Hogsmeade
Hogsmeade


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Achilles_Davids


  • Achilles_Davids

    Serpeverde Barista 3MDS

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 803
       
       

    * Pomeriggio piovoso, non stupiva ormai, anzi. Erano giorni che pioveva e così anche in quella grigia domenica pomeriggio. Achilles scivolava nelle strade vuote di una Hogsmeade placida e silenziosa. Mille pensieri in testa, mille domande, poche risposte. Da sotto il cappuccio due occhi azzurro ghiaccio lanciano sguardi gelidi e dardeggianti. Aveva bisogno di chiarimenti, dopo i fatti della Torre dell'Orologio, sia con Esperanza che con Eirwen. Se con la prima il chiarimento era stato piuttosto rapido, con la seconda non aveva ancora avuto modo di parlare. Le aveva così fatto pervenire un messaggio in cui le chiedeva di vedersi al pub della Testa di Porco. Era in anticipo e sarebbe arrivato probabilmente in anticipo, ma andava bene così. Arrivato sull'ingresso del Pub abbassò il cappuccio e si diede una sommaria asciugatura, poi entrò. *

    In un pomeriggio uggioso bisogna scaldarsi la gola.

    * Lanciò uno sguardo per vedere se per caso Eirwen fosse arrivata prima, o se la barista fosse in vista. Essendo entrambe le risposte negative prese posto in un angolo, nel suo tavolo preferito e attese. *


    @Eirwen_Quinn, @Esperanza_Fuentes,


  • Esperanza_Fuentes

    Tassorosso Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 5
    Galeoni: 749
       
       

    *Era un pomeriggio scuro e piovoso come quasi tutti i giorni del resto. Sembravano tutti uguali, ovviamente la pel di carota amava quel clima freddo e umido ma non quando doveva andare a lavoro arrivava sempre bagnata fradicia.
    Quel pomeriggio non c'era stato tanto movimento nel locale, nessun ubriacone e nessun malintenzionato fortunatamente.
    La puzza di capra e la sporcizia persisteva sempre nonostante le continue pulizie della quindicenne, sembrava proprio che quel posto fosse destinato a restare lurido.

    Qualche studente entrava nel locale solo per ripararsi dalla pioggia ed Esp preparava delle bevande calde per riscaldarsi, mentre era intenda a pulire dei boccali dalle sporche vetrate vide avvicinare Achilles, lui non sapeva che Esp lavorasse in quel postaccio, si chinò per posare delle cose sotto al bancone quando lui affermò..*

    In un pomeriggio uggioso bisogna scaldarsi la gola.

    *Esp sorrise e saltò fuori da dietro il bancone.. *

    Buenos dias mi amor!



    *Si sporse dalla banconota e gli diede un bacio sulla fronte, era felice di vederlo e non si aspettava una sua visita.
    Quel giorno era vestita particolarmente sobria e aveva legato i capelli dato il brutto tempo opto per un vestiario adatto.*

    Io trovo che sia un pomeriggio fantastico..
    Cosa ti porto?


    *Chiese la ragazza guardandolo con ammirazione.*

    @Achilles_Davids, @Eirwen_Quinn,




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  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Insegnante Giornalista Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 353
        Eirwen_Quinn
    Grifondoro Insegnante Giornalista Certificato
       
       

    [DORMITORIO FEMMINILE - TORRE DI GRIFONDORO - ORE 17.00]

    *Ferma in piedi davanti allo specchio non riusciva a distogliere lo sguardo dal suo viso. La notte insonne aveva ulteriormente peggiorato le occhiaie scure che da due giorni spiccavano sul volto pallido. Ciò che davvero la infastidiva erano però gli occhi arrossati e gonfi, sciacquarsi il viso per tutto il giorno con acqua fredda aveva un po’ attenuato la cosa, ma una notte di silenziose lacrime a solcarle il viso non poteva essere cancellata. Avrebbe tanto voluto che la magia avesse una soluzione anche per quel problema, ma così non era. Non che non ci fosse soluzione, le sarebbe bastato usare del trucco e almeno un po’ il suo turbamento sarebbe stato meno evidente, ma non sarebbe stato da lei. Riusciva a convincersi ad usare il trucco solo nelle occasioni di festa, in quelle che richiedevano un bel vestito e delle scarpe con il tacco, sarebbe stato ridicolo indossare del make up in una giornata del genere.
    Il petto si gonfiò mentre sospirava pesantemente. Sapeva perchè si stava facendo tutti quei problemi, non stava uscendo per una tranquilla e rilassante passeggiata. Quando quel giorno aveva ricevuto il suo messaggio per pochi istanti era stata tentata dal non presentarsi all’appuntamento, ma sapeva bene che era solo la paura e la vergogna a parlare. Una notte di lacrime di certo non aveva risolto tutti i suoi problemi ma almeno le aveva schiarito le idee su quella faccenda. Voleva fare pace con lui, o forse era meglio dire che ne aveva dannatamente bisogno.
    Lasciò lo sguardo scorrere un’ultima volta sul suo corpo, era in ritardo e doveva smetterla di comportarsi come una vigliacca, non lo era mai stata e non avrebbe iniziato quel giorno. Gli anfibi di pelle nera, i jeans e la pesante felpa grigia di qualche taglia più grande erano l’abbigliamento necessario per avventurarsi fuori dal castello con quel tempo. Prese la giacca di pelle che aveva lasciato sul letto, spostò capelli castani sulla spalla destra, sollevò il cappuccio a coprirle la testa e indossò l’ultimo indumento prima di avviarsi verso il villaggio di Hogsmeade.*

    [TESTA DI PORCO - ORE 17.55]

    *Sapeva perfettamente di essere in ritardo, conosceva abbastanza il ragazzo da sapere che nel momento in cui si fosse fatta largo nel locale l’avrebbe già trovato seduto al solito tavolo. In verità le ci erano voluti pochi minuti per arrivare davanti al pub preferito dall’amico, aveva corso per evitare di bagnarsi troppo, cosa inutile visto che se ne stava da alcuni minuti ferma davanti alla porta di legno cercando di controllare il battito furioso del proprio cuore. Non sapeva se era la rabbia o la tristezza a prevalere, non si era mai sentita a disagio con lui e non sopportava di sentirsi così insicura in quel momento. Era liberatorio sapere che almeno una persona conosceva la vera Eirwen e voleva solo tornare a provare quella confortante sicurezza. Chiuse gli occhi un istante prima di allungare la mano sinistra e farsi largo nel lurido pub.
    La porta si era appena chiusa alle sue spalle e la nauseante puzza di capra la investì in pieno, arriciò il naso disgustata, le ci sarebbe voluto qualche minuto per abituarsi. Estrasse la mano destra, che stringeva la bacchetta, dalla tasca della felpa e con un veloce movimento di polso richiamò dell’aria calda per asciugarsi i vestiti zuppi. Non aveva intenzione di iniziare a tremare dal freddo come era successo venerdì, non voleva soprattutto che delle spiacevoli sensazioni fisiche la distraessero. Erano passati alcuni minuti da quando era entrata e per tutto quel tempo il suo sguardo era rimasto fisso a terra, nascosto dal cappuccio. Valutò la possibilità di lasciarlo sollevato, l’avrebbe aiutata a nascondere il viso sfatto e lo sguardo spento, ma se avesse voluto nascondersi se ne sarebbe rimasta rintanata nella sua stanza. Sollevò la mano sinistra fin sopra la testa e scostò la stoffa grigia.
    Non aveva bisogno di cercarlo con lo sguardo in giro per la sudicia stanza, si era seduta varie volte con lui in quel locale a chiacchierare e sapeva dove doveva dirigersi. Con le mani affondate nelle tasche frontali della felpa che le arrivava a metà coscia e il labbro inferiore stretto tra i denti, si avviò verso il suo tavolo preferito. Un angolo della bocca si sollevò verso l’alto quando si rese conto di non essersi sbagliata, una chioma rossa sostava in piedi accanto alla sedia che lui aveva occupato. Raddrizzò le spalle, sentiva che il viso si stava tingendo di rosso, il che avrebbe reso ancora più evidenti le sue occhiaie e aveva bisogno di tutta la sicurezza che riusciva a racimolare.*

    Achilles….perdonami per il ritardo. Ciao Esperanza.

    *Sentiva il cuore pulsarle forte nel collo e aveva quasi l’impressione che anche loro potessero sentirlo. La voce però era rimasta salda, nessun segno di cedimento e il tono volutamente neutro non dava alcun indizio su ciò che avrebbe detto dopo pochi istanti.*

    Direi che innanzitutto è il caso che io chieda scusa ad entrambi.
    Non vado fiera di...beh ecco diciamo del...MODO...in cui mi sono comportata venerdì. Ho lasciato che fosse la mia rabbia a guidare le mie azioni.


    *Mentre parlava non aveva mai distolto lo sguardo dagli occhi azzurro ghiaccio che avrebbe riconosciuto ovunque. Alla ragazza aveva gettato un’occhiata appena arrivata, quando salutandola le aveva rivolto un cenno educato con la testa, ma non poteva fingere che non fosse lui e il loro rapporto la sua priorità in quel momento.
    Le scuse erano comunque rivolte ad entrambi, si era resa conto in quella lunga notte davanti al camino, acciambellata sulla poltrona rossa, che lo spettacolino che aveva dato venerdì non era assolutamente da lei e se ne vergognava profondamente. Le gote rosse erano un chiaro segno del suo disagio, come il tono dispiaciuto con cui aveva pronunciato le parole lo era della sua sincerità.
    Non era tuttavia una bugiarda e nel suo discorso aveva marcato bene, con un cambio di intonazione, la parola “modo”, sperava che il messaggio fosse chiaro: non si stava scusando per ciò che aveva detto o per ciò che aveva provato, ma per come aveva gestito la situazione si. Non era una bugiarda e non aveva alcuna intenzione di mentire fingendosi dispiaciuta per il contenuto delle sue parole.
    Non sollevò il suo sguardo da quello del ragazzo, in fondo non le importava sapere se la Tassorosso l’aveva perdonata. Si era scusata perchè era la cosa giusta da fare, si era scusata perchè avrebbe potuto reagire in mille modi diversi e tra tutti quelli aveva scelto il più sbagliato, si era scusata perchè non era cattiva ma quel giorno si era comportata come tale, ma ancora più di tutto questo a pesarle era la sensazione di avere deluso un amico, mettendolo in difficoltà con il suo comportamento. Abbassò gli occhi verdi sul tavolo solo quando sentì le lacrime affacciarsi in essi, non credeva di essere stata abbastanza veloce da nascondergli quella reazione, ma non le importava.*

    Posso sedermi?

    *Chiese quando si sentì abbastanza sicura per parlare di nuovo. Con un cenno della testa indicò la sedia accanto a quella del ragazzo, in un altro momento si sarebbe seduta davanti a lui, ma era consapevole che quel giorno sarebbe stato più facile averlo accanto, questo le avrebbe dato la possibilità di distogliere lo sguardo più facilmente.*

    @Achilles_Davids, @Esperanza_Fuentes,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde Barista 3MDS

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 803
       
       

    * Achilles fece appena in tempo ad entrare che venne subito raggiunto dalla barista, una persona a lui ben conosciuta, la rossa Tassetta Esperanza. Si salutarono con calore, erano contenti di incontrarsi anche in quel pub con la fama tanto equivoca e che al ragazzo piaceva parecchio. *

    Buenas dias hermosa chica.

    * Le rispose il ragazzo, pregando di non aver compiuto errori, vista la sua conoscenza piuttosto lacunosa dello spagnolo. La giovane Tassorosso si dimostrò molto legata al proprio ruolo, comportandosi da perfetta barista, dopo aver accolto l'avventore gli chiese cosa desiderasse bere e lui prese tempo, rivelandole al tempo stesso il motivo di quella sua visita inattesa. *

    Penso avrò bisogno di un Whisky, o comunque di qualcosa di bello forte, cara mia. Ma preferirei aspettare a ordinare se non ti dispiace... Vedi, oggi ho invitato qui Eirwen. Dopo quello che è successo l'altro giorno abbiamo bisogno di chiarire.

    * La giovane Grifondoro non si fece attendere molto e pochi minuti dopo entrò, avvicinandosi a loro. Si presentò tradendo solo qualche emozione ed esordì subito con il botto, arrivando subito a toccare il tema di quella serata, ossia la discussione avvenuta sulla Torre dell'Orologio. Spiazzò subito il ragazzo scusandosi immediatamente. Achilles scosse la testa, tradendo un certo nervosismo. *

    Da parte mia hai poco di cui scusarti. Non mi sono comportato bene, mi sono fatto guidare dalla paura e non dalla logica. Ma voglio provare a farmi perdonare, a risarcire l'errore.

    * Osservò le due ragazze, mentre la tensione si faceva così palpabile che avrebbe potuto comodamente estrarre il coltellino dalla tasca e tagliarla a fettine. La Grifa, ora visibilmente emozionata, chiese se poteva sedersi e lui annuì con decisione. Non sarebbe stato semplice, ma dovevano chiarire. Non voleva perdere una persona così intima a lui senza lottare. *

    Certo, ti ho invitata apposta. Speravo saresti venuto e sinceramente ne ero abbastanza sicuro. Non sei una che si tira indietro tu.



    @Eirwen_Quinn, @Esperanza_Fuentes,




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  • Esperanza_Fuentes

    Tassorosso Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 5
    Galeoni: 749
       
       

    *Esperanza era così felice di vederlo che non si chiese neppure il motivo della sua visita, lui ricambiò il saluto nella lingua della pel di carota, era bello scambiare qualche parola in spagnolo in tutta Hogwarts non aveva ancora conosciuto nessuno dalle origini ispaniche apparte la sua sorellina ma lei conosceva a mala pena lo spagnolo visto che era nata a Londra.
    Il motivo della visita inaspettata venne spiegato poco dopo quando la barista le chiese cosa volesse ordinare.*

    Penso avrò bisogno di un Whisky, o comunque di qualcosa di bello forte, cara mia. Ma preferirei aspettare a ordinare se non ti dispiace... Vedi, oggi ho invitato qui Eirwen. Dopo quello che è successo l'altro giorno abbiamo bisogno di chiarire.

    *Un segno di disapprovazione si disegnò sul volto di Esperanza, voleva scusarsi con la Grifondoro ma non credeva che l'incontro sarebbe stato così imminente. Fece un sorrisetto forzato al ragazzo e guardandolo negli occhi gli disse..*

    Tu mi odi vero? Si si.. Devi per forza odiarmi sennò non ti sarebbe passato nemmeno per la mente di farmi avere una conversazione civile con quella ragazza. Credo che ho bisogno io di un whisky adesso.

    *Prese uno dei bicchierini dalla credenza e lo riempì fino all'orlo di acqua viola visto che non poteva assumere alcolici sul posto di lavoro,per poi mandarlo giù tutto d'un fiato.
    Non provava più la rabbia di quella sera, c'erano andate tutte e due pesanti ma non era affatto pentita di avergli risposto a tono.
    Non mancò molto che Eirwen varcò la porta del locale cominciando a scusarsi con tutti e due, Esp sapeva benissimo che non gli importava scusarsi con la Tassorosso ma con Achilles però accettò le scuse ugualmente.*

    Ciao Eirwen, non c'è bisogno di scusarsi, ci siamo andate giù pensante entrambe, ma è passato tranquilla.

    *Pronunciò quella frase quasi a denti stretti, poi si girò e versò del wisky a lui e un acqua viola a lei e li porse ai due. *

    Questi li offro io.. Vi lascio da soli.. Ho dei clienti da servire, se desiderate altro chiamate.. Hasta luego..

    *Prese il vassoio e si diresse verso dei clienti molto impazienti di ordinare. Aveva fatto le sue scuse erano più che sufficienti ma creare un dialogo con la Grifondoro le sembrava quasi impossibile. *

    @Achilles_Davids, @Eirwen_Quinn,




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  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Insegnante Giornalista Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 353
        Eirwen_Quinn
    Grifondoro Insegnante Giornalista Certificato
       
       

    *Quell’angolo del locale lurido e maleodorante era circondato da un’aria pesante, la causa era ovviamente il terzetto di studenti di Hogwarts evidentemente a disagio. L’ultima arrivata se ne stava ancora in piedi, le mani come sempre sprofondate nella tasca frontale dell’ampia felpa grigia nel tentativo di nascondere il proprio nervosismo. Comportamento alquanto sciocco da parte sua, quando le occhiaie e gli occhi cupi urlavano a chiunque in quel locale che non stava attraversando uno dei suoi momenti migliori.
    Se non altro, dopo due giorni a rodersi il fegato, ciò che aveva appena fatto aveva leggermente diminuito il suo senso di colpa. Scusarsi, come aveva immaginato, era la cosa giusta da fare, la vocina che nella sua testa le ripeteva da giorni di essere stata davvero cattiva si era zittita. Il battito furioso del suo cuore rallentò solamente quando sentì il ragazzo parlare, per tutto il tempo aveva avuto paura che lui potesse essere arrabbiato con lei, ma quelle parole le diedero almeno la speranza di poter ricucire il rapporto. Fu a quel punto che sentì le lacrime affacciarsi, gli occhi verdi, ancora privi della consueta luce, si velarono e nel vano tentativo di nascondere quella reazione abbassò lo sguardo sul tavolo.*

    ”Se continui così diventerai una frignona Quinn…”

    *Mentre dentro di sé si rimproverava nel tentativo di recuperare un po’ di contegno, un angolo della sua mente era concentrato sulle parole della Tassorosso. Poteva anche non essere particolarmente in forma, ma non le sfuggì la differenza tra il tono di voce che aveva usato lei e quello dell’altra. Senza dubbio non era interessata a stringere un qualche tipo di rapporto con lei, ma le sue parole erano state sincere, così come il tono dispiaciuto della voce. Lo stesso non si poteva dire per la più grande delle due: a tradirla era stato il tono della voce, un po’ troppo forzato per apparire sincero e per convincerla che davvero fosse tutto passato.
    L’unica persona che le interessasse in quel locale e probabilmente in tutta Hogwarts era però il ragazzo, quindi ignorò le parole che aveva appena sentito e decise di chiedere il permesso per sedersi. Girò attorno alla rossa per raggiungere la sedia accanto a quella già occupata, mentre l’altra offriva ai due dei bicchierini pieni di liquido. Nel suo, a giudicare dall’odore c’era dell’acqua viola, bevanda poco apprezzata dalla giovane, ma non avrebbe mai rifiutato quanto la ragazza le stava offrendo, anche se non era sicura che il gesto fosse stato fatto con gentilezza.*

    Grazie.

    *Le rispose, sollevando il bicchierino nella sua direzione, prima di posarlo nuovamente sul tavolo. La guardò allontanarsi per continuare a svolgere il suo lavoro e un lieve sorriso si affacciò sul suo volto, sollevandole l’angolo destro della bocca.*

    È una mia impressione o il suo tono era un po’ troppo forzato per apparire sincero?

    *Non che le importasse continuare a parlare della ragazza, ma quelle erano le uniche parole che la sua mente stanca era stata in grado di produrre per rompere il ghiaccio. Non si trovavano a parlare da soli da mesi. L’ultima volta, quasi tre mesi prima, si trovavano esattamente nello stesso punto, ma c’era un mondo di differenza tra le due situazioni. Avrebbe fatto qualunque cosa pur di ritrovarsi a condividere un momento con lui privo di tensioni, voleva tornare a sedersi di fronte a lui e non accanto nel tentativo di nascondergli lo sguardo, ma soprattutto, nonostante non si sentisse a suo agio con il contatto fisico, sarebbe stata felice di vederlo avvicinarsi per stringerle una mano o abbracciarla, come era solito fare. Per la prima volta si ritrovò a desiderare di arrossire per l’imbarazzo, sarebbe stato il segno che tutto era come sempre e che gli ultimi due mesi erano solo frutto della sua mente.*

    Prima hai detto che ho poco di cui scusarmi, ma non credo sia vero. Con il mio comportamento dell’altra giorno ti ho messo in difficoltà, non mi sono comportata da buona amica.
    Si, avevo tutte le ragioni per provare certi sentimenti, ma non posso fare a meno di sentirmi delusa per come mi sono comportata, per non aver gestito al meglio la situazione.


    *Disse torturando nervosamente il bicchierino ancora pieno di liquido, mentre lo sguardo restava incollato sulle sue mani che tremavano un poco. Il tono di voce era basso e serio, quasi titubante. Aveva capito che Achilles era felice del fatto che si fosse presentata, ma non sapere a cosa quella conversazione avrebbe portato non l’aiutava a calmarsi.*

    @Achilles_Davids, @Esperanza_Fuentes,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde Barista 3MDS

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 803
       
       

    * Achilles si trovò in bilico, rischiando nuovamente di trovarsi in una guerra tutti contro tutti. Le due ragazze non erano mai andate molto d'accordo ed Esperanza non pareva affatto entusiasta di vedere l'altra. Il ragazzo sospirò e la guardo con tranquillità. Il ragazzo era stato sempre piuttosto cerebrale e la scelta del luogo non era casuale, sperava che trovassero la pace o quanto meno che si raffreddasse la guerra. Gli scappò un sorrisetto storto, guardando la piccola furia rossa. *

    Non ho nessuna intenzione bellicosa. Solo mi piacerebbe che due delle persone a cui sono più legato non si maledicessero a vicenda...

    * Arrivò Eirwen e per fortuna la pentola a pressione non esplose del tutto. Le scuse tra le due arrivarono, unite anche a un'offerta di Acquaviola, ma pareva tutto piuttosto rigido. Era evidente che tra le due la tensione fosse tutto meno che svanita e venne anche sottolineata dalla Grifondoro. Achilles annuì, il suo proposito era stato non proprio un fallimento totale, ma di sicuro neppure un successo. Decise che, per il momento, poteva bastare che, quanto meno, evitassero una guerra diretta. *

    Mi sa che non riuscirò mai a farvi sopportare. Ma forse ce la posso fare a evitare di farvi maledire a vicenda?

    * La Grifa parve appena leggermente meno emozionata e tesa rispetto al suo arrivo e Achilles cercò di non aggiungerne altra. Accettò le sue nuove scuse, ma era ben intenzionato a farla sentire a suo agio, o quanto meno toglierla dalle spine. *

    Io avrei fafto lo stesso, non ci pensare. E scusami per l'impazienza, ma voglio andare subito al punto. Carte in tavola, niente più omissioni ok? Ho provato a sparire per difenderti ed ecco cos'è successo. Non voglio ripetere l'errore. Ci tengo a te, davvero.

    * Si morse il labbro, chiedendosi fin dove doveva spingersi a confessarle la situazione. Per quanto ci avesse riflettuto ancora e ancora, non era mai riuscito a trovare una quadra e decidersi, fin dove arrivare? Non voleva metterla a rischio, ma al tempo stesso meritava di sapere. Sospirò e decise che sarebbe andato a braccio, confidando nel proprio istinto. *

    @Esperanza_Fuentes, @Eirwen_Quinn,


  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Insegnante Giornalista Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 353
        Eirwen_Quinn
    Grifondoro Insegnante Giornalista Certificato
       
       

    *La sedia sporca e scomoda su cui stava seduta, il tavolo appiccicoso su cui, suo malgrado, teneva posate le braccia, l’odore persistente di capra...tutto in quel locale le faceva venire voglia di scappare e tornarsene al sicuro nella propria Sala Comune. Nonostante tutto però si accomodò al tavolo e nel vano tentativo di alleggerire la tensione, almeno la sua visto che non riusciva a capire cosa provasse il ragazzo, pensò che una frase ironica potesse essere una buona idea. Non avrebbe potuto sbagliarsi più di così.
    Fu proprio la risposta del ragazzo, a quella che pensava una frase innocente, a convincerla quasi ad andarsene. Strinse i denti così forte che i molari le dolevano, mentre la sua parte testarda interveniva ricordandole perché era lì. Il sorriso ironico, che fino a pochi secondi prima aveva fatto tendere le sue labbra, si trasformò subito in uno ben più amaro. I pensieri affollavano la sua mente, mentre un principio di mal di testa iniziava a farsi sentire all’altezza del ponte nasale, che strinse con la mano destra.
    Non riusciva nemmeno a capire cosa la infastidisse di più. Forse si trattava del fatto che per la prima volta aveva rivolto alla rossa una frecciatina pungente in sua presenza, eppure già passava per quella che malediceva le persone a caso; anziché scusarsi poco prima avrebbe dovuto fare i complimenti all’altra e chiederle di insegnarle a recitare la parte della vittima che tanto le riusciva bene. O forse più di tutto ad infastidirla era il fatto che mentre lei era stata male per mesi per la sua lontananza, lui aveva trovato il tempo e la voglia per legarsi così tanto ad una persona da preoccuparsi, come prima cosa, di farle andare d’accordo.
    Scrollò le spalle come se quell’argomento non le importasse. Non solo non aveva intenzione di continuare a parlare dell’altra, non era lei il punto focale dei problemi tra i due, ma non aveva nemmeno intenzione di fare promesse che non avrebbe mantenuto. Fare dell’ironia sulle manie di protagonismo della Tassorosso non era certamente una colpa, pensava che lui la conoscesse abbastanza bene da sapere che se dalla sua bocca uscivano parole leggermente più pungenti era sempre per un buon motivo e andarsene in giro nuda o a piedi scalzi in inverno e con la neve lo era senza dubbio.
    Si sforzò di riprendere il controllo prima di aprire bocca nuovamente. Ora che erano rimasti soli le premeva fargli capire perchè si stesse scusando con lui. Aveva già intuito che non fosse arrabbiato con lei, ma la frase che aveva pronunciato qualche istante prima l’aveva fatta sentire un po’ una stronza e voleva assicurarsi che non fosse ciò che pensava di lei.
    Mentre torturava con mani tremanti il bicchierino ancora pieno di Acquaviola ascoltava con attenzione le parole del ragazzo, per la prima volta le sembrò di percepire dell’incertezza nella sua voce e non potè fare a meno di chiedersi a cosa fosse dovuta.
    Si prese del tempo per riflettere, ma più si rigirava le sue parole nella testa più le ultime quattro che aveva pronunciato diventavano un peso. Fu a quel punto che capì davvero quanto si sentiva ferita e che se non avesse tirato fuori le parole che sentiva premere sulle sue labbra avrebbe continuato a soffrire.*

    Carte in tavola? Ok…
    Allora comincia con spiegarmi come siamo passati da stare seduti a questo tavolo con tu che mi stringi una mano dicendomi che a tempo debito mi avresti spiegato tutto, a ignorarci per mesi a scuola. Perchè io proprio non lo capisco.


    *Mentre parlava lo guardava dritto in faccia, non voleva nascondere ulteriormente quanto si sentisse ferita. Non avrebbe portato a niente. Occhi negli occhi, gli lasciò vedere il dolore che appannava le sue iridi verdi.*

    Pensavo mi conoscessi abbastanza ormai da sapere che mi sarebbero bastate anche solo due parole, anche scritte su una pergamena, per dirmi che eri preoccupato per la mia sicurezza. Potrò anche averti dimostrato che non sono una che si tira indietro, ma pensavo anche che avessi capito che so quando fermarmi e che metto la sicurezza delle persone cui tengo e di me stessa prima di tutto.

    *Come spesso accadeva alle persone tendenzialmente pacate come lei, nel momento in cui si dava la possibilità di tirar fuori ciò che pensava diventava inarrestabile. Era convinta di aver finito di parlare, ma quando le parole successive uscirono dalla sua bocca anche lei ne rimase stupita. Ma non se ne pentì.*

    E infine per favore spiegami perchè se sta accadendo davvero qualcosa di così grave io devo essere ignorata, ma ti è sembrata una buona idea trovarti una ragazza. Perchè ti assicuro che le uniche motivazioni che vengono in mente a me non fanno altro che ferirmi di più.

    *Per tutto il tempo la sua voce era rimasta salda e neutra, i suoi occhi lasciavano capire chiaramente come si sentisse. Non aveva bisogno di usare toni di voce particolari per mostrare quanto si sentisse ferita. Si era solo concentrata sul fargli arrivare chiaramente le sue parole e sul mantenere la voce bassa, in modo che nessun altro potesse sentire, in un locale del genere non sapevi mai chi potevi avere intorno.
    Sostenne il suo sguardo ancora per qualche istante prima di riabassarlo sul tavolo. Si sentiva spossata e doveva ammettere che c’era dell’ironia in tutto quello. Proprio quando si era decisa a condividere con qualcuno parte della propria storia e ad accennare ai problemi che si portava dietro, quella stessa persona l’aveva fatta sentire sacrificabile. Con amarezza pensò che forse avrebbe fatto meglio a continuare a tenersi per sé quelle cose, ma quello non lo disse ad alta voce.*

    @Achilles_Davids,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde Barista 3MDS

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 803
       
       

    * Tutto il mondo si restrinse a un tavolo coperto di graffi e screpolature, a due sedie rigide e a un pungente odore di capra. Era sempre stato bravo a tenere a bada le emozioni e a domare le parole, per raggiungere i suoi fini, ma quella sera non si sentiva minimamente abile. Era troppo teso, troppo emotivamente coinvolto. Arrivò quasi a farfugliare, era come se il collegamento tra la sua mente e la sua bocca si fosse interrotto, non riusciva ad esprimere quello che gli passava per la testa, non sapeva nemmeno lui se il problema fosse il percorso oppure la partenza. Se il problema fosse di comunicazione, riuscire ad esprimersi, a incidere su tela un disegno che aveva in mente. In tal caso sarebbe bastato poter proiettare da dentro, a cuore e mente aperti. Ma forse non era tutto lì, forse c'era dell'altro. Forse il problema era più ampio, e nemmeno lui sapeva bene cosa provasse, quali fossero le motivazioni per quella scelta scellerata di sparire, di isolarsi. La paura distorce la realtà, e lui di paura ne aveva provata molta, per quanto detestasse ammetterlo. Paura di perdere i suoi cari, di aver scoperchiato qualcosa di più grande di lui. Forse anche paura di dimostrarsi fallace, debole, insicuro. Paura di commettere errori e apparire codardo, vile. Una paura del genere era nuova per lui, sempre pronto a lanciarsi in una sfida, quella volta aveva sperimentato il panico più puro. Era sempre stato abituato ad avere il nemico di fronte, ben chiaro per quanto potesse essere minaccioso e spaventoso. Ma quella volta il nemico era infido, ben celato e lui non sapeva da dove aspettarsi la coltellata. Avere un esercito di fronte ovviamente generava paura, ma anche adrenalina, quella sorta di bellicosa euforia che spingeva a lanciarsi contro il nemico. Ma essere ciechi, persi nella nebbia, provocava il terrore dell'ignoto. La stessa radice che porta ad avere paura del buio, dello straniero, del diverso. E lui si era sopravvalutato, decisamente. Si credeva in grado di affrontare tutto e invece si era sciolto come neve al sole, era precipitato come una mongolfiera bucata, schiantandosi al suolo. La parte peggiore però era che i suoi errori avevano ritorsioni anche sui suoi affetti, su chi aveva voluto preservare dalle oscure ombre, e aveva invece ferito. Non aveva giustificazioni che reggessero e lo sapeva. Ma non voleva arrendersi, per quanto avesse dimostrato il contrario, in realtà era estremamente legato alla Grifondoro e non si sarebbe rassegnato a perderla così, senza provare se non a difendersi, almeno a spiegarle perchè avesse sbagliato così. *

    Ho avuto paura, ho avuto paura che tu ti rifiutassi di lasciarmi in pericolo per metterti al sicuro. Conosco la tua caparbietà, il tuo cuore grande. Temevo non mi lasciassi solo. E soprattutto temevo di non farcela, di cedere e appoggiarmi a te sapendoti vicina. Sono più vile di quel che credessi a quanto pare.

    * L'amarezza nel suo volto e l'incapacità di reggere il suo sguardo parlavano più della sua lingua. Si concentrò e con grande sforzo riuscì finalmente a guardarla fissa. Quel senso di colpevolezza gli rendeva difficile reggere il suo sguardo. *

    Non era una cosa preventivata. Sono esploso, dopo mesi ad accumulare tensioni e ansie sono esploso. Come un idiota...

    * Sapeva che era una giustificazione alquanto misera e che rischiava che la furia della Grifa fosse solo all'inizio. Ma non voleva mentirle, fingendo di aver avuto nobili motivazioni, o quanto meno di efficaci. Aveva agito da idiota e lei meritava di saperlo, non voleva ferirla ulteriormente. Già così sentiva di aver sbagliato troppo. *

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  • Eirwen_Quinn

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        Eirwen_Quinn
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    *Vuoto. Solo il vuoto riempiva la sua mente in quel momento. Niente parole, niente pensieri, niente domande. Dopo settimane, mesi, a rigirarsi quelle parole nella mente era riuscita a tirarle fuori. Aveva aspettato quel momento, voleva un confronto, per quanto spaventata da ciò che sarebbe accaduto. Nella sua mente spesso le immagini di quanto sarebbe potuto accadere prendevano forma e solo una era la costante in tutti i possibili scenari: il suo sollievo. Infantile pensare che dare voce ai propri dubbi, alle proprie domande, potesse essere un sollievo.
    Il vuoto non si trovava solo nella sua testa in quel momento, ma aveva riempito ogni angolino dentro di lei. Non c’erano emozioni, o almeno non quelle positive che pensava di provare, come sempre solo le ferite erano pronte a urlare. Strinse gli occhi, con lo sguardo basso sul tavolo. L’infantile speranza che dar voce ai propri dolori bastasse per farli passare si era infranto, finalmente. Il vuoto venne riempito da immagini, tasselli degli ultimi dieci mesi della sua vita uno dopo l’altro richiamarono prepotentemente la sua attenzione. E finalmente lo capì: il problema non si riduceva solo all’amicizia che quel giorno voleva salvare.
    Come aveva potuto pensare che esprimere ciò che le passava per la testa fosse sufficiente? Che raccogliere dei diari equivalesse ad avere delle risposte? Non si era resa conto che niente di ciò che aveva fatto equivaleva a portare avanti quella “missione”, in verità era sempre rimasta ferma, semplicemente in attesa di una risposta, lasciando che la frustrazione si accumulasse. Frustrazione che infine aveva riversato sull’unico rapporto vero che era riuscita a costruire, sull’unica persona di cui si era fidata tanto da rivelare qualcosa.
    Così com’era venuta, rapidamente la rabbia che ancora le stringeva il cuore sparì. Le ferite e il dolore, quelli rimasero, dopotutto non aveva fatto tutto quel casino da sola, ma per la prima volta da quando aveva messo piede in quel locale si sentì fiduciosa. Aveva bisogno di capire e ancora tanta voglia di prenderlo a schiaffi per il suo stupido comportamento, ma a quella storia aveva aggiunto un fardello che poco vi aveva a che fare ed era giusto lasciarlo andare.
    Non aveva idea di quanto tempo fosse passato, forse secondi o forse minuti con gli occhi stretti, concentrata in una battaglia con se stessa. Non si era dimenticata della presenza accanto a lei, non avrebbe potuto, ma solo dopo essersi schiarita iniziò a percepire le emozioni che provenivano dal corpo del ragazzo. Tensione, paura e dispiacere saturavano la bolla in cui si erano rinchiusi da quando si era accomodata. Quella consapevolezza segnò una svolta in quell’incontro, almeno per lei. In quel momento non se ne rese conto, troppo immersa in quanto stava vivendo per prendere coscienza di quanto quell’istante fosse stato fondamentale per quanto sarebbe accaduto dopo. Fu quella consapevolezza, il rendersi conto che anche lui era emozionato, capire che ci teneva a quell’incontro quanto lei che iniziò a rimarginare la ferita. Il dolore che da settimane le appannava lo sguardo si allontanò e le sembrò quasi di riuscire a vederlo di nuovo, a vedere lui, il ragazzo che l’aveva accompagnata nella foresta quella notte. Era come se uno squarcio si fosse aperto nel velo che li separava.
    Fissò lo sguardo sul suo volto, osservando per la prima volta i segni di tensione che prima non aveva notato. Gli occhi azzurri erano cupi, i lineamente del viso contratti dall’amarezza, ma non fu quello ad aiutare il dolore ad abbandonarla un altro po’. Ricordava con esattezza ogni momento trascorso insieme, a partire dal primo e c’era una cosa che aveva sempre ammirato di lui: era consapevole di ciò che era e non se ne vergognava, si faceva largo nel mondo a testa alta, sempre. Quella era la prima volta che lo vedeva incapace di sostenere il suo sguardo, fu quel segno di debolezza a risvegliare l’affetto che provava nei suoi confronti. Un senso di calore si fece largo dentro di lei, niente a che vedere con quello provato a causa della rabbia, mentre quest’ultimo lasciava tutto distrutto dietro di sé quello che provava in quel momento la faceva sentire viva. Le preoccupazione, la paura, la tensione non aveva abbandonato totalmente il suo corpo, ma finalmente i lineamenti del suo viso si distesero.
    Ascoltò attentamente le sue parole, lasciò che si facessero largo dentro di lei portando avanti la rimarginazione delle sue ferite. Lo sapeva, sapeva che ci sarebbe voluto molto di più di una conversazione per tornare ad essere quelli di prima, ma era anche consapevole che quello era il primo importante passo.
    Strinse le mani forte tra loro quando lo strano impulso di un contatto fisico si fece sentire, a svegliarlo era stato il suo ammettere le proprie debolezze ad alta voce. Mai avrebbe immaginato di sentire tali parole uscire dalla sua bocca, sempre controllato sempre padrone di se stesso, ammettere che aveva avuto paura di affidarsi a lei, alla loro amicizia, doveva essergli costato un grande sforzo. Fu quella consapevolezza a spingerla ad agire, il silenzio riempiva lo spazio tra loro ormai da qualche secondo e lo sostituì con un gesto per lei inusuale. Come se stesse guardando il corpo di un estraneo, osservò la propria mano candida allungarsi fino a raggiungere quella del giovane. L’afferrò saldamente, cercando di trasmettergli con un gesto ciò che poi avrebbe provato a ribadire a parole. Non riempì quel momento di parole, lui la conosceva e non aveva dubbi che avrebbe capito il suo gesto. Lui sicuramente sapeva quanto sforzo le era costato cercare quel contatto, quanto la imbarazzassero certi gesti e il contatto fisico. Anche non l’avesse saputo le gote a quel punto colorate avrebbero confermato il suo disagio, la sua difficoltà. Osservò per qualche istante le loro mani unite, stupendosi una volta di più di quanta differenza ci fosse tra le due; la sua, piccola e pallida, avrebbe potuto essere racchiusa completamente da quella ben più grande di lui.*

    Sei un idiota.

    *Disse seria, mentre la sua mano si stringeva più forte su quella di lui, solo per qualche istante. Cercò il suo sguardo per permettergli di vedere il sorriso che, finalmente, sollevò le sue labbra verso l’alto. Aveva detto quelle parole seriamente ma in modo affettuoso e voleva fosse chiaro.
    Lasciò che un altro lungo silenzio seguisse quelle parole e il suo gesto. Non aveva fretta, ciò che stava accadendo a quel tavolo era importante, si sarebbe quasi azzardata a dire che era fondamentale per lei e non voleva affrettare i tempi. In genere le persone preferivano riempire di parole vuote o di gesti eclatanti i silenzi, lei no. Uno sguardo, un contatto visivo, o fisico che fosse, a volte sapevano dire molto di più che mille parole. L’imbarazzo ancora non l’aveva abbandonata, anzi più le loro mani si toccavano più esso diventava evidente sulle sue gote, ma non si sarebbe tirata indietro. Era convinta che ne avessero bisogno entrambi.*

    Sai...c’è un’enorme differenza tra lasciarti solo e mantenere le distanze per il tuo bene.

    *Lo guardò dritto negli occhi, voleva che quanto stava per dire gli entrasse bene in testa. Non avrebbe retto di nuovo una situazione del genere, ma soprattutto non voleva che lui facesse di nuovo qualcosa del genere a se stesso. Non aveva ferito solo lei con quel comportamento, ma era talmente concentrato su tenere al sicuro lei che non se ne era nemmeno reso conto. Aveva ferito anche se stesso e forse questo le era ancora più difficile da mandare giù.*

    Puoi stare certo che non ti avrei lasciato solo, ma è altrettanto sicuro che avrei fatto tutto ciò che è in mio potere per far stare entrambi al sicuro.

    *Lentamente allontanò la mano dalla sua e scostò i capelli che le erano scivolati davanti al volto. Non sapeva come proseguire, come tirare fuori ciò che avrebbe voluto dirgli. Si prese un momento ancora per trovare le parole giuste.*

    Cosa dovrebbe esserci di male ad appoggiarsi ad un’amica in un momento difficile?
    Hai ferito te stesso quanto hai ferito me Achilles, ma questo non ti rende un vigliacco, solo una persona spaventata e troppo abituata a contare solo su se stessa.


    *Sperava che le sue parole arrivassero davvero a segno. Non sapeva come sarebbero andate le cose tra loro da lì in avanti, ma se quel giorno fosse uscita dal locale sapendo di avergli fatto capire che non doveva per forza stare sempre solo, per lei sarebbe stato un successo. Distolse lo sguardo in attesa di una sua parola, lasciando che i capelli scivolassero a nasconderle un po’ il volto. Non sopportava più di sentire le gote calde e voleva recuperare un po’ il controllo.*

    @Achilles_Davids,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde Barista 3MDS

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    *La tensione restava tangibile, una nuvola densa e corposa tra i due ragazzi, ma vi era una luce. Come un faro in mezzo a un mare in burrasca, in grado di promettere ai navigatori la possibilità di approdare a un porto sicuro, in alternativa a una conclusione triste, nell'oscuro dei fondali tenebrosi. I due ragazzi in fondo si volevano bene e questo spinse la giovane ad accantonare la rabbia e quanto meno a provare a dare un proseguo alla loro amicizia. Addirittura per trasmettergli calore gli strinse la mano, evento alquanto raro visto lo scarso feeling che aveva la Grifetta con il contatto fisico. Quella stretta di mano valse più di mille parole e placò un po' il giovane, che incassò senza commentare il sentirsi dare dell'idiota. Avrebbe mentito qualora avesse ribattuto che non era vero, in fin dei conti la pensava come lei. Era stato un idiota, inutile negarlo. Ma voleva recuperare, non tutto era perduto, lo sentiva. Ed era pronto ad ammettere gli errori, chinare il capo e rimettersi sotto per passare oltre e superarli. La giovane Grifetta si dimostrò ancora una volta fortemente intelligente e dotata di un cuore grande, passò dalla rabbia, al fargli notare come avesse sbagliato, per poi preoccuparsi del giovane, ricordandogli come al Castello avesse ora amici, gente che gli voleva bene, su cui poteva davvero contare. Non era più il bambino solitario che cercava nei libri informazioni su Hogwarts, sulle Pozioni, sulla Trasfigurazione. Aveva ragione, avrebbe potuto, forse dovuto, appoggiarsi a lei, far affidamento sulla giovane. Non aveva mai dubitato sulla sua correttezza, nè tanto meno sulla sua forza e intelligenza. Ma non era abituato a confidare in qualcun altro in questo modo, avrebbe dovuto cambiare il suo modo di pensare e affrontare i problemi. Con il suo atteggiamento sbagliato aveva rischiato di allontanare una delle persone che gli stavano maggiormente a cuore, e non se lo sarebbe potuto perdonare. Ma per fortuna non tutto era perduto e le premesse per ricostruire c'erano. *

    Direi che hai ragione... Mi hai capito, forse meglio di quanto abbia fatto io stesso. Ho bisogno di abituarmi, capire che posso fare affidamento su di te, non sono più solo. E non voglio tornarlo, è bello sapere che ci sei, bellissimo.

    * Si mordicchiò il labbro, tradendo un nervosismo che non era ancora andato via del tutto nonostante la distensione che era in atto. Tornò a emergere in lui quel lato protettivo che non si era mai sopito e aveva sentito sempre dentro, come una voce che non si può zittire mai. *

    E tu, Eirwen, che mi racconti? Come sono andati questi mesi?

    * Iniziò a massaggiarsi il mento, per poi sfogare il nervoso tirandosi la barba incolta, come se volesse strapparssela via pelo a pelo. *


    @Eirwen_Quinn,


  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Insegnante Giornalista Certificato

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        Eirwen_Quinn
    Grifondoro Insegnante Giornalista Certificato
       
       

    *Non sopportava quella sensazione. Il tempo quel giorno era particolarmente brutto e il freddo era riuscito a penetrare i numerosi strati che aveva indossato. Nonostante si trovasse in quel locale ormai da parecchio il suo corpo non aveva ancora raggiunto una buona temperatura, dopo tutto chi si avventurava alla Testa di Porco non lo faceva certo per l’atmosfera calda. In quel momento però una parte del suo corpo era bollente, o almeno così la percepiva lei. Non aveva bisogno di uno specchio per sapere che il rossore, che da qualche minuto le aveva colorato le gote, era ancora lì e creava un contrasto spiacevole con le mani invece fredde.
    Non aveva mai distolto lo sguardo dal tavolo, da quando alcuni istanti prima aveva smesso di parlare. Il gesto che poco prima le era sembrato così naturale, così giusto in quel momento le pesava addosso. Prima o poi avrebbe dovuto smetterla di vergognarsi di avvicinarsi alle persone fisicamente, ma sembrava proprio che quel momento non fosse ancora arrivato. Come sempre le accadeva quando provava quel tipo di emozione una serie infinita di dubbi e domande iniziò a riempirle la testa. In quel momento però esse sembravano più rumorose e difficili da mettere a tacere del solito, alimentate dalla sensazione di essersi lasciata andare ad un gesto per lei inusuale per nulla. La verità era che dei due ragazzi a quel tavolo non era certamente lei la più propensa a dimostrazioni fisiche di affetto, prima di quel giorno le era capitato in svariate occasioni di arrossire a causa del giovane accanto a lei. Quel giorno tuttavia, nonostante l’altro avesse accolto la mano ben più piccola nella sua, nessun gesto, neppure una stretta, le aveva fatto intuire che quel gesto fosse apprezzato. La parte razionale dentro di lei le continuava a ripetere che quel giorno erano entrambi fuori fase e che doveva smetterla di vergognarsi di un gesto spontaneo, ma come sempre in momenti simili non era brava a lasciar prevalere quella parte.*

    ”Dacci un taglio Quinn…”

    *Era l’ennesimo monito che si rivolgeva e che, come tutti gli altri, sarebbe andato perso in mezzo al disagio e alla sensazione di aver esagerato.
    Solo la voce del ragazzo riuscì a riportare all’ordine la mente sovraccarica della ragazza. Le parole e i gesti del ragazzo tradivano ancora un certo nervosismo, Eirwen incrociò le braccia al petto in una presa salda, non voleva rischiare di lasciarsi andare ad altri gesti affettuosi. Doveva già fare i conti con l'indesiderata e sciocca sensazione di rifiuto che aleggiava dentro di lei dopo la stretta di mano, non avrebbe retto a dell’ulteriore disagio.
    L’angolo destro delle labbra si sollevò, nonostante tutto, verso l’alto mentre ascoltava le parole del ragazzo. Parole che andarono a lenire ancora un po’ le sue ferite, vecchie e nuove, ma per quanto cercasse di convincersi che le parole fossero più importanti dei gesti, una parte di lei continuava a smentire quella teoria.
    Rimase in silenzio per un po’ dopo che lui ebbe finito di parlare, aveva prestato attenzione ed era consapevole del fatto che lui attendesse una sua risposta sincera. La verità però era che lei non ne aveva una da dargli. Quel giorno era arrivata lì con l’intento di far pace, aveva chiuso tutto il resto in un angolino della sua mente e a quel punto non poteva, o forse non voleva, tirarlo fuori. Avrebbe potuto mentire, minimizzare, ma non sarebbe stato da lei. Cercò dentro di sé le parole da pronunciare e, non senza sorpresa, si rese conto che in fondo non voleva nemmeno lasciare che uscissero dalla sua bocca. Non in quel momento.*

    Sono contenta che siamo riusciti a chiarirci, davvero tanto. Mi pesava questo silenzio forzato, ma al momento non sono in grado semplicemente di tornare a fare conversazione come se niente fosse, come se finora non ci fossimo detti altro.

    *Solo sul finire della frase trovò il coraggio di voltarsi verso di lui e guardarlo negli occhi. Gli sorrise dolcemente, non voleva fargli pensare che fosse ancora arrabbiata, non era così. Per quel giorno però si erano detti abbastanza e non poteva semplicemente cancellare tutto per passare alle loro solite chiacchierate.*

    Ci vediamo al castello.

    *Si congedò così da lui, prima di affondare le mani nella tasca frontale della felpa e uscire sotto la pioggia. Mentre le prime gocce di pioggia colpivano il suo corpo e il rumore della porta che si chiudeva alle sue spalle giunse alle sue orecchie, si chiese, per la prima volta onestamente, cosa le fosse preso. Sapeva bene che in un altro momento non avrebbe rinunciato a trascorrere ancora del tempo con lui e doveva essere onesta con se stessa. Le emozioni che aveva provato prima di quella riconciliazione erano ancora troppo fresche, aveva bisogno di tempo per rendersi conto che il periodo di silenzio era finito e per far chiudere completamente le ferite. Sollevò il viso verso il cielo grigio sopra di lei, mentre con un pesante sospiro ammetteva a se stessa che il fattore determinante era stato tuttavia un altro: la consapevolezza che quel pomeriggio era stata lei la persona più affettuosa tra le due. Se accanto a lei ci fosse stato qualcun altro non si sarebbe nemmeno accorta della cosa, ma quello era lo stesso Achilles che con lei si era sempre dimostrato affettuoso, a volte fin troppo per lei, e non riusciva a smettere di sentirsi a disagio.*

    @Achilles_Davids,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde Barista 3MDS

    Dormitorio: Serpeverde
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    * Achilles aveva risposto a cuore aperto ad Eirwen. Dopo mesi di lontananza e una certa dose di non detto, il ragazzo aveva capito il proprio errore. Non voleva perdere la Grifetta, era troppo legato a lei, anche se lo aveva dimostrato nel modo più sbagliato possibile. E gli era mancata in quei mesi di solitudine e isolamento. Non voleva ripetere gli errori del passato. Dopo il primo incontro traumatico, alla Torre dell'Orologio, il secondo round alla Testa di Porco era andato meglio. La Grifetta aveva ascoltato le sue ragioni e se ne era andata, senza che il ghiaccio che c'era tra i due si fosse sciolto. Ma il ragazzo era tutto sommato soddisfatto, sebbene una certa tensione fosse rimasta. SI era aperto uno spiraglio, e lo reputava già un ottimo risultato. Non si aspettava che mesi di tossine venissero sfogate in un momento solo, ma vi era stato comunque un principio di apertura. Non si poteva dire che fosse fatta la pace, ma aveva temuto che quel pomeriggio al bar si sarebbe concluso con un addio, invece non era stato così, c'era ancora la possibilità di vedere un futuro riappacificamento. Decise di non seguirla, ritenendo che fosse giusto lasciarle i suoi spazi, senza imporle la sua presenza, ancora di più in un momento così delicato. Restò per qualche tempo seduto al tavolo in silenzio, lasciando che i pensieri vagassero liberi e selvaggi. Si alzò poi, deciso a tornare al Castello. Arrivato al bancone salutò la barista, che ben conosceva. *

    Ciao Esp, ci si vede. Ora torno al Castello!

    * Uscì, alzando il bavero del mantello e tirando su il cappuccio, per muoversi tra le vie del villaggio e incamminarsi, silenzioso e e muto, nel freddo vespro di novembre. *


    @Eirwen_Quinn,


  • Esperanza_Fuentes

    Tassorosso Membro del Consiglio di Hogsmeade

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 5
    Galeoni: 749
       
       

    *La pel di carota aveva deciso di allontarsi dal tavolo di Eirwen ed Achilles in modo che i due potessero parlare in pace, a malincuore e con un pò di gelosia.
    Sapeva che i due erano buoni amici e che tra loro non c'era mai stato niente apparte un affetto reciproco.
    La ragazza era intenda a servire i tavoli quando vide Eirwen alzarsi dal suo posto e andare via dal locale, non aveva una bella cera, non erano buone amiche ma un pò le dispiaceva per quello che lei stava passando a causa del Serpeverde, in fondo anche lei aveva dovuto combattere con la paura e la preoccupazione che gli fosse successo qualcosa di irripetibile.
    Non appena lei varcò la porta d'uscita il ragazzo si alzò salutando la quindicenne con freddezza.*

    Certo che è proprio lunatico..
    Un caloroso saluto di arrivo e appena va via saluta perché non ha alternative.. Mah..


    *La ragazza lo seguì prima che lui uscisse la porta del locale, gli saltò a cavalluccio e gli sussurrò all'orecchio..*

    Ehy Davids.. Credevo di piacerti.. E adesso mi saluti a mala pena.. Non te lo consento mio caro..
    Credo di meritarmi almeno un bacio sulla guancia.. E non ti lascerò andare via se non avrò quello che voglio..


    *La ragazza era ancora sopra di lui e non aveva alcuna intenzione di lasciarlo andare via. Aveva il morale giù e sperava di farlo sorridere ancora una volta prima di tornare al castello.*

    @Achilles_Davids,




    Ultima modifica di Esperanza_Fuentes 2 settimane fa, modificato 1 volta in totale



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