• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 15
    Galeoni: 584736
       
       



    Role Aperta da Katrin_Hopkirk


  • Katrin_Hopkirk

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 259
       
       

    *Katrin aveva passato una giornata pesante: tutti i compiti, le lezioni e i cambiamenti che c'erano stati nell'ultimo periodo le si erano appoggiato addosso lentamente e quasi impercettibilmente finché la giovane non si era ritrovata sommersa, schiacciata dal peso. Nonostante tutto riuscì a sorridere immaginandosi immersa fino al naso in un cumulo di neve, perché era così che vedeva gli imprevisti: come candidi, inconsapevoli fiocchi di acqua semi-ghiacciata. La cosa assurda? Lei amava la neve, rendeva tutto così bello, così immacolato, finché non si trasformava in quell'orribile poltiglia grigiastra.*

    Ho bisogno di prendere aria e forse potrei anche andare a trovare Ares. E' tanto che non stiamo un po' insieme.

    *Pensò tra sé prendendo il mantello dalla sua camera e uscendo frettolosamente dall'affollata sala comune dei Corvonero. In quel periodo si rintanavano tutti lì: vicino al fuoco, con la faccia affondata tra le pagine dei libri, a bisbigliare e respirare aria viziata e dall'odore di pino affumicato. Katrin si trovava bene in sala comune ma solo quando era completamente vuota e poteva girare scalza sui morbidi tappeti cerulei, se iniziavano ad arrivare due o tre persone lei si trasferiva in biblioteca ma anche in quel magico luogo dall'odore più buono e rilassante della terra, era dovuta fuggire: il freddo pungente e l'incessante pioggia spingeva anche gli studenti più sfaticati di Hogwarts ad applicarsi e ad affollare la più grande fonte di conoscenza reperibile nella scuola. Così di solito la corva si ritrovava a passeggiare sotto la pioggia avvolta nel mantello, ma a furia di fuggire dai bui corridoi e le affollate stanze aveva quasi finito le divise, la lana bagnata e asciugata dinnanzi al fuoco o con incantesimi non aveva un buon odore...di questo passo la ragazza sarebbe stata costretta a presentarsi a lezione in pigiama. Sospirò rumorosamente e imboccò le scale, la torre dell'orologio era una buona alternativa: uno spazio di forma rettangolare, grande quanto una casa a un piano, con varie colonne posizionate strategicamente per sorreggere il soffitto a cupola, le enormi finestre senza vetri su due lati permettevano all'aria serale di entrare e girare indisturbata nello spazio per poi rituffarsi nel cielo. Katrin raggiunse la cima delle ripide scale e spinse la pesante porta di legno massiccio, dal colore forse di faggio. L'aria la avvolse spingendole indietro il cappuccio che si era calata sul viso per riparasi dal freddo e scompigliandole i lunghi capelli castani, la giovane sorrise e inspirò profondamente. Con passo deciso si avvicinò a una delle finestre incorniciata da due colonne ingrigite, passò un braccio intorno ad una di esse e spinse il busto fuori verso il vuoto. Osservò il prato molti metri più in basso, se qualcuno fosse passato lì sotto lei avrebbe scorto una macchia indistinta, poi puntò i grandi occhi smeraldini sul sole morente, ogni sera all'ora del tramonto le nuvole si dissipavano mostrando gli ultimi aranciati raggi, le matasse di acqua condensata e cristalli di ghiaccio si tingevano di rosa assomigliando a distese di zucchero filato.*



    *La Ragazza rimase immobile poi portò l'indice il pollice alle labbra ed emesse un sonoro fischio, rimase in attesa scrutando il cielo intorno a sé, stringendo gli occhi per vedere meglio, una macchiolina bianca si avvicinava e gran velocità, Katrin stese il braccio in fuori reggendosi solo con quello agganciato alla colonna, la macchiolina divenne sempre più grande finchè non raggiunse le sue dimensioni concrete e non si poggiò sul braccio a quel punto la strega si ritrasse lievemente dalla finestra in modo da avere un'equilibrio meno precario.*

    E' bello vederti Ares, mi sei mancato!

    *Disse posando un lieve bacio sulla testa della maestosa e superba aquila bianca che giaceva appollaiata sul suo avambraccio, Ares rispose con un suono acuto, le puntò gli occhi vispi da rapace contro e poi piegò la testa strusciandola sulla sua mano.*



    Non sai quanto ti invidio amico mio, tu sei libero vai dove vuoi, lasci che il vento ti porti dove vuole e ti mostri ciò che di più bello c'è, ogni tanto vorrei poter fuggire anche io... anche solo per poco, qualche ora sarebbe più che sufficiente.

    *Esclamò mettendosi seduta sul bordo e lasciando penzolare le gambe nel vuoto, adagiò l'amico sul suo grembo e iniziò ad accarezzarli la testa pensierosa aspettando il lento e magico passaggio dal giorno alla notte, quando le nuvole svaniscono e le stelle iniziano a brillare timide. Dove il sole splendente, magnifico e nella sua immaginazione vanitoso e arrogante lascia il passo all'elegante e argentea luna. Katrin era un'insolita contraddizione vivente, in lei vivevano cose opposte, poteva essere impulsiva o sfrenata, amichevole o solitaria, espansiva o introversa. Lì in bilico sul cornicione con la sua aquila in braccio e il buio che pian piano prendeva il sopravvento lei si sentiva integra, perché anche in lei buio e luce si alternavano in un perfetto e stravagante equilibrio.*

    @Nathan_Dormer,


  • Nathan_Dormer

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 4
    Galeoni: 482
        Nathan_Dormer
    Serpeverde
       
       

    [Piano Terra - Sala Grande]

    *Era stata una giornata calma. Certo, Dormer aveva fatto esplodere un calderone pieno di ingredienti mescolati a caso e, certo, le lunghe lezioni avute durante la mattina erano roba da far tagliare le vene anche al più ottimista degli studenti, tuttavia, in quel momento, era arrivata la parte della giornata che il Serpeverde preferiva di più in assoluto. Il relax. Si trattava del momento più amato dagli studenti disgustosamente pigri. Nathan non era pigro, era solo il classico studente da "sarebbe bravo se si applicasse seriamente", cosa che, per inciso, lui non aveva tutta quest'intenzione di fare. Per lui la serietà era noiosa. La sua cena fu abbastanza veloce, non aveva granchè fame, così si mangiò una semplice coscia di pollo e una mela come frutto.


    Infine si alzò dal tavolo senza aver scambiato mai parola nemmeno con un compagno. Stava vagando per i corridoi della scuola quando decise di esplorare un luogo che ancora non aveva avuto modo ci conoscere: la Torre dell'Orologio.*

    [Torre dell'Orologio]

    *Non sapeva se da dentro il castello ci fosse un modo per arrivarci senza uscire per il cortile, e questa sua mancanza di conoscenza essendo comunque del primo anno, lo aveva fatto camminare in giro per i corridoi del castello a chiedere a centomila studenti come ci si arrivasse, ma pochi erano stati capaci di spiegarsi bene. Quando finalmente ce la fece si ritrovò a poca distanza dalla torre, sotto i suoi piedi le basse erbaccie del prato si muovevano insieme al vento, mentre sopra di lui il cielo dava una bellissima visione del tramonto. Fu quando il suo sguardo andò a posarsi sulla parte alta della torre che scorse qualcosa, o forse qualcuno. Non si riusciva a capire bene, sembrava solo una minuscola sagomina che si era mossa improvvisamente. Probabilmente lo avrebbe scoperto di li a poco, essendo deciso a salire le scalinate che portavano in alto sulla torre. Senza indugiarci un secondo di più ricominciò a camminare. Iniziò a salire lentamente gradino per gradino arrivando all'ultima struttura, tutta in legno. Da lì si potevano notare persino gli ingranaggi dell'orologio che provocavano un rumore metallico e sordo ogni volta che si muovevano. Però c'era pace, e tranquillità. Si stava bene. I colori del tramonto filtravano tra gli spazi degli ingranaggi, mostrando con quella poca luce che era rimasta i granelli di polvere fluttuare in aria, quasi a rallentatore. Sospirò tranquillamente guardandosi intorno finchè non incontrò con gli occhi quella piccola sagoma che aveva visto quando era giù.


    Come immaginava era uno studente, o meglio, una studentessa.*

    Non sai quanto ti invidio amico mio, tu sei libero vai dove vuoi, lasci che il vento ti porti dove vuole e ti mostri ciò che di più bello c'è, ogni tanto vorrei poter fuggire anche io... anche solo per poco, qualche ora sarebbe più che sufficiente.

    *Disse la ragazza seduta e con le gambe a penzoloni nel vuoto, mentre parlava con quella splendida aquila bianca che teneva sul grembo. Lei non lo aveva ancora visto, era stato così silenzioso che persino lui stesso era riuscito a non percepire il rumore dei suoi stessi passi. Si avvicinò leggermente alla ragazza e, sperando di non spaventarla, parlò.*

    A me piacerebbe andare in un posto di mare. Niente bagno, sole, amici. Ci vorrei andar in un giorno nuvoloso, con il freddo e il cielo grigio scuro. Quando soffia il vento, quando le onde sbattono violentemente contro gli scogli. Mi piacerebbe tanto andarci, adesso, da solo con me stesso.

    *Non sapeva perchè aveva detto quelle cose a quella ragazza che nemmeno conosceva, ma quelle parole erano state le conseguenze di ciò che aveva detto lei poco prima alla sua aquila. La castana aveva detto di voler fuggire, ma non era l'unica. Lui era il primo a volerlo, voleva evadere per un po' da quella vita, o anche per sempre, e non ne conosceva nemmeno il motivo. Doveva ancora crescere, ma in un certo senso era già più maturo di quanto potesse sembrare. Da quando sua madre morì il padre fece di tutto per farlo crescere nel modo giusto, nonostante le difficoltà nel vivere senza quella splendida donna in casa. Nathan rimase sempre riconoscente con lui, sempre. Cercò improvvisamente di scacciare via quei pensieri e tornare nella realtà, avvicinandosi definitivamente sia a lei che al cornicione e poggiandocisi con le braccia.*

    Fuggire, anche se per poco, sarebbe l'ideale, vero? Il problema è quando si torna, tutto torna ad essere com'era prima. Ci si rende conto che, in fin dei conti, non siamo mai fuggiti per davvero.

    @Katrin_Hopkirk




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  • Katrin_Hopkirk

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 259
       
       

    *Ares schioccò il becco allarmato ma Katrin lo tranquillizzò passandogli una candida mano tra le scapole, il rapace chiuse gli occhi, ma la giovane si mise in allerta. Un'ombra causata dagli ultimi sprazzi di luce diurna la mise un po' in allarme ma non si mosse.*

    Se si trattasse di un professore le sue urla allarmate per il fatto che sono praticamente sospesa sul vuoto e per la mia violazione al coprifuoco si sarebbero sentite fino alla sala grande!

    *Pensò tra sé rilassando un po' i muscoli.*

    A me piacerebbe andare in un posto di mare. Niente bagno, sole, amici. Ci vorrei andar in un giorno nuvoloso, con il freddo e il cielo grigio scuro. Quando soffia il vento, quando le onde sbattono violentemente contro gli scogli. Mi piacerebbe tanto andarci, adesso, da solo con me stesso.

    *La voce giunse limpida, bassa e rassicurante. Katrin si convinse che non si trattava di un docente e si rilasso completamente, scrocchiandosi poi il collo irrigidito. Pensò alle parole del ragazzo ancora immerso nell'ombra, alle sue spalle. Lei non si voltò. Nella sua mente si affacciò il ricordo dell'unica volta che era stata al mare con suo padre, la prima volta che la portava fuori dopo cinque anni dalla morte della madre, lei aveva cinque anni, un'anno prima che la lasciasse a casa del nonno e sparisse come un fantasma nella nebbia. Il sole solitario nel cielo e la sabbia bollente sotto i suoi piedini da bimba erano la parte predominante ma concentrandosi un po' riuscì a scovare altri dettagli, come lo scrosciare delle onde contro la riva, il colore argenteo dell'acqua all'orizzonte, il fragore della folla, la marea di ombrelloni colorati, la puzza di sudore e l'orribile immagine di un uomo rosso come un'aragosta, piuttosto grasso e molto peloso. La corva scosse la testa.*

    No la spiaggia nel periodo estivo, in balia della folla è terrificante, per quanto l'abbia vista una volta sola. L'acqua cambia colore: la mattina all'alba è limpida, quasi trasparente ma man mano che passano le ore il suo colore diventa sempre più verde, quasi come se si ammalasse. Non mai visto il mare arrabbiato o d'inverno, ma posso immaginarlo: imponente, inarrestabile, instancabile che cerca di fuggire, di sovrastare il dominio degli scogli che lo confinano, lo rinchiudono, mentre il cielo lo incita illuminandosi e rombando, facendo a gara a chi ruggisce più forte, fino allo sfinimento.

    *Commentò dando voce alle immagini che popolavano la sua mente, poi chinò il capo imbarazzata. Sentì il giovane muoversi alle sue spalle e avvicinarsi, la raggiunse ma rimase in piedi, lei volse il capo curiosa, si ritrovò davanti un ragazzo, la sua altezza era notevole e non perchè Katrin era seduta, probabilmente se si fosse alzata gli sarebbe arrivata si e no al torace, indossava la divisa dei serpeverde, ma quando la giovane puntò i suoi occhi smeraldini il quelli dello sconosciuto rimase sorpresa: erano grandi, color nocciola, stranamente profondi e contornati da lunghe ciglia scure, trasmettevano un misto di complicità e serietà disarmante.*

    Io preferisco la montagna, d'inverno gli unici rumori sono quelli degli animali nascosti nelle loro tane, la neve scricchiola sotto gli stivali, sembra quasi di ritrovarsi in una di quelle palle con la neve che vendono ai mercatini babbani. D'estate è straordinaria, il sole batte forte ma non scotta, i pini ti riparano e mentre ti aggiri indisturbato nella foresta è come se tornassi a uno stato primitivo, il tuo obbiettivo è la cima ma mentre sali l'aria diventa più fresca gli odori si mischiano: muschio, funghi freschi, la resina degli alberi. Gli istinti tornano in vita, ti viene voglia di correre, urlare ma poi decidi di restare in silenzio, di ascoltare i cinguettii allegri che si spostano di albero in albero, lo squittio degli scoiattoli. Quando arrivi in vetta tutto il mondo è ai tuoi piedi ma in fondo tu sei solo un puntino su una montagna per gli altri. Vorrei fuggire si, molte volte, in molte occasioni, vorrei vedere il mondo, ma sono relegata qui.

    *Riprese con aria un po' malinconica dopo aver spostato sguardo su Ares come se il discorso fosse diretto a lui e a nessun altro. Poi si voltò a guardare il serpeverde e sorrise dolcemente, un po' per sé stessa, per ricordarsi che la malinconia può essere scacciata velocemente e un po' per il ragazzo, non erano così in confidenza anzi non lo erano per niente!*



    Fuggire, anche se per poco, sarebbe l'ideale, vero? Il problema è quando si torna, tutto torna ad essere com'era prima. Ci si rende conto che, in fin dei conti, non siamo mai fuggiti per davvero.

    *La ragazza si riscosse, aveva provato a fuggire una volta ma era stata scoperta e il nonno non l'aveva più persa di vista.
    Si mordicchiò un po' il labbro, soppesando la frase del ragazzo.*

    E' vero, quando si torna tutto sembra uguale: gli stessi problemi, le stesse persone, ma perlomeno resta il ricordo di ciò che si è visto, di ciò che si è fatto e sopratutto resta l'esperienza vissuta che ci ha in parte cambiato e la speranza di poter fuggire nuovamente. Magari per vedere qualcos'altro, fare nuove esperienze, conoscere gente nuova, nuove etnie, usanze. Cambiare in meglio riempiendoci di esperienze entusiasmanti e indimenticabili. Sono convinta che se si resta immobili nulla può variare ma se mutiamo noi, magari anche il resto subirà una svolta o perlomeno avremo la certezza di poterci eclissare per un po' di tempo in un luogo dove i problemi non potranno trovarci.

    *Disse convinta, poi riportò l'attenzione sul panorama circostante, il sole era scomparso, le stelle rilucevano serene e la luna si stagliava argentea e maestosa dinnanzi a loro. Katrin sorrise serena.*

    E' bello parlare con te, anche se non ti conosco. Mi risulta stranamente facile. Di solito parlo così apertamente solo con Ares.

    *Esclamò indicando con un cenno del capo il rapace ancora posato sulle sue gambe che al suono del suo nome aveva alzato la testa e arruffato un po' le piume.*

    A proposito io sono Katrin.

    *Si presentò porgendo una mano al ragazzo ancora in piedi.*



    @Nathan_Dormer,




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  • Nathan_Dormer

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 4
    Galeoni: 482
        Nathan_Dormer
    Serpeverde
       
       

    (...) Sono convinta che se si resta immobili nulla può variare ma se mutiamo noi, magari anche il resto subirà una svolta o perlomeno avremo la certezza di poterci eclissare per un po' di tempo in un luogo dove i problemi non potranno trovarci.

    *Probabilmente quella ragazza aveva ragione, anche se Nathan non era del tutto convinto. La sua mente cercava di accettare i pensieri di lei, perchè erano davvero giusti, avevano senso, eppure c'era qualcosa che gli toglieva quella certezza che tanto cercava. Fuggire serviva davvero così tanto? Fare nuove esperienze, conoscere nuove usanze ed etnie, tutto ciò era davvero un aiuto ad andare avanti e dimenticare i propri problemi?*

    Forse si, forse i problemi potrebbero non trovarci quando siamo via, ma per quanto riguarda quelli che abbiamo nella nostra testa? Quelli ci perseguiteranno sempre, ovunque andiamo. Ma anche se ho questo pensiero, voglio comunque scappare. Solo che non ho ancora ben capito da cosa.

    *Tante volte si era chiesto perchè alla sua età cercasse già una via di fuga, cos'era che lo spingeva ad avere quei pensieri. Doveva ancora capirlo e forse un giorno l'avrebbe fatto, e forse.. Forse avrebbe anche smesso di desiderare di scappare via.*

    E sai, a volte mi chiedo se fuggire sia davvero la scelta giusta, mi chiedo se ci sia un modo per affrontare quei problemi anche rimanendo dove siamo. Una volta mia madre mi disse: "se un giorno vorrai fuggire via, fallo pure, ricorda solo che il mondo è rotondo".

    *Dopo aver detto quella citazione il ricordo di sua madre si fece ancora più chiaro e forte, lei che ogni sera entrava nella stanza del suo bambino per dargli la notte. Lei che gli aveva promesso che sarebbe restata per sempre. Lei aveva sempre quel dolce sorriso stampato sul viso, come se la sua vita fosse circondata solo da luce. Lei che cercava di convincere suo figlio a non fuggire mai, ma di affrontare la vita. Eppure, fu proprio lei a fuggire dalla sua vita.


    L'espressione di Nathan si era notevolmente incupita, solo quando si rese conto che quei pensieri stavano inziando di nuovo a tormentalo si pasò una mano sul viso e cercò di porgli fine. Non era il momento adatto di rattristarsi, doveva mostrarsi solare, come sempre. Doveva nascondere i suoi tormenti, era l'unico modo.*

    E' bello parlare con te, anche se non ti conosco. Mi risulta stranamente facile. Di solito parlo così apertamente solo con Ares.
    A proposito io sono Katrin.


    *Si presentò la ragazza con un sorriso e porgendogli la mano. Il sorriso, era davvero bello. Nathan la osservò per un attimo dall'alto, ma restare li in piedi oramai era diventato alquanto inutile, così piegò le gambe e con una mano poggiata a terra si aiutò a sedersi, sospese infine anche lui le gambe nel vuoto. Quando si fu sistemato per bene accanto a lei, portò lo sguardo verso quest'ultima e gli strinse finalmente la mano.*

    Nathan.
    E ti capisco. Io solitamente non parlo apertamente con nessuno invece, anzi con qualcuno parlo, ovvero con me stesso. Voglio dire, non è che parlo da solo come i pazzi, sai te lo sto specificando nel caso tu pensassi di chiamare il San Mungo per farmi ricoverare! No io intendo mentalmente, con i miei pensieri, i miei sogni durante la notte, o meglio gli incubi.. Si, faccio un sacco di incubi e non so nemmeno perchè e..


    *Improvvisamente si bloccò, stava iniziando a parlare troppo e soprattutto a vanvera, quando iniziava così era sempre meglio fermarsi in tempo prima di far fuggire per davvero la persona con cui stava parlando, tanto per restare in tema "fuga". Ma il fatto che si stesse comportando in quel modo non era negativo, si stava sentendo a suo agio con una persona che aveva appena conosciuto. Era positivo.*

    @Katrin_Hopkirk


  • Katrin_Hopkirk

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 5
    Galeoni: 259
       
       

    E sai, a volte mi chiedo se fuggire sia davvero la scelta giusta, mi chiedo se ci sia un modo per affrontare quei problemi anche rimanendo dove siamo. Una volta mia madre mi disse: "se un giorno vorrai fuggire via, fallo pure, ricorda solo che il mondo è rotondo".

    *Katrin sorrise mestamente, capiva i dubbi del giovane i suoi problemi erano principalmente nella sua testa, per questo faticava a stare ferma, ma solo l'idea di un viaggio, di un'avventura, la salvavano da quel mare di petrolio che erano i suoi più oscuri pensieri. L'allusione del giovane alla madre la rattristò, capitava sempre quando gli altri parlavano dei propri genitori, poi notò che anche lui aveva avuto un piccolo cedimento emotivo, la reazione per scacciarlo fu quella di passarsi una mano sul viso, Kat scuoteva lentamente la testa quando sentiva che stava perdendo il controllo delle sue emozioni, sospirò e si schiarì la voce.*

    Ogni problema prende forma nella nostra testa, si ingigantisce, ci perseguita, ma ci sono problemi che per essere affrontati richiedono prezzi troppo alti, pensieri che solo se formulati ci causano panico... Non so quale sia la soluzione giusta per quelli. Chiamami codarda ma credo che non ci sia un modo per superarli, io in genere cerco di ignorarli e l'idea della fuga mi aiuta, sono cosciente del fatto che probabilmente non me ne andrò mai ma come si suol dire:" la speranza è l'ultima a morire."
    Anche io non so bene da cosa sto cercando di fuggire, forse è solo un modo per tentare di capire me stessa o forse è proprio da me che sto cercando di fuggire, di allontanarmi un'attimo, essere qualcun'altro, fare ciò che voglio senza paura delle conseguenze, forse... odio i" forse" lasciano l'amaro in bocca, non vogliono dire niente, ti confondono di più e basta!


    *Esclamò quasi in trans fissando lontano, il tono di voce quasi un sussurro, nel tentativo di non farla tremare. Rimasero in silenzio per un po'. Ognuno immerso nei suoi pensieri.*

    E' bello parlare con te, anche se non ti conosco. Mi risulta stranamente facile. Di solito parlo così apertamente solo con Ares.
    A proposito io sono Katrin.


    *La sua bocca diede voce a quei pensieri prima che lei lo decidesse ma ormai era fatta. Notò uno strano cambiamento nel ragazzo, poi lui si mosse. Per un'attimo la corva temette che se ne stesse andando, invece lui si sedette al suo fianco, lasciando penzolare le gambe nel vuoto come faceva lei.*

    Nathan.
    E ti capisco. Io solitamente non parlo apertamente con nessuno invece, anzi con qualcuno parlo, ovvero con me stesso. Voglio dire, non è che parlo da solo come i pazzi, sai te lo sto specificando nel caso tu pensassi di chiamare il San Mungo per farmi ricoverare! No io intendo mentalmente, con i miei pensieri, i miei sogni durante la notte, o meglio gli incubi.. Si, faccio un sacco di incubi e non so nemmeno perchè e..




    *Katrin scoppiò a ridere non era riuscita a trattenersi, la faccia del ragazzo era molto simile a quella di un cavallo che assaggia la liquirizia per la prima volta: un misto di ribrezzo e apprezzamento al contempo, cercò di riprendere un contegno, ma gli sorrise incoraggiante.*

    Cosa c'è di male nel parlare da soli? Io lo faccio di continuo, a voce alta. Le cose assumono una prospettiva diversa, diventano più concrete. Mi capita di andare spesso a passeggiare nel giardino, quando piove e non c'è nessuno che possa sentirmi, lì faccio discorsi infiniti, cerco soluzioni, risposte. Di solito non ne trovo, ma dopo sono più serena!

    *Esclamò convinta e più allegra, poi però le venne in mente una cosa. A lei gli incubi non piacevano, quando era piccola e aveva un incubo nessuno correva a consolarla, nessuno controllava sotto il letto e dentro gli armadi per convincerla che non c'era nulla annidato nel buio e pronto ad assalirla, per lui probabilmente era lo stesso, da solo, nella sua camera, nei sotterranei dove si trovava il dormitorio dei serpeverde. Si mordicchiò un po' il labbro.*

    Ti va di raccontarmeli? I tuoi incubi intendo...

    *Esclamò in un sussurro timoroso, non erano affari suoi, magari lui non voleva ma lei avrebbe tanto voluto parlarne con qualcuno per renderli meno reali per farli diventare assurdi perchè gran parte delle cose dette ad alta voce diventano incredibilmente ridicole specialmente gli incubi.*

    @Nathan_Dormer,


  • Nathan_Dormer

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 4
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        Nathan_Dormer
    Serpeverde
       
       

    *(....) Anche io non so bene da cosa sto cercando di fuggire, forse è solo un modo per tentare di capire me stessa o forse è proprio da me che sto cercando di fuggire, di allontanarmi un'attimo, essere qualcun'altro, fare ciò che voglio senza paura delle conseguenze, forse... odio i" forse" lasciano l'amaro in bocca, non vogliono dire niente, ti confondono di più e basta!

    *Mentre quelle parole uscivano dalla bocca di Katrin, Nathan non fece altro che osservarla, mentre lei fissava il vuoto lontano.


    E non si trattava solo del fatto che fosse una bella ragazza, ma semplicemente perché tutto quello che lei diceva lui lo capiva. Anche il solo fatto che entrambi si stessero confidando a vicenda riguardo quest'argomento era strano per lui, però lo stava facendo sentire meglio, perché come lui capiva lei, lei capiva lui, e a Nathan piaceva questa sensazione di essere compreso in qualcosa per la quale altre persone gli avrebbero dato semplicemente una pacca sulla spalla e una frase del tipo "Torna nella realtà, Nate".*

    Se questa è davvero codardia, allora si lo sei. Ma non credere che io ti stia offendendo, oh no assolutamente, perché seguendo questo ragionamento lo sono anche io. Siamo due codardi, Katrin!

    *Disse con una leggera ironia nella voce. Non credeva davvero che voler fuggire significasse essere codardi, non ne vedeva il motivo. Per lui fuggire significava trovare la libertà, e non ci vedeva nulla di male in questo. Dopo il discorso passò agli incubi di Nathan, Katrin gli aveva spiegato che anche lei parlava da sola, che lui non era l'unico a farlo. In qualche modo iniziava a sentirsi meno pazzo, anche se non era del tutto sicuro di essere poi del tutto normale. Lei gli chiese se volesse raccontarle i suoi incubi, ma per quanto si trovasse bene a parlare con lei, quelli erano l'unica cosa che forse non sarebbe mai riuscito a raccontare. Quegli incubi riguardavano la morte della madre, quella scena lo perseguitava ogni notte ormai da anni. Nathan non dimenticò mai il suicidio dell'unica donna che gli aveva promesso che non l'avrebbe mai abbandonato.*

    Io.. non credo sia il caso. Sono semplici incubi, spesso nemmeno me li ricordo per bene al mio risveglio, ma niente di cui preoccuparsi. Prima o poi passeranno. Ma grazie comunque.


    *Non era sua intenzione mentire, ma non aveva altra scelta in quel momento. Certo, magari avrebbe potuto evitare la scusa del "non me lo ricordo", ma fu preso alla sprovvista e quella fu l'unica risposta che gli venne in mente.*

    @Katrin_Hopkirk


  • Katrin_Hopkirk

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
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    Galeoni: 259
       
       

    Se questa è davvero codardia, allora si lo sei. Ma non credere che io ti stia offendendo, oh no assolutamente, perché seguendo questo ragionamento lo sono anche io. Siamo due codardi, Katrin!

    *La corva notò il tono sarcastico del ragazzo e sorrise, le piaceva il modo in cui lui la capiva e non fraintendeva le sue parole, erano argomenti impegnativi, di solito le persone la fissavano come se fosse pazza oppure tiravano fuori qualche battuta per evitare di rispondere. Cosa che la lasciava interdetta. Nathan invece era serio, riflessivo ma riusciva a rendere l'argomento meno pesante. Le piaceva l'intesa che c'era, si sentiva a suo agio cosa insolita per lei. Poi però fece l'errore di chiedergli dei suoi incubi, notò subito un cambiamento negli occhi del serpeverde, prima una specie di panico poi il cioccolato fuso dei suoi grandi occhi si solidificò quasi ergendo un muro, la voce divenne più bassa, Kat comprese che era il caso di lasciare perdere, sorrise tra l'imbarazzato e il timoroso.*

    Hey, se non ne vuoi parlare va bene! Ognuno di noi ha degli argomenti di cui non vuole parlare è normale! Per me è difficile parlare della mia famiglia, per te sono gli incubi... non importa!



    *Esclamò pacata posandogli una mano sulla spalla e sorridendogli per rassicurarlo e un po' per vedere se era ancora sulla difensiva, ma non riuscendo a decifrare il suo sguardo tornò a fissare le stelle, ma non voleva restare in silenzio, per una volta voleva parlare, per una volta le parole le sembravano più piacevoli del silenzio e non perchè si sentiva in imbarazzo e voleva riempire i vuoti ma perchè si sentiva libera di dire ciò che pensava senza essere giudicata, perchè qualcuno era disposto ad ascoltarla e ad offrirle un confronto.*

    Vuoi della cioccolata?

    *Domandò porgendogli una barretta di wafer ricoperto di cioccolata, mentre cercava un'argomento o una frase da dire.*

    Sai credo che se un giorno viaggerò in giro per il mondo la mia prima tappa sarà Atene, la mitologia greca mi è sempre piaciuta! Da piccola rubavo i libri alla vicina, mi intrufolava dalla porta-finestra del soggiorno e li prendevo mi dicevo che poi glieli avrei restituiti ma non riuscivo a separarmene... Tu hai qualche hobby, qualche passione?

    *Domandò.*

    Che domanda stupida e banale...


    *Si rimproverò subito dopo, ma rimase in attesa comunque perchè il suo cervello era entrato in tilt e non le veniva su altri pensieri così si mise a cercare le costellazioni: il carro minore e il carro maggiore, il cacciatore ecc...*

    Miseriaccia Katrin dovevi proprio chiedergli di parlarti dei suoi incubi vi conoscete da dieci minuti cosa diavolo ti è preso?

    *Domandò a sé stessa contrariata, sospirò ma non emise un fiato, però sbirciò nel buio il profilo del ragazzo alla ricerca di un sorriso, aveva un bel sorriso... anche quando era appena accennato.*



    @Nathan_Dormer,




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  • Nathan_Dormer

    Serpeverde

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        Nathan_Dormer
    Serpeverde
       
       

    Hey, se non ne vuoi parlare va bene! Ognuno di noi ha degli argomenti di cui non vuole parlare è normale! Per me è difficile parlare della mia famiglia, per te sono gli incubi non importa!

    *Disse Katrin posandogli una mano sulla spalla e sorridendogli. Da questa frase Nathan capì che erano più simili di quanto sembrassero. Lei non voleva parlare della sua famiglia, e lui l'unico motivo per cui non voleva parlare dei suoi incubi era perché ne era protagonista la sua famiglia, o meglio, lui, suo padre e sua madre. Nathan non era mai riuscito ad accettare la morte della donna, ancora ora la sera prima di andare a dormire l'immagine di lei appariva davanti ai suoi occhi, la sua voce rimbombava dentro la sua testa e gli occhi di diventavano lucidi, le lacrime chiedevano insistentemente di uscire ma lui cercava di trattenerle. Non era facile resistere, ma ci provava, ogni giorno, ogni sera prima di andare a dormire.
    Ma in quel momento non voleva pensarci, voleva godersi quella serata e fare una semplice chiacchierata con Katrin, smettendola di pensare alle cose negative e cercando di cogliere il lato positivo della vita. Si era creato una specie di silenzio in quel momento, ma la ragazza lo interruppe, cambiando completamente argomento e la cosa sollevò leggermente Nathan.*

    Vuoi della cioccolata?

    *Chiese gentile. Una cosa che non era capace di rifiutare era la cioccolata, o meglio, era il cibo in generale ma questi erano solo dei dettagli. Nathan fece un piccolo sorrisetto e annuì con la testa per poi prendere la barretta di wafer che la castana gli aveva appena porto.*


    Grazie.

    *Dopodiché la ragazza riprese nuovamente parola, aprendo semplicemente un argomento per una normale chiacchierata, un modo di conoscersi meglio dato che, dopotutto, fino ad ora avevano parlato senza sapere nulla l'uno dell'altro. Il che era positivo in fin dei conti, perché nonostante non si conoscessero, erano lo stesso riusciti a confidarsi minimamente.*

    Sai credo che se un giorno viaggerò in giro per il mondo la mia prima tappa sarà Atene, la mitologia greca mi è sempre piaciuta! Da piccola rubavo i libri alla vicina, mi intrufolava dalla porta-finestra del soggiorno e li prendevo mi dicevo che poi glieli avrei restituiti ma non riuscivo a separarmene... Tu hai qualche hobby, qualche passione?

    *Nathan ci pensò un po' su, in effetti si rese conto di non avere un vero e proprio hobby, provò a pensarci su ma non gli venne in mente niente. Certo, anche a lui sarebbe piaciuto viaggiare, andare in qualche posto lontano e visitarlo, ma non aveva una vera e propria meta. Suo padre era un Auror, e Nathan non sapeva se definire ciò come una passione, ma anche lui un giorno avrebbe voluto seguire le orme di suo padre. Ma non sapeva nemmeno se ora era il caso di parlarne con lei, perché l'ultima volta che l'aveva fatto era stato con un Grifondoro del terzo anno che, alla sua rivelazione, fece una smorfia rispondendogli che secondo lui non era il lavoro giusto per Nathan, che era un semplice Serpeverde con poca voglia di studiare e non sarebbe mai potuto diventare un Auror. Spesso non capiva perché nelle altre case tantissimi dovevano dare dei pregiudizi affrettati ai Serpeverde, loro non riuscivano a capire che appartenere alla casata di Salazar non significava essere cattivi. Magari c'erano individui con caratteri più duri, magari anche futuri maghi oscuri, ma quelli non erano solo tra i Serpeverde. Persino Grifondoro in passato aveva avuto studenti che in futuro si rivelarono malvagi.
    Non poteva neanche negare che molto spesso i verde-argento si atteggiavano con superiorità, ma in un certo senso era diventata un'abitudine, anche per il fatto che gli studenti delle altre case ne avevano timore. Ma era per il semplice fatto che oramai erano conosciuti con questa fama e non si sarebbe mai tolta, il che non gli dispiaceva dato che la maggior parte delle volte quell'etichetta a lui faceva persino comodo. Ma era in momenti come questi, come quello in cui chiacchierava con Katrin, che si capiva davvero che persona era. E non era affatto cattivo. Alla fine, decise di parlare.*

    Non so se possa trattarsi davvero di una passione, forse più una prospettiva per il mio futuro. Un sogno magari, anche se per realizzarlo dovrei impegnarmi sul serio. Insomma.. Mio padre è un Auror, ed io vorrei prendere le sue orme, anche se non so se riuscirò a farcela.

    @Katrin_Hopkirk


  • Katrin_Hopkirk

    Corvonero

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    *Kat addentò la barretta di cioccolata, la morbida sostanza si sciolse contro il suo palato, una sensazione di calore e benessere si diffuse in lei, notò che anche il giovane si era rilassato un po', sospirò soddisfatta e un po' più tranquilla.*

    Ho una strana teoria secondo cui la cioccolata risolve tutti i problemi emotivi o perlomeno migliora l'umore.

    *Disse staccando un'altro morso alla barretta, ma non sorrise, non voleva rischiare di mostrare al serpeverde dei "bellissimi" denti neri. L'inedito sulla sua infanzia e sulla sua idea di viaggiare serviva principalmente a riprendere la conversazione e il suo interlocutore parve apprezzare l'idea. I suoi occhi nocciola erano tornati caldi, l'iride fluida e amichevole, non c'era traccia del muro erettosi poco prima, ma un velo di tristezza opaca, li oscurò per un po' mentre lui rifletteva sulla risposta da dare alla ragazza.*

    Non so se possa trattarsi davvero di una passione, forse più una prospettiva per il mio futuro. Un sogno magari, anche se per realizzarlo dovrei impegnarmi sul serio. Insomma.. Mio padre è un Auror, ed io vorrei prendere le sue orme, anche se non so se riuscirò a farcela.

    *Kat lo fissava mentre parlava e il trasporto che esprimeva la sua voce quando parlava del padre, la rapirono completamente, tanto che anche dopo che terminò il discorso lei continuò a fissarlo, in parte si sentiva attratta dal sentimento trasmesso, era qualcosa di dolce, profondo, radicato: una sorta di legame indissolubile, di affetto misto a riconoscenza, di ammirazione. Dall'altra quel pensiero le era estraneo, lei non aveva provato nulla del genere per il padre, solo ribrezzo per il suo costante degrado, per la codardia dimostrata quando l'aveva abbandonata. La rabbia dominava il ricordo, rabbia e sconforto, perché per anni l'aveva portata a disprezzare sé stessa a incolparsi della morte della madre, non avrebbe mai dimenticato gli sguardi pieni di accusa che le rivolgeva continuamente. Il periodo di soggiorno dal nonno dopo la fuga del padre non le avevano certo insegnato cos'era l'affetto, l'amore incondizionato che lega un genitore al proprio figlio, no, lì in quella piccola catapecchia aveva trovato solo altro odio e altre accuse, verso la natura che l'accomunava alla madre, verso la sua sola presenza. La corva scosse la testa destandosi dai suoi pensieri, sorrise al bruno che probabilmente aspettava una risposta e si chiedeva perché lei continuasse a fissarlo. Si schiarì la voce.*



    Bhe è un bel progetto, ambizioso, sono sicura che ce la farai! Sarai un grande Auror.

    *Esclamò convinta, perché lui anche se un po' titubante lo voleva davvero e lei lo capiva. Aveva un'idea simile, non simile perché c'entrasse qualcosa, simile perché le pareva altrettanto improbabile riuscirci.*

    Io vorrei diventare un'allevatrice di draghi, ma già in molti mi han riso in faccia, alcuni dicono che noi corvi siamo fatti per passare la nostra vita con il viso nascosto tra le pagine ingiallite di qualche vecchio libro, che non siamo fatti per l'azione... altri sostengono che essendo una ragazza non posso avere ambizioni simili... dal mio punto di vista: posso fare ciò che mi pare se lo voglio davvero. Dimostrerò a tutti che si sbagliano, forse non sarò un'allevatrice, non lo so, ma non passerò la mia vita a guardare il mondo da dietro uno spioncino, non leggerò di grandi avventurieri e non mi nasconderò in qualche polverosa vecchia libreria dimenticata anche dai fondatori di Hogwarts, io vivrò le esperienze sulla mia pelle e se mi andrà saranno gli altri a leggere di me sui libri.

    *Proclamò convinta, poi guardò il ragazzo al suo fianco, era davvero una bella serata, forse la migliore da diverso tempo.*

    Grazie, perché mi presti ascolto, per davvero e non per finta.



    *Sussurrò poco dopo fissando le stelle.*

    @Nathan_Dormer,


  • Nathan_Dormer

    Serpeverde

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        Nathan_Dormer
    Serpeverde
       
       

    Bhe è un bel progetto, ambizioso, sono sicura che ce la farai! Sarai un grande Auror.

    *Disse Katrin, e con quelle parole un po' più di grinta si fece spazio in Nathan. Non era del tutto convinto di poterci riuscire, eppure c'era quella parte di lui che lo convinceva che non era un qualcosa di impossibile. La sua convinzione veniva dal fatto che suo padre, John, quando frequentava Hogwarts era un Serpeverde con una voglia di studiare pari a zero. Fu quando incontrò Claudia Winters che cambiò completamente il suo modo di vedere il mondo, fu grazie a quella dolce Corvonero che trovò un senso alla sua vita. I due si innamorarono e la loro vita dopo Hogwarts continuò per il meglio; John diventò un Auror, Claudia una guaritrice al San Mungo. E poi ci fu la nascita di Nathan a rendere la loro vita ancor più perfetta, finché non iniziarono i veri problemi. Ci fu uno scontro tra John e un mangiamorte, non ci fu una ver e propria vincita, l'unica cosa che Nathan sapeva bene era che quel mangiamorte tornò, e mentre John faceva il suo lavoro, nella villa nel quale vivevano il mangiamorte torturò Claudia con la maledizione cruciatus fino a farla impazzire. John non se lo perdonò mai. La donna finì dall'essere una guaritrice nell'ospedale San Mungo ad essere una paziente. L'uomo trascurò la sua posizione da Auror il più possibile per starle accanto, Nathan non capiva cosa stesse accadendo davvero, ma capiva che sua madre non stava affatto bene e la paura di perderla si faceva sempre più grande. Ma la vera sofferenza che colpì padre e figlio fu il suicidio di Claudia al quale, purtroppo, Nathan assistette.*

    Io vorrei diventare un'allevatrice di draghi, (...). Dimostrerò a tutti che si sbagliano, forse non sarò un'allevatrice, non lo so, ma non passerò la mia vita a guardare il mondo da dietro uno spioncino, non leggerò di grandi avventurieri e non mi nasconderò in qualche polverosa vecchia libreria dimenticata anche dai fondatori di Hogwarts, io vivrò le esperienze sulla mia pelle e se mi andrà saranno gli altri a leggere di me sui libri.

    *Nathan le sorrise, era un sogno che se voleva sarebbe potuta riuscire a realizzare. Non era facile, ma era questo che avrebbe dovuta spingerla ancor di più a farcela. Entrambi credevano in qualcosa, non sapevano se ce l'avrebbero fatta, ma ci credevano e questo era l'importante. *

    Anche mia madre era una Corvonero esattamente come te, da ragazza voleva a tutti i costi diventare una guaritrice, era il suo sogno più grande eppure a torno a lei aveva solo persone che non credevano in lei. Non credevano nei suoi potenziali, pensavano che non ce l'avrebbe fatta.
    Eppure credimi, è stata una delle guaritrici migliori che io abbia mai visto.


    *Disse usando il passato, anche se in realtà non voleva usarlo davvero. Era la realtà, essendo ormai morta non poteva più essere un guaritrice, ma a lui non piaceva parlare di quella storia e per questo cercava sempre di non tirarla fuori, ma in quel momento era come se ne avesse sentito il bisogno ed anche un modo per convincere Katrin che se qualcosa si vuole, lo si può ottenere. Certo, diventare un'allevatrice di draghi era più complicato che diventare guaritrice, ma per lui nulla era impossibile se lo si voleva davvero.*

    Grazie, perché mi presti ascolto, per davvero e non per finta.

    *Disse poi Katrin rivolgendogli uno sguardo. Nathan sorrise sincero, era lui a dover ringraziare lei perché dopo tanto tempo aveva finalmente ritrovato il piacere nel parlare con qualcuno di determinate cose. E poi gl faceva piacere ascoltare quel che aveva da dire quella ragazza, e sperava davvero che lo stesso valesse per lei. L'ultima cosa che voleva fare era annoiarla.*

    Non devi ringraziarmi, sono io che sono sbucato improvvisamente fuori dal nulla intromettendomi nella tua chiacchierata con.. con la tua aquila. Il che non mi è sembrato strano.. dico davvero! Insomma, mi hai anche confidato che a volte parli da sola, non vedo perchè dovrebbe sembrarmi strano vederti parlare con un animale...


    Va bene, forse devo smetterla di parlare a vanvera ed essere io a ringraziare te, perchè come io sto ascoltando te, tu stai scoltando me. Lo stiamo facendo a vicenda ed è una bella cosa.


    @Katrin_Hopkirk


  • Katrin_Hopkirk

    Corvonero

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    *Nat raccontò a Katrin di sua madre, una guaritrice del San Mungo, la descrisse come la migliore e la Corva si sentì orgogliosa della sua casata, molto più del solito e bisogna specificare che era davvero fiera della nobile casa in cui era stata smistata. La faceva sentire un gradino più in alto: I più intelligenti della scuola e lei era tra loro. Gli insulti la sfioravano appena, le chiacchiere delle ragazze delle altre case nei bagni o a lezione con argomento principale questo o l'altro ragazzo non la interessavano minimamente, anzi l'annoiavano enormemente. Però a volte si sentiva inadeguata tra i corvi, c'erano volte in cui nemmeno lei aveva voglia di studiare, acculturarsi, leggere o dimostrarsi spavalda e convinta del suo futuro e della sua conoscenza. Gli esempi che aveva preso fin dal suo arrivo a Hogwarts erano stati prefetti, aveva osservato ogni loro mossa l'aveva riprodotto nei momenti più duri e si era costruita una corazza di sprezzo per chiunque non fosse colto, per chiunque non dimostrasse dedizione e amore per lo studio, ma quella corazza stava cadendo a pezzi perchè era stanca di fingersi perfetta. Se Nathan fosse arrivato qualche anno prima, quella conversazione, quella serata non sarebbe mai esistita, lei si sarebbe alzata indignata e gli avrebbe detto che uno studente della sua età non poteva girare per il castello a quell'ora o più probabilmente lei non si sarebbe trovata sulla torre, ma in camera sua con un libro in mano.*

    Non devi ringraziarmi, sono io che sono sbucato improvvisamente fuori dal nulla intromettendomi nella tua chiacchierata con.. con la tua aquila. Il che non mi è sembrato strano.. dico davvero! Insomma, mi hai anche confidato che a volte parli da sola, non vedo perchè dovrebbe sembrarmi strano vederti parlare con un animale... Va bene, forse devo smetterla di parlare a vanvera ed essere io a ringraziare te, perchè come io sto ascoltando te, tu stai ascoltando me. Lo stiamo facendo a vicenda ed è una bella cosa.

    *La voce del giovane la riportò alla realtà ma non completamente, Kat continuò a pensare alla sua situazione, si domandò se aveva fatto un'errore ad aprirsi tanto con lui, si chiese cosa le avesse fatto pensare di potersi fidare e perché si sentiva molto più a suo agio in sua presenza che in presenza dei suoi concasati, Poi però si chiese anche perché lui si stesse confidando con lei. Fissò dritto negli occhi il giovane che aveva davanti, c'era qualcosa che la spingeva a raccontargli i fatti suoi.*

    A volte parti a parlare a macchinetta come se ti mettessi in imbarazzo e cosa ancora più strana ti zittisci da solo... Comunque sono d'accordo, è una bella cosa. Quello che non capisco è il perché: perché ti sto dicendo tutto questo, perché non mi faccio scrupoli a parlarti dei miei progetti, delle mie paure, delle mie abitudine, perché mi sento così a mio agio con te, quando non mi sento a mio agio nemmeno con i miei compagni di casa.



    *La ragazza rimase in silenzio, ripercorse la conversazione avuta da quando lui era comparso dal buio come un'ombra e si era messo al suo fianco, quasi si conoscessero già, le sembrò strano ricordarsi tanti particolari della conversazione.*

    Non ti sei intromesso nella mia chiacchierata con Ares, lui non mi ascolta, di solito dorme ma almeno so che non mi giudica. Ares serve come antistress, come interlocutore nel caso qualcuno mi senta e per non farmi sentire una pazza. Lui è la mia via di fuga quando il dormitorio inizia a starmi stretto, quando l'ansia per i test mi avvolge e mi soffoca,un voto al di sotto dell'eccezionale è una tragedia, una macchia nera sul nome dei corvonero. Quando non ho proprio voglia di fare la persona colta allora lo uso come scusa per andarmene, isolarmi.

    *Disse la giovane scuotendo la testa.*

    Ti capita mai di sentirti inadatto, come se il cappello parlante avesse sbagliato? Io a volte lo penso.

    * Si bloccò improvvisamente, forse stava dando l'idea di non apprezzare i suoi compagni o non adorare la sua casata ma non era così a lei piaceva essere una corva solo che a volte si sentiva inadatta.*

    Non fraintendermi adoro i miei compagni ma a volte sento che le aspettative sono troppo alte, a volte vorrei solo poter oziare in santa pace senza sensi di colpa perchè non ho fatto tutti i compiti o non ho studiato vorrei solo divertirmi un po', è così sbagliato?

    *domandò più a sé stessa che a Nathan, si girò e gli sorrise, in seguito qualcosa attirò la sua attenzione, in fondo oltre le cime degli alberi una tenue luce rosata si stava espandendo lentamente. Kat rise sommessamente incredula.*

    Ci credi? E' l'alba!

    *Esclamò forse con un tono di voce un po' troppo alto, sorridendo come una bambina il giorno del suo compleanno.*



    @Nathan_Dormer,


  • Nathan_Dormer

    Serpeverde

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        Nathan_Dormer
    Serpeverde
       
       

    A volte parti a parlare a macchinetta come se ti mettessi in imbarazzo e cosa ancora più strana ti zittisci da solo... Comunque sono d'accordo, è una bella cosa. Quello che non capisco è il perché: perché ti sto dicendo tutto questo, perché non mi faccio scrupoli a parlarti dei miei progetti, delle mie paure, delle mie abitudine, perché mi sento così a mio agio con te, quando non mi sento a mio agio nemmeno con i miei compagni di casa.

    *E quant'era vero, certo volte Nathan iniziava a parlare a macchinetta e poi si azzittiva da solo, tutto ciò dopo essersi reso conto di star dicendo stupidaggini. Bloccava la sua parlantina per evitare di continuare a dire altre cavolate, peccato che era sempre troppo tardi. Katrin probabilmente l'aveva appena preso per stupido, eppure stranamente aveva continuato a parlare mettendo da parte quel fatto, come se non le importasse poi tanto. Gli aveva spiegato di non capire il motivo per cui riusciva a parlare con lui di tutte queste cose. Era normale che se lo chiedesse, Nathan era il primo a cheidersi ciò ed è per questo che non sapeva bene che risposta dare alla ragazza.*

    Vorrei poterti dare una risposta soddisfacente, ma non saprei cosa dirti. A me fa piacere che tu ti senta a tuo agio, anche perché vale lo stesso per me e penso che tu ormai l'abbia capito.


    *Dopodiché Katrin gli raccontò di come parlare con Ares, la sua aquila, la aiutasse. Nathan non parlava con il suo lupo, ma in compenso gli capitava di parlare con se stesso e questa era già una buona motivazione per essere considerato pazzo. *

    Ti capita mai di sentirti inadatto, come se il cappello parlante avesse sbagliato? Io a volte lo penso.
    Non fraintendermi adoro i miei compagni ma a volte sento che le aspettative sono troppo alte, a volte vorrei solo poter oziare in santa pace senza sensi di colpa perchè non ho fatto tutti i compiti o non ho studiato vorrei solo divertirmi un po', è così sbagliato?


    *Qui il castano non aveva una risposta che avrebbe potuto aiutarla davvero, o meglio, lui conosceva benissimo quella sensazione ma forse non sarebbe stato proprio l'esempio migliore per lei. Era una corvonero, la casa rappresentata proprio da studenti intelligenti e con la giusta voglia di studiare. I corvi erano praticamente tutto il contrario di Nathan, nonostante sua madre da giovane appartenesse a quella casata. Lui era un serpeverde proprio come il padre, anche lui nel suo percorso ad Hogwarts non aveva dato esattamente il meglio di sé stesso, eppure ala fine ce l'aveva fatta, aveva superato perfettamente i M.A.G.O. alla fine del suo percorso e infine era riuscito a diventare un Auror. Per questo Nathan voleva prendere il suo esempio, ma aveva abbastanza anni davanti per dare il meglio di sé, ora la voglia di studiare era pari a zero, eppure se solo si fosse impegnato maggiormente avrebbe potuto mostrare la grande intelligenza che risiedeva in lui. Era intelligente, aveva ripreso da sua madre, ma era come se lo nascondesse. Ma una cosa che non aveva mai fatto era sentirsi inadatto alla sua casata, quello mai.*

    Non credo sia sbagliato, può capitare.. Per lo meno per quanto riguarda il voler divertirsi e star lontano dallo studio per un po', voglio dire, a me capita praticamente sempre. Ma mai ho pensato che il cappello parlante avesse sbagliato, mi conosco bene, non so cosa pensino gli altri ma io mi sento di appartenere a Serpeverde davvero tanto. Sono fiero di farne parte e contento della scelta del cappello, nonostante i pregiudizi.

    *Disse per poi spostare lo sguardo da lei verso il cielo, era l'alba. Non si sarebbe mai aspettato di fare così tanto per chiacchierare con una persona appena conosciuta, ma gli aveva davvero fatto piacere, da lei si sentiva capito, era simpatica ed anche molto bella. Non poteva chiedere nottata migliore, e sperava davvero che in futuro avrebbero avuto tante altre occasioni per passare del tempo assieme.*

    Ci credi? E' l'alba!


    Assurdo, sta iniziando una nuova giornata e noi non abbiamo dormito nemmeno un minuto. In effetti solo ora mi sto rendendo conto del sonno che ho.. Ma oramai non credo che dormirò più, anche se chiudere un po' gli occhi non mi dispiacerebbe affatto.

    @Katrin_Hopkirk


  • Katrin_Hopkirk

    Corvonero

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    *Katrin comprese che la sua inadeguatezza probabilmente era estranea al ragazzo, almeno per quanto riguardava la scelta del cappello parlante, ma non se la prese, dopotutto non poteva incolparlo perché non provava lo stesso che provava lei e il suo sentimento era così confuso che forse non si era neanche spiegata bene. Non sarebbe riuscita a immaginarsi in nessun altra casata e non voleva appartenere a nessun altra casa, era una corva di dato e di fatto e ne era contenta. Ne era certa quanto il cappello le venne posato in testa quattro anni prima e ne era certa ora, solo che era confusa... Ma in quel momento principalmente era troppo distratta dalla frase detta prima da lui, ovvero che si sentiva a suo agio in sua presenza quanto lei. Quel pensiero la imbarazzò e la rese stranamente felice al contempo. Sorrise spensierata e la comparsa del sole la rese ancora più entusiasta.*

    Assurdo, sta iniziando una nuova giornata e noi non abbiamo dormito nemmeno un minuto. In effetti solo ora mi sto rendendo conto del sonno che ho.. Ma oramai non credo che dormirò più, anche se chiudere un po' gli occhi non mi dispiacerebbe affatto.

    *Kat sospirò stranamente tranquilla, di solito sarebbe balzata in piedi preoccupata per la prolungata mancanza, perché con il sorgere del sole sarebbe stato più difficile tornare in camera di nascosto, perché probabilmente la sua mente assonnata avrebbe faticato a seguire le lezioni, ma in realtà era tranquilla, sollevò il cappuccio del mantello color cremisi si appoggiò alla colonna e socchiuse gli occhi fissando i dolci raggi prepotenti che prendeva il posto della notte.*

    Io non sono così stanca, ma credo di aver bisogno di una doccia.

    *Esclamò pensando a voce alta, Ares sollevò la testa, scrollò le ali e spiccò il volo.*

    Buongiorno anche a te e buona giornata... E' ora di colazione per lui, si sveglia sempre affamato.

    *Salutò il pennuto mentre lo fissava allontanarsi, poi si voltò verso il giovane per spiegare la repentina fuga del suo amico.*

    Se non vogliamo farci beccare ci conviene restare qui fino all'ora di colazione, almeno i corridoi saranno affollati e due studenti che girovagano e vanno in direzioni opposte non saranno così visibili come se sbucassimo fuori dalla torre di prima mattina quando gli altri sono ancora chiusi nei dormitori. Sei d'accordo?

    *Disse poi fissando il ragazzo, le campane alle loro spalle si sarebbero attivate solo alle sette per dare la sveglia, così Katrin ricominciò a guardare il panorama, il sole nascente illuminava le cime degli alberi, una leggera nebbia iniziava ad alzarsi dando a tutto un'aria un po' spettrale ma stranamente suggestiva, il raggi si allungavano ad accarezzarle il viso, era freddo e non caldo e rassicurante come in estate ma comunque piacevole.*

    Questo è il momento della giornata che preferisco. la luna pallida e perlacea che lascia il posto al sole, l'unico momento in cui pare timido quanto la sua compagna notturna, trasmette calma, è quasi seducente.



    *Kat accennò un lieve sorriso, era nel suo elemento, ritrasse le gambe dal vuoto e le raccolse contro il petto abbracciandole con le braccia, si sentiva fredda, intorpidita e poi aveva paura che qualcuno li notasse, ma non voleva andarsene, non ancora, ma il momento si avvicinava e lei lo sapeva.*

    Tra un po' dovremo andare, ma mi piacerebbe rifarlo! Cioè, parlare un po', solo io e te... Se ti va naturalmente... Non necessariamente di notte anche sé è più bello con le stelle....

    *Esclamò riluttante, ora che il sole era sorto si sentiva più piccola, più insicura e la cosa non le piaceva. Appoggiò il mento sulle ginocchia e iniziò a mordicchiarsi il labbro aspettando una risposta.*



    @Nathan_Dormer,


  • Nathan_Dormer

    Serpeverde

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        Nathan_Dormer
    Serpeverde
       
       

    Io non sono così stanca, ma credo di aver bisogno di una doccia.

    *Disse Katrin per poi dare il buongiorno alla sua aquila che, improvvisamente, si sollevò completamente in volo. Gli occhi di Nathan si soffermarono sulla creatura che nel frattempo si allontava nel cielo, era davvero un'animale bellissimo, chissà come ci si sentiva a volare liberi nel cielo come lui. Certo, lui avrebbe potuto usare tranquillamente una scopa, ma sfortunatamente non era libero di farlo quando e come voleva lui.*

    Se non vogliamo farci beccare ci conviene restare qui fino all'ora di colazione, almeno i corridoi saranno affollati e due studenti che girovagano e vanno in direzioni opposte non saranno così visibili come se sbucassimo fuori dalla torre di prima mattina quando gli altri sono ancora chiusi nei dormitori. Sei d'accordo?

    *Katrin aveva pienamente ragione, sicuramente andare via dalla torre in quel momento sarebbe stata una mossa sbagliata, sicuramente quella più adatta a farsi scoprire da qualche professore o da qualche studente in vena di fare la spia. Perchè era certo, come dice lei vedere due studenti camminare verso la direzione opposta sarebbe stata sicuramente sospetto.*

    D'accordissimo.

    *Rispose senza aggiungere altro. Lo sguardo di Nathan andò poi a posarsi sul muretto accanto a sé, solo ora si era accorto che ci fosse e che si sarebbe potuto poggiare molto prima. Ma dopotutto poteva ancora farlo, in attesa che le campane della torre suonassero la cosiddetta sveglia. Poggiò la mano a terra per trasportarsi leggermente a destra e, lasciando comunque le gambe sospese, girò lievemtne il buso e poggiò la schiena al muretto. Senza pensarci oltre socchiuse gli occhi solo per riposarli, senza però mettere fuori uso anche il suo udito.*

    Tra un po' dovremo andare, ma mi piacerebbe rifarlo! Cioè, parlare un po', solo io e te... Se ti va naturalmente... Non necessariamente di notte anche sé è più bello con le stelle....

    *Seppur non vide il viso di Katrin mentre gli disse ciò, un piccolo sorriso si aprì sul volto di lui. Era contento di sentirle dire queste cose, Nathan si era trovato davvero bene a passare quella nottata con lei a parlare, ed era ovvio che avrebbe voluto rifare una cosa del genere un'altra volta. Di giorno, di notte, in qualsiasi momento della giornata per lui sarebbe stato perfetto. Con gli occhi ancora chiusi, sottovoce le rispose, senza mai togliere dal suo volto un piccolo sorriso leggermente nascosto.*


    Mi ha fatto bene parlare con te per tutta la notte, non potrei mai rinunciare a ripassare altro tempo con te, Katrin.

    @Katrin_Hopkirk



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