• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Zack_Plans


  • Zack_Plans

    Serpeverde Responsabile di Casa

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 1074
        Zack_Plans
    Serpeverde Responsabile di Casa
       
       

    *Se il suo essere aiuto-guaritore nell'Infermeria di Hogwarts lo aiutasse ogni tanto con la sua nuova e sconosciuta natura di creatura della notte, Zack Plans non poteva sopravvivere senza davvero nutrirsi.
    Da quando era giunto a Hogwarts quel primo settembre era stato assai difficile non dare nell'occhio. Non poteva assalire studenti, qualcuno avrebbe notato la loro assenza e i problemi per lui sarebbero cresciuti di conseguenza aveva trovato utile il poter entrare in Infermeria e, ogni tanto, trafugare qualche sacca di sangue. Ciò però non gli bastava.
    Aveva scoperto che la foresta poteva essere un luogo perfetto dove banchettare.
    Normali creature con sangue che scorreva non erano certo le sue preferite, ma in qualche modo doveva nutrirsi e, come giovane Vampiro doveva ancora abituarsi a quelle strane sensazioni che provava quando passava troppo tempo “tra una bevuta e un'altra”.
    Per quello quel pomeriggio, senza farsi notare da nessuno cosa in cui era ormai diventato bravissimo, si avviò verso il luogo che dal 1998 era interamente territorio dei centauri. A nessuno studente era permesso recarsi nella Foresta Proibita, anche i prefetti ne dovevano stare lontani infatti l'unico luogo che potevano esplorare era solo il limitare.
    Quel giorno Zack si addentrò ancor di più in quel luogo pieno di alberi talmente fitti che a malapena il sole filtrava tra i rami e le foglie che stavano cadendo a terra.


    In tutto quello il Serpeverde non si guardò indietro a controllare che nessuno lo seguisse.
    La bacchetta era nascosta nella tasca del giubbotto che quel giorno indossava. Aveva smesso la divisa che indossava ogni giorno per indossare un comodo paio di Jeans e quel giubbotto di semilpelle per non dare troppo nell'occhio. Se qualcuno lo avesse riconosciuto grazie allo stemma verde-argento appuntato al petto del mantello scuro sarebbero stati guai.
    Nonostante fossero le tre e mezza del pomeriggio da dove si trovava lui sembrava essere sera inoltrata. Fortuna era che non avesse bisogno di un Lumos.
    L'aspetto pallido e smunto del mago potevano indurre le altre persone a pensare che soffrisse di qualche malattia e che fosse debole, ma Zack era tutto il contrario.
    Essere pallido e dall'aspetto malaticcio faceva parte dell'aspetto esteriore di una creature della notte, mentre la loro forza era leggermente superiore alla norma.
    Il Prefetto verde argento stava per continuare a camminare verso destinazioni ignote quando sentì, a poca distanza da lui, scricchiolare.
    Rumori.
    Rimase immobile nell'ascoltare ciò che lo circondava.
    Dalla direzione dove aveva sentito provenire quei rumori comparve un Centauro, creatura metà uomo e metà equino con una faretra legata al petto.
    Il loro sguardi si incontrarono. Probabilmente quella creatura aveva intenzione solamente di ammonirlo per la sua presenza li e raccontarlo alla preside, ma quello che balenò nella mente di Zack fu tutt'altro.


    Per la prima volta da quando era tornato a Hogwarts mostrò i canini che era accentuati da quel fine luglio. Aveva fatto uno sbaglio e ne aveva pagate le conseguenze. Un mago oscuro che molti Mangiamorte temevano per la sua “natura” l'aveva reso come lui per via di un errore di Zack. Aveva imparato la lezione a sua spese.
    A passo svelto si avvicinò al Centauro che non subito capì cosa stesse succedendo. Il mago maggiorenne del settimo anno estrasse la bacchetta magica dal giubbotto e, con un incantesimo non verbale, evocò una corda che andò ad avvolgersi attorno al collo della creatura che, ovviamente, iniziò a dimenarsi. I suoi versi erano qualcosa di mai sentito.
    Stava soffrendo ma a lui sembrava non importare. Si avvicinò a lui e, grazie appunto alla forza che aveva guadagnato nel diventare un giovane vampiro, strinse quella corda talmente forte da far perdere i sensi alla creatura alla quale si era aggrappato.
    Il metà uomo e metà equino crollo a terra svenuto.
    Preso dall'enfasi Zack non osservò attorno e avvicinò i canini direttamente al collo della sua preda, irrorando la bocca di quel gusto leggermente metallico della quale non poteva più fare a meno da mesi.
    Forse però avrebbe dovuto far caso a cosa lo circondava e a cosa lo stesse guardando.. o meglio chi.*

    @Dorcas_Moore,


  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 438
        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *Dorcas non amava l’avventura, non era mai stata una persona spericolata e se c’era una cosa che detestava era mettersi in pericolo.
    Una sola volta nella sua intera vita aveva fatto qualcosa di potenzialmente pericoloso e ci aveva rimesso la persona più importante della sua vita.
    Da allora qualsiasi cosa facesse, non solo era priva di qualsiasi forma di avventatezza, ma era a malapena degna di essere vissuta.
    Ecco perché non potè fare a meno di stupirsi di se stessa, quando decise di seguire Zack Plans nella foresta proibita.
    Essere invisibile era una cosa che aveva imparato bene, meglio del serpeverde dinnanzi a lei, questo poco ma sicuro.
    Camminava senza fretta, seguendo i suoi passi rapidi da una distanza dignitosa e scrutando la sua foga con un interesse clinico.
    Non sapeva perché lo stesse facendo. Dopotutto ce l’aveva con lui, era arrabbiata con lui. Per motivi che ancora non riusciva a spiegarsi.
    Ma forse era proprio quello il problema.
    Voleva sapere. Voleva capire perché la stesse evitando, perché si comportasse in quel modo.
    Ed era più che sicura che quello fosse l’unico modo per scoprirlo.
    Zack Plans non era di certo il tipo che si lasciava sfuggire facilmente i segreti.

    Quando lo vide fermarsi, non si stupì di vederlo dinnanzi ad un centauro. Si trovava pochi passi dietro di lui ma dubitava che l’avesse vista, concentrato com’era.
    Non era spaventata, nulla più era in grado di spaventarla. Suo fratello era morto cadendo da un tetto, ormai si era assuefatta all’idea che la morte potesse nascondersi dietro il più insospettabile degli angoli. E l’aveva rincorsa talmente a lungo che non poteva dire di temerla più.
    Si aspettava di sentir proferire al centauro un reclamo o di sentire le scuse del serpeverde, magari avrebbe potuto carpirne la verità. Ma di certo non si aspettava quello che vide.
    Zack aveva attaccato il centauro. Una mossa d’avvero poco intelligente, se poteva dire la sua.
    Tacque, osservandolo in silenzio, cercando di capire quale fosse il suo intento.
    Era talmente concentrata che, quando lo vide tirar fuori i canini, sinceramente, non avrebbe potuto dire di non esserselo aspettata. Annuì, scendendo a patti con la nuova scoperta e si andò a sedere su di una roccia poco distante.
    Sapeva di essere perfettamente visibile al serpeverde, nel momento in cui si fosse rialzato. Ma, ormai, aveva scoperto ciò che c’era da scoprire, non serviva più nascondersi.
    Non fece nulla per fermare l’atroce gesto di cui si stava facendo artefice, né tantomeno osò avvicinarsi. Sapeva perfettamente che i vampiri non fossero nel pieno delle facoltà quando avevano fame e che, soprattutto, non amavano essere interrotti. Quindi decise di aspettare, quando si fosse saziato sarebbe stato lui stesso a notarla.
    Si mise lì. Braccia e gambe incrociate, ad osservarlo, ricalcando tutti gli eventi di cui era stata testimone e dando finalmente un perché alle sue stranezze.
    Quando le parve che si fosse saziato, non poté far altro che annunciarsi.*


    Ciao Zack


    *Il suo tono freddo e impassibile acquisiva una sfumatura inquietante nel silenzio della foresta.
    Impossibile dire se fosse arrabbiata, certo era che quella situazione non prometteva nulla di buono*

    @Zack_Plans,


  • Zack_Plans

    Serpeverde Responsabile di Casa

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 1074
        Zack_Plans
    Serpeverde Responsabile di Casa
       
       

    *Il diciassettenne era stato talmente stupido per via della sua sete che non aveva controllato bene se qualcuno lo stesse effettivamente seguendo o anche solo l'avesse visto allontanarsi dal castello in quella direzione.
    Chino sulla creatura svenuta che si sarebbe ripresa da li a qualche minuto o ora rimase sorpreso quando una voce si rivolse a lui con assoluta tranquillità.

    Ciao Zack


    Quel tono freddo e pacato lo riconobbe solo quando alzò lo sguardo ed incontrò gli occhi della figura femminile a qualche metro di distanza. Era stato talmente preso da tutto quello che non l'aveva sentita, non aveva neppure sentito il suo profumo che così tanto la caratterizzava.
    Aveva nascosto la sua nuova vera natura a tutti quanti, addirittura a sua madre e anche alla Preside di Hogwarts ma cosa più importante lo aveva nascosto a lei.
    Nelle ultime volte che si erano incontrati nei corridoi o di nascosto da occhi indiscreti si era sempre comportato in modo differente da quella volta nella Sala dei Trofei. Era quella la volta che aveva dato il via a tutto. Nonostante il giovane mago avesse trovato nella sedicenne una compagna perfetta per i loro incontri, aveva nascosto tutto quello anche a lei.
    Quando alzò lo sguardo i suoi occhi si posarono i suoi. Grigi come una giornata nuvolosa ma allo stesso tempo ricchi d'espressione.
    Solo una persona all'interno di quella scuola poteva chiamarlo con il suo nome di battesimo ed era proprio Dorcas Moore.
    Attimi di silenzio.
    Una frase breve ma ricca di significato fu l'unica cosa che uscì dalla bocca del Prefetto di Serpeverde.*

    Che cosa hai visto.

    *Domandò con lo stesso tono freddo e impassibile che lei aveva usato con lui qualche secondo prima.
    Non avrebbe voluto raccontargli tutto ciò che gli era successo in quel modo così crudo come aveva sicuramente visto qualche minuto prima. Lei stessa sicuramente era stata presa dalla curiosità nel vederlo sgattaiolare fuori dal castello. Alla fin dei conti forse non era tanto diversa dagli altri studenti che abitavano Hogwarts come professava.
    In tutto quello, senza rendersene conto, fece qualche passo nella sua direzione.*


    @Dorcas_Moore,


  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
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        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *Se ne stava lì, in silenzio, seduta su quella roccia, a fissarlo.
    Il volto impassibile, lo sguardo indurito da una stanchezza che persisteva da anni, le labbra serrate, come se non avesse più voglia di parlare.
    Aveva sedici anni ma ne dimostrava molti di più, perché la vita non era mai stata gentile con lei.
    Bella, di una purezza che metteva i brividi, specialmente circondata da quel macabro scenario che non sembrava scalfirla.

    A dividerli, c’era una radura appestata di sangue e macchiata di un crimine orrendo, c’era uno spesso strato di parole non dette, menzogne e barbarie che non potevano neanche essere nominate, c’era una distanza carica di vuoti incolmabili. Eppure, lei non pareva farci caso.
    Gli occhi fissi in quelli del ragazzo, come se volesse leggergli dentro.*


    Che cosa hai visto


    *Lasciò che il silenzio si prendesse gioco di loro, ancora per un po’, a seguito delle parole del prefetto.
    Come se ancora non avesse voglia di parlare, mentre sul suo viso si disegnava quello che pareva quasi un sorriso. Un ghigno malinconico e pensieroso.
    Con una serie di lenti movimenti meccanici, sciolse la presa delle braccia sul petto, per poi scostare un lembo del mantello per tirarne fuori un pacchetto di sigarette babbane.
    Ne prese una, senza mai distogliere lo sguardo dal ragazzo, e la strinse tra l’indice e il medio della mano sinistra, mentre riponeva il pacchetto nella tasca.
    La pose tra le labbra e, con un colpo di bacchetta, l’accese.
    Le bastò un solo tiro, per ritrovare il filo dei suoi pensieri.
    Un tiro che saggiò con una lentezza e una grazia incomparabili. Gli occhi leggermente socchiusi, la testa inclinata a ricercare il dolce sollievo della nicotina.
    Un tiro che bastò a spargere il piacevole aroma di tabacco bruciato per la radura. E a coprire quello, ben meno piacevole, di sangue.

    Lo osservò, ancora per qualche secondo, alzandosi con un una lentezza disarmante.
    Mosse qualche passo, quanto bastava per trovarsi a meno di un metro da lui.

    Un altro tiro, altro fumo bianco che lasciava le sue labbra sottili, ancora quel profumo, così forte da coprire anche il suo stesso odore.

    Lo osservò, per quelli che sembravano attimi infiniti, lo sguardo impassibile, quasi assente. Fino a che, finalmente, non si decise a parlare. Sospirando, quasi con rassegnazione.*


    Sei coperto di sangue


    *Un sussurro, una costatazione atona seguita da uno sguardo di sufficienza.
    Ancora silenzio, ancora un tiro, ancora quell’odore.*


    Devi ripulirti, siamo lontani, ma non abbastanza e quelli *indicò i canini senza neanche guardarli* devono sparire.


    *Parlava con un tono calmo e strascicato, come se si stesse sforzando di tirare fuori le parole. Come se fosse stanca. Non gli aveva neanche risposto, era una domanda stupida e si era ripromessa che non avrebbe mai risposto alle domande stupide.
    Aveva preferito sciorinare quella serie di ordini scontati, con quell’accento pretenzioso, come se fosse sua madre. Sapeva che se ne sarebbe pentita.
    Sapeva che avrebbe dovuto solo girare i tacchi e andarsene. Ma ci teneva a lui, e ormai erano veramente poche le cose a cui teneva.

    Spostò lo sguardo dal ragazzo, per portarlo sul centauro, a terra, a pochi passi da loro.
    Un altro tiro, ancora quel fumo che sperava le annebbiasse i pensieri, ancora quell’odore.*


    La sua sola esistenza potrebbe causare una guerra, i centauri sono creature orgogliose, e tu hai appena profanato la loro terra. Spero per te che fosse un gesto premeditato e non la stronzata che sembra.


    *Nessun tono accusatorio aveva incrinato la sua voce, nessun segno di alterazione o fastidio.
    Parlava talmente piano che sembrava sussurrasse. Non pareva neanche minimamente piccata.
    Solo stanca, incredibilmente stanca.

    Portò nuovamente lo sguardo sul ragazzo, lasciando che la sigaretta le sfiorasse le labbra ancora una volta, puntando gli occhi grigi nei suoi, talmente azzurri che, in quel momento, avrebbe stentato ad associarli a lui.
    Pensò di dover dire qualcosa. Di dovergli chiedere perché glielo avesse tenuto nascosto, come fosse successo o chi gli avesse fatto questo. Ma non avrebbe avuto senso, la risposta a quelle domande o sarebbe stata inutile o la sapeva già e, arrabbiata com’era, sarebbe parsa solo un’accusa.
    Così decise di chiedergli l’unica cosa che le interessava veramente sapere, l’espressione accigliata e il tono che aveva accompagnato ogni sua singola parola fino ad allora.
    Prima di parlare sospirò, come se si stesse arrendendo a quella domanda*


    Dimmi solo se stai bene.



    @Zack_Plans,


  • Zack_Plans

    Serpeverde Responsabile di Casa

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
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        Zack_Plans
    Serpeverde Responsabile di Casa
       
       

    *Dopo le parole di lui silenzio.
    In quella radura in quel totale silenzio era possibile udire lo zampettare lontano di piccole Acromantule o addirittura udire i loro battiti chiaramente. Alle spalle di Zack il Centauro assopito e senza conoscenza giaceva a terra.
    Ancora silenzio.
    Nel formulare quelle poche e semplici parole non si era accorto di aver diminuito la distanza tra lui e quella bionda ragazza difronte a lui. Rimase sorpreso nel vederla estrasse un pacchetto da una tasca del mantello scuro che indossava. Non lo riconobbe subito ma capì che si trattava di qualcosa di Babbano che oramai anche i maghi usavano: sigarette.
    Lo sguardo torno sul volto candido della Corvonero che, finalmente, aveva scoperto il grande segreto che Zack aveva tenuto nascosto per tutto quel tempo.
    Gli occhi chiarano danzarono sul suo volto: occhi, gote, labbra, proprio quelle labbra che bramava da tempo, quelle labbra che aveva assaporato numerose volte prima di quell'estate e proprio quelle labbra dalla quale fuoriuscì un fumo leggermente biancastro.
    Sentiva il suo sguardo su di lui, lo stesso che il mago maggiorenne riservava a lei.
    Silenzio.*

    Sei coperto di sangue

    *Furono le prime parole di lei da quando il Prefetto l'aveva notata nella radura con lui. Quelle semplici parole le prese come risposta alla domanda che aveva posto pochi attimi prima.
    Fu in quel momento che si accorse di piccoli rivoli di sangue gocciolargli dagli angoli della bocca. Rudemente tolse ogni traccia di quell'azione di cui non andava fiero con il polsino del maglione, mentre la voce di Dorcas ritornò ad avvolgere la raduna dove si trovavano.*

    Devi ripulirti, siamo lontani, ma non abbastanza e quelli devono sparire.

    *Il suo tono, nonostante avesse visto ciò che Zack aveva cercato di tenere nascosto da mese, era calmo e pacato. Il suo tono sembrava però quasi imperativo, come se stesse ordinando al vampiro cosa fare, ma lui non ci fece molto caso perchè troppo occupato a sistemarsi il volto e nascondere qualsiasi traccia di quella sostanza rossastra dal gusto metallico della quale si era nutrito.
    Ancora quel fumo biancastro che lo raggiunse. Era un gusto strano, non aveva mai provato la nicotina ma da quel poco che aveva sentito sia in quel momento, sia in sala comune da parte di qualche studente del suo stesso anno, preferiva avere solo un vizio al posto del fumo.*

    [...]Spero per te che fosse un gesto premeditato e non la stronzata che sembra.



    *Non c'era tono accusatorio nelle sue parole, ma in quel momento Zack non sembrò accorgersene.. anzi il contrario. Strinse gli occhi azzurri come il cielo quando era limpido e la osservò crucciato. Trattenne l'ira di creatura della notte e rimase fermo, ma solo perchè difronte a lui c'era lei.
    Se quelle parole se fossero state pronunciate da qualcun altro, di sicuro, la sua reazione sarebbe totalmente differente.
    Gli occhi grigi di lei incontrarono quelli azzurri di lui, fu solo alle successive parole della bionda strega che la voce di Zack tornò a riempire la radura dove i due si trovavano.*

    Dimmi solo se stai bene.

    *Domandò lei.
    Fece un altro paio di passi nella sua direzione, in quel momento la distanza tra di loro era meno di un metro. Da li riusciva a capitare il profumo che Dorcas indossava ogni mattina, lo stesso profumo che spesso mascherava quello naturale che solo lui, nella sua nuova natura, riusciva a sentire.
    Un mix di tanti profumi lo invase quando un leggero venticello mosse le fronde degli alberi.*

    Si.

    *Disse solamente il ragazzo.
    C'erano momenti dove non riusciva a stare in minima compagnia di esseri dal sangue caldo, altri in cui riusciva a sopportare anche se a stento la loro presenza come ad esempio le ultime volte che aveva passato in compagnia della Corvonero, altri invece – dopo essersi nutrito – dove non sentiva quella sensazione fastidiosa che lo accompagnava da mesi.
    Un passo ancora e i due si ritrovarono faccia a faccia, proprio quella notte nella Sala dei Trofei.*

    @Dorcas_Moore,


  • Dorcas_Moore

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 438
        Dorcas_Moore
    Corvonero
       
       

    *Faceva freddo.
    Nella foresta faceva sempre freddo. Molto più di quanto quella felpa sformata fosse in grado gestire.
    Le sembrava di essere fuori dal mondo.
    Quel buio e quel silenzio erano così innaturali.
    E lei, era così innaturale.

    Riusciva a sentire il suo respiro, a vederlo, condensarsi in quelle spirali di fumo.
    Percepiva l’aroma della nicotina invaderle i sensi, donarle quella leggerezza e quella tranquillità che non le apparteneva da anni.
    Non stava pensando.
    Né a suo fratello, né a Zack, né a nessun’altro. La testa come avvolta in una bolla, gli occhi fissi in quelli del ragazzo avanti a lei.
    Le dava pena solo di pensare all’azzurro, quell’azzurro predominante nel suo sguardo, così limpido da sembrarle quasi innaturale.

    lo sentì avvicinarsi, ancora, fino ad arrivare ad un palmo dal suo viso, come quella notte.
    Adesso agli occhi si aggiunsero le gote, la punta del naso così vicina al suo, le labbra.

    Il suo respiro si fece più pesante, la stasi spezzata dalla consapevolezza di quella vicinanza.
    Chiuse gli occhi, come per precludersi la vista del suo viso, e poi abbassò il capo, spezzando ogni contatto.
    Portò la sua attenzione sul maglione del ragazzo, sulle sue mani, le pieghe dei vestiti, la macchia di sangue sul polsino. Si, la macchia di sangue sul polsino.
    Decise che si sarebbe concentrata su quella.
    Avvicinò le mani alla sua, prendendogliela delicatamente, le dita sottili che sfioravano il suo palmo.
    Prese un lembo del maglione, piegandolo verso l’interno, fino a coprire completamente la macchia.
    E poi restò a guardarlo, rifiutandosi di sollevare ancora lo sguardo.*


    Si…


    *Ripetè quell’unica parola del ragazzo, in un sussurro atono.
    Si portò ancora una volta la sigaretta alle labbra, notando, con fastidio, le fosse rimasto un solo tiro. La fece sparire, senza neanche ultimarlo.
    Il suo sguardo tradiva un pizzico di irritazione che non si sforzò di sopire.

    Aveva preso il vezzo del fumo in una di quelle estati lontane che neanche ricordava.
    Dopo la morte di Lysander rifugiarsi nel mondo babbano era stata una facile scappatoia, quando il suo, di mondo, non faceva altro che tormentarla.
    Aveva passato due estati nella Londra babbana, in compagnia di tre domestici e un gatto, e aveva conosciuto moltissime persone. Tutti nobili ragazzini viziati la cui unica differenza con lei era l’assenza di una bacchetta. E da lì, beh, aveva avuto inizio la decadenza.
    Rendendoli un po’ come i personaggi di un romanzo di Fitzgerald: belli e dannati.

    Da allora non aveva più smesso. Aveva iniziato a far parte del suo personaggio, di ciò che voleva apparire agli occhi del mondo. In più le donava quella tranquillità che troppo spesso si ritrovava a ricercare.

    Si concesse ancora qualche secondo.
    Qualche secondo persa nei meandri della sua mente. Lontana ancora per un po’ da tutto ciò che la circondava, da quella stanchezza che le pesava sulle spalle come un macigno. Era troppo tempo che non riusciva a dormire.
    Poi, finalmente, si decise ad alzare lo sguardo, puntandolo nuovamente su quello cristallino del ragazzo.
    A vederla da vicino forse avrebbe notato come il suo aspetto fosse sfatto, così come lei stava notando il suo. Un po’ meno malaticcio del solito, in effetti, forse perché si era appena sfamato.
    Lo scrutò, in silenzio, per quello che parve un attimo infinito.
    I suoi lineamenti perfetti, gli occhi chiari, le labbra, su cui, ormai, non aveva neanche più il coraggio di soffermarsi.
    Aveva voglia di baciarlo? Si, ne aveva voglia, era più di un mese che ne aveva terribilmente voglia.
    Un mese passato ad evitarsi come la peste e ad interrogarsi su tutte le possibili malattie magiche che avrebbero potuto ucciderlo nel giro di una settimana e che, per qualche ragione, ancora non lo facevano.
    Non che volesse recriminarglielo. Ma in effetti si, voleva proprio recriminarglielo.
    Perché era stanca. Stanca di dover sempre rincorrere la vita. Di non poter avere un attimo di pace, un briciolo di normalità.
    E più lo guardava più se ne convinceva.
    Di avere il diritto di comportarsi come una normalissima ragazzina di sedici anni. E di avercela con lui.
    Per essersi fatto mordere, per averlo tenuto nascosto e per essersi fatto scoprire.
    Si era lasciata schiacciare dalle circostanze e dalla sua debolezza già troppe volte.
    Era stanca.*


    Bene


    *Dichiarò allora. Facendo, per la prima volta, un passo indietro.
    Testa alta, una rinnovata sicurezza che le lambiva il viso pallido. Annuì, come per sottolineare quell’affermazione.
    Infilò nuovamente la mano nel mantello, per tirarne fuori un’altra sigaretta. La mise tra le labbra, accendendola, questa volta, con un accendino babbano. Atto a celare il nervosismo in una sequela di movimenti febbrili.
    Era arrivato il momento, per lei, di andarsene. Dopotutto, sembrava non avesse nulla da dirle.*


    Molto bene *annuì ancora* Se non ha altro da aggiungere allora, me ne andrei. Inizia a far freddo.


    *Distese il viso in un sorriso di circostanza, prendendo la sigaretta tra l’indice e il medio della mano destra e avvicinandosi quel tanto che bastava a porgergli la sinistra, nell’accenno di un saluto formale.
    Ormai sorprendeva anche se stessa con la rapidità con cui riuscisse a cambiare completamente atteggiamento. Distese la mano dinnanzi a se con una nonchalance inaudita e terminò con quella che Merlino solo sapeva se fosse ironia .*


    È sempre un piacere incontrarla prefetto


    @Zack_Plans,


  • Zack_Plans

    Serpeverde Responsabile di Casa

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
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        Zack_Plans
    Serpeverde Responsabile di Casa
       
       

    *Faceva freddo, soprattutto in quel luogo ma Zack non ci faceva molto caso. Il sangue caldo e dal sapore metallico lo aveva saziato a sufficienza da non fargli pensare alla brezza che un poco gli scompigliava i capelli scuri.
    I suoi occhi sembravano quasi riflettersi nei suoi. La distanza tra i due sembrava sempre meno e lo era. Fu in quel momento che la bionda abbassò lo sguardo rivolgendolo al polsino macchiato di quella sostanza rossastra. La cosa che lo sorprese fu che prese proprio quel lembo di stoffa piegandolo verso l'interno
    Proprio poco dopo quel gesto la ragazza continuò con quella sigaretta che era giunta alla fine.
    Silenzio.
    Un silenzio che sembrava allungare i secondi.
    I loro guardi si rincontrarono. Notò il suo aspetto leggermente diverso dal solito, alcune ciocche di capelli biondi erano scompigliate dal resto della solita acconciatura che lei sceglieva di indossare ogni mattina, così come la maglia diversa da ciò che indossava spesso.
    Il desiderio di avvicinarsi ulteriormente a lei era forte, estremamente forte. Il mese precedente aveva cercato di evitarla il più possibile per non mettere a repentaglio la sua soglia di sopportazione ulteriormente. Abitare in quel castello tra tutte quelle persone era estremamente difficile per lui, ma lo era ancora di più stare lontano da lei per nascondere la sua nuova natura, la stessa natura che lei aveva scoperto proprio qualche minuto prima.*

    Bene

    *Furono le prime parole dopo quel silenzio che sembrava lungo come anni e non secondi. Infilò nuovamente la mano nel mantello per tirarne fuori un’altra sigaretta. Stava per dire qualcosa quando la voce di Dorcas tornò a riempire lo spiazzo dove si trovavano.

    Se non ha altro da aggiungere allora, me ne andrei. Inizia a far freddo.

    *A quelle parole allungò la mano per stringere quella del ragazzo difronte a le. Zack chinò leggermente il capo verso destra, nell'osservare quel gesto così inconsueto per loro due. Furono però le parole successive della bionda strega a fargli storcere il naso. L'aveva chiamato Prefetto e lei sapeva quando odiasse quell'appellativo.
    Detestava quell'appellativo come detestava la carica che ricopriva da qualche anno oramai. Mai aveva capito cosa aveva trovato la Preside in lui da nominarlo Prefetto della sua casa, non era certo uno stinco di santo e non lo era mai stato..
    Una smorfia comparve sul volto del ragazzo che non strinse la mano alla ragazza che continuava riempire l'aria attorno a loro di aroma di tabacco.
    Sapeva che era sempre una ferita aperta per lui e sembrava averlo fatto apposta.*

    Mh..

    *Disse il mago maggiorenne che non strinse la mano della ragazza ma si avvicinò ulteriormente a lei.
    Aveva nascosto molto di lui anche alla ragazza. Nonostante si fossero avvicinati ulteriormente da quella fatidica sera le aveva tenuto nascosto molto della sua vita, come il lutto che continuava a portare dentro di se, come ciò che aveva deciso di iniziare quell'estate e come quella sua nuova natura che tanto detestava.
    Da quella distanza riusciva a captare ogni sfumatura delle sue iridi, come riusciva a sentire il suo respiro al gusto di tabacco.*

    Prefetto... Sai quanto lo odio.

    *Affermò Zack tornando ad analizzare il colore delle sue iridi così ipnotiche.
    Lo sapeva e lo aveva fatto lo stesso. Quasi come se fosse arrabbiato da tutto quello prese il volto pallido della bionda tra i suoi palmi e fece proprio quello che desiderava da tutti quei mesi.
    La vedeva per il castello e desiderava abbracciarla, la vedeva in sala grande e desiderava baciarla come facevano tutte le altre coppie di studenti, sentiva il suo profumo inebriargli i sensi e desiderava baciarla e fu proprio ciò che fece in quel momento senza pensarci due volte.*


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    *Non si aspettava che l’assecondasse.
    Non voleva che l’assecondasse.
    Quindi non si sorprese quando il ragazzo riprese ad avvicinarsi, ignorando la mano distesa a separarli.
    Non si sorprese neanche quando scorse l’espressione confusa e poi infastidita sul suo viso, a seguito delle sue ultime parole. Di quell’ultima parola.*


    Sai quanto lo odio


    *Lo sapeva.
    Si, lo sapeva. Lo sapeva ma non le importava. Perché ci aveva preso gusto.
    Così come sapeva che era di nuovo troppo vicino.
    Abbastanza vicino da far vacillare la sua sicurezza. Talmente vicino da oltrepassare l’aroma del fumo, da tornare a catturare il suo sguardo.
    Il suo respiro si fece più pesante, i movimenti più lenti, come se non trovasse neanche la forza di portare la sigaretta alle labbra. Faceva una fatica immane anche solo a continuare a respirare, mentre l’unica cosa che fosse in grado di guardare erano i suoi occhi, ancora.
    Era, ormai, a pochi millimetri dal suo viso, quando trovò la forza di rispondergli. Come un soffio, sfuggito alle sue labbra sottili. Come l’ultima replica di un animale ferito che non vuole smettere di graffiare*


    A quanto pare è l’unica cosa che so di te.


    *Poi le sue mani furono sulle sue guance e le labbra sulle sue e Dorcas non fu più in grado di pensare a nient’altro.
    Questo non se lo aspettava. Non dopo tutti quei giorni di nulla. E, in un certo senso, fu grata delle sue mani sul viso, le ricordavano di rimanere con i piedi per terra.
    Era arrabbiata, infastidita e nervosa. Il che era stato sicuramente percepibile, anche in quel bacio.
    Ad un certo punto aveva avvertito persino il forte desiderio di morderlo, ma non sapeva dire se lo avesse assecondato.
    Nonostante ciò, non lo aveva respinto, tutt’altro.

    Quando si separarono aveva ancora il suo sapore sulle labbra, il suo viso ad uno scarto millimetrico, le sue mani sulle guance che, lentamente, stavano prendendo il suo calore.
    Sentiva i sensi annebbiati, il desiderio di avvicinarsi ancora, di stringerlo a sé come se nulla fosse successo.
    Ma non lo fece.
    Abbassò la testa, ancora, distogliendo lo sguardo da quello del ragazzo. Così limpido, così azzurro, da non riuscire a sopportarlo.
    Posò la fronte sul suo petto, gli occhi puntati sul terreno ai loro piedi, le braccia strette a circondargli il collo. Non sapeva neanche quando le avesse messe lì*


    Maledizione


    *Soffiò tra le labbra socchiuse.
    Il suo calore, il suo sapore, il suo odore. Più ci pensava e più la infastidivano. Eppure non voleva allontanarsi, non voleva staccarsi da lui. E questo… beh, questo la infastidiva anche di più.
    Affondò il viso nel suo maglione, stringendosi maggiormente a lui, costringendolo probabilmente a piegarsi per soddisfare quell’abbraccio sempre più stretto. Quella vicinanza che, lo scopriva adesso, le era mancata terribilmente.*


    Ti odio


    *Borbottò. La voce soffocata dal suo maglione. La credibilità di quell’affermazione ridicolmente minata dalla convinzione con cui si stava stringendo a lui.
    Sentiva la sigaretta sfumare tra le sue dita, probabilmente spenta dall’ennesimo sbuffo di vento. Quella sensazione le provocò un brivido di freddo, ma non ci fece caso.
    Sentiva il suo profumo, attaccato su quel maglione come se glielo avesse spruzzato sopra, che sembrava pizzicarle le narici per puro dispetto.
    E per un po’, forse, sarebbe potuto essere solo quello. Il suo profumo, il suo calore, il suo silenzio.
    Fino a che avesse continuato a rifiutarsi categoricamente di alzare lo sguardo, fino a che non avesse visto null’altro che il suo maglione. Avrebbe potuto evitare di farsi domande.
    Perché ormai si era infilata in quella buca con tutte le scarpe e, lo sapevano entrambi, non sarebbe andata da nessuna parte senza delle risposte.*


    @Zack_Plans,


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    *Dorcas sapeva quanto lui detestava quel ruolo, seppur piccolo, che ricopriva all'interno di Hogwarts. Era l'unica a saperlo e sapendo quanto gli dava fastidio lei ci scherzava su chiamandolo quasi sempre in quel modo. L'aroma del fumo sovrastava quello della ragazza, un profumo che a quella minuscola distanza avrebbe fatto impazzire chiunque.*

    A quanto pare è l’unica cosa che so di te.

    *Ma Zack non rispose a quelle parole della bionda difronte a lui.
    Aveva preso il volto di lei tra le mani e le loro labbra finalmente si erano rincontrate dopo tutto quel tempo.


    Ogni volta che la vedeva per i corridoi, nella sala grande o a lezione desiderava avvicinarsi a lei e baciarla, ma c'era sempre qualcosa in lui che non andava. Si accorse della sorpresa della ragazza per un leggero sussulto a quel dolce contatto.
    Allo stesso tempo però sentiva l'arrabbiatura della Corvonero in quel bacio, l'arrabbiatura per averle nascosto quello che era diventato.. se solo avesse saputo tutto quanto.
    Zack Plans era un diciassettenne pieno di segreti, quello più grande – oltre a quello – era impresso sul suo avambraccio e magicamente nascosto. Mai però avrebbe raccontato tutto quello alla giovane Moore, o almeno non subito.
    Doveva maturare il tempo per raccontarle tutto quello che gli succedeva.
    Quando le loro labbra abbandonarono quell'intreccio di amore e passione per un millisecondo osservò gli occhi grandi e misteriosi della ragazza, rimase però sorpreso nel vederla abbassare lo sguardo.
    Dorcas Moore non era il tipo di persona da abbassare il capo. Posò la fronte sul suo petto, gli occhi puntati sul terreno ai loro piedi e le braccia strette a circondargli il collo.*

    Maledizione

    *Sussurrò.
    Zack aggrottò la fronte, cercando di capirne di più. Non fece tempo a chiederle cosa la portasse a dire ciò che sentì le sue braccia stringerlo maggiormente.
    Tutti quei mesi si semi lontananza lo avevano portato a bramare anche un singolo abbraccio di lei e, finalmente, poteva dire che era una delle cose che più gli erano mancate di lei. Ogni giorno si malediceva per ciò che era successo quel fatidico giorno d'estate, e allo stesso tempo si malediceva ogni giorno per non aver scoperto prima che il nutrimento affievoliva il suo fastidio verso l'essere umano e gli permetteva la vicinanza con lei.
    Sentiva sempre quell'impulso di "azzannare qualcuno alla gola", ma decisamente diminuito rispetto alle altre volte.
    In tutto quello la vide stringendosi ancora maggiormente a lui, costringendolo a piegarsi per soddisfare quell’abbraccio sempre più stretto.

    Ti odio

    *Borbottò lei con il volto nascosto nel maglione di lui.
    Quelle parole provocarono una piccola e breve risata ne Serpeverde che, stretto nell'abbraccio con la bionda, appoggiò il suo mento sul suo capo. Chi avrebbe mai immaginato Moore e Plans abbracciati in modo così carnale da dipendere ognuno dall'altro.
    Il profumo di lei gli inebriava i sensi, tanto da fargli dimenticare cosa fosse successo in precedenza e dove i due si trovavano in quel preciso momento, tanto da incitarlo a baciarla di nuovo per rimediare ai mesi di lontananza. Ma rimase li avvolto dalle sue braccia e lei avvolta dalle braccia di lui.*

    Anch'io.. tanto.

    *Affermò Zack.
    Odio verso se stesso per essere stato uno stupido quell'estate, cosa che non era da lui.
    Odio verso ciò che era diventato.
    Odio verso quel segreto che si era tenuto dentro e verso gli altri che ancora doveva svelare.
    Ma anche odio inteso all'opposto: come amore, nei confronti di quella bionda streghetta che da quella fatidica nottata nella Sala dei trofei di sei mesi prima circa, lo aveva ammaliato con i suoi grandi occhi grigi e le sue debolezze che solo lui conosceva.*


    @Dorcas_Moore,


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    Anch'io… tanto


    *Dorcas sospirò, quasi stizzita dal semplice fatto che le avesse dato ragione.
    Non voleva avere ragione, voleva che avesse qualcosa da dire. Perché erano mesi che, a quanto pare, non aveva nulla da dirle.
    D’altronde aveva appena scoperto che la ragione per cui il suo… qualsiasi cosa fossero… la evitava da mesi era la sua improvvisa, quanto inaspettata, nuova passione per il sangue umano. Poteva permettersi di essere, quantomeno, un tantino irritata.
    Non che pretendesse di essere informata ma… si, in effetti lo avrebbe preferito.
    E l’unica cosa che aveva da dirle era quella?
    Beh no… non se la sarebbe fatta bastare.
    Sciolse delicatamente l’abbraccio,ritirando le braccia dalle sue spalle come un animale ferito, lentamente, come per trattenere a sé quell’ultimo spiraglio di calore e vicinanza che non aveva il coraggio di spezzare.
    Fece un passo indietro, per la seconda volta quella sera, riportando lo scarno mozzicone di sigaretta alle labbra, più per scaricare la tensione che per altro.
    Continuò ad osservare il maglione del ragazzo, ancora per qualche secondo, allungando la mano per stirare una piega inesistente sulla spalla, sovrappensiero.
    Poi alzò lo sguardo, la mascella, le labbra, il naso, gli occhi. Avrebbe preferito che li chiudesse, si lo avrebbe preferito. Ritrasse la mano, stringendo le braccia al petto con una tale forza da farsi quasi male.*


    Beh, a ragion veduta.


    *Borbottò in risposta, le sopracciglia che si inarcavano in un lievissimo accenno di stizza, quasi impercettibile. Non sapeva neanche lei come comportarsi, non aveva mai tenuto abbastanza a qualcuno al punto da innervosirsi. Beh si, ma erano passati tanti di quegli anni, e quello era… insomma era suo fratello, era metà della sua anima, sapeva sempre come comportarsi.
    E la sua morte… la sua morte non aveva fatto altro che renderla vittima di ulteriori ansie e timori e paure incontrollabili. *


    Giusto per curiosità, onestamente *marcò l’ultima parola prima di continuare* me lo avresti detto?


    *Non sapeva neanche lei come avesse fatto a mantenere quel tono, da dove avesse tirato fuori le parole, come fosse riuscita a formulare quel pensiero. Sentiva solo la voce rigarle la gola, come la lama di un coltello, al punto da avvertire il desiderio di tossire.
    L’espressione rimase impassibile mentre si portava una mano al collo, come se volesse difenderlo dal freddo della foresta. Ed ecco che avrebbe voluto abbracciarlo di nuovo, approfittare del suo calore, nascondersi nel suo maglione e farsi andare bene le cose così come stavano.
    Ma al tempo stesso non voleva, sentiva di dovere a se stessa almeno l’impressione di aver smesso di lasciarsi scorrere la vita addosso. Avere un motivo, o anche solo una parola, una risposta degna di tale nome. Forse un po’ se la meritava.
    Sollevò le spalle, come per giustificarsi, con un’aria apatica, quasi sconfitta.*


    Non sei tenuto a dirmi niente, né ora, né allora. Lo so benissimo che questo *e allargò il braccio in maniera esplicativa* non è che la punta dell’iceberg, non sono una sciocca. Quindi se devi dirmi che hai casualmente incontrato un vampiro a Diagon Alley preferisco che tu taccia.


    *Il suo tono era talmente leggero e pacato da sembrare quasi etereo, come se non avesse voglia di parlare o avesse paura di sforzare la voce. Eppure era straordinariamente rigido, consapevole e chiaro, specchio della linea di pensiero che aveva faticosamente tirato in piedi nella sua testa*


    Vorrei solo ricordarti che, generalmente, le persone preferiscono sentirsi dire le cose piuttosto che scoprirle, cosa di cui, in proposito *deglutì prima di continuare, come se si stesse sforzando di tirare fuori le parole* mi dispiace, notoriamente non sono una persona curiosa


    *Aveva parlato senza mai distogliere lo sguardo dagli occhi del ragazzo, con sicurezza, malgrado non se ne sentisse affatto in grado. Ma appena l’ultima parola uscì dalle sue labbra anche i suoi occhi trovarono un altro impiego, spostandosi verso il basso, costringendola a chinare lievemente il capo, come se dovesse concentrarsi su di un qualche particolare di vitale importanza.
    Era debole, era sempre stata debole. Per quanto si sforzasse di dire il contrario. Aveva a malapena la forza di tenersi ancora in piedi, figurarsi di reggere lo sguardo di qualcuno.
    Per questo non si legava alle persone, il disprezzo è molto più facile da gestire dell’affetto.*


    @Zack_Plans,




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  • Zack_Plans

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    *Sapeva che erano mesi che non le diceva niente e allo stesso tempo erano mesi che aveva cercato di evitarla. Era stata dura per lui quanto lo era sicuramente stato per lei.
    L'abbraccio tra i due si sciolse.
    Alzò lo sguardo verso lui. Quanto aveva desiderato osservare da vicino il suo viso, i suoi occhi magnetici e il suo volto perfetto.
    La ragazza borbottò qualcosa a bassa voce, quasi come un sussurro che in tutta quella vicinanza Zack aveva sentito bene.
    Il tono quasi pieno di stizza e fastidio. Sapeva che non si era comportato nel migliore dei modi e di conseguenza poteva immaginare cosa avesse potuto provare la ragazza in quella situazione, in particolare da quando aveva scoperto tutto quello sul Serpeverde. *

    Giusto per curiosità, onestamente me lo avresti detto?

    *Zack rimase in silenzio per qualche attimo dopo quella domanda.*

    E'..E' complicato.

    *Il suo volto impassibile come il suo.
    Non era sua intenzione raccontargli tutto subito, ma con il passare del tempo avrebbe sicuramente trovato il modo giusto e sopratutto il momento giusto per spiegarle la sua nuova natura.*

    Non sei tenuto a dirmi niente, né ora, né allora. Lo so benissimo che questo non è che la punta dell’iceberg, non sono una sciocca. Quindi se devi dirmi che hai casualmente incontrato un vampiro a Diagon Alley preferisco che tu taccia.

    *Le sue parole furono come lame.
    Niente, sotto quella forma poteva scalfirlo, ma emotivamente sentiva sensazioni strane a quelle parole. Riusciva a capire quanto lei potesse tenerci, ma allo stesso tempo il suo essere impettita e distante lo mandava in confusione.
    Abbassò leggermente lo sguardo cristallino a quelle ultime parole della bionda della quale si era davvero affezionato molto. Sembrava quasi gli avesse letto nella mente come una Legilimens. Ebbene Zack aveva incontrato colui che l'aveva reso tale non a Diagon Alley ma a Notturn, ed il perché era.. era come aveva detto: complicato.
    Sentiva la voce di Dorcas continuare a riempire l'aria attorno a loro.
    Sentiva lo sguardo di lei su di lui.
    Abbassò il capo spostando il suo sguardo sulla prima cosa che gli capitò a tiro. Il terriccio scuro era ciò che i suoi occhi cristallini e vispi osservavano in quel momento. Sentiva piccole forme di vita sotto i suoi piedi, probabilmente millepiedi e simili.
    Rimase in silenzio, fino a quando la stessa frase detta in precedente uscì dalla sua bocca.*

    E' complicato.

    *Dorcas non si meritava tutto quello, ma allo stesso tempo non si meritava di conoscere i pesanti segreti che Zack si portava dentro. Sapeva che in quella situazione avrebbe dovuto raccontare tutto a lei, colei che aveva sempre osservato da lontano fino a quella fatidica sera nella Sala dei Trofei.. ma non poteva renderla partecipe dei suoi infiniti pesi.
    Non ancora.*

    @Dorcas_Moore,


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    È… è complicato.


    *Dorcas rise. Una risata fredda e incolore, stanca, come i suoi occhi e il suo volto sfatto suggerivano.
    Tutto si aspettava da lui meno che quella risposta. Eccezionalmente politica, per uno come Zack Plans.
    Ma forse era proprio quello il problema. Si era aspettata troppo da lui.
    E dire che, generalmente, non si aspettava niente dalle persone.
    Ma ultimamente stava dando modo di stupire anche se stessa, chi mai avrebbe immaginato che sarebbe tornata a ridere con tanta facilità. Certo, forse avrebbe preferito circostanze migliori.*


    Non me lo avresti detto


    *Concluse con semplicità. Le labbra ancora piegate nell’accenno di un sorriso, gli occhi che stavano iniziando a provare un certo gusto nel fissarsi nei suoi.
    D’altronde non poteva dire di non star godendo, in quel momento, di una certa soddisfazione. Per la prima volta era lei quella dall’altra parte, per la prima volta era lei quella preoccupata, quella spaventata per qualcuno che si era chiaramente andato a cacciare in una situazione scomoda.
    E beh, per la prima volta in tutta la sua vita poteva finalmente capire la frustrazione e la rabbia che si poteva arrivare a provare.
    Arricciò lo sguardo quando lo vide abbassare la testa. Gli occhi che persero i suoi in un battito di ciglia, regalandole quel sospiro di sollievo che agognava da un tempo interminabile.
    Beh questa si che era un’altra sorpresa. Un gesto in cui aveva sperato ma che, ora che glielo vedeva compiere, l’aveva irritata ancora di più.
    Ormai era giunta alla conclusione che qualsiasi cosa avesse fatto o detto avrebbe solo incrementato la sua rabbia.
    Ma non glielo avrebbe lasciato fare.
    Non era di certo una madre che stava sgridando un bambino, se non voleva dirle niente che avesse almeno il coraggio di guardarla negli occhi.
    Sollevo una mano, lentamente, posandogliela sul viso e invitandolo, con delicatezza, a sollevare lo sguardo.
    A quel punto, nel momento in cui intravide nuovamente i suoi occhi, decise di avvicinarsi.
    Mosse un passo, fino a trovarsi a meno di un palmo dal suo viso, la punta del naso che quasi sfiorava la sua, le labbra a una distanza da cui avrebbero potuto catturare il suo respiro.
    Gli occhi puntati nei suoi, quegli occhi grigi e grandi, dalle ciglia così lunghe da sembrare innaturali, freddi, come ogni cosa in lei.
    Per la prima volta quella sera non voleva baciarlo, voleva solo che la guardasse.
    Perché lei era Dorcas Moore e nessuno distoglie mai lo sguardo da Dorcas Moore.*


    È complicato…


    *Soffiò sulle sue labbra dopo un interminabile silenzio. Non c’era frustrazione nella sua voce, né tantomeno fastidio o rabbia. Era più rassegnazione e, solitamente, la rassegnazione non conduceva mai a nulla di buono.*


    Complicato è un incantesimo, una traduzione runica, una partita a scacchi o una pozione. Complicato è spiegare ad un bambino che fine a fatto il suo criceto o come ha fatto sua madre ad uscire di nuovo incinta. Qualsiasi cosa tu non abbia il coraggio di dirmi, Zack, è sicuramente meno complicata di doversi preoccupare per tutte le possibili ipotesi che possono averci portati qui oggi.
    Perché il solo fatto che tu non me lo dica non mi impedirà di preoccuparmi per te, mi farà solo arrabbiare.
    E, onestamente, credo che non ne valga la pena. Sono stata arrabbiata tutta la vita, sono stanca adesso.



    *Aveva parlato con una tranquillità disarmante, lo sguardo fisso nel suo, le labbra che appena si muovevano. Il tono delicato e soffuso, l’espressione indecifrabile.
    Gli aveva detto tutto ciò che aveva da dire, senza il minimo tentennamento. Malgrado avesse rivelato che era preoccupata per lui, la più grande dimostrazione di affetto che sarebbe mai stata in grado di esternare. Malgrado avesse ammesso la sua debolezza, sperando che capisse dove voleva arrivare.
    Era stanca, in tutti i sensi possibili, fisici o mentali che fossero.
    Era stanca di preoccupazioni inutili ed evitabili, di una rabbia inconsistente ed immotivata. Era stanca di avercela con se stessa, di lasciarsi continuamente schiacciare.
    Voleva che capisse che sarebbe stata al suo fianco solo se glielo avesse permesso e, al momento, non glielo stava permettendo. Lei non aveva mai combattuto per nulla, era difficile che iniziasse a farlo adesso.*


    @Zack_Plans,


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    Non me lo avresti detto

    *No, non gliel'avrebbe detto fino a quando non sarebbe stato lui pronto a raccontarle tutto ciò che aveva subito. Erano stati i mesi più lunghi della sua intera vita. Li aveva passati nell'ignoranza di ciò che davvero era diventato, li aveva passati a digiuno e nella fame più attanagliante.. sensazioni che non avrebbe augurato neppure al suo peggior nemico. Ci aveva messo tempo a capire chi e cosa fosse diventato.
    Nell'osservare senza senso il terriccio sotto i suoi piedi sentì la mano leggermente fredda di lei sfiorargli il vispo, costringendolo a riportare lo sguardo su di lei.
    Non voleva, ma non poteva. Così vicina ma allo stesso tempo così lontana. Le parole le uscirono come un fiume in piena, un fiume però calmo.
    Dalle parole della giovane strega riuscì a capire molte nuove cose di lei: aveva captato preoccupazione per lui ma allo stesso tempo debolezza, forse la stessa che aveva visto quella fatidica sera.
    Non riusciva a sostenere lo sguardo.
    Gli occhi di lei sembravano quasi fregare dentro di lui alla ricerca di ciò che non stava dicendo.*

    Ok...


    *Disse a mezza voce.
    Volava sapere tutto? Beh avrebbe avuto tutto ciò che Zack aveva sopportato in quei mesi. Il peso dei suoi segreti sarebbe diventato anche suo.
    Zack prese dalla tasca dei pantaloni la sua bacchetta e, per qualche strano motivo la addento per qualche lungo secondo. Le mani occupate a slacciare il polsino della camicia e a portare sopra il gomito la manica di quella stoffa bianca e del maglione.
    Con la mano destra impugnò la bacchetta e mostrò la verità alla strega difronte a sé.
    L'avambraccio era apparentemente intonso da qualsiasi segno.. ma si trattava solo di un incantesimo per nascondere ciò che davvero Zack aveva celato a tutti quanti. La punta del catalizzatore premeva sulla pelle pallida e, illuminandosi leggermente, fece apparire quello che tutti conoscevano.
    Quel simbolo era stato impresso nella vita di molti maghi e molte streghe negli anni precedenti, era perfino presente sui libri di Storia della Magia.
    Il Marchio Nero.*

    E' colpa mia se mi ritrovo ad essere un *deglutì.* vampiro, e se potessi tornare indietro.. è una storia lunga.

    *Era la prima volta che diceva quella parola ad alta voce. Gli faceva strano.
    Vampiro, ecco cosa era diventato.*

    Ma di questo non me ne pento.

    *Il tono di voce leggermente alterato.
    Non voleva raccontare a Dorcas quello che gli era successo quell'estate ma lei, con il suo comportamento e il sentimento che era cresciuto per lei non gli aveva lasciato scelta. Tutto era collegato a quell'inchiostro magico sull'avambraccio.*

    Non era mia intenzione renderti partecipe dei miei pesi. Ecco perchè “E' complicato”.

    *La bacchetta rese di nuovo invisibile quel marchio nero e le mani tornarono ad abbassare le maniche degli indumenti.
    Sentiva il battito del suo cuore accelerato. Cosa sarebbe successo da quel momento in poi? Gli occhi azzurro di lui incontrarono quelli grigi di lei nuovamente.*

    Sei libera di andartene se è tuo desiderio.

    *Affermò mentre rimetteva via la sua bacchetta.
    Stranamente il peso che Zack portava con se da tempo non si era alleggerito, ma paradossalmente si era appesantito. Aveva mostrato a qualcuno tutti i suoi cambiamenti e non aveva la minima idea di cosa sarebbe potuto accedere dal giorno successivo.*

    @Dorcas_Moore,


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    *Hogwarts non era mai stata casa per lei.
    Non importava quanto si ostinassero a dire i suoi compagni, gli elogi in cui si prodigava sua madre, i magici ricordi di suo padre. Non si sarebbe mai sentita a casa lì.
    Non amava quell’idea di convivenza e comunità, non sopportava il concetto di dover condividere la sua vita con degli estranei. Era nata e cresciuta come una persona estremamente individualista quindi la sola idea che esistessero altre persone al di fuori di lei, nel mondo, non la toccava minimamente.
    Ecco perché, quando il ragazzo scoprì il braccio per mostrarle quel tatuaggio, in un primo momento rimase spiazzata. Sapeva di cosa si trattasse, certo che lo sapeva, ma come le mille cose del mondo, non l’aveva mai ritenuto un suo problema.
    Non aveva mai immaginato che potesse essere quello il segreto del ragazzo, malgrado, con il senno di poi, fosse la giustificazione più plausibile. Ma per lei sembrava una ragione assolutamente incomprensibile.
    Dorcas non aveva la benché minima consapevolezza del mondo che la circondava.
    La sua intera vita si sviluppava all’interno di una bolla che racchiudeva esclusivamente se stessa e i suoi problemi. In perfetta conformità con la ragazzina ricca e viziata che era.
    Sarebbe potuta scoppiare una guerra e non le sarebbe importato minimamente. Non aveva il minimo interesse a prendere fazioni o scatenare subbugli. Se ne stava arroccata nel suo castello e si limitava a sopravvivere, senza lasciarsi coinvolgere da nulla che fosse al di fuori della sua personalissima bolla.

    Ciò che sapeva dei mangiamorte era ciò che sapevano tutti, nulla di più. Avevano contribuito all’ascesa del Signore Oscuro e a soggiogare il mondo magico in anni di buio e sopraffazione. Portavano violenza e spesso morte, guidati dal sacro ideale dell’eterna purezza.

    Sacro ideale. Signore Oscuro.

    Poche semplici parole che definivano esattamente in quale fazione fosse cresciuta.
    Eppure, non sapeva dire come si sentisse al riguardo.
    Allungò una mano, sfiorando con le lunghe dita sottili la pelle diafana del ragazzo, le sottili linee di inchiostro, la forma affusolata del serpente.

    Non che amasse i babbani, ma dopotutto non le piacevano neanche i maghi quindi…
    Semplicemente erano cose che non aveva mai concepito, problemi che non aveva mai ritenuto di doversi porre, rischi inutili che non aveva mai desiderato correre.
    D’altronde erano ricchi, potevano semplicemente trasferirsi in un atollo ai caraibi e lasciarsi morire lì. Preferiva spendere le sue giornate a dilapidare la sua eredità in Whisky Incendiario e campionati agonistici di deltaplano piuttosto che rischiare l’osso del collo per una causa che non le interessava minimamente.
    Ma, dopotutto, ad ognuno le sue priorità.

    Risollevò lo sguardo verso il ragazzo, ascoltando le sue parole in silenzio, l’espressione assorta. Doveva ammettere che, ora che sapeva tutto, si sentiva sollevata. Almeno adesso sapeva che non sarebbe morto per cause del tutto naturali ma per esplicito desiderio. Il che le provocava una spiacevole sensazione di fastidio.*


    Sei libera di andartene se è tuo desiderio.


    *Emise un sospiro simile ad una risata, tastando con una mano la tasca delle sigarette e costatando, con rammarico, di averle finite. Di questo passo non sarebbe arrivata neanche alla fine dell’anno.
    Si stropicciò il viso con le mani, rivelando un pizzico di frustrazione, piuttosto evidente e scosse la testa.*


    Oh, temo proprio di aver perso quest’opzione mesi fa


    *Era vero. Non sarebbe riuscita ad andarsene neanche volendo.
    Quel ragazzo… ciò che provava per lui… insomma, non era niente che uno stupido tatuaggio potesse cancellare. Non così facilmente almeno.
    Riportò lo sguardo su di lui, le sopracciglia inarcate in un’espressione imbronciata.
    Era così dannatamente arrabbiata con lui perché era finalmente tutto così perfetto e ora, invece, era di nuovo così complicato. Poteva essere una normalissima ragazzina di sedici anni, con una normalissima vita, poteva finalmente cercare di superare quell’atroce tragedia che la perseguitava da anni.
    E invece no, era caduta in un abisso ancora più profondo del precedente.*


    Quindi sei un mangiamorte… Com’è che funziona adesso? Si prendono a sassate le macchine dei babbani in attesa che un nuovo signore oscuro si riveli o ne abbiamo già uno?


    *Sbottò, forse per la prima volta in tutta la sua vita, il tono più tagliente di quanto avrebbe voluto.
    Chiuse gli occhi, prendendo un profondo respiro, le mani che si stringevano al petto per come per contenere il nervosismo.
    Aprì gli occhi, lo sguardo cristallino che cercava il suo, per poi continuare, il solito tono freddo e pacato.
    Un accenno di frustrazione percepibile, che non si sforzò di celare.*


    Perdonami… È-è che non capisco. Perché? Insomma, neanche io amo particolarmente i babbani ma, la tua vita… la tua vita è più importante.


    *Nei suoi occhi vagheggiava una malinconia persistente, un vuoto incolmabile che si portava addosso da anni. Non sopportava l’idea di vedergli rischiare la vita così.
    Non sopportava l’idea che chiunque potesse scegliere di rischiare la vita così.
    Fece un passo indietro, sciogliendo la stretta delle braccia sul petto solo per parlare più agevolmente.
    Non distolse lo sguardo dal suo viso, cercando i suoi occhi nel tentativo di capire cosa gli passasse per la mente.*


    La tua vita è… insomma, ci sono persone che… per cui pagherei con la mia stessa vita, pur di ridargli anche solo un altro istante. Persone che… non hanno potuto scegliere.


    *Sospirò, scuotendo la testa e abbassando lo sguardo. Tirò un profondo respiro, lasciando che l’aria le invadesse i polmoni, godendo di quell’ultimo aroma di nicotina che pervadeva l’atmosfera attorno a loro.
    Si scostò i capelli dal viso, prendendosi un attimo per riordinare le idee, per scendere a patti con quella notizia che l’aveva scossa più del dovuto. Dopotutto era la sua vita.
    Sospirò, quasi rassegnata. Sollevando nuovamente lo sguardo su di lui*


    Ma avrai le tue ragioni, spero solo che valgano il prezzo che hai scelto di pagare. Io… insomma, puoi sempre contare su di me. Non che mi sia rimasto molto da offrire…


    *Il solito tono neutro, l’equilibrio ricostituito sotto la sua espressione stanca e segnata. Un’espressione che le caricava addosso molti più anni di quanti avrebbe voluto, molti più pesi di quelli che avrebbe voluto portare, molta più tristezza di quella che aveva l’ardire di mostrare.
    Aveva lasciato se stessa sotto un cumulo di terra, accanto a suo fratello, in una vita talmente lontana che temeva di dimenticarla. Ecco perché era così arrabbiata. Ecco perché si portava addosso il terrore della perdita. Perché sapeva che quel poco che era riuscita a rimettere in piedi di se stessa non avrebbe retto un altro colpo.
    Giocare con la sua vita era diverso, perché sapeva che l’unica persona che avrebbe sentito la sua mancanza era andata via prima di lei, eppure aveva perso anche quel vizio. Per il rispetto che provava per lui, per il senso del dovere che le imponeva di restare attaccata alla vita, per preservare il suo ricordo quanto più a lungo possibile.*

    @Zack_Plans,