• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Daphne_Harris


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Daphne Harris era al solito posto. Il suo posto preferito di tutta Hogwarts. La Torre dell'orologio era il suo rifugio, lontano da tutta la scolaresca che, in balia della pioggia, correva dritta in Sala Grande per la cena. Per lei era ancora presto e sinceramente, non avevano nemmeno molta fame, mentre osservava il cielo nero, in pieno temporale.*

    Che giornata...

    *Pensò la giovane, posando lo sguardo anche al Lago Nero, reso ancora più scuro e tetro che mai, quasi a volesse portare chiunque nelle sue profondità, dove creature marine erano in allerta, pronte ad uccidere le prede indifese. Dal canto suo, anche la Foresta Proibita non era meglio: la boscaglia nera era illuminata solo dalla violenza dei lampi, che causava solo tante ombre nere sul terreno, che incutevano paura. Fortunatamente sapeva cosa era, grazie ad anni di esperienza, ma i primi anni, non riusciva a restare ad osservare il temporale dalla sua amata Torre. Adesso, anche le i tuoni le davano fastidio, non muoveva un dito, anzi, una gamba, restando seduta in un angolo, di fronte una finestra, osservando il panorama che le si stagliava dinanzi gli occhi.*



    *Il volto era calmo e rilassato, ripensando alla giornata appena trascorsa, immergendosi nella sua mente. Pensare... Ecco cosa adorava fare quando era sola e nella sua amata Torre. Pensieri rivolti alla sua famiglia, alla nuova casa con Alex, che tanto amava, alla scuola, al futuro. Un po' le faceva paura, poiché non accettava ancora il dover affrontare l'ultimo anno a scuola, ma aveva il suo Corvetto, che con il suo sorriso, le dava la forza di pensare positivo e di placare tutti i pensieri che la turbavano. In quel momento però non voleva pensarci, perché era una cosa che sarebbe venuta dopo. Doveva pensare solo al Natale che sarebbe presto giunto, alle decorazioni per la casa, ai regali, al mettersi avanti con i compiti e capire da dove le venisse tutta quella forza magica. Non era ancora in grado di capire come fosse figlia di due Babbani, mentre lei aveva tracce di magia fin dalla nascita e la cosa la turbava sempre di più. Tolto via di nuovo quel brutto pensiero, si lasciava cullare dalla dolce melodia che canticchiava, respirando a fondo l'aria fredda, ma senza alcuna esitazione. *

    Andrà tutto bene.

    *Si disse confortante, sorridendo tra sé.*

    @Benjamin_Brown,


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    *Benjamin vagava tra i corridoi senza una meta fissa, semplicemente fissando le diverse schiarite nel cielo, accompagnate velocemente da un suono sordo e fastidioso. Ogni lampo per lui era come una rivelazione, come se qualcuno gli stesse offrendo la possibilità di evadere, scappare il più lontano possibile, verso qualcosa che nemmeno lui sapeva esattamente.
    I suoi passi erano lenti e calmi, e si sentiva al contempo rilassato e teso. Era una strana sensazione da spiegare persino per lui, il lunatico per eccellenza, ma aveva un non so che di familiare. Forse perché ultimamente aveva provato più e più volte emozioni del genere, o forse non lo sapeva e basta.
    I suoi occhi saettavano verso ogni dove, alla ricerca di lei, l'unica persona che in quel momento avrebbe potuto mettergli le idee a posto. Ma non la trovava da nessuna parte, ed era da almeno un'ora da quando erano finite le lezioni che continuava a cercare, e a cercare, imperterrito. Ma l'unico risultato che ottenne fu quello di sbucare per sbaglio nel bagno delle ragazze del quarto piano, facendo gridare come delle isteriche un gruppetto di ragazzine del primo anno. Imbarazzato, aveva chiuso la porta, mostrando un sorriso dannatamente beffeggiante e... stupido.
    Dov'era lei? Dove poteva essersi nascosta? Possibile che fosse in Sala Comune? Già a quell'ora? Non era un tipo che girovagava per il Castello così tanto a lungo, e questo lo stava facendo alterare leggermente.
    Ma aveva bisogno di un segno, un piccolo e semplice segno che gli avrebbe comunicato la sua esatta posizione.
    Stava cominciando a vivere nella paranoia. Evidentemente aveva un impegno, o chissà cos'altro, e non era la fine del mondo se per cinque minuti non si vedevano. Oh, ma non si vedevano da così tanto tempo. Dal Ballo di Halloween, per essere più precisi. Com'era stato bello, tutte quelle zucche sospese per aria, il suo vestito da Vampiro a tema per l'occasione, e tutti quei piccoli dettagli che avevano reso quella serata unica e indimenticabile.
    Ma adesso era arrivato il momento di voltare pagina, non poteva vivere nell'illusione dolce da far venire il diabete di poter stare con lei minuto dopo minuto, secondo dopo secondo. *

    "Oh, piccolo Benjamin, soffri per amore?" - "Sta zitta." - "Sono nella tua testa, posso parlare quanto mi pare e piace." - "Fa pure, tanto non ti ascolterò."

    *Dannata coscienza, da quando era diventata così fastidiosa? Lo era sempre stata, certo, ma non a questi livelli. Il sangue ribolliva nelle sue vene, aveva bisogno di un posto dove poter stare tranquillo, dove circolavano pochi studenti e si sarebbe potuto rilassare. Ma dove?
    La Foresta Proibita era da escludere, visto il tempo che non dava un cenno di miglioramento, così come qualsiasi posto al di fuori delle mura del Castello. Non gli andava di scendere nei Sotterranei per filare in Sala Comune, non giovava di certo alla sua reputazione da "figo", e tornare in Dormitorio a quell'ora era qualcosa di deplorevole e insignificante per lui.*

    "Dove? Dove posso andare?"

    *Pensava continuamente, cercando nel frattempo di reprimere la sua coscienza sempre più invadente. Voleva imparare un incantesimo che l'avrebbe fatta stare zitta.
    Ritornava ai suoi ragionamenti complessi su un possibile posto tranquillo. La Biblioteca lo attraeva molto, ma troppi occhi si sarebbero fissati su di lui.
    In tutto quel trambusto e quella confusione, non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi che era finito sulla Torre dell'Orologio.*

    "Ma che cosa...? Come sono finito qui?"

    *Si chiese, rabbioso più che mai per non essere stato attento. Era una cosa che non sopportava il non stare attenti, lo faceva sentire debole, come un bambino, indifeso nella sua piccolezza.
    Il pendolo oscillava minacciosamente sullo sfondo della scena, e ogni movimento causava un ticchettio per niente fastidioso, anzi, quasi piacevole. Quasi. Nessuno era presente in quel posto oltre lui, se non fosse per un ragazza abbastanza grande e vaccinata che osservava il tempo fuori dalla grande finestra.
    E perché non avrebbe dovuto rivolgerle la parola? Alla fine erano solo loro due, sarebbe stato poco cortese non cominciare con qualcosa da dire, giusto per intrattenersi un po'. Eppure era andato lì per rilassarsi, non per pensare ad altre cose che lo avrebbero fatto confondere.*

    Ciao.

    *La sua educazione si era fatta padrona, e lo aveva costretto ad avvicinarsi alla ragazza per presentarsi, o almeno così sperava. A momenti malediceva le sua buone maniere.
    Sorrise leggermente alla ragazza, un sorriso spento e falsissimo, il solito che usava con tutti per attirare su di sé l'attenzione, dire "ehi, sono qui". Nulla toglieva che sarebbe potuto diventare un sorriso sincero.*

    @Daphne_Harris


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Il tuono che udì Daphne Harris la fece quasi saltare in aria, ma non per semplice paura, ma perché odiava quel grande frastuono, quasi come se il mondo volesse rompersi in mille pezzi e quel pensiero le causava dolore al petto. Un peso nel cuore, come un macigno, dato solo dal cumulo di pensieri sovrapposti che le iniziavano a dare il tormento. Era come se il maltempo, cercasse il modo di insinuarsi in lei, come del veleno, bruciandole ogni organo, facendola sentire debole. Il pensiero più forte era quello dovuto alla sua famiglia, alle sue origini. Sapeva di essere una Strega, molto dotata anche, ma come una figlia di Babbani poteva essere in grado di compiere tali magie? Aveva studiato che da piccoli i bambini compiono magie involontarie, ma molto semplici e facili anche senza l'ausilio della bacchetta, mentre lei sapeva usare uno scudo protettivo, un Incantesimo Protego automatico praticamente, che la difendeva nel momento giusto. Era una cosa che non sapevano tutti, ma gli amici più stretti sapevano cosa sapeva fare, ma nessuno mai le aveva posto domande. Allora perché lei doveva tormentarsi facendosene continuamente?
    La solita paranoica, o forse solo assorta in troppi pensieri.*

    Basta!

    *Si stava dando la zappa sui piedi da sola ed era ora di smetterla. Ok, il cielo faceva paura, nero come un manto di un Dissennatore; i tuoni sembravano dei forti scontri di duelli, sempre più vicini, potenti; i lampi, i fasci di luce causati dagli incantesimi, solo di un'unico colore: l'argento. Era così luminosi che sembravano proprio argentati, come uno dei colori della casata dei Serpeverde.*

    Che pensi Daph, ai colori? Vuoi anche disegnare?

    *Si schernì da sola la ragazza, sospirando per quanto si sentisse stupida. Prima dubitava della sua famiglia, temendo fosse adottata e che in realtà provenisse da una famiglia di maghi, poi i colori della casata verde argento: stava dando di matto?*

    Riprenditi o sei finita.

    *Si incitò mentalmente, sperando di riuscire a dare per una volta, forza ai suoi pensieri, che non facevano altro che continuare a vagare e fare pressione nella sua testa. Volevano farle del male? Perché si insinuavano con così tanta forza da dare il tormento? Non sapeva rispondersi, ma non era di certo l'ideale inserire altri pensieri e dubbi, da aggiungere a già quelli presenti.
    Il ticchettio dell'orologio, per quanto fosse enorme, non causava mai problemi o fastidio, anzi, accompagna sempre le sue melodie, sopratutto in giornate cupe e buie come quella. Accompagnava quel leggero tic tac, un leggero tocco sul pavimento.
    Passi... Quelli erano decisamente dei passi. Qualcuno che si avvicinava, per sbaglio o volutamente. Non si voltò ad osservare chi fosse, finché quel ciao non la portò alla vita vera.*

    Ciao.

    *Salutò un giovane ragazzo, abbozzando un sorriso, confrontato con quello di lui, sincero e vero. Sì, era venuta nella torre per stare da sola, ma non rifiutava mai un po' di compagnia. Un motivo come un'altro per conoscere gente nuova, anche se... Aveva visto lui da qualche parte, ne era certa.*

    Io ti ho già visto...

    *Disse senza alcuna sorpresa nella sua voce, anzi, molto calma e pacata, pensando a dove e quando avesse visto quel volto.*

    Sì, al ballo di Halloween se non erro. Con Dubhe.

    *Continuò ricordando i dettagli di quella sera, anche se era arrivata in ritardo, aveva visto qualcuno in Sala e lui non era sfuggito ai suoi occhi. Forse, dovuto alla compagnia di Dubhe, la Corvonero con la quale dopo un periodo di freddo, si era ripreso un minimo di rapporto, perso del tutto dopo la storia di lei e Alex. Aveva capito però che non c'era motivo e avevano ripreso a parlare e lei le aveva anche fatto un regalo carino e significativo per il suo compleanno, dono che aveva apprezzato davvero tanto. Forse era stata in silenzio per troppo tempo, pensa di nuovo nei pensieri e nei ricordi, prima di voltarsi verso l'esterno.*

    Perché non ti siedi?

    *Chiese al ragazzo, giusto per non farlo stare davanti a lei come una delle statue di pietra del castello, solo... Senza alcuna armatura. Rise mentalmente per ciò che le era venuto in mente, ma si placò subito dopo, all'arrivo di un'altro tuono, che la fece sussultare, preoccupata per come sarebbe stato il campo da Quidditch, per l'allenamento del giorno dopo.*


    @Benjamin_Brown,


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    *I tuoni continuavano ad imperversare con un continuo ritmo minacciante, simile a quello del grosso pendolo alle sue spalle. Ma in quel momento la sua attenzione era posta da un'altra parte, completamente diversa dalla grandezza di quei grossi nuvoloni neri. In un certo modo, anche se non sapeva bene come, i riccioli biondi di quella ragazza che le cadevano lungo le spalle esili gli davano una sensazione di leggerezza, verità, e spossatezza. Ma non in senso negativo. Era come se non fosse mai appartenuto a quel mondo, come se lo stesse scoprendo solo adesso, e stesse cercando di assaporarne ogni minimo particolare. Non gli importava adesso se fuori il tempo sarebbe diventato sempre peggio, l'importante era che i suoi occhi si incentrassero su quei boccoli biondi così delicati e piacevoli alla vista, così morbidi e profondi, ondeggianti.*

    "Non farti fare il lavaggio del cervello, mi raccomando."

    *Gli sussurrava continuamente la sua coscienza, che si stava rivelando come un pesante fardello, ma essenzialmente non aveva tutti i torti. Perché quei capelli gli facevano tutto quest'effetto? Forse perché non ne aveva mai visti di così curati e belli, puliti e delicati. O forse perché erano semplicemente biondi e ricci, e se ne trovavano pochi in giro. Complessi Benjaminiani pt. 1.*

    Ciao.

    *Quella voce aveva qualcosa di familiare. Non nell'atteggiamento, non nel modo in cui si era voltata verso di lui, non nel modo in cui lo fissava. Ma semplicemente nella sua voce, piana e candida. Okay, stava decisamente esagerando, e il suo stato di paranoia non dava un accenno di miglioramento. Doveva svegliarsi, non viveva nel mondo delle favole, anche se lo ripeteva migliaia e migliaia di volte ormai. Ma pazienza, ci avrebbe fatto l'abitudine prima o poi, lui con tutti quei pensieri turbinanti, che formavano un vortice delle sue fantasie più occulte, al limite dell'immaginazione.*

    Io ti ho già visto... sì, al ballo di Halloween se non erro. Con Dubhe.

    *Non gli piacque molto l'idea che si conoscessero già. Aveva paura che si fosse fatta una cattiva impressione su di lui. La sua vera impressione. L'impressione che lo aveva identificato come il ragazzo che era veramente. E non come il "figo" che stava facendo in quel momento. E di nuovo tornò quel senso di debolezza. No, non poteva essersene accorta senza rivolgergli la parola, non al Ballo, non in tutto quel trambusto di musica, salti e braccia in aria. Se si fosse già fatta un'impressione, sicuramente era quella sbagliata.
    E poi... Dubhe. Il suono con cui aveva pronunciato quelle parole. Quasi di rimorso, quasi come se la disprezzasse. Per un attimo ebbe il dubbio di non essere in grado di reprimere il suo istinto protettivo verso la sua ragazza, ma non ne valeva la pena, e comunque non aveva delle valide ragioni.
    Lanciò alla ragazza un'occhiata curiosa, deciso a saperne di più sui fatti. Che fosse accaduto qualcosa tra di loro?*

    Sì, può darsi.

    *Si limitò a dire, iniziando a scrutarla con fare curioso. Ma si ridestò un attimo dopo, non erano buone maniere quelle: fissare una persona. Era il primo ad imbestialirsi quando qualcuno lo faceva con lui. Se avevano qualcosa da dire, perché non lo facevano e basta? Così, in maniera diretta, con parole semplici e senza alcun giro di parole. Ma purtroppo la gente si ostinava a non capire.*

    Perché non ti siedi?

    *Chiese gentilmente la ragazza -della quale ancora non conosceva il nome-, facendogli un po' di spazio sulla panca. Ancora interdetto per il fatto di prima, ci mise una piccola frazione di secondo in più a recepire quelle parole e a coglierne il significato. Così si avvicinò alla ragazza, e prese posto accanto a lei.*

    Grazie.

    *Questa volta sulle sue labbra scaturì un sorriso molto più naturale del primo che le aveva rivolto, sicuramente molto più "vivo", molto più suo. E questo era ovviamente un punto di vantaggio a favore della ragazza.*

    Comunque, io sono Benjamin Brown, piacere.

    *Disse rivolto alla nuova conoscente, porgendo la mano destra verso di lei in segno di presentazione. Poteva anche catalogare quella persona nella classifica delle "conoscenze interessanti", ma non era ancora detto. Il tempo glielo avrebbe rivelato con certezza.*

    @Daphne_Harris


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Ecco com'era Daphne, sempre pronta ad accogliere chiunque, a parlare con tutti, indifferentemente dalla casata o dagli atteggiamenti. Non le piaceva negare il saluto a nessuno e quel ragazzo, nonostante il suo primo sorriso falso, non le aveva mai fatto nulla di male. Lo aveva visto con Dubhe, quindi dovevano essere amici o qualcosa di più, ma non erano affari suoi; non le piaceva intromettersi nella vita di coloro che ancora nemmeno conosceva. Il volto del ragazzo la diceva lunga: espressione beffarda in viso, da fighetto dell scuola, guardatemi che sono il migliore e roba simile, ma dopo il suo saluto, un sorriso più sincero comparve sul volto. Però una cosa era quasi certa per la ragazza: era probabilmente un Serpeverde.
    Come faceva ad intuirlo? Ovvio, da come era distaccato e forse un po' dall'atteggiamento di superiorità. Non aveva nulla contro la casata Verde - Argento, nonostante loro non vedessero molto di buon occhio i Tassorosso. Quelle futili "liti" tra case non le erano mai piaciute e non vi aveva mai nemmeno fatto caso, forse, perché lei parlava e stava con chiunque, di qualunque casata fossero. Non aveva pregiudizi ed era sempre aperta ad un rapporto di conoscenza e chissà, anche di amicizia. Era buona, ma non sciocca e sapeva anche difendersi se era il caso, cosa che le altre casate sottovalutavano nei Tassi, elemento tra l'altro, da non sottovalutare. Il Tasso dopo tutto, faceva questo: si difendeva se attaccato. Lei si sentiva di avere molto in comune con l'animale del suo stemma, perché era così che reagiva anche lei, motivo per il quale non era propensa ad attaccare briga con il primo passante in vista. Sentì il corpo del ragazzo avvicinarsi e sedersi nella sua stessa panca, segno che forse, non gli interessava la casata a cui apparteneva, o magari, lo aveva anche lui intuito dai suoi modi dolci e garbati. Non che gli altri non lo fossero, ma i Giallo - Neri erano molto più propensi ad un rapporto aperto e senza pregiudizi verso gli altri.*

    Grazie.

    *A quelle parole la ragazza si voltò a guardarlo, distogliendo lo sguardo dal cielo cupo e carico di pioggia, osservando un sorriso. Vero, sincero. Non era quello di poco prima, ma sembrava più naturale: gli apparteneva. Ricambiò il sorriso, perché come poteva non farlo? Le dava gioia vedere felicità negli altri, un senso di sicurezza e tranquillità. Come una folata di vento che sferza via le foglie, i pensieri che aveva per la mente volarono via con quel sorriso. Se doveva uscire un grazie, era dalla bocca della Tassorosso. Era sciocco, ma quell'espressione le aveva scacciato via i problemi che l'aveva torturata fino a qualche istante prima e quello era positivo.*

    Comunque, io sono Benjamin Brown, piacere.

    *La mano destra di lui si era protratta verso di lei, che senza alcuna esitazione, la strinse, presentandosi di rimando, cosa che non aveva ancora fatto.*

    Io sono Daphne Harris. Piacere mio.

    *Sorrise, Stringendo la mano del ragazzo, che al confronto della sua gelida, la sua era calda, o forse era solo la sua impressione. Dopo tutto, lei era la tipica ragazza dalle mane gelide, che si riscaldavano forse in Sala Comune, calda e accogliente, davanti al focolare e una copertina fatta a mano dai folletti. Si diceva sempre che quando si recava nella Torre doveva portarla, ma non lo faceva mai, solo perché la fretta di rifugiarsi dietro il grande pendolo, era così forte che non se ne ricordava mai. A volte si accontentava di accendersi una fiammella inoffensiva per riscaldarsi, alle volte ancora, si dedicava solo al panorama o al cantare una canzone, cosa che faceva spesso a dire in vero, ma solo lontano da tutti. Poi in quel luogo la voce risuonava in un modo spettacolare, come se le mura stesse volessero udire le sue parole, farle sentire a tutto il castello. Le loro mani si sciolsero, quando si rese conto che non sapeva nemmeno che dirgli. Perché a volte doveva essere così impacciata se lo chiedeva spesso, ma quella volta era... Diverso. Sì, era più forte quella sensazione, causata dall'espressione che aveva avuto prima il ragazzo? Probabilmente era per quel sorrisino finto, dato che non amava la gente falsa.
    Eppure, adesso sembrava volesse instaurare una conversazione. Un rapporto di conoscenza possiamo dire. Quale domanda fare, se non la più sciocca in assoluto? La più ovvia e istantanea che le veniva in quel momento?*

    Ti sei divertito al ballo?

    *Il sorriso che aveva visto quella sera al giovane, era di certo segno che si stava divertendo, ma lui mica sapeva quanto aveva visto e cosa per l'appunto. Aveva solo detto che lo aveva visto con Dubhe, nulla di più, senza alcun dettaglio o particolarità. Non avrebbe di certo chiesto a prima domanda come mai era con la ragazza, anche se, si era fatta vagare per la mente che tra i due vi fosse qualcosa di più.*

    Non sono affari tuoi!

    *Si rimproverò duramente, come se avesse chiesto una cosa simile. A volte era troppo severa con se stessa, ma era dovuto a quel cumulo di tensione che, anzi, si era decisamente placata. Non come il tempo... Quello continuava imperterrito ad abbattersi sul castello e nei dintorni, con una furia mai vista. Erano alle porte del vero, duro, freddo inverno.*

    @Benjamin_Brown,


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    *Quella ragazza aveva un qualche cosa di particolare, ma anche di stranamente familiare, come se l'avesse vista da qualche altre parte oltre a quel momento. Beh, certo, non erano da escludere le remote probabilità di averla incontrata qualche volta fra gli infiniti corridoi del castello ma... c'era qualcosa in lei di cui non riusciva a convincersi. Quello sguardo sorridente, quel sorriso smagliante, quei riccioli biondi e soffici, quasi vellutati. A chi poteva somigliare?*

    "A nessuno."

    *Si costringeva a pensare, anche perché veramente non gli veniva nessun altro in mente. Strane sensazioni che si provavano ogni volta che si conosceva qualcuno di nuovo, evidentemente. Si erano incontrati per una pura coincidenza, cosa c'era di male in tutto questo? Eppure non riusciva a togliersi quello sfizio, quella curiosità che se lo stava davvero mangiando, in tutti i sensi.
    Si sistemò per bene sulla panca, accanto la ragazza, forse per alleviare un po' la tensione che si sarebbe letta in maniera molto chiara e limpida semplicemente guardandolo negli occhi. Ma lui cercava in tutti i modi di darlo poco a vedere, e nella maggior parte dei casi ci riusciva sempre. Sarebbe stato così anche questa volta? O avrebbe sgarrato, almeno una volta ogni tanto?*

    Io sono Daphne Harris. Piacere mio.

    *Dopo essersi guardati a lungo, finalmente anche la ragazza -Daphne- si presentò, donandogli un sorriso cordiale e tendendo la mano verso di lui. La strinse, e si sentì improvvisamente percorso da un brivido poco piacevole. Le mani della ragazza erano fredde, quasi quanto le sue quando si era conosciuto con... lei. Quell'indimenticabile giorno, che adesso sembrava così lontano e irripetibile. Non si vedevano da tanto, troppo tempo ormai. Doveva rimediare al più presto, glielo doveva dimostrare, doveva dimostrarle che per lui era molto più di una semplice ragazza. Sì, magari avendo un po' di tempo in più.*

    "Il tempo è denaro, ricordatelo sempre."

    *Le parole di suo padre gli risuonavano continuamente nella testa, specialmente in occasioni del genere, quando doveva fare una cosa importante ma non riusciva a trovare il tempo necessario per farlo.
    Ma questo poteva significare una cosa soltanto: non si stava impegnando a dovere. Forse non aveva sfruttato tutte le sue energie, forse aveva ancora una possibilità, una chance per non mandare tutto all'aria.
    Bastava solo un poco di forza di volontà, e il resto è nulla, tutto sarebbe diventato molto più facile. Se solo fosse riuscito a trovarla, però.
    E il tempo non aiutava di certo, visto che con quel temporale e con quei grossi nuvoloni neri la speranza era ben poca, se non assente del tutto. Ma era lei la sua speranza, lei era il suo barlume di salvezza. Quindi doveva semplicemente contattarla, e andare da lei.*

    Ti sei divertito al ballo?

    *Buttò lì la Tassa, facendolo piombare quasi incosciente nella cruda realtà. Doveva rimandare quei viaggi interiori a dopo, non nel bel mezzo di una conversazione, con una ragazza appena conosciuta per giunta. Sì, questo era uno dei numerosi obiettivi da raggiungere nel corso della sua adolescenza. Di quella faticata adolescenza. Non era tutto facile come aveva sempre creduto, cresciuto nel vizio, nel desiderio, e anche nell'egocentrismo per qualche lato. Non aveva mai conosciuto il prezzo della difficoltà. Ma se si arrendeva davanti a difficoltà del genere, allora avrebbe avuto ben poco da vivere da quel momento in poi.*

    Sì, è stato divertente, anche se, detto fra noi, mi aspettavo molto di più.

    *Rivelò il ragazzo, sorridendo appena. Sì, il Ballo era stato bello e quant'altro, ma a dirla tutta non aveva superato di gran lunga le sue aspettative. Sapeva che Hogwarts poteva offrire molto di più. Per carità, il concerto delle Sorelle Stravagarie era stato emozionante e mozzafiato, ma qualche sorpresa in più gli sarebbe piaciuta.
    Perché non dirlo?*

    Come dire, mi è sembrato troppo "classico".

    *Disse, aggiustandosi con la mano sinistra un ciuffo che gli era caduto sulla fronte, per poi continuare con il suo discorso.*

    Era Halloween, non si poteva fare qualcosa di più tetro e pauroso?

    *Fece, ricordando ancora quel suo bel vestito originale da vampiro. Era pazzesco, ma alla fine si era ritrovato nel bel mezzo di una calca di gente a stramazzare e saltare in lungo e in largo. Halloween non si festeggiava così, almeno nel suo parere.*

    @Daphne_Harris, scusa per il ritardo, ma è stata una giornata terribile c.c