• Stefano_Draems

    Fondatore Amministratore Ministro Ad Honorem Certificato

    Dormitorio: VIP
    Livello: 16
    Galeoni: 584328
       
       



    Role Aperta da Blair_Volkov


  • Blair_Volkov

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 1
    Galeoni: 236
        Blair_Volkov
    Serpeverde
       
       

    [SALA COMUNE SERPEVERDE - SOTTERRANEI]


    *Faceva freddo nei sotterranei.
    La Sala Comune che portava i colori verde-argento era sempre stata luogo di umidità e la totale assenza di luce del Sole contribuiva a rendere l'aria tagliente. Al contrario degli altri posti del castello, nei sotterranei le finestre non si aprivano sul giardino di Hogwarts ma bensì permettevano agli studenti di scrutare attraverso le misteriose acque del lago nero. Di tanto in tanto, con un pizzico di fortuna, era possibile osservare il calamaro gigante e altre creature marine che scivolavano fuori, con movimenti lenti e aggraziati soliti delle loro abitudini.
    A Blair piaceva tutto questo. La vista spesso annebbiata che veniva offerta dalle lanterne che illuminavano scarsamente i corridoi le infondevano una pace e calma che nessun altro luogo appartenente alla scuola era riuscita a offrirle. Il suono dell'acqua che sbatte contro le finestre può possedere un'aura insolita, ma nel silenzio notturno è facile cadere in balia del tranquillo frusciare del marino. In più, le pareti di pietra grezza facevano apparire quell'ala del castello misteriosa e antica, e il basso soffitto sopra la sua testa contribuiva a rendere più forti queste sensazioni. Eppure quella sera neanche la tranquillità del dormitorio era riuscita a placare l'agitazione dell'undicenne.
    Come suo solito, dopo la cena in sala grande si era subito recata in Sala Comune per passare in solitudine il resto della serata. Non aveva mai avuto parecchi amici, né ad Hogwarts né nella fredda città dove abitava insieme alla sua famiglia babbana adottiva, anzi, in realtà non aveva mai avuto un vero e proprio amico. Sapeva che tutto ciò era dovuto al suo comportamento schivo ed introverso, se anche gli altri studenti avessero provato a socializzare lei non sarebbe stata molto propensa alle parole. Odiava questa sua timidezza. Fin da quando aveva messo piede sull'Espresso per Hogwarts si era ripromessa di lasciar da parte tutte queste sue insicurezze e di aprirsi finalmente con gli altri, ma era più forte di lei. Per quanto ci provasse c'era qualcosa che le impediva di riuscire a plasmare un'amicizia. Aveva avuto molte occasioni per conoscere gli altri studenti e le aveva sprecate tutte, una dopo l'altra, senza neanche rendersene conto.
    Rimase per qualche secondo ad osservare la pagina del libro davanti a lei. Si era messa a studiare, però le parole non prendevano un vero significato una volta lette. Aveva la mente da tutt'altra parte. Spesso si era ritrovata a rileggere la stessa frase più volte senza accorgersene ed era consapevole che anche se fosse stata in piedi tutta notte non sarebbe riuscita ad imparare un bel niente. Era troppo distratta. Con un sospiro rassegnato chiuse il libro dalla copertina ruvida e si guardò attorno: la Sala Comune era più affollata del solito. Gruppi di Serpeverde si formavano un po' attorno al camino e altri riuniti in un solo divano, erano veramente pochi gli studenti che passavano in solitudine quel momento. Era circondata da persone eppure si sentiva in una completa solitudine, ed era tutta colpa sua.
    Forse bastava una parola, un saluto, per entrare a far parte di uno di quei gruppi. Forse, se ci avesse anche solo provato, sarebbe riuscita a passare del tempo con qualcuno. Forse...*

    "Tanto è inutile."

    *Un pensiero veloce tagliò di netto tutte le sue speranze portandola ad uscire dalla stanza affollata con ancora in mano libro e pergamena per recarsi nel corridoio appena fuori dall'entrata della Sala Comune. Sapeva fin troppo bene dove quei passi l'avrebbero portata. In un posto isolato, sicuramente. Come sempre, del resto...
    Non prestò attenzione ai quasdri che la guardavano incuriositi, che confabulavano tra loro, no, non le importava nulla di ciò che pensavano gli altri.
    Le lanterne verdi appese alle pareti offrivano al suo volto un'espressione spettrale mettendo in risalto il pallore della pelle e il biondo sbiadito dei capelli. Odiava il proprio aspetto. Quella rappresentazione fisica di sé che gli altri potevano vedere la mandava in confusione. E gli occhi. Perché quei maledettissimi occhi non potevano essere dello stesso colore?! Era da dodici anni che parecchi sguardi si posavano su di lei, o meglio, sul suo volto. E quella, stavolta, era tutta colpa di sua madre. Una veela. Solo per il sangue che le scorreva nelle vene doveva attirare tutti gli sguardi su di sé. Tutto ciò che aveva ereditato da lei era una follia! Le sarebbe piaciuto urlargli contro, sfogarsi, e arrabbiarsi. Ma ancora una volta, non poteva farlo.
    Senza che se ne rendesse conto il passo affrettato si era trasformato in una corsa, dove i passi silenziosi si confondevano con l'acqua che sbatteva contro le finestre, e lacrime salate le scorrevano giù per le guance spruzzate di chiare lentiggini. Neanche aveva prestato attenzione all'ambiente che la circondava, i passi l'avevano portata in un luogo tranquillo, come previsto dalla giovane. Sperava che calma della sera potesse placare il suo animo inquieto...*

    [TORRE DELL'OROLOGIO]


    *Le stelle della sera si riversavano nel cielo come tante minuscole lucciole in una buia foresta. E poi c'era la Luna. Spettacolare, come sempre. Se la notte si fosse fatta persona probabilmente avrebbe avuto uno sguardo perso, confuso, ma lo stesso felice. Le piaceva pensarla così perché secondo lei, la notte, portava i pensieri più belli ad avverarsi per mezzo dei sogni e le idee a prendere il volo tra le nuvole che rendevano cupi gli occhi dei sognatori.
    Si ricordava delle storie che le raccontava la sua sorella adottiva quando ancora abitava a Novosibirsk. Avrebbe passato intere nottate a sentire la sua voce che si disperdeva nel silenzio. Le mancava. Ripensava ai bei momenti passati in sua compagnia mentre saliva, trattenendo il respiro, le scale che l'avrebbero portata in cima alla torre dell'orologio. In quel momento non le importava se qualche insegnante o prefetto l'avesse trovata lì, non le importava se sarebbe finita in punizione, aveva solo bisogno di tranquillità.
    Respirò l'aria fresca della sera a pieni polmoni. Anche se ad Hogwarts faceva piuttosto freddo per lei non era un problema, gli anni precedenti li aveva passati in Siberia e lì il clima era molto più rigido e le nevicate più frequenti. Un'arietta fresca le avrebbe fatto solo piacere.
    Osservò il paesaggio che la circondava, poteva vedere l'ingresso della Foresta Proibita e la capanna del guardiacaccia, il lago nero e perfino parte del giardino del castello. Si avvicinò al cornicione e si appoggiò con entrambe le mani per potersi sporgere appena. Le piaceva. Le lacrime che le bagnavano il volto avevano cessato la loro discesa, lasciando gli occhi dai colori differenti inumiditi e rosati.
    Aveva bisogno di sentire quel senso di libertà che le mancava da tempo e di percepire quel sollievo che era mancato per tutta la serata.*

    @Helena_Papus, @Evie_Gold, @William_Rogers, @Rhiamon_Mccarthy, @Clarissa_Greythorne, @Yuri_Ayato, @Beth_Fryva, @Aerith_Walsh, @Ronald_Canard,


  • Rhiamon_Mccarthy

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 342
       
       

    [BIBLIOTECA -QUARTO PIANO]


    *Le tenebre prendevano il sopravvento sugli ultimi squarci di rosa e oro, il cielo indossava il suo mantello. Alcuni studenti erano appena giunti per un veloce ripasso serale in vista di qualche esame, interrogazione o progetto fissato per il giorno seguente. Il banchetto era finito da poco, quindi presto la stanza sarebbe stata di nuovo affollata. Rhia aveva saltato la cena, il suo stomaco si era rifiutato trasmettendole un profondo e cocciuto senso di nausea, quindi aveva deciso di restare lontano dalla Sala Grande. Il primo drappello di studenti vocianti e allegri si sedette a un tavolo poco lontano, seguito subito da un secondo e poi un terzo. La serpeverde fece roteare gli occhi, indispettita. Si era rintanata in biblioteca alla ricerca di calma e silenzio. Sua madre le aveva fatto recapitare da un gufo una missiva lasciata nella cassetta della posta da suo padre; Dimitri non aveva preso bene la partenza della figlia, si era sentito tradito e abbandonato, soprattutto perchè si era schierata dalla parte della madre quando lui si era opposto all'idea di mandarla a studiare all'estero - era convinto che Hogwarts fosse un collegio svizzero - credeva che la donna avesse preso la decisione per avere più libertà di vivere la sua relazione con il presunto uomo con cui lo aveva tradito. Uomo, che per chiarezza, non esiste. Dal momento della sua partenza la streghetta non aveva avuto più contatti con lui. Aveva sperato che passasse a salutarla il 10 settembre, ma lui non si era fatto vivo, aveva aspettato sue notizie per tutte le festività trascorse, compreso il suo compleanno che cadeva in coincidenza con la vigilia di Natale, ma era stata ripagata con il silenzio. Quando il gufo aveva consegnato la missiva lei era rimasta stranita, le due buste erano legate insieme e sapendo che suo padre - un babbano che rifiutava categoricamente di credere nell'esistenza della magia - non avrebbe mai inviato un gufo, aveva aperto prima la lettera di Cassandra.*

    Citazione:
    Dimitri l'ha lasciata nella cassetta della posta, l'ho visto dalla finestra. Non l'ho aperta, lo giuro sui bulbi di tulipano bianco dell'Himalaya.
    Ti voglio bene.
    Un bacio,
    Mamma



    *La scrittura un po' sbilenca e aggraziata di sua madre si stagliava nitida sul pezzetto di pergamena. La serpe sorrise quando giunse alla parte dei tulipani, avevano cercato quei bulbi in ogni dove e Rhia esasperata alla fine glieli aveva fatti recapitare ordinandoli online. Cassandra aveva saltellato come una bambina per circa mezza giornata. Quel ricordo le scaldò il cuore. Però restava ancora la lettera di suo padre da aprire, quella era la causa del suo scarso appetito, quello il motivo della richiesta di solitudine. Amava quell'uomo, ma era così arrabbiata con lui! Era rimasta ferma a fissare la busta per tutto il tempo del banchetto senza decidersi se aprirla o buttarla nel camino e ignorarlo così come lui aveva ignorato lei per quasi sette mesi.*

    Non posso stare qui...

    *Mormorò afferrando la busta e ficcandola nell'ampia tasca della felpa, sapeva che durante i pasti e il giorno la divisa era obbligatoria, ma quando il sole tramontava cedendo il passo alla notte, Rhia era libera di indossare i suoi vestiti morbidi e coprenti. Fissò la larga felpa color cremisi che indossava, era di suo padre, la felpa del college, un college che lui voleva condividere con lei, ma a cui lei non sarebbe mai andata... Lei aveva Hogwarts e non l'avrebbe mai sostituita. Uscì dalla biblioteca senza sapere esattamente dove fosse diretta.*

    [TORRE DELL'OROLOGIO]


    *I quadricipiti bruciavano, i polmoni pompavano impazziti facendole emettere degli sbuffi che la facevano assomigliare a una locomotiva. Non sapeva quante scale avesse fatto, ne quante rampe mancavano e non aveva neanche idea del perchè avesse deciso di intraprendere quella scalata. La sua mente la incitava, ma il suo corpo le remava contro diventando sempre più pesante.*

    Ma chi me l'ha fatto fare?

    *Si domandò sapendo già la risposta. Uscita dalla biblioteca aveva vagato per i corridoi finché non aveva guardato fuori da una delle ampie finestre e la luna le aveva sorriso invitante. Quindi per raggiungerla senza avere per forza un muro a separarle sapeva di avere solo due opzioni: scendere o salire. Il pensiero più logico sarebbe stato scendere, ma nel suo stato d'inquietudine si era auto-convinta che un po' di fatica fisica le avrebbe scaricato i nervi e risanato la mente. Parlare con l'astro argenteo le aveva sempre dato conforto, era come un anziano e saggio parente che, nonostante non proferisse parola e si limitasse ad ascoltare paziente, fungeva da terapista facendoti sputare tutte le più insite paure, anche le più inconfessabili. Alzò lo sguardo ripetendosi che non mancava molto e infatti qualche minuto dopo sbucò dalla scala e entrò nell'ampio spazio che costituiva la torre dell'orologio. Il vento le sferzò il volto facendo gelare il sudore sulle tempie. Un brivido freddo le corse lungo la schiena, inspirò profondamente dal naso l'umida aria serale cercando di carpirne più odori possibile. Scrutò la Luna, che svettava maestosa nella volta celeste, nuotando nel firmamento e bagnando ogni cosa con la sua luce opalescente. Rhiamon le sorrise, così come si sorride a una vecchia e cara amica.*

    Buonasera mia adorata!

    * La salutò avanzando. Solo in quel momento si accorse di non essere sola: Una ragazza più o meno della sua età, a occhio e croce, era appoggiata al cornicione, a cui si reggeva con entrambe le mani mentre si sporgeva nel vuoto. La gallese trattenne il fiato sorpresa e incantata. I capelli della sconosciuta rilucevano dello stesso colore argenteo della padrona del cielo, la sua pelle candida rifletteva nella luce fioca. Se la luna avesse mai potuto avere una personificazione umana, Rhia l'avrebbe immaginata esattamente come la ragazza che le stava di fronte. Sollevò una mano, fissando il suo incarnato così in contrato con quello della fanciulla. La sua pelle era scura, d'estate assumeva il colore della terra bruciata con screziature d'orate, d'inverno era più chiara più simile al caffè nero con una spruzzata di latte. La ragazza si mosse e la serpe la riconobbe, almeno in parte, visto che non sapeva il suo nome. Erano entrambe figlie di Salazar, ma non si erano mai parlate, lei era schiva, piuttosto riservata, mentre Rhia al contrario, era un fuoco d'artificio sempre pronta a pungolare e scherzare con la gente. Avanzò di qualche passo, poi si immobilizzò interdetta, non sapeva cosa fare, se restare e salutare o defilarsi lasciandola ai suoi pensieri.*

    @Blair_Volkov,


  • Blair_Volkov

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 1
    Galeoni: 236
        Blair_Volkov
    Serpeverde
       
       

    *Il panorama dall'alto di quella torre era semplicemente stupefacente. Poteva vedere, per quanto l'oscurità della sera le permetteva, tutto ciò che circondava il castello e anche oltre. La superficie del Lago poi, era unica. L'acqua sembrava tingersi di nero, colore che si affiancava al nome alla perfezione, per poi striarsi di chiazze di luce deboli provenienti dalla Luna, sola compagnia della Serpina quella sera.
    Era rimasta ipnotizzata dalla vista di cui poteva godere, tanto da dimenticarsi il motivo che l'aveva spinta a recarsi in un luogo così appartato e isolato. Il suo sguardo era semplicemente rimasto incollato all'entrata della foresta proibita, misteriosa e affascinante, proprio come il primo giorno che l'aveva vista appena scesa dall'Espresso di Hogwarts. L'inesauribile magia del luogo non era svanita con i mesi, ma, forse, neanche la diffidenza che nutriva la dodicenne si era dissolta. Da quando aveva messo piede nella scuola sentiva come se quello non fosse davvero il posto giusto dove stare, fin da subito aveva dimostrato una capacità pari a zero nel compiere incantesimi e anche icon i più semplici riusciva a combinare disastri. Lo studio almeno andava bene. Finché si trattava di leggere e memorizzare informazioni sul mondo magico non aveva problemi, dopotutto era come la vecchia scuola babbana, ma già quando bisognava mettere in pratica ciò che si era appreso il suo livello calava a picco.
    Non riusciva ad integrarsi in mezzo alla comunità magica. Ammirava gli studenti che riuscivano facilmente a ottenere buoni voti o che cavalcavano la loro scopa con un'agilità sorprendente, e forse in questi suoi pensieri c'era anche un pizzico di invidia nei loro confronti. Per quanto ci provasse, non riusciva ad essere come loro.
    I suoi pensieri furono fermati da un rumore di passi. Non era sola.
    La domanda più ovvia le sorse in mente: chi altro, come lei, si era recato in un posto così improbabile quanto isolato? C'erano molte risposte. Ma tra tutte, secondo lei, la più probabile era che cercasse tranquillità. Staccò la mani che si erano aggrappate al cornicione e si tirò leggermente indietro, ancora senza girarsi. Il proprietario dei passi non era ancora giunto in cima alle scale e magari non era quella la sua destinazione.
    I passi si fermarono.*

    Buonasera mia adorata!

    *La voce appartenente ad una ragazza la fece voltare di colpo, mentre sul suo volto si dipingeva un'espressione di sorpresa e, in parte, paura. Non riusciva a vedere bene chi le stava di fronte a causa del buio dell'ora tarda, ma i contorni e l'altezza le fecero presumere che si trattasse di una studentessa di circa la sua età.
    In un primo momento pensò che il saluto della giovane fosse rivolto a lei, cosa che la lasciò confusa e accigliata; solo poi si rese conto che lo sguardo di lei era puntato sulla Luna, che rifletteva il suo pallore sul castello. Magari era venuta per ammirare ciò che si poteva osservare da lassù, o forse si trovava lì per schiarirsi le idee, come lei. Doveva ammettere che nutriva una minima curiosità sul motivo per cui la ragazza si era recata in quel luogo, ma la serpina non era tipo da domandarlo e di certo non avrebbe cambiato le sue abitudini.
    La sconosciuta fece qualche passo verso di lei, forse accorgendosi solo in quel momento della sua presenza. La distanza percorsa permise alla bionda di vedere meglio il volto di colei che le stava di fronte. La pelle scura e i capelli neri le parevano familiari, immaginò di averla incontrata tra i corridoi o a lezione, anche se non ricordava perfettamente la casata a cui apparteneva. Non si erano mai parlate e forse era anche questo il motivo per cui non riusciva ad identificare il suo nome.
    Si rese conto che non poteva continuare a guardarla insistentemente per tutta sera, sarebbe parsa alquanto inquietante e strana, anche se probabilmente la ragazza non avrebbe avuto tutti i torti a pensarlo.
    Parlare con le persone non era il suo forte. Anzi, si poteva dire che intraprendere una conversazione non era nemmeno tra le sue capacità. Eppure in quel momento qualcosa doveva pur dire. Alzò una mano in segno di saluto con un movimento veloce e impacciato che non le apparteneva.*

    Emm... Ciao.

    *Poco più di un sussurro che aveva rotto il silenzio della sera. Nell'incertezza di tutto ciò non aveva saputo trovare nulla di migliore e forse un semplice "ciao" sarebbe bastato.
    Abbassò lo sguardo sui suoi piedi, trovandosi ad osservare il libro con all'interno un foglio di pergamena e la piuma che aveva ancora in mano da quando era uscita dalla Sala Comune sovraffollata. La carta era rimasta bianca, nemmeno una goccia d'inchiostro era caduta a macchiarlo. Studiare le era venuto impossibile e doveva liberarsi la testa dai mille pensieri che la occupavano.
    Riportò l'attenzione sulla ragazza dal nome ignoto. La sua presenza la incuriosiva.*

    @Rhiamon_Mccarthy,


  • Rhiamon_Mccarthy

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 342
       
       

    * La giovane si girò e il loro occhi si incrociarono, rimasero entrambe immobili, in silenzio. Rhia fissava gli occhi bicolori dell'altra studentessa, se si concentrava su una sola metà del volto alla volta poteva addirittura immaginare due ragazze molto simili ma diverse, eppure era una sola, con una dicromia iridea. Davvero singolare.*

    Emm...Ciao

    *Disse alzando una mano in segno di saluto, la sua voce flebile come il fruscio della brezza estiva tra i canneti, scalfì il silenzio senza però turbarlo, integrandocisi perfettamente. Gli occhi smeraldini della bruna si socchiusero, se la sua memoria non le avesse ricordato che l'aveva già incontrata avrebbe ceduto al pensiero che fosse una creatura della notte, un fantasma o una prospezione astrale, iniziò a capire perchè Dimitri, sua padre, temesse così tanto quel mondo, il suo mondo.*

    Ciao

    *Rispose, la sua voce per quanto calda come il miele, dotata di una naturale nota da cantante jazz anni 80, risultò più alta e si sovrappose al tubare dei gufi e al verso di un cuculo lontano. Rhiamon si stampò un sorriso non troppo aperto in volto, cercando di essere cordiale ma non invasiva. Teneva a bada il suo temperamento, fin troppo turbolento, nel tentativo di non turbare la compagna che pareva versare in uno stato d'animo contrastante. Le ricordava i cervi, quando alla fine dell'inverno si avvicinavano alla casa in campagna di sua madre alla ricerca di cibo, curiosi, timidi e un po' titubanti si allungavano per prendere il pane raffermo dalle sue mani. Così quella ragazza la salutava in parte timorosa, in parte curiosa, interdetta tra il fare conoscenza e la fuga.*

    Come un animale selvatico

    *Mormorò senza accorgersene, immersa nelle sue riflessioni. Affondò le mani nella grande tasca centrale della felpa, le sue dita incontrarono la carta spessa che l'avevano condotta in quel luogo, ma allontanò il pensiero scrollando lentamente il capo, ci avrebbe pensato più tardi, tanto Dimitri non scappava.*

    Io sono Rhiamon, piacere di conoscerti!

    *Riprese allungando lentamente una mano per porgerla alla candida fanciulla, si mosse piano, un passo alla volta un po' per paura di turbare la notte, un po' perchè non sapeva se la giovane sarebbe fuggita come fanno di solito gli animali selvatici quando ti avvicini con troppa convinzione.*

    @Blair_Volkov,


  • Blair_Volkov

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 1
    Galeoni: 236
        Blair_Volkov
    Serpeverde
       
       

    *Non aveva idea di cosa fare, ora.
    Fece un respiro più profondo degli altri ricordandosi dei vecchi giorni che aveva trascorso ai bordi delle strade babbane o ai parchi stracolmi di persone. Dopo aver salutato, cosa bisognava fare? Bisognava obbligatoriamente presentarsi se non si conosceva il proprio interlocutore? Il dialogo per lei rimaneva un'arte estranea e talvolta incomprensibile. Non riusciva a cogliere il senso di seguire delle regole che, seppur non scritte, dovevano essere rispettate per essere considerati educati. Pensava che forse uno dei motivi per cui aveva avuto difficoltà a relazionarsi era proprio questa sua incapacità nel fare qualcosa che agli altri viene spontaneo, gesti semplici e banali come il salutare. Ecco, lei invece doveva prima valutare la situazione e solo allora, in alcuni casi, avrebbe proferito parola. Odiava quel suo lato di sé che voleva isolarsi e nascondersi, ma allo stesso tempo non faceva altro che dargli retta. Ogni dannata volta.
    Ma quella sera voleva agire diversamente. Forse quello poteva essere il momento giusto per conoscere qualcuno, magari la ragazza che le stava di fronte poteva rivelarsi un'ottima amica. Non poteva saperlo finché non ci avrebbe passato del tempo assieme. Osservò il volto che a sua volta ricambiava lo sguardo; la coincidenza di quell'incontro in parte le metteva addosso un inspiegabile senso di inquietudine, forse perché non conosceva i motivi che avevano portato la sconosciuta lì, quella sera, o forse, semplicemente, era una sensazione apparente che non aveva alcuna radice.
    Tuttavia ne era rimasta incuriosita.
    Divisa in due pensieri contrastanti poté sentire il saluto che la sconosciuta le rivolgeva. Al contrario suo la ragazza pareva più sicura di sé e aveva risposto senza troppe esitazioni facendo seguito alle sue parole con un leggero sorriso che andava ad occuparle le labbra.
    Ora che la guardava bene ricordava di averla già vista da qualche parte nel castello, forse nei sotterranei in aula di pozioni o... in Sala Comune. Sì, in effetti più ci pensava più quel volto le faceva tornare in mente i colori della sua stessa casata. Possibile che non conoscesse le Serpi? Probabilmente avevano passato assieme la maggior parte delle lezioni e anche dei momenti in Sala Comune, eppure non avevano mai parlato, maggior colpevole la timidezza della bionda. Non poteva far altro che detestarsi per questo lato solitario che l'aveva accompagnata sin dalla morte di sua madre senza un attimo di tregua. Anche se non voleva ammetterlo, le mancava. Troppo. La famiglia adottiva di origine babbana era stata molto accogliente con lei, ne era veramente grata e non sapeva se mai sarebbe riuscita a sdebitarsi, eppure le sarebbe piaciuto conoscere i suoi genitori.
    La ragazza, probabilmente della sua stessa casata, mormorò qualcosa fra sé, suono che Blair riuscì a cogliere senza tuttavia riuscirne a comprendere le parole. Non domandò nulla alla sconosciuta, così come anche non le aveva posto alcuna domanda sul motivo per cui si trovava lì. La giovane che pareva avere più o meno la sua stessa età si avvicinò di pochi passi presentandosi come Rhiamon mentre allungava lentamente una mano verso di lei.*

    Blair.

    *Rispose con un filo di voce guardando con aria diffidente la mano che la ragazza le stava porgendo. Da dove veniva lei non era molto d'uso stringere la mano quando ci si conosceva, di solito questo gesto veniva eseguito dagli adulti per occasioni di lavoro o altri momenti importanti, perciò lei non ne aveva mai fatto molto uso. Immaginò che lì, ad Hogwarts, le usanze fossero differenti.
    In quel momento doveva avere un'aria parecchio strana. Chi avrebbe atteso così a lungo prima di stringere la mano a qualcuno? Solo lei, probabilmente. Un po' insicura allungò la mano dalla pelle pallida verso quella che le porgeva la ragazza, e la strinse timidamente. La pelle più scura della sconosciuta in quel momento entrava in forte contrasto con la sua più chiara e il bagliore tenue della Luna creava un gioco di riflessi argentati che alla Serpina piacque molto.
    Tentò un mezzo sorriso educato verso la ragazza mentre i suoi pensieri la portavano a domandarsi cosa ci facesse lassù quella sera. La sua curiosità era parecchia ma non le avrebbe domandato alcunché riguardante l'argomento. Non ancora, almeno.*

    @Rhiamon_Mccarthy,


  • Rhiamon_Mccarthy

    Serpeverde

    Dormitorio: Serpeverde
    Livello: 2
    Galeoni: 342
       
       

    * I minuti passarono, Rhia rimase ferma con il braccio teso, lasciandosi soppesare da quella strana creatura che le stava di fronte. La gallese era molto affascinata da lei, pareva selvaggia e tremendamente timida al contempo. Una creatura bizzarra per lei che era cresciuta tra le stranezze di sua madre Cassandra, sempre allegra e vivace nonostante le sventure che la vita le aveva riservato e Dimitri, suo padre, un uomo dal carisma spiccato che faceva amicizia con chiunque e riusciva a dialogare sempre e di qualsiasi cosa. Aveva imparato presto a parlare e a relazionarsi con gli altri portando allegria, ponendosi sempre in modo aperto. Un atteggiamento come quello della ragazza le era estraneo, la sua irruenza e allegria mettevano sempre le persone in una condizione tale da essere affabili e aperte al dialogo in sua presenza. La giovane mormorò il suo nome, un filo di voce argenteo che si abbinava perfettamente alla sua figura, un sussurro nella notte che come una piuma sospinta da una brezza così leggera da tenerla sospesa, ma non farla spostare minimamente, volteggiò tra loro trasportando il messaggio. Le rivolse un mezzo sorriso educato a cui la verde-argento rispose prontamente stendendo le labbra. Le loro mani si toccarono infine, il contrasto tra la pelle opalescente e quella color cioccolato rese ancora più netto l'abisso che le separava sia per carattere che per fisicità. Rhiamon piantò i suoi occhi color muschio in quelli della ragazza, la sua sorpresa crebbe quando scorse più chiaramente la dicronia delle sue iridi, ma qualcos'altro balenava in quegli occhi. Una sorta di scintilla, qualcosa di luminoso e attraente, le labbra di Rhia si incresparono e la su testa si inclinò lentamente verso destra, movimento che faceva spesso quando ragionava. Era involontario, sua madre diceva che quando il suo corpo prendeva quella posa bisognava aspettarsi guai. Però, per quanto si sforzasse di comprendere, qualcosa le sfuggiva. Non riusciva a identificare quale emozione trapelasse dagli occhi della sua interlocutrice. *

    Piacere di conoscerti Blare

    *Mormorò con voce calda come il burro fuso, voleva risultare rassicurante, essere troppo sfacciata poteva essere visto in modo negativo da una persona con quel temperamento.Suo padre glielo ripeteva spesso: Doveva plasmarsi come pongo sul suo interlocutore così da metterlo a suo agio, doveva capire chi aveva di fronte e comportarsi di conseguenza, non cambiando sé stessa, ma creando un ambiente confortevole e adatto al dialogo. Le loro mani si staccarono, ma rimasero ancora una di fronte all'atra, il silenzio dilagava come onde sismiche facendo sentire a disagio almeno una delle due. Amava il silenzio, ma solo se era sola o se in compagnia di qualcuno con cui si sentiva molto a suo agio. Rivolse un altro sorriso cortese a Blair e poi si spostò verso la ringhiera su cui era appoggiata prima l'altra ragazza. Appoggiò una mano sul freddo metallo e fece scorrere lo sguardo sul paesaggio circostante. Il giardino del castello correva sotto di loro, l'erba verde pareva tinta d'inchiostro, gli alberi si stagliavano come buchi sagomati verso il nulla, ombre contro altre ombre, il lago era una macchia petrolio che conduceva in un'oscurità priva di luce, la foresta proibita era una massa informe in lontananza, le sue fronde scapigliate promettevano guai e sussurravano inquiete. Rhiamon rivolse lo sguardo alla luna, unica luce in quel mare d'inchiostro dalle varie gradazioni. *

    Una splendida serata, non trovi?

    *Domandò per porre fine a quel lungo e agonizzante silenzio, non distolse lo sguardo dall'astro argenteo, beandosi della sensazione dei suoi timidi raggi sulla pelle, assorbendone il candore, bagnandosi della sua luce. Poi prese coraggio e tornò a guardare l'altra studentessa.*

    Allora, quali demoni ti tormentano con tanto ardore da portarti fin quassù?

    *Chiese incatenando lo sguardo a quello della ragazza. Mentre scrutava le tenebre circostanti, mentre i raggi lunari la investivano, il suo cervello aveva risolto un piccolo enigma. La scintilla negli occhi della giovane era curiosità, la stessa curiosità che aveva animato lei in quel momento, quella di sapere. Sapere perchè anche lei si era rifugiata nel posto più alto e vicino ad Artemide, sapere cosa l'aveva costretta a cercare la fonte di luce più candida e meno invadente in una serata così ricca di oscurità. La sua fonte di tormento ardeva come un braciere in fiamme nella sua tasca, pungolandole lo stomaco e dandole una sensazione spiacevole, quale segreto celava quella creatura timida e dai tratti spettacolari, quali tormenti scuotevano il suo animo? Queste domande le vorticavano attorno mentre continuava a fissare le iridi di Blair e aspettava di scoprire la sua reazione a tanta impertinenza. Un breve e affettato sorriso le affiorò sulle labbra, non stava ascoltando i consigli di Dimitri, anzi stava facendo il contrario di ciò che lui le aveva sempre raccomandato. Non potè fare a meno di chiedersi se stesse facendo un dispetto a lui o a se stessa, o a quella povera ragazza che nulla c'entrava in quella disputa. Ormai era tardi, la domanda era stata posta, il dado era tratto. *

    @Blair_Volkov,


  • Blair_Volkov

    Serpeverde

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        Blair_Volkov
    Serpeverde
       
       

    *Il cielo si stava lentamente punteggiando di stelle riflettendo sulle acque scure del Lago Nero la loro debole ma incantatrice luce notturna. In una serata qualunque avrebbe provato un'immenso piacere nel trovarsi circondata da quel meraviglioso paesaggio, nonché ricca di gratitudine per aver avuto la possibilità di ammirare ciò che le stava attorno. Ma non oggi.
    Il rimorso verso le sue azioni aveva portato i suoi pensieri a vagare nel più completo e assoluto vuoto, che la rassicurava ma la turbava allo stesso tempo. Fin da quando era piccola era sempre stata una persona alquanto introversa, solitaria, un atteggiamento che i suoi genitori trovavano preoccupante. Più di una volta avevano provato a storcerle informazioni, risposte, sul motivo di questo suo carattere senza ottenere risultati, e si erano dovuti arrendere di fronte a quello che non era, e non sarebbe mai stato, un problema loro. Al contrario, la sorella adottiva Trinity la trovava una persona curiosa e misteriosa, tanto che non perdeva occasione per mostrarle quanto altri si sbagliavano sul suo conto; lei non la pensava così. Sapeva bene che il suo comportamento l'avrebbe portata all'isolamento quasi completo, l'aveva capito fin da quando aveva messo piede per la prima volta ad Hogwarts. Aveva potuto notare come molti maghi già si conoscevano per vie delle famiglie dalle origini magiche e come molti nati babbani o mezzosangue si erano subito ambientati in quell'ambiente sconosciuto, e conoscendosi era consapevole che non si sarebbe fatta molti amici lì.*

    Una splendida serata, non trovi?

    *Domandò Rhiamon, più a sé stessa che a lei, quasi volesse riempire quel silenzio frustante di semplici parole. Non poteva dargli torto. In rare occasioni aveva potuto vedere i dintorni del castello da quella prospettiva e in un un orario tanto insolito, eppure non riusciva a godersi quell'atmosfera di pace e tranquillità. Domande senza risposta la tormentavano dall'inizio di quella serata, portandola a chiedersi se avesse agito correttamente in tutti quegli anni.
    Forse no.
    Ma non poteva più rimediare.
    Il tempo non poteva mutare in nessun modo.
    Lei invece sì.
    Osservò la ragazza in sua compagnia guardare con ammirazione la Luna alta nel cielo. Da suo comportamento poteva intuire che la giovane provasse un certo piacere nel vedere l'opaca luce dell'astro circondato dalle stelle. Quando ella riportò lo sguardo su di lei fece un breve cenno di assenso col capo, per confermare le parole della Serpina, un rapido movimento che le permetteva di dialogare ancor meno con la studentessa. Pur provando il desiderio di conoscerla meglio, il suo atteggiamento glielo impediva. Le sarebbe piaciuto porle qualche domanda su di lei, magari anche solo per chiederle quale fosse la sua materia preferita, ma qualcosa la fermava. Non sapebva da dove iniziare e temeva di rovinare tutto ancor prima di iniziare a parlare.*

    Allora, quali demoni ti tormentano con tanto ardore da portarti fin quassù?

    *Non furono tanto le parole a metterla a disagio, quanto invece lo fece lo sguardo della ragazza. Ella piantò le sue iridi dai colori smeraldini nelle sue, con una decisione che pareva volesse leggerle il pensiero. Per un istante rimase paralizzata ad analizzare nei minimi dettagli quel volto che le stava di fronte, per poi distogliere bruscamente lo sguardo posando l'attenzione sulla punta delle proprie scarpe. Sapeva che era un gesto alquanto maleducato da parte sua e desiderava scusarsi con la Serpeverde per le proprie azioni, ma ciò voleva dire rispondere alla domanda che le era appena stata posta e non era sicura di riuscire a farlo. Le avrebbe dovuto spiegare il motivo della sua angoscia e tutto ciò che vi era dietro... non se la sentiva.
    Le emozioni che le si erano riversate addosso come un secchio d'acqua ghiacciata poco prima di arrivare in quel luogo appartato si fecero di nuovo vive, mentre la bionda cercava e sperava di non darlo a vedere. La confusione lasciava lentamente il posto ad una nuova malinconia provocata principalmente dall'assenza di tutto ciò che le era di più caro, la sua famiglia, lontana da lei da più di otto mesi.
    Ritornò a guardre Rhiamon cercando di lasciare da parte i pensieri e pensare invece a come risponderle.*

    Avevo solo bisogno di tranquillità. Tutto qui...

    *Sperò che la studentessa non cogliesse la menzogna. Non voleva farle un torto ma era l'unica risposta che le pareva sensata al momento e, dopotutto, non era parecchio lontano dalla realtà.*


    @Rhiamon_Mccarthy,




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  • Rhiamon_Mccarthy

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    *La bionda si paralizzò, poi i suoi occhi piombarono in caduta libera sulle scarpe e vi rimasero celandoli allo sguardo della mora, che però sorrise tra sé per quella reazione. Le persone le piacevano, ma provava sempre una strana soddisfazione nel disagio altrui, se gli altri si sentivano a disagio, lei non aveva motivo di esserlo. Inoltre le dava una sensazione di potere, di controllo, riuscire a far scaturire una reazione in qualcun altro.*

    Avevo solo bisogno di tranquillità. Tutto qui...

    *Si giustificò la ragazza con aria nervosa e un po' triste. La conversazione non era propriamente così facile da mandare avanti, Rhia non capiva se il problema era la sua presenza o se fosse una prerogativa della ragazza. La studiò ancora per qualche istante, poi la sua lingua biforcuta da serpe abbe la meglio.*

    Sei timida o il problema sono io?

    *Esclamò mantenendo un tono basso e accomodante, ma comunque deciso. Non era abituata ad avere dei dubbi, necessitava di risposte e delucidazioni su qualsiasi cosa. La sua mente la tormentava finché il dubbio non era stato placato. Quindi, se aveva una domanda, la faceva. Se qualcosa non le tornava, chiedeva. Sapeva che un tale comportamento poteva mettere in difficoltà le persone, leggeva il disagio nei loro occhi, a volte divertimento, addirittura ammirazione in certi casi. Non poteva farci niente, se non assecondava quell'istinto rischiava di impazzire. Però sapeva anche che poteva non essere ben accetta in un determinato luogo o in un determinato momento, non avrebbe mai imposto la sua presenza. Aveva i suoi problemi a cui pensare, una valida alternativa alla torre dell'orologio poteva essere la gufiera, era comunque un posto isolato e in una posizione sopraelevata. Il tubare dei gufi non la disturbava e l'odore di piume e cibo per uccelli le piaceva. Storse il labbro, andarsene così non era cortese e non era neanche più sicura di voler stare da sola. Aveva un piano B e questo le bastava.*

    Non voglio essere invadente, se vuoi stare da sola ti lascio in pace!

    *Aggiunse poi, spostando il peso da un piede all'altro con aria interdetta. Non sapeva mai come comportarsi con le persone non propense al dialogo. Se il contesto fosse stato diverso, forse, sarebbe riuscita a scherzare. Avrebbe parlato solo lei, raccontando aneddoti divertenti della sua vita o canzonando sé stessa. Ma in quel momento non aveva nessun appiglio, niente che potesse far vertere la conversazione in quella direzione. Senza parole era persa, era come un pesce che boccheggia sulla prua di un peschereccio. Si schiarì la gola, giusto per apparire disinvolta e fissò la ragazza. Era decisamente di poche parole, la incuriosiva, lei non riusciva a stare zitta, praticamente mai. Mentre, la giovane, sembrava a suo agio in quel silenzio pieno di attesa. Lanciò uno sguardo all'androne che le appariva come una bocca priva di denti, pronta a inghiottirla, nella sua oscurità. Deglutì, se Blair le avesse detto che voleva stare sola se ne sarebbe andata, in modo composto e senza discutere, ne covare rabbia o rancore. Era libera di volere un po' d'intimità e di stare da sola con sé stessa e lei avrebbe poi deciso se andare alla gufiera e aprire la lettera di Dimitri, lanciarla nel vuoto sperando che il vento se la portasse via o lasciarla nella tasca della felpa e cercare compagnia in sala comune. Fece un breve e affettato cenno del capo, rivolto a sé stessa e a nessun altro, poi rivolse un lieve sorriso incoraggiante verso la sua interlocutrice.*

    @Blair_Volkov,