Hogwarts - Piano Terra
Hogwarts - Piano Terra


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Rhiamon_Mccarthy


  • Rhiamon_Mccarthy

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 345
       
       

    [DORMITORIO SERPEVERDE]


    *Il coprifuoco era scattato da diverse ore, il silenzio riverberava tra le fredde mura di pietra a vista del sotterraneo dei Serpeverde, era pressochè assordante, rimbombava e si schiantava nei corridoi vuoti. Lievi respiri si univano aritmici in quell’atmosfera mite e calma. Il fuoco scoppiettava nei camini così da allontanare l’umidità, anche se andava pian piano verso il suo estinguersi, mostrandosi come braci ardenti nel buio, rosse e lucenti, ma dalla vita breve. I soffitti a volte si nascondevano nella coltre oscura delle tenebre rendendosi invisibili allo sguardo. In uno dei letti, una giovane studentessa, sbuffava rigirandosi spazientita. Il sonno non giungeva, Hypnos - la divinità greca del sonno - si era dimenticata di lei. Le lenzuola le si avviluppavano sulle gambe facendola sentire in trappola, il guanciale le pareva duro come un pezzo di marmo, il silenzio la assordava e il respiro degli altri studenti le giungeva sotto forma di sussurri raccapriccianti che di certo non conciliavano il sonno, le braci ardenti la scrutavano come occhi demoniaci.*

    Oh al diavolo!

    *Mormorò scalciando via le lenzuola e il copriletto. Afferrò una felpa e se la infilò così da non avere freddo, prese il suo catalizzatore di legno di Tasso e crine di Thestral e se lo infilò tra la pelle e l’elastico dei pantaloncini. Si diresse verso la sala comune, sperava che lì ci fosse un po’ più di luce e che i suoi demoni si dissipassero concedendole finalmente il beneficio del riposo. Però, giunta nell’ampia sala, si rese conto che la situazione era immutata, se non peggiorata rispetto alla sua camera. Infatti le ampie dimensioni facevano apparire il buio più denso e la luce più fioca, i sospiri si sommavano e riverberavano con maggior intensità. Guardò il corridoio buio da cui era arrivata, dubbiosa sul da farsi. Se fosse tornata in camera si sarebbe ritrovata di nuovo punto e a capo, ma la sala comune non pareva una valida alternativa.*

    Ho bisogno di vedere la luna…

    *Disse facendo il primo passo deciso verso l’uscita al sotterraneo. Sapeva che non sarebbe dovuta uscire, ma camminare e guardare il cielo chiacchierando con l’astro argenteo le aveva sempre portato un senso di benessere che in quel momento non riusciva proprio a rievocare. Sfiorò il pensiero di uscire e fare un giro nel giardino godendosi l’aria fresca e la vista del firmamento.*

    Un passo alla volta…

    *Si rimproverò per imporsi la calma, doveva prima giungere fino al portone senza farsi scoprire, scostarlo silenziosamente e uscire. Non era detto che l’impresa fosse fattibile da sola. Una parte del suo cervello assaporava già l’idea dell’erba fresca che si appiattiva sotto i suoi piedi nudi sprigionando il suo tipico odore, si beava già della luce opalescente della luna, percepiva il silenzio cedere il passo ai versi dei gufi a caccia, dei pipistrelli e degli altri esseri notturni. Attraversò quasi di corsa la sala comune e varcò l’uscio piombando nell’oscurità più completa.*

    Lumos

    *Bisbigliò dopo aver estratto la bacchetta e aver accompagnato la formula con il movimento appropriato, la punta si illuminò di una flebile luce che le permise di orientarsi meglio. Iniziò ad avanzare furtiva, in punta di piedi.*

    [SALONE D’INGRESSO]


    *Il portone le si stagliava davanti, a separarli solo l’immenso atrio. Il percorso fin lì era stato più o meno tranquillo: aveva dovuto aspettare un po’ quando era giunta alle cucina per paura che qualcuno la vedesse, aveva anche tentennato pensando di tornarsene a letto, ma la consapevolezza che non avrebbe comunque dormito l’aveva spinta a proseguire. Gli elfi domestici che ancora si affaccendavano in cucina erano fin troppo occupati per badare a lei che sgusciava come un ratto. Un altro momento critico si era verificato poco prima della scala che l'avrebbe condotta al primo piano. Quando un suono ruppe il silenzio mandandola nel panico, si acquattò contro il muro nascondendo la bacchetta e la sua luce con il suo corpo, rimase ferma per un tempo che le parve interminabile, poi il suo cervello riprese a funzionare e le fece intendere che era la torre dell'orologio che batteva la mezzanotte. Rhiamon roteò gli occhi prendendosi gioco di se stessa, ricominciò a respirare e riprese la marcia.*

    L'ora delle streghe...

    *Pensò tra sé mentre le affiorava sul viso un ghigno beffardo. I suoi piedi emisero un lieve scalpiccio sul pavimento dell'ingresso, percorse la distanza praticamente correndo. Spense la luce della bacchetta, nel salone non serviva, le ampie finestre permettevano alla luce di filtrare e vedere con una certa chiarezza. Finalmente era giunta al portone, la libertà era vicina. Allungò una mano per toccarne la superficie e testarne la resistenza quando un immenso boato riverberò per la sala. La ragazza sentì i capelli rizzarsi sulla nuca, volse il capo alla ricerca dell'origine del rumore anche se una vocina nella sua testa urlava a squarciagola dicendole che era lei la causa. Aguzzò la vista per capire sia cosa fosse successo sia per sondare la situazione e capire se era in pericolo, per il momento non le pareva ci fosse qualcuno in arrivo, quindi iniziò a cercare un nascondiglio sicuro.*

    @Aerith_Walsh,


  • Aerith_Walsh

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 1
    Galeoni: 151
        Aerith_Walsh
    Tassorosso
       
       

    [DORMITORIO TASSOROSSO]

    *Il soffitto di legno che inizialmente nascondeva tante piccole illusioni ora era solo un insieme di nodi intrinsi tra loro, nulla di misterioso o tanto interessante da intrattenere la giovane Tassorosso. Non era una novità trovarla sveglia durante la notte, se tutti ormai combattevano le battaglie più valorose nei propri sogni, Aerith si annoiava nel letto, l’insonnia l’accompagnava ormai da qualche anno e probabilmente la distanza da casa non aveva fatto altro che peggiorare la situazione.
    Le mancava la sua stanza, gli innumerevoli fiori che mamma era abituata appenderle sul soffitto per aiutarla a farle prendere sonno, quelle serrande chiuse che lasciavano filtrare una debole luce che illuminava quelle pareti color perla, il suono dello scartabellare del padre che non mollava il lavoro nemmeno a tarda notte, l'odore dello stufato di verdure di mamma che, nonostante fossero passate ore dalla cena ancora aleggiava in tutta casa. Il letto a castello fatto dal babbo dove dormivano quelle due pesti dei suoi fratellini, e quel letto vuoto che no, non era il suo. Un alone di nostalgia incupì il volto di Aerith, non era suo solito lasciarsi prendere dallo sconforto o dai pensieri tristi, ma quella notte smise di giocare al gioco della felicità.
    Con un gesto lento e goffo si alzò dal letto, le coperte la seguirono per giusto qualche passo per poi abbandonarla stese sul pavimento in legno, immediatamente una folata di freddo la fece rabbrividire, forse era meglio mettersi qualcosa di caldo. Afferrò dal baule che stava ai piedi del letto uno dei tanti maglioni che si era portata da casa e se lo infilò, subito la morbidezza e il calore della lana diedero quella dolce carezza che in quel momento tanto desiderava.*

    ”Ha ancora il tuo profumo addosso…”

    *Lo sguardo rivolto verso l’alto, le mani che stringevano forte quella lana pesante, un sorriso dolce e fanciullesco le illuminava quel volto impreziosito da due occhioni azzurri. Il silenzio.
    Passarono alcuni attimi prima che l’attenzione della piccola tornò al presente, non che prima non lo fosse ma qualcosa di intimo e privato si era appena consumato con la velocità di una scintilla. Con naturalezza afferrò da terra un paio di calzini che indossò evitando di cadere su se stessa, poi guardò la porta della sua stanza e immediatamente il pensiero andò su in alto.*

    Okay facciamo questa pazzia insieme... A più tardi stanzetta dal soffitto noioso.


    [SALONE D’INGRESSO]

    *Chi l’avrebbe mai detto, sgattaiolare fuori dal dormitorio proprio nel bel mezzo nella notte, infrangere il coprifuoco per pura noia, ma era veramente noia? A quel punto anche lei cominciò a farsi delle domande, non era di certo la persona più ligia alle regole, questo si poteva tranquillamente evincere dai suoi innumerevoli ritardi a lezione, ma forse quello era un semplice gesto dettato da un ricordo che voleva essere rivissuto.
    Tutt'attorno il silenzio faceva da padrone al castello, il solo e leggero suono dei suoi passi poteva piano piano spezzarlo, ma era ancor troppo debole per riuscirci e lei non doveva farsi scoprire. I capelli si muovevano dolcemente, stavano danzando ad ogni suo movimento, dei leggeri ciuffi si spostarono in avanti andando a coprirle piano piano la parte frontale del maglione. Il profumo inebriante di cibo proveniente dalle cucine del castello rendeva tutto il tragitto più rassicurante, era come se qualcuno avesse appena aperto quella porticina che racchiudeva tutti quei profumi rendendo così tutto il tragitto verso il salone un piccolo percorso sensoriale. Un po’ Aerith si sentì a casa.
    Il portone che l’aveva accolta il primo giorno di scuola ora era come un immenso quadro che si ergeva imponente davanti alla scalinata, tutto taceva, le mancavano solo alcuni passi per entrare nel pieno di quell’immensa stanza, le bastava sorpassare l’uscio della porticina e ci si sarebbe trovata dentro quando un forte suono la spaventò a tal punto da farle fare un sobbalzo. Fu in quel momento che capì di non essere sola, certo il suono assordante era un evidente segno del fatto che qualcun altro stava infrangendo il coprifuoco, ma in lontananza c’era di più, una persona dal volto a lei familiare che di certo non era l’artefice. Rhiamon.
    Immediatamente fece qualche passo veloce verso la giovane serpe, con un gesto istantaneo l’afferrò per il braccio portandola con sé nell’anfratto più oscurato della scalinata che portava al primo piano.*

    Ehm ciao… anche tu da queste parti.

    *Il tono di voce era talmente basso che sperava di essere compresa dalla coetanea ma allo stesso tempo di non essere scoperta dall’artefice di quel grande boato. Lo sguardo di Aerith andò a riversarsi sull’ingresso, cercava una figura, cercava l’autore di quel rombo ma nulla, era vuota e silenziosa come sarebbe dovuta essere. Qualcosa però non stava andando per il verso giusto, un suono così forte non si propaga da solo.*

    Non sento dei passi, forse ci conviene attendere ancora un po’ qui così da non farci trovare nel bel mezzo della scena.

    *Ogni sua parola usciva come un sussurro, la situazione era in stallo e non poteva permettersi di far ricadere l’attenzione su di loro. Passarono alcuni attimi che parevano interminabili, il silenzio continuava a regnare sovrano, solo il suono ritmico dei loro respiri faceva capire che c’erano delle forme di vita.*

    Okay credo, beh credo che abbiamo via libera.

    *Con premura avanzò piano piano verso il portone, dà lì si poteva avere una vista completa dell’ingresso, certo si era esposti ma in quel momento tutto taceva e forse il rischio non era più protagonista, o magari non completamente.
    All’apparenza tutto sembrava essere al posto giusto, ma qualcosa di inaspettatamente curioso era proprio lì davanti ai loro occhi. Una delle statue dei quattro fondatori di Hogwart era da cima a fondo ricoperta di uova.*

    Rhiamon a-abbiamo un problema.

    @Rhiamon_Mccarthy


  • Rhiamon_Mccarthy

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 345
       
       

    *Rhiamon sentì a malapena il veloce scalpiccio attutito dai calzini sul pavimento marmoreo del salone, la sua testa continua a scattare frenetica da una parte all'altra mentre il rombo del suo sangue le invadeva le orecchie impedendole di sentire distintamente i suoni. Qualcuno l'afferrò trascinandola in un anfratto buio sotto la scala, non lo aveva visto quindi probabilmente nessuno avrebbe visto loro. Percepiva il calore emanato dal corpo dell'altra persona, la sua presenza che la sovrastava di qualche centimetro, il suo respiro breve e incalzante che le investiva la clavicola e le faceva dondolare una ciocca ribelle. Percepiva persino il galoppo del suo cuore che gareggiava con il suo in modo asincrono, pareva una marcia disordinata. La persona mormorò qualcosa ma il rombo della marea vermiglia le riempiva le orecchie e il suo salvatore aveva parlato con un tono così flebile che le parole le erano risuonate come il borbottio del cielo prima del temporale, lamentose e prive di significato. La vicinanza e il contatto la mettevano a disagio e i suoi occhi faticavano ad abituarsi all'oscurità in cui si erano rifugiate, sentiva le pupille dilatarsi cercando di catturare quanta più luce possibile per mettere a fuoco ciò che la circondava, iniziò pian piano a riconoscere i contorni dell'altra figura che invadeva il suo spazio personale.*

    Non sento dei passi, forse ci conviene attendere ancora un po’ qui così da non farci trovare nel bel mezzo della scena.

    *La marea si era ritratta, lo sforzo di capire con chi si trovasse e la concentrazione per riconoscerne il profilo aveva fatto in modo che il suo respiro si placasse permettendole di riacquisire l'utilizzo dell'udito. La voce le giunse bassa ma stranamente familiare, socchiuse le palpebre cercando di dare un volto a quella voce e di riconoscere i tratti del viso che risaltavano nella luce fioca.*

    Aerith...

    *Sussurrò la verde-argento riconoscendo la ragazza, un sospiro di sollievo le sfuggì dalle labbra, i muscoli della schiena si sciolsero e la consapevolezza di non sentirsi più violata le permise di far scivolare via il senso di disagio che aveva provato per l'eccessiva vicinanza. Non le piaceva che le persone la toccassero soprattutto se erano estranei, si sentiva a suo agio solo con i suoi genitori e pochi amici. La giovane Tassa le aveva dato un senso di comunanza sin dalla prima volta che si erano incontrare, durante la lezione di Arti Oscure che si era svolta in riva al lago, quindi rientrava in quella piccola sfera di persone la cui presenza, anche se ravvicinata, non la infastidiva.*

    Okay credo, beh credo che abbiamo via libera.

    *Esclamò la compagna iniziando ad avanzare lentamente verso il centro dell'atrio, la sua improvvisa lontananza le fece percepire un senso di freddo, come se le fosse stata tolta la coperta di colpo, per questo si affrettò a seguirla, cercando di ricordarsi cosa fosse successo.*

    Il boato...

    *Ricordò a sé stessa scandendo la parola. Fissò il portone, chiedendosi ancora se non avesse fatto scattare qualche allarme quando aveva provato ad aprirlo. Mentre perlustrava il legno antico e intarsiato del grande ingresso sentì la voce della sua compagna chiamare il suo nome con tono incerto. La ragazza lo trovò strano, l'aveva trascinata di slancio in un angolo buio e ora temeva di dire il suo nome... Voltò la testa cercandola per la sala e comprese cosa aveva reso titubante la sua voce: Una delle state dei fondatori della scuola era ricoperta di materiale viscoso che colava beatamente, il colore era un giallo dilavato. Rhia si avvicinò studiando la peculiare scena che aveva di fronte, l'odore di zolfo permeava l'aria, la testa della statua presentava una patina gelatinosa che si estendeva lentamente verso le orecchie e si allungava come bava di lumaca fino a posarsi sulle spalle, la stessa scena si presentava sulle dita dove si staccava e precipitava sul pavimento facendo un suono viscido e gocciolante. La serpe sentì il principio di una risata formarglisi nel petto, tentò di reprimerlo ma prima che potesse fare qualsiasi cosa quella le proruppe dalle labbra riverberando nell'ampia sala. Si coprì d'istinto la bocca con le mani, tentando di placare l'attacco d'ilarità, ma continuava a essere scossa dalle risa represse. Sentì gli occhi bruciare per le lacrime. Quando tentò di riprendere fiato per chiedere all'amica se provare a usare un incantesimo per ripulire quel macello la sua mente partorì l'immagine di secchi e canovacci che accorrevano a passo di marcia a ripulire il fondatore, come in un noto cartone animato per bambini babbani e le risa ripresero. Infine la sua mente decise di permetterle di scorgere la possibile reazione dell'individuo in vita nella situazione in cui versava in quel momento la sua statua, la sua indignazione mentre tutto infuriato inveiva verso chiunque mentre quella sostanza giallognola e puzzolente gli colava dalla testa come un buffo e informe cappello. Si piegò per reggersi lo stomaco che iniziava a dolergli per le risa prolungate. Si impose di riprendere fiato, fece dei lunghi respiri e tentò di ricomporsi asciugandosi le lacrime.*

    Allora che dici? Ce la diamo a gambe e torniamo nei nostri rispettivi dormitori o risolviamo il mistero?

    *Esclamò poi fissando l'amica, le piacevano i misteri e si divertiva a interpretare il ruolo della detective in erba. Le emozioni di quella notte le avevano tolto completamente ogni intento di dormire. Scoprire chi era l'artefice era un buon modo per passare la notte, anche se sospettava di un piccolo poltergeist che vagava per il castello e faceva un sacco di marachelle. Però non avevano prove, ed era proprio questo il gioco in programma per la nottata, incastrare il mago della truffa e dello scherzo per eccellenza. Sorrise con aria furba.*

    Dove potrebbe aver preso delle uova marce il nostro malfattore? Mmm ci converrebbe toglierci da qui il prima possibile, prima che accorra qualche insegnante o prefetto...

    *Aggiunse poi prendendo la ragazza per mano e roteando gli occhi nel pronunciare le cariche avrebbero potuto punirle per quell'avventura notturna. Le sorrise emozionata aspettando un segno di assenso o diniego, avere compagnia sarebbe stato decisamente più divertente, inoltre erano già potenzialmente nei guai, quindi perchè non approfittarne?*

    @Aerith_Walsh,


  • Aerith_Walsh

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 1
    Galeoni: 151
        Aerith_Walsh
    Tassorosso
       
       

    *Il calore di quel tocco, la sua purezza e delicatezza, semplicemente da quelle piccolezze si poteva capire quanto le intenzioni di Rhiamon fossero sincere e spensierate. Aerith non avrebbe mai potuto dirle di no, tornarsene nel proprio dormitorio per cercare invano di chiudere occhio, no, quella sera voleva stare con lei e risolvere quel buffo mistero che le aveva permesso di godersi quella risata fanciullesca che ancora sentiva volteggiare dolcemente nella sua testa.
    Uno sguardo inquisitorio si andò a posare sulla statua imbrattata di viscidume, l'odore nauseabondo sembrava farsi sempre più forte, il naso non si era ancora abituato a quella puzza. Un conato sembrava volersi far spazio in quel piccolo attimo di silenzio, con un gesto abbastanza deciso fece qualche passo indietro trascinando con sé la compagna, un movimento che sembrava un passo di danza per quando flebile ma sicuro.*

    Direi di escludere le cucine del castello, non penso che abbiano una selezione così accurata di uova marce, almeno lo spero… Ma direi che m'incuriosisce di più sapere dove si è cacciato il furfante!

    *Gli occhi vagavano per tutto l'ingresso alla ricerca di un indizio, sembrava una missione alquanto difficile quando un po' di quell'impasto viscoso, che ancora colava dalla statua di uno dei fondatori della scuola, cominciò piano piano a scendere da uno dei tanti gradini della scalinata. Uno sguardo di eccitazione balzò da quell'indizio al volto di Rhiamon, tutto stava prendendo una piega davvero curiosa e quello era diventato in pochi attimi il gioco più divertente al quale avesse mai partecipato. Trasportò dolcemente con sé la compagna, solo quando si trovarono davanti a quella prima traccia ruppe la stretta che stranamente le stava facendo provare una dolce sensazione di protezione e sicurezza.*

    Sembra che qualcuno sia stato un tantino sbadato.

    *Tutto sembrava portare al Primo Piano, difatti poco più avanti altre piccole macchie di viscidume parevano quasi indicarne la via. Un insieme sconnesso di emozioni pervase la giovane, stava facendo qualcosa che solitamente aveva esclusivamente sentito nei racconti di mamma, quelli per i bambini coraggiosi che decantava ogni sera ai suoi fratellini per farli andare a dormire con tante ambizioni in più per il giorno seguente. Stava vivendo una di quelle avventure solo che era lei la protagonista, lei e un’altra fanciulla che nel cuore della notte avevano deciso di sgattaiolare fuori dalle proprie stanze ignare di quello che sarebbe successo di lì a poco. Solo dopo aver percorso qualche passo in più della scalinata principale si accorse che le tracce terminavano, un fatto insolito quanto prevedibile.*

    Okay sta decisamente giocando a nascondino.

    *Stranamente la possibilità di essere colta sul fatto non la preoccupava più di tanto, da quando aveva messo piede fuori dalla stanza in un certo senso sentiva di aveva già firmato quell’evenienza così, con spensieratezza, si mise a sedere su uno degli ultimi scalini.
    L’ingresso era silenzioso, difficilmente si riusciva a coglierne la vera essenza quando quotidianamente veniva inondato dalle voci squillanti e chiassose degli studenti che vagavano per ogni centimetro di quella grande stanza. Il piacevole e potente vuoto in quel momento, per quanto misterioso, dava una grande potenza intima e rilassante. Non sempre il silenzio è negativo o da colmare con qualcosa, ma la curiosità che contraddistingueva Aerith non la pensava allo stesso modo, o almeno in quel preciso istante.*

    E tu Rhiamon che ci facevi qui nel bel mezzo della notte?

    *Gli occhioni fissavano intensamente quelli della ragazza, non si sarebbe mai aspettata di trovarsi in una situazione così bizzarra al suo fianco. Con tono inquisitorio e abbastanza scherzoso le fece la domanda e, con un gesto della mano, fece cenno di sedersi accanto a lei. Certo forse non era il posto giusto e il momento migliore per fare due chiacchiere, ma d'altro canto quale lo era.*

    @Rhiamon_Mccarthy


  • Rhiamon_Mccarthy

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 345
       
       

    *Aerith si mosse leggiadra trascinandola con sé, ponendo una distanza maggiore tra loro e la sfortunata statua, probabilmente per osservala meglio. La giovane verde-argento la scrutava incuriosita. Non aveva ricevuto risposta, ma la compagna non le aveva lasciato la mano e si stava concentrando sulla scena del crimine. Con un po' d'immaginazione si sarebbero potuti vedere gli ingranaggi del suo cervello che raccoglievano indizi, formulavano ipotesi e traevano conclusioni. Le iridi verdi percorrevano il suo profilo cercando di individuarne le movenze. Trovava curioso studiare le espressioni che le persone facevano quando erano soprappensiero e non si curavano degli sguardi altrui. Lei piegava la testa verso destra e schiudeva e arricciava leggermente le labbra quando i pensieri si inseguivano frenetici per la calotta cranica. il soggetto d'analisi attuale sembrava nauseato, il naso continuava ad arricciarsi e le parve di vedere, una o forse due volte, il riflesso involontario dovuto a uno spasmo esofageo. Strinse le labbra per trattenere un sorriso, la scena sarebbe sicuramente peggiorata, sia dal punto di vista visivo che olfattivo, se avessero riversato i contenuti dei loro stomaci accanto alla statua.*

    Direi di escludere le cucine del castello, non penso che abbiano una selezione così accurata di uova marce, almeno lo spero… Ma direi che m'incuriosisce di più sapere dove si è cacciato il furfante!

    *La voce riverberò nel silenzio del salone, Rhia permise alle labbra di distendersi in un sorriso a metà tra il sorpreso e il complice. La compagna d'avventure aveva dimostrato più perspicacia di lei, che invece si sarebbe diretta nelle cucine a passo di carica, alla ricerca di uova marce. Anche perchè non riusciva a pensare ad altri luoghi in cui si potessero impiegare, specialmente, visto che si trovavano in una scuola. Scosse il capo divertita dalla sua svista e dall'allusione di Aerith sul fatto che sperasse non gli propinassero uova marce, ma soprattutto felice che lei stesse al gioco.Gli occhi azzurri della ragazza vagarono per la sala, poi si bloccarono su qualcosa e rimbalzarono con una rapidità sorprendente in quelli smeraldini della serpe, una strana luce le animava il volto, pareva estatica. La trascinò fino al punto in cui il suo sguardo si era bloccato, indicandole qualcosa; Quell'intruglio nauseabondo, che imbrattava la statua, ricopriva anche una porzione di pavimento e proseguiva, come una specie di traccia. La seguirono finché improvvisamente non scomparve. Rhia guardò in ogni direzione, era possibile che il malfattore si fosse smaterializzato a poca distanza dal luogo del misfatto... I suoi occhi correvano da un lato all'altro dell'ampio salone, come se stesse seguendo una partita di Rugby e non staccasse mai gli occhi dalla palla, che passava da un giocatore all'altro, da una squadra all'altra, ma nulla. Non c'erano altre tracce. Sbuffò innervosita da quel brusco arresto, la loro notte da investigatrici si era conclusa. La bruna corrucciò le sopracciglia preoccupata dal fatto che la nottata potesse concludersi così. Però Aerith si sedette su uno dei gradini della scalinata e fece volteggiare attorno lo sguardo, Rhia seguì il suo esempio, il castello durante il giorno non appariva mai così: silenzioso, quieto, misteriosamente antico e particolarmente suggestivo. Di giorno, orde di studenti in divisa si accalcavano da ogni lato, vociando e ridendo, passando ignari sotto a intarsi storici, a quadri, calpestando distratti il lucido pavimento intarsiato. Molte parti della scuola erano state ricostruite dopo la battaglia di Hogwarts, molte targhe e incisioni erano state aggiunte in memoria dei caduti di quella tragica notte. Lei stessa ci era passata davanti migliaia di volte, durante l'anno in corso, senza degnarle neanche di uno sguardo. Fece scivolare l'indice sul corrimano liscio, chiedendosi quante altre cose fossero sfuggite alla sua attenzione, inghiottite dalla frenesia delle giornate.*

    E tu Rhiamon che ci facevi qui nel bel mezzo della notte?

    *Il silenzio che le riverberava nei timpani come un fischio insistente e un po' fastidioso venne spazzato via dalla domanda, ma tornò subito dopo. Rhia sollevò lo sguardo trovandosi i grandi occhi azzurri della ragazza puntati addosso. Una nota di piacevole sorpresa le riverberò nel petto, di solito era lei quella che poneva domande indiscrete e restava a osservare reazioni e conseguenze. In quel momento, invece, si trovava dall'altra parte. Socchiuse gli occhi, assumendo un'aria indagatoria e rispondendo allo sguardo. Poi eseguì ciò che la tassa le proponeva, battendo la mano sul gradino di fianco a sé. Il marmo freddo riverberò attraverso il fine strato di stoffa dei pantaloncini e si propagò come una cascata di brividi lungo la schiena. Piegò le ginocchia e le infilò dentro la felpa, diventando una sorta di barilotto con i piedi che sbucavano dal bordo inferiore dell'indumento. Appoggiò il mento sulle gambe flesse e arricciò le labbra, ragionando sul da farsi. A una domanda simile avrebbe reagito sguinzagliando il suo spirito irriverente e sarcastico, la tirava sempre fuori dalle situazioni imbarazzanti. Però in quel momento non si sentiva ne inquisitoria, ne sarcastica. Si sentiva come quando da bambina i suoi litigavano, quando si urlavano contro sussurrando per non svegliarla, ma quei sussurri le giungevano come schegge di vetro taglienti e affilate. Si sentiva come quando per fuggire da quei sussurri si arrampicava fuori dalla finestra della sua camera e sdraiata sulle tegole instabili della casetta di campagna, affidava i suoi pensieri alle stelle. Si sentiva un po' nostalgica, un po' sola. I mesi a Hogwarts erano stati belli, aveva imparato tante cose, aveva incontrato tante persone, ma c'era qualcosa che le mancava.*

    In realtà stavo cercando di uscire dal castello, volevo vedere la luna... I sotterranei sono un po' claustrofobici, soprattutto se sei cresciuto in campagna e se i tuoi pensieri si trasformano in incubi e creature nascoste nell'ombra... tu invece? sonnambulismo?

    *Rispose in un sussurro senza distogliere lo sguardo dal portone d'ingresso. Però si voltò a fissare la sua interlocutrice quando fece la battuta sul sonnambulismo, rivolgendole un mezzo sorriso di scherno. A quanto pareva entrambe avevano deciso di non curarsi troppo delle regole, del coprifuoco e delle possibili conseguenze. Forse l'avrebbero fatta franca, questa volta, forse sarebbe diventata una sorda di abitudine, incontrarsi sulla scala della Sala Grande durante le notti insonni, forse le avrebbero scoperte e sarebbero finite in punizione, ma sarebbero finite in punizione insieme, quindi a Rhia andava bene. Le rivolse un altro sguardo indagatore, non si lasciava avvicinare facilmente, era sempre allegra, irriverente, pungente, ma raramente lasciava che qualcuno vedesse l'altro lato del suo carattere. Raramente permetteva a se stessa di affezionarsi. Se l'amore malsano e tossico tra i suoi genitori le aveva insegnato qualcosa, era che non importa quanto ci tieni, non importa quanto ci provi, certe relazioni non sono destinate a esistere. Se aveva imparato qualcosa in tutti gli anni trascorsi tra i babbani nascondendo la sua natura, era che nessuno ti accetta veramente per ciò che sei. Quindi tanto valeva interpretare un personaggio. Eppure quella sera sentiva di non indossare nessuna delle sue maschere, era lei: vulnerabile, nostalgica e un po' persa e la cosa ancora più strana, era che non le dispiaceva. Scosse le spalle stranita da quella nuova scoperta e tornò a fissare Aerith, seduta accanto a lei, aspettando di vedere se anche lei avrebbe gettato al vento la maschera o no.*

    @Aerith_Walsh,


  • Aerith_Walsh

    Tassorosso

    Dormitorio: Tassorosso
    Livello: 1
    Galeoni: 151
        Aerith_Walsh
    Tassorosso
       
       

    In realtà non riuscivo a prender sonno, da quando sono qui è tutto molto più difficile, la distanza da casa sta diventando un ostacolo, specialmente durante la notte.

    *Il freddo delle scale sembrava averla nuovamente pervasa, una sensazione di malinconia si faceva piano piano spazio sul suo viso. Con un sorriso abbastanza raffazzonato tentò di camuffare quelle emozioni, non voleva esternare troppo quel lato che teneva gelosamente un po’ tutto per sé. Ma non sempre nascondersi dietro un alone di finzione porta a qualcosa di positivo, la realtà spesso ferisce ma è meglio affrontarla piuttosto che evitarla. Tutto torna e non sempre nel migliore dei modi.
    Assorbendo a pieno quello che era successo sentì di vedere in Rhiamon una figura della quale potersi fidare, certo lei era una persona che dava molta fiducia a tutti ma con lei sentiva di poter mostrare anche quei lati nascosti che solo la madre era riuscita a cogliere e lenire.*

    Sai la sera ero abituata a sentire la voce di mia madre che canticchiava mentre rassettava tutta casa, il rumore delle carte di mio padre che lavorava fino a tardi, i suoni buffi che facevano i miei fratellini mentre dormivano… Ora regna il silenzio e non sempre è facile prender sonno.

    *Una piccola smorfia inondò il volto di Aerith, far riemergere quella scena le scaldava sempre il cuore e l’animo, ma allo stesso tempo apriva quella crepa nel cuore che solo il calore della sua famiglia era in grado di colmare. Solitamente era sempre alla ricerca di far scaturire un’emozione positiva negli altri, le piaceva far star bene chi la circondava o meglio cercava sempre di donare quello che spesso le mancava e fu proprio in quel momento lei stessa decise di donarsi quell’immagine, il ricordo di uno dei momenti più rassicuranti. Ma era pur sempre un’illusione.*

    Ero abituata a notti rumorose, ma non quel tipo di rumore assordante che non riesce a farti chiudere occhio, era piuttosto una cantilena che susseguiva man mano che passavano le ore. Rumori di casa.

    *Si sforzò a non far scendere le lacrime, doveva dimostrare a se stessa che poteva farcela, che era normale sentire la mancanza di casa, era una fase della crescita, forse però voleva rimandarla giusto a qualche anno. Gli sforzi risultarono nulli, una goccia fredda le rigò il viso e ormai non c’era più modo di fermarla, doveva fare il suo corso.
    Con un gesto spontaneo scosse i capelli che andarono ballonzolando a posarsi sulle spalle, la mano sinistra asciugò prontamente quel che restava di quella lacrima per poi posarsi sulle gambe. Sebbene l'ingresso fosse una stanza grande, immensa per due persone, era come se tutto fosse diventato piccolo, un compatto antro dove potersi sentire protetti ed essere sé stessi.*

    Non fa poi così freddo non trovi?

    *Era una grande bugia, c'era freddo, le scale non erano di certo un focolare caldo che ogni tanto scoppietta, anzi si potevano paragonare ad un ghiacciolo. Il maglione era l'unica fonte di calore, piano piano sembrava inglobare sempre di più ogni pezzo di pelle scoperta che le restava, quasi quasi ci avrebbe nascosto anche la testa.
    Lo sguardo poi si posò sulla ragazza che stava proprio lì, seduta al suo fianco, era ormai un tutt'uno con la felpa cosa che le strappò un sorriso. Se qualcuno le avesse beccate in quel momento forse l’unica cosa che sarebbero riuscite a fare era rotolare giù da quella immensa scalinata come palle da bowling. Con un piccolo ondeggiamento le diede una leggera spallata, come per attirare la sua attenzione nel modo più buffo che la situazione le permetteva di fare.*

    Ma dimmi di più, ti capita spesso di voler vedere la luna?

    @Rhiamon_Mccarthy


  • Rhiamon_Mccarthy

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 345
       
       

    *La bruna streghetta ascoltò l'amica mentre le raccontava la sua vita prima di Hogwarts, prima del castello dalle aguzze guglie e dei dormitori, dei banchetti e delle lezioni. Aerith parlò dei suoni emessi dalle persone a lei care durante la notte, dei fruscii prodotti dai loro movimenti, dei borbotti assonnati, dei respiri profondi, delle faccende protratte fino a tardi. Nella mente di Rhia affioravano scene di vita casalinga, dei volti sconosciuti eppure familiari perchè comuni alle caratteristiche fisiche della ragazza che aveva accanto; Risa di bambini, la voce pacata e melodiosa di una donna, il suono della penna sulla pergamena ingiallita, lo scoppiettio di un fuoco in un camino, l'odore della cena consumata da qualche ora che pian piano si dissolve. Un velo di nostalgia per qualcosa che le era estraneo le appanò le iridi, era lontana, in un luogo che desiderava vedere, vivere, ma in una vita che non era sua, anche se un po' le era familiare.
    Volse la testa in tempo per vedere la narratrice asciugarsi una lacrima, voleva consolarla, ma qualcosa le disse che non c'erano parole o azioni che avrebbero potuto aiutarla, l'unica cosa che poteva fare era ascoltare, vivere quello scorcio di tranquillità che a lei era stato negato. Anche lei sentiva la mancanza di casa, dei suoi genitori, entrambi, nonostante il suo rapporto con il padre fosse in rotta di collisione. Sapeva che non poteva recidere, estirpare, il suo affetto, per lui, così come avrebbe fatto con una camelia selvatica. Sospirò lentamente ripensando all'odore di Dimitri: di Bourbon, tabacco da pipa, pelle conciata e grasso che utilizzava per pulire il sassofono. Un odore che aveva cercato sulla felpa che indossava in quel momento, ma che se ne era andato da tempo. L'accento marcato di New Orleans e la sua voce calda e soul quando cantava per lei, i balli scatenati al ritmo del Jazz mentre l'odore di paprica e peperoncino riempivano la stanza e lui che le ripeteva che l'avrebbe portata a vedere il Mardi Gras; che si sarebbero vestiti e truccati per l'occasione, ma a cui, probabilmente, con il senno di poi, non sarebbero mai andati. Poi i suoi ricordi vennero sostituiti da quelli di un'altra casa, più isolata, immersa nel verde, dove il suono dolce e caldo della risata di Cassandra, sua madre, si diffondeva come mille campanelli fatati, dove la macchia rossa dei suoi capelli spiccava come un fuoco nella campagna, impedendole di passare inosservata. Quegli occhi verdi, unica cosa che aveva ereditato, che la guardavano seri e le ripetevano di stare attenta al mondo, perchè il mondo non era pronto per le persone speciali come loro, neanche il suo papà lo era... Quando quella piccola fugace goccia percorse la guancia di Aerith, lo scenario nella sua mente cambiò. Tornarono le urla, i litigi, gli sguardi inferocito, le porte che sbattevano e infine le lacrime, singhiozzi incessanti e inconsolabili che, come colpi di fucile durante la stagione della caccia, straziavano il suo cuore.*

    Hai una bella famiglia, da quel che mi hai detto, è normale che ti manchi!

    *Esclamò con un filo di voce mentre lo sguardo ferito e amareggiato di Dimitri si dissolveva lentamente dietro le sue iridi. Lui non l'avrebbe mai perdonata, ne accettata, non importava quanto lei lo amasse. Lui semplicemente non ne era in grado. Sospirò lentamente.*

    La mia è decisamente diversa... Credo mio padre mi odi...

    *Aggiunse in un sussurrò, lasciando definitivamente andare i ricordi, belli e brutti. Cercò il suo sorriso, quello non esagerato per quando era in compagnia, uno più composto, forse rassegnato, ma reale e lo cedette alla ragazza. Aerith le fece notare in modo sarcastico la loro situazione, ormai avevano assunto una conformazione cilindrica, interamente rintanate dentro i rispettivi indumenti. Raggomitolate come gomitoli, erano molto buffe, quando prese coscienza di ciò la serpe emise uno sbuffo divertito e scosse la testa, era una situazione ridicola!*

    Ma dimmi di più, ti capita spesso di voler vedere la luna?

    *Le domandò a bruciapelo la tassa. Rhia appoggiò il mento sulle ginocchia e ci pensò un po', la concentrazione le fece aggrottare le sopracciglia, ma i suoi pensieri andavano a briglia sciolta, quindi sentì il bisogno di sbrogliarli, rendendo l'altra partecipe.*

    Se mi capita spesso? Non saprei, direi di si. E' un simbolo a cui sono legata. Mio padre è originario di New Orleans, la luna è uno dei simboli della città, la città stessa è ha forma di mezza luna. Inoltre mia madre è una strega singolare. Una cultrice della natura e della magia planetaria. Mi ha sempre detto di confidare i miei segreti e i miei dubbi alla luna, perchè solo lei mi avrebbe ascoltata senza giudicarmi o tradirmi e così ho sempre fatto... Quando sono turbata parlo con la luna... E' strano, lo so!

    *Chiuse la bocca consapevole delle stranezze che stava dicendo, un po' timorosa di cosa potesse pensare l'amica. Le rivolse un sorriso sghembo. Non aveva mai parlato a nessuno delle peculiarità della sua famiglia, ne della sua vita prima di Hogwarts. Non sapeva perchè, non si vergognava, ma aveva vissuto con la convinzione di non poterlo dire a nessuno, di non poter mostrare i suoi poteri, di non poter essere se stessa totalmente. Però, forse, quella notte aveva trovato qualcuno con cui non doveva stare in guardia, una persona con cui poter essere, finalmente, se stessa.*

    @Aerith_Walsh,