• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Daphne_Harris


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Una serata come tante, o forse, come poche. La giovane Daphne Harris, Tassorosso del settimo anno era ancora nel campo da Quidditch, osservando distrattamente le tribune, il campo, gli anelli. Il cielo era limpido e una Luna pallida rischiarava la sera, illuminando il prato ancora docile e già carico di piccole gocce di rugiada, segno che ancora la sera, la temperatura era parecchio umida. Intorno a lei il silenzio più assoluto, eccetto che per i versi della natura e del debole frusciare delle foglie e qualche schiamazzo proveniente dal Castello. Era ancora l'ora della cena in Sala Grande, ma lei era andata presto, solo per potersi godere un po' di tranquillità, lontana da occhi indiscreti. I dubbi e le perplessità l'avvolgevano, così come la paura di non riuscire a portare la squadra di Tassorosso alla vittoria. Lei aveva l'appoggio di tutti i giocatori e gli studenti della sua casata, ma anche molti dei Corvonero, di cui il suo ragazzo Alex e la sua migliore amica e ragazza di Gandalf, Mya.*

    Non posso deludere nessuno. Non posso deludere me.

    *Si disse socchiudendo gli occhi e traendo un profondo respiro, un misto tra sollievo e malinconia. Forse doveva distrarsi, pensare ad altro, correre per il campo e dimenticare ogni preoccupazione. Era inutile crogiolarsi dietro inutili pensieri e ancor di più pensare in negativo. Lei era così, lunatica e stravagante, ma la sua dolcezza e forza la direzionavano sempre sulla giusta via, o almeno, la maggior parte delle volte.*

    Adesso non esageriamo...

    *Rifletté Daphne, muovendo qualche passo verso il grande baule al centro del campo.*



    *Intorno a lei tanto buio, ma non lo temeva, non ve ne era alcun motivo. Conosceva quel luogo come le sue tasche e sapeva dove metteva i piedi. Poi, la chiara luce della Luna e quelle provenienti dal Castello, erano più che sufficienti a non farla cadere su ciò che poteva incontrare, ma sopratutto, su dove sarebbe potuta finire! Dritta di corsa dentro al baule insieme ai Bolidi non era di certo il massimo, appunto per questo avanzava con molta cura, cosa che non le capitava molte volte, specie quando la sua testa era altrove, distratta. A volte riusciva ad essere davvero imbranata, ma quei momenti erano acqua passata, in parte. Prima non ne faceva mai una giusta e si era ritrovata più di una volta ricoperta di terra nelle Serre di Erbologia o in balia di qualche Gnomo durante delle gite... Diciamo che ne aveva fatte parecchie e che ora si era, più o meno, data una calmata.*

    Non quando sono insieme ad Alex...

    *Ammise mentalmente, trattenendo a stento un sorrisino, che le uscì naturale, spontaneo, rilassato: ogni cosa stava tornando al suo posto e lei si stava calmando. L'effetto del campo? Dei ricordi? o di Alex?*

    Non credo che Alex abbia su di me un'effetto calmante, ma facciamola passare per buona.

    *Continuò ridacchiando, sedendosi sul terreno del campo e osservando le palle che vi erano disposte: i Bolidi non stavano fermi un attimo, cercando di liberarsi dai loro alloggi, il Boccino d'Oro, riposto della sua piccola nicchia, era l'ambita preda dei Cercatori e la Pluffa, la palla che doveva controllare lei come Cacciatrice della squadra. Gli allenamenti erano ripresi in maniera più serrata e dura dopo la scoperta della finale con i Serpeverde e non avrebbero avuto un'altra possibilità quell'anno. Lei non avrebbe avuto un'altra possibilità. Era il suo ultimo anno e non avrebbe mollato la partita alla squadra avversaria, anzi, avrebbe dimostrato quanto riusciva a lottare, a stimolare i compagni, fare un grande gioco tutti insieme e riuscire a portare la vittoria ai giallo-neri, grazie a quel punto di forza che erano riusciti ad acquisire sempre più nel corso della stagione invernale: la collaborazione.*

    Riusciremo a farci valere.

    *Si incoraggiò decisa, sfiorando la palla rossastra e socchiudendo gli occhi, i ricordi delle partite le riaffiorarono vivide nella mente, come se le stesse vivendo in quel momento.*

    @Cameron_Ross, scusa il ritardo cui ho postato Smile


  • Cameron_Ross

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 1
    Galeoni: 218
        Cameron_Ross
    Corvonero
       
       

    [SALA COMUNE CORVONERO - DORMITORIO MASCHILE]


    *Tick, tack, tick, tack...
    L'orologio posto sul comodino del suo compagno di dormitorio ticchettava rumorosamente, e Cameron si stava chiedendo, con un misto di incredulità ed ammirazione, come facesse il ragazzino a dormire con tutto quel chiasso.
    Cameron era uno di quei ragazzi che, una volta svegliati, non si addormentano più. Tutto quel tichettare lo aveva scosso dal suo sonno ristoratore, svegliandolo del tutto. Con una punta di disperazione, il Corvonero aveva capito che si sarebbe riaddormentato all'alba, quando ormai non aveva più senso dormire.
    Con uno sbuffo rumoroso, il giovane Ross si mise a sedere, cercando di liberarsi dalle coperte blu che lo avevano avvolto come tante corde, annodate strette strette. Si era agitato molto quando l'ennesimo Tick, tack gli era giunto nelle orecchie, mettendo in azione il cervello.*

    Cosa faccio adesso?

    *Si chiese abbattuto. Si doveva distrarre fino a quando gli occhi non avrebbero urlato pietà. Si, ma cosa?
    Leggere? No, non aveva nessuno voglia di leggere alle 9 di sera, quando il coprifuoco per i primini era già scattato.
    Guardare le stelle dalla finestra? No, troppo sentimentale!
    Farsi un giro per Hogwarts? Quante volte aveva adottato quest'idea? Troppe volte per i suoi gusti!*

    Ma....se faccio piano...nessuno si accorgerà di me...

    *Ed eccolo di ritorno, il pensiero che lo aveva accompagnato per tutte le volte che era uscito dal dormitorio dopo il coprifuoco. Ogni volta che si ritrovava a pensare, un sorriso spuntava sempre sulle sue labbra e le gambe si attivavano da sole, costringendolo a infrangere una delle regole più importanti.
    Con una scrollata di spalle, seguita da un sorriso malandrino, il ragazzino si alzò dal letto, indossò velocemente la divisa, e uscì velocemente dal dormitorio.*

    [CORRIDOI]


    *Si guardava attorno con aria sospetta, cercando di non farsi vedere dai professori e dai quadri, soprattutto da quelli spioni.
    Stava girovagando nei corridoi cercando un luogo dove stare per passare la serata. Aveva optato per andare al Campo da Quidditch.
    Benché il ragazzino non amasse particolarmente quello sport, lo affascinavano sempre i cerchi, le palle e tutto il resto. Rimaneva sempre incantato ogni volta che guardava i giocatori muoversi con agilità e si ritrovava sempre ad applaudire ogni volta che qualcuno faceva un goal, anche se il giocatore non era di Corvonero.
    Aveva camminato così a lungo che non si era accorto di essere arrivato davanti alla porta d'entrata e d'uscita da Hogwarts. Guardandosi un'ultima volta attorno, aprì il portone ed uscì nella notte scura.*

    [CAMPO DA QUIDDITCH]


    Sperò non mi abbia visto nessuno...

    *Pensò il ragazzino, correndo verso il campo da Quidditch.
    Ogni volta era la stessa storia. Si aggirava per i corridoi come un ladro, nascondendosi appena sentiva un rumore e, appena ne aveva l'occasione, entrava in un'aula vuota e ci rimaneva per tutta la notte, per poi tornare nel dormitorio appena si faceva l'alba. A volte il suo piano non funzionava. Era capitato, qualche volta, che venisse scoperto da qualche professore, Caposcuola o fantasma.
    Si guardò alle spalle, sperando di non essere inseguito da qualcuno.
    Nessuno.
    Per la millesima volta, il suo piano aveva funzionato.
    Stava per sedersi sulle tribune quando vide una ragazza al centro del campo, piegata sul baule delle palle.
    Timidamente, Cameron scese dalle tribune per avvicinarsi alla bionda, che sembrava essere assorta nei suoi pensieri mentre accarezzava delicatamente una Pluffa.*

    Ehm...ciao

    *Disse con voce flebile, sperando di non spaventarla.*

    Vi prego, ditemi che non è una professoressa, una Caposcuola o un'amica di mia sorella....vi prego

    @Daphne_Harris,
    Mi scuso per eventuali errori ma ho la febbre e, in queste condizioni, non do il massimo Smile


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Il silenzio era quasi assordante. Il caos della Sala Grande si andava man mano affievolendosi, la leggera brezza iniziava ad essere sempre più lieve, quasi impercettibile e i sensi di Daphne Dianne Harris erano andati in vacanza. A dire il vero, solo il suo udito, quasi ovattato e confuso, lontano. Non era mai stata molto attenta alle sue gite notturne, soprattutto adesso che era del Settimo anno, non si curava molto ad osservare l'orario. Era una ragazza calma, gentile e disponibile, ma spesso restava a sognare ad occhi aperti o tornava a momenti passati. La sua vita era in pericolo e lei andava in giro senza curarsi di niente. Sapeva che lo zio di Alex bramava la sua morte. La desiderava e la cercava da anni, ma dentro le mura di Hogwarts non aveva via libera e Daphne lo sapeva. Ecco il perché aveva deciso di calmarsi, seppur il suo Corvonero le manteneva segreto l'intenzione dello zio. Dopotutto, una Nata Babbana come lei, con un Purosangue da anni, discendente dalla nobile famiglia dei Morgenstern, era per Viktor un'affronto alla razza di Maghi. Voleva recarle più male possibile e di certo non si sarebbe fermato. Presto lei e Alex sarebbero divenuti adulti, avrebbero terminato gli studi e la sua protezione scolastica sarebbe caduta del tutto. A proteggerla dopo, vi sarebbero state solo il suo sangue freddo e il suo scudo magico, dono che aveva ricevuto fin dalla sua nascita, il timore di tutti i Babbani nei suoi confronti e nell'aver avuto infanzia triste, fino al giorno dei suoi 11 anni.*

    Uno dei giorni più belli della mia vita.

    *Pensò con un sorriso la biondina, lanciando la palla in alto uno, due, tre volte, riprendendola tra le mani e stringendola quasi come un trofeo.
    Silenzio. Silenzio e ancora Silenzio. Poteva quasi avvertire i battiti del suo cuore, o i respiri che compiva. Sentiva solo il suo corpo, la sua mente e i pensieri che in essa continuava a risuonare, sempre più forti, sempre più violenti.
    Morte, disperazione, passione, amore.
    Tanti sentimenti, tanto odio, un po' di paura. Sì, perché negarlo? L'odio dello zio di Alex che provava nei suoi confronti le metteva paura e agitazione, sentimenti del tutto normali, sopratutto per una diciassettenne.*

    A volte mi chiedo se non è il caso di parlarne con qualcuno... Chiedere un consiglio a Gandalf o Maya...

    *Rimuginava Daphne, carezzando la palla rossastra, conoscendone ogni venatura, pezzo logoro, segno di qualcosa di vissuto.*

    Se parlassi con loro però, metterei in pericolo anche le loro vite. Non posso permettere che qualcuno che soffri per causa mia e presto o tardi, dovrò dire addio anche alla mia famiglia.

    *Si disse decisa la Tassetta, convinta ormai delle sue scelte. Decisioni molto dure e ponderate, risultato di attente riflessioni e constatazioni, cui non poteva più fare a meno. La scelta più giusta, non è mai quella più facile e l'aveva scoperto sulla sua pelle, anche a costo di soffrire.*

    Non farò si che nessuno tocchi i miei amici! Non toccherà nemmeno me.

    *Dentro di lei sentiva il calore, la forza, tipica sensazione di quando la sua protezione stava per uscire, come un Protego spontaneo, finché una voce la distrasse, facendola sussultare e distrarre dai suoi pensieri. Aprì finalmente gli occhi, osservando il bambino con la divisa di Corvonero.*

    Oh, ciao... scusa io.. non ti ho sentito.

    *Farfugliò imbarazzata per essersi fatta trovare con gli occhi chiusa e la Pluffa in mano, quasi fosse una stupida! Si alzò e spolverò la gonna con la mano sinistra, mentre nell'altra reggeva ancora la sua amata palla.*

    Io sono Daphne. Daphne Dianne Harris, ma chiamami Daph, tu invece sei?

    *Chiese cercando di vedere meglio i lineamenti nel buio e considerando la statura e la voce, doveva essere del primo, massimo secondo anno: un piccolo studente di Corvonero che infrangeva le regole!*

    Ammirevole...

    *Pensò con un sorriso, tendendo la mano destra verso lui, come segno di presentazione e chissà, di una nuova amicizia.*

    @Cameron_Ross, tranquillo Very Happy


  • Cameron_Ross

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 1
    Galeoni: 218
        Cameron_Ross
    Corvonero
       
       

    *Daphne Dianne Harris.
    Con un sospiro di sollievo impercettibile ma liberatorio, il ragazzino costatò che quello non era il nome di una delle "servette" di Emma.
    Molte volte, cercando di fare amicizia, si era ritrovato davanti delle amiche della sorella che, senza neanche conoscerlo a fondo prima, iniziavano a prenderlo solo perché "Emma ha detto così".
    Con una punta di amarezza, Cameron si ritrovava sempre a pensare che la guerra tra lui e la Serpeverde non sarebbe mai finita, neanche a distanza di vent'anni.*

    A volte mi chiedo perché ci odiamo così tanto

    *Non riusciva a ricordare con esattezza perché lui ed Emma si facevano la guerra da anni. Sapeva solo che era successo qualcosa quando erano più piccoli che aveva fatto scattare la bomba, disintegrando per sempre il legame fratello-sorella.
    Forse era stato lui la causa di tutto, lui e solo lui. Perché in fondo, era sempre colpa sua, qualsiasi cosa succedeva in casa Ross la colpa era sempre del povero Corvetto, che non ne poteva niente.*

    In fondo, io sono l'ultimo arrivato...forse mi detesta perché non voleva un fratello?

    *Questa teoria era più che plausibile, e forse anche quella giusta. Emma Jasmine Ross non era mai stata una ragazza molto generosa. Non voleva mai condividere niente con nessuno e se non era al centro dell'attenzione iniziava a sbraitare e a piangere lacrime di coccodrillo.
    Era possibile che, con tutte le attenzioni con cui lo riempivano, avessero reso la biondina "invisibile".
    Quel marmocchio le aveva rubato il palco, il pubblico e gli applausi e qual'era la via migliore per fargli pagare cosa le aveva tolto? Odiandolo, ovviamente!
    Sicuramente quella era la logica concepita dal cervello troppo piccolo di Emma. Una Serpeverde poteva, e può ancora adesso, avere un grande cervello o una valanga di scagnozzi e servette, non entrambe le cose.*

    Piacere Daph! Io sono Cameron Lucas Ross, ma puoi chiamarmi come vuoi! Cameron è troppo lungo per i miei gusti

    *Si presentò sorridendo alla ragazza bionda, che sembrava essere del settimo anno a causa dell'altezza e dai lineamenti del viso.
    Era molto più alta di lui e, con disperazione, il Corvonero notò di arrivarle a malapena a metà busto.*

    Sono proprio un nano...

    *Pensò affranto, stringendo amichevolmente la mano della ragazza.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Il sorriso allegro del piccolo Cameron era segno di gioia per Daph, che pensava al sollievo che aveva provato il Corvonero nel constatare la sua amichevole risposta. L'uscire fuori di sera era rischioso e lui aveva infranto parecchi regole per essere addirittura all'aria aperta e non semplicemente in giro nei corridoi. La mano piccola di lui strinse la sua, proprio quella di una diciassettenne con quella di un'undicenne potevano incontrarsi, ma la Tassetta non si sentiva mai superiore a nessuno e trattava tutti come sue pari, anche uno studente più piccolo.*

    Piacere mio Cam.

    *Sorrise Daph di rimando, potendo godere di un po' di compagnia. Forse lo stare in mezzo al campo era un po' rischioso, ma un'altro po' non avrebbe recato nessun disturbo e al massimo, si sarebbe presa la responsabilità lei dell'uscita di quel giovane Corvonero.
    Lei era così, assomigliava un po' a lui: in giro di notte, sprezzante del pericolo, curiosa e alla ricerca di quell'avventura che tanto aveva desiderato.
    Forse perché la sua libertà era sempre stata ridotta, costretta ogni giorno a restare entro i confini della casa, nascosta per paura. La sua diversità l'aveva resa sola e triste, finché tutto non cambiò.
    La sua vita migliorò visibilmente una volta entrata a Hogwarts, la scuola di Magia e Stregoneria più famosa e migliore del mondo. Finalmente sapeva di non essere pazza, di non essere malata, di essere speciale. Aveva scoperto il valore dell'amicizia, dell'amore, della famiglia, il tutto anche grazie alle persone che aveva conosciuto in quei sette anni. Aveva una bellissima villetta che condivideva insieme ad Alex ed era andata via dalla casa genitoriale da qualche anno ormai. Aveva sempre desiderato una sua vita, non essere guardata con disprezzo e paura, riuscendoci dopo anni a vivere serena.
    Alex. Lui le aveva cambiato definitivamente la vita. Lui aveva dato un senso a ogni giorno e con lui, avrebbe voluto trascorrere ogni attimo, ogni respiro, ogni battito.
    A volte pensava a come sarebbe potuta essere la sua vita senza lui, ritrovandosi con le lacrime agli occhi e non riusciva più a prendere sonno. No, non sarebbe stato lo stesso senza lui. Non sarebbe stata vita. Certo, nonostante i rischi che correvano, ogni momento trascorso insieme valeva più di qualunque altra cosa al mondo.*

    Cam, che ti va di fare?

    *Chiese la giovane serenamente, mettendo da parte ogni pensiero, timore, ansia che la stavano per avvolgere, dedicandosi per qualche ora solo a lei. Aveva una persona davanti e rimuginare sul passato e sul futuro non erano di certo le cose migliori da fare. Era felice adesso, stava bene e finché stava a Hogwarts, non doveva temere la sua morte prematura.
    Era lì, nel campo da Quidditch, in compagnia e ogni problema doveva svanire. Dovevano volare via come farfalle, lontane e leggere, verso mete a loro ignote. Doveva mettere da parte ogni pensiero, perché la vita è troppo breve per poter rimpiangere anche i momenti che si potevano godere, ma che non si son vissuti appieno. Era viva e doveva essere viva. Non poteva perdere la speranza. Non poteva perdere la forza. Dimenticando ogni cosa, lanciò in aria la Pluffa, osservandola danzare nel cielo, illuminata dalla Luna e dalle piccole stelle che stavano comparendo nella notte, riprendendola tra le braccia pochi secondi dopo, più serena e più sollevata.*


    @Cameron_Ross, scusa il ritardo, ma ho passato due giorni faticosi! Sad Eccomi tornata Very Happy