DiagonAlley
DiagonAlley


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Alexander_Warren


  • Alexander_Warren

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 1341
       
       

    *Il Sole splendeva alto nel cielo azzurro, e Alex passeggiava per le vie di Diagon Alley, sempre più affollata, forse anche troppo. Ma sicuramente non era questo il problema, non aveva di certo dei rammarichi trovandosi in mezzo a tanti maghi e streghe. Sì, perché quel periodo che stava passando non era sicuramente uno dei migliori. Certo, in tutti i modi possibili ed immaginabili aveva cercato di dimenticarsi della sua amata, e si sarebbe potuto dire che c’era riuscito, almeno in parte, ma un nuovo dilemma si era presentato non appena tutto sembrava essersi messo al suo posto: Daphne, la sua amica Tassa. Erano sempre stati molti legati quei due, sin dal primo incontro sui loro manici di scopa, e da quel momento in poi erano stati capaci di stabilire un legame forte e stabile, che solo pochi erano in grado di creare. Ma… c’era un ma. Ultimamente non era andato tutto rose e fiori, perché i problemi potevano nascere anche in rapporti splendidi come il loro, anzi, specialmente nel loro. Lui sapeva benissimo che aveva sbagliato, e parecchio, ma ormai quello che aveva fatto era fatto, e non c’era più via d’uscita se non incontrarsi e discuterne.
    E quale posto migliore per incontrarsi se non la Gelateria di Florian Fortebraccio? Il caldo era diventato ormai davvero assillante, e un bel gelato avrebbe rinfrescato le idee sia a lui sia alla sua amica. Prese posto in uno dei numerosi tavolini che erano disposti all’aperto, e dal marsupio che teneva indosso prese un foglio di pergamena e una piuma d’oca, cominciando a scrivere.

    Citazione:
    Cara Daphne,
    vorrei chiarire una volta per tutte la nostra situazione. Mi trovo alla Gelateria di Florian Fortebraccio, in Diagon Alley. Per favore, so che ho sbagliato, per questo ho la necessità di vederti.
    Sperando nel tuo arrivo,
    Alex


    *E così facendo, spedì il suo gufo alla sua amica, sperando in una risposta positiva. Era il minimo che poteva fare per farsi perdonare, non voleva perdere un’amicizia come la sua. E così, si sistemò per bene sulla sedia, appoggiando le braccia sul tavolino, guardandosi intorno mentre aspettava pazientemente.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Daphne negli ultimi giorni non faceva altro che fuggire dalla scuola. Non aveva forza di incontrare e parlare con nessuno, fuggendo ogni volta che le era possibile fuori dalla Sala Comune, o comunque, oltre le mura del castello. Era di nuovo a Diagon Alley... luogo nel quale, con tutta la gente che vi era, poteva trovare un buon modo per svagarsi. Aveva passato tutta la mattina in giro, comprando il cibo per la sua micia Luna, delle piume e pergamene nuove, un nastrino per capelli. Il suo non lo trovava più...proprio da quel giorno. Ne aveva altri, ma quello rosa era il suo preferito. Di vetrina in vetrina si fermava, alcuni la salutavano, lei con un sorriso rispondeva cordiale. Come sempre il tempo le parve volare, mentre osservava l'ora sul suo orologio*

    L'una meno cinque... bene... dove posso andare?

    *Parlottò tra se passeggiando ancora per le strade affollate, finché non si mise comoda su una panchina miracolosamente vuota. Si lasciò andare, adagiandosi su di essa, osservando il cielo azzurro. Faceva finalmente caldo e dalla sua borsetta prese una bottiglietta d'acqua e ne bevve un sorso, ma ci voleva dell'altro. Aveva già le idee chiare di dove andare, sogghignando già sul suo buonissimo gelato: con doppio cioccolato! Lo voleva il più calorico che avevano, per mandare via i cattivi pensieri.*

    Meno male che ho messo già qualcosa di fresco addosso

    *Pensò la ragazza ammirando soddisfatta il suo vestito estivo*



    Perfetto per fare un giro con questo caldo

    *Rimuginando ancora sul suo abbigliamento. Scostò un ciuffo dal viso, proprio quando si vide davanti un gufo. Fissava proprio lei! Si era seduto accanto a lei nella panchina, mentre la ragazza lo guardava ancora con sospetto.*

    Non puoi essere qui per me

    *Parlò la ragazza rivolta al gufo, come una matta, mentre si avvicinava ad osservare la creatura che portava con se un biglietto*

    Chi mai può essere? Poi per me? Ora?

    *Presa da mille domande, la giovane sfilò il biglietto dalla zampetta del gufo e lo srotolò. La scrittura subito familiare di... lui.*

    Oddio e ora?

    *Pensò a occhi chiusi, respirando a fondo, prima di riaprirli e dedicarsi alla lettura del biglietto. Come credeva era Warren, voleva chiarire quello che era accaduto. Ma come poteva riuscire a parlare con lui? Gli voleva davvero molto bene e non voleva perderlo. Era anche lui a Diagon Alley e lei voleva andare proprio li qualche minuti prima. Ma aveva deciso... doveva vederlo e parlare. L'altra volta era fuggita via senza dire nulla, non era stato molto giusto, ma le era venuto il panico e l'unica cosa che le era venuta in mente era stata di andare via di li. Il gufo volò via, dopo qualche carezza che le aveva fatto la ragazza e lei si alzò dalla panchina, decisa ad andare da lui. A vedere il suo amico, di sperare che continuassero ad esserlo nonostante quello che era successo. Una cosa che non aveva capito da cosa era dovuto. Solo un momento di debolezza o provava qualcosa per lei oltre la loro amicizia? Era quella la domanda che la tormentava a cui non riusciva a darsi una risposta. Prese i suoi sacchetti, il biglietto stretto in mano e si diresse per la stradina vero la gelateria.

    Eccola li... I tavolini all'aria aperta, i gelati nelle vetrine, l'ansia che aumentava*

    Forza andiamo

    *Si disse incoraggiandosi, notando subito dopo la capigliatura bionda di Alex, sotto uno di quegli ombrelli. Sembrava impaziente... colpa di quella conversazione che si sarebbe dovuta tenere di li a poco? Probabilmente. Si diresse verso di lui, abbozzando un sorriso, portandosi davanti al tavolo?*

    Ciao... ehm... Posso sedermi?

    *Un po di imbarazzo nella sua voce, che cercò subito di allontanare via, in attesa di una risposta da parte dell'amico*


    @Alexander_Warren,


  • Alexander_Warren

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 1341
       
       

    *Un leggero venticello, caldo e quasi appiccicaticcio, accarezzò il viso del ragazzo, seduto all’ombra di quell’ombrellone, in attesa di qualcosa, anzi, di qualcuno. Non desiderava altro che chiedere scusa per tutti gli errori che aveva commesso, tutte le malefatte che aveva potuto creare quello stupido bacio. Si odiava, odiava sé stesso proprio come amava lei. No, lui non la amava, probabilmente aveva la testa da un’altra parte quando aveva deciso di fiondarsi sopra di lei, quasi opprimendola. Lo considerava un gesto orribile, fuori dei suoi normali modi di comportarsi, atteggiarsi con le persone. Un essere inutile, un debole, ecco come lo potevano categorizzare tutte le altre persone che lo incontravano. Ed eccolo, si sarebbe ritrovato nuovamente solo, senza davvero nessuno accanto, perché avrebbe perso una delle poche persone più importanti che avesse mai incontrato nella sua vita.
    La gente camminava tranquilla, quasi come se volesse nascondere i propri problemi, sotto la luce accecante e splendente del Sole, ma fra quelle non la vedeva ancora arrivare. Che si stesse preparando per bene per quella sottospecie di appuntamento? O peggio, che avesse direttamente rifiutato il suo invito senza nemmeno avvisarlo, facendolo marcire lì con quel calore cocente? No, Daphne era tutt’altra persona, e con un po’ di fortuna sarebbe stato capace di farsi perdonare, ne era certo. *

    Quando arriva…?

    *Mormorò fra sé e sé. Ormai doveva mancare davvero poco, doveva solo aspettare, attendere, come se quella fiamma di speranza che giaceva oppressa all’interno del suo cuore potesse improvvisamente risplendere, emanando una luce ancora più forte di quella del Sole, ben oltre la semplice apparenza dei suoi raggi.
    Proprio quando sembrava ormai quasi del tutto sicuro che non sarebbe mai arrivata, la Tassa si muoveva in sua direzione, un po’ incerta, come se non fosse sicura di quello che stava facendo. Beh, la capiva, nessun essere sulla faccia della Terra sarebbe stato così onesto da poter perdonare un atto del genere. Ma lei era speciale, lei andava oltre, lontana dai fatti, perché sapeva che non erano solo quelli che contavano.*

    Ciao... ehm... posso sedermi?

    *Era vestita casual, portava un semplice vestitino estivo che garantiva freschezza e comodità di un colore rosso acceso: le donava, doveva ammetterlo. Ma… che cosa doveva fare? Non si era nemmeno preparato un discorso da farle, una parola, nulla. Era praticamente tutta un’improvvisazione, tuttavia forse era meglio così, almeno non si sarebbe minimamente preoccupato di sbagliare. L’unica cosa che gli venne in mente di fare era sorridere. Non sapeva bene il perché, ma gli era venuto spontaneo, come se con un semplice sorriso avrebbe potuto risolvere tutta la situazione. Ma sapeva benissimo che non era così, che bisognava discuterne e cercare di risolvere. Ma era così difficile.*

    Ehi… sì, certo, mettiti comoda.

    *E adesso? Che fare? Magari non sarebbe stato molto carino andare subito al succo della questione, magari sarebbe stato meglio fare tutto pian piano, senza affaticarsi troppo. Sì, era quella la giusta strada da seguire, voleva farla sentire al suo agio, proprio come se si trovassero ancora in quelle Cucine, come se non si fossero mai baciati, e stessero parlando dei loro segreti, del più e del meno. Un gelato, ecco. Proprio in quel momento il vecchio Florian stava passando a dare una piccola pulita ai tavoli, quale migliore occasione per ordinare qualcosa?*

    Ehm… mi scusi! Potremmo ordinare?

    *Il proprietario del locale strabuzzò gli occhi in loro direzione, anche se non seppe stabilire perché. Forse perché non li conosceva ancora, forse per i raggi del Sole, o per qualcos’altro che non poteva sicuramente comprendere. Si avvicinò svelto, con un grembiulino blu. Più che un gelataio sembrava un fornaio.*

    Ditemi pure ragazzi!

    *Chiese con voce allegra e vivace. Alex era straniato, non riusciva a capire il misterioso atteggiamento di quell’uomo. Ma ad ogni modo non c’era tempo da perdere, ci volevano solo i suoi dubbi su quella persona!*

    Per me un frappé al cioccolato… per te, Daph?

    *Voleva far apparire il tutto normale per la ragazza, però non voleva di certo che per questo motivo se la prendesse a male, era l’unica cosa che non avrebbe mai desiderato.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Daphne era li, in piedi vicino la sedia, con i sacchetti con gli acquisti del giorno e quella voglia matta di prendere qualcosa di fresco, anche se, era li per Alex. La situazione che si era creata tra loro sembrava in una specie di scatola trasparente, come chiusa per un po, mentre le parole del ragazzo, con il suo semplice sorriso, volesse per il momento tenere da parte e fare come nulla fosse accaduto. Apprezzò quel gesto, facendo andare via l'imbarazzo che si era creato da quel giorno nelle cucine*

    Ehi… sì, certo, mettiti comoda.

    *La sua voce. Così naturale. Amichevole. Era il solito Alex. Amava stare in sua compagnia, la sua semplicità l'aveva sempre fatta stare bene e a suo agio, anche se adesso temeva di commettere errori. Non voleva perderlo, non voleva proprio. Spostò la sedia e si accomodò, posando le buste su una sedia vuota, lei faccia a faccia con Alex. Distolse lo sguardo da lui, nonostante le fosse difficile ammetterlo, era davvero un bel ragazzo, lo aveva sempre pensato, ma lui era impegnato prima... Se solo lo avesse fatto prima...
    I pensieri vorticavano veloci, restando in silenzio, osservando il locale e distraendosi con il locale e i suoi meravigliosi colori e le vetrine golose.*

    Mmm, che bontà!

    *Pensò la giovane, che avvolta dall'odore di cioccolato e cannella e altri gusti, si perdeva ad assaporarli. Dolci. Ecco di cosa aveva bisogno.
    Era strano che anche a lui fosse venuta l'idea di venire qui, di fare un giro a Diagon Alleu. Lei era venuto li forse pure per evitare quel suo sguardo; gli voleva bene, ma lei aveva una storia, non poteva permettersi di fare altri giri di parole, al momento giusto, sarebbe arrivata al dunque. Magari in un futuro... chi lo sa, sarebbero davvero finiti insieme, ma non era nemmeno sicura che lui provasse qualcosa per lei. Non sapeva se era stato un momento di debolezza o c'era dell'altro. Erano li, come vecchi amici, magari a discutere del più e del meno, del Quidditch e dei compiti; chissà, forse anche dell'estate e del ballo di fine anno, come sempre. *

    Ehm… mi scusi! Potremmo ordinare?

    *La voce di Alex, le risuonò nelle orecchie. Anche solo quelle parole, le fecero sembrare tutto molto naturale, come lo era sempre stato tra loro. Non ebbe la forza di dire altro, mentre un uomo si avvicinava a loro, con lo stile di un panettiere, il blocchetto delle ordinazioni, l'aria molto ambigua. Ma non le importava e distolse lo sguardo dall'uomo, prima che finisse nei guai, tornando per un attimo a guardare Alex.*

    Non guardarlo Daph!

    *Si rimproverò la ragazza, prima di tornare a guardare la vetrina dei dolci.*

    Pensa ad altro... forza...

    *Continuava a ripetersi, innervosendosi un po. No. Non era normale. Era successo qualcosa tra loro, non poteva fare finta di nulla, non subito almeno. *

    Per me un frappé al cioccolato… per te, Daph?

    *Si era estraniata dal mondo, senza accorgersi che l'uomo era vicino a loro per ordinare e Alex che la chiamava la fece tornare alla realtà. Era stata così stupida da distrarsi ancora, come fosse in un'altro mondo. Pensò velocemente ad qualcosa di buono da prendere*

    Una coppa gelato, cioccolato, nocciola e qualche biscotto se possibile grazie

    *Rispose la ragazza gentilmente all'uomo, che scribacchiando sul taccuino, si dileguò dentro a preparare le ordinazioni. Un piccolo sorriso le apparve sul volto, cercando di rendere tutto normale*

    Come va?

    *Una semplice domanda, era quello che faceva al caso loro per romperei il ghiaccio e parlare un po*


    @Alexander_Warren,


  • Alexander_Warren

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 1341
       
       

    *Dopo che il gentile ma anche un po’ strano Florian Fortebraccio, proprietario di quella splendida gelateria situata al centro di Diagon Alley, ebbe preso le ordinazioni, Alex e Daphne si ritrovarono nuovamente da soli. Di cosa potevano parlare? Era difficile cominciare con quel discorso, non voleva di certo toccare un tasto dolente, sarebbe risultato anche troppo impulsivo. Ma una soluzione doveva pure trovarla, non potevano restare lì, seduti, a guardarsi intorno, come in cerca di una via d’uscita. Che se ne stesse pentendo? Che forse per lui sarebbe stato mille volte meglio far finta di nulla, condurre la sua vita riservata e nascosta nell’ombra di tutto e di tutti, restando con la speranza che un giorno tutto si risolvesse da solo? No, nulla si risolveva in quattro e quattr’otto, era proprio come un incantesimo nuovo da imparare, bisognava tentare più e più volte, fino a quando un giorno ci sarebbe riuscito.*

    Come va?

    *La voce della ragazza sembrava così naturale, come se non fosse accaduto niente tra di loro. Ma non era così, tutto era molto complicato, persino dire qualche parola risultava alquanto difficile, se non impossibile. Ma doveva farcela, doveva farle capire che era disposto a fare di tutto per lei, ne avevano passate tante insieme, e non poteva finire così per uno stupido bacio. Un bacio. Sì, quello li aveva rovinati, o meglio, aveva rovinato il loro rapporto, perché loro sembravano così volenterosi di tornare indietro.*

    ”Fatti coraggio…”

    *Perché Alex doveva farsi tutti questi problemi? Era tutto molto semplice, la soluzione ce l’aveva proprio sotto il suo naso, solo che era troppo sotto pressione per accorgersene. Quanto avrebbe dato per ritrovare quella tranquillità, quella calma che aveva sempre posseduto, o meglio, imparato a possedere, soprattutto grazie a una persona in particolare. Gli mancava, gli mancava tutto di lei, dalle semplici carezze a tutto il resto. La magia esisteva, ma purtroppo non permetteva di ritornare indietro nel tempo per aggiustare le cose. Beh, veramente esistevano le Giratempo, ma non avrebbe mai potuto possederne una. Ad ogni modo, dopo quelli che parvero minuti, ma che in realtà furono pochi secondi, Alex aprì la bocca, finalmente, e parlò.*

    Diciamo che va…

    *Che stessero arrivando al punto della situazione? Difficile da dirsi, eppure doveva solo chiedere scusa, mettere le cose al loro posto, chiarire ogni dubbio. Va bene, si trovava lì in compagnia di una persona della quale non avrebbe mai potuto farne a meno, eppure voleva scappare, fuggire, rintanarsi in una dimora, lontano da quel mondo così strano, che non riusciva a comprendere, e che giorno dopo giorno si faceva sempre più complicato. Una folata di venticello fresco gli fece cadere qualche ciuffo biondo sulla fronte. Se li scostò con la mano. Quando aveva intenzione di arrivare Florian con il suo frappé? Forse non sarebbe mai arrivato, forse li stava osservando nascosto da dietro la vetrina del locale, curioso di come sarebbe andata a finire. Eppure quella folata fu come qualcosa di liberatorio, indescrivibile nella sua freschezza. Fu proprio quello che lo fece prendere di coraggio.*

    Senti Daph, non voglio risultare impulsivo o quant’altro, ma ritorniamo a noi due. Voglio chiarire questa situazione, non sai quanto sono stato male in quest’ultimo periodo per quello che è successo. Sinceramente, non so nemmeno perché l’ho fatto, non so se provo qualcosa per te o è stato solo un momento di debolezza. Ma una cosa è certa: non voglio perderti.

    *Quelle ultime parole avevano un peso determinante, almeno per lui. Non voleva che anche lei scomparisse, si sarebbe sentito perso, senza una luce che lo guidasse lungo quel tragitto tortuoso e trafficato. Voleva rimanere con lei, come amico o qualcosa di più, non aveva importanza, bastava che ci fosse stata lei vicino.*

    Non andare via anche tu… non lo sopporterei…

    *La sua voce era carica di tensione, voleva sapere cosa ne pensava lei, ascoltarla. “Anche tu”, sia lui sia Daphne sapevano benissimo a cosa si era riferito, a CHI si era riferito.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    * Il sole era alto nel cielo, il tavolino era accompagnato dai soliti fazzoletti che si posano nelle gelaterie, l'ombrellone colorato proteggeva da quei raggi accecanti, ma il tutto era accompagnato da leggere ventate fresche, di un venticello debole, quel po che bastava a non farli sciogliere per le strade. Il gelato in un giorno come quello era il migliore, anche se Daphne pensava, che stare con l'amico era la cosa che le sarebbe piaciuto di più, quella situazione doveva ammettere che era molto imbarazzante. Come una sciocca aveva fatto una domanda, di cui poteva anche immaginare la risposta. Una domanda che poteva evitare, ma dettata da quel senso di conversare e interrompere il silenzio che vi era stato, dopo che il signor Fortebraccio era andato via, con il suo blocchetto. Se avesse potuto, la tassorosso si sarebbe sotterrata, nascosta, sparita nel nulla; il bacio, la loro amicizia, tutto era successo con la velocità di un fulmine e lei non si rendeva conto nemmeno di come poteva essere anche dura per il Corvo davanti a lei. Era una sciocca, ma pensava ai suoi guai, sentendosi in colpa, cercando di mettersi nei panni di quell'amico che c'era sempre stato per lei. Entrambi erano sempre stati molto uniti e affiatati e anche dopo problemi, che inizialmente sembravano insormontabili, entrambi riuscivano a farsi coraggio e trovare la forza di lottare e andare avanti, in quello che era un legame unico. Come aveva fatto ad essere cieca e non vedere come fosse piccolo il mondo? Come aveva fatto a non accorgersi che potesse piacere a quell'amico con il quale aveva condiviso gioie e dolori e con il quale avrebbe voluto sempre passarne? Era il suo più caro amico, uno dei pochi con la quale poteva dare se stessa e ricevere lo stesso in cambio, senza alcun obbligo. Si volevano bene, se ne erano voluti fin da subito; il difetto più grande di Daphne era forse quello... affezionarsi subito alle persone, restarne subito affascinata, dare anima e corpo per loro e restarci male era la cosa peggiore quando veniva ferita, nonostante si continuasse a ripetere di non farlo più, continuamente faceva quello a cui era portata di più: fare nuove amicizie e fidarsi di una viso che le dava affetto. Ma lui... lui non aveva mai tradito la sua fiducia. Si il bacio era un'altro conto, ma doveva ammettere che la situazione per lui era dura e poteva essere stato debole.*

    Non può provare qualcosa per me.... o forse si?

    *Daphne rimuginava, straziandosi il braccialetto con il quale si era messa a giocherellare, dopo le ordinazioni. La risposta di Alex, non tardò a giungere, anche se si era immersa nei suoi pensieri, dandole la sensazione che avesse atteso per ore quel suo "Diciamo che va...."
    Che voleva di più dalla vita? Era ovvio che qualcosa non andava! Che cosa aveva chiesto? Si sentiva sempre più stupida. Era andata a fare una domanda alla quale avrebbe dovuto sapere la risposta; lo conosceva, sapeva che qualcosa non andava, sapeva che non poteva andare mai bene con tutto quello che era accaduto nelle ultime settimane.
    Aria. Eccola che giungeva, facendo ondeggiare i ricci della ragazza, mentre Alex, scostava i suoi biondi dal viso. Era così affascinante con la chioma al vento, ma non poteva permettersi di pensare a questo genere di cose. Spostò lo sguardo dal ragazzo al suo bracciale, senza nemmeno concentrarsi molto. Era solo distratta dal riflesso che la luce del sole dava al colore dorato, come se volesse illuminarla.*

    Come i capelli di Alex...

    *Pensò la giovane, scioccamente, levandosi dalla mente quel pensiero e tornando a guardare la vetrina dei gelati. Quando sarebbe giunto il barista a portare le loro ordinazioni? Era così ansiosa di ciò che sarebbe accaduto, che le mani erano impallidite, trattenendo quelle che erano delle voglie pazzesche di dondolare le gambe o arricciarsi i capelli con le dita, cosa che le venne difficile, ma che faceva con tenacia, restando, o almeno ci provava, un minimo calma.*

    Senti Daph, non voglio risultare impulsivo o quant’altro, ma ritorniamo a noi due. Voglio chiarire questa situazione, non sai quanto sono stato male in quest’ultimo periodo per quello che è successo. Sinceramente, non so nemmeno perché l’ho fatto, non so se provo qualcosa per te o è stato solo un momento di debolezza. Ma una cosa è certa: non voglio perderti.

    *Le parole si fiondarono nella mente e nel cuore della giovane Daphne, che rimase per un attimo a guardarlo. Si... guardava lui. La sua bontà, la sua paura, il suo bisogno di avere qualcuno ancora vicino a sostenerlo. La tassa c'era sempre stato per lui, non poteva lasciarlo per nulla al mondo, nonostante quello che era accaduto. Un bacio... che voleva dire poi, "non so se provo qualcosa o è stato solo un momento di debolezza"?*

    Che stupida... lo so già... lo sapevo da prima

    *Pensò la ragazza, ancora più confusa sul perché di quel bacio. Ok... Non poteva negare che forse tra loro vi era una certa attrazione fisica... Non lo poteva negare assolutamente. Per non contare quanto fossero uniti e stessero spesso insieme...*

    Non vuol dire nulla..

    *Continuava a dirsi tra se, cercando di togliere tutto dalla mente, di svuotarla, senza alcun risultato positivo, al contrario... più dubbi e perplessità si fiondavano in lei, incurante di cosa dire o fare*

    Non andare via anche tu… non lo sopporterei…

    *Il bracciale che aveva stretto tra le mani, le cadde a terra, risuonando un po con un tintinnio unico, mentre gli occhi di lei si iniziarono a riempire di lacrime. Era stata così sciocca da non vedere quanto stesse soffrendo ancora per lei... Quanto ancora gli feriva il cuore, lo torturava da dentro e lei che faceva? Pensava a quanto fosse difficile gestire una simile azione. A quanto sarebbe stato difficile anche solo lontanamente a parlare con il suo ragazzo, quanto tutto quello, non era facile per niente, ma chi soffriva più di tutti, era quel corvetto biondo con il quale aveva condiviso l'intera vita al castello. Non piangeva. Non voleva farlo e ci stava riuscendo. Non parlava. restava li, immobile a guardare quel ragazzo, prima di allungare una mano e prendere la sua. Non sapeva che dire di preciso, se era il caso di parlare o solo di stringere la mano, ma quello che le venne spontaneo fu un semplice*

    Ti ho già detto mille volte che per te ci sarò sempre

    *Non sapeva quante volte gli aveva detto quelle parole, ma erano come state dette per la prima volta. Parole semplici, dolci, buone come sempre, che sperava di riscaldare il cuore di quel ragazzo, che avrebbe voluto di nuovo stringere a se e far capire che tutto era ok, che non sarebbe mai andata via da lui, qualunque cosa sarebbe successo*

    @Alexander_Warren,


  • Alexander_Warren

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 1341
       
       

    *Il tempo scorreva lento ed inesorabile, come se avesse tutta la massima intenzione di far godere quel piccolo momento, quel dannato appuntamento a quei due ragazzi come se fosse l’ultimo. Ma in realtà non era così, almeno lui ci contava, sperava che quello non fosse la loro ultima uscita insieme, la loro ultima occasione per parlare, confrontarsi, ma anche ridere e scherzare insieme. Tutta quella serie di comportamenti formavano quel legame che non si poteva spezzare, perché troppo forte, e anche se un giorno si fossero allontanati, prima o poi l’uno avrebbe sicuramente sentito la mancanza dell’altro, e sarebbero sempre ritornati come prima. Ecco, quella era la speranza, quella sicurezza che nulla sarebbe mai andato male con lei, con Daphne accanto a lui. La questione era chiusa, entrambi sapevano che nessuno di loro due poteva essere felice senza l’altro, avevano stabilito un rapporto forte, stretto, reale. Non come tutte le altre amicizie che aveva stretto, giusto un piccolo scambio di saluti e poi subito dritto verso la propria destinazione. No, non era affatto così, era del tutto diverso con la persona che gli stava di fronte, ogni cosa era nuova con lei, perché la rendeva unica, come se fosse la prima e l’ultima volta. Ogni attività, ogni “appuntamento” per così dire, l’avevano sempre svolti in maniera positiva, nessun problema, sempre di fianco a lei, sicuro che non poteva sbagliare: non avevano mai sbagliato, insieme.
    La ragazza continuava a fissarlo, quasi come se fosse una figura angelica, e non smetteva più. Allora, forse era al contrario? Forse era lui che piaceva a lei? O lei che piaceva a lui? Non ci capiva più niente, la sua testa era un turbinio di immagini sfocate, quasi celate nell’ombra, mentre la realtà continuava ad andare avanti, a fregarsene delle sue problematiche, perché doveva imparare a risolverle da solo, senza l’aiuto di nessuno. Era quella la verità, non doveva scaricare il suo peso sulle spalle degli altri, in primo luogo perché avrebbe fatto del male a questi ultimi, e poi perché non era giusto, non gli era stato mai insegnato come risolvere le situazione che gli si paravano davanti. Imparare, sperimentare, ecco che cosa doveva fare, l’aveva capito.
    Impossibile da evitare, i loro sguardi si incrociarono simultaneamente, forse per la prima volta in tutta la loro storia. Cioè, non che non si fossero mai guardati in volto, ma quella volta sembrava diverso, come se lo stessero facendo in maniera diversa, del tutto nuova e sconosciuta. La gente comune avrebbe pensato che fossero una classica coppia di studenti innamorati, ma loro erano molto di più, andavano oltre queste cose “futili”, in un certo senso. Che fosse innamorato non lo sapeva stabilire. Forse doveva semplicemente stare un po’ da solo, oppure parlarne con qualcuno… no. Aveva appena deciso di non scaricare il proprio peso sugli altri e continuava ad avere quella mentalità chiusa? Eh già, doveva proprio avere la testa nel pallone più assoluto per fare quei ragionamenti contrastanti.

    Ti ho già detto mille volte che per te ci sarò sempre.

    *Gli occhi della ragazza cominciarono ad inumidirsi. Si vedeva che ci teneva troppo e non voleva mandare tutto a quel paese, era evidente, non c’era mai stato bisogno di quell’incontro, se non per un buon gelato, freddo e gustoso per rimettere in funzione il palato. Ma allora, non c’era più niente da discutere, giusto? Non ce n’era mai stato, era stata solo colpa sua se aveva messo in scena tutta quella tragedia teatrale, solo sua, lei non c’entrava niente.
    Se fino a un attimo prima gli parve che Daphne stesse piangendo, beh, allora si sbagliava di grosso. Non era vero, era come se per colpa del caldo le lacrime fossero subito evaporate alla luce del Sole abbagliante. La mano che un attimo prima tamburellava freneticamente sul tavolino per l’agitazione, adesso si ritrovava in una stretta salda. Abbassò lo sguardo, anche se lo aveva già capito. Lo aveva preso per mano. Lo capiva perfettamente, e Alex capiva lei. Non voleva più che il tempo scorresse, voleva che si fermasse, voleva che la sua mano stesse eternamente in quella stretta, perché se avesse avuto bisogno di aiuto, sapeva che almeno una persona per lui c’era sempre, e quella persona si trovava proprio a pochi centimetri di distanza da lui.
    La guardò negli occhi, abbozzò un piccolo sorriso, trasmettendo sicurezza, verità, nessun incertezza o dubbio. Tutto quello di cui aveva bisogno stava lì.*

    Ecco a voi ragazzi!

    *Quella voce… era familiare. Oh, ma certo! Era Florian, con un vassoio tra le braccia, che portava il frappé e il gelato della sua amica. Le loro mani si lasciarono, quasi con riluttanza, ma almeno ne valeva la pena: rinfresco! Molto gentilmente poggiò prima il gelato a Daphne e poi il frappé al ragazzo.*

    ”Non aspettavo altro!”

    *Era come se si fosse dimenticato di tutta quella situazione, ma alla fine non c’era nulla di cui preoccuparsi, perché tutto era al suo posto. Solamente una cosa non era ancora chiara per entrambi...
    Si fiondò sul suo frappé, aveva davvero troppa sete e una voglia innata di rinfrescarsi. Accidenti, sicuramente un po’ di contegno sarebbe sicuramente stato apprezzato. Ma quel cioccolato com’era buono! Quella era la prima, ma non l’ultima volta che sarebbe andato in quel posto, era poco ma sicuro.
    Il suo sguardo cadde su un accessorio sotto il tavolino. Ehi, ma era quello di Daphne. Mollò il suo frappé, si chinò e prese il bracciale della ragazza.*

    Credo che questo sia tuo!

    *Le disse porgendole quello splendido capolavoro artigianale. Era davvero fatto con cura, chissà da quanto tempo lo possedeva, forse lo aveva appena comprato, oppure ce l’aveva sempre avuto, fatto stava che era un po’ rovinato. Probabilmente quando era nervosa ci giocherellava un po’, come facevano tutti.*

    Allora… ci mettiamo una pietra sopra? E’ inutile secondo me stare qui a discutere se poi arriviamo sempre alla stessa conclusione.

    *Una piccola e imbarazzante pausa, interrotta solo dal brusio della gente che passava da quelle parti, e continuò.*

    Riguardo il bacio… senti, ho bisogno di riflettere un poco. Non voglio rovinare il tuo splendido rapporto con Foster, né il nostro, quindi al momento sarebbe meglio che ci comportassimo come sempre, d’accordo?

    *Era durissimo ammetterlo, forse provava veramente qualcosa per lei, solo che persino lui stentava ad accettarlo. Non voleva rovinare tutto, dopo quello che c’era stato, non sarebbe potuto finire peggio di così. L’amarezza forse gli si leggeva in volto, forse no, ma se voleva mostrare quel minimo di maturità che possedeva, quella saggezza alla quale tanto aspirava, doveva lasciare che tutto continuasse a scorrere nel suo equilibrio, che non doveva essere spezzato.*

    Ti voglio bene, questo lo so!

    *Disse con un gran sorriso, quel sorriso che era stato difficile ristabilire, che gli ci erano voluti mesi per farlo ritornare, e che adesso esercitava in tutto il suo splendore.*

    E adesso… GELATO!

    *Gelato per lei, ma lui aveva un frappé. E così, se ne stette lì, tranquillo e calmo con sé stesso, perché sapeva di aver preso la giusta decisione. Se le cose avessero dovuto cambiare, era tanto disposto ad accettarlo, perché non sapeva quanto potesse durare quella situazione, ma sicuramente non era quello il giorno.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
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        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Uniti. Ecco come erano Daph e Alex. Un affetto indescrivibile, una amicizia che superava tutto, un qualcosa di speciale, che rendeva il loro rapporto magico. Tutto quello che voleva la giovane ragazza, era stare ancora li, tenergli le mani, magari abbracciarlo e fargli capire che quello che voleva davvero, era continuare il loro rapporto, che ora come ora, sembrava un po confuso. Ma nonostante la confusione, una cosa tra loro era certa: la loro amicizia. Quel legame che non avrebbe potuto separarli nemmeno se i fulmini fossero caduti davanti a loro allontanandoli, o se qualche arcano problema, li avesse fatti litigare; no non avrebbero rotto la loro amicizia, perché insieme, i due ragazzi, affrontavano sempre tutto, come se insieme erano più forti e avessero bisogno di quello per andare avanti. Contava su quello e sul loro rapporto unico, desiderando solo quello e nient'altro. Quelle mani, quei sguardi, sembravano una coppietta e lei si rese conto solo dopo di quello che era accaduto nel giro di niente, mentre le sue gote si arrossavano un po, da quello che poteva sembrare però, solo l'effetto del caldo del sole. Chissà se anche il ragazzo, con tutto quello che stava accadendo, riusciva a pensare le stesse cose che pensava Daphne, perché il loro occhi, non facevano che incontrarsi spesso e tutto quello, era davvero una delle poche volte, che nell'aria vi era qualcosa di diverso, se non una sensazione del tutto nuova.
    Una voce si presentò a loro, ma Daphne era persa in quegli occhi, in quello sguardo, in quello che era il volto del ragazzo e nella loro stretta delle mani, che con l'arrivo delle voci, si staccarono*

    No... le sue mani

    *Pensò dispiaciuta la ragazza, notando anche una nota di delusione nello sguardo di Alex, facendo spazio al vassoio appena notato, con le loro ordinazioni, mentre sotto i suoi occhi veniva posto il suo gelato super calorico. Eppure, lo guardò per un istante, prima di osservare di nuovo il ragazzo, che messo tutto da parte, si era fiondato sul suo frappè al cioccolato dall'aspetto davvero molto buono, anche se adesso, non sapeva se mangiare quel gelato come nulla fosse.
    La mente si era svuotata. Era vuota da tutto e da tutti. Solo la tassa e Alex erano li, il mondo intorno a loro, era solo una scena passeggera, come le comparse di cartone di un vecchio film. Che le succedeva? Che le stava accadendo? Pensava a quel ragazzo di fronte, senza capire se era per il dispiacere che aveva ancora per la sua sofferenza o il pensiero ancora proiettato a quel bacio e a come interpretarlo.*

    Credo che questo sia tuo!

    *Il suo bracciale. Lui aveva visto il luccichio e si era abbassato a prenderlo. Se ne era completamente dimenticata! Come aveva fatto a non pensare a quel bracciale che le aveva regalato la nonna per il suo quindicesimo compleanno? Era appartenuto alla nonna da giovane e lo aveva donato a lei per il suo compleanno e lei che faceva? A poco lo perdeva. Sentiva di essere distratta, ma non a questo punto e tutto a causa degli sguardi complici con il ragazzo di fronte a lei. Prese il bracciale, sorrise debolmente*

    Grazie...

    *Sussurrò piano, quando le loro dita si sfiorarono appena per il passaggio del bracciale; distolse lo sguardo la lui, mettendosi il cimelio di famiglia, un po usurato, ma non voleva usare la magia per sistemarlo, era quello per lei, il bello di quell'oggetto: la sua semplicità e nell'essere un pezzo di storia della sua famiglia (non magica). *

    Allora… ci mettiamo una pietra sopra? E’ inutile secondo me stare qui a discutere se poi arriviamo sempre alla stessa conclusione.

    *Di nuovo la sua voce. Quella voce tranquilla che le placò l'animo, le fece calmare la mente, sciogliere un po il cuore come se tutto quello che voleva, era cessare di farsi ancora problemi con lui... Con quel ragazzo per cui avrebbe anche rischiato la vita e che farebbe di tutto, pur di renderlo felice e farlo sorridere, quel sorriso che trasmetteva tutta la sua bellezza, la sua felicità.*

    Riguardo il bacio… senti, ho bisogno di riflettere un poco. Non voglio rovinare il tuo splendido rapporto con Foster, né il nostro, quindi al momento sarebbe meglio che ci comportassimo come sempre, d’accordo?

    *Dopo una piccola pausa, di cui non si rese conto, la sua voce risuonò ancora nella sua testa, portandola alla realtà. Alex Foster. Il suo ragazzo. Lei aveva un ragazzo. Come era possibile che da quando era con lui, avesse messo da parte quel dettaglio? No... non era da parte, era solo stato per un attimo nascosto, per concentrare il suo affetto a quell'amico bisognoso di lei. Amico? Si amico... Forse. Oddio che cosa c'era che non andava in quella testa? Era andata fuori di testa. Il caldo. Ecco cosa era. La temperatura le stava dando dei leggeri capogiri e il non mettere cibo la rendeva molto debole e spiazzata, anche per le parole che si stavano dicendo, anzi, che stava dicendo Alex. Daphne restava li a osservare il gelato, senza averne più molta voglia... o forse si. Stava facendo crollare il suo mondo, le sue idee e le sue convinzioni. Il suo sesto senso le diceva che non sarebbe finita li... Sentiva che qualcosa sarebbe potuto accadere, ma non sapeva cosa. Un timore era in lei, mille paure, ma quelli erano problemi suoi che avrebbe risolto come sempre, come tutto, da sola, con quella forza che le rimaneva per continuare a lottare. Stanca. Ecco come si sentiva. Tutto quel periodo era così stancante che non riusciva più a tenere il ritmo, ma continuava a farcela, a lottare, a farsi forza. Eppure nelle parole di lui, nell'espressione del suo viso, qualcosa non andava. Lo guardava... più preoccupata adesso, solo un minimo per comprendere quello che potesse colpire la mente dell'amico, senza carpirne bene le mille sfaccettature, si lasciò andare a quello che fu poi... *

    Ti voglio bene, questo lo so!

    *Sorrise. Ecco cosa fece a quelle parole. Almeno questo le fece tornare il sorriso. Di nuovo quella loro amicizia, ancora forte, ancora uniti, sempre di più, per sempre sperava. Tornava però a pensare che volesse fiondasi tra le sue braccia, farsi stringere e lasciarsi andare a quello che per lei era in parte, un piccolo rifugio dalla vita, un piccolo modo per tuffarsi in lui. Basta! Basta davvero! Non poteva pensare per tutto il giorno a quelle parole, a quei gesti, ai loro sguardi complici. No, non doveva*

    E adesso… GELATO!

    *Il gelato... stava ancora li davanti a lei, senza nemmeno averne assaggiato un cucchiaio. Era il caso di farlo, perché davvero, iniziava a sentirsi poco bene. Il caldo, le emozioni, lo stress, la giornata a scorrazzare in giro per tutta Diagon Alley per il suo shopping, non un attimo di pace e adesso che si era seduta alla gelateria, si sentiva mancare la cosa più importante: l'aria. Perché? Non era il sole... o si? Era confusa, ma sorrise. Non voleva far capire nulla e si comportò in modo naturale, prima di prendere un cucchiaio e portare alla bocca il cioccolato e la nocciola. Era davvero buono, non c'era altro da dire*

    Ti voglio un bene che non ti immagini. I giorni passano e noi siamo sempre più maturi e cresciamo a vista d'occhio. Voglio dire, che cosa c'è di meglio che stare con te? Il tuo sorriso, la tua semplicità, i tuoi modi semplici di fare e di sapermi sempre stare accanto nei momenti brutti. Sono stata una stupida a non fare altro per te, a non capire i tuoi problemi, a non muovere un dito per la persona che conta di più nel mio mondo, ma ancora non riesco a credere che sarei disposta a tutto, pur di vederti sempre così sorridente... perché non puoi capire quanto sei bello...

    *L'aveva detto. Era venuto tutto dal cuore, ma aveva detto cose che temeva avesse distrutto tutto il loro rapporto e quello che lui aveva cercato di chiarire, mentre lei che faceva? Metteva solo altra confusione... sicuramente*

    @Alexander_Warren,


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    Corvonero

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    *Il sollievo che Alex poteva provare in quel momento forse nemmeno Daphne poteva immaginarselo. E questa magnifica sensazione era sicuramente data da due motivi. Il primo era per il fatto che fra loro c’era stato un solo e semplice fraintendimento, e loro andavano sempre oltre questi piccoli problemi che portavano sempre ad un rafforzamento del rapporto. L’altra causa di quel sollievo era quel gustosissimo frappé, un sapore davvero molto dolce ma equilibrato, con quel cioccolato che sembrava persino rinfrescargli il cuore, i polmoni ed ogni suo organo interno. Eh sì, gli aveva fatto proprio bene andare a bere qualcosa di freddo in quel locale. Ricordava di aver letto in una delle sette biografie del celebre Harry Potter che lui stesso una volta si era preso un gelato lì da Florian Fortebraccio insieme ai suoi amici storici: Ron e Hermione. Un trio, proprio il sogno di Alex. Perché una persona non gli bastava. Ma questo non voleva dire che non voleva stare con Daph più di tanto, per carità, era l’ultima cosa che avrebbe mai potuto desiderare; lei non era rimpiazzabile, e questo lo sapeva benissimo, almeno qualcosa era riuscita ad entrare in quella testolina confusa e fra le nuvole. Non conosceva bene il suoi scopo, ma secondo lui il numero 3 era il numero perfetto, perché significava che se uno aveva problemi con una persona, era sicuro che almeno un altro ci sarebbe sempre stato per consigliargli sul da farsi.
    Va bene, stava divagando un po’ troppo persino per i suoi gusti, eppure gli piaceva, lo doveva ammettere purtroppo, perdersi nei suoi pensieri, nella sua fantasia, cullarsi in quelle cose irrealizzabili che nemmeno lui sapeva come ogni volta il suo cervello era capace di uscirne fuori. Ma ad ogni modo quello era sicuramente il momento meno opportuno per pensarci su. Chissà, magari un’altra volta, in un futuro prossimo e molto lontano, alcune cose sarebbero cambiate. In meglio o in peggio sarebbe stato lui e la sua esperienza a deciderlo.
    Un piccolo movimento, quasi impercettibile, davanti a lui lo costrinse a sollevare lo sguardo e vedere che cosa fosse successo. Allarmato? Non di certo, ma forse si era così abituato alla figura di Daphne ferma e immobile che continuava a fissarlo che ora che si era mossa gli era sembrato quasi qualcosa di innaturale, anormale. Un cucchiaino ripieno di gelato al cioccolato si era poggiato sulle labbra delicate della ragazza. Ma… sembrava turbata. Nemmeno ci aveva fatto caso, si sentiva inutile, così avrebbe fatto la scena di colui che non gliene fregava niente di nulla e nessuno, delle persone alle quali teneva particolarmente di più.*

    ”Sono uno stupido.”

    *E poi tutto avvenne all’improvviso, senza nemmeno dare il tempo al ragazzo di accorgersene, di ascoltare più attentamente e riflettere su quelle parole importanti che Daphne aveva da dire, da confessare più che altro.*

    Ti voglio un bene che non ti immagini. I giorni passano e noi siamo sempre più maturi e cresciamo a vista d'occhio. Voglio dire, che cosa c'è di meglio che stare con te? Il tuo sorriso, la tua semplicità, i tuoi modi semplici di fare e di sapermi sempre stare accanto nei momenti brutti. Sono stata una stupida a non fare altro per te, a non capire i tuoi problemi, a non muovere un dito per la persona che conta di più nel mio mondo, ma ancora non riesco a credere che sarei disposta a tutto, pur di vederti sempre così sorridente... perché non puoi capire quanto sei bello...

    *Che cosa… che cosa stava succedendo? Forse gli girava la testa, o per il caldo o per lo shock improvviso di ascoltare quelle parole. Non aveva appena finito di dire che non voleva altri problemi? Eppure… gli era piaciuto ascoltare quei complimenti, quelle parole dolci e sensibili. Lo aveva toccato profondamente, avevano raggiunto una parte che solo pochi si erano permessi di sfiorare appena: il suo cuore. Lui era per lei la persona che contava di più nel suo mondo. Oddio, troppe cose in poco tempo, non riusciva a crederci. Allora… poteva prenderlo per un “sì”?*

    Io…

    *Non aveva parole, non sapeva che cosa pensare, era la prima volta che si trovava impreparato su qualcosa. E ad improvvisare non ce la sapeva poi così bene. Era come se il suo cervello si fosse fermato, tutto il suo organismo avesse smesso di funzionare correttamente, mantenendo in vita solamente quegli organuli fondamentali per concedergli di parlare, vedere e sentire. Si sentiva uno stupido, la fronte cominciò a sudare, ma sicuramente non per il caldo. Livido in volto, sapeva quello che c’era da dire. Solo che… era così difficile! Voleva qualcuno accanto che gli suggerisse tutto pur di fare una bella figura in quello che sarebbe forse stato… il loro primo VERO bacio. Ecco perché gli piaceva, perché era… lei. Soltanto lei. E non poteva farci nulla, era così, non poteva reprimere quello che provava per una persona splendida come Daphne. Inutile dirsi “sarà per la prossima volta”, quando ormai il destino aveva cambiato le carte in tavola. Con Foster si sarebbe parlato dopo, aveva poca importanza ormai. E poi era ancora un undicenne.*

    … ti amo.

    *Non era stato lui a dirlo, ma il suo cuore. Quelle due semplici ma profonde parole erano uscite spontanee dalla sua bocca, non era stata sua intenzione. O meglio, sì, era sua intenzione, ma non si aspettava l’avrebbe detto così presto.
    E adesso? Che cosa avrebbero fatto? Una storia in segreto, oppure rivelare tutto a tutti, in modo da non avere nulla da nascondere?*

    Sei stata tu. Tu mi hai fatto cambiare, mi hai fatto tornare quello che ero prima. Io ho bisogno di te… non immagini quanto. Forse non sono stato tanto bravo a dimostrartelo, che tengo veramente a te, ma se c’è una cosa che odio del mio carattere è il non saper dare tutto di me alle persone per… la timidezza. Cerco di fare del mio meglio comunque, ogni volta che ci abbracciamo è sempre una nuova scoperta, io... tu… mi piaci, da impazzire.

    *Okay, lo aveva detto, si era liberato di questo “peso” di dosso. Si sentiva più leggero. Non aveva mai parlato del suo carattere ad una persona, nemmeno a quelle più strette. Era la prima volta che lo faceva, e gli aveva fatto bene.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

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        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Ridicola. Ecco come si sentiva Daphne Harris in quell'istante. Avevano appena chiarito la situazione, detto che dovevano capire, spostato la conversazione e lei che faceva? Confessava quanto gli piacesse? Cavolo non poteva negarlo, non lo avrebbe mai potuto negare, avrebbe mentito a se stessa e lei era sempre una ragazza sincera. Era rimasta con il cucchiaio il mano ad osservare il ragazzo, quasi fosse una visione celeste, o un corpo splendente che si ergeva dinanzi a lei in tutti il suo splendore. Bello, anzi bellissimo, ecco cosa pensava di lui. Non era una questione di aspetto fisico, lo conosceva da anni, le piaceva anche caratterialmente. I due erano praticamente cresciuti insieme, gioie, dolori, esami, campionato di Quidditch, allenamenti soprattutto; aveva passato l'intera vita accademica insieme, come amici, anzi, migliori amici, se non di più. La loro non era una semplice amicizia, perché i semplici amici, vanno via quando devono affrontare dei problemi, mentre loro, lottavano insieme per superarli, come la lite stupida al lago, o come il fraintendimento del bacio. Si... il bacio. Quelle morbide labbra che si erano adagiate alle sue, calde a accoglienti, che solo per un breve istante, erano un tutt'uno con quelle della tassorosso confusa. Ma aveva deciso che per quanto provasse affetto e teneva molto a Foster, il problema dell'età, rendeva la situazione molto difficile e quasi impossibile, cosa per la quale aveva deciso di troncare la storia, anche se a malincuore, ma avrebbe capito. Un raggio di sole le sfiorò il viso, rendendola cieca, come se quell'angelo dinanzi a lei, volesse mostrare la sua bellezza e luminosità, splendendo per il locale. Lui era quell'angelo che la proteggeva e le stava vicina nei momenti difficili. C'era, c'era sempre stato, sempre lo avrebbe trovato al suo fianco, o almeno così sperava, non dopo quello che aveva detto. Bello lui, il suo sorriso, i suoi occhi, quei capelli che invogliavano chiunque a passarvi una mano, fermarsi per qualche istante li, prima di avvicinarsi a quelle labbra che avrebbero desiderato molte ragazze al castello.*

    Io…

    *Si stavano intorpidendo, parlavano a fatica, Daphne confusa da quella parola lasciata in sospeso, come su in filo di un rasoio. Una parola, mille significati. Che stava succedendo? Che stesse per dichiararsi? No, non era possibile! Aveva appena detto che avrebbe pensato, che erano amici, tutte storielle che forse, nemmeno i bambini avrebbero ascoltato. Le favole? Non esistevano. No, quelle sono per i bambini del mondo babbano, dove una di queste si usa per farli addormentare, ma la vita vera... Quella era dura e ardua, i problemi si possono affrontare solo se si riesce a lottare, ma se si è in due, si che facile andare avanti. Ma certo! Daphne e Alex erano sempre stati così! Insieme nel bene e nel male, ad affrontare le difficoltà, le sfide, le delusioni e quelle si sa, entrambi ne avevano passate di cotte e di crude. Nulla era facile, ma era più bello per Daphne se accanto a lei, vi era Warren. Si, quel biondo dagli occhi azzurro cielo, più splendente del sole, che stava sempre al fianco della tassorosso.*

    … ti amo.

    *Il cucchiaino le cadde di mano, tintinnò per un breve istante sul tavolino, prima di finire per terra. Lui cosa? L'amava? Non aveva detto che... Oddio, che cosa era cambiato? Che avesse letto nella sua mente e pensato a qualcosa di diverso stava per avvenire? Del gelato non gli importava nulla, così come del cucchiaino. C'era poco da dirsi, voleva lui. Lo voleva stringere e abbracciare... Chissà... Magari anche quel bacio che non c'era stato alle cucine sarebbe scattato, anche se era molto strano a pensare una cosa di simile. Eppure, in fondo, sapeva anche lei che per quel ragazzo, non vi ero solo stata un'amicizia, adesso era decisamente mutata la situazione.*

    "Io lo amo? Che provo davvero? Eppure non faccio che penare a lui, a non togliermelo mai dalla testa."

    *Pensò incantata la giovane, ammirando la bellezza degli occhi lucidi ed emozionati di lui, che la lasciavano senza fiato.*

    Sei stata tu. Tu mi hai fatto cambiare, mi hai fatto tornare quello che ero prima. Io ho bisogno di te… non immagini quanto. Forse non sono stato tanto bravo a dimostrartelo, che tengo veramente a te, ma se c’è una cosa che odio del mio carattere è il non saper dare tutto di me alle persone per… la timidezza. Cerco di fare del mio meglio comunque, ogni volta che ci abbracciamo è sempre una nuova scoperta, io... tu… mi piaci, da impazzire.

    "Da impazzire si... non andare via..."

    *Pensava rossa in volto la ragazza, notando sempre di più, quanto forte ere il desiderio di finire tra quelle braccia, o di poter sfiorare quelle labbra e ricambiare quel bacio tanto atteso.*

    Io... tu... noi voglio dire. Che succede ora?

    *Non era preoccupata però, non lo era affatto, perché il cuore lo capisce chi vuole e cosa.
    Lei che provava per lui? Era amore? Eppure il cuore le batteva così forte da essere in grado di farlo sentire a chiunque. Voleva abbracciarlo, erano mille volte che lo pensava. Si. Lo voleva per se. Ma erano alla gelateria, in pubblico, a mangiare il gelato, si stava sciogliendo, come il suo cuore. Era decisamente fuori uso, tutto in ascolto delle parole di Alex. Era fuori uso anche la parola, che nonostante la confessione era riuscita a fare pulizia nella sua mente. Lo aveva davanti, ma le sembrava così distante! Avrebbe voluto gettare quel tavolo all'aria e catapultarsi in quell'incavo comodo e caldo che sembrava adatto a lei, a quel piccolo amore, a quel dolce sentimento improvviso che era nato con il tempo, con quelle che erano stati dei segnali di fumo, in quella che sarebbe stata la loro esperienza, che li avrebbe fatti crescere, vivere e continuare il loro percorso... Insieme. Si. Insieme finché uno dei due voleva stare con l'altro.*

    Io... Credo che in fondo ti ho sempre voluto...

    *Confessò distogliendo la sguardo da lui, posandolo sul tavolo bianco, distraendosi come una sciocca, con il bracciale mentre il rossore nel suo volto, che sperava non si notasse troppo, o che fosse scambiato per il caldo della giornata che la rendeva molto accesa....*

    @Alexander_Warren,




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  • Alexander_Warren

    Corvonero

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    *Il caldo si faceva sempre più asfissiante, quasi quasi pure il sudore da freddo stava diventando caldo, se non bollente. Il tempo trascorreva sereno, le persone passavano di là dando un piccolo sguardo a quel locale, ma null’altro, nessuno li stava osservando così attentamente. Ma forse era meglio così, in questo modo si sarebbe sentito più sicuro, non avrebbe dovuto temere di fare delle brutte figure, perché con lui c’era Daphne, c’era la sua migliore amica. O forse… sarebbero diventati qualcosa di più che semplici amici? Beh, ma dire semplici era dire molto poco. Secondo lui era come se fossero già fidanzati. Insomma, si dicevano di tutto, non si nascondevano nulla, ogni problema cercavano di risolverlo insieme. Che cosa stavano aspettando allora? Perché non riuscivano ad arrivare ad una soluzione, un qualcosa che risolvesse tutto quel papocchio che si era creato?
    Si era liberato, aveva rivelato tutto quello che c’era da dire, eppure loro stavano continuando a girarci intorno. Ma insomma, dove volevano arrivare? Lo sapevano entrambi che alla fine il risultato finale sarebbe stato solo uno, quello migliore, quello che loro due aspettavano da una vita ormai.
    Non le aveva levato gli occhi di dosso nemmeno per un istante, perché questa volta non era difficile guardarla. Al massimo, poteva esserlo per la sua bellezza, la luce invisibile che emanava che poteva accecarlo. Distolse per un attimo, forse una frazione di secondo lo sguardo, giusto per prendersi una specie di pausa, di riflessione interiore.*

    ”E’ inutile girarci intorno Al, fallo.”

    *La sua testa era un turbinio di cose indefinite, e la sua immaginazione insieme ad essa vorticava e vorticava, continuamente, senza mai fermarsi. Si proiettava in un futuro con lei, dove tutto sarebbe stato più facile e semplice, perché insieme avrebbero potuto fare di tutto. *

    Io... tu... noi voglio dire. Che succede ora?

    *Perché tutto doveva risultare così difficile quando invece la soluzione l’avevano davanti agli occhi, proprio sotto il loro naso? Era ovvio quello che sarebbe successo, la ragazza non doveva porsi domande, perché la risposta sarebbe stata sempre quella, sempre la stessa, fino a quando non se lo sarebbero ficcati per bene in testa. Ma… c’era un ma. Lei cosa provava per lui? D’accordo, lui aveva confessato, ma lei?
    Se prima aveva confusione, adesso gli stava letteralmente girando la testa. Caldo, la ragazza che gli piaceva di fronte, indecisione… stava scoppiando? O tutto quello era semplicemente un sogno che presto avrebbe avuto termine? Ma no, quella era la realtà.*

    Io... Credo che in fondo ti ho sempre voluto...

    *Colpo di scena bello grosso. Finalmente adesso la strada era spianata, sarebbe stato tutto una discesa. Erano arrivati fino a quella cima, ma adesso dovevano scendere con grazia, dovevano svolgere tutto accuratamente, se no avrebbero di nuovo rovinato tutto.*

    Ma allora… che cosa stiamo aspettando?

    *Chiese ancora incredulo il ragazzo. Un sorriso spuntò nuovamente sul suo viso increspato dall’alta temperatura. Ci giravano attorno, ma… era arrivato il momento. Lui era il maschio, lui doveva fare la prima mossa. O ora o mai più. Niente più giri di parole, niente più “un domani forse”. Si alzò pian piano dalla sedia, Alex guardava la ragazza dritto negli occhi, quegli occhi così semplici ma che trovava stupendi, mai visti in vita sua. Ormai Audrey non esisteva più per lui, era solo un lontano ricordo del passato, remoto, quasi inesistente. Si protese verso di lei, solo il tavolo era fra di loro. I metri divennero centimetri, e presto si trovarono faccia a faccia.
    Si avvicinò ancora di più a lei, riusciva a sentire il suo respiro affannoso, il suo battito cardiaco. Erano una cosa sola, un unico insieme. E poi… scattò il bacio. Le loro labbra si incrociarono, di nuovo, ma in una maniera diversa dal solito. Il bacio in sé per sé era sempre quello, eppure l’atmosfera era diversa, entrambi lo avevano capito, tutto era stato come escogitato, una studiata strategia portata a termine, finalmente.
    La amava, c’era poco da fare, l’impulso era stato più forte di lui.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

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        Daphne_Harris
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    *Daphne giocherellava ancora con il bracciale donato dalla nonna, i riccioli sventolavano con la fresca brezza che ogni tanto si posava su di loro, intravedendo con la coda dell'occhio, quelli biondi del ragazzo davanti a lei. Era così bello, che avrebbe retto il confronto perfino con un angelo. Si erano lanciati entrambi, in quello che era il loro amore. Già, proprio così. Si erano dichiarati, eppure sembravano in attesa di qualcosa, di qualcuno, o solo di un gesto che legasse quell'amore. Amore. Che parola importante e forte era mai quella, ma tra loro, la parola giusta, era proprio amore. Un dolce e caldo sentimento, che si era insinuato in loro piano piano, o forse, vi era sempre stato, celato da quel loro rapporto che si era instaurato fin da subito. Avevano dovuto affrontare altre sfide prima di ritrovarsi, l'un l'altra, davanti ad un gelato. Ecco appunto. Un gelato, un abbraccio, un bacio, li aveva portati a dichiararsi. Non era più questione di attendere, di riflettere o fare altri giri di parole, ma era il caso di dire apertamente che provava lo stesso per lui. Non aveva mai pensato ad altro se non alla sua amicizia, dato che lui stava con un'altra prima. Basta, non doveva pensare più a nulla, solo a lei e Alex.*

    Ma allora… che cosa stiamo aspettando?

    *La sua voce, calda e dolce, una droga per le orecchie della giovane tassa, che continuava a far sussultare il cuore, a cercare di darsi una calmata a quello che era il suo istinto. Voleva poter sfiorare il suo volto, affondare la mano tra i capelli, baciare di nuovo quelle labbra... Quello però, sarebbe stato diverso... Si, alle cucine non era stato davvero un bacio, era più una dichiarazione improvvisa, che non aveva dato tregua alla mente della giovane, che se avesse pensato prima a tutto questo, avrebbe di certo lasciato andare il suo buon senso e condividere con lui il sentimento che si era creato piano piano. Doveva dirgli che provava e quello era il giorno giusto. Doveva farlo, adesso, subito, dato che anche lui si era dichiarato, sotto quell'ombrellone colorato, quel gelato ormai sciolto, quel sole che sembrava riscaldare ancora di più i loro cuori.*

    "Tum tum, tum tum, tum tum..."

    *Contava nella sua mente i battiti del cuore, cercando di distrarsi, prima di notare il ragazzo che si muoveva e si alzava dalla sedia. Oddio, che se la fosse presa per la confessione appena fatta? Che ci fosse rimasto male di quello che era stato un segreto per tutti quegli anni? Alzò lo sguardo, lo posò sul suo, perdendosi nell'infinito azzurro dei suoi occhi. Erano così vicini che udiva i loro cuori battere all'unisono. Era così che doveva andare, due cuori che ne formano uno. Vicini, sempre di più, stava accadendo, ma questa volta sapeva cosa fare. Poi accadde. Le loro labbra erano unite, proprio come i battiti dei cuori, un bacio che chiudeva il loro amore. Diverso. Era totalmente diverso di quello nelle cucine, perché qui vi era quello che avevano finalmente capito. Chiuse gli occhi e si lasciò andare, passando finalmente la mano tra i capelli di lui, morbidi e profumati. La mano ricadde indietro, prima che Daphne la portasse al suo viso, lasciandosi alle spalle le sue esitazioni, in quello che voleva fosse un bacio che li avrebbe tenuti insieme per sempre. Sempre, una parola alla quale non credeva, ma che aveva un senso con Alex, perché con lui, vi era stato da sempre un rapporto che non era semplice amicizia. Amici, confidenti, qualcosa di più, lui era tutto. Ci era voluto tempo, ma finalmente erano uno parte dell'altro. Staccò per un secondo le labbra da lui, respirando l'aria fresca, prima di suggellare il loro rapporto, confermare le parole dette prima dal giovane.*

    Ti amo.

    *Lo aveva detto, lo aveva pronunciato anche lei. Sembrava essere passato un secolo, ma era quello che sapeva adesso. Il resto sarebbe venuto da se... Sarebbe stato tutto naturale e niente avrebbe cambiato la situazione che si era creata in quella splendida giornata. Lo guardava negli occhi, sperando che tutto quello, non era un mera illusione creata dal sole.*


    @Alexander_Warren,




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  • Alexander_Warren

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
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    *Alex non seppe stabilire quanto avesse potuto durare quel bacio, ma stava il fatto che la amava. Sì, la amava, ma sentiva che quello non era un amore superficiale, tanto per dire “ehi, io ho una ragazza e tu no”, ma vero, saldo e quasi infrangibile. No, senza “quasi”. Loro erano uniti per mezzo di qualcosa di più, quel qualcosa che nessuno sarebbe stato capace di individuare se non all’interno dei loro cuori. Le loro labbra erano ancora unite, non voleva lasciarla, voleva restare così per il resto di quella giornata fino a quando non sarebbe arrivata la sera. E se ne stavano lì, come una vera e propria coppietta felice, fregandosene di quello che di lì a poco avrebbero pensato gli altri, perché con lei si sentiva al sicuro, ed era certo che per Daphne valesse il viceversa.
    La mano della ragazza si spostò pian piano, che cosa voleva fare? Accarezzarlo, era ovvio. Una carezza leggera, quasi impercettibile nella sua delicatezza, ma che trasmetteva amore, dolcezza, sentimento e verità, speranza. Un insieme di sensazione nuove lo colsero di sorpresa, quasi gli stava venendo la pelle d’oca. Diamine quanto gli piaceva, i suoi modi di fare, di affrontare le cose, di atteggiarsi nei momenti di difficoltà estrema. Lei era questo e molto altro.
    E di nuovo la sua mano si muoveva per il suo viso, andando a finire sui capelli già scombinati dal vento. La mano fra i suoi capelli era qualcosa di magnifico, gli faceva capire che erano più uniti di chiunque altro, imbattibili, insieme sarebbero stati capaci di arrivare a tutto, di sconfiggere ogni difficoltà che gli si sarebbe presentata.
    E proprio come era iniziato lentamente, si staccarono nello stesso modo con un’ultima carezza. Era bellissima, più bella di prima, con quei riccioli che lui trovava a dir poco magnifici e che ad ogni folata di vento le cadevano sul viso. Adesso lui avrebbe potuto aggiustarglieli, quante volte aveva desiderato di farlo, perché adesso era sua, e lui era suo.*

    Ti amo.

    *Anche lei glielo aveva detto, ma sicuramente con maggiore certezza rispetto a quando glielo aveva detto lui. Il tempo passava, e lui si sentiva sempre più legato a lei, erano diventati letteralmente inseparabili, nel vero senso della parola. La amava, era questo il vero amore, e non poteva farci nulla, era così e basta. Un capitolo si era chiuso, e adesso stava per nascerne un altro, molto più bello e felice del precedente, e che sarebbe andato avanti senza mai concludersi, perché ad ogni pagina del libro sarebbe accaduto qualcosa che li avrebbe fatti diventare sempre più uniti.*

    Amore… anche io.

    *Era la prima volta dopo tanto tempo che diceva quella parola, così seria e importante ma che molti utilizzavano quasi sempre, senza conoscere il vero significato della parola.*

    Per me sei tutto!

    *Forse adesso stavano diventando troppo sdolcinati, e lui detestava le sdolcinerie, ma voleva farglielo sapere, e se ne avesse avuto bisogno glielo avrebbe ripetuto cento volte, pur che le fosse entrato in testa e se lo fosse ricordato.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
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        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Cosa stava accadendo? Sembrava una favola. No, un sogno. Qualunque cosa fosse, sembrava irreale. Eppure Daphne e Alex erano li, faccia a faccia, gli occhi di lei dentro ai suoi. La ragazza aveva capito che lo amava e lo stesso valeva per il corvetto dinanzi a lei. Erano diventati un tutt'uno, quasi lo avessero atteso da anni, come fossero già destinati ad unirsi. Quel contatto con Alex era diverso delle altre volte, perché mai lo aveva accarezzato come quel giorno. Tutto era cambiato e niente poteva portarli indietro nel tempo, cosa che non voleva assolutamente fare. Era felice, era decisa, la confusione era sparita con il solo vederlo alla gelateria. Un bacio che non aveva fine, ecco cosa le sarebbe piaciuto, ma non era quello il luogo; erano ancora alla gelateria, la gente camminava per le strade di Diagon Alley e anche se nessuno li stava osservando attentamente, stavano diventando molto sdolcinati. Non era abituata molto a tutto questo amore, anche perché sembrava essere sbocciato nel giro di poco, nonostante la tassa, aveva sempre provato una certa attrazione fisica, oltre a quel legame di amicizia unico che vi era stato sin dal primo momento. Molte passioni in comune, ecco cosa li aveva uniti. Il Quidditch. Uno sport, lo stesso ruolo, la voglia di mettersi in competizione, ed eccoli li, a fare la coppietta felice, come se avessero fatto sempre così, fin da quel giorno sulla scopa.
    Amore.
    Sentiva questo, provava questo. Il cuore batteva all'impazzata, come fosse la prima volta che scoprisse quanto forte potesse andare, quanto veloce potesse correre per lui, come non avrebbe mai creduto. Lui era tutto e lei poteva finalmente dire, che era suo. Sperava di poterlo avere per il resto dei suoi giorni, ma pensarci adesso, era troppo prematuro, con il tempo avrebbero saputo come sarebbe andata. Con lui però, Daphne era ottimista, perché si stavano amando, come se vi fosse sempre stato quel fiore, che adesso, cresceva sempre più.*

    Amore… anche io.

    *Alex aveva risposto alla tassorosso, ma sembrava più deciso e convinto di prima, ora più che mai. Una parola come l'amore era segno di un sentimento importante e duraturo. I suoi occhi, il suo viso, le sue labbra... Voleva poter continuare a baciarlo, ma forse non era il luogo. No, non lo era.*

    Per me sei tutto

    *Tutto. Cavolo quanto sussultava il suo cuore. Quanto aveva gli occhi lucidi ricchi di gioia e amore. Attimi che non voleva finissero mai.*

    Starai con me?

    *Disse con un filo di voce appena, come se temesse che non le uscissero dalla bocca, temendo che lui andasse via da li e la lasciasse sola, in balia dei suoi sentimenti*

    Starai con me per sempre?

    *Lo ripeté con un po di voce in più, mentre con le mani, percorreva ancora il suo viso morbido, indugiando con le dite sulle labbra, rendendosi conto di quanto fossero belle e di quanto sembrassero adatte ad unirsi alle sue.*

    @Alexander_Warren,



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