• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Clarissa_Greythorne


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 700
       
       

    *L'autunno era arrivato ad Hogwarts: le foglie avevano iniziato a tingersi di colori aranciati e ad abbandonare i rami, i venti che soffiavano si erano fatti freddi e pungenti, le giornate si erano accorciate. Per gli studenti del Castello la vita scolastica era ripresa da quasi un mese, con nuove lezioni da seguire e nuovi compiti da svolgere, ma anche con gite ed avventure, più o meno interessanti. I giorni si succedevano veloci, in un susseguirsi di corsi, pasti in Sala Grande, lunghe ore passate a studiare in biblioteca e sere a rilassarsi nelle proprie Sale Comuni: questa la vita degli abitanti di quel Castello Magico o, per lo meno, della maggior parte di essi. In quel lunedì di fine settembre infatti, seduta al Tavolo di Serpeverde in Sala Grande, c'era una ragazza del quinto anno a cui gli avvenimenti di Hogwarts interessavano ben poco e anzi, con l'usuale freddezza che la caratterizzava, la ragazza aveva lasciato che tutto le scivolasse addosso senza influenzarla veramente, anche solo di un poco. All'apparenza sarebbe potuto sembrare che nulla fosse fuori posto nel suo atteggiamento, d'altro canto non ci sarebbe stato modo di cogliere un segno che indicasse ciò nell'espressione impassibile della giovane, ma questo non significava assolutamente nulla e infatti lo stato in cui Clarissa si trovava lungi era dall'essere normale.
    Da quando l'anno era iniziato, quasi un mese prima ormai, la ragazza non aveva fatto altro che pensare a quell'ultima volta in cui aveva visto William e a come il Lancaster non fosse venuto a salutarla al Binario, o al Manor, prima della partenza della Serpeverde, preferendo inviare una misera lettera come spiegazione di tale comportamento anomalo.
    Quella lettera...Clarissa non aveva fatto altro che pensarci, leggendola e rileggendola nella tranquillità della sua Camera nei Sotterranei o, ancor meglio, nella segretezza della Stanza delle Necessità.*

    [Flashback]


    *Una settimana; anzi, più di una settimana. Quello era il tempo trascorso dall'arrivo di Clarissa ad Hogwarts per l'inizio del nuovo anno scolastico, dal giorno in cui aveva lasciato Greythorne Manor e l'Oxfordshire per tornare nelle Highlands Scozzesi e, soprattutto, dal giorno in cui William non l'aveva salutata di persona, preferendo invece inviarle una banalissima lettera via gufo, spiegandole con poche righe il motivo della sua assenza.
    Spiegazioni, non scuse, non giustificazioni, perché una delle innumerevoli cose che accomunava Clarissa al giovane rampollo dei Lancaster era questa: loro non avevano bisogno di dare spiegazioni per i loro comportamenti e men che meno di scusarsi. Questo, unito all'incredibile testardaggine che li accomunava ulteriormente, rendeva i chiarimenti molto più lunghi da ottenere o anche solo da iniziare, protraendo gli screzi per tempi assurdamente lunghi.
    E infatti, la bella Greythorne doveva ancora rispondere alla lettera, nonostante l'avesse letta ancora sul treno che l'avrebbe poi portata ad Hogwarts; il fatto che l'autore di quella missiva fosse venuto sicuramente a conoscenza del fatto che essa fosse arrivata nelle mani della ragazza, complice sicuramente Lady Greythorne, non faceva altro che complicare le cose...per Clarissa almeno. Sin da quando l'aveva letta, la sua testa non ne voleva sapere di concentrarsi effettivamente sul mondo che la circondava, non più del necessario per lo meno; ogni momento libero era occupato da ricordi e pensieri, tutti sempre e comunque accomunati da un unico fattore, dal protagonista e dal padrone di tutti essi: William Lancaster.
    La bella Serpeverde infatti non aveva fatto altro che rimuginare su quelle poche frasi ricevute via gufo dal ragazzo, impedendo a se stesse di rispondere, prima per testardaggine e rabbia, poi per mancanza di parole che riuscissero ad esprimere tutto quello che avrebbe voluto dire; il fatto, poi, che sembrasse non esserci un solo luogo del castello in cui trovare pace e solitudine, nemmeno nei tanto adorati Sotterranei, non aiutava di certo Clarissa, fino a quando un'idea o, per meglio dire, un luogo, non le era venuto in mente, facendola subito recarvisi.
    E così, in quel monotono martedì pomeriggio di inizio Settembre, la giovane Greythorne si stava recando con passo elegante alla Stanza delle Necessità, a suo parere il luogo più magico di tutta Hogwarts, collocato in corrispondenza di un certo arazzo, ossia quello di "Barnaba il Babbeo bastonato dai Troll", raffigurante uno stolto mago che aveva voluto insegnare la danza classica ai Troll, che lo percossero ferocemente con dei bastoni nodosi; un'opera non di particolare bellezza, secondo la ragazza, ma di certa importanza per localizzare una Stanza di incredibile magnificenza.
    Una volta arrivata davanti all'arazzo giusto, la ragazza formulò un pensiero ben chiaro nella sua testa, che esprimesse la sua necessità, per dare modo alla stanza di assumere l'aspetto più adatto ad essa.*

    Necessito di un luogo calmo, privo di interferenze da parte di altri, dove stare con tranquillità da sola.

    *Mentre formulava questo pensiero, Clarissa fece in modo di passare per tre volte davanti all'arazzo, seguendo le bizzarre regole a cui sottostava quella Stanza: in quel modo sarebbe dovuta apparire l'entrata e, come previsto, fu proprio quello che successe. Dopo aver ultimato anche il terzo e ultimo passaggio davanti al muro, apparve infatti un portone di fattura antica; senza pensarci due volte la giovane Greythorne appoggiò una mano pallida, spingendo uno dei due battenti per entrare.
    Una volta varcata la soglia, lo sguardo della ragazza si posò su quella che era definibile "una stanza perfetta" o, per lo meno, incredibilmente adatta alle sue necessità, appunto, e in linea con i suoi gusti in fatto di stile. In essa vi erano infatti degli eleganti mobili in mogano, tra cui un tavolino da caffè e una splendida libreria, ad arredare lo spazio e numerosi tappeti di fattura orientale erano stati adagiati sul pavimento; un caminetto in marmo verde, in cui un freddo fuoco magico scoppiettava vivacemente, senza riscaldare l'ambiente, già mite, di inizio settembre. Infine, collocata strategicamente accanto al focolare, vi era una poltrona ben nota a Clarissa, in quanto splendida replica di quella dove era solita passare i pomeriggi nella biblioteca di famiglia, al Manor, che fosse a leggere un prezioso tomo o a guardare la brughiera inglese da una delle vetrate che illuminavano l'ambiente.*

    È perfetto...

    *Senza pensarci due volte la giovane avanzò, per andare ad accomodarsi con movimenti fluidi sulla poltrona, raccogliendo accanto a se le lunghe gambe pallide, non ancora coperte da calze dato il clima mite e lasciate libere dalla gonna della divisa scolastica che la Serpe ancora indossava.
    E così, con lo sguardo fisso sulle ombre di luce provocate dalle lingue danzanti del fuoco magico, Clarissa lasciava che i suoi pensieri vagassero liberi, che si accavallassero tra loro, che la sua memoria tirasse fuori ricordi creduti sepolti; una mano, solitamente pallida ma resa di un colore aranciato dalla luce delle fiamme, andò fino ad una delle tasche interne del mantello, tirandone fuori un foglietto ripiegato con cura. Era un foto magica in realtà, scattata dalla giovane quella stessa estate quando, insieme a William, si erano fermati a riposare nella serra di una delle residenze estive, dopo un'estenuante cavalcata nella brughiera.*



    *Clarissa dubitava che il ragazzo fosse a conoscenza del fatto che lei portasse quella foto con se e lei mai lo avrebbe ammesso, nemmeno sotto Cruciatus una cosa del genere avrebbe lasciato la sua bocca, men che meno per dirlo a William; conoscendolo l'avrebbe presa in giro, chiamandola "ragazzina sentimentale" o cose del genere, con il solo scopo di farla arrabbiare e riuscendoci quasi certamente. Il Lancaster non perdeva mai occasione per rammentarle la differenza d'età che li separava e, ancor di più, dell'evidente "dislivello" che c'era tra loro: Clarissa infatti, con il suo metro e settanta scarso, raggiungeva a malapena il mento del ragazzo e, pur indossando sempre più spesso delle scarpe con il tacco, riuscire a guardarlo negli occhi al suo stesso livello era per lei impossibile, o quanto meno molto improbabile. Tutto questo aveva contribuito negli anni a portare il ragazzo a prendere in giro la giovane Greythorne, scherzando su una o l'altra cosa: questo però, nonostante tutto, non significava assolutamente che egli permettesse a chiunque altro di prendere in giro la bella Serpeverde e anzi, l'aveva difesa in quelle poche volte in cui qualcuno si era azzardato a fare ciò.*


    [Fine Flashback]


    *Quante volte era stata tentata di rispondere al giovane, di lasciare che la sua mano vergasse delle parole di rabbia, tristezza o qualsiasi cosa il suo cuore le suggerisse di fare in uno di quei momenti, ma infine la sua natura da Greythorne, prima, e da Serpeverde poi glielo avevano impedito, facendo in modo che quella lettera rimanesse senza una risposta, ma accuratamente custodita in uno dei cassetti della sua scrivania nei Sotterranei.
    E così in quel lunedì di inizio ottobre, seduta al tavolo della sua Casata, Clarissa fissava con poca convinzione le numerose pietanze, sicuramente deliziose, che gli Elfi Domestici avevano preparato per il pranzo del giorno; la divisa scolastica era impeccabile, con la cravatta verde argento ad indicare l’appartenenza a Serpeverde, i capelli vaporosi ricadevano in morbidi boccoli sulla schiena della giovane e si spostavano a seconda dei movimenti del capo di Clarissa, prima in avanti per bere, poi piegato leggermente a sinistra come reazione a un qualche pensiero.
    Ad un certo punto si sentì uno sbattere di ali e poco dopo uno splendido esemplare di gufo reale fece la sua comparsa, planando elegantemente fino alla tavolata di Serpeverde, fermandosi proprio davanti a Clarissa, che non poteva essere più perplessa: quel gufo…decisamente non si trattava di Amos, rapace solito portare la corrispondenza tra la giovane e i suoi genitori, no quel gufo apparteneva a qualcuno ben noto alla Greythorne.*

    Non può essere...io...non gli ho ancora risposto...

    *Con cautela la bella ragazza allungò una mano verso il volatile, porgendogli un piccolo premio da mangiare e lasciando che le sue dita accarezzassero gentilmente un punto al lato della testa, sicura che il gesto sarebbe stato apprezzato: il gufo infatti accettò di buon grado il cibo offertogli e si lasciò toccare dalla giovane a lui conosciuta, allungando poi verso di lei la zampa su cui era stata legata una pergamena. Clarissa, con una strana luce ad illuminarle lo sguardo, slegò velocemente la lettera dalla zampa del rapace, per poi ringraziarlo con un un buffetto al lato del becco e venendo salutata a sua volta con un morso gentile sul dito; infine, lo splendido esemplare si alzò in volo, allontanandosi dal tavolo e sparendo velocemente alla vista. Alla ragazza non serviva nemmeno aprire o anche solo guardare la lettera appena ricevuta, aveva riconosciuto il gufo che gliela aveva recapitata e una veloce occhiata al sigillo in ceralacca che la chiudeva confermò ogni sua ipotesi: il colore, il simbolo impresso in esso, il tipo di pergamena, tutto indicava che il mittente fosse William Lancaster.*



    *Un rumore di posate riportò Clarissa alla realtà, la stessa realtà in cui era ancora in Sala Grande, seduta al tavolo di Serpeverde e circondata da tutti gli studenti del Castello, con i loro occhi addosso. Senza lasciare che una qualsiasi emozione si esprimesse sul suo volto, la giovane Greythorne infilò la lettera in una delle tasche del mantello che indossava, impedendosi di alzarsi in tutta fretta per dirigersi in un qualche luogo dove poterla leggere in pace, e imponendosi di rimanere seduta a quel tavolo come se nulla fosse successo e mettendo a tacere chiunque osasse anche solo fissarla con occhiate glaciali.*

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    Ultima modifica di Clarissa_Greythorne mese scorso, modificato 8 volte in totale


  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *L'autunno! Finalmente era arrivato l'autunno. La stagione delle foglie che cadono, del vento che le porta in ogni dove e, cosa più importante di tutte, di una delle festività che adorava di più in assoluto: Halloween! Anche i Babbani la festeggiavano, Amelia Smith lo sapeva benissimo per merito di certi suoi parenti, privi di sangue magico... in tutte le stagioni la giovane vedeva del bello, e ciò la riempiva ogni volta di buonumore, il che faceva anche bene alla salute: era infatti stato provato dai Babbani, con una cosa chiamata scienza, che avevano capito che stare per più di mezz'ora con il broncio o con altre emozioni negative poteva far danni alla salute. Per fortuna, perché se troppa gioia avesse portato malanni, a quel punto Amelia sarebbe già stata infettata da quasi un milione di malattie strane.*
    Non vedo l'ora di... vivere l'autunno.
    *Pensò, raggiante, con un sorriso che la faceva sentire più volenterosa di... essere al mondo di quanto mai non lo fosse già stata. La Sala Grande era più allegra di quello che potesse mai ricordarsi, e tutti gli studenti sembravano altrettanto felici. Tutti... almeno, lo pensò fino a quando non beccò con lo sguardo la Serpeverde Clarissa, che a suo parere faceva venir freddo solo a guardarla. Un gufo arrivò dritto verso di lei, planando con eleganza e lasciando una lettera alla quindicenne seduta al tavolo delle Serpi. Amelia non ci fece troppo caso, non aveva motivo di soffermarsi troppo a lungo su quel particolare. Dopo un po', i suoi occhi si posarono accidentalmente di nuovo su di lei, che sembrava incantata, che pensava a chissà cosa; dopo poco, un rumore sembrò riportarla sul pianeta Terra... infatti, infilò immediatamente la lettera in una tasca del mantello, e a quel punto il pezzo di carta sparì alla vista della Grifondoro. Poi, la Greythorne cominciò a scoccare le sue occhiate da "pungo chi mi tocca" al resto della Sala Grande; allora, la Grifondoro capì che era meglio smettere di guardarla e tornare alle faccende del suo tavolo; prima di ciò, fece un gesto del tutto inaspettato, anche Amelia stessa rimase un po' confusa dopo che lo ebbe compiuto: rivolse un sorriso quasi impercettibile a Clarissa. Ma non uno di quei sorrisoni amichevoli che brillavano come il sole, assolutamente: qualcosa di così minimo che al tavolo di Serpeverde solo una vista d'aquila lo avrebbe potuto notare. Finalmente, la quattordicenne rossa si rigirò verso la sua casata, e pensò solo a godersi il buonumore che si portava dietro da quando era sveglia.*
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  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Nuvole dense si addensavano sul cielo della sala grande, il soffitto della sala rispecchiava sempre il cielo che c'era all'esterno del castello e l'arrivo dell'autunno aveva portato con se decine e decine di nuvole che nel corso della giornata scorrevano sullo sfondo celeste conferendo al tutto le caratteristiche sfumature del cielo autunnale. Il sole rimaneva molto più in ombra rispetto alla stagione precedente e, sebbene la sua luce fosse comunque tale da rischiarare il cielo scozzese abbondantemente, un vaga tonalità grigiastra sembrava permeare quegli spazi, colorito che ad alcuni metteva malinconia o tristezza ma che per gli occhi di Luke era una forma di poesia. Giornate di alti e bassi si alternavano alla Scuola di Hogwarts per il giovane Grifondoro, i problemi erano ancora tutti lì sul tappeto ma Luke aveva smesso di tormentarsi oltre misura, e stava provando ad accettare la situazione fintanto che non avesse trovato qualche risposta; sebbene in alcuni giorni le cose andassero molto peggio e la disperazione prendesse il sopravvento su di lui, in altri momenti aveva persino imparato a convivere con quel malessere esistenziale che lo assaliva e aveva fatto di quell'oppressore un compagno di classe, tutto era successo così all'improvviso e proprio nell'immediatezza della sua partenza che in un primo momento non aveva avuto le forze per reagire ma ora che poco a poco stava riprendendo il possesso di sé forse le cose sarebbero andate diversamente. Quel lunedì mattina era stato abbastanza tranquillo, le lezioni di inizio settimana fortunatamente non erano troppo pesanti, certamente il pomeriggio sarebbe stato molto più intenso e Luke stava facendo mente locale su cosa gli sarebbe aspettato mentre la forchetta faceva la spola tra il suo piatto e la sua bocca.
    Il clima si era notevolmente raffreddato rispetto al loro arrivo al castello, tuttavia questo clima preautunnale sembrava in quel giorno scaldare gli animi degli studenti. Un vocio continuo, ampi sorrisi, fitti chiacchiericci affollavano la sala grande, tutti sembravano contenti per come stavano andando le lezioni e per la loro vita al castello; il tavolo dei Grifondoro era come sempre il più chiassoso, alcuni più grandi del quinto e sesto anno ridevano sonoramente schiamazzando da un tavolo all'altro. Lo studente del primo anno se ne stava tranquillo a mangiare, era presto e i suoi compagni del primo anno sembravano non essere ancora scesi, tuttavia aveva dei compiti da fare in dormitorio quindi era sceso a pranzo presto; la zona dove sedeva era tutto sommato abbastanza tranquilla, c'era solo Amelia seduta a pochi posti da lui, anche lei intenta tranquilla nel pranzo col suo solito sorriso sulle labbra. Luke sembrava mangiare di gusto le prelibatezze preparate per gli studenti in quel lunedì anche se lo stomaco era chiuso e non aveva minimamente fame, ma tant'è aveva bisogno di energia e di forze e doveva alimentarsi. Ogni tanto rivolgeva qualche sorriso ad alcuni compagni che passavano e andavano a sedersi nei tavoli delle rispettive casate mentre la forchetta continuava il suo andirivieni e ogni tanto beveva qualche sorso del fresco succo di zucca.
    Ad attirare l'attenzione di Luke fu l'irruzione in sala di un gufo, uno splendido esemplare di gufo reale, uno di quei gufi che quasi sicuramente appartiene a qualche famiglia facoltosa, non era infatti il classico gufo comune che possedevano gli studenti; era curioso perché non era l'ora della posta, i giornali e le lettere dei gufi studenteschi erano infatti solitamente consegnati durante la colazione; doveva essere qualcosa di importante pensò Luke osservando curioso l'elegante planare del volatile. Il volatile atterrò al tavolo dei Serpeverde dove una ragazza prese la lettera che aveva per lei; si trattava di una ragazza dal portamento molto elegante, Luke aveva l'impressione di averla già vista ma non riusciva a farsi venire in mente dove, beh sicuramente alla cena di inizio anno l'aveva vista ma il Grifondoro era quasi certo di aver visto quel volto anche prima del suo arrivo a Hogwarts anche se in quei minuti non avrebbe saputo dire chi fosse e dove avesse fatto il suo incontro. A quanto pare però non fu solo la sua attenzione ad essere catturata dal gufo che era appena arrivato, anche Amelia se ne accorse e si voltò per osservare curiosa la Serpeverde che in quel momento stava slegando la lettera. Luke osservava curioso la scena, stranamente Amelia sembrava essere quasi infastidita dalla serpeverde, forse la conosceva e tra le due non correva buon sangue, pensò Luke tra sé e sé mentre sorseggiava dal suo calice. Gli sguardi di Amelia indussero Luke a osservare meglio la scena, la ragazza per alcuni istanti sembra essere rapita dalla vista di quella lettera che le era giunta, rimase per alcune decine di secondi a fissarla immobile prima di essere riportata alla realtà della sala; Luke la guardò intensamente, avrebbe voluto vedere la sua reazione quando avesse aperto la busta, chissà di cosa si trattava per arrivare a quell'ora.... tuttavia non fu così. Con estrema eleganza la Serpeverde fece sparire la lettera alla loro vista e riprese il suo pasto.
    Dopo altre occhiate non certo amorose Amelia si rivoltò e riprese a mangiare; Luke era indeciso se dire qualcosa e in un primo momento non disse nulla, quando però dopo poco incrociò lo sguardo della compagna Grifondoro le sorrise e si decise a parlare.*

    Tutto bene Amelia? Ti ho vista lanciare certe occhiate...

    *Luke le sorrise amichevolmente, conosceva Amelia perché la ragazza era spesso in sala comune ed era una ragazza molto simpatica e socievole, quindi aveva abbastanza confidenza nonostante fosse più grande di lui. Poi accennando alla serpeverde con il solo sguardo aggiunse.*

    Ma... Tu conosci quella ragazza?






    @Amelia_Smith, @Luke_Deaggle, @Clarissa_Greythorne,


  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *Amelia stava riprendendo allegria, e tornò sorridente al massimo. Fu ancora più felice quando Luke, concasato del primo anno, la salutò amichevolmente.*
    Tutto bene Amelia? Ti ho vista lanciare certe occhiate...
    *Le chiese il maghetto. La ragazza si bloccò un attimo: le occhiate non erano... di fastidio o simili, erano solo per... era una lunga storia: l'inizio risaliva a poco più di un mese prima, sempre in Sala Grande.*
    Ma... Tu conosci quella ragazza?
    *Domandò ancora il primino, mettendo la Grifondoro un po' a disagio: come si diceva prima, la vicenda era abbastanza lunga...*
    INIZIO FLASHBACK
    *Era in Sala Grande, per la festa d'inizio anno, e tutti erano felici, volenterosi, chiacchieroni, allegri. Tutti meno qualche visetto annoiato, fra cui quello di Clarissa; Amelia a quel punto si era chiesta perché tutta quella noia, quella predisposizione alla solitudine o cose simili... ma, dato che non riusciva a capirla, la disprezzava. E, proprio per questo, l'amico del cuore Robin l'aveva rimproverata, dicendole che non doveva aver fastidio di loro, che rischiava di diventare come loro... o cose del genere. Comunque poi il tutto si era concluso con uno scusa reciproco, e la serata era terminata in allegria.*
    FINE FLASHBACK
    *Era tutto abbastanza nitido, a parte qualche macchia sfuocata, imprecisa, che, per l'appunto, non ricordava benissimo. E la ragazza aveva capito una cosa fondamentale da quell'episodio, che l'aveva fatta riflettere molto: una mentalità distante dalla tua non va disprezzata solo perché non riesci a comprenderla fino in fondo...
    Quindi gli sguardi che aveva lanciato alla Serpeverde non erano di odio, o di antpatia: erano solo... come se la volessero scrutare. Ma Amelia non poteva aspettarsi che Luke sapesse o intuisse tutto ciò, e per questa ragione non sapeva bene come giustificare gli sguardi indirizzati alla ragazza.*
    Non la stavo guardando male! Poi so che si chiama Clarissa Greythorne, ma non ci ho mai avuto direttamente a che fare.
    *Parlò così all'amico, cercando di deviare il discorso: il motivo non era certo che lui era più piccolo, anzi l'adolescente lo considerava responsabile e maturo per la sua età. Il fatto era che lo sapeva solo lei. Cioè, tutta quella storia e questa improvvisa voglia di evitare il disprezzo... non l'aveva mai confidata a nessuno, e poi erano in Sala Grande, con tantissimi altri studenti che pranzavano intorno a loro, e perciò era anche capibile perché la strega avesse parlato in questo modo al compagno di casata.*
    Davvero, Luke... non la stavo guardando male.
    *Ripeté a bassa voce, rivoltandosi poi verso l'elegantissima e delicata Serpeverde; così elegante e delicata che la Grifa provava persino una leggera ammirazione...*
    @Clarissa_Greythorne,@Luke_Deaggle


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *La risposta della rossa Grifondoro non tardò ad arrivare; Amelia in un primo momento sembrò volersi giustificare degli sguardi rivolti verso il tavolo all'estremità opposta, quello della casa verde-argento, tuttavia Luke non voleva affatto rimproverarla, non era quello il motivo per cui le aveva rivolto la parola, ma a quanto pare il tono ironico della sua voce forse non fu colto dalla compagna rosso-oro che subito si affrettò a giustificarsi. Luke stava per rispondere all'amica ma non mancò di notare qualcosa di particolare nel comportamento di Amelia; stranamente la sua risposta era leggermente evasiva, prima di rispondergli sembrò leggermente assorta nei suoi pensieri come se stesse richiamando qualcosa alla mente; forse dietro quegli sguardi c'era qualche episodio che Amelia non voleva raccontargli, forse qualche attrito tra ragazze che voleva tener fuori dalla dialogo con l'undicenne. Luke si rese conto che infondo ognuno aveva il diritto a tenere per sé certe emozioni e certi pensieri e quindi decise di non dire nulla su quel fronte se non appunto giustificarsi per quanto le aveva detto.*

    Non preoccuparti Amelia, dicevo così per dire, non devi affatto scusarti! Stai tranquilla, cose vostre non mi intrometto!

    *disse Luke sorridendole dolcemente, sperando che l'amica capisse che la sua frase era più o meno una battuta e non voleva né rimproverarla né tantomeno farsi gli affari altrui. La risposta della Grifondoro conteneva però anche il nome della ragazza Serpeverde che pochi attimi primi aveva ricevuto la lettera e destato la curiosità dai commensali del tavolo di Grifondoro; Luke apprese dalle parole di Amelia che si trattava di Clarissa Greythorne. Luke cominciò a pensare nella sua testa...*

    "Greythorne, Greythorne.... è un nome che si sente spesso, ma dove?

    No, non ha a che fare con il Quidditch... no... nemmeno con i colleghi di mio.. ma certo!"


    *Amelia non poteva chiaramente sentire nulla dei pensieri che fitti si affollavano nella mente di Luke mentre portava alla bocca un'altra forchettata di cibo, le richiese solo il cognome come per averne una conferma.*

    Hai detto Greythorne giusto?

    *Ora che ci pensava quello era un nome tutt'altro che sconosciuto, si trattava di una conosciutissima famiglia purosangue. Le famiglie purosangue non erano moltissime quindi bene o male si conoscevano tutte, c'erano infatti alcune circostanze all'interno del mondo magico in cui si incontravano e così, anche se i rispettivi membri si scambiavano nulla più che qualche saluto cordiale, questo non esentava loro dal parlare le une delle altre, più o meno bene nonostante la conoscenza reciproca fosse molto spesso alquanto superficiale. Così era per la famiglia dei Greythorne, una antica casata da sempre legata ai colori verde-argento, quindi in parte pregiudicata per il suo disprezzo per coloro che sono di sangue misto. Quella famiglia però era una di quelle che sembrava avere sempre un motivo per far parlare di sé, nell'ultimo periodo infatti i pettegolezzi attorno a quella famiglia erano stati molteplici, certo si trattava di argomenti più da "Settimanale delle Streghe" che da "Gazzetta del Profeta" tuttavia Luke era sentito che qualche volta anche a tavola a casa Deaggle i suoi genitori avevano fatto qualche commento in proposito. Luke non aveva prestato molta attenzione a quanto dicevano, in fondo parlavano di persone che lui non conosceva quindi non gli importava nulla di cosa facessero nelle loro vite, eppure improvvisamente gli sembrò tutto più vicino. Ora che stava provando a farsi tornare alla mente cosa era stato detto non si ricordava nemmeno in cosa fossero coinvolti, di solito suo padre parlava di traffici di galeoni tra goblin e il MACUSA e sua madre di gente che importava creature dall'Africa e dall'Asia, ma perché invece si erano messi a parlare dei Greythorne...? Si ricordava solo di un'espressione che tuttavia aveva sentito dire più volte, quattro parole soltanto:

    la figlia dei Greythorne


    Quella persone di cui si parlava non era un'entità sconosciuta allora, ma poteva essere quella ragazza che sedeva non lontano da loro; Luke non sapeva quanto Amelia avesse sentito su quella ragazza e su quella famiglia, forse era al corrente di quelle voci di cui parlavano i suoi genitori, forse sapeva più di lui, forse erano quegli stessi motivi che prima le avevano scaturito quella reazione; Luke tuttavia non aveva il coraggio di chiederglielo, guardò con curiosità in direzione della Serpeverde Clarissa aggiungendo poche parole che gli uscirono naturalmente dalle labbra.*



    Quindi forse è proprio lei quella di cui si parla tanto...







    @Amelia_Smith, @Luke_Deaggle, @Clarissa_Greythorne,


  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *La Grifa era ancora preoccupata di aver ferito l'amico: magari lui avrebbe pensato che lei non si voleva confidare con un "primino", o cose del genere, ma la storia non era affatto quella.*
    Non preoccuparti Amelia, dicevo così per dire, non devi affatto scusarti! Stai tranquilla, cose vostre non mi intrometto!
    *Le disse sorridendole.*
    No Luke... non è quello che pensi... anzi ho proprio bisogno di confidarmi con qualcuno. E spesso i preadolescenti, sugli undici o dodici anni vedono le cose in modo più chiaro, e spesso possono dare suggerimenti molto utili... senza contare che tu sei forse il primo anno più simpatico che conosco.
    *Spiegò Amelia, sorridendogli a sua volta. Poi il maghetto sembrò pensare a qualcosa, e si concentrò. Poi le pose una domanda piuttosto insolita.*
    Hai detto Greythorne giusto?
    *Chiese. L'adolescente lo guardò un po' stranita, dato che non capiva tutto quell'interesse.*

    Sì... ho detto Greythorne.
    *Confermò, guardandolo ormai quasi impassibile visto che la gioia di prima era mista a tante altre emozioni...*
    Quindi forse è proprio lei quella i cui si parla tanto...
    *Affermò, come se fosse un investigatore privato arrivato ad un'ipotesi. Amelia conosceva il tutto, ma non era una gran novità. Solo che poi lui, essendo primo anno, forse non aveva mai visto in faccia la Serpeverde e quindi era rimasto stupito, leggermente allibito forse.*
    Luke, sembri Sherlock Holmes.
    *Scherzò Amelia con una risata.*
    Il famoso libro babbano. Lo conosci?
    *Chiese, in effetti non sapeva neppure se il suo concasato era Purosangue o meno, ma non voleva chiedergielo, sperava di passare ad argomenti un po' più allegri... ma comunque sentiva che il suo sesto senso le suggeriva di buttare ogni tanto un'occhiata impassibile a Clarissa. Non si sa mai cosa ci riserverà la vita... e Amelia era proprio il tipo di persona che seguiva l'istinto sempre e comunque, e ciò quasi sempre portava a risultati positivi. Perciò... decise che, qualunque cosa l'istinto le avesse suggerito, l'avrebbe eseguita.*
    @Clarissa_Greythorne,@Luke_Deaggle




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  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 700
       
       

    *I minuti si susseguivano con una lentezza esasperante, rendendo la durata del pranzo estremamente tediosa per Clarissa, che altro non aveva fatto se non sbocconcellare distrattamente piccole porzioni delle pietanze preparate dagli elfi domestici, sino a quando un gufo a lei conosciuto le aveva recapitato una lettera alquanto inaspettata in apparenza, ma non così tanto conoscendo il mittente: William Lancaster di certo non lasciava perdere alcuna questione, meno che meno se riguardava Clarissa.
    Da quando la ragazza aveva fatto sparire la missiva nella tasca del suo mantello, non poteva far altro che pensare a quali parole ci potessero essere scritte all'interno, a quali affermazioni il ragazzo si fosse lasciato andare, e oramai non le interessava più rimanere in quella Sala, a pretendere che nulla le interessasse davvero, che nulla la turbasse, quando quella pergamena aveva creato tutto ciò in lei senza nemmeno essere letta, o anche solo aperta. Finalmente, quando sul tavolo di Serpeverde comparvero i dolci, segno dell'avvicinamento alla fine del pasto, la bella Greythorne decise che quell'attendere autoimposto era giunto alla sua fine e che l'attimo in cui sarebbe andata a rompere il sigillo in ceralacca con il marchio dei Lancaster non poteva più essere rimandato.
    Con movimenti fluidi e calcolati, che nulla lasciavano trasparire del reale stato d'animo della ragazza, la Serpeverde si alzò dalla panca su cui era seduta, lisciandosi con attenzione le pieghe inesistenti della gonna e del mantello imposti dal regolamento scolastico, per poi dirigersi verso l'uscita della Sala con un andatura descrivibile solo come "da Purosangue": movimenti sciolti ma mai casuali, testa alta e portamento fiero, come se il mondo potesse crollare davanti ai loro occhi senza che alcun turbamento ne fosse provocato. E così, con questo incedere, la ragazza percorse i metri che la separavano fisicamente dall'uscita e, metaforicamente, dall'essere finalmente in grado di poter leggere la lettera incriminata; normalmente, si sarebbe assicurata di essere completamente sola, al riparo da occhi e orecchie indiscrete, andando a rifugiarsi in luoghi marginali al Castello o addirittura nella Stanza delle Necessità, affinché nessuno potesse vedere lei o la sua reazione a ciò che di lì a poco avrebbe letto.*



    *Quel giorno, purtroppo, non fu così, o per lo meno non del tutto: una volta varcata la soglia della Sala Grande la giovane si appoggiò ad una delle colonne lì vicino, come a trarre una qualche sorta di sostegno da quella struttura millenaria, lasciando che la sua schiena venisse a contatto con la freddezza della pietra; il petto si abbassava e alzava velocemente seguendo i palpiti frementi del giovane cuore, la mano tremava trepidante nell'andare a raggiungere la lettera nella tasca in cui era stata frettolosamente riposta poco prima, il polpastrello si attardava distrattamente sul sigillo in ceralacca, recante lo stemma dei Lancaster, con cui la lettera era stata chiusa: lo ruppe.
    Clarissa, nascosta dalla colonna, lettera in mano, lasciò che i suoi occhi leggessero le parole che William le aveva scritto e fatto consegnare così celermente.*

    Citazione:
    "Mia dolce Antaria,
    temo di dover interpretare questo tuo silenzio come ennesimo segno del tuo orgoglio, della tua testardaggine, ma lungi da me è disprezzare anche solo una delle sfaccettature della tua persona, d'altronde come potrei...
    Le mie motivazioni ti sono state spiegate nella lettera precedente, ma avrei dovuto sapere e prevedere che ciò non sarebbe di certo bastato a farmi ottenere il tuo perdono; ecco dunque che ti porgo le mie scuse, facendoti la promessa che mai potrei fare volontariamente una qualsiasi azione che possa turbarti o renderti scontenta, Mia Antaria, mai.
    Nella speranza di una risposta,
    Tuo, W."


    *Se possibile, il cuore di Clarissa batteva più forte di prima, ma non per l'anticipazione, non per il turbamento di "non sapere", no...ora, la ragazza era quanto di più felice ci potesse essere, con un rarissimo sorriso che le increspava le labbra rosee e un rossore appena accennato che le colorava le gote solitamente pallide. Quelle che in apparenza potevano sembrare delle poche parole scritte per circostanza, significavano per lei molto, se non tutto: delle scuse le erano state fatte dal ragazzo e le volte in cui ciò era accaduto si potevano contare sulle dita di una mano. Erano così simili, loro due, eredi di famiglie nobili ed antiche, uniti dalla nascita in tale condizione e da un legame che, negli anni, non aveva fatto altro che rafforzarsi, senza mai essere intaccato dai numerosi scontri che i due Purosangue creavano tra loro, troppo uguali nel carattere e nei comportamenti, al punto tale da essere uno parte integrante dell'altra.
    Se lo immaginava, William, mentre vergava quelle parole, seduto su una delle panchine del Parco di Lancaster Manor o, se il freddo non glielo aveva permesso, accomodato in una delle poltrone in pelle della Biblioteca di famiglia, dove avevano speso giornate intere a giocare, da piccoli, o a leggere tomi preziosi una volta raggiunta l'adolescenza...
    Turbata da quelle parole, Clarissa non potè fare altro che ripiegare accuratamente la lettera, mentre con la mente correva già verso la sua stanza nei Sotterranei, verso ciò che avrebbe scritto a William in risposta, ai numerosi pensieri che le vorticavano nella testa, non accorgendosi che, nell'infilare la tanto adorata lettera in una delle tasche del mantello, tale oggetto non fosse finito nel posto desiderato, ma che anzi fosse scivolato silenziosamente a terra, rimanendo abbandonato sulla dura pietra del pavimento del Castello.*

    @Luke_Deaggle, @Amelia_Smith,




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  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *L'iniziale impressione che tra la rossa Grifondoro e la bruna Serpeverde fosse intercorso qualche spiacevole episodio venne parzialmente confermata dalle parole di Amelia, la studentessa del quarto anno infatti, dopo aver detto all'amico più piccolo che non era come pensava, disse proprio che aveva bisogno di confidarsi con qualcuno. Luke se qualcuno dei suoi compagni, specialmente della stessa casata, aveva bisogno di sfogarsi o semplicemente di parlare, non si tirava indietro, lo faceva con piacere per aiutare gli amici anche se non amava mai poi troppo immischiarsi in faccende altrui volontariamente per intromettersi o fare l'impiccione. Tuttavia ascoltare gli altri era qualcosa che faceva sempre volentieri perché sapeva quanto quello sfogarsi era essenziale per non rimanere schiacciati dal peso della propria coscienza, anche un semplice sguardo esterno a volte aiutava a vedere le cose con maggiore oggettività e senza dubbio, anche i pesi più grandi in due si portano meglio; sapeva benissimo che ne avrebbe avuto bisogno anche lui, ma proprio lui non ne era mai stato capace. In realtà più di tanto non ne aveva mai avuto bisogno, ed erano poche le ombre che teneva rinchiuse nella propria coscienza, ma il suo arrivo ad Hogwarts si era accompagnato con una serie di eventi che avevano fatto riemergere quelle ombre che da vaghe e inconsistenti erano tornate ad essere solide e incontrollabili; Luke non osava però parlarne a nessuno, tutto doveva rimanere segreto, nessuno a Hogwarts sapeva e nessuno avrebbe dovuto sapere, il Luke che tutti conoscevano era un Luke sorridente e simpatico e dedito allo studio, e quello doveva rimanere.
    E infatti nulla traspariva all'esterno, sorrideva tranquillo ad Amelia mentre svogliatamente continuava a mangiare; in realtà la risposta della Grifondoro lo fece scoppiare a ridere.*

    No Luke... non è quello che pensi... anzi ho proprio bisogno di confidarmi con qualcuno. E spesso i preadolescenti, sugli undici o dodici anni vedono le cose in modo più chiaro, e spesso possono dare suggerimenti molto utili... senza contare che tu sei forse il primo anno più simpatico che conosco.

    Che cos'è che sarei io?

    *disse Luke non trattenendo le risate e mentre stava per rovesciare il bicchiere con il succo di zucca che aveva in mano, non aveva mai sentito quella parole e non aveva la più pallida idea di cosa volesse dire...*


    spero non sia una parolaccia un pre..cosa..

    Comunque se vuoi ti ascolto sempre volentieri! Quando vuoi!


    *aggiunse sorridente facendo l'occhiolino all'amica di qualche anno più grande. La ragazza dovette poi essersi accorta dell'espressione riflessiva di Luke mentre rifletteva su dove avesse sentito il cognome della Serpeverde, infatti scherzando lo paragonò a un noto investigatore: Sherlock Holmes*

    Luke, sembri Sherlock Holmes.
    Il famoso libro babbano. Lo conosci?

    *Luke sorrise, in realtà abbastanza colpito da quel paragone, i libri di Scherlock Holmes erano dei libri babbani tuttavia Luke li conosceva bene perché ne era appassionato Oliver, il suo migliore amico.*

    Oh grazie Amelia, lo prendo per un complimento, anche se non so dove ci trovi tutta questa somiglianza non ho il cappello e la pipa...e non mi sembra di essere così vecchio...

    *disse mentre rideva. Il pranzo poi trascorse tranquillo, chiacchierando con Amelia i minuti del pasto trascorsero velocemente e arrivò presto il momento del dolce, portata finale dei prelibati pasti di Hogwarts, quella portata che la stragrande maggioranza degli studenti attendeva sempre con desiderio. Fu a quella portata che Luke notò qualcuno alzarsi dal tavolo dei Serpeverde, non fu difficile notarlo poiché nessuno si alzava proprio alla portata del dolce, e curiosamente, era proprio la stessa ragazza che aveva ricevuto il gufo prima di pranzo, Clarissa Greythorne. Il passo della Serpeverde era tranquillo, sembrava non avere particolare fretta inoltre il portamento era altero e elegante, tipico e caratteristico, pensò Luke, di quelle nobili famiglie purosangue; a confermare che probabilmente si poteva trattare effettivamente di lei... Non c'era nulla nell'aspetto della ragazza che tradisse che stesse andando in qualche posto particolare, o che stesse per compiere qualcosa degno dell'attenzione del giovane Grifondoro eppure c'era qualcosa che non lo convinceva...
    Riceve un gufo in un'ora insolita, non nella tipica ora della posta e guarda caso, si alza per andarsene proprio alla portata del dolce quando tutti sono seduti... troppo strana per essere una semplice coincidenza... sì, davvero troppo strano...
    Luke aveva mangiato abbastanza in fretta il budino al cioccolato lanciando di tanto in tanto un'occhiata alla ragazza che con passo leggero attraversava la sala grande; ora che aveva finito, anche se la Serpeverde aveva già oltrepassato la porta della sala grande, non più visibile alla loro vista, col suo passo tranquillo non doveva poi essere andata molto lontano e probabilmente se Luke fosse corso fuori magari avrebbe potuto intercettare la ragazza e vedere dove stesse andando. Luke quasi senza pensarci posò il cucchiaino e si pulì le labbra, si alzò dalla panca appoggiando le mani sul tavolo e guardò con un sorriso curioso Amelia che stava finendo il suo dolce. Non sapeva bene cosa dirle, forse la Grifondoro lo avrebbe preso per pazzo sentendo che si sarebbe messo a seguire una ragazza senza nessuna ragione plausibile, forse lo avrebbe deriso magari parlando a voce alta, tradendo quindi il suo compito e rischiando così che le voci arrivassero alla Serpeverde al punto da insospettirla, forse lo avrebbe ignorato ma non poteva non dire nulla...*

    Anche se non sono Scherlock Holmes il mio istinto mi dice che devo uscire di qua!

    *disse sinteticamente; se Amelia avesse deciso di seguirlo forse avrebbe scoperto lei stessa il motivo di quell'andarsene bruscamente dalla Sala Grande o forse avrebbe solo sperimentato il fallimentare sesto senso di Luke, per scoprirlo bisognava solo decidere cosa fare e vivere gli eventi.*




    @Amelia_Smith, @Clarissa_Greythorne,@Luke_Deaggle




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  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *Amelia non si aspettava che Luke scoppiasse a ridere: le sue volevano essere parole serie!*

    Che cos'è che sarei io?

    *La ragazza lo guardò male: ma che modo era? Che c'era di divertente proprio non riusciva a capirlo, e la infastidiva che il primino invece la prendesse così alla leggera, senza contare che erano davanti a tutti e sembrava un pazzoide. Gli salvò il succo di zucca: un attimo prima che cadesse sull'immacolata tovaglia, la Grifa riuscì, con un movimento felino e aggraziato, a prenderlo qualche frazione di secondo che si rovescasse.*



    Ma che problemi hai?

    *Chiese, seccata, lanciandogli un'occhiataccia.*

    spero non sia una parolaccia un pre..cosa..

    *Amelia restò strabiliata: non sapeva il significato della parola "preadolescente"! Incredibile, ma come faceva a non conoscerlo!*

    Oh Luke! P-R-E-A-D-O-L-E-S-C-E-N-T-E! Vuol dire che non sei bambino, ma neppure adolescente. Come dice la parola stessa: prima dell'adolescenza.

    *Spiegò, un po' saputella, ma non troppo.*

    Comunque se vuoi ti ascolto sempre volentieri! Quando vuoi!

    *Accettò l'amico. AMICO. Un amico era l'unica cosa di cui aveva bisogno, e visto che ne aveva uno lì davanti a sé fece per parlare, ma si bloccò; non esistevano solo loro, c'erano altri studenti, e anche tanti. perciò non era il caso di spifferare, o far sapere in giro tutto ciò che avrebbe voluto dire, confidare all'amico primino. Poi, dopo che Amelia ebbe fatto il complimento "sembri Sherlock Holmes" a Luke, finalmente lui ebbe una reazione che la soddisfò.*
    Oh grazie Amelia, lo prendo per un complimento, anche se non so dove ci trovi tutta questa somiglianza non ho il cappello e la pipa...e non mi sembra di essere così vecchio...

    *Scherzò lui; la battutina la fece ridere, ma ciò che la rese più felice era che il maghetto era a conoscenza del libro, celeberrimo nel mondo dei Babbani! Ne era contenta. Però decse di rispondere a tono alla battuta scherzosa di lui.*

    Davvero non ti sembra di essere così vecchio? Strano... allora succede solo a me che quando parlo con te anziché quattordici anni me ne sento quarantaquattro! Ahahah

    *Scherzò, allegra; però, poi, l'euforia cedette il posto ad un'espressione strana: Clarissa aveva appena ricevuto una lettera, e aveva pensato bene di leggerla in privato... non le importava granché: non la riguardava minimamente. Ma Luke non sembrava della stessa opinione: la strega stava mangiando il suo budino in santa pace, quando lui prese a guardarla con un sorriso strano.*

    Simpatico, ma è un tipo un po' strano questo Luke. Forse per questo mi sta così simpatico.

    *Però la metteva in imbarazzo quel sorrisetto, quindi decise di chiedere spiegazioni.*

    ]


    Ehm... posso esserti utile, Sherlock?

    *Domandò con una risatina isterica.*

    Anche se non sono Scherlock Holmes il mio istinto mi dice che devo uscire di qua!

    *Ma...voleva inseguire quella POVERA Serpeverde che desiderava solo starsene sola in santa pace?*

    Luke! Ma fatti gli affari tuoi! Guarda che è maleducazione.

    *Ma lui non l'ascoltò neppure: era già partito all'inseguimento della povera Clarissa.*

    Impiccione! Lo seguo UNICAMENTE per cercare di fargli capire che non si fanno queste cose! Quel ragazzino...

    *E, anche lei, si alzò di scatto, e raggiunse il concasato: la velocità e l'agilità erano sempre state parte di lei, e Amelia aveva sempre adorato questa sua caratteristica.*

    Luke... ma sei diventato matto?!?! Non puoi farti gli affari altrui in questo modo, ma che ti salta in mente!

    *Lo rimproverò, seriamente... non lo sapeva neanche lei che provava: Luke era suo amico, quindi gli voleva bene, e in più, visto che era più piccolo di lei, sentiva anche un certo istinto di protezione; ma era anche arrabbiata: impiccione che non era altro, stava momentaneamente rincorrendo una solitaria quindicenne, che Amelia stava tentanto di "proteggere" dal fare spione e troppo indagatore del Grifetto.*

    Dammi retta e lasciala in pace! Se si è allontanata è perché vuole stare sola.

    *Provò di nuovo a fargli capire che quel comportamento non era quasi civile, anche se dubitava fortemente che l'avrebbe ascoltata...*
    @Clarissa_Greythorne,@Luke_Deaggle




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  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Dopo aver appreso dalle labbra di Amelia che “preadolescente” non era una parolaccia ma semplicemente un modo di catalogare quelli della sua età calmò la risata che gli era scaturita spontanea e che aveva forse un po’ fatto rimanere male la rossa Grifondoro, che però sembrava aver subito capito che Luke non voleva prenderla in giro ma semplicemente non era al corrente di quella curiosa “catalogazione” delle persone, non che il Grifondoro amasse molto catalogare le persone tuttavia sapeva che erano diffuse persino nel mondo magico quelle curiose usanze.
    Ciò che deluso Luke però fu lo sguardo di disapprovazione che Amelia gli rivolse non appena le disse che doveva uscire assolutamente dalla sala Grande in quell’istante, sguardo accompagnato da parole non di certo morbide.*

    Luke! Ma fatti gli affari tuoi! Guarda che è maleducazione.

    *Luke era sicuro di non essersi lasciato sfuggire nulla, aveva ogni tanto gettato qualche occhiata in direzione del tavolo Serpeverde ma sempre con discrezione e durante le ultime portate non aveva poi guardato più di tanto da quelle parti… Poi la Grifondoro era di spalle e non sembrava aver notato Clarissa alzarsi eppure forse qualche sguardo di troppo doveva averla fatta insospettire chissà…*

    “Ma certo! Sì, secondo me è proprio così…”

    *Forse era un’idea del tutto sbagliata, chi lo poteva dire, ma per un istante a Luke sembrò l’unica spiegazione logica e plausibile e una strana luce negli occhi chiari di Amelia parve confermarglielo; probabilmente la stessa Amelia aveva avuto o lo stesso pensiero o lo stesso desiderio di andare a vedere dove stesse andando Clarissa, di inseguirla, ma forse, vuoi perché più grande e più abituata a quelle che in generale vengono definite “buone maniere”, vuoi perché la Serpeverde la conosceva e avrebbe potuto accorgersi della sua presenza mentre un primino sarebbe passato molto più inosservato, vuoi perché quando si diventa più grandi si impara a controllarsi molto meglio, forse per un mix di queste ragioni anche la Grifondoro poteva aver avuto quell’idea ma magari l’aveva respinta, solo quello poteva spiegare così bene come mai avesse capito al volo la sua intenzione. Spinto da questo Luke, in parte convinto che anche nell’amica ci fosse un germe di curiosità, senza dire nulla si avviò a passo spedito verso l’uscita. Ora aveva un compito da portare a termine e se Amelia avesse voluto seguirlo bene, altrimenti se ne sarebbe riparlato in sala comune ma non c’era tempo da perdere!
    Luke aveva appena percorso metà della distanza che lo separava dalla porta di uscita della Sala Grande quando si sentì raggiungere dalla Grifondoro, tuttavia Amelia non sembrava proprio del parere di lasciarlo uscire.*

    Luke... ma sei diventato matto?!?! Non puoi farti gli affari altrui in questo modo, ma che ti salta in mente!

    *Luke si voltò di scatto e la guardò con uno sguardo curioso e leggermente rattristato da quelle parole, le dispiaceva ferire la compagna più grandi e ancor più darle l’impressione di volersi fare gli affari altrui, ma sapeva che non era solo quello iil motivo, ma non c’era troppo tempo per spiegare.*



    *Il silenzio totale di Luke fu colmato da nuove parole di Amelia, la ragazza della casa rosso-oro sembrava non voler desistere dalla sua idea di fermare Luke.*

    Dammi retta e lasciala in pace! Se si è allontanata è perché vuole stare sola.

    *Luke questa volta avrebbe dovuto dirle qualcosa, altrimenti difficilmente lo avrebbe lasciato andare, la sua bocca si aprì per parlare ma non sapeva da dove iniziare e cosa dirle…*

    “Come faccio a dirle ciò che non so nemmeno io?”

    *L’espressione incerta ed esitante si mutò leggermente, la bocca aperta come per dire qualcosa si mutò in un dolce sorriso, Luke portò un dito alle labbra come a dirle di non dire nulla e aggiunse una semplice parola che sperava convincesse Amelia più di molti lunghi discorsi:*

    Fidati!

    *detto ciò riprese a camminare sempre più speditamente verso il portone d’uscita.*






    @Clarissa_Greythorne, @Amelia_Smith,


  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *Amelia restò un filo triste nel vedere che forse aveva rattristato o ferito l'amico.*

    Scusa... forse sono stata troppo dura.

    *Cominciò. Però, poi rimase sbalordita quando lui le rivolse un sorriso dolce.*

    Ops. Ora, se la fortuna sta dalla mia parte, il mio ragazzo NON è dietro di me in questo momento.

    *Si voltò veramente a controllare, perché comunque l'espressione di Luke era... sì, dolce.*

    Fidati!

    *Amelia sorrise anche lei: istinto tipico degli undicenni, fantastico e fantasioso. Dopo essersi accertata che fossero soli, un po' preoccupata, tornò a guardarlo intensamente negli occhi, felice e comprensiva.*

    Mi fido.

    *E, prima che lui potesse ripartire, lo abracciò in fretta, delicatamente, per esprimere un "sei un grande amico e ti voglio bene" che a parole non se la sentiva di dire. Poi, lui riprese a camminare, aumentando con la velocità, verso il portone; Amelia non era certa, nonostante le parole (o meglio la parola) del Grifetto, se fosse la cosa giusta da fare; le serviva un piano: voleva seguire Luke, non tanto per scoprire ciò che non la riguardava, ma per tenere controllato il primo anno: non perché non avesse fiducia in lui, ma perché poteva fare lo Sherlock solo fino a un certo punto, poi quando sarebbe diventato sfacciato Amelia avrebbe tentato di "frenarlo". Decise quindi di restare nascosta per seguirlo, ma dato che non voleva mentire o avere segreti con lui spiegò le sue intenzioni.*

    Ascolta, secondo me sarebbe meglio se lo facessi di nascosto se proprio vuoi scoprire qualcosa di lei... anche se continuo a essere dell'idea che non sia educato o tantomeno civile. Ma io non sono tua sorella o cose simili, insomma non sono assolutamente nessuno per bloccarti. Quindi, se vuoi vai; ma almeno non piombare lì a capofitto, tieniti nell'ombra.

    *Propose, sperando in un assenso del ragazzino.*

    E io verrò con te. Stando nascosta.

    *Precisò, sorridendo. Ecco, ora che tutto era chiarito il ragazzino poteva fare quello che voleva, e Amelia sperava tanto che il suo buonsenso gli suggerisse di darle ascolto.*
    @Luke_Deaggle,@Clarissa_Greythorne


  • Luke_Deaggle

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 1
    Galeoni: 36
        Luke_Deaggle
    Grifondoro
       
       

    *Il Grifondoro fu estremamente contento di udire le parole di Amelia; due parole che lo sollevarono e gli fecero capire che la rossa non avrebbe fatto eccessive scenate lì in mezzo a tutta la Sala Grande e che, cosa ancora più importante, lo avrebbe lasciato andare a terminare la sua "missione". La Grifondoro disse infatti un semplice

    Mi fido

    che, magicamente, fece allargare le labbra di Luke in un ampio sorriso soddisfatto; ora Luke non aveva altro in mente che correre a scoprire quello che doveva scoprire, le parole della Grifondoro avevano rimosso l'ultimo ostacolo che si frapponeva fra lui e il mistero che ora si era spostato al di fuori della Sala Grande del castello di Hogwarts. Poi però successe tutto talmente in fretta che Luke non ebbe nemmeno il tempo di capire cosa stesse capitando; seppe solo che si ritrovò con la quattordicenne che lo stava abbracciando, un abbraccio gentile e delicato ma allo stesso tempo deciso che però, lasciò Luke bloccato per alcuni secondi e con il viso che aveva assunto il colore della tappezzeria della Torre dei Grifondoro. Luke non si aspettava una reazione del genere da parte di Amelia e quindi, l'imbarazzo del piccolo rosso-oro, che probabilmente ci sarebbe stato anche una circostanza diversa, fu però comunque rafforzato dal fatto che Luke fu colto completamente alla sprovvista da quell'abbraccio. Mentre il viso di Luke assumeva un colore rosso fuoco, si chiedeva cosa avesse detto da provocare quella reazione.*

    "Che fa? Cosa ho detto di così speciale?"

    *si chiese Luke mentre rimaneva ancora incapace di proferire parola. Dopo alcuni secondi di imbarazzo totale, per nascondere il colorito che aveva assunto prese a camminare velocemente verso l'uscita, finalmente poteva vedere, osservare, forse capire... Chissà cosa lo avrebbe atteso fuori dal portone, forse la Serpeverde doveva incontrare qualcuno o forse doveva fare qualcosa... L'entusiasmo e la curiosità gli impedivano di vedere l'ipotesi più probabile, ovvero che non succedesse praticamente nulla, era un pensiero che era passato per l'anticamera del cervello di Luke ma che inconsciamente aveva subito allontanato da sé. Probabilmente la ragazza si sarebbe semplicemente diretta a passo spedita verso la propria sala comune e così Luke non avrebbe visto altro che una ragazza camminare a passo spedito, a dispetto del desiderio di scoperta del Grifondoro.
    Luke camminava, un passo davanti all'altro sempre più veloce, sempre più veloce, sempre più veloce, Clarissa non se ne era andata da molto e probabilmente sarebbe addirittura riuscito a raggiungerla, i passi si susseguivano a metà tra la maratona e la corsa, i passi di Luke risuonavano nell'atrio della Sala Grande. Presto una seconda coppia di passi si unì ai suoi, Amelia lo aveva infatti raggiunto, sembrava decisa ad andare con lui, mentre camminava fortunatamente la vampata di rossore in viso si era quasi completamente dissolta quindi Luke con sollievo poteva rivolgere la parola ad Amelia senza sembrare troppo strano. Non ebbe però il tempo di dire nulla che la ragazza cominciò una lunga sorta di raccomandazione.*

    "Quanti problemi che si fanno i grandi..."

    *si limitò a pensare Luke, egli infatti certo, sarebbe stato attento, ma la Serpeverde non lo conosceva ed era certo di non dare affatto nell'occhio, in fin dei conti stava solo uscendo dalla Sala Grande. Amelia concluse con una frase che tradiva anche la sua curiosità anche se, da ragazza più grande più responsabile e più condizionata da quelle che erano le regole imposte dal mondo degli adulti, cercava forse di reprimere.*

    E io verrò con te. Stando nascosta.

    *Luke si limitò a sorriderle e a dirle poche parole di assenso.*

    Sì sì certo, non ti preoccupare starò attento.

    *Gli sembrava molto una di quelle frasi che si dicono ai genitori per tagliare corto, ma in quel momento erano altre le preoccupazioni del Grifondoro e non aveva troppo tempo per dilungarsi in spiegazioni eccessive...*




    [ATRIO DEL CASTELLO]



    *Finalmente i due arrivarono nell'atrio del castello, prima dell'ingresso della Sala Grande, forse si erano attardati troppo ma non si vedeva anima viva lì fuori. Il cuore batteva accelerato per la "quasi-corsa", Luke si guardò intorno come sperando di vedere quel passo elegante e altezzoso della Serpeverde ma nulla, prese a incamminarsi verso un porticato circondato da colonne, di lì poi si arrivava all'imboccatura delle scale che portava nei sotterranei, forse l'avrebbe vista lì. Appena i due si furono affacciati il cuore batteva sempre più forte per l'emozione mista di curiosità e di timore per ciò che si stava facendo, Luke si sporse leggermente prima di svoltare l'angolo nel colonnato, portò gli occhi poco dopo la colonna ma...*



    *Nessuno.

    Anche lì non vi era nessuno.*

    "Maledizione, lo sapevo che dovevo muovermi!!!"

    *pensò Luke arrabbiato con se stesso. Stava per dire qualcosa, abbassò lo sguardo deluso e amareggiato per come quella missione era fallita prima ancora di cominciare ma qualcosa attirò l'attenzione di Luke...*





    *Era una busta, una lettera... Il cuore ricominciò a battere sempre più forte, e se fosse stata proprio quella lettera? E se fosse stata proprio la lettera di Clarissa, ora si trovava lì a pochi metri da lui? Stavano inseguendo una ragazza per una lettera sospetta e casualmente si imbattevano in una lettera... era troppo insolita per essere una coincidenza! Luke guardò Amelia con un sorriso trionfante.*

    Guarda! Lo sapevo!

    *disse all'amica indicandole il trofeo che stava davanti a loro. Per quale motivo Luke fosse così convinto che si trattasse della lettera di Clarissa, nessuno poteva dirlo, era strano ma il Grifondoro aveva questo presentimento che in lui era quasi una certezza al punto tale da avergli fatto abbandonare l'inseguimento della ragazza per farlo soffermare a osservare quella busta. Si avvicinò alla busta in quelli che dovettero essere pochissimi istanti, la raccolse e si guardò attorno per essere certo che non ci fosse nessuno nei paraggi. Non voleva leggerla, gli sarebbe bastato capire se fosse o meno quella lettera. Non portava alcun nome del mittente, solo un caratteristico stemma era ben visibile sul sigillo in ceralacca non completamente infranto; Luke non l'aveva mai visto quindi non sapeva a chi appartenesse.

    Con delicatezza ma con altrettanta impazienza sfilò la lettera dalla busta, non aveva occhi per altro che per quello che era certo avrebbe letto. Si guardò intorno un'ultima volta per essere certo che nessuno fosse nei paraggi, non gli sembrava di udire nemmeno alcun passo; il capo era chino ora sulla lettera.*



    *Bastò la prima riga a far di nuovo rattristare il viso dell'undicenne, non credeva a quello che leggeva, non poteva essere! Doveva essere sua!*







    Mia dolce Antaria,
    temo di dover interpretare questo tuo silenzio...




    *La delusione si fece spazi dentro di lui a decretare che quella missione era completamente fallita. Alzò lo sguardo mogio verso l'amica e la guardò deluso e amareggiato ma anche un po' stupito.*

    Antaria? E chi è Antaria??! Scusa Amelia, ero convinto... No scusa, scusami per averti fatto scappare via, ero così convinto...

    *avrebbe voluto dire molto altro ma seppe che era meglio non aggiungere altro, quella figuraccia era già abbastanza notevole senza che peggiorasse ulteriormente la situazione. Guardò Amelia sperando non si arrabbiasse troppo con lui mentre teneva quella busta tra le mani come incapace in ogni caso di separarsene.*



    @Amelia_Smith, @Clarissa_Greythorne,




    Ultima modifica di Luke_Deaggle 3 settimane fa, modificato 2 volte in totale


  • Amelia_Smith

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 516
        Amelia_Smith
    Grifondoro
       
       

    *Ad Amelia sembrò che, abbracciandolo, avesse fatto imbarazzare molto Luke. A quel punto anche lei arrossì violentemente, non aveva intenzione di provocare reazioni del genere...*

    Che c'è, ora non posso neppure più abbracciare un amico?

    *Chiese, sorridendo: non le sembrava di aver fatto nulla di così osceno, forse solo... inaspettato. Sì, forse era proprio così; in effetti, se lei fosse stata al posto del maghetto avrebbe avuto la stessa reazione. Però, comunque, avrebbe apprezzato... decise di non preoccuparsene più, visto che comunque stavano perdendo tempo, e Luke era ancora immobile e imbambolato.*

    Sherlock... lo sa che ha ancora una missione da completare?

    *Domandò; a quel punto, il primino cominciò a camminare molto speditamente; l'adolescente non poteva negare di sentirsi ancora molto a disagio: stavano ficcando il naso in affari altrui... non sapeva per quale ragione era ancora lì, non aveva la più pallida idea del motivo per cui era stata coinvolta in quella specie di missione di spionaggio. Povera Clarissa... tartassata da un primino iperattivo e una quattordicenne incapace di tenerlo a freno. Certamente, si era fidata e ora era un po' tardi per tentare nuovamente di bloccarlo... perciò non restava altro da fare che seguirlo.*

    ATRIO DEL CASTELLO


    *Arrivarono insieme nell'atrio, e il ragazzino sembrò deluso, quasi amareggiato: Amelia non ne capì il motivo, dato che per terra c'era la lettera che fino a qualche istante fa gli era interessata così tanto. FInalmente anche Luke sembrò notarla.*

    Guarda! Lo sapevo!

    *La ragazza gli sorrise benevola: voleva fargli credere che era stato lui il primo a vedere la lettera, quindi si limitò ad annuire e gli tirò un colpetto sulla spalla.*

    Ok... a questo punto non ti conviene perdere altro tempo.

    *Disse. Lui prese la lettera, e a quel punto Amelia sentì una fitta allo stomaco: imbarazzooooo! Si nascose ancora di più, in modo che anche volendo non la si sarebbe potuta vedere: era dietro a una sporgenza, quasi invisibile. Il preadolescente aprì la busta, e lì Amelia si volle quasi sotterrare... non lesse neanche le prime righe, non voleva spiare in cose altrui. Sentì solo una vocetta triste e delusa. E anche pentita.*

    Antaria? E chi è Antaria??! Scusa Amelia, ero convinto... No scusa, scusami per averti fatto scappare via, ero così convinto...

    *Ecco, missione andata a monte. Amelia era abbastanza arrabbiata, ma avrebbe dovuto aspettarselo: l'istinto è fondamentale, ovvio, ma non sapeva ancora se quello di Luke era affidabile o meno... e l'accaduto le aveva appena dimostrato, dato prova che non lo era. Però lui era suo amico, e non voleva fare la figura di "quella che fa la predica".*

    Ehi ehi ehi! Dov'è finito l'investigatore allegro e iperattivo che conosco? Capita sai? Coraggio, prima che lei si accorga di noi rimetti lì quella lettera e torniamo indietro. Coraggio, non buttarti giù!

    *Con quelle parole voleva dare prova che non era così arrabbiata da non perdonare un vero amico... d'altronde, capita a tutti di fare qualche errore, ogni tanto.*

    Dai, torniamo indietro.

    *Aggiunse, ripetendo un pezzo: non era proprio frettolosa, ma comunque non dovevano procrastinare troppo a lungo. Sorrise a Luke, sperando che non restasse incupito ancora per molto.*
    @Clarissa_Greythorne,@Luke_Deaggle


  • Clarissa_Greythorne

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 700
       
       

    [Da qualche parte nel Castello, verso i Sotterranei]


    *Se qualche studente del Castello avesse incontrato la giovane Greythorne in quel momento, probabilmente non l'avrebbe nemmeno riconosciuta; non tanto per la divisa impeccabile o per il passo con cui avanzava, no, quegli aspetti della sua persona erano rimasti immutati, ma quanto per l'espressione così rara che solo pochi ad Hogwarts potevano dire di avere mai visto sul bel volto della ragazza. I lineamenti aristocratici infatti erano completamente distesi, privi dell'usuale espressione annoiata e altezzosa che li caratterizzava e anzi, la bocca era piegata in un leggero sorriso che, insieme agli occhi luminosi e distanti, era segno inequivocabile di quanto poco Clarissa stesse prestato attenzione a ciò che la circondava, immersa in pensieri ed emozioni che appartenevano solo e unicamente a lei, mentre si dirigeva verso i suoi amati Sotterranei. Nella sua mente, chiaro e cristallino un ricordo di William risalente all'inverno prima, in uno dei rari momenti in cui non stavano discutendo per qualche futile motivo o erano tenuti a comportarsi in modo adeguato al loro rango, liberi da ogni pressione esterna. Non accadeva spesso, e Clarissa se ne dispiaceva, ma al contempo i due giovani Purosangue erano consapevoli di ciò che era richiesto loro dalle tradizioni di famiglia e dall'alta società magica a cui appartenevano.*



    *Quei pochi momenti di felicità andarono in frantumi quando, con un gesto inusualmente distratto per la sua persona, Clarissa infilò la mano nella tasca del mantello dove, poco prima, aveva riposto con cura la missiva ricevuta, solo per poi realizzare, con orrore, che al tatto non era presente alcun pezzo di pergamena: la lettera era scomparsa.
    Il sorriso che aveva per così poco illuminato il suo volto si spezzò e gli occhi, dopo un lampo di confusione, si indurirono, diventando due schegge di ghiaccio, gelido e tagliente; non poteva aver perso la lettera, non riusciva a capacitarsene. Subito la ragazza si guardò attorno, cercando dove, su quell'antico pavimento in pietra, potesse essere finita la busta color salvia a cui tanto teneva, per presto rendersi conto che lì non c'era e realizzando di dover tornare indietro sui propri passi e ringraziando di non aver realizzato la mancanza dell'oggetto troppo tardi.
    La lettera, di per se, era priva di un qualsivoglia valore e Clarissa ne era di certo consapevole, ma d'altro canto quel pezzo di pergamena e le poche righe scritte su di essa erano simbolo di ciò che legava lei e William, erano la prova di quanto lui tenesse a lei e nonostante tale sentimento non fosse mai stato dubitato o messo in discussione dalla ragazza, la lettera da parte del ragazzo rimaneva molto importante.*

    Salazar, fai in modo che la lettera sia ancora qui.

    [Atrio del Castello]




    *Clarissa, con una camminata impercettibilmente più affrettata del solito, stava ripercorrendo i suoi stessi passi, mentre con lo sguardo perlustrava ogni singola parte di pavimentazione su cui potesse essere caduta accidentalmente la lettera: purtroppo, l'indistinguibile busta color salvia non era ancora stata ritrovata e le speranze della ragazza di riuscire a riavere una cosa così cara andavano via via affievolendosi. Ormai era quasi arrivata alla Sala Grande e la bella Serpeverde era più che conscia dell'impossibilità di averla persa lì, avendola aperta al di fuori di tale stanza; ora, con il cuore che le doleva sempre più ad ogni passo, si stava avvicinando alla colonna che l'aveva vista leggere la missiva e che era stata testimone della sua felicità...Delle voci; Clarissa sentì con chiarezza delle voci, prima una maschile apparentemente amareggiata e poi una femminile più incoraggiante. Normalmente avrebbe ignorato le sicuramente banali conversazioni degli altri studenti di Hogwarts e sarebbe andata avanti, ma una parola pronunciata dalla voce maschile le impedì di continuare la sua ricerca: "Antaria".
    Non ebbe nemmeno il tempo di chiedersi quante possibilità ci fossero che quel ragazzo stesse parlando di una sua omonima (irrisorie, a suo parere), che la voce femminile pronunciò un'altra parola che, questa volta, ebbe il potere di provocare in lei solo rabbia e indignazione: stavano parlando di Lei, della Sua Lettera, di affari che sicuramente non li riguardavano.
    Lasciando che il rumore dei suoi tacchi sul pavimento annunciasse la sua presenza, Clarissa avanzò con movimenti fluidi ed eleganti alle spalle dei due Grifondoro, a giudicare dalle divise, per poi fermarsi a poca distanza da loro, assumendo una posizione che in molti sapevano essere tipica della ragazza, ma non per questo meno spaventosa. Con le braccia rigidamente incrociate al petto, la testa alta e fiera, la schiena dritta e un'espressione da gelare il sangue nelle vene, Clarissa Greythorne era pronta ad affrontare la situazione. Quando parlò, il tono con cui scandì perfettamente ogni parola fu innaturalmente calmo, segnato da una vena di ironia che lasciava trasparire quali sentimenti la stessero animando: rabbia e sdegno, immensi e brucianti.*

    Vedo che il farsi gli affari propri non rientra tra le presunte qualità Grifondoro...e nemmeno non leggere la posta altrui.

    @Luke_Deaggle, @Amelia_Smith,




    Ultima modifica di Clarissa_Greythorne 3 settimane fa, modificato 4 volte in totale



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