• Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *Stavano per tornare da dove erano arrivati, quando si sentirono dei passi. Poi, ecco che una furente Clarissa apparve davanti a loro.*

    Vedo che il farsi gli affari propri non rientra tra le presunte qualità Grifondoro...e nemmeno non leggere la posta altrui.

    *Disse, con un tono di voce apparentemente calmo ma sdegnato.*

    Ecco, lo sapevo che andava a finire in questo modo. Luuuke! In che guaio mi hai cacciata...

    *Pensò, in meno di una frazione di secondo.*



    *La guardò a lungo, a metà fra il pentimento e il non sapere come giustificare le proprie accuse. Era però vero che non avevano letto il contenuto della lettera, solo Luke aveva visto giusto le prime righe.*



    Si... si è trattato di un equivoco. Non sapevamo che fosse tua, visto che era lì per terra abbandonata. E sappi che non abbiamo letto il contenuto della lettera... anche perché non avevamo idea che ti chiamassi Antaria. Ora sono la prima ad ammettere che abbiamo sbagliato, e ti chiediamo scusa anche se non te ne fai nulla delle nostre scuse.
    Tolto questo, siamo due Grifondoro ma stai facendo di tutta l'erba un fascio. Noi abbiamo errato, ovviamente, ma altri Grifondoro questo non lo farebbero.


    *Disse, abbastanza arrabbiata: avevano sbagliato quanto voleva, ma la casata gliela lasciava stare. Le persone che avevano l'abitudine di giudicare tutta una casata in base a ciò che avevano visto fare a una, due, tre studenti proprio Amelia non le sopportava.*

    Ripeto, non abbiamo la benché minima idea di ciò che c'è scritto; in ogni caso avresti potuto custodirla molto meglio. Coraggio Luke, dalle quella lettera e torniamocene indietro.

    *Queste parole vennero pronunciate in un sibilo, visto che la Serpe aveva lasciato una cosa così importante e segreta per lei lì sul pavimento... e poi faceva la sdegnata. Questo non lo poteva soffrire. Diede un colpetto al primino, in modo che si sbrigasse a consegnare la ormai celeberrima lettera alla giovane.*
    @Luke_Deaggle,@Clarissa_Greythorne


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Sebbene Amelia avesse invitato Luke a sbrigarsi per ritornare in Sala Grande, quei pochi attimi di esitazione del Grifondoro furono fatali e infatti, stava ancora riflettendo con in mano la busta appena ritrovata quando una voce risuonò alle loro spalle accompagnate dalla figura altera della Serpeverde che poco prima avevano cercato di "inseguire". Luke ora vedeva Clarissa da vicino per la prima volta, in lei riconobbe dei tratti familiari, sì, era certo di averla già incontrata da qualche parte, quello che lo colpì maggiormente fu che ogni aspetto dolce della ragazza era messo in ombra da una postura estremamente altera e altezzosa della ragazza, persino snob. Era un atteggiamento che molti ragazzi provenienti dalle più nobili e antiche famiglie purosangue difficilmente riuscivano a togliersi, un'aria di superiorità nei confronti del resto del mondo che a Luke risultava incredibilmente fastidiosa. Luke si era infatti voltato a guardarla con un'espressione quasi curiosa non appena aveva sentito la sua voce.*

    Vedo che il farsi gli affari propri non rientra tra le presunte qualità Grifondoro...e nemmeno non leggere la posta altrui.

    *Il tono era estremamente calmo e, benché non fosse esattamente un comportamento innocente quello dei due Grifondoro, Luke non si sentì minacciato e non ebbe affatto paura della ragazza che li aveva appena raggiunti e "colti in flagrante", in fin dei conti non poteva sapere cosa stessero facendo via che quella lettera non era sua ma di questa misteriosa Antaria. Amelia forse si sentiva parecchio in colpa e quindi cominciò a cercare delle giustificazioni e persino a scusarsi, Luke la ascoltò allibito, avrebbe preferito dicesse molto meno di quello che in realtà disse, tuttavia ormai Amelia aveva confessato e di certo lui non poteva negare l'evidenza. Amelia pronunciò un'ultima frase dopo la quale o fissò in attesa di una sua risposta e di un suo gesto.*

    Ripeto, non abbiamo la benché minima idea di ciò che c'è scritto; in ogni caso avresti potuto custodirla molto meglio. Coraggio Luke, dalle quella lettera e torniamocene indietro.

    *Durante il lungo discorso di Amelia Luke aveva avuto modo di osservare con cura le espressioni di Clarissa, studiandone ogni minimo dettaglio, quando Amelia finì di parlare Luke era ancora completamente immerso nei propri pensieri. Passarono quindi almeno 30 secondi di un assordante silenzio prima che il piccolo Grifondoro cominciasse a parlare.
    Luke era un ragazzino molto educato e solitamente con tutti si comportava in modo gentile e cordiale, indipendentemente dallo stato di sangue o dalla casa di appartenenza. Aveva una grande amica tra le fila dei Serpeverde quindi non considerava nemica per principio quella casa così come aveva amici purosangue molto affabili e cordiali. Tuttavia c'era qualcosa nel modo di Clarissa che lo indispettì non poco, quel suo fare spocchioso, quella sua aria supponente, quel suo rivolgersi ai due Grifondoro con arroganza, quel suo disprezzo velato per la casa dai colori rosso-oro. Era estremamente raro Luke si dimostrasse ostile verso qualcuno che aveva appena incontrato, specialmente qualcuno più grande che avrebbe potuto metterlo in difficoltà o attaccarlo senza che lui si potesse minimamente difendere, ma il comportamento di quella ragazza fu una scintilla in una tanica di materiale altamente infiammabile. Dopo secondi di silenzio pesantissimo Luke guardò la Serpeverde con un'indiscutibile aria di sfida. Rispondendo ad Amelia disse:*

    Non credo proprio, non le darò proprio niente.

    *Nessuno si muoveva, si tagliava l'aria con un coltello. Il silenzio rimbombava in quel corridoio deserto.*

    Vedo che essere a conoscenza di quello che si dice prima di aprire bocca non rientra tra le tue presunte qualità... e nemmeno la gentilezza.

    *Luke era in parte dispiaciuto per Amelia che non c'entrava nulla con quella storia e ci era finita completamente per errore. Era certo che non avrebbe apprezzato le sue parole per questo in segno di risposta, si volse verso di lei dicendo.*

    Perché mai dovrei darle questa lettera? Io non so di chi sia questa lettera, la restituirò solo al legittimo proprietario quando sarò sicuro che è lui e me l'avrà chiesto con un po' di educazione.






    @Amelia_Smith, @Clarissa_Greythorne,


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 700
       
       

    *Le reazioni di quei due ragazzi provocarono due reazioni in Clarissa, completamente diverse e addirittura contraddittorie in apparenza, come anche l'atteggiamento dei due Grifondoro che le stavano di fronte.
    Non appena le parole lasciarono le sue labbra, i due ragazzi in questione si girarono verso di lei, senza però risponderle, non subito almeno; passarono infatti lunghi attimi di silenzio prima che la ragazza dai capelli rossi proferì le prime parole, iniziando a scusarsi.*

    Si... si è trattato di un equivoco. Non sapevamo che fosse tua, visto che era lì per terra abbandonata. E sappi che non abbiamo letto il contenuto della lettera... anche perché non avevamo idea che ti chiamassi Antaria. Ora sono la prima ad ammettere che abbiamo sbagliato, e ti chiediamo scusa anche se non te ne fai nulla delle nostre scuse.
    Tolto questo, siamo due Grifondoro ma stai facendo di tutta l'erba un fascio. Noi abbiamo errato, ovviamente, ma altri Grifondoro questo non lo farebbero.


    *Mentre ascoltava quelle frasi inizialmente di scuse, inizialmente Clarissa alzò solamente un sopracciglio, come unico segno della sua dubbiosità riguardo non poche affermazioni della ragazza. Innanzitutto, lei aveva richiuso con cura la lettera prima di riporla nella tasca del mantello e, cosa ben ovvia, ora non lo era più, risultando ben aperta nelle mani del ragazzino; sul fatto che non tutti fossero a conoscenza del suo nome completo, Clarissa Antaria Greythorne, era disposta a soprassedere, non potendo essere sicura delle origini e dell'anno di appartenenza degli studenti che le stavano di fronte. Al sentire il proseguo del discorso di quella ragazza, il sopracciglio curato non fece che alzarsi ancora di più, ma la ragazza passò oltre, abituata al nobile spirito Grifondoro, sempre pronti a difendere la loro amata casata...Nel rispondere a quella ragazza, la giovane utilizzò un tono leggermente meno freddo di quello usato in precedenza, senza però abbandonare (come se avesse potuto farlo, in ogni caso) la cadenza tipica dei Purosangue e dei Greythorne in particolare, allungando impercettibilmente alcune sillabe di certe parole.*

    Vedo che, nonostante il vostro essere nel torto più completo, non ti riesca proprio pormi delle semplici, inutili si, ma gradite scuse.

    *Un problema, però, fu ciò che la ragazza disse successivamente, inalberandosi inutilmente e accusandola di fare di tutta l'erba un fascio per poi concludere, con ulteriore sdegno di Clarissa, intimandole di custodire meglio i propri possedimenti, come se Clarissa avesse scelto volontariamente di perdere la lettera in uno dei numerosi corridoi del Castello, lasciando un oggetto a lei così caro in balia di altre persone, che quasi sicuramente non si sarebbero fatte gli affari propri, come effettivamente era successo.*

    Il non aver letto il contenuto di quella lettera importa ben poco, dato che l'avete evidentemente aperta, pur non essendo di vostra proprietà, o mi sbaglio forse?

    *In seguito a queste sue parole, trascorse un tempo abbastanza lungo da far percepire la delicatezza della situazione, interrotto poi dal ragazzino (Luke, a quanto pareva) che parlò, pronunciando parole definibili solo come di sfida, affermando di non avere alcuna intenzione di restituirle la lettera, come invece suggerito dall'altra Grifondoro. Successivamente il ragazzino utilizzò la stessa costruzione della frase pronunciata da Clarissa stessa poco prima per accusarla di non essere a conoscenza dei fatti e della sua poca gentilezza, cosa alquanto errata considerati i fatti e il suo aver solamente constatato la situazione, forse secondo modi tipicamente Greythorne, diretti e taglienti.
    Infine, furono le ultime parole pronunciate da Luke, nei confronti della ragazza con cui si trovava, a provocare nella bella Serpeverde una reazione apparentemente inaspettata e genuina: una risata, argentina e leggera. Non aveva potuto trattenersi, come avrebbe potuto d'altronde, sentendo tali sciocchezze? La risata, per quanto spontanea, finì poco dopo, scemando sempre più, sino a lasciare a Clarissa la possibilità di pronunciare ciò che aveva intenzione di dire a quel presuntuoso, appellandolo come l'altra ragazza aveva fatto poco prima.*

    Temo che oggi non sia il tuo giorno fortunato, Luke, dato che quella lettera appartiene a me soltanto e l'educazione, da dove vengo io, è riservata a chi la merita.

    *Se il ragazzo avrebbe creduto alle sue parole, meglio, altrimenti ci avrebbe messo ben poco a dimostrare la sua identità, anche solo mostrandogli l'anello di famiglia che era solita indossare, con stemma dei Greythorne e nome, completo, inciso all'interno. Clarissa non voleva nemmeno immaginare la reazione che questa situazione avrebbe potuto creare da parte del mittente stesso della ormai incriminata missiva, da William, colui che si era lasciato andare a confessioni personali e parole dolci, sicuro della segretezza di tale corrispondenza; non facevano mistero, i due giovani nobili, del loro legame, ma certo non erano famosi per lasciarsi andare a gesti sdolcinati o, che Salazar lo scampasse, a nomignoli di dubbio gusto, né in privato e sicuramente non in pubblico, sotto gli occhi delle famiglie e della stampa magica. Un pensiero, legato proprio alle loro famiglie, riuscì a rincuorare un minimo la ragazza: ogni famiglia Purosangue antica, spesso nobile come i Lancaster e i Greythorne stessi, aveva un proprio simbolo, un proprio stemma, e spesso tali famiglie erano solite portare gioielli con tali decori, unirli alle proprie firme o, come aveva fatto William in quel caso, imprimere tali stemmi sulla ceralacca che chiudeva le lettere. La lettera ricevuta quel giorno da Clarissa infatti, oltre ad essere stata scritta chiusa in una busta del tipico color verde salvia prediletto da William, era stata sigillata con lo stemma dei Lancaster, inconfondibile e riconoscibile a chiunque sapesse qualcosa di Famiglie Nobili.*


    @Luke_Deaggle, @Amelia_Smith,




    Ultima modifica di Clarissa_Greythorne 3 settimane fa, modificato 3 volte in totale


  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *La risposta di Clarissa fu come la ragazza se la sarebbe aspettata: fredda e con un tocco di superiorità.*

    [color=6A5ACD]
    Vedo che, nonostante il vostro essere nel torto più completo, non ti riesca proprio pormi delle semplici, inutili si, ma gradite scuse.Il non aver letto il contenuto di quella lettera importa ben poco, dato che l'avete evidentemente aperta, pur non essendo di vostra proprietà, o mi sbaglio forse?[/color]

    No... non sbagli.

    *Concordò la ragazza, sentendosi improvvisamente un po' spaventata da quella figura autoritaria e glaciale come un pupazzo di neve. Però aveva pur sempre ragione...*

    Non sbagli...

    *Ripetè subito dopo, con uno sguardo vacuo perso nel nulla. E ora, come avrebbe fatto a dimostrare che era stata praticamente spinta dentro a quella situazione? Non poteva... non poteva, e non ci teneva neppure a farlo. Ormai era andata.
    Ciò che accadde dopo, però, la fece andare letteralmente su tutte le furie: la risposta di Luke.*


    Non credo proprio, non le darò proprio niente. Vedo che essere a conoscenza di quello che si dice prima di aprire bocca non rientra tra le tue presunte qualità... e nemmeno la gentilezza.
    Perché mai dovrei darle questa lettera? Io non so di chi sia questa lettera, la restituirò solo al legittimo proprietario quando sarò sicuro che è lui e me l'avrà chiesto con un po' di educazione.


    *La ragazza rimase a bocca aperta: era basita!*



    *La risposta di Clarissa arrivò puntuale.*


    Temo che oggi non sia il tuo giorno fortunato, Luke, dato che quella lettera appartiene a me soltanto e l'educazione, da dove vengo io, è riservata a chi la merita.


    *La ragazza era veramente infuriata con l'amico: la povera quindicenne aveva solo ragione. SOLO RAGIONE. E la risposta che il primo anno aveva dato l'aveva fatta arrabbiare come non mai. I suoi capelli rossi sembravano fuoco, le sue troppe lentiggini quasi brillavano di una strana luce rossastra, e i suoi occhi azzurri come due laghi di montagna divennero gelidi. Sapevano essere accoglienti, caldi, ma anche taglienti come una lama. La Greythorne non aveva da dimostrare proprio niente: era nel giusto, e loro nel torto più totale. E Luke si era rifiutato di ammetterlo!*

    No, fammi capire un attimo... prima mi trascini in una situazione del genere. Poi mi fai sembrare maleducata, incivile e impicciona. E ora questo? RIDALLE LA LETTERA SEDUTASTANTE! E non OSARE fare altro. CHIARO?

    *La prima parte della frase la disse piano, controllandosi... ma poi la sua voce si alzò sempre di più. La Serpe non poteva capire la ragione della sua rabbia.
    Amelia era sempre stata così: paziente, ma quando si arrabbiava faceva quasi paura... infatti quando era nervosa la gente tendeva a starle alla larga, perché poteva arrivare a insultare addirittura. In quel momento i suoi occhi erano così arrabbiati che sembrava che lanciassero scintille; e i suoi capelli scarlatti sembravano fuoco puro. Sicuramente, se era riuscita a far paura anche a presone più grandi di lei, anche il primino avrebbe avuto timore, e avrebbe consegnato ciò che doveva dare SUBITO. Immediatamente. Era così arrabbiata... l'unica cosa che avrebbe potuto calmarla in quel momento sarebbe stato un pesante sonnifero... o poche, rare persone. Ma in quel momento non aveva a disposizione nulla di ciò... quindi non POTEVA essere tranquillizzata.*
    @Luke_Deaggle,@Clarissa_Greythorrne




    Ultima modifica di Amelia_Smith 3 settimane fa, modificato 1 volta in totale


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Stranamente la risposta di Luke fece infuriare molto più la rossa Grifondoro della bruna Serpeverde e la qual cosa era davvero curiosa; Clarissa infatti era sì arrabbiata con la coppia di studenti Grifondoro ma mantenne il suo solito contegno, era arrabbiata con loro perché, a suo dire, si erano impicciati in affari non loro, ma d'altra parte loro avevano raccolto una lettera, gesto che chiunque nel castello avrebbe potuto fare, intascandola prima ancora che avesse il tempo di tornare sui suoi passi e facendola così sparire per sempre. Dopo una risata apertamente di scherno disse delle parole che a Luke suonarono come coltellate nello stomaco, se c'era qualcosa che il piccolo Grifondoro non sopportava era l'essere deriso e non essere preso sul serio, di questa risata se ne sarebbe ricordato.*

    Temo che oggi non sia il tuo giorno fortunato, Luke, dato che quella lettera appartiene a me soltanto e l'educazione, da dove vengo io, è riservata a chi la merita.

    *Il Grifondoro però, allo stesso tempo, cominciava a non capirci più nulla, Amelia le aveva detto che la ragazza si chiamava Clarissa e ora quella pretendeva fosse sua una lettera indirizzata a una certa Antaria. Come poteva pretendere che Luke sapesse che era lei quell'Antaria? E poi, perché Amelia insisteva che Luke ridesse la lettera a Clarissa quando lei stessa gli aveva detto che non era di Clarissa?
    Certo, Clarissa aveva ricevuto una lettera e lui stesso era convinto fosse quella, ma si ricordava la delusione quando il nome che aveva letto non era precisamente quello della Greythorne. Luke stava per osservare la lettera che aveva in mano per vedere se qualche elemento potesse ricondurla a Clarissa ma Amelia esplose come un fiume in piena non lasciandoli nemmeno il tempo di abbassare gli occhi che le sue parole in un crescendo irrefrenabile cominciarono a risuonare per tutto l'atrio del castello. Diventò furente, temibile, terribile, faceva paura da quanto si era arrabbiata, gli occhi lanciavano occhiate fiammeggianti in direzione dello studente del primo anno, Luke cominciò a temere che potesse scagliargli qualunque incantesimo addosso, incenerirlo all'istante, era completamente incapace di reagire, incapace di dire alcunché. Era dispiaciuto per aver trascinato l'amica in una situazione in cui non avrebbe voluto trovarsi, era colpa sua se erano lì, e persino se Amelia era coinvolta in quella vicenda. Le aveva chiesto di fidarsi di lui e l'aveva cacciata in un guaio con una compagna di un'altra casa. Avrebbe voluto dire almeno a Clarissa che la Grifondoro più grande non c'entrava, ma non ne ebbe la forza.
    Con occhi impauriti rimase a fissare la rosso-oro più grande, non voleva deluderla e era dispiaciuto oltre misura per averla fatta arrabbiare. Rimase a guardarla con uno sguardo impaurito e triste dal basso verso l'alto dimenticandosi completamente della presenza della Serpeverde lì vicino a loro.*



    *Rimase immobile a fissare Amelia incapace di muoversi e incapace di parlare, la gola era secca e non trovava nessuna parola giusta da dire. Quindi non fece niente, rimase semplicemente fermo come una statua. Una cosa però era certa, la lettera era salda nelle sue mani, non la consegnò a Clarissa, non aveva minimamente intenzione di farlo e nessun incantesimo di appello avrebbe potuto togliergliela dalle mani.*




    @Amelia_Smith, @Clarissa_Greythorne,


  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *Amelia era sicura di aver spaventato l'amico, infatti si vedeva dai suoi occhi... ne sarebbe rimasta orgogliosa se non fosse ararbbiata come un tirannosauro a cui è appena stata tolta la carne! La lettera rimaneva ancora incollata nelle sue mani.*

    ACCIO!

    Citazione:
    ACCIO
    Descrizione: utilizzato per attirare a sé gli oggetti
    Tipo: incantesimo generico
    Durata: istantanea
    Consigliato: per richiamare armi durante un duello oppure una scopa volante per fuggire
    Avvertenze: dato che serve ad attirare oggetti che si trovano sia vicini che lontani, è evidente che maggiore è la distanza della cosa da richiamare maggiore dovrà essere la concentrazione
    Livello Minimo Consigliato: 1


    *La giovane lanciò quell'incantesimo elementare perché non ne poteva più! La lettera volò via dalle mani del ragazzino, e andò a depositarsi, senza essere minimamente rovinata, in quelle della rossa. Appena ciò accadde, stando attenta a essere la più delicata possibile, la porse alla Serpeverde.*

    Tieni... e scusa. Questa volta in modo sincero. Mi vergogno di come mi sono comportata... scusa.

    *Disse, rivolta alla strega, dandole in mano il pezzo di carta. La Grifa notò che Luke era ancora là immobile a fissarla... un po' le fece tenerezza, ma si riscosse: non le importava più.*

    Tu...non...parlarmi...più...i...prossimi...centocinquant'...anni.

    *Intimò al ragazzino, lanciandogli un'occhiata delle sue peggiori. Detto questo, voltò le spalle e si apprestò a tornare da dove era venuta. E voleva andarci SOLA.*
    @Luke_Deaggle,@Clarissa_Greythorne


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 700
       
       

    *Ciò che successe dopo ebbe il potere di lasciare Clarissa quasi senza parole e sicuramente molto perplessa: la ragazza dai capelli rossi, che già si era inalberata in precedenza senza troppi motivi, si arrabbiò ancora di più, ma non nei confronti della giovane Serpeverde, piuttosto in quelli del ragazzino con cui si trovava, quel Luke che, a giudicare dall'espressione spaventata, non doveva starsela passando affatto bene: la situazione stava decisamente sfuggendo di mano, addirittura senza che Clarissa intervenisse in un qualche modo.*

    E pensare che i Serpeverde vengono ritenuti infidi tra loro...

    *La sua casata infatti era da sempre ritenuta una sorta di covo di studenti spocchiosi, freddi e calcolatori, al limiti del malvagio per certe persone del Castello, mentre i Grifondoro erano considerati i perfetti figli di Hogwarts, sempre mossi dal loro nobile spirito di giustizia: e ora Clarissa assisteva a una scena o meglio, ad una scenata del genere, tra due conciasti proprio di quella tanto leale e perfetta casata...chi lo avrebbe mai detto, a quanto pareva ognuno aveva i propri segreti all'interno di quel castello, e non tutti erano candidi.
    Un incantesimo di appello fu lanciato dalla Grifondoro, che urlò la formula magica necessaria per togliere la lettera dalle mani del ragazzo che ancora la tenevano ben stretta, facendo temere Clarissa sullo stato effettivo in cui tale oggetto fosse: se anche una sola piega avesse rovinato la carta pregiata ci sarebbero state delle conseguenze, prima o poi, di quello ne era fermamente convinta. Un'espressione di vago stupore andò a segnare i lineamenti aristocratici della Greythorne quando la Grifondoro le consegnò con delicatezza la lettera incriminata, lasciando che la legittima proprietaria la riavesse, accogliendola tra le sue dita come un tesoro prezioso. Uno scintillio di gioia illuminò per qualche istante gli occhi verdi della ragazza, per poi essere sostituito da una cosa ben più familiare alla Greythorne, una sensazione che amava ed era abituata ad ottenere: vittoria, pura e semplice, che la rendeva fiera e compiaciuta nello scagliare un'occhiata di sfida al ragazzino che era stato "tradito" dalla sua stessa compagna.
    Delle ulteriori scuse furono pronunciate durante tale "transazione" ma a Clarissa non poteva importare di meno di quelle parole vuote, per quanto "sincere" potessero essere declamate dall'altra ragazza: nessuno le avrebbe fatto dimenticare di ciò che era successo quel giorno, sicuramente non dei volti di coloro che avevano osato comportarsi in modo così deplorevole.*

    Come ho già detto, non mi importa delle tue scuse. E vi avverto, la prossima volta che deciderete di farvi gli affari altrui, scegliete con cura chi disturbare.

    *Non era una minaccia, quella della ragazza, ma un semplice avvertimento: se quei due tanto desideravano soddisfare la propria curiosità, meglio che lo facessero con qualcun altro e sicuramente non con lei, d'altronde i Greythorne erano una famiglia a cui era particolarmente sconsigliato pestare la bacchetta e di sicuro lo era ancora per una cosa tanto privata, seppur in apparenza innocua, quanto la corrispondenza privata dell'erede di tale stirpe, senza considerare la reazione da parte del mittente principale di tali lettere, niente meno che l'erede dei Lancaster.
    Infine, la Grifondoro pronunciò delle parole particolarmente cattive ed esagerate, con tanto di iperbole sulla quantità di tempo in cui il ragazzino non avrebbe più potuto parlarle, facendo alzare leggermente gli occhi al cielo a Clarissa stessa, che non ne poteva più di quella situazione, men che meno di quella scaramuccia tra appartenenti della casata rosso-oro, degenerata nel giro di pochi minuti.*

    Quanta teatralità...

    @Luke_Deaggle, @Amelia_Smith,


  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *La ragazza se ne stava andando, quando la assai fastidiosa voce della Serpe la raggiunse ancora.*

    Come ho già detto, non mi importa delle tue scuse. E vi avverto, la prossima volta che deciderete di farvi gli affari altrui, scegliete con cura chi disturbare.

    Guarda, se avessi saputo chi stavo andando a "disturbare" avrei preferito buttarmi giù dalla torre più alta del castello che avere a che fare con lei. Parli come se ti credessi tanto superiore... quasi mi fai ridere.

    *Rispose, più aspra che mai, la coraggiosa Grifondoro, pronunciando in falsetto la parola "disturbare", imitando la voce della quindicenne, aggiungendo una risatina. Poi, senza aggiungere altro, lanciò un'ultima occhiata allo spaventato Luke che aveva davanti a sè: non voleva litigare veramente con lui... fino a pochi attimi prima sì, ma ora quella Serpeverde stava davvero esagerando con stizza e superiorità. Se tutti quelli di cui stava provando a capire la mentalità erano come lei, grazie tante e addio. Ma decise che non doveva essere per forza così, quindi non era il caso di fare tutta l'erba un fascio, come invece aveva fatto prima l'altra.
    Stava ancora guardando il primo anno, senza sapere bene cosa fare... si limitò a lanciargli un'occhiata che poteva valere più di mille parole: esprimeva un senso di confusione, visto che era finita in quella situazione quasi senza volerlo, e anche di "facciamo la pace quando vuoi." Non pretendeva certo che l'avesse perdonata subito, dopo che gli aveva strappato via la lettera, voleva solo informarlo che quei centocinquant'anni avrebbero potuto tranquillamente tramutarsi in qualche minuto, se solo l'avesse voluto. Quello sguardo durò una frazione di secondo, poi girò i tacchi e prese a camminare lentamente verso il castello.*

    [i] E la mia amica Eirwen mi aveva detto che bastava saperla prendere... solo perché è nobile si crede la regina del mondo, ma a me non potrebbe importare meno chi sia. Quindi, farà meglio ad abbassare i toni.

    *Pensò, senza vergogna; le sarebbe quasi piaciuto se la Greythorne fosse stata un'esperta Legilimens: così avrebbe visto che non la temeva, anzi la considerava montata e fuori dal mondo.*
    @Luke_Deaggle,@Clarissa_Greythorne


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Luke era spaventato dalla furia di Amelia, non aveva mai visto l'amica così arrabbiata e davvero aveva paura di quello che potesse succedere, Luke ancora aveva poca dimestichezza con gli incantesimi e quella ragazza più grande poteva fargli praticamente di tutto senza che lui potesse opporsi; ma quello che successe subito dopo ebbe l'effetto di tramutare istantaneamente la paura del ragazzo in rabbia e allo stesso tempo delusione, non successe infatti nulla di ciò che temesse, ma qualcosa che lo deluse molto. La Grifondoro infatti gli sottrasse la lettera con l'incantesimo di appello per poi consegnarla alla Serpeverde, nessuna spiegazione, gliela sottrasse con la forza della magia con l'intento di darla, senza nemmeno accertarsi che fosse veramente sua, alla figlia dei Greythorne. Luke era sempre più confuso non capendo cosa sapesse la Grifondoro che lui non sapeva, perché non aveva nessuna esitazione a dare quella busta a Clarissa, perché non aveva come lui voluto verificare prima se fosse davvero lei la destinataria del messaggio? Inoltre si sentiva profondamente umiliato per quel gesto, perfino tradito, al punto che l'espressione del Grifondoro da spaventata si tramutò in nerissima, Luke avrebbe voluto andarsene immediatamente da lì, pietrificare Amelia nella posizione in cui si trovava e ritornarsene in Sala Comune senza dover vedere ulteriormente la Grifondoro a cui non avrebbe dovuto rivolgere la parola, e in quel momento era deciso a prenderla alla lettera, per i prossimi 150 anni. L'ira stava salendo sempre più incontrollabile, stava per estrarre la bacchetta e difendersi, il come lo avrebbe dettato solo il suo istinto, voleva dare fuoco a quella busta e non vedere più quelle due ragazze, stava quasi per estrarre la bacchetta dalla fodera della divisa quando si mise a osservare la scena che ora intercorreva tra le due. Persino la Serpeverde dovette essere rimasta sorpresa da quella scena, guardava in direzione dei due Grifondoro allibita e a tratti addirittura scocciata dal battibecco tra i rosso-oro, ma ora i suoi occhi si spostarono prima su Amelia e poi sulla busta, stava per riavere infatti il suo trofeo. Luke assistette quindi alla consegna della busta senza aprire bocca, con una mano pronta a estrarre la bacchetta e incredulo di ciò che i suoi occhi vedevano, Clarissa nonostante per alcuni istanti sembrasse contenta di quel gesto subito tornò l'impassibile e imperturbabile ragazza di sempre e rispose con il tono glaciale che l'aveva contraddistinta fin lì.

    Probabilmente Amelia dopo aver fatto la fatica di recuperare la lettera si aspettava almeno un "grazie", grazie che non arrivò sostituito invece da una nuova doccia gelata che mandò Amelia su tutte le furie. La ragazza dai capelli rossi rispose furente, cercò come meglio poté di contrattaccare alla snobbante reprimenda della Serpverede imitando anche per alcuni versi la voce altezzosa dell'altra. Prima di girare sui tacchi e andarsene, guardò Luke, forse si era pentita del gesto che aveva fatto per essere solamente derisa e accusata dalla Serpeverde, ma Luke era troppo arrabbiato per, anche minimamente solidarizzare con lei. Tenne lo sguardo nero che aveva, l'espressione non si ammorbidì in nessun punto e i suoi pensieri erano più violenti che mai anche se dall'esterno si poteva notare solo uno sguardo particolarmente severo.*

    "Ecco bene vattene, ti sta bene! Visto cos'è servita la tua sceneggiata?!"

    *Gettò rapidamente un'occhiata vedendola allontanarsi lungo il corridoio, se per un momento aveva pensato che Luke potesse rincorrerla per scusarsi si sbagliava, Luke era troppo arrabbiato per essere stato tradito così, senza spiegazioni e senza la certezza che fosse servito a qualcosa, fu quindi solo contento di vedere che la Grifondoro se ne andava autonomamente dalla scena. Quando i passi furono sufficientemente lontani si voltò nuovamente verso la Serpeverde, un'espressione di trionfo le era stampata in viso, aveva ottenuto quello che voleva, e senza muovere un dito. Luke la guardò impassibile, irritato da come potesse essere contenta di una vittoria che non aveva avuto per propri meriti. Ma ancora gli rimaneva un dubbio, quello nessuno glielo aveva chiarito e su quello era ancora posata la sua concentrazione.*

    Qual è il tuo nome, Greythorne?

    *disse Luke con un tono piatto e senza nessuna sfumatura, prima di guardare per un ultima volta quella busta.*

    E comunque, se anche fosse tua, è a te che è caduta, non te l'abbiamo presa noi.




    @Clarissa_Greythorne, @Amelia_Smith,


  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *Lo sguardo di Luke restò nero, nerissimo come la pece nella sua breve occhiata.*

    Tutto solo per quel suo idiota istinto da investigatore. Meglio così, almeno non dovrò capitare in altre situazioni del genere per colpa di un primino che prova sensazioni a casaccio.

    *Pensò, acidissima, andandosene. Se la sentì di aggiungere altro, visto che quel primino l'aveva fatta veramente infuocare. Ora non vedeva solo l'ora di buttarsi nelle braccia del suo ragazzo, o di incontrare qualche amica... sarebbe anche bastato che quella reginetta e Sherlock sparissero, soprattutto la prima.
    Ad ogni modo, stava camminando lentamente non perché voleva essere seguita, anzi, ma perché tentare di calmarsi sarebbe stato niente male, e andare in fretta certo non aiutava allo scopo. Si chiese ancora una volta il motivo per cui aveva seguito quel ragazzino... errore che non avrebbe mai più ripetuto. Non solo con lui, con tutti quelli di cui non aveva ancora conosciuto l'istinto.*

    Errore da principiante... come ho fatto, COME ho fatto a fidarmi di quell' investigatore in gonnella... stupida Amelia. Dovevi startene seduta al tavolo. Non una, ben due persone insopportabili in una giornata... che pomeriggio del cavolo.

    *E, con questo brutto pensiero, una furibonda Amelia stava camminando anche troppo lentamente verso neanche lei sapeva dove.*
    @Luke_Deaggle,@Clarissa_Greythorne


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 700
       
       

    *I genitori di Clarissa avevano sempre consigliato alla figlia di non sottovalutare gli studenti delle casate differenti dalla propria, essendo loro stessi appartenuti in gioventù proprio alle due tra cui correva più discordia, Grifondoro e Serpeverde; sin dai primi anni di vita della loro unica vita, Lord e Lady Greythorne erano convinti che la piccola sarebbe appartenuta, una volta cresciuta, alla casata Verde-argento, come il padre e la maggior parte della Famiglia prima di lei, e proprio per questo non c'era stata alcuna sorpresa al risultato dello Smistamento, avvenuto ormai cinque anni prima. Lady Greythorne ricordava sempre alla giovane Clarissa di non escludere a prescindere le persone secondo quella divisione, essendo stata ella stessa una Grifa e facendole capire che anche quegli studenti in apparenza così differenti potevano avere lati postivi o, quanto meno, passabili. La giovane Serpeverde però era sempre più certa di una cosa: Elizabeth d’Ambray, ora Lady Greythorne, era l'eccezione che confermava la regola, dato che in quegli anni erano stati molti pochi i Grifondoro a lei congeniali.
    Quella tipa con i capelli rossi sicuramente non era tra essi: nel giro di pochi minuti si era scusata con Clarissa per poi lanciarle frecciatine e in seguito infuriarsi con quel Luke (per poi sembrar cambiare idea) e, ancora, scusarsi e arrabbiarsi con la Greythorne, sputando sentenze velenose e andandosene come una sorta di reginetta a cui era stata rovinata la giornata.*

    Oh madre, sapessi che gente c'è ora tra le file della tua amata Casata...

    *Prima di andarsene definitivamente, le parole pronunciate da quella ragazza, in risposta all'avvertimento di Clarissa (anche troppo gentile a parer suo), furono quasi di pena e derisione, con tanto di risatina alla fine, come se la bella Serpeverde avesse scelto di ritrovarsi in quella situazione e, ancor peggio, di avere a che fare con quella tipa: non avrebbe ottenuto alcuna reazione da lei, e infatti l'unica cosa che la giovane mora fece fu alzare vagamente gli occhi al cielo, nella speranza che quella scena madre finisse.
    Una volta che se ne fu andata, il ragazzino, Luke, che finalmente sembrava star reagendo alla cattiveria gratuita da parte di quella che Clarissa presumeva essere una sua amica, si rivolse ancora una volta all'unica persona rimasta in quel banale corridoio di Hogwarts, quel giorno teatro di una scena del genere. Ciò che le chiese, però, ebbe il potere di far sorridere leggermente Clarissa, quasi come una sorta di rassegnazione alla curiosità del più piccolo: Luke, infatti, le chiese il suo nome.*

    Devo riconoscertelo, "Ad astra per aspera"...Il mio nome è Clarissa Antaria Greythorne.

    *Per rispondere aveva usato due toni resi differenti da una leggera sfumatura. La prima parte della risposta era una sorta di rassegnazione, velata però da una sorta di ammirazione tipicamente Greythorne, i quali non potevano che non apprezzare tale caratteristica in una persona, citando addirittura il motto della propria Famiglia; la seconda affermazione invece risultò come una semplice dichiarazione, un ripetere quel nome completo con voce chiara e concisa, priva di alcuna inflessione superba.
    Infine, il Grifondoro cercò di chiarire la situazione ormai degenerata con una semplice precisazione riguardante le condizioni in cui era stata ritrovata la lettera, ossia trovata per terra e certamente non rubata o sottratta. Clarissa non ne dubitava, ma rimaneva comunque il fatto di come si erano comportati i due durante lo "scontro" e di certo non poteva dimenticare il fatto che la lettera fosse stata aperta, con tanti saluti alla privatezza del contenuto.*

    Concordo e lo riconosco, "mea culpa", ma dubito che tale lettera fosse anche aperta, o sbaglio?

    *Giorno fortunato per davvero per quel ragazzino, addirittura un'ammissione di colpa da parte di una Greythorne, per quanto contenuta in una frase pronunciata con semplicità, per quanto possibile ad una persona come lei. Se fosse stata una missiva qualunque, scritta da chiunque altro, avrebbe anche potuto soprassedere un minimo, ma era stato più forte di lei difendere non solo il pezzo di pergamena contenuto in quella busta color salvia, ma soprattutto ciò che tale oggetto significava per lei e nessuno, nessuno avrebbe mai potuto nuocere qualcosa riguardante William e uscirne illeso, non sotto i suoi occhi.*

    @Luke_Deaggle, @Amelia_Smith,




    Ultima modifica di Clarissa_Greythorne 2 settimane fa, modificato 2 volte in totale


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Luke era un ragazzino che, anche se apparentemente difficilmente si sarebbe detto, era piuttosto introverso e riflessivo, quindi in generale non era facile preda di emozioni improvvise e contrastanti, tuttavia quella circostanza contraddiva perfettamente questa sua indole generale ed era quasi impossibile descrivere cosa stesse provando in quel momento. Un misto di rabbia, delusione, paura si confondevano in qualcosa di indefinibile nella sua mente. Era arrabbiato con Amelia, la sua compagna Grifondoro che lo aveva "tradito" e umiliato di fronte alla Serpeverde dai tratti alteri, deluso anche dal suo comportamento così strano e imprevisto, aveva paura di quello che poteva riservargli ora quella ragazza più grande di lui, ben più esperta di lui nell'arte magica di fronte alla quale era completamente indifeso, aveva paura delle parole che gli erano ormai sfuggite di bocca in quell'accusa che forse non era così ben ponderata ma che non aveva fatto a tempo a fermare, voleva scappare ma allo stesso tempo affrontarla, voleva riprendersi quella lettera che aveva trovato e che Amelia senza apparentemente alcuna ragione aveva dato alla Serpeverde soggiogata dalla superiorità caratteriale della verde-argento. Troppe e troppo contrastanti le emozioni che si succedevano l'un l'altra dietro lo sguardo fermo sostenuto dalle iridi chiare del ragazzo quando uscirono dalla bocca di Clarissa le parole che fino a quel momento aveva atteso e che nella loro semplicità rimbombarono come un tuono, un fulmine a ciel sereno nella mente del ragazzo.*



    Devo riconoscertelo, "Ad astra per aspera"...Il mio nome è Clarissa Antaria Greythorne.

    *Furono quelle pochissime parole della ragazza a prendersi, come un attore consumato, il centro della scena; tutto fu spazzato via da ciò che Luke fino a quel momento non aveva considerato, o forse non aveva voluto considerare: il secondo nome.
    Fin dal primo momento in cui l'aveva vista aveva saputo che doveva essere sua quella lettera, la curiosità della scena cui aveva assistito in sala grande lo aveva condotto a seguire la Serpeverde certo che ciò che lo avrebbe atteso non lo avrebbe deluso, e così fu quando vide quella busta color salvia per terra. Ma con altrettanta avventatezza si era ricreduto, forse il timore di aver deluso Amelia lo aveva spinto a negare con un po' di precipitosità quell'ipotesi di fronte al nome della destinataria così diverso da quello che gli era stato riferito da Amelia. Antaria vi era scritto, non Clarissa, no, si trattava a quanto pareva solo di una coincidenza e il piccolo Grifondoro con gli occhi colmi di delusione e scoramento si era affrettato ad ammettere di essersi sbagliato invece ora tutto era chiaro, e la soluzione più semplice che aveva avuto davanti fin dal primo momento solo ora gli si presentava davanti in tutta la sua semplicità statuaria. Ma le parole che vennero subito dopo lo spiazzarono ancor più; nonostante Luke per orgoglio non abbassò lo sguardo, si aspettava parole dure, di pesante accusa, aveva in fondo preteso di tenere quella lettera quando la ragazza che gli stava di fronte era sin dal primo istante la sua legittima proprietaria,*

    Concordo e lo riconosco, "mea culpa", ma dubito che tale lettera fosse anche aperta, o sbaglio?

    *Luke guardò quasi incredulo Clarissa, seppur con una coloritura vagamente ironica, le sue erano parole completamente inattese, diversissime da quelle che si sarebbe aspettato di sentire. Abbassò così lo sguardo ferito dalla forza intrinseca di quelle parole. Ciò che disse Clarissa spostò l'attenzione di Luke su un aspetto che sino a quel momento non aveva voluto e saputo vedere, la sua curiosità esasperata lo aveva spinto oltre quello che effettivamente gli doveva essere consentito, aveva violato la corrispondenza altrui aprendo quella busta e certamente, anche se forse con quell'alterità che la contraddistingueva non lo avrebbe mai ammesso, forse quel gesto poteva averla ferita più di quanto non desse a vedere. Luke, ancora con lo sguardo basso si portò le mani sul capo prendendosi i capelli tra le dita. Tacque qualche istante prima di trovare la forza di rispondere alla Serpeverde che attendeva le sue parole.*

    Hai ragione scusa...

    non c'era scritto nulla sulla busta e non sapevo di chi fosse... ho letto solo il nome e basta... mi dispiace!
    Hai ragione ad essere arrabbiata con me, comunque è colpa mia, l'ho fatto prima che Amelia potesse fermarmi...


    *disse Luke attendendo che la ragazza gli rispondesse, ancora con lo sguardo basso temendo la reazione furibonda di colei che aveva a pochi passi da lui.*






    @Amelia_Smith, @Clarissa_Greythorne, @Luke_Deaggle,


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 700
       
       

    *L'atteggiamento di quel ragazzino confermava in tutto e per tutto la sua appartenenza, sebbene da soli due mesi, alla casata di Grifondoro: testa alta e cuore scoppiante d'orgoglio, anche nel torto più palese e spudorato. Anche quando Clarissa aveva pronunciato quelle parole, simbolo della vittoria assoluta e totalizzante della ragazza, il più piccolo era rimasto immobile nel suo orgoglio, nella sua posizione, senza accennare ad abbassare gli occhi con cui aveva fissato con astio la figura della Greythorne sino a poco prima quando, per lui, ella rappresentava solo uno scoglio, un ostacolo da superare per ottenere una qualche vittoria o una sorta di risposta alla natura della Lettera incriminata. Nonostante tutto, nonostante il tanto declamato "spirito Grifondoro", il ragazzino non aveva potuto far altro che realizzare la fatalità dell'errore da lui commesso e arrendersi all'evidenza dei fatti: la ragazza che gli stava di fronte, Lei e solo Lei, Clarissa Antaria Greythorne, era la legittima proprietaria e destinataria della missiva.
    Effettivamente l'unica cosa utile che la ragazza rossa aveva fatto, prima di andarsene via come una prima donna, era stato consegnare la busta verde salvia a Clarissa, senza alcun danno soprattutto, perché se così non fosse stato la giovane Serpeverde dubitava fortemente che quei due se la sarebbero potuta cavare senza alcun danno da quella situazione, non per forza dal punto di vista fisico, no...molto meglio qualcosa di metaforico, qualcosa da sviluppare nel tempo...
    I Greythorne non andavano sfidati, mai, e sicuramente i Lancaster non erano da meno, non per gli unici eredi delle due Famiglie.*

    Meglio così, la mia lettera è intatta...

    *Quando però Clarissa gli pose quella domanda così palesemente retorica, la sorpresa divenne protagonista indiscussa sul volte del giovane, prima di venir bruscamente spodestata da ciò che, agli occhi della Serpeverde, fu il dolore della realizzazione della natura delle proprie azioni e dell'atteggiamento che sino a poco prima aveva contraddistinto lo studente più piccolo, facendogli abbassare lo sguardo tenuto così orgogliosamente alto fino ad allora; le mani del Grifondoro lasciarono il proprio posto lungo i fianchi per essere alzate verso il capo, dove le dita andarono ad afferrare alcune ciocche di capelli, ulteriore conferma di lotta e contrasto interiori. Infine, dopo alcuni momenti di silenzio e rassegnazione, il ragazzino pronunciò quelle che furono parole di scuse, di giustificazione e rassegnazione, cercando addirittura di salvare in qualche modo la ragazza che poco prima se ne era andata, riuscendo da sola a salvarsi un minimo nel riconsegnare a Clarissa la lettera in extremis.
    La bella Greythorne ascoltò con attenzione, ponderando la veridicità di esse, prima, e il da farsi poi. Dopo alcuni istanti di silenzio glaciale, in cui anche la caduta di una piuma a terra avrebbe prodotto un rumore assordante, la giovane pronunciò ciò che suonò come una sentenza del Wizengamot, tale fu il tono utilizzato e l'assolutezza della decisione presa.*

    Contro ogni senso e ragione, credo alle tue parole e accetto le tue scuse. Questo non toglie che la Lettera e il suo contenuto debbano rimanere private, a prescindere da cosa tu abbia effettivamente letto.

    *Quello si era definitivamente confermato come un giorno estremamente fortunato per quel ragazzino che aveva osato comportarsi in modo così invadente, ma nonostante tutto ciò Clarissa aveva intravisto uno spirito estremamente tenace e testardo sotto quella maschera da paladino Grifondoro e, in quanto Greythorne, non aveva potuto trattenersi dall'apprezzarlo. Il motto di quella Famiglia era "ad astra per aspera" d'altronde e tutto ciò che quelle quattro parole erano in grado di riassumere era comune a tale stirpe da secoli, unendo e caratterizzando ogni singolo appartenente ad essa, portandolo ad apprezzarlo anche in coloro che per sangue non erano Greythorne. Così era stato anche per Clarissa, quel giorno, nei confronti di quel ragazzo così sfrontato nella sua certezza.
    Dopo aver finito di pronunciare queste parole, la Serpeverde si girò con un movimento fluido, seguito dal mantello corvino della divisa e dai boccoli scuri che ricadevano morbidi sulle sue spalle, pronta ad incamminarsi verso luoghi più privati rispetto a quel comune corridoio, come i suoi amati Sotterranei. Prima di allontanarsi definitivamente e anche solo prima di fare il primo passo effettivo, la studentessa girò leggermente il capo verso sinistra, assicurandosi che il Grinfondoro sentisse chiaramente ciò che si apprestava a dire; infine, pronunciò la sua "promessa". *

    Spero vivamente che tu non mi faccia pentire di ciò, per Salazar, o nulla potrà esserti d’aiuto se così fosse.

    @Luke_Deaggle,




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  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Le mani erano posate sul capo, le dita si insinuavano tra i capelli del ragazzo sorreggendo coi palmi le tempie, come a voler sostenere il peso del capo che infondo era il peso della coscienza. Lo sguardo era basso e immobile, gli occhi si perdevano nelle sfumature del pavimento in pietra senza davvero vedere ciò che sembravano guardare, le iridi sembravano perse nel vuoto, ma la vacuità delle percezioni esterne era solo la conseguenza del febbrile affollarsi di idee e sensazioni che vorticosamente turbinavano nella mente ancora giovane del Grifondoro del primo anno. Quel giorno si era rivelato inaspettatamente particolare, le lezioni della mattina, pur non potendosi affermare fossero andate bene per Luke, si erano concluse senza eccessive sofferenze, ancora non aveva capito cosa gli stesse succedendo ma il piccolo rosso-oro stava a imparando a convivere con quello che in cuor suo non esitava a definire un vero e proprio equivoco; di certo in un primo momento gli era sembrato tutto stesse andando per il verso giusto ma aveva poi dovuto ricredersi, c'era stato un terribile equivoco e sia il libro dell'accettazione che il cappello parlante dovevano essersi sbagliati, nulla andava come doveva andare e le sue forze scemavano giorno dopo giorno. Forse Luke poteva dire quando tutto era incominciato ma al momento sia il perché di tutto ciò sia come porne un limite erano risposte che sfuggivano al suo controllo. Solo il volo gli dava talvolta quella leggerezza che non respirava da tempo, solo sulla scopa assaporava quella libertà che aveva perduto, molto probabilmente, in quel fatidico soleggiato giorno di agosto; del resto tutte le altre lezioni erano una lotta contro se stesso, una guerra con quelle ombre che dentro di lui prendevano sempre più consistenza avvolgendo nelle tenebre anche le certezze più limpide.
    La confusione era tanta nella mente di Luke che come un naufrago a una zattera cercava di aggrapparsi a ogni possibile salvagente si offrisse alla sua portata, ogni minimo episodio fuori dell'ordinario poteva essere un'occasione per distrarsi e, in fondo, per fuggire dal proprio io. Ecco quindi che quel gufo inatteso all'ora di pranzo, quell'uscita quasi fuggitiva della Serpeverde gli aveva offerto la possibilità di pensare a qualcosa d'altro, a offrire curiosità in pasto alla propria mente forzandola a non attorcigliarsi su se stessa finendo così per strozzarsi. Seguito dalla rossa Amelia avevano rincorso una persona, un'emozione, una sensazione ma per Luke non era stato altro che una fuga da se stesso.
    Ma finita tragicamente.
    Nulla di ciò che si era atteso si era verificato ed ora era lì in piedi immobile, con una mente ancora più confusa e con nessun mistero da svelare; la sua mente non aveva più vie di scampo se non rimanere sola con se stessa a elaborare nel caos amorfo in cui perennemente versava anche quella nuova situazione in cui Luke si era cacciato. L'imprudenza, l'orgoglio e l'avventatezza lo aveva portato a litigare con Amelia con la quale era infuriato per averlo umiliato, tuttavia era anche nei guai con quella Serpeverde di cui si era reso conto di avere violato la corrispondenza più privata. Aveva provato a scusarsi come poteva, nient'affatto certo di avere con le sue scuse convinto la controparte dal momento che delle scuse di Amelia ne aveva fatto legna da ardere e ora ne temeva la furia. Come fiammate alimentate da improvviso sbuffi di vento salivano le ondate di rabbia con Amelia per il trattamento che gli aveva riservato ma ora era confuso e arrabbiato anche con se stesso. Si era cacciato in una situazione senza apparentemente nessun motivo valido, era stato lui in fondo la causa di tutto ciò, se non si fosse alzato così repentinamente dal tavolo del pasto, certo, forse sarebbe stato ancora ad affogare nei suoi tormenti solitari accompagnando forchettate di cibo alle labbra, ma almeno non avrebbe causato così tanti problemi anche con altre compagne di scuola, rapporti che ora erano entrambi compromessi e, anche se forse non irrimediabilmente, almeno in una parte consistente.
    Luke rimaneva col viso basso aspettando le parole di colei che col suo portamento altero gli stava davanti, il suo tono distaccato sembravano voler sottolineare la sua distanza personale e, forse anche classista, dal piccolo Grifondoro. Nessuna nota di indulgenza o di clemenza, men che meno di simpatia o cordialità avevano anche solo lontanamente fatto la loro comparsa nei tratti di Clarissa, si era perfino sprecata in un "mea culpa" che però aveva una coloritura ironica che non sfumava l'asprezza delle parole.
    Il silenzio che rimbombava nel sotterraneo non era tale nella mente del ragazzo, avvolto nelle proprio elucubrazioni giovanil. Dopo poche decine secondo arrivò la risposta di Clarissa, un responso oracolare più che una risposta tra giovani ragazzi, così suonò nella mente di Luke quell'affermazione dalla forza scultorea.*

    Contro ogni senso e ragione, credo alle tue parole e accetto le tue scuse. Questo non toglie che la Lettera e il suo contenuto debbano rimanere private, a prescindere da cosa tu abbia effettivamente letto.

    *Luke rialzò il capo per cercare di incrociare lo sguardo della serpeverde: come, veramente era disposta ad accettare le sue scuse? Era strano, sembrava perfino una ragazza diversa da quella che pochi attimi prima aveva strappato con violenza la lettera dalle mani di Amelia ma tant'è, l'eco delle parole le accompagnò fino ai timpani dell'undicenne facendole più e più volte propagare e risuonare dentro di sé. Luke batté le palpebre, come se quel gesto potesse schiarire l'udito e osservò serio ma incredulo Clarissa, recependo il resto della frase che sembrava come un'ovvia constatazione.
    Nella seconda parte della frase diceva semplicemente che la lettera avrebbe dovuto restare privata, qualcosa di vero in assoluto che ha validità generale tanto più che il tono con cui lo disse fu solenne e declamatorio. Ma si voltò subito dopo con una postilla che fece capire a Luke che non si trattava solo di quello, quelle parole non volevano solo essere l'affermazione di un principio di validità generale, ma si trattava invece della proposta di un vero e proprio patto. Con quella semplice frase gli stava chiedendo il silenzio, il silenzio forse di ciò che aveva letto ma, molto più probabilmente anche di ciò che aveva visto. Luke ancora leggermente intimorito dalla verde-argento di qualche anno più grande la guardò con occhi timorosi, aveva ancora paura potesse estrarre la bacchetta e fargli del male ma la curiosità e il dubbio furono più forti di lui e le sue labbra si sciolsero in una domanda forse sciocca e banale quanto genuina.*

    Accetti veramente le mie scuse...?

    ma... perché?


    *Prima che la ragazza potesse replicargli però le labbra si allargarono in un timido sorriso anche se solo leggermente abbozzato, tuttavia non poté trattenersi da quella banale constatazione che, appunto lo faceva sorridere.*

    Comunque non ci posso credere che fai patti con un Grifondoro, Clarissa.





    @Clarissa_Greythorne,


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 700
       
       

    *La stragrande maggioranza dell'alta società magica era abituata a considerare i propri figli come dei perfetti rampolli, sempre posati e distaccata dal resto della popolazione magica per lo stato di nascita, per le ricchezze e per l'educazione; gli eredi di molte di queste famiglie, antiche e importanti, spesso si conoscevano tra loro sin dalla nascita e instauravano rapporti di mutua sopportazione per sopravvivere agli spesso tediosi eventi a cui erano costretti a partecipare; in alcuni casi queste conoscenze si tramutavano in amicizie o in vere e proprie relazioni sentimentali una volta raggiunta la tarda adolescenza, riuscendo a mantenere la purezza del sangue intatta e rafforzando rapporti secolari tra Famiglie.
    Coloro che non erano familiari con queste dinamiche estremamente delicate, che fossero dei comuni maghi o i giornaletti di pettegolezzi che tanto erano amati ad Hogwarts, spesso non riuscivano a comprendere la natura distaccata ed altera che accomunava la maggior parte dei giovani rampolli di nobili famiglie, ritenendoli dei "pezzi di ghiaccio" e incapaci di provare sentimenti reali: Clarissa ne era consapevole, ma non se ne curava affatto, considerando il suo tempo troppo importante per essere occupato e tediato da pensieri come quelli.
    Clarissa Antaria Greythorne era proprio una di quelle giovani e nobili purosangue su cui la stampa più frivola del mondo magico era solita scrivere articolucci banali e spesso pieni di fatti sicuramente non veri; sin da quando William era diventato il suo accompagnatore fisso a tutti gli eventi mondani, il rapporto tra loro due era stato soggetto a pettegolezzi di varia natura, che avevano fatto alzare gli occhi al cielo a Clarissa e ridere William di gusto quando li avevano letti.
    Ecco, un conto erano i pettegolezzi infondati, basati su semplici speculazioni, altra cosa sarebbe stata se qualcuno avesse divulgato la corrispondenza privata tra i due giovani, prova tangibile che effettivamente la loro non era una "sopportazione mutuale" ma molto di più...
    Per sua fortuna la situazione in cui era finita, involontariamente, si stava risolvendo a suo favore e sicuramente non avrebbe lasciato nulla al caso, non ora che aveva finalmente riavuto la sua amata lettera; con le sue parole finali infatti la ragazza aveva voluto sottolineare al ragazzino che tale missiva e il rispettivo contenuto sarebbero dovuti rimanere privati o nulla lo avrebbe potuto salvare da ella, nulla.
    Clarissa stava finalmente per lasciare quell'anonimo corridoio quando, con la coda dell'occhio vide la reazione del ragazzino a ciò che gli aveva appena detto, reazione che le confermò solamente ciò che aveva pensato di lui poco prima: era decisamente tenace quel Grifondoro. Lo studente infatti alzò repentinamente il capo, per guardarla con gli occhi pieni di stupore e anche timore e, infine, porle una domanda con l'ingenuità tipica dei bambini della sua età e che fece girare nuovamente Clarissa in sua direzione.*

    Accetti veramente le mie scuse...?

    ma... perché?


    *Comprensibile che le chiedesse una motivazione, una risposta sensata a quella sua reazione tutt'altro che prevista, ma per quel giorno Clarissa ne aveva avuto abbastanza di condividere i suoi fatti personali con quel ragazzino, non ci teneva particolarmente a farlo ancora. Prima che potesse rispondere però, sulle labbra dello studente comparve un sorriso accennato, mentre commentava ciò che era appena successo, secondo la sua personale opinione ovviamente, dato che la giovane Greythorne sicuramente non aveva inteso quello scambio di battute come un "patto", bensì come qualcosa molto più simile ad una minaccia, nonostante detta da lei sembrasse una semplice constatazione, considerato che non faceva mai promesse che non avrebbe potuto mantenere. Quando lo sentì chiamarla per nome con una confidenza che sicuramente non si era guadagnato, il suo capo si inclinò leggermente a sinistra, segno del fatto che sicuramente non avesse apprezzato la cosa. Decise che era arrivato il momento di concludere quella conversazione, una volta per tutte.*

    Non vedere cose che non ci sono, Grifondoro.

    *Rispose, usando un tono leggermente canzonatorio, e lasciando che le sue labbra si piegassero in un sorrisetto sghembo tipico dei Greythorne e che William era solito definire scherzosamente "un bolide in pieno viso", tant era pericoloso quel semplice gesto da parte della bella ragazza, più che consapevole della cosa. Infine, Clarissa puntò i suoi occhi verdi in quelli dello studente più piccolo, con uno sguardo freddo ma illuminato da un bagliore non meglio riconoscibile, non da qualcuno che non la conoscesse abbastanza bene almeno; infine, pronunciò sei semplici parole, prima di girarsi ulteriormente e andarsene, il mantello nero che svolazzava attorno alla sua figura e il rumore dei suoi passi cadenzati che riecheggiava sulla pietra del pavimento.*

    Ricorda Grifondoro,"Ad astra per aspera"...

    @Luke_Deaggle,




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