• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
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    Role Aperta da Emily_Banks


  • Emily_Banks

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 5
    Galeoni: 119
        Emily_Banks
    Grifondoro
       
       

    *Il cielo era tutto sereno ed i suoi raggi scivolavano sul Castello e l’immenso giardino, dove l’imminente autunno cominciava a far sentire la sua presenza agli abitanti di quel mondo. Il sole tiepido riscaldava ogni cosa e l’avvolgeva come una morbida e soffice sciarpa di lana, ed una leggera brezza giocava con una chioma bionda, immobile e silenziosa. Aveva bisogno di solitudine. I pensieri che l’avevano tenuta sveglia la notte appena trascorsa, martellavano nella sua testa senza darle pace. 3 anni era passati. 3 anni dal loro addio. *

    [Inizio Flashback]

    Pioveva.
    La pioggia portava tristezza e noia: le strade deserte e bagnate sembravano partecipare al lutto di una famiglia.
    La pioggia cadeva sugli alberi pieni di vita sotto il soffio del vento. Cadeva sugli ombrelli scuri aperti verso il cielo.
    Aveva sempre apprezzato la pioggia: la incantava e non faceva pensare a nulla, ma non si era accorta, fino a quel giorno, quanto fosse triste.
    Ascoltava in silenzio il suo scrosciare, veloce e costante, senza prestare attenzione a quello che la circondava. Sentiva distanti le parole di conforto che i presenti le rivolgevano, i loro abbracci ai quali si abbandonava inerme senza ricambiare.
    I suoi occhi azzurri non avevano smesso di guardare disorientati la lapide davanti a loro.
    Pensava che prima o poi si sarebbe svegliata nel suo letto, e quello era solo un altro terribile incubo. Suo padre era vivo, sarebbe tornato da lei.
    Ma quella pietra marmosa bagnata dalla pioggia aveva ucciso tutte le sue silenziose speranze. Quell’incubo dal quale pensava di svegliarsi era la realtà.

    La folla intorno intorno a lei si era diradata, rimanendo sola.
    Si chinò sulla lapide seguendo con la punta dell’indice il nome che vi era inciso: Paul Banks.
    ­Desiderava tornare al primo settembre di mesi prima, al loro ultimo incontro e poter bloccare il tempo per sempre. Si era sentita così impotente ed inutile, senza poter fare nulla per evitare quel finale. La rabbia, la frustrazione e la tristezza che aveva represso in quella pausa della sua vita, in attesa di una risposta, cedettero al suo autocontrollo. Non c’era più bisogno di nascondersi o fingere di stare bene, era tutto finito. Copiose lacrime, senza chiedere il permesso, cominciarono a scendere dagli occhi mescolandosi alla pioggia che le bagnava il viso.
    Sembrava tutto così irreale, ma quello era il suo nome. Era il loro addio. *

    [Fine Flashback]

    *Si sentiva sempre più distante da suo papà. Crescendo avrebbe dimenticato il suono della sua voce e della risata, il calore dei suoi abbracci, la vitalità di quei occhi azzurri come quelli della figlia.
    Sfogliava gli album di famiglia per ricordare la storia che le raccontavano quelle fotografie, ma sapeva che la leggera e malinconica felicità nel rimembrare i momenti passati, non era eterna. Negli anni successivi quelle immagini sarebbero state solo ricordi lontani, incapaci di rievocare le emozioni che aveva provato. Non voleva che suo papà si riducesse al nome inciso sulla lapide al cimitero. Se solo le fosse stato dato più tempo, avrebbe desiderato costruire altri ricordi per poterlo ricordare di più.
    Quei pensieri avevano gettato un velo di tristezza sugli occhi azzurri della sedicenne, che fissavano da qualche minuto la fotografia stretta tra le sue dita. Raffigurava una bionda ragazza, intenta a suonare la chitarra, seduta a fianco di un uomo che l’ascoltava, e sul suo volto si leggeva felicità ed orgoglio. Il padre e la figlia erano completamente ignari di essere i soggetti della macchina fotografica, perché completamente assorti dalla loro musica, passione che da sempre li aveva legati.
    Lo sguardo malinconico si posò sulla chitarra che aveva adagiato al suo fianco, la stessa che stava suonando nella fotografia. *

    There's no time for us
    There's no place for us
    What is this thing that builds our dreams
    Yet slips away from us?

    *Il silenzio che le aveva fatto compagnia da quando era salita sulla torre, venne interrotto dalla canzone perfettamente intonata da Emily, accompagnandosi dal suono della chitarra, ogni volta che le sue dita delicate pizzicavano le sue corde.
    Suonare era un modo per sentirsi più vicina al padre, era lui che le aveva trasmesso questa passione, insegnandole a suonare il piano quando era piccola. La musica era stato un ponte tra loro, trascorrendo giornate intere a muoversi tra spartiti e note.
    Un motivo per cui non le piaceva essere ascoltata era per tenere per sé quei ricordi felici, e la moltitudine di emozioni che l’attraversavano ogni volta che cantava e suonava una delle canzoni preferite del padre defunto.
    Uno scricchiolio proveniente dalle scale riportò Emily al presente, uscendo dalla suggestione in cui la musica la trasportava sempre. Guardandosi alle spalle non vide arrivare nessuno, e concluse che probabilmente era stata solo la sua immaginazione. Quel posto non era particolarmente frequentato dagli studenti, motivo per cui aveva deciso di andare, staccando momentaneamente la mente dalle lezioni che l’attendevano durante la mattinata.
    Il silenzio che per pochi istanti era tornato il padrone di quella torre, cedette il palcoscenico alla melodia dello strumento in legno di cedro.*

    @Luke_Deaggle,




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  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Era un nerissimo giovedì mattina. Nerissimo.
    Sembravano passati secoli dal primo settembre e Luke, anche se non l'avrebbe mai dato a vedere a nessuno si sentiva profondamente diverso. Sembravano passati secoli dall'euforia del piccolo Grifondoro per l'inizio di quella nuova vita al castello, dalla gioia per cominciare le lezioni ad Hogwarts, dall'irresistibile e irrefrenabile desiderio di cimentarsi, di mettersi alla prova, di imparare a governare la magia, di diventare insomma un mago. Purtroppo aveva dovuto fare i conti con una realtà tanto amara quanto ormai a lui sempre più evidente e inoppugnabile, a volte gli sembrava di lottare contro i mulini a vento, di voler cambiare una realtà che non voleva e non poteva accettare. Doveva esserci una qualche spiegazione... una qualche via d'uscita... un senso... in fondo la domanda che aveva cominciava ad assillarlo e a negargli il sonno era una e solo una...*

    "Perché allora mi trovo qui...?"

    *Ogni volta che cercava di dimostrarne il contrario, la verità si palesava a lui con la maggior chiarezza possibile precipitandolo nel baratro. Nessuno poteva neanche minimamente sospettarlo; figlio di una buona famiglia purosangue della Scozia, Luke era stato abituato a un ferreo autocontrollo, a sorridere sempre di fronte a tutto; la sua lacerazione interiore non doveva risalire in superficie. Ad ogni costo.
    Chiunque lo avesse visto in sala grande o in sala comune non avrebbe mai immaginato il suo dramma interiore, avrebbe visto un ragazzo solare e sorridente, disposto ad aiutare gli altri e a scambiare due parole con tutti, a farsi valere per guadagnare punti per la propria casa, non avrebbe per nessun motivo dato modo a qualcuno di sospettare il contrario.
    Il giorno precedente era però stato emblematico e Luke non ce l'avrebbe fatta a sostenere la lezione di Trasfigurazione; troppa la vergogna e troppo l'imbarazzo che avrebbe potuto scaturirne e così, quella mattina, uscì dalla sala comune dirigendosi dalla parte opposta dell'aula di Trasfigurazione, cercando un posto isolato per restare con se stesso.
    Un sole splendente lo derideva.

    "Oh, quanto vorrei che diluviasse...!"

    *Luke infatti detestava, specialmente quando era di pessimo umore, le giornate serene e soleggiate, si trovava simpaticamente in sintonia con il cielo più nero e tempestoso. Tuttavia quel giorno niente andava per il verso giusto, perfino la cravatta della divisa non voleva stare annodata in modo decente, per non parlare dei suoi capelli.

    Luke si ritrovò a salire una scala, era una scala molto vecchia e stretta e scricchiolava sotto i suoi passi. Oh quella sì che sembrava portarlo in un posto tranquillo. C'erano molte ragnatele e un leggero strato di polvere, ottimo segno, evidentemente non era un posto molto affollato.
    Cominciò quindi a salire e salire, su sempre più su, lontano dal chiassoso mormorio che permeava le mura della scuola. I gradini in legno non erano silenziosi quanto quel luogo ma tant'è, lì non c'era nessuno. Era quasi arrivato quando tuttavia fu costretto ad arrestarsi. Una voce dolce veniva da lassù, una voce femminile che stava cantando accompagnata dal suono della chitarra. *



    There's no time for us
    There's no place for us
    What is this thing that builds our dreams
    Yet slips away from us?



    *Forse si era accorta di lui perché a un certo punto si interruppe, Luke rimase quieto in attesa che continuasse, era così bella da sentire; dopo poco ricominciò a suonare e Luke provò a salire senza far rumore, salì un gradino alla volta con molta calma, sperando che i gradini non lo tradissero. Gli era balenata un'idea ma no, non poteva essere lei, a quell'ora era a lezione e poi non era la sua voce, no... Quando fu quasi in cima si affacciò a sbirciare chi fosse e rimase così sorpreso nel vedere da chi provenisse la voce.*



    *Non voleva disturbarla, era una ragazza così solitaria e schiva; l'aveva vista diverse volte in sala comune, ma passava velocemente senza fermarsi mai con nessuno. Stava pensando di tornare indietro sperando i gradini non rivelassero la sua presenza, ma era così catturato da quella melodia; quando la ragazza finì la frase gli venne spontaneo sottovoce proseguire la canzone famosa che stava cantando.*


    Who wants to live forever?
    Who wants to live forever?





    @Emily_Banks,


  • Emily_Banks

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 5
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        Emily_Banks
    Grifondoro
       
       

    *Quando suonava il resto scompariva, i sensi si annullavano, ad eccezione dell’udito. La musica era da sempre la sua ancora di salvezza, una chiave di lettura del suo mondo interiore, accessibile a pochi.
    Who wants to live forever era il titolo della canzone intonata poco prima, che si focalizzava sul tema dell’immortalità, sul valore del tempo e sulla capacità di vivere fino in fondo ogni momento. Pensava a suo padre mentre la intonava. Erano passati tre anni da quell’ultimo primo settembre, ma se avesse potuto tornare indietro avrebbe fatto altre scelte. Nessuna di quelle però, sarebbe stata la sua priorità.
    Se avesse potuto, come prima scelta avrebbe chiesto indietro quei 341 giorni, e poterli vivere con lui.
    Non si sapeva come, accadeva che in certi momenti cercava una canzone o una canzone cercava lei per catturare un’emozione indistinta, una specie di catalizzatore di uno stato d’animo. *

    Who wants to live forever?
    Who wants to live forever?


    *Fu un sussurro alle sue spalle. Questa volta non era la sua immaginazione, ma qualcuno aveva interrotto quel momento onirico creato dalla sua musica.
    Le dita smisero di pizzicare le corde della chitarra, e lentamente si voltò per vedere l’identità del suo disturbatore, incontrando due occhi che la guardavano curiosi e al tempo stesso stupiti, nascosti dietro la porta di quella torre. Era Luke, un compagno di casata. Non parlavano dal banchetto di inizio anno, seppur condividessero la stessa Sala Comune. Emily semplicemente, era una persona solitaria e raramente si fermava a conversare con i compagni. *

    Puoi anche uscire dal tuo nascondiglio. Non mangio i ragazzini spioni.



    *Non lasciò trapelare alcuna emozione nel pronunciare la frase, mentre con gesto veloce raccoglieva la fotografia dimenticata sul pavimento.
    Sapeva che il ragazzino aveva fatto quel gesto senza malizia, e probabilmente era salito sulla torre per gli stessi motivi della bionda: silenzio e solitudine. La sua sfortuna era stata nell’incontrare Emily in un momento per lei personale, scatenando inevitabilmente il suo fastidio. Non le piaceva condividere la sua musica con altri, perché era il canale per esprimere il mondo interiore che agli altri celava, come uno spettacolo privato dove lei era il suo unico pubblico. L’accesso era vietato ad orecchie indiscrete come quelle che l’avevano ascoltata, nascondendosi dietro la porta.
    Luke non poteva sapere tutto quello, ed accanirsi inutilmente su di lui sarebbe stato meschino, e si sarebbe sentita solo in colpa. Il compagno di casata si era sempre rivelato carino nei confronti di Emily, e trattarlo con cattiveria avrebbe ferito i suoi sentimenti, allontanando come era brava a fare, un’altra persona. *

    Scusami non volevo offenderti…solo che non mi piace essere ascoltata quando suono.

    *Anche questa volta non lo guardò in viso, perché concentrata sulla sua chitarra, mentre la riponeva con cura nella sua custodia nera. Insieme alla vecchia scopa di sua madre, erano i suoi tesori preziosi, le grandi passioni che fin da piccola coltivava e di cui mai si sarebbe stufata.
    Dopotutto, seppur avesse scelto un luogo raramente frequentato dagli studenti, chiunque e in qualsiasi momento poteva venire lì, come Luke. Oltre a motivazioni personali, non c’era alcuna ragione per essere arrabbiata con il primino. Sperava che scusarsi per la reazione di prima bastasse per non offendere il suo animo sensibile, come invece aveva fatto al loro primo incontro ai Tre Manici di Scopa.
    Chissà quale opinione si era fatto di lei. Non che le importasse, era abituata ai giudizi e ai commenti di persone che pensavano di conoscerla solo per il suo cognome. Nelle poche occasioni in cui si erano incontrati la gentilezza di Luke si era scontrata con la diffidenza di Emily, un muro che rendeva insormontabile a tutti, compreso il ragazzo. Per quanto potesse tentare di scalarlo, la bionda era sempre pronta ad aggiungere un altro mattone per rafforzare la sua corazza. *

    @Luke_Deaggle,




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  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
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        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Luke avrebbe dovuto prevedere l'effetto distruttivo che le sue parole avrebbero potuto avere e che nella realtà ebbero. Per lui quel momento era qualcosa di magico, quella voce così dolce e melodiosa accompagnata dal suono della chitarra, era una porta verso una dimensione altra, un passaggio che poteva estraniarlo da quella realtà così cruda; tuttavia, da sempre la curiosità gli aveva mostrato come oltre che un pregio poteva essere un difetto, fin da piccolo aveva imparato a sue spese che talvolta era necessario frenare la sua curiosità e resistere all'impulsiva tentazione di arrivare a toccare ciò che non gli era consentito. La sua curiosità di toccare le fiamme danzanti nel camino gli era costava delle ustioni sulla mano, e quando, affascinato come da poche altre cose, aveva provato a sfiorare con un dito le bolle di sapone che la madre si divertiva a produrgli con la bacchetta, mentre cangianti si elevavano verso l'alto, aveva visto con quale fragilità esse svanissero.
    Quei pochi suoni che uscirono dalle labbra di Luke furono il polpastrello che voleva accarezzare la bolla di sapone.
    E la bolla svanì.
    Il suono della chitarra cessò e quella voce delicata e soave non cantava più, la magia del canto era finita e Luke si sentì precipitare giù giù fino a sentire il peso del proprio corpo gravare sugli arti inferiori, si trovava in piedi e si rese conto di dov'era e con chi era, purtroppo ridestatosi da quel torpore onirico doveva fare i conti con la realtà e la voce della Grifondoro non mancò di farglielo presente.*

    Puoi anche uscire dal tuo nascondiglio. Non mangio i ragazzini spioni.

    *Quell'affermazione provocò l'immediata reazione del concasato che subito cercando lo sguardo della ragazza disse.*

    Ehi, io non ti stavo spiando, ti stavo solo ascoltando!

    *Forse per la ragazza non avrebbe fatto molta differenza, forse per lei le due cose erano analoghe e semplicemente non voleva ci fosse nessuno lì a disturbarla, forse in effetti doveva scusarsi semplicemente e andarsene, ma per il ragazzino quella differenza era importante e ci teneva a precisarla. La Grifondoro di qualche anni più grande di lui probabilmente vide lo sguardo di delusione negli occhi di Luke e precisò che non diceva per offenderlo ma semplicemente non voleva essere ascoltata. Luke la osservò con con sguardo triste e dispiaciuto, le parole della ragazza in fondo erano state fin troppo chiare, non era lì per suonare come si era immaginato Luke in un primo momento, no... Era lì per non essere ascoltata.
    Probabilmente la ragazza cercava in quel posto quello che stava cercando Luke, fuggendo fino a percorrere l'ultima rampa di scale, il più lontano possibile dalle folle del castello: forse cercava la solitudine.
    Di fronte a quella verità Luke si sentì fuori posto, forse era meglio che se ne andasse e lasciasse la ragazza tranquilla di rintanarsi tra le note dolci e sanificatrici della musica. Luke guardò quella ragazza un ultima volta prima di voltarsi per andarsene. Si erano incontrati ai Tre Manici di Scopa quando Emily lavorava là come barista, gli tornò in mente quel momento, le parole di quel giorno, le allusioni velate al fatto che ad Hogwarts non si sentiva poi così a casa, quel suo essere lì quella mattina ne era forse una conferma?
    Luke le sorrise dolcemente cercando di farle capire che in fondo aveva capito e che se ne sarebbe andato dopo poco.*

    Scusami, so che non dovrei essere qui, me ne vado subito!


    *stava per voltarsi ed andarsene quando una frase gli sfuggì dalle labbra, se ne pentì subito dopo averla detta, ma la sua bocca aveva formulato quelle parle prima che Luke si chiedesse realmente se era il caso di dirle.*


    Non lo dirò a nessun che canti così bene!






    @Emily_Banks,


  • Emily_Banks

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
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        Emily_Banks
    Grifondoro
       
       

    *Talvolta non aveva la consapevolezza del peso che le sue parole avevano sugli altri, e i loro sentimenti che poteva ferire. Le riusciva difficile controllare quel temperamento istintivo, un tratto distintivo del suo carattere e che pochi erano portati a comprendere.
    Era corretto descriverla come una persona schiva e solitaria, ma era altrettanto giusto specificare che uno dei motivi per cui non si chiudeva nella sua corazza era quando c’era qualcosa che la infastidiva. Bastava superare quella sottile linea di confine ed era capace di mostrare il peggio di se, e Luke era stata la vittima di quel giorno. Il ragazzo non aveva alcuna colpa, se non quella di essere arrivato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Sentiva il suo sguardo dispiaciuto e offeso puntato su di lei, e le scuse di lui alimentarono i sensi di colpa della bionda Grifondoro per la reazione istintiva di poco prima. Serviva tempo per conoscerla e capirla. Era come un puzzle di tanti e piccolissimi pezzi, che richiedeva tempo, impegno e pazienza per essere concluso. Emily come quel complicato puzzle, i pezzi non sempre si incastravano perfettamente, e solo in pochi riuscivano ad arrivare alla fine, trovando la giusta combinazione.
    Nel suo mondo che aveva mostrato a pochi scelti, si scopriva un animo socievole e sensibile, pronto ad aiutare chi avesse bisogno, senza distinzioni. Questo lato del suo carattere chiedeva di uscire alla vista del ragazzino pronto ad andarsene, soprattutto perché si sentiva la responsabile per aver ferito i suoi sentimenti. *

    Non lo dirò a nessun che canti così bene!

    *Le parole del ragazzo smorzarono quelle che Emily stava cercando di formulare ad alta voce, rimanendo intrappolate trai suoi pensieri. Dalla sua bocca non uscì alcun suono, ma in silenzio guardava negli occhi il Grifondoro con il suo sguardo magnetico. Sentì le gote abbandonare il loro naturale colorito pallido, per tingersi di rosso. Accadeva ogni volta che qualcuno le rivolgeva un complimento, sopratutto se inaspettato come quello. Era abituata a sentire sua mamma pronunciare quelle parole, Freya o il suo papà, ma non aveva mai pensato di poterle udire dalla bocca di qualcun altro.
    Nessuno sapeva di quel talento che coltivava con grande passione, e Luke aveva scoperto il suo piccolo segreto. Mai si sarebbe aspettato di vedere Emily vantarsi delle sue doti, odiava essere al centro dell’attenzione, e a differenze di altre ragazze, i complimenti non accrescevano il suo ego o autostima, era capace di vivere senza.

    Le mie doti canore non interessano a nessuno, ma grazie per il complimento.

    *Era vero. Nessuno si accorgeva della sua presenza o assenza, e non era una loro priorità conoscerla. Poteva biasimarli? Certo che no. Arrivava a fine giornata serena, anche senza aver occupato la propria giornata a chiacchierare con persone solo per occupare il proprio tempo. Desiderava qualcosa di autentico, che Freya in quei anni di amicizia le aveva sempre dato. Sembrava che il destino le avesse affidato quell’unica persona di cui prendersi cura e viceversa. Al tempo stesso non si era più sforzata nel coltivare profondamente delle vere amicizie: nessuno che incontrava sembrava valerne la pena per tentare. Come anni prima era successo quando aveva incontrato Freya.
    Una pena non in senso negativo, ma una che ti riempiva e trovava un senso. Era quella di chi aveva trovato qualcuno, ed in questo qualcuno, dare il proprio tempo e spazio.

    Leggeva nello sguardo di Luke qualcosa di diverso, lo scintillio di quando mesi prima l’aveva conosciuto ai Tre Manici di Scopa non c’era più. Aveva notato questo suo cambiamento nella Sala Comune e in Sala Grande durante i pasti. Seppur Emily per gli altri fosse una presenza silenziosa, talvolta pure invisibile, era un’attenta osservatrice da capire quello che si nascondeva dietro ai loro gesti e parole. Questa empatia probabilmente l’aveva sviluppata imparando da se stessa. Si era abituata ad indossare maschere per nascondere le sue parole e cicatrici, incantando gli altri con il suo bel sorriso*

    Penso che tu sia venuto quassù per i miei stessi motivi. Sarebbe meschino da parte mia cacciarti via.

    *Forse era la compagnia e qualcuno che l’ascoltasse ciò che Luke in quel momento aveva bisogno, e magari la sua presenza avrebbe giovato anche allo spirito solitario di Emily. Seppur fosse diffidente e schiva con tutti, non si tirava indietro quando c’era un compagno in difficoltà. Non si aspettava che Luke afferrasse la mano che la bionda silenziosamente gli stava tendendo, quando era la prima a voltare le spalle e chiudere quello spiraglio di vulnerabilità. Magari stava proprio in quello la loro diversità: accettare di essere aiutati e fidarsi delle persone.*

    @Luke_Deaggle,


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *E' davvero strano come a volte le parole maggiormente pensate e pesate possano destare un effetto completamente diverso da quello che ci aspettiamo e che volevamo ottenere mentre quelle che ci escono dalle labbra senza si faccia in tempo a fermarle possano sorprenderci al punto da scaturire gli effetti più inaspettati e persino curiosi ai nostri occhi. Così fu infatti per quell'ultima frase che Luke disse, quelle ultime parole rivolte alla Grifondoro di qualche anno più grande di lui; certamente non erano un insulto nei suoi confronti e di certo l'undicenne non si sarebbe mai aspettato che Emily cominciasse a rimproverarlo per quelle parole, tuttavia ciò che lo stupì fu quel leggero rossore sulle sue guance, un timido segnale, quasi impercettibile, che tuttavia sembrava a dimostrare a Luke che c'era un cuore dietro quella ragazza dall'aria così fredda e distaccata. I due infatti non si poteva dire fossero grandi amici, Luke aveva provato a convincere Emily della sua gentilezza e della sua sincerità, ma si ricordava bene di quell'incontro ai Tre Manici e la barriera che forse inconsapevolmente, forse no, la ragazza aveva posto tra loro, erano bastate poi pochissime parole della ragazza per provocare la reazione di Luke il quale come molti ragazzini della sua età agiva d'impulso e senza troppo pensarci su. I due si erano poi rivisti a Trafalgar Square ma era in occasione di un'uscita tra amici, erano in molto presenti quel giorno e così non avevano avuto modo di parlare a lungo al di là di qualche convenevole e qualche battuta di circostanza.

    Quelle poche parole invece forse gli mostravano un'altra realtà che fino a quel momento non aveva mai visto né forse cercato di vedere, e Luke, abituato dall'educazione impartitagli dalla famiglia a essere un ragazzo educato e cortese si sentì a disagio e abbassò lo sguardo, imbarazzato per aver messo a disagio una ragazza specialmente più grande. Forse era quello che non gli tornava di Emily, forse era quello che anche in quel primo incontro lo aveva fatto "scattare", quel vago senso di disagio, sentimento da cui ora cercava di fuggire. Era un timido undicenne abituato a sorridere al mondo e ai compagni, a comportarsi educatamente e rispettosamente con tutti, ancora inesperto però nel gestire sentimenti più complessi, emozioni forti e incontrollabili, sensazioni che stavano cominciando a emergere ma che Luke stava imparando a ricacciare sapientemente in profondità. E così stava per andarsene, turbato in parte da quell'incontro, sapeva di averla disturbata in un suo momento di tranquillità e ora si sentiva così fuori posto da doversene andare, da un lato era per lui un modo per ricompensare la ragazza di quell'intrusione, dall'altro era una fuga, forse.
    Rialzò lo sguardo e sorride dolcemente, stava per voltarsi quando però le parole di Emily lo trattennero.*

    Penso che tu sia venuto quassù per i miei stessi motivi. Sarebbe meschino da parte mia cacciarti via.

    *Era strano.

    Strano.

    Poco prima gli aveva detto che non voleva essere ascoltata mentre ora gli diceva che non l'avrebbe cacciato? Ma in fondo la sua presenza lì l'avrebbe solamente disturbata... Luke si guardò intorno, quello era davvero un bellissimo posto, sembrava perfetto per la meditazione solitaria, ma sembrava anche troppo piccolo per la convivenza di due estranei. Dopo che gli occhi azzurri di Luke si guardarono attorno per studiare quell'ambiente del castello dove non era mai stato e di cui solo ora del sua grande fascino, si riposarono sulla ragazza che stava non troppo distante da lui.
    Cosa voleva dire che lui era lì per i suoi stessi motivi... Evidentemente c'era altro allora, sì c'era altro. In un primo momento aveva pensato che fosse andata lì semplicemente per suonare, visto il bel luogo, poi aveva capito che era lì per non essere ascoltata da nessuno... Ma ora quella frase scombinava tutto, diceva che lui era lì per i suoi stessi motivi e Luke non aveva nessuna chitarra con sé, i motivi quindi erano altro. Luke la guardò con sguardo interrogativo, i motivi per cui era lì in fondo non li sapeva nemmeno lui: era una fuga, ma da cosa? Era curiosità, ma cosa stava cercando esattamente? Era desiderio di solitudine, ma era proprio vero e perché poi? Tutte domande a cui un giorno avrebbe dovuto dare una risposta ma che la sua fragilità di undicenne gli impediva di vedere chiaramente.

    Luke la guardò con i suoi occhi azzurri vispi e un sorriso educato sulle labbra, indicò un punto nel pavimento non lontano da lei*

    Posso sedermi lì?

    E' davvero bello questo posto...

    Io comunque non so in realtà perché sono qui... diciamo che non avevo voglia di vedere nessuno stamattina, tu ci vieni spesso?


    *La guardò cercando il suo sguardo per provare a capirla meglio, temeva un suo nuovo e improvviso scatto, temeva che lo mettesse di nuovo a disagio e lo obbligasse a cercare una via d'uscita.*




    @Emily_Banks,