Hogwarts - 7° Piano
Hogwarts - 7° Piano


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584673
       
       



    Role Aperta da Jane_Casterwill


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 959
       
       

    [Hogsmeade – Casa delle Gioventù]


    *Era un tranquillo e soleggiato sabato mattina al villaggio che, come sempre, era popolato di gente che vagava per le vie. Le voci delle persone, accompagnate dai suoni della natura, facevano da sottofondo e i raggi del sole si infrangevano suoi visi allegri, anche in quella piccola casetta. Sotto l’ombra di un albero che decorava il giardino della Casa della Gioventù una figura se ne stava comodamente stesa, con un libro tra le mani e i capelli mossi da una leggera brezza. Gli occhi chiari della ragazza scorrevano da una riga all’altra, concentrati sulle parole nere che risaltavano sulla pagina. Anche quel giorno il caldo prevaleva ma comodamente seduta tra le radici della pianta Jane aveva trovato una temperatura piacevole per poter stare all’aperto. Quella mattina la Grifondoro aveva deciso di prendersi un po’ di tempo per sé, lontana dallo studio e qualsiasi altra cosa, prima di recarsi quel pomeriggio, come tutti gli altri, al ristorante. Era piacevolmente immersa nella lettura di un libro babbano, che narrava delle avventure di creature fantastiche, da ormai qualche era. Quando la sua sveglia era suonata si era alzata di buon umore e, dopo una veloce rinfrescata, aveva deciso di godersi la sua colazione seduta in giardino. Al suo fianco era ancora presente il vassoio su cui aveva posato la tazza e il piatto su cui aveva posato i pancake, ovviamente preparati da lei quella mattina stessa. Per la diciassettenne era raro svegliarsi con il sorriso sul viso, specialmente in quel periodo dell’anno, prima e dopo il suo compleanno, ma quella notte l’aveva passata tranquillamente, senza incubi a svegliarla. Tuttavia Jane sapeva che le giornate che iniziavano bene alla fine si rivelavano le peggiori! Per questo motivo aveva deciso di rimanere nella sua tranquillità finché poteva, isolandosi da tutti, al sicura nella sua bolla e nascosta tra le piante del giardino. Lei amava dedicarsi alla cura di quella parte della casa, quasi quanto la cucina. Si ricordava che quando abitava li con Sylvia e Charlotte era lei che si offriva volontaria per tagliare l’erba o occuparsi dei fiori, all’epoca ognuno aveva il proprio ruolo per mandare avanti quella abitazione, poi era diventata un rifugio per i ragazzi che ne avevano bisogno.
    Jane stava leggendo una parte piuttosto lenta del libro, quando un rumore, ancora lontano, le fece distogliere la propria attenzione da quelle pagine. Iniziò a guardarsi intorno, alla ricerca del volatile a cui apparteneva quel suono di battito d’ali, trovandosi a guardare solo il verde delle piante che la circondavano. La folta chioma del grande albero copriva quasi tutto il cielo e, per quanto avesse una vista ottima, tipica dei cercatori, non riusciva a scorgere il pennuto che stava portando un messaggio per qualche abitante della casa. La Grifondoro, convinta di non essere il destinatario, tornò a posare i propri occhi sulle pagine giallastre, ma per pochi secondi. Il rumore di rami spezzati e di qualcosa che cade la distrasse nuovamente, permettendole di vedere un gufo incastrato nella fitta vegetazione di quella parte del giardino. Il libro fu subito abbandonato sull’erba fresca, mentre la giovane Casterwill correva a soccorrere il povero animale che cercava di liberarsi dai rami più bassi della pianta. Fortunatamente le bastò arrampicarsi leggermente per raggiungerlo, cercando di non strappare la propria maglia che a sua volta aveva deciso di andarsi a incastrare tra le esili dita lignee. In questo modo il tatuaggio che aveva sul fianco, che non aveva mostrato a nessuno da quando lo aveva fatto, rimase per qualche minuto in bella mostra, mentre la ragazza armeggiava per liberare le ali del gufo.*



    Voi gufi siete un disastro...fermo piccolo ho quasi fatto!

    *Quando l’animale fu libero Jane tornò con i piedi per terra mentre lo stringeva tra le braccia, ma quando le aprì per lasciarlo andare lui non si mosse. Confusa da quel comportamento la ragazza si decise a controllare il messaggio che era legato alla zampa del gufo spelacchiato che, subito dopo, volò via.*

    Citazione:

    Ciao Jane,
    io e Gianna dobbiamo farti vedere una cosa, incontriamoci nell’ufficio della preside alle 11:00.

    Marina


    *La ragazza riconobbe subito l’elegante scrittura della sua amica, ma non fu affatto rassicurata dal modo in cui le aveva chiesto di incontrarsi. Una serie di domande, accompagnate da un’espressione sempre più confusa, iniziarono a affollarle la mente. Perché proprio nell’ufficio della preside? Cosa dovevano mostrarle così urgentemente?
    Jane iniziò a pensare che fosse successo qualcosa di grave alle sue due amiche, così, senza perdere altro tempo, raccolse le sue cose e si diresse di corsa in camera sua per prepararsi.*

    [Hogwarts – Ufficio della preside]


    *Erano le undici esatte quando la giovane Grifondoro bussò alla grande porta di legno che si apriva sull'ufficio della preside Mills. Per sua grande sorpresa, appena posò le nocche sulla superficie scura questa si aprì come se la stesse aspettando. Fu in quel momento che una troppo famigliare sensazione si fece spazio nel petto della giovane. Sentiva che quella piacevole giornata era giunta al termine e che, varcata quella soglia, si sarebbe trovata davanti a qualcosa che non si aspettava. Chiuse gli occhi per un attimo, cercando di scacciare il peso che le smorzava il fiato e ripetendosi che non sarebbe successo niente, ma ormai non ci credeva neanche lei. Le sue giornate non potevano essere tranquille e lei era solo una illusa se ci sperava anche per un solo secondo.
    Alla fine Jane spinse quella porta, rivelando la stanza apparentemente deserta.*

    Marina? Gianna? Siete qui?

    @Marina_Lightwood, @Gianna_Fields,


  • Gianna_Fields

    Grifondoro Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 349
        Gianna_Fields
    Grifondoro Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    *Gianna era allungata sul letto della sua Villa ad Hogsmeade, osservava il soffitto mentre mille pensieri invadevano la sua mente. Tutto taceva intorno a lei, poteva sentire solo il rumore provocato dal battito del suo cuore e dal suo respiro. Amava la solitudine ma in momenti come quelli avrebbe voluto solo avere qualcuno vicino che mettesse a tacere il casino che aveva in testa. Ma ormai si era rassegnata a vivere in quella casa da sola. Le sue coinquiline non si facevano vedere da un po’ e non sapeva nemmeno con certezza dove fossero in quel momento. Magari a godersi le vacanze….le mancava in modo particolare Emily, la sua migliore amica. Aveva bisogno della sua presenza, di parlare con lei ma capiva bene che doveva stare vicino a sua madre, darle il suo sostegno e aiutarla, per quanto possibile, a superare la morte del padre. Le aveva promesso che sarebbe andata a Londra a trovare Jane, avrebbe passato del tempo con loro ma non aveva tenuto fede alla sua promessa fino a quel momento. I troppi impegni non le avevano permesso di intraprendere quel viaggio e si odiava per non aver trovato il tempo. A volte si chiedeva davvero come facesse Emily a perdonare tutte le sue “mancanze”. Era davvero una ragazza d’oro e non avrebbe voluto perderla per nulla al mondo. Si alzò dal letto mettendosi a sedere a gambe incrociate e decise di scriverle una lettera proprio in quel momento. Prese dal tiretto una pergamena e una piuma e iniziò a scrivere:*

    Citazione:
    Ehi Em,
    non ci vediamo da un po’, spero tu stia bene. Ti scrivo dalla nostra Villa che è così vuota senza di te! Mi manche davvero tanto e spero di poterti riabbracciare presto. Vorrei venirti a trovare a Londra in modo tale da poter passare del tempo anche con tua madre e darvi tutto il mio appoggio e sostegno. Spero di riuscire a venire prima dell’inizio della scuola. Ho talmente tante cose da dirti e chiederti. Ho bisogno di te e dei tuoi consigli visto che nessuno mi legge bene dentro come fai tu! Ora ti lascio, ti voglio bene Em a presto.

    Gianna.


    *La Grifondoro piegò la pergamena scrivendoci sopra l’indirizzo dell’amica. Andò poi alla finestra dove Shiva la stava già aspettando, legò il rotolo alla sua zampa e, dandole un buffetto sulla testa disse:*

    Sai già cosa fare! Vai ora e portami buone notizie.

    *L’animale, con un abile spinta, spiccò il volo diretta alla dimora della sua amica. Gianna sorrise mentre richiudeva la finestra. Erano le 10:30 cosi decise di prepararsi per l’importante incontro che si sarebbe tenuto alle 11 con Jane e Marina. Lei e la sua ragazza avevano dato appuntamento all’amica nell’ufficio della Preside perché era giunto il momento di farle sapere ciò che era accaduto ormai sei mesi prima. Quel mese di Febbraio aveva significato molto per le due Grifondoro per vari motivi brutti ma anche belli. Gianna non aveva dimenticato nessun dettaglio di quella giornata, non avrebbe mai potuto. Ancora oggi, dopo mesi, se solo pensava a ciò che il padre aveva detto a Marina e a ciò che avrebbe voluto farle le saliva il sangue al cervello. Ma per fortuna in quell’occasione riuscì a portarla via e ad evitare che facesse qualcosa di irrimediabile. Avrebbe ucciso quel mostro con le sue stesse mani ma sentiva dentro si se che prima o poi ci sarebbe stata la resa dei conti e allora sarebbe stata la fine per uno di loro. Ma di una cosa era certa: non avrebbe permesso più a quell’uomo di avvicinarsi alla sua ragazza e di farle ancora del male. Avrebbe messo a rischio la sua stessa vita per lei! Uscì di casa assicurandosi di avere con sé la chiave e si avviò verso Hogwarts. Le strade erano affollate da studenti e adulti che passeggiavano, andavano a fare compere o semplicemente chiacchieravano su una panchina. La Grifondoro infilò le mani nelle tasche dei suoi jeans e accelerò il passo, era quasi in ritardo.*

    Ufficio della Preside


    *Erano passate le undici da qualche minuto quando Gianna arrivò al luogo d’incontro. La porta era socchiusa, segno che una delle due o entrambe erano già entrate. Bussò leggermente per avvisare del suo arrivo e spinse la porta. Vide Jane che probabilmente si chiedeva dove fossero le due amiche. Si avvicinò a lei poggiandole una mano sulla spalla e disse:*

    Ehi ciao, scusa il ritardo. Come stai? Non ci vediamo da un po’.

    *Chiese mentre aspettavano l’arrivo di Marina. Quell’enigmatica e sfuggente ragazza era una delle poche alle quali voleva sinceramente bene e, anche se Jane Casterwill restava ancora un mistero che non avrebbe mai del tutto risolto, avrebbe fatto di tutto anche per lei. Ed era sicura che prima o poi si sarebbe lasciata andare e avrebbe finalmente capito che di lei, anzi di loro, si poteva fidare. Non le avrebbero mai fatto del male! Ma non stava più a lei farglielo capire, ci aveva provato diverse volte ma era sbattuta ripetutamente contro un muro. Ma nonostante tutto la porta era sempre aperta per lei….*

    @Marina_Lightwood, @Jane_Casterwill,


  • Marina_Lightwood

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 1903
       
       

    [DIAGON ALLEY - LONDRA]


    *Era la settimo estate che trascorreva a Londra, precisamente al Paiolo Magico che era diventato quasi come la sua residenza estiva. Non era un granché come posto, ma le permetteva di essere a Londra, non lontano dai suoi amici, dal suo mondo e, dato che non ancora aveva fatto l'esame per la Materializzazione, i suoi camini le erano piuttosto utili per spostarsi da un posto a un altro. Era odioso infilarsi in quel cubicolo di fuliggine, ma cosa poteva farci, di certo non avrebbe potuto prendere la metro per arrivare a Hogwarts! Aveva un appuntamento lì con le sue amiche, Jane e Gianna (che, per meglio specificare, era anche la sua ragazza); Marina le aveva convocate nell'ufficio della preside per fare in modo che le ragazze la aiutassero a capire dove avesse potuto perdere il ciondolo che sua madre, la sua vera madre, le aveva lasciato in dono da piccola. L'aveva tenuto sempre con sé, ma da sei mesi non riusciva a ritrovarlo e credeva di averlo perso quel maledetto giorno che aveva deciso di recarsi in visita da suo padre. Non voleva pensare a quel giorno, o meglio non voleva farlo in quel momento visto che, quando sarebbe arrivata al castello, avrebbe dovuto rivivere proprio quei ricordi. Chiuse gli occhi per un momento e, stringendo tra le mani un pugno di metropolvere, entrò nel camino e gridò.*

    Hogsmeade

    [HOGWARTS - UFFICIO DELLA PRESIDE]


    *Continuava a credere che quello era il mezzo di trasporto che odiava di più, ma, tra tossii e starnuti, era riuscita ad arrivare nel posto desiderato. Ad attenderla, nell'ufficio desolato della preside, c'erano gli altri due membri del famoso trio di grife. Vedendole, Marina si lanciò di slancio e strinse entrambe in un abbraccio.*

    Così avrete anche voi un po' di fuliggine!

    *Scoppiò a ridere mentre con un rapido bacio salutò la sua ragazza. Quanto era fortunata ad avere delle amiche così fantastiche, pronte ad essere presente per lei anche per una stupidaggine. Strinse le mani ad entrambe e, lentamente, si diresse al centro della stanza.*

    Grazie per essere venute ragazze, davvero! Non so cosa farei senza di voi.

    *Si voltò verso l'armadio nero alle sue spalle e prese un basso bacile di pietra, con strane figure incise sul bordo, rune e simboli e una luce argentea al suo interno: il Pensatoio. La grifa lo trasportò sulla scrivania e attese che le due ragazze si avvicinassero a lei.*

    Allora siete pronte a tuffarvi nei miei ricordi?

    *Accostò la punta della bacchetta alla sua tempia e ne trasse, incollato alla bacchetta, il filo argentato di un pensiero, sottile come quello di una ragnatela, e lo depositò nel catino. I suoi pensieri cominciarono a roteare e vagare all’interno del Pensatoio. Poi, con un sospiro, tese la bacchetta e pungolò con la punta la sostanza argentata.
    Ne venne fuori una costiera a ridosso delle onde del mare con due ragazze che si tenevano per mano. Abbassò la testa al suo interno e si ritrovò catapultata insieme alle altre nel luogo che sei mesi prima aveva visitato, Villa Hatwood, osservando la scena come se fosse un' estranea.

    Citazione:


    A passi lenti, quasi cadenzati, Marina e Gianna si avvicinarono alla villa e bussarono. Passarono alcuni quando quella porta di legno scuro si aprì rivelando un uomo alto sulla quarantina, i capelli brizzolati, gli occhi due pozze scure un espressione grave e severa sul volto.*

    Buon pomeriggio, è lei il Signor James Hatwood.

    *L'uomo in piedi difronte a loro, con la mano stretta intorno al pomello della porta, la guardò corrugando la fronte e, soffermatosi sullo stemma del suo mantello, un espressione disgustata sostituì quella fredda e distante di poco prima, che divenne puro disprezzo quando notò la lunga chioma corvina della ragazza.*

    Sono io, entrate pure.

    *La casa era enorme, finemente decorata, dai lampadari di cristallo che scendevano dal soffitto, con possenti arazzi appesi alle pareti ricoperte da parati dal tono del verde scuro. Suo padre, degnandole solo di uno sguardo, fece loro strada verso il salotto, facendole segno di accomodarsi su un ampio divano Chesterfield verde bottiglia. Con la mano ancora allacciata alla sua compagna, le due ragazze presero posto e attesero che quell'uomo, intento a versarsi un abbondante quantità di scotch in un bicchiere di cristallo trasparente, si sedesse sulla poltrona difronte a loro. La Marina dei sei mesi prima alzò lo sguardo per osservare meglio quel posto; la stessa carta da parati dell'entrata e i quadri raffiguranti maghi, streghe antenati degli Hatwood, continuavano per tutto l'ambiente principale della casa, mentre un enorme scala di legno torreggiava al centro della stanza. I suoi occhi castani ritornarono poi sul volto di suo padre che la fissava sorseggiando quel liquido giallastro.*

    Cosa diavolo sei venuta a fare?

    *Come la prima volta che le aveva sentite, quelle parole la colpirono al petto come un pugnale, un gancio in pieno viso che la stese al tappeto. Vedeva riflessi i pensieri negli occhi della Marina seduta lì, capire piano piano chi fosse quell'uomo. La mano che stringeva le dita della sua compagna ricadde molla sul tessuto di pelle del divano, mentre le lacrime minacciavano di uscire. Ma non avrebbe pianto, non davanti a lui. Alzò il mento con aria di sfida e, trattenendo Gianna con la mano, guardò quell'essere che doveva essere suo padre.*

    Tu sai chi sono? Sono tua figlia, James.

    *Il volto del quarantenne si contrasse in un ghigno cattivo, distante. Prese un altro sorso del pesante bicchiere e lo vuotò tutto poggiandolo rumorosamente sul tavolino di legno posto al suo fianco, facendo sobbalzare la grifa. La paura e il pentimento si fecero strafa tra i lineamenti del volta della diciassettenne, mentre, istintivamente, portava la mano destra in tasca che, come la Marina del presente sapeva, stringeva il manico della sua bacchetta di agrifoglio.*

    Tu sei la figlia di quella schifosa di tua madre, quella Mezzosangue che, invece di essere riconoscente per averla sposata e aver pulito quella sua discendenza di babbani, di averle permesso di entrare a far parte della famiglia Hatwood, aveva pensato di "PROTEGGERVI" da me.

    *Un altro ghigno malvagio si aprì sul suo viso e Marina notò che non la guardava mai negli occhi, in quegli occhi uguali ai suoi. Come poteva parlare così di sua madre e a cosa si riferiva quando diceva che li voleva proteggere da lui. Avrebbe voluto dire qualcosa, chiedere spiegazioni, ma le parole le si fermarono in gola, insieme al groppo che le si era formato a causa delle lacrime trattenute.*

    Oh, ma non avrai fatto un viaggio così lungo per sentire discorsi a metà, partiamo dall'inizio. Avevo solo 18 anni quando decisi di sposare tua madre, mettendomi contro persino i miei genitori, loro che non ammettevano che io mi "accoppiassi" con una schifosa babbana di nascita. Ma io non volli ascoltarli, la volevo al mio fianco, a costo di qualsiasi cosa; quella spregevole di tua madre aveva dovuto farmi sicuramente qualche incantesimo. Fatto sta che la sposai e nascesti tu e poi tuo fratello.

    *Sputò quelle ultime parole, come se disprezzasse pronunciarle. Nonostante avesse vissuto quella scena, non poteva fare a meno di provare rabbia.*

    Ma noi non eravamo una famiglia normale, gli Hatwood sono una delle più antiche famiglie purosangue, tutti seguaci della magia Oscura, tutti Mangiamorte. Questo a tua madre non andò giù e, scoperta la mia natura, tentò di scappare, non prima di aver protetto i suoi luridi figli. Portò via te, non ho mai saputo dove; poi cercò di nascondere Jeiden, ma, proprio quando stava per materializzarsi, io la trovai. Le strappai il bambino dalle braccia e, dopo averlo fatto portare in camera dalla domestica, la uccisi. Aveva la tua stessa espressione sul volto l'attimo prima che cadesse al suolo priva di vita.

    *E di nuovo, come allora, si sentì come se un proiettile le avesse trapassato il corpo, lasciandola dolorante e senza respiro. Ci fu un attimo di silenzio, un attesa lunga come la notte e poi la ragazza, divenuta improvvisamente donna, si alzò e con un'espressione fredda, priva di calore, levò la bacchetta, senza nemmeno darsi la pena di nasconderla sotto il Mantello, ed esclamò:*

    Stupeficium!

    *Un lampo di luce rossa uscì dalla punta del suo catalizzare; l'uomo estrasse a sua volta la bacchetta e, quasi come se avesse previsto la sua mossa, le lanciò un incantesimo di disarmo. Ci fu un attimo di silenzio, un attesa lunga come la notte mentre le due scie magiche si scontravano cercando l'una di sovrastare l'altra. Sentirono il rumore di passi provenienti dal piano di sopra, l'urlo di una donna distrasse l'uomo che, voltandosi verso la direzione delle grida, allentò leggermente la presa. La bacchetta di Marina prese il sopravvento e il fiotto di luce rossa colpì Hatwood in pieno petto lasciando cadere privo di coscienza sul pavimento. Quello che successe dopo fu troppo confusionario, ma le bastò un attimo per individuare quel bagliore rosso del suo ciondolo cadere sul velluto verde del divano, proprio mentre le due grife scomparivano da quella stanza.*



    *Si tirò su, sconvolta e arrabbiata, ma, perlomeno, era riuscita a trovare il suo prezioso ciondolo. Doveva recuperarlo e non gliene sarebbe importato se avesse dovuto rivedere quell'essere malvagio; lei doveva riprendersi la sua collana, a tutti i costi!*





    OFF GDR: Il permesso per muovere il precedente PNG è stato dato, esclusivamente per questa role, dagli admin di HW



    @Jane_Casterwill, @Gianna_Fields,





    Ultima modifica di Marina_Lightwood mese scorso, modificato 1 volta in totale


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 959
       
       



    *Quella stanza era probabilmente la più silenziosa di tutto il castello, anche i quadri dei vecchi presidi sembravano non voler disturbare quella quiete quasi inquietante. Jane stava osservando gli oggetti che riusciva a scorgere, tra cui il famoso Capello Parlante che anni prima aveva scelto la sua casa, in tutti i sensi. Aveva undici anni quando era entrata per la prima volta in quel castello, piena di dubbi e paure, per certi versi molto simile alla ragazza che era adesso ma per altri molto diversa. Tra quelle mura aveva conosciuto tante persone, alcune se ne erano andate, altre erano rimaste al suo fianco in tutti quegli anni, come le ragazze che stava aspettando. Se ripensava alla prima volta che le aveva viste si ritrovava a sorridere, anzi sarebbe meglio dire ridere. Infatti quelle che erano ormai diventate le sue inseparabili compagne di avventure e migliori amiche lo erano diventate dopo molto tempo. All’inizio Jane non riusciva neanche a salutarle, le sembravano antipatiche e preferiva stare alla larga da quelle due figure che lei incrociava appena durante le lezioni oppure nella Sala Comune. Neanche si ricordava quando e perché aveva cambiato opinione su di loro, però non c’era giorno in cui lo rimpiangeva. I suoi occhi azzurri rimasero fissi su quel vecchio capello che con poche parole riusciva a cambiare le vite di molti ragazzini ogni anno, domandandosi cosa sarebbe successo se avesse deciso di smistarla in una delle altre tre case. Avrebbe mai fatto amicizia con loro? Sarebbe diventata prefetto? Avrebbe incontrato comunque sua sorella gemella?
    Un leggero bussare alla porta riuscì a distrarla dai suoi, facendola voltare verso la grande porta che aveva lasciato semiaperta. Così il suo sguardo si posò su un viso molto familiare che spesso era riuscito a tranquillizzarla con un semplice sorriso. Era strano quanto gli stereotipi potessero rivelarsi veri in certe situazioni, come nel caso del trio di Grifondoro perché ognuna aveva il proprio ruolo in quel gruppo. Gianna, per Jane, era come una roccia, pronta anche a prenderti a pugni per farti capire che stai sbagliando e lo aveva provato sulla propria pelle. Ma allo stesso tempo poteva essere la persona più dolce del mondo, che ti difende da tutto e tutti come se fossi un cucciolo e lei la leonessa che ti deve difendere. Anche questo la giovane Casterwill l’aveva provato in prima persona, dopo gli spiacevoli eventi con una sua ormai ex amica l’altra Grifondoro le era stata accanto, fulminando con lo sguardo chi le si avvicinava. Tutto il contrario di ciò che aveva pensato quando l’aveva incontrata!*

    Ciao Gianna! Io sto bene, tu? E’ vero che non ci vediamo da un po’, ma puoi ancora abbracciarmi sai?

    *Le rispose con un sorrisino ironico a incresparle le labbra. In realtà, anche se non l’avrebbe mai detto ad alta voce, le erano mancati i suoi abbracci in quei giorni passati distante dalle sue amiche. Tra lo studio e il ristorante l’estate sembrava essere volata troppo velocemente e a Jane sembrava di aver sprecato quei mesi che avrebbe potuto passare con loro. Ma purtroppo le vacanze stavano giungendo al termine e le lezioni sarebbero presto tornate a rubarle tempo, però alla sera sarebbe tornata nella camera che divideva con Gianna, Marina e Emily per parlare della loro giornata.
    Dopo pochi minuti anche l’altro pezzo del puzzle arrivò nell’ufficio, travolgendo le altre due in un caloroso abbraccio, proprio uno di quelli che erano mancati alla Casterwill, condito con un po’ di fuliggine. Marina era decisamente quella più esuberante, ma anche lei sapeva tirare fuori il carattere nei momenti più opportuni, come in quel momento. Riusciva a passare dall’essere la persona allegra che era entrata per stritolarle a quella serie pronta per mostrare i propri ricordi alla ricerca dell’oggetto che aveva perduto. Erano tutte e tre diverse e uniche a modo loro, anche se spesso Jane si trovava a chiedersi come facessero a sopportarla. Forse era lei l’intrusa tra le tre!
    La Grifondoro scosse energicamente la testa per poi stamparsi sul viso un sorriso, anche se era certa che una delle due avrebbe comunque notato quel gesto. Tuttavia non era il momento per quello, avevano dei ricordi in cui frugare! Le due ragazze che avevano vissuto quel momento avevano già raccontato a Jane cos’era successo, ma quel giorno anche lei avrebbe visto gli eventi con i propri occhi.*

    Forza Marina che ho un ristorante che mi aspetta! Mi sento buona oggi, quindi dopo vi offro il pranzo, ma solo se mi fate uscire di qui tutta intera

    *A passi decisi la diciassettenne, insieme alle sue coetanee, si avvicinò al pensatoio che la preside Mills aveva gentilmente dato loro il permesso di usare. Jane non aveva mai usato quell’oggetto, ma ne era sempre stata affascinata e era eccitata all’idea di poterlo utilizzare per la prima volta. Senza fretta immerse la testa all’interno del liquido in cui galleggiava il ricordo della sua amica, non aspettandosi di trovare quel viso davanti a sé.*

    Citazione:
    *Jane si ritrovò davanti a una grande villa, mentre osservava le sue amiche attendere davanti alla porta che qualcuno venisse ad aprire. Vedeva la schiena di entrambe, sembravano tese, specialmente Marina, ma come biasimarla? Anche lei quando aveva ritrovato i suoi genitori si era sentita così, però a lei era andata molto meglio.
    Dopo poco la porta si aprì, Jane dalla sua posizione inizialmente riuscì a vedere solo i capelli brizzolati dell’uomo terribile di cui le sue amiche le aveva raccontato, non credeva di poterlo disprezzare ancora di più di quanto non facesse già da quando aveva saputo la storia. Quella sensazione di pesantezza tornò a posarsi sul petto della giovane, le mancava il respiro. Fu solo quando entrarono in quella casa che quel peso si fece ancora più pesante e finalmente riuscì a vedere il volto di James Hatwood. Lo osservò sedersi sulla poltrona difronte alle sue amiche, con quello sguardo da chi si credo migliore di tutti gli altri che lei ricordava benissimo. Quello che successe da li in poi non le importò, riusciva solo a vedere quella faccia. Non c’erano più il salotto, le sue amiche, i mobili, era rimasto solo lui e Jane che sentiva il mondo crollarle sotto ai piedi. Quello che aveva davanti non era un uomo, ma il mostro che tormentava i suoi peggiori incubi ed era il padre di una delle sue migliori amiche. Quando la Grifondoro incrociò lo sguardo di quella persona niente fu più come prima.*


    *Si ritrovò sbalzata fuori dal pensatoio dopo qualche minuto, ma a lei sembrava essere passata un’eternità. Le sua mani erano chiuse a pugno introno al bordo dell’oggetto, sentiva la necessità di tenersi aggrappata a qualcosa per rendersi conto che quella era la realtà. Ma ormai cosa c’era di vero intorno a lei? Forse quella che credeva un’amica in realtà era solo una pedina usata per completare l’opera che lui aveva iniziato. Infondo nelle sue vene scorreva lo stesso sangue di quel mostro che Jane non riusciva a definire uomo. La ragazza sentiva il proprio corpo tremare, gli occhi erano sbarrati e il respiro pesante, come se avesse corso una maratona. Rabbia, tristezza, una tremenda confusione si era fatta spazio nella sua testa. Voleva urlare, rompere qualcosa e urlare in faccia a quella che credeva un’amica tutto il suo odio, ma era veramente Marina che odiava? E se si fosse sbagliata? Se lei le avesse detto la verità? O se Jane, ancora una volta, avesse sbagliato a fidarsi di qualcuno?
    Dopo anni Jane sentì di nuovo quella strana sensazione dentro di sé. Non era mai riuscita a capire cosa fosse, non aveva neanche provato a chiederselo perché non voleva sapere, ma senza che lei se ne accorgesse qualcosa cambiò. Dopo minuti passati in silenzio, con la testa incassata nelle spalle, il tempo sembrò tornare a scorrere e i rumori tornarono a farsi sentire, solo che la Casterwill non era più la stessa di prima. Come un lampo si fiondò su Marina, afferrandola per il collo della maglietta. Jane sentiva gli occhi pizzicare per le lacrime, che però cercò di reprimere per lasciare posto solo alla rabbia.*

    Tu sei una sua complice vero? DIMMELO, PARLA! Mi hai presa in giro per tutto questo tempo? Tu lo sai chi è quello?

    *Il fiato le mancava, sentiva la gola bruciare per lo sforzo di far uscire la voce e il cuore esploderle nel petto, sapeva di aver perso completamente il controllo ma non riusciva a fermarsi. Sentiva come delle scariche elettrice percorrerle il corpo, dai piedi fino alla punta dei capelli che sentiva scendere lunghi sulle sue spalle, anche se ormai da qualche anno aveva deciso di tenerli corti. Per un attimo le sembrò di intravedere qualche ciuffo di colore verde, ma non era il momento per curarsi anche di quelle cose.*

    @Marina_Lightwood, @Gianna_Fields,




    Ultima modifica di Jane_Casterwill 4 settimane fa, modificato 1 volta in totale


  • Gianna_Fields

    Grifondoro Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 349
        Gianna_Fields
    Grifondoro Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    *Non appena incrociò gli splendidi occhi di Jane, sul viso di Gianna spuntò un sorriso. Le era mancato tanto passare del tempo con lei anzi con loro ma finalmente, di li a poco, le avrebbe riviste tutti i giorni e finalmente avrebbe ripotuto stringere tra le sue braccia anche Emily. La Casterwill le rivolse uno sguardo che valeva più di mille parole, quelle che difficilmente le sentiva pronunciare. Sapeva che nonostante tutto provava affetto per lei e viceversa solo che preferivano dare tutto per scontato e non dirsi mai un “ti voglio bene”. Non c’era cosa più sbagliata. La vita è imprevedibile, oggi ci sei domani chissà e quindi bisognava sfruttare ogni momento per dimostrare affetto a chi ci sta accanto, di dire tutto ciò che si pensa senza peli sulla lingua così da essere stati completamente sinceri e non avere futuri rimpianti. Jane rispose alla sua domanda dicendo di stare bene e che, anche se non si vedevano da un po’ poteva abbracciarla. Gianna scoppiò a ridere e, senza pensarci troppo, la strinse tra le sue braccia dandole un bacio sulla guancia e rispose:*

    Mi sei mancata anche tu Jane!

    *Disse semplicemente esprimendo probabilmente il pensiero di entrambe. Liberò l’amica dalla sua stretta e le accarezzò dolcemente il viso con le dita sorridendole di nuovo. Proprio in quel momento arrivò anche Marina in condizioni abbastanza pietose. Tuttavia non diede loro il tempo di realizzare che si fiondò su di loro abbracciandole e facendole sporcare di fuliggine. Le diede un bacio a stampo facendo sorridere Gianna che disse:*

    Sai di fuliggine!

    *Sorrise a quell’affermazione facendole un occhiolino. Finalmente erano al completo e potevano iniziare il lavoro per il quale erano li: trovare nei ricordi di Marina il suo ciondolo. Sapeva in quale occasione l’aveva perso ma non ricordava dove di preciso. Gianna storse un po’ la bocca poiché non aveva nessuna voglia di rivivere quello spiacevole incontro con il padre ma per lei l’avrebbe fatto. Inoltre sarebbe stata l’occasione giusta per mostrare anche a Jane gli eventi di quel giorno di Febbraio visto che fino a quel momento ne aveva sentito solo il racconto da parte loro. Prese un bel respiro e annuì. Marina tirò fuori con la bacchetta quello specifico ricordo e lo lasciò cadere nel pensatoio. Le due affondarono all’interno la testa e lei le raggiunse subito dopo. Un vortice di ricordi si presentò alla loro vista partendo dal momento in cui le due avevano raggiunto la porta della casa del “padre” della sua ragazza. Di li in poi cercò di ignorare l’uomo e l’intera conversazione e si concentrò solo sul ciondolo di Marina che era ancora al suo petto. Restò li per tutto l’incontro/scontro avvenuto in quella stanza fin quando notò il ciondolo staccarsi dal suo petto quando Gianna l’afferrò per smaterializzarsi e portala via di li. Riemersero tutte e tre dal liquido del pensatoio tornando tra le quattro mura dell’ufficio. Erano ancora in posizione circolare quando Gianna volse lo sguardo verso Marina e disse:*

    Mi sembra di aver individuato il momento della caduta del tuo ciondolo e per nostra sfortuna e in quella dannata casa! Ci toccherà tornare li per recuperarlo e l’idea non mi eccita nemmeno un po’!

    *Concluse passandosi una mano tra i capelli. Ciò che accadde di li a poco spiazzò completamente Gianna. Portò lo sguardo su Jane che stringeva il pensatoio e sembrava a dir poco furiosa. In una frazione di secondo si volto verso la sua ragazza e le si fiondò addosso prendendola per il collo della maglia e urlando:*

    Tu sei una sua complice vero? DIMMELO, PARLA! Mi hai presa in giro per tutto questo tempo? Tu lo sai chi è quello?

    *Gianna osservò la scena sconvolta ma subito dopo si fiondò su Jane staccandola da Marina e mantenendole i polsi in una presa ferrea in entrambe le sue mani. In quel momento davanti ai suoi occhi non aveva più la sua amica Jane ma aveva una sconosciuta che aveva osato mettere le mani sulla sua ragazza e nessuno poteva permettersi di toccarla! Non le importava se fosse Jane o qualcun altro! La spinse contro il muro e le urlò in faccia:*

    Ma sei impazzita! Cosa diavolo ti è preso! Pretendo delle spiegazioni all’istante e spero siano molto valide perché in caso contrario non ti perdonerò mai per ciò che hai appena fatto! Non la devi toccare mai più!

    *Poteva sentire la sua pupilla prendere quasi fuoco e sentiva la sua pelle incandescente. Scostò per un secondo lo sguardo passando dagli occhi della Casterwill ai suoi capelli. Lasciò i suoi polsi e si diresse verso Marina guardando ciò che si parava davanti ai suoi occhi. I capelli della ragazza avevano assunto una tonalità verde! Non ci stava capendo davvero più niente; prima il suo scatto d’ira, ora il cambio di colore dei capelli. La osservò dicendo:*

    Ma….i tuoi capelli. Cosa sta succedendo!

    *Chiese mentre in mix micidiale di emozioni si facevano spazio nel suo stomaco. Rabbia, delusione, curiosità, incredulità. Voleva delle spiegazioni e le voleva in quel preciso momento.*

    @Jane_Casterwill, @Marina_Lightwood,


  • Marina_Lightwood

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 1903
       
       

    *Riemergere da quel "flusso di ricordi" con la consapevolezza di quale sarebbe dovuta essere la sua prossima mossa, la lasciò più triste e frustrata di prima. Aveva ritrovato il suo ciondolo, un rubino rosso, che sua madre le aveva donato quando l'aveva abbandonata a casa dei Lightwood , l'unica cosa che aveva di lei. Tuttavia, sapere che quell'amuleto così prezioso si trovasse nelle mani dell'essere che aveva contribuito alla sua messa al mondo, la rendeva rabbiosa. Doveva ritornare lì se voleva riavere il suo gioiello! Strinse le mani intorno al bordo di pietra del pensatoio e chiuse gli occhi per riuscire a controllare il turbinio di emozioni che stava attraversando in quel momento. Sentì la sua ragazza parlare, ma non capì cosa diceva; riusciva solo a pensare al momento in cui avrebbe dovuto rivedere suo padre, l'uomo che aveva ucciso sua mamma e che aveva tentato di fare fuori anche lei e Gianna qualche mese prima. Fu proprio a causa del fatto che si fosse estraniata dalla scena che non comprese quello che successe dopo. Una Jane furiosa e letteralmente verde dalla rabbia, la prese per il collo della sua maglia e la scaraventò verso il muro.*

    Tu sei una sua complice vero? DIMMELO, PARLA! Mi hai presa in giro per tutto questo tempo? Tu lo sai chi è quello?



    *Non si aspettava che la sua migliore amica si fosse comportata in quel modo con lei, soprattutto perché, sino a qualche minuto primo, era stata gentile e affettuosa come al solito. E poi quelle parole; complice, ma di chi? Presa in giro? Ma cosa stava blaterando? Si ritrovò a fissare gli occhi azzurri della sua compagnia che, solitamente allegri, in quel momento erano pieni di odio. Marina non capiva che cosa le fosse preso. Possibile che suo padre riuscisse a manipolare la sua amica anche attraverso un ricordo? Eppure ciò che non riusciva a capire più di tutto, era il fatto che i capelli della Casterwill fossero verdi. Che diavolo stava succedendo? Gli occhi le pizzicarono, quasi come se le lacrime fossero pronte ad uscire. Jane era una sua amica, eppure stava lì, con la sua maglietta tra le mani che la guardava come se fosse il suo principale nemico. Non si difese, non avrebbe risposto con la violenza, non verso di lei. Gianna, però, che non riusciva a trattenersi, si fondò sulla ragazza e la tenne stretta, trattenendole le braccia per evitare che riuscisse a divincolarsi.*

    Ma sei impazzita! Cosa diavolo ti è preso! Pretendo delle spiegazioni all’istante e spero siano molto valide perché in caso contrario non ti perdonerò mai per ciò che hai appena fatto! Non la devi toccare mai più!

    *La Fields era furiosa, ma anche....delusa dall'atteggiamento della loro migliore amica. Ma Marina non se la sentiva di scagliarsi contro la ragazza; se aveva agito in quel modo, ci doveva essere qualche motivo e uno strana sensazione le diceva che quel motivo riguardasse la sua famiglia. Quando la sua ragazza si avvicinò a lei, Marina le prese la mano e attorcigliò le dita tra le sue, più per trattenerla che per sentirsi al sicuro. Fu in quell'istante che anche Gianna notò cosa stesse accadendo al corpo dell'amica, dai capelli che le scendevano lungo le spalle e di color verde.*

    Jane che ti succede? Cosa pensi ti abbia fatto per meritarmi il tuo disprezzo? E poi complice di chi?

    *Oltre al volersi sincerare che la sua compagna stesse bene, Marina voleva spiegazioni, risposte alle sue domande. Il cuore le batteva a mille, quasi volesse uscirle fuori dal petto, per l'agitazione. Lasciò la mano di Gianna e, a passi lenti, si avvicinò alla Casterwill; allungò le braccia e, senza aver paura della reazione della ragazza, l'abbracciò. Non le importava di quello che la sua amica le aveva o avrebbe potuto fare; in quel momento Jane aveva bisogno di lei, aveva bisogno di loro.*


    @Jane_Casterwill, @Gianna_Fields,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 959
       
       

    *In quel momento Jane aveva capito cosa voleva dire essere accecata dalla rabbia! Davanti a sé non vedeva più il viso della sua amica Marina, con cui aveva condiviso avventure e pigiama party in camera, ma quello dell’uomo che l’aveva messo al mondo. Le sembrava di sentire puntati sulla sua esile e, in quel momento, fragile figura quegli occhi pieni di odio che ogni notte tornavano a tormentarla nei suoi peggiori incubi, proprio per questo non riusciva minimamente a controllarsi. Probabilmente le altre due Grifondoro l’avrebbero potuta scambiare per un’altra persona, oppure credevano che fosse sotto l’effetto di qualche incantesimo, in realtà era solo la rabbia a comandarla, insieme alla paura. Le mani della Casterwill tremavano visibilmente, anche se stringevano con forza la maglietta della sua coetanea, con un’energia che non sapeva neanche lei da dove venisse. Tanti anni prima probabilmente si sarebbe chiusa a riccio, rannicchiandosi in un angolo e evitando gli sguardi delle sue amiche, tutt’altra reazione da quella che aveva avuto. Era come se rivedere quel volto così vicino avesse risvegliato qualcosa che aveva nascosto per troppo tempo e attendeva solo di esplodere, in un modo o nell’altro. Quello però non era stata l’opzione migliore!
    Jane sentiva il cuore batterle forte nelle tempie, temeva che la testa potesse esploderle da un momento all’altro, nonostante sapesse che non era possibile. Le voci le arrivavano ovattate alle orecchie, anche se Marina le avesse detto qualcosa lei non lo avrebbe sentito. Riuscì però a sentire le forti e più sicure mani di Gianna che la trascinavano lontana dal corpo dell’altra, stringendole i polsi, seguite dallo scontro con la parete alle sue spalle. In quel momento la bolla in cui era rimasta rinchiusa da quando aveva visto quell’uomo, sembrò esplodere per farla ripiombare con prepotenza nel mondo reale. I suoni tornarono a farsi sentire, davanti agli occhi finalmente vedeva le facce delle sue amiche e delle ciocche di capelli verdi, ma non ebbe il tempo di preoccuparsene. A distrarla furono le urla della sua amica che, furente, con gli occhi iniettati di rabbia, le chiedeva delle spiegazioni. Così, a fare compagnia alla rabbia e alla paura, arrivò anche la confusione. Cosa stava succedendo in torno a lei? Perché le sue amiche la guardavano con quello sguardo stupito? E da dove veniva quel verde? Mentre le sue amiche le parlavano per riuscire ad avere delle risposte Jane sentì le sue gambe tremare. Alzò gli occhi, ancora annebbiati dalla furia e dalle lacrime trattenute, incontrando gli sguardi di Gianna e Marina. Solo in quel momento si rese conto che avrebbe potuto fare del male a una delle persone a cui teneva di più e riuscì a stento a trattenere le lacrime. In tutti quegli anni si era promessa di non diventare come quel mostro che aveva distrutto la sua famiglia, invece, in quel momento, era stata più simile a lui che alla persona che voleva essere. Aveva sempre avuto il timore delle sue azioni, sapeva che prima o poi quella rabbia repressa sarebbe uscita fuori, però non si sarebbe mai perdonata se avesse ferito una delle sue amiche, ma dallo sguardo pieno di odio con cui la fissava Gianna era certa di non esserci andata molto lontana. In un attimo, guardando quegli occhi così familiari per lei che in quel momento le sembravano solo distanti, le sembrò di essere stata catapultata in una dei suoi incubi. Li ricordava quasi tutti, ma quello anche più degli altri perché, a causa delle sue scelte sbagliate e della sua rabbia, si ritrovava sola e odiata dalla persone a cui teneva. In certe varianti era anche la causa della loro sofferenza.
    Si risvegliò da quello stato di trance solo sentendo il tono più calmo di Marina. Jane spostò lo sguardo dagli occhi di Gianna a quelli dell’altra Grifondoro e le sembrò di ritornare a respirare quando in essi non vide la stessa rabbia, ma preoccupazione. L’aveva aggredita, eppure era li che camminava verso di lei, prima di stringerla in un caloroso abbraccio che la Casterwill non si sarebbe mai aspettata in quella situazione. Avvolta da quel familiare calore Jane si lasciò andare. Sentì le gambe cedere e si rannicchiò tra le braccia dell’amica, come a cercare un sostegno, mentre davanti ai suoi occhi quelle ciocche di capelli cambiavano nuovamente colore, lasciando spazio a un rosso che non vedeva da tanto.*

    Mi dispiace...scusa!

    *Le disse con un filo di voce nell’orecchio, prima di allacciare gli arti superiori intorno ai suoi fianchi, per ricambiare la stretta. La diciassettenne lasciò scappare al proprio controllo qualche lacrime, che andò a rigarle il viso, prima che rilasciasse un profondo sospiro. Rimase per un attimo con gli occhi chiusi e al sicuro nell’abbraccio di Marina, prima di scostare da sé il corpo dell’amica con delicatezza. Le altre due meritavano delle risposte e lei gliele avrebbe date, lo riteneva il minimo dopo quello che era successo.
    Jane si rimise composta, passandosi una mano sul viso per far sparire le tracce delle lacrime che le avevano solcato il viso e scompigliando la folta chioma rossa, per spostare le ciocche che le intralciavano la vista. Dopo un profondo riprese la parola, con la voce leggermente roca a causa delle lacrime e del blocco che aveva in gola per tutte le emozioni contrastanti che aveva provato.*

    So che non sembra ma giuro che non sono impazzita! Io...non mi aspettavo di vedere quel volto la dentro, ani avrei preferito non vederlo. Quel...uomo, se così posso chiamarlo...ha fatto molto del male alla mia famiglia. Lui ha...ha...ucciso mia sorella maggiore e quasi ucciso me, sono viva per miracolo. Per colpa sua non sono cresciuta con i miei genitori, non sapevo nemmeno di avere una sorella gemella e posso solo immaginare cos’altro abbia fatto! E’ per colpa sua se ho queste e vi chiedo scusa in anticipo per non avervele mai mostrate!

    *Estrasse la sua bacchetta dalla tasca e, con un veloce movimento, fece sparire l’incantesimo che copriva i suoi marchi. Le mani di Jane tremavano ancora di più, mentre le portava all’estremità inferiore della propria maglietta, per scoprire il proprio ventre. Finalmente, dopo anni di amicizia, era riuscita a mostrare alle sue più care amiche i segni di quella notte che aveva cambiato la sua vita. Le bruciature, i graffi, tutte le cicatrici che aveva riportata a causa dell’incendio che il padre di Marina aveva provocato e che aveva distrutto la sua casa, con lei dentro.
    Quando fu sicura che le altre due avessero visto abbastanza abbassò velocemente il tessuto, tirandolo verso il basso per potersi coprire il più possibile.*

    Per questo ho reagito così. Lo so che tu non potresti mai essere come lui, anche se è tuo padre ma...non stavo ragionando. Mi dispiace tanto Marina!


    @Marina_Lightwood, @Gianna_Fields,


  • Gianna_Fields

    Grifondoro Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 349
        Gianna_Fields
    Grifondoro Insegnante Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    *Solo dopo la reazione della Grifondoro, Jane sembrò tornare per un attimo lucida e allo stesso tempo leggeva nei suoi occhi, che la osservavano, un senso di disorientamento. Probabilmente non aveva realmente capito ciò che aveva fatto o cosa avrebbe potuto fare se non fosse intervenuta. Agli occhi di Gianna, Jane si stava pian piano rivelandosi una sconosciuta per via del suo inspiegabile comportamento. Marina, che invece era rimasta calma tutto il tempo, le strinse la mano per poi rivolgere poche parole alla sua amica chiedendo cosa le avesse fatto e di cosa effettivamente la stesse accusando. Poi fece qualcosa che in un certo senso spiazzò Gianna: si avvicinò a Jane e senza esitare l’abbracciò. Gianna rimase immobile al suo posto stando attenta ad ogni minima reazione della Casterwill e pronta ad intervenire se ce ne fosse stato bisogno. Apprezzava le qualità della sua ragazza, pronta sempre a cercare di capire con razionalità, a dare sempre delle seconde opportunità. Ma lei non era così. L’opinione che aveva su Jane non era affatto cambiata rispetto a qualche tempo prima. La Casterwill per lei era come un muro, un altissimo e spesso muro contro il quale si schiantava ancora e ancora. Ogni qual volta provava ad avere un dialogo un po’ più serio ecco che l’altezza delle mura aumentava e se solo per miracolo riusciva pian piano ad iniziare a scalarle, in un batter d’occhio veniva scaraventata violentemente al suolo e tutte le sue poche certezze crollavano in un secondo. Non sapeva ancora per quanto tempo sarebbe riuscita a sostenere quella situazione ma, conoscendosi, sapeva che quella corda ormai sottile si stava spezzando. Non poteva ostinarsi a conoscere chi non voleva essere conosciuto, aiutare chi non voleva essere aiutato, confortare e dare sostegno a chi non lo voleva e tutto sommato poteva conviverci….forse. All’abbraccio affettuoso di Marina, Jane si sciolse lasciandosi cadere lentamente al suolo e a Gianna non passarono inosservate quelle poche lacrime che le solcarono il viso. Tuttavia, non disse nulla, non azzardò nemmeno un passo nella sua direzione. Avrebbe ascoltato ciò che voleva dire loro, nient’altro. Iniziò scusandosi con Marina per il suo comportamento, spiegò che l’uomo che aveva visto nei ricordi della Grifondoro era lo stesso che aveva fatto del male alla sua famiglia, aveva ucciso la sorella maggiore e per poco anche lei. Poi mostrò loro, con un’espressione di dolore ancora vivo ma non tanto fisico quanto più psicologico, diverse cicatrici che aveva sul corpo e che teneva ben coperte con un incantesimo oltre che dai suoi vestiti. Molti pezzi del puzzle mentale di Gianna si ricollegarono e tornò con la mente in un lontano giorno in riva al lago. Ricordò di aver preso la bacchetta di Jane e ricordava bene il modo in cui le aveva intimato di ridargliela subito. E ricordava anche di aver intravisto qualcosina ma li per li non ci fece caso, ne domandò anche perché sarebbe stato completamente inutile. La Grifondoro osservò attentamente tutte le cicatrici e bruciature che aveva Jane, segni indelebili che le avrebbero per sempre ricordato ciò che era successo molto tempo prima.*

    Per questo ho reagito così. Lo so che tu non potresti mai essere come lui, anche se è tuo padre ma...non stavo ragionando. Mi dispiace tanto Marina!

    *Gianna distolse lo sguardo dal suo corpo ormai coperto dal tessuto della sua maglia. Aveva tanto su cui ragionare e riflettere e li non ci sarebbe riuscita. Aveva ormai la garanzia al cento per cento che Jane non avrebbe mosso un dito contro Marina poiché era ritornata in se così decise di lasciare le due da sole, era giusto che si chiarissero al meglio tra loro. Gianna non c’entrava più nulla li e onestamente non aveva più voglia di restare, doveva ritrovare la calma e mettere ordine nella sua testa. Così facendo qualche passo in direzione della porta disse:*

    Avrete molto di cui discutere, ci vediamo più tardi.

    *E così dicendo sparì dall’ufficio chiudendosi la porta alle spalle, si appoggiò al muro e si lasciò scivolare a terra portando le mani tra i capelli. Aveva un enorme peso nel petto e non sapeva assolutamente dire se fosse rabbia, delusione, tristezza, colpevolezza…..magari era un mix di tutte le cose, con il tempo l’avrebbe capito. Dopo qualche minuto si alzò e andò via dal castello, in direzione della sua Villa ad Hogsmeade.*

    @Marina_Lightwood, @Jane_Casterwill,