DiagonAlley - Gringott
DiagonAlley - Gringott


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Daphne_Harris


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    [Hogsmeade - Casa Morgenstern - Harris]

    *Una splendida domenica di Maggio, il sole entrava dalle finestre, illuminando il grande soggiorno della piccola villetta di Alex e Daphne, i due fidanzati che erano tornati a casa loro per il weekend, vicino a Hogwarts. Essendo maggiorenni e avendo il permesso di andare al Villaggio, amavano passare il tempo insieme a casa, a coccolarsi, baciarsi e...*

    Amore, ti va uno spuntino?

    *Esclamò Daphne dal letto rivolta al ragazzo, come al solito, chiuso al bagno. Avevano pranzato, ma il pomeriggio alla biondina le veniva sempre un languorino e non riusciva a non stuzzicare qualcosa. Era con un vestito comodo e a giocare sul loro letto come una bambina di due anni, godendosi ogni momento di quei giorni insieme al suo amato Corvonero.*



    *Saltava e saltava, iniziando a pensare a cosa potesse prendere dallo stipetto della cucina e iniziare a stuzzicarlo con Alex. In realtà, aveva già un'idea, una cosa che loro amavano tanto e che proveniva dal mondo babbano: patatine! Ovviamente non erano semplici patatine, ma la loro marca preferita, con i sapori preferiti. Al solo ricordare le buste conservate al piano di sotto, alla loro bontà, al loro profumo, al loro gusto deciso, iniziò a desiderarle con tutte le sue forze. Sì, voleva le Highlander al pollo e limone e chissà, anche quelle al pomodoro.*

    Cuore, io ho un'idea!

    *Entusiasta come non mai, iniziò a correre verso al piano di sotto, a prendere due sacchetti di quelle patatine, prendere delle lattine di coca-cola, metterle su un vassoio insieme a delle cannucce, tovaglioli e salse, tornando più lentamente verso il piano di sopra.*

    Ecco fatto! Appena esci ho una sorpresa per te!

    *Mettendosi di nuovo sul letto, adagiando tutto con cura e assaporandosi già il momento. Loro erano così, non avevano alcun contegno. Erano loro, erano folli, erano estremamente innamorati. Non vedeva l'ora di poterlo coccolare ancora, abbracciare, ridere, giocare, come amavano fare ogni volta che stavano insieme, godendosi sempre ogni istante che passavano da soli.*

    Sono certa che ti piacerà!

    *Esclamava ancora raggiante, parecchio felice quel giorno, una domenica tutta per loro, ancora e ancora, finché non si sarebbero addormentati nel cuore della notte abbracciati.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Che ore potevano essere? Le quattro, su per giù? Bene, era l'ora in cui Alexander... ehm... espletava le sue funzioni fisiologiche. Diamine, era un mago, non un adroide! Per quanto riguardava pupù e pipì era uguale ad un qualsiasi altro babbano.*

    Eh, si fa per dire: tutto ciò non è umano!

    *Pensava nel frattempo, al top della performance. Maledetta vocina interiore! Hem-hem, dov'eravamo? Ah si: casa Morgenstern - Harris, ore 16:11.*

    Ora della cacca...

    *STAVAMO DICENDO... ore 16:11. Ormai i due ragazzi avevano finito di mangiare da un bel po', ed ora...*

    Ed ora...

    *Ed ora niente! Ora cominciava un normalissimo pomeriggio ad Hogsmade.*

    Amore, ti va uno spuntino?

    *Appena le orecchie di Alex, il Corvonero del settimo anno, captarono quel segnale di allerta, l'allarme rosso nel suo cervello cominciò a beeppare ad altissime frequenze.*

    Oh, no!

    *Daphne, la sua ragazza, la sua compagna, aveva fame e, dato l'orario, ciò non poteva che voler dire una cosa: patatine in gran quantità, miste ad una bevanda che, come al solito, non c'avrebbe azzeccato niente. Erano lontani dall'Infermeria della scuola, semmai (molto probabilmente) uno di loro si fosse sentito male.*

    Ehm... si...?

    *Quelle parole rimbombarono tra le mura del bagno dove il Corvetto era... ehm... appollaiato, con un fare tanto incerto quanto spaventato: il suo fegato era pronto al collasso?*

    Puoi giurarci, ciccio.

    *Oh bene, anche il fegato aveva una voce che gli rimbombava nella testa? Stava uscendo pazzo, lo sentiva, e ciò non poteva che essere una trappola della sua mente: voleva quelle patatine, doveva averle. Ma, senza troppi giri di parole, le papille gustative del per nulla stitico Corvonero bramavano quelle leccornie più di qualunque altra cosa.*

    Beh, insomma...

    *Ok, forse non proprio qualunque altra cosa... ma sempre di tuberi si trattava. Faceva schifo, e ne era conscio.*

    Ecco fatto! Appena esci ho una sorpresa per te!

    *Eccola lì, la tipica frase di Daphne: "appena esci" poteva essere una chiara critica taciuta, indirizzata al suo essere fin troppo regolare d'intestino, mentre "ho una sorpresa per te" era una chiara minaccia. Cos'aveva architettato, quella strega (in senso buono)? Non rimaneva che... scendere dal trono di ceramica e scoprirlo. Uscito dal bagno, il ragazzo si recò in camera da letto, lì dove una splendida Daphne reggeva un vassoio splendido a pari merito.*



    Tu... conosci i miei gusti, donna.

    *Il bello è che pronunciò quelle parole serio, con tono convinto e tanto di dito puntato contro Daphne in segno d'approvazione. Se fosse stato americano, magari uno di quei truzzetti di quartiere, le avrebbe urlato contro "Respect, sister!" ma, come sempre, ringraziava Merlino d'esser nato altrove. Camminava verso di lei, buttandosi sul letto con un sorrisino ed allungando il collo a darle un delicato bacio sulle labbra, prendendo poi un sacchetto di patatine e rimirando le salse di fronte a loro: Chili, Barbecue e Ketchup piccante.*

    Dovremmo dare un nome a questo... menù.

    *Cominciò a dirle ridacchiando, guardandola negli occhi e portando alle labbra la prima patatina: dopo ciò il nulla. Il sapore gli esplose fra le labbra, mentre sentiva un'ondata di godimento scuoterlo da capo a piedi. Pollo e limone all'ennesima potenza.*

    Io suggerirei "senza pudore".

    *Mormorò nella più profonda delle estasi, guardandosi attorno per cercare di capire quale salsa avrebbe avuto l'onore di stare su una di quelle patatine.*

    Eh-eh-eh...

    *No, quel pensiero no. Era da maniaci, da pervertiti schifosi!*

    Così terribilmente da me...

    *Constatò tra se e se con un sospiro, tenendo quel pensiero alla larga con un'ulteriore ondata di sapori, con il profumo della ragazza che più amava al suo fianco.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Daphne era così, folle e scalmanata. Ovviamente, mentre il suo fidanzato era al bagno, non riusciva a smettere di togliere gli occhi di dosso a quelle delizie. Eppure doveva. Doveva attendere Alex, darsi una calmata, aspettare il momento giusto. Lei sapeva che quello era il momento giusto. Forse, perché per lei ogni momento era quello giusto! Avevano mangiato patatine ad ogni ora del giorno e non si scherzava! Svegliarsi alle sette con la voglia di quelle prelibatezze era da pazzi!*

    Così offendo entrambi...

    *Constatò sorridendo, per poi socchiudere gli occhi e riprendere a ballare, o avrebbe divorato tutto il prima possibile, senza il suo amato Corvonero.*



    Romeo take me somewhere, we can be alone.
    I'll be waiting; all there's left to do is run.
    You'll be the prince and I'll be the princess,
    It's a love story, baby, just say yes.


    *Canticchiava a mente la canzone, perché dato che era bloccata male con quel testo, Alex la stava per odiare. La Tassetta era così, quando una canzone le restava impressa, levarsela di mente era del tutto impossibile, anche se fosse stata orribile o non le piaceva. Che poteva farci? La mente umana era contorta e poco chiara e lei di certo aveva scoperto di avere seri problemi sotto questo punto di vista!*

    Come on, come on
    Don't leave me like this
    I thought I had you figured out
    Something's gone terribly wrong
    You're all I wanted.


    *Non finiva mai.... Scatenata e felice, quel giorno era una bomba pronta ad esplodere. Una volta sentita la catinella del bagno cercò di calmarsi, mettendosi a letto con il vassoio in mano, osservando il ragazzo dirigersi verso di lei con fare serio. La frase di Alex le fece scoppiare una risata divertita. Amava prendersi cura di lui e il renderlo felice con così poco, era per lei segno di grande soddisfazione e intesa.*

    Amore, non è niente! Forza, non vedo l'ora di assaggiarle!

    *Non riuscì a capire se avesse udito le sue parole, che i sacchetti erano aperti e lui assaggiò la prima. Daphne si fece invadere dal delizioso profumo e si lanciò anche lei ad assaggiarne una, gustandosela. Le sue papille gustative sarebbero esplose, lo sapeva. Come si poteva non amare quelle patatine? Alex parlava di dare un nome al menu, ma come dare un nome a tale... cibi?*

    Ehm, meglio gustarci il tutto... non trovi?

    *Timorosa che potessero sentirsi in colpa. Cavoli, non avevano un minimo di ritegno, ma che importava? Erano giovani e lo sarebbero stati una volta soltanto. Non sarebbero più tornati indietro, per cui, godevano sempre ogni istante.*

    No, non mi ci sentirò in colpa, tanto smaltirò tutto presto...

    *Pensò con un sorrisino, afferrando un'altra patatina e osservando Alex.*

    Che ne dici se proviamo le salse adesso?

    *Disse dando uno sguardo alle salse, un po' indecisa, prima di afferrare la Chili.*

    Io voglio provare questa su pollo e limone!

    *Ammise sorridente, aprendola e versandone una dose esagerata, prima di portarsela in bocca. Una sola parola: goduria.*

    MMM... accidenti, devi provare!

    *Prendendone un'altra e preparandola, portandola poi verso le labbra del suo compagno di vita, pronti a gustarsi le loro prelibatezze.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Facevano davvero, davvero schifo. Sarebbero finiti sulle figurine Streghe e Maghi famosi come i più schifosi mai esistiti in tutta la storia magica. Certo, dopo l'inventore delle Caccabombe, ma...*

    Sono vivo!

    *Cominciava davvero a credere che dentro quelle patatine ci fosse droga. Cocaina saporita? No, ok, questa era meglio non pensarla nemmeno. Però, doveva ammetterlo, erano qualcosa di formidabile, di così terribilmente buono che causava una forte dipendenza. Così come il contatto che aveva con la sua Daphne, dopotutto.*

    Calma, piccola cornacchia...

    *Si disse tirando un tacito sospiro, provando a riacquistare quel po' di raziocinio di cui disponeva, una lucidità che stava pian piano perdendo. Oh, fantastico, erano anche afrodisiache?*

    Che ne dici se proviamo le salse adesso?

    *Quelle parole per poco non gli fecero andare di traverso la patatina: perché doveva essere così pervertito? Chiaramente lei non poteva sapere cosa gli era frullato nel cervello fino a poco prima... ma, doveva ammetterlo, era una coincidenza assai spassosa.*

    Ah-ha...

    *Riuscì a mormorare il Corvonero, con la bocca piena, riuscendo appena a scacciare via quei pensieri di salse, di patate, di assaggi. Di colpo, si trovò una patatina con tanto di salsa sulle labbra, un qualcosa che ospitò nella sua bocca all'istante.*

    Pollo, limone e... peperoni.

    *Il faccino espressivo di Alex, adesso, era piegato in una smorfia di chiaro disgusto: che salsa Chili era quella?! Per nulla piccante, solo... salsa ai peperoni!*

    E'... orribile.

    *Concluse con una risatina, prendendo dalla sua busta una patatina rossa per tutto il condimento che già aveva, immergendola nella salsa Barbecue e sgranocchiandola.*

    Waaaaah, troppo buona!!!

    *Esclamò saltellando sul posto con un sorrisone, tutto felice e soddisfatto, come un bambino di due anni con le sue caramelline preferite.*

    Amo te e le tue sorprese!

    *Concluse con gli occhi a cuoricino, dandole poi un bacio sulle labbra: quant'erano calde e morbide.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Come poteva non sorridere? Come poteva non essere felice? Ogni volta che era con Alex lo era e soprattutto quando erano soli a casa. Avevano tutto ciò che desideravano e le patatine erano stata la ciliegina sulla torta! Erano felici, erano innamorati, erano veri.*

    Anche schifosi...

    *Pensò sorridendo, perché i suoi pensieri lo erano di certo! Come accidenti gli era venuto in mente di dirgli di assaggiare? Sopratutto sulla patatina! Era da pervertiti e di certo lei e Alex erano sul punto di esserlo, se non lo erano già...
    Lui non apprezzò la sala chili e Daphne si buttò sul letto con la schiena ridendo come una matta. Lui non amava molto quella salsa, preferiva di gran lunga tutte le altre. Si mise di nuovo a sedere dopo pochi secondi, ancora sorridente, osservando la seconda salsa aprirsi e il volto soddisfatto del Corvonero: sembravano due bambini in giornate di feste o al luna park.*

    Amore, io amo te.

    *Rispose la biondina al ragazzo, prendendogli la salsa barbecue con un sorriso, facendogli la linguaccia e mettendola su una patatina, assaporandola con gusto.*



    Hai ragione! La BBQ è davvero deliziosaaaaaaaaa.

    *Esclamò felice, quasi stesse per far esplodere i giochi d'artificio dentro casa, baciando anche lei il ragazzo. Ok... forse se continuavano così avrebbero finito per distrarsi, ma erano loro. Erano fatti così.*

    Proviamo anche la Mayo?

    *Disse inclinando leggermente la testa di mezzo lato, come faceva sempre quando pensava a qualcosa da fare. Da mischiare. Da poter impastare! Ovviamente non attese risposta, che prese una patatina e, premuto il tubetto, un po' di salsa si adagiò sulla patatina e ne assaggiò subito una...*

    Caspita... non so se è perché le patatine sono buone, o se le salse ci stanno bene, ma questo spuntino è davvero il più buono del mondo!

    *Constatò ancora una volta la ragazza, non riuscendo a sorridere, non riuscendo a dimenticare quei giorni, quei momenti, quegli attimi. Era tutto perfetto. Era tutto magico. Di certo, non era magico solo il loro mondo, ma anche le emozioni che provavano, la loro vita, i loro cuori. Lui era l'uomo che aveva sempre desiderato, la persona che voleva al suo fianco per il resto dei suoi giorni, però se continuavano così non sarebbero mai usciti di casa... Trovavano sempre qualcosa di nuovo da fare, giochi nuovi da provare, o semplicemente stare sdraiati nel letto a parlare, ancora e ancora, fino a guardarsi in silenzio e assaporarsi l'uno il profumo dell'altra. Non si stancavano mai. Non si sarebbero staccati mai.*


    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Non avrebbe mai saputo spiegare davvero perché stare con Daphne Dianne Harris gli piaceva. Perché l'amava, ovviamente, ma non era solo per questo. Certo, non poteva dire d'essere stato il bambino con l'infanzia più felice del mondo, un'infanzia fatta solo e soltanto di momenti bui, di giornate buie, di cieli nuvolosi e temporali fragorosi, dove ciò che scrosciava sull'anima non era pioggia, bensì lacrime. No, non era stato un bambino particolarmente fortunato, tranne per una cosa: l'aver conosciuto lei. Era arrivata come un raggio di sole fra le nubi, di quelli che danno un effetto richiamante la luce del paradiso. Tra quella coltre di fitte nuvole nere, lei era arrivata a portare il sole, un sole che non era tramontato mai più, un sole che aveva allontanato, disperso le nubi, un sole che avrebbe continuato a bruciare in alto, lì dove le ombre non avrebbero potuto spegnerlo, per sempre, in quella vita e nella seguente. In vero, non sapeva cosa avesse reso Daphne così speciale ai suoi occhi, al suo cuore, fin dall'inizio: forse quei capelli, come tanti fili di purissimo oro, ma morbidi come il cotone? O forse quegli occhi azzurri, limpidi e brillanti come il cielo della sua esistenza che non era mai riuscito a scorgere? O ancora quel profumo, tanto dolce da diventare rassicurante. No, non sapeva cosa l'avesse fatto sussultare, avvertendo la presenza di lei, una perfetta sconosciuta, nella stessa stanza. Molti folli, pazzi squinternati, si sarebbero accontentati di definirlo amore... ma come si può definire amore un sentimento che sboccia a prima vista, quando di fronte non hai che una perfetta sconosciuta? O forse non era mai stata una di queste. Forse, in qualche modo, l'aveva già conosciuta: in un altro posto, in un'altra vita, lì dove nulla si può spiegare ma tutto ha un senso. Poi l'aveva dimenticata, o meglio, la mente non l'aveva mai conosciuta... eppure il cuore, un muscolo involontario nato assieme alla mente, aveva mancato un battito al solo scorgerla. Come spiegava tutto ciò? No, non erano pazzi, quelli che si limitavano a chiamarlo amore: il pazzo era lui, a vivere d'amore ed essere disposto a morire per quello stesso sentimento che lo bruciava come paglia secca, voracemente, senza procurargli dolore, provocando piacere ed un'inspiegabile, estasiante sensazione di pienezza e gioia, gioia, gioia!*

    Cavolo... avrei dovuto fare il Filosofo.

    *Ritornò alla realtà ridacchiando, abbassando la testa e scuotendola impercettibilmente, sperando di scacciar via tutto ciò che sentiva al suo interno, tutto ciò che sembrava far massa, appesantirla, mentre il cuore diveniva sempre più leggero e suo: gliel'aveva regalato, donato, tanto tempo prima.*

    Flash!


    *Una luce irruppe nella stanza, d'argento brillante misto ad azzurro, una luce che surclassò per un lieve istante quella proveniente dalle ampie finestre della casa dei due ragazzi, immobilizzandosi in una sfera instabile di quel che sembrava etere: un Patronus, un Patronus messaggero, o così pareva. Questo prese forma lentamente, mentre il Corvonero balzava seduto in piedi, con i muscoli del corpo contratti visibilmente lungo le braccia, sotto la maglietta a maniche corte, vedendo quel familiare corvo diventare chiaro. Questo aprì il becco allo spasimo, come un altoparlante, mentre un'altrettanto familiare quanto sinistra voce gli scaturiva dalla gola etera.*



    Non m'annuncio per dispetto, poiché da me venisti protetto. Son felice d'annunziare: di ciò che t'appartiene ti dovrai riappropriare. Dunque s'aprano le danze, troverai ciò che cerchi nelle mie stanze. Auror e Mangiamorte, una lotta infinita. Presto saran mie la tua e la sua di vita. E questa missiva verrà proferita a quel che fu il mio Corvonero preferito, che tempo prima mi mostrò cos'è la vita.

    *La fine di quel messaggio era carica di malinconia, di un dolore che dilagò nel petto del ragazzo. Incredibile, era, pensare che lui e Viktor erano stati legati da tutto e ciò che adesso li accomunava non era altro che dolore. Ad Alex mancava suo zio e, forse, anche Viktor sentiva la sua mancanza... ma erano su binari diversi. Avevano entrambi scelto una parte nella vita, un ruolo che portava Alex contro Viktor, Viktor contro Alex. Ciò che li avrebbe legati per sempre era dolore, amaro rimpianto e desiderio di uccidersi a vicenda, un desiderio che, tuttavia, non significava l'aver perduto quel profondo ed unico affetto. Uno dei due sarebbe morto per mano dell'altro, ma chi sarebbe sopravvissuto, l'avrebbe fatto a quale prezzo? Piangendo l'altro, la sua scomparsa, il fatto di avergli tolto la vita. Era un amore malato, adesso, quello che legava lo zio al nipote, il nipote allo zio, indissolubilmente. Ma sarebbe stato Alex, lo sentiva, a curare quella malattia. L'unico modo per curare le bruciature delle tenebre era strappare via l'anima dal corpo, mandare l'accecata vittima dell'oscurità verso un mondo migliore, lì dove, forse, avrebbe avuto gli occhi liberi dall'odio, dai pregiudizi, e il cuore completo, colmato dalla mancante luce che l'aveva condotto alla disperata follia.*

    Pensa, Alex, pensa...

    *Camminava avanti e indietro, mentre il Patronus gli scompariva in una nube di fumo argentato, quando si decise a parlare, immobilizzandosi. Gli occhi del ragazzo trovarono quelli di Daphne, mentre un segreto sospiro d'amore gli riempiva il petto.*

    Viktor ha preso il mio anello. E' nella sua camera blindata e io ho la copia della sua chiave.

    *Doveva portarla con sé, però. Non sapeva come Viktor avesse fatto a trovare la loro casa, ma comunque Daphne sarebbe stata più al sicuro con lui che lontana da lui. Non credeva a ciò che stava per dire, ma era la soluzione migliore.*

    Ti va di accompagnarmi?

    *Non era una stupida, e questo lo sapeva. Daphne sapeva, o meglio, sospettava ciò che era accaduto tra Alex e Viktor, ma non aveva mai fatto domande. Allo stesso tempo, la Tassorosso era perfettamente conscia che entrare nella camera blindata di un Mangiamorte non era un'ottima idea... e che avrebbero dovuto prepararsi di conseguenza.*

    Se lo conosco un po', non si aspetta di trovarci lì, non assieme, non oggi. Ti va di accompagnarmi?

    *Era la soluzione più logica e razionale... ma dovevano essere insieme. Aspettò lì, in piedi, con gli occhi piantati in quelli di Daphne, una sua reazione, una sua risposta, un suo si o no.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Due cuori che vivevano in uno soltanto, racchiusi da una forza indescrivibile, più forte di qualunque altra cosa al mondo. Era amore puro, vero, unico.
    Daphne Dianne Harris era certa che il loro era amore eterno, come non si vedevano più in giro. Erano sinceri, erano uniti, contro qualcosa e qualcuno che di certo non li avrebbe accarezzati. Si erano conosciuti per caso, ma forse, anche quello, non era solo un segno, un segnale lanciato apposta quel giorno, dal destino o da qualche forza superiore, che da quel momento in poi li aveva resi un'unica persona.
    Brividi. Il suo corpo ne era completamente investito, così, improvvisamente. Sapeva che pensare ancora al giorno in cui si conobbero le faceva un'effetto particolare, come un fulmine a ciel sereno lui era entrato nella sua vita, si era preso il cuore, anche se, la sua testa le diceva che gli era sempre appartenuto. Era possibile innamorarsi a prima vista? Era possibile che vi fossero altre vite prima di quella e loro erano già stati insieme in un'altra epoca? Ricordava ancora le parole che la sua mente pensarono quando lo aveva visto la prima volta: "lui è mio".*

    Lui è mio per davvero...

    *Sussurrò il cuore, sottovoce, ma deciso. Strano da dire, no? Si erano solo salutati, che già sembrava esserci qualcosa di più, sembrava che i loro cuori battessero all'unisono, si chiamassero, si cercassero, pronti per unirsi e restarci per sempre, in quella vita e in tutte le altre a venire, così, come era avvenuto in quelle precedenti.
    Il ricordo di quella sera era così vivido che, nemmeno tra milioni di anni, non avrebbe mai potuto dimenticare. Era stata una semplice serata, un normale saluto, una Burrobirra offerta.
    Una Burrobirra li aveva uniti e da quel giorno era iniziato a cambiare tutto. Iniziarono a conoscersi come amici, ma i loro cuori non erano ancora contenti. Non erano solo amici, non provavano solo semplice affetto. Volevano entrambi qualcosa di più e, nonostante si conoscessero poco, tutto ciò che desideravano era l'amore l'uno amare l'altra e viceversa. Era naturale, illogico e irrazionale, perché l'amore non ha coscienza, ma sa ciò che vuole e sa riconoscere la persona giusta. Sa che deve avvenire qualcosa, lo si sente dalle conseguenze: battiti del cuore irregolari, così con il respiro, occhi che brillano, sorrisi naturali, rossore alle gote, tremore alle gambe e ovviamente, la famosa pelle d'oca.
    Sembrava tutto sciocco, eppure non lo è mai. L'amore non è mai sciocco, mai stupido, mai sbagliato.
    Un sentimento così puro e limpido...
    Una forza così grande da poter distruggere qualcosa di pericoloso e distruttivo come il male.
    Qualcosa in grado di competere contro un nemico più grande.
    Era persino paragonabile ad una Creatura come gli Unicorni. Anche loro puri, casti, potenti.*

    Sì, come l'amore.

    *Pensò la biondina, facendosi avvolgere da quelle emozioni, lasciandosi andare al suo destino, a quel futuro che attendeva lei e il suo Corvonero: un futuro insieme, una vita unita per il resto dei giorni.*

    Per sempre.

    *Si disse decisa, sorridendo ancora, felice e follemente, incondizionatamente innamorata di Alex.*



    *Un sorriso che durò solo per poco, perché all'improvviso la luce cambiò: la luce solare che entrava dalla finestra della camera da letto, diventò una più argentea e azzurrina, più... Magica.*

    Un Patronus... ma chi...?

    *Poco dopo la Creatura prese forma, un corvo, simbolo del malaugurio tra i babbani...
    La voce che uscì da quel becco non l'aveva mai sentita, ma non aveva bisogno di sapere, aveva capito. Eppure, mentre le parole di quel Mago che la voleva morta risuonavano nella stanza, in pensiero che le frullava per la testa era un'altro: come faceva a sapere che loro erano lì. Sapeva dove abitavano, ma come? Bene, non si finiva mai di apprendere le capacità di una Mago Oscuro e di quello che poteva fare, per cui voleva dire solo una cosa: la sua vendetta sarebbe stata imminente. Daphne poteva avvertirlo, poteva sentire la sensazione di pace, quella che viene prima di una tempesta e quella sarebbe giunta presto.
    Ascoltava, in silenzio, pensierosa, presente però in quella stanza, forse un po' irrigidita, un sconvolta, o forse, solo cosciente che prima o poi quel giorno sarebbe arrivato.
    Erano giorni che ormai non pensava ad altro. Erano mesi che si aspettava questo momento, e ora, a poco più di un mese dalla fine della scuola, Viktor si stava muovendo.*

    Sapevo di non essere al sicuro, ma non pensavo che a casa nostra potevamo correre simile rischio. Non pensavo di morire prima di dare i M.A.G.O.

    *I pensieri erano tanti, forse troppi per poterli catalogare e selezionare. La Tassorosso sapeva solo che quelli più brutti erano quelli che venivano più a galla e non volevano più andare via, non volevano svanire, volevano farla crollare. No, lei era forte, lo era stata per mesi. Alex non le aveva mai parlato del rischio che correvano entrambi, ma era certa che entrambi sapevano. Sapevano, ma non ne parlavano. Era stato meglio così forse, perché sarebbe crollata davanti a lui. Perché avrebbe potuto non godersi le uscite al Villaggio, le passeggiate al Parco di Hogsmeade, la cena con i suoi a Londra. Da quanto tempo lo zio di Alex li seguiva? Eppure non poteva essere fuori casa. Non poteva essere a Hogsmeade o a scuola, perché era un ricercato.
    Ad interrompere quel monologo interiore della ragazza furono le parole del Corvonero, dichiarando quello che aveva temuto: aveva l'anello della madre, l'unico oggetto che gli era rimasto, donatogli prima della sua morte. Era ovvio che lo voleva di nuovo. Lo capiva. O forse no... Lei non aveva avuto doni dai genitori perché volevano, ma solo per paura che potesse far loro del male se non li avesse avuti, cosa più sbagliata che mai. L'unica cosa che una piccola Daphne desiderava era l'amore e l'affetto dei genitori, coloro che non avrebbe voluto mai la considerassero pericolosa o spaventosa. Invece non era stato così. Adesso, a pensarci bene, era un male per loro anche il solo sapere che esisteva...
    A volte si chiedeva se fosse davvero figlia loro, ma poi cambiava argomento, tornando con la mente ad altro, ai compiti o al Quidditch, agli esami e al suo futuro.*

    Lui ha la sua chiave... però è lo stesso rischioso...

    *Rifletteva la diciassette, conscia che lo zio avrebbe potuto mettere chissà quali incantesimi e maledizioni dentro la sua camera.*

    Accompagnarlo... Per chiedermi di andare con lui non è solo per restare insieme, ma per andare via da casa prima che lo zio possa venire a farci visita.

    *Il suo riflettere così tanto, in modo così razionale, non era da lei, bensì da Alex. Certo, si stava mettendo nei suoi panni per capire le ragioni che li avrebbero condotti entrambi fuori dal Villaggio.*

    Me lo chiede di nuovo e questo vuol dire che gli preme in modo particolare, non solo la fretta di andare alla Gringott, bensì il timore di un mio no. Sa bene che i no, la maggior parte delle volte, non sono nel mio vocabolario.

    *Constatò la biondina, alzandosi silenziosamente dal letto, andando verso l'armadio e iniziando a prendere dei vestiti comodi.*

    Lo sai che verrò, nonostante non mi fidi molto di tuo zio e di ciò che ha appena dichiarato.

    *Preso l'occorrente andò verso al bagno, lasciando la porta aperta, spogliandosi del vestitino che aveva indossato in casa, mettendo il jeans, una camicetta e una giacca, uscendo dal bagno.*



    Questo è solo l'inizio. Non è più una semplice minaccia di morte, qui si tratta di una guerra, lo sai anche tu.

    *Si fermò ad osservare Alex negli occhi scuri, mostrandogli la sua preoccupazione e il timore di non essere più al sicuro, non adesso.*

    Se il suo Patronus è arrivato fin qui, sa dove viviamo, lo ha scoperto e al calar della notte, quando nessuno si trova nei dintorni, potrebbe attaccarci...

    *Trattenne il fiato, forse per paura di dire ciò che aveva sempre saputo, ma no, non doveva temerlo. Avrebbe lottato e non era sola.*

    Potrebbe ucciderci.

    *Ammise così Daphne, distogliendo lo sguardo da Alex e mettendo le Hogan nere che aveva lasciato vicino al letto, prendendo una piccola borsetta, iniziando ad aprirla: serviva tutto ciò che poteva essere utile, per ogni evenienza.*

    @Alexander_Morgenstern,


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    Corvonero

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    *Doveva succedere, prima o poi, e questo lo sapevano entrambi. Era un'accordo di pace, il loro, un patto di tacito accordo. Lei sapeva più di ciò che dava a vedere, ma Alexander faceva il possibile per evitare di capirlo o di aprire il discorso: lei, ovviamente, non aveva toccato il tasto "Viktor" per paura di sentirsi dire ciò che sospettava. Ma, adesso, era troppo tardi per far finta di nulla, era da sciocchi fingere, da incoscienti. Ora il pericolo non era null'altro se non reale, tangibile e sensato: non era più una lontana minaccia per il futuro, era il presente, tangibile, fin troppo vera e spaventosa.*

    Sono chiamato a rispondere.

    *La sua mente era lontana, lontana: da quella casa, da quel villaggio, da quella realtà temporale. Guardava passato e futuro, la vita che aveva vissuto fino a quel momento e quella che voleva vivere, quella che voleva offrire a Daphne, a sé stesso assieme a lei. No, non era una vita da ricercati, da braccati, ma una vita da esseri umani liberi di vivere la propria vita senza doversi guardare le spalle ogni istante.*

    Lo sai che verrò, nonostante non mi fidi molto di tuo zio e di ciò che ha appena dichiarato.

    *Molto bene, era riuscito ad averla con sé, e la cosa un po' di gioia gliela dava... ma il modo in cui aveva pronunciato quelle parole, decisamente, era la prova che lei sapeva tutto. Non che Alexander fosse sorpreso, ma sentiva il peso di aver dovuto omettere per così tanto tempo tutte quelle cose. Sapeva com'era Daphne, la conosceva probabilmente meglio di chiunque altro, e sapeva come avrebbe reagito, specie dopo tutto quello stress alla quale era sottoposta ultimamente. I M.A.G.O, la questione del Villaggio, i suoi genitori: no, decisamente non era il momento adatto per darle quella spiacevole notizia. Che poi, come avrebbe dovuto dirle?*

    Amore, sai che mio zio vuole ucciderci tutti e due? No, non è così pazzo: gli ho detto che mi sono messo assieme ad un'aspirante Auror, ha tutte le ragioni per volerci far secchi, dai!

    *No, decisamente non era qualcosa che si poteva dire così, di getto. Se soffriva così tanto era perché, infondo, Viktor Morgenstern gli mancava ma, soprattutto, perché Daphne Dianne Harris, la sua compagna di vita, non aveva avuto conferme fino a quella sera. Quanti mesi erano passati? Troppi. Lei, nel frattempo, era andata in bagno a cambiarsi e... diavolo, se era bellissima. Ma l'affermazione seguente della Tassorosso, davvero, attirò tutta la sua attenzione.*

    Questa è guerra.

    *Confermò il ragazzo, andando in bagno e chiudendosi la porta alle spalle, prima di assestare un sonoro pugno con tutte le sue forze alle mattonelle della parete accanto allo specchio. Una di queste si crepò sotto le nocche del Corvonero, mentre sentiva qualcosa muoversi dentro di sé, una consapevolezza: Daphne era pronta a combattere, tanto quanto lui, e non si sarebbe tirata indietro neanche se fosse stato Alexander stesso a chiederglielo. Tuttavia, doveva rispondere a tutto ciò che Daphne gli stava dicendo.*

    Dovremo rifare le protezioni alla casa, fortificarle.

    *Aveva detto tante cose a Daphne, di quegli allenamenti, degli anni passati con suo zio, ma ne aveva taciute altrettante: non per voler tenere segreti o altro, ma soltanto perché non era certo che la ragazza avrebbe potuto reggere tutte quelle informazioni. Ma, adesso, era arrivata l'ora d'esser chiari, del tutto trasparenti, smettendo di celare quelle tenebre alle quali Viktor ambiva tanto, un'oscurità presente in Alexander, qualcosa che, lo capiva solo adesso, faceva parte di lui. Riaprì la porta e cacciò fuori solo la mano, appellando dall'armadio ciò di cui aveva bisogno: era da un po' che non indossava più quei vestiti e, forse, gli sarebbero andati un po' stretti, soprattutto la maglia. Indossò il tutto, prima di uscire dal bagno con delle scarpe da ginnastica nere, scarpe che permettevano anche i movimenti che sarebbero risultati più assurdi ed impensabili, mormorando:*

    Sarà lui a morire: per il corno dell'Unicorno, il veleno del Basilisco, la forza del nostro amore. Daph... andiamo.



    @Daphne_Harris,




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    *I timori svanivano, lasciando spazio alla forza. La paura si trasformava il coraggio. La guerra l'avrebbero vinta con il loro amore.
    Se Daphne sapeva una cosa, era ciò che quel sentimento riusciva a fare. Poteva distruggere qualunque cosa con la sua potenza, qualunque cosa di negativo ovviamente.
    Viktor Morgenstern, un'uomo che non aveva mai conosciuto, nemmeno visto, ma di cui adesso conosceva solo la voce. Avevano avuto delle conferme quel pomeriggio, probabilmente le avevano sempre sapute, ma non erano mai stati in grado di ammetterlo. L'anello di Alex era finito in mano sua e qualcuno o lui stesso, poteva essere entrato in casa mentre loro erano a scuola. Dopotutto la casa rimaneva vuota. Quale altri possibilità c'erano? Nessuna! Hogwarts era invalicabile, tutti i passaggi segreti di un tempo erano stati chiusi anni e anni prima e con la Seconda Guerra Magica, gli unici rimasti, probabilmente erano andati a pezzi anche quelli. Poi, anche se fosse entrato al Castello, come avrebbe mai potuto accedere alla Torre dei Corvonero? Erano nulle le speranze che vi entrasse e vi uscisse, senza che nessuno si accorgesse della sua presenza.*

    Deve essere entrato qui, per forza.

    *Pensava decisa, avvolta dai brividi di freddo, non riuscendo a credere che il luogo del loro amore fosse stato invaso da colui che li voleva morti. Non riusciva a capacitarsi di cosa era capace lo zio di Alex, e forse, avendolo davanti, non sarebbero che potuti perire sotto chissà quale arcano e oscuro incantesimo. Senza sottovalutare la potenza dell'odio che provava verso di lei, colei che le aveva tolto il nipote, che aveva portato al "bene" un futuro Mangiamorte, un potente alleato, adesso, contro loro e soprattutto contro lui.*

    I suoi occhi saranno accecati dall'odio e questo mi porterà in vantaggio quando ci vedremo per la prima volta.

    *Rifletté con un debole sorriso la ragazza, udendo in bagno un forte rumore e qualcosa rompersi di certo.*

    Amore mio...

    *Sussurrò più a sé stessa che a lui, con gli occhi in procinto di scoppiare in lacrime, cercando invece di riprendersi e non farsi vedere abbattuta da quella sua reazione. Qualcosa non andava. Che pensava? Che succedeva? Non era facile parlare in una situazione come quella e non avevano tempo per sedersi a chiacchierare adesso. Dovevano fare le cose di corsa, una lotta contro ogni aspettativa, per prendere lo zio contropiede. Era l'unica mossa da fare, tentare o morire senza aver lottato. Non erano dei codardi e la seconda opzione non era di certo parte di loro, quindi sapeva che la prima era la più appropriata e, se tutto quello li avrebbe portati alla morte, sarebbero di certo rimasti soddisfatti di ciò che erano riusciti a fare.
    Il Corvonero uscì dal bagno, continuando un discorso lasciato in sospeso, soprattutto dalle parole che aveva pronunciato lei prima, che aveva fatto decisamente trapelare quello che aveva temuto.*

    Dovremo rifare le protezioni alla casa, fortificarle.

    *Già, le protezioni. Quelle che erano state del tutto vane contro Viktor, quelle che lo avevano condotto lo stesso in Merlin Street quel giorno e chissà, probabilmente anche qualche giorno prima, quando aveva rubato l'anello della madre di Alex. Che persona vile e crudele poteva togliere l'unico oggetto rimasto della nobile famiglia dei Morgenstern? Come aveva potuto sottrarre al nipote l'anello che per Alex aveva più valore sentimentale, piuttosto che materiale o economico? Questo per Daphne era un segno parecchio irrispettoso e meritava di essere punito. Non avrebbe mai detto al suo amore che voleva la sua parte di vendetta, perché di solito non era nel suo stile, nel suo carattere, ma per Alex, per l'unica persona al mondo che amava, avrebbe rischiato anche la sua stessa vita, pur di salvare la sua. Al vero amore, non si chiede mai nulla in cambio, perché il sentimento vero e puro basta già, riempie ogni fibra del corpo e ti fa toccare il cielo con un dito.*

    Andiamo, ma non senza prima portare con noi le cose essenziali...

    *Disse decisa a non muoversi senza alcuni degli oggetti e pozioni che ogni mago doveva tenere con sé prima di qualche scontro o comunque, un possibile. Libri, pozioni curative, medicine anche Babbane (inutili contro le magie, ma efficaci contro problemi comuni), vestiti di cambio, tenda magica, cianfrusaglie varie e... c'era tutto. Prese la bacchetta dal comodino, mettendola nella tasca posteriore dei jeans e osservò di nuovo il suo compagno di vita.*

    Adesso possiamo andare. Sono pronta.

    *Affermò prendendo un mantello azzurro da dentro l'armadio, indossandolo per non essere troppo "Babbana" e poter andare così alla Gringott, la famosa banca dei Maghi.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

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    *Sarebbe davvero uscito con quegli indumenti? Non erano una semplice t-shirt, non erano dei semplici guanti, come quelli che portava alle gambe non erano semplici pantaloni militari: era la divisa con la quale veniva allenato da Viktor Morgenstern, quello zio che adesso voleva farlo fuori a tutti i costi. Sapeva troppo, e di troppe cose, perciò restava un pericolo per lui e tutti i suoi amici Mangiamorte. Esaminava le mosse di Daphne con fare distaccato, pensieroso, ritornando con la mente al grande cambiamento che aveva compiuto in pochi anni. Aveva scelto una vita completamente diversa da come se l'era immaginata, una via distante anni luce da quella che si era prefissato, l'esatto opposto di ciò che aveva sempre giurato sarebbe divenuto da grande. Ok, aveva imparato l'arte della magia nera, questo era vero, ma l'avrebbe usata per sconfiggere i Mangiamorte o, per lo meno, quelli che si sarebbero messi tra la sua famiglia e i suoi amici. Sentiva odio incessante scorrergli nell'anima, mentre prendeva tra le dita la fidata compagna di sette anni, la sua bacchetta in Ebano e pelle di Basilisco, quel catalizzatore magico che, un giorno, avrebbe tolto la vita all'uomo che aveva permesso al talento di Alexander di venire a galla. Era un Morgenstern, un Purosangue dal nome temuto in tutta la società magica altolocata per il talento e la potenza che scorreva nel sangue della sua famiglia... ma, dall'altro lato, era figlio di una donna il quale nome era ancora più oscuro e temuto, un nome che aveva fatto tremare i polsi a intere generazioni di maghi e streghe.*

    Adesso possiamo andare. Sono pronta.

    *Gli occhi color pece trovarono quelli azzurro cielo, in una conversazione fatta di sguardi, di battiti del cuore condivisi con un'occhiata, di sensazioni e d'adrenalina. Mise la bacchetta nella tasca sinistra del pantaloni, mettendo gli occhiali da sole sul naso, andandole incontro e mormorando.*

    Si, lo sono anch'io.

    *Allungò la mano sinistra ricoperta da guanti tagliati alle dita verso Daphne, stringendo quella destra della ragazza, prima che le palpebre del Corvonero rispedissero gli occhi nelle tenebre con la loro chiusura. Lì il suo cervello si concentrò sulla loro meta, in ciò che fu appena un breve istante, prima che i due ragazzi venissero risucchiati appena in alto, lontani dal pavimento, mentre tutto sembrava girare attorno a loro, facendoli sentire come risucchiati da un imbuto gigante, ma troppo, troppo stretto.*

    [Diagon Alley - ore 17:29]


    *Quando i piedi di Alex e Daphne toccarono terra, le loro orecchie furono prima investite da un sonoro "crack", poi dal vociare di tante persone, streghe e maghi di ogni età. Quello era il segno che la smaterializzazione era avvenuta con successo, portando i due diciassettenni a Diagon Alley.*

    Teniamo gli occhi aperti.

    *Suggerì prontamente il Corvonero, senza neanche avere il bisogno di riprendere fiato: si era smaterializzato tante, tantissime volte, in vita sua. Quando aveva dato l'esame per il Patentino di Smaterializzazione, certo, ma le prime volte furono quando era assai più piccolo, quando suo zio lo accompagnava da qualche parte tramite Smaterializzazione, quando tutto andava bene. Un groppo gli si formò in gola, mentre la mandibola si serrava fino allo spasimo, guizzando sotto la pelle ambrata delle guance in modo vistoso, conferendo al viso di Alexander un aspetto più duro, più da adulto.*

    Sei pronta?

    *Sussurrò in direzione di Daphne, stringendole la mano sinistra con la destra, in modo che entrambi avrebbero potuto tirar fuori le bacchette al minimo cenno di pericolo: lei usava la destra, lui era mancino. Restò a guardarla da dietro le lenti degli occhiali da sole, carezzandole la mano che stringeva nella sua con il pollice.*

    @Daphne_Harris,


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    [Casa Morgenstern - Harris]

    *Erano pronti per affrontare l'ignoto. Erano decisi a non mollare e far valere il loro amore. Daphne era felice di poter finalmente poter condividere con lui quella tensione, perché fino a quel momento avevano entrambi fatto finta di nulla. Capiva le sue ragione, capiva il perché non le avesse rivelato dello zio e delle intenzioni che aveva e, nonostante un po' la ferisse, non riusciva ad averla con lui. Non lo meritava. Non era giusto. Non era ciò che voleva. Lui lo aveva solo celato a fin di bene, per proteggerla, per non farla preoccupare e lei non si sarebbe mai permessa di fare polemiche per questo. Lo amava e il fatto che lui si curasse in questo modo di lei, non era solo segno di preoccupazione, ma anche di un forte desiderio di protezione, amore, calore.
    Si osservarono qualche istante, entrando l'uno negli occhi dell'altra, quando la mano calda di Alex strinse la sua, pronta a quello che sarebbe avvenuto. Lui aveva preso la patente di Smaterializzazione, mentre lei ancora no, per questo avrebbe portato entrambi. Pochi secondi e poi... nausea.
    Accidenti quanto era nauseante. Era come essere risucchiati da uno scarico, troppo stretto e troppo scomodo. Aveva provato la Passaporta parecchie volte, ma era la prima tramite Smaterilizzazione, soprattutto se insieme ad un'altra persona. Era stato un po' strano, ma era con il suo Corvonero, stretti ancora mano nella mano una volta nelle stradine di Diagon Alley.*

    [Diagon Alley - Gringott]

    Spero di non essere troppo pallida..

    *Pensò la Tassetta, mentre mano nella mano si dirigevano verso la banca dei Maghi, con Alex che le stava vicino, non solo con i gesti e le carezze con il pollice che le faceva sul dorso della mano, ma erano uniti nei cuori. Erano allerta, erano concentrati. Respirando a pieni polmoni, finalmente, riuscì solo a rispondere con un cenno del capo, prima di entrare in banca e affrontare il tutto.*

    Pronta.

    *Disse in risposta la biondina al suo Corvetto, entrando nell'immensa sala, dove Maghi e Folletti lavoravano. Non era la prima volta che entrava alla Gringott, ma restava sempre esterrefatta. Era enorme, luccicante, lussuosa.*



    Ok, adesso si entra in scena...

    *Sussurrò Daphne con un sorriso tranquillo, o tutto non avrebbe retto. Certo, avevano la diavolina (la chiave della camera blindata dello zio di Alex), ma non potevano far capire nulla, ma essere convincenti, come se lo zio avesse dato loro il permesso. Dentro era un fascio di nervi, perché non era semplicemente entrare, ma sopratutto uscire e farlo... VIVI!
    Strinse la mano ad Alex, come per richiamare la sua attenzione, forse per fargli capire che non le piacevano i volti dei Folletti, il modo attento e indagatore che usavano. No, non le piacevano molto, la mettevano in ansia.*

    Ehm, buona sera, vorremmo accedere alla camera blindata 786.

    *Dopo il primo momento di imbarazzo, si riscosse subito, cercando di essere sicura e decisa. Non era una bambina e non era il momento di lasciarsi scappare un'occasione come quella. Non se la posta in gioco era così alta. Non se la loro vita era in pericolo.*

    Signori...



    *L'espressione, la voce, i movimenti del Folletto sembravano voler dire: "so tutto". Daphne gli sorrise, poi voltò lo sguardo su Alex e sembrava averlo riconosciuto.*

    Signor Morgenstern! Quanto è cresciuto, non l'avevo riconosciuta.

    *La biondina era esterrefatta. Di lei non si sarebbero mai ricordati. Era entrata quante volte alla Gringott? Una? Due volte? Il Folletto scese per condurli verso le camere, nei sotterranei della Banca. Non aveva mai visionato quella parte, ovviamente. Non aveva nemmeno una camera blindata...*

    Nemmeno so come si fa per averne una. Magari una volta che inizio a lavorare per il mondo Magico ne aprirò una anche io.

    *Si disse mentre salivano su uno strano carrello, sempre tenendo la mano al suo amore. Aveva paura. Si, non si affidava molto a quell'aggeggio su una specie di binario. Che cosa erano? Una volta seduti si strinse a lui e sperava vivamente di arrivare in fretta, perché non sapeva quanto avrebbe resistito sopra quell'affare.*

    Delle scope no? Qualcosa di più semplice?

    *No, ovviamente no. Non era da maghi altrimenti. Chiuse gli occhi, trasse un profondo respiro e si preparò per ciò che sarebbe avvenuto.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

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    *La Gringott, la Banca dei Maghi. Finalmente c'erano ed era lì che, il pericolo, diventava reale. I Folletti, creature infinitamente astute, sapevano benissimo da che parte schierarsi, secondo le circostanze. Insomma, già durante la Seconda Guerra Magica scelsero di servire le tenebre, di piegarsi al volere di Voldemort e dei suoi seguaci Mangiamorte! Per di più erano banchieri, individui calcolatori e che, in ogni caso, non ci perdono mai nulla, soprattutto se si trattava di un cliente. In parole povere, un cliente importante come Viktor Morgenstern, la cui camera era piena zeppa d'oro, gioielli e quant'altro, era uno di quelli che mandava avanti una compagnia come quella e, perdere uno di questi, avrebbe significato diversi posti lavorativi lasciati vuoti.*

    Signor Morgenstern! Quanto è cresciuto, non l'avevo riconosciuta.

    *Erano arrivati di fronte alla scrivania, lì dove sedeva un Folletto molto particolare, uno dei pochi che stesse effettivamente simpatico ad Alexander, colui che gli mostrò per la prima volta la sua camera blindata. Un sorriso sincero ma debole piegò le labbra di Alex che, comunque, non aveva mai lanciato tutti questi grandi sorrisi di gioia, in quell'edificio, per quante poche volte ci fosse andato. La prima in assoluto fu tanti, tanti anni prima ed era uno dei suoi primi ricordi. Andò lì con suo padre, James Morgenstern. All'epoca questi non era un pazzo totale, un padre scellerato e terribile, anzi: cercava di istruire il suo bimbo sul futuro che gli aspettava, sull'enorme ricchezza della famiglia Morgenstern che, un giorno, avrebbe ereditato, ed Alex era così felice! Non per il denaro, no, ma per quelle attenzioni. Da sempre aveva desiderato le attenzioni del padre, che quell'uomo fosse fiero di quel bambino, che, magari, rivedesse nel piccolo Alexander un po' di sé, potendolo finalmente chiamare "figlio mio" e non più Alexander o Aiden. Forse il motivo per il quale non permetteva a nessuno di chiamarlo Aiden era perché, in effetti, James Morgenstern era l'unico che si fosse mai rivolto così ad Alex: mai una carezza, mai un sorriso, mai un gesto d'approvazione nei suoi confronti. La seconda volta, invece, fu quando Morì Cassandra, la mamma di Alex, ossia appena quattro anni prima. Andò lì con suo padre, di nuovo, perché James voleva affidare al figlio tutti i suoi averi non appena avesse compiuto diciotto anni. La terza, ed ultima volta, invece, fu al quattordicesimo compleanno del Corvonero che, assieme a Viktor, esplorarono la camera blindata di quest'ultimo come fosse un gioco, alla ricerca di un antico libro di maledizioni. Adesso, invece, era lì con Daphne, per entrare in quella stessa camera che, se in principio era stato teatro di gioia, di felicità e spensieratezza, adesso era fonte di tristezza, rimpianto e dolore.*

    Salve, Hunky.

    *Salutò il Corvonero, togliendo gli occhiali da sole e infilandoli nelle tasche amplificate magicamente dei pantaloni, permettendo così al Folletto di guardarlo negli occhi. Il banchiere si sciolse, con gran sorpresa del ragazzo, in un'espressione che sembrava un sorriso sincero, prima di richiedere con un gesto la chiave della camera a cui desideravano accedere. Fu così che Alex cominciò a rovistare nelle tasche, tirando fuori la chiave dorata con un sorriso, mostrandola ad Hunky.*



    Eccola qui.

    *Il Folletto si batté le lunghe dita nodose sulla fronte, guardando mortificato i due ragazzi di fronte a lui e sistemandosi meglio sulla sedia, prima di dire in tono intriso di finto imbarazzo e frustrazione.*

    Mi scusi, signor Morgenstern: dimenticavo che suo zio le ha affidato la chiave.

    *Un sorriso fintamente sincero ma convincente curvò le labbra di Alexander che, facendo spallucce, disse in tono fermo e dolce, dolce quanto il canto di una Manticora mentre ti divora.*

    Oh, non si preoccupi: non può certo ricordare ogni particolare, no?

    *Hunky sembrò bersela e, con aria compiaciuta, si alzò dalla poltrona, facendo cenno ai due ragazzi di seguirlo. Ed eccoli a camminare dietro di lui, in un intricato sistema di gallerie scavate nella roccia. I Folletti erano incredibili e, sebbene non fosse la prima volta che vedeva quelle gallerie, non smettevano mai di affascinarlo: era ammirato da tanta bravura. Si sistemarono su uno dei carrelli che li avrebbe guidati fino a destinazione, sedendosi sui "sedili passeggero", mentre Hunky si metteva alla guida. Vederlo guidare quel trabiccolo era, se vogliamo vederla sotto il punto di vista Babbano, osservare un macchinista portare sulle rotaie uno dei vecchi treni a vapore, un indecifrabile sistema di maniglie ed in qualche modo quel carrello ci somigliava, tranne per qualche piccola cosa: i binari erano sospesi in aria. Daphne non sembrava esattamente divertirsi, su un attrezzo del genere o, per lo meno, era quello che si percepiva guardandola in volto: quel nasino leggermente arricciato, assieme al so sopracciglio sinistro lievemente sollevato, ad Alex, la diceva parecchio lunga. Un sorrisino curvò il volto del mago che, invece, era perfettamente rilassato e a suo agio. Le passò un braccio attorno alle spalle, cercando di tranquillizzarla, mentre le tirava un bacio tra i capelli, guardandosi attorno e godendosi il viaggio: per uno che soffriva il caldo come lui, bisogna dirlo, quei trabiccoli che viaggiavano veloce, in posti bui e freddi come quelle gallerie, erano l'ideale.*

    Ma, come sempre, le belle cose finiscono presto...

    *Si ritrovò a pensare, scendendo dal carrello e porgendo la chiave a Hunky, prima di tornare accanto a Daphne, con un sorrisino in volto: era curioso stare accanto al Folletto. Non per lui, ma per la sua specie in generale. Insomma... quanto era alto, un Folletto? Roba di nulla, in pratica, accanto ad un ragazzone di un metro e novantatré.*

    Finiscila, non puoi ridergli in faccia.

    *Per una volta doveva dar ragione a quella vocina: era un Purosangue e, per quanto poco contasse per lui, per la società magica essere chiamato così comportava diverse agevolazioni, ma altrettante responsabilità. I Folletti, poi, guardavano a queste cose forse più di chiunque altro. Hunky fece girare la piccola chiave d'oro nella serratura, mentre la porta scricchiolava e tintinnava, segno che la serratura era scattata e che diversi, terribili incanti di protezione si stavano disattivando con la sua apertura. Le dita nodose della creatura aprirono del tutto la porta, lasciando intravedere ai due ragazzi l'interno della camera.*

    Da qui potete proseguire da soli. Buona serata, signor Morgenstern. Signorina.

    *Detto ciò, con un profondo inchino, il Folletto si Smaterializzò via, alla sua poltrona, lasciando liberi i ragazzi di sbrigare i loro affari.*

    Coraggio, seguimi.

    *Alexander prese la mano di Daphne, portandola assieme a sé dentro quella camera, prendendo la bacchetta con la mano sinistra e pensando:*

    Lumos.

    *La punta del suo catalizzatore magico s'accese, illuminando modestamente la stanza carica di lingotti d'oro, monete e gioielli vari di ogni taglia, incastonati in anelli, diademi e collane o semplicemente contenuti in grandi sacchi di iuta aperti. Era di certo un bello spettacolo, ma nulla in grado di impressionare il Corvonero: infondo, lui l'aveva già vista, quella camera, e quella che apparteneva ad Alexander era infinitamente più piena di quella riservata a Viktor Morgenstern.*

    Cominciamo a cercare, amore.

    *Era inutile dire a Daphne che gli incantesimi d'appello, lì dentro, non funzionavano: non era una deficiente o una sempliciotta. Era una strega del settimo anno d'istruzione, un'adulta, praticamente, una donna fatta e formata, il suo grande, unico amore. Non poteva ancora credere d'essere lì dentro con lei e tutto a causa di Viktor.*

    Serpensortia.

    *Il secondo incantesimo non verbale si attivò, mentre dal puro ebano della bacchetta di Alex veniva fuori un grande Cobra. Il Rettilofono non aveva tempo da perdere, perciò cercò di tagliare corto.*

    Ehshe derhi fayamhen (Fa la guardia alla porta e segnalami eventuali problemi)

    *In questo modo, entrambi avrebbero avuto le spalle coperte: non ci si poteva Smaterializzare alla Gringott. Solo i Folletti erano in grado di farlo e, sebbene sapessero sempre che parte scegliere, non avrebbero favorito un Mangiamorte con un Ministro della Magia così autorevole e potente. Osservò la serpe strisciare verso la porta, prima di mettersi il braccio destro lungo un fianco, illuminando con la bacchetta di fronte a sé: adesso, non rimaneva che cercare.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

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    *Stare quel "coso" non era il massimo per lei. Non aveva mai percorso un tragitto nei sotterranei/ gallerie della Gringott. Era stata a malapena qualche volta all'ingresso e nel grande atrio, chi mai avrebbe dovuta portarla dentro le gallerie, in una camera blindata? Lei non ne aveva una e adesso era alla ricerca di quella dell'uomo che voleva ucciderla. Che avrebbero trovato? Vi era magia oscura celata dietro chissà quali ricchezze? Non vedeva l'ora di scoprirlo, ma il timore di finire giù ad ogni curva, ad ogni movimento così delicato e leggero... No, proprio non era nemmeno come le montagne russe babbane. Sotto vi era un precipizio di chissà quanti kilometri di altezza! Per non considerare alle Creature Magiche che avrebbero potuto incontrare...*

    E se suonasse l'allarme? Noi credo saremmo morti prima ancora di dire ORO.

    *Rifletté la giovane biondina, i capelli fluttuanti dalla velocissima corsa sui binari, tra l'altro nauseabonda e traumatica. I gigolii e gli stridii dei binari sotto la loro piccola carrozza, o carrello, come lo si voleva chiamare, erano a dir poco snervarti, stressanti e preoccupanti! Con tutto quell'oro che avevano, non era anche il caso di mettere a norma quelle specie di ferrovie? Non potevano curarsi della manutenzione e magari di qualche riscaldamento? Lì sotto iniziava a sentire freddo.*

    Meno male che ho la giacca o sarei divenuta un cubetto di ghiaccio.

    *Pensò quando il braccio di Alex le passò sulla spalla, stringendola a lui e posando le sue labbra tra i riccioli ribelli. Un gesto tanto dolce, quanto confortante. Infatti la spinse a socchiudere gli occhi e godersi il resto del tragitto, che non durò molto, solo altri pochi minuti, prima che il folletto li facesse praticamente atterrare su un corridoio stretto e lungo, dove porte blindate si susseguivano, tutte uguali, tutte le stesse, tranne per i numeri scritti sopra e per chissà cos'altro.*



    *Altri carrelli ovviamente passavano, mentre il loro accompagnatore, dopo aver aperto la porta blindata, se ne andò lasciandoli soli. La prima che udì subito dopo, furono le parole di Alex di seguirlo, mentre lo guardava prendere la bacchetta e accenderla. Certo, non si vedeva molto, ma appena illuminò la camera blindata, l'espressione di Daphne era indicibile. Scioccata? Stupita? Ammaliata?*

    Per la barba di Merlino, Silente, Aberforth e sa chi altri!!! Qui non c'è una cosa che non sia di valore!

    *Esclamò ancora a bocca aperta, prendendo anche lei la bacchetta dal jeans, giusto per illuminare il resto della camera e ammirare tutto quello straordinario luccichio che lasciava senza parole. Ovviamente solo a lei faceva questo effetto. Alex era figlio di maghi, probabilmente era già andato in banca, almeno più volte di lei di certo.*



    Cavoli, ma quanti galeoni ci saranno qui dentro?

    *Ok, doveva chiudere la bocca, concentrarsi, stabilizzare la sua mente e concentrare gli occhi ad altro. Avevano una missione e lei sembrava una bambina a guardare il negozio di caramelle dalla vetrina. Sì, era la definizione più corrette che le potesse venire in mente.*

    Una stupida direi, è anche meglio.

    *Si rimproverò, trovando il giusto ritegno, mentre Alex richiamava un serpente che si dirigeva verso l'ingresso della camera.... La loro guardia? Eppure, ogni volta che evocava serpenti l'agitava. Aveva imparato a voler bene a Gmork, ma era diverso. Quel Boa accidenti, sembrava quasi umano alle volte!*

    Cerchiamo...

    *Rispose al ragazzo, a colui a cui doveva certezze, non dubbi. Avevano una missione e l'avrebbero portata a termine, a buon fine.*

    Deve esserlo per forza, perché non avremo una seconda possibilità.

    *A malincuore lasciò la mano del ragazzo, separandosi per cercare da una parte, così da dividersi la grande stanza ricca d'oro. Non era mica facile cercare un'anello in tutto quel caos. Vi erano cataste di oro ovunque. Ovviamente alcuni era infilati in sacchi, altri erano semplicemente accatastati in ordinate pile di galeoni.*

    Sarà meglio stare attenti a dove mettere i piedi. Cade una cosa, ne cadono altre mille.

    *Constatò Daphne percorrendo il corridoio di monete: era cosa? Una Sala Grande dal tetto basso, sotterranea e senza finestre? Era davvero grande o era solo una sua impressione?*

    Non vedo l'ora di uscire da qui. Mi sta sembrando tutto troppo facile...

    *Disse in un sussurro, che ovviamente il ragazzo non avrebbe mai potuto udire. La cosa le puzzava. Parecchio anche. Come mai lo zio non aveva bloccato la chiave? O non aveva detto ancora ai Folletti di non far entrare nessuno? Era una trappola per forza. Erano entrati con troppa facilità. Lui le aveva avvisati dell'anello e sicuramente, conoscendo il nipote, sapeva che se lo sarebbe ripreso. Quanto era stata stupida a non pensarci prima? Ma esporre il problema al suo Corvonero adesso era inutile. Era solo essere pessimisti e mandare all'aria l'operazione di recupero e tutto un lavoro perso. No, non era il caso. Non vedeva l'ora di mettere fine alla ricerca, tornare a casa, proteggerla, proteggersi, proteggere entrambi e la loro umile dimora. Non era grandissima, ma era il loro rifugio, il loro nido d'amore e non voleva più permettere a Viktor di entrarvi un'altra volta. Era un luogo sacro!*

    Lo manderò ad Azkaban, dove è giusto che stia!

    *Si disse arrabbiata, fermandosi a cercare il piccolo anello dentro dei cassettoni, sperando di trovarlo.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    Lo manderò all'inferno, dove è giusto che stia...

    *Era questo che pensava Alexander, ormai lontano dalla sua Daphne, ma neanche troppo distante in quanto all'essere assorti nei propri pensieri. Ignorava, ovviamente, cosa lei pensasse in quell'istante ma, come chiaramente avete letto poco più su, erano connessi in una maniera tanto profonda quanto inconscia. Si erano divisi, per ispezionare quella camera blindata, quella miniera di oro, argenti e gemme, ma anche di artefatti oscuri come neanche il signor Sinister osava rifornirsi: erano di un livello totalmente diverso, in quanto a malvagità, con quelli che il negoziante di reperti maledetti trattava sottobanco. I peli della nuca del ragazzo si rizzarono, mentre sentiva le proprie membra venir scosse da un inspiegabile sensazione di angoscia. C'era dolore, fra quelle pareti. Cosa si celava, più in fondo, dove la luce della bacchetta non arrivava? Qualche artefatto ricavato da un cadavere ed incantato con un'indicibile maledizione? Probabile, giacché da Viktor Morgenstern ci si poteva aspettare di tutto. Il ragazzo si passò la lingua sulle labbra, inspiegabilmente secche, umettandole per poi riprendere il suo lento cammino. Infondo, avrebbe dovuto sentirsi a casa, secondo Viktor: in diverse occasioni, il Mangiamorte aveva appurato che, alla presenza del nipote, alcuni manufatti in quella stessa camera blindata reagissero in maniera del tutto improvvisa. Una reazione curiosa, giacché nemmeno il famigerato mago delle tenebre riusciva a spiegarsela. Aveva sempre detto al nipote che apparteneva all'oscurità, un tipo di buio al qualche neanche il mago adulto era riuscito a giungere e, alla fine, aveva davvero torto?*

    Tch, fandonie!

    *Sibilò verso sé stesso, cercando di scacciare via quei pensieri, mentre man mano che si addentrava nelle oscure profondità della stanza, la luce sembrava non essere più sufficiente e la temperatura calava a picco. Era ovvio che le camere della Gringott fossero tenute al sicuro da diversi incantesimi e maledizioni per gli intrusi... ma cos'era quella sensazione? Non avrebbero dovuto disattivarsi, quelle protezioni, essendo la camera stata aperta con l'apposita chiave? Non avevano commesso nessuna effrazione e, diciamocelo, se due ragazzi del settimo anno d'istruzione fossero stati in grado di violare una camera blindata della Gringott, beh, accidenti, quello si che sarebbe stato notevole! Al diavolo la Gazzetta del Profeta, a quel punto si finiva sulle figurine Streghe e Maghi famosi! Ma, quella luce, cominciava a dargli sui nervi.*

    Nox.

    *Mormorò nervosamente, vedendo la palla di luce argentea proveniente dal proprio catalizzatore magico spegnersi, come una bolla di sapone che scoppia, irradiando l'ultimo, flebile bagliore.*

    Visibula Noctambulus.

    *Finì di pronunciare quella formula che aveva ancora la bacchetta puntata contro la testa, mentre l'intera stanza sembrava esplodere di colori: ora tutto era ben definito, senza dover contare su quella poca luce che, pateticamente, non era in grado di addentrarsi negli antri più oscuri.*

    Dunque, se appartieni alla luce, perché prediligi il buio?

    *Quella voce, quel tono gelido come il ghiaccio fecero immobilizzare il diciassettenne che, sbarrando gli occhi, sentì un brivido corrergli lungo la schiena come avrebbe fatto l'udire il suono degli artigli di un drago su una lastra di puro acciaio. Boccheggiava, incredulo ed in preda al più grande degli orrori: lui era lì? Viktor era lì?*

    Sta calmo... calmo...

    *Un profondo respiro e il suo sangue freddo sembrò entrare in gioco: doveva analizzare la situazione, come il perfetto Corvonero che era. Non poté, tuttavia, evitare di stringere ulteriormente la bacchetta in Ebano tra le dita, mentre ogni singolo neurone del suo cervello si metteva in moto su quell'inquietante imprevisto. Non poteva essere entrato senza che il rettile all'entrata non ne fosse al corrente. Impossibile, infondo.*

    I rettili sono animali dal sangue freddo, perciò reagiscono istantaneamente ad un minimo sbalzo di temperatura entro diversi metri dalla loro locazione, individuando prede e predatori ben prima che questi gli si avvicinino.

    *Ok, il punto primo era risolto. Adesso, era altrettanto ovvio che Viktor non si fosse Materializzato nella camera: solo i Folletti ne erano in grado e, comunque, sarebbe incorso in diversi incantesimi a prova di ladro e/o di intruso. Era da scartare anche la possibilità che si fosse fatto rinchiudere nella propria camera: alla chiusura della porta, nell'intera stanza si riattivavano incantesimi e maledizioni varie, incanti che, comunque, avrebbero ucciso anche il più grande mago di tutti i tempi. Dopo tutto questo scervellarsi, dunque, Alexander era giunto ad una conclusione.*

    Tu non sei davvero qui.

    *Un segreto sospiro di sollievo gli gonfiò il petto, mentre tornava a guardarsi attorno con i suoi occhi incantati, cercando comunque di capire da dove provenisse quella voce. Morgana, a dire il vero le spiegazioni più logiche erano due: o Viktor aveva provveduto ad inserire qualche altro tipo di maledizione, o quegli artefatti oscuri, ancora una volta, reagivano alla presenza di Alex.*

    E, fortunato come sono, è molto probabile che si tratti di entrambe le cose.

    *Mormorò un po' esasperato, guardandosi attorno e cercando di capire il da farsi: una volta finita la scuola doveva prendersi una lunghissima vacanza. Tutta quella questione di Auror e Mangiamorte, sul serio, lo stava mandando al San Mungo, accanto al famigerato e ormai provvisto di pannolone, Gilderoy Allock.*

    Cosa ti fa pensare che io non sia qui?

    *Quella voce, ancora una volta, esplose in tutto l'ambiente circostante. No, questa volta era nella sua testa!*

    Il fatto che in Occlumanzia hai sempre fatto schifo...

    *Pensò Alexander con un sorriso, finché percepì qualcosa muoversi in tutta la stanza, qualcosa di maligno, di crudele, di nero. Di fronte a lui, alla sua sinistra, alla sua destra, tante scie di fumo nero convergevano lente in un unico punto, a pochi mentri da lui, formando un'unica matassa nero tenebra, portandosi dietro tanto altro. Tante urla, sommesse e lievi, di orrore e dolore, di paura e d'odio, d'ansia e vendetta, morte e tragedia, giungevano alle orecchie di Alexander, trascinate a pochi metri dal diciassettenne da quella che era una magia oscura a dir poco raccapricciante, qualcosa che fece indietreggiare il mago, in preda ad un terrore unico: altro che Mollicci, quello se lo sarebbe sognato per diverse notti a venire. Aveva la bacchetta ben serrata fra le dita, osservando quell'ammasso di fumo nero cambiare densità, diventando quasi liquido. La cosa che lo raccapricciò di più furono il crescere di quelle urla, di quei lamenti di uomini e donne, neonati ed anziani, mentre i visi di ognuno di questi comparivano dalla parte più bassa fino ad arrivare a quella più alta, lì dove stava spuntando una testa, giungendo lentamente ad una figura ben definita: era Viktor Morgenstern, bacchetta alla mano, un sorriso che non prometteva nulla di buono.*

    Ok...

    *Mormorò Alexander, incredulo, cercando di ricomporsi, mentre osservava gli occhi del mago di fronte a sé. No, non era lui, giacché gli occhi azzurro ghiaccio erano stati rimpiazzati da occhi completamente neri, se possibile più folli. Dovevano essere tutti quegli artefatti oscuri che, con Alexander lì presente, si erano risvegliati dal loro sonno, pronti a scatenarsi in tutte le loro oscure capacità.*

    @Daphne_Harris,



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