Hogwarts - Dintorni
Hogwarts - Dintorni


  • Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Benjamin_Brown


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    *Stress. Tanto, ma davvero tanto stress. Era stata una giornata devastante per Benjamin, dopo ore e ore di lezioni, una dopo l'altra, senza sosta alcuna. Ogni tanto si chiedeva se fosse quello il posto giusto per lui, e nella maggior parte dei casi non aveva nemmeno il tempo di rispondere che subentrava un altro impegno, nell'immediato. Andava così da più di un mese ormai, ma dopo un anno ci aveva fatto l'abitudine. Le vacanze erano finite da un pezzo, doveva farsene una ragione, ed era arrivato il momento di ritornare con la testa sui libri.
    Eppure a lui era sempre "piaciuto" studiare, arricchire le proprie conoscenze e i propri orizzonti. Ma allora cosa c'era che non andava? Niente, era solo un attimo passeggero.
    Il ragazzo era uscito dall'aula di Incantesimi, dove il professor Foster aveva tenuto un'interessantissima lezione sull'Incantesimo di Appello e di Esilio. Davvero singolari come incantesimi, utili in qualsiasi occasione. E per un tizio pigro come lui, si sarebbe rivelato molto più facile chiamare a sé un oggetto. Peccato che non funzionasse con le persone, specialmente con coloro che detestava fino al midollo. Era davvero un peccato, perché non avrebbe potuto scaraventarle al suolo. Ma si rincuorò quasi subito, pensando a quanti altri incantesimi lo permettessero in quattro e quattr'otto.*

    "E' ancora presto per andare a cena. Meglio prendersi una boccata d'aria."

    *Pensò il ragazzo fra sé e sé, domandandosi quale potesse essere un posto tranquillo e solitario dove poter stare in tutta serenità. Beh, di certo non si sarebbe arrischiato di andare all'interno della Foresta Proibita, era troppo pericoloso per un novellino come lui, ma prima o poi ci avrebbe fatto un pensierino. Così, giusto per togliersi uno sfizio personale. Aveva sentito storie terribili su quel posto: studenti che non erano più tornati, o peggio ancora, che avevano mutato il loro aspetto esteriore. Al solo pensiero gli venivano i brividi.
    Attraverso un passaggio segreto -l'unico che conosceva in realtà-, riuscì a giungere nella Sala d'Ingresso in pochissimo tempo. Indossava la sua brillante uniforme verde-argento, dove lo stemma di Serpeverde riluceva fiero. Sembrava quasi brillare di una luce propria, se lo si osservava a lungo. Sulle spalle aveva una borsa a tracolla che gli scendeva sin sotto la schiena, all'altezza dei fianchi, nella quale aveva riposto tutti i libri e i rotoli di pergamena per prendere appunti.
    Si diede un'ultima sistemata all'acconciatura, aggiustandosi il ciuffo sopra la fronte, e uscì dal grande portone in legno di quercia. Un'ondata di aria fresca lo travolse, facendolo pentire di aver avuto quella magnifica idea. La sua acconciatura ne avrebbe risentito parecchio, e a lui questa cosa non andava giù. Lottando contro la sua stessa filosofia, riuscì ad uscire fuori, in giardino. Molti studenti chiacchieravano felici, da dove si trovava lui sino in fondo al lago. Eh no, decisamente non era quello un posto dove poter stare soli. Si guardò intorno, alla ricerca di una porzione di spazio verde che esaurisse le sue richieste. Ed eccolo lì: il Platano Picchiatore. Nessuno osava avvicinarsi per la sua pericolosità, ma se si fosse messo a debita distanza, non avrebbe avuto problemi.
    Si avviò rapido e spedito verso la propria destinazione, girando ogni tanto lo sguardo per vedere se qualcuno lo stesse seguendo, come se volessero tendergli un attentato.*

    "Certo Ben, ti stanno guardando tutti."

    *Gli disse ironicamente la sua coscienza. In effetti non aveva tutti i torti: chi mai poteva seguirlo? Non aveva molti amici, e quei pochi con cui aveva stretto erano già in Sala Grande o nel proprio Dormitorio, al calduccio e al riparo da ogni male. Ma per favore.
    Dopo aver respirato a pieni polmoni l'aria scozzese, giunse a destinazione. Il Platano stava lì, apparentemente fermo e immobile, quasi gli avessero scagliato un incantesimo addosso. Si sedette a debita distanza dal suo "avversario", tenendo sempre la mente libera e vigile; dopodiché estrasse dalla sua borsa un libro a caso (se ne portava sempre qualcuno di scorta, per ogni evenienza), e cominciò a leggere.*

    Erano tempi antichi quelli che sto per raccontare, tempi remoti in cui tutti giaceva nel continuo conflitto tra Caos e Armonia. Da una parte l'ordine, dall'altra la confusione più assoluta...

    *Sentiva solo la sua voce sussurrare quelle parole, nient'altro.*

    @Dubhe_Dolohov,


  • Dubhe_Dolov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 757
        Dubhe_Dolov
    Corvonero
       
       

    *Aprì lentamente gli occhi, guardandosi intorno. La camera era buia, vuota. Nessun anima viva esclusa lei. Erano solo le sette di sera e la sua camera era buia, i balconi chiusi. Sorrise appena, quasi soddisfatta. Aveva detto alle sue compagne di stanza che stava male, che non voleva andare in Sala Grande a cenare, che chiudeva baracca e burattini, per quel giorno. "È colpa del troppo studio, probabilmente. Solo un po' di mal di testa, ragazze. Non preoccupatevi" aveva mormorato, gli occhi lucidi e arrossati, la voce velata e lo sguardo pesante.
    Le sue compagne di stanza erano state buone, brave e gentili. L'avevano lasciata fare, pensando che magari un salto all'Infermieria era d'obbligo. Aveva respinto l'opzione con un "domani, se starò ancora male..." mentre scivolava sotto le coperte calde e accoglienti.
    Si, era una brava attrice. Lo sapeva. A volte questo suo saper fingere le giovava molto. Quella sera, ad esempio, doveva andare alla Foresta Proibita. Non si sarebbe addentrata più di tanto, solo per esercitarsi con qualche incantesimo che nella scuola era meglio non fare.*

    Veloce... non farti sentire. Come un serpente... come un ser-

    *Delle voci, delle persone si diressero verso la sua Camerata, mentre lei sgusciava fuori dal letto. Maledisse le sue Concasatesse, sperando che virassero verso la camera di qualche amica. Passarono oltre. Un sospiro di sollievo appena udibile e poi aprì appena la porta, il minimo indispensabile per riuscire a sgattaiolare fuori dalla stanza.
    Nella Sala Comune, nessuno. Meglio. Non avrebbe dovuto schiantare nessuno e poi fargli credere chissà cosa. Fuori, nei Corridoi del Castello i ragazzi si dirigevano parlottando del più e del meno in Sala Grande. Certo, quei banchetti prelibati erano da non perdere. Lei invece trovava la Grande Sala, troppo rumorosa e tutti i ragazzi, gli uni vicini agli altri, le davano fastidio.*

    Basta che le ragazze non ti vedano... solo quello. Poi sei fuori...

    *Si ripeté, con un sorriso. I suoi vestiti Babbani non avrebbero dato nell'occhio se non si fosse fatta vedere. E così fece. Mentre usciva dal Castello, nessuno studente o professore la vide. A momenti sarebbe scattato il coprifuoco. Nessuno fuori dall'edificio scolastico.
    Ma lei, abilissima nell'eludere la sorveglianza scolastica -che pur essendo ottimale, non riusciva a fregarla-, sapeva sempre dove, come, quando e in che modo entrare ed uscire dal Castello all'ora che preferiva.
    L'aria fredda di metà Ottobre le accarezzò la pelle candida che si arrossì appena un po' sulle gote.*

    Aria... pace...

    *Sussurrò, finalmente non più costretta a nascondersi da nessuno. Una camminata aggraziata, quasi non toccasse terra per qualche "Ascendio" involontario. Gli occhi azzurri sfioravano tutto e tutti con avidità. Il giardino le era sempre piaciuto molto, anche se non poteva essere il suo luogo preferito.
    Un rumore le fece mozzare il fiato. Si guardò intorno. Era in prossimità del Platano Picchiatore, ma a debita distanza.
    Se si fosse fatta male cosa avrebbe raccontato alle compagne di stanza?
    Un ragazzo le dava le spalle, seduto a terra e ignaro che qualcuno fosse dietro di lui. Sorrise, mentre si avvicinava al ragazzino, poco più piccolo di lei. Silenziosa come un serpente, scivolò al suo fianco. Leggeva un libro. Mentre si sedeva a terra, lo salutò. Era pur sempre un cambio di programma, ma magari avrebbe scoperto cosa ci faceva un ragazzino vicino al Platano a quell'ora.*

    Ciao.

    *La voce, un petalo di rosa che ti sfiora appena. Lo guardò. No. Mai visto. Sorrise appena, mentre mandava fuori l'aria dalle narici e due nuvolette di vapore si creavano.*

    @Benjamin_Brown; scusa il ritardo e il post orribile!




    Ultima modifica di Dubhe_Dolov oltre 1 anno fa, modificato 1 volta in totale


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    *Benjamin era letteralmente profondato nella lettura di quel suo libro, regalatogli da un lontano parente Americano. Gli sarebbe piaciuto tanto andarlo a trovare, giusto qualche volta, magari quando avrebbe imparato a Smaterializzarsi. Così lo avrebbe potuto ringraziare di persona, essendogli riconoscente e magari portandogli qualcos'altro in cambio. Adorava i suoi parenti, come tutti i ragazzini della sua età d'altronde. Oddio, non era proprio così. Nel mondo babbano aveva udito delle storie incredibili, genitori che uccidevano figli, parenti che si detestavano fino al midollo... terribile. Poteva considerarsi fortunato se lui aveva una famiglia degna di chiamarsi tale, se avesse dei genitori che gli volevano bene, dei cugini con i quali aveva passato molto tempo insieme. Quanto poteva essere orribile il mondo. Doveva aprire gli occhi per bene, analizzare la realtà, affrontarla insieme a tutti coloro di cui si fidava: solo così sarebbe andato avanti.*

    Un abile guerriero, un potente stregone e uno scaltro ladro: questi saranno i personaggi che ti accompagneranno lungo il tuo viaggio. Ognuno di loro avrà storie da raccontarti, vicende da farti vivere in prima persona, a diretto contatto con...

    Ciao.

    *Quella non era stata la sua voce. Era giunto fino al secondo passo del libro, e di certo non aveva alcun motivo per salutarlo. Sollevò contro la sua volontà lo sguardo, desideroso di continuare ed andare avanti con la lettura.
    Si ritrovò accanto una ragazza, beatamente sdraiata sul prato verde e rigoglioso. Si era perso qualcosa? Era già lì oppure era arrivata proprio in quel momento? Era inutile, quando leggeva si perdeva, non realizzava esattamente in che posto si trovasse, ma sapeva di essere seduto o disteso su qualche cosa.*

    Ciao.

    *La salutò, chiudendo il libro ma tenendo il segno con l'indice sinistro: non voleva che gli altri leggessero le sue stesse parole, aveva paura che gliele rubassero, lasciandolo nell'oscurità inespugnabile del dubbio e del tormento. Lui doveva leggerlo prima degli altri, era la sua legge da buon lettore.
    Abbozzò con estrema difficoltà un sorriso, come usuale norma di educazione, per poi dare una rapida occhiata al Platano Picchiatore, situato alle sue spalle. Meglio essere prudenti con cose del genere.*

    Anche tu sei uscita per prenderti una boccata d'aria? Non hai fame?

    *Chiese curioso alla sconosciuta. Lui la pensava così ogni volta che decideva di uscire fuori in giardino, quando non aveva fame, o comunque quando non aveva voglia di mangiare per mantenere il suo fisico da super-fighettino in ordine.*

    Ad ogni modo, io sono Benjamin Brown. Piacere.

    *Si presentò, maledicendosi per non averlo fatto subito dopo il saluto. Prima i convenevoli, dopo le domande. Se lo ripeteva sempre, ma purtroppo la sua curiosità riusciva sempre ad avere la meglio.*

    @Dubhe_Dolohov,


  • Dubhe_Dolov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 757
        Dubhe_Dolov
    Corvonero
       
       

    *Sembrava sorpreso che qualcuno si fosse seduto accanto a lui senza che se ne accorgesse. Lei sorrise dolcemente. Era una delle sue "doti": sapersi muovere senza che nessuno la sentisse o vedesse. Che poi in pochi lo sapessero e quindi stessero più attenti a come e quando muoversi era un altro discorso.*

    Ciao.

    *Fece il Serpeverde -si, era un Serpeverde-, chiudendo il libro ma mantenendo il segno con l'indice della mano sinistra. Dubhe sorrise, rammentando un quadro babbano che aveva un soggetto simile. Lo guardò attentamente. Occhi verdi, "cresta" tenuta su con del gel... be', si era un bel ragazzo!
    La Corvonero sorrise, mentre faceva notare con voce appena udibile la sua osservazione.*

    Sembri la Gioconda... hai presente?

    *Chiese al ragazzo con un sorriso. Non gli sfuggì l'occhiata che il ragazzo lanciò in direzione del Platano Picchiatore. Sorrise. Lei l'avrebbe pietrificato con un colpo di bacchetta se avesse cominciato a dare problemi. Spiò appena il libro che stava leggendo ma non riuscì a decifrare il titolo. Pazienza. Mentre lui abbozzava quello che doveva essere un sorriso le fece una domanda.*

    Anche tu sei uscita per prenderti una boccata d'aria? Non hai fame?

    *Dubhe sorrise, scuotendo la testa. Non avrebbe mai ammesso quello che stava andando a fare ma comunque, la sua era una mezza verità. Un'occhiata alla Foresta Proibita, davanti a lei ma lontanissima le fece cambiare idea. Non sarebbe andata ad esercitarsi.*

    Non ho fame.. e poi ci sono sempre queste...

    *Fece, tirando fuori dalla tasca dei jeans lunghi delle Cioccorane. La sua salvezza, in certe situazioni. Ne scartò una, vedendo che la figurina di Agrippa l'aveva già. Storse appena la bocca per poi riempirsela di un pezzettino di cioccolata.*

    Ne vuoi una?

    *Chiese dopo aver finito il pezzetto che aveva mangiato, tendendogli una Cioccorana.*

    Ad ogni modo, io sono Benjamin Brown. Piacere.

    *Si presentò lui. No, mai sentito nominare. Lei sorrise, gaia. Un nuovo conoscente... si sperava.*

    Dubhe Doholov. Piacere mio.

    *Rispose, tendendo educatamente la mano come consuetudine.*


    @Benjamin_Brown,


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    *Quell'incontro inaspettato lo colse di sorpresa. Non si sarebbe mai aspettato che qualcuno potesse avvicinarsi a lui. Certo, si reputava lui stesso un ragazzo carino, simpatico, figo, e tutti altri dettagli gli si potessero attribuire. Ma perché proprio lui. Lo aveva distolto dalla lettura, non si sarebbe fato perdonare tanto facilmente. La guardò per un attimo negli occhi, cogliendo il suo sguardo... spento. Cioè, non era morta, di certo, ma sembrava tormentata, come se le fosse capitato qualcosa di così brutto da non poter più tornare a sorridere.*

    Sembri la Gioconda... hai presente?

    *Si dovette ricredere. La sconosciuta sorrise, curvando le labbra leggermente affinché potesse sembrare un sorriso decente. Provò una certa tenerezza per lei, non sapeva stabilire per quale oscuro motivo, ma stava cercando di comunicargli qualcosa, in un certo senso. Ricambiò teneramente il sorriso, levando quello stupido indice dal libro. Al diavolo la lettura, qualcuno gli aveva rivolto la parola, ed era sempre un'occasione in più per stringere delle amicizie. Ma avrebbe superato la prova?
    Sì, era lunatico, e molto. Se fino a un minuto prima voleva che quella ragazza sparisse dalla faccia della Terra, permettendogli di continuare a leggere, adesso voleva che restasse. Stava succedendo qualcosa, qualcosa che non sapeva spiegarsi. Magari, con il tempo.*

    Non ho fame.. e poi ci sono sempre queste...

    *Disse sincera la Corva -come poté riconoscere dallo stemma che portava in divisa-, uscendo dalla tasca dei jeans delle Cioccorane. Non ne mangiava una da un bel pezzo, forse dallo scorso Natale, ma non ci andava matto. Certo, gli piaceva il cioccolato, utile anche per risollevarsi con il morale, ma fino a quel momento non ne sentì necessità. Fino a quel momento. Adesso sentiva il bisogno di condividere con lei quello "spuntino". Strano, molto strano. Una sconosciuta che gli si avvicinava, gli offriva addirittura delle Cioccorane. Eh no, c'era qualcosa tra di loro, per forza.*

    Utili per qualsiasi occasione!

    Ne vuoi una?

    *Sembrava che gli avesse letto nel pensiero. Doveva diventare un Occlumante, e al più presto possibile, non voleva che le persone lo vedessero come un libro aperto. No, perché i libri non si giudicano dalla copertina. E lui, quando conosceva qualcuno, voleva conoscerlo a fondo, come quell'ipotetico "qualcuno" doveva fare con lui. Solo così sarebbero potuti andare d'accordo.
    Ma... aspetta. Lei non era una Legilimens. Nessun problema.*

    Volentieri!

    *Accettò, sorridendo lievemente. La gente doveva preoccuparsi se avesse lanciato un sorriso a trentadue denti, lì sì che erano guai grossi, perché voleva dire che aveva cattive intenzioni in mente. Prese quella che gli aveva offerto dalle sue mani, bloccandola d'istinto prima che saltasse via. Lei sembrava esser ritornata allo stato d'umore originario invece. Lunatica anche lei? La capiva perfettamente.*

    Dubhe Doholov. Piacere mio.

    *Si presentò la ragazza, ritornando a sorridere. E così era quello il suo nome. Non se lo sarebbe dimenticato facilmente. Strinse la sua mano calda. Quella di Benjamin era fredda invece. Provò una leggere sensazione di piacere nel farlo. Il calore lo faceva sentire a casa, al sicuro; la mano era di Dubhe: Dubhe era la sua casa. Evviva i sillogismi aristotelici.*

    Quindi anche tu hai deciso di rimanere a digiuno per questa sera. Bene, almeno non sono l'unico, cominciavo a sentirmi solo.

    *Disse in tono scherzoso, rivolgendo un'occhiata al libro che aveva cominciato, e del quale già aveva dimenticato tutto. Avrebbe dovuto ricominciare da capo, pazienza. Il Platano ondeggiava a ritmo del vento che soffiava. Gli dava fastidio, che senso aveva piantare un albero pericoloso dove ci sono studenti che non sanno nemmeno impugnare una bacchetta per combinare qualcosa di buono? Non riusciva a spiegarselo.*

    @Dubhe_Dolohov


  • Dubhe_Dolov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 757
        Dubhe_Dolov
    Corvonero
       
       

    *Benjamin non sembrava molto desideroso di parlare. Sopratutto, di parlare con lei. Si, aveva ragione... l'aveva distratto dalla sua lettura. Che non fosse mai! Anche lei si arrabbiava molto se qualcuno interrompeva la sua lettura così, senza un'apparente ragione.
    Sorrise appena quando lui tolse il segno dal libro. Forse aveva deciso che lei era una compagnia degna di lui? Ah, questo poi! Era lei che decideva con chi e quando stare. Se le girava male anche la persona alla quale si era affezionata di più poteva non essere accettata come compagna. Lei era una perfetta lunatica. E una ragazza combattuta con se stessa, tormentata e -addirittura- misteriosa ai più.
    Tutti che volevano conoscere la sua storia, capire il perché dei suoi atteggiamenti, dei suoi cambi d'umore improvvisi quando si faceva notare qualcosa. Ecco, lei odiava tutte le persone che si incuriosivano e prima di aver stretto un buon rapporto -e ce ne voleva di tempo, di solito, perché lei ti facesse capire quello che provava senza irritarsi neppure un po'- facevano domande inappropriate. O che non dovevano essere fatte. Lei, solitamente, le schivava con un'alzata di spalle, se non era una brutta giornata, o andando via senza spiaccicare neanche una parola. Se invece era una brutta giornata... be' avrebbe potuto schiantare benissimo la suddetta persona, o anche peggio!
    Il ragazzo la guardava, come se si aspettasse un passo falso dalla ragazza dal visino angelico che aveva davanti. Peccato che fosse lei, tra i due, ad essere un gradino sopra. Anche se lui era un tipico Purosangue, che faceva il bel fighetto e il più delle persone non erano alla sua altezza, li, era lei quella che se ne sarebbe andata al suo primo "errore". Eppure sembrava che l'aria da figo l'avesse persa quasi subito, sentendola parlare.
    Tanto meglio. Meno barriere la gente si creava, meglio lei riusciva a capirla.
    Sicuramente, era lunatico. Quasi quanto lei, almeno. Aveva visto le Cioccorane e sembrava quasi che lo annoiassero.. e qualche secondo dopo ne sembrava entusiasta. Lei alzò un sopracciglio, assumendo un viso stranito.*

    Volentieri!

    *Esclamò lui sorridendo appena, prendendo la sua Cioccorana e acchiappando al volo la rana di cioccolato che stava saltando via. Quando si strinsero la mano Dubhe si accorse che quella del Serpeverde era fredda. Fredda. Anche lei di solito le aveva fredde gelide. Oggi invece, calde bollenti. Che strano...
    Quel contatto freddo le fece provare una strana sensazione. Un brivido le corse lungo la schiena e lei sbatte un paio di volte le palpebre, rivelando più volte due occhi azzurrissimi.*

    Quindi anche tu hai deciso di rimanere a digiuno per questa sera. Bene, almeno non sono l'unico, cominciavo a sentirmi solo.

    *Solo. Lei si sentiva paurosamente sola. Da quando Alex aveva deciso di finirla, qualche mese prima. Voleva essere sincera, invece? Da sempre si sentiva sola. Neppure i baci, le carezze del Corvonero l'avevano fatta sentire qualcosa di più. No. Sola. Era sola e la cosa più triste era che non appena qualcuno cercava di avvicinarsi di più, lei si allontanava. Forse... aveva paura di legarsi a qualcuno. Paura che tutti i suoi piani venissero spazzati via con uno schioccare di dita.
    Sorrise appena a Benjamin.*

    Solo.. già.

    *Commentò lei con la sua voce velata ma allo stesso tempo delicata. La malinconia venne scacciata via a calci nel sedere. Non se ne parlava neppure di ricominciare ad auto-lesionarsi, accusandosi di cose senza senso! Non era il momento. Non con un Serpeverde pronto a deriderti non appena vacillavi.
    E lei odiava vacillare. Quindi, no. Non sarebbe stata incerta. Non sarebbe potuta essere incerta, in sua presenza. Mai.*

    Stai tranquillo... il Platano, per quanto antipatico, non ci creerà nessun problema.

    *Mormorò con un sorriso, vedendo che le occhiate verso l'albero non mancavano mai. Trattenne a stento una risatina. Ora... che dire? Nulla! Ovviamente, nulla. Era lui che doveva trovare argomenti. Eppure, la sua curiosità, tanto caratteristica della sua Casa, non finiva mai e neppure mordersi il labbro inferiore la fece fermare.*

    Cosa stavi leggendo, prima che ti interrompessi?

    *Chiese, adocchiando il libro e sorridendo al ragazzo. Magari avrebbe potuto leggerlo anche lei, un giorno! Avrebbe finito un libro babbano, molto interessante, che stava leggendo e poi magari quello sarebbe stato il prossimo tomo ad essere divorato.
    Perché, anche se la scuola la riempiva e il Quidditch la stressava per bene, il tempo di leggere, tra un pranzo ed una lezione o la sera tarda, prima di coricarsi, lo trovava sempre.*

    @Benjamin_Brown,


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 5
    Galeoni: 864
       
       

    *E chi avrebbe mai potuto pensare che avesse trovato della buona compagnia? Il più delle volte era lui a cercare la gente, adesso i ruoli si erano invertiti: la gente lo cercava. Era diventato famoso? In un solo anno la sua reputazione da fighettino bravo ragazzo si era diffusa in maniera così celere? Eppure non aveva tanti anni, non almeno quanto Dubhe, e non era niente in confronto agli altri, sotto questo punto di vista. Ma magari, era proprio una questione di "punti di vista", di "prospettive". Magari quella ragazza la vedeva in un altro modo, magari lo credeva un tipo forte, pieno di sé. Ma lui non era così. Non lo era affatto. E gli sarebbe piaciuto tanto trovare qualcuno con cui poter condividere ogni istante della sua vita, in tutta verità, senza rimorsi e imbarazzo. Quanto avrebbe voluto essere "sé stesso". Ma se lo avesse fatto, dubitava che qualcuno gli fosse stato vicino. Non aveva un lato oscuro, o meglio, non ancora, almeno credeva, ma aveva paura che gli altri non lo accettassero per come fosse veramente. Tutti gli altri, non solo a scuola, ma anche fra i Babbani, sembravano così naturali. Oppure facevano come lui? Vivevano in una "falsa naturalezza"? Non riusciva a darsi una risposta, e più questa domanda lo assillava, più viveva nell'incubo di sprofondare da un momento all'altro, catturato dalle tenebre dell'ipocrisia. Ed era lui il primo a dire di odiare le persone ipocrite e false. Ma a chi la voleva dare a bere?*

    Solo.. già.

    *Aveva commentato, un po' malinconica, Dubhe. Nascondeva qualcosa anche lei, tutti nascondevano qualcosa che sarebbe stato meglio non rivelare mai agli altri. Il suo desiderio più grande era quello che tutto questo potesse cambiare un giorno, non molto lontano. Ma dall'altra parte, gli piaceva fare la parte del "ganzo", gli donava un certo stile. Confusione, solo questo c'era nella sua testa.
    Guardò la ragazza negli occhi, cercando di estirpare le radici del suo segreto, scavando tra le iridi di un colore cristallino. Somigliavano ai suoi, per un certo verso, la parte dei suoi occhi che tendeva all'azzurrino, non al verdognolo.
    Le rivolse un sorriso. Non per un motivo particolare. Semplicemente per aver condiviso con lui quel momento di solitudine. Aveva espresso anche lei il suo stato d'animo, e le era grato. Per gli altri queste cose potevano anche essere sottigliezze, ma lui ci teneva molto, anche se magari non lo dava a vedere così tanto.*

    Stai tranquillo... il Platano, per quanto antipatico, non ci creerà nessun problema.

    *Dubhe si stava riferendo a quel dannato albero. E in fondo aveva tutte le ragioni di questo mondo per dire una cosa del genere, in quanto a distanza debita non avrebbe recato alcun male. Con quelle parole, però, si sentì più protetto. Anche lui sapeva che non gli sarebbe successo niente, ma aveva bisogno di qualcuno che la pensasse come lui, che lo appoggiasse, in modo da esserne fermamente convinto.
    Il gusto del cioccolato si diffondeva pian piano nella sua bocca, dandogli una piacevole sensazione di... soddisfazione. Si sentiva soddisfatto per la scelta che aveva fatto, per aver deciso di prendere la Cioccorana che Dubhe gli aveva gentilmente offerto.*

    Sì, è vero, scusami.

    *Lui che chiedeva scusa ad una ragazza conosciuta da non più di cinque minuti? Eh no, qui c'era qualcosa che non quadrava. No, andava tutto bene, ogni cosa era al suo posto, credeva. Sapeva di potersi fidare di lei, nonostante parlassero da pochissimo tempo. Un "colpo di fulmine", molti potevano pensare, e invece no. O meglio, non sapeva, non ne era ancora certo, eppure era la prima volta che gli capitava una cosa del genere. Forse nemmeno con Valerie e Josephine erano andate così le cose.
    Distolse una volta per tutte lo sguardo dal Platano, lasciandosi tutto alle spalle, e rivolgendolo invece alla ragazza. Lei si che se lo meritava.*

    Cosa stavi leggendo, prima che ti interrompessi?

    *Sembrava quasi essere dispiaciuta per averlo distratto dalla lettura del libro. Lui, d'altro canto, non avrebbe desiderato altro di staccarsi da quello. Almeno, in quel momento. Prima non voleva essere disturbato, adesso era la cosa che desiderava di più. Che non si pensasse fosse un ragazzo strano, per carità, ma era stato concepito così. "Chi nasce tondo, non può morire quadrato".
    Benjamin fisso il librò, quasi si era dimenticato il titolo, e rispose.*

    Si intitola "Il numero delle Stelle". Non so di cosa parla, avevo appena iniziato a leggere quando tu mi hai rivolto la parola.

    *Attenzione: non aveva detto "disturbato", ma "rivolgere la parola". Ed erano due cose completamente diverse l'una dall'altra. La prima voleva dire dargli fastidio, la seconda distrarlo in una maniera diversa, dolce, che non recava alcun disturbo, ma anzi, piacere. Il cuore gli batteva a mille, non sapeva bene il perché, ma sapeva che c'entrava con Dubhe. Perché quello strano effetto? Sorrise, facendole l'occhiolino, segno di non essere stato affatto irritato dalla sua presenza. Era giusto mettere le cose in chiaro con persone come lei, senza tante falsità e giri di parole.*

    @Dubhe_Dolohov


  • Dubhe_Dolov

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 6
    Galeoni: 757
        Dubhe_Dolov
    Corvonero
       
       

    *Era diventato freddo. Anche le mani di Dubhe, oramai erano due cubetti di ghiaccio. Forse, se avessero acceso un fuocherello, si sarebbero scaldati un po'. La Corvonero rifletteva su questo, con la fronte aggrottata, e si lasciava illudere che quello fosse il suo unico problema: rimanere congelata li fuori e magari, assieme al ragazzo che sembrava ormai gelido come lei.
    Quanti problemi si faceva la gente? Ma, la vita non era già complicata senza che noi inventassimo altri dilemmi con delle risposte fin troppo difficili o così facili che subito scartate.
    Fece un mezzo sorriso, mentre sentiva le parole di Benjamin.*

    Sì, è vero, scusami.

    *Il suo viso un po' stupito fece sorridere Dubhe. Forse il suo egocentrismo, il suo "essere figo", con quella scusa se l'era decisamente fumato. Meglio così. Lei, anche se in molti lo pensavano, non era egocentrica. Dicevano che era egocentrica, troppo sicura di se. Volevano la verità? Era una perenne incerta, sempre confusa, una che non capiva come dover essere. Che non voleva mostrare la vera "Dubhe" per paura che gli altri la giudicassero debole e troppo sensibile.
    Lo sguardo del Serpeverde venne definitivamente spostato su di lei. Forse, dopo che lei lo aveva rassicurato -sempre che quella semplice frase avesse potuto farlo- le occhiate verso il Platano Picchiatore sarebbero cessate.
    La guardava come se si fosse dimenticato del libro. E lei glie lo aveva appena ricordato. Lo sguardo perso si tramutò in smarrito, quando si rese conto che effettivamente aveva un libro in mano.
    Guardò la copertina del libro come fosse la prima volta e recitò il titolo mentre lo leggeva.*

    Si intitola "Il numero delle Stelle". Non so di cosa parla, avevo appena iniziato a leggere quando tu mi hai rivolto la parola.

    *Era stato gentile, però. Non aveva fatto intendere che lei lo aveva disturbato. Questo era sicuramente un "punto" a suo favore.
    Chiacchierare con quel ragazzo gli piaceva, era rilassante. Anche se spesso tornava la malinconia, non le dispiaceva, tutt'altro. Si stava rilassando e quella sera alcune barriere di entrambi non erano neppure state erette tra i due o erano semplicemente cadute, così velocemente da lasciarli scombussolati e straniti.
    Perché le loro barriere, quelle che erano sempre in piedi, quelle che servivano per non essere vulnerabili e in pericolo, per non sentirsi spogli di tutto, fin troppo visibili e sensibili, erano cadute.
    Un senso di sballottamento, di confusione e di spossatezza prese alla sprovvista Dubhe. Alzò lo sguardo, dapprima puntato a terra e incrociò quello di Benjamin.
    Pensare che erano simili dopo solo qualche minuto di "conversazione" era forse un po' forzato. Eppure, Dubhe l'avrebbe detto subito, senza riflettere un secondo di più.
    Ed era stufa di tutti i pensieri che tratteneva per pudore verso gli altri o -sopratutto- per pudore verso di se. Non aveva più voglia di trattenersi, di mostrarsi come non era.
    Le barriere e le finzioni erano cadute. Lei era un fiume in piena che cercava di essere contenuto da troppo tempo. Ma per rispetto verso il Serpeverde, ammise solo una piccola parte dei suoi pensieri.*

    Mi assomigli, Benjamin.

    *Un sussurro, un sorriso aperto e sincero e un senso di leggerezza che non provava da tempo. Aprirsi di più agli altri era questo? Se si, le piaceva molto. Ma il silenzio che li avvolse poi fu carico di pensieri, di gratitudine verso il ragazzo.*

    @Bejamin_Brown,




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  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

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    *Dopo che Benjamin finì di parlare, la ragazza gli parve leggermente scombussolata. Sembrava stesse vivendo una profonda lotta interiore con sé stessa, e lui la capiva, eccome. Quanto avrebbe voluto dirle che pure a lui succedeva spesso, che viveva in contraddizione con tutto, che viveva in una realtà che non era del tutto sua, non gli apparteneva, non si riconosceva in essa. Ogni giorno poteva viverlo come un sogno, come poteva essere considerato incubo. Erano molte le differenze, ma numerose lo erano anche le analogie. Aveva un intero discorso da farle riguardo questo, magari parlandone assieme avrebbero potuto stringere di più il loro legame, capirsi l'un l'altro, incoraggiarsi. E se lei non fosse stata disponibile? Se l'avesse preso per un emerito babbeo? Lui non se lo sarebbe mai perdonato. Ma sapeva che Dubhe non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Era vero, si conoscevano da soli dieci minuti, ma a volte per conoscere veramente una persona ti possono bastare pochi minuti, mentre con altre nemmeno una vita.
    Quel momento di silenzio era carico di tensione, ma lui non si arrischiò nemmeno una volta a guardare nuovamente il Platano. Lo considerava come un tradimento, come se le stesse negando la sua fiducia. Invece le persone dovevano imparare a fidarsi di lui, ma prima ancora doveva impararlo lui.
    Tutto era così complicato, così confuso. La guardò negli occhi, in quegli occhi pieni di luce e di speranza, per quanto lo sguardo potesse sembrare spento e tormentato, carico di sofferenza e dolore. Ma gli occhi la tradivano, rivelavano la sua vera personalità. Gli occhi erano gli specchi dell'anima.*

    Mi assomigli, Benjamin.

    *Lui non c'era più. Si sentì avvampare in viso, non fu così forte da reggere il suo sguardo, così lo abbassò, fissando un punto impreciso del terreno sotto i suoi piedi.
    La cosa che aveva detto era molto importante, almeno per lui. Non era una cosa facile da dire, significava affermare con piena certezza che loro fossero legati da qualcosa di forte. Ma come poteva essere successo? Con quella ragazza, un cambiamento improvviso si impossessò di lui. Lui era lui. Lui non era altre persone. Lui non indossava altre maschere semplicemente per rendersi figo. Sì, Benjamin si comportava da Benjamin, quando c'era lei. E adesso non nutriva più il minimo dubbio nei suoi confronti. L'aveva detto così, senza molte complicazioni. Voleva dire che non aveva paura di rivelare le cose alla gente, e questa la faceva forte e temprata. Doveva prenderne esempio, era un insegnamento alquanto importante.
    Alzò di nuovo lo sguardo: Dubhe gli stava sorridendo. Rideva di lui, oppure sorrideva già da prima? Molto probabile, lei non era come le altre lì fuori. Non aveva tutte cose in ordine, ma una confusione terribile. E lui apprezzava molto tutto questo. Sì, perché tutte le altre apparivano felici e spensierate. Ma erano solamente delle oche. Lei invece no, era decisamente diversa.*

    Sì, è vero.

    *Disse, ricambiando il sorriso. Non aveva fatto domande, non aveva fatto finta di non capire, perché aveva afferrato al volo il concetto. Non aveva bisogno di fare il figo, non con lei, che era stata capace di smascherarlo in così poco tempo. Eccezionale.*

    Non ti senti... bene? Ma anche... spaesata?

    *Molti, ascoltando quella conversazione, si sarebbero potuti chiedere: "ma che razza di problemi ha quel ragazzo?". E invece no, lui non temeva niente di tutto ciò. Aveva posto una domanda diretta, senza tanti imbrogli e complicazioni varie, perché era così che doveva essere. Stava cercando di condividere con lei quello che provava nello stesso istante. Si sentiva bene, da dio, perché era con lei. Ma anche molto spaesato, sempre perché era con lei. Strano, molto ma molto strano. Davvero singolare.*

    @Dubhe_Dolohov


  • Dubhe_Dolov

    Corvonero

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    Corvonero
       
       

    *Abbassò lo sguardo non appena ebbe detto quella confessione, piacevole e pudica allo stesso tempo, arrossendo appena. Non le sfuggì però la reazione completamente identica di Benjamin. Un lieve rossore anche sui suoi zigomi, un lieve sballottamento, una confusione piacevole che li avvolse.
    E seppe con certezza che nessuno dei due aveva più maschere da portare, nessuna cosa da nascondere in presenza dell'altro. Un senso di leggerezza, di sollievo, di pace e di rassicurazione l'avvolse e un sorriso appena accennato, delicato e pudico come la sua confessione, apparve nel suo viso dai lineamenti delicati e con vari tratti infantili.
    Sentiva il cuore battere a mille e allo stesso tempo si sentiva rilassata. Non sapeva però spiegarsi il perché. Ma non sapeva spiegarsi il motivo di tante cose, una in più non le avrebbe gravato.
    Qualcosa legava i due. Qualcosa che entrambi non sapevano definire. Che non riuscivano a spiegarsi. Il sorriso si fece più ampio quando sentì le parole del Serpeverde.*

    Sì, è vero.

    *Ammise lui, ricambiando il suo sorriso. Allora... allora non si stava inventando tutto? Allora non vedeva cose che non esistevano. Aveva ammesso anche lui che qualcosa li legava. Che erano simili, che qualcosa li accomunava. Si sentì bene, nonostante quella confessione le aveva portato varie emozioni, pensieri opposti e sentimenti strani.
    Per una volta non si pentì di quanto aveva detto. Non si era trattenuta, non aveva voluto tenere quel pensiero per se, ma l'aveva condiviso col diretto interessato.
    Soddisfatta, anche. Si se. Si, per una volta era anche soddisfatta. Perché non si era sfogata come al suo solito, aggredendo gli altri, ma quelle parole erano volute e sentite. Erano vere, non erano state dette per coprire la verità.*

    Non ti senti... bene? Ma anche... spaesata?

    *Quella domanda le fece alzare lo sguardo, puntato in un punto indefinito a terra, verso il viso del giovane Serpeverde. Sfiorò con i suoi occhi il suo viso, i suoi lineamenti affascinanti -si, lo erano-. I suoi capelli neri, il suo viso, lo sguardo assorto, pensieroso che la fece sorridere, sui suoi occhi verdi e bellissimi. Lo sfiorò con i suoi occhi azzurri, cercando di capire cosa stesse provando, se quelle emozioni, quelle sensazioni le stesse provando pure lui. Perché, si, lei stava bene. Ma era anche spaesata, da quello che aveva fatto e da quello che provava.
    Anche lui provava benessere e allo stesso tempo confusione, stranezza per quello che si erano detti?
    Un nodo alla gola, quello che le impediva di parlare, si materializzò. Boccheggiò qualche istante, senza sapere bene cosa dire. Doveva dire la verità o doveva fingere? Per il bene di chi? Suo o di Benjamin? Domande, domande che potevano avere una, dieci, cento o mille risposte e altrettante motivazioni.
    Voleva fare la riservata, la ragazza schiva e sbagliata, quella misteriosa che si stava imponendo di essere? Voleva mentire al ragazzo dopo che si erano confessati di essere legati?*

    Si.

    *Sussurrò, abbassando ancora una volta lo sguardo a terra. Lo aveva detto. Quella sera era stata sincera -sincera, non lo era quasi mai!- con qualcuno. Ma sopratutto, verso se stessa.
    Il cuore batteva, batteva forte, velocissimo, come se dovesse vincere una gara.
    Ma lei l'aveva già vinta.*

    Si...

    *Affermò, più decisa, più sicura di se. Sorrise al ragazzo, non sapendo bene che fare. Probabilmente, anche lui. Infondo avevano sempre avuto l'appoggio delle loro maschere, fino a quella sera. Ora, dovevano far affidamento su se stessi.
    Doveva fare affidamento alla vera Dubhe.
    Quella nascosta, quella lasciata affondare, affogare, quella che aveva cercato di sotterrare con tutte le sue forze. Quella che doveva scomparire dalla faccia della Terra.
    Fino a quel momento.
    Ora era venuta a galla. Tutti i suoi pensieri, visibili. Il suo viso esprimeva benissimo tutta la confusione della sua testa, di quello che pensava, che provava. Tutta la troppa sensibilità, le era piombata addosso.*

    Grazie.

    *La voce era un po' roca, forse per il nodo alla gola che le si era formato prima. Si, probabile. Lo ringraziò con tutta se stessa. Non aveva mai sentito così tanto bisogno di ringraziare qualcuno. Mai. Ora... ora aveva sentito quelle parole premerle con insistenza, farla vacillare, farla tentennare, stringerla fino a farla soffocare.
    Non si era sentita debole quando lo aveva fatto. Non si era sentita inferiore a nessuno perché qualcuno l'aveva aiutata. No. Si era sentita bene. Libera. A posto. Come se fosse la cosa che doveva fare da sempre.
    Si stese a terra, mentre sentiva che tutto si rilassava. La mente si svuotava, i pensieri si volatilizzavano, le emozioni si raggruppavano a formare solo una parola. Solo un'emozione.
    Gratitudine*



    @Benjamin_Brown,


  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

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    *Il tempo sembrava essersi fermato, almeno per quella volta. Per lui era stata sempre una corsa, e inspiegabilmente adesso il tempo aveva deciso di fermarsi, dargli un attimo di tregua, per potersi gustare quel momento di minuto in minuto, secondo dopo secondo, fino all'ultimo. Eppure gli sembrava troppo presto e poco educato giungere a conclusioni troppo affrettate. Dallo sguardo di Dubhe che si delineava pian piano in volto si poteva capire come avesse dovuto affrontare molte cose difficili nel corso della sua vita, e come ancora avrebbe dovuto affrontarle. Era una continua lotta, non soltanto con gli altri per la sopravvivenza, ma soprattutto con sé stessi. Se Benjamin non si conosceva così tanto bene, figurarsi come poteva pretendere di conoscere una ragazza così complicata come Dubhe. Complicata non era un attributo negativo per lui, anzi, rappresentava tutt'altro. Di solito quando una persona si mostrava complicata provocava una certa attrazione in lui. Non ne capiva bene il motivo, ma era sicuro che non appena sarebbe cresciuto avrebbe potuto comprenderne il significato.*

    "Tempo."

    *Sì, era proprio di quello che aveva bisogno, nient'altro. Ognuno aveva i suoi tempi, pur brevi o lunghi che fossero, ma si poteva sempre migliorare, e lui aveva imparato a fare tutte cose di fretta, come se gli fossero potute sfuggire dalle mani, come granelli di sabbia mossi da un feroce turbinio di vento. E in quel momento di tempo ne aveva quanto ne volesse, non poteva lamentarsi.
    Dubhe sembrava un po' incerta e titubante nella sua risposta, lo fissava come se si fosse aspettata che uscisse tutt'altro dalla bocca del ragazzo. E invece no, forse per la prima volta in vita sua era stato sincero con qualcuno che non era né un suo parente o familiare, né un amico molto stretto. Era stato sincero con Dubhe, con Dubhe e basta. E questo gli bastava, semplicemente per essere felice, contento e completo in sé stesso. Peccato che niente, a prescindere di qualunque cosa si trattasse, poteva durare per sempre, e la felicità rientrava di certo in quel genere di cose. Quella sera poteva anche sentirsi realizzato, ma l'indomani mattina? Si sarebbe ancora sentito al settimo cielo? Nutriva profondi dubbi al riguardo, ma non doveva pensare al domani, al futuro, ma al presente, a quell'ora, a quell'istante. A Dubhe, e alle pochissime persone che dicevano sempre la verità.*

    Si.

    *Dopo una grande pausa di silenzio, finalmente la ragazza riuscì a rispondere con un'affermazione secca, ma sicuramente d'effetto. Era un "sì" in tutto e per tutto, senza negazioni, domande o qualsiasi altro tipo di incertezza. Era sì, voleva dire che condivideva appieno il suo pensiero e il suo stile di vita, nessuna complicazione e ostacolo che li separasse. Si sentiva libero di poter dire ogni cosa, persino che cosa avesse mangiato a colazione, e lei non lo avrebbe preso in giro. No, e ne era assolutamente certo. Strano, ma emozionante. Una rapida successione di sentimenti e sensazioni completamente nuovi si fecero largo tra i vari problemi presenti all'interno della sua testa, donandogli una piacevole ebbrezza che si sarebbe sempre portato appresso, una sorta di souvenir di quella magnifica esperienza.*

    Si...

    *Ripeté nuovamente Dubhe, forse rivolta più a sé stessa che a lui. A quanto pareva vivevano in sintonia: lui rifletteva, e lei anche. Lui usciva fuori, e lei anche. Erano gemelli separati dalla nascita? Non credeva di certo a babbanate del genere, ma chi poteva saperlo? No, impossibile, i suoi glielo avrebbero detto, non gli avevano nascosto niente sino a quel momento, mai in vita loro.
    E di nuovo accadde, la ragazza sorrise. Ogni volta che lo faceva era una scoperta radicalmente nuova, che usciva fuori dai suoi schemi e gli mandava la produzione di ormoni a mille. Con lei stava benissimo, poteva respirare a pieni polmoni l'aria che lo circondava, perché era pura, in assoluto fra le migliori. L'aria di amicizia, di stretto legame che si stava creando tra i due. Amicizia... ne era davvero sicuro? O forse qualcosa di più? Per lui l'amicizia assumeva un valore importante, anche nella vita di tutti i giorni. Ma gli sarebbe bastato Dubhe come semplice amica? Lui voleva tanto, troppo, abituato per com'era ad avere tutto. Ma se lo sarebbe guadagnato, di qualunque altro tipo di sentimento stesse parlando.
    Non era capace di controllare il suo cuore. Ad esempio, adesso stava battendo all'impazzata, emozionato per com'era, e lui non poteva farci niente. Allo stesso modo funzionava il suo istinto: non si sapeva controllare. Di ogni azione che avrebbe compiuto, e che andava oltre la semplice amicizia, non era sua la responsabilità. Era qualcosa di troppo forte, che non sarebbe mai riuscito a fermare, neppure con tutta la forza di volontà di questo mondo.*

    Grazie.

    *Grazie. Una piccola parola, ma che racchiudeva mille e passa significati. Quella ragazza era un completo Universo da esplorare, ma per quanti minimi aspetti avesse potuto conoscere, ce ne sarebbero stati tanti altri da dover mettere alla luce.
    L'Universo era infinito. Lei era infinito. Dubhe era l'Universo.
    Ma quanto si divertiva con quei sillogismi. Ne andava matto.
    E la sua affermazione era qualcosa di molto serio. Paragonarla all'Universo. Ma aveva idea di quello che stava dicendo? L'Universo era tutto, quindi Dubhe doveva rappresentare il tutto per lui. Ma lo pensava per davvero? La sua personalità, quella reale, vera e propria, sì. Ma l'altra, quella che spesso prevaleva, quella di cui andava fiero nonostante sapesse benissimo fosse sbagliato, diceva no. Doveva solo ascoltare il suo cuore. Ma non ora, non quella sera.*

    Grazie a te, Dubhe. Grazie di cuore.

    *Lei nel frattempo si era distesa, socchiudendo lievemente gli occhi. Ma non gli sembrava tipa che facesse una cosa del genere con il primo ragazzo che incontrasse a caso. No, lo faceva perché doveva fidarsi di Benjamin, per cosa se non quello? E lui sorrise. Poteva continuare a farlo all'infinito, non gli interessava, perché era con lei.
    Significava quello "voler bene" una persona? O era qualcos'altro? No, quelli non erano dubbi o domande, erano solamente delle piccole delucidazioni che voleva al riguardo, perché al momento a lui andava bene così.
    E poi, accadde tutto in un attimo. Si trattava proprio di uno di quegli istinti suddetti, incontrollabili e inspiegabili. Si avvicinò lentamente a lei, con il suo solito sorriso che di solito ammaliava la gente, ma a Dubhe doveva fare un altro effetto. Perlomeno, non era caduta ai suoi piedi come facevano tutte le altre ochette. Si chinò verso di lei, e la abbracciò. Senza timori, ne ripensamenti o rimorsi. Un abbraccio, un semplice abbraccio da buoni amici, si intendeva. Ne aveva proprio bisogno, un abbraccio ogni tanto serviva. Aiutava entrambi ad andare avanti, ed era da tantissimo tempo che non lo faceva con qualcuno dei suoi amici.
    Ora sì, che si sentiva sé stesso veramente, e non aveva paura di sbagliare, perché era lui, e lei era lei.*

    @Dubhe_Dolohov


  • Dubhe_Dolov

    Corvonero

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    Corvonero
       
       

    *Sentiva sotto di se le foglie cadute solleticarle il collo e la schiena piacevolmente. Un sorriso delicato, quasi beato. Forse, proprio "beato" era l'aggettivo giusto. Forse, era solo soddisfatta. Soddisfatta. Quando mai era soddisfatta? Mai. Non le andava bene niente, degli altri ma anche di se. Quello che faceva, che diceva, come lo faceva, cosa faceva. Mai, mai, mai!
    Invece quella sera era proprio soddisfatta di se! Aveva detto la verità a qualcuno. Ad un ragazzo che aveva conosciuto da una manciata di minuti. Eppure, le sembrava di conoscerlo da sempre, Benjamin. Sembrava quasi che avesse passato una vita assieme al ragazzo. Strano.
    L'arietta fresca della sera era leggera e rinfrescava piacevolmente il viso di entrambi i ragazzi, facendo arrossare lievemente le gote della Corvonero.*

    Grazie a te, Dubhe. Grazie di cuore.

    *Sentì lo sguardo del ragazzo su di se ma non se ne preoccupò minimamente. Si fidava di lui, come se avesse avuto effettivamente una prova della sua fiducia. In realtà, si conoscevano da pochi minuti. Ma, come si era convinta fin da prima, lo conosceva.
    Così almeno credeva. E proprio in quel momento, quando stava pensando che lo conosceva, che lo capiva... l'abbracciò.
    Spalancò gli occhi mentre lui si avvicinava, spalancando le braccia, con un sorriso sghembo, un sorriso che non era del Benjamin che conosceva.
    E aprì appena la bocca quando lui l'abbracciò.
    Non se lo aspettava. Ecco, aveva appena pensato che lo conosceva e lui la sorprendeva? Sorrise, mentre portava le sue mani sulla schiena del ragazzo. Un abbraccio sentito, anche voluto.
    Un abbraccio che le piacque molto.
    Quel ragazzo, che pensava di conoscere, rivelava parti di se che non credeva possedesse. Non credeva che si sarebbe spinto fino ad abbracciarla.
    Quell'abbraccio lo fece col cuore che batteva a mille, il viso che andava a fuoco e un piacevole senso di "casa".
    Si sentì bene, si sentì brava. Si sentì... fuori luogo, nel "vestire" la parte della ragazza cupa, cattiva, acida e dalla parte Oscura.
    Non riusciva a credere che, la stessa ragazza che era ora, potesse anche voler combattere dalla parte del Male. Cosa aveva scelto? Aveva fatto una scelta per lei o per qualcun altro? Come se sbarellare tutti facendo capire che aveva gli attributi, che non era una ragazza fragile come si credeva, fosse possibile solo diventando una Mangiamorte.
    Rabbrividì, pensando che i suoi genitori, l'avevano vinta. Lei che si era sempre ripromessa che non avrebbe mai seguito i suoi genitori, ora voleva seguirli docile come un agnellino.
    Si strinse a Benjamin ancor di più, sentendo improvvisamente la voglia che qualcuno la sostenesse per quello che era in realtà premere contro ogni parte del suo corpo, insistentemente.*

    Non lasciare che sbagli... non farmi sbagliare strada.

    *Sussurrò, quasi una supplica, all'orecchio dell'amico. Si, Benjamin era un amico. Come poteva non esserlo, vista l'impresa che aveva vinto?
    Sentì il nodo alla gola più presente e appoggiò la testa sulla spalla del Serpeverde, cercando di non pensare a tutta la confusione che aveva dentro di se.
    A tutti gli errori che aveva fatto.
    Agli errori che avrebbe commesso, in futuro.
    Alla pace che però ci sarebbe stata.
    Un giorno. Anche se lontano. Ci sarebbe stata la pace, la bramava e la voleva con tutto il cuore.
    Ci sarebbe stato il giorno nel quale non ci sarebbero più state domande.
    Tutto questo ci sarebbe stato. E lei, in quel momento, si beava, immaginando come sarebbe stato, quel giorno.*

    @Benjamin_Brown,




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  • Benjamin_Brown

    Serpeverde

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    *Non erano due persone, non c'era né Benjamin né Dubhe in quell'abbraccio, perché costituivano un tutt'uno con il mondo che li circondava. Nessuna complicazione, nessun rimorso, nessun impedimento: un semplice abbraccio. Che poi, tanto semplice non era. Aveva idea di quanti potesse valere un abbraccio del genere? Soprattutto con una persona che aveva appena conosciuto? Andava bene, aveva capito che non contasse il fatto di essere amici da pochissimo tempo visto che l'intesa c'era, però un abbraccio era tutto. Eppure lui era ancora troppo piccolo per capirne tutti i significati nascosti che potesse raccogliere, e si lasciò semplicemente coccolare dalle braccia della ragazza.
    Chinandosi aveva praticamente scaraventato il libro dalla parte opposta, lasciandolo a terra, inerme, con alcune pagine stropicciate dal volo ellittico che aveva compiuto. La a lui non importava, se ne poteva comprare tanti come quello. Ehm, forse no, non in quel caso. Era un affetto personale di suo zio, ci teneva molto.*

    "Al diavolo..."

    *Pensò fra sé e sé Benjamin. Sentiva il respiro calmo e pacato della ragazza, sentiva il suo cuore, le sue mani stringerlo forte a sé. Ci voleva, eccome se ci voleva. Sorrise sotto i baffi: si sentiva realizzato, compiuto, in un certo senso. Ma certo, lui era il "re dei sillogismi", lui capiva tutto, e niente. Lui era tutto e niente. No, da queste due tesi non si poteva fare alcuna deduzione, peccato.
    Sentire la ragazza stretta a sé gli faceva capire che erano già diventati stretti. E non aveva bisogno che lei glielo dicesse, perché il suo cuore glielo stava già comunicando. Solo il cuore agiva senza pensare, indipendentemente dalle circostanze che gli si presentavano, con tutte le conseguenze che potevano esserci. In quell'unico caso, eccezionale e sublime, il cuore aveva agito giustamente, senza causare danni a lui o a Dubhe. Meno male, non voleva rovinare tutto con una stupidaggine.
    Quando finirono di stringersi l'uno all'altra, per un attimo stentò a staccarsene. Sembrava che non ne avesse abbastanza, che sarebbe stato molto difficile andare avanti senza lei accanto a lui che lo abbracciasse di continuo. Ma il mondo non era fatto solo da abbracci, era fatto anche di parole, fatti, persone... ma che romanticone.
    Le sorrise, ancora una volta. Ed era certo ci sarebbero state centomila volte, sempre, e di continuo. Con il sorriso riusciva in qualche modo a condividere cosa pensasse di quella persona. Sorriso teso? Si sentiva in imbarazzo. Smagliante? Era falso e ipocrita. Un accenno di sorriso? Era la cosa che quella persona potesse desiderare di più in assoluto. E il suo, in quell'istante, era proprio così.*

    Non lasciare che sbagli... non farmi sbagliare strada.

    *Per un attimo non capì. Non aveva afferrato bene il concetto, magari. Forse le parole della sua ragazza erano il frutto di un profondo ragionamento al quale non aveva potuto assistere. Un ragionamento che forse c'entrava con quel suo aspetto tormentato e dubbioso. "Tormentato", non "mal curato", giusto per intendersi. Nascondeva qualcosa. Ma esperienze passate gli avevano fatto capire che l'essere curiosi non era sempre un bene, se non con la prudenza.
    Però lui non accennò alla minima espressione di dubbio o interrogativa che fosse. Anzi, continuo a sorridere, cercando in tutti i modi di rassicurarla e rincuorarla. A quanto pareva, forse era stata posta di fronte una scelta, e non aveva più molto tempo. Forse doveva scegliere quale via intraprendere. E lei voleva scegliere quella giusta. E lui l'avrebbe seguita, fino alla fine? Sempre.*

    Sono sicuro che prenderai la via giusta.

    *Le disse con un filino di voce, tanto erano vicini. Ed era convinto nel modo in cui lo aveva detto. Lo sentiva dentro, lo aveva condiviso con lei. Perché, se lei era già arrivata a quel punto, sarebbe proceduta ancora oltre, nella maniera più giusta possibile.*

    E io ti accompagnerò.

    *Oh-oh. Troppo sincero, forse? No, la sincerità non era mai troppa. Le fece l'occhiolino, prendendo poi il libro da terra. Dai, anzi non era ridotto tanto male. La guardò dritto negli occhi, scrollò le spalle con un'espressione del tipo "fa niente", e lo ripose nella sua borsa a tracolla.
    Dopodiché si distese sul prato, accanto a lei, chiedendosi perché non aveva avuto quella splendida idea di farlo prima. L'aria di prato inglese, fresco e verde, entrò nelle sue narici, facendogli chiudere gli occhi, sorridere al vuoto, e facendolo sentire un ragazzo molto più che fortunato.*

    -->
    @Dubhe_Dolohov, finalmente ce l'ho fatta, ho ritagliato un pezzo di tempo per te :3


  • Dubhe_Dolov

    Corvonero

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        Dubhe_Dolov
    Corvonero
       
       

    *Quella supplica ebbe un effetto strano, su di lei. Come se avesse ammesso che... che effettivamente, da sola, non era in grado di andare avanti. E non era una cosa da poco! Forse la confessione più importante della serata. In fondo, aveva sempre fatto vedere la parte forte di lei. Aveva sempre camminato a testa alta anche se qualcosa non andava.
    Ma lei non era così. Non era come voleva farsi vedere.
    Lei era fragile. Più di quanto volesse ammettere e avesse ammesso. E nessuno se n'era mai accorto. Ora, l'aveva finalmente detto. Aveva detto che non era capace di scegliere da sola. Che le serviva qualcuno che l'aiutasse. Che la sostenesse, sempre.*

    Sono sicuro che prenderai la via giusta.

    *Un tuffo al cuore. Nessuno mai aveva pensato che potesse fare "la scelta giusta". Lei sorrise appena, felice che qualcuno le desse man forte. Che non dubitasse di lei.
    Forse lui non capiva di cosa stesse parlando, a cosa alludesse. Lo avrebbe capito. Si.
    Un giorno glie lo avrebbe detto. E non molto lontano.
    Ma la sua voce, ferma e decisa, non lasciava ombra di dubbio. Lui credeva in lei.*

    Grazie...

    *Sussurrò, quasi mimò con le labbra, per il groppo che aveva in gola. Grazie. Da quando ringraziava -due volte addirittura- qualcuno? Non era mai capitato.
    Seppe che quei grazie non sarebbero mai bastati, per ringraziarlo a sufficienza. Per la sua sincerità. Per la fiducia che aveva avuto. Per tutte quelle semplici parole -e allo stesso tempo, difficili da dire- che si erano sussurrati. Per la sua conoscenza.
    Per lui.*

    E io ti accompagnerò.

    *Non si aspettava di certo una frase del genere. Neppure da lui, così gentile con lei. No. Rimase immobile, mentre le gote si arrossavano e con queste, tutti i capelli. Ecco! Doveva per forza far vedere anche a lui che era una Metamorfomagus? MA non se ne importò minimamente. Non era questo l'importante.
    Questa volta, fu lei a fare il primo passo.
    Gli buttò le braccia al collo e lo strinse a se, mentre sorrideva. Il suo solito sorriso che esprimeva gratitudine... e forse altro.*

    Grazie, grazie, grazie...

    *Ripeté, non sapendo bene che fare. Inspirò a pieni polmoni il profumo di lui e lo strinse ancora a se. Il cuore scoppiava di gratitudine e lei ne era in completa balia.
    Non sapeva cosa fare.
    Non sapeva cosa dire.
    Non sapeva come comportarsi.
    Ma sapeva che lui la faceva stare bene. E questa non poteva che essere una cosa positiva.*

    @Benjamin_Brown, scusa il post squallidissimo ma ho un contrattempo e devo scappare al più presto!



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