Hogwarts - Dintorni
Hogwarts - Dintorni


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Blair_Volkov


  • Blair_Volkov

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 1
    Galeoni: 227
        Blair_Volkov
    Serpeverde
       
       

    *L'estate stava giungendo al termine per lasciare il posto all'autunno, la stagione in cui i colori prendono vita riempiendo l'anima di chi sa apprezzare le bellezze naturali di una gioia indescrivibile, quasi fosse un sogno. Ancora qualche settimana rimaneva a separare quel nuovo modo di guardarsi attorno, di assaporare l'incredibile tinteggiatura delle foglie secche che, abbandonando i rami, cadevano in una danza autunnale sul terreno ricoprendolo di colori. Quei momenti erano ancora lontani dalla realtà, l'estate occupava ancora i caldi giorni d'inizio Settembre e non vi era modo di far passare più velocemente il tempo; perciò Blair, amante delle stagioni di fine anno, poteva solamente immaginarsi i bei paesaggi autunnali che avrebbe potuto ammirare nei mesi a seguire. Sapeva bene però che la veduta di cui poteva godere nella sua vecchia casa, a Novosibirsk, non sarebbe mai stata pari a quella di Hogwarts; le mancava il luogo in cui viveva, i magnifici momenti passati nei vicoli cechi a suonare con l'inseparabile chitarra che l'aveva seguita perfino durante il lungo viaggio in treno per arrivare al castello, alla sua nuova scuola.
    Abituarsi a quel posto le era stato difficile, non riusciva ad ambientarsi e stare in presenza di molti altri studente non la metteva affatto a suo agio. Erano pochi i momenti in cui riusciva a scappare dalla vista degli altri entrando a far parte di un mondo tutto suo in cui nessun altro era il benvenuto. Sapeva che in quel modo si sarebbe impedita di avere degli amici ma l'istinto di nascondersi e chiudersi in sé stessa era più forte della voglia di conoscere nuove persone e stringere con loro dei legami. I suoi pensieri vagarono di nuovo su Trinity, l'unica persona che la capiva o perlomeno non la giudicava, la sorella adottiva che era ormai più di una semplice amica. Non poteva parlarle però, abbandonare la sua nuova casa a Bristol era significato abbandonare perfino lei e le persone che l'avevano cresciuta come fosse davvero loro figlia.
    Otto giorni. Erano solo otto giorni che non stava a casa e già un velo di malinconia le era ricaduto addosso facendo scomparire quella felicità che, almeno nei momenti in cui stava con sua sorella, si mostrava in poche, rare occasioni.
    Blair quel pomeriggio, subito dopo le lezioni, si era ripromessa di andare a cercare un bel posticino tranquillo in cui pensare e, magari, anche suonare qualcosa. Per questo motivo era prima passata in dormitorio per recuperare Melody, l'inseparabile chitarra, con l'intenzione di uscire dal castello. Da buona abitudinaria qual era, riprese le vecchie usanze babbane ovvero coprirsi la testa con il cappuccio della felpa, o in quel caso della divisa; essendo quest'ultima di seconda mano e di qualche taglia più grande, le ricopriva perfino parte del bel viso ereditato dalla madre Veela. Non le dispiaceva affatto quel piccolo e involontario inconveniente, anzi la faceva sentire quasi più invisibile ai fastidiosi sguardi altrui che le persone, maghi e babbani, le rivolgevano. Non aveva ancora avuto modo di fare ricerche in biblioteca sulle Veela ma era intenzionata a farlo il prima possibile perché voleva scoprire qualcosa in più sulla madre defunta che, ne era sicura, le aveva voluto bene. Dalla sera prima di partire in cui aveva scoperto di più sui suoi genitori biologici, era anche riuscita a metter su carta parte di una canzone; erano rare le volte in cui lo faceva, scrivere non era il suo forte ma quando accompagnava delle parole dettate dal cuore con un motivetto prodotto dalle corde della sua chitarra era completamente un'altra cosa. Dal giorno precedente non era però più riuscita a continuare quindi, per avere qualche frase d'ispirazione, aveva deciso di portare con sé il "Quaderno dei Ricordi" lasciatogli dalla madre. Stava sfogliando con delicatezza le pagine dalla rilegatura rovinata, ammirando il modo in cui le persone ritratte nelle foto la salutavano allegramente con tanto di splendidi sorrisi, mentre trasportava la chitarra che agganciata per bene alla cinta le ciondolava lungo il fianco; facendo tutto ciò contemporaneamente era per lei difficile prestare attenzione anche a ciò che la circondava ma non ci faceva molto caso, nei paraggi non c'era anima viva, e nemmeno morta se per questo, perciò le probabilità di sbattere contro qualcuno erano minime.*

    "Veela... ho già sentito questo nome ma non so dove!"

    *Continuava a ripetersi mentre rileggeva sempre con maggior foga la pagina che sua madre aveva dedicato alla sua presentazione. Essendo cresciuta in una famiglia babbana per Blair tutti quei nuovi termini erano quasi incomprensibili, la bacchetta che per la maggior parte degli altri suoi coetanei era indispensabile, lei quel pomeriggio l'aveva scordata in dormitorio, non riusciva a sentirsi parte di loro completamente anche se doveva ammettere che si trovava più a suo agio con loro che non i babbani della sua età. Aveva appena sceso la scalinata d'ingresso che univa il giardino con il primo piano del castello, quando una particolare foto attirò la sua attenzione: erano raffigurati lei, i suoi genitori biologici e una strana creatura, all'apparenza un gatto, che stava in braccio al padre Edvard. Probabilmente era quello l'esemplare particolare di cui parlavano tanto i cittadini di Novosibirsk quando ancora abitava là, sotto la foto vi era pure una didascalia scritta con l'ormai conosciuta calligrafia obliqua ed elegante della madre. Stava per leggerla quando qualcuno o qualcosa le arrivò addosso da dietro ad una velocità incredibile; forse perché colta alla sprovvista, forse a causa del peso della chitarra, si ritrovò per terra con la faccia sull'erba. Durante la caduta le era scivolato di mano il fragile quaderno che fino a pochi secondi prima era impegnata a leggere mentre, con suo grande sollievo, la chitarra non si era fatta un graffio nonostante fosse sdraiata sull'erba accanto alla ragazza Serpeverde.*

    @Luke_Deaggle,


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Era iniziata la seconda settimana ad Hogwarts, e l'euforia dei primi giorni era passata per lasciare spazio alle lezioni e ai pomeriggi di studio; Luke era un ragazzino nella norma tranquillo e molto riflessivo inoltre, al contrario di quello che si sarebbe potuto dire da una sua conoscenza iniziale, in realtà abbastanza introverso. Era cresciuto in una normalissima famiglia di maghi e aveva avuto un'infanzia tranquilla e tutto sommato felice se così si poteva dire, tuttavia crescendo le cose erano cambiate. Dal giorno in cui aveva cercato di capire a fondo il perché di quella sua natura, pur non riuscendo a trovare quelle risposte che cercava, si era imbattuto nella conoscenza profonda di se stesso e per la prima volta in vita sua aveva avvertito un enorme vuoto.
    Gli amici, le uscite, le avventure.. molte cose servivano a riempire quel vuoto che talvolta si riaffacciava ed erano quanto mai necessarie per non far soccombere la debole psicologia dell'undicenne; e Luke a tutto ciò si aggrappava come all'unico salvagente che potesse salvarlo dal risucchio dell'ombra che aveva dentro di sé, e ne attingeva a piene boccate come all'ossigeno dell'aria.

    Quell'estate lo aveva aiutato enormemente a fuggire dal proprio io; le molte novità legate al suo pieno inserimento nella comunità magica, la lettera per Hogwarts, i preparativi per la nuova scuola, le molte feste ad Hogsmeade, e l'aiuto prezioso degli amici, tutto aveva contribuito ad un perenne diversivo, ad impedirgli di chiudersi definitivamente in se stesso e pensare. Ma ora che l'ebbrezza della novità era passata, ora che non aveva più niente di nuovo da inseguire, ora che finalmente doveva e poteva dedicarsi completamente a se stesso, alla propria formazione magica, ecco che quelle ombre riaffioravano... E in modo subdolo come sempre...

    Le lezioni teoriche andavano piuttosto bene, ma le lezioni pratiche presentavano i primi scogli, la bacchetta non gli rispondeva come voleva, gli incantesimi non andavano in porto con l'efficacia che sperava e così finiva a chiedersi se fosse all'altezza del nome di mago che portava, se non fosse tutto un errore e lui per quello non ci fosse proprio portato, voleva sprofondare e scappare, voleva non dover giustificare il proprio fallimento e nascondersi...
    Forse erano solo sensazioni e con i fatti avrebbe potuto smentirle ma sapeva che potevano avere la forza di aprire quel vaso di Pandora che cercava in ogni modo di tenere chiuso.

    E così finite le lezioni di quel martedì, a passo rapidissimo cercò di uscire in giardino per una boccata d'aria, aveva bisogno di passeggiare e restare in mezzo alla natura, non voleva più saperne di studiare voleva solo uscire di lì. Percorse i gradini della scalinata principale due alla volta, fece lo zig-zag schivando tutti gli studenti che aveva nella sua traiettoria fin che non oltrepassò il portone d'entrata del castello, possente nel suo legno di quercia. Finalmente era fuori, Luke alzò gli occhi al cielo, non vedeva l'ora di respirare in pace. Doveva però oltrepassare l'ultima frotta di studenti che stava davanti all'ingresso; con la fine delle lezioni infatti tutti si accalcavano all'uscita rendendo faticoso entrare e uscire in santa pace. Luke accelerò il passo, due ragazzi si misero a spintonarsi, Luke distratto da quei due Corvonero che occupavano praticamente tutta la larghezza della scalinata deviò all'ultimo sinistra quando improvvisamente si trovò davanti un ragazzo incappucciato fermo nel mezzo della scalinata.

    Luke cercò in ogni modo di fermarsi ma lo spazio era troppo poco e il suo passo era più veloce del normale, quasi prossimo alla corsa e così, incapace di impedire ciò che non avrebbe mai voluto, si ritrovò a sbattere violentemente contro quel mago che cadde a terra, rovesciandogli il libro che stava leggendo e una chitarra che fortunatamente si posò lì accanto senza apparenti danni. Luke si rialzò costernato e cercò di aiutare la sua "vittima" a rialzarsi.*

    Scusami tantissimo, scusami davvero non volevo...



    *Rimase però incapace di parlare quando vide gli occhi della persona che aveva urtato. Era una ragazza biondissima dai tratti nordici, c'era qualcosa in quella ragazza che esercitava su di lui un fascino particolare, il suo sguardo era quasi magnetico. Luke avrebbe voluto scusarsi, chiedersi se si era fatta male, aiutarla a rialzarsi, ma rimase con le parole in gola, riusciva solo a continuare a guardarla. Non gli era mai capitata una sensazione simile.*







    @Blair_Volkov,




    Ultima modifica di Luke_Deaggle mese scorso, modificato 1 volta in totale


  • Blair_Volkov

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 1
    Galeoni: 227
        Blair_Volkov
    Serpeverde
       
       

    *Voleva solo passare un tranquillo pomeriggio, da sola, in qualche luogo isolato dal castello, e per un certo periodo sembrava che quel semplice desiderio si stesse per avverare, ma il piccolo momento in cui li sperava passò più in fretta di quanto si aspettasse. Il piacere di sentirsi in disparte lontano dagli sguardi delle altre persone, sembrava incuriosire ancora di più quest'ultime che, agli occhi di Blair, risultavano fastidiose e talvolta perfino scoccianti. Non si era mai lamentata di ciò, dopotutto si limitavano ad osservarla senza dirle nulla e non avrebbe mai voluto metterci in piedi una tragedia. In quegli anni aveva imparato ad abituarsi a quella sensazione di essere tenuta d'occhio dovunque andasse e anche se ancora non ne sapeva la ragione era quasi certa che c'entrava l'esser figlia di una Veela. Decise, di punti in bianco, che l'indomani sarebbe andata in biblioteca a fare ricerche sulla sua discendenza per scoprire una volta per tutte cos'era di lei che attirava gli sguardi.
    Non era sul momento di pensare al giorno seguente, era ancora l'ottavo giorno del settimo mese e portare le sue fantasticherie in altri tempi non l'aiutava di certo ad uscire dall'imbarazzante situazione creatasi.
    A causa dello scontro avvenuto qualche millisecondo prima il cappuccio le era inevitabilmente scivolato dalla testa e, a causa di quell'improvvisa azione non prevista, Blair non se n'era nemmeno accorta. Appena scivolata a terra sentì qualcuno cadere esattamente nello stesso momento, immaginò quindi essere la persona che le aveva sbattuto contro alla velocità di un bolide; il suo primo pensiero vagò sulla chitarra che durante lo scontro le era caduta dalle mani producendo un tonfo sull'erba sulla quale era rimasta sdraiata. Blair si voltò velocemente rimanendo comunque seduta a terra mentre nel frattempo controllava che la chitarra fosse rimasta intatta.*

    Scusami tantissimo, scusa davvero non volevo...

    *Una voce maschile poco distante da lei la costrinse a voltarsi ritrovandosi davanti ad un ragazzo apparentemente della sua età; come era suo solito fare con le persone che non conosceva li squadrò da testa a piedi stando ben attenta a non incrociare il suo sguardo. Un particolare che notò subito fu che appena si voltò lui smise di parlare continuando a posare i suoi occhi su di lei. Si ritrovò ancora in una di quelle situazioni imbarazzanti a cui ormai era sottoposta quasi ogni giorno, chiedersi cosa aveva di tanto strano o diverso dagli altri non l'avrebbe certo aiutata a scoprirlo ma non poteva fare a meno di domandarselo. In quel momento si accorse della mancanza del cappuccio a nasconderla in parte dagli sguardi altrui perciò, il più velocemente possibile, se lo rimise sulla testa. Non rispose subito alle parole del ragazzo, la sua priorità in quel momento era controllare che il quaderno una volta appartenuto alla madre fosse rimasto intatto. Era l'unica cosa che aveva sui suoi genitori biologici e anche se ne era in possesso solo da una settimana ormai se n'era affezionata molto. Guardò un attimo sull'erba attorno a sé per poi trovare il quaderno aperto sull'ultima pagina a qualche centimetro da dove si trovava il ragazzo; in un movimento rapidissimo lo prese constatando che la rilegatura fragile di cui era fornito era risultata inutile in quella caduta. Osservandolo più attentamente notò che l'ultima pagina si era staccata dalle altre rimanendo posata sulla copertina rovinata come volesse riprendere il suo vecchio posto.*



    *Per qualche istante Blair rimase a guardarla con un espressione spaventata e sbigottita sul volto come se con quel semplice gesto potesse ritornare com'era prima. L'ultima cosa che voleva era essere maleducata nei confronti del ragazzo che per quei secondi in cui lei stava cercando di metabolizzare quanto appena accaduto ed rimasto in piedi a guardarla senza aggiungere nulla alle parole di scuse dettate poco prima. Passò un dito lungo il bordo della pagina sul lato in cui si era dissociato dagli altri, era impossibile che il foglio si fosse strappato per quella semplice caduta probabilmente era già staccato in parte e quella botta era stata la goccia a far traboccare il vaso. Doveva essere per forza così, non vi era altra spiegazione in grado di soddisfare i pensieri dell'undicenne. Come fosse tornata improvvisamente alla realtà dopo un lungo sogno in un mondo immaginario di cui solo lei aveva l'accesso, si alzò in piedi e con lo sguardo basso si rivolse al ragazzo.*

    N-non fa niente, veramente n-non ti preoccupare..

    *Disse con un filo di voce totalmente avvolta dall'imbarazzo provocato dalla situazione. Si sentiva gli occhi azzurri del ragazzo puntati addosso ma non osava alzare lo sguardo per controllare se era effettivamente così, l'improvviso scontro sembrava esserle servito solo a confonderle le idee. L'unico desiderio che provava in quel momento era andarsene, non riusciva a reggere quella situazione senza sembrare impacciata e insicura. Da sempre relazionarsi con le persone non era mai stato il suo forte, solo intrattenere una conversazione con qualcuno le metteva un certo timore addosso, la paura di dire qualcosa che possa infastidire gli altri si faceva sempre largo dentro di lei organi volta che cercava di trovare il coraggio di conversare con qualcuno. In quel momento alle sue preoccupazioni si aggiungeva perfino l'imbarazzo dello scontro con il ragazzo che si trovava davanti davanti a lei, creando nella giovane Volkov ancora più insicurezze di quante già ne avesse normalmente.*

    @Luke_Deaggle,


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Per lunghi secondi, per un tempo che a Luke sembrò un istante ma che alla ragazza dovette sembrare un eternità, gli occhi chiari del Grifondoro rimasero posati sul viso della ragazza che per sbaglio aveva urtato all'uscita dal castello. Era qualcosa di più forte di lui, si rendeva conto che non era forse lui stesso e la sua volontà a volerlo ma gli occhi medesimi che venivano magneticamente attratti da quei lineamenti. Ci vollero alcuni minuti prima che Luke riuscisse davvero a risvegliarsi dal torpore in cui era caduto.

    In un primo momento, quei movimenti gli sembravano provenire da un'altra dimensione, la vedeva distante, il suo pensiero era altrove, un po' alla volta però si impose di tornare in sé stesso, di riprendere il controllo della propria volontà e delle proprie azioni e di capire cosa stesse succedendo.
    Stava succedendo qualcosa di davvero strano, poco a poco la mente, prima così offuscata cominciava a ritornare in sé, cominciava a chiedersi cosa stesse facendo, perché rimanesse immobile, perché non aiutasse la ragazza a rialzarsi tuttavia fare questo gli richiedeva enorme fatica, si trattava di lottare contro qualcosa di più forte che invece voleva solo osservare i movimenti fluenti della ragazza. Fu un'ondata di emozione che lo riportò bruscamente alla realtà, un pensiero infatti si insinuò nella sua mente, e come una piccola chiave può far scattare la serratura di un grande portone, quel piccolo pensiero, fece cessare quasi di colpo quell'attrazione magnetica e Luke arrossì completamente.

    Luke si era semplicemente chiesto se quello che stava facendo non stesse mettendo a disagio la ragazza che aveva di fronte, se quel suo guardarla insistentemente come fosse un alieno non la mettesse ulteriormente in imbarazzo; quando la vide rimettersi il cappuccio ne ebbe in qualche modo la conferma e arrossì sentendosi colpevole di averla ulteriormente ferita.
    Vide la ragazza rimettersi il cappuccio, quasi si rendesse conto che il solo rendersi visibile era fatalmente pericoloso e, con suo stupore, non era tanto preoccupata se era la chitarra, che ora stava stesa lì al suo fianco ad essersi danneggiata quanto piuttosto sembrava preoccupata di raccogliere quanto più velocemente una sorta di diario; la ragazza si sporse per raccoglierlo poiché era finito non lontano da dove si trovava Luke, egli stava per allungarsi a raccoglierglielo ma lei fu più veloce e in un attimo lo prese.
    Una pagina si era strappata e quel fatto era quanto di più terribile avesse potuto succederle, la vide osservare con attenzione lo strappo, sembrava addolorata per quella lacerazione di una pagina, quel diario forse era così importante per lei e lui gliel'aveva rotto facendolo cadere; gli dispiaceva per tutto per averla urtata, per averle fatto cadere il diario, per averla messa in imbarazzo. Forse non l'avrebbe mai perdonato per tutto ciò; infondo sembrava essere qualcosa a lei davvero molto molto caro.*

    N-non fa niente, veramente n-non ti preoccupare..

    *disse con voce esitante. Luke la vide rialzarsi con la coda dell'occhio, ora stava a circa un metro e mezzo da lui ma non osava guardarla, si vergognava troppo per quella serie di incidenti che aveva scaturito. La gola era secca come non mai e non sapeva cosa dirle, avrebbe voluto dirle troppe cose ma nello stesso tempo non sapeva da dove iniziare per giustificare tutto ciò.*


    Mi... mi... mi dispiace tantissimo, te..

    lo ... giuro..


    ti sei fatta male?


    *disse infine cercando di alzare lo sguardo per vedere se almeno stesse bene e non avesse fatto ulteriori danni a peggiorare la già critica situazione.*



    @Blair_Volkov,


  • Blair_Volkov

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 1
    Galeoni: 227
        Blair_Volkov
    Serpeverde
       
       

    *Per qualche istante, probabilmente secondi, il suo sguardo rimase fermo sul quaderno precisamente alla pagina che si era strappata. Sapeva bene che non era colpa del ragazzo se il foglio era rimasto in disparte, era infatti consapevole che la rilegatura rovinata che teneva insieme le pagine non sarebbe durata molto a lungo e a quanto pare quello era il momento in cui iniziava a cedere. L'essere rimasta orfana alla tenera età di appena un anno aveva segnato molto la sua infanzia nonostante fosse stata tanto fortunata a trovare una nuova famiglia che le voleva bene e la sosteneva sempre, però non la sensazione di non aver passato abbastanza tempo con i suoi veri genitori le lasciava sempre un vuoto immenso che non riusciva a colmare in nessun modo. Non aveva mai raccontato di quelle emozioni a nessuno e non si pentiva di quella scelta, sapeva che anche se ne avrebbe parlato a Trinity lei non sarebbe riuscita a capirla a pieno dato che era nata e vissuta con i suoi veri genitori. Quel quaderno era l'unica cosa appartenuta alla madre di cui era entrata in possesso, non aveva nient'altro di lei, ne una collana, una penna o altri oggetti simili. Niente. Quelle poche pagine rilegate assieme costituivano la sua vita fino alla giovane età di un età, fino a quella giornata di mezzo inverno scelta dalla madre per rivelare la sua vera natura all'uomo che diceva di amarla. Sapeva che non era affatto il momento opportuno per far vagare i suoi pensieri in quella zona inesplorata della sua vita, il ragazzo che ora si trovava davanti a lei sembrava attendere una risposta e non voleva apparirgli maleducata solo che intraprendere una conversazione con altri senza sembrare fredda e distaccata era qualcosa oltre l'impossibile per lei e in quel momento stava probabilmente mostrando la parte peggiore di sé. L'essere una ragazza introversa le aveva impedito di farsi degli amici o di relazionarsi in qualche modo con gli altri, odiava quella parte di sé ma per quanto cercasse di migliorarsi o diventare più socievole le mura mentali da lei create la incapacitavano di aprirsi con gli altri. Lo scontro avvenuto con il ragazzo aveva solo aiutato a rendere ancora più imbarazzante la situazione per Blair, che essendo già molto timida di suo ora non riusciva quasi a parlare.
    Sapeva che nel tempo da lei usato per decifrare quanto appena accaduto e usato per raccogliere il quaderno, il ragazzo con cui si era scontrata la stava osservando, proprio come altri prima di lui, con sguardo perso come se lei fosse una strana creatura venuta da un altro pianeta. Alzando di pochi millimetri lo sguardo constatò che in effetti era proprio ciò che stava facendo, gli occhi chiari posati sul suo volto ma senza dar cenno di vederla veramente; poi pian piano sembrò riprendere conoscenza di sé e, forse accortosi di ciò che stava facendo, il suo viso prese una leggera sfumatura di rosato per poi andare ad intensificarsi fino ad arrossire completamente. Blair non sapeva se doveva dire o fare qualcosa, ormai era palese che tra i due ci fosse un notevole imbarazzo dovuto principalmente allo scontro e in parte anche dal persistente sguardo del ragazzo su di lei. Una chiara tinta rosata colorò le gote della giovane Volkov mettendo in risalto le leggere lentiggini, normalmente quasi invisibili, che le ricoprivano il naso e parte delle guance specialmente sotto gli occhi, l'uno diverso dall'altro. Il ragazzo abbassò lo sguardo proprio come lei che fece lo stesso, abituata a certe situazioni aveva ormai capito che non guardare l'altro negli occhi aiutava a far passare, in parte, il disagio. Non sapeva da cosa era dovuto il rossore, era quasi sempre in imbarazzo ma erano rare le volte in cui lo si poteva comprendere non dai suoi movimenti ma dal colore del suo volto. Porsi domande in quel momento era totalmente inutile, niente o nessuno le avrebbe potuto dare risposte così decise che le avrebbe conservate per dopo, magari quando non era in compagnia di nessuno a parte Mikhail la sua salamandra pezzata e Melody la chitarra che l'accompagnava dovunque. Sembrava essersi ricordata solo in quel momento di aver lasciato lo strumento sull'erba ma nemmeno il tempo di raccoglierlo che il ragazzo le rivolse nuovamente la parola, stavolta anche lui palesemente imbarazzato.*

    N-no non è nulla, probabilmente era già strappata prima. E non mi sono fatta niente, tu invece?

    *Rispose riferendosi prjma alla pagina che durante la caduta si accorse essere staccata e poi a sé stessa per rispondere alla domanda che le fu posta. Ciò che gli disse non era solo per tranquillizzarlo ma lo credeva veramente, dopotutto il semplice sbattere a terra non poteva aver provocato un taglio di quel genere, il massimo sarebbe stato delle pagine spiegazzate. Notò che il ragazzo alzò nuovamente lo sguardo su di lei, si sentiva quegli occhi azzurri puntati addosso e non osava ricambiare quell'occhiata; non sapeva perché ma preferiva non guardare le persone negli occhi, forse era la paura di lasciar loro la possibilità di scoprire qualcosa in più su di lei.
    Lui sembrava essersi accorto del suo tentativo di nascondersi sotto il cappuccio e sperava non lo considerasse un gesto di maleducazione nei suoi confronti dato che era l'ultima cosa che voleva, però anche il pensiero di toglierlo non le ispirava affatto fiducia, dopo una vita intera passata "proteggendosi" con un semplice pezzo di stoffa, perché altro non era, per lei era difficile abbandonare quella vecchia abitudine. Non pensò nemmeno a cosa stava dicendo anche se forse si poteva intuire la nota pentita che aveva nella voce.*

    Emm.. beh io ero venuta qua per suonare qualcosa, se ti va possiamo passare un po' di tempo assieme...

    *Non sapeva neppure lei cosa le era preso a proporglielo ma ormai era fatta e ritirare le sue stesse parole era un chiaro segno di rifiuto della sua compagnia. Il tranquillo pomeriggio che si era prevista era saltato a quanto pare ma magari conoscendo quel ragazzo avrebbe finalmente potuto avere un amico, sempre se la sua timidezza gliel'avesse permesso.
    Il suo sguardo si posò poi sulla chitarra che, ancora a terra, aspettava solo di essere raccolta. Si chinò per prenderla mentre i suoi pensieri rimanevano fissi sulla risposta che egli le avrebbe dato: da una parte avrebbe voluto che accettasse per superare quella solitudine che l'aveva caratterizzata per tanto tempo, ma dall'altro la prospettiva di passare un pomeriggio in compagnia le metteva addosso una certa preoccupazione di non saper dire o fare le cose giuste e, magari, di infastidire pure il ragazzo.*

    @Luke_Deaggle


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Il movimento frenetico di studenti che entrava e usciva dal castello non si era arrestato, come neppure il loro vociare chiassoso e come neppure i numerosi suoni della natura che erano così numerosi in quel magnifico e vasto giardino. Il canto degli uccelli, creature di ogni specie che si muovevano da un punto all'altro del limitare della foresta facendo vibrare le foglie al loro passaggio, il bubbolio dei gufi, nonostante fosse pomeriggio si vedevano alcuni esemplari passare col loro inconfondibile richiamo, il chiocciare delle galline e il canto del gallo, provenienti dalla capanna del guardiacaccia, ricca e variegata era la vita del giardino del castello in quel pomeriggio settembrino.
    Ma per alcuni istanti tutto era rimasto in secondo piano, sfocato, lontano, per alcuni istanti il tempo sembrava avere rallentato il suo corso tanto era stati densi e intensi quegli attimi. L'imbarazzo di Luke lo aveva reso incapace di notare qualsiasi altra cosa facesse da sfondo alla vittima del suo urto, il suo viso divenuto rosso fuoco si era rivolto al basso mentre i suoi occhi azzurri cercavano di intravedere se la ragazza stesse bene e se la chitarra che aveva con sé si fosse danneggiata. Sentiva ancora il fiatone della corsa e il cuore che aveva accelerato i suoi battiti, e mentre la brezza settembrina gli scompigliava i capelli cercava di rivolgere qualche sguardo a quel viso che stava davanti a lui coperto da quel cappuccio, viso che nonostante una pelle candidissima sembrava anch'esso essersi leggermente colorato di rosa.

    Luke apprese dalle parole della ragazza che stava bene e non si era fatta nulla:*

    N-no non è nulla, probabilmente era già strappata prima. E non mi sono fatta niente, tu invece?

    *A Luke dispiaceva molto per quella pagina strappata, aveva visto nel suo sguardo quanto ci tenesse a quel diario e gli dispiaceva veramente di averglielo rotto; era tuttavia contento non fosse troppo arrabbiata con lui per quella cosa. Si sentiva tuttavia ancora abbastanza a disagio, la somma dell'incidente e del suo sguardo così scortese e della chitarra rovesciata e della pagina strappata, lo aveva reso incapace di giustificarsi, non sapeva cosa dire, non sapeva come giustificare entrambi quegli eventi che erano successi, il secondo in particolare, rispetto al quale sapeva che non avrebbe mai potuto dare una spiegazione adeguata, era stato più forte di lui, ma davvero non capiva cosa gli era preso. Quando vide la ragazza raccogliere la sua chitarra pensò che finalmente fosse arrivato il momento di fuggire da tutta quella situazione, di fuggire nella sua solitudine per pensare, per arrabbiarsi con se stesso, per ripensare ai suoi fallimenti, a quelle delusioni e quell'onda di malessere che lo aveva spinto a uscire così velocemente dal castello e che non aspettava altro per riversarsi nuovamente su di lui. Finalmente poteva ritrovarsi da solo a camminare e a pensare, rispose quindi alla ragazza immaginandosi che poco dopo l'avrebbe congedato.

    No, anch'io sto bene, non mi sono fatto niente, ero solo preoccupato per...

    *Luke non sapeva bene come concludere la frase ma fu la ragazza stessa a parlare, dicendo qualcosa che non si sarebbe mai e poi mai aspettato dopo tutto quello che era successo.*

    Emm.. beh io ero venuta qua per suonare qualcosa, se ti va possiamo passare un po' di tempo assieme...



    *Luke alzò gli occhi per guardare la bionda ragazza dalla pelle candida che stava rinchiusa sotto il cappuccio, gli aveva davvero chiesto di passare del tempo con lui? Immaginava volesse solo andarsene da lui il prima possibile e invece era persino disposta a passare del tempo con lui... Era disposta a dedicare a lui del tempo nonostante si fosse comportato fino a quel momento così male con lei... Fu preso talmente alla sprovvista che non sapeva cosa dire, forse lo aveva detto per cortesia ma invece voleva starsene sola e voleva che lui rifiutasse.*


    Io.. beh...
    ...ehm ... io...
    cioè... sei sicura?

    Se vuoi tu.. va bene...


    *Luke con i capelli ancora mossi dal vento, guardò la ragazza e con uno sforzo incredibile per vincere il suo imbarazzo mutò l'espressione prima di completo stupore in un sorriso.*



    *Si voltò poi verso un punto lontano dietro di sé, là stava un grande e possente faggio, Luke ci andava spesso, si sentiva protetto dai suoi rami ed era un luogo sempre fresco e non troppo affollato, pensava potessero sedersi la sotto per chiacchierare in tranquillità un po' in disparte dal caos studentesco di quell'ora.*




    Io vado spesso sotto quell'albero, se vuoi possiamo metterci là...


    *disse infine aspettando di sentire se la ragazza fosse stata d'accordo.*





    @Blair_Volkov,


  • Blair_Volkov

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 1
    Galeoni: 227
        Blair_Volkov
    Serpeverde
       
       

    *In quei lunghi istanti il vociare degli studenti non si era affievolito e al contrario si univa a tutti quelle particolari melodie offerte dalla natura, incredibile come diversi suoni addizionati tra loro potessero creare note tanto armoniose, così contrastanti e perfette insieme. Le ricordavano i momenti passati nella sua città natale, nonostante fosse la capitale della Siberia nascondeva bellezze naturali poco conosciute o, anche se note ai babbani, meno visitate rispetto al centro della città. In ogni stagione non mancavano di esserci bellezze di tutti i tipi, dalla candida neve agli alberi in fiori, per poi arrivare in autunno gli indescrivibili colori bronzo e oro delle foglie secche. Sperava che durante le vacanze quando non fosse stata alla scuola sarebbe potuta ritornare là, ma lo trovava quantomeno improbabile dato che da ormai un anno si erano trasferiti in Inghilterra. Delle volte però sperava comunque di poter vivere di nuovo nella sua città natale, tra le fredde distese innevate della siberia che imbiancavano i tetti delle case e le chiome degli alberi; percepire di nuovo quelle sensazioni che aveva provato sentendosi veramente a casa, nel posto in cui era nata e cresciuta fino all'età di diec'anni. Tutto quello era però impossibile, non sarebbero andati così lontano solo per quelle sue minime esigenze, i suoi genitori adottivi le volevano bene ma non erano disposti a viaggiare per mezzo mondo solo per farle rivedere casa. In quei giorni che era stata ad Hogwarts aveva pensato molto a quello che in realtà voleva o non voleva fare ed ora non era più tanto sicura che la Scuola di Magia e Stregoneria fosse il suo posto; non riusciva ad essere come gli altri studenti, emozionati per le lezioni e spensierati durante i banchetti, quegli aggettivi non le si potevano proprio attribuire. Tra tutte quelle attività del castello doveva dire che ce n'era una che l'attirava particolarmente: il Quidditch. Non aveva mai provato a giocarci ma aveva visto altri farlo e poter volare in sella ad una scopa con il vento sferzante sul volto non era una sensazione provabile quando più lo si desiderava. Non era sicura che quello fosse il suo posto, gli incantesimi anche quelli più semplici non sembravano voler compensare la sua fatica e nemmeno a Storia della Magia ci capiva nulla; non aveva mai vissuto nel Mondo Magico e per lei tutto quello era nuovo, non sapeva bene come comportarsi di fronte alle inaspettate situazioni e qualsiasi cosa facesse sembrava non raggiungere buoni risultati. Probabilmente doveva solo abituarsi un po' ed era proprio quello che la spaventava, il cambiamento non le era mai piaciuto, faceva sempre fatica ad adeguarsi ad un posto o a delle persone e preferiva di gran lunga rimanere in un posto a lei conosciuto che non presentava eventuali pericoli o sorprese. Si era ritrovata a pensare che la lettera d'ammissione fosse solamente uno sbaglio e che perciò non era indirizzata a lei, dopotutto non se la cavava bene quasi in nessuna lezione tranne a pozioni, l'unica materia in cui riusciva più o meno a cavarsela. Da un lato sperava fosse così in modo che sarebbe potuta tornare a casa insieme a Trinity e ai genitori adottivi, anche se non sarebbero stati a Novosibirsk si sarebbe lo stesso accontentata. Non sapeva bene cosa doveva aspettarsi da quel posto pieno di magia, gli studenti più grandi sembravano sentirsi molto a loro agio in quell'ambiente al contrario suo magari era solo perché ci avevano passato più tempo oppure era già così dal loro primo anno, non poteva darsi una risposta, non in quel momento poi.
    Non aveva idea di cosa le era preso a chiedere a quel ragazzo che nemmeno conosceva di passare del tempo insieme, non aveva pensato a cosa stava dicendo e solo dopo aver pronunciato quelle parole se ne rese effettivamente conto. Ormai era fatta, non poteva rimangiarsi quello che aveva detto e l'unica cosa che rimaneva da fare era aspettare che il ragazzo rispondesse, affermativamente o negativamente. Una volta che raccolse la chitarra da terra rimase a testa bassa davanti all'undicenne, scrutandolo da sotto il cappuccio. Sembrava pure lui evidentemente in imbarazzo, probabilmente non si aspettava quella sua proposta dopo tutto ciò che era accaduto e doveva ammettere di essersi stupita da sola. Pensò che probabilmente sarebbe stato meglio non chiederglielo per risparmiare l'aumento del disagio, già di un buon livello, che si creato in quella circostanza; però ora cosa poteva fare? Nulla, la risposta era sempre la stessa. Doveva solo aspettare che lui dicesse di sì o di no e, anche se probabilmente erano passati solo un paio di secondi, a Blair erano sembrati minuti se non ore.*

    "Ma certo che non vuole passare del tempo con me, che mi è saltato in mente a chiederglielo?"

    *In quell'istante era veramente in imbarazzo probabilmente più di quando si erano scontrati, e non si era mai sentita più stupida nel dire qualcosa.
    Prima di rispondere ci pensò un po', sembrava altrettanto stupito da quella sua domanda tanto che all'inizio pareva non saper come rispondere. Il ragazzo alzò lo sguardo su di lei e la Serpeverde, quasi in automatico, lo abbassò nello stesso istante; non riusciva a guardare gli altri per un lungo periodo soprattutto quando era ricambiato, immaginò dovesse essere in qualche modo collegato al fatto che di solito la osservavano senza che lei ne capisse il motivo ma non ne era poi così certa. Non sapeva dopo quanto tempo, il ragazzo si decise a parlare palesemente imbarazzato. Però a stupire la giovane Volkov non fu il tono usato da lui, bensì la risposta che le diede, affermativa. Non avebbe mai immaginato che potesse accettare soprattutto dopo il loro disastroso incontro, ma a quanto pare si sbagliò su di lui e fu impossibile non notare un'espressione sorpresa sul suo volto anche se in parte nascosto dal cappuccio.*


    *Quelle parole la lasciarono non poco stupita, com'era possibile che avesse scelto di passare del tempo del tempo in sua compagnia quando in tutta Hogwarts c'erano tantissime altre persone molto più loquaci di lei? Forse aveva accettato solo per educazione però anche in quel caso significava che la sua compagnia non gli avrebbe dato parecchio fastidio. Blair non sapeva cosa pensare, non era mai stata brava con i rapporti con le altre persone e faticava a capire cosa pensassero dalla sola espressione del volto; così in quel momento, il ragazzo completamente dall'aria completamente stupita nascose quell'evidenza con un sorriso indicandole poco lontano un grande faggio. Blair osservò con la solita diffidenza mista a grande curiosità il maestoso albero, le foglie erano ancora verdi ma di una tinta più chiara un indiscutibile segno dell'arrivo dell'autunno e di tutto quello che la stagione d'orata porta con sé. Non sapeva bene se essere felice o no di quella risposta, magari quella sarebbe stata l'occasione giusta per farsi un amico, però d'altra parte era difficile per lei combattere quella timidezza che l'aveva isolata per undici anni. Il suo sguardo passò dal faggio al ragazzo per poi ritornare al grande albero, era veramente possente e i rami non troppo alti avrebbero probabilmente permesso agli studenti di salirci sopra. Non quella volta però, le sarebbe stato impossibile arrampicarvisi sopra con la chitarra e dato che quest'ultima per quel giorno aveva già corso troppi rischi preferiva rimanere a terra, anche perché non sapeva cosa volesse fare il ragazzo. Per fargli intuire che era d'accordo annuì quasi impercettibilmente ma quanto bastava perché lui capisse cosa intendeva. Col tempo aveva imparato ad esprimersi usando il meno possibile il linguaggio, ciò rendeva gli incontri con le persone molto più brevi e il disagio sembrava perfino diminuire ma non era sicura che in quell'occasione sarebbe stato sufficientemente utile.
    Per qualche istante il suo sguardo vagò tra gli studenti che entravano e uscivano dal castello, alcuni correvano e spingevano altri più contenuti preferivano rimanere in disparte, ma nessuno di loro sembrava dirigersi verso il grande albero indicato dal ragazzo. Magari quello sarebbe stato un posto tranquillo, proprio quello che cercava appena varcata la soglia che la divideva dai corridoi, eppure quel pomeriggio aveva preso una piega alquanto diversa da quello che si era aspettata in precedenza. Per un attimo guardò il ragazzo, quello strano sguardo che le aveva rivolto appena l'aveva vista era sparito e fu solo un piacere per lei, ora i suoi occhi azzurri erano rivolti verso il faggio da poco nominato e i capelli castani scompigliati dal vento. Era incredibile il mutamento subito da appena dopo lo scontro a quel momento, ora sembrava meno in imbarazzo rispetto ai minuti precedenti anche se quella era solamente una sua impressione e probabilmente poteva essere anche errata in confronto a quello che il ragazzo poteva realmente pensare. Non sapeva però se avrebbe avuto il coraggio di suonare qualcosa sapendo che lui l'avrebbe ascoltata, dopotutto sarebbe stata una decisione comprensibile dato che non sapeva nemmeno il suo nome.
    Rimase un attimo a guardare il grande faggio a qualche metro da loro poi con un cenno veloce della testa chiese in una domanda muta se voleva andarci subito, anche se pareva sciocco domandarlo poiché era stato proprio lui a proporre di andare lì.*

    @Luke_Deaggle


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    *Luke aveva proposto alla ragazza dai biondi capelli e dalla pelle chiara, di andare a sedersi sotto un grande faggio che solitario si ergeva nel giardino del castello. Si trattava di un albero molto vecchio con un largo tronco e rami non troppo alti che potevano permettere talvolta agli agili studenti di salirvi. Per Luke in più di un'occasione era stato un buon rifugio; amava la lettura tranquilla e finora non aveva trovato nessun posto tranquillo come quello.
    Il faggio si trovava lontano dai sentieri che si diramavano numerosi dal castello, da quello che conduceva alle serre, da quello che conduceva alla capanna del guardiacaccia, da quello che portava diritto alla foresta proibita, si trovava inoltre lontano dal viale principale che portava al grande portone coi cinghiali alati che limitava il confine della scuola. Per raggiungerlo bisognava andarci appositamente; la maggior parte degli studenti preferiva invece sedersi sull'erba non lontano dai sentieri, oppure sotto gli alberi più vicini alla cinta della scuola. Forse erano quelli i motivi per cui quel luogo, pur così bello, era solitamente abbastanza tranquillo; certo, a volte soprattutto nelle belle giornate il grande affollamento di studenti lambiva anche quella zona, ma nella maggior parte delle occasioni, poteva essere per Luke un ottimo rifugio per riposarsi, o per leggere.
    Quando era uscito dal castello quel giorno, tuttavia, non aveva minimamente intenzione di andare "al faggio", quel giorno era arrabbiato, furente con gli eventi e con sé stesso, e restare fermo non avrebbe fatto altro che aumentare la sua rabbia interiore, quel giorno era scappato dal castello per camminare, avrebbe passeggiato per ore se necessario fintanto che non fosse riuscito a riacquistare un minimo di tranquillità interiore. Erano giorni che le cose peggioravano in un vorticoso turbinio, probabilmente, anzi sicuramente, non sarebbe riuscito a calmarsi veramente, ma forse, dopo qualche centinaio di passi, sarebbe riuscito a trovare qualche remoto placebo per la sua coscienza.
    Ma ancora una volta il destino si era divertito a scombinargli le carte, più Luke cercava di porre le basi del seppur fragile castello di carte della sua esistenza, più il destino vi soffiava quanto bastava per far cadere tutto. Ed ecco che, già frastornato per il caos che gli affollava la mente, si ritrovava a gestire pure l'imbarazzo con quella sua compagna dai modi molto delicati con cui non sapeva proprio come comportarsi. Il giovane Grifondoro era cresciuto in una ordinaria famiglia di maghi della Scozia; presto, per necessità prima ancora che per una sua attitudine, era stato costretto a superare la sua innata natura introversa mascherando la sua timidezza con un'educata cortesia; aveva imparato a sorridere educatamente, a rispondere con un discreto autocontrollo, a schermare le emozioni più impulsive, bloccandole prima che arrivassero in superficie, e così aveva avuto l'opportunità di avere molti amici, di partecipare senza troppo imbarazzo a molti eventi, insomma a vivere come un normale ragazzino di undici anni. Ma quel giorno, quella caduta gli aveva fatto sfuggire di mano le redini della situazione e se ne stava lì senza sapere da che parte cominciare.

    E quindi alla proposta della ragazza Luke rispose che sì, sarebbe rimasto, e le propose di andare a sedersi sotto il faggio. Ci volle un po' prima che la ragazza alzasse lo sguardo, sembrava temere di incrociare il suo sguardo con quello del Grifondoro ancora estraneo, forse temeva soprattutto di sentirsi osservata in modo così ossessivo come era accaduto poco prima e Luke non poteva darle torto. Fu solo quando Luke pose la sua domanda che, per capire a cosa si riferisse, alzò gli occhi posandoli alternativamente su di lui e sull'albero che le aveva indicato. Luke si sentiva un po' più tranquillo ora, e quando per un istante riuscì a vederla negli occhi, realizzò di essere in grado di controllare il suo sguardo e di resistere al fascino magnetico che prima lo aveva intrappolato, la curiosità per la persona che aveva di fronte sembrava voler sfuggire la trappola del suo aspetto esteriore; li incrociò solo per un attimo prima di voltarsi a guardare l'albero e che lei si voltasse a sua volta, e, sebbene leggesse un po' di diffidenza nel suo sguardo, in parte ancora celato dal cappuccio della divisa che le arrivava fin quasi sugli occhi, sembrava curiosa di scoprire se quel posto fosse stato di suo gradimento. Luke attese una sua risposta, in un primo momento pensava ci dovesse riflettere su e e quindi continuò ad aspettare guardandosi attorno per non metterla in difficoltà e non facendo pesare il suo sguardo su di lei, ma quando non sentì nessun suono provenire dalla sua interlocutrice e si girò a guardarla vide che spostando lo sguardo dall'albero al ragazzo, lo guardò con espressione interrogativa, Luke non capì bene cosa gli volesse dire, forse il suo era un "perché?" o forse un "andiamo"? Luke immaginò volesse dirgli qualcosa del genere, o almeno lo sperava...

    Le sorrise cercando come poteva di metterla a suo agio, cercando di ritornare a comportarsi come faceva di solito, cercando di ricordare cosa si doveva dire o fare quando si conosceva qualcuno. In altri contesti Luke avrebbe allungato la mano e si sarebbe presentato, così almeno gli aveva insegnato il padre, abituato per lavoro a conoscere centinaia di persone all'anno e avrebbe detto come si chiamava. Ma, con quel rimbombo di pensieri in testa, il massimo che riuscì a fare fu di sorriderle tranquillo indicando ancora l'albero che si stagliava a qualche decina di metri da loro. La osservò per alcuni istanti, era curioso come portasse quel cappuccio in una giornata soleggiata, tuttavia, dopo la caduta, rimetterlo al proprio posto era stato uno dei primi gesti che aveva compiuto, quindi, pensò Luke, per lei doveva essere importante quello schermo dall'esterno e di certo non le avrebbe chiesto di abbassarlo se per lei andava bene così, cercava di incontrare ancora i suoi occhi ma non sapeva se ciò le avrebbe fatto piacere oppure se l'avesse messa in difficoltà.
    Forse però si aspettava che Luke le dicesse qualcosa, forse pensava che avesse capito cosa voleva dirgli col suo sguardo e aspettava una sua risposta, lui non era così abile a parlare senza parole, e stava per dirle di avviarsi quando la sua attenzione cadde sulla chitarra che la ragazzina aveva in mano. L'aveva raccolta da terra e fortunatamente era illesa, Luke pensò che magari avrebbe potuto aiutarla almeno a portare quella, il diario forse non glielo avrebbe lasciato tra le mani essendo così importante per lei, ma la chitarra...*

    Se vuoi posso aiutarti a portare quella...

    *Luke subito si rese conto che forse fino a quel momento non si era dimostrato proprio il massimo dell'affidabilità, e sorridendo con lo sguardo verso il basso aggiunse.*

    starò attento... di solito non sono così pericoloso...





    @Blair_Volkov,


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    *La massa di studenti si stava lentamente accalcando verso la porta d'ingresso, tra i ragazzi che entravano e quelli che uscivano si poteva solo distinguere un gruppo poco omogeneo di studenti in divisa. Riconoscere la casata d'appartenenza da quella lontananza era a dir poco difficile, quasi impossibile, solo il colore della cravatta il grande stemma posto sul petto riuscivano ad essere gli elementi fondamentali per questo tipo di divisione. Per Blair ero lo stesso complesso però riuscire a ricavare da lì le informazioni necessarie per capire la casa d'appartenenza, nella sua vita babbana non aveva infatti mai visto quegli stemmi e ancora li confondeva. Non aveva avuto modo di approfondire qualcosa di più sulla scuola in cui ora viveva, possedeva un libro che ne parlava ma tra una novità e l'altra aveva lasciato da parte quella lettura per dedicarsi a cose che, secondo lei, erano più importanti come la musica e il vecchio quaderno lasciatole da sua madre come ricordo. Ed ora si era accorta che di quest'ultimo una pagina si era strappata. Chissà se si era staccata solamente a causa della vecchiaia del quaderno oppure c'era un altro motivo a giustificarlo. Ecco un'altra domanda a cui in quel momento non poteva darsi risposta, prendere il quaderno e leggere quell'ultima pagina così, davanti al ragazzo, non avrebbe portato a nessun fine dato che avrebbe cercato di captare solo le informazioni essenziali per fare più velocemente. Non avrebbe certo potuto dire che quello era il pomeriggio che si era aspettata una volta deciso di uscire dalle mura del castello, tutto quello si era rivelato una sorpresa per lei, dallo scontro con il ragazzo che ora stava davanti a lei, a quella risposta affermativa che le aveva dato alla sua insolita domanda di passare del tempo assieme. Forse sarebbe stato meglio non chiederglielo, l'espressione stupita che in un primo momento gli si era dipinta sul volto le aveva esplicitamente fatto capire che lui era molto sorpreso da quella sua proposta, quanto lo era lei; inizialmente non pensava avrebbe accettato, dopotutto a primo impatto anche lui sembrava un ragazzo timido quindi non l'avrebbe affatto meravigliata una sua risposta negativa, come invece aveva fatto quella affermativa. Era curiosa di scoprire come quel pomeriggio si sarebbe evoluto, sperava soltanto non ci fossero altri momenti di imbarazzo tra i due come era successo fino d'ora; anche se era consapevole che in gran parte era colpa sua non riusciva a mutare il suo comportamento rendendosi meno "chiusa" con gli altri, era impossibile per lei riuscire a sostenere una una normale conversazione senza sentirti a disagio o fuori luogo con la persona con cui parlava e in quell'istante era lo stesso.
    Dopo aver annuito in segno di assenso nei confronti della proposta del ragazzo di andare ai piedi di un grande faggio, si voltò verso di lui guardandolo con un'aria interrogativa come a chiedergli se voleva andare subito. Probabilmente il ragazzo non intuì quel suo modo di interagire senza parole poiché per qualche istante rimase a guardala con un'espressione confusa. Non si sorprendeva che quel suo linguaggio non venisse capito al volo, sapeva bene che era difficile interpretare gli sguardi altrui soprattutto se questi sono nascosti da un cappuccio, eppure continuava a ripetere quel gesto tutte le volte che riuscire a stare in presenza di qualcun altro senza sentire il bisogno di allontanarsi immediatamente per via degli sguardi fissi su di lei; folle, ecco come l'avrebbe potuta descrivere Einstein, secondo la definizione che egli attribuì al termine infatti, continuare a fare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi è chiamata follia. Sapeva anche però che smettere di provarci avrebbe reso i suoi tentativi precedenti inutili, magari, un giorno, avrebbe incontrato qualcuno che come lei sentiva il bisogno di non parlare a volte per lasciare che fossero gli occhi a esprimere i pensieri. Se per lei era difficile interpretare l'espressione di qualcun altro, non lo era leggere lo sguardo di quella persona, aveva imparato a reggere su di sé gli occhi degli altri, li soppesava per cercare di capire quali fossero le loro intenzioni e i loro pensieri; in questo modo era riuscita a distinguere un particolare tipo di sguardo che si trovava a far pesare su se stessa molto spesso, non era riuscita a decifrarne il significato ma molti, a primo impatto, rimanevano fermi a guardarla come se mai avessero visto altri simili a lei. Non si considerava tanto strana o diversa, certo, il suo comportamento non si poteva definire normale in confronto a quello degli altri, ma capirlo solo dall'aspetto era davvero strano.
    I suoi occhi ora si posavano prima sul ragazzo poi sul faggio indicato dallo stesso, aspettava una risposta anche se già sapeva che non le sarebbe arrivata se non per domandarle spiegazioni sulle sue intenzioni. Per un istante gli occhi azzurri di lui s'incrociarono con i suoi, diversi l'uno dall'altro, un attimo che durò poco più di un secondo interrotto subito da entrambi che spostarono lo sguardo all'albero poco prima indicato. Era sollevata di quell'ultimo gesto, non riusciva a guardarlo se pure lui faceva lo stesso, e quel suo gesto valeva per tutte le altre persone che aveva incontrato, pensava fosse una sorta di protezione quella perché, secondo quello che dicevano i babbani, gli occhi erano la porta dell'anima; perciò, se ciò era vero, lei aveva un motivo in più per non guardare gli altri nelle iridi e nascondersi. Sentiva che il ragazzo cercava, in qualche modo, di incrociare ancora i suoi occhi, non sapeva il perché di quel gesto ma lei cercava di ignorarlo come se non se ne accorgesse, anche se dubitava di riuscire a farlo a lungo.
    Lui poi, sorridendole educatamente, si propose di aiutarla a portare la sua chitarra e con sguardo basso aggiunse che di solito non era così pericoloso. A quell'ultima affermazione un quasi impercettibile sorriso le si dipinse sulle labbra, solo per un secondo, poi la sua espressione tornò immutabile come sempre.*

    No non ti preoccupare, porto io.

    *Apprezzava il fatto che volesse aiutarla ma Melody era troppo preziosa per poterla lasciare nelle mani di qualcun altro, di chiunque si trattasse. Detto quello iniziò ad incamminarsi verso il grande faggio poco distante da lì, solitario e sgombro dagli studenti. Quello sembrava proprio un bel posto dove passare il tempo.*

    @Luke_Deaggle,


  • Luke_Deaggle

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        Luke_Deaggle
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    *Le parole della ragazzina lo fecero presto ritornare alla realtà; il giovane Grifondoro aveva pensato che dopotutto quell'invito a passare del tempo insieme fosse la dimostrazione che la sua coetanea non aveva di lui solo l'immagine di un pericoloso bolide volante. Tuttavia la risposta alla sua domanda lo fece ritornare alla drastica realtà, era un perfetto sconosciuto e per il momento il suo unico merito era stato quello di piombarle addosso facendola cadere e rompendole una pagina del suo tanto caro diario, non poteva di certo aspettarsi che accettasse di affidargli anche la più inutile delle sue cose. In fondo, che garanzie le aveva dato finora, poteva forse la ragazzina affidare la chitarra a chi fino a quel momento le aveva solamente rotto qualcosa di prezioso che possedeva?
    Luke aveva lo sguardo chinato verso il basso; dopo che prima, per un breve istante i loro occhi si erano incrociati, il ragazzo aveva distolto lo sguardo temendo di metterla in imbarazzo; non fu difficile intuirne il motivo, guardarla negli occhi avrebbe reso completamente inutile quella barriera che la proteggeva, avrebbe reso vana la protezione che il cappuccio le garantiva, quel cappuccio era il suo scudo verso l'esterno e il ragazzo pensò di dover rispettare quel limite che la ragazza si sentiva di porre verso l'esterno. Stava guardando verso il basso, guardando senza vedere la chitarra che la ragazza aveva raccolto quando sentì le sue parole. L'espressione del ragazzo non mutò, lo stesso timido sorriso rimase stampato sul volto, nessun segnale diede visibilmente a vedere il sentimento di delusione che tuttavia provò fortissimo, si risentì improvvisante addosso tutta la responsabilità di quello che era successo. Quelle parole furono l'ariete che divelse il portone di preoccupazioni che era solo stato provvisoriamente richiuso; riaprì il vaso di Pandora di preoccupazioni che fin dalla mattina attanagliavano il ragazzo. Tutti i motivi per cui stava fuggendo dal castello ritornarono presenti lì davanti a lui; Luke poteva solo arrabbiarsi con se stesso perché lui solo era la causa dei suoi fallimenti e dei suoi errori; per qualche momento aveva provato a pensare ad altro ma era inutile, la ragazza serviva a ricordargli che lui era inaffidabile.
    Osservò la ragazza incamminarsi verso l'albero, lui si voltò e la seguì fino a raggiungere quel faggio che la settimana prima molte volte gli era stato amico e compagno silenzioso, mettendo silenziosamente un piede davanti all'altro. La sua nuova conoscenza non sembrava voler parlare, e anche Luke in quel momento aveva bisogno di un po' di silenzio per riordinare le idee, dopotutto non sapeva nemmeno cosa dirle. Silenziosamente raggiunse quindi la sua postazione e si sedette tra le ampie radici dell'albero. Se ci ripensava però la cosa era piuttosto strana, gli aveva chiesto di passare del tempo insieme ma non voleva chiedergli nulla. Era strano. Più ci pensava più aveva come la certezza che le sue parole potessero solo infastidirla, eppure glielo aveva chiesto lei, lui avrebbe voluto correre via... Forse voleva solo qualcuno che le facesse compagnia mentre se ne stava in silenzio oppure mentre leggeva o suonava, beh in tal caso Luke avrebbe potuto mettersi a sua volta a leggere o a pensare.
    No, no.
    Lui per pensare doveva camminare e camminare, starsene lì seduto, gli avrebbe solo fatto aumentare l'ansia, i pensieri avrebbero cominciato ad aumentare sempre più vorticosi, sempre più confusi. Osservò il castello sullo sfondo, Hogwarts.
    Aveva desiderato così tanto unirsi alla scuola più prestigiosa del mondo, era da tutta l'estate che fremeva per essere lì, di studiare tra quelle mura, di imparare finalmente gli incantesimi di cui aveva letto da una vita. Quella fugace visita al castello nel corso dell'estate di cui non aveva fatto parola con nessuno, e che ora gli sarebbe costata anche una punizione, era stata dir poco straordinaria, quel luogo gli aveva dimostrato di essere così potente così magico. Cos'era successo ora che quel luogo stava diventando una prigione? Cosa gli stava succedendo? Era incapace persino lui di riconoscersi, perché tutti gli sforzi stavano diventando vani e stava ritornando ad essere preda del caos della propria mente?
    Gli occhi di Luke si spostarono sulla sua compagna di quella strana avventura e guardò quel curioso cappuccio, cercando di evitare di incrociare i suoi occhi per non infastidirla e poi alzò lo sguardo verso l'alto.
    Il cielo era l'ultimo residuo di libertà che gli era rimasto. Osservò quell'azzurro che cominciava a scurirsi per via del sole autunnale che già stava iniziando la sua discesa, vide qualche nuvola passare in alto, a fargli da cornice le foglie del faggio che si muovevano leggerissimamente mosse dal vento. Quanto era stato bello stare lì i primi giorni, in quel giaciglio che aveva accolto la sua gioia e la sua euforia ma che subito dopo aveva cominciato ad accogliere anche i suoi movimenti agitati e scomposti, le sue inquietudini e le sue paure. Luke pensava di stare pensando tra sé e sé ma si rese conto poi che stava parlando, che dalla bocca gli stavano uscendo dei suoni quindi forse la ragazza poteva sentirlo.*

    è bello qui, io ci vengo spesso, non c'è quasi mai confusione qui attorno...

    comunque se vuoi puoi venirci anche tu, io non ti disturbo


    *le parole gli risuonarono contraddittorie visto che per dirgliele aveva dovuto rompere quel silenzio che prima regnava incontrastato. Luke le sorrise gentilmente e, mentre osservava quella ragazza che stava non molto lontano da lui, ritornò silenzioso nei suoi pensieri.*






    @Blair_Volkov,


  • Blair_Volkov

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        Blair_Volkov
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    *Sperava di non essere stata troppo dura nel rispondere al ragazzo, quella sua risposta negativa fosse l'aveva un po' infastidito o rattristato, oppure l'aveva chiesto solo per cortesia e sperava che lei rifiutasse. Qualunque cosa però avesse pensato lei non poteva saperlo, sul suo volto era rimasto il precedente timido sorriso che aveva accompagnato le sue parole, lo sguardo basso, nulla dava l'impressione che stesse immaginando qualcosa sul breve scambio di frasi. Non aveva idea di come doveva comportarsi in quel caso, raramente si era trovata in una situazione che riusciva a gestire senza dover ricorrere a eterni silenzi come risposte e, anche se con lui momenti d'imbarazzo ce n'erano stati parecchi e ancora ne regnavano, rispondeva tranquillamente alle domande sempre con il solito distacco. Forse sbagliava approccio nei suoi confronti, lei cercava di parlare il meno possibile in modo da non sentirsi a disagio, ma anche il ragazzo si trovava meglio nel silenzio? Da come si comportava non sembrava un tipo di molte parole però poteva essere solo timido, oppure che quello scontro avesse scombussolato i suoi piani; erano miliardi le possibilità che potessero indurlo a comportarsi in quel modo e probabilmente nessuna delle sue azzardate ipotesi erano corrette. Il loro incontro era stato imbarazzante per entrambi e nessuno dei due era riuscito a nascondere quell'evidenza agli occhi dell'altro, tuttavia ora avrebbero passato parte del pomeriggio assieme, se non ci sarebbero stati problemi, e tutto per quella sua domanda alla quale non aveva ancora trovato una spiegazione logica.
    Lui sembrava più abituato a stare in mezzo alla gente, l'aveva capito dal fatto che pochi istanti prima cercava di incrociare il suo sguardo, però non sembrava sentirsi a suo agio in quel momento. Tutto quello che le stava accadendo quel pomeriggio sembrava un controsenso, dalla sua domanda all'atteggiamento che entrambi avevano preso per porre un limite alla confidenza. Era strano come si stava evolvendo la giornata, quello scontro forse le sarebbe servito per conoscere finalmente qualcuno o era solo un altro modo per far regnare l'imbarazzo durante tutto il tempo? Il pomeriggio che si era immaginata di passare suonando la chitarra era ormai lontano dalle sue possibilità a meno che avesse deciso di farlo in presenza del ragazzo, ipotesi possibile ma poco probabile. Non aveva idea di chi si trovava davanti, non sapeva il suo nome, la casata, nulla. Possibile che nonostante fossero completi sconosciuti avessero deciso di rimanere ai piedi dello stesso albero? Ma la domanda che in quei secondi le affiorava di più in testa era il perché della risposta positiva del ragazzo. Era sempre più sicura che l'avesse fatto solo per educazione, dopotutto si era dimostrato molto cortese nei suoi confronti senza far pesare il suo sguardo su di lei come invece altri facevano. Troppe idee le balenavano davanti, confuse e disordinate, e più cercava di dargli un senso più queste si rimescolavano fra loro. Da una parte c'era la curiosità di conoscere la persona che aveva davanti, ma dall'altra c'era la paura dell'imbarazzo che l'aveva accompagnata per tutta la sua vita; non temeva il giudizio degli altri, più che altro aveva paura di quegli strani sguardi. Non sapere da cosa erano provocati e non sapendo in che modo evitarli era per lei un problema per passare inosservata o senza sentirsi in imbarazzo.
    Senza aggiungere nient'altro s'incamminò verso il faggio con la chitarra e il quaderno in mano, seguita silenziosamente dal ragazzo dai passi altrettanto felpati. Mentre passava nell'erba del giardino si guardava attorno, studenti, ecco quello che vedeva, ce n'erano da tutte le parti dai più piccoli che come lei avevano iniziato da poco la scuola a chi già veterano del castello, ma una cosa li accomunava tutti: il sorriso stampato sul volto. Tutti sembravano felici di essere ad Hogwarts, di poter rivedere professori e compagni, di poter nuovamente seguire le lezioni, ma lei per qualche insolita ragione non riusciva ad appartenere a quel posto; che fosse a causa del suo comportamento non lo sapeva, però qualsiasi bel momento che le veniva in mente lo associava a Novosibirsk.
    Con quei pensieri in testa arrivò ai piedi del grande faggio circondato dalle sue stesse radici e qua e là spuntavano fuori dal terreno, inarcandolo. Lasciò che fosse lui a scegliere dove sedersi per poi mettersi di fianco, poco distante. Il ragazzo non parlò e lei fece altrettanto, non aveva nulla da dirgli anche se al contempo troppe domande le si affollavano nella mente. Appoggiò il quaderno sull'erba davanti a lei e, seduta a gambe incrociate, si mise la chitarra in grembo passando delicatamente un dito sulle corde senza produrre alcun suono. Erano ruvide al tatto, particolare a cui in tutti quegli anni in cui l'aveva suonata non aveva prestato affatto attenzione; mentre faceva ciò era persa nei suoi pensieri tanto che quasi non sentì il ragazzo che confabulava tra sé e sé.*

    E' bello qui, io ci vengo spesso, non c'è quasi mai confusione qui attorno...
    Comunque se vuoi puoi venirci anche tu, io non ti disturbo.


    *Quelle parole fecero fermare le sue dita che percorrevano cautamente il manico della chitarra, alzò lentamente lo sguardo verso di lui con la testa leggermente piegata di lato a puntualizzare la curiosità che quelle parole le avevano fornito. Lui disturbarla? Sarebbe dovuto essere il contrario... Era stato il ragazzo a mostrarle quel posto perciò, se un giorno ci fosse tornata, sarebbe stata lei a disturbarlo. I suoi occhi vagarono su di lui, velocemente, per poi soffermarsi sul timido sorriso apparso sul suo volto, non riusciva a decifrare la sua espressione, sapeva nascondere molto bene ciò che pensava oppure era lei che non riusciva a percepire i suoi pensieri in quel momento; forse, molto probabilmente, erano entrambe le opzioni.*

    Grazie, ma non disturberesti. Sarei io ad infastidirti probabilmente, suonando...

    *Disse con tono lieve, esitando un attimo. Abbassò lo sguardo per qualche istante tornando a concentrarsi sulle corde di Melody, quel faggio era veramente un bellissimo posto per passare i pomeriggi, gli studenti sembravano girarsi al largo e non disturbavano, in più era pure lontano dalla via principale, immerso nella natura. Il problema però era il ragazzo. Lui non le avrebbe affatto dato fastidio, certo non avrebbe suonato in sua presenza ma avrebbe avuto lo stesso comportamento anche se non ci fosse stato; quando desiderava suonare andava in posti in cui era sicura di non essere ascoltata, da sola o, in certi casi, con Mikhail. Sarebbe volentieri tornata ai piedi di quel grande albero ma non era sicura che lui avrebbe gradito la sua presenza, anche se non dava a vedere nessun fastidio non poteva sapere cosa pensava. Alzò un po' lo sguardo, guardandolo stavolta in pieno volto, nelle iridi chiare. Lo sguardo che lui le aveva riservato appena dopo lo scontro sembrava essere sparito, magari aveva finalmente trovato qualcuno che non trovava nulla di strano in lei, o almeno nulla di più di quanto, in realtà, c'era sicuramente.*

    @Luke_Deaggle,




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  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

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        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Pur non essendo passato moltissimo tempo da quando i due si erano incontrati, Luke, scombussolato da tutti quegli eventi inattesi aveva completamente perso la cognizione del tempo. Potevano essere passati pochi minuti come anche qualche decina, non l'avrebbe saputo dire.
    Il sole stava continuando la sua corsa che l'avrebbe condotto a sparire oltre le montagne e una leggerissima brezza spirava da ovest a est facendo danzare tra loro le foglie che sotto l'albero si erano raccolte qua e là, queste si alzavano in volute circolari, sembravano talvolta rincorrersi lungo le spirali create dal vento fino a raggiungersi, sarebbero state stupende coreografie da ammirare se la mente del giovane Grifondoro non fosse stata quel pomeriggio così invasa dal caos. La confusione che aveva in testa d'altra parte era perfettamente rappresentata dai capelli che si muovevano disordinati scompigliati dal vento senza alcuna logica, ma quello del resto succedeva spesso mentre il disordine mentale era qualcosa a cui non era affatto abituato.
    Luke si era seduto ai piedi del grande faggio e non distante da lui stava la ragazza col cappuccio; inizialmente, appena uscito dal grande portone di quercia del castello, voleva scapparsene lontano per camminare, o correre, provare a riordinare la confusione che aveva in mente, distrarsi forse e magari riuscire a darsi qualche risposta, tuttavia aveva finito per accettare l'invito della ragazza e quindi si ritrovava lì seduto a pochi metri da lei, dal suo diario, di cui aveva causato la rottura di una pagina, e dalla sua chitarra, fortunatamente l'unica illesa dell'incidente.
    Una volta che si fu seduto provò un po' alla volta dimenticarsi di tutto quello di cui si sarebbe dovuto in ogni caso occupare, ad accantonare momentaneamente le preoccupazioni in un angolino, benché queste da lì premessero per ritornare a prendersi la scena al centro del palcoscenico della mente. Cercò di ritornare in sé, il solito Luke gentile e cordiale, avrebbe dovuto dire qualcosa di gentile alla ragazza, forse chiederle qualcosa tanto per parlare e conoscersi come aveva fatto molte volte, come aveva conosciuto tutti i suoi amici, e invece quel giorno gli risultava difficile dire alcunché; magari avrebbe avuto bisogno solo di un po' di tempo per ritornare se stesso ma nel frattempo sicuramente la ragazza se ne sarebbe andata stanca di aspettare che il suo interlocutore decidesse cosa dirle.
    I pensieri si affollavano come sempre fitti nella sua mente mentre il ragazzo provava a liberarsi dalla loro presa cercando di lasciarsi distrarre da qualunque altra cosa, tutto poteva servire per aggrapparsi come a un salvagente nel mezzo dell'oceano, guardare le foglie, osservare i riflessi del tramonto sulle tante finestre del castello, ascoltare il canto degli uccelli e i rumori che provenivano dalla foresta proibita, qualunque cosa poteva servire per pensare ad altro o anche solo per non pensare.
    Dopo essersi reso conto di aver parlato Luke rimase silenzioso immerso nel suo mondo così strano in quei giorni, forse non attendeva nemmeno una risposta dall'altra parte quando però sentì una voce provenire da sotto quel cappuccio, una voce leggera che non sembrava arrabbiata con lui. Gli disse che sarebbe stata lei a infastidirlo suonando. Quelle parole però lo fecero sorridere, come poteva pensare che la musica lo infastidisse, le labbra del ragazzo si allargarono in un sincero sorriso e gli occhi brillarono accesi da qualcosa che non si poteva spiegare. Luke scrutò la ragazza che stava accarezzando le corde della chitarra, il rapporto con lo strumento forse era divenuto dopo molti anni talmente stretto che per lei dovesse essere come un'amica, una compagna di viaggio, una delle poche amicizie che aveva avuto privilegio di portare con sé a Hogwarts; stava per rispondere a sua volta quando la ragazza rialzo la testa e finalmente riuscì di nuovo a incrociare il suo sguardo, non voleva metterla a disagio ma sostenne il suo sguardo, infondo era dopotutto normale guardare chi si sta parlando.*


    Oh no no, la musica non può infastidire! Mi farebbe piacere...

    mi fa piacere sentire suonare!


    *Luke avrebbe voluto in un primo momento chiederle di suonare ma per alcuni, più che per altri, suonare voleva dire mettere in gioco le proprie emozioni più profonde, i sentimenti più intimi e privati e suonare per gli altri comportava il rischio di esporre così tanto della propria persona alla vista altrui e così Luke, che aveva davanti a sé quella ragazza che si proteggeva dall'esterno col cappuccio, decise di evitare l'argomento per non mettere ancora più alla prova la sua timidezza. Fu in quei momenti che mentre guardava la ragazza dalla pelle candida che notò un particolare che fino a quel momento non aveva visto, gli occhi erano di due sfumature diverse, una di colore azzurro ghiaccio, una invece marroncino, era la prima persona al mondo che vedeva con due occhio di colore diverso, e per un momento si chiese se fosse quello ciò che voleva nascondere, il motivo per cui non volesse togliersi il cappuccio, il motivo per cui prima cercasse in ogni modo di sfuggire lo sguardo. Probabilmente non era così o forse non era solo quello, il cappuccio poteva celare alla vista altrui i capelli con grande facilità ma per gli occhi era molto difficile, quasi subito si sarebbe rivelato inefficace non appena avesse alzato lo sguardo e, in ogni caso, cosa c'era di male nell'aver gli occhi di due colori diversi, certamente era una caratteristica molto rara ma non per questo un fatto negativo che potesse influenzare negativamente chi la guardava.
    Una brezza spirò in quel momento dalla foresta, portava con sé l'odore tipico del bosco, il profumo di muschio fresco, quell'odore che si sente quando si cammina all'ombra in sentieri poco battuti dal sole, il vento continuava a soffiare incurante di tutto e di tutti, portava con sé gli schiamazzi più futili come le parole più profonde, alcuni suoni lontani potevano essere avvicinati e alcuni suoni molto vicini, allontanati, con quella magia che a lui solo apparteneva. Quella leggera brezza fece sì che una foglia si posasse sul suo diario, ricordando a Luke che di quella ragazza non conosceva neppure il nome, sapeva solo che apparteneva alla casa di Serpeverde dallo stemma della divisa. Anzi, non si era nemmeno presentato, allungandosi leggermente le porse così gentilmente la mano.*


    Io comunque mi chiamo Luke, tu come ti chiami?




    @Blair_Volkov


  • Blair_Volkov

    Serpeverde

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        Blair_Volkov
    Serpeverde
       
       

    *Forse pochi minuti, o magari anche di più, era il tempo passato da quando aveva incontrato il ragazzo dagli occhi chiari. Non era sicura di voler rimanere il restante del pomeriggio insieme a lui, era stato gentile e cordiale nei suoi confronti ma quella timidezza che fin dalla più tenera età le aveva impedito di stringere amicizie sembrava voler allontanare anche solo il pensiero di avere un amico. Il motivo, non lo sapeva nemmeno lei. Nel frattempo una debole brezza aveva dato il via alla danza di alcune foglie che, leggere, giravano come coccolate dal vento. Di lì a qualche settimana quelle foglie ora verdi e fresche, avrebbero mutato prendendo i panni colorati dell'autunno, sfumature che lasciavano sorpresi gli occhi di Blair. Nell'aria aleggiava profumo di bosco, quell'odore che sembra entrarti dentro e segnarti come un marchio indelebile sulla pelle, un odore indimenticabile portato lontano dal vento con i suoi movimenti imprevedibili che fanno danzar le chiome degli alberi. Quel 'sapore' che si sente nell'aria, così indescrivibile e unico, che sembra portarti in un posto immerso da meraviglie e sorprese. In quel momento poteva percepirlo nell'aria, assaporarlo, farlo suo; pensò che probabilmente quella piacevole brezza che portava con sé tanti di quegli odori potesse provenire dall'interno della Foresta Proibita, i quali confini erano appena visibili da dove erano seduti loro.
    Continuò ad accarezzare delicatamente le corde della chitarra, senza farsi sfuggire niente al tatto, mentre ripensava a come quel pomeriggio stava prendendo una piega interessante, ma non per questo malgradita. Se qualcuno le avesse detto che avrebbe passato del tempo con qualcuno che non conosceva abbastanza bene lei non ci avrebbe creduto, per il semplice fatto che non era nella sua natura accettare un invito ed era ancora più sorprendente che quell'invito fosse venuto proprio da lei. Non aveva idea di come doveva comportarsi in presenza di qualcun altro, il tempo che trascorreva in compagnia di qualcuno era sempre occupato da sua "sorella" con la quale ormai era abituata a parlare e vivere, perciò non si sentiva in imbarazzo; quella volta però era diverso, non conosceva minimamente il ragazzo che qualche minuto prima le era andato a sbattere contro e temeva di non riuscire a tener testa alla timidezza ancora a lungo. Non era quello però il momento per poter fare i conti con il suo pessimo, secondo lei, carattere, che per molti anni l'aveva tenuta isolata da tutto e da tutti. Accantonò i pensieri e ritornò bruscamente alla realtà ritrovandosi a guardare le iridi azzurre del ragazzo, che ricambiava lo sguardo.*

    Oh no no, la musica non può infastidire! Mi farebbe piacere...
    Mi fa piacere sentire suonare.


    *Rispose lui alla sua precedente affermazione. Per un istante pensò che le stesse dicendo che gli avrebbe fatto piacere sentirla suonare, ma la sua frase mutò subito in un'affermazione generica perciò non poteva sapere quella sua idea era fondata o, appunto, solo un'idea. Mentre diceva ciò le labbra del ragazzo si allargarono in un grande sorriso, diverso dai precedenti quasi... più vero. Si era accorta che prima sorrideva timidamente probabilmente per essere cordiale nei suoi confronti, mentre ora l'espressione sembrava sincera e non forzata da un'educazione forse impartita fin da quando era piccolo. Per qualche istante rimase a osservarlo, i movimenti, le espressioni, tutto quanto. Era da molto tempo che compiva quel gesto nei confronti delle altre persone, lo faceva per scoprire qualcosa in più su di loro, sul carattere e magari su cosa potesse infastidirli in modo da evitarlo, però anche se riusciva a intuire quelle informazioni, metterle in pratica risultava più difficile di quanto sembrasse. Con il ragazzo seduto vicino a lei sembrava quasi impossibile però, immaginò che pure lui col tempo avesse imparato a nascondere i suoi pensieri e le sue emozioni oppure, ipotesi che a lei sembrava più semplice, in quel momento non stava pensando a nulla di particolare.
    Un leggerissimo sorrise rivolto al suo interlocutore nacque sulle sue labbra, non sapeva da cosa era dovuto forse al fatto che lui avesse trovato simpatica una cosa che lei pensava fosse pura verità, ovvero che il suono prodotto dalla sua chitarra potesse essere elemento di fastidio per alcuni; lui invece le aveva detto che invece non gli avrebbe recato alcun disturbo e che invece gli piaceva sentir qualcuno suonare. A quelle parole appena pronunciate non rispose subito, anzi non rispose proprio. Non aveva idea di cosa potesse dirgli riferendosi a ciò che era stato appena riferito perciò le sue labbra rimasero serrate a parte quel quasi impercettibile sorriso sorto poco prima.
    Dopo qualche secondo di silenzio il suo sguardo si spostò sul quaderno, poggiato a terra proprio davanti a lei. Si accorse che il vento aveva appena lasciato cader sopra una foglia, ancora appena smossa dalla brezza. Poteva provenire da qualsiasi albero e, chissà, magari era proprio di quello che si stagliava imponente dietro di loro.
    La sua apparente concentrazione sulla foglia fu spezzata dalla voce del ragazzo che, porgendo gentilmente una mano verso di lei, si presentò come Luke. In effetti ancora non si erano presentati, anche se ormai da qualche minuto stavano seduti l'una di fianco all'altro. Esitò un attimo poi, imbarazzata, allungò una mano verso di lui stringendo con delicatezza quella di Luke.*

    Blair.

    *Rispose rapida senza aggiungere nulla di più che il suo nome. Con la solita prudenza ritrasse la mano che subito andò a cercare la foglia appena volata davanti a loro. Era secca e ingiallita. Quello stava a significare solamente una cosa: l'autunno stava dando i primi segni di vita. Mancavano ancora due settimane circa al solstizio d'autunno ma già le sembrava di sentire il profumo che esso portava con sé nell'aria. Senza prestare molta attenzione a ciò che stava facendo la lasciò cadere sull'erba e questa volteggiò fino ad atterrare poco oltre il punto in cui si erano seduti lei e Luke.*

    @Luke_Deaggle


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

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        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Pochi incontri erano stati per il giovane grifondoro così curiosi e insoliti come quello di quel pomeriggio. Luke aveva avuto la fortuna di incontrare molte persone e molti ragazzi della sua età e più grandi, alcuni fin da subito avevano abbattuto il velo di imbarazzo iniziale con la loro loquacità, con altri c'era voluto un po' più di tempo per entrare in confidenza e cominciare a parlare "normalmente", ma generalmente le rispettive timidezze erano un po' alla volta superate, certamente prima di arrivare a parlare di cose personali ci sarebbe voluto un po' ma di solito si iniziava parlando di argomenti generici, così almeno Luke sapeva che funzionava di solito. Era dunque davvero curioso il totale silenzio della ragazza che sedeva non distante dal Grifondoro, così come curiosa fu la sua presentazione, senza dubbio la più breve che Luke avesse mai sentito in vita sua. Certamente, visto la ritrosia a parlare fino a quel momento Luke non si sarebbe aspettato una presentazione con fiumi di parole tuttavia rimase particolarmente sorpreso di sentire uscire dalla bocca della coetanea appena 5 lettere.*

    Blair.

    *Una volta pronunciato il suo nome con la stessa velocità con cui si ritrasse la voce della ragazza, così si ritrasse la sua mano non appena la stretta di mano ebbe fine. Se non fosse stata la ragazza stessa a invitarlo lì avrebbe pensato che il suo comportamento fosse dovuto al risentimento verso di lui tuttavia forse era semplicemente timidezza e non sapendo che dire se ne stava zitta.
    Il silenzio tuttavia ha quello strano potere di far notare meglio i particolari, i dettagli, un piccolo movimento si nota infatti molto meglio in uno specchio d'acqua ferma che in un mare in tempesta, e così il silenzio tra i due, eliminando il rumore di fondo costituito dalle frasi di circostanza, metteva in rilievo solo gli elementi essenziali. Quei lunghi secondi di silenzio, ben lontano dall'essere momenti di vuoto, erano momenti in cui i pensieri si affollavano fitti nelle loro menti anche se da entrambe le parti non erano pronunciati a voce alta. Luke non mancò però di notare una differenza a suo modo di vedere importante rispetto a prima, la ragazza aveva smesso di evitare il suo sguardo, il suo sguardo non sfuggiva più quello del Grifondoro, e il suo sguardo glaciale sembrava non temere più il contatto con l'esterno, a un certo punto a Luke sembrò quasi di vedere un sorriso abbozzarsi sulle labbra della serpeverde. Tuttavia, ciò che lo incuriosì maggiormente fu, non solo che ora non temeva di guardarlo, ma piuttosto il fatto che sembrava che lo stesse attentamente esaminando con lo sguardo, gli occhi lo fissavano con un'intensità tale che sembrava la ragazza lo stesse sottoponendo a un esame. Luke la scrutò pensoso incontrando più volte i suoi occhi dai due colori diversi, con la loro dolcezza indagatrice. Dopo che si fu, a suo modo presentata, distolse lo sguardo, forse si era accolta che il ragazzo aveva notato la sua curiosità.
    Blair raccolse la foglia che era caduta sul suo diario e dopo averla raccolta la lasciò andare, questa fu presa con sé dalle correnti del vento che la fecero danzare fino a trovarsi ai piedi di Luke. Il vento faceva muovere e danzare le numerose foglie ai piedi del faggio, era il rituale dell'inizio d'autunno, quando i rami iniziano a spogliarsi dell'abito estivo per prepararsi all'inverno, Luke la raccolse a sua volta e dopo averla osservata, nella bellezza indescrivibile che la natura sa realizzare, ingiallita e leggermente accartocciata, la posò sul palmo aperto della mano e la soffiò in direzione di Blair in un gioco forse stupido ma a cui non pensò più di tanto. Il soffio di Luke si combinò con le correnti dell'aria e la foglia fu spinta inizialmente verso l'alto, fece un paio di capriole su se stessa prima di ricominciare nuovamente a scendere verso il basso e così tornò a posarsi sul diario di Blair. Luke sorrise vedendo il curioso movimento della foglia, il suo movimento così casuale eppure così preciso.
    A Luke tornò in mente della pagina rotta e sentì una fitta allo stomaco per quell'incidente involontario che però gli veniva continuamente ricordato dalle circostanze.*

    sembra che anche a lei dispiaccia per il tuo diario...

    ..comunque so che c'è un modo per aggiustarlo, potresti chiedere a un professore o a qualche ragazzo più grande se te lo ripara...







    @Blair_Volkov



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