• Jane_Casterwill

    Grifondoro Insegnante Responsabile di Casa Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 2394
       
       

    Dopo le vacanze estive era sempre un piacere poter tornare a scuola. Varcare di nuovo la soglia della Sala Grande, tornare alla solita routine fatta di lezioni e tanto altro, rivedere le facce annoiate degli studenti durante le lezioni. Forse questo non le era mancato, comunque Jane era felice di essere tornata e in quei primi mesi la sua vita era tornata alla solita vecchia routine.
    Il primo settembre era passato da un paio di mesi ormai, portandosi via la festa e dando inizio al nuovo anno scolastico, ridonando un po’ di vita al castello che era rimasto deserto in quei mesi di pausa estiva. Alla Casterwill sembrava ancora strano passeggiare per i corridoi senza la divisa, ma come adulta e soprattutto come insegnante. Nei suoi primi anni in quella scuola non avrebbe mai immaginato di intraprendere quella carriera, in realtà non aveva la minima idea di cosa voleva fare, eppure eccola lì. I primi mesi di scuola erano trascorsi senza problemi, con il solito via vai di ragazzi tra un’aula e l’altra e i tanti impegni. Nel suo ufficio erano già presenti pile e pile di fogli di pergamena, pronti da correggere, con la speranza di non dover subito iniziare con i voti bassi. Oltre a questi negli ultimi giorni libri e altri rotoli riempiti dalla scrittura di Jane si erano aggiunti, in previsione della lezione di quel giorno. La scelta dell’argomento era avvenuto un po’ per caso, mentre sfogliava uno dei tanti tomi trovati in biblioteca inerenti alla sua materia, cosa che a molti poteva sembrare noiosa ma non per lei. Nei suoi sette anni da studentessa aveva spesso sentito parlare di Difesa Contro le Arti Oscure come la materia più bella, però, secondo molti, lo era perché legata principalmente alla pratica. Anche lei trovava affascinante studiare gli incantesimi e come poterli utilizzare in duello o altre situazioni pericolose, tuttavia sapeva bene che anche le basi erano importanti. Aveva cercato di farlo capire nell’ultima lezione dell’anno precedente, spiegando ai presenti le caratteristiche necessarie per produrre un incantesimo e aveva intenzione di proseguire con le basi, ma non in quella occasione. Sperava che, nonostante il tutto sarebbe stato affrontato teoricamente, ai ragazzi potesse piacere la lezione. Fortunatamente quel giorno Difesa Contro le Arti Oscure non era la prima materia della giornata, ne quella seguente alla pausa pranzo, quindi, almeno in teoria, tutti sarebbero stati abbastanzi svegli e senza il delizioso cibo degli elfi a appesantire lo stomaco e le palpebre.
    Jane si trovava già alla sua scrivania, posizionata davanti alle file di banchi presenti nell’aula di Difesa, in attesa dell’arrivo degli studenti. Al contrario di come succedeva spesso, sulla superficie scura della lavagna non c’erano scritte esplicative, tuttavia il proiettore magico si trovava sul fondo della stanza, pronto per essere utilizzato. La professoressa ricorreva spesso a quell’oggetto, per poter mostrare ai ragazzi quello di cui stava parlando, spesso foto, dipinti o altro raffiguranti creature o personaggi famosi, cose che si potevano tranquillamente trovare sui libri ma lei preferiva catturare l’attenzione dei giovani e assicurarsi ogni tanto che non si addormentassero. Era già pronta a dover intervenire per svegliare qualche pigro studente, consapevole che il tempo atmosferico non aiutava a stare svegli. Fuori dalle finestre infatti si poteva vedere la pioggia che scendeva senza sosta da quella mattina, facendo venire voglia anche alla giovane insegnante di rintanarsi in camera sotto le coperte. Il vento freddo della stagione soffiava con forza, facendosi sentire la propria voce anche tra le mura calde del castello, dove la temperatura era sempre gradevole. Proprio mentre gli occhi verdi di Jane erano fissi sulle goccioline che scorrevano sui vetri, sentì i primi passi avvicinarsi alla porta d’ingresso, segno che la lezione prima era giunta al termine e finalmente toccava a lei. Uno alla volta gli studenti comparvero dalla soglia, adornati dalle loro divise, qualcuno più attivo e pronto alla lezione rispetto ad altri la cui testa si trovava già alla pausa pranzo.

    ”Buongiorno ragazzi! Accomodatevi, tra poco iniziamo”

    Mentre i giovani maghi e streghe si accomodavano Jane si alzò dalla sua postazione dietro alla scrivania, lasciando da una parte i vari appunti che come sempre portava con sé in classe, ma assicurandosi di avere la propria bacchetta a portata di mano. Nel giro di pochi minuti i ragazzi erano tutti seduti ai banchi, solo pochi posti erano ancora vuoti, forse qualcuno era malato oppure a causa di qualche ritardatario. In ogni caso la professoressa fece chiudere la porta, per non essere disturbata durante la spiegazione.

    ”Bene iniziamo subito. Oggi, per la gioia di alcuni, non parleremo di incantesimi, bensì di una creatura. Qualcuno conosce il nome Kawatarō o Kawako?”

    Quasi subito, ma abbastanza timidamente, una mano si levò prima delle altre. Non erano in molti i presenti ad aver sollevato l’arto per catturare la sua attenzione, ma Jane trovava comunque soddisfacente il fatto che qualcuno avesse capito di cosa stava parlando. Con un cenno del capo l'insegnante diede il permesso di parlare alla Tassorosso seduta in seconda fila.

    ”Sono altri due nomi del Kappa, entrambi giapponesi”

    ”Esatto! Quello che noi conosciamo come Kappa ha altri due nomi. Il primo, Kawatarō, perdonate la mia pronuncia, significa ragazzo di fiume. Kawako invece figlio del fiume. Proprio da questi si può facilmente intuire dove abitano i Kappa e anche le loro origini. Ma prima di proseguire vi mostro un’immagine di queste creature.”

    Come preannunciato grazie a un veloce movimento di bacchetta nell’aula calò il buio, rendendo praticamente impossibile vedere la giovane insegnante che si spostava sul fondo dell’aula. Molto spesso dopo le file di banchi si poteva vedere un oggetto che nel tempo si era dimostrato molto utile per le sue lezioni: il vecchio proiettore magico. Quell’arnese era lì da anni, Jane sospettava che fosse vecchio quanto il castello, tuttavia funzionava meglio di molte sue versioni moderne che nel tempo aveva visto i babbani utilizzare.
    Arrivata al fianco del proiettore, con un altro movimento di bacchetta, la stanza fu illuminata dalla luce proveniente da esso. Pochi secondi dopo la prima immagine che la giovane aveva preparato per la lezione, comparve davanti ai ragazzi.



    ”Questo è un Kappa! Nei libri di testo sicuramente troverete molte illustrazioni diverse di questo essere, molte delle quali sono giapponesi. Torniamo un attimo ai nomi però. Entrambe le versioni hanno in comune due cose: la parola fiume e un’altra che riporta all’immagine di un bambino o ragazzo, comunque una persona di sesso maschile e piuttosto giovane. Questo perché secondo il folklore e la mitologia giapponese i Kappa nascono da un’antica pratica, quella di lasciare i feti dei bambini nati morti nei fiumi o nei torrenti. Mettendo da parte la mitologia, avete capito dove abitano queste creature?”

    Un coro di risposte positive si levò nell’aula, insieme a qualche testa che si muoveva su e giù, visibile grazie alla luce del proiettore. Tuttavia questo all’insegnante non bastava. Per assicurarsi che tutti avessero realmente capito puntò lo sguardo su un ragazzo a caso trovato nelle ultime file, pregandolo di spiegare a alta voce la risposta alla sua domanda.

    ”I Kappa abitano nell’acqua, specialmente nei fiumi e, da quel che ho letto, anche negli stagni”

    ”Molto bene. Questi animali dal Ministero vengono classificati con quattro X, ciò vuol dire che sono pericolosi e richiedono un’ottima conoscenza di essi per poterli affrontare, quindi fate attenzione. Parliamo ora del loro aspetto.”

    L’immagine proiettata cambiò rapidamente, catturando gli sguardi dei ragazzi per un attimo, prima di vederli chinare nuovamente le teste per appuntare le nuove informazioni che la docente iniziò a spiegare.



    ”Come potete vedere questa rappresentazione è ben diversa dalla foto che abbiamo osservato poco fa, questo perché nella mitologia la descrizione dei Kappa varia. La più comune, nonché quella vera riportata anche da Newt Scamander, è quella che assomigliano a delle scimmie, ricoperti di squame e come corporatura sono simili a un bambino, proprio a questo si devono i nomi di cui abbiamo parlato. La pelle è di color verdastro, mani e piedi sono palmati e sulla schiena hanno un guscio, simile a quello delle tartarughe. Per alcuni hanno anche un becco, per altri no, io personalmente non ne ho mai incontrato uno. Comunque la parte più importante del loro corpo resta la testa, sulla cui sommità è presente una depressione colma di un liquido, circondata da corti capelli. Prima di parlare di come affrontarli, qualcuno sa di cosa si nutrono?”

    Questa volta, per sua sorpresa, non si levò nessuna mano tra i banchi, al contrario notò i ragazzi che si scambiavano sguardi tra loro, come alla ricerca della risposta nei visi altrui. La docente aspettò qualche secondo ancora, ma il silenzio continuò a regnare sovrano, interrotto solo dal rumore del vecchio proiettore in funzione.

    ”Sangue ragazzi, i Kappa si nutrono di sangue, un po’ come i vampiri. Sia quello degli animali che quello umano, per questo motivo sono considerati pericolosi e ne stiamo parlando. Dovete sapere che, al contrario delle altre creature che abbiamo studiato, nel loro caso non vi parlerò di un incantesimo per potervi proteggere dai loro attacchi…”

    Senza avere il tempo di finire la spiegazione una voce si fece sentire, sovrastando quella della docente che rimase con le labbra dischiuse per un attimo, mentre ascoltava un ragazzo parlare.

    ”E allora perché ce ne parla lei e non il professore di Cura?”

    ”Se mi avesse lasciato finire lo saprebbe! L’argomento concerne la mia materia perché dovete sapere come difendervi da loro, anche senza la vostra fidata bacchetta. I Kappa sono stati trattati in questa stessa aula dal professor Remus Lupin nel 1993. Ditemi, quanti di voi saprebbero cosa fare davanti a una di queste creature?”

    Alcuni mani si alzarono sopra le teste dei ragazzi, certe più insicure di altri. Tra di esse c’era anche quella del ragazzo intervenuto poco prima, a cui Jane diede la parola per primo.

    ”Cercherei di metterlo fuori gioco con qualche incantesimo prima che possa avvicinarsi”

    ”E se non riuscisse a vederlo in tempo? Inizierebbe a lanciare incantesimi a caso, nella speranza di prenderlo? Non crede che invece sarebbe meglio conoscere la debolezza del Kappa, così da sapere esattamente cosa fare?”

    Questa volta alle orecchie della professoressa Casterwill non arrivarono risposte, solo un lieve brusio causato da qualche ragazzo che si stava confrontando con il compagno di banco o probabilmente cercava di recuperare qualche appunto, essendo rimasto indietro.

    ”Il loro punto debole è uno, la stessa cosa da cui traggono la loro forza: il liquido sulla testa. Non si sa esattamente che cosa sia, secondo alcuni si tratta di acqua, altri studiosi invece suppongono che sia un miscuglio di pozioni, purtroppo nessuna delle due teorie è stata confermata. In ogni caso se il liquido esce dalla cavità i Kappa si indeboliscono. Ci sono due modi quindi per salvarsi da un loro attacco: distrarli oppure usare l’astuzia. La prima cosa è piuttosto semplice e se volete anche parecchio buffa. Per farlo bisogna infatti gettare un cetriolo con sopra inciso il nome della persona che il Kappa sta per attaccare. L’attenzione della creatura si concentrerà subito su di esso, lasciandovi il tempo di scappare. Ma se invece volete affrontarlo dovete fare in modo che il Kappa si inchini, facendolo voi per primi. Con un po’ di astuzia, eleganza e educazione potete cavarvela. Dovete infatti sapere che questi animali sono piuttosto legati alle usanze del loro paese di origine e davanti a un inchino non possono fare altro che ricambiare, in questo modo però segnano la propria condanna perché il liquido sulle loro testa fuoriesce, facendo perdere loro tutta la forza che possiedono. Ovviamente ci sono delle eccezioni in cui questo non funziona, ma è meglio essere positivi!”

    Jane si concesse un attimo di pausa per riposare la voce e dare il tempo ai ragazzi di poter scrivere con cura tutte le informazioni. Intanto, come aveva fatto qualche minuto prima, con la bacchetta stretta nella mano destra spense nuovamente il proiettore, facendo cadere per qualche attimo l’aula nel buio. Una condizione che non durò troppo, infatti, dopo pochi secondi, dalle finestre tornò a filtrare la luce del giorno, per quanto tenue a causa della pioggia.

    ”Prima di terminare la lezione vorrei aggiungere qualche curiosità su queste creature. Nel folklore i Kappa sono descritti come delle creature maliziose, che si divertono a fare scherzi, spesso innocui fino ad arrivare a quelli più problematici, come il nutrirsi del sangue umano, con una certa predilezione per i bambini. In Giappone sui corsi d’acqua si possono infatti trovare degli avvisi che mettono in guardia da essi. Purtroppo le informazioni che abbiamo su di loro derivano più che altro da queste leggende, anche il famoso Newt Scamander nel suo libro non ha scritto molto altro. Per chi è interessato alla cultura babbana sappiate che sono parecchio comuni. Si possono trovare nei cartoni animati, nei libri e nei film e così via.
    E con questo anche per oggi abbiamo finito.Negli ultimi minuti rimasti potete fare domande se ne avete, altrimenti prendete i compiti e poi siete liberi di andare.”


    La docente, finito di sistemare il vecchio oggetto, iniziò a camminare tra le file di banchi per tornare verso la propria cattedra. Intanto sulla lavagna comparvero le consegne inerenti a quella lezione che i ragazzi si apprestarono a copiare.

    Citazione:
    Compiti di DCAO:

    MODULO A
    (Max 15 punti)

    QUIZ

    Le risposte del quiz si trovano all'interno della lezione, per alcune potrebbero servire degli approfondimenti, leggete tutto con calma!


    MODULO B
    Svolgi, a tua scelta, una delle seguenti tracce. (Max 15 punti)

    1. Ipotizza la composizione del liquido all'interno della cavità sulla testa dei Kappa e scrivi una ipotetica ricerca su di esso. Più sarete fantasiosi più sarete premiati.

    2. Immagina di trovarti davanti a un Kappa e descrivi la situazione utilizzando il formato Gdr, facendo particolare attenzione a come decidi di comportarti per affrontarlo.

    N.B. In entrambi i casi gli elaborati devono essere lunghi almeno 3000 caratteri, senza spazi, altrimenti il compito non sarà considerato sufficiente.




    Gli elaborati vanno consegnati tramite questo MODULO entro e non oltre le 23:59 del giorno 28/11/2020
    Se avete dubbi o chiarimenti da chiedermi non esitate a contattarmi, potete inviarmi un gufo o raggiungermi nel mio ufficio.
    Buon lavoro!


    Velocemente, come lei si aspettava, i ragazzi scrissero tutto sulle loro pergamene, per poi raccogliere le proprie cose. La voglia di uscire dall’aula era ben evidente in tutti loro e Jane si ritrovò a sorridere quando, uno alla volta, gli studenti iniziarono a sparire dalla sua vista, dopo degli altrettanto veloci saluti. Nel giro di pochi minuti la giovane insegnante si trovò da sola nella stanza, mentre raccoglieva con calma le cose che aveva lasciato sulla superficie scura della scrivania. Come sempre, prima di ritirarsi per una meritata pausa, si sarebbe rifugiata per un po’ in ufficio a sistemare un po’ di quelle carte sparse qua e la.



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