• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Achilles_Davids


  • Achilles_Davids

    Serpeverde Barista 3MDS

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
    Galeoni: 868
       
       

    *Achilles amava la notte, la quiete che sapeva donare, unica nel suo genere. Durante il giorno i corridoi brulicavano di gente, di chiacchiere, di rumori, di pensieri. La notte invece era tutto solitario, occasione che amava. Quella sera non aveva voglia di studiare e così prese pergamena e penna e scrisse un biglietto a Eirwen. Era stato parecchio preso dal lavoro da Barista e dallo studio e così non era ancora riuscito a vederla, come le aveva promesso. Mordicchiandosi il labbro si chiese dove avrebbero potuto vedersi e se sarebbe stata infastidita dal fatto che ci aveva messo così tanti giorni a farsi vivo. Si strinse nelle spalle, alea iacta est. Ormai era tardi, non poteva fare altro che verificare la sua reazione quando si sarebbe presentata. La scelta del luogo era stata probabilmente alquanto inconsueta, il bagno di Mirtilla Malcontenta. Il luogo non era casuale, non voleva avere troppe interferenze e quel luogo era certamente molto poco frequentato. E per buoni motivi, non rendeva bene come bagno, nè per la qualità, visto che i tubi erano spesso rotti o intasati e che mancava totalmente la privacy visto che Mirtilla si divertiva a infastidire chi frequentava quel luogo, sia perchè proprio a causa dell'acqua e della presenta invadente della giovane fantasmina. Quella sera però il ragazzo decise di sfidare entrambe. Non sapendo quando e se sarebbe arrivare decise di portarsi un piccolo zaino con dentro pergamena e inchiostro e si mise a scrivere, meditando però se lei sarebbe stata felice o meno di vederlo. *

    Fortunatamente Mirtilla per ora sembra non esserci. Sarà in un altro bagno?

    * Osservò di sfuggita l'orologio. Gli venne voglia di placare i nervi con una sigaretta, ma decise di desistere dal proprio impegno. *


    @Eirwen_Quinn, @Eirwen_Quinn,


  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Insegnante Giornalista Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
    Galeoni: 353
        Eirwen_Quinn
    Grifondoro Insegnante Giornalista Moderatore Web Certificato
       
       

    [SALA COMUNE DI GRIFONDORO]

    *Le lancette di colore oro spiccavano sul quadrante nero, illuminate dalle fiamme che provenivano dal focolare acceso, e i suoi occhi verdi ne seguivano distrattamente il movimento. Non aveva idea di quanto tempo fosse passato, senza dubbio però era stato sufficiente perché il debole ticchettio, che scandiva il movimento delle lancette, non fosse più sovrastato dal vociare dei suoi compagni. Pochi erano i Grifondoro che ancora si attardavano nella Sala Comune, in fondo si trattava pur sempre di una giornata infrasettimanale e la maggior parte degli studenti preferivano andare a riposarsi presto.
    Come accadeva da più di tre anni, arrivata l'ora del coprifuoco la stanza circolare iniziava a svuotarsi e lei si ritrovava circondata da pochi ritardatari, che o volevano convercedersi ancora qualche scambio di parole con gli amici o si affannavano a completare i compiti del giorno. Lei tuttavia non rientrava in nessuna di queste categorie, con i compiti si anticipava sempre e di amici con cui parlare non ne aveva poi molti. I suoi compagni si erano abituati a vederla con la testa immersa in un libro o seduta ad uno tavoli, nel caso stesse studiando, o acciambellata sulla sua poltrona preferita, se il volume che la teneva occupata era un romanzo.
    Quella sera, tuttavia, non stava offrendo ai concasati il solito spettacolo. La poltrona rossa su cui si era accomodata era la stessa di sempre, quella sistemata tra il camino e la finestra, ma a farle compagnia non vi era alcun libro. Aveva scambiato giusto qualche parola con alcuni compagni che conosceva, ma per gran parte del tempo se ne era rimasta in disparte, silenziosa ascoltatrice delle vite che scorrevano attorno a sé. Le gambe fasciate dai jeans erano sollevate sulla poltrona, mentre gli occhi verdi si perdevano oltre la finestra, fissi sull'ultimo pezzetto di luna, punto di riferimento in quella distesa nera che era il cielo notturno. Conoscendola si sarebbe potuto pensare che la sua mente fosse attraversata da mille pensieri in quel momento, ma la verità era che non c'erano parole, dubbi, domande o pensieri ad affollare la sua testa quella sera. L'unico sentimento che riconosceva dentro di sé era la noia, o forse più che altro una leggera apatia; non aveva voglia di fare sempre le stesse cose, di leggere o studiare, di perdersi nei libri trascurando tutto il resto.
    Si sentiva così da quasi una settimana ormai e sapeva bene il perché: l'incontro al Tre Manici di Scopa con Vera aveva scosso la sua vita, non come altri eventi avevano fatto in quei mesi, negativamente, ma dandole la voglia di ritrovare quell'entusiasmo che aveva perso. Non tutto era andato bene quel giorno, immagini di lei che rivolgeva qualche frase pungente a quello che considerava il suo migliore amico si fecero largo nella sua mente e un sospiro le fece sollevare le spalle. Doveva ammettere che, per una volta, parlare con una delle poche persone che considerava un'amica le aveva fatto bene, ma nemmeno la mora Corvonero era riuscita a farle capire cosa stesse succedendo davvero dentro di lei. Iniziava quasi ad avere il sospetto che una parte di lei, una molto forte, avesse deciso di nascondere in profondità ciò che provava; ciò che davvero le dava da pensare era però la sensazione che si trattasse di istinto di conservazione e proprio non riusciva a capire cosa dovesse esserci di così spaventoso. Un altro sospiro le gonfiò il petto, mentre l'aria fuoriusciva dal suo naso con essa allontanò quei pensieri, non aveva senso indugiare in essi in quel momento, non sarebbe riuscita a trovare una risposta e aveva altro su cui concentrarsi.
    Il sonno, che aveva condotto i suoi compagni al caldo nei propri letti a baldacchino, era ben lontano da raggiungere lei e doveva trovare qualcosa da fare che la distraesse. Chiusa in quella stanza circolare e sola era difficile anche solo immaginare un'attività che le permettesse di rompere quel senso di apatia, chiuse gli occhi e abbandonò il capo contro la spalliera della poltrona, in attesa che qualche brillante idea sopraggiungesse. A risolvere il suo problema non fu però il proverbiale accendersi di una lampadina nella sua testa, ma l'arrivo inaspettato di un messaggio indirizzato a lei. Rimase a lungo, forse troppo, con quel pezzo di pergamena stretto tra le dita, leggendo le parole scritte con una calligrafia famigliare e indecisa sul da farsi. In fondo però aveva saputo fin dalla prima lettura che non c'era alcuna possibilità per lei di ignorare quell'invito, non ci sarebbe mai riuscita e non voleva.
    Si sollevò, rimise le scarpe, fino a quel momento abbandonate ai piedi della poltrona, e gettò una veloce occhiata ai suoi abiti. Il luogo dove stava per dirigersi non richiedeva certamente un abbigliamento particolare, ma aveva la necessità di essere comoda e poco appariscente, stava per avventurarsi lungo i corridoi oltre il coprifuoco.*

    [BAGNO DI MIRTILLA MALCONTENTA]

    *La candida mano sinistra strinse la maniglia della porta di legno, mentre la ragazza si chiedeva stupita come avesse fatto a riuscire in quell'impresa. Cinque piani separavano la Sala Comune di Grifondoro dal bagno di Mirtilla, luogo dell'incontro, e attraversarli senza che Prefetti o Professori la vedessero non era stato semplicissimo. Solo una volta superata la soglia e chiusasi la porta alle spalle si concesse di abbassare il cappuccio, si era nascosta per tutto il tempo dietro ad esso, nella speranza di non essere riconosciuta nel caso qualcuno avesse incrociato il suo cammino.
    Sollevò lo sguardo e lui era lì. Non lo vedeva da sei giorni e anche il loro ultimo incontro, come spesso accadeva da mesi, era stato accompagnato da una traccia di tensione. Non sapeva cosa aspettarsi da quell'appuntamento inatteso, ma tirare fuori qualche parola era sicura sarebbe stato un buon inizio.*

    Sai...dovremmo smetterla di vederci in luoghi proibiti od oltre il coprifuoco.

    *Disse con le labbra leggermente curvate verso l'alto e una traccia di divertimento ad illuminarle i verdi occhi. La voce era bassa, dovevano stare attenti a non farsi beccare anche quella volta, non ci teneva particolarmente a ripetere l'esperienza di gennaio. Mentre parlava i suoi piedi l'avevano condotta all'interno dell'unico bagno inutilizzato del Castello e sul finire della frase si trovava in piedi davanti al ragazzo, che la sovrastava.*

    @Achilles_Davids,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde Barista 3MDS

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 7
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    * Fantasmi. Curioso paradosso. Non vivi, avendo ormai visto il loro tempo scadere e passare oltre. Ma, per quanto morti, non appartenevano neppure totalmente all'aldilà. Una scelta che, per codardia o per affari in sospeso su questa terra, avevano scelto di non passare oltre, restare in questo modo pur non appartenendovi più. Pallide imitazioni, ombre di vite passate e ormai perdute. Una soluzione meschina e pallida, votata soltanto da chi preso dal più completo terrore nei confronti della morte e dei suoi misteri. Tra i vari fantasmi il più inconsueto era senza dubbio Mirtilla Malcontenta, una ragazzina curiosamente attratta dalla morte, suo argomento preferito quando non piangeva o si lamentava, ma che nonostante ciò aveva scelto di evitarla. E di mostrare il suo dolore dopo decenni, non sapeva nemmeno lui quanti, dalla sua dipartita, allagando i gabinetti e rovinando i tubi. Giravano voci sul suo passato, c'era chi diceva che il grande e famoso Harry Potter sapesse tutta la sua storia, ma giravano tante di quelle storie che Achilles era tendenzialmente scettico e, pur non sentendosi di marchiare quella come una bufala, neppure era così sicuro da crederci. Concedeva il beneficio del dubbio, ponendo il tutto in una zona grigia, a metà tra vero e falso. Quel luogo era alquanto inconsueto per un incontro, ne era perfettamente consapevole e proprio per quello valutò la prospettiva che Eirwen non si presentasse. Soppesando al dettaglio quella possibilità decise che era poco prevedibile. Vide molto meglio la possibilità che lei si presentasse per fulminarlo, ingiungendogli di farsi furbo e scegliere un posto migliore. Questo scenario era decisamente più plausibile. Ma nonostante ciò si rivelò errato, lei giunse e prese tutto con ironica filosofia. Sorrise e le fece un inchino buffo. *

    Mi dispiace che questo luogo non sia all'altezza vostra, signorina. Ma ammettilo... Che sapore avrebbe la vita senza quel brivido del pericolo? Sarebbe un'insipida valle di noia, non credi?

    * Ridacchiò, sorridendole e facendole l'occhiolino. *

    Comunque... Come va? Scusami se ci ho messo tanto a farmi vivo, tra studio e lavoro sono stati giorni intensi. Ma sono davvero molto felice che tu sia qua, davvero. Mi sei mancata.



    @Eirwen_Quinn,


  • Eirwen_Quinn

    Grifondoro Insegnante Giornalista Moderatore Web Certificato

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 4
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        Eirwen_Quinn
    Grifondoro Insegnante Giornalista Moderatore Web Certificato
       
       

    *La Grifondoro non poteva certamente dire di avere avuto molti appuntamenti nei suoi quattordici anni di vita, anzi senza imbarazzo avrebbe ammesso di poterli contare sulle dita d'una mano, ma nonostante ciò era piuttosto certa che un bagno non fosse proprio un luogo consueto. Se si fosse trattato di un bagno come quello che sapeva essere riservato ai Prefetti probabilmente si sarebbe risparmiata l’ironia, ma quello era il bagno più malandato del Castello. Non appena vi aveva messo piede non aveva avuto bisogno di guardarsi intorno per constatare che il fantasma, che lì solitamente soggiornava, in quel momento non era presente. Per rendersi conto della presenza di Mirtilla Malcontenta infatti non era necessario vederla, i suoi piagnistei e lamenti erano ben udibili già dal corridoio.
    Affondando le mani nelle tasche della felpa, scosse la testa davanti al buffo inchino del ragazzo, suo marchio di fabbrica. Ricordava bene lo sguardo perplesso che gli aveva rivolto la prima volta che lo aveva visto muoversi a quel modo, era la prima volta che si parlavano.*

    Dovresti sapere ormai da mesi che so adattarmi a qualunque luogo e situazione.

    *Quella conversazione sembrava così normale che per un attimo si ritrovò a chiedersi se non stesse sognando, erano mesi che non chiacchieravano tranquillamente senza tensioni o pianti. Rimase qualche istante in silenzio prima di rispondere alla seconda parte della frase, non era infatti sicura di aver bisogno di altri brividi nella sua vita in quel periodo.*

    Sai... forse non è stata pericolosa, ma di certo non posso definire noiosa la mia vita degli ultimi mesi. Monotona questo si, ma di “brividi” ne ho provati fin troppi.

    *Parlando aveva iniziato a passeggiare per il bagno, senza mai allontanarsi troppo dal ragazzo per non essere costretta a dover alzare troppo la voce. I brividi che aveva provato in quei mesi, o forse in quell’ultimo anno, poco avevano avuto a che fare con quello che in fondo poteva anche trovare piacevole dell’infrangere qualche volta le regole. Le emozioni, che si erano alternate dentro di lei, erano così variegate che spesso nemmeno riusciva a capire cosa le passasse per la testa. Proprio per quel motivo aveva iniziato a muoversi avanti indietro, l’ultima domanda che le era stata posta non era per niente facile, non aveva idea di cosa rispondere e non riusciva a stare ferma.*

    In verità non lo so, ho un po’ di confusione in testa ultimamente.

    *Rispose, atteggiando le labbra in una smorfia che rendeva evidente il suo malcontento. Non sopportava non avere il controllo del mondo che si portava dentro, anche se in fondo aveva capito nelle ultime settimane che non lo aveva probabilmente mai avuto. Nascondere i sentimenti in un angolo senza affrontarli non voleva certamente dire avere il controllo.*

    Tu come stai? Escluso lavoro e studio…

    *Un accenno di preoccupazione si fece sentire nella sua voce, non aveva mai smesso di preoccuparsi per la situazione in cui si era cacciato e che gli aveva procurato la cicatrice sul viso.*

    @Achilles_Davids,


  • Achilles_Davids

    Serpeverde Barista 3MDS

    Dormitorio: Serpeverde
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    * Si erano presi, si erano persi. Il loro incontro era stato casuale, non ponderato, eppure subito si era sentito legato a quella giovane Grifetta. Le avventure e disavventure li avevano avvicinati e allontanati, ma non erano mai state in grado di fargliela dimenticare, neppure per un singolo minuto. Era sempre stata nei suoi pensieri e in quel momento, finalmente, poteva dimostrarlo. Il riavvicinamento era stato burrascoso quasi quanto la separazione, ma era stato necessario per avere conferma di come si fossero mancati, di quanto avessero patito a stare distanti. E di come ci fosse, da entrambe le parti, il desiderio di rinsaldare il rapporto. Quella era però la prima volta che si incontravano in maniera programmata, dopo il loro riappacificamento. E il ragazzo si sentiva come una persona affamata di fronte a un sontuoso bacchetto. Avrebbe tanto desiderato inghiottire con un sol boccone tutto quello che aveva di fronte. Recuperare immediatamente il tempo perso, e forse anche rimediare agli errori compiuti .Dovette far ricorso a tutto l'autocontrollo, sepolto negli angoli più reconditi del suo animo, per riuscire a stare tranquillo e a non mettere fretta. Lei restò sul vago, facendogli intendere che non era serena e qualche velo oscurava il suo animo, impedendogli di splendere totalmente. Si morse il labbro e cercò di approfondire il discorso senza risultare troppo invasivo. *

    Ti ascolto, bella. E non abbiamo fretta. Raccontami tutto cosa ti turba, ci pensa il vecchio Achilles a cacciare via i tuoi demoni. Avete il mio arco al vostro servizio.

    * Si inginocchiò, incurante del luogo inconsueto in cui si trovavano in quel momento. La discussione si spostò poi sulla situazione del ragazzo, sulle ombre che erano emerse e l'avevano minacciato. Lei era sempre stata dotata di un cuore grandissimo e lui lo sapeva bene. Le accarezzò una guancia e la guardò con aria tranquilla, anche se una vena di tristezza offuscava il suo sguardo. *

    Sono in attesa. Continuano ad arrivare minacce e messaggi minatori ma... Tutto qua. Non capisco perchè ma non mi aggrediscono, non fanno nulla di concreto. Mi fanno sapere che ci sono ma poi non si palesano. Ho un sospetto... Che vogliano farmi cedere e logorarmi, un attacco frontale mi zittirebbe. Ma non li capisco. Anche volessi confessare tutto loro, non saprei dove trovarli. Tu che dici?


    @Eirwen_Quinn,