Famiglia Foster - Harris
Famiglia Foster - Harris


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Daphne_Harris




    Ultima modifica di Daphne_Harris oltre 1 anno fa, modificato 1 volta in totale


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Erano le cinque e mezza del pomeriggio e Daphne Dianne Harris era nella piccola villetta che aveva deciso di prendere insieme al suo fidanzato Alexander. Entrambi vivevano insieme già da tre anni e si trovavano molto bene in quella piccola ma confortevole dimora. Avevano tutto quello che occorreva loro, eccetto ovviamente l'elettricità, di cui non avevano necessità. Dato che erano entrambi maggiorenni e si trovavano nella cittadina magica per eccellenza, non avevano problemi e utilizzavano la magia per ogni cosa necessaria: lavare i panni, stirare, accendere le luci e nelle piccole cose nelle quali servisse energia. Era tutto molto comodo a dire il vero e si trovava bene a utilizzare gli incanti domestici, tanto che la sua bacchetta li richiedesse ogni giorno, sapendo che le occorreva il suo fondamentale aiuto.*

    Ho un languorino.

    *Ammise la ragazza in cucina, cercando qualcosa da mangiucchiare che attirasse la sua attenzione. Forse, con il caldo della giornata, la scelta migliore era un bel gelato fresco, però andare a Diagon Alley dal signor Fortebraccio, bhè, non è che le andasse molto. Per quanto fosse il gelato più buono del mondo magico, recarsi a Londra non era certo tra i suoi obiettivi. L'ultima volta che era andata a prendere un gelato era stata la fine dello scorso anno scolastico, quando aveva incontrato casualmente Claire e Kristi, sue compagne di Tassorosso e care amiche.*

    Il giorno in cui hai cancellato la memoria ai tuoi genitori.

    *Si ricordò per l'ennesima volta la Daphne, la quale ancora aveva tenuto per sé quel "problema", timorosa di riferirlo ad Alex e di cosa potesse pensare di quella sua mossa azzardata, ma molto pensata dalla compagna.*

    Non è il caso di rimuginarci ancora.

    *Constatò la Harris chiudendo di nuovo lo stipetto della cucina e recandosi verso la porta sul retro, dove vi era il piccolo giardino: Alexander, Luna e Gmork erano di certo a giocare all'esterno.*

    Con questo caldo...

    *Sospirò cercando di sorridere e non pensare troppo ai vecchi ricordi, che le avevano lasciato un vuoto nel cuore.*

    Famigliaaa.

    *Chiamò la giovane con un sorriso i membri di quella piccola e bizzarra famiglia, le persone che amava di più e che le erano rimaste vicine. E poi, con il significativo anello al dito, Daphne si sentiva sempre più unita ad Alex e ai loro fedeli alleati Luna e Gmork.*

    @Alexander_Morgenstern,




    Ultima modifica di Daphne_Harris oltre 1 anno fa, modificato 3 volte in totale


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    [Trafalgar Square - ore 17:10]


    *Era un tranquillo pomeriggio di fine estate, quello in cui Alexander Aiden Morgenstern camminava per le vie di Londra, con le cuffie nelle orecchie. Si, ciò che il mondo magico non riusciva a dargli il ragazzo lo trovava in quello babbano. In poche parole, se l'mp3 non funzionava ad Hogwarts e dintorni, una visitina a Londra risolveva le cose.*



    Oh, eccome se lo fa.


    *Pensò il ragazzo in un sorrisino, camminando per Trafalgar Square con un gran sorriso, le mani nelle tasche e il vento che gli carezzava la pelle. La cosa che gli mancava del mondo babbano era la sua tranquillità, la sua spensieratezza... il modo in cui tutto diveniva facile e complesso allo stesso tempo: una quotidianità che, ultimamente, in quello magico non riusciva a trovare. La mancanza di magia, forse, era una benedizione. Alla fine, non era importante come si risolvessero i problemi, anzi, un "Reparo", certe volte, aggiustava le cose in maniera un po' troppo sbrigativa, non dando tempo di realizzare ad una persona quanto un dato oggetto potesse essere importante, imparando così ad apprezzarlo quando non c'era più: una cosa che, comunque, era parte della natura umana.*

    Se rinasco babbano, giuro che mi laureo in psicologia.

    *Pensò ancora ridendo, incrociando lo sguardo di due ragazze che sembravano volerselo mangiare con gli occhi. Era qualcosa che gli succedeva sempre più spesso: stava crescendo e, adesso, i lineamenti da bambino non c'erano più sul suo viso. Rispose a quegli sguardi famelici con uno significante "che cavolo hai da guardare?!" e, cosa non tanto sorprendente, funzionava. Cavolo, se un ragazzone sul metro e novantatré dal fisico massiccio ti guardava male, abbassavi lo sguardo a prescindere. Quasi si dispiaceva per quelle due, ma era certo che Daphne non avrebbe avuto nulla da rimproverargli.*

    Come ovvio che sia.

    *Pensò con un altro sorriso, scuotendo il capo ed entrando in un negozio cinese: si, erano più o meno le cinque e lui aveva una fame da Kelpie. Ovviamente avrebbe portato da mangiare anche a Daphne, ma... lì dentro c'era una fila micidiale.*

    Il rasoio evanescente di Merlino!

    *Disse a voce un po' troppo alta, attirando lo sguardo incuriosito di un signore di mezza età a pochi metri di lì, sforzandosi di ignorarlo e pensare: no, non poteva stare via così tanto per... per... cosa voleva, poi?*

    Hai le voglie, Alexander? Sei incinto?

    *Pensò poi, con un sorrisino. Se così fosse stato, avrebbe dovuto fare un paio di domande alla sua fidanzata... però, per il resto, tutto ok. Si, fidanzata: ora c'era un anello al dito. Daphne Dianne Harris era la strega che avrebbe sposato, l'amore della sua vita, e non poteva farla attendere! Non poteva starle lontano tutto quel tempo! Non l'avrebbe fatto per se stesso!*

    Per lei, certo.

    *Scacciò via quel pensiero mordendosi un labbro e sfiorando appena la nuova bacchetta nella tasca sinistra dei jeans, pensando:*

    Confundus.

    *D'improvviso la folla si disperse, sotto gli occhi attoniti del commesso che, guardandosi attorno, si vide presentare davanti un gongolante ragazzone dalla pelle parecchio più scura di quella inglese, un armadio a due ante, anzi, una cabina armadio che gli diceva:*

    Salve. Allora, spaghetti di soia con gamberetti per due, nuvolette di granchio per due e due lattine di coca cola...

    Per due, vero?

    *Esclamò con un sorrisino il ragazzo, beccandosi un'occhiata non troppo ammirata di Alexander, piuttosto, un'occhiataccia a metà fra il disappunto e la sorpresa.*

    Ma allora sei un genio! Mi chiedo come mai lavori qui, piuttosto che progettare razzi per la luna: si, per due, spiritosone.

    *Disse scuotendo il capo, vedendo il commesso tornare cinque minuti dopo, con tutte le cose pronte. Pagò il conto con denaro babbano, uscendo fuori con il suo sacchettino e le cuffie alle orecchie, diretto al solito vicolo per tornare ad Hogsmeade. Proprio in quel momento partì dall'mp3 la sua canzone preferita.*



    *Imboccò il vicolo e si guardò alle spalle, assicurandosi che nessuno potesse vederlo, completamente perso fra le note della canzone babbana, il tipo di musica che lui preferiva in assoluto, pensando alla casa che aveva preso con Daphne, Materializzandosi nell'immediato. Era diventato parecchio bravo a farlo, tant'era vero che non doveva più chiudere gli occhi per concentrarsi, e riusciva a Materializzarsi all'istante. Quando i piedi del ragazzo toccarono il giardino di casa, Alexander cantò quello che era l'inizio del punto saliente della canzone, gasato.*

    [Casa Morgenstern - Harris ; ore 17:30]


    Ehy young blood!

    Bzt.

    *L'mp3 si spense, merito della magia che regnava in quel posto, lasciando un delusissimo Alexander a sbuffare, arrotolando le cuffie e mettendole in tasca, entrando però in casa con un sorriso*

    Amore, sono tornatooo!

    *Daphne, probabilmente, era in cucina, ed era lì che il ragazzo si diresse, schivando gli scatenatissimi Gmork e Luna alle prese con i loro soliti giochi pomeridiani, posando la busta sul tavolo, prima di vedere la sua splendida ragazza. Rimase per un istante senza fiato, dicendole poi con un sorriso.*

    Dai, dobbiamo fare in fretta! Ho preso la zuppa di piselli al Paiolo Magico: tra poco comincerà a mangiarci!

    *Il disgusto di Daphne per i piselli era, forse, il motivo più grande che aveva spinto Alexander ad una battuta come quella, qualcosa che, comunque, non tirò per le lunghe. Ridacchiò, levando gli occhiali da sole e buttandoli da un lato, dicendole con voce dolce, chiamandola a sé allungando una mano.*

    Ho preso del cinese... spero tu abbia fame, amore.

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Ogni cosa non era mai come ci si aspettava o forse, era solo una vaga sensazione. Quel silenzio, quel pensiero, quel piccolissimo senso di vuoto che portava nel cuore, ogni giorno si faceva sentire. No, sapeva a cosa ciò era dovuto Daphne. Sapeva, in fondo al cuore, che cancellare la memoria ai suoi genitori era stato più difficile di quanto lei stessa avesse immaginato fino a quel momento. La realtà era dura e cruda e molte volte si era ritrovata a dover affrontare il timore della loro perdita, convincendosi però che, senza il ricordo di lei, sarebbero stati al sicuro. Quel dubbio la tormentava, non era cerca che fosse davvero così, però non poteva continuare a pensarci ancora, a sentirsi un peso, come si era sempre sentita quando era stata con la sua famiglia. Il loro senso di "esclusione" dalla vita della figlia era così grande, che non si erano davvero goduti le emozioni che provava invece la figlia insieme ad Alexander.*

    No, non ho mai avuto la sensazione di essere pienamente amata da loro.

    *Pensò la ragazza ritrovandosi sul giardino sul retro e trovandolo deserto. Luna e Gmork, così come Alex, non erano lì.*

    Probabilmente sono nel vialetto d'ingresso.

    *Constatò quasi ovviamente la Harris, dirigendosi verso la cucina per osservarli dalla finestra. I due animali erano lì, che "correvano" come due scalmanati, rincorrendosi come matti. Mentre li osservava Daphne non poté evitare di sorridere.*



    Due fuori di testa...

    *Sussurrò la diciassettenne seguendo loro con lo sguardo, osservandoli stuzzicarsi e giocare l'uno con l'altra. Era strano da vedere, un Boa e un gatto giocare, essere amici, eppure era così. Erano entrati in "sintonia", quasi parlassero la stessa lingua.*

    Anche se non è così.

    *Constatò l'ovvio la brunetta, scostandosi un capello dal volto e udendo un sonoro CRAK davanti il vialetto e nonostante fosse vicino ai due animali, quelli imperterriti si spostavano per tutto il giardinetto. Alexander con una busta in mano era tornato... da dove? Quando era uscito di casa?*

    Possibile che non me ne sia nemmeno accorta?

    *Si chiese interdetta, incuriosita e stralunata la giovane, voltandosi verso la voce di Alex non appena entrò in casa.*



    Da dove sbuchi?

    *Gli chiese ancora con quell'espressione confusa, dimenticandosi di tutto e annusando il buon profumo dalle buste. La frase scherzosa del ragazzo le fece arricciare il naso, perché lei odiava la zuppa di piselli e lui ne era a conoscenza. Rise poco dopo anche lei, constatando che lui stesse scherzando, al suo solito, prendendo la mano che le porgeva.*

    Che pensiero dolce, ho una fame da lupi oggi!

    *Ammise la ragazza abbracciando il suo amato e facendosi avvolgere dalle sue braccia. Dopo poco si sciolse dall'abbraccio, chiedendo con un sorriso:*

    Hai visto quei due là fuori? Non sentono niente di quanto sono scatenati!

    *Esclamò ridendo Daphne, iniziando a preparare l'isola per mangiare il cibo cinese portato dal compagno.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    "Ben tornato a casa amore", oh, grazie tesoro mio, non dovevi appendere degli striscioni!

    *Esclamò ridendo Alexander, guardando negli occhi la sua amata, allargando appena le braccia. Si morse il labbro inferiore, socchiudendo un po' gli occhi, senza perdere il sorriso*

    Ma che bell'accoglienza... a saperlo li prendevo davvero, i piselli.

    *Scherzò ancora una volta il Corvonero, stringendola a sé, prima che le parole di Daphne gli risuonarono nella mente.*

    Per "quei due" parli di Gmork e Luna?

    *Sorrise Alexander, facendo spallucce. Era ovvio che si riferisse a quei due piccoli demoni, due animali di razze completamente diverse, rivali, che però avevano imparato ad andare d'amore e d'accordo. I primi tempi era stato strano, curioso da vedere, un Boa Constrictor Imperator e un felino giocare, ma con il tempo... no, era strano uguale. Però, adesso, facevano davvero tenerezza.*

    E danni, tanti danni

    *Pensò il diciassettenne con un sospiro: se Alex e Daphne fossero stati babbani, sarebbero stati in banca rotta già da un bel po'. Ma come dice Alexander "per la serie I love Reparo", erano nati con la magia che gli scorreva nelle vene.*

    Come non vederli?!

    *Ridacchiò guardando il gatto che soffiava contro un sibilante ed enorme serpente: giocavano, ovviamente, ma visti dall'esterno sembrava che si sarebbero uccisi da un momento all'altro. Era strabiliante vedere quanto Luna, minuscola di fronte a Gmork, fosse agile e quanto Gmork, svantaggiato di fronte al felino, riuscisse sempre a stringerla con delicatezza fra le spire, fingendo di morderla per rilasciarla subito, strisciandole dietro veloce come un fulmine quando questa prendeva a correre. Il ragazzo sentì qualcosa muoversi dietro di lui e subito dopo si accorse che Daphne aveva già cominciato a preparare tutto per mangiare. Accorse immediatamente a darle una mano, prendendo piatti, una forchetta per lei, nel caso le servisse, e bicchieri. Messo il tutto sull'isola, avvicinò magicamente gli sgabelli con un pigro movimento del braccio, togliendo l'ormai morto mp3 dalla tasca e posandolo a tavola, allungandosi a dare un bacio sulle labbra della sua fidanzata, sussurrandole contro la bocca:*

    Buon appetito amore.

    *La baciò ancora una volta, ritornando al suo posto e prendendo le bacchette cinesi, aprendo la sua confezione di spaghetti di soia: per quanto il periodo con suo zio Viktor fosse stato oscuro e deviante, doveva ammettere che mangiavano dal cinese tutti i giorni. Perciò si, poteva tranquillamente dire di aver imparato ad usare ogni tipo di bacchetta.*

    Cielo, era pessima...

    *Si ritrovò a pensare, disgustato da sé stesso nel profondo, guardando poi Daphne e chiedendole:*

    Tutto bene?

    *Gli avrebbe certamente risposto come al solito: "va tutto bene". Era da un po' che la Tassorosso era diversa, da un bel po' che nascondeva qualcosa... ma Alex, beh, lui non era da meno.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Vero, forse non aveva accolto il ragazzo con il calore di sempre, solo che non avendo capito quando fosse uscito, si era stranita a vederlo sbucare con delle buste da...*

    Londra. Sicuramente.

    *Si ritrovò a pensare la brunetta, un po' distratta da quel luogo, dal mondo babbano, tornando a ripensare ai suoi genitori. Non poteva continuare così, non poteva continuare a nascondere che aveva cancellato la memoria dei suoi genitori ad Alex. Era così doloroso. Eppure pensava che non avrebbe sofferto molto, dato che non avevano mai provato la sua mancanza.*

    Sì, però sono sempre stati loro a metterti al mondo.

    *Si disse mentalmente la ragazza, presa da mille pensieri che quasi non udì il fidanzato che le rispondeva alla domande di pochi istanti prima. Era troppo immersa in quel passato tanto fresco, quanto straziante che non riusciva più a pensare ad altro. Il problema era un altro: come dirlo ad Alex? Come dire che gli aveva nascosto questo grande segreto? Non era per cattiveria o perché non si fidava di lui, ma perché la cosa ancora la feriva. Era stato difficile scegliere tra la cosa giusta e quella facile, lottando con sé stessa era riuscita a giungere alla soluzione: la più giusta. Se loro non sapevano sarebbero stati al sicuro, non avrebbero ricevuto visite, non avrebbero dovuto temere Viktor.*

    In realtà non credo sia il tipo si fermi alla prima difficoltà.

    *Sospirò finendo di aprire il resto dei bacchetti e aprire il cibo ancora fumante, Alex aveva preso le ultime cose e si erano seduti vicini, dopo altri dolci baci.*

    Buon appetito anche a te amore.

    *Rispose quasi distrattamente, un nodo in gola e la paura che quell'uomo potesse lo stesso fare del male alla sua famiglia, l'unica traccia del suo passato che le era rimasta. Il ragazzo di fianco a lei sembrò percepire che qualcosa non andava, era tempo che sembrava aver capito in fondo la compagna, ma lei non era mai riuscita a prendere l'argomento.*

    Forse questo è il momento di prendere il discorso.

    *Si disse prendendo un nuvola di granchio e gustandola: chissà perché, adesso aveva meno appetito di prima. No, sapeva perché adesso non aveva un cratere nello stomaco... il tutto era stato sostituito dal nervosismo e dall'agitazione.*

    In realtà c'è una cosa che non ti ho detto... Io...

    *Non sapeva che dire, impacciata e farfugliante. Doveva dirlo e dirlo di colpo. Doveva lanciare una sola frase come si fa con i cannoni, così, detto tutto, non aveva più motivo di sentirsi quel forte peso nel cuore, quasi come se portasse un macigno.*

    Ho cancellato il ricordo mio dalla memoria dei miei genitori il giorno prima del ballo del fine anno.

    *Una frase tutta di botto, senza respiro e con gli occhi chiusi. No, non riusciva a guardare più sé stessa da quel giorno, figurarsi di guardare negli occhi il suo ragazzo, adesso, dopo ciò che aveva appena confessato.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Un'altra coltellata dritta al cuore fu la risposta di Daphne, la sua reazione all'augurio di un buon pasto, qualcosa che fece venire al ragazzo il desiderio di lasciarla lì, ad una tavola dove da un po' sentiva di non avere più il suo posto. Ma non fece niente, si limitò ad abbassare lo sguardo sui suoi spaghetti di soia, afferrandoli con le bacchette e portandoli alle labbra, mangiando in silenzio. No, sapeva che tutto quel malumore, tutto quel malessere era dovuto all'aver omesso alla sua fidanzata ben più di quanto non avesse mai fatto. Certo, del periodo in cui era cresciuto con Viktor, lei non ne sapeva quasi niente, come nessun altro, del resto, ma quella era una cosa assai diversa. Mentre continuava a mangiare, il suo pensiero andava al marchio che portava sul deltoide destro, qualcosa che per tanto tempo si era chiesto cosa fosse, un simbolo che mai aveva visto ma che gli era familiare, qualcosa che, forse, aveva intravisto anni prima, in un libro polveroso trovato in cima ad uno scaffale della biblioteca di Villa Morgenstern, la casa in cui era cresciuto. Solo parecchio tempo dopo, quando fece irruzione alla Gringott nella camera blindata di Viktor assieme a Daphne, trovò un fascicolo pieno di documenti di diverso tipo. Un diario nel quale il Mangiamorte annotava con perizia la crescita del "Herz der Finsternis", un termine in tedesco, traducibile nella nostra lingua come "Cuor di tenebra", qualcosa che era insito nella natura dei Morgenstern, qualcosa che, però, a quanto diceva Viktor, in Alexander esprimeva il suo massimo potenziale. Gli altri documenti erano per lo più lunghi trattati su come dei Mangiamorte avessero pianificato l'attacco ad altri maghi e streghe, con una perizia nei particolari davvero agghiacciante, altri documenti scottanti su gli infiltrati delle schiere dei maghi oscuri nel Ministero della Magia ed uno, ben nascosto, riguardante il marchio che il ragazzo portava. Si era chiesto per troppo tempo perché bruciasse, tanto da bruciare le magliette o la divisa scolastica nel preciso punto in cui quelle linee nere, in quei momenti, diventavano rosse come tizzoni ardenti. Si era chiesto come facesse Viktor a sapere con esattezza tante cose che lo riguardavano, troppe.*

    Ho cancellato il ricordo mio dalla memoria dei miei genitori il giorno prima del ballo del fine anno.

    Slurrt! Coff, coff!

    *Aveva sputato gli spaghetti nel piatto, mentre altri gli erano andati di traverso per quella confessione che, come uno Schiantesimo in pieno stomaco, l'aveva riportato alla realtà. Era boccheggiante, in attesa di ritrovare ossigeno da quella stanza che, improvvisamente, sembrava averlo perso tutto. Le parole di lei erano arrivate nell'immediato alla sua mente, una razionalità che, però, il ragazzo non riusciva a trovare, non in quel momento. Cercava di razionalizzare, di mettere a fuoco, di comprendere ciò che gli sembrava una frase sconosciuta, arcana, incomprensibile, eppure la conosceva fin troppo bene. Con gli occhi pieni di lacrime e la voce rauca, dovuta al boccone andatogli di traverso, Alexander mormorò.*

    C-cosa...?

    *E poi boom, gli ingranaggi, seppur sferragliando, cominciarono a girare, a macinare, a frantumare. Si sentiva a pezzi: a pezzi per lei, per quella ragazza che aveva tenuto tutto dentro senza dirgli nulla, un qualcosa che lo faceva arrabbiare, un qualcosa che lo deludeva per la mancata confessione, ma soprattutto perché lei aveva scelto di soffrire da sola, aveva scelto il silenzio come compagno, lasciando Alexander in disparte. D'altro canto, però, poteva comprendere il perché della sua scelta e, sempre essendo razionali, cosa che per fortuna il diciassettenne era come solo un vero Corvonero poteva essere, lui non era stato altrettanto sincero con lei. Non aveva neanche lontanamente accennato al marchio sul deltoide, non aveva detto della sua gita a Villa Morgenstern, non aveva detto di aver ferito Viktor alla coscia con un Regolohov, niente: da quel giorno alla Gringott, qualcosa si era spezzato nel cuore del Corvonero, qualcosa che mai si sarebbe potuto aggiustare, eppure, era un qualcosa del quale avrebbe dovuto imparare a mettere a posto i pezzi se voleva andare avanti. Ciò non poteva che significare una cosa: il rapporto con Daphne si era incrinato, rovinato, ma era colpa di entrambi. Fu quando capì quel passaggio che il suo cuore esplose: si stavano perdendo lentamente e non ci sarebbe stato nessun matrimonio, non così, non con quei presupposti. Era furente con lei, con sé stesso, con il mondo intero.*

    Parliamone.

    *Mormorò a pezzi, sorprendendosi di quanto quel discorso mentale tenuto fra sé e sé lo avesse spossato, ridotto in briciole, guardando un piatto che se prima gli appetiva adesso gli dava la nausea, non avendo il coraggio e la voglia di guardarla negli occhi, qualcosa che, ne era certo, lei non avrebbe neppure cercato di fare. Fu una fitta, una coltellata, uno stampo rovente sul deltoide, quello che per poco non lo fece sobbalzare: ma era diventato bravo, tanto da farlo sembrare un normalissimo prurito, un dolore che non manifestò neanche con un battito di ciglia in più, mentre grattava il muscolo con indifferenza, lasciando che il silenzio fra loro, quello che vigeva in quella casa già da un po', inghiottisse tutto come un buco nero.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Daphne era sempre stata una ragazza sincera e lo era, se non fosse che, il dolore e la paura del giudizio di Alexander, il coraggio di quella confessione le era mancato. Erano passati meno di due mesi, ma da tempo, in quella casa, era sceso un silenzio tombale. Sembravano andati a lutto dopo quella loro "gita" alla Gringott, avendo rischiato la vita per salvarsi e recuperare l'anello del ragazzo. Tutto era diventato diverso da quel giorno, portandosi via anche parti di loro. Era arrivata più volte sul punto di confessare l'accaduto, senza risultati positivi, ovviamente, o adesso non sarebbero stati in quella cucina, avvolti da uno strano e opprimente silenzio. Sembrava come la calma prima di una tempesta, il silenzio che precede prima del tuono, uno sguardo prima di un combattimento. Faceva male, eppure, nonostante tutto, sapeva che la colpa di tutto questo, era solo la sua. No, forse non proprio. Se il pericolo non fosse stato alle porte e Viktor non cercasse di ucciderla, non avrebbe mai eseguito degli incantesimi di memoria sui suoi genitori, perdendo l'unica traccia del suo passato alle spalle, lontani dalla sua nuova vita e, di conseguenza, dai pericoli in cui si era, involontariamente, cacciata la figlia. Il tutto perché un pazzo psicopatico credeva le avesse rubato il nipote? No, non poteva essere solo quello. Qualcosa di più grande e oscuro si nascondeva dietro tutto quell'odio profondo verso la diciassettenne, qualcosa che ancora non era riuscita a scoprire. Molto spesso prendeva dei libri dalla biblioteca, oppure si dirigeva in quella di Hogwarts per visionare alcuni dei grossi volumi, ma sul passato di quell'uomo sembrava non esservi alcuna traccia. Tutto, dalla nascita ai crimini recenti, erano completamente impossibili da trovare. Il Ministero della Magia doveva per forza avere qualcosa al riguardo: un pericoloso mago, potente e temuto nel mondo Magico, non poteva non mancare un suo fascicolo nell'Ufficio degli Auror.*

    E io cercherò di scoprire qualcosa su costui e finire ciò che lui ha iniziato.

    *Pensò la ragazza, troppo coinvolta in tutta questa storia per pensare alle conseguenze. Alex intanto si era affogato con il cibo, come del resto c'era da aspettarselo. Come si poteva restare calmi dinanzi a tale confessione? Eppure Alex, in qualche modo, riusciva ad esserlo. Di certo, dal tono di voce e dai loro movimenti, la situazione era cambiata e ciò che si prospettava una bella giornata, era peggiorata nel giro di pochi minuti. Tutti e due sapevano bene che era per Viktor ciò che aveva fatto e la mente del ragazzo, ovviamente, era consapevole di ciò. Giustamente si chiedeva perché non ne avesse parlato prima, perché non aveva condiviso con lui tutto il dolore che provava, il vuoto che le riempiva il cuore e la disperazione di quel suo, non impulsivo, gesto. Nonostante i suoi genitori non le avessero dimostrato affetto, che la tenessero a distanza, era pur sempre la sua famiglia e voleva bene ad entrambi. Non l'avevano mai compresa, non si erano mai interessati a lei veramente, ma lei non aveva smesso di lottare per il loro bene. Tutto questo, come poteva dirlo ad Alex? Era scoppiata in lacrime molte, moltissime volte al ricordo di quel giorno, così triste quanto straziante. Si ripeteva che era giusto e questo la faceva andare avanti, ma quanto era stato giusto omettere quell'evento al suo futuro marito? Non riusciva a guardare sé stessa da quel giorno, figurarsi se riusciva a tenere lo sguardo alto negli occhi neri come la pece del compagno. Quel "parliamone" la trafisse come un pugnale in pieno petto. Non era una semplice, era molto di più. Era delusione, tristezza, amarezza, dolore, le stesse emozioni che la brunetta teneva dentro di sé da troppo tempo ormai. Si era sempre ripromessa di essere sincera, di parlare di tutto, ma il cercare di dimenticare ogni cosa l'aveva resa ancora più dura da mandare giù e adesso, ecco i risultati. Che si aspettava? Anzi, era fin troppo pacato e una conversazione da persone adulte, certo, era la cosa migliore, ma a quale scopo? Cosa c'era da dire? Lo aveva fatto, per loro, per la loro vita, per il loro futuro. Per lei vi erano solo incertezze, almeno finché Viktor continua a restare a piede libero per il Mondo, ma loro, avevano una scelta, una possibilità. Dimenticare non era solo la scelta migliore, bensì quella più giusta per tutelare loro stessi e anche, involontariamente, Daphne. Se loro non sono a conoscenza di avere una figlia, di conseguenza non sapranno dove si trova e quindi nessuna informazione per trovarla. Non aveva mai fatto caso a questo ragionamento, forse perché l'unica cosa a cui aveva pensato, era l'incolumità dei suoi genitori.
    Con un nodo alla gola e le lacrime agli occhi, aprì la bocca. Il primo tentativo fu vano, le parole non le uscirono e così come il secondo. Fu al terzo che qualcosa iniziò a venir fuori.*

    Non è stato facile, non lo è nemmeno adesso. Sappi che tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto solo per il loro bene. Hanno sofferto abbastanza per colpa mia e continuare a farli stare male non era il mio scopo nella vita. In questo modo, senza di me, potranno continuare la loro vita tranquilli, senza problemi, senza un famigerato assassino che cercherà di estrargli informazioni per levarli dalla circolazione.

    *Le parole uscivano tra un respiro affannoso e l'altro, mentre le lacrime lente e amare le scorrevano lungo le gote pallide. Il colorito le era svanito dal viso, quasi a sbiadire ad ogni goccia che le percorreva nella pelle morbida e liscia.*

    Ho tentato più volte di parlartene, però non ne ho avuto il coraggio. Ho temuto che potessi darmi dell'imprudente, incosciente e prima di alcuna razionalità, ma credimi, ci ho pensato tanto e la scelta migliore per loro era questa.

    *Adesso singhiozzava, il dolore al petto, quello che fino a quel momento era rimasto dentro di lei, iniziava ad esplodere, quasi stesse per divenire una bomba.*

    Non volevo arrivare a questo, ma tuo zio mi ha costretta a farlo. Dovevo proteggerli in qualche modo.

    *Terminò con il volto tra le mani, cercando di aprire gli occhi e vedere il volto del fidanzato, con scarsi risultati. Le lacrime erano troppe, troppo grandi per riuscire a vedere nitidamente. Non era da lei, eppure il dolore le straziava il cuore, ogni frase era un spillo che penetrava più a fondo e così lentamente da farle sentire il quadruplo di male, quasi a gustarsi l'effetto che faceva sulla giovane Tassorosso.*


    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Era ancora scioccato, incredulo per una rivelazione che mai avrebbe pensato di poter udire in vita sua. Si, Alexander non avrebbe mai fatto una scelta del genere, ma doveva restare calmo e lucido, mettersi nei suoi panni. No, Daphne non era una sciocca, né una ragazza che faceva le cose con leggerezza: ponderava, specie nelle decisioni importanti, quale fosse la giusta via da seguire. Un Auror, era quello che lei voleva diventare e, per natura, vi era perfettamente portata. I mezzi drastici non erano il suo genere e... per Merlino, si parlava dei suoi genitori! E il suo ragazzo? Era lì, e aveva unito le due mani, poggiando il mento sul dorso di queste, mordendosi il labbro inferiore e guardando altrove, provando a non dare un'espressione al suo sguardo, cercando di restare neutro, calmo, concentrato e privo di pregiudizi. Daphne aveva la sua storia da raccontare e, come tutte, andava ascoltata.*

    E non fare tanto il ferito: tu non sei stato molto più sincero.

    *Pensò il diciassettenne, mentre le prime parole di Daphne venivano fuori, ma lui no, non riusciva ancora a guardarla, quasi per timore che la Tassorosso potesse scorgere nei suoi occhi qualcosa, una qualche espressione che lo avrebbe tradito. Cosa provava nemmeno lui lo sapeva... ma, di certo, voleva comprenderlo prima di chiunque altro e ben prima che Daphne potesse leggerglielo nello sguardo. Un... filtro emotivo, chiamiamolo così, era quello che Alexander adottava sempre con lei. Daphne era forte, risoluta, ma ben più fragile di quanto lei stessa comprendesse. Con ciò non si intende che Alexander le mentisse, o le addolcisse la pillola... solo... ponderava le sue parole, le sue emozioni, cercando di non urtare la sua sensibilità, il suo spirito, come molti altri al suo posto, invece, non si sarebbero dati problemi a fare.*

    Come immaginavo.

    *Pensò con odio rivolto verso suo zio, verso Daphne che puntualmente lo catapultava nei suoi pensieri: odio verso sé stesso, un ragazzo che aveva avuto la sua occasione a Villa Morgenstern ma che, invece di puntare al collo, aveva rivolto il Regolohov alla gamba del Mangiamorte, aprendo un profondo squarcio nella carne. Sarebbe bastato un attimo, uno stesso gesto fulmineo, e tutti i loro problemi si sarebbero risolti all'istante: ma era stato debole, ancora una volta, incapace fin troppe volte, e mai aveva provato verso sé stesso un odio più profondo. Serrò la mandibola, stringendo i pugni impercettibilmente, guardando fuori dalla finestra e trattenendo un sospiro. Era in conflitto con la sua mente, con il suo cuore, per quanto un diciassettenne potesse essere tanto problematico e pieno di rabbia, odio e amore allo stesso tempo. Nel suo animo c'era l'Herz der Finsternis, il Cuor di Tenebra, rancore e rimorso, ma tanta luce nel profondo che avrebbe potuto bruciare il mondo intero, una luce che aveva come nome "Daphne". Si era ritrovato fino a pochi giorni prima a fare i conti con sé stesso, tornando con la mente al suo primo ricordo, soppesandolo in base a coscienza e razionalità fino ai giorni attuali: era stato un bambino fin troppo fragile, un "errore" in una famiglia tanto dura come quella. Si era pianto addosso tanti anni, per troppo tempo, e mai una volta aveva provato a reagire. "Con un padre così?", si era chiesto fin troppe volte, eppure si, avrebbe potuto. Ma no, non era stato obbiettivo, pensando ad una cosa del genere. Solo più in là si era "incattivito", intuendo che con il terrore, con la forza e la "follia morale" si otteneva quasi tutto ciò di cui si aveva bisogno. Un esempio? Se fosse rimasto quello di un tempo, non avrebbe potuto a soli quindici anni mettere fuori combattimento un padre che, con l'alcol e l'omicidio della moglie, era diventata la più vile macchia sull'antico e temuto casato dei Morgenstern. Aveva imparato la lezione: sfruttava le sue doti, anche quelle più oscure, e non le temeva più. Le amava, semmai. Erano parte di lui, sempre lo sarebbero state e sarebbe risultato da codardi non adoperarle.*

    Non volevo arrivare a questo, ma tuo zio mi ha costretta a farlo. Dovevo proteggerli in qualche modo.

    *Furono quelle parole che lo riportarono alla realtà, mentre uno sguardo di puro odio sembrava poter arrivare come un pugno in pieno viso alla Tassorosso. Per fortuna lei non guardava il ragazzo, qualcuno che adesso arrivava ad odiarsi ancora di più per averle lanciato uno sguardo del genere: no, non ce l'aveva con lei, ma sempre con sé stesso e... con Viktor, un uomo che aveva amato più di un padre, ma che adesso aveva deciso di volergli rovinare la vita. Oh no, forse in principio, ma adesso c'era anche Daphne di mezzo. Ed era... buffo. Gli scappò una bassa risatina, mentre l'anello al medio sinistro scintillava di tenebre. Quelle rivelazioni, quei pensieri mai posti nemmeno a sé stesso erano qualcosa che gli dava la nausea, mentre un conato gli saliva alla gola, qualcosa che respinse giù deglutendo.*

    Un problema alla volta, Alexander.

    *Si, odiava tutto. Riportò lo sguardo su Daphne, una ragazza che avrebbe abbracciato in situazioni come quelle ma che, adesso, avrebbe lasciato calmare da sola: era lì con lei, ma lei aveva deciso di restare sola in una situazione tanto complessa e ingarbugliata. Lo sarebbe stata fino alla fine, fin quando non lo avrebbe incluso nella sua vita, fin quando non gli avrebbe chiesto un parare, un aiuto, qualcosa.*

    Mi dispiace, e tanto.

    *Disse in tono calmo, guardando altrove. Si morse il labbro inferiore fino a sentire il sapore del sangue nella bocca, lasciando la presa e passando una lingua sulla piccola ferita sanguinante, mormorando ancora.*

    Hai preso la decisione più giusta, per quanto difficile e dolorosa. Prenditi il tempo che serve, ne hai tutto il diritto.

    *Disse passandole altri fazzoletti, ad occhi bassi, ritornando con le mani sotto il mento, con gli occhi nel piatto. Per quanto difficile, impegnativo e crudele, Daphne Dianne Harris ed Alexander Aiden Morgenstern non erano semplici diciassettenni. Finiti i M.A.G.O. avrebbero cercato lavoro, ma non avrebbero potuto avere una vita normale, semplice e felice come tutti i ragazzi della loro età. Non era un sogno, quello che iniziava, bensì un incubo. Fuori dalle difese di Hogwarts non erano al sicuro. Oh no, Alex era in quelle condizioni ormai da anni, ma adesso Daphne era diventata come lui. Non era stata addestrata da Viktor, ma la vita stessa lo avrebbe fatto, forgiandola assieme ad Alex finché anche lei non avrebbe capito quella grande, crudele realtà: erano soldati, e non c'era spazio ai sogni. Un potente nemico, la morte che avrebbe dovuto rapire uno dei tre e nessuna via di fuga o scappatoia. Erano ciò che erano, e nulla e nessuno avrebbe potuto cambiarli: sacrifici, perdite e rancore, odio e sudore, allenamenti e combattimenti. Finché Viktor era in vita, i due diciassettenni non avrebbero potuto essere nulla se non poco più di due semplici soldati.*

    Molto presto, Viktor, molto presto...

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Ogni cosa non era più al suo posto. Sembrava uno di quei puzzle appena comprati, con i piccoli pezzi in disordine e così confusi da non riuscirli a mettere insieme. Ci voleva tempo e pazienza per comporne uno e il risultato finale, però, era sempre soddisfacente. Forse a Daphne Dianne Harris occorreva questo, avere fiducia nelle sue capacità, avere fede in @Alexander_Morgenstern, riuscire a raccontargli anche le più crude realtà. Era difficile dover raccontare quello che avvenne pochissimi mesi prima, la ferita era ancora aperta, anzi, probabilmente lo era ancora di più, da quel giorno. Non riusciva a ricomporsi, si incrinava e si spezzava sempre più dolorosamente ogni pezzetto del suo cuore e non vi era spazio per la serenità.
    No, non lo era ormai da un po'. Non vi era più pace da quando Viktor Morgenstern aveva deciso di ucciderla, come se volesse una sua vendetta personale o solo per il gusto di vedere tornare il nipote tra le sue braccia, possibilità nulla se la brunetta sarebbe morta per mano sua.*

    Sono certa che Alex non passerà al lato Oscuro. Lui è capace di amare come nessun Mangiamorte saprebbe fare.

    *Pensò la ragazza asciugandosi le lacrime, cercando un qualcosa a cui aggrapparsi, un barlume di luce e di speranza che le avrebbe dato la forza di affrontare quella terribile sensazione di bruciore al petto. Sembrava che un potente Ardemonio si stesse espandendo dentro di lei, infiammando i suoi organi, logorandola da dentro, cercando di portarla alla morte interiore.
    No, era quello che avrebbe voluto quell'essere senza cuore e non poteva crollare così. Non poteva essere debole, non poteva farsi cogliere impreparata. Doveva cercare di rimettersi su, di reagire, di parlare con Alex e chiedergli vivamente scusa. Era stata una codarda, ma la paura di quello che aveva pensato e programmato da tempo... era stata più grande di lei. Troppo grande per una diciassettenne. Un fardello troppo pesante per due ragazzi del settimo anno, affrontare una vita che non aveva felicità pura, non finché avevano un uomo che voleva le loro vite su un piatto d'argento. Desiderava così tanto mettere fine a questa sofferenza che non aveva pensato minimamente a cosa davvero il ragazzo desiderasse. Era pur sempre lo zio, colui che l'aveva cresciuto e, per quanto fosse deciso ad eliminarlo da questo mondo, qualcosa in Daphne la lasciava riflettere. Non sapeva se lui in realtà soffrisse, non sapeva cosa passasse per la testa del fidanzato, non era a conoscenza di troppe cose ormai da tempo. Vivevano insieme, eppure erano diventati due perfetti sconosciuti. Sapevano cosa adoravano mangiare, i modi migliori per dormire, gli orari a scuola e qualche evento delle loro famiglie, ma mai, in tutti questi anni, erano entrati nei dettagli. Mai avevano condiviso situazioni passate. Pensavano al presente e fantasticavano sul loro futuro, ma per il resto? Potevano davvero dire di conoscersi? Ora, come mai prima di allora, Daphne si sentiva stordita.*

    Smettila, ci sono già abbastanza problemi senza che tu ne crei degli altri!

    *Si rimproverò tra sé, cercando di darsi una calmata, scostandosi i capelli dal volto umido, prendendo piene capacità della sua mente, cercare di dare un senso a tutto questo discorso.*

    Io devo chiederti scusa, davvero.

    *Disse con il nodo in gola che non era riuscito ad andare via, ma lottando con tutte le sue forze per non crollare di nuovo, per non singhiozzare come una bambina. Erano dovuti diventare grandi troppo in fretta e non c'era più il tempo per ritornare indietro, ma solo andare avanti.*

    Non sono riuscita ad essere sincera con te, a dirtelo prima, ma speravo, dentro di me, di proseguire la mia vita come se nulla fosse. La consapevolezza che ormai avevo agito e che non potevo tornare indietro mi apriva gli occhi e non riuscivo più a restare cieca dinanzi al gesto che avevo compiuto.

    *Qualche lacrima silenziosa le iniziò a scorrere nuovamente sul volto, segno che quella situazione le pesava più di quanto volesse mostrare in realtà. Si sentiva così sola... così... abbandonata. Non aveva mai avuto nessuno al suo fianco prima di Alex e adesso che poteva sentirsi libera di parlare e confidarsi con qualcuno, non era in grado di farlo.

    Era proprio vero che si cerca sempre di negare a sé stessi ciò che vorremmo non aver fatto mai.
    Era pure vero che, per quanto la verità si nasconda, questa troverà sempre la strada per venire a galla.

    Piccole perle di saggezza apprese dalla nonna di cui, prima di quel momento, non era mai riuscita a capirne il vero significato.*

    Ero troppo piccola per capire quanta verità fosse celata dietro quelle parole.

    *Pensò la brunetta con il capo ancora chino, chiudendo gli occhi e sperando che tutto quello fosse solo un brutto incubo.*



    Sono stata una perfetta stupida, una vera codarda. L'unica persona alla quale posso appoggiarmi sei tu e io non sono degna della tua fiducia, se il trattamento che ti offerto non è altro che un negarti una simile verità.

    *Confessò ciò che sentiva nel profondo del cuore, avvertendo sempre più quelle fitte che le laceravano l'anima.*

    Potrai mai perdonarmi? Potrai mai ritornare a guardarmi negli occhi? Perché io, da quel giorno, non sono più riuscita a fare lo stesso con me stessa.

    *Tornando di nuovo a piangere, troppo fragile in quel momento per cercare di lottare, troppo debole per lottare con i fantasmi che le ronzavano intorno e tentavano in ogni modo di buttarla giù.*

  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Quella sensazione, il puzzo di dolore, di lacrime amare e rimorso erano palpabili in quella stanza quanto gli sgabelli, l'isola alla quale erano seduti i due diciassettenni, così vicini eppure così lontani, persi nei loro pensieri più oscuri, delle tenebre tanto profonde che avevano inghiottito l'amore e la gioia che, precedentemente, rimbombavano in quella casa, un abitazione appartenente a due ragazzi così innamorati eppure così... soli. Disponevano l'una dell'altro, ma era da tempo che non si stringevano, non si aggrappavano a chi avevano accanto, risultando così soli, così abbandonati a sé stessi che una Giratempo avrebbe faticato a trovare l'ultimo brandello di ciò che erano stati: così di recente, eppure così tanto tempo fa. Erano rotti, come marionette mosse da fili sbagliati, quelli del destino e del mago oscuro rispondente al nome di Viktor Morgenstern, il tutore di Alexander, il suo maestro nell'arte delle tenebre, il boia della sua gioia. Speranza, affetto, odio: ecco qual'era stato il ciclo dei sentimenti nel cuore del Corvonero, un ragazzo troppo piccolo per aver sofferto tanto, per averne passate tante, qualcuno che trovava la forza in Daphne, oltre che in sé stesso, una forza che aveva perduto da qualche mese a quella parte. Erano rotti, entrambi, per motivi tanto diversi eppure simili: l'aguzzino del loro rapporto era la stessa persona che si prodigava tanto ad allontanarli, quell'uomo che era convinto che Alexander sarebbe tornato da lui, se solo avesse mosso certi passi a certi ritmi.*

    Ed ora... arrenditi all'oscurità. Diventa oscurità stessa.

    *Era quello il suo approccio alle arti oscure, qualcosa che funzionava un po' troppo bene, qualcosa nella quale, suo malgrado, Alexander era diventato. Se avesse dovuto pensare a mettere fuori combattimento un nemico, non pensava allo Stupeficium, bensì al Sectumsempra. Se, invece, si trattava di immobilizzarlo, non considerava neppure un Incarceramus, bensì qualcosa di più tremendo, come amputargli braccia e gambe magicamente. Il ragazzo si passò una mano tra i capelli ribelli, facendoli sparare ancora di più da un lato e dall'altro, mentre le successive parole di Daphne sembravano farlo infuriare sempre più.*

    Basta.

    *Pensò fra sé, stringendo la mandibola. Ma per cosa, si arrabbiava? Gli stava semplicemente chiedendo scusa, si stava giustificando con lui. Ecco, si, era proprio quello che non sopportava: lei non doveva giustificarsi, perché lui aveva mancato nei confronti della ragazza tanto quanto lei aveva mancato nei suoi. Si sforzò di contare fino a dieci, di placare le tenebre che gli soffocavano il cuore con sempre più prepotenza, mentre più Daphne parlava, più lui si sentiva morire, implodere, soffocare. Quella rabbia, quel disgusto, non erano indirizzati a nessuno tranne che a sé stesso: Viktor era crudele e, per tanto tempo, Alexander si era definito un ragazzo che nel profondo era buono. Adesso, però, aveva dubbi anche su sé stesso: in quella situazione s'era cacciato da solo, con le sue mani, e nulla sembrava potergli dare più la forza di respirare, di perdonarsi, di giustificarsi con sé stesso. Scuse, quelle che era diventato tanto bravo a darsi quanto un maestro era negarsi la realtà dei fatti. Quale? Il "Cuor di Tenebra" era una qualità di cui disponeva in dose fin troppo massiccia. No, adesso non si riferiva unicamente ad oscure ed uniche capacità magiche, bensì ad un'indole, qualcosa che lo accomunava fin troppo a Viktor: anche il ragazzo aveva scelto di soffrire, in modo diverso, ma si stava somministrando un veleno che non uccide, o meglio, non subito, lasciandoti il tempo di soffrire, di maledirti, di desiderare una morte fisica, qualcosa che è troppo più semplice di quella interiore che già provava.*

    Potrai mai perdonarmi? Potrai mai ritornare a guardarmi negli occhi? Perché io, da quel giorno, non sono più riuscita a fare lo stesso con me stessa.

    *Fu un istante, un attimo, quello nel quale Alexander scagliò il suo piatto e il bicchiere contro un muro con un veloce gesto del braccio, urlando con tutta la sua forza, scattando in piedi e dando le spalle a Daphne, avendo urlato tutto il suo dolore, tutta la sofferenza che provava: per lei, per suo zio, per sé stesso, per tutta quella situazione. Respirava affannosamente, mentre tutti i muscoli sotto la fine maglietta estiva guizzavano fuori, tesi, facendolo sembrare ancora più grande e massiccio di quanto in realtà fosse, rendendolo tanto simile ad un gigante arrabbiato e cieco, qualcuno che non riusciva più a sopportare una singola parola di Daphne, un singolo pensiero nella propria testa, una situazione come quella che entrambi erano costretti, loro malgrado, a vivere.*

    Non piangere.

    *Pensò facendo qualche passo verso il soggiorno, sparendo quasi del tutto dalla visuale di Daphne, accasciandosi su uno dei piccoli gradini che, dal soggiorno, portavano alla cucina, affondo entrambe le mani nei capelli, stringendole, portandosi allo stesso tempo le ginocchia al petto, posandovi sopra i gomiti. Tutto il male che portava dentro il cuore si riversava fuori, nell'animo, mentre la mente si staccava, finalmente, lasciandogli modo di esprimere quanto realmente volesse piangere, urlare, morire. Non riusciva a ricordare quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che Daphne l'aveva visto piangere, ma questo non contava: lo stava facendo adesso.*



    *Aveva sempre provato ad essere forte per entrambi, da sempre: quando aveva preso con sé Daphne aveva giurato di essere per lei la roccia a cui aggrapparsi, il suo appiglio, la sua spalla, il suo protettore e consolatore. Tante volte l'aveva fatto, fino a quel punto, fino a dimenticarsi d'essere anche lui un essere umano, uno che, oltre ad offrire amore e supporto, aveva bisogno di sfogo, d'ascolto, di cure. Adesso singhiozzava, seduto lì, assalito da tutti i possibili sensi di colpa del mondo, con un rimorso fin troppo grande da poter tenere per sé, assalito dai suoi problemi, da quelli di Daphne, all'improvviso, come un pugile che non è più in grado di tenere la guardia alta di fronte al suo avversario. Si stringeva la stoffa della maglietta con disperazione, con disagio per essere scoppiato così di fronte a lei, per sentirsi così fragile come non voleva essere di fronte a lei, con lei.*

    Mi dispiace tanto...

    *Sussurrò più a lei che a sé stesso, mentre decideva di confidarle ciò che aveva fatto, incapace, però, di fare una qualsiasi cosa che non fosse piangere, lì, sui gradini, non osando avvicinarsi a Daphne: adesso poteva avere paura di lui, sorpresa di certo per il suo gesto di lanciare tutto contro il muro. Merlino, cosa aveva fatto? Ciò che doveva essere uno sfogo era diventata un'esplosione di pura rabbia, qualcosa che mai si era permesso di sfogare tanto apertamente. Non aveva provato nemmeno per un istante il desiderio di farle del male, di nuocerle, sebbene quel gesto potesse sembrare un'incombente minaccia alla Tassorosso. No, non poteva andarle incontro, non poteva stringerla come avrebbe voluto.*

    Devo parlarti anch'io...

    *Mormorò con la voce nasale di lacrime, cercando di sembrare più calmo di quanto in realtà fosse. Non osava girarsi, cercare lo sguardo di Daphne: come aveva potuto esplodere così? Perché aveva... come dire... "Schiantato" il cibo lungo il muro? Come sfogo, di certo, ma era qualcosa che non si sarebbe perdonato tanto facilmente.*

    Mi dispiace tanto...

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Se c'era una cosa che Daphne Harris aveva appena capito da tutta quella situazione, era di certo il suo enorme senso di colpa e di vuoto che portava dentro di lei, proprio in mezzo al petto. Sentiva una mano che le prendeva il cuore e lo stringeva forte, facendola soffrire, facendole provare un forte dolore, così lancinante che i suoi occhi non volevano restare aperti. Lottava contro sé stessa, contro i fantasmi che le si aggrappavano, contro quel forte senso di nausea causato da quel pianto e quel forte pensiero che non era riuscita a togliersi dalla mente per tutto quel tempo. Sfogarsi le aveva fatto decisamente bene, ma non era tutto. Qualcosa si celava dietro a tutta quella situazione, qualcosa di ancora più grande. Non era solo l'omettere il problema della memoria dei coniugi Harris, ma molto di più. Alexander era strano, forse troppo per come era di solito. Non era il solito ragazzo che tentava di consolarla, di stringerla tra le sue braccia e farla sentire al sicuro. No, era diverso.
    In un batter d'occhio la Tassorosso rimase esterrefatta, atterrita e tremendamente preoccupata. Certo, il piatto era volato via per la stanza, atterrando rotto e con tutto il suo contenuto vicino al lavello. Daphne non sapeva che fare, che dire, come comportarsi. La voglia di scoppiare di nuovo in lacrime era davvero tanta, ma l'autocommiserazione non era più ciò che voleva fare. Il problema era sempre più grande, qualcosa era accaduto e il loro rapporto si era incrinato.*



    Un rapporto che si basava su fiducia, amore e unione sembra essersi spezzato come una bacchetta.

    *Pensò restando immobile, o quasi, rendendosi conto solo dopo che una piccola lacrima solitaria le era gocciolata sul palmo della mano destra, immobile, poggiata sul tavolo. Temeva che succedesse dell'altro, temeva che Alex diventasse Viktor, che fosse stata ingannata, ma non fu così. Ciò che accadde fu qualcosa che la giovane non aveva mai affrontato. Alex era seduto sui gradini che portavano al piano di sopra e lei non capiva se era il caso di avvicinarsi o meno. Diamine, quanto era difficile prendere una decisione simile? Certo, non le avrebbe mai fatto del male, vero? Dopo quello strano atteggiamento e quel piatto scaraventato con violenza aveva temuto la furia dello zio di Alex, ma non fu così e a dimostralo furono le lacrime del fidanzato. Quanto erano caduti in basso? Quanto aveva spezzato il loro rapporto il Mangiamorte? Stava rovinando le loro vite, poco a poco, logorandoli dentro, minacciandoli, facendoli vivere nella paura di risvegliarsi senza l'altro vicino.
    Lo odiava!
    Non lo aveva mai fatto con nessuno, non aveva mai conosciuto questo forte sentimento, ma una cosa l'aveva capita: adesso lo sentiva. Era veleno che le scorreva nelle vene, era acido che le logorava lo stomaco e, se c'era una cosa che aveva deciso, avrebbe posto fine a quella ignobile vita. Aveva distrutto ogni cosa, l'aveva costretta a dire addio ai suoi genitori, li teneva in pugno con le sue minacce e le sue forze, più grandi di quelle di due diciassettenni. Ma sarebbero cresciuti anche loro, così come i loro poteri. Lo avvertiva. Daphne sentiva ogni giorno il suo potenziale crescere, diffondersi come la fiamma di una miccia. E il giorno per esplodere sarebbe presto giunto, ne era certa.*

    Lui ha bisogno di me. Io di lui.

    *Si disse la ragazza alzandosi dallo sgabello, muovendo dei passi piccoli, lenti ma sicuri. Era la cosa giusta da fare.*

    Nel bene e nel male. Always.

    *Erano sempre rimasti vicini, in ogni momento, in ogni situazione. Avrebbero risolto anche quel momento buio, sarebbero tornati più forti che mai, dovevano restare uniti! Quelle parole, quelle scuse sussurrate tra i singhiozzi... non ne capiva appieno il motivo, ma lo avrebbe scoperto. Da quello sarebbero dipese le sorti della loro storia. Dovevano aprirsi, chiarire, comunicare. Era importante farlo e, se c'era una cosa che Daphne sapeva, lo avrebbero risolto, insieme, come un'unica persona.*

    Che succede?

    *Non era certa che le parole fossero quelle giuste, ma non si trattava più di giusto o sbagliato, ma di cosa fosse più corretto per loro. Quella comunicazione lo era, quel pomeriggio serviva per risolvere ogni cosa, una volta per tutte. La mano della ragazza si appoggiò alla gamba del fidanzato, sedendosi lentamente di fianco a lui, cercando di essere forte, almeno per una volta, per entrambi. Dovevano esserlo, dovevano farlo, dovevano lottare contro le forze oscure o li avrebbero condotti nell'oblio.*


    @Alexander_Morgenstern,