Famiglia Dawson
Famiglia Dawson



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  • Daniel_Dawson

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 15101
        Daniel_Dawson
    Serpeverde
       
       

    *Masticò lentamente guardando il ragazzo e sorridendo. Finita la prima fetta biscottata Dan si precipitò a prepararne un'altra ma mentre spalmava la marmellata si bloccò notando la sua espressione preoccupata.*

    Che c'è?!

    *Domandò con il coltello ancora sospeso a mezz'aria e imbrattato di gelatina rossa.*

    Allora.. quando pensi che ci rivedremo?
    Intendo fuori da questo letto, magari a scuola...


    *Era chiaramente preoccupata dalla risposta che avrebbe ricevuto dal ragazzo, che decise di giocarci su.*

    A scuola?!

    *Chiese in tono falsamente stupito lasciando cadere il coltello sul vassoio che li divideva. Notando la sua espressione non riuscì a non trattenere un sorriso.*

    Credi davvero che io intenda aspettare la fine di queste vacanze per poter uscire con te?!

    *Scosse il capo e la ragazza sorrise rilassandosi. Risero entrambi, mentre Dan progettava una divertente giornata a Diagon Alley da trascorrere insieme alla serpina. Era una bella mattina per uscire.*




    RUOLATA CHIUSA


  • Daniel_Dawson

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 15101
        Daniel_Dawson
    Serpeverde
       
       

    Camera di Daniel Dawson




    *Era passato tanto tempo dall'ultima volta che si era sentito davvero bene. Aveva ricordi sbiaditi di quel breve ma intenso periodo della sua vita, ma gli conservava gelosamente. Ultimamente gli aveva rivisitati così spesso da consumarli. Ecco forse perchè apparivano così lontani e confusi... Come se appartenessero ad un'altra vita.
    Seduto alla sua scrivania con le braccia che penzolavano inerti lungo i fianchi osservava con aria smorta il cielo coperto fuori dalla finestra.
    Sperava che piovesse. Che la pioggia cadesse furiosa spezzando quella terribile immobilità e tranquillizzandolo con il suo delizioso scrosciare. Ma il cielo restava indifferente alle sue silenziose speranze.
    Sotto quella cappa grigia opprimente l'aria pulsava in maniera incredibile. Faceva caldo. Socchiuse pigramente gli occhi. Un attimo dopo la grande porta finestra della sua camera si spalancò. Ma nessuno zefiro primaverile sfiorò la sua figura pallida.
    Tutto era così calorosamente immobile. Di malavoglia spostò lo sguardo osservando la pila precaria di documenti sulla sua scrivania. Avrebbe dovuto sistemare quelle scartoffie entro il giorno seguente. Non c'era più tempo.
    Ma nemmeno la scadenza che incombeva minacciosa ai margini dei suoi caotici pensieri sembrava scalfirlo.
    La sua testa era altrove e lo era stato per tutto quel pomeriggio. Immobile su quella comoda sedia aveva visto le ore sfiorarlo da lontano e scivolare via.
    Ma, dentro di lui, non aveva trovato nemmeno un briciolo di buona volontà.
    Tanto per far qualcosa decise di alzarsi. Lo fece e i muscoli pulsarono dolorosamente per la sosta prolungata. Si stiracchiò lentamente passandosi le mani sul viso stanco.
    Uscì fuori appoggiandosi alla balconata. I Sempreverde della foresta lo fissavano rigidi e impalati. Le nuvole nel cielo non accennavano a muoversi. Era come essere intrappolati in una gigante gelatina gommosa di colore grigio scuro.
    Avrebbe fatto volentieri un tuffo in quel mare di alberi e felci ma prima che altri istinti suicidi lo sfiorassero rientrò in camera e filò dritto nel suo bagno personale. Le luci presero vita con un debole ronzio non appena ebbe aperto la porta. Si abbassò per aprire il rubinetto della vasca da bagno. L'acqua prese a gorgogliare riempendo quella cavità immacolata. Afferrò un morbido asciugamano pulito e iniziò a spogliarsi.
    La camicia finì per terra seguita dai pantaloni.
    Entrò nella vasca abbandonandosi in quella coltre di acqua e bollicine.
    Si accese una sigarette e prese a fumarla lentamente deliziandosi del sapore del tabacco nel suo palato.
    Ogni tiro era una preoccupazione in meno. Quando finì si sentì improvvisamente leggero. Le bollicine nella vasca scoppiettavano come tanti pop corn sulla sua pelle. L'acqua diventava via via sempre più calda. I suoi occhi si fecero pesanti.
    E scivolò nell'incoscienza...

    Nel sogno vagava senza meta nella foresta accanto la sua dimora.
    Non si era mai addentrato così a fondo nella fitta vegetazione. Mentre sitka e salici e altri alberi di cui non conosceva il nome riempivano la sua visuale facendogli perdere il senso dell'orientamento sentì un suono stridulo rompere l'aria immobile.
    Si voltò bruscamente con la spiacevole sensazione di essere osservato. Improvvisamente si rese conto che il sentiero che aveva percorso era sparito. Si era perso. Era in trappola. Girò sul posto cercando una via d'uscita ma non c'erano altro che alberi. Poi sentì un fruscio in lontananza diventare sempre più forte e intenso mano a mano che si avvicinava a lui. Piove, pensò.
    Quel rumore sembrava avvicinarsi sempre più. Chissà quanto si era addentrato. Alzò gli occhi al cielo coperto, ma nessuna goccia d'acqua bagnò il suo viso. Eppure quello scrosciare diventata sempre più intenso. Si voltò e due alberi si inclinarono di lato per aprire un varco nella fitta vegetazione. Ora sentiva quel suono terribilmente vicino. Si accorse che non somigliava affatto alla pioggia che s'infrangeva al suolo. Era come se qualcuno sfogliasse avidamente una marea di libri contemporaneamente. Con orrore vide un gigantesco stormo di fogli terribilmente simili a quelli sulla sua scrivani avvicinarsi a lui come tanti uccelli impazziti. Riaprì gli occhi nello stesso istante in cui quelli lo travolgevano come un mare in tempesta.

    Era un sogno, solo un sogno. Ma anche un avvertimento. Un messaggio lanciatogli dalla razionalità e dal senso del dovere.
    Adesso sapeva che fare.
    Con il respiro e il battito cardiaco accelerato -sintomi post-sogno- uscì dalla vasca.
    Afferrò l'asciugamano avvolgendoselo in vita mentre con un altro asciugava il suo torace.
    Svuotò la vasca e gettò gli asciugamani bagnati nella biancheria sporca.
    Afferrò un paio di pantaloni ginnici e indossò una T-shirt.
    Si accomodò alla sua scrivania e con la voglia di essere totalmente da tutt'altra parte si mise a lavoro.

    4 ore dopo...


    Scosso da una gelida folata di vento alzò lo sguardo perlustrando la camera.
    Erano passate parecchie ore dall'ultima volta che aveva controllato l'ora.
    La stanza era buia e silenziosa illuminata solo dalla lampada ad olio sulla sua scrivania e dal fuoco magico che chissà quando aveva preso vita nel piccolo caminetto.
    Era uno spettacolo per gli occhi veder danzare quelle fiammelle colorate anche nei giorni più caldi, perchè grazie ad un incantesimo fredda fiamma il fuoco emanava calore solo nella stagione fredda.
    Si alzò ancora una volta con i muscoli indolenziti e chiuse la porta-finestra della camera.
    Si fermò a fissare il cielo: era una notte buia e senza luna e la presenza della foresta si avvertiva solo grazie al fruscio delle chiome sempreverdi mosse da quella brezza fredda.
    Voltò le spalle a quel cupo paesaggio e si gettò sul letto facendo cadere parecchi cuscini sulla moquette.
    Il suo viso sembrava essere scolpito nella pietra tanto era inespressivo mentre fissava incantato il camino li di fronte.
    Chissà perchè i lineamenti del suo volto non riflettevano il suo muto stupore.
    Un rumore al piano di sotto gli fece ricordare che non era solo.*

    Kim

    *Mormorò debolmente sicuro che lui l'avrebbe sentito.
    E di fatti mezzo secondo dopo, con un sonoro Crack l'elfo domestico di casa Dawson comparve nella sua stanza.*

    Il padrone ha chiamato?!

    *Squittì l'elfo inchinandosi fino a sfiorare con il suo lungo naso il pavimento lucido.*

    Ho fame

    *Suonò quasi come un lamento.
    Non fissò l'elfo ma con la coda dell'occhio potette vederlo chiaramente annuire e sparire con un sorriso felice di rendersi finalmente utile.
    Riapparve cinque minuti dopo esattamente dov'era sparito con un ingombrante vassoio.
    Lo posò sul letto accanto a lui e disse qualcosa che Dan non riuscì a cogliere.
    Lo ringraziò distrattamente prima di accorgersi che l'elfo si era già smaterealizzato.
    Nemmeno il delizioso profumo della sua cena riuscì a metterlo di buon umore.
    Mangiò solo perchè doveva farlo, solo per fare qualcosa.
    Stappò una bottiglia di vino elfico e bevve più del dovuto senza apprezzare la bontà di ogni sorso come normalmente faceva.
    Continuò a bere fino a quando più della metà di quel liquido rosso fu sparita.
    Poi afferrò la sua bacchetta, poggiò la testa sul cuscino e prese a fissare il soffitto mentre faceva levitare pigramente la bottiglia quasi vuota.
    Sentì il suo braccio indolenzirsi e la sua testa sempre più pesante.
    Chiuse gli occhi, addormentandosi di colpo mentre il braccio cadeva inerte fuori dal letto e la bacchetta finiva a terra insieme alla bottiglia che si ruppe macchiando il tappeto di rosso.
    E non pensò più a nulla.*

  • Envie_Rosier

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 125216
        Envie_Rosier
    Serpeverde
       
       

    *Era da molto che Envie mancava da casa. Era stata via interi mesi, mesi lunghi e tristi lontana da quelli a cui voleva bene. I suoi due coinquilini, la sua famiglia, le erano mancati molto e quel giorno di metà giugno pensò fosse carino fare una sorpresa a Daniel e Gabriel.
    Giunta davanti alla porta di casa passò una mano sul legno freddo, chiudendo gli occhi, un sorriso piccolo e stranamente dolce che le aleggiava sulle labbra. Era un po' più magra e pallida di quanto non lo fosse prima del suo allontanamento, i capelli biondi erano stati tagliati un po' per dare un po' di vitalità al suo viso e ai suoi occhi verdi che una volta erano capaci di ammaliare solo con il loro particolare brillìo. Ma le esperienze ci cambiano, fisicamente e psicologicamente.
    Tirò fuori le chiavi di casa e le infilò nella toppa: girarono. *

    E' già tanto. Io pensavo che Dan e Gabriel mi avessero sostituito con qualcun altro...

    *La casa era cambiata. Era stata riempita di mobili, era viva. Si potevano notare giornali spiegazzati lasciati sul tavolo e anche -Envie rise- alcuni compiti da correggere.*

    Daniel si è forse portato il lavoro a casa? O sono un ricordo di "gioventù"?

    *Sospirando e notando che la casa era vuota, caminò verso la sua camera da letto. Era vuota, come l'aveva lasciata. *

    Iniziamo, Envie. Quando gli altri due tornano, voglio che mi trovino qui, come se non fossi mai partita.

    *Tirando fuori la bacchetta, iniziò ad evocare mobili, piante e tutto ciò che le serviva per arredare camera sua. Era sempre stata abile a fare incantesimi ma durante il suo "isolamento forzato" era migliorata molto. Ora era rapida e fluida, pronta a scattare. Come un animale selvatico. *

    Bene, posso ritenermi soddisfatta. E aspetterò qui, in camera mia. Voglio vedere dopo quanto si accorgeranno della mia presenza.




    *Una risatina le sfuggì mentre si sedeva sul letto pensando al futuro incontro con quelle due persone molto importanti. *

    Già, chissà come reagiranno. Magari non vorranno neanche vedermi e non hanno cambiato la serratura solo perchè sarebbe stata una scocciatura dover comprare un nuovo paio di chiavi. Oh caspita, ma chi me lo ha fatto fare di tornare qui senza preavviso? Sono pazza, completamente.

    * Si alzò di scatto e prese a passeggiare. I movimenti erano nervosi, i muscoli del collo e del viso tesi e tirati, la maschera che con i suoi due amici non aveva mai portato comparve all'improvviso. *

    Ho bisogno di difendermi, anche se non dovrei aver paura di loro. Mi vogliono bene, cavoli abbiamo comprato una casa assieme! E... e niente, Envie. Sei una stupida.

    *Si lasciò cadere sul pavimento, le gambe strette al petto e le braccia a circondarle in un gesto di protezione. *

    Spero che arrivino il più tardi possibile perchè non saprei cosa dire. Come posso solo pensare di riuscire a guardarli dritti negli occhi?

    *Timorosa e ormai allo stremo, chiuse gli occhi, aspettando.*



    cit: serpeverde, PoisonMaster.


  • Daniel_Dawson

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 15101
        Daniel_Dawson
    Serpeverde
       
       

    *Un'altra giornata di lavoro giungeva al termine.
    Non vedevo l'ora di farmi un bel bagno rilassante e svuotare la mente da tutti quei pensieri molesti.
    Finalmente il week-end, niente ufficio, niente Ministero.
    Un po di tempo da dedicare a me senza pratiche o compiti da correggere.
    Ne avevo bisogno.
    Da quando Catherine Nott era tornata al castello, Sheeverhas, mia collega ed amica era sempre giù ad Hogwarts ad occuparsi della figlioccia appena ritrovata e a me toccava adempiere anche alle sue mansioni.
    Non che mi dispiacesse, per carità, ero felice che Sheev e Cath si fossero ritrovate e avevo insistito io stesso affinchè lei si prendesse un congedo dal Ministero e aiutasse la piccola Nott a integrarsi nella società Londinese.
    Perciò lavoravo il doppio, ma ero contento.
    Stranamente la mia vita procedeva senza eventi sconvolgenti o imprevisti terrificanti.
    Potevo ritenermi fortunato: ero una calamita che attirava solo disgrazie e la normalità era da sempre mia nemica.
    Mentre raggiungevo il vialetto di casa respiravo la normalità.
    Che sensazione strana e ... piacevole.
    Nulla a complicarmi la vita.
    In quel momento ripensai al famoso detto: "c'è sempre il sole dopo la tempesta" e annuii tra me e me pienamente d'accordo con quelle sagge parole.
    Alla tempesta ero sopravvissuto e alla grande si direbbe.
    La prova era evidente anche solo guardandomi allo specchio.
    I miei occhi sembravano scossi da una scintilla di vitalità e il mio viso, anche se in quel momento stanco, aveva perso quell'espressione vuota che da mesi lo caratterizzava.
    Osservai il mio profilo riflesso nella piscina adiacente il vialetto.
    La luna in cielo rendeva la mia carnagione più pallida del solito.
    Quest'estate avrei scelto una località soleggiata, assolutamente.
    Raggiunsi l'entrata e frugai in tasca in cerca delle chiavi.
    Non vi trovai nulla a parte due mentine e biglietti da visita di alcuni clienti.
    Il mio solito vizio: dimenticare le chiavi al mattino prima di uscire.
    Rassegnato tirai fuori la bacchetta e diedi due semplici colpi alla serratura.
    Quella scattò producendo un tramestio metallico e la porta, riconoscendo l'incanto che solo noi inquilini dell'abitazione sapevamo, si aprì con un click.
    Entrai e agitando debolmente la bacchetta accesi tutte le luci della hall o del salotto.
    La mancanza di Kim, il nostro elfo domestico, era lampante.
    Tutto il tavolo e anche gran parte del divano erano ricoperti da giornali e rotoli di pergamena.
    Pregando che Kim si sbrigasse a risolvere le sue faccende alla locanda ad Hogsmeade e tornasse presto gettai la mia ventiquattrore sul divano e allentai il colletto della camicia sbottando qualche bottone.
    Poco dopo sul divano ci finirono anche la mia cravatta seguita dalla giacca.
    Decisi di raggiungere la mia camera, la più lontana dell'intero edificio e mentre sognavo bagnoschiuma e asciugamani puliti iniziai a salire le scale.
    Giunsi al primo piano e la forza dell'abitudine mi fece sbirciare il corridoio che sapevo avrei trovato vuoto e abbandonato.
    Ma quella sera un violento sussulto mi colpì lo stomaco quando notai una fioca luce gialla uscire dalla fessura in basso della porta di quella che sapevo essere l'ancora intoccata camera di Envie.*

    Kim è alla locanda e anche se fosse qui non si azzarderebbe mai a mettere piede li dentro, quella camera è chiusa da... sempre!

    *Restava solo un'unica spiegazione: casa nostra era stata violata dai ladri, probabilmente.
    Tirai fuori la bacchetta e la puntai nel corridoio semi buio avanzando lentamente fino alla porta chiusa.
    Non c'era bisogno di farmi luce, il pallido biancore della luna penetrava dalla finestra principale in fondo al lungo e stretto corridoio.
    Giunsi dinnanzi alla porta che non toccavo da mesi e abbassai lentamente la maniglia.
    Indugiai un solo secondo poi spalancai violentemente la porta e puntai minacciosamente la bacchetta contro l'intruso che...sedeva ai piedi del letto.*

    Un momento, letto?!

    *Osservai sbalordito la stanza.
    In essa non echeggiavano più il vuoto e l'abbandono.
    Era arredata come se davvero fosse pronta ad accogliere la sua padrona.
    Lo shock durò solo un attimo perchè in seguito, quando realizzai ciò che era realmente successo, la sorpresa mi paralizzò lasciandomi immobile al centro della sua camera.
    Era lei ed era tornata.
    La mano destra mi tremò appena ma fu sufficiente a farmi mollare la bacchetta che cadde a terra emettendo piccole scintille dorate.
    Abbassai il braccio riportandolo accanto al mio fianco e incredulo osservai chi mi stava di fronte.
    Era più magra di come la ricordavo, più pallida, quasi quanto me e i suoi occhi, dello stesso colore dei miei, erano l'immagine esatta dell'agonia che vi si leggeva nei miei fino a pochi mesi prima.
    I suoi capelli erano più corti.
    Osservai tutto lasciandomi per ultimo il suo volto perchè sapevo che quello mi avrebbe distratto e atterrito.
    Lei mi fissava ma la sua espressione era illeggibile.
    Non sapevo che aspettarmi ne cosa avrei capito osservando il suo viso.
    Ma in quel momento ero come se fossi sotto l'incanto Confundus.
    Cercando di tenere a bada i fiumi di pensieri che si agitavano violentemente nella mia testa, chiusi la bocca che fino a poco prima era spalancata in una posa di totale stupore e incredulità e deglutì riuscendo infine a sputare fuori una sola parola:*

    Envie




    draky_18,


  • Envie_Rosier

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 125216
        Envie_Rosier
    Serpeverde
       
       

    * Envie aveva sentito la porta chiudersi, il rumore di passi che si avvicinavano, poi una pausa e la porta di camera sua che si apriva… Non era ancora pronta ad incontrarli, aveva paura di loro. Sentì una bacchetta cadere a terra e nonostante la sua mente fosse catalizzata su altro, le scintille dorate che quella produsse la riportarono alla realtà.
    La figura di Daniel la fece sobbalzare. Se ne stava lì, in piedi al centro della camera da letto, lo sguardo fisso su di lei e l’espressione shockata di chi ha visto un fantasma. *

    E forse, per lui, lo sono davvero…

    * Aveva la bocca aperta in una piccola 'O', i capelli di quel colore insolito erano sparati in tutte le direzioni e gli occhi verdi come i suoi erano spalancati dalla sorpresa e, Envie se ne accorse, confusi. Era evidente che non si aspettava il suo ritorno, non in quel modo soprattutto.
    Le venne quasi da ridere quando Daniel provò a darsi un contegno, ma ogni emozione l’abbandonò quando lo sentì pronunciare il suo nome.*

    Envie

    * Sembrava gli fosse costato molto pronunciare il suo nome, Envie non riuscì bene a capire quello che lui provava in quel momento. I suoi tanto decantati poteri da empatica erano andati in tilt, completamente annullati dalla sua angoscia, dal timore e dal senso di colpa per aver abbandonato lui e Gabriel. *

    Ciao Dan…

    * Ricambiare il saluto, mantenere la voce ferma per non mostrare il suo turbamento e fissarlo dritto negli occhi… fu veramente difficile.
    Si rese conto di essere ancora seduta in terra, come una stupida, quindi puntellandosi con una mano si alzò in un solo movimento. Dopotutto, anni di buona educazione non si dimenticano in poco più di cinque o sei mesi. *

    Beh… come- come stai?

    * Gli chiese avvicinandosi un po’. Era così strano non scherzare con lui!
    Non sopportando quel distacco che si era venuto a creare si allungò verso di lui, senza pensare troppo a quello che faceva, finchè non si ritrovò ad abbracciarlo con la testa appoggiata ad una sua spalla. *

    Mi sei mancato, Dan.

    * Forse era una sua impressione, ma le sembrava un po’ rigido. Certo, tra di loro non c’era mai stato molto contatto fisico –qualche spintarella quando scherzavano – ma si rese conto che quel poco le era mancato ed il sentirlo così rigido tra le sue braccia sottili la fece rimanere un po’ sorpresa. *

    Siamo cambiati così tanto? Abbiamo raggiunto questo livello? Spero di no, davvero.

    * Timorosa e sicura di aver fatto qualcosa di sbagliato, sciolse la sua presa su di lui e si staccò. *



    serpeverde,


  • Daniel_Dawson

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 15101
        Daniel_Dawson
    Serpeverde
       
       

    *Avevo voglia di prendermi a schiaffi.
    Si, esatto quello che si fa ogni qual volta si vuole verificare se si sta sognando oppure se ciò che si vede è tutto vero.
    Stavo per farlo, ma mi sembrava davvero stupido in quel momento.
    Inoltre non riuscivo a muovermi e a staccare gli occhi dalla sua fragile figura quasi accartocciata sul pavimento.*

    Che ti è successo Envie?
    Perchè non mi hai cercato?!


    *Domande che mi riempivano la testa in quel momento mentre cercavo una risposta che non conoscevo.
    Cercavo di immaginare possibili scenari ma non mi veniva nulla in mente.
    Perchè lei era sparita così, da un giorno all'altro e le sue tracce si erano perse nel momento stesso in cui era uscita da quella porta.
    Fissavo i suoi occhi ora riflessi nei miei e notai che erano una culla di dolore e anche di vuoto.
    Mi inquietò leggere la sofferenza su quel volto un tempo sempre solare ed energico.
    Mi spaventò la sua figura pallida sul pavimento, più simile ad un fantasma tormentato.
    Piano piano la mia maschera sorpresa si sciolse lasciando spazio a una lieve traccia di sofferenza mentre mettevo insieme tutti quei piccoli dettagli.
    Ma il mio corpo era ancora bloccato nella stessa posa stupita.
    Come succedeva spesso quando mi arrabbiavo o ero sottoshock diventavo quanto c'è di più simile ad un iceberg.
    Si alzò e mi salutò.*

    Ciao Dan…

    *Che cosa strana sentirla parlare dopo tutti quei mesi di silenzio.
    La sua voce fioca era un'altra prova che qualcosa non andava..
    Ma cosa!?
    Abbassò lo sguardo fissando un asse del pavimento e poi lo rialzò tornando a me.
    Sembrava a disagio, come se dondolasse lentamente nell'incertezza.
    Azzardò un passo, poi tornò indietro e poi si avvicinò definitivamente abbracciandomi.
    Altra cosa che mi stupii ma che mi rasserenò all'istante.
    In quella stretta, la sua più che altro visto che io non riuscivo ancora a trovare le braccia e a cingere la sua vita, la riconobbi, viva, calda, con un cuore che batteva e non così fragile come la immaginavo.
    Dopo la vista e l'udito il tatto mi concesse di apprendere più cose su di lei mentre respiravo quel profumo che nel tempo avevo scordato.
    Poi, improvvisamente, come se si fosse scottata si allontanò da me e mi fissò con timore, in viso di nuovo quella maschera sofferente che sembrava non abbandonarla mai.
    Mi chiese come stavo e quell'improvvisa freddezza mi addolorò a tal punto da lasciarmi senza fiato.
    Cercai di darmi un contegno, di reagire e trovare un senso a tutto ciò che stava succedendo in quella camera.
    Perchè avevo messo in conto di passare una serata tranquilla e invece mi ritrovavo lei che in un attimo aveva sconvolto tutto, destabilizzandomi.
    Mi stupì sentire che il suo vuoto mi aveva contagiato non lasciando in me niente, se non la confusione.
    Socchiusi appena gli occhi e aprì la bocca per parlare e dirle ciò che volevo sentisse dal momento in cui l'avevo visto ma chissà perchè non ci riuscii.
    La richiusi, deglutendo come se mi rimangiassi quello che pensavo e la dischiusi per porre un'altra urgente domanda:*

    Sei *un colpo di tosse mentre mi schiarivo la voce.*

    sei...tornata?!

    *Ma me ne pentii all'istante di averlo chiesto.
    Non volevo conoscere la risposta.
    Non volevo sapere se e quando sarebbe ripartita.
    Non volevo conoscere quanto tempo ancora ci restava.
    Non l'avrei sopportato ora che l'avevo appena ritrovata.
    Eppure una parte di me era avida di sentire la sua risposta.
    Nel freddo del mio corpo sentii qualcosa agitarsi e mandarmi nel panico mentre attendevo di sentirla parlare.*



    draky_18,


  • Envie_Rosier

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 125216
        Envie_Rosier
    Serpeverde
       
       

    *Envie sapeva di essere sotto l'attento esame di Daniel dal momento in cui lui era entrato nella sua stanza. Si notava dal suo sguardo che, seppur confuso, cercava nuove informazioni su di lei.
    Quando rialzò lo sguardo su di lui lo vide boccheggiante ed incapace a risponderle. Si sentì male. *

    Oh Morgana, come siamo finiti?

    *Daniel apriva e chiudeva la bocca, senza emettere alcun suono. Poi, quando ne uscirono, riusultarono timorose e.. spezzate, incerte.*

    Sei-sei tornata?

    * Envie s'irrigidì. Se l'aspettava, quella domanda, era più che lecita, ma la temeva così tanto! Decise di rispondergli sinceramente, senza usare uno di quei mille discorsi che aveva già provato. *

    Sì, Dan. O almeno, credo proprio di sì.

    *Si passò una mano pallida e tremante sulla fronte, chiudendo gli occhi stanchi dal pianto di poco prima. *

    Vedi, non è facile spiegarti. Ti assicurò, però, che non volevo andarmene, non volevo sparire dalle vostre vite. Siete la mia famiglia, ormai, penso che tu lo sappia.

    *Tentò un sorriso che le fece male ai muscoli del viso. Non era più abituata a sorridere così, era come imparare a farlo. Di nuovo.
    Sperò che il suo sforzo fosse apprezzato e che servisse a sciogliere un po' Daniel ancora rigido e fermo. *

    Puoi anche sederti.

    *Lei si accomodò sul letto, con le gambe incrociate e gli fece cenno di sedersi davanti a lei. *

    C'è anche una sedia, se... beh. Capirei se tu voless tenere le distanze


    serpeverde,


  • Gabriel_Master

    Serpeverde Certificato

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 4026
       
       

    *Gabriel rientrò nella casa che divideva con draky_18 e serpeverde dopo una lunghissima nottata di lavoro. Il capo aveva preteso gli straordinari in vista della cena del Ministro con gli altri capi di stato, quindi tutto l'ufficio era in uno stato di agitazione davvero stressante.
    Forse sarebbe stato più giusto dire che la casa era divisa tra lei e Daniel, visto che Envie mancava ormai da mesi.*

    Dove diavolo sarà finita?

    *Si chiese girando le chiavi nella toppa. La porta non era chiusa, ma non si insospettì più di tanto.*

    Forse il professore è tornato presto...

    *Si tolse il mantello dalle spalle e lo poggiò sull'attaccapanni. Con un colpo di bacchetta rimise a posto i compiti che Daniel aveva lasciato sul tavolo.*

    Quel ragazzo è troppo disordinato!

    Dan, ci sei?!

    *alzò la voce per farsi sentire, ma mentre si avvicinava alla stanza di Envie, per andarlo a cercare in camera sua, sentì delle voci soffocate dalla porta. Sembrava che Daniel stesse parlando con qualcuno, e di certo non era Monique.
    Bussò alla porta di legno, pronta a tirargli le orecchie per aver sconfinato in camera della loro coinquilina. Entrò senza aspettare risposta e si trovò davanti una scena che la lasciò a bocca aperta: Envie era tornata. Era lì, seduta sul letto che cercava di rendere un sorriso decente e Daniel la fissava come se avesse visto un fantasma.
    Se si fosse guardata allo specchio, probabilmente avrebbe visto un'espressione identica sul suo viso.*

    Vi?

    *Uscì un suono strozzato. Si schiarì la voce e riprovò a chiamarla*

    Vivì?

    *Non poteva credere che fosse tornata. Questa volta avrebbe fatto meglio a rimanere*


  • Daniel_Dawson

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        Daniel_Dawson
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    *La mia domanda sembrò sconvolgerla appena.
    Mi domandavo, leggendo il suo viso, cosa stesse pensando.
    Mi avrebbe detto la verità?
    Mi avrebbe illuso proteggendomi con un'altra bugia, rassicurandomi che sarebbe rimasta per poi sparire di nuovo?!
    Non potevo saperlo e l'incapacità di prevenire ciò che sarebbe accaduto mi frustrava parecchio.*

    Sì, Dan. O almeno, credo proprio di sì.

    *Non mi offriva certezze ma solo altri punti di domanda.
    Avrei dovuto controllare costantemente tutte le uscite di casa per assicurarmi che lei ci fosse ancora e non ci avesse abbandonati di nuovo.
    Ora che era tornata non potevo lasciarla andare.
    Non se prima non mi avesse spiegato tutto.
    Lei sembrò capire ciò che stavo pensando in quel momento.
    Si passò una mano tra i capelli socchiudendo appena gli occhi stanchi e leggermente gonfi prima di rispondere alle mie domande silenziose.*

    Vedi, non è facile spiegarti. Ti assicurò, però, che non volevo andarmene, non volevo sparire dalle vostre vite. Siete la mia famiglia, ormai, penso che tu lo sappia.

    *Accennò un sorriso, o meglio l'imitazione di quello che dovrebbe essere un sorriso.
    Sembrava avesse dimenticato come sorridere.
    Quello insieme alla dolcezza velata delle sue parole mi colpì violentemente abbattendo in me quel muro di ghiaccio.
    Eppure, nonostante volessi andare li e abbracciarla spezzando mesi di vuoto e silenzio con quel semplice gesto, restai immobile nel punto in cui lo ero da quando avevo messo piede nella sua stanza.
    Sali su quel letto dove mai nessuno aveva dormito e si sedette volgendo lentamente il capo verso di me.*

    Puoi anche sederti.
    C'è anche una sedia, se... beh. Capirei se tu voless tenere le distanze


    *Si corresse all'istante.
    Qualcosa in me la convinse ad offrirmi un'altra alternativa a quella iniziale.
    Stavo dando l'impressione sbagliata, me ne pentii e mi rabbuiai ma non potevo farci nulla.
    Imbambolato azzardai un passo verso di lei prima che la porta alle nostre spalle si aprisse nuovamente.*

    Vi? Vivì?

    *Guardai Gabriel entrare.
    Sul suo viso la stessa perfetta e identica maschera di stupore e meraviglia che vi era sul mio fino a poco prima.*





    draky_18, PoisonMaster,


  • Envie_Rosier

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    *L'istinto di Envie la mise in guardia: se voleva tornare indietro avrebbe dovuto farlo in quell'esatto momento. E la ragazza, poco dopo, avvertì un nucleo di emozioni che si stava avvicinando.*

    Almeno l'empatia è tornata...


    *Poco dopo, sulla soglia della camera da letto, si stagliava la figura di Gabriel. Il primo istinto di Envie fu quello di correre ad abbracciarla per scusarsi -un po' come aveva fatto con Dan- ma qualcosa la trattenne. Quel qualcosa era il suo nome pronunciato con una voce stupita o shockata, difficile da decidere. *

    Vi? Vivì?

    *Si sentì braccata, in trappola. Non sapeva perchè, ma... l'istinto le suggeriva di darsela a gambe levate. Ma lei non voleva. Fu con la voce tornata flebile che salutò la sua coinquilina.*

    Ciao Gab...

    *Si lasciò cadere sul letto, stanca. Le venne da ridere e si ritrovò a farlo. Era una risata nervosa, un po' inquietante.*

    Beh, presumo che l'interrogatorio inizierà presto, non è così? E presumo che mi legherete al letto, per sicurezza.

    *Suonò sarcastica, timorosa e irritata insieme. Non voleva esserlo ma le era uscito il suo classico tono-di-difesa. Oltretutto, non sapeva cosa aspettarsi da quei due.*




    serpeverde, PoisonMaster.


  • Daniel_Dawson

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    *Envie salutò Gabriel mentre quest'ultima sembrava ancora imbambolata.
    Lasciai a Gab tutto il tempo di cui aveva bisogno per riprendersi e mi feci da parte mettendomi in un angolo buio della stanza, con le spalle al muro a fissare quella scena così assurdamente strana.
    Era comica per certi versi.
    Mi venne quasi da ridere, ma mi trattenni.
    Almeno il sarcasmo stava tornando..
    Envie era stanca lo si capiva chiaramente.
    Aveva sperato in un ritorno felice a casa dove avrebbe trovato persone pronte ad accoglierla e a capirle e invece si era ritrovata un'accoglienza da incubo.
    Non lo meritava affatto.
    Io era felice di riaverla in casa nostra e invece col mio comportamento freddo stavo dimostrando il contrario.*

    Beh, presumo che l'interrogatorio inizierà presto, non è così? E presumo che mi legherete al letto, per sicurezza.

    *Sbottò lei sarcastica lasciandosi cadere sul letto.
    Feci due passi avanti e raggiunsi Gab al centro della stanza.*

    Ehm...veramente pensavo di invitarti a cena..

    *Replicai con disinvoltura e sorridendo persino.
    Sembrava che l'iceberg che fino a poco prima aveva parlato al posto mio fosse del tutto andato lasciando spazio ad una vecchia parte di me, solare e divertente, che Envie conosceva e forse segretamente adorava.
    Non me l'aveva mai detto...la ragazza.*


    draky_18, PoisonMaster,


  • Gabriel_Master

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    Ciao Gab...

    *La voce di Envie era flebile, del resto Gabriel se lo doveva aspettare visto com'era ridotta. Era ancora più magra di quando l'aveva vista l'ultima volta.
    Gabriel la passò in rassegna con occhio critico, mentre lei esplodeva in una risat nervosa*

    Beh, presumo che l'interrogatorio inizierà presto, non è così? E presumo che mi legherete al letto, per sicurezza.

    *Rimase un momento spiazzata dal tono dell'amica, ma, si rese conto, sie lei che Daniel non le avevano dato poi tanti motivi per abbassare la guardia. Non sapeva cosa aveva dovuto passare in questi mesi di lontananza; avrebbe voluto sapere, avrebbe voluto che Envie le dicesse perchè era sparita così.
    Forse non era il caso, lo avrebbe detto quando sarebbe stata pronta. Si passò una mano sugli occhi e poi fece un sorrisetto ironico.*

    Be' non so... Magari Daniel potrebbe avere certe inclinazioni, ma ti assicuro che il Bondage non fa per me.

    *Le disse scherzando. Daniel le si avvicinò, ritraendosi dall'angolo dove si era confinato.*

    Ehm...veramente pensavo di invitarti a cena..

    Sempre il solito... Però questa volta hai ragione. Direi una bella cena con i controfiocchi, e niente lavoro a tavola.

    *intimò al ragazzo*

    Ora, prima di dare disposizioni agli elfi per non morire di fame....qui qualcuno mi deve un bell'abbraccio.

    *Sorrise a Envie. Era tornata e tanto bastava, per le spiegazioni ci sarebbe stato tempo.*


    draky_18, serpeverde


  • Envie_Rosier

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    *Envie vide Daniel avvicinarsi a lei e a Gabriel. La sua uscita ebbe due risposte diverse: una più pratica da parte di lui ed una più scherzosa da lei.*

    Be' non so... Magari Daniel potrebbe avere certe inclinazioni, ma ti assicuro che il Bondage non fa per me.

    Non cambierà mai, lei. Mai!

    Ehm...veramente pensavo di invitarti a cena..

    *La sua voce canzonatoria e il sorrisetto storto sulle labbra la fecero tornare indietro nel tempo, al tempo in cui presero casa tutti e tre insieme. Si ritrovò a sorridere, in modo più spontaneo rispetto a prima. Qualcosa negli occhi di Daniel scintillò, una lucina saputa che non gli aveva mai visto.*

    Mmm... qui ci sta una chiacchierata a quattr'occhi. La povera Gab potrebbe impazzire, sennò.

    *Proprio pentre pensava alla sua coinquilinà, la sua voce risuonò nella piccola stanza. *

    Sempre il solito... Però questa volta hai ragione. Direi una bella cena con i controfiocchi, e niente lavoro a tavola.

    Stanno davvero dicendo che-
    Cioè quest-
    E' sempre casa mia...


    *Un sorriso esatico le apparve sulle labbra e riuscì ad illuminare un po' il viso pallido. Si stava crogiolando nei suoi pensieri quando Gab intervenì nuovamente. *

    Ora, prima di dare disposizioni agli elfi per non morire di fame....qui qualcuno mi deve un bell'abbraccio.

    *Envie, segretamente, aveva atteso quel momento da quando l'altra ragazza era entrata in camera sua. Si alzò sulle ginocchia con un movimento rapido, senza sbilanciarsi, e la strinse contro di sè. *

    Mi sei mancata, Gab.

    *Le sussurrò in un orecchio. Poi, per sdrammatizzare un po' aggiunse: *

    Spero che tu non abbia già organizzato un festino con Lucius e Sev!


    serpeverde, PoisonMaister.




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  • Gabriel_Master

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    *All'inizio sembrava che Evie non riuscisse a credere alle sue parole. Si sentì delusa per un momento che potesse pensare che lei e Dan l'avrebbero abbandonata, ma poi abbandonò il pensiero: visto lo stato fisico, era tanto che fosse riuscita a tornare. Nessuna meraviglia che non si fidasse del tutto.
    Finalmente si aprì in un sorriso e, per un attimo, Gabriel riuscì a vedere la vecchia Vivì riemergere dalle ombre del viso scavato.
    Quando poi si alzò in ginocchio e la strinse, non ebbe più alcun dubbio che la sua amica fosse tornata. La strinse di rimando, delicatamente*

    Anche tu, Vivì. E vedi di non sparire più così.

    *Le bisbigliò*

    Spero che tu non abbia già organizzato un festino con Lucius e Sev!

    *Gabriel rischiò di scoppiare a ridere, l'allontanò per guardarla con un sorrisetto malizioso*

    Come ti salta in mente?! Ti stavo aspettando per buttare fuori questo stoccafisso qui!

    *Disse indicando Daniel che le guardava alle sue spalle*

    Le lettere di invito sono comunque pronte per l'invio, e sono molto lunghe e decisamente dettagliate.

    *Disse con nonchalance*

    Ora Dan, che ne dici di chiamare quel tuo magnifico elfo domestico per preparare qualcosa? E niente insalata, se la vuoi la mangi tu. Io voglio bistecche poco cotte e patate.

    E tu faresti meglio a seguirmi cara, ti farò mettere su un po' di ciccia prima che tu riesca a dire Severus e Lucius sono degli gnocconi.


    *Asserì convinta strizzandole un occhiolino*

    draky_18, serpeverde


  • Daniel_Dawson

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        Daniel_Dawson
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    *Guardai Envie e il sorriso che accennò dopo le mie parole mi rincuorò parecchio.
    Era come vedere un piccolo accenno di sole, solo una parte di quella abbagliante luce, che appare in un cielo grigio.
    Perchè forse era proprio il grigio il colore che meglio descriveva Envie in quel momento.
    Lei aveva conosciuto tutte le sfumature di quel colore smorto fino ad annullarsi completamente in esso e lasciarsi sopraffare.
    La mia nuova missione era mostrarle che c'erano altri colori oltre al grigio.
    Ci sarei riuscito anche perchè non ero solo.
    Gab mi avrebbe aiutato.
    Le guardai ritrovarsi in quella stanza abbandonata che si apprestava a lasciare via i fantasmi che per mesi l'avevano abitata mentre un calore nuovo e diverso l'animava.
    Quello dell'amore, quello di una famiglia unita che si rincontra dopo una terribile disgrazia.
    Ed era bello per me vedere che tutto stava ritornando normale.
    Come tante piccole tessere di un puzzle che si ricompongono.
    A coronare quel mio pensiero\desiderio una delle battute di Gab ed Envie:*

    Spero che tu non abbia già organizzato un festino con Lucius e Sev!

    Come ti salta in mente?! Ti stavo aspettando per buttare fuori questo stoccafisso qui!

    Ragazze vi ricordo che lo scantinato è bello grande per i vostri festini privati..

    *Era bello poter scherzare di nuovo così.
    Una delle nostre vecchie conversazioni iniziate tra i banchi di scuola e protrattesi sino nella nostra nuova dimora.
    Sorrisi mentre Gab affamata e impaziente approvava la mia idea, quella di cenare e chiacchierare tranquillamente.
    Mi congedai e uscii dalla stanza chiamando il nostro elfo mentre scendevo le scale.
    Non appena arrivai al pian terreno lo trovai li, pronto ad esaudire i nostri desideri.*

    Padrone..ho preparato la sua insalata e la bistecca al sangue per la signorina Master in cuci----

    Niente insalata stasera...dobbiamo festeggiare.
    Apparecchia fuori in giardino, non abbiamo mai usato quel posto per cenare, ora che ci penso il che è un peccato visto che d'estate è molto piacevole trascorrere del tempo li..


    *Blateravo freneticamente muovendomi per il salotto e raccogliendo le mie cose.
    Kim mi seguiva zampettando al mio fianco sbalordito dalla mia improvvisa iperattività.*

    ...Si fuori in giardino andrà benissimo..

    *Mi chinai per raccogliere il mio orologio finito sotto il divano.*

    ...Cocktail, tartine, antipasti, secondi...stupiscimi Kim e non badare a spese stasera...vai in cantina e pesca la miglior bottiglia di vino elfico che abbiamo...

    *Trovai l'orologio e lo acciuffai.*

    Eh ah..

    *Mi alzai fissando l'orologio al mio polso destro.*

    Apparecchia per tre

    *Avevo qualche problema col cinturino in pelle.
    Comprensibile visto che tentavo di allacciarlo con una sola mano dato che l'altro braccio stringeva una quantità di carte, pergamene e la mia giacca.*

    I signori hanno ospiti stasera?!

    *Chiese l'elfo con voce esitante.*

    No Kim, nessun ospite siamo in famiglia

    *Gli risposi sorridente una volta riuscito ad indossare l'orologio.*

    M-ma m-ma come?!

    *Chiese quello stupito, evidentemente non aveva ancora capito.*

    Envie è tornata..

    Tornata?! E- e per quanto signore?!

    Non ne ho idea...

    *Dissi sbrigativo attraversando a gran passi il corridoio per risalire le scale.*

    ...Per sempre credo..

    *Sorrisi entusiasta delle mie parole e mi precipitai in camera mia.
    Non avevo mai fatto le scale così velocemente.
    Quando arrivai al terzo piano aprii la porta della mia camera e gettai tutte le mie cose sul letto.
    Recuperai fiato e mi guardai allo specchio.*

    'Prima di tutto una bella doccia...'

    *Pensai dandomi subito da fare..*


    *Non sapevo dire da quanto tempo ero in bagno.
    Di sicuro molto visto il vapore che macchiava i vetri e gli specchi della toilette.
    Sperai di non essere in ritardo come sempre.
    Ne uscii che ero rimesso a nuovo.
    Rilassato, profumato e pronto a godermi una bella serata con la mia famiglia.
    Pensare a quel nome mi procurava sempre un sorriso di compiacimento.
    Mi vestii indossando un completo nero ed elegante, l'avevo detto che era una festa cavolo.
    Litigai un po con i miei capelli cercando di pettinarli alla meglio e prima di scendere giù mi guardai allo specchio.
    Indossai il mio miglior sorriso e uscii dalla mia stanza.*




    *Attraversai il salotto, la cucina -qui rischiai di perdere il controllo quando una folata di cibo che cuoceva raggiunse le mie narici frementi- percorsi un lungo e buio corridoio e arrivai in quella parte di giardino dove nessuno di noi era ancora stato.*




    *Mi sentii accolto e abbracciato dal verde che circondava quello spazio perfettamente esagonale.
    Guardai il profilo degli alberi stagliarsi contro il cielo sereno.
    L'illuminazione era ancora bassa tanto da permettere ai miei occhi di notare i tenui colori del crepuscolo che macchiavano il cielo.
    L'aria fresca mi accarezzò la spalla, il viso e scompigliò leggermente i miei capelli.
    Respirai il profumo dei fiori e delle piante e chiusi gli occhi deliziandomi del dolce scrosciare dell'acqua che cadeva nella piscina a pochi metri dal nostro tavolo.
    Quest'ultimo perfettamente illuminato da candele e apparecchiato alla perfezione s'innalzava su un piccolo palco circondato da un gazebo di mattoni e colonne.
    Mi avvicinai alla piccola vasca idromassaggio e immersi la mia mano sfiorando l'acqua con le dita. Fredda.
    Voltai appena il capo e guardai in su verso la casa.
    La camera di Gab, l'unica che riuscissi a vedere, era ancora accesa.
    Ero anche puntuale, che fortuna.
    Risi silenzioso e mi guardai attorno sicuro che le mie coinquiline avrebbero gradito quanto me quel piccolo angolo di paradiso.*



    draky_18, PoisonMaster,



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