• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 15
    Galeoni: 584717
       
       



    Role Aperta da Charlotte_Mills




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  • Charlotte_Mills

    Serpeverde Amministratore Ad Honorem Insegnante Responsabile di Casa Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 10
    Galeoni: 1668
       
       

    *Charlotte quella sera si trovava a Hogwarts non per approfondire qualcosa in vista delle sue lezioni ma per portare a termine una commissione per l'Ufficio Sport Magici del Ministero della Magia.
    L'ex Serpeverde aveva passato il pomeriggio nel suo ufficio al Ministero della Magia, quello era il suo primissimo lavoro e, nonostante tutto e il tempo che era passato aveva tenuto stretto quell'impiego. Da quando però era diventata professoressa a Hogwarts il lavoro all'Ufficio Sport magici era diminuito, anche grazie al suo capo che, comprensivamente, aveva capito le sue esigenze.
    Quel giorno però aveva smesso gli abiti da docente e si era impegnata per portare a termini i suoi compiti nel primo ufficio che l'aveva accolta.
    Quel giorno aveva molto da fare.
    La ventottenne era sommerse dalle scartoffie per via del prossimo Campionato mondiale di Quidditch che si sarebbe tenuto in Giappone.
    L'ufficio Sport Magici si occupava anche delle pubbliche relazioni della nazionale britannica con il pubblico e la stampa e, proprio in quei giorni, sia Charlotte che la sua compagna di scrivania avevano fissato numerose interviste dei vari giocatori. Per quei giorni era stato anche fissato un incontro con i centauri riguardante la loro capacità di divinazione tramite gli astri. Dovevano impedire che qualche mago o strega, o addirittura qualche studente, usufruisse di quelle creature, anche se corrompere i centauri era quasi impossibile.
    La luna in quella serata era nascosta da alcune grandi nuvole e una leggera brezza notturna soffiava nella Foresta.
    Piano, un piccolo gatto nero, camminava su quel suolo proibito per i più giovani abitanti del castello di Hogwarts. Quella era Charlotte.
    La donna infatti possedeva l'abilità di Animagus, che aveva ottenuto con un complicatissimo esame sostenuto da maggiorenne.
    Un gatto nero a pelo corto ecco in cosa si trasformava Charlotte Mills, scuro come i suoi capelli corvini di media lunghezza che ultimamente teneva spesso legati in una semicoda.


    Il felino zampettava sul terriccio secco che emetteva piccoli rumori quando lo si calpestava.
    Intorno a lei però nessun'altro rumore proveniva da quella grandissime e immensa foresta che nascondeva molte creature magiche.
    Centauri, Unicorni, ragni giganti erano solo pochi esempi di creature misteriose che poteva incontrare in quella passeggiata pomeridiana.
    Stava camminando tranquillamente con passo leggiadro caratteristico dei felini di tutte le taglie, quando un piccolo rumore in lontananza la costrinse a voltare il capo verso quella direzione. Chissà cos'era stato.
    La professoressa Mills continuò a "camminare", fino a quando non arivò ad una struttura assai famigliare. Li, qualche mese prima, aveva incontrato Alexander Morgenster, un ex Corvonero dalle numerose doti.
    Una delle ultime volte che si erano incontrati, a Nutturn Alley, si erano scontrati con dei Mangiamorte e la donna aveva scoperto qualcosa di più su quel diciannovenne. Erano state rare le volte che i due adulti si erano rivisti, anche perché per quanto la ventottenne volesse aiutare il giovane amico non voleva intromettersi e rischiare la vita sua e di suo figlio: Kyle.
    L'ex Serpeverde continuò ad osservarsi attorno, decidendo di tornare in forma di donna.*

    "Dannatissima foresta."


    *Pensò tra sé e sé Charlotte che per quasi non rischiò di cadere, dopo essere inciampata.
    Era arrivata a uno piccolo spiazzo privo di alberi, dove presumeva avrebbe incontrato i centauri, esseri metà uomini e metà equini... Qualcosa però le fece estrarre la bacchetta. Forse era solo abitudine, o forse era una sensazione senza capo ne coda...*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 8
    Galeoni: 1439
       
       

    [Londra, 19 Aprile, ore 12:05]


    *Si dice che la casa d'un uomo sia il luogo in cui appenda il cappotto a fine giornata. Certo, c'è anche chi dice che "dov'è il wifi è casa", ma ci sono ottime argomentazioni secondo le quali no, non è il caso di Alex. Si, Alexander Aiden Morgenstern, il mago che era sparito dalla circolazione da quasi un anno aveva fatto ritorno a Londra. Intendiamoci, alto e moro come al solito, forse appena più robusto, ma con un ritrovato scintillio nello sguardo che sembrava aver perso da tanti, tantissimi anni. Si parlava di casa, giusto? Di una sorta di luogo d'appartenenza, un posto che sarebbe sempre rimasto più magico dello stesso castello di Hogwarts. Ebbene, forse Alexander era una delle poche persone al mondo ad essersi guardato attorno più volte, in quell'ultimo anno più del solito, ma mai aveva trovato un luogo speciale, uno che sentisse suo. Era per pura abitudine che sarebbe tornato nella vecchia villa di famiglia, ma non per questo sentiva di essere legato emotivamente a quel posto, non nel vero senso della parola: c'erano tanti ricordi lì, ma erano davvero pochi quelli che meritavano d'essere ricordati. Probabilmente perché il bambino stava diventando uomo, ma quel perenne senso d'insoddisfazione, quella continua ricerca di un qualcosa di più, di una magia che nessun libro o che nessuno stregone avrebbe mai potuto castare cominciava a dargli sui nervi, facendosi quasi opprimente.*

    "Che poi, si può essere tanto imbecilli da pensare a queste cose adesso?"

    *Beh, per chiunque conoscesse un minimo l'ex Corvonero... non si stupirà di certo se questi stava avendo questa piccola "crisi esistenziale" mentre si occupava di tutt'altra faccenda. Vi chiedete quale? Certamente, ecco... cercherò di spiegarvi al meglio delle mie possibilità. Provate dunque ad immergervi nello scenario che sto per dipingervi d'avanti: una delle rarissime giornate soleggiate di Londra permetteva ai suoi abitanti di muoversi nei modi più disparati, non contando unicamente su mezzi di trasporto quali i famosi autobus a due piani o i taxi di colore scuro. C'era vita per strada, c'erano tante bici, tante moto e si, tanto tantissimo caos. Come non approfittare di uno dei pochi giorni l'anno in cui il sole ricorda di splendere sulla Gran Bretagna, no? Ma c'era qualcos'altro all'opera in quel giorno. Casualità? Sicuramente. A meno che non si è patiti di Astrologia e lì, qualche sciocchezza, si trova sempre il modo per tirarla fuori. Certo, questo potrebbe essere un pelo offensivo per ogni studente di Hogwarts appassionato delle stelle ecc ecc, ma ehi, non sto certo uscendo fuori tema accennando alle streghe e i maghi. Oh si, in quel giorno particolare, loro più di altri, stavano ritagliando per sé stessi un bel pezzo della storia babbana.*

    "Se solo non li obliviassero tutti..."

    *Alexander si trovava in pieno centro, in piedi sul cornicione d'un palazzo, bacchetta alla mano, scrutando da sotto il cappuccio calato sul viso tutto ciò che stava accadendo fra quelle vie, su quei cieli: la folla babbana urlava e correva via dalle strade, mentre i "cittadini magici" erano in lotta fra loro. Dai, Auror contro Mangiamorte, questa non era tanto difficile da capire. Cosa ci faceva, dunque, Alexander lì non appartenendo a nessuna delle due fazioni? Come sempre, l'ex Corvonero era a caccia di un solo, preciso obiettivo: Zakary White, Mangiamorte ignoto al Ministero solo perché troppo bravo a nascondersi fra un articolo di stampa e l'altro presso La Gazzetta del Profeta. Alex stesso aveva dubitato di quella triste quanto insospettata verità, giacché all'apparenza Zakary sembrava un buon uomo, un mago rispettabile ed estremamente tranquillo. L'aveva pedinato per mesi sotto Polisucco, ogni giorno con fattezze diverse e diverse identità, maschere che avevano sottoposto il giovane uomo a non poco stress, ma il giornalista sembrava davvero un buon uomo. Finito il lavoro tornava a casa, un uomo bassino e gracile, di mezza età, fortemente stempiato, con attenderlo a casa una moglie e le fotografie di due figli troppo grandi per abitare ancora con i genitori, lettere che parlavano del loro lavoro in Egitto, alla continua ricerca di qualche lascito degli antichi maghi. Ma fu proprio quando stava per convincersi di aver mal criptato i registri di suo zio che Zakary, il vero Zakary, diede prova d'essere un degno bersaglio. Una sera si materializzarono fuori dalla sua abitazione quattro uomini, di cui due legati per i polsi. Il proprietario di casa lasciò entrare i suoi ospiti, ed Alexander fece appena in tempo ad assistere ad una scena alquanto macabra.*

    Il teschio chiede prova della tua fedeltà.

    *I due uomini, imbavagliati ed immobilizzati vennero misi in ginocchio, così come la stessa moglie del giornalista. Fu così che Zakary li uccise a sangue freddo, con la stessa tranquillità con la quale aveva permesso ai Mangiamorte di entrargli in casa, mentre Alexander assisteva allibito a quel bieco e freddo massacro. Fu così che la mattina dopo Zakary ricevette la tredicesima carta dei tarocchi, la morte, solenne promessa da parte dell'incappucciato, il mago che stava rapidamente scalando la lista dei ricercati del Ministero, il mago che in quel momento si lasciava cadere giù dal palazzo, prima che le tenebre avvolgessero il suo corpo, dirigendosi in una grande scia nera verso il suolo, verso la sua preda, come un falco che cala in picchiata verso la serpe. Lo afferrò per la collotta, strappandolo alla battaglia in atto e lasciandolo schiantarsi di spalle contro il muro d'un vicolo lì accanto, prima di lasciar disperdere quelle tenebre che lo circondavano, i piedi che finalmente toccavano terra, il viso nascosto dietro il cappuccio.*

    Zakary White.

    *Tuonò nel vicolo, la voce magicamente mutata in una inumana, cupa e tetra, grottesca, pronto a ripetere le ultime parole che le sue vittime avrebbero udito nella loro vita, una frase che ormai era diventata "sua", quella che era riportata sulla carta che consegnava alle sue vittime.*

    Al teschio spettano le tue ossa.

    *Disarmò l'uomo con velocità, seconda solo a quella che impiegò nel tagliargli la gola con un deciso movimento della bacchetta. Non distolse lo sguardo dalla sua vittima nemmeno quando tirò da sotto la cerniera della felpa le classiche prove di colpevolezza che lasciava accanto ai suoi cadaveri. Lo vide sgranare gli occhi, portarsi una mano alla gola lacerata, prima che i gorgoglii dei suoi ultimi istanti di vita rendessero il suo viso irriconoscibile per qualche istante. E poi fu pace. E poi fu morte.*

    Lo vedo, è di qua!

    *Voltò il viso verso l'esterno del vicolo, mentre il rumore degli incantesimi, le urla e gli strepiti si facevano sempre più assordati, solo per vedere un Auror venire disarmato da un Mangiamorte, sentendo l'osso del suo braccio fratturarsi in un sonoro "crac". Vide la bacchetta del mago oscuro levarsi, mentre il tempo stesso quasi rallentava. Alexander sentì la gola improvvisamente secca, deglutendo a vuoto. Ora quasi poteva avvertire le labbra del Mangiamorte muoversi dietro la maschera, pronto ad enunciare l'Anatema che Uccide. Poi il braccio di Alexander si mosse in automatico verso l'Auror, senza che l'ex Corvonero potesse quasi rendersene conto. E il tempo riprese a scorrere, mentre l'Auror veniva magicamente tirato a terra dal giovane uomo incappucciato, quello che dovette chinarsi di non poco per evitare il raggio di luce verde che aveva appena risparmiato a quell'uomo. Quella consapevolezza lo travolse come un treno in corsa, come l'Espresso per Hogwarts lanciato a piena velocità, lasciandolo lì, inerme per qualche secondo, incredulo. Fu proprio quello il suo errore. Furono quei due secondi fermo lì a costargli la sua "integrità".*

    TU.

    *Ringhiò il Mangiamorte, puntandogli contro la bacchetta anche se a diversi metri dall'ex Corvonero, quello che si piegò sulle ginocchia, le tenebre che gli si raccoglievano attorno, prima di spiccare il balzo e dissolversi in una grande scia nera, sorvolando i palazzi, dirigendosi lontano. Ma proprio mentre pregustava la salvezza, la pace, una seconda scia nera gli cozzò addosso, sentendo due braccia stringerglisi attorno alla vita, trascinandolo giù. Finirono a rotolare entrambi sul tetto di un palazzo, le scie del medesimo colore nero dovute alla smaterializzazione che svanivano lentamente, Alexander che si alzava in piedi, il cappuccio ormai scivolato via dal viso nella caduta, scoccando al Mangiamorte un'occhiata piena d'odio. La cosa positiva era che le bacchette di entrambi erano rotolate verso il cornicione. Quella negativa? Due scie bianche si erano allontanate dalla battaglia, attirate dalla stramba lotta fra quelli che "per scie" potevano essere scambiati per due Mangiamorte. Si, gli Auror sarebbero arrivati lì in pochissimi secondi, quelli che Alexander non avrebbe avuto a disposizione per giungere alla bacchetta, ingaggiare battaglia con il Mangiamorte ed Obliviarlo. Fu allora che comprese di dover usare un approccio fisico. Fu in quell'istante a capire che, per la prima volta, avrebbe dovuto uccidere qualcuno non appartenente alla sua lista.*



    Allora sei tu Alexander. Sei il nipote di Viktor. Mi ha parlato a lungo di te, ragazzo.

    *Rise cupamente il mago oscuro, gli Auror che sarebbero atterrati da un momento all'altro. Non rimaneva tempo. Non poteva finire così. La sua missione non era ancora finita.*

    Permettimi di presentarmi lo stesso.

    *Non ci fu altro da dire. Non ci fu bisogno di parole o gesti. Semplicemente si scagliarono l'uno contro l'altro. Dalla sua il giovane mago aveva l'altezza, la stazza e tutto ciò che mancava alla maggior parte dei possessori di bacchetta magica: allenamento fisico. Lo sopraffece in pochi secondi. In un istante gli ruppe il collo, lasciandolo accasciare a terra. Si alzò nuovamente il cappuccio sulla testa, scattando a recuperare la sua bacchetta. Con la coda dell'occhio vide una delle due scie bianche atterrare, mentre la seconda appariva mezzo istante dopo di fronte a sé. Fece appena in tempo a smaterializzarsi e l'ultima cosa che videro i suoi occhi da sotto il cappuccio furono le funi magiche che volavano verso di lui da entrambi i lati.*


    [Foresta Proibita, 24 Aprile, ore 18:32]


    "Che razza di idiota."

    *Continuava a ripetere a sé stesso, seduto a terra di spalle contro un tronco d'albero, ripensando a qualche giorno prima, quando era quasi stato catturato da vero imbecille. Le dita pizzicavano lentamente e delicatamente le corde della chitarra acustica, rilasciando note tanto dolci e delicate che la lieve brezza primaverile avrebbe potuto trascinare via con sé. Non era la musica a placare le belve feroci? Perché nulla ha di umano un uomo che prende delle vite. O per lo meno, Alexander la pensava così. No, chiunque lo conoscesse un minimo sapeva che non andava fiero di ciò che faceva, non giustificava sé stesso per quegli omicidi: andava fatto, semplicemente. E lui non aveva nulla da perdere. La legge magica, anzi, un qualsiasi tipo di legge, a volte, garantiva proprio questi scenari, questi "serpenti che si mordono la coda", persone che fanno ciò che vogliono solo perché autorizzate e protette da altre persone, quindi non perseguibili per legge. Quindi nascoste, quindi intoccabili, impunite. Alexander era quello che studiava le sue vittime, che le "sceglieva" con cura, che riservava loro lo stesso trattamento che questi davano alle loro vittime: anarchia, terrore, morte. La legge del più forte, quella della giungla, insomma: e molti continuavano ancora a dire che l'Homo Sapiens è una creatura evoluta. Si, in base a cosa? L'uomo è capace di meraviglie, ma come la peggiore delle bestie, sa fare del male come nessun'altra creatura al mondo.*

    Al diavolo.

    *Sbottò alzandosi in piedi e riportando la chitarra dentro quella piccola capanna all'interno del territorio dei centauri, dove Elàn, il mezzuomo che sua madre salvò tanti anni prima, garantendosi la fiducia del suo popolo, lo salutò con un sorriso, lo stesso che Alexander ricambiò: nessuno poteva spingersi tanto all'interno della foresta, non senza incorrere in una morte... pittoresca.*

    Sehee shi hass. (Intruso dalla scuola.)

    *Non che diffidasse della sorveglianza dei centauri del loro territorio, ma essere un Rettilofono, specie in un habitat come quello, aveva di certo i suoi pregi. L'anno prima si era ritrovato lì con Charlotte Mills, la sua ex docente di Arti Oscure ed adesso... no, non poteva essere lei. Avvertiva le serpi nascoste fra tutto quel fogliame agitarsi, segno che si, qualcuno stava decisamente arrivando. Fu quando video di chi si trattava che sorrise fra sé e sé, adesso davvero incuriosito su quale motivo potesse spingerla così a fondo nella foresta: ricordava di averle rivelato la sua "seconda vita", ed era forse per questo che era giunta lì? Lo avevano scoperto? No, erano passati troppi giorni dall'ultima "avventura" e, seppure qualcuno avesse sospettato di lui, c'era una coppia di gentilissimi anziani a Zurigo - Confusa a dovere - che era convintissima di avere affittato una camera nel loro B&B ad un indaffaratissimo studente di nome Alexander Morgenstern.*

    Buonasera, Charlotte. E' bello rivederti.

    *Salutò con un sorriso cordiale, incrociando le braccia al petto. Il bello di tornare nel luogo che più lo aveva fatto sentire a casa in tutta la sua vita era proprio questo: rivedere volti familiari, quelli che aiutavano a sentirsi un po' meno soli a quel mondo.*

    @Charlotte_Mills,


  • Charlotte_Mills

    Serpeverde Amministratore Ad Honorem Insegnante Responsabile di Casa Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 10
    Galeoni: 1668
       
       

    *La strada era la stessa ma sembra più vuota, il vento era più freddo mano a mano che si addentrava nella foresta anche se era solo una sua impressione.
    Una sensazione di libertà le riempiva il cuore.
    Camminava da sola, nessuno la guardava e nessuno che potesse conoscere l'aspettava
    Era come se la vita avesse iniziato a rallentare, un po' come il ciclo naturale delle cose, il suo sguardo però era attento e deciso al minimo segno di pericolo.
    Appena aveva messo suolo in una piccola radura priva di alti e robusti alberi un rumore la colse di sorpresa. Doveva incontrarsi con i Centauri, ma il rumore di zoccoli era estremamente diverso da quello che aveva appena udito. Non sapeva che aspettarsi, magari era una di quelle persone che avevano seriamente minacciato la sua vita e quella di suo figlio Kyle.

    Buonasera, Charlotte. E' bello rivederti.

    *Disse una voce, alle sue spalle, che la fece sobbalzare. Doveva ammettere che non si sarebbe mai aspettata di rincontrare quel mago proprio in uno degli ultimi luoghi dove l'aveva visto.
    Charlotte Mills abbassò lentamente la bacchetta che aveva puntato involontariamente difronte a sé, dato che conosceva il proprietario di quella voce calda e profonda.
    Alexander Morgenstern si era dato per disperso per quanto poco si facesse vedere o sentire a quelle persone che poteva considerare "amici". La donna abbozzò un sorriso, secondi dopo aver realizzato chi si trovava davanti. Alexander era un mago assai complesso, aveva vissuto un adolescenza non molto facile per via della presenza di suo zio Victor e, una volta diventato maggiorenne e abbandonato Hogwarts dopo i MAGO, si era dato alla caccia. Non quella di animali con fucili, ma alla cacci di Mangiamorte.
    Il suo era un nobile gesto, ma l'ex Serpeverde doveva ancora comprendere appieno il perché di una scelta così drastica nonostante fosse passato molto, molto tempo da quando aveva scoperto il segreto del ragazzo.*

    Hai per caso traslocato e preso residenza nella Foresta?


    Buona sera Alexander, è un piacere mio vederti... Sano e salvo.

    *Affermò ironica la professoressa di Arti Oscure a Hogwarts.
    Anche Charlotte era una donna assai complessa, ma a differenza di Alexander aveva un passato totalmente diverso. Charlotte avrebbe compiuto ventinove anni ad agosto, quasi dieci in più del Corvonero e negli anni precedenti ne aveva viste molte. Per vendetta aveva accettato il marchio nero, scoprendo solo alla fine che non sarebbe servito a nulla per i suoi scopi. Aveva giurato fedeltà al "teschio" e anni dopo se n'era pentita, cercando di rimediare ai suoi sbagli riportando la luce in tanta oscurità che si era formata nella sua vita. Aveva cercato in tutti i modi e, in qualche modo, ci era riuscita. Era diventata mamma adottando un piccolo maghetto, aveva fatto carriera con il lavoro all'interno di Hogwarts.. Non poteva essere più felice, eppure sentiva che qualcosa ancora non andava bene nella sua vita.
    Non sapeva cos'era, era solo una semplice sensazione a sua.*

    E' da molto tempo che non ti fai vedere... E che non rispondi alle lettere via gufo.


    *Disse un po' stizzita la donna.
    Sapeva che tra di loro non c'era un gran rapporto di amicizia, forse più di conoscenza, ma era sempre buona cosa rispondere alle lettere o farsi vivo ogni tanto, le bastava solo un segno di vita a Natale del tipo “Sono occupato ma sto bene”.
    Una cosa semplice semplice.
    Alexander forse era troppo preso dal suo compito di “Killer di Mangiamorte” per farsi vivo, la donna sapeva della sua continua attività dai titoli di giornali, un giorno si e uno no infatti sulla Gazzetta del Profeta si parlava del misterioso uomo (o donna ?) che aveva preso di mira chi possedeva sull'avambraccio il Marchio Nero. La storia era lunga, ma da quello che il ragazzo le aveva raccontato davanti a un Wiskey Incendiario a Nutturn Alley, i suoi erano bersagli ben precisi.
    Fu in quel momento che si rese conto di essere davvero curiosa del sapere il perché Alexander si trovasse li, quasi esattamente nello stesso punto nella quale mesi e mesi prima, si erano incontrati involontariamente. Non credeva affatto nei segni del destino o nelle coincidenze, ma quella era una di quelle volte, inoltre non poteva essere certo un caso!
    Forse Alexander usava la Foresta Proibita come "appoggio" per le sue scorribande e per i suoi progetti contro uomini misteriosi che indossavano maschere e giuravano fedeltà a teschi tatuati magicamente sulle avambraccia.*


    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 8
    Galeoni: 1439
       
       

    *Fu nel vedere quella sagoma tanto conosciuta puntargli la bacchetta alla testa che qualcosa scattò in lui, un impulso che dovette trattenere stringendo appena la presa su un bicipite, avvertendo le dita formicolare: il suo corpo era davvero così teso anche in quel momento? Non che volesse fare del male a Charlotte, cielo, questo mai, ma come nella respirazione, attività involontaria e non controllata da parte dell'individuo, il suo braccio sinistro, la sua mano, avevano per un istante avuto l'impulso di cercare la bacchetta in ebano e pelle di basilisco. Per difendersi? Eppure non aveva motivo di farlo, non in quell'occasione, non di fronte a quella strega che era stata la sua insegnante e che, pian piano, era diventata qualcosa di più: una confidente, sebbene il termine "amica" fosse un po' troppo... beh, troppo. Ben più di una volta, in quell'anno, si era fermato a pensare che si, le aveva rivelato la sua identità. Era stato parecchio incauto, ma non era questo il punto, alla fine: nessun altro sapeva la verità su Alexander Aiden Morgenstern. Perché coinvolgere lei, allora? Si, questa era forse una delle domande giuste da porsi, seconda solo a quella che, forse, era l'unica che valesse la pena di fare a sé stesso: perché mantenere il segreto con ogni mago o strega che conosceva, magari anche da tantissimi anni, anche a costo di allontanarsi per poi confidarsi con lei? Si, quella era decisamente la domanda da un milione di Galeoni. Cercò di ritornare alla realtà, conscio che quello era di certo il momento meno opportuno per mettersi a pensare (e poi uno si chiede perché il Cappello l'avesse messo nella casa blu-bronzo), cercando invece di far cessare quel fastidioso formicolio alle dita, facendole tamburellare su un bicipite, le braccia ancora incrociate.*

    "Hai per caso traslocato e preso residenza nella Foresta?"



    *Rise, e lo fece in maniera spensierata, aperta, sentendo qualcosa dentro sciogliersi, il formicolio alle dita, così come quella sorprendente sensazione di "tensione" sciogliersi. Da quanto non rideva così? Da quanto non lo faceva con quella spensieratezza, quella tranquillità, quella semplicità? Forse era per questo che si era aperto a tal punto con Charlotte Mills, ex Mangiamorte e professoressa di Arti Oscure ad Hogwarts: forse era perché sapeva prenderlo, in qualche modo. Si, quella donna sapeva ogni volta mettere quel che ormai era diventato a tutti gli effetti un mago oscuro a suo agio.*

    Si beh, sai com'è. E' la gente a farmi paura, non gli animali.

    *Rispose non troppo sarcasticamente, il sorrisetto da impunito che tornava a stendergli le labbra dopo non sapeva neanche quanto tempo. Troppo, in ogni caso, perché adesso cominciava a sentirsi davvero tanto leggero. Si, era bello essere di nuovo lì. Era bello rivedere qualcuno di cui gli importava davvero. Aveva passato l'ultimo anno ad acquisire ulteriori informazioni sui Mangiamorte, la sua lista nera che si allungava sempre più. Aveva trascorso quel periodo a cercare di raccogliere informazioni su Viktor, quello zio che aveva avuto il potere di cambiarlo fino a quel punto e si, aveva anche un po' studiacchiato per quella carriera a cui aveva sempre mirato, il sogno d'un ragazzino normale, con una vita pressappoco normale, con le normali preoccupazioni di un undicenne. Si, era certo che il suo essere Rettilofono l'avrebbe di certo aiutato nella sua carriera da Allevatore di draghi.*

    "Buona sera Alexander, è un piacere mio vederti... Sano e salvo."

    *Sano e salvo. Oh, non poté evitare a sé stesso di alzare gli occhi al cielo con un piccolo, teatrale sospiro, il sorriso che tornò a curvare le sue labbra. No, non avrebbe dato a quella Serpe la soddisfazione che tanto cercava, limitandosi così a non rispondere nemmeno a quella benevola frecciatina. E poi arrivarono le sue ultime parole, quelle che aspettava da un momento all'altro, quelle che fecero sparire il sorriso dell'ex Corvonero. Certo, aveva tutte le ragioni del mondo per "avercela con lui", e quel rimprovero era ben più che meritato infondo. Fu in quel momento che Alexander si separò dall'albero contro il quale era poggiato con una spalla, avanzando qualche passo verso di lei, sciogliendo le braccia dal petto.*

    Avrei potuto farlo, Mills, ma non credo sarebbe stato prudente.

    *Ripose in totale tranquillità, il tono grave di chi si, stava per "giustificare le proprie azioni", in questo caso il suo "silenzio stampa" per più di un anno. Fece un piccolo respiro, sciogliendosi poi in un sorriso dolce, facendo spallucce e guardando la donna negli occhi.*

    Nell'ultimo anno ho... ostacolato parecchio Viktor. Da Birmingham a Marrakech, da un lato all'altro del mondo, ho scoperto quanto mio zio sia "influente". L'ho sottovalutato, in un certo senso, o almeno ho sottostimato la sua figura fra i Mangiamorte. Ho sventato diversi colpi, ucciso tanti dei suoi uomini più fidati, e l'ho fatto arrabbiare sul serio, stavolta.

    *No, non aveva paura di Viktor, forse non ne aveva mai avuta, ma non poteva negare a sé stesso e alla sua interlocutrice che si, quello non era un uomo "comune". Era pericoloso, era geniale e si, era circondato da tanti Mangiamorte, troppi erano quelli sui quali Alexander non era riuscito ancora a raccogliere informazioni. Viktor Morgenstern era sempre stato imperscrutabile e si, era questo a renderlo una vera e propria minaccia, forse più di qualunque altra cosa.*



    Hai un bambino, Charlotte. E se Viktor avesse scoperto che siamo rimasti in contatto? Se Viktor avesse sospettato che sapevi qualcosa di me e della mia posizione? Non credo si sarebbe fatto scrupoli a piombarti in casa per torturarti. O peggio.

    *Ho già detto quanto la vita del "giustiziere" facesse schifo? Si beh, era davvero orribile: non tanto la solitudine, a quello Alex ci era abituato fin dall'infanzia, ma il dover vedere ogni volta il viso deluso delle poche persone che il ragazzo potesse ritenere "amiche". Quel lato della sua vita faceva male, ben più male del vedere la luce lasciare gli occhi delle sue vittime. Si, odiava anche quello, l'omicidio. Ma come già detto, e come già tanti avevano appurato, Alexander era un mago complesso: stava solo facendo ciò che andava fatto, a dispetto dei suoi desideri. Sorrise ancora una volta a Charlotte, passandole accanto e posando un istante la mano sulla sua spalla.*

    Facciamo due passi, ti va? E' tanto che non ci si vede, avremmo tanto di cui parlare.

    @Charlotte_Mills,


  • Charlotte_Mills

    Serpeverde Amministratore Ad Honorem Insegnante Responsabile di Casa Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 10
    Galeoni: 1668
       
       

    *Fu così che Alexander le raccontò di cosa aveva fatto in quei mesi. Aveva combattuto le sue battaglie in molti posti, anche alcuni molto esotici, tutte per dare filo da torcere a quello che era suo zio Victor. Charlotte conosceva bene quell'uomo, anche prima di fare conoscenza con Alexander. Negli anni passati aveva sempre saputo chi fosse Alexander, quale fosse la sua famiglia ma mai si era azzardata a dirglielo, neppure al suo primo anno di insegnamento.
    Alexander Morgenstern disse qualcosa che attirò ancora di più la sua attenzione: affermò di aver messo fine alla vita di alcune persone molto vicine a suo zio, facendolo in quel modo arrabbiare molto. Conosceva Victor lui era stata la prima persona con cui aveva parlato dopo aver impresso sul suo avambraccio il Marchio Nero e sapeva quanto poteva arrabbiarsi quando spinto all'esasperazione.
    Lo sguardo di Charlotte si soffermò sul volto del mago al suo fianco. Lo sguardo sembrava scuro e davvero preoccupato, sul viso che di adolescente non aveva più nulla.
    Fu in quel momento che i loro occhi si incontrarono alla luce pallida della luna che filtrava dagli alberi alti della foresta.*

    Ho già dei Mangiamorte che mi minacciano, per via delle scelte di vita che ho fatto.
    Uno in più non cambierebbe le cose



    *Affermò la ventottenne.
    un paio di anni prima aveva deciso di lasciare le fila di quei maghi oscuri e, a suo rischio, aveva ricevuto numerose minacce. Nessuno poteva abbandonare il Marchio Nero.. Eppure lei l'aveva fatto.
    Aveva messo in pericolo non solo se stessa, ma le persone alla quale teneva maggiormente come, ad esempio, suo figlio Kyle.
    Ma come poteva donargli una vita degna di essere chiamata in quel modo collaborando con i Mangiamorte? Uscire da tuto quello era l'unica soluzione.
    Nel frattempo Alex, diminutivo del nome del mago con la quale stava chiacchierando, si era avvicinato a lei e, passandole accanto aveva posato un attimo la sua mano sulla sua spalla.
    Quel piccolo contatto la fece sentir strana.*

    Facciamo due passi, ti va? E' tanto che non ci si vede, avremmo tanto di cui parlare.


    ...D'accordo.

    *Disse la donna all'inizio un po' sopettosa, ma alla fin fine che male c'era nel camminare un po' e raccontare i mesi passati? Di certo però Charlotte aveva aneddoti meno interessanti di quelli di Alexander, la vita a Hogwarts non era molto avventurosa o pericolosa come dare la caccia a maghi oscuri.
    L'unica cosa degna di essere raccontata era la vacanza di lavoro che la preside Sibilla stava facendo in Brasile, lasciando così indicazioni ai vari responsabili di casata per gestire il tutto nel migliore dei modi fino al suo ritorno.
    Fu così che, piano piano, il mago e la strega iniziarono a muovere qualche passo verso destinazioni ignote all'interno della Foresta Proibita.
    Ammetteva di non conoscere Alexander molto bene, ma chiacchierare con lui era come parlare con un amico di vecchia data. Non capiva il perché, ma era proprio così e le non le era mai successo di "provare" una sensazione di quel genere.
    Il giovane Morgenstern era più un conoscente che un amico, eppure parlare con lui le veniva naturale, come se stesse parlando con una persona con la quale aveva condiviso numerose giornate di adolescenza. Forse era il suo volto goliardico con una leggera barbetta, oppure la sua stazza che dava la sensazione di sentirsi protetti... Chissà.*

    Con chi te la sei presa per far arrabbiare così tanto il caro zietto?

    *Domandò curiosa.
    L'ormai ex Corvonero doveva aspettarsi, prima o poi, una domanda del genere... Si sapeva: le donne, nel profondo, erano tutte curiose.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem

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    "Uno in più non cambierebbe le cose"

    *Già quanto avrebbe voluto che si trattasse di "uno in più". Non sarebbe diventato l'uomo che era se le cose fossero state come diceva Charlotte, non avrebbe intrapreso quel cammino se Viktor contasse per uno. Già da solo, Viktor Morgenstern valeva almeno per tre dei suoi scagnozzi. No, non aveva dimenticato i loro allenamenti: non aveva dimenticato il giorno in cui gli confessò di voler diventare un Auror. Lo aveva attaccato con una furia cieca, un odio che riconosceva nello zio solo quando si parlava di questi maghi, ed era solo grazie al suo essere uscito fuori dai gangheri che Alexander se l'era cavata disarmandolo. Poi tutto era cambiato, i suoi desideri, la prospettiva stessa dalla quale guardava la vita, scelte compiute che si, l'avevano portato ad indossare quel cappuccio contenente un incanto che camuffava la sua voce. Quanto era stato sciocco ed infantile a fidarsi di suo zio. Lo idolatrava, fino a qualche anno prima, comprendendo il suo odio per gli Auror a causa dell'orrenda esperienza che aveva coinvolto sua moglie, una strega morta ben prima che Alexander nascesse. Ma era quando Viktor si rivelò il mostro che era che avrebbe dovuto abbandonarlo, allontanarsene. Infondo, un mostro, non può che fare cose mostruose. La giovinezza e l'ingenuità che essa comportava? Il fatto che fosse l'ultimo brandello della sua famiglia? Cosa di preciso l'aveva frenato da prendere le distanze, cosa gli aveva impedito di vedere chi davvero fosse Viktor Morgenstern?*

    "Con chi te la sei presa per far arrabbiare così tanto il caro zietto?"

    *Quella domanda, la spontaneità con la quale gli era stata rivolta lo strappò dalle tenebre della sua mente, la stessa oscurità che ultimamente sembrava rapirlo sempre più frequente. Oh, ricordava ancora le parole della preside Sibilla qualche anno prima, quelle che aveva percepito senza esser visto. "I rettilofoni sembrano essere attirati dall'oscurità. Spero per Alexander che per lui sia diverso". Quella semplice frase sembrava potergli scavare altre voragini in un cuore ormai martoriato da guerra, da perdita, da odio e dolore. Inspirò a fatica, sorridendo così a Charlotte.*



    Diciamo solo che ho assottigliato considerevolmente la lista dei suoi informatori esteri. Se non mi aveva già preso sul serio, adesso temo sarà costretto a farlo.

    *E fu così che si fermò di colpo, afferrando Charlotte per un braccio, intimandole con un semplice sguardo l'immobilità. Gli occhi indagarono nella foresta, proprio mentre Gmork faceva capolino dal suo padrone. Il mago distese una mano verso il rettile, quello che si issò su, aggrappandosi al suo braccio attorcigliandosi attorno ad esso ed adagiando il capo sulla sua spalla.*

    Réshi desset. (Fammi vedere.)

    *Fu così che sfiorò la bacchetta nella tasca dei jeans, enunciando mentalmente "Alter Ego", un incanto di Animagia in grado di fargli acquisire i sensi del suo famiglio.*

    Non siamo soli, Charlotte.

    @Charlotte_Mills,


  • Charlotte_Mills

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    *Alexander Morgenster e Charlotte Mills si misero a camminare senza una vera e propria meta, nel piccolo spiazzo nella quale si erano incontrati.
    Le cose che accomunavano i due erano di più di quelle che l'ex Corvonero e l'ex Serpeverde potessero immaginare. Certo le loro "storie" erano leggermente differenti, ma molto cose combaciavano.
    Chaarlotte non l'aveva mai raccontato, fino a qualche mese prima, ma aveva sempre saputo (a differenza degli altri professori) la famiglia di provenienza di Alexander. Aveva conosciuto suo zio Victor molti anni prima, aveva conosciuto la parte oscura di lui e, all'epoca, era la cosa che più l'attraeva di quell'uomo. Come poteva vivere in tranquillità con la vita che svolgeva? Lo aveva sempre ammirato per la facilità con cui smetteva di essere un Mangiamorte e tornava a casa dalla sua famiglia.
    La donna abbozzò un piccolo sorriso nel sentire le ultime parole del ragazzo. Alex, quando voleva, poteva essere una complessa gatta da pelare.
    La sua mente però non era molto attenta, era tornata indietro nel tempo quando, qualche mese prima, prima di scoprire la verità su Alexander e su ciò che faceva durante il suo tempo libero. Ricordò che proprio lo Vik, come lo aveva sempre chiamato quando anche lei era un Mangiamorte, aveva bussato a casa sua a Londra. Era proprio lo stesso giorno in cui si trovava li con Percy Smith, quello che allora non aveva ancora scoperto essere un suo parente.
    Fu in quel momento che un contatto inaspettato con quel mago la fece tornare con i piedi per terra. Una leggera sensazione la pervase, non capì se era per via di quella stretta, per via del silenzio che li circondava o delle parole in serpentese pronunciate da Alexander.
    Vide un serpente avvicinarsi a loro. Aveva sentito parlare dell'"amico squamoso" di quel ragazzo, ma non aveva mai avuto l'occasione di vederlo da vicino, doveva ammettere che era leggermente inquietante, soprattutto sentirlo sibillare e arrampicarsi sul braccio dell'uomo al suo fianco.*

    Non siamo soli, Charlotte.

    *Disse il mago che ancora stringeva il braccio della donna in una stretta quasi protettiva.
    Gli occhi scuri di Charlotte si posarono difronte a loro, proprio dove l'amico stava osservando. Cosa aveva visto? Sapevano che nella foresta abitavano creature pericolose, ma non tutte era di quell'entità. Fu infatti una creatura mite a mostrarsi a loro: un Centauro... Seguito da alcuni suoi simili.


    La sensazione di pericolo si affievolì, dopotutto lei si trovava li proprio per incontrare i Centauri. Era stato il Ministero della Magia a incaricarla e quelle creature la stavano aspettando.*

    Tranquillo.. E' il motivo per cui sono qua.

    *Affermò la ventottenne abbassando la sua bacchetta che, prontamente, aveva alzato in segno di difesa.
    Da li a poco si sarebbe tenuto il campionato di Quidditch, della quale lei si stava occupando e, in qualsiasi modo, dovevano cercare di limitare le scommesse sulle varie partite. Erano numerosi i modi per guadagnare Galeoni alcuni erano anche consultare le stelle con i Centauri. I Centauri erano creature nobili e con un grande senso dell'onore, ma ultimamente erano noti al ministero alcuni esemplari che, per chissà quale motivo, prestava le proprie doti ad affari ben poco leciti.*

    Puoi.. Puoi rimanere qua? Sai non mi sono mai fidata molto dei Centauri.


    *Chiese gentile Charlotte.
    Non aveva mai incontrato faccia a faccia un Centuaro, men che meno uno accompagnato da altri.
    Quelle creature metà umani e metà equini l'avevano sempre affascinata, ma allo stesso tempo messo un certa "ansia".. Se poteva definirla in quel modo.*

    @Alexander_Morgenstern,