• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Delilah_Darcy


  • Delilah_Darcy

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 341
        Delilah_Darcy
    Serpeverde
       
       

    //Off-topic: role privata per candidatura Role del Mese//

    {Dormitorio Serpeverde}

    *Era notte fonda e la luna faceva capolino dalla finestra solo quando riusciva a districarsi dalle nubi sfilacciate che sembravano tentare di nasconderla con la poca forza che avevano. Erano ore ormai che Delilah si rigirava nel letto cercando di dormire, ma senza successo. Era tornata in stanza per la cena prima delle sue compagne perchè non aveva molta fame e si era subito raggomitolata sotto le coperte, nella speranza di prendere sonno, ma così non era stato. Aguzzò le orecchie per sentire se le altre ragazze stessero dormendo e le sembrava di si, dal momento che non si sentiva nemmeno un sospiro nella grande stanza verde-argento. Lentamente buttò i piedini scalzi fuori dal letto, era inutile tentare di dormire se Morfeo sembrava non voler collaborare affatto. Fece per prendere il mantello e coprire la camicia da notte in satin verde scuro che indossava, ma all'ultimo sembrò ripensarci.*

    Che importa! Non mi vedrà nessuno.

    *Si disse tra sè. La verità era che un po' la elettrizzava fare qualcosa che a casa sua sarebbe risultato così inaccettabile. A D'Arcy Manor non si sarebbe mai sognata di andare in giro per casa in camicia da notte. Come minimo sua madre l'avrebbe diseredata se l'avesse vista in quel momento. Le sembrava quasi di sentirla mentre la rimproverava "Delilah! Non è così che si comportano le signorine a modo! Oh, per tutti i grifoni! Ma perchè doveva capitarmi una figlia così scapestrata e irriverente! Copriti!" E tutto questo per una passeggiata in pigiama. Un pigiama, diciamocelo, anche molto casto, perfino per una bambina di dodici anni. Scuotendo il capo come per scacciare quei pensieri dalla mente, la pessima figlia in questione si alzò dal letto esattamente così com'era e si diresse verso la porta della stanza, per poi aprirla e oltrepassarla cercando di non fare neppure il più minimo rumore per non svegliare le compagne.*

    {Sala comune Serpeverde}

    *La sala comune era completamente vuota, com'era ovvio a quell'ora della notte e Delilah si guardò un po' attorno indisturbata come non poteva esserlo nel caos delle sue giornate, quando si poteva sempre trovare qualcuno stravaccato sui divani in pelle nera a chiacchierare, studiare o leggere. Non che le Serpi fossero indiscrete, anzi! Nessuno parlava, nessuno giuducava. Era un mondo in cui ognuno era libero di fare ciò che voleva.
    Apparentemente.
    La verità era che il regno di Salazar era molto più subdolo di così, sotto la superfice di una noncuranza orchestrata ad arte. Ma in fondo le andava bene così, iniziava ance a sentirsi a casa tra le mura di quel sotterraneo silenzioso, ma mai veramente ostile. Perchè, in fondo, ciò che succedeva a Serpeverde restava a Serpeverde, quasi come in una famiglia. Quasi.
    Quando si fu stufata anche di quella misera ispezione, decise di avventurarsi tra i corridoi.*

    {Corridoi}

    *Vedere Hogwarts deserta era davvero strano, un'esperienza unica. sembrava ancora più antica, misteriosa e massiccia senza l'allegro cicaleccio di studenti ovunque. Era sempre meravigliosa. Delilah continuò a vagare senza meta, sotto gli sguardi indagatori dei quadri e dei fantasmi che incontrava sul suo cammino. All'improvviso il suo girovagare venne interrotto al primo piano da un singhiozzio proveniente da un bagno delle ragazze che nessuno usava mai. Decise di dare un'occhiata a quello che doveva essere senza dubbio il bagno di Mirtilla Malcontenta.*

    {Bagno di Mirtilla Malcontenta | Notte fonda}

    C'è qualcuno?

    *Chiese varcando la soglia quasi con estazione. Nel rendersi conto di quel suo atteggiamento dimesso, immediatamente si riscosse e raddrizzo la schiena, tornando al cipiglio altezzoso che era diventato la sua seconda pelle. Non fece in tempo a raggiungere nemmeno il lavandino che subito il pianto misterioso si interruppe e si sentì solo uno sciabordio d'acqua, prima che il bagno tornasse immerso nel silenzio più assoluto. Il fantasma della ragazza doveva essersi gettato in uno dei gabinetti, come si diceva fosse solito fare.
    Niente da fare, quella sembrava voler continuare ad essere ostinatamente una noiosa notte insonne.*

    @Kathryn_Thompson




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  • Kathryn_Thompson

    Corvonero

    Dormitorio: Corvonero
    Livello: 2
    Galeoni: 261
       
       

    [Dormitorio Femminile Corvonero - Camera Cornelia]

    *Due occhi incerti fissavano l'oscurità della notte che aveva fatto capolino nella stanza in cima a una delle torri ad ovest, quella di corvonero. Kathryn inspirò silenziosamente. Non aveva idea di che ore fossero: aspettava che lievi bagliori luminosi dessero vita all'aurora, aspettava che un falco si affacciasse nella stanza per consegnarle una lettera di Patrick; ma sembrava che per quanto lei fosse disposta ad aspettare, i due eventi non avevano alcuna intenzione di rivelarsi. "Troppo presto" si rassegnò. La notte perdeva spesso la cognizione del tempo. Non aveva mai avuto un sonno regolare o profondo. Si svegliava e restava nell'oscurità, conscia di tutto ma fatta di niente, persa nei suoi stessi pensieri.
    Si tirò su a sedere. Guardò la stanza intorno a lei: Virginia era immersa in un sonno profondo e tutto taceva immobile e latente. Improvvisamente restando chiusa in quella stanza le mancava l'aria, era come un limbo che l'imprigionava. Non soffriva di claustrofobia, ne di qualsiasi altra fobia riconoscibile in quel frangente, eppure le capitava così, semplicemente, di non poter stare più in un posto. Presenze oscure apparivano nella sua mente e portavano con sé angoscia e insoddisfazione, e lei ne sfuggiva.
    Aver la possibilità di decidere per se stessa la liberava. I mostri che saltuariamente apparivano nella sua testa svanivano, e con essi le paure che non aveva mai provato a condividere. Chiuse nel suo silenzio come in uno scrigno procedeva ostentando un carattere forte che proteggeva con un velo i suoi pensieri.
    Si vesti accuratamente, come se non avrebbe fatto ritorno al suo letto prima di colazione e silenziosamente uscì dalla sua stanza e dal dormitorio femminile. Percorse nel buio le scale che la portavano nell'ampia e tondeggiante Sala Comune. Escluso il camino spento nulla era mutato dalla sera prima: le pergamene e i libri sparsi, le poltroncine spostate, la statua di Priscilla che predominava su tutto, come fosse la loro dea, la loro guida. L'attraversò noncurante sotto i suoi occhi in marmo levigato e uscì dall'ingresso.*


    [Corridoi]

    *Percorse la scala a chiocciola illuminata dalla flebile luce lunare oltre le arcate della torre. Non c'era un cielo limpido e questo, oltre a celar le stelle, rendeva tutto livido e anche il cielo notturno più increspato.
    Era giunta ai piedi delle scale in uno dei corridoi del quinto piano. L'intero castello era immerso in un silenzio quasi mistico e ora non c'erano più neanche le arcate a illuminare i passi della ragazza. In quell'anno scolastico aveva subito appresto quante insidie si potessero celare dentro Hogwarts e anche la cosa più banale, come una scalinata, poteva trarre in inganno. Voleva scendere. Sentiva che più spazio metteva tra lei e la torre di Corvonero e più i suoi mostri erano lontani. Quella folle paura di visioni inesistenti che a volte la coglieva impreparata le faceva dimenticare qualsiasi altra cosa. Così mentre lei proseguiva a tentoni un falco atterrò nella sua stanza per lasciarle la corrispondenza che aveva atteso. Inconsapevole, la giovane corvetta proseguì sui suoi passi negli intricati corridoi fino alle scale.*


    « Lumos »

    *Sussurrò con decisione. Dalla sua bacchetta scaturì una luce, quasi come fosse una candela. Quello che all'apparenza le era sembrato un edificio statico e vuoto in quel momento prese vita. Alcuni quadri appesi al muro alla sua destra si lamentarono sonoramente per la luce che li aveva destati. Kathryn non fece troppo caso alle loro parole, li osservò curiosa, quasi ricordandosi di non essere sola e puntò la sua bacchetta di ebano verso il basso, per non infastidirli più del dovuto. Con cautela scese le scale. Senza una meta superò i vari piani. Il senso di oppressione che le attanagliava lo stomaco sembrava essere andato via, ma fu altro in quel frangente ad attirare la sua attenzione. Non era mai stata nel bagno del primo piano, si diceva fosse infestato e, in ogni caso, era sempre troppo distante dalla sua torre. Un rumore e il sentore di una voce. Non era sola. Forse una persona saggia, quale doveva essere lei stessa in qualità di corvonero, si sarebbe allontanata il più velocemente e silenziosamente possibile. Tuttavia la saggezza non era la qualità portante che incarnava della sua casata, piuttosto fu proprio la curiosità a spingerla in direzione del rumore e a farle aprire la porta del bagno delle ragazze.*


    [Bagno di Mirtilla Malcontenta]

    *Puntò la bacchetta illuminata diritta davanti a lei per vedere chi fosse e notò di non aver sbagliato intuizione: difronte a lei c'era una ragazza in vestaglia che le dava le spalle. Il cuore che le martellava nel petto al pensiero di aver rischiato di andare incontro a un prefetto si affievolì leggermente considerando che probabilmente ella era troppo giovane per esserlo. Non disse nulla, sicuramente aveva sentito la porta aprirsi e si sarebbe girata ad osservarla. Sul volto un sorrisetto sghembo. Non sono l'unica a cui piace fare passeggiate notturne considerò divertita tra sé mentre la sguardava con fare interrogativo, come se l'avesse colta in flagrante. No, di certo non aveva intenzione di denunciare nulla, altrimenti lei per prima si sarebbe messa in discussione, mentre nella sua testa c'era più un fare compiaciuto. Aveva trovato la prima persona sveglia di tutto il castello finalmente..*



    @Delilah_Darcy


  • Delilah_Darcy

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 341
        Delilah_Darcy
    Serpeverde
       
       

    *Dopo la scomparsa del fantasma, il bagno era tornato ad un silenzio quasi innaturale. Pensò di non aver mai sentito un silenzio così profondo ad Hogwarts. Il castello di solito era sempre pervaso dal mormorio incessante di studenti e quadri, ma si rese conto che a notte fonda tutto sembrava diverso. Aveva quasi la sensazione di trovarsi preda di un incantesimo, tanto era stranita da quella calma. Iniziò a guardarsi attorno, perché di tornare a letto non aveva ancora voglia e poi comunque ormai non sarebbe più riuscita a dormire. Il bagno delle ragazze del primo piano aveva un’aria decisamente trasandata. Da quando, ancora prima della II guerra magica, Harry Potter aveva scoperto che vi si celava l’entrata per la camera dei segreti, come la strega J.K.Rowling aveva raccontato nella sua biografia, pochi vi si avventuravano, nonostante il basilisco non fosse più una minaccia. Delilah aveva sempre pensato che i più lo facessero per evitare il fastidioso e dispettoso fantasma di Mirtilla Malcontenta, più che per vero e proprio timore reverenziale verso un posto che era stato teatro di un grande passo avanti nella sconfitta del Signore Oscuro, come quelli della sua casa erano stati sempre abituati a chiamarlo. Ormai tutti si riferivano a lui come a Lord Voldemort, perché se è vero che “La paura di un nome non fa che incrementare la paura della cosa stessa”, è vero anche che non tutti l’avevano sempre pensata così ed è facile essere coraggiosi quando non il pericolo non esiste più, sconfitto da altri. La vittoria contro le arti oscure era delle cose di cui sua madre e suo padre andavano maggiormente fieri con quell’inguaribile spirito Grifondoro che sembravano portare inciso sotto la pelle, ma che non erano riusciti a tramandare alla figlia. Aveva sempre ammirato tutti quei personaggi Serpeverde che avevano contribuito alla sconfitta di Voldemort, ma che ovviamente non potevano ricevere gli stessi onori dei Grifoni, perché nessuno ringraziava mai le Serpi, perché se si comportavano in un determinato modo, nessuno dubitava che l’avessero fatto esclusivamente per il proprio tornaconto, perché era così che funzionava da sempre. Loro erano quelli che strisciavano e calcolavano.
    Ad ogni modo, quale che fosse il motivo, nel bagno era possibile individuare piccoli dettagli che lasciavano intuire la malagrazia con cui era trattato: qua e là sul pavimento si potevano vedere piccole pozzanghere, le vetrate erano così opache da lasciar intravedere solo il soffuso chiarore della luna, i rubinetti non splendevano, come invece accadeva in qualsiasi altro bagno del castello, ma anzi da uno di essi scendeva un argenteo filo d’acqua, che comunque non intaccava il silenzio di quella notte, come invece avrebbe fatto un gocciolio intermittente. Delilah si avvicinò per chiudere la manopola e a quel punto l’immobilità fu totale.
    Si ritrovò a pensare a come ormai considerasse Hogwarts la sua vera casa, al punto da individuare con un rapido colpo d’occhio qualunque dettaglio fuori posto, come invece non le era mai accaduto a D’Arcy manor. Il castello di Clifden somigliava per alcuni versi alla scuola di Magia e Stregoneria, ma se l’imponenza del maniero l’aveva sempre fatta sentire un’estranea in visita, più che una proprietaria di casa, al contrario la labirintica grandezza della scuola sembrava quasi volerla trattenere in un abbraccio caldo e famigliare.
    Eppure non c’erano, anche lì, molte persone che la Serpina potesse considerare davvero amiche. Forse per il suo carattere sempre piuttosto schivo, forse perché con quel suo modo di camminare tre metri sopra il pavimento – testa alta, schiena dritta, petto in fuori! Su signorina, non vorrai sembrare una piccola fiammiferaia! Tutti devono sapere chi sei – allontanava tutti da sé, forse semplicemente perché aveva passato così tanto tempo da sola a Clifden da non aver mai saputo cos’è davvero un amico. Ma tutto questo non le era mai pesato granché, probabilmente perché non sapeva cosa effettivamente si stesse perdendo.
    Un suono di passi la riscosse all’improvviso da quelle considerazioni così personali e si rese conto che, se qualche prefetto l’avesse sorpresa fuori dal suo dormitorio a notte fonda, avrebbe passato dei guai seri: non sarebbe riuscita ad evitare una bella punizione in nessun modo. Il suo primo istinto fu quello di nascondersi, ma qualcosa nel suo animo si ribellava a tale idea, così rimase semplicemente in attesa. La verità era che la sua testa sembrava avere bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, in grado di spezzare la monotonia delle sue giornate.*

    Una D’Arcy non si nasconde, giusto?

    *Si disse, mentre vedeva la sua ombra stagliarsi sul pavimento alla luce che era comparsa oltre la porta. Si girò lentamente e si rese conto che non poteva trattarsi di un prefetto, quanto piuttosto di qualche altro studente dei primi anni che probabilmente non riusciva a dormire. La luce che fuoriusciva dalla punta della bacchetta spianata le illuminava parzialmente il viso, creando però dei giochi di ombre che rendevano difficile identificare la bambina che si ritrovò davanti. O forse semplicemente non l’aveva mai vista. L’unica cosa che sapeva per certo era che non si era accorta di quanto il cuore le battesse forte nel petto al pensiero di essere scoperta finché non aveva smesso. “Qualcun altro non riesce a dormire, evidentemente.” Si ritrovò a pensare con un sorrisetto. Squadrò la nuova arrivata con occhio attento, prima ancora di rivolgerle la parola. Non riusciva a vedere molto alla flebile luce della bacchetta, solo lunghi capelli castani e un viso delicato che le ricordò quasi il proprio, con quei lineamenti nobili che erano l’unica cosa di lei che sua madre approvasse, probabilmente proprio perché erano anche l’unica cosa che Delilah non avrebbe potuto rovinare, nemmeno volendo, e che non fosse una sua scelta.*

    Ciao…

    *Fu l’unica cosa che bisbigliò, perché nel silenzio che regnava sovrano era sicura che l’altra avrebbe sentito ugualmente.
    A quanto pareva, almeno per quella notte, non era più così sola.*

    @Kathryn_Thompson