• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Daphne_Harris


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    [Torre dell'orologio - ore 13.30]

    *Una giornata soleggiata come non se ne vedevano da giorni, un cuore tetro come non lo era mai stato. Ecco, quello era proprio il cuore della diciassette Daphne Dianne Harris, una Tassorosso a cui erano accadute troppe cose e tutte insieme. Troppe da sopportare, troppo grosse da affrontare e superare in troppo poco tempo. Da quando era tornata a scuola dopo le vacanze natalizie non era stata più la stessa... non aveva partecipato alle Esercitazioni, era distratta alle lezioni, dimenticava di arrivare in orario al campo da Quidditch per gli allenamenti e, ovviamente, non si recava al Villaggio di Hogsmeade. Troppi ricordi, troppo dolore, troppi pericoli. Non poteva affrontare da sola simili ostacoli, così trascorreva gran parte della sua giornata rinchiusa nella sua camera in Sala Comune, oppure accoccolata in un angolo della Torre dell'Orologio, osservando il panorama che si stagliava davanti i suoi occhi, facendosi carico di numerosi pensieri, sperando che nessuno giungesse in quel luogo: aveva solo voglia di restare sola, pensare e cercare di trovare il modo di affrontare il suo futuro incerto.*

    Incerto tanto quanto me.

    *Pensò la giovane ragazza, osservando di sotto nel cortile, assicurandosi che nessuno fosse nei dintorni, tutti a pranzo per accorgersi della sua assenza. Troppo impegnati per capire che avesse una forte tempesta interiore.*



    *Era tutto tranquillo. Tutto troppo tranquillo. Solo lei aveva un mare in balia di un forte temporale dentro, quasi volesse esplodere una bomba. Ma che diceva, una bomba atomica! Una di quelle belle potenti usata nel mondo Babbano, la cui potenza devastante aveva raso al suolo grandi città.*

    Così come adesso ha devastato me.

    *Doveva essere per forza tutto così complicato? Doveva essere tutto così confuso ogni volta? Da quando era nata aveva sempre avuto una vita strana e frenetica, aveva scoperto così tante cose in diciassette anni di vita che chiunque altro non poteva nemmeno immaginare. La sua vita era sempre in continuo mutamento e adesso... adesso era stata rasa al suolo in un colpo e doveva cercare di trovare la forza, lei, unica superstite, di rimettere in sesto la sua città, un piccolo passo per volta, lottare per continuare a restare a galla in quel grande e immenso oceano. Si sentiva così sola, spaesata, sperduta... aveva perso tutto, aveva perso ogni cosa che contava per lei.*

    [Flashback]

    *Era la mattina di Natale, il 25 di Dicembre. Erano iniziate le vacanze estive e Daphne, ovviamente, era nella casa che condivideva con Alexander Morgenstern, in Merlin Street, Hogsmeade. Una piccola casetta, comoda e calda, ricca di amore e serenità: insomma, aveva tutto ciò che una ragazza potesse desiderare. Una piccola nuova famiglia formata dal suo futuro marito, la sua micia Luna e il boa Gmork; che famiglia eh? Un po' strana, ma che lei riteneva perfetta nella sua stranezza, perfezione che ultimamente stava andando a scemare. La ragazza era uscita di casa alla buon'ora con l'intento di fare una visita alla casa dei suoi genitori, anche se, ovviamente, non avrebbero nemmeno riconosciuto il suo volto. Non le importava, era solo un dettaglio, irrilevante ai suoi occhi in quel momento; il suo unico desiderio era solo di vederli, assicurarsi che stessero bene, ammirare i meravigliosi occhi azzurri del padre e la bellezza della madre, con quei capelli che somigliavano moltissimo ai suoi: insomma, erano quasi due gocce d'acqua. Era pur sempre il giorno di Natale e avrebbero passato l'occasione in chissà quale ristorante, ma non sarebbero usciti prima dell'ora del pranzo, quindi aveva il tempo per recarvisi prima della loro uscita e tornare al Villaggio per il pranzo con Alex: insomma, un piano perfetto. Era rischioso per Daphne viaggiare sola, recarsi in giro per il mondo babbano sapendo che un Mangiamorte desiderava solo la sua morte, solo il corpo inerme su un gelido pavimento, gli occhi vitrei e il cuore immobile, senza che questo fosse più grado di battere.
    Il rischio non le importava, doveva assicurarsi che la sua unica famiglia fosse al sicuro.
    Le avevano probabilmente nascosto un'infinità di cose, o forse nemmeno loro ne erano a conoscenza, ma le sue origini erano ancora un mistero, ancora offuscate dietro quelle pagine di un libro antico recuperato dalla Biblioteca grazie ad una ricerca di Storia della Magia. Doveva ringraziare la sua amica Micky, ma nonostante la scoperta, non poteva parlarne con nessuno, nemmeno con il fidanzato. Probabilmente avrebbe causato solo panico inutile, lo avrebbe allertato, avrebbe impedito ogni sua uscita da sola e non poteva permettersi tutto ciò. Vi erano cose che doveva affrontare da sola e così avrebbe fatto.

    Era davanti la stazione di Hogsmeade quando chiamò con la bacchetta il Nottetempo, il mezzo di trasporto per maghi e streghe, che le avrebbe consentito di giungere a Cambridge in poco tempo e senza farla stancare. O almeno, in piccola parte.*

    Benvenuta signorina Harris, dove la porto?

    *Annunciò la voce del ragazzo che ogni volta l'accoglieva, si occupava dei biglietti ed era sempre molto carino con lei.*

    Oh, Cambridge, grazie mille Mike.

    *Rispose cordiale la brunetta, salendo nel bus e mettendosi nei sedili davanti, per avere la compagnia di qualcuno che poteva tenerla d'occhio durante il viaggio e chiacchierare un po' ogni tanto. Mike era sempre di compagnia e cercava di metterla sempre a suo agio durante il viaggio, movimentato e frenetico.*

    In visita alla famiglia allora?

    *Chiese con un sorriso chiudendo le porte e dicendo all'autista di partire, pronti per "ballare" un po'.*



    Eh si...

    *Disse con un sorriso dolce, osservando ridere anche Mike, con quell'espressione che tradiva un po' di: "mi piaci ma non posso perché sei impegnata".*

    Arriveremo in un baleno, reggiti forte!

    *Annunciò ridendo ancora, mettendola a sua agio mentre si reggeva con forza ad una maniglia per non balzare già dalla sedia.*

    Sempre molto tranquillo il viaggio su questo bus, complimenti! Meno male che lo prendo sempre a stomaco vuoto o credo che avrei avuto un po' di problemi!

    *Scherzò Daphne mentre si avviavano per campagne, poi città, poi vicino al mare e ancora in città. Erano così veloci che non capiva dove si trovavano, ma sapeva che il percorso durava sempre una decina di minuti con loro. Non aveva capito ancora come funzionavano i viaggi, ma erano di certo veloci, anche se non molto pratici.*

    Trovi? Vedo che apprezza sempre i nostri servizi signorina Harris, è sempre un piacere avere la sua compagnia. Peccato che non lo usa spesso!

    *Disse Mike distogliendo lo sguardo da lei, prima che il bus si fermasse e lui potesse notare il lieve rossore che le era apparso sulle guance.*

    Io li apprezzo sempre, o non userei sempre voi per questi viaggi un po' più lunghi... poi ti ricordo che al ritorno sarò nuovamente in vostra compagnia, spero non vi dispiaccia.

    *Così dicendo fece una linguaccia e scese dal bus, a qualche metro di distanza dalla sua vecchia casa, quella in cui era nata e cresciuta.*

    Allora a dopo signorina Harris.

    *Urlò il ragazzo prima di ripartire in un lampo e lasciarla in piedi vicino al marciapiede.*

    Ed eccomi qui...

    *Sussurrò a sé stessa la Tassorosso, cercando di prendersi di coraggio per affrontare un attimo quella che era la sua famiglia. Di certo non poteva presentarsi dalla porta principale, no? Sarebbe stato strano e... confuso? Emozionante? Terrificante? Insomma, erano pur sempre dei genitori che non sapevano di averla come figlia, come avrebbero potuto reagire? Senza pensarci poi tanto, si diresse alla porta, cercando di sembrare naturale e sorridente, come al solito: forse la somiglianza con la madre avrebbe dato alla giovane la possibilità di parlare con loro anche per pochi minuti. Suonò al campanello, le mani le fremevano il cuore batteva fortissimo... come avrebbero reagito? E lei? Che sarebbe successo? Eppure erano passati alcuni minuti e ancora nessuno si presentava alla porta. Voleva dire che nessuno era in casa?
    Senza pensarci un attimo afferrò la bacchetta dalla tasca dei jeans e la puntò alla serratura, facendola aprire in un secondo grazie ad un semplice incanto non verbale ed entrando dentro casa. Qualcosa non andava.
    Troppo silenzio. Troppo assordante quel silenzio. No, di certo qualcosa non andava. Entrò dentro casa chiudendo la porta alla sue spalle, la bacchetta ancora in mano, accendendo la sua luce con un altro incanto.*

    Dove possono essere alle nove del mattino? Non è da loro!

    *Camminando piano sulla moquette del soggiorno si avvicinò al divano, le mani tremanti, il volto pallido, aspettandosi il peggio, ciò che aveva tanto sperato non accadesse mai. Il corpo di Diego Harris giaceva immobile, lo sguardo perso nel vuoto.
    Daphne rimase paralizzata, i brividi sulla pelle, la paura che le si diramava in tutto il corpo...
    Suo padre... colui che nonostante le paure di una figlia strana, le portava i cioccolatini ad ogni San Valentino, che le aveva mostrato il luogo in cui lavorava, che le portava sempre qualche libro da leggere. Perché nonostante la paura, lui la amava, lo sapeva, lo capiva solo adesso. E ora... lui non c'era più. Presa da un colpo di panico, iniziò a correre alla ricerca della madre, Danielle. Oh quanto era bella quando si dedicava ai fiori del giardino la domenica mattina, o quanto era brava ai fornelli quando le preparava i pancake...*



    Mamma!

    *Urlò con voce rotta dal fiatone e dalle lacrime e dalla paura e da così tante emozioni che nemmeno lei era in grado di distinguerle chiaramente una per volta. Era devastata. Semplicemente non riusciva a crederci. Era chiaramente nascosta dentro l'armadio quando qualcuno l'aveva afferrata per quei capelli splendidi, gettata al pavimento della camera da letto e uccisa. Una fine rapida e indolore almeno, ma non era abbastanza. Aveva perso per la seconda volta Danielle e Diego Harris, la sua unica famiglia, un passato che era andato, distrutto.*

    Oh mamma...

    *Disse dolcemente cadendo in ginocchio vicino a lei, prendendole il viso e poggiandolo sulle gambe, carezzandole i capelli come aveva fatto quando era ancora nella culla e cercava di farla dormire. Lo ricordava come fosse accaduto ieri, lo ricordava come ricordava il suo sorriso quando vedeva il marito, o quando la svegliava la mattina per farla preparare. Avevano paura di lei, cercavano di starle lontana, ma le avevano mostrato un po' di affetto e si erano presi sempre cura di lei, anche se nel modo che lei non capiva. E solo in quel momento, quando i capelli ancora profumati del suo shampoo le si insinuavano dentro, le lacrime di dolore le uscivano lente dagli occhi. Il dolore nel cuore cresceva, il corpo inerme poggiato su di lei, quel viso angelico perso. Eppure, una forte rabbia cresceva in lei, una forte ira che la fece scuotere dal torpore e dalla paura che aveva provato. Chiuse gli occhi alla madre e si alzò dal pavimento, cercando in giro qualche indizio sull'accaduto. Come poteva chiamare qualcuno? Come poteva dire cosa era successo. Lei era certa di sapere chi fosse stato, ne era sicura. Il Mangiamorte che voleva la sua morte aveva portato via qualcosa a lei, come Daphne aveva fatto (secondo lui) con Alexander, il suo nipote.*

    Me la pagherai cara questa... non la passerai liscia.

    [Fine Flashback]

    *E adesso, che si trovava su quella Torre, era più sola che mai, sola dentro, sola fuori, era rimasta ad affrontare un mondo, anzi due, senza sentirsi al sicuro. La sua unica casa era Hogwarts, ma presto sarebbe andata via e per lei sarebbe stato tutto incerto, insicuro, un pericolo costante. Lo era già, certo, così tanto che ogni volta, al pensiero di un domani, temeva il peggio. La notte era assalita dagli incubi, rivedeva il volto della madre inerme sul pavimento o quello del padre colto di sorpresa sul divano. Era stato qualcuno in gamba, non vi erano tracce, non vi era sporco né disordini. E adesso che era devastata, Viktor l'avrebbe trovata debole. Adesso che aveva perso ogni cosa, poteva finalmente vendicarsi di lei.*

    Ma si sbaglia, non starò ad attendere la mia morte, lotterò fino alla fine se sarà necessario, non resterò a guardare nessuno morire per me, o un mio amico, o qualunque altro per quello stupido Mangiamorte!

    *Pensò arrabbiata, adesso, la giovane diciassettenne, così fragile in quel momento, ma che avrebbe uscito fuori tutta la forza che aveva. Avrebbe ucciso lei quel Morgenstern.*

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  • Dragonis_Witch

    Tassorosso Membro del Consiglio di Hogsmeade Certificato

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    *Dragonis non aveva fame quel giorno, si sentiva ancora leggermente scombussolata dopo la terribile influenza che aveva avuto fino a pochi giorni prima, vide un bel sole dalla finestra dell'infermeria e così decise di andare a godersi il bel tempo anche se era davvero gelido, il sole pallido era in cielo che con i suoi raggi cercava di scaldare l'ambiente senza riuscirci davvero così bene; la ragazza agli occhi di tutti era felice, stava frequentando l'ultimo anno di Hogwarts e aveva un ragazzo accanto di cui era profondamente innamorata e degli amici che le volevano bene, anche se le mancava davvero molto Daphne, ormai era molto tempo che non si vedevano per diversi motivi, si ricordava ancora quando avevano stretto amicizia quel giorno di molti anni prima*

    [Flashback]


    *Era un giorno di settembre inoltrato e una piccola e timida bambina di undici anni stava rientrando dalla lezione di Erbologia quando vide una bambina poco distante che aveva perso un quadernetto degli appunti, aveva visto quella ragazzina nella sala comune così corse per raggiungerla*

    Ehi scusami ti è caduto questo mentre correvi verso il castello, piacere io sono Dragonis, ma puoi chiamarmi Drag, tu sei una tassorosso vero? Mi sembra di averti visto qualche volta nella nostra sala

    *Disse la biondina dagli occhi azzurri in modo timido e abbassando leggermente il capo quando sentì la vocetta dell'altra bambina risponderle con più sicurezza rispetto alla sua*

    Si io sono una Tassorosso e ti ringrazio per il quadernetto, non so come avrei fatto senza di esso e io sono Daphne, ma puoi chamarmi Daph o come vuoi tu, ti va di tornare insieme al castello?

    *Le chiese la ragazzina e fu in quel momento che nacque un'amicizia forte.*

    [Fine Flashback]


    *Mentre camminava senza una meta precisa alzò gli occhi al cielo e notò una figura molto familiare che fino a pochi istanti prima era stata nei suoi pensieri, sembrava molto cambiata così la responsabile si avvicinò cautamente*

    Daph, amica mia, che succede? Cosa ci fai qui da sola? Come mai non sei in Sala Grande con tutti gli altri o a rilassarti? Hai un viso davvero livido, ti vedo furente, posso fare qualcosa? Se vuoi sfogarti io sono qui, lo sono sempre stata

    *Disse la giovane visibilmente preoccupata per la migliore amica con la quale non aveva parlato da diverso tempo, ma alla quale voleva ancora molto bene*

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  • Daphne_Harris

    Tassorosso

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        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    [Torre dell'orologio - ore 13.50]

    *Il volto dei genitori tornava ogni notte nei suoi incubi, riviveva quel Natale che non avrebbe mai dimentica, i loro occhi vacui, i visi pallidi, i corpi inanimati abbandonati al loro triste destino. Aveva perso la sua famiglia e aveva perso Alexander. Aveva perso ogni cosa e aveva troppe cose a cui pensare. Da quel giorno era tornata a Hogwarts, aveva abbandonato casa in Hogsmeade, aveva abbandonato il suo nido a Cambridge. Daphne Dianne Harris avrebbe percorso un nuovo cammino e la cosa la terrorizzava. Era sola contro tutti, contro tutto, contro colui che aveva commesso gli omicidi di Danielle e Diego Harris, la sua unica famiglia d'origine che le era rimasta. Come poteva andare avanti adesso? Eppure trovava la forza ogni giorno di alzarsi dal letto, andare a "fare presenza" al lezione, insomma, c'era con il corpo, ma la mente era da tutt'altra parte e non ne poteva fare a meno. Il ricordo l'aveva assorta così tanto che non udì nemmeno l'arrivo di qualcuno: Dragonis. Non si era resa conto delle lacrime che le avevano bagnato il volto, degli occhi lucidi, di quanto potesse essere pallida, preoccupata e timorosa che la fine dei suoi genitori potesse colpire altre persone che lei amava. Non aveva più Alexander, però si ostinava ancora a portare il suo anello al dito, quell'anello che aveva dichiarato il loro amore davanti a tutta l'intera scuola, quella promessa che non sarebbe mai arrivata fino in fondo. Una promessa rotta, distrutta, interrotta. Era solo un ricordo ormai e prima o poi avrebbe dovuto spedire quel segno di amore eterno a colui che lo aveva donato, il suo (ormai non più suo) Corvonero.
    Le mancava ogni cosa...
    Il suo profumo dolce che si insinuava nelle narici e le restava impresso nella mente, il suo sorriso sincero, il suo sguardo innamorato, il suo corpo contro il suo, caldo e accogliente... ogni cosa era solo una mera illusione, un lontano ricordo. Un bel ricordo, seppur doloroso per il cuore. Un amore che avrebbe tenuto per sempre dentro di lei, che l'aveva fatta crescere, che le aveva dato tanto e le aveva fatto capire quanto era in grado di dare. Il dolore di tutto questo sarebbe svanito, prima o poi, e quel giorno si sarebbe sentita bene, avrebbe riso ancora, avrebbe potuto di nuovo aprire il suo cuore a qualcuno e costruire quella famiglia che adesso desiderava avere più che mai. Forse era solo perché si sentiva tremendamente abbandonata, senza più nessuno, aveva perso ogni cosa.
    Eppure, in tutto quello, Drag era lì... non era sola. Non del tutto almeno. Ma cosa poteva dire? Come poteva spiegare ciò che era accaduto? Erano troppe cose persino per lei! Non poteva mettere in pericolo quell'amica che l'aveva accompagnata in sette anni di scuola, quella biondina di sette anni che non era cambiata di una virgola (eccetto che era più grande), ma che le donava quei sorrisi timidi e imbarazzati come la prima volta. Erano state tantissime le volte che erano state insieme a studiare, a chiacchierare, ad allenarsi a Quidditch... troppi i momenti da preferirne uno in particolare, perché anche se di recente non si erano più viste, i loro rapporto non era cambiato di una virgola, cosa che le riempiva il cuore di gioia.*



    *Abbassò lo sguardo dopo averla osservata un breve attimo, incapace di reggere il suo sguardo, incapace di proferire parola. Non poteva dire tutto, non poteva raccontarle i dettagli. Troppo rischioso, troppo pericoloso.*

    Sono succede delle cose orribili... ho perso la mia famiglia, ho perso Alexander, ho perso ogni cosa che mi stava a cuore. Non ho più nulla eccetto i miei amici e ho paura che possa accadere qualcosa di brutto anche a voi a causa mia.

    *Aveva detto lo stretto e necessario, ma sarebbe bastato? Era corretto dire solo questo? Aggiungere i dettagli, ripercorrere ogni cosa... non sapeva se ne era in grado, se fosse pronta. E se qualcuno oltre loro era nei paraggi udiva ogni cosa? E se vi era qualche cimice che ascoltava ogni sua conversazione? Nessuno era al sicuro, nessuno lo era, nemmeno Dragonis. Non poteva permettersi alcuna perdita, non voleva piangere più alcuna morte. Era stanca di tutto questo. Era a pezzi. Si sentiva uno straccio, quelli per pulire i pavimenti, usato, bagnato, strizzato così tante volte da averla resa lurida, straccia, inutile. Cosa poteva fare adesso? Come avrebbe affrontato tutta quella situazione da sola?*

    Perché devo farlo da sola? Perché non posso parlarne?

    *Sapeva il motivo, sapeva i rischi che avrebbe fatto correre a chiunque avesse saputo. Eppure temeva che anche Micky lo fosse. Sapeva cose del suo passato che ancora non avevano approfondito, sapeva segreti che potevano reperire solo quelle poche persone che poteva ricercare in quel libro, l'unico in cui avesse trovato notizie sulla sua antenata Harris. Una famiglia che non avrebbe mai potuto conoscere, notizie che non sapeva come trovare, dubbi che forse non avrebbe mai potuto chiarire.*

    Perché la mia vita è così complicata? Non credo che Dragonis o Micky o Gandalf o Maya abbiano una vita tanto agitata e confusa quanto la mia... o qualcuno che cerchi di ucciderli o a cui hanno già ucciso i genitori.

    [Flashback]

    *Era il suo terzo anno a scuola, avevano organizzato una prova a squadre e lei e Drag erano insieme ovviamente. Ricordava quanto avevano corso quella giornata, scappavano velocemente nella Foresta Oscura, i lunghi capelli era un misto con terra, foglie e sangue e lanciavano incantesimi a non finire.*



    *Avevano affrontato solo due prove quando alla terza, dato che lei era la più esile nel gruppo, decise di superare il ponte che avrebbe dovuto condurre l'intera squadra aldilà del fiume. La fortuna volle che una carpa la colpì facendola precipitare in un fiume gelido, in piena corrente recandosi verso la cascata: insomma, credeva di aver terminato la sua vita. L'allora Prefetto Matthew si tuffò a salvarla in sola biancheria intima, recuperandola dal fondo del fiume e portandola a riva. L'amica aveva immediatamente aggiustato il ponte e tutte le altre si erano precipitate da lei, assicurandosi che stesse bene. Fu in quell'occasione che lei e Drag iniziarono a ridacchiare per ciò che aveva fatto il ragazzo e perché Daphne, un po' imbarazzata un po' curiosa, si era persa il ragazzo mezzo nudo. Erano solo delle tredicenni, ma le cose belle era un peccato non ammirarle. Nonostante il pericolo, nonostante avessero tutti rischiato la vita, quel giorno più che mai si erano rese conto di quanto fossero importanti l'una per l'altra, unendo quel legame che si era creato due anni prima.*

    [Fine Flashback]

    *Adesso, che avevano entrambe la maggiore età, che avevano affrontato i sette anni di scuola, superato numerose sfide, erano di nuovo una davanti l'altra. Avevano passato tanti momenti, ma questo come poteva farlo affrontare anche a lei? Magari poteva restava sul vago, poteva spiegare qualcosina...*

    E se Viktor la usasse contro di me? E se uccidesse anche lei?

    *Tutto era complicato, confuso, troppo grande per lei, una diciassette che aveva perso ogni cosa che contava per lei.*

    Ci sono troppe cose Drag... troppe cose che non posso reggere da sola, problemi che sono rimasti per troppo tempo dentro me. I miei genitori sono stati assassinati e la colpa è solo mia. Alexander e io abbiamo rotto e ho perso la mia vecchia e nuova famiglia nello stesso giorno. Non ho più nulla e non posso perdere altre persone che amo. Fa male. Fa troppo male. Non volevo che qualcuno morisse per me. Non lo posso accettare e non voglio che questo accada ancora.

    *Disse quasi in un sussurro tremulo, timoroso, doloroso. Erano troppe le emozioni dentro di lei, troppe le cose che la ferivano, troppo il dolore che avvertiva.*

    Cosa farò una volta uscita da Hogwarts? Non avrò più nessuno intorno.

    *Aggiunse asciugandosi un'altra lacrima che, silenziosa, era scesa lungo la guancia arrossata dalla brezza fredda che entrava nella Torre.*

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  • Dragonis_Witch

    Tassorosso Membro del Consiglio di Hogsmeade Certificato

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    *Dragonis vide la giovane e impaurita Daphne, non si ricordava di averla mai vista in tali condizioni e inizialmente non sapeva cosa fare, era come impietrita perché lei era quella forte, ma si accorse che era quella l'occasione per riscattarsi, si avvicinò piano e l'abbracciò forte, voleva farla sfogare, voleva conoscere tutti i suoi problemi e farle capire che Drag ci sarebbe sempre stata*

    Daphne, io ci sono, non posso abbandonarti e sai che lotterò sempre al tuo fianco qualunque cosa accada, siamo amiche, anzi migliori amiche e questo momento vederti in questo stato mi fa male anche a me, non riesco a concepire come è stato possibile che una persona che ti ha chiesto in moglie ti abbia lasciato sola? Avrà le sue ragioni, ma io ti vedo distrutta, ma sai cosa ti rappresenta a te in questo istante? La fenice, tu risorgi dalle tue stesse ceneri e hai qualcuno al tuo fianco che ti sosterrà sempre e che ti vorrà bene, io sai bene che darei la mia vita per te

    *Continuò con la voce un po' tremula per via della situazione, ma poi riprese a parlare*

    Troppe cose che tu non puoi tenere dentro, devi parlarne con qualcuno e io sono qui, dimmi tutto ciò che hai e che succede, non perderai nessuno perché lotteremo tutti insieme per farti di nuovo soffrire, vedi in fondo al tuo cuore e parla, sfogati sui problemi che ti affliggono amica mia, hai solo 17 anni, anzi ne abbiamo solo 17 e non possiamo sopportare questo dolore, tu non hai colpe, la colpa è di quel maledetto che ha tolto la vita a loro, ma purtroppo si sa che nel mondo esistono uomini senza scrupoli, quegli uomini senza un minimo di bontà in fondo al cuore, crudeli e maledetti che hanno il male nel cuore

    *La guardò fissa negli occhi e si vedeva che tremava veramente, era scossa moltissimo e lei doveva trovare una soluzione nel più breve tempo possibile*

    Staremo insieme e non dire che starai sola, potremmo chiedere alla Preside, magari ti potrà far restare qui, al sicuro e sotto al suo potere, sai quanto è potente e sicura Hogwarts

    *Concluse il discorso facendola sedere e mettendole una coperta intorno al corpo gelido*

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  • Daphne_Harris

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        Daphne_Harris
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    ***