• Sinfo_Arfen

    Tassorosso Insegnante Certificato

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 8
    Galeoni: 2589
        Sinfo_Arfen
    Tassorosso Insegnante Certificato
       
       

    L’aria che percepiva Sinfo quando usciva dal castello al mattino era ancora piuttosto fredda, ma a metà mattinata si percepiva un piacevole calore, ciò voleva dire che la primavera non si sarebbe fatta attendere ancora per lungo tempo. Nonostante Sinfo fosse felice per l’arrivo della bella stagione, ne risentiva del lavoro in più che doveva fare, oltre alle solite lezioni le toccava potare e rinvasare le piante nelle varie serre, ma per fortuna ogni tanto alcuni studenti si offrivano volontari per darle una mano. Giusto quel giorno l’avevano aiutata a sistemare i gerani zannuti e i gigli strombazzanti nella serra n.3.

    ”Grazie ragazzi, mi siete stati molto d’aiuto oggi. Penso che la prossima serra la posso sistemare da sola, ora è meglio se andate a darvi una pulita prima di cena.”

    I due tassorosso si guardarono a vicenda e notarono che avevano il viso e le mani sporche di terra e la tunica impolverata, dopo qualche istante si misero a ridere per come si erano ridotti, facendo apparire un sorriso anche all’insegnante.

    ”Va bene professoressa, Arrivederci!”

    I due studenti risposero in coro e Sinfo li saluto con un sorriso e un cenno della mano, poi attese che i due ragazzi fossero abbastanza lontani per dirigersi nella serra n.5. Aveva fatto tutto con discrezione perché non voleva svelare ai due allievi l’argomento che avrebbero trattano alla lezione del giorno dopo, anche perché trattava di piante dal nome e dalle caratteristiche molto particolari. Per fortuna riuscì a sistemare le varie piante e i banchi nel giro di un’ora e mezza, giusto in tempo per cenare in sala grande insieme ai colleghi e poi filare a dormire.

    [Serra n.5 ore 9:30]



    Quella mattina Sinfo si era alza presto e di buon umore, aveva fatto una bella colazione sostanziosa, come il suo solito, poi si diresse con passo allegro verso la serra n.5. Gli studenti sapevano bene dove avrebbero fatto lezione, quindi a Sinfo rimase solo da attendere l’arrivo degli alunni. Da lì a pochi minuti la serra si riempì di studenti che guardavano con sospetto le piante che li circondavano e ne avevano ben donde, dato che alcune di esse erano ricoperte di spine spesse e ben appuntite, ma l’insegnate calmò subito gli animi.

    ”Tranquilli ragazzi, le piante che vedete sono tutte babbane e non hanno la capacità di muoversi da sole, quindi basterà usare le giuste precauzioni per evitare che vi facciate male. Credo che prima di tutto sia il caso di chiarirvi l’argomento di oggi, come potete vedere siamo circondati da piante succulente di diverse specie. Queste piante si chiamano così perché sono in grado di vivere per lunghi periodi in condizioni di forte aridità grazie alla loro capacità di assorbire grandi quantità d’acqua in un tessuto spugnoso presente in vari organi della pianta, chiamato parenchima acquifero. Dopo l’assorbimento dell’acqua la superficie esterna della pianta appare più spessa e lucida per via della secrezione di cere idrofobiche protettive che impediscono l’evaporazione dell’acqua e delle sostanze nutritive. Anche la peluria che le riveste funge da protezione, in particolar modo le foglie, che spesso sono trasformate in spine.
    Bisogna però indentificare delle differenze, per evitare la perdita di acqua, tra le diverse tipologie di piante succulente, per questo motivo vi ho preparato un breve schema.”


    Citazione:

    Caratteristiche delle piante succulente

    alcune presentano un tipo di fotosintesi a stomi chiusi per minimizzare la perdita di acqua

    in alcuni casi le foglie sono assenti, ridotte o di forma sferica

    il numero di stomi è molto ridotto

    il fusto è la sede principale della fotosintesi

    la forma di crescita è compatta: colonnare, sferica o a cuscino compatto

    presenza di cere, cutine e peli sulle superfici esterne per ridurre la perdita d'acqua mediante la creazione di un micro-habitat umido intorno alla pianta e mediante la riduzione del flusso d'aria sulla sua superficie.



    Con un rapido gesto della bacchetta l’insegnante di Erbologia distribuì ad ogni studente una copia della scheda. Appena i ragazzi la lessero e la misero tra gli appunti, la docente riprese a parlare.

    ”Una cosa importante da sapere e che spesso le succulente vengono erroneamente indicate col termine generico di cactus, quando in realtà sono una famiglia delle suddette. Quindi ricordatevi che tutti i cactus sono delle succulente, ma non tutte le succulente sono cactus. In qualsiasi caso queste piante sono originarie di zone aride e desertiche, infatti sono principalmente diffuse nei territori predesertici dove sono presenti lunghi periodi di siccità e periodi di piogge particolarmente forti, quindi i paesi in cui crescono maggiormente sono gli stati dell’America Centrale e Meridionale, dell’Africa e dell’Asia.
    Ora, però, vi voglio mostrare due piante in particolare.”


    Con un tocco di bacchetta l’insegnate di Erbologia spostò al centro della serra due esemplari di due piante diverse.



    ”Qualcuno dei presenti sa dirmi il nome di questi due esemplari?”

    La domanda dell’insegnante gettò nel totale silenzio l’intera classe, molto probabilmente per paura di dare una risposta sbagliata, ma dopo qualche secondo di esitazione la mano di una giovane corvonero si levò sopra la testa dei compagni, attirando l’attenzione della docente.

    Credo che quello a destra sia un esemplare di fico d’India, mentre a sinistra c’è un esemplare di agave.

    Prima di valutare la risposta Sinfo attese qualche istante per vedere se qualcun altro volesse replicare, poi con uno dei suoi soliti sorrisi si rivolse alla studentessa che aveva appena risposto.

    Esatto, questi due esemplari sono proprio un fico d’India e un agave, 5 punti a Corvonero.
    Direi di partire dall’agave, per l’esattezza questa è l’agave americana, una pianta molto conosciuta e diffusa in tutto il mondo sia per le sue proprietà sia come pianta ornamentale. Dal suo nome si può capire il suo luogo di origine, di fatti la possiamo trovare in natura nelle zone meridionale del Nord America, nelle isole caraibiche e nelle zone settentrionali del Centro America, soprattutto in Messico.
    Queste piante perenni hanno una struttura a rosetta, con un fusto breve generalmente non visibile, solitamente le varie specie hanno dimensioni che variano da circa 20 cm fino a 5-6 metri in ampiezza e da 15 cm a 2,50 metri in altezza. Le foglie carnose e dalla consistenza fibrosa hanno una larghezza che può raggiungere i 25 cm e possono essere lunghe fino a 2 metri e mezzo. Spesso l’estremità della foglia è composta da una spina apicale legnosa lunga fino a 5 cm. Le foglie si formano attorno a un breve fusto centrale dal quale si distaccano, mantenendo un’angolazione costante rispetto alla formazione della rosetta durante la loro crescita. Di solito, se vengono coltivate in climi più freddi, le foglie possono avere una colorazione tendente al verde-azzurro, mentre il colore verde-grigio indica climi più caldi. Le radici dell’agave hanno una conformazione fascicolata, sono filamentose, con uno spessore massimo circa 2,5 mm e di profondità variabile. La pianta fiorisce quando raggiunge la maturità all'età di 10-50 anni, dopodiché generalmente muore. Le infiorescenze si formano su un ramo fiorifero legnoso, chiamato scapo, che si genera al centro della rosetta, con dei fiori composti da sei petali e sei stami.



    Come accennato prima, l’agave è famosa per i suoi usi molteplici, già in antichità era usata dalle popolazioni mesoamericane e solo grazie a John Gilton se abbiamo i primi particolari esatti sulla coltivazione delle agavi, che percorse l'America centrale tra il 1568 e il 1572. Per di più, il gesuita Josè de Acosta chiamò l'agave "l'albero delle meraviglie" per i suoi numerosi usi e proprietà. Gli indiani Cochini nella Bassa California usavano l'Agave cerulata come alimento quotidiano. Attualmente viene ancora utilizzata in piatti tipici. Dalle agavi si ricava uno sciroppo, denso come il miele, utilizzato come dolcificante. Dall’agave si ricavano da vari secoli bevande come l'aguamiel e il pulque, ottenuto dalla fermentazione del precedente. Dopo l'occupazione europea del centroamerica fu introdotto il processo della distillazione, ignoto ai nativi, che permise di ottenere distillati oggi famosi come il mescal e la tequila, che prende il nome dalla città omonima dove per la prima volta è stato distillato. Inoltre le fibre tessili ricavate dalle foglie di numerose specie hanno costituito il maggiore motivo di diffusione delle agavi nel mondo, infatti sono utilizzate per corde, reti, ceste, abiti, coperte, tappeti, borse e altri oggetti di uso quotidiano. Altri usi vari si trovano nella formazione di filari di piante utilizzati come recinzioni di terreni agricoli. I fusti delle maggiori infiorescenze vengono utilizzati come canne da pesca o pali, mentre le spine sono state utilizzate come ami da pesca o aghi per cucire e le foglie vengono usate per unguenti per guarire pruriti, ferite e ustioni, grazie alla sua composizione chimica particolarmente complessa, infatti in essa sono presenti diverse vitamine tra cui A, B1, B4, B5, B6, B9, C, E, K, PP e altrettanti sali minerali come magnese, zinco, sodio, potassio, calcio e fosforo, in più ha anche diversi aminoacidi quali arginina, valina, triptofano e lisina. In breve, l’agave è un ricettacolo di proprietà curative.”


    L’insegnante di Erbologia aveva parlato così a lungo che iniziava a sentire la gola secca, quindi ne approfittò per bere un sorso d’acqua dalla bottiglietta che aveva sul suo banco di lavoro. Allo stesso momento dava la possibilità di mettersi in pari con gli appunti e far riposare un po’ le mani agli studenti che la stavano seguendo con tanta attenzione e silenzio. Sinfo doveva ammettere che non aveva mai avuto problemi di comportamento con i suoi studenti, chissà se i suoi colleghi potavano dire lo stesso.
    Dopo aver dato sufficiente riposo alla sua gola e alle mani dei ragazzi, la docente riprese a spiegare la pianta successiva.

    Bene, adesso passiamo al fico d’India.
    Questa pianta è originaria del Centro America, ma è stata importata e naturalizzata in tutto il bacino del Mediterraneo, soprattutto nel sud Italia, ma anche nelle zone temperate di America, Africa, Asia e Oceania.
    Il Fico d'India può raggiungere i 5 metri di altezza. Il suo fusto è formato da espansioni carnose dette pale o cladodi di forma ovale e appiattita lunghi dai 30 ai 40 cm con una larghezza variabile dai 15 ai 25 cm che unendosi gli uni agli altri formano il tronco e le ramificazioni. Le pale fanno le veci delle foglie e assicurano alla pianta la necessaria sintesi clorofilliana. Sono ricoperte da una cuticola cerosa che limita la traspirazione e posseggono numerose spine che scoraggiano i predatori. Le spine sono raggruppate, lungo tutta la superficie della pala, nelle areole, circa 150 per pala, dove si trovano sia le spine lunghe uno o due cm che i glocidi spine sottili e piccolissime lunghe appena qualche millimetro. I glocidi si staccano con facilità al minimo tocco ma anche per azione di un forte vento e si conficcano saldamente nella cute a causa dei minuscoli uncini di cui sono provvisti rendendo l’estrazione assai difficoltosa. Dalle areole si generano gli altri organi della pianta del fico d’India cioè altre pale, i fiori e i frutti.
    Quando le pale diventano vecchie, oltre i 4 anni di età della pianta, sono legnose e costituiscono il fusto mentre le pale giovani nascendo una sull’altra aumentano il volume e l’altezza della pianta del fico d’India. Gli stomi di questa pianta, aperture situate sopra l’epidermide che consentono gli scambi gassosi fra il vegetale e il mondo esterno, si aprono di notte richiudendosi durante il giorno. Questo le permette di usufruire dell’umidità e della frescura notturna evitando il calore del sole. Questa è una caratteristica del genere Opuntia al quale appartengono piante che essendosi adattate in zone desertiche devono ridurre al minimo la traspirazione a differenza delle piante di altre famiglie nelle quali gli stomi si aprono nelle ore diurne.
    L’apparato radicale non scende molto in profondità, in genere non supera i 30 cm, per contro è però molto esteso. I fiori compaiono sulla sommità delle pale di oltre un anno di età che possono portare anche una trentina di fiori ma il loro numero varia molto a seconda della posizione della pianta e del vigore della stessa. Sono grandi e spinosi, ermafroditi, con numerosi stami e petali vistosi che possono essere di colore giallo, arancio o bianco a seconda della varietà. Fioriscono in modo scalare dalla primavera all’estate e vengono impollinati dagli insetti.
    Dai fiori fecondati si generano i frutti che sono bacche ricche di semi, carnose, di forma ovale tronca all’estremità con buccia della consistenza del cuoio ricoperta da un intrico di spine corte e sottili molto pungenti che si staccano con facilità.
    Il colore della polpa può essere rosso, bianco o giallino a seconda della varietà.




    La pianta del fico d’india ha numerose qualità terapeutiche tanto che si può tranquillamente affermare che fra le altre specie di frutti questo frutto rappresenta un’ottima cura naturale per l’intero organismo. l frutti del fico d’India sono ricchi di vitamina C, contengono molti minerali come il calcio, il fosforo e il ferro, abbondanti zuccheri e fibre.
    Tra le sue proprietà più importanti vi è quella depurativa e disintossicante. Per le vitamine e i minerali che possiede la sua polpa un tempo era impiegato per contrastare lo scorbuto e ancora oggi costituisce un ottimo prodotto rivitalizzante e idratante per chi svolge un’attività intensa sia sportiva che lavorativa. Inoltre il fico d’India è ottimo come aiuto nelle diete non solo per le sue qualità drenati ma anche perché con le sue fibre dona un senso di sazietà permettendo così di assimilare meno grassi e zuccheri. Tuttavia è bene non abusarne perché un eccesso di semi potrebbe causare fastidi all’intestino.
    Nella tradizione messicana è molto importante l'uso del fico d'India soprattutto nell'alimentazione, infatti con esso viene prodotto il miel de tuna, uno sciroppo ottenuto dall'ebollizione del succo, il queso de tuna, una pasta dolce ottenuta portando il succo alla solidificazione, la melcocha, una gelatina ricavata dalle mucillagini dei cladodi, ed il colonche una bevanda fermentata a basso tenore alcolico. Inoltre le pale del fico d'India, spinate accuratamente e scottate su piastre arroventate di pietra o di ferro, fanno parte delle abitudini alimentari del Messico, così come di altri paesi latinoamericani. Non è difficile trovarne nei mercati rionali già pronte all'uso o vendute dagli ambulanti per le strade, insieme a crema di fagioli, mais e cipolla.
    Invece in Sicilia viene prodotto uno sciroppo tradizionale, ottenuto concentrando la polpa privata dei semi, del tutto simile come consistenza e gusto allo sciroppo d'acero, ed utilizzato nella preparazione di dolci rustici e viene utilizzato anche come infuso per un liquore digestivo.


    Sinfo doveva ammettere che la lezione era diventata bella corposa, ma per lo meno aveva detto le cose più importanti da sapere. Ora però era arrivato il momento di concludere, altrimenti gli studenti avrebbero fatto tardi alla lezione successiva e lei avrebbe perso la voce a furia di parlare. Quindi, dopo una breve pausa, la docente riprese a parlare.

    "Bene ragazzi, direi che per oggi abbiamo finito.
    Spero per voi che abbiate appuntato ogni mia parola perchè vi serviranno per svolgere i compiti!"


    Con un colpo di bacchetta l'insegnate fece apparire le schede con i compiti per ogni studente. Appena ciascuno di loro ebbe il proprio foglietto, sparì con gran fretta per affrontare la lezione seguente.


    Citazione:

    MODULO A (max 15 punti)

    QUIZ

    Leggete attentamente la lezione per svolgere al meglio il quiz!

    MODULO B (max 15 punti)

    Domanda facoltativa
    Scegli tra le due quale svolgere

    B1 Quali sono le caratteristiche delle piante succulente? Parlane in modo approfondito.

    B2 Svolgi una ricerca approfondita su una delle due piante trattate a lezione, l’agave e il fico d’India.

    Non si accettano copia-incolla, altrimenti il compito verrà considerato nullo!




    La domanda del MODULO B va mandata (QUI) entro il 29/03

    Il punteggio massimo del compito e di 30 punti (15+15) se svolto entro il 29/03, dopo tale data si potrà svolgere solo il Modulo A






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