Notturn Alley
Notturn Alley



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  • Frederick_Nott

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 36776
       
       

    ... e se avessi saputo dove cavolo stavamo andando mi sarei vestita molto diversamente!
    Ma perchè non me l'hai detto prima??


    *Per l'ennesima volta il ragazzo si voltò verso di lei.
    Occhi castani, capelli color ebano e lineamenti morbidi. Il viso era pallido, ancora di più accostato al mantello nero che indossava. Era per lui una bella passeggiata quella tra le vie di Notturn Alley, stessa cosa non poteva dire Monique.*

    Non mi avresti seguito e io ho bisogno, attualmente, di una persona normale con cui parlare... oppure, peggio ancora, ti saresti travestita da Mangiamorte.

    *Gli rispose lui mentre si guardava attorno. Purtroppo quelle vie erano adibite ad ospitare la feccia del mondo magico. I negozzi, invece, erano davvero interessanti, peccato che anche quelli fossero gestiti da individui piuttosto... eccentrici...*

    Mi fissano tutti, ma cosa vogliono?!
    Non hanno mai visto un vestito alla moda in vita loro?


    *Gli domandò lei, facendolo ridacchiare. Non si sentiva in colpa per non aver avvisato Monique, era piuttosto divertente vederla in imbarazzo per certe cose. Quella poi lo abbracciò, Fede fece altrettanto.*

    Sono per la maggior parte di famiglie cadute dopo la disfatta dell'Oscuro signore... Non sono mai andati a una sfilata di moda a causa dei loro problemi economici.

    *Commentò soave. Non voleva fargli pesare molto questa cosa. Non era colpa sua se non era mai stata a Notturn Alley.*

    Fede... sei venuto qui per raccontarmi una storia su Hogwarts?
    Lei è la tua fidanzata?


    *Un ragazzino lo fece voltare. James Green, 10 anni. Il padre gli era stato portato via dagli Auror la madre... una poco di buono, non sapeva nemmeno badare a se stessa, figuriamoci saper gestire un figlio.*

    No, mi dispiace... domani, però, verrò. ora ho alcune commissioni importanti da sbrigare. Ah... lei è Monique la mia sorellina di cui ti avevo parlato.
    Stammi bene James.


    *Il ragazzino era un po' deluso, ma poi si riprese alla notizia di un loro prossimo incontro. Con gli occhi furbi e smeraldini li guardò e poi, dopo un saluto accennato sgattaiolò per un vicolo buio.*

    Gli Auror combattono per qualche traffico illegale, mentre io combatto per far stare bene loro e per assicurargli un futuro...

    *Commentò lui mentre entrava nel negozio di magie Sinister insieme a Monique. In quei volti giovani scossi dalla guerra rivedeva il suo... L'aveva presa come missione personale ormai, da perseguire a qualsiasi costo... sarebbe arrivato anche a rovesciare il Ministero.*

    Sinister... tutto ciò che c'è nella lista... fammelo arrivare via gufo a casa mia... E stavolta, cerca almeno di non farmi arrivare gli auror. Sono una seccatura.

    *Gli disse lui freddo consegnandoli una lista.*

    Signor Nott sarà fatto... ma nella sua lista non c'è nulla di oscuro, di cosa si preoccupa?

    *Domandò il commesso, dopo che Federico gli aveva consegnato galeoni sufficienti per le spese e anche un po' per la mancia.*

    Appunto... non c'è nulla di oscuro... mi preoccupo di perdere tempo a causa di una tua imprudenza. Non ti sembra già una gran seccatura solo ciò, Sinister?

    *Domandò lui sbattendo la porta, dopo aver fatto uscire Monique. Non gli interessava la risposta del commesso... era feccia della peggior specie, con lui non aveva da spartire nulla.*

    Ora ti porto da Alvaro... dove potrai assaggiare...

    *Si fermò di colpo... Qualcosa aveva attirato la sua attenzione. Tisifone e Daniel erano lì a Notturn Alley...*

    Auror? La rottura con te l'ha ridotto a uno straccio se è arrivato a tal punto. Se vuoi portiamo anche lui da Alvaro, fa dei wisky incendiari che rimetterebbero a posto le rotelle a un pazzo del San Mugo.

    *Commentò lui osservando Daniel. Ridacchiava. Tra i due non c'era una particolare simpatia. Nemmeno un'antipatia... I due non si capivano e basta... Lui e Daniel erano due personalità agli antipodi, due che non avrebbero mai potuto interagire fra loro.*

    Monique, tisifone, serpeverde,


  • Daniel_Dawson

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 15101
        Daniel_Dawson
    Serpeverde
       
       

    *Dopo aver portato a termine il loro compito, le vie di Notturn Alley non apparivano più così squallide come la sua collega aveva descritto poco prima. Dan osservava quasi affascinato quelle crepe nelle pietre grezze chiedendosi cosa diavolo ci fosse li dentro per far si che da esse si irradiasse una debole lucina blu. Vedeva piccoli gruppi di topi fuggire in fila indiana chissà da quale pericolo che loro non riuscivano a scorgere. Ogni tanto incontrava qualche viso desolato, arrabbiato o triste e avrebbe voluto fermare ogni persona di quel posto per chiedere quale fosse il motivo che li legava in quello squallore opprimente, se erano felici di vivere li o se erano stati costretti e se custodivano la speranza e i sogni di poter finalmente andare via, un giorno. Più procedevano e più i suoi pensieri scorrevano lenti nella sua menta confusa. Sentiva una perversa curiosità, quasi un richiamo verso quelle buie vetrine di piccoli negozi ammassati. Alcuni erano stati scavati persino nella pietra stessa. Avrebbe voluto fermarsi, pulire uno di quei vetri sporchi e fissare l’interno di quei locali desolati. Forse anche Tissi la pensava allo stesso modo perché a un tratto non era più così impaziente di andarsene:*

    Passiamo di qua, così ne approfitto per dare una sbirciatina alle vetrine e farmi venire un’idea su cosa regalare a Demetri per il suo compleanno.

    *Nonostante ogni traccia di nervosismo fosse sparita dalla sua voce, ora calda e confidenziale, camminava velocemente tra quelle vie ambigue e poco raccomandabili. Lasciò che il fruscio dei suoi passi lo annebbiasse e impedendogli di pensare mentre seguiva la collega che a quanto pareva non temeva di perdersi. Perciò non seppe dire quanto tempo era passato quando Tisifone si bloccò di colpo e lui distratto gli finì addosso*

    Con questo possiamo dire che siamo pari.

    *Disse lei massaggiandosi una spalla.*

    Scusa!

    *Mormorò poco convinto mentre vedeva la testa di Idra spuntare dalla spalla dell’amica. Non si era accorto che ci fosse anche il suo fedele e inseparabile compagno con loro. Tutto preso dal lavoro si era lasciato sfuggire quei piccoli dettagli. Con la coda dell’occhio vide Tiss fissare qualcosa in lontananza. *

    Per tutti i Basilischi, spero proprio che Idra si sbagli. Perché se quella la giù è davvero Monique, la Signorina avrà un sacco di cose da spiegarmi…

    *Ma non riuscì a cogliere il resto delle sue parole. Con quel nome aveva fatto breccia tra i suoi pensieri scombinati.
    OhMonique.
    Che poi era l’ultima persona che avrebbe desiderato vedere in quel momento.
    Il suo viso perse quel calore giocoso che lo animava e la sua espressione divenne neutra.
    Sentì i muscoli irrigidirsi mentre si immobilizzava in quella posizione statuaria così come ogni volta che era nervoso.
    Il mondo era così piccolo?!
    Possibile che dovevano incontrarsi ovunque?!
    Negli ultimi tempi –Dan non ricordava quanto ne fosse trascorso dall’ultima volta che si erano visti- lui aveva calcolato ogni sua mossa, aveva programmato ogni sua attività così che i suoi orari al Castello non coincidessero con quelli della francesina.
    Tutto pur di evitarla.
    Fortunatamente aveva lasciato il corso di Storia-la materia che lui insegnava- l’anno prima così da evitare quello spiacevole imbarazzo durante le lezioni. Per tutto il tempo che era al Castello, restava chiuso nel suo ufficio e s’immergeva a capo fitto nel lavoro così da non poter pensare che lei fosse a pochi passi da lui, o per non avere mai la tentazione di sbirciare fuori dalla finestra e vederla chiacchierare e godersi il sole primaverile con qualcuno. Saltava i pasti nella sala Grande e cenava solamente la sera una volta giunto nella sua dimora a Londra. Casa che per un’altra fortunata coincidenza distava parecchi Km dalla sua abitazione.
    Solo in quel momento si ricordò che Tissy oltre ad essere la coinquilina di Monique, era anche sua cugina. Quella constatazione improvvisa lo sconvolse proprio come la prima volta che aveva appreso la notizia che le due erano parenti. Tisifone disse qualcosa ma lui non riuscì a capire cosa, però notò l’occhiata d’avvertimento che gli stava lanciando. Un secondo dopo si accorse che lei si era mossa e che distava di una decina di passi da lui. Mentre giungeva a tale consapevolezza la donna annullò la distanza che li divideva in poche falcate veloci e lo raggiunse chiedendogli:*

    Cos’è, qualcuno ti ha lanciato un incantesimo di adesione permanente? Allora, ti decidi a muoverti o ti devo trascinare con la forza?

    *Evidentemente Monique aveva dimenticato di aggiornare la sua migliore amica riguardo gli ultimi sviluppi.
    Fantastico, pensò sarcastico.
    Evitò di guardare in quella direzione.
    Non voleva sapere se Monique l’avesse notato e qual era la sua espressione in quel momento, ne tantomeno confermare i suoi timori riguardo al fatto che a pochi metri da lui ci fosse veramente la Serpina. Dopotutto Tisifone non era sicura che fossero loro. Magari andando avanti si sarebbe sicuramente resa conto che aveva confuso la francesina per un’altra. D’altronde quel posto era così buio.
    Magari Tiss era miope….
    Stava farneticando mentre cercava di guadagnare tempo, incerto sul da farsi.*

    Vai avanti tu, io…ti raggiungo subito, devo controllare una cosa.

    *Mentì il ragazzo senza alzare lo sguardo dalla punta della sua scarpa ginnica che adesso picchiettava lentamente contro il pavimento logoro.*

    tisifone, Fede93,


  • Tisifone_Samyliak

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
    Galeoni: 110709
       
       

    *Ferma con le mani stese lungo I fianchi, Tisifone squadrava attentamente Daniel, come a volergli leggere dentro e cercare di capire cosa diavolo fosse accaduto dall’ultima volta che aveva parlato con Monique, mentre Idra guardava loro le spalle, mimetizzata sotto i suoi lunghi capelli neri. Strinse i pugni con forza, tentata di usare la Legilimanzia sul ragazzo e farla finita, ma visti i segreti che era solita dover nascondere, aveva imparato ad avere un sacro rispetto per i segreti altrui, e poi non ci voleva un genio per capire cosa era accaduto. Indipendentemente dal modo in cui la cugina aveva inteso le sue parole, quelle l’avevano portato da qualsiasi parte che fosse lontano da Daniel Dawson.
    Mentre Tisifone scrutava torva Daniel il attesa di una risposta e questo sembrava cercare un qualche modo per smaterializzarsi immediatamente da lì, Idra sibilò all’orecchio della ragazza alcune parole che la fecero riflettere.*

    A quanto pare ho dato la colpa delle cattive influenze alla serpe sbagliata.

    *mormorò, senza distogliere lo sguardo dal ragazzo, mentre cercava di comprendere l’impatto che aveva avuto su di lei la notizie che la sua cara cuginetta fosse in compagnia del professor Nott. Come al solito la ragazza non giunse ad alcuna conclusione, cosa questa che non fece altro che aumentare la sua frustrazione. Non aveva mai avuto l’occasione di approfondire la conoscenza con quel ragazzo, né mentre era un semplice studente né dopo che era diventano insegnante, ma nonostante questo c’era qualcosa in lui che la faceva diffidare. Eppure sapeva perfettamente che Monique lo considerava quasi un fratellone e che Sheevarhas, aveva un’altissima opinione di lui, non solo come insegnante ma anche e soprattutto come persona.*

    Vai avanti tu, io…ti raggiungo subito, devo controllare una cosa.

    *Le parole, o meglio l’insulsa bugia che Daniel le disse per cercare di prendere tempo la strapparono alle sue riflessioni. Con una luce furente negli occhi blu notte si sporse in avanti verso il ragazzo, tanto che da lontano sarebbe anche potuto sembrare che i due si stessero baciando. *

    Sei patetico Dawson. Non ti hanno insegnato che scappare non serve a nulla, ma che le cose vanno affrontate di petto, che sia un pericoloso criminale o una fanciulla che ci ha spezzato il cuore? Prova a non fare la serpe per una volta e dimostra che questa spilla non te l’hanno regalata per il tuo bel faccino.

    *Gli sibilò irata, sfiornado con un dito la spilla da Auror che brillava sul suo bavero, come sul proprio. Poi fece un passo indietro e con un colpo di bacchetta fece evanescere i mantelli di entrambi che lo identificavano troppo facilmente come Auror del Ministero. A quanto pare erano destinati a passare più tempo del previsto in quel posto e l’unica cosa saggia da fare era evitare di attirare troppo l’attenzione su di loro. Si legò i capelli in una coda alta, lasciando alcuni riccioli a contornarne il viso e dando a Idra la libertà di posizionarsi intorno al proprio collo come una collana esotica. Con le sue vesti eccentriche e un serpente intorno al collo adesso Tisifone era molto più in sintonia con l’ambiente di Notturn Alley.*

    Pensavo fossi cresciuto, Dawson…

    *Mormorò infine, con una nota di delusione nella voce, prima di dare le spalle al ragazzo e avviarsi verso quella strana coppietta. Sperava che le sue parole potessero avere una qualche presa su Daniel e che il ragazzo si decidesse a seguirla.*

    serpeverde,Fede93,


  • Monique_Vireau

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 617
       
       

    *Feccia.
    Notturn Alley era il luogo più squallido che avesse mai visitato, e lui di posti squallidi ne aveva visitati parecchi. Un bar decadente e sporco era il posto migliore che fosse riuscito a trovare per bere qualcosa di forte.
    Erano giorni che si trovava a Londra, ormai: aveva incontrato un po' di persone, Mangiamorte per lo più, e le informazioni che aveva ottenuto lo avevano soddisfatto. Una nuova guerra stava per scoppiare, e questa volta non avrebbero perso: la Francia era già sotto il loro controllo, i Mangiamorte si erano infiltrati all'interno dell'organo di governo senza farsi notare ed ora lo tenevano in pugno.
    Ma non era per quello che si trovava lì quel giorno, no... aveva dovuto incontrare un paio di tizi per affari, ed ora voleva solo bere qualcosa per poi tornare all'hotel babbano dove aveva prenotato una stanza: doveva passare il più possibile inosservato, se voleva continuare a girovagare da quelle parti.
    Diagon Alley era stata la sua prima meta, una volta arrivato: sapeva che fosse la cosa giusta da fare perchè lei doveva aver fatto shopping lì; la conosceva, le piacevano le cose nuove e costose, e quella via era il posto giusto dove chiedere informazioni a proposito. E di informazioni ne aveva trovate, eccome: quali fossero i suoi negozi preferiti, cos'era solita acquistare, quando si faceva vedere... sì, aveva scoperto parecchio riguardo alla figlia.*

    Ormai è solo questione di tempo e riuscirò a trovarti.
    E quando questo accadrà, ti riporterò a casa... ma fille chérie.


    *Pensò l'uomo con un sorriso maligno sulle labbra, tirando una boccata del suo sigaro, mentre beveva un sorso del suo drink: portò lo sguardo fuori dal vetro lercio, e per poco non gli prese un colpo.*

    ... Dawson...

    *Mormorò Nicholas Vireau con aria incredula: si ricordava bene il ragazzo, il fidanzato della figlia all'epoca, che aveva osato sfidarlo e gli aveva addirittura dato un pugno in faccia. Non aveva mai avuto modo di fargliela pagare, ma sembrava che il destino avesse deciso di farsi perdonare per questo.*

    E che perdono... è il mio giorno fortunato.

    *Si disse con un ghigno sadico, notando solo ora chi fosse la persona accanto a quel ragazzino presuntuoso che si era dimostrato così arrogante con lui: la conosceva, oh se la conosceva.
    Tisifone Samyliak, la donna che le aveva portato via sua figlia divenendone la tutrice per il suo bene: che ne poteva sapere una stupida come quella di cos'era meglio per Monique?
    Li osservò silenzioso, pensando a quanto sarebbe stato facile avvicinarsi a loro senza dare nell'occhio e lanciare una bella maledizione che li avrebbe uccisi così, sul colpo... ma i due sembravano intenti a parlare di qualcosa d'interessante che si fermò ancora un istante per osservarli, e quando la donna si volse per indicare qualcosa o qualcuno non molto distante da lei e Nicholas seguì la traiettoria con lo sguardo, per un secondo il tempo' sembrava fermarsi, e lui con esso.*



    Monique...

    *Era davvero sua figlia? Sì, senza dubbio. Era cresciuta, questo di sicuro, ma avrebbe riconosciuto ovunque quel portamento, quel modo di fare da parigina che le era stato inculcato nella mente e forse anche nel sangue sin da piccola.
    Era accanto ad un ragazzo dall'aria familiare, che però sul momento Nicholas non seppe identificare: ma in fondo, che importanza aveva? Chiunque fosse sembrava perfettamente a suo agio in quell'ambiente, perciò forse...*

    ... forse alla fine hai finalmente trovato qualcuno che ti ha portato sulla buona strada.

    *Mormorò con una risata roca, inespressiva ed inquietante. Bevve l'ultimo sorso del suo drink, si alzò dal tavolo e lasciò cadere alcuni galeoni su di esso, prima di uscire dal locale ed avvicinarsi alla figlia nascondendosi tra la folla, e quando le arrivò vicino - sbucando dietro le sue spalle - pregustò il gusto di averla finalmente trovata per riportarla a casa.*

    Chérie... c'est un plaisir de te revoir.


    § § § § § § § § § § § § § § § §


    Non mi avresti seguito e io ho bisogno, attualmente, di una persona normale con cui parlare... oppure, peggio ancora, ti saresti travestita da Mangiamorte.

    *Monique aprì la bocca, ma non seppe come replicare a quelle parole: Fede aveva ragione, probabilmente non l'avrebbe mai seguito se avesse saputo prima quale sarebbe stata la loro meta.*

    E va bene, va bene...
    ... tanto non posso certo tornare indietro, no? Mi tocca per forza seguirti.
    Ma non voglio sapere niente di quello che compri o vendi, io oggi non ho né occhi né orecchie!


    *Lo avvertì con aria minacciosa, che però scomparve presto lasciando il posto ad uno sguardo rassegnato: era lì, e se non altro era sicura che Fede avrebbe potuto proteggerla, perciò... non c'era da preoccuparsi, almeno in quel senso.
    Lo seguì dunque, passando per vari luoghi di cui ultimo Magie Sinister, cercando di tenere lo sguardo fisso a terra e le orecchie il più chiuse possibile fino a che Fede non sembrò aver finito. Stavano appunto decidendo dove andare dopo, quando una frase del serpino la colpì come un pugno dritto nello stomaco.*

    Auror? La rottura con te l'ha ridotto a uno straccio se è arrivato a tal punto.

    *Fede parlò ancora a seguito, ma lei non lo sentì: alzò la testa di scatto nella direzione da lui indicato, notando due figure familiari. La prima, che ricambiava il suo sguardo, era senza dubbio quella di Tissi, la cugina; la seconda... la seconda era lui. Senza ombra di dubbio.
    Daniel. Non si vedevano da... mesi? Sì, probabile. L'ultima volta gli aveva mandato un gufo spiegandogli la sua decisione di stare con Daemon - gufo a cui tra l'altro lui nemmeno aveva risposto - e da allora più niente. Non l'aveva più visto per il Castello o in Sala Grande, tantomeno nei sotterranei, al punto che aveva cominciato a credere che lui la stesse evitando apposta... così aveva lasciato perdere.*

    Fede... senti, possiamo andarcene?

    *Domandò al fratellone con voce leggermente tremante.
    Lui nemmeno la guardava: la stava ferendo per l'ennesima volta, se ne rendeva almeno conto o non gliene importava proprio niente? Tissi gesticolava di fronte a lui e li stava indicando, probabilmente si chiedeva perchè lui rimanesse fermo come appena pietrificato.*

    Comprensibile, non l'ho aggiornata.

    *Si disse Moni, tirando il braccio di Federico come ad invitarlo con decisione a fare marcia indietro: in fondo avevano finito lì, no? Potevano mangiare da qualsiasi parte che non comprendesse rimanere lì un minuto di più, con Tisifone avrebbe parlato dopo. Fece dunque un passo indietro, pronta per voltarsi quando...*

    Chérie... c'est un plaisir de te revoir.

    *Le si gelò il sangue nelle vene, il cuore smise di battere.
    Monique si volse lentamente, e subito la paura s'impossessò del suo viso e del suo cuore non appena i suoi occhi incrociarono quelli di lui.*



    .... papà....

    tisifone, serpeverde, Fede93


  • Frederick_Nott

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 36776
       
       

    A quanto pare ho dato la colpa delle cattive influenze alla serpe sbagliata.

    *L'osservazione gesticolata di Tisifone irritò Federico. Voleva risponderle, ma poi preferì astenersi dal commentare quella frase sciocca e superficiale. Una discussione avrebbe fatto male solo a Monique.*

    Fede... senti, possiamo andarcene?

    *Gli domandò lei. Lui la ignorò... Ora era troppo impegnato a controllarsi dal rispondere alla professoressa di Divinazione. Sarebbe stata una bella discussione. Non l'aveva mai sopportata come insegnante, lei gli aveva dato il suo primo e unico Troll... non aveva molto ben capito la Piromanzia, una cosa strana col fuoco e l'incenso... poi c'era da osservare il fumo... troppe cose troppo soggettive per la sua logica fredda maturata dallo studio di una Scienza magica come l'Alchimia.*

    Chérie... c'est un plaisir de te revoir.

    *Qualcuno aveva parlato da dietro. Sentì quasi il battito del cuore della ragazza cambiare completamente di frequenza... Un'idea... forse intuiva chi fosse.*

    .... papà....

    *Ecco la conferma... era il padre di Monique... glie ne aveva parlato la ragazza... con le lacrime agli occhi e tanto odio nel cuore, lui era il mostro che infestava gli incubi di Monique... Lui si meritava pene peggiori della morte, lui si meritava di subire 10 volte i dolori della figlia.
    Si voltò lentamente. Occhi di ghiaccio, pure il colore dei capelli ricordava la ragazza. Se solo non avesse avuto l'Auror fra i piedi a questo punto avrebbe gettato il bastardo in pasto ai cani che abitavano quel posto e gli dovevano alcuni favori... ma c'era lei. Doveva trattenersi e sperare di cavarsela con semplice retorica.*

    Lei è il signor Vireau, giusto?

    *Domandò lui cercando di essere calmo rilassato e soprattutto di non esrtrarre la bacchetta.*

    Mi dispiace informarla che non è al momento una persona gradita... Quindi, la prego di andarsene, se non farà ciò sarò costretto io stesso ad accompagnarla in Francia...

    *Disse lui educato guardandolo dritto negli occhi. Non temeva il suo sguardo, non temeva più nessuno dopo ciò che gli era accaduto da giovane... Lui era abituato a trattare con Sepenti viscidi come quello, era o non era un falco?*

    Monique, tisifone, serpeverde,


  • Daniel_Dawson

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 8
    Galeoni: 15101
        Daniel_Dawson
    Serpeverde
       
       

    *Temporeggiava continuando a picchiettare la punta della scarpa sul pavimento grezzo scandendo un ritmo stabile e definito come la calma apparente che lo mascherava in quel momento.
    Era sicuro che Tisifone non avesse abboccato.
    Peccato, un tempo era così bravo a mentire e imbrogliare le emozioni.
    Sembrava che quel suo talento naturale l’avesse abbandonato. O forse una persona in particolare-la stessa che adesso gli si trovava di fronte- l’aveva consumato tutto fino a farlo sparire. Per un attimo fu tentato dall’idea di smaterializzarsi e ritornare al Ministero lasciandosi tutto alle spalle fregandosene della reazione della sua accompagnatrice e di quello che avrebbero pensato gli altri vedendolo. Ma poi pensò che quello significava sorbirsi intere ore di una alquanto premurosa Mafalda Hoprkik che non si capiva se il suo affetto per il ragazzo fosse paragonabile a quello di una madre per il suo figlio più piccolo o quello di una signora matura per un baldo giovane.
    Le parole del vecchio Bob sfiorarono per un attimo i suoi pensieri : Amelia vuole vederti questo pomeriggio alle 16:00..ha detto che è urgente!
    Chissà che voleva…
    No, sarebbe rimasto li.
    D’altronde si sarebbero incrociati prima o poi, no?!
    Si, ma meglio poi che prima! Pensò scosso da un singulto di divertito nervosismo.
    Era assurdo pensare di poterla evitare per una vita intera. Certo, non poteva negarlo, durante quei mesi, pur cercando di avere sempre la mente occupata, ogni tanto i pensieri sfuggivano al suo rigido controllo e indirizzavano la sua mente verso sentieri tortuosi e poco praticabili, mentre immaginava il suo incontro con la parigina. Aveva immaginato di ricontrarla dopo mesi e mesi, in un posto affollato e pieno di gente così che non ci sarebbero stati momenti carichi di silenzi ambigui e angosciosi e il calore e la confusione della folla avrebbero sminuito tutto ciò che significava il loro incontro .
    Ma era avvenuto l’esatto opposto.
    Deserte, buie e opprimenti, le sudice vie di Notturn Alley sembravano far da sfondo a quel cupo e spiacevole momento.
    Per che cavolo non sbucava un criminale dal nulla?! Avrebbe trovato un diversivo per fuggire, magari facendo pure una bella figura dinnanzi agli occhi dei presenti. Ma forse per quel giorno, aveva già esaurito tutto il divertimento a disposizione per un Auror. Maledicendo l’insolita tranquillità di quel posto, alzò gli occhi sulla sua partner per accertarsi che fosse ancora li con lui. C’era, gli occhi blu furenti, l’espressione del viso contratta e il busto leggermente inclinato verso il ragazzo.*

    Sei patetico Dawson. Non ti hanno insegnato che scappare non serve a nulla, ma che le cose vanno affrontate di petto, che sia un pericoloso criminale o una fanciulla che ci ha spezzato il cuore? Prova a non fare la serpe per una volta e dimostra che questa spilla non te l’hanno regalata per il tuo bel faccino. Pensavo fossi cresciuto, Dawson…

    *La sua voce gli fece gelare il sangue nelle vene. Con quelle parole aveva spezzato la maschera di calma apparente che si era costruito. Guardò in cagnesco la donna mentre quella continuava a fissarlo di rimando per nulla intimorita dal suo sguardo.
    Aveva toccato il suo punto debole.
    Era una vita che faceva di tutto per dimostrare le sue capacità e che tutto ciò che aveva ottenuto non era certo merito del “suo bel faccino” come lo definivano, ne del cognome che portava. Ma tutti i suoi sforzi sembravano passare in secondo piano, tutte le sue vittorie erano giustificate dal fatto che era lui, 'Dawson bel faccino'. Nessuno si sforzava di andare oltre, nessuno si era mai chiesto, ne era stato sfiorato dal dubbio che forse lui, quel ragazzo col bel faccino, la spilla da Prefetto, il titolo di Auror, la cattedra ad Hogwarts s’è l’era guadagnata con i suoi sacrifici. E che cavolo ne sapeva questa…come definirla?! Collega?! Estranea?! Della sua vita o di quello che era successo con la sua cara cuginetta. Che poi forse non erano poi così unite visto che Monique, aveva omesso di raccontarle certi aneddoti rilevanti della sua vita. Aprì la bocca per replicare, chissà cosa poi, ma per farlo aveva alzato lo sguardo e i suoi occhi saettarono subito su un confetto rosa in cima alla strada: Monique.
    Non gli uscì che un debole suono smorzato.
    La richiuse e deglutì sentendosi improvvisamente vuoto:tutta l’acidità e la rabbia di poco prima erano dissolte come nebbia al sole. Non era sola, accanto a lei qualcosa di nero si muoveva.
    Mise a fuoco quella figura che si confondeva con l’oscurità della strada: Nott.
    Evviva, proprio una bella giornata.
    Tisifone fece evanescere i loro mantelli da Auror e Dan si ritrovò solo con la giacca nera da ufficio che indossava sopra una T-shirt bianca e un paio di jeanse. Un qualunque babbano. D’altronde doveva ammetterlo, in fatto di moda i babbani erano veri e propri maghi.
    E anche Monique era ancora dello stesso parere visto l’abito che indossava.
    Tisifone si allontanò proseguendo verso i due.
    Continuava a fissare in quella direzione come ipnotizzato, tuttavia lei non sembrò accorgersene dato che parlava ancora con Fede.
    Si passò una mano tra i capelli spettinati, il suo tic quando era nervoso e tirando un profondo respiro raggiunse Tisifone e insieme proseguirono verso i due che li attendevano in cima.*



    *Poi dal nulla, sbucò una figura.
    Un uomo, si era senz’altro un uomo quello che si parò davanti la ragazza togliendoli la visuale. Poteva solo osservare le larghe spalle e i corti capelli del nuovo arrivato.
    Non aveva affatto l’aspetto di uno del posto.
    La sua figura educata stonava con quel lugubre luogo.
    Corrugò la fronte rivolgendosi a tisifone, :*

    E quello chi diavolo è?!


    Fede93,


  • Tisifone_Samyliak

    Grifondoro

    Dormitorio: Grifondoro
    Livello: 8
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    *Camminava a testa alta, con un leggero ghigno sul viso, perfettamente a proprio agio, mentre con la mano sinistra accarezzava distrattamente la testa di Idra, posata mollemente sulla sua spalla destra. Lo sguardo freddo e indagatore per un attimo incrociò quello Federico e per quanto la sua espressione rimase impassibile, una nota interrogativa le passò nella mente. Sembrava leggervi astio e forse una punta di rabbia repressa, come se volesse attaccarla, ma la donna non riusciva a comprenderne il motivo. Probabilmente la scarsa simpatia era reciproca ma questo da solo non poteva bastare a spiegare un tale sguardo. Sembrava quasi che il ragazzo avesse sentito il suo commento, ma era una cosa materialmente impossibile visto che lei gli dava le spalle quando aveva praticamente sibilato in faccia a Dawson.*


    Se è una cosa importante prima o poi me lo rinfaccerà.


    *Pensò tra sè, scuotendo impercettibilmente la testa, mentre il suo ghigno si accentuava leggermente scorgendo la figura di Daniel affiancarla. Era contenta che il ragazzo avesse desistito dal suo intento di smaterializzarsi da qualche altra parte del mondo, anche se non poteva dirsi molto soddisfatta del modo con cui era riuscita a convincerlo a restare.*


    Il fine giustifica i mezzi.


    *Le ricordò la sua coscienza, con la familiare voce di Demetri. In effetti quella era una cosa molto Serpeverde da pensare, ma ormai Tisifone aveva imparato a convivere con quella parte del suo carattere.*


    Non importa che tutti sappiano quanto vali, perchè le malelingue esisteranno sempre. L'importante è che tu non metta mai in discussione il tuo valore.


    *Gli sussurrò in un orecchio, fermandosi un secondo e guardandolo dritto negli occhi. Non si stava scusando per le parole che aveva usato ma semplicemente per aver detto qualcosa in cui non credeva. Contava sull'acume del ragazzo per comprendere a pieno il senso delle sue parole, e se poi lo stava sopravvalutando, pace, sarebbe finita sulla lista nera di qualcun'altro. Tanto ormai aveva capito da tempo che non si poteva piacere a tutti e sicuramente non era disposta a scendere a patti con se stessa solo per avere un nemico in meno.*


    E quello chi diavolo è?!


    *La domanda di Daniel la prese un secondo in contropiede, chiedendosi come mai il ragazzo non avesse riconosciuto il suo ex compagno di Casata. Con un cipiglio dubbioso si voltò di nuovo verso la coppietta per rendersi conto che era diventato un trio... e che il terzo uomo non era per nulla una presenza gradita a meno di chilometri di distanza da Monique,. Riprendendo a muoversi in maniera delicata ed elegante, Tisifone annullò totalmente la distanza tra loro, ponendosi alle spalle dell'uomo ma a distanza di sicurezza da eventuali scherzetti che questi avrebbe potuto riservar loro.*

    Federico... Monique... é un piacere inaspettato quello di incontrarvi proprio qui tra tutti i posti del Mondo Magico...


    *Il saluto che Tisifone rivolse ai due giovani fu pacato ed educato, con una velata nota di rimprovero.*

    Mio caro Daniel lasci che ti presenti nuovamente una nostra vecchia conoscenza... Signor Vireau si ricorda di Daniel Dawson?



    *Chiese con un tono di voce talmente frivolo da suonare falso lontano un miglio.*


    Dal nostro ultimo incontro avevo compreso che le nostre strade non si sarebbero incrociate mai più... Ma a quanto pare ci sono affari che valgono il rendere carta straccia la parola di un Purosangue.


    *commentò poi, allungando una mano verso Monique per farla spostare in modo da trovarsi lontano dal padre e protetta tra loro e Federico.*

    serpeverde,Fede93,


  • Monique_Vireau

    Serpeverde

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    *Quegli occhi.
    Quanto tempo era passato dall'ultima volta che li aveva visti: occhi di ghiaccio, impenetrabili per gli altri eppure così facili da leggere per lui... quegli occhi che ora gli comunicano una sola cosa... paura.*

    Non hai dimenticato, vero Monique?
    Scommetto che puoi ancora sentire il dolore provocato dalle mie mani, le carezze di sangue della mia frusta, il calore del tuo corpo dopo aver saggiato gli incantesimi di tortura della mia bacchetta... eppure guardati, bella come non mai, senza nemmeno un graffio. Non si può dire che non mi sia preso cura di te, mh?


    *Pensò l'uomo con un sorriso sadico sulle labbra, allungando la mano per accarezzare il volto della figlia, quando qualcosa lo interruppe. Una voce, quella della persona accanto a Monique e che ora, guardandola da vicino, Nicholas sapeva di conoscere, almeno indirettamente.*

    Lei è il signor Vireau, giusto?
    Mi dispiace informarla che non è al momento una persona gradita... Quindi, la prego di andarsene, se non farà ciò sarò costretto io stesso ad accompagnarla in Francia...


    E qualcosa mi dice che lei è parente del signor Maximilian Nott.. sbaglio forse?
    Brava chérie, è bello vedere come finalmente tu abbia scelto le compagnie giuste.


    *Commentò l'uomo, studiando il ragazzo di cui ancora non conosceva il nome, ma sulla cui parentela non si poteva sbagliare. Gli occhi dell'uomo si posarono a seguito sulla figlia, che contraccambiò l'occhiata come meglio poteva, con fierezza mista a paura.*

    Noto che hai mantenuto il tuo solito cipiglio fiero, da Princesse... già, non ti è mai piaciuto farti mettere i piedi in testa, eppure... hai ancora paura di me.

    E' a me che dispiace informarla, signore, che non ho alcuna intenzione di tornare in patria per un po', dato che sono qui per... affari. D'altronde una signorina per bene come mia figlia non dovrebbe trovarsi in un posto come questo, giusto? E' stata una fortunata coincidenza, dunque, e forse dovreste essere voi, alla luce dei fatti, ad andarvene. Non credete?


    *Stava giocando con Federico? Sì, era sempre stato bravo nel parlare, una cosa che Monique aveva ereditato. Ma sembrava che per il signor Vireau quello fosse davvero il proprio giorno fortunato, poichè ecco spuntare accanto a Monique altre due figure con cui Nicholas avrebbe scambiato volentieri due parole.*

    Federico... Monique... é un piacere inaspettato quello di incontrarvi proprio qui tra tutti i posti del Mondo Magico...

    *L'uomo volse lentamente la testa verso il parente di Maximilian - era certo che lo fosse - che a quanto pare rispondeva al nome di Federico, facendo un mezzo sorrisetto divertito: avrebbe dovuto fare due chiacchiere col vecchio Nott, chissà cosa poteva raccontargli del ragazzo.*

    Mio caro Daniel lasci che ti presenti nuovamente una nostra vecchia conoscenza... Signor Vireau si ricorda di Daniel Dawson?

    E come avrei potuto dimenticarmi... sono passati anni, ma la memoria ancora non mi ha abbandonato, anche se l'ultima volta che ci siamo visti mi sembrava molto più propenso a trascorrere del tempo con mia figlia invece che evitarla, come ho notato poco fa... come cambiano le cose, non è vero signor Dawson?

    *Sorrise, ma non c'era nulla di piacevole in quell'espressione: sapeva fin dall'inizio che non sarebbe durata, ma Monique era stata così fiduciosa, così sicura... "Dan e io saremo uniti per sempre", così gli aveva detto. Ed ora nemmeno si guardavano in faccia... un altro punto di vantaggio per lui, comunque.*

    Dal nostro ultimo incontro avevo compreso che le nostre strade non si sarebbero incrociate mai più... Ma a quanto pare ci sono affari che valgono il rendere carta straccia la parola di un Purosangue

    *Era davvero... irritante.
    Quel modo di fare così... protettivo nei confronti della figlia gli dava la nausea. Che ne sapeva lei di cosa volesse dire crescere qualcuno? Nicholas aveva fatto di tutto per Monique: le aveva comprato ogni cosa che la giovane desiderava, dai vestiti, alle scarpe, a quella stupidissima lupa; l'aveva resa la "Princesse", la punta di diamante di ogni festa di Francia. Aveva permesso a quella dannata tata di rimanere, fino a che non aveva deciso di disobbedire ai suoi ordini.
    E come l'aveva ripagato lei? Sfidandolo, disobbedendo alla sua volontà, facendo sempre di testa propria, frequentando babbani. E lui aveva dovuto punirla, ovviamente, per farle capire che stava sbagliando. Ma niente, Monique si era affidata alle cure di quella sottospecie di strega che voleva definirsi tutrice, quando in realtà non sapeva prendersi cura nemmeno di se stessa.*

    Come stavo dicendo al ragazzo, qui, sono a Londra per affari, e di sicuro non mi aspettavo d'incontrare Monique in un posto squallido come questo... mentre a voi, mademoiselle, devo confessare che l'ambiente si addice parecchio.
    Ad ogni modo, ammetto di essere qui anche per motivi personali: certo, so bene che Notturn Alley non è forse il posto migliore del mondo, ma... speravo di poter comprare qualcosa d'illegale per aiutare tua madre.


    *Cosa avrebbe dato per fermare il tempo in quel momento, e riprendere la faccia della figlia alla parola "madre": per quanto Caroline non fosse mai stata un amore di genitore, c'era sempre stato una sorta di legame tra lei e Monique, per cui la ragazza non era mai riuscita ad odiarla completamente. E cosa c'era dunque di più logico che sfruttare quel legame a suo favore? Nicholas corrugò leggermente la fronte davanti all'espressione spaesata di lei.*

    Ma come... non ti hanno informata?
    Ho mandato due lettere, una alla signorina Samyliak ed una al signor Dawson per informarli del ritorno di tua madre e delle sue condizioni di salute, credevo mantenessi i contatti con loro... ma non è così, evidentemente.
    Immagino che il Ministero la impegni così tanto, Mademoiselle, che si sia dimenticata di avere una persona a proprio carico, non è vero? In effetti non credo si sia più preoccupata di passare una giornata con mia figlia da molto, molto tempo... che tutrice amorevole: tutto pur di proteggerla, anche nasconderle la verità.


    *Domandò a Tisifone con un ghigno malvagio che celava tutte le sue intenzioni squallide ed immorali: d'altronde Nicholas Vireau non era mai stato il tipo d'uomo che bada a certi dettagli.*

    In quanto a lei, signor Dawson, credevo che i sentimenti per mia figlia l'avrebbero indotta ad aggiornarla su un fatto tanto grave, ma evidentemente per lei il suo desiderio di non incrociarla ha la priorità su tutto, anche su una questione delicata come questa. Mi dica, come sono i pasti che consuma da solo, la sera, nella sua abitazione? Nulla in confronto a quelli della Sala Grande, immagino, ma suppongo che il rischio di incontrare mia figlia sia troppo alto per convincerla a rischiare.

    *Potere.
    Ecco cosa sentiva scorrere nel proprio corpo Nicholas mentre parlava in quel modo, mentre pronunciava affermazioni che i due non potevano controbattere perchè sapevano - lo sapevano - che erano vere. E il signor Vireau non poteva che essere soddisfatto dell'operato della sua piccola alleata, per così dire: ah, Sophie... un'elfetta tanto efficiente quanto ingenua; gli era bastato minacciarla di fare del male a Monique e lei subito aveva acconsentito ad aiutarlo. E in fondo, cosa poteva esserci di male dal punto di vista dell'elfa nel dare qualche informazione al signor Vireau sui movimenti delle persone più care alla sua padroncina? Povera stupida, si sarebbe liberato di lei al più presto.*

    Avevo deciso di venire fino ad Hogwarts di persona e lasciare direttamente al Preside una copia delle lettere che ho mandato ai tuoi amici, così da essere sicuro che tu venissi informata... ma a quanto pare non ce n'è stato bisogno.
    Tieni, chérie.


    *Nicholas porse alla figlia la lettera, che questa presa con un movimento veloce della mano e lesse ancora più speditamente, corrugando la fronte ad ogni riga che passava sotto il suo sguardo. Alla fine alzò lo sguardo su di lui, come a volerlo studiare: ma come poteva sua figlia credere davvero di poter cogliere la bugia negli occhi del proprio padre?*

    ... voglio parlare con te, da sola.

    *Ed in quel preciso momento, Nicholas Vireau capì di aver appena segnato il primo punto a suo favore.*

    Se volete scusarci, signori, io e mia figlia ci spostiamo leggermente.
    Naturalmente rimarremo a portata di... incantesimo.


    *Li rassicurò con un sorriso falso e sgradevole, allungando la mano per invitare Monique a seguirlo poco distante dal punto dove si trovavano in modo da avere una conversazione privata.*

    § § § § § § § § § § § § § § § §


    *Non poteva crederci, non poteva essere davvero lui.
    Nicholas Vireau, suo padre, era di fronte a lei: sembrava che gli anni non fossero passati, lui era sempre uguale e lei si sentiva di nuovo come un tempo, decisa a tenergli testa ma incapace di difendersi.
    Sentì le parole di Federico che lo invitavano ad andarsene, ed all'improvviso si rese conto che erano tutti in pericolo: suo padre non viaggiava mai, mai da solo. E se si fosse portato la scorta dietro? E se qualcosa l'avesse fatto irritare al punto di volerli attaccare.*

    No... Fede, lascia perdere.
    Non provocarlo, ti prego.


    *Pensò Monique intensamente, ma sembrava che, purtroppo per lei, il peggio dovesse ancora venire.*

    Federico... Monique... é un piacere inaspettato quello di incontrarvi proprio qui tra tutti i posti del Mondo Magico...

    No... no, Tissi vattene.
    Vattene e porta via anche Daniel, dovete andarvene subito!


    *Non poteva credere che stesse succedendo veramente a lei: certo, molte volte si era immaginata come sarebbe stato reincontrare il padre, ma... non avrebbe mai pensato che potesse accadere in una situazione del genere. Non era pronta, nessuno di loro lo era, mentre lui... lui era maledettamente a suo agio in quel posto squallido almeno quanto lui.
    La sua mente non registrò lo scambio di battute tra i tre e l'uomo, proiettata com'era a sperare di potersene andare al più presto e possibilmente illesa, quando la voce del padre s'insinuò nei suoi pensieri con una prepotenza inaudita.*

    ... speravo di poter comprare qualcosa d'illegale per aiutare tua madre.

    Mia madre?
    Mia madre è... è tornata?E' nei guai?


    *All'improvviso la testa iniziò a girarle, e Monique si sentì completamente spaesata: da quando sua madre era tornata a casa? E cosa significava che suo padre voleva aiutarla? Alzò lo sguardo confuso sul padre, che sembrava interdetto quanto lei.*

    Ma come... non ti hanno informata?
    Ho mandato due lettere, una alla signorina Samyliak ed una al signor Dawson per informarli del ritorno di tua madre e delle sue condizioni di salute, credevo mantenessi i contatti con loro... ma non è così, evidentemente.
    Immagino che il Ministero la impegni così tanto, Mademoiselle, che si sia dimenticata di avere una persona a proprio carico, non è vero? In effetti non credo si sia più preoccupata di passare una giornata con mia figlia da molto, molto tempo... che tutrice amorevole: tutto pur di proteggerla, anche nasconderle la verità.


    * ... no.
    Non poteva essere vero, non...*

    ... è stata proprio Tissi a dirmi di non fidarmi mai di nessuno, di mettere tutto in forse, di pensare di essere costantemente in pericolo per essere pronta a tutto... ma non può, non può avermi nascosto una cosa tanto grave per proteggermi, non...

    In quanto a lei, signor Dawson, credevo che i sentimenti per mia figlia l'avrebbero indotta ad aggiornarla su un fatto tanto grave, ma evidentemente per lei il suo desiderio di non incrociarla ha la priorità su tutto, anche su una questione delicata come questa. Mi dica, come sono i pasti che consuma da solo, la sera, nella sua abitazione? Nulla in confronto a quelli della Sala Grande, immagino, ma suppongo che il rischio di incontrare mia figlia sia troppo alto per convincerla a rischiare.

    ... allora è vero. Mi hai evitato apposta per tutto questo tempo, non volevi vedermi per nessun motivo. Ma perchè, perchè Daniel? Non ci siamo mai nascosti l'uno all'altra, come hai potuto farmi questo?
    Hai davvero taciuto su una cosa così grave pur di non dovermi parlare?


    *Domande e dubbi s'insinuavano nella mente della francesina, che non sapeva minimamente cosa fare o dire: non poteva credere alle parole del padre, che ne poteva sapere lui di cosa facessero o meno Tissi e Daniel? Però... però era così dannatamente sicuro di sé, e non si poteva negare quanto poco tempo lei e Tissi avessero passato insieme ultimamente, né come Daniel e lei sembravano negli ultimi tempi riuscire magicamente ad evitarsi.
    A chi credere, cosa fare?*

    Avevo deciso di venire fino ad Hogwarts di persona e lasciare direttamente al Preside una copia delle due lettere che ho mandato ai tuoi amici, così da essere sicuro che tu venissi informata... ma a quanto pare non ce n'è stato bisogno.
    Tieni, chérie.


    *Prese la lettera con un movimento scattoso, leggendola velocemente: riconosceva perfettamente la scrittura di suo padre, come dimenticarla?
    Dalla lettera si evinceva che la madre di Monique era malata, e che Nicholas pregava Tisifone, in questo caso, di avvisare la serpina per permetterle di partire per la Francia. La data riportava l'invio della lettera a qualche settimana prima.*

    ... voglio parlare con te, da sola.

    *Non guardò né Tissi né Daniel, solo una fugace occhiata a Fede per dirgli di stare tranquillo: ora toccava a lei parlare con lui, non aveva più 8 anni; l'avrebbe affrontato, a qualsiasi prezzo.*

    Fede93, tisifone, serpeverde


  • Frederick_Nott

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    E qualcosa mi dice che lei è parente del signor Maximilian Nott.. sbaglio forse?
    Brava chérie, è bello vedere come finalmente tu abbia scelto le compagnie giuste.


    *Disse il signor Vireau compiaciuto. In quel momento si vergognava molto di essere considerato per Monique la "compagnia giusta" da frequentare per quell'omuncolo.
    E poi il nome dello zio lo faceva ribollire di rabbia. Lo odiava per ciò che aveva fatto al sua avambraccio sinistro.*

    Sì... è mio zio.

    *Rispose lui secco. Non voleva approfondire quella parentela. Suo zio ora era alla conquista della poltrona del Ministero della Magia Italiana. Da molti considerato come un vero e proprio eroe, da lui come una gran menzogna. ma non era quello il momento per pensare a Maximillian, l'avrebbe reso ancor più di cattivo umore.*

    E' a me che dispiace informarla, signore, che non ho alcuna intenzione di tornare in patria per un po', dato che sono qui per... affari. D'altronde una signorina per bene come mia figlia non dovrebbe trovarsi in un posto come questo, giusto? E' stata una fortunata coincidenza, dunque, e forse dovreste essere voi, alla luce dei fatti, ad andarvene. Non credete?

    *Incalzò il signor Vireau, facendo accigliare Federico. Non aveva proprio voglia di seminare zizzania.*

    Mi dispiace deluderla, anche io sono qui per affari e ho approfittato di questa occasione per mostrare a sua figlia questa realtà... Decadente, lugubre, squallida... ma è pur sempre un ottimo spunto di riflessione. Insegna il principio di causa-effetto nel modo più crudo.

    *Concluse lui professionale e diplomatico. Non voleva farla passare come una bravata quella... Lui era responsabile abbastanza da tenere sotto controllo la situazione.*

    Federico... Monique... é un piacere inaspettato quello di incontrarvi proprio qui tra tutti i posti del Mondo Magico...

    *Una nota velata di sarcasmo venne emessa da Tisifone.*

    Incontrare un Auror in questo posto dimenticato da Dio è sicuramente un piacere molto più grande.... mette sicurezza.

    *Rispose lui impassibile guardandola. Se aveva in mente di fargli un'altra frecciatina come "cattiva influenza per Monique" avrebbe abbandonato quel linguaggio diplomatico e affettato, dando libero sfogo al sarcasmo.*

    ... voglio parlare con te, da sola.

    *Federico nascose la sua nota di disappunto. Monique era in una fase delicata della sua vita, ex-fidanzato e tutrice/cugina le avevano celato la verità e ora aveva bisogno di un sostegno... e lui era pronto a darglielo... Decise quindi di mostrarle un'espressione protettiva di comprensione, invece di quella preoccupata e di indignazione.*

    Se dovesse accadere qualcosa... voi non intervenite, vi hanno visto con le vostre pimpanti divise... gli dareste solo un motivo in più per aiutare Vireau. Penserò io a proteggerla. L'ambiente mi favorisce, lavorando alla Gringott, molti di questi abitanti hanno qualche favore da restituirmi...

    *Concluse infine lui. Ora era preoccupatissimo per Monique. Sperava che tutto andasse bene. Aveva voglia di ricambiare a qualche battutina di Tisifone sull'influenza che le dava attraverso il suo speciale culto della "verità", ma si trattenne. Mancavano solo i conflitti interni fra di loro e poi era finita. Ora dovevano essere concentrati su Monique e sulla sua sicurezza.*

    Monique, serpeverde, tisifone,


  • Daniel_Dawson

    Serpeverde

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        Daniel_Dawson
    Serpeverde
       
       

    *Proseguì in silenzio, due passi dietro Tisifone, lo sguardo fisso a terra. Il silenzio che si era creato tra loro era strano e carico di parole represse. Chissà se lei riusciva a scorgere le ondate di nervosismo che si propagavano dal suo corpo. Forse si, perché un secondo dopo, quasi stesse leggendo i suoi pensieri disse:*

    Non importa che tutti sappiano quanto vali, perchè le malelingue esisteranno sempre. L'importante è che tu non metta mai in discussione il tuo valore.

    *Non le prese come parole di scusa. Lei non si scusava mai, e poi anche se l’avesse fatto, di cosa doveva scusarsi?! Di aver espresso ad alta voce un pensiero che condividevano tutti al Ministero o al Castello?! Ma stranamente quella frase fu come gettare acqua sul fuoco. Per un’inspiegabile ragione avrebbe voluto fermarla e dirle grazie, ma non lo fece. Poi alzò lo sguardo attratto dalla presenza di Monique, che la sentiva era vicina. Ma non fu lei che vide. Un uomo gli oscurava la visuale.*

    E quello chi diavolo è?!

    *La sua domanda diretta sembrò prendere in contropiede la donna che si fermò sul posto per controllare a cosa lui si stava riferendo. Non rispose, e affrettando il passo raggiunse per prima il trio. Sentì la sua voce falsamente cortese quando irruppe nella scena.*

    Federico... Monique... é un piacere inaspettato quello di incontrarvi proprio qui tra tutti i posti del Mondo Magico... Mio caro Daniel lasci che ti presenti nuovamente una nostra vecchia conoscenza... Signor Vireau si ricorda di Daniel Dawson?

    *Nello stesso istante in cui tisifone, si perdeva nelle presentazioni ufficiali, Dan le fu accanto raggiungendola. Ma ancor prima che la donna pronunciasse il suo nome, il ragazzo aveva riconosciuto l’ospite. I due si fissarono a lungo silenziosi, lo sguardo del signor Vireau era divertito, quello di Daniel freddo e distaccato. Nel silenzio assoluto, un intuizione improvvisa sembrò far giungere Dan ad una consapevolezza inaspettata. E si sentì tradito.
    Ma come poteva lei, dopotutto quello che il padre le aveva fatto, acconsentire che lui rientrasse nella sua vita per farle del male. Vireau le aveva forse raccontato la patetica e comune storia che tutti i padri maldestri e disgraziati raccontano ai loro figli?! Se si, come poteva credere alle sue parole, pensare solo lontanamente che fosse cambiato. Dopo tutti gli sforzi che Dan aveva fatto per allontanarla dal padre. E lei non pensava a Tisifone in quel momento, a come probabilmente anche la cugina si sentiva tradita e offesa per il comportamento incosciente e sconsiderato della francesina?! Forse era quella la ragione per cui Monique sembrava improvvisamente essersi allontanata dalla sua migliore amica. Fissò per la prima volta direttamente gli occhi di Monique, con un espressione mista di rabbia e stupore e si vergognò all’istante per ciò che aveva pensato. Non appena i suoi occhi incrociarono quelli della ragazza vi lesse solo paura. Sul suo viso comparve una debole espressione di scuse, scuse che tra l’altro la parigina non poteva leggere, ne comprendere. Poi tornò al padre nello stesso istante in cui quello riprendeva a parlare e il suo sguardo non fu poi così freddo come poco prima.*

    E come avrei potuto dimenticarmi... sono passati anni, ma la memoria ancora non mi ha abbandonato, anche se l'ultima volta che ci siamo visti mi sembrava molto più propenso a trascorrere del tempo con mia figlia invece che evitarla, come ho notato poco fa... come cambiano le cose, non è vero signor Dawson?

    *Trasalì, ma poi si ricompose e tentò un’occhiataccia carica di disprezzo che non gli riuscì come desiderava dato che le sue parole avevano colpito in pieno. Rabbrividì, lo sguardo contratto preda di un evidente dolore mentre ancora ricordava quel pomeriggio di tanti anni prima a quel ricevimento dove Monique fu così sfacciata da portarlo con se. Fissando con sguardo fiero il padre aveva detto che lui e lei sarebbero rimasti sempre insieme. Ancora poteva sentirla, nei suoi pensieri, quella voce così sicura e fiduciosa. Ma adesso era tutto diverso. Incassò il colpo incapace di trovare una risposta adeguata. Fu Tisifone a controbattere per entrambi:*

    Dal nostro ultimo incontro avevo compreso che le nostre strade non si sarebbero incrociate mai più... Ma a quanto pare ci sono affari che valgono il rendere carta straccia la parola di un Purosangue

    *Vireau riprese a parlare sempre deciso a continuare con la sua messinscena.*

    Come stavo dicendo al ragazzo, qui, *Dan voltò lo sguardo verso Federico come se si accorgesse di lui solo in quel momento. Ma certo, solo uno sconsiderato come lui poteva trascinare Monique fin laggiù.* sono a Londra per affari, e di sicuro non mi aspettavo d'incontrare Monique in un posto squallido come questo... mentre a voi, mademoiselle, devo confessare che l'ambiente si addice parecchio.

    *Il suo viso saettò di nuovo sull’uomo che gli stava di fronte fulminandolo con un’occhiata che poi lasciò spazio ad un espressione seria e leziosa allo stesso tempo.*

    Per dire questo deve avere un’approfondita conoscenza del luogo, il che mi perdoni ma è del tutto inusuale per uno che risiede a chilometri di distanza da qui, ma devo dire che sembra perfettamente a suo agio, si *Proseguì annuendo, a labbra strette fingendo di fare una constatazione in quel preciso istante.* si muove quasi come uno del posto, dopotutto come può non sentirsi a casa qui in mezzo?!

    *Di sicuro aveva percepito l’insulto celato dietro le sue parole. La sua voce melliflua si spense e un ghigno composto comparve sul suo viso. Avrebbe sicuramente notato quanta differenza ora c’era tra l’impulsivo ragazzino che aveva conosciuto tempo prima e il nuovo pacato e apparentemente educato Dawson. Tuttavia proseguì imperterrito nel suo discorso, per nulla infastidito di essere stato interrotto.*

    Ad ogni modo, ammetto di essere qui anche per motivi personali: certo, so bene che Notturn Alley non è forse il posto migliore del mondo, ma... speravo di poter comprare qualcosa d'illegale per aiutare tua madre.

    *Merda.
    Il bastardo sapeva come giocare.
    Al suo fianco, sentì Tisifone essere scossa da un fremito e tutto gli fu chiaro.
    Monique non sapeva nulla.
    Più pallido del solito, con gli occhi sbarrati lanciò un’occhiata furtiva alla serpina e i suoi timori furono confermati. Vireau si lasciò andare ad un espressione falsamente dubbiosa.*

    Ma come... non ti hanno informata?
    Ho mandato due lettere, una alla signorina Samyliak ed una al signor Dawson per informarli del ritorno di tua madre e delle sue condizioni di salute, credevo mantenessi i contatti con loro... ma non è così, evidentemente.
    Immagino che il Ministero la impegni così tanto, Mademoiselle, che si sia dimenticata di avere una persona a proprio carico, non è vero? In effetti non credo si sia più preoccupata di passare una giornata con mia figlia da molto, molto tempo... che tutrice amorevole: tutto pur di proteggerla, anche nasconderle la verità.


    *Domandò a Tisifone con un ghigno malvagio che si allargò a dismisura quando fu il suo turno.*

    In quanto a lei, signor Dawson, credevo che i sentimenti per mia figlia l'avrebbero indotta ad aggiornarla su un fatto tanto grave, ma evidentemente per lei il suo desiderio di non incrociarla ha la priorità su tutto, anche su una questione delicata come questa.

    *Con lo sguardo cercò subito il viso della serpina preoccupato più di quello che lei avrebbe provato in quel momento che di un attacco alla spalle da Vireau che approfittava del suo momento di distrazione.*

    Mi dica, come sono i pasti che consuma da solo, la sera, nella sua abitazione? Nulla in confronto a quelli della Sala Grande, immagino, ma suppongo che il rischio di incontrare mia figlia sia troppo alto per convincerla a rischiare.

    Cosa?!

    *Biascicò tornando a prestare attenzione all’uomo sconvolto dal fatto che sembrava conoscere ogni sua mossa, ogni sua abitudine. L’incredulità lasciò posto alla rabbia. Affilò lo sguardo volgendo un’occhiata pungente tutt’attorno.*

    Come fa a sapere…*Attaccò in tono duro azzardando un passo verso di lui. Tisifone lo trattenne afferrandolo per la manica della giacca. Quello, soddisfatto del clima di tensione che aveva creato si pregustava la scena sicuro di aver sganciato la bomba a mano. Continuò imperterrito rivolgendosi a Monique, che non era mai stata così fragile e debole, come in quel momento, da quando si erano incontrati pochi minuti primi.*

    Avevo deciso di venire fino ad Hogwarts di persona e lasciare direttamente al Preside una copia delle due lettere che ho mandato ai tuoi amici, così da essere sicuro che tu venissi informata... ma a quanto pare non ce n'è stato bisogno.
    Tieni, chérie.


    *Passò un foglio di pergamena a sua figlia. Non aveva bisogno di leggerla per sapere cosa ci fosse scritto. Nella lettera che aveva ricevuto, poche settimana prima, Vireau raccontava della malattia di sua moglie e pregava che Monique ne venisse a conoscenza. Ma Dan l’aveva gettata tra le fiamme un istante dopo averla letta, sicuro che fosse solo una strategia per riprendere il controllo su sua figlia. Così aveva evitato di far sapere la notizia in giro. Se lei non avesse saputo nulla, non avrebbe sofferto inutilmente e inoltre protetta dalle mura del castello era più che al sicuro, lontana dalle grinfie del padre. Ma a quanto pareva a qualcuno piaceva portarsela a spasso in quartieri malfamati.
    Era rimasto in contatto con Caroline Vireau dopo averla aiutata a scappare da quell’uomo vile e crudele nascondendola sull’isola Esme. L’aveva anche vista negli ultimi anni, dato che trascorreva le vacanze in quel luogo tranquillo e soleggiato. Pur sapendo di aver ferito Monique, non si era mai pentito della scelta di aiutare sua madre, anche se lei avrebbe preferito abbandonarla in Francia al suo dolore. Nell'ultima lettera che Caroline Vireau gli aveva inviato, era chiaramente espresso il suo desiderio di ritornare in Francia, nella casa dove aveva trascorso gran parte della sua vita in compagnia dei ricordi tristi. Temeva di perdere la memoria in quell’isola felice e pacifica e lei non voleva assolutamente dimenticare. Sicura che il marito avrebbe festeggiato la notizia e si sarebbe preso cura di lei-almeno economicamente- un mese prima, Caroline aveva fatto ritorno nella sua dimora parigina e da li i contatti con il ragazzo si erano interrotti. Dan provò compassione per quella donna, che nonostante le sofferenze che i ricordi le provocavano, restava aggrappata ad essi come scialuppe di salvataggio. Sentiva che la fine era vicina e voleva trascorrere gli ultimi anni in compagnia della persona che gli era stata affianco per una vita intera, se pur quella persona non aveva mai avuto un briciolo d'amore per lei e la figlia. Caroline credeva che non c'era cosa peggiore al mondo che perdere le persone e i ricordi che amava, senza rendersi conto che la cosa più triste era perdere se stessa per qualcuno che non lo meritava affatto. Più volte il ragazzo tentò di persuaderla dalla scelta che aveva preso, proponendole di aiutarla economicamente a sostenere le spese della malattia, ma lei si era sempre rifiutata decisa a intraprendere la strada del ritorno a casa.
    Quando Monique alzò lo sguardo, evitando accuratamente di fissare lui e Tisifone, guardò suo padre negli occhi.
    Per la prima volta da quando la conosceva era pronta ad affrontarlo.*

    ... voglio parlare con te, da sola.

    *Federico si fece avanti parlando a lui e Tisifone.*

    Se dovesse accadere qualcosa... voi non intervenite, vi hanno visto con le vostre pimpanti divise... gli dareste solo un motivo in più per aiutare Vireau. Penserò io a proteggerla. L'ambiente mi favorisce, lavorando alla Gringott, molti di questi abitanti hanno qualche favore da restituirmi...

    *Lo incenerì con lo sguardo snervato dalle sue parole. Ma come cavolo si permetteva?!*

    Non spetta a te decidere per noi. Sappiamo badare a noi stessi, dopotutto non saremmo qui se non avessi deciso di portarla a spasso da queste parti.

    *Replicò in tono asciutto tornando a cercare Monique e suo padre.*

    Fede93,


  • Tisifone_Samyliak

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    Incontrare un Auror in questo posto dimenticato da Dio è sicuramente un piacere molto più grande.... mette sicurezza.


    *A Tisifone sembrò cogliere una nota di ironia nelle parole di Federico, ma non era quello il luogo nè la circostanza ideale per approfondire quelle strane sensazioni che il ragazzo emanava. Per quanto fosse una persona protettiva considerava inutile tenere Monique, lontano da certe realtà, a patto che la ragazza non si esponesse o fosse esposta suo malgrado a rischi inutili.*


    Suvvia Nott, sappiamo bene che la principale sicurezza di un mago risiede nel saper adoperare con maestria la propria bacchetta. E suppongo che la tua, di bacchetta, sia sempre pronta per ogni evenienza, visto i luoghi che frequenti.


    *Rispose in maniera fredda e atona, un'unica implicazione nelle sue parole: non credo che tu sia così incosciente da portare Monique a Notturn Alley se non fossi fermamente convinto di poterla proteggere da tutto e da tutti.*


    E come avrei potuto dimenticarmi... sono passati anni, ma la memoria ancora non mi ha abbandonato, anche se l'ultima volta che ci siamo visti mi sembrava molto più propenso a trascorrere del tempo con mia figlia invece che evitarla, come ho notato poco fa... come cambiano le cose, non è vero signor Dawson?


    *A quanto sembrava al Signor Vireau piaceva giocare pesante, scoprire il lato debole delle persone e affondare la lama fino al manico per poi rigirarla a piacimento. E a giudicare dalla reazione di Daniel a quelle parole, il caro paparinoaveva fatto centro un'altra volta.*


    ...di sicuro non mi aspettavo d'incontrare Monique in un posto squallido come questo...



    *Concentrata com'era su Daniel, Tisifone si era persa la prima parte del discorso, ma non le due frecciatine che l'uomo stava provando a lanciarle, una dopo l'altra. La donna si prese un istante prima di rispondere, le labbra atteggiate a un piccolo ghigno ironico: aveva passato troppo tempo in compagnia di Demetri e della sua oscura famiglia purosangue per farsi impressionare dai modi altezzosi e gelidi di Nicholas Vireau.*


    Per quanto a volte sia tentata di farlo, non credo che tenerla chiusa dentro a una sfera di cristallo sia il modo migliore per preparare Monique ad affrontare il mondo. La mia piccola è libera di girare e conoscere tutte le sfaccettature del Mondo Magico e di quello Babbano. Solo così sarà in grado di effettuare delle scelte consapevoli per il suo futuro.


    *Commentò quindi, calcando volontariamente sulle parole libera,mia e babbano con il chiaro intento di irritare l'uomo. Certo quella era una lezione che aveva tardato a imparare e che le era costata numerose e furenti litigate con la serpina, ma una cosa che sapeva fare era imparare dai propri errori e anche in fretta.*



    ...mentre a voi, mademoiselle, devo confessare che l'ambiente si addice parecchio.



    Sa i vantaggi di aver ricevuto un'educazione poliedrica. Ci si riesce a sentire a proprio agio anche nei luoghi più impensati, sopratutto quando le persone tendono a non dimenticare le origini altrui e a supporre che le nuove generazioni seguano le orme paterne.


    *Rispose quindi, facendo un leggero inchino con la testa, indicando per nulla casualmente l'avambraccio sinistro dell'uomo. Sapeva che il padre di Monique non aveva il marchio nero, troppo vigliacco o calcolatore per schierarsi in maniera così plateale, ma era anche consapevole che l'uomo avrebbe in quel modo ricordato chiaramente quali erano le origini della donna.*


    Ad ogni modo, ammetto di essere qui anche per motivi personali: certo, so bene che Notturn Alley non è forse il posto migliore del mondo, ma... speravo di poter comprare qualcosa d'illegale per aiutare tua madre.


    *All'accenno alla madre di Monique, la maschera di indifferenza di Tisifone si incrinò per un attimo e la donna sollevò un sopracciglio perplessa. Per quello che sapeva lei, Caroline era lontano mille miglia dal suo adorato consorte e sopratutto la donna avrebbe preferito morire piuttosto che chiedere qualcosa a Nicholas. Le parole del'uomo celavano sicuramente una trappola, che però Tisifone non riusciva ancora ad individuare. E la reazione di Daniel non fece che impensierirla ancora di più.*


    Ma come... non ti hanno informata?
    Ho mandato due lettere, una alla signorina Samyliak ed una al signor Dawson per informarli del ritorno di tua madre e delle sue condizioni di salute, credevo mantenessi i contatti con loro... ma non è così, evidentemente.
    Immagino che il Ministero la impegni così tanto, Mademoiselle, che si sia dimenticata di avere una persona a proprio carico, non è vero? In effetti non credo si sia più preoccupata di passare una giornata con mia figlia da molto, molto tempo... che tutrice amorevole: tutto pur di proteggerla, anche nasconderle la verità.



    Non dimentico mai le persone per me importanti e per quanto ci vediamo poco, Monique sa che veglio sempre su di lei.


    *Rispose serafica, una nota di sollievo nella voce. Per quanto ben articolata, la trappola non era scattata, almeno per lei, visto che poteva affermare con tutta onesta di non saper nulla di quella fantomatica lettera.*


    Sono i suoi informatori a doversi tenere aggiornati sui miei spostamenti o forse è il suo gufo a non essere stato addestrato a dovere? Lo sanno tutti che quando Monique vive a Hogwarts sono solita trasferirmi dai miei padrini e la paranoia di certe famiglie Purosangue è tale da rendere il Manor irraggiungibile agli estranei. E poi lei dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che non esista segreto, per quanto ben celato, che prima o poi non venga a galla. E quindi, che senso ha celare la verità?


    *Aggiunse, continuando ad accarezzare la testa di Idra, gli occhi fissi in quelli di Nicholas a sostenerne lo sguardo. Avrebbe voluto voltarsi per guardare Monique, metterla in guardia dal castello di menzogne che il padre stava costruendo intorno a lei, ma sapeva che sarebbe stato inutile. La testardaggine della cuginetta era proverbiale e la confusione che doveva provare in quel momento troppa per poter essere fugata con un semplice sguardo.*



    Cosa?! .... Come fa a sapere...



    *Istintivamente Tisifone allungò una mano per impedire a Daniel di avventarsi su Nicholas, un'espressione corrucciata in volto. Era il secondo colpo che aveva messo a segno contro il serpeverde, e questo non deponeva per nulla a loro favore, sopratutto perchè era la prova che un qualche segreto esisteva davvero.*


    Avevo deciso di venire fino ad Hogwarts di persona e lasciare direttamente al Preside una copia delle due lettere che ho mandato ai tuoi amici, così da essere sicuro che tu venissi informata... ma a quanto pare non ce n'è stato bisogno.
    Tieni, chérie.



    *Stringendo con più forza la manica della giacca di Daniel, Tisifone fece uno sforzo enorme per trattenersi dall'allungare una mano e prendere quella pergamena prima di Monique. Aveva bisogno di sapere cosa conteneva quella lettera per cercare di capire se erano solo bugie o se contenevano un fondo di verità.*


    ... voglio parlare con te, da sola.


    *Quelle parole riecheggiarono nell'aria forte e chiare, come se loro cinque fossero le uniche persone presenti in quella via. Tisifone dovette mordersi un labbro per evitare di esprimere ad alta voce il suo dissenso nei confronti di quella scelta avventata, facendo persino un passo indietro per lasciare maggior spazio a padre e figlia, la sua maschera impenetrabile di nuovo al suo posto.*


    Se dovesse accadere qualcosa... voi non intervenite, vi hanno visto con le vostre pimpanti divise... gli dareste solo un motivo in più per aiutare Vireau. Penserò io a proteggerla. L'ambiente mi favorisce, lavorando alla Gringott, molti di questi abitanti hanno qualche favore da restituirmi...



    Non spetta a te decidere per noi. Sappiamo badare a noi stessi, dopotutto non saremmo qui se non avessi deciso di portarla a spasso da queste parti.


    *Pur continuando a mantenere lo sguardo fisso sui due Vireau, Tisifone ascoltava attentamente lo scambio di battute non proprio amichevole che stava avvenendo accanto a lei tra Federico e Daniel.*


    Nessuno farà nulla di sciocco o insensato come litigare o dar vita a una guerriglia urbana. Se ci sarà bisogno ognuno si occuperà di un obiettivo preciso, difendere Monique, neutralizzare Nicholas e tenere a bada l'eventuale folle. Lascio a voi la scelta del compito che preferite eseguire.


    *Disse in maniera pratica, senza guardare nessuno dei due, gli occhi puntati su Nicholas: delle reazioni di Monique alle parole del padre ci sarebbe stato tempo per pensarci dopo, quando sarebbero stati tutti al sicuro al Castello.*


    Nott rimarresti sorpreso nel sapere quante delle persone che vivono qui hanno un'ottima opinione di me, nonostante la divisa che a volte indosso, o forse proprio per quella...


    *Dopotutto molti erano gli infiltrati tra le fila degli Auror durante la Prima e la Seconda Guerra Magica e quello del proprio cognome è un peso di cui difficilmente ci si riesce a liberare.*


    ...e Daniel dare a lui la colpa di questa situazione incresciosa è tempo sprecato. Sono sicura che Nicholas avrebbe trovato un altro modo per importunare Monique.


    *Aggiunse poi, cercando di calmare un po' gli animi.*



    Fede,


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    *I tre ragazzi a poca distanza da loro stanno confabulando, ma poco importa a Nicholas che ora ha una sola persona da affrontare: Monique.
    Il discorso ovviamente avvenne nella lingua madre dei due, il francese, perciò né il signor Vireau né la figlia si preoccuparono di parlare a bassa voce.*

    Non sei da solo, vero?

    Molto bene, chérie, molto bene.
    Sapresti anche dirmi quanti colleghi ho portato con me?


    Quattro, a prima vista.
    Ma non escludo che possano essercene anche di più.


    *Nicholas aprì le labbra in un sorriso, forse il primo leggermente meno maligno degli altri: annuì lentamente, allungando a sfiorare il viso di Monique che rimase ferma al proprio posto, limitandosi ad irrigidirsi e ad affilare lo sguardo.*

    Sapevo che non avevi perso le tue capacità.. anzi, si sono anche affilate nel tempo.
    E' proprio per motivi come questi che sono sempre stato fiero di te, Princesse.


    Basta convenevoli.
    Dimmi di mia madre.


    *L'uomo annuì nuovamente, spostando velocemente lo sguardo su Nott e compagnia prima di tornare a guardare Monique: ancora una volta pensò quanto sarebbe stato facile e divertente farli fuori in un attimo, gli uomini che l'avevano seguito - e che Monique aveva individuato - avrebbero potuto ucciderli senza che lui nemmeno si sporcasse le mani. Ma non era ancora il momento, no... doveva pazientare.*

    Come penso tu ben sappia, il tuo ex fidanzato l'ha nascosta per tempo, non so dove. Tuttavia tua madre è sempre stata cagionevole di salute, e negli ultimi tempi le sue condizioni di salute sono peggiorate, fino a farle prendere la decisione di tornare a casa.
    Naturalmente ora è sotto le cure dei migliori medici, ma non posso assicurarti che rimarrà in vita ancora a lungo.


    *Le spiegò, serio e grave ora nel tono poichè la figlia sembrava disposto quantomeno ad ascoltarlo: vide Monique annuire, e questa volta fu lei a lanciarsi un'occhiata intorno, osservando prima agli amici e poi gli uomini che Nicholas aveva deciso di portare come scorta: era questo che, anni prima, gli aveva fatto comprendere le potenzialità della figlia, la sua incredibile perspicacia. Riconosceva i dettagli, imparava a conoscere il "nemico" - in questo caso il padre - per comprendere i meccanismi delle sue azioni e saperli anticipare.*

    ... hanno intenzione di attaccare?

    Solo se i tuoi amici faranno qualcosa di molto stupido, chérie.
    Non ho voglia di rovinare un così bel pomeriggio, sarebbe uno spreco... non credi?


    *La ragazza rimase silenziosa per qualche istante, e Nicholas poteva scommettere che stesse riflettendo sul da farsi. Alla fine fece un sospiro, si spostò i capelli dal viso ed ancora una volta annuì.*

    Voglio vedere mia madre.

    Nessuno te lo vieta, chérie.
    Possiamo andare a casa e tornare all'interno della stessa giornata, se vuoi.


    E chi mi assicura che mi lascerai andare una volta a casa?

    Nessuno, ovviamente.
    Ma non credo tu abbia molta altra scelta, se ci tieni tanto a rivedere tua madre.


    .... vattene da qui.
    Se ti conosco starai alloggiato da qualche parte, e hai ottenuto ciò che volevi, quindi non ci sono motivi per cui tu debba rimanere. Mandami un gufo con l'indirizzo del tuo hotel o appartamento, e ti dirò quando vederci.


    *Nicholas sorrise leggermente, soddisfatto e compiaciuto, ed annuì.
    Si avvicinò nuovamente agli amici della figlia, fissandoli uno per uno con superiorità.*

    Bene signori, sembra che tutto si sia risolto per il meglio.
    Io e mia figlia faremo una capatina in Francia in questi giorni, ma non preoccupatevi... la riporterò qui intera, dalla sua... famiglia?


    *Rise senza alcun divertimento, la sua risata inquietante e maligna che metteva i brividi. Scosse la testa, studiandoli uno per uno.*

    Forse è esagerato chiamarla famiglia, visto che una è troppo impegnata per preoccuparsi della "figlia", l'altro vuole così disperatamente evitarla, e il terzo... si permette di portarla in un luogo come questo. Comunque, non è affar mio... al momento.
    Ad ogni modo... se non c'è altro da dire, io andrei. Siete d'accordo?


    *Domandò con un sorriso, mentre Monique, che era rimasta per un momento lontana da tutti, ad occhi chiusi, si riavvicinava al gruppo, affiancando Nott e cercando la sua mano per stringerla forte, chissà perchè.*

    § § § § § § § § § § § § § § § §


    *Si erano allontanati insieme, ed ora eccoli a conversare in francese, una lingua che Monique non era più abituata ad usare da tempo.*

    Non sei da solo, vero?

    Molto bene, chérie, molto bene.
    Sapresti anche dirmi quanti colleghi ho portato con me?


    *Lanciò una rapida occhiata intorno a sé, usando quel modo di guardare l'ambiente che la circondava che Rose aveva sempre definito il suo "dono speciale": una sorta di scanner quasi, che le permetteva di cogliere le persone che le interessavano in mezzo alla folla.*

    Quattro, a prima vista.
    Ma non escludo che possano essercene anche di più.


    *Rispose con sicurezza, ed il sorriso del padre le fece capire che ci aveva azzeccato: ma non aveva tempo per perdersi in discorsi così futili, voleva sapere come stava la madre, e se davvero le sue condizioni di salute erano così gravi. Si irrigidì, fissando il padre con freddezza, quando lui le sfiorò il volto con quella che doveva essere una carezza, ma non indietreggiò e si limitò a chiedere notizie su Caroline.*

    Come penso tu ben sappia, il tuo ex fidanzato l'ha nascosta per tempo, non so dove. Tuttavia tua madre è sempre stata cagionevole di salute, e negli ultimi tempi le sue condizioni di salute sono peggiorate, fino a farle prendere la decisione di tornare a casa.
    Naturalmente ora è sotto le cure dei migliori medici, ma non posso assicurarti che rimarrà in vita ancora a lungo.


    *Annuì la serpina, guardandosi ancora una volta intorno: Fede, Tissi e Dan erano ancora lì, pronti a scattare in caso di bisogno, ma... non erano gli unici.
    Anche gli uomini del padre attendevano un suo ordine, e di sicuro Nicholas si sarebbe fatto molti meno scrupoli di loro tre a metter fine alla vita di qualcuno... doveva agire con cautela.
    Si assicurò che nessuno avrebbe attaccato se non fossero state fatte mosse azzardate, ed infine...*

    Voglio vedere mia madre.

    Nessuno te lo vieta, chérie.
    Possiamo andare a casa e tornare all'interno della stessa giornata, se vuoi.


    E chi mi assicura che mi lascerai andare una volta a casa?

    Nessuno, ovviamente.
    Ma non credo tu abbia molta altra scelta, se ci tieni tanto a rivedere tua madre.


    *Fregata.
    Era una sua decisione, per la legge magica era divenuta maggiorenne ormai, avendo compiuto 17 anni. Ma Monique sapeva bene quanto poco valore potesse avere un'età, poichè quella anagrafica non corrispondeva mai a quella della mente e dell'anima. E lei si sentiva ancora piccola, tanto, troppo forse. Ma quella era la sua battaglia, meno persone coinvolgeva e meglio era.*

    .... vattene da qui.
    Se ti conosco starai alloggiato da qualche parte, e hai ottenuto ciò che volevi, quindi non ci sono motivi per cui tu debba rimanere. Mandami un gufo con l'indirizzo del tuo hotel o appartamento, e ti dirò quando vederci.


    *Gli ordinò gelida come un tempo, quando ancora era l'ange du père, l'angelo di papà, la sua Princesse.
    Lo osservò allontanarsi e chiuse gli occhi, estraniandosi per un momento da tutto, rifiutandosi di ascoltare le parole che lui stava rivolgendo, questa volta in inglese, agli altri.*

    Potrebbe essere rischioso... Daemon non mi lascerà mai andare, sarò costretta a mentirgli per proteggerlo. E se mio padre avesse preso informazioni anche su di lui? Ma come, come può averlo fatto? Forse in Francia troverò le risposte che cerco, ma non potrò permettermi passi falsi, o sarà la fine.

    *Riaprì gli occhi e scosse le spalle, decidendo di avvicinarsi al gruppo e di stringere forte la mano di Federico, come a chiedergli di non lasciarla e di appoggiarla, perlomeno fino a che il padre non se ne fosse andato.*

    Fede93, serpeverde, tisifone


  • Frederick_Nott

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    Non spetta a te decidere per noi. Sappiamo badare a noi stessi, dopotutto non saremmo qui se non avessi deciso di portarla a spasso da queste parti.

    *La risposta di Daniel irritò particolarmente Federico, che lo fissò malissimo.*

    Non reagire, ne abbiamo abbastanza di problemi Freddy per pensare pure all'Auror... Avremmo un'altra occasione per fargli capire chi comanda, no?
    Fallo per Monique, diamine!


    *La sua coscenza aveva ragione. Doveva tenere a freno la lingua in quella situazione... Per Monique, questo e altro... anche astenersi dall'abbassare la cresta al piccolo Auror.*

    Nessuno farà nulla di sciocco o insensato come litigare o dar vita a una guerriglia urbana. Se ci sarà bisogno ognuno si occuperà di un obiettivo preciso, difendere Monique, neutralizzare Nicholas e tenere a bada l'eventuale folle. Lascio a voi la scelta del compito che preferite eseguire.

    *Disse lei. Federico la guardò, stavolta con sguardo di stima e di rispetto per la sua praticità.*

    Hai ragione, Tisifone...
    Mi occuperò io della difesa di Monique... naturalmente se dovesse accadere qualcosa di spiacevole, cosa che mi auguro non accada.


    *Aggiunse lui. La sua voglia di sfoderare la bacchetta dinanzi ad Auror non era molta. Sapeva che con certi individui non sapeva tenere a bada il suo repertorio di incantesimi oscuri.*

    Nott rimarresti sorpreso nel sapere quante delle persone che vivono qui hanno un'ottima opinione di me, nonostante la divisa che a volte indosso, o forse proprio per quella...

    *La risposta di Tisifone lo fece sorridere.*

    Davvero? Be' ne parleremo dopo... vorrei capire come chi ha perso un genitore a causa di quella divisa possa avere stima di te...
    Io, per esempio, non la ho... o almeno la ho per Tisifone Samyliak tutrice di Monique e Amica di Nadal, strega Eccezionale e - prima e ultima volta che lo dirò - professoressa di Divinazione, non, invece, per Tisifone l'Auror.


    *I suoi genitori erano morti a causa loro... Non poteva ancora scordarsi il colore di quelle divise sgargianti nell'ultimo ricordo del padre, Alessio Lazzeri, visto con Sheevarhas nel suo pensatoio.
    Poi Tisifone rimproverò Daniel... Non aveva ben capito il motivo, le sue divagazioni mentali erano rivolte altrove.*

    Bene signori, sembra che tutto si sia risolto per il meglio.
    Io e mia figlia faremo una capatina in Francia in questi giorni, ma non preoccupatevi... la riporterò qui intera, dalla sua... famiglia?


    *Domandò lui con un risolino. Un altra volta Federico dovette tenere a freno la sua voglia di saltargli addosso per spaccargli la faccia o di lanciargli un anatema a cui era piuttosto sgradevole difendersi.*

    Monique...

    *Disse appena le strinse la mano. Lui la guardò dolcemente e le discostò qualche ciuffo di capelli dalla fronte.*

    Qualunque cosa tu faccia o scelga ci sono qui io a proteggerti e, anche se dovessi tornare in Francia, mi farei trasferire, non c'è nessun problema... ok, forse il francese sarebbe un problema, ma lo imparerei per te...

    *La sua voce era calma e soave. Odiava mettere tensione dove già ce n'era troppa.*

    Ma se c'è da combattere, diccelo adesso... siamo pronti a tutto per difenderti, piccola.

    *Le strinse la mano ancora più forte per farle sentire che era vicino a lei, con tutto se stesso.
    Sarebbe toccata a lui la sua difesa. Qualsiasi cosa stesse per succedere lui era pronto a reagire... Utilizzare i più disparati incantesimi difensivi o utilizzare il suo stesso corpo... lui era pronto a tutto pur di difenderla. Lei era la sua sorella minore, non avrebbe permesso a nessuno di farle del male ne nell'animo ne nel corpo. Intanto il signor Vireau continuava a parlare, di cosa non lo sapeva... non lo reputava una persona degna di attenzione e poi chi sà cos'avrebbe pensato Monique, cioè era un mostro, ma alla fin fine era suo padre... In effetti l'argomento Mr. Vireau lo avevano affrontato marginalmente... soprattutto perché la sensibilità di Fede, tentava sempre di proteggere la ragazza, evitando di farle rivivere nuovi ricordi, che le avrebbero portato solo dolore...*

    Monique, tisifone, serpeverde,




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  • Daniel_Dawson

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        Daniel_Dawson
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    *Si accorse dell’occhiata malevola che Nott gli rivolse dopo le sue parole che esprimevano chiaramente il suo disappunto per la gita che quest’ultimo aveva organizzato con la francesina. Dan sostenne il suo sguardo imperterrito, per nulla intimorito dall’ostilità che scorgeva negli occhi di quel ragazzo che per lui restava sempre strano e incomprensibile. Fu Tisifone, con le sue parole a placare gli animi e a riportare la calma. Scoccò un’occhiata fugace alla donna e ritornò a fissare Monique, e Nick in lontananza.
    Parlavano, sembravano calmi.
    Non riusciva a capire cosa si stessero dicendo. Probabilmente chiacchieravano nella loro lingua per impedire a chiunque di origliare, persino a loro tre. In sottofondo ai suoi pensieri, sentiva Federico chiacchierare con Tisifone.*

    Hai ragione, Tisifone...
    Mi occuperò io della difesa di Monique... naturalmente se dovesse accadere qualcosa di spiacevole, cosa che mi auguro non accada.


    *Soffocò una risata mascherandola per un colpo di tosse improvviso tornando alla ragazza e a suo padre. Non riusciva a scorgere l’espressione di lei visto che era di spalle, ma poteva benissimo osservare il viso di Nick.
    Non rideva più.
    Tornarono poco dopo.
    Sembravano essere giunti ad un accordo.
    Il primo a parlare fu Vireau e le sue parole non gli piacquero affatto, scatenando in lui una strana inquietudine.*

    Bene signori, sembra che tutto si sia risolto per il meglio.
    Io e mia figlia faremo una capatina in Francia in questi giorni, ma non preoccupatevi... la riporterò qui intera, dalla sua... famiglia?


    *Chissà perché non gli credeva.*

    Sono sicuro che Tisifone sarà più che lieta di accompagnare Monique in questo viaggio. Dopotutto anche lei è preoccupata per la sorte di sua zia.

    *Replicò atono fissando Nick negli occhi, impassibile.
    Era l’unica risposta sensata che era riuscito a formulato al momento.
    Dopotutto lui non contava più nulla per lei e non avrebbe potuto accompagnarla. Tisifone era l’unica persona in grado di prendersi cura di entrambe. Con i suoi modi pacati e per nulla violenti avrebbe saputo fuggire alle situazioni più spinose senza difficoltà, contrariamente a Dawson che con il suo temperamento poco mansueto avrebbe sfoderato la bacchetta alla prima occasione.
    Inutile mentire: temeva anche l'incontro con la stessa Caroline. Il loro rapporto era sempre stato...strano.*

    Forse è esagerato chiamarla famiglia, visto che una è troppo impegnata per preoccuparsi della "figlia", l'altro vuole così disperatamente evitarla, e il terzo... si permette di portarla in un luogo come questo. Comunque, non è affar mio... al momento.
    Ad ogni modo... se non c'è altro da dire, io andrei. Siete d'accordo?


    *Continuò Nick cercando ancora una volta di seminar zizzania. Evitò le sue insinuazioni, sperando di levarselo dalle scatole quanto prima e gli rispose in tono serio e ironico allo stesso tempo.*

    Non c’è niente che mi addolori di più nel salutarla signor Vireau…ogni volta è un piacere, spero di incontrarla al più presto!

    *Magari all’altro mondo cane bastardo!*

    Qualunque cosa tu faccia o scelga ci sono qui io a proteggerti e, anche se dovessi tornare in Francia, mi farei trasferire, non c'è nessun problema... ok, forse il francese sarebbe un problema, ma lo imparerei per te...

    *Sbuffò irritato.
    Quanto cavolo era melodrammatico quel ragazzo! A quanto pareva qualcuno si divertiva a vestire i panni dell’eroe. Cos’era il suo nuovo passatempo preferito?! Nessuno sembrò badare a lui ne accorgersi delle sue reazioni.
    Tornò muto e freddo come sempre.*

    Fede93, tisifone,


  • Tisifone_Samyliak

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    Hai ragione, Tisifone...
    Mi occuperò io della difesa di Monique... naturalmente se dovesse accadere qualcosa di spiacevole, cosa che mi auguro non accada.



    *Tisifone annuì alle parole di Federico: per lei era davvero ininfluente chi si sarebbe occupato di cosa, l'importante era tenere la situazione sotto controllo da ogni punto di vista. *


    Ti è andato storto qualcosa Dawson, come per esempio il buon senso?


    *chiese quindi al ragazzo, ammonendolo in maniera neanche troppo velata di cercare di evitare di pungolare Federico. Non era contraria a una lite tra i due, potevano anche organizzare un duello in piena regola, per quel che la riguardava e lei sarebbe rimasta ai margini con un kit di pozioni a portata di mano, ma tutto doveva essere necessariamente rimandato a quando il Signor Vireau si fosse levato dai piedi.*


    Davvero? Be' ne parleremo dopo... vorrei capire come chi ha perso un genitore a causa di quella divisa possa avere stima di te... Io, per esempio, non la ho... o almeno la ho per Tisifone Samyliak tutrice di Monique e Amica di Nadal, strega Eccezionale e - prima e ultima volta che lo dirò - professoressa di Divinazione, non, invece, per Tisifone l'Auror.


    *Perdere un genitore a causa della divisa che, a volte, si trovava a dover indossare. Quelle parole la fecero sorridere di un sorriso amaro, riportando a galla ricordi che per quanto lontano facevano ancora male.*


    Quando vuoi Nott, quando vuoi...


    *rispose, la voce all'improvviso stanca, scuotendo impercettibilmente le spalle. Di solito considerava una perdita di tempo cercare di spiegare il proprio passato e le proprie scelte, ma forse quel ragazzo avrebbe compreso. E se invece si sbagliava avrebbe, appunto, perso solo un po' di tempo. Il ritorno di Nicholas e sopratutto il suo sorriso soddisfatto e compiaciuto, riportò Tisifone sul chi vive. Qualsiasi cosa era appena accaduta tra padre e figlia, aveva messo l'uomo di buon umore e quindi la donna sapeva che non le sarebbe piaciuto per nulla.*



    Bene signori, sembra che tutto si sia risolto per il meglio.
    Io e mia figlia faremo una capatina in Francia in questi giorni, ma non preoccupatevi... la riporterò qui intera, dalla sua... famiglia?



    *Tisifone era contraria a permettere a Nicholas di prendere un semplice gelato con Monique, da soli, figuriamoci tornare in Francia. Era una cosa assurda, inconcepibile, praticamente un'azione suicida. Non c'erano garanzie che una volta riavutala a Parigi, Nicholas le avrebbe permesso di andare via, nè che durante il soggiorno si sarebbe comportato bene.*


    Qualunque cosa tu faccia o scelga ci sono qui io a proteggerti e, anche se dovessi tornare in Francia, mi farei trasferire, non c'è nessun problema... ok, forse il francese sarebbe un problema, ma lo imparerei per te...



    *Questa volta la donna si trovò d'accordo con lo sbuffo di irritazione che provenne da Daniel, anche se forse non per gli stessi motivi. In Francia Nicholas giocava in casa e quindi era più pericoloso del solito, oltre al fatto che per proteggere Monique in maniera adeguata Federico non avrebbe dovuto limitarsi a trasferirsi lì ma iniziare a vivere in simbiosi con la serpina.*


    Golubì sei sicura della scelta che hai fatto? Non vuoi prima sincerarti almeno che il contenuto di quella lettera sia quantomeno veritiera?



    *Le chiese premurosa, guardandola dritto negli occhi. Sapeva che se aveva deciso di partire, provare a vietarglielo sarebbe stato inutile e controproducente, ma almeno doveva farla riflettere sulla possibilità che fosse tutta una montatura. Stava per proporle di accompagnarla, ma visto il modo in cui si era aggrappata a Federico per ricevere sostegno decise di non aggiungere niente. Se la cuginetta avrebbe voluto la sua presenza, glielo avrebbe chiesto.*


    Sono sicuro che Tisifone sarà più che lieta di accompagnare Monique in questo viaggio. Dopotutto anche lei è preoccupata per la sorte di sua zia.



    *Se Daniel l'avesse Schiantata o anche Cruciata probabilmente le avrebbe fatto meno male che con quella semplice e casuale affermazione che aveva appena fatto. Probabilmente il ragazzo voleva lanciare una frecciatina a Nicholas e al modo dispregiativo con cui si riferiva a tutti loro, in realtà non aveva fatto altro che colpirla in pieno con un Bolide veloce. Per un paio di secondi cercò di mantenere inalterata la sua maschera di freddezza, pregando che Nicholas fosse troppo compiaciuto di sè per dare peso alle parole del ragazzo, ma ogni tentativo si rivelò vano. La mano con cui aveva ripreso ad accarezzare Idra stava tremando leggermente, il suo cuore aveva iniziato a battere molto più velocemente di prima e il suo incarnato, già solitamente poco colorato aveva assunto un colorito mortalmente pallido. Le parole di Demetri sulla necessità di mantenere il segreto sulle sue origini e le sue insinuazione neanche tanto velate che la morte dei suoi genitori poteva essere stata orchestrata da qualcuno della famiglia iniziarono a riecheggiarle nella mente.
    Tutto ciò che accadeva intorno a lei cessò di esistere, l'unica cosa che la teneva ancora legata a quel piano di realtà era lo sguardo di Monique. E la cugina poteva perfettamente leggere il lampo di terrore che le attraverso gli occhi.*


    serpeverde,Fede93,



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