• Sinfo_Arfen

    Tassorosso Ad Honorem Insegnante Certificato

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 8
    Galeoni: 2589
        Sinfo_Arfen
    Tassorosso Ad Honorem Insegnante Certificato
       
       

    Era il primo giorno di ottobre e nella stanza della professoressa di erbologia entrò un raggio di sole che illuminò e sveglio la docente. Sinfo aveva dormito così bene che si sentì subito di buon umore e si alzò dal letto senza lamentarsi troppo. Senza accorgersene iniziò a canticchiare una vecchia canzone che le cantava sua madre, mentre si preparava per andare a lezione. Per un attimo Sinfo si senti presa dalla malinconia, le mancava molto la sua famiglia e i profumi di casa sua, ma poi pensò che la cosa più importante era sapere che stavano tutti bene.
    Appena finì di far colazione in sala grande si catapultò alla prima serra, dove quella mattina avrebbe tenuto la lezione di Erbologia. Mancavano ancora diversi minuti prima che arrivassero gli studenti, quindi ne approfittò per sistemare le ultime cose.



    “Bene, mi sembra tutto a posto!”

    Dopo qualche secondo la serra iniziò a gremirsi di studenti, Sinfo attese qualche istante per far sì che tutti fossero al loro posto e iniziare la lezione.

    ”Buongiorno ragazzi, oggi parleremo di due piante mediche. Prima, però, voglio sapere se qualcuno di voi riconosce questi due esemplari.”



    Gli occhi cangianti della professoressa indagarono sull’intera classe finché la mano di una timida tassorosso richiamò la sua attenzione. Sinfo si soffermò su di lei e con un lieve cenno della testa e un sorriso le diede la parola.

    ”Professoressa, credo che la pianta con i fiori gialli sia un esemplare di arnica, mentre quella con i fiori tendente al viola dovrebbe essere artiglio del diavolo.”

    L’insicurezza della ragazza fece un po’ di tenerezza all’insegnante, ma la risposta che le aveva dato era corretta, quindi si meritava un premio.

    ”Esatto, si trattano proprio di arnica e artiglio del diavolo. 10 punti a Tassorosso!
    Il momento delle domande è finito, quindi passiamo subito a parlarvi dell’arnica!”




    Appena Sinfo concluse la frase tutti gli studenti tirarono fuori penna e quaderno per prendere appunti, l’insegnante aspettò qualche secondo, prima di riprendere a parlare, per accertarsi che tutti fossero pronti.

    ”Bene, in anzi tutto partiamo dal nome, che, a quanto pare, a un origine piuttosto oscura. Infatti il nome Arnica potrebbe essere una deformazione del tardo latino ptàrmica, che deriva a sua volta dal greco ptarmikos, cioè starnutatorio, riferendosi all’odore della pianta che fa starnutire. Altri studiosi hanno invece pensato che derivasse dalla parola greca arnakis, che significa pelle di agnello, alludendo alla consistenza delle sue foglie. In passato il nome Arnica, in realtà, veniva usato anche per altre specie caratterizzate anche loro da grandi fiori gialli, come il Doronico, il Senecio e la Telekia. I primi documenti sull'Arnica montana risalgono al 1731 e si tratta di un manuale di giardinaggio. In Francia viene anche chiamata Tabac des Vosges in quanto viene usata come tabacco da fiuto dagli abitanti delle regioni montuose.
    Passiamo adesso alle caratteristiche della pianta, in anzi tutto è importante sapere che si tratta di un’emicriptofita rosolata: cioè una pianta erbacea perenne, con gemme che spuntano al livello del suolo per essere protette dalla neve e con le foglie disposte a formare una rosetta basale. Partendo dal basso possiamo notare che ha radici filiformi e nerastre che si sviluppano in orizzontale, mentre il fusto a rizoma può essere ipogeo, cioè si sviluppa in obliquo, oppure epigeo, che rimane eretto. Sul fusto si posso individuare due tipi di peli: il primo tipo è lungo e patente, cioè ad angolo retto rispetto al fusto; mentre il secondo è breve e ghiandolare. Anche per quanto riguarda le foglie sono presenti due tipologie: quelle basali, che si trovano alla base del fusto con una forma ellittica e oblunga; quelle cauline bratteiformi, invece, quando sono presenti si mostrano uno o due paia opposte a coppia, dalla forma lanceolata e più piccole. L'infiorescenza presenta dei capolini normalmente solitari, o al massimo 2-3 su rami opposti. Lo scapo fiorale è vischioso. L’involucro presenta da una a tre serie di squame lanceolate e villose, altrimenti chiamate brattee involucrali, di lunghezza inferiore a quella dei fiori ligulati, che hanno i petali fusi in un prolungamento nastriforme. I fiori nell'insieme sono larghi 5–8 cm. Il ricettacolo è piano o lievemente concavo. I capolini sono composti da due tipologie:i fiori ligulati zigomorfi sono gialli-dorati, lunghi circa40 mm, disposti a raggiera e tridentati all'estremità e sono spesso disordinati e ripiegati in tutte le direzioni; mentre i fiori tubulosi attinomorfi, che sono all’interno del capolino, sono ermafroditi e di colore arancio o giallo-bruno. La fioritura dell’arnica va da maggio fino ad agosto. I frutti, invece, sono acheni, ciò vuol dire che appaiono secchi con pericarpo consistente e con estensioni piumose giallastre che ne consentono la dispersione anemofila e hanno un colore bruno-nerastro. La moltiplicazione del frutto avviene per divisione dei cespi in primavera o in autunno, oppure per seme, cioè attraverso il frutto stesso.
    L'Arnica montana è diffusa in Europa, dalla Penisola iberica alla Scandinavia e ai Carpazi. È assente sulle Isole Britanniche ed è relativamente rara in Italia. Cresce in terreni poveri, dove ci sono pascoli magri, brughiere e torbiere alte, e terreni silicei, cioè con substrato acido. Si trova solitamente in zone montane da 500 a 2500 metri di altitudine.
    Ultimamente, però, sta diventando rara soprattutto nelle regioni nordiche a causa dell'aumento delle coltivazioni intensive. Infatti questa pianta appartiene alla flora protetta, di conseguenza, trattandosi di una tra le piante medicinali più utilizzate al mondo, si è resa complicata la sua produzione su scala industriale. Per questo motivo vengono utilizzate, a livello industriale, anche altre specie di arnica, come l'Arnica chamissonis Less.
    L'arnica è da sempre conosciuta per le sue proprietà antinfiammatorie e per questo nella medicina popolare è utilizzata esternamente nel trattamento degli ematomi, delle contusioni, degli edemi da traumi e nel trattamento di disturbi muscolari, articolari e reumatici, ma non solo. L'arnica, infatti, viene sfruttata dalla medicina popolare anche come rimedio contro le infiammazioni di bocca e gola, contro le punture di insetti, contro le foruncolosi e contro le flebiti.
    In campo omeopatico, l'arnica viene utilizzata come rimedio contro i disturbi infiammatori di origine muscolare, tendinea o scheletrica e per il trattamento di contusioni, distorsioni, traumi, stiramenti, strappi, ecchimosi ed ematomi. Inoltre, nell'omeopatia l'arnica è impiegata per favorire la guarigione delle ferite e per contrastare la fragilità capillare.
    Come accennato, l'arnica può essere utilizzata nel trattamento d'infiammazioni, ematomi e traumi. Questo è possibile grazie alle proprietà antinfiammatorie, antiedematose, analgesiche, e antitraumatiche che le sono conferite soprattutto dai lattoni sesquiterpenici in essa contenuti, anche se pare che all'azione benefica svolta dall'arnica contribuiscano pure l'olio essenziale e i flavonoidi in essa contenuti.
    Quando l'arnica è impiegata come rimedio antinfiammatorio contro traumi, ematomi e contusioni, di solito, si utilizza la tintura diluita in rapporto 1a 5 in acqua o in alcool, da applicarsi come impacco direttamente nella zona interessata. Va, però, ricordato che l'impacco deve essere applicato solo sulla cute integra, avendo cura di evitare il contatto della preparazione con occhi, bocca e genitali.
    Bisogna, però, fare molta attenzione all’uso dell’arnica, infatti, se ingerita, la tintura non diluita può provocare tachicardia, enterite e persino un collasso cardiocircolatorio. Per queste proprietà, un tempo questa pianta era utilizzata come veleno. Contromisure per l'ingestione accidentale includono l'ingestione di carbone per assorbire le tracce di tossine nell'intestino e l'ingestione di liquidi per diluirne la concentrazione. Purtroppo non si conosco antidoti efficaci per questi effetti.”


    La professoressa aveva parlato per lungo tempo, ma nonostante tutto i ragazzi erano rimasti attenti alla sua spiegazione e avevano annotato ogni sua parola. Sinfo lanciò uno sguardo fuori dalla finestra della serra, per poter vedere l’orologio della torre; per fortuna aveva ancora tempo a sufficienza per parlare dell’altra pianta.

    ”Ora, invece, parliamo dell’Arpagofito, meglio noto come Artiglio del diavolo!”



    “Il nome scientifico dell’Arpagofito è Harpagophytum procumbens, viene, però, comunemente chiamato Artiglio del diavolo per via dei frutti che sembrano, per l’appunto, degli artigli capaci di intrappolare piccoli animali e roditori fino a farli morire di fame. L’Arpagofito è principalmente diffusa nella provincia di Limpopo in Sud Africa e nel nord del Sud Africa, in Namibia e Botswana.
    L’Artiglio del diavolo è una pianta perenne rampicante che può raggiungere i 2 m, essa si sviluppa da un tubero primario, detto tubero madre, da cui partono delle radici lunghe circa 25 cm e
    larghe circa 6 cm, da cui si sviluppano diverse protuberanze dette tuberi secondari. Dai germogli partono le foglie, che si presentano opposte, dalla forma lobata e da un colore blu-verde, mentre i fiori hanno una corolla tubulosa di colore lilla tendente al rosa. I frutti hanno una consistenza legnosa e, come abbiamo già detto, sono provvisti di escrescenze simili a robusti uncini.
    L’arpagofito è stato utilizzato per secoli dagli indigeni delle regioni sub-Sahariane come analgesico e antiflogistico, per trattare le complicazioni che si presentavano durante la gravidanza e per alleviare i dolori post-partum. È stato poi utilizzato per trattare malattie del sangue, dolori reumatici muscolo-scheletrici e sotto forma di unguento per curare distorsioni,piaghe, ulcere e malattie cutanee. Le
    popolazioni San, Khoi e Bantu del sud-est dell’Africa utilizzano ancora l’arpagofito per una serie di disturbi.
    Anche se la pianta fu raccolta e descritta da ricercatori europei nel 1820, i potenziali terapeutici dell’arpagofito furono scoperti solo più tardi, nel 1907, da Mehnert, un coltivatore tedesco che viveva in Namibia. Grazie agli studi fatti in seguito, in Grmania, si scoprirono le proprietà antiflogistiche, permettendo l’uso dell’arpagofito per artriti reumatoidi e osteoartriti, oltre che per combattere tendiniti, mal di testa, lombalgia e dolori mestruali.
    Inizialmente questa pianta venne utilizzata attraverso infusi e solo in seguito si ricorse alle tinture e all’estratto secco.
    La radice dell'artiglio del diavolo, di cui si usa per l’appunto l'estratto secco, favorisce anche l'eliminazione dell'acido urico e per questo motivo è efficace nel trattamento della gotta, specie se associato a preparati di frassino, che hanno una componente antinfiammatoria.”


    Sinfo doveva ammettere che la lezione di quel giorno era stata parecchio impegnativa, soprattutto per lei che aveva parlato per tutto il tempo. Sicuramente non era stata facile ne anche per gli studenti, che avevo trascritto ogni informazione che avevano ricevuto, ma la parte più difficile per loro sarebbe arrivata dopo, con lo svolgere i compiti.

    ”Bene ragazzi, per oggi e tutto! Ovviamente non andatevene se non avete prima preso i compiti!”

    Con un tocco di bacchetta, Sinfo fece apparir ire dei cartoncini colorati che svolazzarono nelle mani dei ragazzi.


    Citazione:

    MODULO A (max 15 punti)

    QUIZ

    Leggete attentamente la lezione per svolgere al meglio il quiz!

    MODULO B (max 15 punti)

    Domanda facoltativa

    Parla delle proprietà mediche e degli usi dell’arnica e dell’artiglio del diavolo mettendoli a confronto ed evidenziando eventuali analogie o differenze.

    Non si accettano copia-incolla, altrimenti il compito verrà considerato nullo!




    La domanda del MODULO B va mandata (QUI) o in alternativa via MP entro le 23:59 del 29/10

    Il punteggio massimo del compito e di 30 punti (15+15) se svolto entro il 29/10, dopo tale data si potrà svolgere solo il Modulo A

    Per qualsiasi dubbio potete scrivermi pe MP o venirmi a trovare in ufficio.





    Ultima modifica di Sinfo_Arfen 3 settimane fa, modificato 1 volta in totale