Famiglia Mills
Famiglia Mills


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584673
       
       



    Role Aperta da Charlotte_Mills


  • Charlotte_Mills

    Serpeverde Amministratore Preside Ad Honorem Insegnante Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 10
    Galeoni: 362886
       
       

    *Charlotte Mills, quella sera, si trovava a Londra esattamente a Covent Garden, quartiere dove la donna possedeva la sua abitazione.
    Era tornata ad abitare in quella casa solo dopo essere stata promossa Preside di Hogwarts, fino a quel momento aveva vissuto a Hogsmeade. Allontanarsi da quel villaggio le aveva fatto bene.
    Allontanarsi da Hogwarts e Hogsmeade le serviva per staccare la spina dal proprio lavoro, lavoro che però l'assillava sempre. L'esempio più lampante era stato qualche giorno prima quando le era giunto un gufo da parte di uno studente che, fuori dal castello, aveva avuto un brutto incontro con un Mangiamorte. L'uscita mattutina del ragazzo era imperdonabile, ma ancora di più era stato il suo scontro con l'uomo dal tatuaggio impresso sull'avambraccio.
    Ovviamente la professoressa di Arti Oscure aveva raggiunto il Tassorosso all'ospedale S.Mungo e li, il diciassettenne, le raccontò chi era stato ad attaccarlo: suo fratello.
    Molti pensavano quel mago morto da anni, anche lei lo aveva pensato fino a qualche tempo prima quando, per qualche strana ragione, l'uomo si era palesato difronte a lei anche se per pochi secondi. Riconoscerlo era stato facile.
    Anche se il viso era invecchiato e quasi irriconoscibile per via dei venti anni passati lontani, gli occhi erano sempre gli stessi. Era da quello che Charlotte pensava di averlo riconosciuto. A quel giorno, senza chiedere aiuto a nessuno, aveva cercato risposte riguardo quella “rivelazione”.
    Perchè Luke, il suo amato fratello maggiore, si era finto morto? Era ancora dedito alla magia oscura? E Perchè? Ma cosa più importante, perchè se l'era presa con uno studente, facendole recapitare quel pseudo messaggio?
    Proprio non riusciva a capire.
    Quella sera la ex Serpeverde non aveva fame e, di conseguenza, aveva lasciato il piccolo Kyle di quattro anni in compagnia dell'Elfo Domestico Hokey, mentre lei si era rintanata nel seminterrato della casa di Londra.
    Nessuno lo sapeva, ma quel seminterrato era protetto magicamente da qualsiasi incantesimo le era venuto in mente. Nessuno poteva entrare: ne l'elfo ne il figlio.. Solo lei.
    Cosa c'era di così importante in quella stanza fredda e umida? Una volta oltrepassata la porticina in legno si giungeva in una senza senza finestre dove al centro c'era solo una scrivania piena di cartacce apparentemente inutili, mentre su un muro di pietra grezza erano appese foto, informazioni e puntine collegate con un filo rosso.



    La donna nell'ultima mezzora era rimasta ad osservare immobile.
    Non sarebbe riuscita a trovare il Mangiamorte da sola, aveva bisogno d'aiuto. Avrebbe dovuto chiederlo prima, ma era troppo orgogliosa per chiedere a qualcuno di aiutarla. Fu solo in quel momento che tornò al piano di sopra, prese una pergamena e scrisse qualcosa velocemente. Richiuse la pergamena e l'allegò al gufo di famiglia, indirizzandolo verso l'unica persona che poteva darle una mano: Alexander Morgenstern.
    Alexander ultimamente sembrava essere “scomparso” dal mondo magico, ma in realtà era sempre stato li, nell'ombra a continuare la sua nefasta opera. Il gufo volò via nel cielo scuro della sera. Sapeva, anzi sperava, che Alexander avrebbe potuto aiutarla.
    In tutto quello suo figlio Kyle si era fermato ad osservarla.*

    hai mangiato la tua pappa?

    *Domandò la donna mascherando i suoi pensieri con un dolce sorriso materno accompagnato da un bacio sulla fronte.
    Il bambino di quattro anni le rispose e, solo dopo, tornò a disegnare sui fogli bianchi. Aveva cambiato la sua vita per lui, si era allontanare dalla magia oscura e da tutto ciò che ne riguardava per salvaguardare il suo mondo, un mondo che aveva creato appositamente per il piccolo maghetto che aveva adottato a circa un mese. Era incredibile come passava veloce il tempo. All'ora era ancora un semplice sindaco di Hogsmeade ma ancora un Mangiamorte.
    Era grazie all'aiuto dell'ex Preside Sibilla e dal Ministro Stefano se era riuscita a diventare quella che era, e non voleva di certo ricambiare. Sarebbe rimasta la Charlotte che rinnegava il mondo oscuro, anche a costo di dare la caccia al sangue del suo sangue.*

    "Mi prenderà per cretina... Ma ho bisogno del suo aiuto."

    *Pensò tra sè e sè la ex Serpeverde, osservando le luci della città dalla finestra che deva sulla strada principale.
    Di sicuro l'ex Corvonero le avrebbe rinfacciato il fatto di non averlo invitato prima a prendere parte alle "indagini, ma sapeva anche quanto Charlotte era orgogliosa nelle sue cose.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem Barista 3MDS

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 274
       
       

    *Il lavoro del barman non era poi per tutti, ed era a sue spese che l’ex Corvonero l’aveva appreso. I primi mesi, trascorsi fra gente che passata la mezzanotte percorreva le strade in cerca di redenzione, sfuggendo ai demoni della notte, i propri, l’avevano segnato nel cuore come una cella in cui chiunque passasse incideva la propria, personalissima tacca. Perché sì, dopo una certa ora qualsiasi uomo o donna divenivano ben più che semplici clienti: diventavano delle storie, e come dannati che attraversavano le porte dell’Averno, attraversavano le strade di Londra solo per poter offrire da bere ai propri demoni, sperando di farci pace. E lui, il barman, diventava l’intermediario, il confidente, il viso sconosciuto al quale raccontare la propria vita, i propri dolori. Quante ne aveva sentite, in quell’anno che era passato? Quanto aveva imparato sulla natura umana, stando dietro il bancone, ascoltando senza giudicare, consigliando secondo la sua modestissima visione delle cose? Perché alla fine l’inferno che portavi dentro da babbano o mago era il medesimo: “siamo tutti uomini, sotto questo cielo”. Ma aveva dovuto prendere le distanze, almeno emotivamente, per salvaguardia di sé stesso, una vita che nessun diciannovenne avrebbe dovuto fare. E lì la avvertiva, la sua tenebre, il tuo Herz der Finsternis battere all’impazzata, quasi in risonanza delle pene altrui. E quando mancava poco alla chiusura, versava da bere all’ultimo cliente e a sé stesso, cercando consolazione, una verità, o una qualsiasi cosa che lo spingesse a non sbriciolarsi sotto tanta sofferenza.*

    ”Ho lo sguardo fisso nell’abisso.”

    *Così ricordava, e sempre più spesso, le parole di Nietzsche, un uomo, un babbano di cui non avrebbe poi potuto parlar tanto con i maghi o le streghe. Lui, che nel dolore c’era nato, riscopriva ogni giorno nei babbani una sorta di consapevolezza, una conoscenza della pena che invece i maghi non avevano. Nessuno aveva scritto tanto, non in maniera tanto profonda, forse perché la vita di quest’ultimi era assai più facile. E sì, certe volte Alex veniva tentato dalla propria oscurità di mandare tutto all’aria: la sua missione, la sua vocazione, non l’avrebbe portato a nulla di buono, ma questo lo sapeva già, no? Fin da quando ebbe questa ispirazione, questa vocazione fra i banchi di scuola, sapeva che presto o tardi sarebbe morto. I suoi sogni, il suo stesso cuore l’avrebbero portato alla rovina, alla disfatta, al freddo ed implacabile abbraccio della morte e sì, sarebbe stato allora che il cacciatore di Mangiamorte sarebbe divenuto a sua volta un trofeo, un fardello, quella scintilla di magia nera che avrebbe scisso in un ulteriore pezzo l’anima del suo boia. E non capitava di rado che sì, osservasse gli occhi di qualche ultima cliente, arrossati dal fumo e dal pianto, occhi di chi è sbronzo e racconta la propria vita al primo che gli sta accanto, facendo così il giro del bancone ed andando a chiudere con qualche minuto d’anticipo, recandosi assieme a lei nei bagni del locale e cercando a sua volta conforto in altre carni, nel calore d’un altro corpo, sperando che i propri demoni e quelli di lei cominciassero a lottare fra loro, lasciando loro respiro e sì, permettendo a quel calore d’emulare la luce che mai più sarebbe potuta splendere. E poi via, ognuno sui suoi passi, ad affrontare la fredda notte, le implacabili tenebre, stringendosi nei lunghi e pesanti cappotti, provando a scaldare un gelo che partiva dal centro esatto perfetto, lì dove l’anima moriva, senza che nessuno poteva farci niente. Il tabacco era diventato un’ancora, più che una dipendenza, un qualcosa al quale aggrapparsi oltre al bourbon o al rum, un secondo, forte odore che scacciava quello degli alcolici mentre si dirigeva a lenti e misurati passi verso la propria abitazione, un modesto appartamento in cui aveva deciso di trasferirsi da quasi cinque mesi, non potendo più sopportare la vista di Villa Morgenstern. Era la sua eredità, un fardello, un’abitazione della quale non riusciva più a soffrire la vista, carica di tanti ricordi, uno più spiacevole dell’altro. Di giorni come quello ne passarono parecchi, ma fu tornando a casa dopo un turno mattutino, lì dove si servivano dei clienti assai meno “gravosi” che si richiuse la porta alle spalle che si sfilò il cappotto con un sospiro, allungando una mano verso l’attaccapanni e sì, sfiorando con l’altra la tasca posteriore sinistra dei jeans, lì dove il proprio catalizzatore magico in ebano e pelle di Basilisco passava le sue giornate, in attesa d’essere brandito col favore della notte. Ma no, quella sera in particolare l’ex Corvonero, il Rettilofono, non avrebbe mietuto, spezzato ulteriori vite. Si ravvivò i capelli neri con una mano, guardando con occhi distanti la cuccetta morbida per cani in cui il suo fidato amico e famiglio Gmork riposava, un boa constrictor imperator un po’ troppo grosso per quella modesta sistemazione, lasciata di fronte ad una stufa a gas ancora accesa. E lo lasciò riposare, girando l’angolo a sinistra, verso la cucina, lì dove trovò “un intruso” che conosceva ormai fin troppo bene, entrato attraverso la finestra che lasciava sempre aperta in sua attesa, quella che aveva incantato affinché nessun babbano potesse vedere: ma loro non vedevano mai niente, no? Sì avvicinò al gufo, afferrando uno di quei biscotti che teneva sempre lì, pronti per lui e dandogliene uno, cominciando a fargli qualche grattino fra le piume della testa, gli occhi neri che teneva invece puntati sulla lettera che aveva lasciato ricadere fra le zampe. Se non avesse riconosciuto quel volatile (e ci sarebbe voluto un Confundo ben più che potente, giacché inconfondibile), avrebbe saputo riconoscere quella calligrafia con la quale la pergamena era firmata fra miliardi. Fu così che sorrise al gufo, intensificando quei grattini per qualche istante, prima di afferrare quella lettera e leggerne il contenuto. Non poté che accigliarsi una riga dopo l’altra, quegli occhi neri come la pece che sondavano quella pergamena in cerca d’un qualsiasi indizio, un’ulteriore parola che sì, avrebbe potuto fargli capire di cosa Charlotte avesse tanta fretta di parlargli. Ma no, niente da fare, talvolta la sua ex collega, la sua amica, la nuova preside di Hogwarts, riusciva ad essere tanto criptica quanto bonariamente snervante. O più semplicemente, lui era un Corvonero fin nel midollo, e non avere il quadro d’una qualsiasi situazione ben più che chiaro lo seccava oltre ogni dire. E sì, congedò quel gufo con altri due biscotti (e Charlotte che si chiedeva in lettera come mai questo cominciasse ad ingrassare: tzè), andando poi a farsi una bella doccia. Fu qualche minuto più tardi che uscì di casa, dirigendosi proprio lì, a quella porta, rabbrividendo al solo pensiero d’usare il campanello: era tutto particolare, e quei suoni squillanti proprio lo… come aveva detto, quel cliente…? “Mandavano fuori di melone”…? Ah, amava i babbani, e non ci poteva fare proprio niente. Tornando a noi, afferrò il battente della porta, bussando quattro volte, in attesa che Charlotte o Hokey andassero ad aprire. Ma no, il rumore di passi che venivano verso di lui dall’abitazione erano di certo quelli della strega. Ed allora sì, un sorrisetto da impunito curvò le labbra di Alex, quello che confidò nelle abilità da Animagus della donna, borbottando a mezzo tono parole che sarebbero sfuggite ad un qualsiasi altro tipo d’udito.*

    Sarà meglio che pensi a cosa cavolo dirmi ben prima che tu apra la porta, Charlotte Mills. Per l'amor di Rowena, dovrei Schiantarti: sai che la curiosità è un mio punto debole.

    @Charlotte_Mills,


  • Charlotte_Mills

    Serpeverde Amministratore Preside Ad Honorem Insegnante Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 10
    Galeoni: 362886
       
       

    *Charlotte spedì quella lettera via gufo utilizzando sempre il solito rapace che usava per la corrispondenza provata. Nell'ultimo periodo sembrava ingrassato, e lo sapeva, e dava spesso la colpa ad Alexander che riempiva di dolcetti e grattini sul capo ogni gufo che gli capitava a tiro. Sapeva che anche quella volta l'ex Corvonero avrebbe riempito di attenzione il volatine, lasciandolo andare solo dopo, ma non era per quello che lo aveva chiamato... No.
    I minuti passarono e, nel frattempo, la donna sgranocchiò qualcosa dalla cena che non aveva mangiato, non avendo appetito lo trovava un pasto sprecato, nonostante ciò che Hokey aveva preparato era davvero delizioso.
    Era mentre sorseggiava del vino rosso che qualcuno bussò alla porta d'ingresso. Stava aspettando solo una persona.
    Si avvicinò alla porta, percorrendo il piccolo corridoio che la divideva dalla porta, quando grazie al proprio udito acquisito con l'abilità di Animagus riuscì a capitare una voce maschile che era come un leggero sussurro.*

    Sarà meglio che pensi a cosa cavolo dirmi ben prima che tu apra la porta, Charlotte Mills. Per l'amor di Rowena, dovrei Schiantarti: sai che la curiosità è un mio punto debole.

    *Quella era la voce di Alexander Morgenster, l'avrebbe riconosciuta tra mille.
    Erano mesi che non deva il suo volto, che non ironizzava sulla situazione in cui si trovava con lui, che non sentiva la sua voce o che esternava ciò che provava o sentiva con qualcuno. Era davvero tanto tempo.
    Un leggero sorriso compiaciuto comparve sul volto della trentenne che, solo dopo, aprì la porta in legno pesante.*

    Ci sarebbero troppi Babbani da obliviare dopo..


    *Disse alludendo ai ragazzini che percorrevano in bicicletta quella vie nella capitale britannica, o alla vicina spiona che stava sempre ad osservare cosa facessero i suoi vicini alla finestra. Aveva scelto, tanto tempo prima, quel quartiere perchè anche se abitato da Babbani le era sembrato tranquillo anche se poteva rischiare che la sua magia venisse scoperta. Con il solito sorriso sul volto fece entrare il mago ventitreenne, invitandolo ad appoggiare poi il proprio soprabito sull'attaccapanni all'ingresso.
    Nel frattempo rimase ad osservarlo. Il suo volto sembrava diverso, più “maturo”, con un accenno di barba. I capelli leggermente più lunghi dell'ultima volta, mentre l'altezza e la stazza erano sempre i medesimi. Sembrava quasi che la vita che stava svolgendo lo stesse consumando dall'interno.*

    Dato che conosco la tua curiosità vado subito al dunque: ho bisogno del tuo aiuto.

    *Affermò Charlotte dopo aver offerto al giovane uomo un bicchiere di birra o di vino.
    Lo sguardo della donna era tornato serio, non era mai stata così seria nella sua vita. Si pentiva di non aver chiesto l'aiuto del giovane Morgenstern fin da subito, ma era troppo orgogliosa per farlo. Si trattava della sua famiglia e se ne voleva occupare da sola, ma a quanto pare non ne era stato sufficiente.
    Non avrebbe chiesto aiuto a nessuno se fosse stato per lei, ma conoscendo bene quel mago sapeva di potersi fidare, e lui sapeva di potersi fidare di lei.*

    Sei l'unico di cui mi possa fidare.


    *Rivelò la ex Serpeverde, dopo aver finito si sorseggiare il vino rimasto nel proprio bicchiere.
    Solo se Alexander avrebbe accettato di aiutarla la donna lo avrebbe condotto nel seminterrato dove c'era tutto il materiale che sarebbe servito per continuare la sua ricerca, ricerca che diventava anche quella dell' ex Corvonero.*

    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem Barista 3MDS

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 274
       
       



    Mh..

    *Mormorò unicamente in risposta a quella risposta, accogliendo il sorriso dell'amica con un altro, entrando in casa e sì, guardandosi attorno: non ricordava d'esserci mai stato, e doveva ammettere che Charlotte s'era sistemata davvero per bene. Ma, stando così le cose, era quella la vita a cui rinunciava? Avere una casa tutta per sé, curare un giardino, pagare le bollette e sì, essere felici di ciò che la vita donava ogni giorno, fra gioie e dolori? Accidenti, forse questo era un prezzo un po' troppo alto, da pagare. E si ritrovò a deglutire a vuoto, gli occhi neri che ancora sondavano l'ingresso senza però osservare nulla di preciso, limitandosi a pensare, a "piangere" la scelta, la responsabilità che dal principio sembrava essere una sua scelta, qualcosa che col tempo sembrava sempre più una responsabilità verso gli abitanti del mondo magico. E si costrinse a non pensare, a tornare con la mente proprio lì dove si trovava il suo corpo, cercando gli occhi di Charlotte, quelli che non trovò subito: non lo stava semplicemente guardando, anzi, era come se gli stesse scavando dentro. Gli occhi neri della strega dovevano aver individuato quella traccia di magia oscura, la stessa che lo stava letteralmente facendo a pezzi dall’interno ed Alex, suo malgrado, si limitò a sottostare all’esame ad occhi bassi. Diamine, per qualche secondo gli sembrò di tornare ad Hogwarts, quando quella docente gli metteva addosso i brividi (qualcosa che non le aveva mai confessato e che, con estrema probabilità, non avrebbe mai fatto). Non che fosse una cattiva insegnante o una donna brusca, ma forse era lui che già a quei tempi avvertiva sottopelle il brivido dell’oscurità, quella gelida sensazione che, se al principio sembrava una carezza, andava via via rivelandosi come una macchia d’olio che si distende omogenea lungo l’anima, imbrattandola per l’eternità.*

    ”Particolarmente allegri, stasera. Eh, Morgenstern?”

    *Pensò con un lieve sospiro, giocherellando con l’anello che portava al medio sinistro con il pollice della stessa mano, quella montatura d’oro in cui era incastonata quella pietra in cui quel denso fumo nero s’agitava vorticosamente. No, era passato tanto tempo da quando era uscito da Hogwarts e adesso, ormai ventiquattrenne, aveva appreso tante verità sulla sua stessa vita, aveva accettato il semplice fatto che le tenebre avessero molto a che fare con la sua famiglia da intere generazioni, scoprendo che sì, il segreto del cognome di sua madre era la chiave mancante, l’ultimo tassello d’un puzzle che aveva provato a risolvere per anni interi. Ma le successive parole di Charlotte, mentre faceva volare nella mano del mago un calice di vino sembrarono incupirlo ancora di più. Gli occhi passarono da un’iride all’altra di lei, soppesando ogni parola, arrivando persino a scindere quelle due semplici frasi per analizzarle nella loro interezza, sperando nel mentre di capire cosa stesse succedendo. Portò il calice alle labbra e sì, prese un breve sorso di quel vino rosso, avvertendone il sapore lievemente aspro e con un’appena accennata nota amara riempirgli la bocca.*

    Puoi contare su di me.

    *Era sempre stato un tipo estremamente razionale, dalle scelte ponderate, ma questa volta aveva accettato una proposta senza prendersi neanche il tempo di pensarci, mentre una voglia di tornare a respirare attraverso una sigaretta tornava più implacabile che mai. Beh, era semplice capire perché agisse così, infondo: aveva una certa stima per Charlotte, per lei ci sarebbe sempre stato, ed aveva una completa e totale fiducia dell’amica, l’unica persona al mondo che fosse al corrente del suo segreto. In quegli occhi neri aveva letto ben più dell’urgenza di qualsiasi cosa stesse per chiedergli o rivelargli: aveva letto dolore, stanchezza, tristezza. E lui, come una falena anela la fiamma, s’era precipitato proprio lì, nel buio del suo animo, pronto a morirne combattendo, se necessario.*

    @Charlotte_Mills,


  • Charlotte_Mills

    Serpeverde Amministratore Preside Ad Honorem Insegnante Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 10
    Galeoni: 362886
       
       

    Puoi contare su di me.

    *Disse l'ex Corvonero.
    Le sue parole le alleggerirono l'anima e il pensiero. Sapeva che Alexander avrebbe sicuramente accettato, visto la curiosità che animava il mago, ma non ne era mai stata certa al cento per cento.
    Immaginava già quando, alex, avrebbe scoperto ciò su cui Charlotte Mills stava "lavorando". Perchè non gli aveva rivelato tutto fin dall'inizio? Forse perchè era troppo orgogliosa per darlo, o perchè sapeva dei vari problemi che affliggevano il giovane mago e non voleva tediarlo con i suoi problemi.. Ma Alex era uno dei pochi amici con la quale poteva essere schietta e diretta.*

    Seguimi.

    *Affermò la donna, dopo aver appoggiato i due bicchieri di vino, vuoti, nel capiente lavandino della grande cucina.
    Fu li che la professoressa di Arti Oscure fece strada all'ex Corvonero, conducendolo in una parte di quell'abitazione dove solo lei aveva l'accesso. neanche l'Elfo Domestico Hokey poteva superare gli incantesimi di protezione che, lei stessa, aveva scagliato.
    Due rampe di scale dividevano il seminterrato dal resto della casa nel cuore di Londra. Alla fine di quelle rampe c'era, ad occhio inesperto, un semplice piccolo stanzino dove erano appoggiate scope e spazzolini per le pulizie. In Particolare una scopa di saggina era appoggiata ad uno dei muri di mattoni. Nessuno se ne sarebbe accorto, ma uno dei mattoni dal colore simile alla terracotta, era scheggiato. Charlotte estrasse la propria bacchetta e la punto proprio verso quel mattone in particolare. La punta della sua bacchetta toccò, per ben due volte, il particolare di quel muro di pietra e mattoni. Solo quando la punta si staccò dalla parete ci fu un leggerissimo vibrare nell'aria.
    Lo sguardo di Charlotte passò dal proprio catalizzatore all'espressione curiosa del mago in sua compagnia. Fu in quel momento che la donna attraversò quello che fino a pochi secondi prima era stato un solidissimo muro di mattoni, in realtà era solo un'illusione.
    Sempre con la bacchetta in Ebano stretta nella mancina evocò un semplice incantesimo per illuminare la stanza.
    La stanza nascosta era di piccole dimensioni, senza finestre, dove si trovava una semplice scrivania piena di pergamene, immagini, lo stesso per una bacheca di legno appesa alla parete difronte. Le informazioni su quelle pergamene erano talmente tante, come le immagini, che una cosa assai più importante veniva nascosta.. Un pensatoio.
    Cosa quell'oggetto nascondeva lo sapeva solo Charlotte, e da quella sera probabilmente anche Alexander.
    Fu solo quando il mago ebbe finito di guardarsi attorno con aria interrogativa che la donna prese la parola.*

    Ho bisogno del tuo aiuto per cercare una persona.

    *Affermò la ex Serpeverde, fu solo in quel momento che raccontò ciò che fino a quel momento gli aveva nascosto.
    Anni prima, durante una visita al cimitero di Little Hangleton aveva incontrato una figura incappucciata che aveva riconosciuto come il suo fratello defunto ma da all'ora non aveva ritrovato nessun riscontro, fino ad una settimana prima.
    Charlotte non raccontò tutto quello ad Alexander.. Ma glielo mostrò, proprio con il piccolo pensatoio sovrastato dalle pergamene riposte disordinatamente sulla scrivania di legno grezzo e antico.*



    --->



    @Alexander_Morgenstern,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem Barista 3MDS

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 274
       
       

    *E si limitò a seguirla, addentrandosi in un’abitazione che era ricolma d’incanti d’ogni sorte, i più difensivi, sentendoli presenti, vibranti dell’aria, solleticandogli la pelle e sì, vivi, quasi senzienti, in attesa d’una sua mossa falsa nei confronti della proprietaria di casa. S’era di certo sistemata bene, Charlotte Mills: ma un’ex Mangiamorte come lei doveva di certo prendere delle precauzioni. E si sorprese a sorridere, mentre si addentrava sempre più nella villa inglese, pensando che lui uccideva streghe e maghi come lei. Perché, allora, la Mills costituiva l’eccezione per eccellenza? Perché s’era lasciata alle spalle i suoi sogni più oscuri da diversi anni a quella parte. Viktor Morgenstern, zio di Alexander ed uno dei maggiori esponenti del mondo oscuro, era il motivo per il quale l’ex Corvonero vestiva i panni del giudice, della giuria e del boia, seppur non si limitasse a semplici sospetti o ad apparenti verità: no, lui indagava per settimane sui suoi bersagli, ed era assai raro che questi si dimostrassero diversi da ciò che apparivano.
    Sì, un giorno avrebbe decisamente dovuto mettere Charlotte al corrente del suo operato, ma nel pratico. Cosa sapeva, infondo, l’amica? Che uccideva Mangiamorte, e probabilmente nulla in più ma no, c’era uno schema dietro ogni omicidio. C’erano informazioni riservate, ottenute tramite l’arguzia e la magia più o meno oscura, c’era una pianificazione al dettaglio sui propri movimenti, su quelli dei suoi bersagli, su ciò che avrebbe dovuto fare. Era vivere in un’enorme, complessa partita a scacchi con due avversari al medesimo tempo, due che condividevano uno scopo, sebbene non potessero essere di principi tanto diversi quanto opposti: il Ministero e i Mangiamorte. Gli Auror avevano da tempo abbandonato ogni speranza di poterlo catturare vivo, mentre i Mangiamorte non vedevano l’ora di mettere le mani addosso al mago o alla strega che stava decimando i loro ranghi, attaccando senza un ordine apparente, eppure con la medesima metodologia: la carta numero 13 dei tarocchi. Una molto specifica, giacché riguardante la morte. Chi la ritrovava in casa, nelle tasche del soprabito o in un qualsiasi altro punto sapeva che, da lì a ventiquattro ore, la sua vita sarebbe stata strappata via dal killer dei Mangiamorte: nessuno era mai sfuggito, e per quanti seguaci avesse reclutato in sua difesa, erano sempre stati ritrovati la mattina dopo dagli Auror, vivi ed Obliviati, legati con spesse funi magiche accanto al cadavere della vittima designata, la carta numero 13 sul petto e dei fascicoli che provavano la sua colpevolezza, i suoi atti contro la razza umana, magica e non.*

    ”Il Teschio esige il tuo sangue.”



    *Era con quell’ultima frase che rendeva onore alla sua vittima, riconoscendola come un uomo o una donna, come una vita, l’ennesima che si accingeva a strappare, scrutando dalle tenebre del cappuccio gli occhi d’un uomo che muore. Se mai ci poteva essere prova che l’anima esisteva, non si poteva che trovare proprio lì, nello sguardo di chi realizza di star per morire. Come un ultimo fuoco artificiale, questa guizza per un lieve istante, come intenta a bruciare per l’ultima volta, la più intensa.*

    Mh?

    *Tornò bruscamente alla realtà, ormai fermo assieme a Charlotte di fronte ad un muro di mattoni, lì dove si poteva avvertire della vera e propria energia statica: no, a renderlo tanto sensibile alla magia erano i suoi studi d’Animagia, specialmente perché il suo famiglio era un rettile. Sordi per natura, i serpenti avevano una percezione delle vibrazioni che era di certo fuori dal comune, assieme ad una miriade di altre qualità che rendevano la vita notturna di Alexander estremamente più semplice. Fu con un gran sorriso che intuì il genere d’incanto, ricordando fra sé e sé il muro dietro il Paiolo Magico, quello per il quale si accedeva direttamente a Diagon Alley. Ma quando il prodigio si ripeté, ad accoglierli non fu il vocio nelle strade magiche, né il classico profumo di pop corn tostati da mini riproduzioni d’Ungari Spinati, men che meno il classico folletto che recitava l’odierno titolo della Gazzetta del Profeta, ma uno scantinato in cui sì, riluceva sferzando ma al tempo stesso proiettando lunghe ombre un Pensatoio.*

    Ho bisogno del tuo aiuto per trovare una persona.*

    ;: So che non è il tuo colore, ma non lo ricordavo.c.c


    *Esordì l’amica, quella che ricevette in risposta un’occhiata decisa, adesso incuriosita, mentre il Rettilofono portava le braccia conserte contro il petto, soppesando i mille elementi che la dicevano lunga sul nuovo “caso” a cui avrebbe lavorato. Si partiva dalla segretezza di quella stanza, passando per i vari incantesimi di protezione, quella barriera appena superata fino ad arrivare a quel tono, a quello sguardo serio, risoluto ma al tempo stesso quasi intimorito della Mills: c’era qualcosa, in ballo, qualcosa di davvero grosso.*

    Farò del mio meglio, Char. E lo sai bene.

    *Sussurrò di rimando Alex, lasciandosi andare ad un lieve sospiro, prima di fare qualche passo lungo il Pensatoio, chinandosi a sbirciarci dentro. Furono quelle acque che non bagnano mai a carezzargli la pelle, mentre il fumo nerastro al suo interno assumeva diverse figure. “Luke Mills”, un nome che lesse su quella lapide, due occhi neri almeno quanto i suoi, così profondi, così innocenti all’apparenza che sì, qualche momento dopo rivide sotto quel cappuccio nero. Squadrò quel viso sotto diverse angolazioni, volgendo a suo favore la mobilità e le possibilità del Pensatoio, cercando nei propri ricordi un qualsiasi riscontro con quel volto, uno che non trovò e sì, ne fu dannatamente felice: se avesse avuto a che fare con Viktor, avrebbe dovuto prendere la sua vita, e questo non avrebbe di certo fatto piacere alla sorella che, invece, doveva aiutare. Non poteva conoscere le intenzioni di Charlotte riguardo il ritrovamento del fratello, ma badate bene, non era il perché ad essere un’incognita giacché fin troppo semplice da immaginare, bensì cosa considerasse fare una volta ritrovato. Erano stati soli, in quel cimitero, e se Luke avesse voluto parlarle anziché limitarsi ad osservarla, avrebbe potuto farlo in tutta tranquillità. Chi era stato, quell’uomo? Cosa l’aveva spinto e lo spingeva tutt’ora ad osservare la sorella ma, soprattutto, cosa avrebbe dovuto fare Alexander per rintracciarlo? Perché diavolo aggredire il Prefetto dei Tassorosso, Mihos Renny? Troppe domande, così poche risposte, e quel rinnovato senso di smarrimento lo accompagnarono quando tornò alla realtà, fermando con un gesto della mano una qualsiasi parola della Mills, lo sguardo perso in tutt’altro punto della stanza. Andò a sedere sui gradini, i gomiti poggiati sulle ginocchia, le dita che continuavano a giocherellare con quell’anello, migliaia di diversi pensieri che giocavano a rincorrersi insieme a domande, quesiti che poneva a sé stesso e che no, non aveva il cuore di rivolgere alla donna, alla madre, alla sorella che si trovava di fronte. Ma infondo non si era ancora espresso, non è così? Non aveva accettato d’aiutarla, e di certo non le doveva nulla. Perché accettare un altro, immenso grattacapo, quando aveva già le sue rogne a cui badare. Ma soprattutto, perché diavolo non chiedergli aiuto fin dal principio?*

    Da dove cominciamo, Charliez?

    *Gli occhi neri scintillarono in quelli della donna, mentre un sorrisetto sghembo e da vero impunito gli curvava verso l’alto un angolo delle labbra, riponendo in quel soprannome molto poco British ben più d’un semplice tentativo di strapparle un sorriso: c’era dentro, ormai. Avrebbe usato, come nel proprio “lavoro”, ogni metodo più o meno discutibile per riportare Luke Mills a Charlotte e sì, da lì sarebbe rimasto a guardare, lasciando che la neo Preside di Hogwarts ed il destino facessero il proprio corso. Ed infondo, bisognava concederglielo, nessuno sprofondava con tale nonchalance e sicurezza nelle tenebre se non Alexander Aiden Morgenstern.*

    Lo troverò. Hai la mia parola.

    @Charlotte_Mills,


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    *L'idea che suo fratello si fosse nascosto per tutto quel tempo la infastidiva parecchio.
    Quando era piccina aveva un bellissimo rapporto con l'ex Serpeverde, un rapporto che era scomparso per via delle sue scelte di vita e della famiglia di Charlotte che lo aveva ripudiato.
    Nessuno le aveva mai spiegato perché la camera di Luke si era svuotata tutto d'un tratto, nessuno le aveva spiegato perché per natale non tornava più a casa e molto, molto altro. Da piccola Charlotte si era sentita sola dopo l'allontanamento del fratello che, ovviamente, le aveva promesso che sarebbe tornato e che avrebbero giocato assieme di nuovo.
    Tutte bugie.
    Gli anni erano passati e di Luke neanche l'ombra, aveva solo avuto la notizia della sua morte da sua madre, come se fosse la cosa più normale del mondo. Quella donna forse soffriva per la prematura morte del figlio, ma esternamente non lo dava a vedere.
    Ma suo fratello non era morto, si era finto deceduto durante la battaglia a Hogwarts del 1998, ma in realtà era vivo e vegeto. Ma perché aveva nascosto la verità?*

    Da dove cominciamo, Charliez?

    *Domandò il ventitreenne.
    Notò un piccolo sorrisetto sghembo comparire sul volto del ex Corvonero. Lo sguardo si incontrò con il suo.
    Era da molti mesi che non vedeva il suo viso, ma nonostante fossero solo mesi sembravano passati anni per lui. Il volto diverso da come lo ricordava.. Non poteva neppure immaginare cosa aveva passato Alexander in quel periodo. Lui non le aveva raccontato praticamente nulla di tutto ciò che lo aveva riguardato in quei mesi, per prevenzione, ma quello che aveva passato sembrava averlo segnato indebilmente.
    Un leggero sorriso comparve anche sul volto della donna.. Nessuno le aveva dato un soprannome del genere dai tempi della scuola, cioè ormai più di una decina di anni prima.
    Sapeva che il giovane Morgenstern non si sarebbe fatto scappare un'occasione del genere, era proprio per quello che la trentenne aveva richiesto il suo aiuto, in fin dei conti lo conosceva "bene".*

    Lo troverò. Hai la mia parola.

    *Terminò l'ex Corvonero.
    Fu in quel momento che lo sguardo di Charlotte cambiò. Un espressione seria comparve sulla donna che si era seduta poco distante dal mago.*

    So di cosa sei capace.. nessuno ti ha detto di limitarti al trovarlo.


    *L'idea che quel mago oscuro se la fosse presa con un suo studente, che gli aveva nascosto la verità, che da piccolo non aveva mantenuto le sue promesse, l'avevano mandata su tutte le furie. Alex era una delle pochissime persone che sapevano la verità: Luke Mills non era morto, ma nessun'altra persona sarebbe diventata al corrente di quella notizia.
    Nessun altro.*


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    "So di cosa sei capace.. nessuno ti ha detto di limitarti al trovarlo."

    *Parole dure, parole che non si aspettava di sentire continuavano a vagare nella sua mente come un eco, il più terribile, uno al quale riusciva a dare solo due significati diversi. Il primo, il più terribile, era che Charlotte desiderasse vedere suo fratello ucciso da Alexander. Ma no, non poteva essere certo così, doveva aver capito male. Sì, sicuramente lo stava solo tranquillizzando, dicendogli che avrebbe dovuto portarglielo vivo, anche se un po' ammaccato. Non avrebbe dovuto, potuto trattenersi di fronte a quello che si sarebbe di certo rivelato un Mangiamorte straordinario, se capace almeno un quarto della strega che più volte s'era rivelata essere la Mills. Quegli occhi neri erano posati in un punto indefinito della stanza, sebbene sentisse gli occhi della Preside di Hogwarts cercarli, incapace però di incontrarli, non ora che mille e più nefasti pensieri albergavano la propria mente: si vergognava, preoccupava di ciò che quelle iridi che avevano visto la morte diverse volte potessero trasmettere? Provava vergogna nel guardare gli occhi di lei, l'ex Mangiamorte che s'era dedicata alla luce con tale profondità? Di quanto aveva superato il limite, lui che mai aveva accolto il Marchio Nero sull'avambraccio? Oh, era una causa persa ormai, e lo sapeva fin troppo bene: non c'era speranza di redenzione, per uno come lui, tanto incallito nel peccato, negli orrori d'un mondo che mai gli era parso tanto buio come in quel momento. E batté le palpebre, costringendo sé stesso ad emergere da quell'oceano di tenebrosi pensieri, mordendosi incrociando lo sguardo di lei con uno carico di significato, di preoccupazione, di determinata ed incrollabile decisione, restando seduto su quegli scalini.*



    Cos'è che mi stai chiedendo, Charlie?

    *Voleva sentirglielo dire, enunciare a voce alta quelle che erano le sue volontà: le avrebbe riportato il fratello perduto, consegnandolo a lei e rimettendolo nelle sue mani o sarebbe stata la sua stessa bacchetta a stroncare in maniera indelebile quella che un tempo era stata la famiglia di Charlotte Mills? Scelte terribili aveva fatto fino a quel momento: altrettante, forse anche più nefaste, avrebbe dovuto compiere in futuro. A volte si chiedeva come potesse essere la vita d'un ventiquattrenne ordinario: preoccuparsi per il lavoro, per la nuova automobile, delle uscite con gli amici e sì, dei piccoli problemi quotidiani che potevano affliggere una persona che si ritagliava il suo angolo di felicità in quel mondo. Ma era dovuto crescere troppo in fretta, in una notte come delle fragole in un bosco, fra roveti senza rose, ed ormai non sapeva neanche più se si stava limitando a perdere sé stesso o se stesse soltanto scoprendo un nuovo Alexander, quello che forse sarebbe sempre dovuto essere. Voleva tirarsi indietro dalla sua vocazione? No, questo mai. Voleva venir meno a quanto aveva detto alla Mills? Ancor meno: sarebbe andato fino in fondo, qualsiasi cosa lei avrebbe voluto.*

    Sarò sempre dalla tua parte. Perché se sai di cosa sono capace, sai anche che qualsiasi cosa dirai adesso, non ci sarà modo per cambiarlo.

    *Se si trattava di metter fine alla vita di Luke Mills o semplicemente di catturarlo non aveva importanza: Alexander sarebbe andato fino in fondo, e né la donna, né chiunque altro avrebbe potuto dissuaderlo dal tornare sui suoi passi. Se l'era presa con uno studente di Hogwarts e, più implacabile di qualsiasi tipo di Auror, libero dai suoi vincoli, avrebbe messo fine ai suoi giorni di latitanza una volta per tutte.*

    @Charlotte_Mills,


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    Cos'è che mi stai chiedendo, Charlie?

    *Furono le parole che costrinsero Charlotte ad osservare il mago più attentamente.
    Voleva sentirglielo dire, o semplicemente non aveva capito? Che Alexander Morgenstern, ex Corvonero, facesse finta di non capire era presso che impossibile. Una cosa che ammirava di quel mago dagli profondi occhi scuri era la sua schiettezza.
    Enunciare ad alta voce quello che “desiderava” era come far avverare tutti i suoi pensieri, anche quelli più oscuri, cioè quei pensieri che avrebbe voluto reprimere dentro di sé. Avrebbe voluto ritrovare il fratello perduto, avrebbe voluto consegnarlo alla giustizia facendolo rinchiudere ad Azkaban, ma una parte di sé voleva fargliela pagare nei modi più crudeli possibili. Sarebbe ricaduta nel vortice dell'oscurità per colpa sua, e ne temeva le conseguenze, ma era una cosa che doveva fare.
    Nefasto poteva essere il suo futuro, tornare a nascondere la verità alle persone alla quale teneva, continuare a guardarsi alle spalle per paura, e molto altro. Era quello che voleva? Non lo sapeva neanche lei.
    Cercò nello sguardo profondo dell'amico ventiquattrenne qualcosa alla quale appigliarsi. Nonostante lui fosse più giovane di lei di soli cinque anni sembrava molto più saggio di lei, che di strada dai tempi di Hogwarts ne aveva fatta tanta. Poteva immaginare che Alexander non avrebbe mai rifiutato di aiutare un amico, in particolare se riguardava la sua vocazione. Era proprio per quello che la ventinovenne aveva richiesto il suo aiuto.*

    Sarò sempre dalla tua parte. Perché se sai di cosa sono capace, sai anche che qualsiasi cosa dirai adesso, non ci sarà modo per cambiarlo.

    *Silenziò calò tra i due.
    La donna sospirò profondamente, sicura di ciò che voleva fare. Aveva chiesto l'aiuto dell'amico sicura della sua collaborazione, ma mai avrebbe costretto qualcuno a fare qualcosa. Sapeva di cosa era capace Alexander e, per la sua ricerca, poteva essere una svolta importante. Lei non aveva gli stessi agganci o le stesse abilità dell'ex Corvonero. Lei si era limitata a rimuginare ed arrovellarsi nel suo seminterrato.*

    Non posso rischiare che quel mago faccia del male ad altre persone.. Sopratutto alla quale tengo.

    *La sua scelta l'aveva fatta.
    Andava contro tutto quello che aveva “professato” fino a quel momento, soprattutto da quando aveva adottato il piccolo Kyle. Avrebbe rischiato tutto, ma non avrebbe permesso a quello che una volta chiamava fratello potesse fare del male a qualche altro studente o addirittura alla sua famiglia.*

    Mi aiuterai a trovarlo se vorrai, ma non voglio altri pesi sulla tua coscienza, almeno non per “colpa” mia.

    *Aveva chiesto al mago, via lettera, il suo aiuto, non certo per una rimpatriata tra ex studenti. L'uomo dai capelli leggermente scompigliati, e la statura decisamente superiore a quella dei suoi coetanei, al suo fianco avrebbe compreso benissimo cosa intendeva. Sapeva del suo passato, era una delle pochissime persone che conoscevano alcuni particolari della storia di Charlotte, un po' come lei conosceva i particolari del suo presente. Furono alcune parole del mago a farle credere positivamente. le aveva detto "sarò sempre dalla tua parte". Nessuno fino a quel momento le aveva detto qualcosa del genere. Nessuno, che sapesse certi dettagli del suo passato, sarebbe stato dalla sua parte, neppure conoscendo le potenziali intenzioni per quel caso così complicato e disperato.
    Di una cosa però ne era sicura: se quel Tassorosso, che settimane prima aveva avuto la sfortuna di incontrare il Mangiamorte ex ex Serpeverde, le avrebbe chiesto informazioni per "vendicarsi" dell'uomo che lo aveva ferito, e che soprattutto messo fine alla vita di suo padre, lei semplicemente avrebbe mentito: avrebbe raccontato che si trovava ad Azkaban rinchiuso a vita, invece che rinchiuso sotto terra e senza vita.*


    @Alexander_Morgenstern,


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    Mi aiuterai a trovarlo se vorrai, ma non voglio altri pesi sulla tua coscienza, almeno non per “colpa” mia.

    *Quelle parole esprimevano ben più di quanto la Preside di Hogwarts volesse far trapelare. E no, Alexander non ne fu certo sorpreso: conosceva la Mills da tempo ormai, abbastanza da aver compreso in linea generale che tipo di donna fosse. Non gli avrebbe mai chiesto di uccidere suo fratello, non avrebbe mai permesso a nessuno di farsi carico di tale "incombenza". Ma se conosceva lei, conosceva ancora di più sé stesso: non le avrebbe permesso di gettare la sua vita alle ortiche, non avrebbe permesso alla donna di fare quel che sarebbe stato l'equivalente d'un intero balzo all'indietro in quel mondo buio che ormai s'era lasciata alle spalle da tempo.*

    Non puoi semplicemente...fare, ciò che faccio io e permetterti il lusso d'avere una coscienza a cui far fronte, Charlie.

    *Ed era vero. Era orribilmente vero, ciò che le stava dicendo. Dalla prima vittima che aveva mietuto, Alexander non si riteneva un salvatore, un eroe o semplicemente un uomo: no, lui era il mostro che non si cibava di uomini, ma di altri membri della sua specie, di altri mostri. No, ciò che faceva non era la cosa giusta, ma la cosa più giusta in quei tempi di tenebre. Per far capire interamente il suo punto di vista, ci sarebbe stato un discorso assai più ampio e complesso da affrontare. Bisognava partire da quella che era la verità, la libertà non esisteva. C'erano solo tante celle, a partire da Azkaban fino ad arrivare alla gabbia della legge, quella che si definisce una guida del popolo, la stessa che detta regole le quali, se non seguite, ci si ritrova nella prima delle due gabbie. Il Ministero era intrappolato così come la stessa società magica e non nella seconda gabbia, una certamente più confortevole, ma era una gabbia nella quale si restava in attesa del proprio boia. Per capriccio, si intende, o per qualche stupida credenza. I boia erano quegli uomini che avevano scelto di vivere fuori dalla gabbia della legge, uomini senza regole, coloro che si muovevano liberamente fuori da ambo le gabbie. Una posizione di vantaggio, certo, poiché chi giocava senza regole da seguire aveva una libertà assoluta di mosse a disposizione, ma inevitabilmente il rischio della prima gabbia, di Azkaban, incombeva su di loro più che su chiunque altro. Ma a questo punto, chi erano gli Auror? Uomini e donne coraggiosi? No, erano semplicemente tanti temerari - a tratti veri idioti - che credevano di poter cambiare il mondo, un luogo che era sempre andato allo stesso modo, ancor prima dell'ascesa di Lord Voldemort: luce ed oscurità in un'eterna partita a scacchi coinvolgevano gli esseri umani, facendone pedine, pedoni, vittime e vincitori, eroi e caduti. In ogni era, i maghi e i babbani avevano affidato ai loro uomini di legge, quelli che sarebbero dovuti vivere nella seconda, dorata gabbia il controllo, il compito di tenere le tenebre lontane da loro, di proteggerli, dagli stessi aguzzini che li osservavano da fuori, liberi da quella stessa gabbia che assicurava ai suoi membri d'appartenenza conforto, accettazione, un torpido e torbido senso di giustizia. Ma per Alexander "giustizia" non era accettazione: era giusto aspettare che un Auror, un altro uomo in gabbia tanto quanto chiunque altro, dovesse catturare un Mangiamorte che aveva sterminato l'intera famiglia di un ragazzo o una ragazza? Era la cosa giusta, a quanto pareva. Era giusto anche accettare che un qualsiasi uomo o donna brandisse la bacchetta, un giorno, mietendo vittime in abbondanza senza poter far nulla? Quest'individuo sarebbe stato fermato, passando da una gabbia all'altra, in attesa di esser liberato dal corso degli eventi, da collaboratori, dal Ministero: i morti non tornavano in vita, ma i mostri prima o poi tornavano in libertà. La natura avrebbe fatto il suo corso, ed i lupi non possono vivere con gli agnelli. L'intero sistema era malato, deviato, e nessuno avrebbe potuto farci niente per curarlo, per recuperare dall'abisso uomini, donne e bambini che come colpe avevano unicamente quella d'essere venuti alla vita.*

    Così sia, dunque.

    *Mormorò il ventiquattrenne, sfuggendo dai suoi pensieri ed alzandosi in piedi, serrando brevemente la mandibola e sorridendo a Charlotte, un sorriso debole, gli occhi neri che bruciavano di determinazione. Aveva fatto la sua scelta, in quel momento come tanto tempo prima, quando decise di intraprendere quel percorso. Avrebbe giocato anche lui fuori dalle gabbie, ma al tempo stesso avrebbe rinnegato anche lui le tenebre: non ci potevano essere unicamente due vie tanto opposte, fra luce e oscurità. No, dannazione, non avrebbe dovuto avere ventiquattro anni ed un'idea così definita di ciò che aveva attorno, di ciò che voleva essere, fare. Lui avrebbe intrapreso ciò che non riusciva a definire diversamente, "la via dell'alba": nelle tenebre, avrebbe avuto lo sguardo alla luce, vegliando su di essa e sui suoi membri.*

    Sarà meglio salire, adesso: ho bisogno di una sigaretta.

    @Charlotte_Mills,


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    *Conosceva Alexander, conosceva la sua determinazione e tutto ciò che ne riguardava. Tra di loro non c'era grande differenza d'età, circa cinque barra sei anni.
    Charlotte Mills aveva conosciuto quel Corvonero durante gli anni scolastici come studenti, e poi come professoressa di Arti Oscure. Durante gli anni scolastici non aveva mai intrapreso un grande rapporto di qualunque genere con altre persone, fatta eccezione per un manipoli di Serpeverde della sua età, quelli che chiamava amici all'epoca ma, una volta abbandonata Hogwarts, erano scomparsi. Lo stesso come professoressa, non aveva intrapreso un grande rapporto con quel ragazzo, tutto però era accaduto durante un loro incontro nella foresta proibita di qualche anno fa.
    Ricordava bene quell'incontro, per sbaglio era finita nella radura principale dei Centauri, un luogo totalmente off-limits per chiunque, anche per una semplice docente come era lei all'epoca.

    [INIZIO FLASHBACK]

    *La Bacchetta Magica puntata davanti a sé per poco non le sfuggì di mano quando sobbalzò.
    Sobbalzò perchè non si aspettava di trovare nessuno li, in quel luogo che aveva raggiunto senza pensarci. Non lo conosceva, non c'era mai stata ma di sicuro era luogo dei Centauri, chi nella foresta poteva aver eretto, anche tempo prima un piccolo edificio nel cuore della foresta?
    Sobbalzò.
    Alexander era alto, quasi una spanna più di lei nonostante la sua giovane età e le aveva messo, per un attimo, timore ritrovarselo difronte come per magia. Non lo conosceva bene, l'ex Corvonero non aveva mai frequentato le sue lezioni, lo aveva conosciuto principalmente come prefetto della sua casa, ruolo che aveva mantenuto anche una volta uscito dal castello, ruolo che si era trasformato in “Responsabile di casata”. La professoressa Mills ricopriva la carica di docente da ormai tre anni ed era strano che non avesse mai scambiato parole con il giovane Morgenstern. La loro vera prima chiacchierata era avvenuta quell'estate a Diagon Alley una chiacchierata che si era evoluta in qualcosa di più.
    Alexander non assomigliava a quella persona, a quel Morgenstern che Charlotte aveva incontrato da giovane, lui di sicuro era predestinato a cosa ben migliori.*

    Credevo avessimo smesso di incrociarci così, professoressa Mills.

    *La sua voce calda e persuasiva echeggiò tra quegli alti alberi della Foresta Proibita.
    Erano soli in quel luogo, eppure una strana sensazione si impadronì di Charlotte, era come se avesse addosso lo sguardo di qualcuno, eppure, da quello che riusciva a vedere, non c'era nessuno oltre ai due.
    Forse qualche creatura magica stava osservando le sue due prede, pensando di essere fortunato e che la sua cena sarebbe stata, per quella sera, sostanziosa più del dovuto, oppure erano i Centauri dopotutto quello molto probabilmente era il loro territorio, oppure era solo la sua immaginazione.*

    Morgenstern.
    E' un piacere anche mio.


    *Affermò la donna abbassando il catalizzatore magico fatto in legno di Ebano.
    Lo sguardo di Alex sembrò quasi come se volesse trasmetterle sicurezza, come a dirle che non doveva avere paura di lui e che la bacchetta alzata serviva a poco o niente. Rimase ad osservarlo mentre riponeva la sua Bacchetta, al sicuro, dove solo lei poteva prenderla.
    Si fidava di quella persona, non era come molte delle altre persone che aveva conosciuto, non aveva ereditato il carattere di alcuni suoi famigliari, era una persona ok di cui ci si poteva fidare anche se non la si conosceva bene.
    Era forse la sua stazza che poteva incutere o timore, o sicurezza.*
    "Chissà cosa ci fa lui qua" era ciò che pensava miss Mills, così la chiamavano al castello di Hogwarts.
    Non si era accorta di lui fin quando non udì quel strano rumore che, probabilente il ragazzo, aveva provocato calpestando dei rametti caduti a terra. Era possibile, dopotutto si trovavano nella foresta.
    Li il sole era presso che impossibile da vedere, anche il suo tramonto non era possibile osservare data le alte fronde degli alberi che oscuravano la visuale e il cielo che iniziava a scurirsi velocemente.
    Il sole stava calando, da quanto tempo si trovava nella foresta? Da quanto tempo si era allontanata dal castello?
    Lo sguardo si posò dalle alte fronte degli alberi, che si stavano, ingiallendo con l'arrivo dell'autunno, al viso di Alexander. Non sembrava un diciottenne, il suo volto sembrava trasmettere maturità, una vita che un ragazzo della sua età non doveva aver vissuto, qualcosa in cui la donna si riconosceva. I suoi capelli scompigliati, gli occhi scuri, per un certo senso le sembrava di vedere suo fratello in quel ragazzo.
    Era strano, non lo conosceva ma era come se invece lo conosceva da una vita, era il suo aspetto cordiale, il suo sorriso solare su quel volto.*

    Come mai anche tu qua?

    *Chiese Charlotte che continuava a provare quella strana sensazione, dando del tu a quel Corvonero.
    Si sentiva osservata e non di certo perchè Alexander la stava osservando probabilmente anche lui curioso di sapere il perchè della sua presenza li. Negli ultimi mesi avevano scambiato talmente tante parole da riempire quel vuoto che 'era stato prima. Charlotte non era una persona che scambiava quattro chiacchiere con qualcuno, Alexander non era un gran chiacchierone (o almeno era quello che aveva capito dal loro ultimo incontro)... Erano simili, ma tanti, tanto diversi.
    Gli sorrise debolmente, come se si sentisse in imbarazzo nel trovarsi li da sola con quel semi-sconosciuto.*

    [FINE FLASHBACK]

    *Era da quell'occasione e dalle successive che Charlotte, ex Serpeverde, aveva iniziato a vedere quell'ex Corvonero come qualcosa di più di un semplice conoscente.
    Le loro strade si era incontrate spesso: a Hogwarts, a Londra, a Notturn Alley e molti altri posti frequentati dai maghi, ma mai avrebbe potuto pensare a lui come un "amico" (notare le virgolette).
    Fu la sua voce calda e profonda a farla tornare con la mente al presente. Alexander sembrava conoscerla meglio di se stessa e, quella cosa, le dava i brividi.
    Sapeva del suo passato, un passato oscuro, ma nonostante quello con lei non sfoggiava la sua maschera o il suo mantello da serial killer.*

    Non puoi semplicemente...fare, ciò che faccio io e permetterti il lusso d'avere una coscienza a cui far fronte, Charlie.

    *Disse il mago con fare quasi protettivo. Sapeva che, dietro quella corazza che Alexander mostrava a tutti, in realtà c'era qualcosa di ben diverso. Lo aveva visto sorridere molte volte tempo addietro, sorrisi che il suo volto non ricordava più.. anche lui si meritava un attimo di goliardia e perchè no, di felicità.
    Lo sguardo di Charlotte si posò sul volto dell'uomo al suo fianco, deciso e convinto ad aiutarla nella sua ricerca. Il ventiquattrenne mormorò altre parole, semplici e concise, alzandosi poi in piedi. Abbozzò un sorriso, un sorriso che sembrava quasi finto e privo di qualsiasi emozione.
    Aveva fatto dunque la sua scelta: l'avrebbe aiutata.
    Luke Mills era sfuggito al Ministero e a molte altre persone per ben vent'anni, non era un semplice Mangiamorte o un semplice fuggitivo. Quel mago che Charlotte pensava di conoscere bene aveva visto l'oscurità in volto, aveva conosciuto il poter del famigerato Lord Voldemort, era stato al suo fianco ed era riuscito a sopravvivere alla battaglia a Hogwarts del 1998. Aveva finto la propria morte, ma il perchè di quella scelta era rimasto un mistero per la donna dai corti capelli corvini. *

    Sarà meglio salire, adesso: ho bisogno di una sigaretta.

    *Quelle parole provocarono una piccola risata nella donna.
    Buffo come una persona poteva rivelare di sè aspetti inediti anche senza accorgersene.*

    Se non ti ucciderà qualche incantesimo lo farà il fumo.

    *Affermò la donna che, a sua volta, si alzò e solo successivamente sigillò di nuovo la stanza piena di informazioni che nessuno doveva scoprire. Aveva escogitato qualsiasi cosa per proteggere casa sua, sopratutto dopo il Marchio Nero che era apparso circa un anno prima a Hogsmeade. Fino a quel momento aveva pensato che l'artefice fosse stato proprio suo fratello Luke, ma fino all'ultimo aveva sperato in qualcun'altro. Suo fratello, se poteva chiamarlo così, aveva messo in provato a mettere in pericolo la vita di Kyle, figlio della neo Preside di Hogwarts.
    Non meritava più la sua compassione o il suo affetto.*


    @Alexander_Morgenstern,




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