• Marina_Lightwood

    Grifondoro Insegnante

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 7
    Galeoni: 1923
       
       

    LEZIONE DI TRASFIGURAZIONE

    SERPENSORTIA E VIPERA EVANESCA


    “Tredicenne aggredito da un cobra mentre era in visita allo zoo.”

    Ecco il titolo che riportava il Times quella mattina. La giovane professoressa Marina Lightwood era solita leggere oltre alla Gazzetta Del Profeta anche i giornali babbani perché, essendo cresciuto tra i Non Maghi, trovava opportuno continuare ad interessarsi anche di quello che un tempo era stato il suo unico mondo. Difatti fino all’età di undici anni la giovane donna non sapeva nemmeno dell’esistenza della magia.
    Quella notizia, letta più per casualità che per effettiva apprensione, diede a Marina l’idea per la nuova lezione di Trasfigurazione: avrebbe parlato dei serpenti, del modo in cui farli apparire ed immediatamente svanire.
    Dal momento che aveva già perso troppo tempo seduto al tavolo dei professori, Lightwood si alzò in tutta fretta dal proprio posto e dopo aver salutato alcuni dei suoi colleghi si diresse al primo piano del castello. Varcando la soglia della sua aula, vide che alcuni studenti avevano già occupato i banchi in prima fila pronti per assistere alla sua lezione.

    Non mi aspettavo una così grande affluenza!

    Pensò felice l’insegnante salutando con un grande sorriso i presenti. Quando anche gli altri alunni fecero il loro ingresso nella stanza, Marina si posizionò dietro la cattedra e diede avvio alla sua lezione.

    “Buongiorno ragazzi miei. “

    Esordì la giovane donna fissando il suo sguardo in quello degli studenti.

    “Quest’oggi, secondo programma, avrei dovuto continuare con la Trasfigurazione Animale ma proprio stamattina ho deciso di cambiare l’argomento da trattare. Oggi affronteremo due nuovi argomenti di quest’arte magica strettamente collegati tra loro: l’Apparizione e l’Evanescenza. ”

    I volti dei ragazzi si fecero subito sorridenti alle parole dell’insegnante che dopo una breve pausa riprese la parola.

    “Allora l’Apparizione, come si può dedurre dal termine stesso, permette di far apparire oggetti, animali e in alcuni casi anche persone qualora si conosca la posizione esatta in cui queste siano collocate. Ovviamente far apparire una persona è un processo di una difficoltà talmente estrema che nemmeno i maghi più esperti osano utilizzarla nel timore di causare gravi danni.
    L’Evanescenza può essere considerata l’arte magica opposta all’Apparizione. Essa, infatti, permette di far scomparire cose, animali o persone. I maghi più abili sono in grado, tramite questa disciplina, di far evanescere i loro soggetti e di farli riapparire in un luogo che loro stessi scelgono. Per riuscire in questa piccola impresa, però, è necessaria un’altissima concentrazione. La maggior parte dei maghi, infatti, dopo aver effettuato l’Evanescenza non riesce a risalire al luogo in cui il loro soggetto ricompare. ”


    Il tono di voce di Marina era serio e professionale. Sapeva bene che la Trasfigurazione non era certo una delle materie più facili da eseguire pertanto era necessaria una certa chiarezza nell’esposizione per permettere agli studenti di comprendere al meglio i concetti, anche quelli più basilari.

    “Quest’oggi, ci occuperemo in particolar modo, di due incantesimi specifici: il Serpensortia e il Vipera Evanesca. Questi consentono di richiamare o di far sparire qualsiasi tipo di serpente ad eccezione del Basilisco, una creatura magica dotata di eccezionali qualità il cui semplice sguardo risulta letale per l’uomo. ”

    L’affermazione della docente scatenò delle reazioni molto diverse tra i numerosi studenti che stavano assistendo alla sua lezione. Alcuni sembravano inorriditi dalla possibilità di trovarsi faccia a faccia con un serpente, altri, invece, ed in particolar modo i Serpeverde, sembravano entusiasmati all’idea di poter servirsi di quel meraviglioso rettile per i propri scopi.

    “Ma professore, il serpente è un animale malvagio! Come può insegnarci ad evocarlo?”

    La domanda di una Grifondoro del primo anno fece quasi sorridere il docente che, consapevole della possibilità di quella domanda, si avvicinò alla fila di banchi disposti di fronte la cattedra.

    “Signorina, non esistono animali buoni o malvagi a priori. Ogni specie animale può essere paragonata alla specie umana. Così come vi sono uomini generosi e uomini perfidi, allo stesso modo esistono animali pacifici ed animali aggressivi.
    Il serpente non è in assoluto un animale malvagio. Solo perché esso è spesso associato alla Magia Oscura non vuol dire che sia davvero portatore di male e sventure.
    Forse lei non lo sa, ma alcuni al castello sono dei Rettilofoni, cioè maghi in grado di parlare con i serpenti e di entrare in stretto contatto tra loro. Eppure sono persone più buone e generose. ”


    Disse Marina mentre osservava attenta le reazioni degli studenti.

    “Il binomio serpente – male è, ahimè, solo un pregiudizio che accompagna la nostra cultura da molto, troppo tempo.
    Ma non è stato sempre così. In molte delle civiltà antiche, infatti, il serpente era simbolo di fertilità e quindi di speranza. Il suo cambiare pelle lo rendeva inoltre un simbolo di rinnovamento e rinascita che poteva portare all'immortalità. Alcuni credevano addirittura che il veleno del serpente fosse uno degli ingredienti indispensabili per realizzare il famoso Elisir Di Lunga Vita. ”


    Aggiunse la Lightwood argomentando la sua tesi e confutando la credenza comune che vedeva il serpente addirittura come incarnazione del puro male.

    “Nella Grecia Antica al veleno di serpente erano fatto risalire anche capacità profetiche. Chiaro esempio di questa convinzione è il mito di Pitone, l’enorme serpente posto a guardia dell’Oracolo di Delfi. Si narra, infatti, che Pitone, figlio di Gea, la Madre Terra, fosse stato ucciso dal dio Apollo per vendetta. Il serpente infatti aveva perseguitato la madre Latona per impedirle di partorire i due gemelli, ovvero lo stesso Apollo e la dea Artemide. In seguito all’uccisione, Apollo si impadronì del famoso oracolo e nominò la sua sacerdotessa Pizia, termine greco che significa Pitonessa. ”

    Proseguì terminando in tal modo i riferimenti mitici alla figura del serpente.



    “Ritornando ai nostri due incantesimi, il Serpensortia è il sortilegio che consente di evocare il serpente. Più elevata sarà l'esperienza del mago, maggiore sarà la pericolosità del rettile evocato. Per effettuare correttamente l’incanto bisogna ruotare il polso una volta in senso orario e infine pronunciare la formula.
    Il Vipera Evanesca, invece, permette di far sparire i serpenti incendiandoli e la corretta modalità di esecuzione consiste nel ruotare il polso una volta in senso antiorario e poi pronunciare la formula. Non funziona naturalmente su animali leggendari e pericolosissimi come il Basilisco.
    Entrambi gli incantesimi possono essere utilizzati anche in forma non verbale ma vi consiglio vivamente di esercitarvi a pronunciare la formula ad alta voce prima di spingervi oltre.
    Difatti fare il passo più lungo della gamba potrebbe sortire conseguenze molto spiacevoli. ”


    Asserì la docente seria sperando che tutti i suoi allievi utilizzassero in maniera coscienziosa i sortilegi appena appresi.

    “Purtroppo il tempo a nostra disposizione sta per terminare. Non mi resta che assegnarvi i compiti. ”


    Citazione:


    Modulo A
    (Max 15 punti)


    QUIZ

    Le risposte del quiz si trovano all'interno della lezione, leggete tutto con calma!

    Modulo B
    (Max 15 punti)


    B1.Scrivi un racconto in stile GdR in cui sei in grado di padroneggiare gli incanti Serpensortia e Vipera Evanesca. Soffermati sul motivo che ti spinge a fare ricorso a questo tipo di trasfigurazione. (10 punti)

    B2. Spiega in pochi righi uno dei due incanti. (5 punti)





    Gli elaborati vanno consegnati tramite questo MODULO entro e non oltre le 23:59 del giorno 26/03/19.

    Se avete dubbi o chiarimenti da chiedermi potete inviarmi un gufo o contattarmi nel mio ufficio.






    Così dicendo il professore attese il suono della campanella e dopo aver salutato gli studenti si recò nel proprio ufficio. La sua giornata di lavoro, infatti, non era ancora terminata.




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