Hogwarts - 2° Piano
Hogwarts - 2° Piano


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Freya_Hansen


  • Freya_Hansen

    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
    AUROR

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 9
    Galeoni: 2378
        Freya_Hansen
    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    *Era trascorsa abbastanza tranquillamente un'altra giornata, la pioggia non cessava di cadere ma non sarebbe stata quella ad impedire alla Hansen di fare ciò che si era prefissata. DOpo aver trascorso una giornata con la sua ritrovata amica Emily, era tempo di recarsi dall'altra persona che occupava un posto importante nel suo cuore e nella sua vita. Era a casa sua, raggomitolata su una poltrona, intenta ad osservare la pioggia cadere e battere sui vetri delle finestre. Fin da piccola la pioggia era stata sempre una sorta di calmante per la ragazza, si rilassava e a volte le piaceva anche passeggiare sotto quelle gocce d'acqua. Non le importava di bagnarsi, non si degnava nemmeno di usare un incantesimo impermeabile...la sensazione dell'acqua che le scorreva addosso la faceva sentire bene. Ma quella sera non poteva bearsi di quella sensazione. Aveva una cosa importante da fare e non poteva di certo presentarsi bagnata da capo a piede. Andò in camera e indossò un jeans e una felpa nera con cappuccio. Amava quell'abbigliamento più degli stupidi vestiti eleganti che era costretta ad indossare in più di qualche occasione. Infilò il suo giubbotto di pelle e, passando davanti allo specchio, diede un'occhiata al suo aspetto:*



    *Mentre camminava per le vie di Hogsmeade, la sua mente non poteva far altro che ripercorrere l'ultimo incontro con Jane. Se non fosse stato così importante parlare con lei di ciò che aveva scoperto, forse non l'avrebbe rivista. Avrebbe aspettato che fosse stata la Casterwill a farsi viva, dopotutto lei le aveva detto tutto quello che doveva. Non si sentiva in dovere di fare altro. E' vero Jane aveva fatto progressi anche se i suoi pensieri erano stati scritti su una pergamena che custodiva gelosamente. Ma aveva ammesso qualcosa che a voce non era ancora pronta a dire. Freya, d'altro canto, non voleva più correrle dietro. A volte si guardava allo specchio e sapeva ciò che non voleva vedere: una disperata che corre dietro a qualcuno che non sa cosa vuole. Ciò che provava per Jane era autentico e non le sarebbe passata tanto facilmente, ma il tempo di sicuro avrebbe aggiustato le cose...almeno sperava. Ecco perché quella sera si era ripromessa di incontrarla per raccontarle ciò che aveva scoperto e non avrebbe fatto cenno in alcun modo all'ultimo incontro. C'era rimasta male, non poteva nasconderlo a se stessa. Si aspettava che la Casterwill, dopo il suo monologo sui suoi sentimenti, le dicesse qualsiasi cosa. Invece no, ancora una volta era il silenzio ciò che aveva ricevuto da lei e non era sicura di poter andare avanti in quel modo. Jane doveva continuare ad essere una sua amica e nulla più. Era brava a reprimere i suoi sentimenti e ce l'avrebbe fatta anche in quella occasione. Senza nemmeno rendersene conto, si ritrovò a Hogwarts. Sapeva dove fosse l'ufficio della professoressa Casterwill. Sali le scale a quell'ora deserte e arrivò al secondo piano. Entrò nell'aula, la stessa dove aveva frequentato le lezioni molto tempo prima...le mancava quella vita. Individuò quello che doveva essere il suo ufficio e si avvicinò alla porta. Lì dentro non c'era mai stata invece. Si avvicinò con l'orecchio alla porta per cercare di capire se ci fosse qualcuno all'interno. In una situazione normale, la Hansen avrebbe aperto la porta e sarebbe entrata come fosse casa sua, senza preoccuparsi di bussare. Faceva sempre così con Jane. Sorrise bussando. Aspettò qualche minuto ma, non ricevendo alcuna risposta, abbassò la maniglia ed entrò. Una stanzina accogliente, mobili in legno scuro, un bel camino spento e la scrivia con una poltrona e altre due posti di fonte per eventuali visitatori. Le era sempre piaciuto il gusto di Jane. Andò verso il camino e, puntando la bacchetta, accese un fuoco. Ci si sedette a gambe incrociate davanti, dando le spalle alla porta. Se fosse entrata la Casterwill l'avrebbe sentita di certo. Sorrise pensando alla situazione attuale e bisbigliò:*

    Ribaltiamo i ruoli questa volta!

    *Disse sperano però che la docente non fosse entrata con una ragazza a seguito come aveva fatto lei nel suo ufficio. Non era sicura di avere il necessario sangue freddo per starsene zitta come nulla fosse...Era tardi ma sapeva che la ragazza lavorava molto anche di notte. Forse stava ancora cenando. Doveva attendere e sperare nel suo arrivo.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 2383
       
       

    [FORESTA PROIBITA]


    *Quel sabato sera il tempo sembrava essere in perfetta sintonia con il suo umore. Erano ore che non smetteva di piovere e ovviamente chi pensava di trascorrere la serata fuori aveva dovuto cambiare i propri piani, ma non lei. Spesso quando aveva bisogno di pensare le mura di qualsiasi luogo diventavano troppo strette, si sentiva soffocare e neanche la pioggia poteva fermarla. Per questo motivo Jane non aveva cenato in Sala Grande quella sera. In realtà, non avendo lezioni o particolari impegni importanti, era sparita per tutto il giorno. Aveva bisogno di stare sola, lontana dagli altri, così anche quella sera, nonostante la pioggia, non si era fatta vedere in giro. Quelle mura non erano il posto adatto per pensare, quindi aveva cercato riparo altrove. Si trovava nella foresta da un paio di ore, al sicuro sotto il manto nero da lupo che l’aiutava a confondersi tra l’oscurità. All’inizio non era stato semplice abituarsi a camminare su quattro zampe, ma alla fine quella forma era diventata il suo riparo. Le piaceva vagare da sola, sentendo le zampe grandi affondare nella terra, facendo scricchiolare qualche ramo caduto e soprattutto correre. Trovava liberatorio come poche altre cose assumere la forma di lupo e muoversi velocemente, sentendo il vento scompigliare il pelo folto. In più era sicura che in pochi avrebbero potuto riconoscerla in quello stato. A un primo sguardo infatti sembrava un normalissimo lupo, le cose che potevano tradirla erano due: gli occhi verdi e luminosi come smeraldi e delle macchie di pelo più chiaro visibili solo da vicino. Quest’ultime erano posizionate negli stessi posti in cui sulla sua pelle da umana si trovavano i segni che continuava a nascondere, nonostante tutti gli anni trascorsi. Ogni mattina Jane si premurava di mascherare con la magia quelle cicatrici che in pochissimi avevano visto e per chi non la conosceva quei ciuffi più chiari potevano sembrare solo questo. Purtroppo quelle ferite, ormai cicatrizzate, non erano solo in superficie ma avevano lacerato anche una parte di lei. Alla fine del suo settimo anno a Hogwarts aveva visto per un po’ uno spiraglio di luce tra i ricordi e i pensieri negativi, ma da un po’ quel periodo di tregua era finito. In quelle ultime settimane era la confusione a regnare sovrana nella sua mente. Non sapeva bene cosa fare e non aveva qualcuno con cui confidarsi, visto che la fonte di quel tormento era l’unica persona con cui avrebbe voluto aprirsi. Pensava giorno e notte a quel paio di occhi scuri che riuscivano a leggerle l’anima, chiedendosi quando il loro rapporto fosse cambiato in quel modo. La Casterwill non riusciva a trovare un momento specifico, c’erano solo tanti ricordi che si sormontavano uno con l’altro. Specialmente quello del loro ultimo incontro.*

    [INIZIO FLASHBACK]


    *Jane non riusciva a togliersi dalla testa la scena che aveva appena visto in quell’ufficio. Forse avrebbe dovuto uscire di corsa da quella stanza, in realtà doveva farlo molti minuti prima, quando aveva visto le due arrivare baciandosi con ardore. Ma il suo corpo a quella visione si era immobilizzato, come colpita da un Immobilus ben riuscito. Cosa si aspettava che avrebbe continuato a aspettare lei? La ragazza sempre indecisa che ancora aveva paura di qualche fantasma del passato, quella che ancora una volta aveva rovinato ogni cosa. Si era fermata davanti alla porta per dire quelle ultime cose alla sua...amica? Pronta a scappare di nuovo e questa volta con l’intento di non riprovarci più, lasciando libero il sindaco di fare quello che voleva con quella ragazza o con qualsiasi altra. Una mano stretta intorno al suo braccio però l’aveva fermata e costretta a voltarsi. Il verde delle sue iridi spente aveva così incontrato quel marrone profondo sempre deciso e pieno di forza, che riusciva a riempirle il corpo di brividi. Ovviamente Gianna non le aveva permesso di scappare via senza avere il tempo di ribattere in qualche modo. La diciottenne la ascoltò parlare, senza distogliere il proprio sguardo da quello dell’altra. Ricordava molto bene quel pomeriggio al suo ristorante, una semplice visita per il censimento annuale si era trasformato in qualcosa di inaspettato che alla fine le aveva portate lì quella sera. Solo in quel momento si era resa conto che non era più come prima tra loro due. Una volta la sua amica Grifondoro vedendola sporca di cioccolato, a causa della torta che stava preparando, si sarebbe divertita a prenderla in giro, per poi chiederle di assaggiare il dolce. Quel giorno invece era successo tutt’altro e Jane si era imbarazzata così tanto da far diventare i suoi capelli rosa. Iniziava veramente a odiare quella sua dote innata, ma almeno aveva scoperto perché i suoi capelli non erano più rossi da anni.
    Sentendo la mano di Gianna sulla sua guancia si ritrovò, senza accorgersene, a trattenere il fiato.*

    Mentre baciavo, mentre toccavo quella ragazza della quale non mi sono preoccupata nemmeno di chiedere il nome, la mia mente, il mio corpo e il mio cuore baciavano e toccavano un'altra...te! Per quanto assurdo possa sembrare i miei sentimenti per te sono cambiati, io non ti vedo più come un'amica Jane. Ti sei inconsapevolmente insinuata nel mio cuore e soprattutto nei miei pensieri...si, occupi la mia mente costantemente. Non riesco a concentrarmi come dovrei e credimi in alcuni casi mi sono messa in serio pericolo durante il lavoro. Ma non m'importa, sono disposta a rischiare tutto l'importante è averti con me in qualche modo. Credo di aver detto tutto...ora vado a casa, avrai molto su cui pensare e io anche. Non voglio perderti Jane...non mi interessa ciò che deciderai, in ogni caso ti voglio nella mia vita sia pure solo come proprietaria di un locale che dovrò censire!

    *Con quell’ultimo discorso il cuore della Casterwill passò dal battere con forza nel suo petto al fermarsi per un attimo. Sentendo le ultime parole le sembrò di sentire delle lame trafiggerlo con forza. Vederla solo una volta all’anno per il censimento e forse qualche volta alle gita, non le sarebbe mai bastato e non poteva sopportarlo. E vederla con un’altra invece? Osservare da lontano Gianna che baciava qualcun’altro, come era successo quella sera e come aveva visto anche pochi anni prima con Marina, poteva sopportarlo?
    Alla fine, dopo quel bacio leggero sulla guancia e quel saluto così formale l’aveva lasciata andare via, voltandosi per guardare la bella figura del sindaco che si allontanava da lei.*

    [FINE FLASHBACK]


    *Nonostante tutto il tempo trascorso non era ancora riuscita a darsi una risposta a quella domanda. Ogni tanto, anche in quel momento, si ritrovava a ripensare a quella scena in ufficio, ritrovandosi a fare qualche smorfia disgustata. Per sua fortuna si erano fermate giusto in tempo per risparmiarle uno spettacolo al quale non voleva assistere. Ripensando a quella sera la sua andatura acquistò ancora più velocità. Le grandi zampe da lupo lasciavano le loro impronte sul terreno bagnato, a tratti molto scivoloso soprattutto con la rapidità con cui correva Jane in quel momento. Muoversi a quel modo le ricordava un po’ le tante partite di Quidditch a cui aveva partecipato dal suo primo anno di scuola, quando era entrata in squadra come Cercatrice. Ma nonostante gli ottimi riflessi, con la mente troppo offuscata dai pensieri senza senso che le riempivano la testa e la fitta pioggia che le colpiva il muso da lupo, non riuscì a evitare di scivolare scontrandosi con un albero.*

    ”Brava Jane, rompiti le ossa così finisci in infermeria!”

    *Un po’ ammaccata si sollevò da terra, il pelo bagnato e sporco di terra, ma la mente un po’ più lucida rispetto a prima. Infatti si rese conto che era arrivato il momento di tornare al castello, magari per chiudersi in ufficio a correggere qualche compito o fare qualsiasi altra cosa tranne che dormire. Ancora sotto forma di lupo e con il fianco destro, la parte del corpo con la quale aveva sbattuto con più forza, dolorante si diresse verso il limitare della foresta.
    Dopo qualche altro minuto di corsa moderata dalla fitta vegetazione uscì quell’ammasso di pelo nero, che dopo qualche secondo tornò a essere la giovane dai lunghi capelli scuri e la pelle chiara.*



    [SECONDO PIANO - UFFICIO DI JANE]


    *Cercando di evitare qualche incontro per i corridoi Jane arrivò al secondo piano indisturbata. Tra le mani teneva un asciugamano, recuperato poco prima in camera, che ogni tanto passava tra i capelli per asciugarli un po’, visto che si era dimenticata la bacchetta in ufficio. Una cosa molto strana per lei che non se ne separava mai, ma che dimostrava ancora di più quanto fosse distratta in quei giorni. Oltre a essere bagnata dalla testa ai piedi aveva anche un evidente e parecchio esteso ematoma che si stava espandendo sulla pelle candida del fianco, cosa che aumentò il suo malumore. Proprio per questo cercò in tutti i modi di evitare gli altri abitanti del castello, i suoi colleghi per primi. Non voleva farsi vedere così ne tanto meno inveire contro qualcuno. Fortunatamente per lei il tragitto fino all’aula di Difesa Contro le Arti Oscure non era lungo. Arrivata spalancò la porta con poca grazia, per poi richiuderla alle sue spalle e mentre si avviava verso le scale, che conducevano all’ufficio, sentì un odore invadere l’aria. Uno dei vantaggi dell’essere Animagus, per di più con il lupo come forma, erano i sensi più sviluppati. In un primo momento, istintivamente, allungò una mano alla ricerca della sua bacchetta che non c’era, poi però facendo più attenzione riconobbe quel profumo. Ferma a qualche metro dalle scale si ritrovò a chiudere gli occhi mentre inspirava profondamente. Non aveva dubbi su chi l’attendeva dietro quella porta, sulla quale posò il viso poco dopo essersi riempita i polmoni di quell’odore gradevole, ma era pronta per rivederla? Era insicura su come comportarsi e allo stesso tempo preoccupata. L’ultima volta Gianna le aveva fatto intendere che non l’avrebbe cercata per prima, quindi se si trovava lì doveva essere successo qualcosa e quel pensiero fu sufficiente per farla procedere più velocemente su per le scale.
    Con ancora l’asciugamano sulla spalla, completamente bagnata e con il fianco dolorante, Jane spalancò la porta. Appena fu completamente spalancata notò la luce tremolante proveniente dal camino che illuminava la stanza tonda e, dopo un rapido sguardo in giro, si voltò verso questo. Lo trovò appunto acceso, con l’inconfondibile suono della legna che bruciava e una figura seduta davanti. Quella vista le confermò quello che aveva intuito poco prima: Gianna era lì, nel suo ufficio e chissà da quanto. La mano che la diciottenne aveva ancora sulla maniglia per un attimo tremò, mentre i suoi occhi verdi scorrevano sulla figura dell’altra, desiderando che si voltasse per poterne vedere il viso. Per un attimo si chiese se il sindaco avesse conservato il disegno che le aveva lasciato insieme alla lettera. Non era stato facile per lei ritrarre i lineamenti di quella giovane donna, ben diversa dalla ragazza che lei aveva conosciuto anni prima, e ancora era convinta che quello schizzo non fosse abbastanza per descrivere quello che vedeva.*

    Ciao Gianna

    *La voce che uscì dalle sue labbra risultò più flebile del previsto, quasi un sussurro basso e forse un po’ incerto, ma comunque udibile da quella distanza.
    Rimase ancora per un attimo lì ferma sulla soglia a osservarla, con l’acqua che dai vestiti colava sul pavimento creando una piccola poccia che poi avrebbe dovuto asciugare, ma al momento non si curò di quello. Jane era curiosa di sapere perché il sindaco fosse lì davanti a lei, con una vene di preoccupazione temendo che le fosse successo qualcosa. Allo stesso tempo però era felice di quella sorpresa, vederla era servito per placare un po’ il suo malumore, nonostante si sentisse in bilico. La sua testa e il suo cuore erano in contrasto, ancora indecisi sulla cosa giusta da fare. Una parte di lei continuava a dirle di non fare niente e lasciarla uscire dalla sua vita, arrendendosi all’idea di vederla da lontano ma felice con un’altra. Poi c’era quella che le urlava di mettere da parte le paure e lasciarsi andare per una volta. Questa era quella che solo all’idea di vederla tra le braccia di qualcun altro le faceva sentire una forte gelosia, mai provata prima. E alla fine un’altra cosa continuava a tormentarla: come erano arrivate fino a lì?
    Dopo un profondo respiro la diciottenne si decisa a chiudere la porta, per poi muovere qualche passo verso Gianna. Le mani congiunte che giocavano tra loro, girando e rigirando quell’anello che segnava la profonda amicizia di un trio di Grifondoro ormai sciolto, con la destra che ogni tanto raggiungeva i capelli per spostare qualche ciocca bagnata che si appiccicava sulla sua fronte. Quando fu abbastanza vicina al camino da sentirne il calore ringraziò mentalmente l’altra per averlo acceso, facendosi scappare un piccolo sospiro di sollievo mentre la sua pelle, cosparsa di brividi, iniziava a scaldarsi un po’.*

    Cosa ci fai qui a quest’ora? Stai bene?

    *Dopo qualche secondo in silenzio si decise a parlare nuovamente, un po’ di fretta e con tono preoccupato, perché nonostante tutto si sarebbe sempre preoccupata per lei.*

    @Freya_Hansen,


  • Freya_Hansen

    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
    AUROR

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 9
    Galeoni: 2378
        Freya_Hansen
    Grifondoro Sindaco di Hogsmeade Membro del Consiglio di Hogsmeade
       
       

    *Osservava le fiamme tremolanti del fuoco come ipnotizzata, tamburellando le dita contro il ginocchio in attesa dell'arrivo della Casterwill semmai fosse tornata in ufficio quella sera. I minuti passavano e della ragazza non c'era traccia. Forse alla fine non la conosceva bene come credeva, forse l'amica aveva cambiato le sue abitudini e non si tratteneva più in ufficio a lavorare fino a tarda notte. Decise di aspettare ancora un po' e se non si fosse fatta viva, le avrebbe spiegato il motivo della sua visita su una lettera...magari sarebbe stato più facile. Ma proprio mentre pensava a cosa dire, senti la porta aprirsi. Il cuore le iniziò inevitabilmente a martellare nel petto, cosa che ormai succedeva costantemente quando la vedeva arrivare o quando pensava a lei. Senti il suo inconfondibile odore anche se era coperto da un altro odore. Anche senza vederla, Freya sapeva che Jane doveva essere bagnata fradicia da capo a piede. Quando la senti salutare e chiederle cosa fosse successo, sorrise facendo spallucce e voltandosi leggermente per incontrare i suoi occhi:*

    Beh, ho bisogno per forza di un motivo per venire a trovarti ora?

    *Disse guardando Jane che, come aveva intuito, era bagnata fradicia e teneva tra le mani un asciugamano per tamponare i capelli. I vestiti le aderivano perfettamente al corpo e in quel momento l'ex Grifondoro capi di dover distogliere velocemente lo sguardo per non correre il rischio di dimenticare il vero motivo per cui era li quella sera.*

    Avvicinati al fuoco Casterwill o ti verrà una bronchite! Mi dispiace disturbarti a quest'ora, avrai molto da fare immagino. Sarò rapida ma devo dirti delle cose importanti che sono accadute negli ultimi giorni prima che tu le venga a sapere da qualcun altro.

    *Disse picchiettando con la mano sulla superficie del pavimento di fianco a lei. Prese un bel respiro organizzando le idee e ripercorrendo ciò che aveva vissuto e scoperto nei giorni precedenti. NOn era facile rivivere quei momenti ma era necessario far sapere a Jane che la persona che aveva conosciuto e che aveva avuto davanti fino a quel momento in realtà aveva un'altra storia, un'altra identità. Incrociò le dita prendendo un respiro profondo.*

    Allora, da dove comincio. Di recente sono stata ricoverata al San Mungo...a proposito ti manda i saluti tua madre! Sono stata prova di sensi per tre giorni e dal mio fortunato arrivo li. Mi ha accolta tua madre al risveglio, una persona molto gentile e premurosa. Mi hanno riscontrato un trauma cranico e frattura delle ossa del braccio destro in più punti, ma me la sono cavata. Mi ha detto di aver temuto per eventuali danni alla testa, perdita di memoria e addirittura non erano certi del fatto che mi fossi svegliata. Ma ce l'ho fatta per fortuna. Il motivo della mia quasi morte è un mangiamorte. Ero in missione ad Oxford Street, avevamo intercettato un gruppo di mangiamorte e dovevamo trovarli per rinchiuderli ad Azkaban. Ed è stata quella sera che il mio vero passato, la vera me è stata rivelata da nientemeno che mio nonno. E' lui che mi ha quasi uccisa per pura vendetta. Bene, non mi dilungherò in dettagli inutili. Ti basti sapere che sono nata a Geiranger, una piccola città Norvegese. Mio padre era un Babbano di nome Nathan, mia madre una purosangue appartenente a una famiglia di mangiamorte di nome Astrid. Non ho mai conosciuto il mio vero padre perché il caro nonno l'ha ucciso poco dopo la mia nascita. Avevano intenzione di uccidere anche me e mia madre ma lei riuscì a portarci in salvo, scappando a Londra. Li cambiò nome e conobbe un altro uomo, Aaron Fields, con il quale si sposò. Io presi il suo cognome e mia madre mi tenne al sicuro non pensando mai nemmeno una volta di accennarmi qualcosa che fosse stata la verità. Il mangiamorte mi ha detto che non ha mai smesso di cercarci e che ha provato ad arrivare a me anche durante il periodo ad Hogwarts. Ti ricordi il mannaro che mi ha quasi uccisa? L'ha mandato lui. Ma anche in quella occasione ha fallito e me la sono cavata solo con una cicatrice come sai. Beh dopo avermi detto tutto, mi attaccò...uso la Maledizione Crucio su di me e altri incantesimi che mi procurarono diverse ferite. Nonostante il mio addestramento, ero impotente contro di lui. Ma in un attimo di fortuna, riuscii a smaterializzarmi e ad arrivare all'entrata del San Mungo dove persi i sensi. Sono stata fortunata ma, per mia sfortuna, lui non smetterà di cercarmi, sa dove vivo e cosa faccio...dovrò perfezionare i miei incantesimi, diventare più potente così da poter essere io a dargli la caccia ed ucciderlo finalmente.

    *Parlò velocemente, solo il ricordo di quel giorno le faceva provare di nuovo tutto il dolore che aveva dovuto subire e non ne aveva voglia. Guardava il fuoco davanti a sé senza incrociare lo sguardo di Jane. NOn sapeva come avrebbe reagito la ragazza, infondo era cambiato tutto nella sua vita e, che lo voleva o no, nelle sue vene scorreva sangue di mangiamorte...abbassò la testa, aggiungendo l'ultimo piccolo "particolare".*

    Ah da oggi dimenticati di Gianna Fields. Ti presento la nuova me, Freya Hansen, è questo il mio vero nome.

    *Lasciò uscire l'aria che aveva accumulato nei polmoni, sollevata di essersi tolta quel peso e di aver detto tutta la verità alla sua amica. Era la seconda, dopo Emily, alla quale aveva parlato di ciò che le era accaduto. Agli altri avrebbe detto il suo vero nome con una piccola spiegazione falsa ovviamente, ma le sue amiche più care meritavano di sapere la verità. Si alzò da terra per far circolare il sangue alle gambe che si erano intorpidite a causa della posizione scomoda mantenuta per troppo tempo. Si appoggiò con la schiena contro il camino, incrociando le braccia al petto. Osservò per la prima volta Jane, era l'unico modo per capire la sua vera reazione alla sua rivelazione. In quel momento si rese conto quanto ciò che era accaduto o non era accaduto tra le due fosse così piccolo e insignificante a confronto dei pericoli che correva tutti i giorni a causa dei sui lavori. Non voleva pensare alla sua vita senza Jane, non voleva metterla in pericolo, non se lo sarebbe mai perdonato. E quell’uomo, ne era più che sicura, avrebbe fatto di tutto per arrivare a lei e avrebbe spazzato via chiunque si fosse messo sulla strada che lo separava dalla sua preda. Era per quel motivo che era determinata a cercarlo e affrontarlo prima che fosse lui a muoversi. Almeno tutto sarebbe finito in un modo o nell’altro. O moriva lui o moriva lei nel tentativo di ucciderlo. Ma così facendo avrebbe salvato le persone che amava...Vedendo Jane ancora molto bagnata, si tolse il giubbotto di pelle e glielo appoggiò sulle spalle, almeno sarebbe stata più calda. Ma un istante dopo se ne pentì...non sapeva più come comportarsi con lei, ormai temeva che ogni suo gesto, seppur fatto impulsivamente e senza doppio fine, venisse frainteso da lei e le creasse imbarazzo così si affrettò a dire alzando le mani:*

    Se ti crea imbarazzo avere il mio giubbotto di pelle sulle spalle mi dispiace, non era mia intenzione. L’ho fatto solo per farti stare più calda. Se ti infastidisce lo riprendo all’istante!

    *Concluse portando una mano tra i capelli.*

    @Jane_Casterwill,


  • Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 2383
       
       

    *Lo sguardo della più giovane per un attimo, mentre attendeva di sentire la voce dell’altra, si spostò sulle fiamme che danzavano nel camino. Il rapporto di Jane con il fuoco era sempre stato complicato. Amava stare seduta davanti al camino, scaldarsi nelle fredde sere invernali sul divano con una tazza di cioccolata calda e Anyrah che si faceva coccolare, allo stesso tempo però ne era terrorizzata. Certe notte, durante i suoi incubi, le sembrava ancora di sentire la sensazione della pelle che brucia a causa di quell’elemento affascinante e pericoloso allo stesso tempo, in grado di lasciare cicatrici indelebili. Come quelle che lei si ostinava a nascondere ogni giorno. Anche la giovane donna che aveva davanti ne era venuta a conoscenza pochi anni prima, dopo tanti di amicizia, quando entrambe erano ancora delle studentesse e la Casterwill si era ritrovata a spiegare, tralasciando i particolari, la propria storia a Gianna e Marina. Allora non si sarebbe aspettata di trovarsi lei come ascoltatrice di un passato che non poteva immaginare.
    Quando il sindaco voltò il capo per guardarla e porre quella domanda, Jane distolse lo sguardo dal fuoco per portarlo a quelle iridi scure che ben conosceva. Non era passato così tanto tempo dall’ultima volta che si erano viste, eppure appena i loro sguardi si incrociarono le scappò un leggero sospiro. La professoressa si aspettava di vedere l’altra ridere per le sue condizione, per poi prendersi gioco di lei con le sue solite battute ironiche e pungenti, ma non fastidiose, invece la vide voltarsi nuovamente per non guardarla. Un altro segnale che le fece capire che tra loro non era più come prima e che qualcosa la turbava. In quel momento una sorta di panico si impossessò di lei, perché temeva che l’altra fosse lì per finire la loro conversazione dell’ultima volta ma lei non sapeva cosa dire a riguardo.*

    Certo che no, ma è tardi e sono sorpresa di vederti

    *Fare finta di nulla era sempre riuscito bene alla ex Grifondoro. Una volta nascondersi dietro un perenne sorriso era all’ordine del giorno per lei, una ragazzina sempre allegra che sembrava sempre spensierata. Questo finché le sue doti di metamorfomagus non si erano presentate per la prima volta, cambiandola completamente. Tuttavia ogni tanto, come quella sera, riusciva ancora a nascondere qualcosa, dietro alle parole o a un sorriso. Ma se camuffare il suo turbamento fu facile, con la preoccupazione e la sorpresa non funzionò.
    Come aveva immaginato, appena avvertita la presenza di Gianna nell’ufficio, era successo qualcosa di cui il sindaco voleva informarla. In silenzio seguì l’invito dell’altra, facendo qualche passo per avvicinarsi al camino, ma rimase in piedi, a poca distanza da lei. Da lì poteva sentire il calore del fuoco che le scaldava la pelle e osservare con attenzione i movimenti della giovane donna, per cogliere i particolari del suo viso mentre raccontava. Anche l’intrecciarsi delle dita prima di iniziare a parlare non le passò inosservato, come se da quel semplice movimento potesse intuire qualcosa.
    Appena dopo la prima frase la diciottenne si ritrovò a mordersi il labbro inferiore per non interrompere il racconto, anche se aveva una domanda che le frullava per la testa...anzi due. Cosa ci faceva in ospedale? E quale delle due donne che chiamava madre? La fortuna infatti voleva che entrambe, quella che l’aveva messa al mondo e quella che l’aveva cresciuta, lavorassero come medimago al San Mungo. Per questo si ritrovò a fissare il sindaco con un’espressione confusa, insieme alla preoccupazione che, da quando aveva sentito il profumo dell’altra in aula, non l’aveva ancora abbandonata. Rimase comunque in silenzio, come sempre in tutti quegli anni di amicizia, ad ascoltarla. Nonostante Jane fosse sempre stata una persona che preferiva tenersi dentro tutto, invece che confidarsi con qualcuno, era una brava ascoltatrice. Da studentessa la sera le piaceva particolarmente stare in camera con le sue compagne e sentirle parlare della loro giornata, o di qualsiasi altra cosa volessero confidarle. Più di una volta si era ritrovata a litigare con Gianna a causa del suo chiudersi a riccio. Tra le amiche che aveva lei era sempre stata quella che più di tutti provava con insistenza a far crollare i muri che Jane, specialmente quando voleva nascondere qualcosa, costruiva. La giovane insegnante ricordava ancora con divertimento ma anche un po’ di tristezza un particolare giorno sulle rive del Lago Nero. Era da giorni che cercava di evitare Gianna e Marina, ma come sempre la prima non aveva intenzione di mollare e si erano trovate faccia a faccia alla fine. Il continuo di quel ricordo rischiava sempre di farla scoppiare a ridere. Tuttavia il continuo del racconto della ex Grifondoro più grande fece sparire subito quel piccolo sorriso divertito che era spuntato sul suo viso per quei pensieri.
    Una delle due domande che le erano passate per la mente ricevette una risposta, anche se la diciottenne avrebbe preferito sentirne un’altra. Una lieve malattia magari, un po’ di febbre alta, pensare a Gianna malata non era piacevole ma sicuramente meglio delle immagini che le passarono per la testa mentre la ascoltava raccontare. Per un attimo a Jane sembrò che uno dei suoi incubi stesse prendendo forma, con immagini più chiare e nitide, anche se le cause e il finale erano decisamente diversi. Si immaginò Gianna in un letto di ospedale, con un braccio fasciato e ferite su viso e corpo. Sentì nuovamente freddo, nonostante la vicinanza al camino, brividi scaturiti dalla possibilità di non vederla più a cospargere la pelle. Poi una parola che riusciva ancora, dopo anni, a farla tremare: mangiamorte. Per un attimo la diciottenne entrò nel panico, immaginando scenari in cui l’altra veniva presa di mira a causa sua, il ghigno dell’uomo che tanto odiava e tormentava il suo sonno impresso davanti agli occhi. Proprio per questo stava per aprire bocca, anche se non sapeva cosa dire. Chiederle scusa? Dirle che era meglio non vedersi più? Lo avrebbe fatto senza esitazione pur di saperle sana e salve, tuttavia il continuo del racconto riuscì a fermarla, riportandola alla realtà. Improvvisamente si ritrovò travolta da una marea di informazioni inaspettate che la lasciarono senza parole e confusa. Ancora in piedi a poca distanza si trovò a fissare Gianna con espressione incredula, gli occhi verdi lievemente spalancati facendo risaltare il loro particolare colore.*

    ”Gianna è norvegese?”

    *Mentre si sforzava di assimilare tutte quelle informazioni, alcune più di altre, lo sguardo di Jane passò in rassegna la figura ancora seduta a terra davanti al camino. I lunghi capelli scuri, gli occhi altrettanto bruni e anche la pelle, lievemente più dorata rispetto alla sua. La diciottenne non aveva mai incontrato la madre del sindaco, né tantomeno il padre naturale che da quello che aveva appena appreso era deceduto, ma mai avrebbe potuto vedere nella giovane donna che aveva davanti le sue origini.
    Un sorriso tirato e piuttosto ironico increspò le labbra della professoressa quando sentì la domanda sul lupo mannaro che aveva attaccato Hogwarts. Non poteva dimenticare quelle settimane interminabili di anni prima, quando entrambe erano ancora studentesse. Riusciva ancora a sentire tutto quello che aveva provato quando, la prima notte in cui la luna si era colorata di rosso, si era accorta che Gianna era sparita. Jane, come prefetto della sua Casa, si era premurata di far uscire tutti dalla torre di Grifondoro e portarli in Sala Grande per controllare che fossero tutti presenti, insieme a Marina con cui ricopriva quel ruolo. Purtroppo però due studenti mancavano all’appello e quando si rese conto che tra loro c’era la Fields il panico ebbe la meglio. Passò notte intere sveglia, sperando di vederla entrare nella loro camera e dirle che stava bene, che per qualche motivo non era andata nella Foresta per la sua punizione ma era rimasta al castello, ovviamente fu inutile. Ricordava molto bene di aver anche minacciato la Preside Mills davanti a tutti perché voleva uscire a cercare l’amica, specialmente lo sguardo infuriato della donna. Infine il sollievo e tutte le ore passate in infermeria, seduta vicino al letto in cui Gianna era stata stesa, ferita ma viva.
    Alla fine del racconto Jane non sapeva cosa dire o fare. In pochi minuti aveva ricevuto più informazioni del previsto e l’idea che dei mangiamorte, i suoi parenti per giunta, volessero uccidere l’amica era difficile da assimilare. Le due ex Grifondoro si conoscevano ormai da anni e la più piccola non aveva mai immaginato che un giorno si sarebbero ritrovate così, con due storie diverse e simili allo stesso tempo. Per un attimo la ragazza si sentì capita dall’altra, entrambe avevano perso qualcuno di importante e erano finite nel mirino di un gruppo di maghi oscuri semplicemente per il loro sangue. Ma nel sindaco vedeva un coraggio e una determinazione che lei non aveva mai avuto e non si sarebbe aspettata niente di meno da lei. Ovviamente l’idea che Gianna si cacciasse nei guai per cercare chi la voleva morta non le piaceva affatto.
    La shock finale arrivò con la notizia del nome.*

    Fre...oh…

    *Un lieve sussurro stupito lasciò le labbra di Jane, ancora ferma come prima, lo sguardo ora puntato su un punto indefinito sul camino. Stava pensando a cosa dire, cercando di formulare un discorso di senso compiuto nella sua testa. Tutto quello che aveva saputo dell’altra in quegli anni non era falso ma nemmeno completamente vero. Non riusciva a immaginare come poteva sentirsi Gianna, anzi Freya. Quando la sentì muoversi tornò a osservarla, vedendola alzarsi e finalmente voltarsi. Dopo quegli interminabili minuti riuscì a incrociare le sue pupille scure e come il sindaco sembrava cercare una qualche reazione in lei, anche Jane cercò di capire qualcosa. Voleva chiederle come si sentiva, se aveva già parlato con sua madre o se preferiva evitarla e soprattutto se voleva veramente affrontare il nonno così apertamente. Da molto ormai la diciottenne viveva con il costante timore che i mangiamorte che la tormentavano potessero fare del male a chi amava, lo avevano già fatto infondo, sapere Freya nel mirino di altri maghi oscuri non era rassicurante.
    Prima che l’altra potesse fare o dire altro trovò finalmente la voce per parlare, il timbro un po’ più profondo del solito, quasi sicuramente si sarebbe presa un raffreddore.*

    Stai bene adesso? La testa e il braccio intendo

    *Con un movimento del capo indicò le parti citate. Poteva vedere con i suoi occhi che sembrava stare bene, tuttavia non riusciva a fare a meno di preoccuparsi dopo quel racconto.*

    Mi dispiace per tutto, specialmente per tuo padre e per come hai scoperto tutto. E capisco perfettamente la tua voglia di affrontarlo di nuovo, ma puoi scordartelo di fare tutto da sola, ti ho quasi persa una volta per colpa sua, anzi due con questa, non ti lascerò di nuovo. Sono l’insegnante di Difesa in fondo, a cosa serve quello che insegno se non a metterlo in pratica?
    Comunque il tuo nome vero mi piace molto di più e sono quasi sicura che tu non ne conosca l’origine o l’importanza nella cultura vichinga. Dovrò abituarmi a urlare Hansen invece che Fields quando mi fai arrabbiare ma posso farcela! E...Norvegia, veramente? Non sembri affatto norvegese!


    *Un discorso un po’ sconnesso uscì in fretta dalle sue labbra, lasciando scorrere via in quelle parole tutta l’ansia e la paura che aveva provato nei minuti precedenti. Stava per continuare, aggiungendo altre frasi frettolose, ma riuscì a fermarsi appena in tempo, mordendosi per un attimo il labbro inferiore e riprendendo fiato.*

    Scusa sto parlando a vanvera. Volevo dire che non mi importa che nome hai o dove sei nata, anche se sono piuttosto stupita per questo, ne tantomeno la tua parentela. Sei sempre tu e ti chiedo scusa in anticipo perché sbaglierò il tuo nome molte volte, lo so già, e anche perché ora che so che qualcuno ti vuole morta non ho intenzione di perderti di vista. Se tornerà o tu andrai a cercarlo sarò con te, non voglio vederti di nuovo stesa immobile su un letto d’ospedale. Soprattutto se a curarti è mia madre… a proposito, quale delle due?

    *Mentre parlava, gesticolando freneticamente e cercando di riordinare i pensieri, l’acqua della pioggia che ancora scendeva continuava a gocciolare dai suoi vestiti. I suoi abiti ormai erano incollati alla pelle piena di brividi per il freddo che ogni tanto la portava a scuotersi e stringere le braccia intorno al corpo alla ricerca di più calore. Nonostante il camino acceso era rimasta troppo tempo sotto la pioggia. Quando l'ennesimo brivido le scosse il corpo si fermò, portando le braccia incrociate davanti al petto, facendo attenzione al fianco sul quale sicuramente sarebbe sbucato un grosso livido. La diciottenne voleva riprendere a parlare, per impedire a Freya di dire cose del tipo “non ti permetterò di farlo” o simili, ma si bloccò vedendola togliersi la giacca di pelle che subito dopo depositò sulle sue spalle. Jane rimase per un attimo stupita dal gesto, con le labbra dischiuse e lo sguardo puntato sul giubbotto caldo e dall'inconfondibile profumo, lo stesso che aveva sentito appena entrata in aula. Senza rendersene conto lo strinse con le mani, per avvolgersi meglio al suo interno alla ricerca di calore, dovuto a quello corporeo della giovane donna che poco prima lo indossava, mentre sollevava il capo per poterla ringraziare. Ancora una volta si fermò quando la vide alzare le mani e parlare velocemente. Un lieve sorriso, divertito ma anche un po’ malinconico, affiorò sulle labbra di Jane per la reazione dell’altra. Una volta la sua amica non le avrebbe chiesto scusa per una cosa così semplice, ma da quel giorno al ristorante anche la diciottenne non sapeva più come comportarsi. Temeva che un gesto potesse essere frainteso o creare imbarazzo e non le piaceva affatto.*

    Smettila! Non devi giustificarti per tutto quello che fai con me, non diventerò rosa per una giacca!

    *Esclamò, con tono più alto e deciso di quanto voleva ma almeno pensò che così il messaggio sarebbe arrivato, sostenuto dal suo sguardo serio, nonostante la piccola battuta sul colore dei suoi capelli. Nei suoi occhi verdi però c’era anche una punta di dolcezza. Trovava divertente e gradevole quell’imbarazzo tra loro ma soprattutto i piccoli gesti premurosi di Freya.
    Jane lasciò andare un sospiro, mentre faceva un passo verso l’altra per avvicinarsi nuovamente e in un attimo annullare del tutto la distanza tra loro. Fece una cosa che non faceva da troppo tempo, incurante del fatto che così avrebbe bagnato i vestiti del sindaco, perché sentiva il bisogno di farlo. Si allungò un po’, a causa della differenza di altezza che rendeva l’altra più alta di qualche centimetro, lasciando la presa sulla giacca per tendere le braccia e incrociarle dietro il collo di Freya. La strinse a sé come non faceva da tempo, con il mento posato sulla spalla dell’altra e le labbra vicino all’orecchio per poter parlare.*



    Quindi per favore, non farlo mai più!

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    *La Casterwill mantenne il silenzio durante tutto il monologo di Freya che sputò velocemente informazioni di ogni tipo, raccontandole tutti i cambiamenti che aveva subito la sua vita. Immaginava che per la ragazza in stanza con lei non sarebbe stato facile metabolizzare tutto, non lo era stato nemmeno per lei infondo. Ma prima o poi si sarebbe abituata e tutto sarebbe tornata come prima. Jane le chiese come stava ora e le disse che il suo nuovo nome le piaceva e che non avrebbe mai permesso che andasse da sola ad affrontare il mangiamorte ma sarebbe andata con lei per aiutarla. Freya aveva già previsto quella reazione, sapeva benissimo che la Casterwill la avrebbe dato il suo aiuto ma non l'avrebbe mai permesso. Le abilità della docente erano note, era bravissima nella sua materia e nessuno meglio di lei avrebbe saputo che fare in caso di pericolo. Ma di sicuro non era quello il momento giusto per dimostrare le sue capacità. Pensò a cosa dire per impedirle di fare qualsiasi cosa ma sapeva che ogni sua parola sarebbe stata vana cosi giocò d'astuzia e disse:*

    Sto bene ora grazie. Si sono Norvegese a quanto pare e prima o poi andrò a visitare il mio luogo di nascita. E no, non so il significato del mio nuovo nome...ma sono certa che sarai tu a spiegarmelo come al solito.

    *DIsse sorridendo all'amica per poi continuare:*

    Quando arriverà il momento di affrontarlo te lo farò sapere cosi potrai venire a guardarmi le spalle va bene? Per tua madre invece temo di non ricordare che delle due mi abbia curata...so solo che era molto bella e che vedevo qualcosa di te in lei. Si è presa cura di me molto più du quanto le spettasse fare e per questo le sarò grata per sempre. Ora che tu lo sai e che anche Emily lo sa, non mi resta che affrontare mia madre per farci due chiacchiere. E poi ovviamente dovrò spiegare a tutte le mie conoscenze il cambio nome, dovrò trovare una spiegazione valida ma senza scendere troppo nei dettagli. Ma non sarà un problema...

    *Concluse facendo spallucce. Guardava la ragazza tremare davanti a lei anche se in maniera più lieve da quando le aveva messo sulle spalle il suo giubbotto di pelle. Quel suo gesto aveva portato a una reazione della Casterwill che la diverti. Le disse che di certo non sarebbe diventata rosa per quel gesto e di smetterla di giustificarsi. L'ex Grifondoro sorrisse annuendo e, poco prima di poter rispondere, si ritrovò il corpo di lei contro il suo, le sue braccia intorno al collo, il suo viso sulla spalla e il suo respiro contro il suo collo. Una moltitudine di brividi le percorsero il corpo da capo a piede, come se avesse preso la scossa. Una sensazione che conosceva bene ma che le dava sempre le stesse emozioni come fosse la prima volta. Poteva sentire il suo cuore battere all'unisono con quello di Jane, poteva sentire i suoi vestiti che, a contatto con quelli della ragazza, pian piano di bagnavano ma era un dettaglio insignificante in quel preciso momento. Inspirò profondamente riempiendosi le narici del profumo di lei mentre al suo orecchio arrivavano frasi sussurrate che la donna capi a stento, troppo persa in quel contatto che non aveva da tempo ma che desiderava più di ogni altra cosa. Le braccia, che fino a quel momento erano rimaste lungo il corpo, si alzarono come attratte sul corpo di Jane per stringerla a se durante quei secondi o minuti che voleva durassero ore. Perchè li stava bene, li si sentiva a casa e più lo negava a se stessa più capiva che non avrebbe potuto farne a meno. Capi, mentre la teneva stretta a se, che non si sarebbe mai stancata di lei, nè del suo tocco delicato, né del suo profumo, nè della sua bellezza. Era tutto ciò che voleva e tutto ciò che probabilmente non avrebbe mai avuto...*

    Va bene Casterwill, non mi scuserò più per ciò che il mio cuore desidera.

    *Concluse staccandosi da quell'abbraccio e poggiandole le mani sui fianchi con un po' troppa energia. Le sorrise mentre le accarezzava la guancia e le scostava dal viso qualche ciocca di capelli bagnata.*



    Ma a proposito mi spieghi come mai sei bagnata fradicia? Che ci facevi sotto la pioggia? Se il tuo obiettivo era ammalarti ci stai riuscendo benissimo!

    *Disse mantenendo la presa sui suoi fianchi mentre la spingeva verso il fuoco per farla stare più calda.*

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    *Avrebbe voluto ricominciare a parlare a raffica, tirando fuori la sua conoscenza in ambito di significati dei nomi e cose varie, ma ancora di più avrebbe voluto sollevare un sopracciglio e guardarla come a dirle che non sarebbe caduta nel suo tranello. Jane sapeva benissimo che il sindaco non le avrebbe mai permesso di andare con lei, così come avrebbe fatto lei al suo posto. Tuttavia non lo fece. Ascoltò la risposta di Freya, perdendosi per un attimo a immaginare il posto in cui era nata l’amica e la sua vera famiglia. Automaticamente nella sua mente si formò l’immagine di un uomo anziano, ma con il volto di colui che la tormentava nei suoi incubi, la persona che da anni ricollegava sempre alle cose negative. Fortunatamente sapeva che non era possibile fossero la stessa persona, il suo incubo era decisamente più giovane e il padre della loro amica Marina. Provò a pensare a una bimba che appena nata aveva perso il padre e alla donna che l’aveva portata via, lontano dalla loro casa nella speranza di ricominciare e darle una vita lontana da quella famiglia che non accettava il suo stato di sangue. Senza di lei sicuramente Jane non avrebbe mai potuto conoscere la giovane donna coraggiosa e testarda che aveva davanti.
    Quando sentì la risposta su quale delle due donne che chiamava madre si era occupata di lei in ospedale, le labbra della diciottenne si incresparono in una specie di smorfia mista a un sorriso tirato.*

    Che… fortuna, hai conosciuto Faith e tu vacci piano con tua madre, ti conosco e so che sei arrabbiata ma ha avuto i suoi motivi.

    *Purtroppo lei stessa sapeva bene cosa voleva dire essere “vittima” dell’ira del sindaco. Se ripensava a quel giorno sulle rive del lago i brividi le percorrevano la pelle e le sembrava di vedere chiaramente gli occhi scuri di Freya che avrebbero voluto fulminarla. Avrebbe dovuto capire dopo quell’evento che evitare e nascondere qualcosa alla ex Grifondoro non era una buona idea, purtroppo però Jane era recidiva.
    La diciottenne non credeva che un semplice gesto come un abbraccio avrebbe potuto mancarle così tanto. Solo dopo quella frase sussurrata all’orecchio dell’altra si rese veramente conto che era passato troppo tempo dall’ultimo. Forse se i suoi capelli non fossero diventati rosa quel pomeriggio al ristorante le cosa sarebbero andate in modo diverso, o forse no. Ancora dopo mesi Jane non riusciva a capire il perché di quel colore insolito che non aveva più sperimentato. Per sua fortuna con il tempo il controllo su quei cambiamenti improvvisi del suo corpo era aumentato, tuttavia le emozioni forti erano ancora difficili da metabolizzare e spesso non capiva il significato di quei colori. Era stato l’imbarazzo a tingerle i capelli o qualcosa che si ostinava a ignorare, anche mentre stringeva le braccia intorno al collo del sindaco? Ancora una volta la pelle chiara di Jane si ricoprì di brividi, questa volta non a causa del freddo. Il viso, prima inclinato verso l'alto per poterle parlare all’orecchio, si inclinò lievemente portando la punta del naso a sfiorare la pelle del collo di Freya, mentre le braccia stringevano la loro stretta nella speranza di non far terminare troppo presto quel contatto. Anche le palpebre si chiusero per godersi al meglio quel contatto, nonostante gli abiti bagnati che aderivano alla pelle e inzuppavano quelli della più grande. Fosse stato per Jane anche con un terremoto non si sarebbe allontanata, ma si era dimenticata di un particolare: il fianco. In un attimo quella bolla di pace e serenità fu rimpiazzata da un forte dolore che le attraverso il corpo, mentre sentiva il calore delle braccia di Freya avvolgerla per ricambiare l’abbraccio. A quel contatto la diciottenne sussultò contro il corpo dell’altra, trattenendo a stento un gemito di dolore mordendosi le labbra. Cercò subito di distrarsi, riportando la propria attenzione alla risposta del sindaco che per un attimo la lasciò di stucco. La sua amica era sempre stata una persona diretta, che non aveva paura di dire ciò che pensava ma in quel momento la giovane insegnante non si aspettava una frase del genere. Purtroppo non riuscì a rispondere a voce, limitandosi a un sorriso, subito sostituito da una smorfia di dolore quando le mani della più grande le strinsero i fianchi. In automatico una mano di Jane scattò su quella di Freya, posata sul lato destro dolorante, mentre le sopracciglia si aggrottavano e questa volta un lieve lamento sfuggì al suo controllo. Stringendo le dita intorno a quelle dell’altra come poteva le chiese silenziosamente di allentare la presa, mentre faceva qualche passo verso il fuoco, assecondando la sua spinta, e si preparava a una qualche ramanzina. Prima di rispondere si portò una mano alle labbra, torturandole alla ricerca di una scusa credibile, anche se le era quasi impossibile mentire a lei.*



    Stavo facendo dei controlli, sai come sono i ragazzi, anche con il temporale trovano la voglia di sgattaiolare fuori. Peccato che mi sono dimenticata qui la bacchetta.

    *Con un cenno del capo indicò la scrivania al centro della stanza rotonda, dove, custodito in un cassetto, si trovava il catalizzatore che aveva lasciato lì prima di correre nella foresta alla ricerca di un po’ di pace. Da quando era accaduto la prima volta non aveva parlato a nessuno della sua forma di animagus, in realtà le persone a lei più vicine non sapevano nemmeno che fosse riuscita a evocare un Patronus corporeo. Jane aveva impiegato parecchio tempo per riuscirci, perché ogni volta che ci provava i suoi ricordi felici erano intralciati da altro e inizialmente gli unici risultati davano vita a una semplice luce. Aveva iniziato a credere che non avrebbe mai scoperto la forma, così come aveva visto accadere davanti ai propri occhi un giorno di anni prima nella Foresta Proibita con la sua amica Sylvia. Improvvisamente davanti alle due era comparsa una maestosa tigre argentata, soprendendo entrambe. Dopo l’ennesimo tentativo si era anche arresa, trovando ridicolo che nonostante le sue abilità con gli incantesimi non riuscisse a utilizzare correttamente quello. Poi, un giorno, all’ennesimo tentativo, quella luce aveva preso forma e tempo dopo lei stessa si era ritrovata a correre per la foresta con l’aspetto di un 'animale che non si aspettava. Tuttavia, nonostante la sua gioia, Jane aveva tenuto quel particolare per sè e due studenti che aveva sorpreso nella Foresta Proibita.*

    E sono anche inciampata, andando a sbattere contro un albero. Non ridere!

    *Come detto la Casterwill, nonostante le esperienze passate, era recidiva e decise di raccontare una mezza verità al sindaco, sperando di non essere scoperta in pochi minuti.*

    @Freya_Hansen,


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    *Proprio mentre Freya spingeva Jane verso il fuoco, un gesto seguito da un lamento di dolore non passarono inosservati agli occhi e alle orecchie dell'ex Grifondoro. Infatti, non appena le mani della più grande strinsero i fianchi della ragazza, quest'ultima portò una mano sulla sua precisamente sul lato destro il tutto seguito da un gemito di dolore. Freya la osservò alzando un sopracciglio mentre ascoltava le scuse che aveva messo insieme sperando forse di farle bere all'amica. Ma infondo Jane sapeva bene che le sue speranze erano vane. La Hansen conosceva la Casterwill come le sue tasche. Ogni sua singola espressione, ogni parola, ogni gesto le bastavano per capire se ciò che diceva era la verità o una bugia. L'aveva osservata e studiata nei minimi dettagli e non solo parlando e stando con lei ma anche guardandola da lontano, quando la ragazza non sapeva nemmeno di essere vista. Il suo modo di atteggiarsi, di parlare agli studenti, ai colleghi...nessuno la conosceva quanto lei e di questo ne andava fiera. Annui alle parole di Jane mentre, come spesso accadeva, un suo gesto istintivo portò la donna ad osservare le sue mani e peggio ancora le sue labbra. Rimase a guardare mentre deglutiva a fatica pensando a quanto disperatamente avrebbe voluto quelle labbra sulle sue. Ma non poteva, non senza un minimo cenno di consenso da parte sua. Ormai aveva capito che non era indifferente a Jane ma non avrebbe osato andare oltre. Avrebbe aspettato e rispettato i suoi tempi e qualsiasi sua decisione. Purtroppo però, tra i molti difetti di Freya, l'impulsività era il peggiore! Senza pensarci su due volte, lasciò la presa dal fianco destro della ragazza e prese la mano con la quale Jane torturava il labbro. Portò l'indice sulle sue labbra baciandolo delicatamente, il tutto mentre i suoi occhi osservavano intensamente quelli di Jane. Incrociò poi le dita con le sue e disse:*

    Oh Jane, quando capirai che cercare di mentirmi non ti riesce bene? Avrei potuto anche credere alla storia della caduta, da te me lo posso aspettare. Ma che dimentichi la bacchetta in ufficio? No, li ti sei tradita Casterwill. So bene che per nessun motivo al mondo usciresti senza il tuo catalizzatore! Quindi ora mi racconti dettagliatamente ciò che è realmente successo. Ma prima diamo un'occhiata al fianco.

    *Si abbassò leggermente e prese la Casterwill di peso posandola sulla superficie della scrivania, poi si chinò al lato destro e alzò la maglietta bagnata della ragazza. Con il gomito poggiato sulla scrivania osservò attentamente il grosso livido nero che le copriva il fianco. Ci passò sopra l'indice della mano sinistra per poi tornare in posizione eretta per guardare la Casterwil con sguardo serio.*


    Sono sicura che ci sarà una spiegazione più che valida per questo grosso livido Jane!

    *Disse avvicinandosi a lei mentre le sue mani poggiavano sulla superficie della scrivania da un lato all'altro dei suoi fianchi mentre i suoi occhi non smettevano di fissare quelli di Jane per non lasciarsi sfuggire nessun particolare.*

    Inizia a parlare Casterwill

    @Jane_Casterwill,


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    *Per una volta Jane aveva sperato di farla franca e di riuscire a ingannare la giovane donna che conosceva ormai da anni. Ma purtroppo anche questo era uno dei problemi di aver passato anni interi a condividere ogni giorno molte cose. La stessa camera, le stesse lezioni, le stesse amicizie. Le due ex Grifondoro avevano un anno di differenza, tuttavia negli anni a scuola erano diventate inseparabili. Tutto grazie alla ex ragazza del sindaco che le aveva fatte conoscere e con calma, quella che agli occhi di Jane sembrava una persona insopportabile, era diventata un punto fisso nella sua vita. Probabilmente uno dei pochi. Proprio per questo quando aveva notato il cambiamento tra loro ne era rimasta terrorizzata. Un passo falso e avrebbe perso anche lei, per vari possibili motivi. Tuttavia, se ripensava agli anni a Hogwarts, si rendeva conto che il loro rapporto era sempre stato...strano. Compreso il fatto che ne aveva prese di santa ragione da Freya, un giorno al lago molto tempo prima. Se ripensava a quel giorno le veniva ancora da ridere, nonostante non fosse stato piacevole, ma non aveva mai capito perché l’altra avesse reagito così. Infondo era solo sparita per un po’, ignorando tutti! Una cosa molto comune per la giovane e probabilmente non sarebbe cambiata.
    Ovviamente anche la diciottenne poteva dire di conoscere abbastanza bene l’altra. Però da mesi ormai non riusciva a prevedere come le proprie azioni avrebbero fatto reagire l’altra. Come l’evento che aveva scatenato quella situazione tra loro. Jane stava semplicemente cucinando un nuovo dolce al cioccolato e, come sempre, dopo aver sentito la voce dell’amica era uscita dalla cucina ricoperta della sostanza zuccherina. L’attimo dopo si era ritrovata con i capelli rosa per l’imbarazzo, mentre il sindaco aveva il viso pericolosamente vicino al suo. Ovviamente il suo odio per quel colore era cresciuto a dismisura dopo quel giorno. Comunque non si sarebbe immaginata che un gesto inconscio, come quello di torturarsi il labbro inferiore con le dita, potesse portarle in una situazione simile. Aveva da poco finito di parlare quando sollevò lo sguardo, notando che quello dell’altra era concentrato sulle sue labbra. E stava per dire qualcosa, probabilmente per prendere in giro l’altra, ma si bloccò quando la sua mano fu afferrata da quella dell’altra e il suo indice entrò in contatto con la pelle morbida di Freya. Jane si rese conto dello sguardo del sindaco su di sé, però il suo era puntato sul suo dito e la bocca dell’amica, con le palpebre leggermente spalancate, incredula e scossa da quel gesto. Anche il fatto che la più grande non avesse creduto alle sue parole passò in secondo piano. Sentiva solo il cuore battere con forza nel petto e il proprio viso scottare, probabilmente era diventata rossa o forse era la febbre che iniziava a salire. Probabilmente entrambe.
    Di nuovo provò a parlare per giustificarsi, anche se la sua testa non voleva saperne di formulare una scusa sensata, ma di nuovo si fermò. Dopo aver sentito che Freya voleva controllare il suo fianco non si immaginava di trovarsi improvvisamente sollevata, come se non pesasse affatto. L’unica cosa che riuscì a uscire dalla sue labbra fu un verso di sorpresa e ancora una volta le parole le morirono in gola. Come se non bastasse l’averla sollevata così, in un attimo Jane sentì la sua maglietta bagnata scorrerle sulla pelle. Subito dopo l’aria si infranse su di essa, facendola rabbrividire nonostante il camino acceso. Fu poi il turno dell’indice di Freya che aumentò i tremiti e la fece sussultare, per il contatto e per il dolore che le procurava l’ematoma. Troppe emozioni tutte in una volta. In un attimo le mani di Jane corsero al pezzo di stoffa fradicio e lo tirarono giù, coprendo la propria pelle. Non aveva mai amato mostrare il proprio corpo, anche quando le cicatrici erano accuratamente coperte grazie alla magia.*

    Io...non mi sento molto bene, credo mi stia salendo la febbre

    *Finalmente riuscì a dire qualcosa, con la voce più roca e bassa del solito a causa della febbre che stava realmente salendo. Poteva sentirlo chiaramente. Sollevò lo sguardo, prima fisso in un punto indefinito, sono dopo quelle parole, per incontrare di nuovo quello altrui.*

    Scusami Gia...Freya, sono veramente esausta e forse dovrei andare in infermeria. Vieni a trovarmi più spesso in ufficio, ok? Buonanotte!

    *Senza dare il tempo al sindaco di ribattere o fermarla Jane scese dalla scrivania. Prima di dirigersi verso la porta però si fermò e avvicinò le proprie labbra alla guancia di Freya, lasciando un lieve ma prolungato bacio su di essa. Subito dopo a passo spedito, per quanto le era possibile, camminò verso l’uscita, sparendo dalla vista del sindaco.*

    @Freya_Hansen,