Capitolo primo: la fuga.

Questa storia è parte della FanFiction Unbreakable Sirius Black





“One thing I can tell you is you got to be free”

(The Beatles - Lennon/McCartney - Come together- Abbey Road- 1969)



Nessuno, nemmeno i Dissennatori, e niente, nemmeno il mare in tempesta che sferzava le rocce lì intorno, avrebbe potuto fermare la fuga di Sirius Black e la sua determinazione.

A quanto ne sapeva, era stato il primo nella storia ad essere riuscito ad evadere da Azkaban, e se non avesse raggiunto la terra ferma prima che quelle guardie mostruose lo avessero acciuffato, sarebbe diventato anche la prova vivente di quanto fosse idiota solo il pensare di scappare dalla prigione dei maghi.

Riflettendoci sopra, Sirius giunse ad una conclusione: la vita è solo una concatenazione delle scelte che facciamo e di quanto siamo bravi a portarle avanti.

Spinse le zampe il più velocemente possibile, affogando e riemergendo in continuazione, uggiolando, ringhiando, fremendo sotto la forza devastante dell’acqua.

Dovevano essere ormai passati anni dall’ultima volta in cui si era trasfigurato in cane, ma esattamente quanti non era in grado di dirlo, perché il tempo ad Azkaban non esiste; esiste solo la terribile angoscia di sentirsi impotenti e paralizzati, senza un briciolo di gioia dentro di sé.

Avrebbe potuto guardare la data sul giornale che gli aveva lasciato Fudge quando aveva visitato Azkaban per un’ispezione, ma in quel momento tutta la sua concentrazione si era riversata solo su quella dannata fotografia, che ormai era diventata per lui una specie di feticcio, la prova stampata della sua innocenza.

E così il topastro traditore se l’era spassata nella terra delle piramidi e dei faraoni, eh?

Sirius avrebbe scommesso tutto l’oro dei Black che quell’ignobile essere non avrebbe saputo spiegare la differenza fra una piramide e una capanna di legno…

Ma nel frattempo si era fatto una vacanza gratis e per più di un decennio aveva passato un’intera esistenza sotto forma di topo, al caldo e al sicuro in una famiglia di maghi, anche se, Sirius ne era fermamente convinto, era sempre stato pronto a rivelare la sua vera identità nel caso in cui Voldemort e i Mangiamorte fossero tornati in forze come un tempo. Perché per tutta la sua vita Peter non era stato altro che un maledetto opportunista, e lui era finito ad Azkaban per delitti che era stato proprio Pettigrew a commettere.

Sentì le forze venirgli meno. Non era più abituato a muoversi così tanto, e anche nella sua forma canina era diventato smunto e scheletrico dopo tutto quel tempo passato in quell’inferno terreno.

“Forse se mi lasciassi andare...” pensò Sirius. “Non riuscirebbero mai a rinchiudermi di nuovo. Anche se mi trovassero, sarei solo la carcassa morta di un cane pulcioso.”

Le palpebre gli si stavano chiudendo, e le zampe non riuscivano più a muoversi. Tutto il suo corpo stava incominciando ad arrendersi alla forza devastante delle onde e della stanchezza.

“Tanto, cosa potrebbe cambiare, ormai...”

Se esisteva un posto dopo la morte dove si potevano incontrare di nuovo le persone care, Sirius avrebbe potuto passare l’eternità con James e Lily; se invece non esisteva niente di tutto ciò, il vuoto si sarebbe portato via tutto il dolore e tutta la rabbia.

Stava quasi per crollare.

Poi all’improvviso si ridestò, scuotendo furiosamente la testa.

Era proprio per James e Lily che doveva andare avanti, per poter vendicare la loro morte.

Con questa motivazione trascinante, Sirius recuperò le forze e non smise mai di nuotare e avanzare, anche se sentiva che i polmoni e il cuore gli stavano scoppiando nel petto e la testa gli faceva così male che il suo cervello sembrava vibrare nella sua scatola cranica come il pudding durante il pranzo di Natale.

E proprio mentre la vista gli si stava annebbiando, Padfoot vide finalmente la sua meta: una spiaggia rocciosa.

Con le ultime forze che gli rimanevano, incominciò freneticamente a muovere le zampe e riuscì a raggiungere la riva.

Rimase ad ansimare sul bagnasciuga mentre la marea lo spingeva ancora di più verso la terra ferma, un corpo inerte con lo sguardo da cucciolo spaurito.

Dopo pochi minuti fece lo sforzo di reggersi sulle zampe e cercò di scrollarsi di dosso tutta l’acqua in eccesso dall’ispido pelo nero.

Poi, con molta incertezza cominciò ad incamminarsi. La sensazione di libertà che gli dava il trovarsi all’aria aperta dopo decenni di incarcerazione lo pervase in un solo colpo, e progressivamente iniziò a correre.

Ma sentì che non gli sarebbe bastato godersi la libertà da quadrupede, voleva assaporarla come una persona libera.

Si trasfigurò nella sua forma umana, con addosso gli stessi stracci luridi che consistevano nella divisa di Azkaban.

Il fiatone e il batticuore stavano diminuendo, ma Sirius aveva bisogno di lasciarsi sostenere per qualche minuto da qualcosa, e appoggiò la mano sul primo scoglio che gli capitò davanti, ascoltando il suo cuore che lentamente riprendeva il suo ritmo regolare.

C’era riuscito. Ci sarebbe voluto ancora un po’ di tempo prima che i Dissennatori si accorgessero della sua fuga e dessero l’allarme, e a quel punto il Ministero avrebbe dato forza a tutte le sue unità speciali per sbatterlo di nuovo in prigione, compresi i Dissennatori stessi e i loro baci che risucchiavano l’anima.

Nonostante il pericolo imminente e gli infiniti problemi che Sirius avrebbe dovuto affrontare prima di mettere le mani su Peter, sentì che la felicità stava riprendendo vita dentro di lui.

Non era una felicità assoluta, piuttosto una grande soddisfazione per quello che era riuscito a fare.

Era la stessa sensazione che aveva provato quando aveva quasi sedici anni, il pomeriggio in cui decise di sradicare in modo definitivo ogni qualsiasi forma di legame con la sua detestabile famiglia.

Persino la rabbia era rimasta la stessa.






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