• Cosetto_Silverwing

    Corvonero Certificato

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 13
    Galeoni: 107217
       
       

    Duello tra hg94 di Corvonero (livello 4) e mery di Tassorosso (livello 6) .

    Luogo: Treno e Stazione di Hogsmeade (Hogsmeade)
    Numero di interventi: 6 [1 introduzione; 4 di incantesimi (2 a testa); 1 conclusivo]
    Primo post: hg94

    Eccoci qui per un nuovo duello: due ragazze, un tempo amiche, ora non più. Uno screzio in passato, un diverbio e continui rancori protratti nel tempo. Ma ecco sopraggiungere l'occasione giusta; all'arrivo del treno alla stazione di Hogsmeade tutti scendono vogliosi di far ritorno ad Hogwarts, chi più e chi meno; tutti tranne voi due.

    E' quasi sera, ma a fine estate le giornate hanno ancora qualche ora di luce da sfruttare. L'aria è fresca, e minaccia di piovere, come il cielo plumbeo rivela. La stazione è deserta ora, ed il treno pure. Il controllore non pare vedersi ed il macchinista è andato avanti. Siete da sole, con una serie di vagoni a disposizione, ed un intera stazione, con quello che ne concerne...

    ...Che inizi il duello ! E vinca il migliore...forse.

  • Lavinia_Grent

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 8
    Galeoni: 1555
        Lavinia_Grent
    Corvonero
       
       

    “Bip-bip-bip
    Bip-bip-bip”

    Sentivo uno strano rumore. Era fastidioso, ma nello stesso tempo piacevole. Mi cullava e sentivo una sensazione di pace, come potessi fare qualsiasi cosa. Ero invincibile e inafferrabile.

    “Bip-bip-bip
    Bip-bip-bip”

    Il rumore continuava con insistenza penetrando nella mia mente. Adesso mi dava fastidio. Volevo urlargli di smetterla e di stare zitto. Appena aprii la bocca non ne uscì alcun suono.
    *Perché non riesco a parlare?* pensai. Ma non ero spaventata, l’idea di non poter più parlare mi piaceva. Non dovevo più comunicare con il mondo, potevo starmene per i fatti miei zitta e non dare spiegazioni a nessuno. La vita avrebbe avuto finalmente un senso per me.


    All’improvviso però aprii gli occhi. Continuai a fissare il soffitto, era bianco e mi provocava un senso di candore, come se nessuno potesse arrivare a toccarlo. Alzai la testa e vidi la scrivania piena come al solito di carte, penne e matite. L’armadio pieno di poster che non si muovevano. La libreria appoggiata al muro, con i suoi tanti scaffali su cui erano posate molte cose: libri vecchi, cd e varie cianfrusaglie che non ho il coraggio di buttare. Tutte cose babbane. Poi abbassai gli occhi e vidi per terra il baule già pronto e sulla sedia la mia borsa della scuola. Lolli, la mia adorata civetta color nocciola, era già chiusa nella sua gabbia, pronta per andare. La mia stanza babbana mi piaceva. Quella era casa mia, avevo vissuto lì per undici anni prima di scoprire di essere una strega.

    Era il primo settembre e quella mattina avrei preso l’espresso del binario nove e tre quarti.
    Mi alzai indossando le mie comode e soffici pantofole verdi. La sveglia continuava a suonare e la spensi, aveva suonato l’ultima volta per quell’estate. Dall’indomani mi aspettava il comodo letto a baldacchino nel mio dormitorio nella torre di Corvonero. Mi vennero in mente tutti i miei compagni di casata ai quali ero molto affezionata, soprattutto Lalla, la mia migliore amica. Oltre a lei avevo anche tanti amici, come Gabriel che non vedeva l’ora di rivedere, oppure Mery...
    Mery?? Perché mi era venuta in mente proprio lei? Tra noi due ormai non scorreva buon sangue. Avevamo avuto dei diverbi qualche tempo prima, naturalmente non risolti. Cercai di non pensarci, questa storia era un tasto dolente per me e non ne volevo mai parlare.

    Mi vestii contenta, non vedevo l’ora di tornare. Hogwarts mi piaceva tanto, la consideravo la mia prima vera e propria casa, il luogo in cui potevo essere me stessa senza essere giudicata. Durante le vacanze, nella casa dei miei genitori, mi trovavo bene. Loro non mi avevano mai fatto mancare qualcosa. Però purtroppo vivevano in un piccolo borgo babbano nei pressi di Londra, un luogo dove tutti conoscono tutti e dove la gente non si fa mai i fatti suoi. Io lì ero considerata dai miei coetanei quella strana che ha abbandonato la scuola all’età di undici anni per studiare in un collegio privato. Anche prima che me ne andassi non ero vista di buon occhio, infatti, qualche anno prima di sapere di essere ‘speciale’ avevo fatto diventare blu i capelli di un bambino che non faceva altro che farmi dispetti.

    Scesi in cucina, dove trovai mia madre che mi aveva preparato un’abbondante colazione. Mia madre era donna fantastica. La amavo molto, nonostante continui litigi. Aveva i capelli scuri e gli occhi scuri. Era molto bella e io l’ammiravo tanto.

    "Buon giorno mamma” la salutai ancora assonnata.
    “Buon giorno tesoro” mi disse sorridendo, anche se sapevo che le faceva male vedermi partire.
    “Sbrigati a mangiare, papà è andato a prendere i tuoi bagagli e li sta caricando in macchina, non potete perdere il treno”
    “Sì mamma, hai ragione!” le risposi e mi affrettai a finire la squisita colazione.

    Mi alzai e corsi di sopra a prendere la borsa che stavo per dimenticare. Appena tornata di sotto, fui stritolata da un forte abbraccio di mia madre. Lei non poteva accompagnarmi alla stazione perché aveva degli urgenti affari di lavoro quella mattina. Mi avrebbe accompagnato mio padre. Io e lui ci somigliavamo molto sia d’aspetto che di carattere. Era anche lui biondo, però a differenza mia aveva gli occhi verdi.

    Uscii fuori in giardino. Era molto curato, pieno di siepi, alberi e fiori. Nella parte posteriore mio padre aveva anche piantato un piccolo orto, lui adorava il giardinaggio. Diedi un ultimo sguardo alla villetta, gli occhi mi andarono alla finestra della stanza dei miei fratellini. Li avevo salutati la sera prima, loro non avevano l’età per Hogwarts e non avevano ancora mostrato nessun segno di magia, perciò erano un po’ invidiosi di me. Sognavano che un giorno, sarebbero venuti con me al binario nove e tre quarti, sarebbero partiti e avrebbero visto il meraviglioso castello che io gli avevo descritto. Anche io speravo di portarli con me.
    Salii in macchina e ci avviammo verso la stazione di King’s Cross. Erano le dieci e quarantacinque, mancavano ancora quindici minuti alla partenza del treno.

    Quando fummo arrivati, attraversammo in fretta il muro tra i binari nove e dieci, insieme perché mio padre aveva sempre un po’ paura delle cose magiche. Ogni volta faceva una faccia strana e io scoppiavo a ridere sempre, anche per tranquillizzarlo. Vidi l’espresso per Hogwarts, un treno antico rosso e nero dal quale usciva una nube di fumo, segno che era in partenza. Quel treno mi aveva sempre affascinata, ma non capivo il perché, era solamente il mezzo che mi portava nel posto che amavo di più.

    “Mi raccomando, non cacciarti nei guai” mi disse mio padre appena fu l’ora dei saluti.
    “Papà, se nella mia vita non ci fossero i guai, sarebbe noiosa...” dissi ridendo, ma poi vidi che il suo sguardo si fece severo e aggiunsi: “...ma ok, starò attenta!”
    “Bene, e studia, devi diventare una brava...” si bloccò, erano passati tre anni e ancora non riusciva a definirmi. Era stato difficile per lui accettare la mia ‘anormalità’.
    “Strega.” conclusi io la frase sorridendo e poi lo abbracciai.
    “Tesoro meglio che sali ora” disse prendendo il mio baule e mettendolo sul treno e poi mi aiutò a salire.

    Appena fui sull’espresso, mi affacciai dal finestrino e gli sorrisi.
    “A presto papà” gli gridai “e scrivetemi” mi affrettai ad aggiungere.
    “Certo tesoro, ogni mese!” mi rassicurò gridando anche lui per sovrastare il fischio del treno e le voci degli altri.
    *Alla fine dovrei scrivervi io, papà!* pensai sapendo che sia lui che mia madre avevano paura del gufo che avevo ragalato loro per mandarmi la posta. Tenevano la gabbia aperta vicino la finestra della mia stanza in modo che lui potesse uscire a procurasi il cibo, come gli avevo insegnato io. Erano tranquilli, il poverino non si degnava di girare per la casa perché conosceva le urla di mia madre, e quindi se ne stava tranquillo nella sua gabbia oppure andava a caccia di qualche topo per mangiarselo.

    Il treno partì e rimasi a guardare dal finestrino fino a quando la stazione non diventò un piccolo puntino. Poi mi avviai per il corridoio in cerca dei miei amici. Vagai per i vagoni trascinando con una mano il baule pesante e con l’altra la gabbia di Lolli. Quando non trovai nessuno, decisi di entrare in una cabina vuota e sistemarmi lì. Posai il baule, appoggiai con cura su un sedile la gabbia e mi ci sedetti accanto, almeno avevo la compagnia della mia civetta.
    “Anche tu sei felice di tornare, eh?” mi rivolsi a Lolli sorridendole. Lei mi guardò con i suoi grandi occhioni verdi penetranti e io lo presi come un sì.
    Passarono le ore e io rimasi per tutto il tempo a guardare fuori dal finestrino, si vedevano solamente prati e alberi. Era ancora giorno e mancavano ore prima dell’arrivo.
    *Chissà dove sono i miei amici* pensai, ma ero troppo stanca per andare a fare un giro e cercarli. Ero sfinita, ma soprattutto annoiata dal viaggio. Continuai a guardare fuori dal finestrino, poi chiusi gli occhi e mi addormentai.

    “Lavi!”sentii una voce dolce e conosciuta che mi chiamava”Lavi! Svegliati”.
    Aprii gli occhi e vidi davanti a me un viso molto familiare, due occhi che non avrei mai dimenticato.
    “Lalla?”dissi io alla mia migliore amica. Guardai fuori dal finestrino e vidi che era buio. “Siamo arrivati?”
    “Non ancora, ma manca poco. Sono ore che ti cerco!” mi rispose sorridendo.
    “Anche io ti ho cercato ma poi ho trovato una cabina vuota e sono rimasta qui” le spiegai alzandomi.
    “Ti consiglio di indossare la divisa” continuò lei e solo in quel momento mi accorsi che indossava un’uniforme da corvetta nuova. Annuii, aprii il baule e presi la mia vecchia divisa, ma che mi stava ancora bene.
    “Io vado, ti lascio vestire in pace. Sono nella cabina infondo, se vuoi vieni!” disse con un sorriso e uscì allegra nel corridoio.
    *Devo sbrigarmi* pensai mentre indossavo la divisa. Feci con cura il nodo alla cravatta blu e argentata. Presi il baule, borsa e la gabbia con Lolli e mi diressi verso la cabina che Lalla mi aveva indicato. Era veramente lontana dalla mia. Il treno si muoveva veloce e camminavo a stento per il corridoio. Ero quasi giunta a destinazione, quando sentii una voce.

    “Lavinia!”disse la voce. Mi voltai e mi ritrovai davanti a Mery. Era una ragazza di Tassorosso molto carina. Ho sempre invidiato la sua bellezza. Quando eravamo amiche, lei era sempre la più timida e per questo la più amata. Invece io ero quella che voleva sempre litigare e che non si fa mai i fatti suoi.
    *Oh no!” pensai *Ma che vuole ora?*
    “Ciao Mery” la salutai cercando di essere gentile, anche se in quei ultimi tempi mi era un po’ difficile esserlo con lei. “Passate buone vacanze?”
    “Splendide” rispose anche lei con tono gentile sorridendomi. Io la guardai stupita.
    “Ah bene...bè, io vado, ci si vede in giro” le dissi voltandomi e ricominciando a camminare. Lei rimase delusa e ci provò ancora.
    “Lavi!” mi chiamò e rimasi ancora più sorpresa. “So che noi due non andiamo molto d’accordo ormai” continuò, nella sua voce c’era un filo di speranza. Io, ormai lontana da lei, mi voltai e mi riavvicinai osservandola perplessa.
    “Che c’è? Non hai più nessuno ora e ritorni da me?” le dissi distrattamente. Quella storia mi urtava veramente, non sopportavo quando le persone cambiavano faccia.
    “Che c’entra? Allora è questo che pensi?” mi rispose, non aveva più un tono gentile.
    “Senti, non so cosa tu abbia in mente, ma non mi interessa.” conclusi io accennando al fatto che non mi andava discutere e volevo tornare dai miei amici.
    “Capisco”disse “ma che ne diresti di risolvere la cosa con un duello?”
    Rimasi ancora più sorpresa, perché voleva duellare? Non avrebbe risolto nulla. Però la cosa infondo non mi dispiaceva, mi avrebbe fatto bene un po’ di sfogo.
    “Ci sto!” risposi con tono fermo e determinato. Lei sorrise soddisfatta. Ancora non avevo capito cosa avesse in mente, ma di sicuro c’era sotto qualcosa, la conoscevo bene. Decisi di fare il suo gioco per scoprire i suoi piani. Ero nervosa, misi una mano in tasca attorno alla bacchetta pronta per reagire...

    mery


  • Mery_Wazlib

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 8
    Galeoni: 1341
        Mery_Wazlib
    Tassorosso
       
       

    Le urla delle migliaia di persone attorno a me sembravano essere soffocate.
    Erano solo un ronzio in lontanza di cui non mi curavo affatto. Avevo altro a cui pensare.
    L'aria gelida sferzava sul mio volto costringendomi a chiudere gli occhi. La mia scopa volava automaticamente ormai, senza che io potessi far niente per indicarle il percorso da seguire.
    Insomma, una solita, fresca mattina di fine Maggio.
    Solo una cosa la rendeva speciale per me: quella finale della Coppa del Quidditch che aspettavo da settimane.
    Tassorosso contro Corvonero.
    Non era mai capitato che la mia squadra arrivasse in finale con tanti punti di distacco dalle squadre avversarie. Per vincere bastava trovare il boccino e la Coppa dorata sarebbe stata nostra.
    In sostanza, era tutto nelle mie mani.
    Sorvolavo il campo con attenzione, pronta a scorgere un qualsiasi scintillio dorato. Ovviamente, dall'altra parte del campo la cercatrice avversaria stava facendo la stessa cosa, e io la tenevo d'occhio.
    Sapevo benissimo che lei aveva un occhio da falco quando si trattava di identificare il boccino.
    Mi sorrise da lontano, dimostrandomi che sapeva che stavo osservando ogni sua mossa. Ormai mi conosceva bene, vista la nostra amicizia. Ricambiai il sorriso della mia "nemica-amica".
    Fu un flash! Nemmeno il tempo di rendermi conto del suo passaggio, che già il boccino era a molti metri da me. Mi precipitai verso di lui senza pensare ad altro.
    Avevo una visione sfocata di tutto il resto del mondo; per me, in quel momento, esisteva solo quella piccola, "insignificante", sfera dorata.
    Il boccino era ancora lontano da me, quando sentii improvvisamente una fitta al fianco destro. Era come se, tutto a un tratto, la mia divisa fosse diventata quattro volte più piccola del normale. Mi stava togliendo il respiro.
    Una forza estranea al mio corpo mi tirava verso dietro e non riuscivo ad oppormi. Girai il capo un millesimo di secondo, giusto il tempo di scorgere la mano della mia amica Lavinia attaccata alla mia divisa nero-gialla.
    Questo colpo basso non l'avevo previsto da lei.
    Persi l'equilibrio e precipitai per pochi metri attraverso un vortice scuro di figure indefinite; un vuoto spaziale mi accompagnò per tutta la durata della mia ingloriosa discesa.
    L'atterragio non fu morbido, di questo ne ero certa, ma riuscii ad aprire gli occhi solo quando una decina di persone mi circondavano.
    Domande su domande affollavano la mia testa, non riuscivo a comprendere il senso di ciò che mi dicevano...
    La professoressa Phoebe continuava a chiedermi cosa fosse successo, ma mi uscii di bocca solo il suo nome:

    "Lavinia..."

    I colori si confondevano tra loro creando varie tonalità che mi facevano sentir male.
    Azzurro, giallo, verde, rosso, blu, viola, nero. Nero pesto...



    BUM!


    Mi svegliai di soprassalto dal sonno inquieto che avevo avuto per tutta la notte. Anzi, dal ricordo che mi perseguitava da tutta l'estate.
    Richiusi gli occhi rassegnata. Per quanto amassi la mia famiglia, in casa Wazlib non si poteva mai sperare in un risveglio tranquillo...
    L'orologio, fissato alla parete di fronte, segnava le 6:30.

    "Bene..." Pensai tra me e me. "Addio sonno!"

    Sapevo benissimo che se avessi cercato di riaddormentarmi, ci sarebbe stato qualcosa ( qualsiasi cosa) che non me l'avrebbe permesso.
    Era matematico! Più tempo avevo per dormire meno potevo farlo...

    Mi misi seduta sul letto per qualche istante, come se stessi meditando ma, in realtà, stavo solo cercando di riacquistare lucidità per prepararmi al mio traumatico rientro a scuola.
    Eh si! Quella era l'ultima volta che avrei potuto godere della comodità della mia stanza. O almeno, fino alle vacanze di Natale ...

    Ripensai al tonfo che mi aveva svegliata: non riuscivo a capire da cosa era stato provocato quindi, più infastidita che curiosa, mi alzai dal letto con gli occhi ancora assonnati e i capelli arruffati, cercai alla cieca le mie pantofole giallo canarino e mi diressi fuori dalla mia stanza.
    Eccolo lì il responsabile del mio mattutino risveglio.

    Mio fratello si aggirava rumorosamente per la casa cercando di recuperare il necessario per Hogwarts. Il suo baule nero era aperto nel corridoio, ricoperto alla rinfusa da vestiti e libri vari. La sciarpa di Serpeverde era ancora gettata a terra in mezzo a cianfrusaglie, perlopiù articoli di Zonko di cui non avevo la minima idea della loro utilità.
    Alzai gli occhi al cielo e mi rivolsi a mio fratello con tono disperato:

    " Ti rendi conto di che ore sono?
    Perchè non fai come tutte le altre persone normali che preparano il baule la sera, o addirittura molti giorni, prima della partenza?"


    "Perchè in quel modo non potrei disturbarti!"

    Mi disse con un tono serio come se fosse la cosa più scontata del mondo.

    "Ovviamente..." risposi più a me che a lui.

    Scansai con un calcio il pallone da calcio babbano che si trovava di fronte a me e mi richiusi la porta alle spalle. Mi diressi verso l'armadio per prendere il vestitino estivo che avrei indossato quella mattina, vista la giornata afosa che si era presentata.
    Non potei fare a meno di sorridere divertita.
    A parte il mio baule per Hogwarts, già chiuso e pronto in un angolo, e la gabbia del mio gufo, sistemata vicino alla finestra, nella mia stanza regnava il caos.
    Tutto ciò che non mi serviva per il mio rientro a scuola era riversato disordinatamente a terra o sulla mia poltrona preferita, che ormai a stento si riusciva a scorgere.
    Di solito non ero così disordinata ma, la sera prima avevo fatto la stessa cosa che mio fratello stava continuando a fare su e giù per il corridoio, e per il quale io mi ero arrabbiata tanto. Il disastro nella mia stanza era il risultato della mia "missione organizzativa" per Hogwarts.
    Evidentemente io e mio fratello avevamo qualcosa in comune, anche se non lo volevamo ammettere.

    Nonostante l'orario troppo mattutino, andai in cucina per fare colazione e trovai già mia madre e mio padre indaffarati nelle loro questioni.

    "Buongiorno tesoro, come mai così presto?" Mi salutò mia madre divertita, intuendo già la risposta.

    "Chiedilo a tuo figlio!" bofonchiai seccata, mentre le davo un bacio.



    Passai il resto del tempo in attesa della partenza gironzolando per la casa e cercando di fare mente locale sulle cose che mi servivano per Hogwarts.
    Non avevo dimenticato nulla a quanto pareva e, semmai mi fossi ricordata qualcosa, me la sarei fatta spedire via gufo da mia madre.
    Arrivò il momento della partenza e ci sistemammo tutti su una macchina babbana color rosso sbiadito. Era una scena piuttosto singolare per un comune essere umano: quattro persone, due gufi rinchiusi in delle gabbie sul tettuccio e due enormi bauli che sporgevano dal retro.
    Tutti i passanti babbani, al nostro passaggio, ci indicavano furtivamente con dei sorrisini fastidiosi.

    Il viaggio verso la stazione sembrò più lungo di quanto non fosse in realtà. Forse anche a causa del catorcio che mio padre si ostinava ad utilizzare. Persino un babbano "normale" lo avrebbe rimpiazzato alla prima possibilità.
    In ogni caso, arrivammo alla stazione con largo anticipo, cosa che sicuramente era stata prevista da mio fratello.
    Roonil, infatti, non appena attraversammo il binario nove e tre quarti, salutò velocemente i nostri genitori e, dopo avermi fatto una linguaccia, si diresse verso il meccanista.
    Da buon Serpeverde, aveva sicuramente qualcosa in mente per iniziare l'anno ad Hogwarts con un pò di adrenalina. Bastava aspettare e il suo piano sarebbe venuto a galla.
    A me non interessava cosa stava tramando; ero felice di tornare a scuola e niente mi avrebbe fatto perdere il buon umore. Solo un piccolo ricordo lontano mi disturbava e io cercavo di schiacciarlo...

    Abbracciai mia madre e salutai mio padre con un bacio sulla guancia mentre lui, da babbano ancora non del tutto abituato al mondo magico, si guardava intorno estasiato.
    Lo lasciai immerso nel suo stupore e, salutandolo con un sorriso un'ultima volta, mi diressi verso lo scompartimento più vicino. Sistemai il baule sulla grata in alto, mi sedetti vicino al finestrino e aspettai i miei amici...

    Probabilmente mi ero addormentata perchè il treno sembrava arrivato a destinazione ed era del tutto silenzioso.
    Svegliarsi così presto al mattino non faceva proprio per me ed ecco i risultati...
    Indossai velocemente la mia cara divisa di Tassorosso e uscii nel corridoio.
    Vuoto. Deserto totale.
    Mi avviai con passo svelto verso l'uscita perchè non volevo far tardi allo smistamento che era sempre stata la parte che più adoravo del primo giorno ad Hogwarts, ma mi bloccai.
    Dallo scompartimento davanti al mio uscì l'unica persona con cui non avevo voglia di parlare. Almeno per ora... almeno non il primo giorno di scuola.
    Rimasi ferma per qualche istante. Avrei potuto tornare indietro (tanto lei non mi aveva nemmeno vista) e far finta che non l'avessi mai incontrata. Ma che senso aveva?
    Bisognava chiarire la situazione e, se il destino aveva deciso che tutto doveva essere risolto lì, a quell'ora, su quel treno e il primo giorno del ritorno ad Hogwarts, chi ero io per contraddire il destino?
    Mi feci forza e la chiamai:

    "Lavinia..."


    In realtà, non so nemmeno io perchè avevo pronunciato il suo nome però vederla lì, davanti a me, mi aveva fatto dimenticare per un attimo la nostra disavventura.
    Provavo una strana sensazione, forse nostalgia per quella che era stata un'affiatata amicizia.

    "Ciao Mery...passate buone vacanze?"

    Mi rispose sorridendo, ma a me sembro che il suo tono di voce fosse sul filo dell'indifferenza.
    Risposi con un sorriso, cercando di intrattenere un minimo di conversazione.

    "Splendide"

    “Ah bene...bè, io vado, ci si vede in giro”

    Si voltò e ricominciò a camminare nella direzione opposta alla mia. Era evidente che lei non aveva le mie stesse intenzioni.
    Ci riprovai...

    “Lavi!
    So che noi due non andiamo molto d’accordo ormai...”


    "Che c’è? Non hai più nessuno ora e ritorni da me?"

    Rimasi spiazzata da quelle dure parole.

    “Che c’entra? Allora è questo che pensi?”

    Non ebbe nemmeno la decenza di darmi una risposta. Si limitò a scaricarmi usando poche parole con tono sbrigativo.

    “Senti, non so cosa tu abbia in mente, ma non mi interessa.”

    Quella conversazione, se così poteva essere definita, stava diventando insostenibile per me.
    Nella sua voce sentivo fretta, risentimento, rabbia...
    Quella mattina di fine Maggio era ancora vivida nei suoi pensieri, a quanto pareva dal suo comportamento.
    Non riuscivo a non essere infastidita, anche perchè dovevo essere io quella risentita. Io ero stata buttata dalla scopa, io ero rimasta in infermeria per un'intera settimana. Io ero rimasta delusa da lei...
    In cambio, mi ero limitata ad utilizzare ciò che Lavinia non aveva avuto nei miei confronti: la lealtà.
    E' vero, avevo fatto il suo nome e questo le era costato anche sette giorni di punizione, oltre che molti punti in meno per la coppa delle Case, ma era stata lei ad iniziare.
    Forse, se avessi tenuto la bocca chiusa, la professoressa Phoebe non avrebbe preso provvedimenti, considerando che non aveva visto il responsabile dell'accaduto. Ma non sarebbe stato giusto e, soprattutto, ormai era inutile piangere sul latte versato.
    Adesso era il momento di risolvere la situazione, in un modo o nell'altro.
    Con il senno di poi, io scelsi il metodo più avventato; scelsi il metodo più stupido.

    "Che ne diresti di risolvere la cosa con un duello?”

    In quel momento avevo parlato senza riflettere. Mi ero lasciata guidare dall'istinto ma, ciò che più mi sorprese, fu il fatto che Lavinia aveva accettato senza nemmeno pensarci troppo; come se fosse l'unica cosa che stava aspettando.
    Bene! Avrebbe avuto pane per i suoi denti.

    La guardai negli occhi. Volevo rivedere lo sguardo della mia vecchia amica, quello sguardo di cui ancora non riuscivo a scorgere la minima traccia.
    E' incredibile pensare come da un momento all'altro tutto possa cambiare...Un momento prima, su quell'amato campo da Quidditch, ci sorridevamo a vicenda come due esperte complici e un momento dopo la nostra amicizia si era frantumata.

    Feci due passi verso di lei.

    "A costo di risultare scontata, ti ricordo che l'unica regola in un duello è che non ci sono regole."

    Non aspettai nemmeno di sentire la sua replica. Afferrai la bacchetta e la puntai contro di lei.

    "Fattura orcovolante!"

    Citazione:
    FATTURA ORCOVOLANTE (MONSTRUM)
    Descrizione: evoca degli spiritelli volanti che attaccano sulla faccia e in modo molto fastidioso
    Tipo: incantesimo offensivo
    Durata: istantanea
    Consigliato: per rallentare il nemico, impedirgli la visuale e distogliere la concentrazione; utile per fuggire
    Avvertenze: //
    Livello Richiesto: 4



    Urlai quelle parole quasi con rabbia.
    Non potevo sapere che effetto avrebbe avuto l'incantesimo su di lei, ma mi sentivo già soddisfatta. Mi stavo prendendo la rivincita che, incosciamente, aspettavo da molti mesi...



    hg94


  • Lavinia_Grent

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 8
    Galeoni: 1555
        Lavinia_Grent
    Corvonero
       
       

    Sfoderai la bacchetta indecisa se attaccare o no. Avevo accettato il duello e ormai non potevo tirarmi indietro. Dovevo combattere e basta. Sistemai a terra il baule che portavo in mano e vi appoggiai sopra la gabbia di Lolli. La mia cara civetta fece un urlo, forse avvertiva la tensione nell’aria.

    “Tranquilla” le dissi, aprendo la gabbia e accarezzandole le piume argentate. Poi la richiusi e lei mi guardò di nuovo con i suoi grandi occhioni.

    Mi voltai verso Mery, la osservai attentamente. Anche lei mi scrutava. La guardai negli occhi e mi parve di rivivere quel giorno di fine maggio, quando tutto iniziò.
    Era la finale di Quidditch e sia io che lei giocavamo da cercatrici. La partita stava per finire, lei era a un passo dal boccino. Io ero lontana per raggiungerlo. Le sorrisi. Eravamo molto amiche e quel sorriso era per scusarmi di quello che stavo per fare, per dirle che non avrebbe compromesso la nostra amicizia. Non avevo altra scelta, la mia mano andò da sola verso la bacchetta e le mie labbra pronunciarono l’incantesimo. Lei cadde dalla scopa e volai verso la piccola palla dorata e la presi. La mia squadra vinse. Fui assalita dai miei compagni che mi stringevano ed esultavano. Ma io non ero felice. Avevo vinto con l’inganno e questo mi faceva male, soprattutto perché avevo colpito una mia amica. Decisi di andare dalla professoressa Phoebe per costituirmi poiché nessuno si era accorto di niente. Immaginavo che la professoressa fosse in infermeria e mi recai lì. Volevo chiedere scusa e accettare la mia punizione. Quando arrivai trovai la professoressa e un gruppo di Tassorosso attorno al letto di Mery. Mi fermai sulla soglia. Non ebbi il coraggio di entrare, erano tutti preoccupati per lei e io avrei peggiorato la situazione. Scappai, iniziai a correre, grosse lacrime mi uscivano dagli occhi. Non partecipai alla festa nella sala comune del mio dormitorio. Non aveva senso, non c’era niente festeggiare. Il giorno dopo andai in infermeria per parlarle, per spiegarle che non avevo avuto scelta, che mi sentivo in colpa e per implorare il suo perdono. Ma la professoressa mi trovò per prima. Mi disse che Mery avrebbe dovuto stare in infemeria per una settimana, che aveva fatto il mio nome e io avrei avuto sette giorni di punizione e cinquanta punti in meno per la mia casata. Il mondo mi crollò addosso, ma non perché avrei avuto una punizione che meritavo, perché non credevo che lei mi avrebbe accusata. Da quel giorno non ci rivolgemmo più la parola, diventammo due perfette estranee. Non c’era più segno di quella vecchia amicizia.

    Tornai alla realtà, quei pensieri mi facevano male. Non riuscivo a leggere i suoi occhi. Era come se provasse tante emozioni in un solo momento. Aveva fatto il mio nome...era l’unico pensiero, non si era comportata da amica. Neanche io avevo agito lealmente buttandola giù dalla scopa, ma almeno volevo chiarire, volevo spiegarmi e risolvere la cosa. Lei non ne volle sapere e allora finì tutto.
    Non capii perché proprio in quel momento aveva deciso di risolvere la cosa, nei suoi occhi adesso c’era sfida e molto risentimento, come del resto anche io volevo concludere quella faccenda.

    "A costo di risultare scontata, ti ricordo che l'unica regola in un duello è che non ci sono regole" disse dopo quel gioco di sguardi.

    Io non risposi, ma lei capì che era un assenso e mi puntò la bacchetta contro. Feci un respiro profondo e alzai anche la mia, ma non ero più determinata come prima. Qualcosa mi diceva che quello non era il momento e il luogo giusto per risolvere la faccenda. Mery si accorse del mio attimo di esitazione e ne approfittò. Mi scagliò una fattura orcovolante. Urlò la formula con rabbia, come se da tanto aspettava quel momento per prendersi una rivincita. Dalla punta della sua bacchetta uscirono degli esserini che si dirigevano verso di me, pronti per attaccarmi. Io ebbi i riflessi pronti e mi spostai di lato. Gli esseri volanti finirono nella cabina vuota dietro di me che mi affrettai subito a chiudere.

    “Peccato” esclamai con tono divertito “riesci a fare solo questo?”

    Lei rimase delusa, forse si aspettava che mi avrei fatto colpire. Ma doveva saperlo, doveva conoscermi, se mi mettevo in gioco, era inutile farmi cambiare idea. Per un attimo forse avevo pensato che quello non era il modo giusto per sistemare la cosa. Però ormai non potevo tirarmi indietro. Sapevo perfettamente che appena ci avrebbero scoperti, avremmo ricevuto sicuramente una punizione tutti e due e i guai avevano un’attrattiva particolare per me.
    Le sorrisi. Feci lo stesso sorriso di quella mattina di maggio. Il sorriso che nascondeva le mie intenzioni, che mostrava complicità. Mi venne naturale. Noi eravamo solite sorriderci a vicenda, a volte senza un motivo particolare, ma ci teneva unite. Stavolta le puntai io la bacchetta contro sorridendo. Lei mi osservava per capire come l’avrei colpita, per capire come avrei reagito. Chiusi gli occhi e urlai:

    “Aguamenti”

    Citazione:
    AGUAMENTI
    Descrizione: genera acqua dalla bacchetta
    Tipo: incantesimo offensivo
    Durata: istantanea
    Consigliato: per attaccare il nemico con ondate d'acqua, fino ad intrappolarlo dentro una sfera
    Avvertenze: sconsigliato in luoghi angusti
    Livello Richiesto: 3


    Dalla punta della mia bacchetta fuoriuscì un getto d’acqua. Lei rimase stupita. L’acqua non le finì addosso come evidentemente si aspettava. Io avevo puntato la bacchetta verso i suoi piedi dove si formò una pozza d’acqua. Mi osservò con aria perplessa, non capiva come potessi farle del male con una semplice pozza d’acqua. Puntai ancora la bacchetta verso i suoi piedi e sussurrai determinata:

    “Glacius”

    Citazione:
    GLACIUS
    Descrizione: incantesimo congelante
    Tipo: incantesimo offensivo
    Durata: istantanea
    Consigliato: in combo con Aguamenti o in zone dove c’è già dell'acqua
    Avvertenze: in luoghi molto caldi potrebbe risultare inefficace
    Livello Richiesto: 4


    Mentre lo schizzo di luce argentata volava dalla mia bacchetta verso i piedi della mia avversaria e la pozza d’acqua, la osservai soddisfatta. Stavamo duellando e forse risolvendo la cosa una volta per tutte. Probabilmente il destino voleva questo, doveva andare a finire così.

    “Perdonami” dissi bassa voce nell’attimo in cui lei ragionava per trovare un contro incantesimo e nella speranza che mi sentisse e capisse che un tempo tenevo veramente a lei...

    mery


  • Mery_Wazlib

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 8
    Galeoni: 1341
        Mery_Wazlib
    Tassorosso
       
       

    Fuori dai finestrini la luce si era fatta rossastra.
    Il sole stava calando e la sua luce sagomava le forme delle nuvole scure che incorniciavano il cielo. L'aria era fresca e avrebbe potuto piovere da un momento all'altro.
    Sembrava che il tempo lì fuori rispecchiasse l'atmosfera che io percepivo all'interno di quel treno.

    Tornai velocemente alla mia realtà.
    Ero rimasta delusa dall'esito del mio incantesimo.
    Quando avevo pronunciato la formula, una luce abbagliante aveva illuminato il vagone del treno e migliaia di esseri volanti erano stati generati dalla mia bacchetta e si erano diretti aggueriti contro Lavinia...ma non avevo messo in conto la sua agilità.
    Non riuscii nemmeno a vedere chiaramente come fece a schivare quegli esseri fastidiosi che avevano lei come unico bersaglio, eppure era riuscita a rinchiuderli tutti nello scompartimento alla sua destra.
    Possibile che riuscisse a prevedere così palesemente le mie mosse? Non trovavo altra spiegazione a quel suo gesto fulmineo che l'aveva salvata dal mio incantesimo.

    La guardai stupita per qualche istante poi le sorrisi con un' aria da complice, quasi come volessi complimentarmi per la sua astuta trovata. Dovevo saperlo: Lavinia aveva sempre avuto degli ottimi riflessi.

    “Peccato! Riesci a fare solo questo?”

    Mi rivolse un sorriso compiaciuto che sembrava a metà tra la beffa e il divertito.
    Non riuscii a replicare nulla ma la osservai attentamente.
    C'era qualcosa nella sua espressione che mi tornava familiare, e questa era un'evidente prova del fatto che la conoscevo fin troppo bene. Eravamo amiche da troppo tempo per non riuscire a riconoscere quello sguardo. Anzi no, eravamo state amiche...ma i ricordi, le confidenze, gli sguardi di un'amicizia non si dimenticano, nemmeno quando questa finisce in frantumi.

    Lavinia aveva qualcosa di astuto in mente, qualcosa che la faceva sorridere come se avesse già la vittoria in pugno.
    Aspettai impaziente la sua mossa e, stringendo nel palmo della mia mano la bacchetta, mi preparai psicologicamente per rispondere al suo attacco.

    “Aguamenti”

    Il suo urlo mi sorprese.
    Guardai la grande pozza d'acqua che si era formata ai miei piedi e non riuscii a trattenere un sorriso. Era possibile che Lavinia mi avesse sottovalutata a tal punto? Come poteva pensare che mi sarei fatta impressionare da una pozza d'acqua?
    Dovevo ammettere che ero un pò confusa dalla situazione ma, nemmeno il tempo di fare questi pensieri che Lavinia concluse ciò che aveva cominciato.

    “Glacius”

    Finalmente ero riuscita a capire che cosa avevo in mente.
    L'acqua cristallina che mi circondava si solidificò velocemente diventando un'enorme lastra di ghiaccio.
    Ero sempre stata negata nel pattinaggio sul ghiaccio, figuriamoci nel stare in piedi senza nessun punto d'appoggio... e Lei lo sapeva bene!
    A quanto pareva Lavinia aveva fatto bene i suoi calcoli.

    Scivolai goffamente da un lato e per poco non caddi in terra nei peggiori dei modi. Mi salvò la maniglia dello scompartimento più vicino, alla quale mi aggrappai prontamente.

    "Questo è un colpo basso..."

    Sussurrai tra i denti mentre cercavo di riacquistare equilibrio.
    Lavinia aveva fatto in modo che l'ambiente mi fosse ostile e ci era riuscita egregiamente. In fondo, lo sanno tutti che l'ambiente esterno è un elemento essenziale in un combattimento.
    Infatti, così come un orso polare non potrebbe mai cacciare nella savana, allo stesso modo io non potevo duellare nel pieno delle mie possibilità stando sul ghiaccio.
    Dovevo trovare un modo per risolvere la situazione a mio favore.

    La mia mente trovò immediatamente una soluzione e con estrema velocità pronunciai l'incantesimo.

    "Evanesco ghiaccio!"

    Citazione:
    EVANESCO (seguito dal nome di un oggetto)
    Descrizione: l'incanto che fa svanire, sparire qualcosa.
    Tipo: incantesimo generico
    Durata: istantanea
    Consigliato: //
    Avvertenze: maggiore sarà la taglia dell'oggetto da far sparire, maggiore dovrà essere l'esperienza e la potenza del mago
    Livello Richiesto: 1



    Mi sentii subito al sicuro; se tutto fosse andato come avevo previsto, la lastra di ghiaccio sotto di me sarebbe diventata solo un brutto ricordo.
    Non mi accertai nemmeno che il mio incantesimo avesse avuto effetto che subito ne indirizzai un altro contro Lavinia per sfruttare l'effetto sorpresa.

    *Levicorpus*

    Citazione:
    LEVICORPUS (n-vbl)
    Descrizione: fa sollevare in aria la persona colpita, tenendola sospesa per le caviglie
    Tipo: incantesimo offensivo
    Durata: 1 turno
    Consigliato: per schiantare e confondere il nemico
    Avvertenze: per essere lanciato e mantenuto efficacemente, richiede una discreta concentrazione ed è indispensabile non distogliere mai lo sguardo dalla propria vittima
    Livello Richiesto: 5



    Probabilmente la scelta di un incantesimo non verbale era un punto a mio favore.
    Lavinia non avrebbe avuto modo di difendersi prima che l'incantesimo l'avesse colpita e, a quel punto, sarebbe stato troppo tardi perchè si sarebbe ritrovata a piedi in aria e testa in giù.
    In realtà, io non avevo alcuna intenzione di farle male anche perchè, in fondo, le volevo ancora bene e non potevo fare nulla per evitare che questo sentimento di amicizia interferisse in questo maledetto duello.
    Avrei voluto parlare, dire qualsiasi cosa per riacquistare la sua fiducia. Ma quello non mi sembrava affatto il momento opportuno...
    Avevamo cominciato un duello e io volevo avere la meglio.
    Non era la presunzione o la fame di vittoria a spingermi a voler vincere, ma era solo una mia insensata speranza.
    Volevo solo che quello scontro diventasse l'arena della ragione: colei che avesse perso sarebbe stata quella dalla parte del torto.
    Quel duello per me era diventato il tribunale dei nostri dissapori; avrebbe deciso chi di noi due aveva sbagliato quella mattina di fine Maggio, mettendo fine alla nostra amicizia.
    Non potevo perdere! Tenevo troppo a lei per poter sopportare un'accusa di questo genere...

    hg94



    Ps: scusate il ritardo, ho avuto problemi di connessione^^

  • Lavinia_Grent

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 8
    Galeoni: 1555
        Lavinia_Grent
    Corvonero
       
       

    Ormai era già sera. In lontananza si sentivamo i tuoni. La luce dei lampi entrava dai finestrini e illuminava il viso di Mery. Stava per piovere. Noi due eravamo ancora sull’espresso per Hogwarts, in quel corridoio deserto. Il treno fischiò come segno che eravamo arrivati. Tutti gli studenti iniziarono a scendere. Dal finestrino si vedeva la stazione di Hogsmeade, l’unico borgo solamente abitato da maghi. Io l’adoravo, avevo dei bei ricordi lì. Mi vennero in mente i giorni in cui io e Mery passavamo i weekend nella strada principale, tra i negozi. Il nostro preferito era Zonko, ci divertivamo tanto a guardare le sue nuove invenzioni e anche a usarle su quelli che ci facevano antipatia. Ma quei ricordi erano lontani, quella mattina di maggio e quella maledetta finale di Quiddicht avevano rovinato tutto. In quel momento decisi che non avrei giocato mai più da cercatrice, non ce l’avrei fatta, neanche se con quel duello avremmo risolto la cosa. Era un pegno da pagare, potevo giocare semplicemente da cacciatrice, non avrei fatto del male a nessuno. Guardai Mery per cercare di capire se anche lei stesse pensando le mie stesse cose, una volta ci capivamo al volo, ci bastava uno sguardo. In quel momento volevo che mi capisse, che la smettesse con quel stupido duello. Io avrei potuto implorarle il suo perdono.

    Dopo che le scagliai il mio incantesimo, ai suoi piedi si formò una lastra di ghiaccio provocata dai miei incantesimi. Perse l’equilibrio, non era mai stata una brava pattinatrice e lo sapevo bene. Per fortuna riuscì ad aggrapparsi alla maniglia di una cabina e si rimise in piedi.

    “Evanesco ghiaccio” mormorò e il ghiaccio che c’era per terra si dissolse.

    Mi guardò un aria soddisfatta, ma dai suoi occhi capivo che la pensava come me, che non voleva arrivare fino a questo punto. Capii che non voleva farmi del male e neanche io ne volevo fare a lei. Però ormai eravamo lì e non si tornava indietro. Questa volta toccava e lei attaccare. La vidi alzare la bacchetta contro di me però le sue labbra non si muovevano.

    *Brava! Un incantesimo non-verbale* pensai cercando di difendermi in tempo mentre la lo schizzo di luce volava verso di me. In un batti baleno mi ritrovai a testa in giù, appesa per la caviglia. Lei mi guardò soddisfatta, ma aveva anche uno sguardo di scuse. In fondo le dispiaceva, come dispiaceva anche a me, eravamo state amiche per troppo tempo.

    Chiusi gli occhi e cercai di concentrarmi, non era molto facile essendo appesa a testa in giù. Con un movimento di bacchetta che avevo sempre stretta in mano mormorai il contro incantesimo e fui subito per terra. Risi e guardai Mery negli occhi nella speranza che lo facesse anche lei. Infatti, dopo pochi instanti ci ritrovammo a ridere tutti e due come i vecchi tempi. Fu un gesto spontaneo, segno che nessuno delle due aveva dimenticato il passato.

    “Ora basta ”dissi all’improvviso smettendo di ridere e facendomi seria “siamo delle stupide a continuare con questo duello”.

    Si fece anche lei seria, ma non disse nulla. Sembrava indecisa, lo capivo dai suoi occhi. Infatti lei distolse lo sguardo. Mi conosceva bene e sapeva che io riuscivo a capirla dal suo sguardo. In passato ridevamo sempre di quel modo di capirci così senza parole. Ci rendeva uniche e speciali.

    Poiché lei non diceva nulla io mi girai e feci per andarmene, lasciandola lì. Posai la bachetta nel mantello, presi il baule e la gabbia di Lolli, che strillava felice di tornare a casa, e scesi dal treno. Le carrozze erano ormai lontane, si erano dimenticati di noi. Mi guardai intorno, Hogsmeade era come l’avevo lasciata tre mesi prima: le casette in fila tutte uguali, i vicoli stretti.
    Iniziai a camminare pensando a quello che era appena successo. Non sapevo se la questione era stata risolta. Per quella sera non ne volevo sapere più niente, ero molto stanca.

    “Lavinia!” gridò una voce dietro di me “Aspetta!”

    Mi voltai, era Mery. Era scesa dall’espresso e mi era corsa dietro con la bacchetta puntata contro di me. Era furiosa. Evidentemente era offesa perché io l’avevo lasciata lì. Posai il baule e la gabbia. Sfoderai anche io la bacchetta, pronta per un eventuale attacco.

    “Il duello non è concluso” disse la tassetta con fermezza “dobbiamo ancora decidere chi ha ragione”

    “Mery, ti prego, è inutile stabilire con un duello chi delle due ha ragione o torto” risposi io implorante “finiamola qui, dai...”

    In quel momento iniziarono a cadere delle grosse gocce d’acqua. Stava piovendo. Lei mi puntò la bacchetta contro pronta ad attaccare, ma io fui più veloce...

    “Incarceramus Horribilis” urlai, nella mia voce c’era un filo di disperazione. Non volevo attaccare.


    Citazione:
    INCARCERAMUS HORRIBILIS
    Descrizione: incantesimo che libera grossi serpenti dalla punta della bacchetta, che si avvolgono attorno alla vittima per bloccarla.
    Tipo: incantesimo offensivo
    Durata: 1 turno
    Consigliato: per bloccare e stritolare il bersaglio
    Avvertenze: è una variante di Incarceramus, ma è ritenuto dai più un incantesimo oscuro poiché prediletto dai Mangiamorte e maghi oscuri
    Livello Richiesto: 2



    La luce che uscì dalla mia bacchetta volò verso di lei, mentre la pioggia ci bagnava i capelli. Le gocce scorrevano lungo tutto il mio corpo, erano fredde e mi provocavano dei leggeri brividi. Chiusi gli occhi, non volevo vedere come avrebbe reagito, se si fosse difesa o se i serpenti che avevo generato l’avrebbero avvolta. Non volevo farle del male, ma mi aveva costretta. La questione era da risolvere che io volessi o no...

    mery


  • Mery_Wazlib

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 8
    Galeoni: 1341
        Mery_Wazlib
    Tassorosso
       
       

    Ero del tutto sorpresa.
    Quando avevo lanciato il mio incantesimo, dentro di me si era radificata la convinzione che Lavinia fosse riuscita a schivarlo... come era sempre riuscita a fare.
    Invece no! La corvetta penzolava davanti a me con le caviglie trattenute in aria da una forza misteriosa. Il suo volto stava diventando paonazzo, probabilmente a causa del sangue che si dirigeva dalla parte sbagliata.
    Era come se la forza di gravità avesse cambiato direzione unicamente per lei. Se la situazione fosse stata diversa da quella attuale, quel contesto poteva essere considerato davvero comico, e, invece, nemmeno un sorriso sfiorò le nostre labbra.

    I nostri sguardi si incrociavano da una strana angolazione rispetto a quella normale, ma ero sicura che i miei occhi avevano uno sguardo...assente.
    Nella mia mente continuavano a passare mirirade di pensieri, milioni di parole che avrei potuto proferire in quel momento ma che non uscirono mai dalle mie labbra.
    Era come se tutto quello che stavo facendo non era un'azione determinata dalla mia volontà.
    Una sola cosa era certa per me: avevamo toccato il fondo! La vera me non sarebbe mai arrivata a quel punto.
    Ma l'orgoglio, il desiderio di chiarire o forse quella strana "sete di vendetta" mi facevano agire diversamente da come avrei voluto risolvere la questione.

    Non mi ero nemmeno resa conto di come avesse fatto, ma Lavinia era riuscita velocemente a liberarsi dal mio incantesimo ed era caduta a terra con un tonfo.
    Scoppiò a ridere. Cosa ci trovava di tanto divertente in quello che stava succedendo? Non riuscivo a capire...
    Guardai i suoi occhi risplendere di una gioia, un divertimento sincero e non riuscii a trattenermi. Risi con lei!

    *Si può risolvere tutto!*

    Pensai tra me, mentre quella risata spontanea mi riportava ai nostri passati momenti felici. Ero sicura che anche lei la pensasse allo stesso modo. Avevamo risolto tutto così...con una risata, come avevamo sempre fatto!

    Non potevo sapere che avrei dovuto ricredermi presto su quello che avevo appena pensato.

    “Ora basta siamo delle stupide a continuare con questo duello”

    Lavinia era diventata improvvisamente seria.
    Avrei interpretato le sue parole come un desiderio di sistemare le cose, ma era il tono con le quali le pronunciò che non quadrava.
    Era sicuro, deciso...il suo tono era duro, non ammetteva repliche.
    Rimasi spiazzata da questo controsenso: le sue parole dicevano una cosa ma il suo tono ne faceva intendere un'altra...
    Non dissi nulla e rimasi ad aspettare il seguito.

    Evidentemente Lavinia aspettava che io facessi qualcosa e, vedendomi immobile davanti a lei, fece ciò che non mi sarei mai aspettata. Se ne andò.
    Posò la bacchetta nel mantello, prese la gabbia del suo gufo, il baule e mi girò le spalle. Fu una coltellata in pieno petto per me.
    Stava abbandonando il duello, stava uccidendo la nostra amicizia...

    Avevo un groppo in gola e gli occhi mi bruciavano.
    Adesso, non esisteva più orgoglio o vendetta...esisteva solo la nostra splendida amicizia da recuperare.
    La rincorsi attraverso il vagone e poi giù, sul marciapiede della Stazione di Hogsmeade.
    Le case, il paesaggio, persino le piantine intorno, mi sembravano perfettamente uguali all'ultima volta che eravamo state lì.
    Non era cambiato nulla....non doveva cambiare nulla!

    "Lavinia! Aspetta..."

    La mia voce risuonò nella stazione buia e ormai deserta.
    Cosa diavolo avrei dovuto dire?

    “Il duello non è concluso... dobbiamo ancora decidere chi ha ragione”

    Ecco cosa dissi! Le parole più stupide che in quel momento passarono nella mia mente...quelle furono le uniche che riuscirono ad uscire dalla mia bocca.
    Avevo la bacchetta stretta in pugno, era il mio unico punto di "conforto".

    “Mery, ti prego, è inutile stabilire con un duello chi delle due ha ragione o torto...finiamola qui, dai...”

    Aveva perfettamente ragione! Io lo sapevo bene...
    In quell'esatto momento, enormi gocce d'acqua cominciarono a scendere dal cielo.
    Con un gesto meccanico, alzai la mano che teneva la bacchetta per cercare di proteggermi dalla pioggia, ma forse non fu ciò che capì Lavinia.

    “Incarceramus Horribilis”


    Sembrava che la corvetta fosse stata costretta a lanciare quell'incantesimo. Dall'espressione del suo volto riuscii a cogliere che quella magia era un atto forzato...Stava cercando di difendersi!
    Un lampo di luce verdastro illuminò la stazione in modo spettrale.
    Io rabbrividii. Squame viscide e fredde strisciavano sui lembi di pelle lasciati scoperti dai miei abiti. I serpenti erano le creature che meno riuscivo a tollerare, figuriamoci toccarli o, addirittura, averli addosso.
    Il mio respiro si fece veloce, ero spaventata e avrei voluto urlare, ma non riuscivo a fare nulla.
    Il gelo era calato anche nella mia mente e mentre sentivo le scaglie dei rettili strisciare sulla mia pelle non sapevo cosa fare. Non sapevo come liberarmi di quegli esseri viscidi che continuavano a muoversi su di me.
    Avevo ancora la bacchetta stretta in pugno e pronunciai il primo incantesimo che avrebbe potuto fornirmi un bagliore di speranza.

    "Finite incantatem"


    Citazione:
    FINITE INCANTATEM o FINITUS
    Descrizione: pone fine agli Incantesimi minori
    Tipo: incantesimo difensivo
    Durata: istantanea
    Consigliato: per contrastare qualsiasi incanto, fattura o sortilegio di livello medio-basso
    Avvertenze: ovviamente, non ha effetto sugli Incantesimi Oscuri e sulle Maledizioni Senza Perdono
    Livello Richiesto: 1


    I serpenti sparirono in un attimo, esattamente come erano apparsi.
    La pioggia continuava a scrosciare. I miei lunghi capelli castani erano completamente bagnati e sentivo ormai la divisa pesarmi addosso.
    Sul mio volto, una goccia che non proveniva dal cielo si confuse con le altre.
    Ero delusa, affranta. Non riuscivo più nemmeno a guardare nella sua direzione.

    "Non era così che doveva finire..."

    La mia voce era poco più che un sussuro coperto dal rumore della pioggia che ormai batteva con insistenza. Forse Lavinia nemmeno riuscì a sentirla.
    Evidentemente dovevo imparare quella nuova, dura lezione: non sempre le cose vanno come vorremmo!
    Mi voltai demoralizzata e mi diressi verso l'Espresso per prendere le mie cose e cominciare il nuovo anno ad Hogwarts...


    hg94


  • Cosetto_Silverwing

    Corvonero Certificato

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 13
    Galeoni: 107217
       
       

    Un duello molto ben fatto ragazze, davvero bel racconto e trama. Siete riusicte a tenere il lettore concentrato sul racconto ed incollatto agli eventi. Molto sopreso piacevolmente da entrambe.

    hg94, tu hai avuto il pesante carico di iniziare il tutto, con l'introduzione. E' ottima la vista dell'insieme che descrivi nel tuo primo post: la famiglia, la casa e pure il giardino...tutto viene trattato con cura e ben gestito. Il racconto comincia in maniera fluente e scorre pian piano soffermandosi per godersi i piccoli passaggi. Molto bello il significato che dai al saluto dei tuoi alla stazione, drammatico persino, e minuziosa nella narrazione. Nel tuo secondo post componi l'opera con repentini flashback, da vera cinematografa, i miei complimenti. Poi è ottim ala tua idea di far luce sul fatto appenna accennato da mery, che ha segnato la rottura fra voi due; quasi ci si può immaginare le varie scene chiudendo gli occhi. Vi sono però 3 o 4 errori sintattici e grammaticali: "avrei fatto colpire", "scoperti", "tutti" al maschile plurale, quando siete due ragazze...La combo è un vero spettacolo per ingegno e scelta: da notare però che Aguamenti viene sconsigliato in luoghi angusti, ed il treno lo è. Inoltre fai si che l'incanto colpisca la tua avversaria, ai piedi, e questo non è permesso dal regolamento, avresti invece dovuto mettere "...puntai la bacchetta ai suoi piedi..." e poi successivamente dopo scagliare l'incanto. Schivi bene e con agilità i folletti, con un ottimo espediente, mentre concludi alla stragrande il duello, andandotene con l'aria passiva da vincente, da chi sa cosa sta succedendo. Però sbagli di nuovo lanciando a tua involontariamente due incantesimi (quando parli del controincantesimo al Levicorpus) e non puoi farlo per due volte nello stesso duello! Ammirevole la descrizione del tempo atmosferico.

    mery, tu hai il difficilissimo compito a mio parere di gestire il secondo post, ossia ricollegarti alla storia: lo fai magistralmente, davvero, difatti è ottima l'idea del sogno e ciò che ne deriva, ma sembra fin troppo simile a quello narrato da hg94, con la famiglia e persino l'addio alal stazione ed il sonnellino in treno. Forse hai preso troppo spunto dal suo post.
    Eccellente come ti ricolleghi ai fatti e spieghi l'accaduto anche dal tuo punto di vista. E' davvero ottimo l'inzio del IV post tuo, bella la descrizione atmosferica. Divertente anche il paragone "orso - savana". Fai sparire il ghiaccio, sapientemente e poi con un incanto non verbale! Brava! Finale bellissimo e dissacrante, mi piace molto. Avete entrambe sfruttato la pioggia, ben fatta la descrizione dei capelli, degli abiti, ecc. Superlativa la scena quasi da film del braccio alzato confuso ed interpretato come un attacco; una perla la lacrima velata, con grande spirito da scrittrice. Avrei solo aggiunto un ultima scena, ma hai fatto benone. Pareva quasi di esserci lì...oltre ogni mia aspettativa.

    Per questi motivi, analizzati i due metodi di descrivere, che sono molto simili, gli incanti, che vengono padroneggiati magistralmente da entrambe, ed il finale lasciato in passività, dichiaro la disfida chiusa in parità.

    Per quanto concerne le premiazioni:
    ad hg94 di Corvonero: 38 galeoni
    a mery di Tassorosso: 40 galeoni

    Nonostante forse le due si equivalgano in tutto e per tutto nel narrare ho voluto premiare mery per essersi ricollegata perfettamente al racconto e per l anarrazione nel finale. Altresì dall'altra parte ho penalizzato hg94 per i due errori del regolamento, non pesanti ma influenti.

    Per qualsiasi chiarimento sono disponibile via PM.
    Al più presto verranno accreditati i punti sui rispettivi profili magici e nella Coppa delle Case.
    In bocca al lupo ad entrambi per le prossime sfide! A presto.

    Per il Club dei Duellanti, Cosetto.