Hogwarts - 2° Piano
Hogwarts - 2° Piano


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Freya_Hansen


  • Freya_Hansen

    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
    AUROR

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 9
    Galeoni: 2204
        Freya_Hansen
    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    *Era trascorsa abbastanza tranquillamente un'altra giornata, la pioggia non cessava di cadere ma non sarebbe stata quella ad impedire alla Hansen di fare ciò che si era prefissata. DOpo aver trascorso una giornata con la sua ritrovata amica Emily, era tempo di recarsi dall'altra persona che occupava un posto importante nel suo cuore e nella sua vita. Era a casa sua, raggomitolata su una poltrona, intenta ad osservare la pioggia cadere e battere sui vetri delle finestre. Fin da piccola la pioggia era stata sempre una sorta di calmante per la ragazza, si rilassava e a volte le piaceva anche passeggiare sotto quelle gocce d'acqua. Non le importava di bagnarsi, non si degnava nemmeno di usare un incantesimo impermeabile...la sensazione dell'acqua che le scorreva addosso la faceva sentire bene. Ma quella sera non poteva bearsi di quella sensazione. Aveva una cosa importante da fare e non poteva di certo presentarsi bagnata da capo a piede. Andò in camera e indossò un jeans e una felpa nera con cappuccio. Amava quell'abbigliamento più degli stupidi vestiti eleganti che era costretta ad indossare in più di qualche occasione. Infilò il suo giubbotto di pelle e, passando davanti allo specchio, diede un'occhiata al suo aspetto:*



    *Mentre camminava per le vie di Hogsmeade, la sua mente non poteva far altro che ripercorrere l'ultimo incontro con Jane. Se non fosse stato così importante parlare con lei di ciò che aveva scoperto, forse non l'avrebbe rivista. Avrebbe aspettato che fosse stata la Casterwill a farsi viva, dopotutto lei le aveva detto tutto quello che doveva. Non si sentiva in dovere di fare altro. E' vero Jane aveva fatto progressi anche se i suoi pensieri erano stati scritti su una pergamena che custodiva gelosamente. Ma aveva ammesso qualcosa che a voce non era ancora pronta a dire. Freya, d'altro canto, non voleva più correrle dietro. A volte si guardava allo specchio e sapeva ciò che non voleva vedere: una disperata che corre dietro a qualcuno che non sa cosa vuole. Ciò che provava per Jane era autentico e non le sarebbe passata tanto facilmente, ma il tempo di sicuro avrebbe aggiustato le cose...almeno sperava. Ecco perché quella sera si era ripromessa di incontrarla per raccontarle ciò che aveva scoperto e non avrebbe fatto cenno in alcun modo all'ultimo incontro. C'era rimasta male, non poteva nasconderlo a se stessa. Si aspettava che la Casterwill, dopo il suo monologo sui suoi sentimenti, le dicesse qualsiasi cosa. Invece no, ancora una volta era il silenzio ciò che aveva ricevuto da lei e non era sicura di poter andare avanti in quel modo. Jane doveva continuare ad essere una sua amica e nulla più. Era brava a reprimere i suoi sentimenti e ce l'avrebbe fatta anche in quella occasione. Senza nemmeno rendersene conto, si ritrovò a Hogwarts. Sapeva dove fosse l'ufficio della professoressa Casterwill. Sali le scale a quell'ora deserte e arrivò al secondo piano. Entrò nell'aula, la stessa dove aveva frequentato le lezioni molto tempo prima...le mancava quella vita. Individuò quello che doveva essere il suo ufficio e si avvicinò alla porta. Lì dentro non c'era mai stata invece. Si avvicinò con l'orecchio alla porta per cercare di capire se ci fosse qualcuno all'interno. In una situazione normale, la Hansen avrebbe aperto la porta e sarebbe entrata come fosse casa sua, senza preoccuparsi di bussare. Faceva sempre così con Jane. Sorrise bussando. Aspettò qualche minuto ma, non ricevendo alcuna risposta, abbassò la maniglia ed entrò. Una stanzina accogliente, mobili in legno scuro, un bel camino spento e la scrivia con una poltrona e altre due posti di fonte per eventuali visitatori. Le era sempre piaciuto il gusto di Jane. Andò verso il camino e, puntando la bacchetta, accese un fuoco. Ci si sedette a gambe incrociate davanti, dando le spalle alla porta. Se fosse entrata la Casterwill l'avrebbe sentita di certo. Sorrise pensando alla situazione attuale e bisbigliò:*

    Ribaltiamo i ruoli questa volta!

    *Disse sperano però che la docente non fosse entrata con una ragazza a seguito come aveva fatto lei nel suo ufficio. Non era sicura di avere il necessario sangue freddo per starsene zitta come nulla fosse...Era tardi ma sapeva che la ragazza lavorava molto anche di notte. Forse stava ancora cenando. Doveva attendere e sperare nel suo arrivo.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 2245
       
       

    [FORESTA PROIBITA]


    *Quel sabato sera il tempo sembrava essere in perfetta sintonia con il suo umore. Erano ore che non smetteva di piovere e ovviamente chi pensava di trascorrere la serata fuori aveva dovuto cambiare i propri piani, ma non lei. Spesso quando aveva bisogno di pensare le mura di qualsiasi luogo diventavano troppo strette, si sentiva soffocare e neanche la pioggia poteva fermarla. Per questo motivo Jane non aveva cenato in Sala Grande quella sera. In realtà, non avendo lezioni o particolari impegni importanti, era sparita per tutto il giorno. Aveva bisogno di stare sola, lontana dagli altri, così anche quella sera, nonostante la pioggia, non si era fatta vedere in giro. Quelle mura non erano il posto adatto per pensare, quindi aveva cercato riparo altrove. Si trovava nella foresta da un paio di ore, al sicuro sotto il manto nero da lupo che l’aiutava a confondersi tra l’oscurità. All’inizio non era stato semplice abituarsi a camminare su quattro zampe, ma alla fine quella forma era diventata il suo riparo. Le piaceva vagare da sola, sentendo le zampe grandi affondare nella terra, facendo scricchiolare qualche ramo caduto e soprattutto correre. Trovava liberatorio come poche altre cose assumere la forma di lupo e muoversi velocemente, sentendo il vento scompigliare il pelo folto. In più era sicura che in pochi avrebbero potuto riconoscerla in quello stato. A un primo sguardo infatti sembrava un normalissimo lupo, le cose che potevano tradirla erano due: gli occhi verdi e luminosi come smeraldi e delle macchie di pelo più chiaro visibili solo da vicino. Quest’ultime erano posizionate negli stessi posti in cui sulla sua pelle da umana si trovavano i segni che continuava a nascondere, nonostante tutti gli anni trascorsi. Ogni mattina Jane si premurava di mascherare con la magia quelle cicatrici che in pochissimi avevano visto e per chi non la conosceva quei ciuffi più chiari potevano sembrare solo questo. Purtroppo quelle ferite, ormai cicatrizzate, non erano solo in superficie ma avevano lacerato anche una parte di lei. Alla fine del suo settimo anno a Hogwarts aveva visto per un po’ uno spiraglio di luce tra i ricordi e i pensieri negativi, ma da un po’ quel periodo di tregua era finito. In quelle ultime settimane era la confusione a regnare sovrana nella sua mente. Non sapeva bene cosa fare e non aveva qualcuno con cui confidarsi, visto che la fonte di quel tormento era l’unica persona con cui avrebbe voluto aprirsi. Pensava giorno e notte a quel paio di occhi scuri che riuscivano a leggerle l’anima, chiedendosi quando il loro rapporto fosse cambiato in quel modo. La Casterwill non riusciva a trovare un momento specifico, c’erano solo tanti ricordi che si sormontavano uno con l’altro. Specialmente quello del loro ultimo incontro.*

    [INIZIO FLASHBACK]


    *Jane non riusciva a togliersi dalla testa la scena che aveva appena visto in quell’ufficio. Forse avrebbe dovuto uscire di corsa da quella stanza, in realtà doveva farlo molti minuti prima, quando aveva visto le due arrivare baciandosi con ardore. Ma il suo corpo a quella visione si era immobilizzato, come colpita da un Immobilus ben riuscito. Cosa si aspettava che avrebbe continuato a aspettare lei? La ragazza sempre indecisa che ancora aveva paura di qualche fantasma del passato, quella che ancora una volta aveva rovinato ogni cosa. Si era fermata davanti alla porta per dire quelle ultime cose alla sua...amica? Pronta a scappare di nuovo e questa volta con l’intento di non riprovarci più, lasciando libero il sindaco di fare quello che voleva con quella ragazza o con qualsiasi altra. Una mano stretta intorno al suo braccio però l’aveva fermata e costretta a voltarsi. Il verde delle sue iridi spente aveva così incontrato quel marrone profondo sempre deciso e pieno di forza, che riusciva a riempirle il corpo di brividi. Ovviamente Gianna non le aveva permesso di scappare via senza avere il tempo di ribattere in qualche modo. La diciottenne la ascoltò parlare, senza distogliere il proprio sguardo da quello dell’altra. Ricordava molto bene quel pomeriggio al suo ristorante, una semplice visita per il censimento annuale si era trasformato in qualcosa di inaspettato che alla fine le aveva portate lì quella sera. Solo in quel momento si era resa conto che non era più come prima tra loro due. Una volta la sua amica Grifondoro vedendola sporca di cioccolato, a causa della torta che stava preparando, si sarebbe divertita a prenderla in giro, per poi chiederle di assaggiare il dolce. Quel giorno invece era successo tutt’altro e Jane si era imbarazzata così tanto da far diventare i suoi capelli rosa. Iniziava veramente a odiare quella sua dote innata, ma almeno aveva scoperto perché i suoi capelli non erano più rossi da anni.
    Sentendo la mano di Gianna sulla sua guancia si ritrovò, senza accorgersene, a trattenere il fiato.*

    Mentre baciavo, mentre toccavo quella ragazza della quale non mi sono preoccupata nemmeno di chiedere il nome, la mia mente, il mio corpo e il mio cuore baciavano e toccavano un'altra...te! Per quanto assurdo possa sembrare i miei sentimenti per te sono cambiati, io non ti vedo più come un'amica Jane. Ti sei inconsapevolmente insinuata nel mio cuore e soprattutto nei miei pensieri...si, occupi la mia mente costantemente. Non riesco a concentrarmi come dovrei e credimi in alcuni casi mi sono messa in serio pericolo durante il lavoro. Ma non m'importa, sono disposta a rischiare tutto l'importante è averti con me in qualche modo. Credo di aver detto tutto...ora vado a casa, avrai molto su cui pensare e io anche. Non voglio perderti Jane...non mi interessa ciò che deciderai, in ogni caso ti voglio nella mia vita sia pure solo come proprietaria di un locale che dovrò censire!

    *Con quell’ultimo discorso il cuore della Casterwill passò dal battere con forza nel suo petto al fermarsi per un attimo. Sentendo le ultime parole le sembrò di sentire delle lame trafiggerlo con forza. Vederla solo una volta all’anno per il censimento e forse qualche volta alle gita, non le sarebbe mai bastato e non poteva sopportarlo. E vederla con un’altra invece? Osservare da lontano Gianna che baciava qualcun’altro, come era successo quella sera e come aveva visto anche pochi anni prima con Marina, poteva sopportarlo?
    Alla fine, dopo quel bacio leggero sulla guancia e quel saluto così formale l’aveva lasciata andare via, voltandosi per guardare la bella figura del sindaco che si allontanava da lei.*

    [FINE FLASHBACK]


    *Nonostante tutto il tempo trascorso non era ancora riuscita a darsi una risposta a quella domanda. Ogni tanto, anche in quel momento, si ritrovava a ripensare a quella scena in ufficio, ritrovandosi a fare qualche smorfia disgustata. Per sua fortuna si erano fermate giusto in tempo per risparmiarle uno spettacolo al quale non voleva assistere. Ripensando a quella sera la sua andatura acquistò ancora più velocità. Le grandi zampe da lupo lasciavano le loro impronte sul terreno bagnato, a tratti molto scivoloso soprattutto con la rapidità con cui correva Jane in quel momento. Muoversi a quel modo le ricordava un po’ le tante partite di Quidditch a cui aveva partecipato dal suo primo anno di scuola, quando era entrata in squadra come Cercatrice. Ma nonostante gli ottimi riflessi, con la mente troppo offuscata dai pensieri senza senso che le riempivano la testa e la fitta pioggia che le colpiva il muso da lupo, non riuscì a evitare di scivolare scontrandosi con un albero.*

    ”Brava Jane, rompiti le ossa così finisci in infermeria!”

    *Un po’ ammaccata si sollevò da terra, il pelo bagnato e sporco di terra, ma la mente un po’ più lucida rispetto a prima. Infatti si rese conto che era arrivato il momento di tornare al castello, magari per chiudersi in ufficio a correggere qualche compito o fare qualsiasi altra cosa tranne che dormire. Ancora sotto forma di lupo e con il fianco destro, la parte del corpo con la quale aveva sbattuto con più forza, dolorante si diresse verso il limitare della foresta.
    Dopo qualche altro minuto di corsa moderata dalla fitta vegetazione uscì quell’ammasso di pelo nero, che dopo qualche secondo tornò a essere la giovane dai lunghi capelli scuri e la pelle chiara.*



    [SECONDO PIANO - UFFICIO DI JANE]


    *Cercando di evitare qualche incontro per i corridoi Jane arrivò al secondo piano indisturbata. Tra le mani teneva un asciugamano, recuperato poco prima in camera, che ogni tanto passava tra i capelli per asciugarli un po’, visto che si era dimenticata la bacchetta in ufficio. Una cosa molto strana per lei che non se ne separava mai, ma che dimostrava ancora di più quanto fosse distratta in quei giorni. Oltre a essere bagnata dalla testa ai piedi aveva anche un evidente e parecchio esteso ematoma che si stava espandendo sulla pelle candida del fianco, cosa che aumentò il suo malumore. Proprio per questo cercò in tutti i modi di evitare gli altri abitanti del castello, i suoi colleghi per primi. Non voleva farsi vedere così ne tanto meno inveire contro qualcuno. Fortunatamente per lei il tragitto fino all’aula di Difesa Contro le Arti Oscure non era lungo. Arrivata spalancò la porta con poca grazia, per poi richiuderla alle sue spalle e mentre si avviava verso le scale, che conducevano all’ufficio, sentì un odore invadere l’aria. Uno dei vantaggi dell’essere Animagus, per di più con il lupo come forma, erano i sensi più sviluppati. In un primo momento, istintivamente, allungò una mano alla ricerca della sua bacchetta che non c’era, poi però facendo più attenzione riconobbe quel profumo. Ferma a qualche metro dalle scale si ritrovò a chiudere gli occhi mentre inspirava profondamente. Non aveva dubbi su chi l’attendeva dietro quella porta, sulla quale posò il viso poco dopo essersi riempita i polmoni di quell’odore gradevole, ma era pronta per rivederla? Era insicura su come comportarsi e allo stesso tempo preoccupata. L’ultima volta Gianna le aveva fatto intendere che non l’avrebbe cercata per prima, quindi se si trovava lì doveva essere successo qualcosa e quel pensiero fu sufficiente per farla procedere più velocemente su per le scale.
    Con ancora l’asciugamano sulla spalla, completamente bagnata e con il fianco dolorante, Jane spalancò la porta. Appena fu completamente spalancata notò la luce tremolante proveniente dal camino che illuminava la stanza tonda e, dopo un rapido sguardo in giro, si voltò verso questo. Lo trovò appunto acceso, con l’inconfondibile suono della legna che bruciava e una figura seduta davanti. Quella vista le confermò quello che aveva intuito poco prima: Gianna era lì, nel suo ufficio e chissà da quanto. La mano che la diciottenne aveva ancora sulla maniglia per un attimo tremò, mentre i suoi occhi verdi scorrevano sulla figura dell’altra, desiderando che si voltasse per poterne vedere il viso. Per un attimo si chiese se il sindaco avesse conservato il disegno che le aveva lasciato insieme alla lettera. Non era stato facile per lei ritrarre i lineamenti di quella giovane donna, ben diversa dalla ragazza che lei aveva conosciuto anni prima, e ancora era convinta che quello schizzo non fosse abbastanza per descrivere quello che vedeva.*

    Ciao Gianna

    *La voce che uscì dalle sue labbra risultò più flebile del previsto, quasi un sussurro basso e forse un po’ incerto, ma comunque udibile da quella distanza.
    Rimase ancora per un attimo lì ferma sulla soglia a osservarla, con l’acqua che dai vestiti colava sul pavimento creando una piccola poccia che poi avrebbe dovuto asciugare, ma al momento non si curò di quello. Jane era curiosa di sapere perché il sindaco fosse lì davanti a lei, con una vene di preoccupazione temendo che le fosse successo qualcosa. Allo stesso tempo però era felice di quella sorpresa, vederla era servito per placare un po’ il suo malumore, nonostante si sentisse in bilico. La sua testa e il suo cuore erano in contrasto, ancora indecisi sulla cosa giusta da fare. Una parte di lei continuava a dirle di non fare niente e lasciarla uscire dalla sua vita, arrendendosi all’idea di vederla da lontano ma felice con un’altra. Poi c’era quella che le urlava di mettere da parte le paure e lasciarsi andare per una volta. Questa era quella che solo all’idea di vederla tra le braccia di qualcun altro le faceva sentire una forte gelosia, mai provata prima. E alla fine un’altra cosa continuava a tormentarla: come erano arrivate fino a lì?
    Dopo un profondo respiro la diciottenne si decisa a chiudere la porta, per poi muovere qualche passo verso Gianna. Le mani congiunte che giocavano tra loro, girando e rigirando quell’anello che segnava la profonda amicizia di un trio di Grifondoro ormai sciolto, con la destra che ogni tanto raggiungeva i capelli per spostare qualche ciocca bagnata che si appiccicava sulla sua fronte. Quando fu abbastanza vicina al camino da sentirne il calore ringraziò mentalmente l’altra per averlo acceso, facendosi scappare un piccolo sospiro di sollievo mentre la sua pelle, cosparsa di brividi, iniziava a scaldarsi un po’.*

    Cosa ci fai qui a quest’ora? Stai bene?

    *Dopo qualche secondo in silenzio si decise a parlare nuovamente, un po’ di fretta e con tono preoccupato, perché nonostante tutto si sarebbe sempre preoccupata per lei.*

    @Freya_Hansen,


  • Freya_Hansen

    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
    AUROR

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 9
    Galeoni: 2204
        Freya_Hansen
    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    *Osservava le fiamme tremolanti del fuoco come ipnotizzata, tamburellando le dita contro il ginocchio in attesa dell'arrivo della Casterwill semmai fosse tornata in ufficio quella sera. I minuti passavano e della ragazza non c'era traccia. Forse alla fine non la conosceva bene come credeva, forse l'amica aveva cambiato le sue abitudini e non si tratteneva più in ufficio a lavorare fino a tarda notte. Decise di aspettare ancora un po' e se non si fosse fatta viva, le avrebbe spiegato il motivo della sua visita su una lettera...magari sarebbe stato più facile. Ma proprio mentre pensava a cosa dire, senti la porta aprirsi. Il cuore le iniziò inevitabilmente a martellare nel petto, cosa che ormai succedeva costantemente quando la vedeva arrivare o quando pensava a lei. Senti il suo inconfondibile odore anche se era coperto da un altro odore. Anche senza vederla, Freya sapeva che Jane doveva essere bagnata fradicia da capo a piede. Quando la senti salutare e chiederle cosa fosse successo, sorrise facendo spallucce e voltandosi leggermente per incontrare i suoi occhi:*

    Beh, ho bisogno per forza di un motivo per venire a trovarti ora?

    *Disse guardando Jane che, come aveva intuito, era bagnata fradicia e teneva tra le mani un asciugamano per tamponare i capelli. I vestiti le aderivano perfettamente al corpo e in quel momento l'ex Grifondoro capi di dover distogliere velocemente lo sguardo per non correre il rischio di dimenticare il vero motivo per cui era li quella sera.*

    Avvicinati al fuoco Casterwill o ti verrà una bronchite! Mi dispiace disturbarti a quest'ora, avrai molto da fare immagino. Sarò rapida ma devo dirti delle cose importanti che sono accadute negli ultimi giorni prima che tu le venga a sapere da qualcun altro.

    *Disse picchiettando con la mano sulla superficie del pavimento di fianco a lei. Prese un bel respiro organizzando le idee e ripercorrendo ciò che aveva vissuto e scoperto nei giorni precedenti. NOn era facile rivivere quei momenti ma era necessario far sapere a Jane che la persona che aveva conosciuto e che aveva avuto davanti fino a quel momento in realtà aveva un'altra storia, un'altra identità. Incrociò le dita prendendo un respiro profondo.*

    Allora, da dove comincio. Di recente sono stata ricoverata al San Mungo...a proposito ti manda i saluti tua madre! Sono stata prova di sensi per tre giorni e dal mio fortunato arrivo li. Mi ha accolta tua madre al risveglio, una persona molto gentile e premurosa. Mi hanno riscontrato un trauma cranico e frattura delle ossa del braccio destro in più punti, ma me la sono cavata. Mi ha detto di aver temuto per eventuali danni alla testa, perdita di memoria e addirittura non erano certi del fatto che mi fossi svegliata. Ma ce l'ho fatta per fortuna. Il motivo della mia quasi morte è un mangiamorte. Ero in missione ad Oxford Street, avevamo intercettato un gruppo di mangiamorte e dovevamo trovarli per rinchiuderli ad Azkaban. Ed è stata quella sera che il mio vero passato, la vera me è stata rivelata da nientemeno che mio nonno. E' lui che mi ha quasi uccisa per pura vendetta. Bene, non mi dilungherò in dettagli inutili. Ti basti sapere che sono nata a Geiranger, una piccola città Norvegese. Mio padre era un Babbano di nome Nathan, mia madre una purosangue appartenente a una famiglia di mangiamorte di nome Astrid. Non ho mai conosciuto il mio vero padre perché il caro nonno l'ha ucciso poco dopo la mia nascita. Avevano intenzione di uccidere anche me e mia madre ma lei riuscì a portarci in salvo, scappando a Londra. Li cambiò nome e conobbe un altro uomo, Aaron Fields, con il quale si sposò. Io presi il suo cognome e mia madre mi tenne al sicuro non pensando mai nemmeno una volta di accennarmi qualcosa che fosse stata la verità. Il mangiamorte mi ha detto che non ha mai smesso di cercarci e che ha provato ad arrivare a me anche durante il periodo ad Hogwarts. Ti ricordi il mannaro che mi ha quasi uccisa? L'ha mandato lui. Ma anche in quella occasione ha fallito e me la sono cavata solo con una cicatrice come sai. Beh dopo avermi detto tutto, mi attaccò...uso la Maledizione Crucio su di me e altri incantesimi che mi procurarono diverse ferite. Nonostante il mio addestramento, ero impotente contro di lui. Ma in un attimo di fortuna, riuscii a smaterializzarmi e ad arrivare all'entrata del San Mungo dove persi i sensi. Sono stata fortunata ma, per mia sfortuna, lui non smetterà di cercarmi, sa dove vivo e cosa faccio...dovrò perfezionare i miei incantesimi, diventare più potente così da poter essere io a dargli la caccia ed ucciderlo finalmente.

    *Parlò velocemente, solo il ricordo di quel giorno le faceva provare di nuovo tutto il dolore che aveva dovuto subire e non ne aveva voglia. Guardava il fuoco davanti a sé senza incrociare lo sguardo di Jane. NOn sapeva come avrebbe reagito la ragazza, infondo era cambiato tutto nella sua vita e, che lo voleva o no, nelle sue vene scorreva sangue di mangiamorte...abbassò la testa, aggiungendo l'ultimo piccolo "particolare".*

    Ah da oggi dimenticati di Gianna Fields. Ti presento la nuova me, Freya Hansen, è questo il mio vero nome.

    *Lasciò uscire l'aria che aveva accumulato nei polmoni, sollevata di essersi tolta quel peso e di aver detto tutta la verità alla sua amica. Era la seconda, dopo Emily, alla quale aveva parlato di ciò che le era accaduto. Agli altri avrebbe detto il suo vero nome con una piccola spiegazione falsa ovviamente, ma le sue amiche più care meritavano di sapere la verità. Si alzò da terra per far circolare il sangue alle gambe che si erano intorpidite a causa della posizione scomoda mantenuta per troppo tempo. Si appoggiò con la schiena contro il camino, incrociando le braccia al petto. Osservò per la prima volta Jane, era l'unico modo per capire la sua vera reazione alla sua rivelazione. In quel momento si rese conto quanto ciò che era accaduto o non era accaduto tra le due fosse così piccolo e insignificante a confronto dei pericoli che correva tutti i giorni a causa dei sui lavori. Non voleva pensare alla sua vita senza Jane, non voleva metterla in pericolo, non se lo sarebbe mai perdonato. E quell’uomo, ne era più che sicura, avrebbe fatto di tutto per arrivare a lei e avrebbe spazzato via chiunque si fosse messo sulla strada che lo separava dalla sua preda. Era per quel motivo che era determinata a cercarlo e affrontarlo prima che fosse lui a muoversi. Almeno tutto sarebbe finito in un modo o nell’altro. O moriva lui o moriva lei nel tentativo di ucciderlo. Ma così facendo avrebbe salvato le persone che amava...Vedendo Jane ancora molto bagnata, si tolse il giubbotto di pelle e glielo appoggiò sulle spalle, almeno sarebbe stata più calda. Ma un istante dopo se ne pentì...non sapeva più come comportarsi con lei, ormai temeva che ogni suo gesto, seppur fatto impulsivamente e senza doppio fine, venisse frainteso da lei e le creasse imbarazzo così si affrettò a dire alzando le mani:*

    Se ti crea imbarazzo avere il mio giubbotto di pelle sulle spalle mi dispiace, non era mia intenzione. L’ho fatto solo per farti stare più calda. Se ti infastidisce lo riprendo all’istante!

    *Concluse portando una mano tra i capelli.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 2245
       
       

    *post in stesura*