DiagonAlley - Negozi
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  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584673
       
       



    Role Aperta da Sylvia_Turner


  • Sylvia_Turner

    Tassorosso Responsabile di Casa

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 8
    Galeoni: 1806
        Sylvia_Turner
    Tassorosso Responsabile di Casa
       
       

    [Londra /Diagon alley]


    * Pioggia, nient'altro che pioggia e nuvole in quei giorni di Marzo. Come se fosse stato possibile un altro clima a Londra. La gente correva sotto gli ombrelli sui marciapiedi della frenetica capitale inglese, non facendo nemmeno caso a dove andava troppo impegnata sicuramente a cercare un riparo momentaneo per tornare a casa.
    Sembrava che dovesse venire giù il mare con tutti i pesci. Fortuna che nessuno stava facendo caso a una porta nera situata all'angolo di una strada.
    Sembrava la porta di un locale abbandonato da tempo e anche l'insegna che recitava " Il Paiolo Magico" che cigolava sotto un leggero venticello sembrava altrettanto vecchia come a dire " Sono abbandonata e pericolante, non entrate".
    In realtà per gli occhi attenti di maghi e streghe, quello era il luogo più accogliente per riparasi dal temporale, mangiare e anche dormire.
    Si poteva considerare un discendente di una locanda, anche se faceva anche la parte pub. Era uno dei locali più famosi nel mondo magico.*



    *In una camera al piano terra , precisamente alla stanza numero 2, una ragazza di diciannove anni si trovava seduta sul bordo del letto , avvolta però in una morbida coperta in pile. Accanto al letto, una carrozzina e una culla. Nella culla c'era una neonata di un mese.
    La donna dondolava delicatamente la culla, cantandole una ninna nanna, mentre gli occhi della piccola si abbassavano lentamente.
    Quella donna era Sylvia Turner e la piccola , sua figlia Emma. La donna era andata via di casa da qualche giorno ormai e aveva trovato alloggio li. Il proprietario del pub era un suo vecchio e caro amico, e quando l'aveva vista arrivare, le aveva detto che poteva fermarsi quanto voleva e che non avrebbe dovuto pagare nulla.
    Il motivo per cui era andata via di casa? Be..suo marito le aveva tenuto nascosto una parte importante della sua vita, e in più le aveva mentito..per sette lunghi mesi. Ovviamente la ex tassorosso non aveva avvisato nessuno. Ne Charlotte, ne Jane, nessuno dei suoi amici. E a che cosa sarebbe servito? Solo a renderla più patetica di quello che era.
    Certo, erano passati alcuni giorni , ma la rabbia c'era ancora, mischiata all'aver capito in fondo che lei non fosse abbastanza per lui altrimenti ci avrebbe pensato un attimo prima di mentirle. In quei giorni Sylvia aveva dormito poco a niente e a volte si era trovata anche a piangere dalla rabbia....come le stava succedendo in quel momento.*



    * Dovette soffocare i singhiozzi nel cuscino, altrimenti Emma avrebbe potuto sentirla. Erano passati almeno cinque minuti, cinque potenti minuti di pianto, quando si asciugò violentemente gli occhi. Sylvia, basta piangere, lo so che sei arrabbiata e triste e sono lacrime di rabbia e tristezza ma non devi farlo più. Devi essere forte per tua figlia ora!.
    Pensò la donna tra se e se. Il suo sguardo si posò sulla sveglia del comodino. Segnava le diciotto. Non era nemmeno scesa per mangiare, aveva dato solo il biberon alla piccola e si era completamente dimenticata di mangiare. Doveva scendere a mangiare qualcosa. Non poteva lasciare Emma da sola in camera, però.
    Delicatamente la prese in braccio senza svegliarla e la posò altrettanto dolcemente e delicatamente nella carrozzina per portarla con se. Una volta sistemata la piccola principessina sotto le coperte della carrozzina, Sylvia uscì dalla stanza.
    Dovette percorrere solo due corti corridoi per arrivare alla zona pub. Una volta arrivata davanti al bancone salutò il proprietario che si preoccupò non poco degli occhi stanchi della donna.
    Infine la diciannovenne si sedette a un tavolo, e posizionò la carrozzina accanto a se, controllando Emma. Gli unici momenti nei quali si vedeva il sorriso sul volto di Sylvia, erano quelli in cui guardava sua figlia. Nel mentre che aspettava il tè al limone e qualche biscotto che aveva ordinato, continuò a canticchiare sottovoce la ninna nanna a sua figlia.*

    @Alexander_Morgenstern,




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  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem Responsabile di Casa

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 275
       
       

    *Rupert Brice era lì, seduto al bancone di quel locale come nulla fosse, ignaro che le sabbie della sua clessidra avevano preso a scorrere ancora più veloci dal momento stesso in cui Alexander Aiden Morgenstern aveva messo piede al Paiolo Magico. Il giovane aveva ordinato quattro dita di bourbon liscio, sorseggiandolo di tanto in tanto mentre aveva chiesto al locandiere quella scacchiera magica che tanto adorava, la stessa contro la quale giocava spesso le sue partite in solitaria. Sedeva sempre allo stesso posto, meditando, bevendo e non ordinando null'altro che non fosse il suo bicchiere di liquore ed affittando quella scacchiera, senza quasi mai posare lo sguardo altrove. Le sue partite potevano durare anche un'ora l'una, a volte di più, altre si limitava a vincere senza superare la mezz'ora. Quel pomeriggio piovoso, invece, sembrava che quella partita non avesse mai fine. Non stava cercando di prendere in fallo la scacchiera, limitandosi invece a seguire i movimenti dei pedoni avversari, immaginando le sue successive mosse, interrogandosi sul perché talvolta quasi gli chiedesse di mangiare i suoi pedoni o i suoi alfieri, riscoprendo dietro tali mosse azzardate altre che l'avrebbero portato ad uno scacco matto inevitabile, da lì ad un massimo di tre mosse. Poteva essere un Corvonero "in pensione", come dicevano i babbani, ma l'acume era qualcosa che non si poteva perdere nemmeno a distanza di anni. Rupert non lo vedeva, ovviamente: era troppo al di sopra della "feccia" che popolava quel bar, una manica di Mezzosangue, Nati Babbani ed infine la vergogna della società, i reietti, i Magonò. Era solo questo che albergava nella mente delle intere schiere di streghe e maghi come lui: l'ossessione per lo stato di sangue. Neanche immaginava che sarebbe stato uno degli ultimi pensieri carichi di disprezzo che gli sfiorava la mente, mentre si guardava attorno con malcelato disgusto. Non poteva immaginare che sarebbe stato proprio un Purosangue a porre fine alla sua miserabile vita. Il Mangiamorte ultimò proprio in quel momento il suo Whisky Incendiario, girando i tacchi e procedendo verso la porta: i sensi amplificati da Gmork captavano ogni suo passo, ogni suo sguardo nonostante Alexander tenesse gli occhi bassi. Fu solo quando gli passò accanto che il mago, non visto, lanciò un'occhiata di rabbia, di pura determinazione a quello che sarebbe stato il suo prossimo bersaglio, la sua prossima vittima.*



    "Sarà ora tu vada a radunare i tuoi amici, Rupert: sto venendo a prenderti."

    *Fu solo nel recuperare il suo soprabito dall'appendiabiti che il Mangiamorte, con un balzo all'indietro, notò la carta numero 13 dei tarocchi che sbucava dalla tasca interna del lungo cappotto nero. Lo sentì guardarsi attorno, avvertì il cuore pompare frenetico, quasi sentì l'adrenalina spremersi fuori dalle ghiandole surrenali ed invadere violentemente le sue vene, prima che questi recuperasse la giacca. La sentì gemere di dolore mestamente e doveva ammetterlo, con una certa classe, per aver provato a sfilare via la carta incantata con un Flagramus dalla tasca della giacca, mentre Alexander che ormai gli dava le spalle sorrideva fra sé e sé, gli occhi ancora puntati ancora sulla scacchiera, aveva decretato la fine di un altro mago oscuro. Era solo questione di tempo adesso, e persino Brice sapeva la verità: adesso, era solo questione di ore. La fredda brezza delle strade di Londra riempì il locale, scompigliando appena i capelli di Alexander, segno che il suo obbiettivo stava fuggendo lontano, tentando forse di sparire, provando invece a reclutare seguaci.*

    "Ma cadrai. Lo sai anche tu: morirai come tutti gli altri."

    *Gelidi, nefasti furono i pensieri del ventiquattrenne, un mago che vuotò il suo bicchiere di bourbon solo per poi dare scacco matto al re della scacchiera magica, la stessa che vibrò lievemente per un istante, mentre la piccola spada che l'ultimo pedone stringeva fra le dita crollava proprio lì, sulla superficie a scacchi bianca e nera. Rimise tutto a posto e sì alzò, stringendo in una mano il bicchiere e nell'altra la scacchiera, percorrendo quelle brevi falcate fino al bancone, consegnando entrambi all'oste.*

    Gradirei dell'altro bourbon. Doppio, per favore.

    *Mormorò unicamente, con tono incolore eppure con educazione, pagando in anticipo la sua ordinazione e saldando il conto precedente fra affitto del gioco da tavolo e bicchiere di liquore. Indossava abiti babbani, una semplice t-shirt che stonava con l'abbigliamento pesante di tutti i presenti, dei jeans ed un paio di vissute Converse nere. Per chiunque conoscesse un minimo Alexander, sapeva del suo alto grado di sopportazione delle basse temperature almeno quanto di certo sapeva della sofferenza che gli provocavano le alte, ritrovandosi come un Aski in pieno Sahara. Era lì, ritto nel suo metro e novantaquattro, dando le spalle ad un locale pieno di maghi e streghe che sì, stava imparando ad amare.*

    @Sylvia_Turner,


  • Sylvia_Turner

    Tassorosso Responsabile di Casa

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 8
    Galeoni: 1806
        Sylvia_Turner
    Tassorosso Responsabile di Casa
       
       

    * Il Paiolo Magico quel pomeriggio non era cosi pieno, apparte un paio di persone nella zona bar. Nonostante fossero le diciotto del pomeriggio e Sylvia fosse alle spalle della zona bar, vide un uomo che stava bevendo e in un angolo sotto il braccio, riuscì a vedere una scacchiera magica. A qualche metro d ali c'era un uomo anche se sembrava decisamente più giovane rispetto all'altro.
    Era seduto di lato, ma era ancora abbastanza lontano dalla tassorosso, quindi la donna non riusciva vederne bene bene il volto.
    A un tratto, l'uomo più "vecchio" si alzò, e per un attimo passando davanti al ragazzo , Sylvia ebbe una strana sensazione. era come se l'aria si fosse caricata di tensione...o forse era solo la sua immaginazione.
    Sylvia, tu continui a vedere troppi film thriller babbani e a leggere troppi gialli. Non ti fa bene
    La donna diede ancora due / tre dondolii alla carrozzina. Emma si era addormentata.
    In quel momento il proprietario le portò i tè con alcuni biscotti. La ex tassorosso ringraziò.*

    La ringrazio, avevo proprio bisogno di qualcosa di caldo

    * Si mise proprio davanti alla visuale della zona bar, ma quando il proprietario tornò al bancone e la ex tassorosso ebbe la visuale libera, notò che il ragazzo seduto al lato del bancone poco prima, si stava spostando, ma stavolta molto più vicino al suo tavolo.
    Più si avvicinava e più le sembrava...No,no...non è possibile, non può essere lui..
    Il cuore le prese a battere fortissimo.Il suo corpo la guidò da solo, facendola alzare dal tavolo.
    Cercando di non sembrare una stalker, lo guardava, cercava di ricollegare dei dettagli nella propria memoria, per capire se davvero poteva essere lui.
    Erano passati anni e anni e magari la memoria della ex tassorosso faceva le bizze, eppure qualcosa le diceva che aveva riconosciuto quel ragazzo al primo sguardo.
    Una volta a qualche metro da lui, lo osservò nuovamente e Sylvia rimase sconvolta, in senso positivo chiaramente. Il suo istinto le aveva detto bene, quando le aveva fatto capire che aveva riconosciuto subito il ragazzo.
    Quegli occhi scuri, quegli occhi che in quelle poche chiaccherate a scuola , erano stati capaci di sondarle l'anima e quei capelli sbarazzini, li avrebbe riconosciuti ovunque .Sylvia, è lui! E'....e' proprio lui!. Non ci credeva ancora!
    Si avvicinò ancora di qualche centimetro e probabilmente il tono che e uscì era tra il sorpreso, l'incredulo e il "Sto sognando? La voce le usci dolce, ma anche balbettante, a scatti per l'emozione,e le sembrò di venire ricatapultata in uno dei suoi ricordi a Hogwarts con lui.



    A...Alex! Alexander!! Sei..sei....oh Merlino! Non mi ero sbagliata, sei proprio tu!

    *Senza accorgersene, il primo vero sorriso sincero da giorni si posò sulle labbra della ragazza. Era lì davanti a lui, con il cuore che stava esplodendo di gioia. Non poteva credere che dopo tutti quegli anni avesse avuto la possibilità di rincontrarlo.Quel loro incontro lo considerava un'altro regalo, insieme a Emma. Magari è un segno del destino, Sylvia.. Che ne dici?.
    L'unica cosa che la ex tassorosso sapeva, era che una grandissima emozione la stava percorrendo da capo a piedi.
    Il cuore non aveva rallentato il battito nemmeno un secondo . Una domanda però prese il sopravvento . Si sarebbe ricordato di lei? Erano passati anni. Era rimasta nel cuore dell'ex corvonero? Perchè lui, nel cuore di Sylvia ci era rimasto eccome.*

    @Alexander_Morgenstern,




    Ultima modifica di Sylvia_Turner circa 4 mesi fa, modificato 5 volte in totale


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem Responsabile di Casa

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 275
       
       

    A...Alex! Alexander!! Sei..sei....oh Merlino! Non mi ero sbagliata, sei proprio tu!

    *Fu una voce, quella voce a farlo riemergere da quel vuoto in cui sempre più frequentemente sprofondava. Era rassicurante stare lì, in quel luogo nella sua testa in cui si limitava a galleggiare, estraniandosi dall'oceano di tenebre che era divenuto il mondo la fuori, il suo mondo, uno con il quale presto o tardi avrebbe dovuto inevitabilmente fare i conti. Eppure... eppure quella donna, una che a stento avrebbe potuto riconoscere per quanto il tempo l'aveva cambiata nell'aspetto, lo riportò in un mondo che, stranamente, gli sembrava fosse albergato dalla luce, uno in cui l'oscurità era solo una comparsa piuttosto che la protagonista indiscussa. E nemmeno si accorse d'esservi voltato, finché qualcosa nella sua mente non scattò, estendendosi alle proprie labbra: era.. un sorriso, quello? Sì, ed era il più sincero che potesse vantare da tanto tempo a quella parte.*



    Sylvia...

    *Merlino, era dannatamente felice di poter vedere una faccia amica che pensava non l'avrebbe mai riconosciuto, non dopo tutto quel tempo. Fu strano, difficile non annullare le distanze per stringerla in un abbraccio che avrebbe alle apparenze rasentato un'aggressione, uno di quelli che toglie il fiato, rende vane le parole, dimostra più di quanto un qualsiasi gesto avrebbe potuto fare. Ma loro erano sempre stati così: vicini, seppur tanto lontani. Ed era un bene, infondo, che l'ormai ex Tassorosso passasse tanto poco tempo assieme ad Alexander. Se lui era un vecchio corvo con le piume ormai sporche d'una oscurità simile al catrame, lei era un tasso fin troppo pieno di luce, uno che aveva sempre avuto il terrore di insozzare con la sua sola presenza. Ma no, forse aveva le traveggole, forse stava impazzendo del tutto.*

    Sylvia sei... sei davvero tu?

    *Che cosa deliziosa era dubitare dei propri sensi. Eppure sembrava lei, sembrava proprio quella ragazza sorridente, insicura e pregna d'una dolcezza che talvolta gli faceva persino dubitare esistesse, paragonandola ad una creatura tanto unica quanto eterea, unica della sua specie, l'umana incarnazione d'un angelo dalla bellezza che disarmava, uno che era forte nella sua fragilità e viceversa, uno che sembrava aver realmente pronunciato il suo nome. E restò lì, impalato, a bearsi dell'immagine di donna che si trovava proprio lì, a pochi metri da lui, esterrefatto. Avrebbe dovuto realmente abbracciarla, forse, o si sarebbe dovuto davvero chiedere se non avesse bevuto abbastanza da cominciare ad avere allucinazioni: ma l'alcol non bastava a sortire certi effetti, e il Paiolo Magico non era uno di quei locali babbani in cui ti imbottivano il bicchiere di allucinogeni e Merlino solo sapeva cos'altro. Sembrava stanca, sembrava distrutta, eppure felice.*

    Ehi, sei... sei davvero tu...?

    @Sylvia_Turner,


  • Sylvia_Turner

    Tassorosso Responsabile di Casa

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 8
    Galeoni: 1806
        Sylvia_Turner
    Tassorosso Responsabile di Casa
       
       

    *Sylvia era ancora sicura di stare sognando, eppure Alex era lì davanti a lei. Il sorriso sulla faccia della donna sembrava non volerserne andare più e aumentò ancora di più, quando Alex, si girò verso di lei, la osservò con i suoi profondi occhi scuri e un bellissimo sorriso comparve sulle labbra dell'uomo.*

    Sylvia...

    * La ex tassorosso si stava avvicinando, li separavano ancora alcuni metri però, quando all'improvviso Sylvia si ritrovò ad annullare, correndo, quei pochi metri che la separavano da Alex.
    Gli corse incontro , abbracciandolo cosi forte da rischiare di farlo cadere a terra *




    *Appena Sylvia abbracciò Alex, chiuse gli occhi, e cercando di non farsi sentire ,inspirò forte il suo profumo e lo abbracciò ancora più forte. Aveva paura che se avesse aperto gli occhi, Alex sarebbe scomparso, come era successo in quegli anni, anche se sicuramente era sparito per delle valide ragioni.
    Sylvia teneva ancora gli occhi chiusi, ma quando il suo cervello le disse che poteva aprirli e che Alex non si sarebbe dissolto, li aprì.
    Il battito del cuore non aveva rallentato un attimo, rischiava la tachicardia, mentre le mani presero a tremarle. Si staccò leggermente dall'abbracciò dopo alcuni minuti per poterlo osservare negli occhi.
    Lo osservò in quei profondi occhi scuri.
    A distanza di anni, ora Sylvia lo ammetteva, aveva sempre avuto un debole per gli occhi di Alex. Erano stati sempre capaci di capire al volo quando qualcosa non andava e ricordava che ai tempi della scuola il suo sguardo era come un calmante per lei.
    Fu un attimo, ma le sembrò che ci fosse qualcosa di diverso negli occhi di Alex, ma...forse se lo era immaginato, anche perchè quello sguardo la calmava, come l'aveva calmata anni addietro.
    Erano passati davvero tanti anni, e ora...davvero lui era lì? Di fronte a lei? La vita poteva averle fatto un regalo tanto meraviglioso?
    A quanto pareva si e in più in quel momento, le sembrò un dono del cielo. Ovvio che lo era sempre stato, ma in quel momento, per Sylvia lo era ancora di più.
    La voce di Alex la fece tornare ai loro momenti a scuola.*

    Sylvia sei... sei davvero tu?

    * Si ricordava di lei e in quel momento quello fu uno dei più bei regali per la donna, ovviamente insieme alla piccola Emma, che la aspettava addormentata nella carrozzina a pochi metri da loro, accanto a un tavolo.
    La ex tassorosso lo guardò ancora più incredula, dopo tutti quegli anni si ricordava ancora di lei.
    Con gli occhi lucidi ,Sylvia lo guardò con un sorriso dolce e emozionato e guardano l'uomo di fronte a lei, gli mise una mano sulla spalla, e gli disse sorridente e con la voce ancora attraversata da un emozione fortissima.*

    Alex, il mio meraviglioso corvonero preferito! Per Tosca, che gioia immensa rivederti! Sono passati anni! Non sai quanto mi sei mancato!

    * Gli diede il tempo di metabolizzare l'idea che fosse lì anche lei, perchè qualche minuto prima le era sembrato che anche lui l'avesse scambiata per un illusione. Restò poi a fissarlo come un ebete, ma non potevano di certo restare in piedi a fissarsi , quando c'erano anni da recuperare. Cosi indicandogli il tavolo gli chiese.*

    Allora...che ne dici se ci sediamo al mio tavolo e beviamo qualcosa? Mi devi raccontare!

    * Disse Sylvia con un sorriso. Chissa cosa aveva fatto Alex in quegli anni .*

    @Alexander_Morgenstern,




    Ultima modifica di Sylvia_Turner circa 4 mesi fa, modificato 9 volte in totale


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem Responsabile di Casa

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 275
       
       

    *La strinse a sé, e lo fece con forza, sollevandola contro il proprio petto mentre sentiva ed avvertiva una risata felice sfuggirgli dalle labbra, realizzando pian piano quella che era la realtà: Sylvia era lì. Dopo tutto quel tempo l'aveva ritrovata, era lì con quella che avrebbe quasi potuto definire un'amica d'infanzia, una compagna persa, una giovane donna che non credeva avrebbe mai più rivisto. Perché molte volte la vita era così, avvicinava solo per poter allontanare, congiungeva solo per distruggere e, nel caso di Alexander, forse era meglio così. Ne ebbe la conferma quando Sylvia lo guardò negli occhi, cambiando espressione solo per qualche secondo e dando al mago la certezza che sì, qualcosa era cambiato persino nei suoi occhi, lo "specchio sull'anima".*

    "Quanti frammenti hai contato, Sylvia? Riesci a vedere in quanti pezzi mi sono ridotto?"

    *Quella sadica voce della coscienza tornò a tormentarlo solo per un istante, poiché il ragazzo si impose il controllo, poggiando con i piedi per terra la ragazza e sì, limitandosi a sorridere, a non pensare, a concentrarsi magari su qualcos'altro. Magari il primo giorno in cui aveva visto la donna che gli stava dinnanzi, forse: lui faceva il quinto anno quando lei cominciò la scuola e sì, ricordava come fosse ieri cosa rivide attraverso gli occhi della Tassorosso. Era sempre stato abile a comprendere le persone, le situazioni, il mondo che lo circondava: un figlio di Rowena, in tutto e per tutto, insomma.*

    Alex, il mio meraviglioso corvonero preferito! Per Tosca, che gioia immensa rivederti! Sono passati anni! Non sai quanto mi sei mancato! Allora...che ne dici se ci sediamo al mio tavolo e beviamo qualcosa? Mi devi raccontare!

    *E rise, lo fece adesso di sincera gioia, stringendo ancora una volta seppur in modo assai più breve l'amica che credeva perduta, capacitandosi dopo non pochi sforzi che era lì, era reale, ed era cresciuta almeno quanto lo era lui. Ed annuì, prendendo dal bancone il suo bourbon e portandolo verso il tavolo che lo indicava: e sì sentì sbiancare, una volta lì. C'era una culla, una piccola culla dove una bambina dormiva. Posò il bicchiere prima di sentirselo scivolare dalle dita, avendo difficoltà a collegare i tasselli non per la loro difficoltà, bensì per quella schiacciante e scioccante realtà.*

    Oh beh, direi che non sono l'unico ad avere qualcosa da dire...

    *Ci mise qualche secondo per riaversi dalla sorpresa, sorridendole e sbirciando nella culla, per poi sedere al lato opposto dell'amica, affiancando il più possibile quella piccola, dormiente creatura.*

    Congratulazioni, Sylvia. Se avessi saputo ti sarei venuto a far visita molto, molto prima. E' bellissima.

    @Sylvia_Turner,


  • Sylvia_Turner

    Tassorosso Responsabile di Casa

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 8
    Galeoni: 1806
        Sylvia_Turner
    Tassorosso Responsabile di Casa
       
       

    * Sylvia non avrebbe mai immaginato che un abbraccio avrebbe significato cosi tanto per lei, quel gesto le era entrato sottopelle, ed era arrivato dritto al cuore.
    Ci fu quel momento in cui gli occhi di lei e di Alex si trovarono e a Sylvia sembrò che ci fosse qualcosa di diverso.
    Poteva conoscere abbastanza bene Alex da dire" Si, è cosi"! oppure se lo era davvero solo immaginato?
    Osservando bene l'uomo, le sembrò che a un certo punto il suo sguardo fosse preda dei ricordi. Forse come lei, stava ricordando i loro anni a scuola?
    Quando i due si staccarono leggermente sciogliendo di poco l'abbraccio e la donna disse che gli era mancato e lo invitò a sedersi al tavolo, l'ex corvonero rise , ma non era una risata da presa per i fondelli.
    Sylvia lo osservò , quella era una risata sincera. Era diventata abbastanza brava a capire quando qualcuno rideva per mantenere la " maschera" oppure se era una risata densa di gioia.
    Quella faceva sicuramente parte della seconda, era piena di gioia! Come faceva a capirlo?
    Semplice, perchè quella risata contagiò anche gli occhi. Anche se pochi attimi le era sembrato che qualcosa , tipo un velo oscurasse gli occhi dell'uomo, in quel momento, la risata aveva coinvolto anche gli occhi.
    La donna aveva invitato Alex al tavolo, e cosi lo vide prendere il suo bicchiere di bourbon ,e poi lo condusse al tavolo, dove Emma, nella sua carrozzina li stava aspettando.
    Sylvia arrivò davanti alla carrozzina, ma quando vide l'espressione di Alex, vide che era praticamente sbiancato.
    Lo vide posare velocemente il bicchiere sul tavolo, forse per paura che gli cadesse.*

    Oh beh, direi che non sono l'unico ad avere qualcosa da dire....

    *La diciannovenne si grattò la nuca, un pò imbarazzata. Era...strano? No, non era la parola giusta. Emozionante, ecco la parola giusta. Era emozionante mostrare Emma a una delle persone più importanti della sua vita. Vide Alex avvicinarsi alla culla, per dare una sbirciata alla piccola, per poi sedersi al tavolo , proprio accanto alla carrozzina.*

    Congratulazioni, Sylvia. Se avessi saputo ti sarei venuto a far visita molto, molto prima. E' bellissima.

    *Di nuovo sul volto della donna, comparve il secondo sorriso sincero, dopo alcuni giorni. Sylvia gli disse.*

    Sorpresa! Ti ringrazio molto! Alex, ti presento Emma, la mia principessina.Ha fatto giusto un mese il 19 Marzo.

    *Dopo una piccola pausa gli disse continuando.*

    Tranquillo, non potevi saperlo e inoltre purtroppo non avevo un indirizzo al quale scriverti, ma ora sei qui, ed è questo che conta.

    * Disse Sylvia con un piccolo sorriso. Mentre parlava, il suo sguardo cadde un attimo sulla fede al dito, ma spostò subito lo sguardo su Alex. Ora voleva solo concentrarsi su di lui. Il destino le aveva fatto quel regalo e anche se l'arrabbiatura e il dispiacere erano ancora forti, non poteva permettersi di stare male di fronte al suo caro amico. Voleva essere allegra solo per lui, anche se era una parola, ma Alex si meritava solo il meglio di lei.
    A un certo punto, le parole uscirono da sole e indicando tutta la persona di Alex. disse*

    Certo che...sei diventato davvero ...come dire..ancora più bello! Scommetto che hai fatto strage di cuori, in questi anni eh?

    * Disse Sylvia con un sorriso furbetto. Era un complimento da amici, solo amici, chiaramente, ma a Sylvia non era mai capitato di essere cosi schietta, o almeno pochissime volte.*

    Penso che Emma sarà felice di avere uno zio acquisito cosi,sai?

    * Bevve un piccolo sorso di tè, ma i biscotti erano ancora intatti. Lo sguardo della donna si fece per un attimo serio.
    Missa che anche oggi non si mangia niente,lo stomaco ancora chiuso. Si ritrovò nuovamente a guardarlo negli occhi per poi chiedergli*

    Allora, raccontami dai. Cosa hai fatto di bello in questi anni? Sono curiosa!

    *Disse sporgendosi leggermente sul tavolo, attenta a non perdersi nemmeno una parola dell'ex corvonero.
    Non l'avrebbe mai confidato a nessuno, ma Alex , era una di quelle poche persone che avevano sempre dato tanta forza a Sylvia. Per la donna, era una delle poche persone che incarnavano il concetto di forza. *

    @Alexander_Morgenstern,




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  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero Ad Honorem Responsabile di Casa

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 275
       
       

    Oh, io....

    *Ed arrossì. Lo fece come solo un tredicenne avrebbe potuto fare, chiudendosi in qualche secondo di silenzio, abbassando il viso con un sorriso imbarazzato: da dove veniva fuori, quel complimento? Non che Alexander ignorasse d'essere un ragazzo di bell'aspetto, ma era anche vero che non si aspettava certo un complimento tanto esplicito. Non che fosse un problema, insomma, sapeva che Sylvia non l'aveva fatto certo con malizia, ma... era tutto particolare, lui. E se la gioia di rivederla, mista alla sorpresa di quella creatura in fasce alla quale l'amica aveva dato il nome di Emma non fosse stata abbastanza, quel complimento lo mandò momentaneamente in tilt. Fu questione d'un secondo o poco più, qualcosa dalla quale si riprese con il medesimo sorriso, alzando nuovamente lo sguardo in quello dell'ex Tassorosso, facendole un'occhiolino accompagnato da una scrollatina di spalle.*

    Ho avuto le mie esperienze, se così vogliamo chiamarle.

    *Sì, era come ritrovarsi ancora una volta nei giardini di Hogwarts assieme a quella studentessa, quella che ora era divenuta una donna matura, una che aveva come Alexander e tanti altri una storia da raccontare, una che però, specialmente sotto alcuni aspetti, era rimasta la medesima, dolce Sylvia Turner d'un tempo. Era bello vedere che, in quell'oceano di dolore e tenebre, neanche la vita potesse affievolire ciò che una persona era: non fino in fondo, non in maniera tanto profonda. Tornò dunque con lo sguardo ad Emma, a quella bambina dagli occhi così grandi, quella creatura che era il chiaro esempio dell'innocenza, di ciò che andava la pena difendere, una vita che doveva ancora avviarsi e sì, una che era la chiara dimostrazione di ciò per cui valesse la pena morire. Ed Alexander si perse per qualche istante negli occhi di quella piccola creatura, prima di tornare a dedicare la sua totale attenzione a sua madre, a quella strega che gli sedeva di fronte, quella che sebbene fosse la sua amica di vecchia data, ormai, sembrava poter quasi passare per una donna totalmente nuova: e non era sicuro questo fosse qualcosa di positivo. Lo vedeva nei suoi occhi, lo leggeva nei suoi gesti, ormai tanto abituato a leggere l'animo di chi si trovava di fronte, sperando solo di poter sbagliare considerazione, per una volta. Sembrava davvero a pezzi, e quei segni di stanchezza sul suo bel volto non mentivano: in modo diverso da Alexander, ma Sylvia Turner stava attraversando l'inferno. Scacciò quel pensiero con un sospiro, provando a vedere qualcosa negli occhi dell'amica che non fosse semplice sofferenza, un barlume che trovò quasi immediatamente. Era realmente felice d'essere lì, con lui, così come riusciva a leggere nel suo sguardo quell'amore che solo una madre può provare per la sua creatura.*

    Zio?

    *Sussurrò adesso, incredulo, quasi stordito dall'idea "originale" di Sylvia, qualcosa che lo fece ridere fin dal principio, la stessa cosa che lo sorprese, riscoprendo in quella risata non ilarità, bensì eccitazione. Sul serio, sarebbe potuto essere uno zio o qualcosa del genere? Mai c'aveva pensato, giacché era sempre stato figlio unico e no, neanche si sarebbe mai potuto porre una domanda simile ma sì, il suono lo deliziava. Probabilmente glielo si leggeva in faccia, mentre si chinava verso quel fagottino, sfiorando con un indice una delle piccole mani serrate in pugni.*

    Sarò "zio Alex", piccola Em?

    *Bisbigliò in un filo di voce, non riuscendo davvero a trattenere quel sorriso, badando bene a non svegliare la bambina e sì, tornando a sorridere ampiamente alla sua amica. Beh, era tornato ad essere suo amico ed era divenuto zio: tutto in un pochi minuti! Quella considerazione lo fece ridacchiare sommessamente, mentre tornava a dedicarsi al proprio bourbon, poggiandosi comodo allo schienale e sì, valutando con tranquillità la giovane di fronte a sé: domanda pericolosa, oltre che interessante. Ma, per fortuna, negli ultimi tempi non era stato tutto nero.*

    Oh, niente di che, a dire il vero. Sono divenuto un Allevatore di draghi e sì, trascorro il mio tempo libero un po' di qua ed un po' di la. Nella Londra babbana, il più delle volte.

    *E il sorrisetto che le rivolse, seppur fosse certo non lasciasse dubbi, fu accompagnato dalle parole che la strega avrebbe dovuto aspettarsi. Probabilmente non avrebbe voluto rivelare granché su ciò che la affliggeva, ma... Alex era sempre stato così, no? Un tipo da "terapia d'urto" e, alla fine, non le avrebbe mai chiesto di parlare di ciò che non si sentiva pronta a rivelare.*

    Tu, mammina? Cos'hai fatto, in questi anni?

    @Sylvia_Turner,




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    * Improvvisamente a Sylvia sembrò di essere riuscita in un impresa, e guardò Alex sorpresa, perchè quando la diciannovenne le disse con tutta la gentilezza e l'amicizia possibile che era diventato ancora più bello, e che sicuramente aveva fatto strage di cuori, incredibilmente l l'ex corvonero arrossì. Sylvia sgranò leggermente gli occhi, e poi gli sorrise con tenerezza.
    Non voleva metterlo in imbarazzo, ma era sto un complimento venuto dal cuore, e le parole erano uscite da sole.*

    Oh, scusami! Non volevo imbarazzarti o metterti a disagio. Woow, però è incredibile che ci sia riuscita.

    *La risposta arrivò dopo pochi istanti e non la stupì.*

    Ho avuto le mie esperienze, se così vogliamo chiamarle.

    * Le disse facendole un occhiolino e una scrollatina di spalle. Sylvia ridacchiò e fece un espressione maliziosetta e gli fece gomito, nonostante fossero seduti uno di fronte all'altra , per poi fare un bel sorriso. Si, era proprio come essere tornati a Hogwarts, quegli anni di lontananza sembravano non essere passati affatto. In quel momento sapeva che il tempo non aveva logorato la loro amicizia e l'istinto le diceva che avrebbe potuto continuare a contare su Alex, sulla sua amicizia e il suo affetto.
    A un tratto vide lo sguardo di Alex posarsi sulla piccola Emma. Sylvia lo osservò, era come incantato, come se Emma lo avesse in qualche modo ipnotizzato e Sylvia si ritrovò a guardare incantata Alex che guardava a sua volta la piccola. Per Sylvia era l'unica cosa bella in quel momento, insieme a lui, Char e Jane. In quel momento si rese conto che avrebbe potuto dare la vita anche per Alex.
    Emma era l'unica cosa bella in quel mondo pazzo. Avrebbe dato la vita per lei, senza pensarci due volte. Il legame madre- figlia era il legame più potente al mondo.
    Dopo qualche minuto, la donna gli aveva detto che sarebbe stato un ottimo zio acquisito e Alex la guardò incredula, sussurrando la parola" Zio".
    In un attimo si chinò sula carrozzina e sfiorò con l'indice la manina chiusa a pugno di Emma. *

    Sarò "zio Alex", piccola Em?

    *Successe in un attimo. La piccola guardava Alex con i suoi grandi occhi color nocciola, gli occhi di Sylvia e la sua manina si aprì e strinse l'indice di Alex.*
    Sylvia , che nel frattempo si era avvicinata e aveva visto la scena, sorrise ancora più dolcemente e intenerita rispose.*

    Sai, credo che posso tranquillamente dirti...benvenuto in famiglia!Ti adora già.

    * Sembrava che Emma capisse chi erano le persone importanti, era incredibile. Forse però anche se aveva solo un mese di vita, in qualche modo riusciva a sentire l'anima delle persone e poteva sembrare assurdo e sicuramente sciocco, ma sembrava che in qualche modo gli volesse già bene.
    Alex poi tornò a rivolgere la sua attenzione a Sylvia, e quando la ex tassorosso gli domandò che cosa aveva fatto in quegli anni, Sylvia fece tornare la sua attenzione al mille per mille, mentre ascoltava la sua risposta.*

    Oh, niente di che, a dire il vero. Sono divenuto un Allevatore di draghi e sì, trascorro il mio tempo libero un po' di qua ed un po' di la. Nella Londra babbana, il più delle volte.

    *Sylvia sgranò gli occhi, mentre nel suo sguardo si leggeva un ammirazione profonda.*

    Co....Come?! Allevatori di draghi? Santissima Tosca, Morgana e Merlino! Alex, ma è un lavoro stupendo,sicuramente molto faticoso e impegnativo. Immagino però che dia anche tante soddisfazioni. Sono davvero molto contenta e fiera di te!

    *Lo vide fare un sorrisetto. Oddio..Lo conosceva quel sorrisetto, e sapeva cosa doveva aspettarsi. Di certo non avrebbe parlato solo lui, del suo lavoro, e di quello che faceva Infatti la domanda che temeva arrivò*

    Tu, mammina? Cos'hai fatto, in questi anni?

    * Sylvia abbassò un attimo lo sguardo sulle venature in legno del tavolo, incrocio le mani poggiate sul tavolo, mentre lo sguardo si spostò nuovamente sulla fede all'anulare sinistro. Durò alcuni istanti,nei quali quello che era successo alcuni giorni prima, tornò a invaderle la mente. Sospirò e poi rispose cercando di dare un tono quantomeno allegro alla voce..*

    Io? Oh niente di speciale. Ho terminato Hogwarts l'anno scorso , e ho dato esami per poter poi lavorare al comune di Hogsmeade, ma ...devo ancora fare il colloquio.Per il momento, aiuto la preside Mills al negozio di bacchette, e...

    * Guardò Alex, dritto negli occhi. Niente da fare. Quegli occhi avevano il potere di calmarla. Sapeva di potersi fidare di Alex. Fu come se una diga si rompesse e anche se con molta difficoltà,un fiume di parola uscì dalla bocca di Sylvia*

    Sono sposata...Anche se...Sai cosa? Pensi di conoscere una persona, pensi di conoscerla come conosci ogni parte di te stesso , la ami, la ami talmente tanto che la sposi.
    Poi ....Scopri che questa persona ti ha mentito per sette mesi, riguardo una cosa di famiglia..e quando tu scopri delle lettere nel capanno degli attrezzi, come scusa ti dice la cavolata del " Non volevo farti agitare perchè eri incinta?
    Per me non ha senso, prendi in giro prima di tutto te stesso perchè se sei sincero, se dici davvero di amare una persona , non le nascondi le cose.
    Pensa che quando mi diceva che lo convocavano a Hogwarts o al Ministero, lui andava in Scozia da solo per cercare il suo padre biologico...senza di me, anche se sapeva che per me era molto importante trovarlo con lui.


    *Con un sorriso amaro continuò*

    sai qualè il problema? Pensano tutti di dovermi proteggere, nemmeno fossi una bambola di porcellana, ma io sono grande ormai. Non voglio essere protetta più del necessario. Per una volta voglio essere io il principe e salvare gli altri
    La sincerità prima di tutto, non importa se lo fai a fin di bene, non ha senso nasconderla, tanto tutti i nodi vengono al pettine, la verità prima o poi salta fuori. Certo, farà male, molto male quando si saprà la verità, ma farà ancora più male sapere che quella persona ti ha mentito per mesi.


    * Fece una pausa, abbassò lo sguardo di nuovo sul tavolo, mentre una parte di lei si vergognava.*

    Sono ormai sei/sette giorni che sono andata via di casa con Emma. A essere sincera, non sto tenendo nemmeno il conto e...non so nemmeno quando e se ci tornerò

    *Ora si che avrebbe voluto sotterrarsi. Forse alla fine non era cambiata, forse era rimasta la solita ragazza debole. Quale sarebbe stata la reazione di Alex?*

    @Alexander_Morgenstern,




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    Oh, scusami! Non volevo imbarazzarti o metterti a disagio. Woow, però è incredibile che ci sia riuscita.

    Certo, perché imbarazzarmi è un'impresa, vero?



    *Quella domanda retorica seguì una risata spontanea, un qualcosa che non riuscì a trattenere. No, Alexander era sempre stato un ragazzo che non sapeva come rispondere ai complimenti fatti, lasciando che l'imbarazzo lo prendesse come fosse un tredicenne impacciato. E sì, almeno sotto quel punto di vista l'uomo era proprio questo: un ragazzino che smetteva di ragionare, mentre mille e più parole sconnesse gli si affollavano nella mente, ottenendo l'orrendo risultato d'un silenzio che prometteva risposte, uno che però rimaneva sempre tale. Disastroso, vero? Ma l'ex Tassorosso sembrò cogliere l'evidente difficoltà del suo interlocutore, tanto da proseguire quel racconto, lasciandolo attonito, soffermatosi su alcune parole da lei dette, cogliendo comunque tutto ciò che diceva, ma incapace anche solo di considerare l'idea di fermarsi a rimestare nel torbido.*

    "La sincerità prima di tutto, non importa se lo fai a fin di bene, non ha senso nasconderla, tanto tutti i nodi vengono al pettine, la verità prima o poi salta fuori. Certo, farà male, molto male quando si saprà la verità, ma farà ancora più male sapere che quella persona ti ha mentito per mesi."

    *Che era un pessimo amico lo sapeva da sempre, ma quelle ultime parole lo colpirono con la stessa intensità d'uno Schiantesimo in pieno viso, costringendolo a bere un sorso prima di poter anche solo considerare l'idea di pensare qualcosa, il sapore forte del bourbon che gli riempiva la bocca, bruciando lungo l'esofago e sì, sembrando riuscisse a raggiungere un animo che attendeva un qualsiasi conforto, trovando in esso una sorta di Panacea, seppur temporanea.*

    Non ti dirò che mi dispiace, Sylvia, giacché credo tu sia stanca di sentirtelo dire.

    *Fu così che decise di cominciare il suo discorso, perché voleva condividere il suo punto di vista, anche se probabilmente non era affatto richiesto. Stava per impicciarsi? Forse. Ma lei era un'amica, non una semplice conoscente, e se nel loro rapporto Alexander mancava sotto diversi punti di vista, non riusciva neanche a pensare di lasciarla lì, in balia dei suoi demoni senza prima offrirle una seconda prospettiva dalla quale osservare le cose. E fu con un sospiro che si lasciò andare lungo lo schienale, portando entrambe le mani sulla superficie liscia del tavolo, gli occhi che vagavano da quelli dell'amica al bancone di fronte a sé, fino a scivolare sulle dita, quelle che giocherellavano con l'anello che portava al medio della mano sinistra.*

    Tuttavia, credo tu stia facendo un po' di confusione, al momento. Ed è giusto, per l'amor di Rowena, è normale che non riesca ad essere obbiettiva. E' una "ferita troppo fresca", quella che porti addosso, e non puoi concentrarti sul fatto che si rimarginerà poiché senti ancora troppo dolore. Ma per come la vedo io, se posso permettermi, non è stato "proteggerti" ciò che il tuo ex ha fatto. Questo è tenerti all'oscuro, volutamente, e per motivi che sa lui solo.

    *Altro punto a "sfavore" di Alexander? Era tanto sincero, alle volte, da risultare brutale. Non aveva filtri, e questo poteva essere un grande pregio come, in momenti delicati come quello, un enorme difetto. Si morse il labbro inferiore, adesso incapace di sostenere il suo sguardo per ciò che aveva detto, gli occhi bassi sull'anello, prima di prendere un nuovo respiro, trovando le forze di guardarla negli occhi. Era davvero il caso di continuare? No, perché c'erano questioni assai più urgenti da discutere.*

    Dimmi, dov'è che stai alloggiando? Per il futuro avrai modo di pensarci più in la, ma hai una bambina, e non puoi semplicemente focalizzarti su ciò che sarà: per il suo bene, oltre che per il tuo, adesso è sul presente che devi concentrarti. Lo devi a lei, prima che a te stessa. Non lasciare sia l'innocente a pagare per il colpevole.

    @Sylvia_Turner,


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    *Durante la spiegazione, quando aveva parlato della sincerità, la donna lo aveva osservato, e per un attimo, negli occhi dell'uomo, vide qualcosa, forse...turbamento?..Nah, non era possibile, forse quell'incontro era stato talmente denso di emozione, da immaginarsi le cose a un certo punto.
    Le mani intrecciate sul tavolo, sguardo abbassato sulle venature del tavolo in legno, e l'aria un pò stanca, Sylvia, era pronta a sentirsi dire dire che alla fine era rimasta la solita ragazzina.Forse alla fine sono rimasta sempre la solita.. Improvvisamente però, una parte di lei però saltò fuori dicendoleE' Alex! Cosa stai dicendo? Ti hai mai giudicata?No, si è sempre limitato a darti la sua opinione e quindi è' sempre stato un amico.
    Ora che ne stava parlando con l'uomo, certo, la rabbia c'era ancora ma era come se Alex fosse riuscito a togliere qualche granello di rabbia dalla montagna , che si era depositata al centro del cuore. Attendeva la reazione di Alex, e la sua risposta non tardò ad arrivare.*

    Non ti dirò che mi dispiace, Sylvia, giacché credo tu sia stanca di sentirtelo dire.

    * In realtà nessuno le aveva detto che le dispiaceva, apparte Marcus, suo marito, quando aveva cercato di scusarsi. In realtà lui era l'unico a sapere di quello che era successo. Non aveva messo al corrente nessuno. Ne Charlotte, Ne Jane. Lui era l'unico ad averla vista da quando alloggiava li al Paiolo. Alex andò avanti nel discorso, dicendo che un pò di confusione per più che normale in quel momento, anche perchè in quelle situazioni raramente si riusciva a essere obiettivi.*

    E' una "ferita troppo fresca", quella che porti addosso, e non puoi concentrarti sul fatto che si rimarginerà poiché senti ancora troppo dolore. Ma per come la vedo io, se posso permettermi, non è stato "proteggerti" ciò che il tuo ex ha fatto. Questo è tenerti all'oscuro, volutamente, e per motivi che sa lui solo.

    *Lo sguardo le cadde di nuovo sulla fede all'anulare sinistro. Quel simbolo, per lei valeva ancora moltissimo, era importante come lo era sempre stato. Lo amava ancora? Amava ancora Marcus, e molto anche.. ma in quel momento si sentiva tradita. Alex aveva centrato appieno il nocciolo del discorso. Sospirò e guardò Alex con uno sguardo di gratitudine.
    Per qualcuno sarebbe stato brutale sentire che una persona teneva volutamente all'oscuro un'altra su uno specifico argomento, ma per la donna, in quel momento fu normale e aveva bisogno di qualcuno che fosse anche brutale. Se poi si poteva considerare un difetto dire le cose come stavano? Per lei non era un difetto.

    Hai ragione, sono ancora arrabbiata e scossa e anche io ho i miei dubbi che l'abbia fatto per proteggermi. E poi da che cosa doveva proteggermi? Comunque...se dovessi pensare di essere stato troppo brusco, non preoccuparti, hai fatto più che bene. A volte quello che ci vuole è qualcuno che ti dia una bella scrollata.

    * Concluse con un piccolo sorriso. Dopo una pausa, si rese conto, che Alex aveva detto la parola " ex". Tornò seria. Sylvia non era ancora sicura di quello che sarebbe successo da quel momento in avanti. Si sporse poi vero la carrozzina , aveva sentito dei piccoli gorgogli da Emma si sporse per prenderla in braccio,. Una volta presa la bambina tra le braccia, Sylvia cominciò a cullarla, fino a che non la piccola si addormentò in braccio a lei. Oddio, si rendeva conto che stava facendo tutto sotto gli occhi di Alex? Chissa come doveva sembrargli la scena! Sylvia continuava a cullarla dolcemente, e guardando Alex gli disse.*

    Non ho ancora deciso cosa fare con Marcus..quindi non so se considerarlo ex. Uscendo di casa, gli ho detto che se se proprio non vuole cambiare per me, se non vuole smettere di mentire a me ..che diventi un uomo migliore, almeno per sua figlia.
    Non credo che Emma voglia un padre bugiardo...


    *Lo vide mordersi il labbro inferiore, abbassare gli occhi. Sylvia si preoccupò. Forse si era pentito di quello che aveva detto? A un tratto la voce di Alex la sorprese nuovamente*

    Dimmi, dov'è che stai alloggiando? Per il futuro avrai modo di pensarci più in la, ma hai una bambina, e non puoi semplicemente focalizzarti su ciò che sarà: per il suo bene, oltre che per il tuo, adesso è sul presente che devi concentrarti. Lo devi a lei, prima che a te stessa. Non lasciare sia l'innocente a pagare per il colpevole.

    *Sylvia lo guardò profondamente negli occhi.
    Doveva dare un a casa a Emma. ma per ora di tornare a Hog Road, non se ne parlava.
    Non poteva certo fare la nomade con lei e spostarsi nei bed and brekafast di Londra.
    Una frase di Alex, la colpì. Doveva pensare al presente. Aveva ragione e lei non poteva di certo andare in giro per mezzo mondo con Emma per far capire a Marcus dove a aveva sbagliato.Anche se quel maledetto ricordo era ancora troppo vivido, ora il bene di Emma era la cosa più importante del mondo. Avrebbe messo da parte la sua felicità per quella della sua bimba.*

    Hai ragione. Ora l'importante è concentrarmi su di lei, pensare al suo bene, alla sua salute e felicità. Al momento alloggio qui al Paiolo Magico. Il proprietario è un mio caro amico, e mi ha detto che posso fermarmi quanto voglio, però...mi rendo conto che alla fine con una bimba di un mese, posso dare un sacco di disturbo. Pensavo di trasferirmi almeno dopodomani nella mia vecchia casa di Londra, quella dove abitavo con i miei. Loro abitano in Italia ora..Io ho deciso di vivere qui.
    Ho fatto fuga dall' Italia...


    * Concluse son un sorrisino amaro. Se pensava a tutto quello che era successo da quando era tornata in Inghilterra. Sembrava che fossero passati anni. *



    *Chissa se avrebbe raccontato del suo trasloco in Italia e della sua fuga per tornare in Inghilterra. Non aveva raccontato tutto ad Alex, ma ci sarebbe stato tempo..*

    @Alexander_Morgenstern,




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    *Sì beh, fu decisamente imbarazzante quella tremenda gaffe, ma c'era da capire anche il punto di vista di Alexander: era un tipo estremamente razionale, forse fin troppo, e aveva dato per scontato che Sylvia avesse rotto la sua relazione con Markus nel momento stesso in cui aveva lasciato la loro casa. Per Alex il "grigio" non era una sfumatura, ma una sottospecie di forzatura fra bianco e nero, i suoi unici modi di vedere le cose. Non che questo significasse qualcosa, ma se lui fosse stato implicato in una relazione e fosse andato via di casa avrebbe considerato questa come finita nel momento esatto in cui avesse varcato la soglia. Per l'ex Corvonero, uno che era fin troppo chiaro con sé stesso fin dal principio, tutto ciò equivaleva ad un semplice prendersi in giro: pause di riflessione o cose varie le considerava come una presa per i fondelli e il prender tempo per riflettere non era che qualcosa che sì, avrebbe solo portato più sofferenza. Perché arrovellarsi l'anima, il cervello ed il fegato su un qualcosa che si sa già finito? Alti e bassi ci sono ovunque, in ogni relazione, ma se qualcosa l'avesse spinto anche solo a considerare quella sorta di idea... beh, quei due erano decisamente diversi.*

    Pensavo di trasferirmi almeno dopodomani nella mia vecchia casa di Londra, quella dove abitavo con i miei. Loro abitano in Italia ora..Io ho deciso di vivere qui.
    Ho fatto fuga dall' Italia...


    E se venissi a vivere da me?

    *Sentì quelle parole sfuggirgli dalle labbra ancor prima che le realizzasse, battendo più volte le palpebre, confuso ed incredulo d'averlo detto nell'immediato secondo successivo. Beh, come idea non era affatto male, e lo stupore di pochi istanti prima non significava certo che fosse pentito d'averle proposto simile soluzione: era solo stupito, tutto qui. Vuotò il suo drink, facendo poi spallucce e ritrovando gli occhi dell'amica.*

    Ora come ora, vivo in un monolocale a Londra, ma... ho una villa. O meglio, ho ereditato la villa di famiglia, in periferia della città. E' grande, decisamente troppo per viverci da solo, ecco il perché della mia "scelta di vita": troppo grande, troppo vuota e silenziosa per essere abitata da una persona sola.

    *Cominciò a dirle, facendo ruotare appena il bicchiere sulla superficie liscia del tavolo, adesso guardando Sylvia con un sorriso.*

    Sarei più tranquillo, sapendovi con me piuttosto che abbandonate a voi stesse. E poi, ripeto, casa è davvero tanto grande. Avresti la tua camera, il tuo bagno e tutti gli spazi che desideri. Cielo, forse avresti anche più di questi.

    *Si ritrovò a constatare in un sorrisino, scuotendo appena il capo. E d'improvviso, quell'idea che gli era balzata in mente in una frazione di secondo gli sembrò la più sensata che avrebbe mai potuto avere. Se l'ex Tassorosso avesse accettato la sua proposta... beh, sì, sarebbero diventati a tutti gli effetti coinquilini.*

    @Sylvia_Turner,


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    * Lo sguardo di Sylvia si posò per alcuni minuti su Emma, che nel frattempo si era addormentata, cosi , delicatamente la riappoggiò nella culla, le sistemò la copertina e tornò a sedersi. Ci fu un momento di silenzio quando Sylvia disse che non sapeva ancora cosa avrebbe fatto con Marcus e quando la diciannovenne osservò Alex, ci fu un momento in cui le sembrò in imbarazzo, per la seconda volta da quando si erano ritrovati al bar. Forse si aspettava che fossi andata via definitivamente da casa.., pensò la donna e poi con un piccolo sorriso disse.*

    Scusami Alex, non volevo metterti in imbarazzo... di nuovo. Sembra che oggi per me sia la giornata del " Metti in imbarazzo Alexander!"

    * Bevve poi un lungo sorso di tè e per un attimo il calore della bevanda le diede un pò di conforto, specie allo stomaco, uno dei punti più sensibili della ex tassorosso. Qalche attimo prima Alex le aveva chiesto dove alloggiava in quel momento e la donna aveva risposto che si sarebe trasferita nella vecchia casa a Londra, dove aveva abitato con i genitori.
    Sylvia si ritrovò a pensare che avrebbe dovuto dare una bella pulita alla casa. Magari si sarebbe anche divertita! Fare le pulizie, magari con un pò di musica, l'aveva sempre aiutata nei momenti difficili. Diede ancora un sorso di tè e mentre beveva l'uomo davanti a lei le chiese.*

    E se venissi a vivere da me?

    *A Sylvia tremò il braccio, e quasi si strozzò mentre beveva,. Appoggiò velocemente la tazzina nel piatto e dopo alcuni colpi di tosse. riuscì a ritrovare un pò di ossigeno e guardò con occhi sgranati Alexander. Sylvia lo guardò, confusa e sorpresa insieme. Molto sorpresa.
    Lo vide sbattere le palpebre confuso almeno quanto lei. La ex tassorosso continuò a osservarlo, mentre finiva il suo bourbon. Fece spallucce e poi si ritrovò incatenata in quegli occhi. Alex disse che in quel momento viveva in un monolocale, ma che era in possesso di una villa. Una villa? Non sapeva nemmeno che fosse ricco. Ascoltò attentamente mentre l'uomo le spiegava che l'aveva ereditata dalla famiglia. Era troppo grande per viverci da solo, ed era troppo vuota e silenziosa. *

    Sarei più tranquillo, sapendovi con me piuttosto che abbandonate a voi stesse. E poi, ripeto, casa è davvero tanto grande. Avresti la tua camera, il tuo bagno e tutti gli spazi che desideri. Cielo, forse avresti anche più di questi.

    *Sylvia era veramente, ma veramente stupita. Guardò Alex profondamente negli occhi. Non si aspettava che da un semplice incontro , si sarebbe giunti a quel momento. Che poi, per lei non era un semplice incontro. Si poteva credere o meno nel destino, ma per Sylvia, c'era sempre lo zampino del destino. Tornò a guardare il ventiquattrenne davanti a lei.
    Non riusciva a crederci che le avesse davvero chiesto...di...come dire...diventare coinquilini? Era quello che le stava chiedendo? La voce le uscì tra la sorpresa, confusa e anche un pò imbarazzata.
    Rimase ferma per almeno una decina di secondi, cercando di capire se non si fosse inventata tutto. Eppure quella domanda era chiara! Si, le aveva davvero chiesto di fargli da coinquilina ...con Emma.*

    Alex...io.. Non so cosa dire! O meglio...non voglio darti disturbo. Emma è piccola e potrebbe piangere durante la notte

    * Alex era stato chiaro però, le aveva detto che la villa era grande e avrebbe avuto una stanza per lei e sicuramente avrebbe avuto i suoi spazi.
    Magari sarebbero stati coinquilini, rispettando chiaramente la privacy dell'altro. Inoltre si sarebbe sentito molto più tranquillo sapendole li con lui.
    Le sembrava però anche di approfittare della gentilezza dell'amico. anche se Alex si era sicuramente buttato a farle quella proposta.
    Sicuramente ci teneva a lei e a Emma. Passarono altri secondi, nei quali Sylvia spostava lo sguardo tra Emma e Alex e Alex e Emma. La cosa più importante in quel momento era il bene di Emma, quello che sarebbe successo a lei non importava. Fece un sospiro e poi con un sorriso timido disse.*

    Ti ringrazio molto Alex...e..saremo felici di farti da coinquiline. cercheremo di darti meno disturbo possibile.

    @Alexander_Morgenstern,




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    Livello: 9
    Galeoni: 275
       
       

    *Era stata un'idea sciocca? No, non per Alex. Avventata, questo sì, ma non per questo non valida. Diamine, perché s'era scolato quel bourbon tanto in fretta? Continuava a giocherellare con un bicchiere che avrebbe tanto desiderato fosse pieno, almeno per avere un compagno d'attesa in quelle che erano le silenti riflessioni di Sylvia. La strega seduta di fronte a sé stava sicuramente e comprensibilmente ponderando sulle implicazioni d'una convivenza con un vecchio corvo come Alexander, quello che avrebbe scoperto assai diverso dai tempi di Hogwarts. Alex non aveva mai avuto molti amici, questo principalmente per scelta, giacché sembrava che molti desiderassero entrare nella sua ristretta cerchia. S'era interrogato su questo per diverso tempo, finché una strega in particolare non gli aveva fatto notare che, ad Hogwarts, era "uno dei popolari": vice capitano della squadra di Quidditch, Prefetto, mago oggettivamente ben più che capace e sì, di bell'aspetto. Non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce, giacché chiunque era sempre pronto ad additare chi, invece, riteneva valido ciò che gli altri dicevano di sé, ma sarebbe stato sciocco negare tutto e continuare a far finta di nulla. No, Alexander non sembrava fatto per le amicizie nonostante il suo carattere gentile, il suo essere disponibile, il suo saper ascoltare. Mai era stato tipo da parlare di sé, anzi, se si trovava in un gruppo era quello che ascoltava ed osservava in silenzio, poiché è dall'esterno, è quando non sei coinvolto che riesci a capire realmente le persone. Ciò nonostante conosceva più o meno tutti, avendo l'abitudine di spostarsi da un tavolo all'altro della Sala Grande, facendo conversazione e sì, ritrovandosi diverse volte a sbellicarsi dalle risate con qualcuno: Sylvia, forse, era la persona con la quale riusciva ad avere un rapporto che andava ben oltre la cortesia. Lei era sua amica, intendeva esserlo davvero, e questo l'aveva capito forse dal primo istante. Ma come conciliare amicizia e la vita che aveva scelto per sé tanto tempo prima di conseguire i M.A.G.O? La sua vita, piena di segreti fin dal primo anno di scuola, lo portava dopo i compiti nello scantinato della Stamberga Strillante, lì dove poteva far pratica di incantesimi, studiare cose che agli insegnanti di Hogwarts non era concesso insegnare alle classi, tentare con esperienza cresciuta negli anni incantesimi, pratiche, anche rituali avanzati solo per poi cancellare ogni prova, tornare al castello come nulla fosse. No, forse Alexander non era cambiato poi tanto sotto quel punto di vista.*

    Alex...io.. Non so cosa dire! O meglio...non voglio darti disturbo. Emma è piccola e potrebbe piangere durante la notte.

    *Quella risposta lo fece sorridere sinceramente, con il cuore, non riuscendo davvero a credere che per Sylvia questo potesse essere un problema, men che meno un qualcosa che avrebbe persuaso Alexander a ritirare quella proposta: cielo, era una neonata quella che la Tassorosso gli avrebbe portato in casa, sarebbe stato allarmante se fosse rimasta in totale silenzio! Che poi, un po' di baccano mancava, nella sua vita. Azione no, pericolo nemmeno, ma un genuino - ed Alexander avrebbe sottolineato genuino - baccano non avrebbe certo guastato, anzi.*

    Ti ringrazio molto Alex...e..saremo felici di farti da coinquiline. cercheremo di darti meno disturbo possibile.

    *E si lasciò andare ad uno sbuffo che parve più una pernacchia, inarcando la testa all'indietro con accentuato sprezzo per le ultime parole di lei, scuotendo la testa in un sorriso bonario.*

    Sciocchezze! Non dareste fastidio neanche se vi impegnaste. E sono felice tu abbia accettato: non vedo l'ora di accogliervi a dovere, coinquiline.

    *Le scoccò così un occhiolino, prima d'alzarsi in piedi e tirarsi fuori qualche un paio di galeoni e qualche falce, lasciando che bicchiere e denaro fluttuassero dolcemente verso il barista, tornando con lo sguardo alla Tassorosso.*

    Adesso sarà il caso che vada. Quella villa non ospita nessuno da anni, ormai, ed avrà bisogno d'una bella pulita. Quando sarai pronta, non esitare a contattarmi: ti verrò a prendere in auto, e mi raccomando, sbaglia uscita ed aspettami in Diagon Alley!

    *La prese così in giro con un sorrisetto, facendo il giro del tavolo e lasciando una carezza alla guancia della piccola Emma, non potendo fare a meno di lasciarsi andare ad un sorriso sognante.*

    Sul serio, fa con calma. Ci vediamo presto!

    *E fu così che si congedò con un sorrisetto, puntando alla porta per Diagon Alley, Smaterializzandosi non appena la varcò.*

    @Sylvia_Turner,