Hogsmeade
Hogsmeade


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Daphne_Harris




    Ultima modifica di Charlotte_Mills oltre 1 anno fa, modificato 1 volta in totale


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Daphne percorreva lenta e inesorabile le vie di Hogsmeade, con un cielo sempre più nero, la pioggia che scendeva sempre più forte e veloce, sferzandole il viso, arruffandole i lunghi ricci. Erano giorni che percorreva quelle strade, perdendosi nei suoi ricordi, ricordando i momenti passati in quel luogo, pensando a tutte le cose che erano avvenute nel corso della sua vita scolastica. Passeggiava, senza fretta, bagnandosi gli abiti: il pantaloncino e la maglietta.*



    *Faceva pur sempre caldo, anche se con la pioggia, si era abbassata un bel po di umidità, finché in pochi istanti, levò le scarpe alte, correndo nel prato del parco, facendosi accarezzare dal verde di quei germogli, assaporando l'odore della natura, lasciandosi andare alle emozioni che provava dentro. La pioggia, il cielo cupo, le gocce le bagnarono il viso, finché le lacrime le iniziarono a scorrere, al ritmo della pioggia, come una melodia che suonava la sua canzone triste. La Tassa, bagnata fino all'osso, continuava a correre, con la borsa a tracolla, le scarpe nella mano, fino a giungere nel luogo più isolato che si potesse trovare al Villaggio, in quell'altura, dove solo un luogo vi era: la Stamberga Strillante. Quale luogo più tetro, in una giornata come quella, con un umore nero, era il più ideale? Nessuno, solo quella vecchia casa ammuffita, portata un po a nuovo dai ragazzi della scuola che a volte scontavano li le loro punizioni. Si, anche lei aveva pulito un pezzo di quella casa, proprio i sotterranei, ed era li che si stava dirigendo. Arrivata all'ingresso, la ragazza prese velocemente la bacchetta dalla tasca del pantaloncino e si asciugò; in pochi istanti era tornata come nuova, anche se un po infreddolita. Senza scarpe, non faceva rumore sul logoro pavimento di legno, scendendo le scale che conducevano al piano di sotto, in quei vecchi sotterranei, tetri e bui.*

    Proprio ciò di cui ho bisogno.

    *Pensò la Tassa, scendendo le scale, stando attenta a non prendere le travi di legno che cigolavano, per non far catapultare i tre fantasmi della casa da lei, pronti a dare non pochi fastidi, anche se ormai, cercavano di obbedire alla giovane.
    Si osservò per un po in giro, non vedendo altro che qualche ombra, un leggero odore di polvere che aleggiava per la stanza, finché non si andò a mettere in angolo, pulendolo prima con qualche gesto della bacchetta, fino a rannicchiarsi, circondando le gambe con le braccia, stringendosi forte a se. Era triste, senza alcun motivo preciso, o forse, era solo quel tempo che le aveva messo una certa malinconia. Sapeva solo una cosa, passeggiare per le strade del villaggio, le ricordò il suo amico ed ex ragazzo @Alex_Foster, il corvetto dagli occhi lilla.*

    Chissà che fa... non lo vedo da secoli. Da quel giorno veramente...

    *Presa dal pensiero, si incupì ancora di più, presa da un senso di colpa, perché era certa, di aver perso anche la sua amicizia, una cosa che non avrebbe mai potuto accettare. Gli voleva ancora molto bene, per la miseria! Si strinse ancora di più, facendo ricadere tutti i suoi ricci ribelli davanti al corpo, come una fitta matassa di cotone.*



    Ultima modifica di Daphne_Harris oltre 1 anno fa, modificato 1 volta in totale


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    Libro di Arti Oscure, occhiali, bacchetta.... non manca niente.

    *Alex Foster camminava per le vie di Hogsmade, sotto un cielo nero che non prometteva molto bene. Tuoni e lampi sovrastavano quel cielo scuro, mentre una fitta pioggia veniva giù.*

    Accidenti!

    *Sussurrò a denti stretti, correndo verso la Stamberga Strillante, ormai sua "meta turistica" da qualche giorno, o meglio da quando si dedicava a letture non proprio consone all'ambiente scolastico di "pace e amore" di Hogwarts. Arrivò all'entrata della casa zuppo come un pulcino, vestito con una camicia nera della quale aveva arrotolato le maniche fino ai gomiti, un paio di jeans azzurro chiaro e delle converse nere. Tirò fuori la bacchetta, mentre goccie di pioggia ormai cadevano placide dalle ciocche fradicie d'acqua, puntando la bacchetta a terra e sussurrando*

    Serpensortia.

    *Un serpente uscì dalla punta della sua bacchetta, mentre il ragazzo gli sussurrava in Serpentese, guardandolo dritto negli occhi:*

    Fa il giro della casa e poi torna da me. Dimmi se c'è qualcuno.

    *Detto ciò aprì la porta, permettendo al serpente di entrare all'interno, mentre il ragazzo spiava nella prima stanza che quella porta mal ridotta celava a stento: vuota. Entrò pochi istanti dopo quel lungo serpente, che strisciava sul pavimento senza emettere rumore, guardandosi intorno attentamente. Una volta dentro, chiuse la porta alle sue spalle, asciugandosi con la bacchetta, poco prima di vedere il serpente passargli accanto, diretto nei sotterranei della "casa", mormorandogli*

    Su questo piano non c'è nessuno. Controllo di sotto.

    *Il Corvonero si voltò a vederlo strisciare di sotto, mentre gli diceva ancora nella lingua dei serpenti:*

    Controlla ogni angolo.

    *Il serpente toccò una delle assi di legno delle scale, una di quelle che facevano un baccano infernale al minimo tocco, mentre i tre fantasmi della Stamberga, Puk, Ruk e Buk, apparivano di fronte al Corvonero, che restò impassibile nonostante li sentisse urlare per cercare di spaventarlo. Ruk si bloccò di colpo, guardando allertato gli altri due compagni, dicendo con voce profonda:*

    Amici, è di nuovo Foster, quel tipo strano! Andiamocene!

    *Gli altri due lo guardarono dritto negli occhi, in quegli occhi che a causa del cielo scuro erano più simili al viola che al lilla, scomparendo assieme a Ruk.*

    Bravi ragazzi...

    *Mormorò il Corvonero, scuotendo il capo con un sospiro. Il serpente creato dalla punta della bacchetta del ragazzo tornò da lui, sibilandogli.*

    Giù c'è una ragazza. Mi ha visto arrivare.

    *Il ragazzo aggrottò le sopracciglia: una ragazza? Chi sarebbe potuta mai essere? Puntò la bacchetta verso la porta, che si schiuse appena, prima di dire al serpente, con tono minaccioso ed autoritario*

    Sei libera. Esci fuori e non far del male al nessuno.

    *Il serpente abbassò il capo come in un inchino, dirigendosi verso la porta prima di sussurrare le ultime parole, sparendo:*

    Non si vedono molti come te in giro. Non molti maghi, ancora, parlano la mia lingua.

    *Un'amara verità, innegabile ed allo stesso tempo tanto vera da far venire i crampi allo stomaco di Alex, che la richiuse con un gesto della bacchetta, una volta che il serpente uscì fuori, sibilando a sua volta, conscio che ormai non l'avrebbe sentito.*

    Lo so..

    *Rimase li per qualche istante, prima di rialzare il viso assieme alla bacchetta, mormorando appena:*

    Lumos.

    *La punta della bacchetta d'ebano e pelle di Basilisco si accese, mentre cominciava a scendere quelle scale, tenendo la bacchetta ben alta, così che avrebbe potuto vedere la ragazza che si celava in un posto tanto buio come quello. Arrivò giù, mentre i suoi occhi incrociavano una sagoma conosciuta.*

    ...Daphne... Harris...?

    *Restò li, impalato, sorpreso: che ci faceva il Sindaco di Hogsmade in un luogo argusto come quello? L'avrebbe definito "rustico", in altri tempi, ma adesso si accontentava di definire quel luogo come ammuffito, semi pericolante e tetro. Restò immobile, ai piedi delle scale, con la bacchetta tra le dita, in attesa di una conferma. Non era neanche tanto certo fosse lei: era abbastanza buio, il suo viso non lo vedeva bene, e in tutta sincerità si stava ancora chiedendo che cosa ci facesse il Sindaco di quella cittadina nel posto di gran lunga più schifoso del villaggio, nascosta tra le tenebre.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Il tempo fuori la casa, era divenuto un piccolo uragano, un temporale estivo che porta via la gioia, dando solo tristezza e malinconia. La gioia di Daphne Harris, era come sparita da un po, da quando al ballo, non aveva più avuto notizie del suo attuale ragazzo. Diciamo che sentiva che qualcosa non andava, ma non era quello che la turbava maggiormente. In effetti, il problema era il dover salutare la scuola, salutare le persone a lei care di quel magico mondo, tornare alla vita babbana. No. Non avrebbe abbandonato mai la magia, non sarebbe potuta tornare alla vita che facevano i suoi familiari, troppo monotona, fuori dal suo mondo, troppo distante ormai da quello che era, il suo VERO mondo: Hogwarts e il mondo magico. Non era mai davvero appartenuta al mondo dei babbani, fin dal primo giorno di vita, quando i medici, dopo il parto, danno il tipico colpo al fondo schiena dei bambini per farli respirare, mentre lei, appena quella brutta e grassoccia donna, stava per colpirla, uno scudo argenteo la circondò, proteggendola da quella mano, poco carina. In ospedale non si faceva altro che parlare della piccola dagli strani scudi, ripercuotendosi nel tempo, causando molte volte, l'allontanamento di molti bambini a scuola o dei vicini di casa, lasciando sempre la bimba riccioluta sola. La piccola si perdeva nel suo mondo incantato, leggendo libri fin dalla tenera età di 7 anni, anche se da subito, leggeva le figure, perdendosi nel suo mondo e fingendo quello che considerava essere magico, sotto gli occhi un po preoccupati della famiglia, che a causa del lavoro, era spesso assenti.
    Bontà... era forse un po stanca di essere buona ed essere sempre la ragazza disposta a tutto... Forse, era il caso di prendere un po la posizione che si meritava, di lottare per quello che voleva nella sua vita: lottare il male, con le forze che aveva, usando ogni sua dote, quelle doti, che non avrebbero capito mai, nel mondo dei babbani.
    Era ancora rannicchiata a se, percorsa da brividi di freddo, asciugando le lacrime che l'aveva accompagnata fino a quel momento, pensando al suo futuro nel mondo magico, decidendo ciò che desiderava: una vita movimentata. Uno strano sibilo, un rumore delle scale, assordante e poco delicato, fece sollevare il capo alla giovane Tassorosso, facendo ricadere i capelli indietro, osservando nel buio, quello che era...*

    Un serpente.

    *Disse calma la giovane, dopo che questi, diede uno sguardo, strisciando al piano di sopra, sparendo nel buio delle scale. La bacchetta stretta in mano, il viso attento, la concentrazione pronta per qualunque situazione, finché una voce... quella voce, le fece battere una volta di troppo il cuore. Il ragazzo che pensava poco prima, come avvolto da un velo di mistero, chiamava lei, avvolta nelle tenebre dei sotterranei, mentre con un movimento aggraziato, si alzò da terra e osservò i suoi lineamenti.*

    Lumus

    *Senza pronunciare l'incantesimo, la luce della punta della bacchetta si illuminò, mostrando il suo volto al Corvonero, intento ad osservare lei.*

    Ciao Alex...

    *Salutò la ragazza con tono calmo e deciso, come a far convincere il giovane, che era davvero lei li, che a quanto aveva intuito dal suo tono di voce, si chiedeva il motivo del perché si trovasse in un luogo come quello. Logico no? Che ci faceva lei li? Diciamo che era uno dei pochi luoghi poco frequentati, il più vicino per ripararsi dalla pioggia, il migliore per stare da sola con i suoi pensieri. Che sarebbe accaduto tra i due? Lui avrebbe reagito male, o sarebbe ritornato il giovane ragazzo conosciuto ai Tre Manici di Scopa? Un po timorosa adesso, la giovane fece ricadere i capelli vicino al viso, celando un po i suoi lineamenti.*


    @Alex_Foster,




    Ultima modifica di Daphne_Harris oltre 1 anno fa, modificato 2 volte in totale


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *La luce della bacchetta di colei che si rivelava Daphne si accese, mostrando il suo viso al Corvonero. In automatico, lo sguardo del ragazzo corse per tutta la stanza, in ciò che era stato un brevissimo istante: tutto era al suo posto, non aveva toccato nulla, e la ragazza aveva pianto da poco, poteva dedurlo dalla palpebra inferiore, leggermente più gonfia della norma. Aveva anche freddo, e si notava da come teneva l'intero corpo teso, per evitare di tremare.*

    Nox.

    *La bacchetta del Corvonero si spense, mentre una mano andava d'avanti agli occhi, innervosito: odiava quella... capacità di analizzare i luoghi e le situazioni in quelli che erano una manciata di millesimi di secondo, ma era così. Tolse la mano dal viso, puntando la bacchetta verso un punto ben definito del soffitto, benchè l'intera stanza oltre al viso della ragazza fosse immersa nelle tenebre.*

    Dominusterra.

    *Una lanterna spenta ma sospesa in aria dall'incanto che il ragazzo lanciava ogni volta che visitava quel sotterraneo cadde nella sua mano, mentre si inginocchiava a terra, aprendola e con un tocco di bacchetta prendeva fuoco lo stoppino, irradiando la stanza di luce. Si rialzò, puntando poi la bacchetta verso la lanterna, dicendo piano:*

    Wingardium Leviosa

    *La lanterna tornò a fluttuare in aria, illuminando alla meglio quella stanza angusta, dove poco più in la c'era un armadio polveroso, una scrivania ed una sedia. Solo allora il ragazzo passò accanto a Daphne, aprendo quell'armadio stracolmo di ragnatele all'esterno, ma che all'interno era lindo, e da li cacciò una coperta che aveva portato li per quando sarebbe stato inverno, avvicinandosi piano alla ragazza e avvolgendola in essa, tornando all'armadio.*

    Come mai da queste parti?

    *Chiese il ragazzo, cacciando dall'armadio parte di quella scorta che avevano comprato assieme, tempo fa, nel negozio di dolciumi del quale non ricordava bene il nome: aveva ancora da parte quelli che erano degli stuzzichini per le solitarie ed intense ore di studio che passava li dentro. Posò tutto sulla scrivania che aveva pulito con la magia, facendo cenno poi alla sedia*

    Siedi pure. Scusa la poca... organizzazione, ma non ho molti ospiti qui.

    *Incrociò per la prima volta dopo tanto tempo quegli occhi scuri, accennando ad un sorriso, cercando di rompere quel ghiaccio che sembrava non voler proprio andare via.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Il sotterraneo non era molto freddo, ma Daphne era ancora avvolta dai brividi, forse, causati dal recente arrivo di quel ragazzo. Non si erano guardati, non ancora, non per niente bene, poiché vi era solo il debole chiarore delle punte delle loro bacchette, che illuminava debolmente quel tetro luogo. Durò poco quella luce, poiché il giovane spense la sua bacchetta e lei iniziò a temere una strana reazione da parte di Alex. Non vedeva altro che dei lineamenti adesso, deboli alla sua fioca luce, che abbassò verso il pavimento rovinato, anche se non molto sporco.*

    Io e Hope con le pulizie abbiamo fatto scintille qui...

    *Pensò la giovane, come a rimembrare quella punizione, il modo in cui erano diventate amiche, la dolcezza che aveva quella ragazza, a cui voleva un bene dell'anima. Altre parole del ragazzo, non ascoltava. Era concentrata al pavimento, avvolta dalla sua chioma, nascondendo il suo volto. Non voleva farsi vedere in quello stato, non gli sarebbe importato nulla dopo tutto, no? Ormai chissà quale altra vita poteva avere; vita che non condivideva di certo con lei, con la Tassorosso dinanzi a lui.*

    Non sono affari tuoi Daph!

    *Si rimproverò mentalmente la ragazza, adesso avvolta da una luce che aveva fatto apparire il ragazzo, usando i suoi incantesimi. Stava diventando bravo e si impegnava, si vedeva da ci che aveva creato in quel sotterraneo, una specie di rifugio.*

    Un po ambiguo...

    *Pensò Daphne, osservando con la coda dell'occhio, i movimenti del giovane, che percorreva la stanza, dirigendosi davanti un vecchio armadio, prendendo quella che era... una coperta? Un po di calore la invase, un gesto inaspettato, dato che ancora con lei non aveva proferito alcuna parola, anzi, aveva solo fatto incantesimi, senza accennare ad un saluto. Un sorriso. Un solo istante.*

    Grazie...

    *Disse in un sussurrò la giovane, prima di ascoltare le parole che subito, come aveva capito, avrebbe posto il giovane mago.*

    Come mai da queste parti?

    *Avrebbe voluto rispondere forse un po freddamente, dicendo "Fatti miei", oppure come sempre, dolcemente, chiedendo la stessa cosa a lui. Ma non era il caso di fare giri di parole, non ne voleva fare più.*

    Siedi pure. Scusa la poca... organizzazione, ma non ho molti ospiti qui.

    *Mentre rifletteva a cosa rispondere, il ragazzo aveva preso dei dolci. QUEI dolci. Li avevano comprati insieme quando erano ancora amici, avvolti da quella malinconia che li aveva accomunati e li aveva uniti. Ma ora? Ora cosa avrebbe dovuto fare? Era un po imbarazzante quella situazione, ma non si tirava indietro, assolutamente.*

    Controllavo un po la zona.

    *Rispose così alla prima domanda posta dal ragazzo, decisa e sicura, come a non far trapelare alcuna emozione, una voce che non le apparteneva, finché i loro occhi, non si incontrarono. I suoi occhi erano viola quel giorno, come non li aveva mai visti, ma splendidi come sempre, misteriosi e particolari come solo lui poteva averli. Un sorriso. Il suo sorriso. Quanto le mancava quel ragazzo, che non si immaginava nemmeno lei.*

    Per il momento preferisco stare alzata. Grazie lo stesso.

    *Disse la giovane, distogliendo lo sguardo da lui, percorrendo piano la stanza, pulendo qua e la con la bacchetta, dato che aveva ancora i piedi nudi e le scarpe riposte nell'angolino in cui stava prima. Era caldo quel legno, dava un senso di calore.*

    Quindi non è la prima volta che vieni qui... Che cosa stai combinando?

    *Chiese Daphne al giovane Alex, osservando quanto fosse ordinato quel posto, dall'ultima volta che vi aveva fatto visita.*

    @Alex_Foster,




    Ultima modifica di Daphne_Harris oltre 1 anno fa, modificato 1 volta in totale


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Avvertiva lo sguardo di lei addosso: era chiaramente insospettita di quella situazione, e come non esserlo? Quel sotterraneo sembrava più una cameretta, adesso. Mancava solo un letto, ma per il resto era la perfetta stanza di uno studente. La risposta alla prima domanda del ragazzo non tardò ad arrivare.*

    Controllavo un po la zona.

    *Il Corvonero annuì, posando delicatamente la bacchetta sulla scrivania, afferrando delle Gomme Bolle Bollenti, guardando poi la ragazza, dicendole con un qualcosa che, adesso, somigliava finalmente ad un sorriso, simile a quello di tanto, tanto tempo fa.*

    Hai ragione, a volte dimentico che sei il Sindaco.

    *Stava per porgerle la sedia, quando le parole... dure, ma più che altro distaccate di lei arrivassero alle sue orecchie*

    Per il momento preferisco stare alzata. Grazie lo stesso.

    *Perse quel pò di sorriso che aveva assunto, rimproverandosi: perchè cercava di essere... accogliente? Perchè provava ad essere gentile con lei, che probabilmente con lui non voleva averci niente a che fare. Annuì, dicendo a voce bassissima:*

    Come preferisce, signora Sindaco.

    *Troppo formale? O forse era il giusto? Decise di mantenere anche lui le distanze, proprio come la quasi maggiorenne Tassorosso voleva, proprio come il Sindaco voleva. La guardò pulire un pò con la bacchetta. Ci avrebbe pensato lui, e più tardi, sempre con la bacchetta, avrebbe rimosso le tracce del suo passaggio, riempiendo ancora quel freddo luogo con altra polvere. Altre parole giunsero alle orecchie del Corvonero, che si voltò appena verso quella persona che adesso aveva assunto il tono insospettito di chi conosce già la risposta alla domanda che pone, ma che vuole chiarimenti. Infondo era il Sindaco, glielo doveva.*

    Quindi non è la prima volta che vieni qui... Che cosa stai combinando?

    *Diede le spalle alla ragazza, spostando la scrivania e dando un colpetto ad un asse di legno del pavimento, che si staccò. Posò l'asse li accanto, immergendo la mano nel legno, tirando fuori pergamene, boccette d'inchiostro e tanti, tanti libri: Incantesimi, Difesa dalle Arti Oscure, Pozioni, Storia Della Magia. Rimise tutto a posto, rimettendo a posto anche quell'asse di legno, prima di dire alla ragazza, rialzandosi in piedi:*

    No, non è la prima volta che vengo qui. Ci vengo da parecchio. Qui studio, mi esercito negli incantesimi e mi limito a studiare le formule e gli effetti di quelli che non posso ancora padroneggiare a causa della mia inesperienza... o tenera età, vedila come preferisci.

    *Alzò gli occhi in quelli di lei, per un istante, dicendole:*

    Probabilmente avrei dovuto presentare una richiesta al Sindaco, a te per inciso, ma... ho preferito far di testa mia.

    *Fece pochi passi verso di lei, porgendole le Gomme Bolle Bollenti, dicendole:*

    Mi spiace, è l'unica cosa che generi vagamente calore che ho qui.

    *Fece spallucce, per ruotare con il busto, indicandole la scrivania, dicendole:*

    Ma se vuoi altro ho Cioccorane, Api Frizzole, Gelatine Tutti i Gusti + 1... e tanto altro. Se hai fame, serviti pure. Se hai sete... ho solo acqua, mi spiace.

    *Si voltò poi verso la ragazza, dicendole appena, incontrando per l'ennesima volta quegli occhi scuri*

    Non fare complimenti.

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *La situazione tra i due, sembrava essersi raffreddarsi, come quella stanza dopo tutto. Era pur sempre un sotterraneo, ma quel camino spento non le piaceva, avrebbe fatto qualcosa per farlo funzionare, per l'inverno.*

    Perché continuo a preoccuparmi per lui così?

    *Pensò la Tassorosso, infreddolita, avvolgendosi ancora di più nella coperta che profuma di... Alex. Si, era il suo odore, inconfondibile, riconoscibile a metri di distanza, lo conosceva a memoria, come conosceva le sue tasche. I riccioli della giovane era increspati dal freddo, e dall'acqua che avevano preso, dandole l'aria un po arruffata, ma nonostante tutto, non se ne curava poi molto, non era ciò che le importava. Osservò la stanza, i movimenti del Corvonero, che prendeva libri e spiegava che faceva li. Rispose anche lui un po distaccato e la cosa un po la ferì, quando la chiamò signora Sindaco. Era pur sempre lei, ma a quanto pareva, lui non la pensava così. Il sorriso che voleva dare al ragazzo, svanì con quel barlume di speranza che stava avendo, nell'incontrare di nuovo una persona che per lei, c'era sempre stata e sempre ci sarebbe stato. Era nel suo cuore ormai, indelebile. Lui parlava, ma sinceramente, la giovane lo guardava da lontano, osservando quanto fosse maturato dall'ultima volta che si erano visti, destreggiandosi bene con gli incanti, con la bacchetta, che ormai era diventata ancora più unito a lui di quanto lo erano prima. Ormai, stava per arrivare al suo secondo anno, si vedeva. Eppure lei restava impalata al suo angolo, come a nascondere quella voglia che aveva di un po del suo affetto, di un suo gesto dolce, di una parola che le facesse capire che tra loro era tutto ok. Parlava, parlava, parlava, mentre lei, non si curava nemmeno di ciò che diceva. Era ormai, persa del tutto ad osservarlo, a pensare, a cullarsi da sola, stringendosi percorsa dai brividi di freddo*

    Sistemerò quel camino per lui, o d'inverno lo trovo a forma di cubetto di ghiaccio.

    *Pensava ancora la ragazza; Alex invece si avvicinava con i dolci, che riconobbe come Bolle Bollenti, prendendone alcune, senza parlare. Era fin troppo silenziosa, mentre lui non smetteva di parlare. Le piaceva quella voce, si sentiva per un verso, di nuovo a casa.*

    Smettila di dire sciocchezze!

    *Scuotendo la testa, scompigliando la lunga capigliatura, pronunciando finalmente qualche parola.*

    Grazie, sei molto gentile...

    *Sussurrò la giovane, notando che si era addolcita un po. I loro occhi di nuovo si incontrarono, in quello che era uno di quegli sguardi, che parlano da soli, trasmettendosi affetto. Almeno, era quello che voleva trasmettere la Tassorosso.*

    Non ho mai fatto complimenti, non credo di doverne fare adesso.

    *Cercò di sdrammatizzare un po, abbozzando un sorriso, finalmente sincero e spontaneo, come il primo che fece quel giorno al Bar.*

    Ti dispiace se ti tengo compagnia?

    *Pronunciò un po incerta adesso, la ragazza, masticando una caramella, prima di dire ancora al ragazzo.*

    Se disturbo, posso sempre andare via...

    *Facendo un passo indietro, cercando il suo angolo, le sue scarpe lasciate a terra, nel caso lui non la volesse li.*



    @Alex_Foster,




    Ultima modifica di Daphne_Harris oltre 1 anno fa, modificato 1 volta in totale


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Sembrava così lontano il pensiero di Daphne, mentre lui le parlava, ma se ne curò poco: almeno, parlando, avrebbe guadagnato tempo, l'avrebbe tenuta un altro pò con se, come quelle volte in giardino, quegli interi pomeriggi passati con lei, prima che...*

    No.

    *Bloccò quella parte di ciò che era stato tra di loro ancora prima che il suo cervello cominciasse ad elaborarla. Doveva rimuoverla del tutto dalla sua mente, dal suo cuore, doveva convincersi che mai erano stati più che ottimi amici. Fece qualche passo indietro, dandole le spalle, quando prese le caramelle che le stava offrendo, e fu allora che sentì il tono di una Daphne che, ormai, non era diventata che un ricordo tanto lontano quanto sbiadito*

    Grazie, sei molto gentile...

    *Quel tono di voce non lo sentiva da tanto, non da parte di Daphne. Non sembrava neanche più lei, pochi minuti prima, ma adesso sembrava che la ragazza con cui avesse instaurato un rapporto di amicizia tanto stretto e dannatamente bello, fatto d'intese al primo sguardo, da una voglia matta di proteggersi l'un l'altro, il desiderio continuo di parlare l'uno con l'altro... e la necessità di dirsi tutto, fosse li, a pochi metri da lui. Così il ragazzo, con un sorriso, ed un tono di voce che non usava da tempo, le disse, prendendo delle Gelatine*

    Come sempre Daph, come sempre…

    *Si portò così alle labbra le gelatine, con un sorriso: da quant'era che non la chiamava così, con quel soprannome? Tanto, davvero tanto tempo. Nonostante gli fosse mancato quel soprannome, adesso temeva di essersi spinto forse un pò troppo oltre. Altre parole giunsero alla sua attenzione.*

    Non ho mai fatto complimenti, non credo di doverne fare adesso.

    *Ridacchiò, prima di aggiungere, guardandola direttamente negli occhi con quel sorriso di altri tempi:*

    Beh, sarà meglio per te... perchè io mangerò fino a non sentire più le mandibole.

    *Riportò poi gli occhi al pacchetto di gelatine, cercando poi la bacchetta, quasi sentisse la sua mancanza, limitandosi a sfiorarla, provando un leggero e piacevole brivido al solo toccarla. Altre parole, quelle che non si aspettava.*

    Ti dispiace se ti tengo compagnia?

    *Ecco, quelle erano parole che non si sarebbe mai aspettato di sentirle dire. Rimase in silenzio, non rispose subito, spiazzato: gli faceva tanto piacere, ma non se l'aspettava per niente. Subito arrivarono altre parole di Daphne, che cominciò ad indietreggiare.*

    Se disturbo, posso sempre andare via...

    *D'improvviso il Corvonero si sentì male.*

    Resta.

    *Un sussurro, appena percettibile, ma abbastanza forte da arrivare alle orecchie della ragazza. Magari avrebbero potuto riallacciare l'amicizia... magari c'era speranza, anche se piccola, ma non poteva lasciarla andare. Con gli occhi coperti dalle ciocche argentee, il Corvonero ripetè con più forza.*

    Resta... resta, almeno finchè la tempesta li fuori non sarà passata.

    *Non ebbe il coraggio di incrociare il suo sguardo, abbassandosi ancora una volta a prendere un libro di testo, ma i libri del suo anno li conosceva a memoria. Avrebbe potuto cantare ogni parola di quelle pagine... ma quel silenzio era davvero troppo, troppo pesante.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Daph. Le risuonava ancora nella mente quel soprannome, con un timbro di voce che sapeva usare solo lui, che le ricordava tutti i momenti insieme. Avvolta da quella coperta, sembrava che avesse avvolto anche il suo cuore, che tentava in tutti i modi di costringerla ad abbracciarlo. Stava di nuovo per scuotere la testa, ma non era il caso, o avrebbe capito, che la giovane aveva qualcosa nella sua testa che non andava per il verso giusto. Non era il caso, di scambiargli un gesto di affetto, non finché non era il momento più adatto. La sua voce.... uanto adorava quella voce. Si sentiva di nuovo al sicuro, come quando si era persa molte e molte volte, tra quelle calda braccia, consolandosi l'un l'altra, proteggendosi dai pericoli, affrontando la vita che avevano davanti. Come dimenticare tutte quelle volte che lui l'aveva consolata? O i sorrisi che si erano dati in momenti di gioia? O quelle carezze spontanee che vi erano state al giardino? Si, molti momenti, per non parlare dell'imbarazzo di un Alex in biancheria intima, mentre nuotavano tranquilli nella piscina della scuola. Cavolo, non erano passati che pochi mesi da quando non si erano più incontrati e un, di quello che era la loro amicizia, le era mancata follemente. Voleva poter affondare il suo viso in quella spalla, farsi cullare dalle sue braccia, farsi riscaldare dal suo calore.*

    Daph accidenti! Smettila!

    *Si rimproverava la ragazza, costringendosi a guardare altrove, masticando le caramelle, per concentrarsi in altro. Quanto sembrava tutto tornato normale per un breve istante, ma le parole pronunciate prima dalla tassa, avevano come turbato un po il giovane Corvonero.*

    Resta.

    *Aveva sussurrato la parola, come temesse di restare solo, come se temesse di non vederla più. Si sentì morire, colpita da quelle parole. Non voleva andare via, lo diceva solo perché non sapeva se lui voleva o meno.*

    Resta... resta, almeno finchè la tempesta li fuori non sarà passata.

    *Sentì dire un po più forte le parole, mentre lui si voltava, non riuscendo a reggere il suo sguardo, come intimorito dagli occhi dolci della ragazza.*

    Potrei restare qui con te, anche tutta la notte.

    *Con tono delicato la ragazza parlò, sicura di quelle parole, sicura di non volerlo lasciare li, da solo, in quella casa tetra.*

    Non voglio andare via... poi, se me lo chiedi tu...

    *Lasciò la parola in sospeso. Se me lo chiedi tu cosa? Di restare? Di non andare? Sarebbe rimasta ugualmente, molto probabilmente. Una scusa l'avrebbe trovata di certo, ma detto da lui... Bhè, era tutta un'altra cosa. Un piacere immenso che le riscaldò il cuore e la fece arrossire un po. Era da tanto che non sentiva la sua voce, che non sentiva parole simili dalla sua bocca, da quelle labbra morbide e calde...*

    Sto con te, finché vorrai avermi.

    *Spostandosi un ricciolo dal volto, sempre più gonfi e scombinati che mai.*


    @Alex_Foster,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Restava li, piegato su un ginocchio, tenendo tra le dita lunghe e affusolate quei libri che adesso stava mettendo sotto quell'asse di legno del pavimento, aggiungendo anche il libro di Arti Oscure che si era portato dal castello e gli occhiali da lettura. La sua mente cercava di prestare attenzione ad ogni minimo procedimento per impilare quei libri e nasconderli sotto il pavimento, per non pensare a quanto idiota era stato a far trasparire quanto si sentisse solo, quanto odiasse quel posto. Ne odiava l'aspetto, quel freddo pungente, i tre fantasmi, e perfino l'odore di muffa proveniente dalle pareti. Gli dava la nausea quel posto, quella stessa vita che possedeva lo nauseava, fino a qualche giorno prima. Quella situazione in cui si trovava in quegli ultimi giorni, era come un macigno sulle spalle, e ad ogni suo passo questo cresceva, in grandezza e peso. Si applicava tanto nello studio perchè doveva lasciare quella scuola, immergersi in una vita che un pò aveva scelto il destino ed un pò l'aveva decisa lui stesso. Erano cambiate molte cose dall'ultimo incontro che aveva avuto con Daphne, come la morte improvvisa e sospetta di sua madre, che cambiò la vita del ragazzo per sempre. In quel sotterraneo era tornato il silenzio, spezzato solo dal rumore della pioggia che violenta si abbatteva contro il tetto mal ridotto della Stamberga, dal rumore del vento che furibondo frustava con il suo impeto le pareti in legno della casa che scricchiolavano sotto la sua forza, mentre in lontananza si avvertiva il rumore delle foglie scosse da quello stesso vento che sembrava non voler mai smettere di soffiare in quella giornata cupa e carica di pioggia. Si sentiva da anni come ciò che rimaneva di quella casa, dove le avversità si abbattevano su una struttura fragile come solo quel vento di tempesta sapeva fare, facendola scricchiolare sotto la sua incontrastata forza. Ma quella struttura, non era ancora chiaro il come e il perchè, resisteva ancora, aspettando il giorno in cui il sole avrebbe asciugato quelle pareti di legno, che si riempivano di muffa ed indebolivano il resto della struttura, o meglio, i resti di quella struttura. Forse era anche per questo che aveva scelto quel posto come suo rifugio, come luogo di studi: cercava forse di metterlo a posto, sperando di rimettere in piedi se stesso? Non lo sapeva, ma cominciava a chiederselo seriamente, se proprio quello fosse stata la motivazione. Fu allora che le parole di Daphne ruppero il silenzio, quello stesso silenzio che si annidava nella sua anima:*

    Potrei restare qui con te, anche tutta la notte.

    *Una lacrima rigò il viso del giovane mago, una segreta lacrima che ricadde sulla lente degli occhiali, nascosti sotto il pavimento, prima che il Corvonero chiudesse quell'apertura nel pavimento, assieme a tutti i pensieri che aveva formulato la sua mente. Continuando a darle le spalle, si asciugò quella lacrima, con un amaro sorriso: era davvero possibile, tutto ciò? Voleva forse fargli intendere di voler riallacciare quel rapporto che sembrava perduto ormai da tempo? La sua mente volò alla prima volta che si incontrarono nel giardino, quando il ragazzo disse le parole che adesso gli vorticavano nella mente, senza sosta, senza il minimo cedimento*

    Ci sarò sempre per te. Qualunque cosa accada... io ci sono. Sono qui...

    *Era una promessa lontana, quella che fece alla ragazza, ma una promessa che non avrebbe mai potuto disonorare. Lui era li, era sempre stato li per tutto quel tempo, e forse adesso era possibile ritornare al fianco del giovane Sindaco di Hogsmade, come amico. Altre parole ruppero quel silenzio che cominciava a divenire angosciante, carico di dolore e di speranza allo stesso tempo:*

    Non voglio andare via... poi, se me lo chiedi tu...

    *La ragazza prese una breve pausa, mentre il ragazzo si immobilizzava, cominciando a muoversi quando riprese a parlare, spingendo la scrivania al suo posto.*

    Sto con te, finché vorrai avermi.

    *Si fermò dal trascinare la scrivania sul pavimento in legno rovinato, girando appena il viso, quel pò che bastava per incontrare gli occhi scuri di lei con i suoi occhi ormai viola scuro, a causa del temporale estivo che stava diventando sempre più violento. Fu allora che gli uscirono delle parole dalla bocca.*

    Non potrei chiederti tanto. Non potrei chiederti di rimanere tutta la notte qui con me...

    *Si girò, prendendo la sedia e lasciandola a pochi centimetri da lei, guardandola ancora negli occhi e dicendole, con un sorriso*

    Ma... apprezzerei un pò della tua compagnia.

    *Abbassò subito lo sguardo, senza smettere di sorridere, tornando indietro e sedendosi sulla scrivania, perdendo lo sguardo altrove, un pò imbarazzato ma felice.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Daphne era immobile, come in attesa di qualcosa, o qualcuno, che facesse riscaldare la stanza, che sembrava sempre più fredda. Il vento fuori era sempre più forte, la pioggia, incessante si abbatteva sulla casa, o quello che poteva definirsi ancora una casa. Come faceva a reggere, era un mistero. Magia? Probabile. Non le importava però che cosa sarebbe accaduto se fosse crollata, avrebbe difeso a costo della sua stessa vita, quell'amico che voltato di spalle, sistemava sotto l'asse i suoi libri. Sembrava di fosse creato la sua camera, il suo rifugio, quando lei, tempo prima, voleva essere per lui, quel rifugio di cui aveva bisogno. Adesso le cose sembravano lontane anni luca, avvolti da ricordi lontani, o solo da un pensiero nascosto, pronto a spolverare via la sporcizia, e portare a splendere il rapporto che vi era sempre stato tra loro. Le parole che aveva detto la giovane, erano sincere e forti, che nessuno poteva far cadere via, nemmeno una di quelle forti folate di vento. No. era convinta di ciò che aveva detto e sarebbe rimasta con lui anche tutta la notte, volente o nolente; con quel tempaccio, non avevano dove andare, se non restare al sicuro, (per quanto poteva essere sicuro quel luogo,) nella Stamberga Strillante. Lo avrebbe legato alla sua sedia pur di non farlo andare fuori con quell'intemperia che si era abbattuta quel pomeriggi, che non prometteva nulla di buono, se non un peggioramento.*

    Non potrei chiederti tanto. Non potrei chiederti di rimanere tutta la notte qui con me...

    *Le parole del ragazzo, sempre intento a non guardarla, a occupare la sua mente e i suoi occhi, in attività che faceva solo per non stare con lei. Ma lei, non voleva che lui fosse così distante; erano vicini, eppure... Si, sembravano molto lontani.*

    Ma... apprezzerei un pò della tua compagnia.

    *Era matto se pensava davvero che lei sarebbe andata via. L'aveva fatto una volta, non voleva farlo ancora. Sapeva che era dura, ma la sua amicizia, per quanto fosse difficile, la voleva ancora. Voleva ancora poter stringere e farsi stringere, in quelli che erano sempre stati, i loro dolci e caldi abbracci.*

    Non hai capito...

    *Sussurrò la giovane, interrompendo di nuovo il silenzi, accompagnato solo dal vento e dai rumori delle assi sotto il peso del piccolo uragano. No, non aveva capito nulla. Non aveva capito che per lui avrebbe fatto di tutto? Lo voleva felice, era sempre stato il suo intento, una cosa che non era riuscita a fare. Gli voleva troppo bene per vederlo soffrire. Si era staccati e con lui, un pezzo del cuore della giovane Daphne. Non sapeva lui, che spazio aveva ancora nel cuore della giovane. Non poteva nemmeno immaginarlo. Però lo voleva come amico, perché lei stava con un'altro ragazzo, con il quale però, attualmente erano in una situazione che non comprendeva.*

    Io non vado via. Io non voglio più andare via.

    *Continuò la ragazza, facendo una passo avanti, verso di lui stavolta. I piedi erano gelidi, nudi e infreddoliti dalla temperatura, ma aveva mosso decisa e sicura, con molta grazie e delicatezza, quel passo. Voleva farne altri, avvicinarsi a lui, farlo voltare e osservare i suoi occhi lilla, anche se con il tempo, quel giorno li aveva più tendenti al viola. Si fermò, ascoltando i rumori di fuori, prima che delle parole venissero fuori, più decise di prima.*

    Non ho intenzione di lasciarti di nuovo...

    *Silenzio. Sarebbe durato secoli? Sarebbe stato meglio non dire quelle parole? Quel che era stato detto, ormai era arrivato sicuramente alle orecchie del giovane Alex, ma la ragazza, non si pentiva di ciò che aveva confessato, a quell'amico che aveva sempre voluto bene, più della sua stessa misera vita.*


    @Alex_Foster,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Poche parole sovrastarono quel vento, parole che neanche udì tanto bene. Un tuonò caduto abbastanza vicino alla casa fu chiaramente udito dai due ragazzi, forse anche troppo chiaramente... ma il frastuono più grande che il ragazzo avvertiva, era nella sua testa. Lei aveva parlato, aveva sentito quelle parole come avvolte da un soffice strato di ovatta che nasconde una mina. Esattamente, ma il ragazzo stava ancora cercando di mettere in ordine le parole che componevano quella frase, quasi come il tuono l'avesse spezzata in tanti minuscoli pezzettini, e adesso il suo compito era ricomporla, rimetterla a posto. Ma d'improvviso, quelle parole si sistemarono in automatico, prendendo un senso, mentre gli parve di risentire quella frase nella sua mente*

    Io non vado via. Io non voglio più andare via.

    *E sotto quello strato di ovatta, ecco celarsi la mina, che venne fuori, esplodendo nella mente del ragazzo con una miriade di ricordi, di emozioni, che abbassò il viso, mentre le lunghe ciocche argentee andavano a coprire gli occhi quel giorno viola, che ridusse a due fessure, a metà tra rabbia, indignazione e dolore.*

    Eppure te l'avevo detto... io te lo avevo detto...

    *Mormorò quella vocina nella sua testa, in direzione di Daphne, mentre il ragazzo affondava le unghia nel bordo della scrivania, sentendola scricchiolare debolmente sotto la stretta delle sue mani: come aveva fatto Daphne a dimenticarsi di ciò che le disse? Perchè lo aveva dimenticato?*

    Una volta perduta, la mia stima è perduta per sempre.

    *Quante volte glielo aveva ripetuto? Era ferito, perchè sarebbe riuscito anche dopo tanti sforzi a passar sopra il fatto che lo avesse mollato li, come si fa con un disegno fatto con i gessetti, lasciando che la pioggia lo lavasse via dal pavimento, ma perchè allontanarsi del tutto da lui, come se non l'avesse neanche mai conosciuto? Era questo, quel che si era sempre chiesto. Certo, doveva ringraziare Daphne, da un lato, perchè gli aveva permesso di maturare, di crescere sotto tanti aspetti, ma... si, l'aveva ferito nel profondo.*

    Non ho intenzione di lasciarti di nuovo...

    *Lasciò di colpo la presa a quella scivania, che scricchiolò piano, altre tre volte, con un intervallo tra le molto lungo, quasi trascinato. Rialzò il viso, dove parecchio tempo fa ci sarebbero state lacrime e accuse, ma non c'era nessuna delle due cose. Era un'altra cosa che aveva imparato a controllare. Si staccò così dalla scrivania, guardandola negli occhi.*

    Ma se ha perso la mia stima... perchè sto qui, ora, con lei?

    *Non abbassò lo sguardo, come sicuramente in altri tempi avrebbe fatto, ma lo mantenne alto, evitando comunque di guardare troppo la Tassorosso, pensieroso. La domanda che si era fatto pochi istanti prima era ancora ben valida nella sua mente: dopo un pò che Daphne lo lasciò al lago, il ragazzo cominciò a capire il perchè, e se ne fece una ragione, quindi non era per quello che si sentiva così ferito, ma era bensì perchè lo aveva dimenticato.*

    Quindi... ha perso solo la mia fiducia. Non la mia stima.

    *Fu meno sorpreso di quanto credette, arrivando a quella deduzione. Esattamente, la stimava ancora, l'aveva sempre fatto. Con un colpo di schiena si staccò da quella scrivania, puntando dritto verso la ragazza, guardandola dritta negli occhi, fermandosi a pochi centimetri da lei, alzando una mano ed affondando le lunghe dita nei suoi capelli, accarezzandole la testa, come faceva un tempo.*

    Vedremo, eh?

    *Di certo la ragazza oltre ad essere più grande di lui era anche intelligente, quindi era certo che avesse già capito cosa volevano dire le sue parole: la sua fiducia avrebbe dovuto riconquistarla, pian piano, con il tempo, ma per il resto, non aveva nulla da rimproverarle. Sfilò la mano dai suoi capelli, sistemandole meglio la coperta addosso, stupendosi di colpo sorprendendosi a pensare come avrebbe potuto reagire pochi mesi prima e come aveva reagito in quel momento: era cambiato, probabilmente in bene, forse in male, ma si accettava così com'era in quel momento. Non sapeva cosa il destino gli avrebbe riservato, non sapeva se alla fine sarebbe riuscito a diventare ciò che tanto aspirava. Sapeva solo una cosa: il suo nome era Alexander Foster, e lui si piaceva.*

    @Daphne_Harris,


  • Daphne_Harris

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 7
    Galeoni: 2095
        Daphne_Harris
    Tassorosso
       
       

    *Freddo. Sentiva solo freddo la giovane Daphne Harris, avvolta nella coperta che le aveva dato Alex. Come mai non si era ancora arrabbiato con lei? La giovane era scappata via, lasciandolo solo, su quelle rive docili, spezzando quel cuore, ma anche un pezzo del suo, che lui non poteva nemmeno immaginare. Sarebbe riuscita a ricucire il vuoto che aveva creato nel cuore dell'amico? Se lo chiedeva spesso, senza raggiungere una risposta, senza trovare una soluzione alla sua malefatta. Aveva distrutto un cuore e non se lo perdonava, mai lo avrebbe fatto, finché aveva ancora fiato in corpo e il suo cuore continuava a battere. Sempre. Il senso di colpa le aveva causato notti insonni, pensieri strani, pianti improvvisi. Come poteva essere così stupida? Come poteva essere così debole? Era così difficile stare davanti a lui, senza poterlo accarezzare, senza poter affondare la sua mano nei capelli morbidi e argentei di lui. Non lo faceva da secoli... Erano così tanto distanti quei momenti, accidenti! Tuoni, fulmini e saette, facevano piegare la casa, avvolta dalle tenebre, illuminata debolmente dalla lanterna di Alex, mentre la bacchetta della Tassa, si spegneva senza pronunciare incantesimo. Una cosa era certa: con lui li, non le interessava altro. Le bastava la sua compagnia, il suo affetto, il suo viso. Il silenzio era carico di parole non dette, che sperava venissero presto fuori. Abbassò il viso, osservando i suoi capelli dondolare, increspati e scombinati come non mai, che sembrava si fosse appena alzata dal letto, dopo una notte ricca di incubi. Gli occhi erano intenti ad osservare ora le travi del pavimento, talvolta la bacchetta in mano, mentre con la sinistra stringeva la coperta, avvicinandola a se, odorando ancora il profumo inconfondibile e simile ad una droga, del Corvonero. Dopo quelli che sembrarono anni, i minuti di silenzio vennero interrotti dal fruscio dei capelli della tassa, avvolti da quella mano. La sua mano che passava a sfiorarli, come faceva sempre, come aveva sempre fatto, un gesto che adorava. Avrebbe fatto le fusa come una gattina indifesa in quel momento, ma le sue parole vennero improvvise.*

    Vedremo, eh?

    *Vedremo... Si, non aveva torto. La colpa di quello che era accaduto, era solo ed esclusivamente di Daphne, ma non avrebbe mai abbandonato il giovane, ne la sua amicizia e quel rapporto che si era instaurato tra loro. Mai vi avrebbe potuto rinunciare. Pian piano avrebbe fatto capire, che di lei poteva tornare a fidarsi come un tempo, anzi, anche più di prima. Voleva rafforzare sempre di più, quel loro rapporto, fino a sfinirsi. No... Non si sarebbe mai stancata di lui, nemmeno se volesse abbandonarlo. Non voleva più farlo!
    La mano andò via, mentre Daphne cercava di ricomporsi per non far capire quanta voglia di stringerlo aveva, stando sotto le cure del ragazzo che la copriva di più, stringendola nella sua coperta.*

    Hai ragione. So bene quello che ho fatto e cosa ho causato...

    *Non sapeva che dire, da dove iniziare, così prese la bacchetta, una scintilla fece accendere un piccolo fuoco nel camino, iniziando a scoppiettare allegro, con la tempesta fuori che continuava a sferzare la casa. Senza pensare oltre a quello che dire, a cosa fare, osservò un attimo la fiamma, finché non si gettò a terra, sbattendo le ginocchia sul pavimento, facendo ricadere i capelli davanti, avvolgendo il volto della ragazza.*

    Che cosa gli ho fatto! Che cosa sono in grado di fare...

    *Arrabbiata con se stessa, le lacrime iniziarono a scorrerle, rigandole il viso, sempre più pallido, sempre più infreddolito. Era come se le emozioni, la volessero fare crollare, sotto il freddo che giungeva sempre più veloce. Certo, ora che si stava facendo sera, era ovvio che il freddo aumentava, come quella voglia maledetta di stare li con lui, di abbracciarlo, come non faceva da tempo. Che sciocca... Voleva solo un gesto di affetto. Che c'era di male? Non era il caso doveva stare ferma, non poteva... Magari lui nemmeno voleva... Le lacrime caddero nel pavimento di legno, scendevano a ritmo regolare, facendole gonfiare le palpebre, facendole venire voglia di rannicchiarsi e stringersi di nuovo a se.*



    @Alex_Foster,


  • Alexander_Morgenstern

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 9
    Galeoni: 116
       
       

    *Era li, con gli occhi immersi in quell'oceano notturno che erano i suoi occhi scuri, di colpo carichi di tristezza, di angosce non dette, di quell'affetto per lui che tentava di nascondere. D'altro canto, il Corvonero si guardava bene dal far trasparire un barlume d'affetto da quegli occhi viola, da quegli occhi che erano diventati duri, più freddi, anche grazie a lei.*

    Tuttavia...

    *Tuttavia non serviva incolparla, non allora, e questo lo sapeva fin troppo bene. Aveva sbagliato, lo aveva ferito, ma anche lei era un essere umano, e in quanto tale anche lei poteva sbagliare, aveva il diritto di farlo, come lui, come tutto il resto del mondo, Purosangue e Babbani. Dopo un breve istante, Alex tornò alla scrivania, prendendo la bacchetta e vedendo con la coda dell'occhio la bacchetta di Daphne generare scintille, prima che un fuoco prendesse a bruciare nel camino. Stava facendo sera, e il tempo non sembrava volersi calmare: la pioggia scendeva giù copiosa, come in una tempesta tropicale, e il vento... beh, il vento soffiava come se stesse per arrivare un tornado da un momento all'altro. La sua attenzione fu di colpo catturata dalle parole che Daphne disse, sempre più triste*

    Hai ragione. So bene quello che ho fatto e cosa ho causato...

    *Un sospiro seccato, seppure basso. Uscì solo quello dalle labbra del Corvonero, che si ritrovò a pensare, arrabbiato*

    Non ha alcun senso pensarci adesso, avresti dovuto farlo prima, Daphne.

    *Chiuse gli occhi, poggiando le nocche sulla scrivania, rimproverandosi per aver pensato quelle cose. Non voleva diventare duro e freddo anche con lei, avrebbe combattuto contro i Draghi della Cornovaglia con solo una bacchetta e senza rifugi piuttosto che farle del male.*

    Proprio come ai vecchi tempi, eh Alex?

    *Sulle labbra del ragazzo comparve un sorriso, riaprendo gli occhi e continuando a guardare il muro sul quale aveva appeso i suoi appunti, assieme a scarabocchi vari con note riguardanti i vari incanti, i loro effetti, assieme a pro e contro. Un tonfo lo fece voltare di scatto, con la bacchetta tra le dita: Daphne era a terra ed aveva sbattuto le ginocchia. Non ci pensò molto, ma si incamminò verso di lei, puntando la bacchetta verso la scrivania nell'angolo, sussurrando con tono neutro*

    Carpe Retractum..

    *La scrivania si trascinò magicamente fino al camino acceso, prima che Alex prendesse per le braccia Daphne, delicatamente, lasciando poi il suo braccio destro e tenendola saldamente per il sinistro, passandoselo attorno al collo e prendendole con il braccio libero le gambe, prendendola tra le braccia, conducendola poi a sedere sulla scrivania, accanto a quel fuoco scoppiettante, ottimo contro il freddo che la ragazza sentiva. Puntò ancora la bacchetta contro la coperta, forse un pò piccola per riscaldarla bene.*

    Engorgio.

    *La coperta crebbe quasi del triplo della sua misura, mentre il ragazzo la aggiustava meglio attorno al corpo della Tassorosso, dirigendosi a quello stesso armadio da dove aveva preso i dolciumi, tirando fuori dei fazzoletti di carta. Le fu di fronte in pochi istanti, mettendo la bacchetta in tasca e alzandole il viso dal mento, con estrema delicatezza, con le dita, come faceva tanto tempo fa, scostandole i capelli dal viso come faceva tanto tempo prima, prendendole ancora il mento tra le dita, asciugandole il viso, mormorando appena*

    Non merito lacrime.

    *Si inginocchiò, guardando le sue ginocchia con attenzione: per fortuna non sembrava avere spine conficcate nella carne. Già perchè era caduta con le ginocchia su quel pavimento di legno malandato e aveva seriamente rischiato di farsi male.*

    Incosciente, come al solito..

    *Gli sfuggì dalle labbra, mentre scuoteva la testa con un sorrisino, alzandosi ancora e dirigendosi accanto all'armadio, dove cominciò a picchiettare con le dita le assi del muro, fino a staccarne una e tirar fuori delle calze pulite, ma piene di polvere ed una felpa, tagliata ad un braccio e sporca di sangue tutt'attorno al taglio. Tenne calze e felpa nella mano destra, tirando nuovamente fuori la bacchetta dalla tasca e puntandola contro quegli indumenti, dicendo appena*

    Gratta e Netta

    *Calze e felpa tornarono pulite, mentre adagiava la bacchetta accanto all'armadio, portando gli indumenti alla Tassorosso, mormorandole*

    Nel caso tu abbia ancora freddo.

    *Poi le fece un sorrisino, allungando un braccio oltre le spalle della Tassorosso, porgendole una cioccorana, con un sorriso*

    Ti farà sentire meglio, promesso.

    *Quella situazione, così strana, così insolita, l'aspettava da tanto, tantissimo tempo.*

    @Daphne_Harris,



Vai a pagina 1, 2, 3  Successivo