• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584673
       
       



    Role Aperta da Alexander_Morgenstern


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       



    Io lì dentro non ci vivo.

    No, no. Temo proprio lo farai.



    *Ed eccoli lì, un mago ed il suo famiglio che dialogavano in una lingua sempre più rara nel mondo magico, un uomo ed un grande serpente fermi lì, sul prato del castello, uno a cercare il coraggio dall'altro di fare la prima mossa e mettere piede in quella capanna. Da quanto qualcuno non entrava lì dentro? In che condizioni pietose avrebbero trovato quella modesta abitazione? Era rimasta chiusa per decenni, tanto che agli studenti era appena consentito sbirciare attraverso i polverosi e scheggiati vetri della capanna, e di certo ci sarebbero stati diversi lavori di ristrutturazione (oltre che di pulizia) da eseguire: davvero, come accidenti facevano i babbani senza la magia? Lunghe, lunghissime attese prima di abitare una casa ed interi pomeriggi passati a pulire erano realmente il costo da pagare.*

    D'accordo, scansafatiche: credo di dovermela vedere da solo. Fa pure qualche giro nella foresta o in giardino ma, semmai dovessi vedere qualcuno, torna da me. Lasciamo gli abitanti del castello si abituino alla nostra presenza poco a poco. Trasformati in un qualsiasi altro animale, dimostra loro di non essere un pericolo.. insomma, hai carta bianca. Ma non combinare casini, intesi?

    *Di rado i rettili erano visti di buon occhio ma, se eri un abitante del mondo magico e sapevi quell'animale collegato ad un Rettilofono - meglio il Vaiolo di Drago che essere un Rettilofono -, questo prendeva una piega assai peggiore.*

    Pensa a fare un bel lavoro, o sarai tu a pulire le mie squame.

    *Sibilato queste ultime parole, il boa constrictor s'allontanò verso la foresta, passando in esplorazione quello che era il suo nuovo, vecchio luogo di caccia. Ed Alexander l'osservava con un sorrisino, pensando che sì, Gmork si sarebbe trovato bene in quei magici confini. Aveva una intera, sconfinata foresta in cui passare il suo tempo ed ancora sì, certamente sarebbe stato maggiormente a suo agio in quel luogo che nel prato della tenuta inglese appartenente alla famiglia Morgenstern da generazioni. Il nuovo guardiacaccia osservò quella capanna ancora per qualche secondo attraverso le nere lenti degli occhiali da sole, prendendo un profondo respiro e sistemandosi la borsa a tracolla sulla spalla prima di prendere coraggio e farsi avanti, salendo i pochi, alti gradini verso la porta. Una volta lì, sistemò nella toppa della serratura la pesante chiave datagli dalla preside del castello, facendola scattare e sì, spezzando quei sigilli magici che per tutto quel tempo l'avevano tenuta sigillata.*

    ... Merlino non aveva tanta barba affinché possa imprecare abbastanza.

    *Tetto quasi completamente franato, pavimento in legno ormai marcio, mobilio ricoperto da diversi strati di polvere: lì dentro il disordine era a dir poco abissale. Fu con un sospiro che sfilò gli occhiali da sole, appendendoli da una delle astine alla t-shirt, lasciando ricadere pesantemente quel borsone a terra, lasciandolo sui gradini. Fu solo allora che estrasse il catalizzatore in ebano e dal nucleo in pelle di Basilisco dalla tasca posteriore dei jeans, stringendolo fra le dita della mano sinistra e, una volta puntato all'interno dell'abitazione, lanciando diversi incanti non verbali: i mattoni ascenderono alla loro precedente posizione, incastrandosi a formare il tetto e la polvere contenuta nella stanza convergette in un unico punto, una grande, grigiastra sfera di polvere e sporcizia varia fatta di fogliame secco, vecchi nidi di volatile e.. che schifezza di topo doveva essere quella?*

    Buon Salazar, che schifo..

    *Sussurrò nel far sparire quel globo immondo (sì, era certamente la parola giusta da usare), cominciando a muovere qualche passo nella sua nuova casa, guardandosi attorno e sistemando con accuratezza ogni più piccolo guasto, fino a sorridere nel notare la credenza piena di enormi bicchieri, teiere: vero, lì dentro ci aveva abitato il mezzo gigante Hagrid, ai tempi in cui Harry Potter viveva nel castello. Tempi perduti, tempi in cui l'Oscuro Signore Voldemort teneva sotto scacco il mondo magico. Passarono diversi minuti ed, innumerevoli incanti Tergeo più tardi, la magia aveva esaurito il suo compito: era un mago, lo era sempre stato e sempre avrebbe adoperato la magia per certi compiti ma ce n'erano alcuni che preferiva sbrigare da sé come, ad esempio liberare quell'abitazione da diverse cianfrusaglie come quelle gabbie per uccelli appese un po' ovunque. Accatastò all'esterno dell'abitazione più cose di quante credeva e sì, decise che sarebbe andato di lì a poco a riporle nella Stanza delle Necessità: erano veri e propri cimeli appartenuti ad un'epoca che il mondo magico non avrebbe mai dimenticato, non poteva certo disfarsene con tanta leggerezza.*

    "Sarà meglio non farmi beccare dalla Mills, durante il tragitto."

    *Pensò con un sorrisetto, tornando in casa e sì, recuperando il borsone che posò sul grande tavolo. Una volta aperto, cominciò a rendere quel posto un po' più suo, partendo dalla camera da letto: lì, in testa al grande giaciglio, sistemò la vecchia foto magica dell'ex squadra di Quidditch in cui aveva giocato per diversi anni come Cacciatore, non potendo fare a meno di sorridere e sì, sospirare di nostalgia per quei bei tempi andati. Tanti volti familiari, tante facce che probabilmente mai più avrebbe rivisto.*

    Ciao Maya..

    *Sussurro con un sorrisino, portando indice e medio fra le labbra, baciandoli prima di posarli sul viso del Capitano della squadra, restando a fissare quella foto ancora per un po'. Così diversi all'aspetto, in pratica gli opposti, ma fra lui e la ragazza era nato un rapporto d'amicizia tanto grande quanto sincero, una giovane strega che scoprì più tardi non essere unicamente una sua amica ma parte della sua famiglia: Alexander Morgenstern e Maya Mondlicht erano cugini. Da parte delle loro madri, certo, ma fu qualcosa che sconvolse entrambi, una scoperta sensazionale, legata anche al fatto che Alexander scoprì il perché da bambino non gli era mai stato rivelato il cognome di Cassandra, sua madre. Un altro sospiro gli gonfiò il petto, tanto che fu costretto a distogliere lo sguardo da quella formazione, da un giovane sé stesso che stringeva fieramente in una mano la sua Nimbus 2001.*

    "Spero tu stia bene, ovunque tu sia.."

    *Fu quello l'ultimo pensiero dedicato alla sua giovane cugina, prima che potesse tornare al borsone e riempire l'armadio con alcuni dei suoi vestiti: oh sì, aveva fatto patti chiari con la preside di Hogwarts, ed era assolutamente irremovibile nel fatto di non indossare abiti "da mago". Erano strani, sembravano usciti da una fiera medioevale e davvero, erano totalmente antiestetici. Ma una volta provate le gioie dei jeans e delle t-shirt, come ci si poteva anche solo aspettare che una persona sana di mente indossasse quelle orrende palandrane? Accese il camino, lo scoppiettare della fiamma a riempire il silenzio di quella piccola casa.*

    Apperò!

    *Esclamò con un gran sorriso, sfilando gli occhiali da sole e, dopo averli adagiati all'ingresso, dirigendosi verso ciò che aveva adocchiato: diverse grandi bottiglie di brandy invecchiate.. quanto? Certo, una volta rifornitosi anche di bourbon, quel posticino avrebbe assunto un'aria decisamente più.. abitabile? No, liquori a parte, Alexander si sentì nuovamente a casa. Gli piaceva lì e, la balestra fissata all'ingresso della porta (dopo qualche magica riparazione su corda e meccanismi) sarebbe potuta tornare utile, in futuro. Più si guardava attorno, più sentiva che quello era il suo posto, che finalmente era tornato ad Hogwarts. Ed eccolo lì, ora che si affacciava all'esterno: il castello troneggiava su di lui e sulla sua nuova, piccola casa: era in pace, forse non duratura, ma dopo anni di ininterrotti conflitti, morte e ricerche, Alexander Aiden Morgenstern aveva finalmente trovato il suo piccolo angolo di paradiso.*

  • Katrin_Hopkirk

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 7
    Galeoni: 790
       
       

    [TORRE DEI CORVONERO]


    *Il sole filtrava allegro e sorprendentemente caldo per i primi di ottobre. La bruna si crogiolava tra le coperte blu notte, sapevano di casa e felicità. I raggi giocavano sul suo viso e sulle pareti della stanza creando degli effetti di luce incantevoli. La ragazza aprì un occhio per poi far sprofondare il viso nel cuscino, non voleva alzarsi. Non dormiva così da mesi. Un sonno totale, senza incubi, ansie e preoccupazioni. Si sentiva stordita, ma felice. Era a casa, al sicuro tra le mura del castello e anche se sapeva perfettamente che quella tranquillità non sarebbe durata a lungo, voleva godersela. Aveva gli esami quell'anno e con loro sarebbe scoccata l'ora della scelta. Aveva scoperto molto, imparato anche di più e aveva affondato le sue lunghe e pallide dita in un vortice di oscurità che a volte la spaventava e altre la faceva sentire tremendamente potente. Però per la prima volta dopo mesi si sentiva leggera, quasi libera da ogni preoccupazione. Uscì dal letto canticchiando un motivetto allegro e indossò la divisa.*

    [Sala Grande]


    *La lunga tavolata dei figli di Rowena la attendeva, alcuni la salutavano altri erano troppo intenti a mangiare. Si sedette tra due concasate e afferrò una fetta di pane tostato e imburrato, il suo stomaco saltellava dalla fame e doveva placarlo in fretta. Le conversazioni intorno a lei si sovrapponevano e ancora intontita dal sonno non riusciva a fare altro che annuire spaesata fingendo interesse. Con la pancia piena e la mente snebbiata potè finalmente prestar più attenzione a ciò che si diceva.*

    Abbiamo un nuovo guardiacaccia

    *Katrin fece una faccia confusa, non capiva perchè l'informazione dovesse interessarla, le sue compagne sembravano elettrizzate all'idea, ma a lei la casetta vuota era sempre piaciuta; Abbandonata a sé stessa, concessa alla natura che pian piano ne avvolgeva le mura e sbucava dal tetto. Le ricordava come ogni cosa possa tornare al principio nonostante i cambiamenti che aveva subito. Corrucciò le labbra pensierosa, la faccenda non le piaceva.*

    [Dintorni di Hogwarts]


    * Ci aveva pensato molto e non era riuscita a convincersi a lasciare perdere, quindi aveva infilato il mantello e si era diretta verso quella catapecchia ricoperta d'edera e con le finestre annerite dalla polvere. Camminava spedita, il buonumore evaporato insieme alla colazione. Qualcosa le diceva che c'era una tempesta in arrivo e che lei ci sarebbe finita dritta in mezzo. Giunse a destinazione, tenendosi un po' alla larga, aveva agito d'impulso. Sollevò gli occhi al cielo, non faceva sempre così? Rifletteva e rifletteva per poi avere un colpo di testa e mandare tutto all'aria. Stava per voltarsi e tornare indietro quando vide qualcuno salire i gradini d'ingresso dello stabile, se così si poteva chiamare; non era come se lo aspettava. La sua mente aveva immaginato un vecchio garzone storto e burbero, invece era giovane e fin troppo modaiolo per il luogo in cui intendeva vivere. Un mezzo sorriso le solcò le labbra.*

    Magari se ne va senza toccare nulla...

    *Pensò speranzosa, ma l'uomo infilò la chiave nella toppa e varcò l'uscio, un sospiro esasperato le sfuggì dalle labbra. Rimase ferma a guardare mentre l'abitazione si trasformava del tutto, il tetto cadente tornava al suo posto, i gradini dissestati tornavano al allinearsi, le finestre rotte tornarono integre e la polvere scomparse, in un battito di ciglia il suo rudere pieno di storia e puramente selvaggio era diventato un'anonima villetta senza spirito. Socchiuse gli occhi indignata e si fiondò verso le finestre ormai linde, sbirciò dentro: il guardiacaccia fissava una foto alla parete, poi parve distratto da qualcosa, lei abbassò la testa d'istinto, ma non l'aveva vista. Continuò a fissarlo.*

    Io ti conosco...

    *Sussurrò concentrandosi sulle movenze di lui, poi il viso venne messo in luce dal fuoco del camino e Katrin si ritrovò con la bocca aperta dritta come un giunco davanti alla finestra. Interdetta tra l'andarsene e stare il più lontano possibile da quella casa o entrare e affrontare il giovane. Si ritrovò sull'uscio ancora prima di prendere una decisione, immobile con gli occhi incatenati a nientemeno che Alexander Morgestern. L'ultima volta che lo aveva visto erano a Londra, lei fuggiva come una volpe braccata dai cani, lui le aveva offerto il suo aiuto, le aveva confidato il suo più oscuro segreto e poi era scomparso come un'ombra. Aveva provato rabbia, l'aveva odiato, poi però la situazione era cambiata.*

    che fine avrà fatto?

    *Si era domandata di tanto in tanto quando il ricordo di quella sera tornava a fargli visita, si era chiesta se gli fosse successo qualcosa. Invece era lì spigliato come sempre. Prese un profondo respiro per superare lo shock.*

    Hai intenzione di farne il tuo nuovo covo segreto? Direi che non è un granché, anche se devo ammettere che nessuno verrebbe a cercarti qui...

    *Mormorò a bassa voce facendo qualche passo. L'assassino più ricercato del mondo magico faceva il guardiacaccia a Hogwarts, una barzelletta praticamente. Gli rivolse un sorriso mesto avanzando verso il centro della stanza. Era strano rivederlo, era strano sapere che se avesse preso la decisione che volevano prendesse probabilmente lui le avrebbe dato la caccia, era strano guardarlo negli occhi e sapere che passava le notti a cercare quella che si era proposta di diventare la sua famiglia, l'unica famiglia che probabilmente avrebbe mai potuto avere. Abbassò lo sguardo colpevole, aveva ancora qualche rimasuglio di moralità a quanto pareva, ma non importava aveva ancora tempo per decidere. Sorrise apertamente all'ex prefetto e si sedette su una sedia afferrando un bicchiere, ora sapeva cosa aveva attirato l'attenzione dell'allevatore di draghi ricordava bene la sua passione per il liquido contenuto in quelle bottiglie.*

    Allora ci facciamo un goccio, signor guardiacaccia?

    *domandò con irriverenza*



    @Alexander_Morgenstern,