la osservasse, l’apparenza di un fantasma, come la Dama Grigia, che scendeva dalla sua torre solo quando era sicura che nessuno la osservasse.
    Camminava, senza una meta, l’aspetto tremante, quasi spaventato, gli occhi annebbiati, come fossero in trance. Attraversò quasi tutto il castello, arrivando al piano terra e infine nella sala dei trofei.
    Si fermò all’improvviso, spaesata, forse per essersi ritrovata lì, così lontana dal suo dormitorio. Si avvicinò alla finestra, guardando oltre il vetro le gocce che si infrangevano sulla sua superficie gelata. Le ombre, i giochi di luce. Tutto si rifletteva sul suo volto, immobile, imperturbabile, come fisso su quell’espressione di… cos’era? Non vi era traccia della solita arroganza, nessuna aria altezzosa o indifferente diffidenza. Sembrava quasi… dolore. Una soffocata e latente sofferenza, che stonava come una macchia su quel viso così puro.
    Diede le spalle alla finestra, lasciandosi cullare dal metodico scrosciare della poggia, accasciandosi quasi contro la parete e scivolando sul pavimento freddo. Tirò le gambe al petto, posando i gomiti sulle ginocchia e seppellendo il viso tra le mani, i capelli che scendevano ad accarezzarle i polsi, toccando quasi terra.
    Un singhiozzo, che si sforzò di soffocare.
    Non doveva fare rumore, era fuggita da quella stanza proprio perché nessuno la doveva sentire.
    Chiuse gli occhi, cercando di soffocare le lacrime.
    Passi, riusciva a sentirli, destreggiarsi nel silenzio della sala.
    Non doveva fare rumore. Si sforzò di trattenere il fiato, di contenere quell’improvviso moto di dolore.
    Ma non ci riuscì.
    Un singhiozzo, questa volta più forte, abbastanza da attirare l’attenzione di chiunque fosse entrato.
    Si arrese. Lentamente sollevò il capo dalle braccia intrecciate.
    Bella, bellissima, circondata dal chiarore di quella notte terribile, con il viso umido, quasi fragile, tanto da sembrare quasi irriconoscibile.
    Non trovò la forza di sollevarsi dal suo angolo, ma alzò lo sguardo verso l’avventore, la dignità in quello sguardo così triste, in quel corpo così piccolo, era tale da lasciare chiunque senza parole.
    Ma lei no, lei aveva sempre le parole giuste.
    Anche allora, anche in quello stato.
    Guardò il viso di chi l’aveva scoperta, superando la punta della bacchetta che le veniva rivolta contro. E parlò, solo una parola, sussurrata con un filo di voce, quasi stupita.*


    Zack


    *Una parola, un nome, e poi silenzio, attesa. Una parola che valeva più di mille altre, come una preghiera, soffiata da quella principessa che per un attimo aveva smesso di essere tale.*


    @Zack_Plans,


  • Zack_Plans

    Serpeverde Responsabile di Casa

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 432
        Zack_Plans
    Serpeverde Responsabile di Casa
       
       

    *Fu quando Zack capì da dove, o meglio da chi, provenivano quei rumore che comprese meglio la natura di essi.
    Non erano semplici rumori, come la pioggia sul vetro, una coppa caduta, o una porta che si era chiusa, ma erano singhiozzi.
    Quei singhiozzi provenivano da una persona rannicchiata in un angolo della stanza. Fu quando il volto della misteriosa persona si alzò verso di lui che riconobbe lo studente.. o meglio doveva dire “la studentessa”.
    Aveva lunghi capelli biondi, che di solito Zack aveva sempre visto raccolti tenendo in mostra il grazioso viso e gli occhi di un meraviglioso color grigio, un colore che mai Zack prima di conoscere Dorcas Moore aveva mai visto.
    Era infatti proprio la Corvonero del quinto anno che era seduta singhiozzante in quella stanza
    Una sola parola uscì dalla sua bocca, sussurrata con un filo di voce leggermente alterato dai precedenti singhiozzi.*

    Zack

    *La sua bacchetta si era abbassata nel momento in cui aveva compreso di trovarsi difronte alla Purosangue che, nelle ultime settimane, aveva visto spesso qua e la nel castello e dintorni.
    In Biblioteca, a Hogsmeade, nella Sala Grande e molti altri luoghi.
    Silenzio calò di nuovo.

    Dorcas.

    *Disse lasciando spazio a Dorcas Moore, affascinante Corvonero, ma allo stesso tempo si sedette al suo fianco appoggiando la schiena, e la bianca camicia della divisa, al mattone della parete. Il ruolo di Zack, Serpeverde del settimo anno, lo costringeva a chiedere il perchè dell'infrangere del coprifuoco a chiunque trovasse fuori dalla propria sala comune, ma in quel caso prima voleva comprendere cosa fosse accaduto alla giovane quindicenne.
    Cosa era accaduto a Dorcas da farla giungere li singhiozzando, lasciando da parte tutta la sua classe ed eleganza? Quelle ultime caratteristiche della Purosangue erano proprio quello che attirava su di sé gli sguardi degli adolescenti di sesso maschile.
    Il silenzio regnava in quella stanza.
    Il silenzio era davvero tanto da permettergli di sentire il proprio battito e il pulsare del sangue nelle vene.
    Il Serpeverde voltò il capo verso la bionda amica. La osservò a fondo, tornando poi ad osservare difronte a sé.
    Nel silenzio totale Zack cercò di ricordare la prima volta che aveva incontrato la “famosa” Dorcas Moore, ragazza della quale tutti i suoi amici single parlavano. L'aveva incontrata per la prima volta quell'estate a Diagon Alley, per la precisione da Madama McClan. La prima impressione che aveva avuto di lei non era stata molto positiva, l'aveva infatti classificata come la solita ragazzina con la puzza sotto il naso, ma con il passare del tempo e le varie occasioni lo avevano fatto ricredere.
    C'era molto di più dietro al bell'aspetto della Corvonero.
    Alcune particolarità erano ancora chiuse nell'animo della bionda, ma quello che Zack Plans aveva compreso e scoperto di lei l'avevano tramutata, al suo sguardo, in una bella persona che valeva la pena conoscere.
    Ovviamente tutte quelle cose non gliel avrebbe raccontate, era pur sempre un Serpeverde e doveva mantenere un certo “aplomb”, anche se lei, con il passare del tempo e probabilmente rivedendosi parzialmente in lui (come era accaduto a Zack nei suoi confronti) per parti del carattere, sicuramente lo sapeva bene.*

    @Dorcas_Moore,


  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 320
        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *Era piena notte e Dorcas era rannicchiata ai piedi di una finestra nella sala dei trofei, in lacrime. Non c’erano molte parole per descrivere la straordinarietà di quell’evento, in effetti, il solo vederla lì, in quello stato, toglieva il fiato.
    La bella, imperturbabile Dorcas Moore, la principessa di ghiaccio, era crollata, e non sembrava più in grado di rialzarsi. Se ne stava lì, le gambe avvolte in un abbraccio quasi claustrofobico, i capelli che le ricadevano ai lati del busto come un mantello, gli occhi arrossati e grondanti di lacrime. Tremava, come una foglia cullata dal vento, una foglia secca, che non ha più le forze di restare attaccata all’albero.
    Lei, che era sempre stata così forte, così spavalda, al punto da non trovare la simpatia di nessuno, l’affetto di nessuno. Ed era lì, che osservava una delle poche persone che, forse, poteva definire una specie di amico.*


    Dorcas


    *Quel nome le arrivò come un sussurro indistinto, penetrando quello stato di trance a cui si era quasi avvinghiata. Tutto intorno a lei era offuscato, ovattato, quasi doloroso. Sentiva il freddo del pavimento sotto di lei, quello del muro alle sue spalle, lo scrosciare della pioggia che le rimbombava nelle orecchie. Le faceva male, ogni secondo di quel silenzio, ogni folata di vento.
    Sentì il ragazzo sedersi accanto a lei. Una presenza familiare, rassicurante. Un punto fermo in tutto quel vorticare. Sentiva il suo sguardo scandagliarla, forse cercando di capire cosa l’avesse ridotta così. Ma lei non ce la faceva, non aveva la forza di parlare. Si abbracciava le gambe e tremava e piangeva.
    Non riusciva a smettere di piangere, per quanto ci provasse, non ci riusciva. E il cuore, che batteva all’impazzata. Non riusciva a calmarsi. Voleva solo tregua.
    Si fece forza, quel tanto che bastava per voltarsi verso il ragazzo, gli occhi grigi resi più grandi e luminosi dalle lacrime, si concentrarono sui suoi. Allungò la mano, mostrando il tremore incontrollato. E poi parlò, la voce tremante, come se stesse compiendo uno sforzo sovraumano per tirarla fuori*


    Non r-riesco. Non r-riesco a f-arlo s-mettere. T-ti prego.


    *Non sapeva neanche lei per cosa lo stesse pregando. Di aiutarla, forse. Aveva bisogno che qualcuno le fosse vicino mentre si sforzava con tutta se stessa di smettere di piangere. Era paura, terrore puro, quello che gli attraversava lo sguardo. Eppure lei credeva che fosse finita, erano anni che non le capitava più. E ora si sentiva di nuovo così, come se il tempo non fosse mai passato.
    Lo ripetè ancora, il tono così fragile da mettere i brividi, lo sguardo così sinceramente spaventato. Si era rivista in quel ragazzo, più e più volte, e sentiva che anche per lui era così. Si sentiva capita, sperava solo che la capisse anche in quel momento. Ora che ne aveva concreto bisogno.*


    Ti prego, Zack


    @Zack_Plans,


  • Zack_Plans

    Serpeverde Responsabile di Casa

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 432
        Zack_Plans
    Serpeverde Responsabile di Casa
       
       

    *Una situazione assai strana quella.
    La compostezza della Corvonero sembrava essere svanita da un momento all'altro. Chissà cosa era successo da tramutarla così tanto.
    I soliti capelli raccolti erano sciolti quella sera, era la prima volta che la vedeva con i capelli che le cadevano sulle spalle. Erano scompigliati ma allo stesso tempo ordinati. La osservava.
    I loro sguardi si incontrarono per un attimo. Azzurro e grigio si scontrarono rimanendo incatenati per lunghi secondi. I suoi occhi però di quel grigio così magnetico erano ancora più luminosi per via delle lacrime. La ragazza allungò la mano mostrando un tremore incontrollato, come era temolante anche la sua voce.*

    Non r-riesco. Non r-riesco a f-arlo s-mettere. T-ti prego.

    *Disse la quindicenne cercando aiuto nel Serpeverde diciasettenne. In tutto quello continuava a singhiozzare.
    Cosa doveva fare? Non gli era mai capitato qualcosa del genere, forse solo il starle vicino l'avrebbe aiutata? Doveva ammettere, anche l'aveva già ammesso a se stesso, che la presenza di Dorcas era sempre piacevole, aveva la facoltà di renderlo più “umano”. Era una dura lotta: mantenere la facciata da serpeverde menefreghista o aiutarla in quel momento di bisogno? Aiutarla non sapeva come, dato che appunto come già detto non si era mai trovato in una situazione del genere.
    Stava per dirle qualcosa quando un lontano ricordo gli tornò in mente.
    Delle figure sfuocate nella sua mente si era create, erano due streghe una della quale sembrava essere nella stessa situazione di Dorcas in quel momento. Erano un ricordo di Zack ancora piccolo assieme a sua madre e sua zia materna. Nel suo ricordo sfocato la madre del piccolo mago sembrava tranquillizzare la sorella da quello che era un attacco di panico.
    Era quello che era successo a Dorcas.
    Fu in quel momento che ricordò come sua madre era riuscita a calmare la strega che tanto le assomigliava, e fu proprio quello che fece Zack con la Corvonero.
    Le prese la mano tremante.
    Il freddo del dorso della mano di Dorcas si scontrò con i palmi caldi di Zack. Era come se quell'estremità fosse racchiusa in un dolce abbraccio tra le sue. Era il primo vero contatto tra il Serpeverde e la Corvonero che, fino a quel momento, avevano sempre chiacchierato senza mai sfiorarsi in alcuna occasione.
    Era una strana sensazione che allo stesso tempo metteva in questione tutto il suo carattere.*

    Ti prego, Zack

    Ehy.


    *Affermò attirando di nuovo l'attenzione dell'amica su di sé, lasciando in disparte i propri problemi esistenziali interni.
    Quando le grigi iridi furono di nuovo a contatto con le sue azzurre le indicò come poter riprendere la calma che la caratterizzava. Assieme fecero lunghi e profondi respiri.
    Ispirarono ed espirarono e viceversa, era quello che ricordava anche se non perfettamente del suo ricordo di più di dieci anni prima. Non sapeva se sarebbe servito con l'amica (poteva considerarla amica?). Il tono di supplica della ragazza l'aveva sorpreso, tanto da indurlo a domandarsi chi fosse la vera Dorcas sotto quella corazza che, evidentemente, si era creata per mascherare qualcosa che non voleva mostrare agli estranei che la circondavano.
    Il suo sguardo era così pieno di paura che portò Zack ad avvicinarsi, involontariamente, ulteriormente a lei.
    In tutto quello la pioggia all'esterno aveva iniziato a cadere più forte e fitta, ma i due ragazzi al momento non se ne erano accorti.*


    @Dorcas_Moore


  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 320
        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *Silenzio.
    Quando i suoi occhi si posarono su quelli di Zack, improvvisamente, riuscì a sentire il silenzio.
    È strano da dire, da immaginare. Il silenzio non si sente, no?
    Eppure adesso Dorcas lo sentiva. Ora che lo scrosciare della pioggia e il sibilo del vento, non la tormentavano più.
    Sentiva ancora il corpo tremare: la mano, nel mezzo, a dividerli; le gambe, ancora strette in quello spasmodico abbraccio.
    Vedeva ancora il mondo vorticare intorno a lei, i trofei sfocarsi e fondersi in un’indistinta massa dorata.
    Ma qualcosa era cambiato.
    Il rumore della pioggia, era stato sostituito da quello del suo cuore, da quel battito accelerato al punto da farle quasi male. E il vento, al posto del vento sentiva il suo respiro, affannoso, e quello regolare di Zack.
    Si avvicinò leggermente, inconsciamente, sospinta dalla ricerca spasmodica di quella tranquillità. Lo sguardo ormai fisso in quello del ragazzo, le lacrime che non cessavano di rigarle il viso stravolto. Ormai non si sforzava neanche più di spazzarle via o di trattenerle. Inusuale per una come lei.
    Quando Zack le prese la mano, in risposta alla sua richiesta d’aiuto, dovette ammettere che non se lo aspettava. Abbassò lo sguardo su quelle mani intrecciate, cercando di concentrarsi su quella stretta e dimenticare il resto.
    La sua mano sembrava sparire tra quelle di Zack, avvolta da quel calore inaspettato, rassicurante. Si rese improvvisamente conto di avere freddo, d’altronde indossava solo una leggerissima sottoveste, le gambe parzialmente scoperte e a contatto con il pavimento gelato.
    Lasciò la presa sulle ginocchia, e si voltò più comodamente verso il ragazzo, avvicinandosi maggiormente al muro, alla ricerca del calore della pietra. Senza mai spezzare quel contatto, anzi, tenendosi stretta con quanta più forza aveva. *


    Ehy


    *Al richiamo del ragazzo, portò nuovamente lo sguardo nel suo. Ritrovando quella tranquillità che vi aveva visto prima. Si rese conto che aveva iniziato a respirare in maniera più lenta e regolare, prendendo lunghi e profondi respiri e cercando di invogliarla a fare lo stesso.
    Lei cercò di concentrarsi sulla stretta della sua mano e sulla tranquillità del suo sguardo. Involontariamente portò anche l’altra mano su quelle del ragazzo, alla ricerca di quel calore che il pavimento non era in grado di fornirle.
    E prese a respirare, inizialmente in maniera rapida e affannosa, come se non riuscisse a dare ossigeno ai polmoni, e poi sempre più lentamente, fin quasi a stabilizzarsi.
    Lentamente il mondo attorno a lei prese ad acquietarsi, acquistando di sfumature e colori, ma lei non vi badò molto, lo sguardo ancora fisso in quello di Zack.
    La paura, il tremore, le lacrime. Erano ancora lì. Eppure si stava lentamente tranquillizzando, cullata dai respiri lenti e regolari del ragazzo e dal calore della sua stretta.
    Chi lo avrebbe mai detto. Zack Plans e Dorcas Moore hanno addirittura un’anima. Se avessero provato a dirlo in giro probabilmente non li avrebbe creduti nessuno. Dorcas era stupita da se stessa forse tanto quanto lo era da lui. Loro che erano così freddi, così equilibrati, così insensibili. Adesso erano seduti sul pavimento della sala trofei, in piena notte e nel bel mezzo di una crisi emotiva. Le stava dando conforto, una cosa che non aveva mai ricevuto da nessuno ed era stato in grado di tranquillizzarla.
    Poteva definirlo un amico? Si erano parlati spesso, sapeva di trovarsi a suo agio con lui, aveva più volte ammesso a se stessa di stare bene in sua compagnia, davvero bene, meglio di quanto si fosse mai sentita con chiunque da quando aveva messo piede in quella scuola. Erano simili, non poteva negarlo. Ma non avrebbe mai immaginato che si sarebbe ritrovata a mostrargli quell’aspetto di sé, quello che nessuno aveva mai visto.
    Abbassò leggermente lo sguardo, non aveva più il coraggio di guardarlo negli occhi. Ripensò al suo aspetto, alle lacrime che ancora le attraversavano il viso, ai suoi capelli, alla sua fragilità e debolezza. E si sentì in colpa. Erano così vicini che riusciva a percepire il suo calore e a sentire il suo respiro, e lei si sentiva in colpa per non essere perfetta, per averlo messo in condizione di doverla aiutare.*


    Mi dispiace


    *Sussurrò, anche se le lacrime ancora non riusciva a fermarle, anche se era allo stremo delle forze, anche se gli era terribilmente grata. Non le vennero altre parole, se non quelle per scusarsi, per non essere al massimo della forma, per aver avuto bisogno di aiuto, e per averne ancora, forse anche più di prima.
    Era debole, era fragile. Questo era la vera Dorcas Moore. Era un sottile filo di seta. Sperava solo di non aver deluso anche lui, con quello che era veramente. Era quello che cercava di dirgli con quelle parole.
    Ma non si mosse, rimase lì, lo sguardo puntato poco più in basso dei suoi occhi, le mani ancora stette alle sue. Incapace anche solo di concepire l’idea di allontanarsi*

    @Zack_Plans,


  • Zack_Plans

    Serpeverde Responsabile di Casa

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 432
        Zack_Plans
    Serpeverde Responsabile di Casa
       
       

    *Alla sua singola parola lo sguardo di Dorcas si riposò sulle sue iridi azzurre.
    Respiro dopo respiro l'agitazione della ragazza sembrò allontanarsi, regolarizzando il respiro e il battito della Corvonero. Sperava che un piccolo contatto, come potevano essere le loro mani a contatto, potesse aiutarla in qualcosa.
    Zack non era bravo con i contatti umani, proprio per quello si rintanava la maggior parte del suo tempo nella Sala Comune di Serpeverde. Quando però la ragazza portò involontariamente anche l’altra mano su quelle del ragazzo, il diciassettenne rimase quasi interdetto sul da farsi.
    Notò però che il respiro della compagna iniziava a stabilizzarsi, infatti non era più rapido e affannato come quando l'aveva scoperta singhiozzante sul pavimento della Sala dei Trofei. Le iridi azzurre del Serpeverde vagarono sul viso della bionda strega per posarsi sui capelli leggermente scompigliati che le ricadevano sulle spalle, coperte da una semplice camicia da notte.
    Fu solo in quel momento che se ne ne accorse e si sentì leggermente in imbarazzo. Sentì la punta delle orecchie pulsare e diventare rosse.. per fortuna era notte ed era quasi impossibile notarle.
    Non sapeva bene come considerare la quindicenne al suo fianco. Amica? Non aveva mai avuto così tanta confidenza con lei da poterla chiamare in quel modo, ma sapeva che qualcosa li faceva sembrare simili, oltre ad un certo feeling che aveva sempre sentito nei suoi confronti. Erano le origini simili? Erano i loro caratteri ad assomigliarsi? Non lo sapeva, ma sapeva che con Dorcas non aveva bisogno di tante chiacchiere come succedeva con svariati Serpeverde con la quale detestava passare il suo tempo.
    Erano simili, non potevano negarlo, ed in quella serata avevano mostrato un nuovo lato di loro stessi all'altro. Dorcas si era mostrata più fragile di quello che mostrava a tutti, e Zack si era mostrato più sensibile di quello che voleva mostrare agli altri studenti.
    Vide lo sguardo della bionda lasciare il suo. Chissà cosa frullava in quella mente, pensò il Serpeverde nell'osservarla.
    Erano così vicini che riuscivano a percepire il loro calore e a sentire il respettivi respiro.*

    Mi dispiace

    *Gli sussurrò.
    Zack rimase ad osservarla per lunghi secondi in silenzio. Aveva visto quale fosse la vera Drocas Moore dietro alla corazza che ogni giorno mostrava agli abitanti di Hogwarts. Era debole e fragile, proprio come lo era lui. Erano abili a nascondere la loro vera essenza.


    Non l'aveva mai osservata per così tanto tempo, in silenzio. Non si mosse rimase infatti li assieme a lei seduto sul freddo pavimento della stanza. Le loro mani erano ancora strette.
    In tutto quello Zack sembrava essersi dimenticato il vero motivo per cui si trovava li, non gli importava però. Preferiva stare li con lei che gironzolare per Hogwarts alla ricerca di studenti fuori dalla propria sala comune. Odiava quel compito da Prefetto che aveva “guadagnato” con il possedere la spilla, appuntata al petto, con la grande P che dimostrava che proprio lui, Zack Plans, era il Prefetto di Serpeverde.
    Erano anni che occupava quel piccolo ruolo, ma mai si era davvero abituato a tutto quello. Non era mai stato un ragazzo che rispettava le regole di conseguenza al suo quinto anno era rimasto sorpreso nel trovare nella lettera via gufo con il materiale da acquistare anche quella spilla e le congratulazioni della Preside.
    Doveva ammetterlo: avevo pensato, al sesto anno, di ridare la spilla alla professoressa Mills, ma poi aveva ripensato alla felicità di suo padre nel vederlo Prefetto e, di conseguenza, Zack si era tenuto il mio fardello.. dopotutto gli mancava poco per sbarazzarsene. *

    Non devi.

    *Disse, mettendo fine al silenzio che si era riformato tra i due studenti. Quella vicinanza lo metteva leggermente in imbarazzo ma, nonostante, l'intenzione di lasciare le mani della bionda che iniziavano a perdere il freddo era nulla.*


    @Dorcas_Moore,


  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 320
        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *Si stava calmando. In pochi minuti aveva smaltito una crisi che, da sola, le sarebbe costata l’intera notte. Le venne quasi da sorridere, alla sola idea.
    Quando aveva percorso le scale, in preda al panico, riuscendo a stento a reggersi in piedi, non avrebbe mai pensato che sarebbe stato così facile.
    Riusciva a sentire il battito del suo cuore, accelerato e irregolare, che lentamente riprendeva il suo posto, dandole pace. Lo sentiva rimbombare nei timpani, come un tamburo lontano e sempre meno assillante.
    Inconsciamente insaldò la stretta con le mani di Zack, avvertendo una rinnovata sensibilità nelle dita sottili che lentamente avevano preso il calore di quelle del ragazzo.
    La vista si stava lentamente schiarendo, segno che aveva smesso di piangere e che quelle che ancora le rigavano il viso fossero le ultime lacrime di quella notte. Non ebbe la forza di sollevare la mano per asciugarsi il volto o quantomeno per darsi un minimo di contegno. Non sapeva se fosse più per un’effettiva mancanza di forza o per non perdere quel contatto con il ragazzo, ma non lo fece.
    Sapeva che le iridi azzurre del serpeverde erano fisse su di lei, lo sentiva, e poi erano così vicini che sarebbe stato inevitabile. In circostanze normali non le sarebbe dispiaciuto, le piaceva essere osservata, sapeva di essere bella e quegli sguardi erano una piacevole conferma. Ma, in quel momento, non erano in condizioni normali. Non c’era traccia della sua solita eleganza, della sua rigida e costruita bellezza. Era solo lei, quella che si rifiutava di vedere anche al mattino, riflessa nello specchio, quella che le ricordava come fosse sfatta e segnata la sua bellezza. E forse era anche più bella così, ma non poteva fare a meno di vergognarsene, di temere di alzare lo sguardo e rispecchiarsi in quegli occhi.
    Dorcas Moore, l’arrogante Dorcas Moore, aveva paura del suo giudizio. Glielo si leggeva negli occhi.
    E non riusciva a capirne il motivo. Non sapeva come comportarsi. Erano amici? Poteva dire di sapere con certezza cosa significasse? Si sentiva capita, avevano molto in comune, il sangue… già, il sangue. Era solo quello? Era solo un rispetto reciproco generato da uno stato che condividevano? Non poteva essere solo quello. Sapeva che era molto di più, voleva che fosse di più. Ma alla fine, che senso avevano quelle domande?
    Erano lì, avvolti dal silenzio della notte, dal buio, da soli. Che senso avevano le etichette. Dopo tutti quegli anni passati ad etichettare le persone, Dorcas sentiva, in quel momento, di non averne bisogno. Qualunque cosa fossero, amici, conoscenti, che importava? Stava bene, si sentiva bene, a suo agio, come non riusciva ad essere con nessuno. Il resto era futile. In quel momento non voleva essere da nessun’altra parte.*


    Non devi


    *Quelle due semplici parole bastarono a riscuoterla dai suoi pensieri, convincendola a sollevare lo sguardo e ad incontrare nuovamente quello del ragazzo. Per la prima volta da quando erano lì lo osservò con maggiore attenzione. Era più alto di lei, doveva alzare la testa per guardarlo negli occhi, malgrado fossero entrambi seduti, non lo aveva notato prima. Accennò un lieve sorriso, spontaneo, involontario, quasi come per assicurargli che adesso stava meglio, ma non si mosse.



    Lasciò vagare ancora lo sguardo su di lui, soffermandosi sulla spilla da prefetto, appuntata al petto. In effetti non si era chiesta perchè stesse girando indisturbato per il castello in piena notte, aveva dimenticato fosse un prefetto. Allungò la mano lentamente, portandola a sfiorare la spilla, lasciando l’altra mano tra quelle del ragazzo. Non aveva la minima intenzione di lasciarle. E poi sussurrò, la voce resa roca dal pianto, ma il volto tirato in un piccolo sorriso*


    Devo considerarmi nei guai?


    *Aveva sentito l’istintivo bisogno di alleggerire l’atmosfera, tanto per risollevare il ragazzo dalla pesantezza di quello stato d’animo che gli aveva quasi scaricato addosso. Voleva conservarsi un minimo di brillantezza, per nascondere quell’eccesso di debolezza che l’aveva fatta sentire persa. Come se stesse cercando di recuperare punti. Per dimostrare che anche la vera Dorcas poteva essere lontanamente all’altezza delle aspettative. D'altronde, come diceva suo fratello, la piccola principessa Moore non si arrende mai. E quello non era sicuramente il momento per farlo.
    Sorrise, ancora, lievemente, compiendo uno sforzo immane, ma sorrise. Stringendosi alle mani del ragazzo e cercando di convincere, più se stessa che lui, che adesso andava tutto bene. Come se quello che era successo fosse stato normale, magari chissà, in un paio di giorni sarebbe riuscita a convincersi che si trattasse solo di stress*

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    *Lo sguardo di Dorcas si posò sulla spilla che Zack portava appuntata al petto.
    Doveva portarla, anche se preferiva farne a meno. La mano di lei si allungò verso quell'oggetto di piccole dimensioni, quasi a sfiorarla mentre l'altra era ancora intrecciata a quella del Serpeverde diciassettenne.*

    Devo considerarmi nei guai?

    *Disse la Corvonero.
    Sentiva che la situazione si era alleggerita rispetto a prima. Le lacrime non solcavano più ininterrotte le guance della bionda strega. Lo sguardo di Zack però rimase però su di lei. Fino a quel giorno non aveva mai fatto caso al colore delle iridi della ragazza, a dire il vero non l'aveva mai osservata bene fino a quella sera. Era alta e slanciata, ma non sapeva se era per via dell'assenza della divisa o per qualche altro motivo. Gli occhi di un colore magnetico che donavano ulteriore eleganza al suo volto. Le iridi di un grigio brillante tendente al violetto che non aveva mai visto prima in nessun altro, mentre i capelli mossi e biondi di solito erano raccolti. Stava meglio con i capelli candenti sulle spalle, le donavano un aria diversa dal solito.
    Fu in quel momento che si accorse di un gioiello appeso al petto di Dorcas: era un anello legato ad una catenina d'oro. Era un oggetto curioso, chissà perchè lo teneva al collo.
    Rendendosi conto del suo sguardo caduto sul suo petto rialzò gli occhi azzurri, posandoli di nuovo sul suo volto.*

    Nah.

    *Affermò Zack, prefetto di Serpeverde.
    Il suo ruolo lo costringeva a dare punizioni ai trasgressori, come anche la sottrazione di punti, ma spesso lui stesso aveva fatto delle eccezioni con i suoi compagni di casata e lo stesso avrebbe fatto quella sera con l'amica.
    Un piccolo sorriso comparve sul volto della bionda quindicenne, stringendogli ancora le mani.
    Zack si schiarì la voce, tutta quella situazione era un pochino strana per lui, un ragazzo che rifiutava ogni contatto fisico con chiunque.. ma quella sera sembrava diverso.*

    Hai.. *Toossì di nuovo, schiarendo la voce e cercando di allontanare un leggero imbarazzo. Hai freddo?

    *Domandò il ragazzo facendo notare che lei indossava solo una semplice camicia da notte, pronto a cedere il proprio maglione.
    Per fortuna i raggi della luna non riuscivano ad illuminare completamente il suo volto, in particolare le sue orecchie che, per il leggero imbarazzo, erano diventate rosse.
    Doveva tornare in sé, eppure dopo tutta quella situazione e ciò che era successo alcune delle sue barriere erano cadute. Lui aveva visto per la prima volta le fragilità di Dorcas, e Dorcas aveva visto per la prima volta il lato "sensibile" e gentile di Zack, un lato che cercava di nascondere a tutti quanti probabilmente anche a se stesso.*


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    Nah


    *Sorrise all’affermazione del ragazzo, tracciando con le dita sottili il contorno della piccola “P” appuntata sul suo petto, sembrava quasi assorta in quel gesto così semplice. Come se stesse cercando lentamente di ricomporsi, di ricostruire il suo equilibrio, in piccoli, semplici, metodici movimenti.
    Si sentiva più tranquilla, in quel momento, tanto che riuscì a sedersi più comodamente, incrociando le gambe davanti a sé. Prese un respiro profondo e poi un altro ancora, chinando lievemente la testa e stropicciandosi gli occhi con la mano libera, per scacciare via le ultime tracce di lacrime.
    Sembrava una bambina, si sentiva piccola e indifesa come una bambina.
    Sollevò nuovamente lo sguardo verso il ragazzo, tornando a specchiarsi in quegli occhi così limpidi, azzurri, come il mare. Erano belli, grandi, tranquilli. Non lo aveva mai notato prima.
    Erano tante le cose che non aveva mai notato e che ora, malgrado il buio che li circondava, le sembravano così lampanti. E, magari, non era neanche nulla di importante, particolari insignificanti a cui nessuno avrebbe mai badato. Eppure le sembrava tutto così degno di nota, come se ogni cosa nel suo aspetto brillasse alla sola luce della luna.
    Sorrise, ancora, ormai quel sorriso sembrava instancabile e aggiunse, in un sussurro quasi divertito, chinando il capo e allungando la mano in una sorta di piccolo inchino*


    La casa di corvonero le porge i suoi più sentiti ringraziamenti


    *Nel compiere quel piccolo gesto si rese conto che, muovendo rapidamente la testa, avvertiva un lieve senso di vertigini. Così si trovò costretta ad abbassare nuovamente la mano, guidandola verso il pavimento in cerca di stabilità.
    Chiuse gli occhi per qualche secondo, assecondando l’oscurità che li aveva invasi, per poi riaprirli lentamente e ritornare, con cautela ad osservare il ragazzo.
    Avvertiva il suo imbarazzo, certo che lo avvertiva. Ma era innegabile che fosse una situazione bizzarra. Nessuno di loro due era noto per essere una persona emotiva, sensibile o anche solo affabile. Erano due purosangue particolarmente arroganti, facilmente irritabili e poco disposti a circondarsi di persone, figurarsi poi dei loro problemi. Non potevano non sentirsi fuori luogo in una situazione del genere.
    Eppure, nulla in loro sembrava intenzionato ad allontanarsi. Dorcas non era neanche del tutto sicura che sarebbe riuscita a lasciargli la mano. Non voleva, non ne aveva voglia. Lei, che aveva sempre disprezzato il contatto umano.
    Zack si schiarì la voce, attirando nuovamente la sua attenzione. Lei l’osservò, in attesa, l’espressione lievemente assorta*


    Hai…Hai freddo?


    *A quelle parole un piccolo brivido risalì lungo la sua colonna vertebrale, facendola tremare impercettibilmente. In effetti, aveva freddo, anche un bel po’. Il pavimento era gelido sotto le sue gambe scoperte e gli indumenti che indossava erano estremamente leggeri. Nel solo formulare quel pensiero abbassò lo sguardo a controllare cosa stesse effettivamente indossando. Nel giro di pochi istanti le sue gote si tinsero di una leggere sfumatura vermiglia. Quella camicetta lasciava poco spazio all’immaginazione, insomma. Beh, ormai era fatta, ci avrebbe pensato l’indomani a decidere se doveva sentirsi più in imbarazzo per quello o per essersi fatta trovare nel pieno di una crisi di panico.
    Decise dunque si soprassedere, almeno momentaneamente, su quella questione, risollevando il capo, ancora lievemente imporporato, verso il ragazzo.
    Sorrise, nuovamente, annuendo leggermente e dissimulando una sicurezza che non aveva*


    Solo un po’, tranquillo, passerà


    *Non si sarebbe sicuramente lamentata per un po’ di freddo, aveva già dato abbastanza per quella sera*


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