• Daenerys_Martin

    Serpeverde Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 1195
       
       

    "Né l'uso avrebbe consacrato a caso quella parola "presagire", se ad essa non corrispondesse nessuna realtà: "Me lo presagiva il cuore, uscendo di casa, che sarei venuto inutilmente." Sagire, difatti, significa aver buon fiuto; donde si chiamano sagae le vecchie fattucchiere, perché pretendono di saper molto, e "sagaci" son detti i cani. Perciò chi ha la sensazione (sagit) di qualche cosa prima che accada, si dice che "pre-sagisce", ossia sente in anticipo il futuro." - "Della Divinazione" di Cicerone; libro primo, paragrafo 65


    Era ansia quella che provava Daenerys Martin quella mattina. Seduta dietro la cattedra della sua aula, la nuova docente di Divinazione continuava a guardarsi attorno sperando che gli studenti avrebbero apprezzato le modifiche da lei apportate alla stanza. Non era cambiata eccessivamente, visto che già in precedenza quell’aula era diversa dalle altre, forse per lo stile esotico e più adatto ad una materia come la Divinazione. Lei non aveva fatto altro che cambiare dettagli come le tende, i tappeti e i cuscini. Ne aveva messi di nuovi, con sete e tessuti di grande pregio, impreziositi da fili dorati e argentati. Drappi colorati che scendevano e risalivano in armonia dal soffitto, vasi con piantine di svariato tipo, tante candele con aroma alla vaniglia e avocado poggiate sui scaffali, il tutto ricreando un’atmosfera in pieno stile arabo.


    Ma l’ansia non era di certo causata da quello che loro avrebbero pensato riguardo l’ambiente, quello stato psichico che provava era causato dal fatto che fino all’anno scolastico precedente c’era lei seduta tra quei banchi. A dirla tutta, quando frequentava Hogwarts, purtroppo, si faceva condizionare dal pensiero degli altri. Maghi e streghe che, nonostante vivessero circondati dalla magia, non riuscivano a reputare la Divinazione una pratica effettiva. A quei tempi si ostinava a reputare dei ciarlatani i maghi che usavano l'arte divinatoria. Inaspettatamente, un giorno, si ritrovò a leggere un paragrafo di pensieri scritto da sua nonna nel suo vecchio diario. Pensieri rivolti proprio alle mantiche. Le sue parole cambiarono completamente il suo modo di vedere quest'arte. Non subito, ma con il tempo era riuscita ad apprezzarla, fino ad amarla. Aveva studiato, approfondito e compreso. Ed eccola, adesso, pronta a far aprire gli occhi anche agli altri.
    Alzò lo sguardo quando i primi studenti cominciarono ad entrare. Una studentessa di Tassorosso sembrò subito interessarsi ed apprezzare i cambiamenti dell’aula e l’odore degli aromi che non si poteva fare a meno di sentire, e a quel punto sul viso di Daenerys si formò subito un sorriso. Quando tutti presero postazione, la Martin si rivolse finalmente ai suoi studenti.

    “Buongiorno a tutti ragazzi! Io sono la professoressa Daenerys Martin e da oggi sarò colei che vi guiderà nel percorso dell’apprendimento della Divinazione, una materia che, a parer mio, è davvero interessante e affascinante. So perfettamente che la veridicità e importanza di quest’arte per molti di voi è discutibile, ma con un po’ di pazienza e impegno spero di poter riuscire a stupire anche i più scettici.”


    Quello che Daenerys voleva maggiormente, era che gli studenti aprissero gli occhi e, attraverso di essi, entrassero in contatto con la bellezza e il fascino di quell'arte. Molte persone con la vista perfetta non vedevano niente nella Divinazione perché la capacità di vedere non proviene dai gradi che si possiedono, ma si ottiene imparando, provando, credendo. Per questo sapeva che, se loro non avessero cambiato il modo di vedere, non avrebbero mai potuto comprendere.

    “Prima di iniziare con l’argomento principale di questa lezione, vorrei prima fare con voi un piccolo ripasso. Chi di voi, per alzata di mano, vuole spiegarmi cos’è effettivamente la Divinazione?”

    Chiese, speranzosa di vedere tante mani alzate. In fin dei conti se doveva insegnare le varie pratiche mantiche, c’era prima bisogno che tutti sapessero le basi principali della Divinazione e cosa stavano per affrontare insieme a lei. Fu contenta di vedere che le mani alzate furono tante. Con un gesto della mano indicò una ragazza di Grifondoro, incitandola a rispondere.

    “La Divinazione, detta anche Mantica, è l'arte di interpretare i segni nel tentativo di predire il futuro, di prevedere quei piccoli o grandi avvenimenti che un giorno capiteranno a quella persona. La verità è che esistono svariati metodi, molti a dirla tutta, e non sono solo i segni a poter essere interpretati, ma anche simboli, eventi e molto altro. Colui che pratica la Divinazione si chiama vate o indovino, mentre chi si rivolge al Vate per ricevere una predizione si chiama consultante. Per praticare seriamente quest’arte bisogna però avere l’Occhio Interiore, cosa rara e difficile.”

    La Martin annuì più volte mentre ascoltava la ragazza dare una spiegazione riguardo la Divinazione. Anche gli altri studenti sembrarono tutti d’accordo con quanto detto dalla Grifondoro, e seppur aveva dato una definizione esatta, la sua ultima frase era da correggere.

    “Complimenti signorina Tratchet, cinque punti a Grifondoro. Vorrei solo fare un appunto sulla tua ultima frase. Sento spesso tirar fuori il fatto che senza il possedimento dell’Occhio Interiore non sia possibile praticare la Divinazione, ma ho il dovere di contraddire questa cosa. Non è vero che per praticarla serva per forza il terzo occhio, quest’ultimo è essenziale quando si tratta di dover fare una Profezia. Dovete sapere che c’è una bella differenza tra Profezia e Previsione. La previsione è legata ad un’interpretazione con un processo logico alla base. Prendiamo come esempio la Cartomanzia: in questa branca della divinazione interpretiamo il futuro attraverso un mazzo di carte. In poche parole, le carte estratte, attraverso l'interpretazione dei simboli e delle posizioni che esse assumono, ci forniscono un'approssimazione delle conseguenze che derivano dalle scelte che stiamo facendo nel presente, quindi, basandosi sugli eventi attuali, si arriva ad una constatazione. La profezia, invece, non è legata ad alcun ragionamento logico, è solamente legata alla chiaroveggenza di chi predice, bisogna quindi avere l'Occhio Interiore, una capacità vera e propria di predire il futuro.
    Quindi non buttatevi giù credendo che per voi non ci sia possibilità di praticare la Divinazione, le arti mantiche hanno molte forme e la maggior parte sono praticabili da tutti.”


    A quanto pare aveva fatto bene a parlare prima un po’ della Divinazione in generale, perché proprio come pensava c’erano ancora dei dubbi da risolvere. Dovevano essere consapevoli che con il solo impegno, tutti sarebbero potuti arrivare ad avere splendidi risultati anche senza alcuna innata abilità. Finito il piccolo ripasso, prese la sua bacchetta in ebano e con un colpetto fece levitare il gesso, per poi scrivere alla lavagna l’argomento di quel giorno.


    “Come potete leggere sulla lavagna, l’argomento che affronteremo oggi è la Sticomanzia, ovvero la pratica divinatoria attraverso i libri. L’etimologia deriva dal greco antico stíkhos, ovvero “frase, versetto” e manteía, che significa “divinazione”. Consiste nell’estrazione a sorte di una frase o un piccolo paragrafetto, che di conseguenza sarà la possibile risposta alla domanda da noi posta.”

    Per quanto la pratica fosse interessante, prima di metterla in atto era doveroso conoscere prima le origini di questa mantica. Sapeva quanto gli studenti fossero poco attratti dalla teoria, poteva capirli benissimo dato che un tempo era stata studentessa anche lei, ma con il tempo aveva anche compreso l’importanza della storia e sperava che quei ragazzi, prima o poi, iniziassero a pensarla allo stesso modo.

    “Prima di passare alla dimostrazione pratica, ho intenzione di parlare della storia di questa interessante pratica divinatoria. Si tratta di una delle pratiche più antiche della Divinazione, utilizzata per la prima volta nell’antica Grecia. Inizialmente il metodo di utilizzo era un po’ differente, infatti la pratica consisteva nel mettere tante lettere o persino intere parole, dentro un’urna; dopodiché bisognava scuoterla e poi tirare fuori le lettere, la frase o parola formata dalle lettere uscite, sarebbe stata la risposta dell’oracolo. Questa forma della Sticomanzia prese il nome di Sortes Praenestinae. A seguire questa Sortes ci fu poi la Sortes Homericae. La seconda parola stessa ci indica che si riferisce al poeta greco Omero, autore dell’Iliade e dell’Odissea. Furono proprio questi due poemi a diventare i mezzi più usati per questa pratica. Un uso conosciuto è quello del nobile romano Marco Giunio Bruto, uno degli assassini di Giulio Cesare, che grazie a questa pratica venne informato che Pompeo avrebbe perso la battaglia di Farsalo, cosa che in effetti poi accadde realmente.”

    Inizialmente credeva che tutta questa teoria storica avrebbe solamente annoiato i suoi studenti, mentre invece fu stupita di vedere che quei ragazzi la stavano ascoltando con interesse. Certo, avrebbero nettamente preferito fare la pratica, anziché ascoltare la storia e gli usi della Sticomanzia, ma a suo parere sapere tutte queste cose era davvero interessante.

    “A seguire la Sortes Homericae, ci fu poi la Sortes Vergilianae. Dovete sapere che nel Medioevo giravano un certo numero di leggende e storie di miracoli riguardo il poeta latino Publio Virgilio Marone. Si dice che, oltre ad essere considerato un grande mago, era anche un brillante profeta pagano che aveva predetto la nascita di Cristo. Fu proprio in questo periodo che il suo nome entrò in voga, venendo associato anche alla bacchetta magica. Difatti la parola latina “virga” ha vari significati, ed uno di questi è proprio “bacchetta”. L’Eneide, il poema epico scritto da Virgilio, divenne usatissimo per questa mantica. Il primo riferimento ad essa si trova nella biografia dell’imperatore Adriano, scritta da Elio Sparziano. La biografia narra che Adriano, da giovane, curioso di sapere cosa pensasse di lui l’imperatore Traiano, prese una copia dell’Eneide e l’aprì ad una pagina a caso, imbattendosi nei versi in cui Enea vede “il re romano le cui leggi rifonderanno Roma”. Adriano rimase soddisfatto dalla frase e, sorprendentemente, venne poi adottato da Traiano come suo figlio, per poi succedere al trono imperiale.”

    Sull'uso del Sortes Vergilianae avrebbe potuto fare molti esempi, ma alla fine decise di aggiungerne solo uno.

    “L’esempio più famoso del Sortes Vergilianae è quello in cui il Visconte di Falkland andò in una biblioteca pubblica a Oxford con il re Carlo I d’Inghilterra, per la quale lavorava come Segretario di Stato, e mostrandogli una copia stampata dell’Eneide, suggerì al suo sovrano di usare il Sortes Vergilianae per leggere il suo futuro. Il re aprì il libro, ma si imbatté sull'imprecazione di Dido contro Enea, dove prevedeva la ribellione, la sua sconfitta e la sua morte, il che lo turbò. A quel punto il Visconte decise di predire anche la sua stessa fortuna, sperando di capitare su un passaggio che non avesse nessun collegamento con lui, in modo da non far preoccupare il re e fargli capire che non c’era nulla di vero in questa pratica. Tuttavia si imbatté su un verso riguardante Evandro, figlio del dio Mercurio, e sulla morte prematura di suo figlio Pallante, che fu un presagio sulla morte di Falkland, avvenuta poi nel 1643 durante la prima battaglia di Newbury. Anche il presagio di Carlo I avvenne, fu difatti decapitato nel 1649 a Whitehall, condannato come traditore dal suo stesso popolo.”

    Detto ciò, era ora di passare all’ultimo Sortes, nato con l’avvento del Cristianesimo.

    “L’ultimo di cui voglio parlarvi, è il Sortes Sanctorum. Questa forma della Sticomanzia si esegue attraverso le Sacre Scritture. Un aneddoto riguardo un uso conosciuto, riguarda un uomo che, volendo capire cosa Dio avesse in serbo per il suo futuro, chiuse gli occhi e aprì la Bibbia ad una pagina a caso, lasciò cadere il suo dito su un punto della pagina e quando aprì gli occhi lesse: “Ed egli s’allontanò e andò ad impiccarsi”, frase dal Vangelo secondo Matteo. Non particolarmente contento di quella risposta, provò di nuovo. Stavolta il dito si fermò sulla frase: “Va’ e comportati allo stesso modo”, dal Vangelo secondo Luca. Deluso ancora una volta, tentò nuovamente. Questa volta il dito cadde sulla frase: “Quello che devi fare fallo al più presto”, dal Vangelo secondo Giovanni."

    Un uomo di cui non si conobbe mai l’identità, ma di cui questo suo aneddoto rimase comunque impresso nella storia della Sticomanzia.

    “Professoressa Martin, ma io so che la Divinazione in generale non è accettata dal Cristianesimo!”

    Intervenì uno studente di Corvonero, che in effetti non aveva per niente torto.

    "Proprio così, signor Wright. Difatti, secondo la Parola di Dio, chi pratica la Divinazione è in abominio all’Eterno. Come molte pratiche divinatorie, anche la Sticomanzia attraverso la Bibbia fu condannata dai vescovi nei primi secoli dell’età cristiana, ma la condanna non fu mai vigorosa e nel V secolo lo stesso Sant’Agostino la accettava. Nonostante la condanna ribadita dal Concilio di Orléans del VI secolo, continuò ad essere praticata e nell'VIII secolo si arrivò a vietarla esplicitamente ai membri del clero, pena la scomunica. Inoltre, se proprio vogliamo dirla tutta, la Sticomanzia tramite la Bibbia è comunemente chiamata anche Bibliomanzia.”

    Avrebbe aggiunto solo un'ultima cosa, perché se in futuro avessero voluto fare delle ricerche sulla Sticomanzia, avrebbero potuto confondersi nel leggere altri nomi legati a questa mantica.

    "Come vi ho appena detto, la Sticomanzia può prendere il nome di Bibliomanzia se si utilizza la Bibbia. Viene usato anche il nome Rapsodomanzia (o Rhapsodomancy) quando si utilizzano frasi tratte da opere poetiche. Nonostante questo, Sticomanzia rimane il nome ufficiale di questa mantica. I Sortes, invece, non sono altro che forme della Sticomanzia stessa."

    Sapeva che se avesse continuato con la storia, gli studenti prima o poi avrebbero perso il loro interesse. Alzò lo sguardo verso il pendolo e si rese conto che non era rimasto molto tempo. Avrebbe voluto far fare la pratica a tutti quanti, ma purtroppo il tempo non lo permetteva e in quello rimanente si sarebbero dovuti accontentare di una dimostrazione della loro nuova insegnante.

    “Purtroppo non abbiamo abbastanza tempo per fare un’esercitazione pratica tutti insieme, ma userò quello rimanente per farvi una dimostrazione. Non preoccupatevi, troveremo sicuramente un'altra occasione nel quale tutti potrete provare.”

    Prese la bacchetta, la puntò verso la sua borsa e con un incantesimo di Appello attirò a sé un vecchio libro di 543 pagine.


    “Io ho deciso di usare l’Eneide di Virgilio, di cui i libri sono esattamente dodici. Fortunatamente, dopo una bella ricerca nella biblioteca di Hogwarts, sono riuscita a trovare questa vecchia copia tradotta e stampata che comprende tutti i libri. Ora, prima di aprire il libro ad una pagina casuale, c’è bisogno che io faccia una domanda. Non deve per forza essere specifica, ecco perché io chiedo semplicemente un consiglio sulla vita. Ricordate che non si tratta di un gioco; seppur la pratica risulti essere più facile di altre, quando si pone il proprio quesito ci vuole comunque tanta concentrazione. La domanda può essere detta ad alta voce, nella propria testa o anche scritta, dipende da come ci si trova meglio.”

    Disse, per poi chiudere gli occhi, concentrarsi profondamente sulla propria domanda e aprire il libro. Fatto ciò, andò a posare il dito su un punto a caso della pagina aperta, dopodiché riaprì gli occhi. Voltò il libro verso i ragazzi, mostrando il suo dito su una frase specifica. Per cercare di renderli più partecipi, decise di scegliere uno studente e far leggere a lui la frase. Così, si avvicinò ad un Serpeverde e lo incitò a leggere al suo posto.

    “Tu non cedere alle disgrazie, ma affrontale con più audacia di quanto la tua sorte non lo permetta.”

    Non poteva esserci consiglio più appropriato per lei, visto tutto quello che le era accaduto in quell'anno. La morte del fratello e di sua madre, l’odio da parte di suo padre, tutte cose che avrebbero solo dovuto buttarla giù. Avrebbe dovuto tirar fuori il coraggio ed affrontare tutto questo, ecco cosa consigliava la frase in cui si era imbattuta.

    “Stando a ciò che ho chiesto, direi che questa sia una risposta perfetta. Si tratta delle parole con cui la Sibilla cumana fece coraggio a Enea nel sesto libro. Un consiglio che, tra l’altro, vorrei seguiste sempre anche voi. Cercate di non cedere quando tutto vi sembra perduto, perché non è così, dovete solo tirar fuori il coraggio, tentare di essere forti ed affrontare i vostri problemi a testa alta.”

    Il consiglio valeva per qualsiasi tipo di problema. Dal più piccolo e adolescenziale, a quello più grande e difficile da affrontare. Guardò nuovamente il pendolo e questa volta era davvero arrivato il momento di terminare la sua prima lezione. Con un colpo di bacchetta fece levitare il gesso e gli fece scrivere sulla lavagna i compiti che gli studenti avrebbero dovuto fare.

    Citazione:
    COMPITI DI DIVINAZIONE

    MODULO A (15 punti)

    QUIZ

    Le risposte del quiz si trovano all'interno della lezione, leggete tutto con calma!

    MODULO B - facoltativa (15 punti)

    A. Indica se le seguenti affermazioni sono Vere o False (otto da un punto ciascuna) e motiva le tue scelte in presenza di frasi false. (8 punti)

    1. Se non si possiede l'Occhio Interiore non si può assolutamente praticare la Divinazione.
    2. L'etimologia della Sticomanzia deriva dal latino.
    3. Il Sortes Homericae è stato il primo metodo di Sticomanzia ad essere usato.
    4. Publio Virgilio Marone fu considerato un grande mago e profeta.
    5. Il primo riferimento all'uso del Sortes Vergiliane attraverso l'Eneide si trova nella biografia dell’imperatore Adriano.
    6.. Se si utilizza la Bibbia, la Sticomanzia prende anche il nome di Bibliomanzia.
    7. La concentrazione è molto importante quando si pone la domanda prima di eseguire la pratica sul libro.
    8. Per la Sticomanzia può essere utilizzato qualsiasi libro.

    B. Racconta la tua esperienza a lezione, descrivendo lo scenario, i tuoi pensieri e le tue sensazioni, includendo anche l’esercitazione pratica (quest'ultima, seppur non sia stata svolta tutti insieme per mancanza di tempo, potete comunque averla svolta voi per conto vostro prima di uscire dall'aula, o anche fuori da essa dopo la lezione, la scelta è vostra). Ovviamente deve essere in stile GDR. (7 punti)



    GLI ELABORATI VANNO CONSEGNATI TRAMITE QUESTO MODULO ENTRO E NON OLTRE LE 23:59 DEL GIORNO 27/11/17.

    Se avete dubbi o chiarimenti da chiedermi potete inviarmi un gufo o contattarmi nel mio ufficio.


    "Bene ragazzi, la lezione di oggi è giunta al termine! Prima di lasciare l’aula, vi prego di copiare i compiti scritti sulla lavagna. Inoltre, nessuno vi vieta, nel vostro tempo libero, di provare questa pratica su un libro a vostro piacere, perché come vi ho detto in precedenza, qualsiasi libro può essere usato. L'unica cosa che vi consiglio, è di non farlo più di una volta a settimana, perché potrebbe perdere la sua efficacia.
    Con questo non posso far altro che augurarvi buon proseguimento, sperando che anche alla prossima lezione sarete numerosi come oggi!"


    Seduta dietro la cattedra, attese che tutti scrivessero i compiti sulle proprie pergamene e lasciassero l’aula di Divinazione. Solo quando nella stanza rimase solamente lei, fece un grosso sospiro e si rilassò. Per essere stata la sua prima lezione non le sembrava fosse andata tanto male. A quel punto sistemò la sua roba, cancellò le scritte sulla lavagna e lasciò anche lei l’aula, completamente soddisfatta di come se l’era cavata.




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